La decisione di attaccare la Siria è stata presa durante un incontro a Camp David, il 15 Settembre 2001

Chérif Abdedaïm Réseau Voltaire 27 dicembre, 2011

Riportiamo nelle nostre colonne l’intervista che Thierry Meyssan ha dato ai nostri colleghi del quotidiano algerino La Nouvelle République. Mentre in occidente i giornalisti sono desiderosi di riprendere la propaganda di guerra contro la Siria, un’altra interpretazione degli eventi sta emergendo in paesi dove la stampa non è tenuta ad allinearsi all’editoriale imperiale.

La Nouvelle République: Lei è stato in Siria. Quale conclusione ne ha trattato? La realtà sul campo rispecchia  le osservazioni  dei media occidentali sulle manifestazioni di massa, il tiro di proiettili veri che hanno lasciato almeno 5.000 morti, la formazione di un “esercito libero siriano” già forte 1500 uomini e l’inizio della “guerra civile“, con 1,5 milioni siriani intrappolati che soffrono la fame?
Thierry Meyssan: Una espressione francese afferma che “quando si vuole annegare il proprio cane, si dice che ha la rabbia“. In questo caso, quando le potenze occidentali vogliono invadere uno stato, i loro media dicono che c’è una dittatura barbara, che i loro eserciti sono in grado di proteggere i civili e che dovrebbero rovesciare il regime e portare la democrazia. La verità l’abbiamo vista in Iraq e Libia: le potenze coloniali non hanno assolutamente alcuna preoccupazione per la sorte delle popolazioni, devastano il paese e lo saccheggio. Non ci sono mai state dimostrazioni di massa contro il regime siriano, e quindi non è possibile reprimerle sparando. Ci sono stati, in questi ultimi mesi, circa 1500 morti, ma non nelle circostanze descritte. C’è un “esercito libero siriano“, ma si basa in Turchia e in Libano, e non conta al massimo che qualche centinaio di soldati che vengono esibiti davanti alle telecamere. Infine, la Siria è autosufficiente sul piano alimentare e, nonostante le difficoltà di distribuzione, non ci sono problemi di penuria. La versione dei media occidentali è pura finzione. La verità del luogo è che gli occidentali sono impegnati in una guerra non convenzionale contro la Siria. Hanno mandato dei combattenti pashtun e arabi, reclutati dal principe saudita Bandar bin Sultan e controllati dalle forze speciali francesi e tedesche. Questi combattenti hanno provato prima a dichiarare l’emirato islamico, poi hanno organizzato grandi imboscate contro i convogli dei militari siriani. Oggi, sono controllati da un emiro di al-Qaida, il libico Abdelhakim Belhaj. Hanno rinunciato alle operazioni principali e conducono azioni di commando nel cuore della città, per diffondere  terrore, sperando di causare una guerra civile confessionale. La loro ultima prodezza è il doppio attentato a Damasco.

La Nouvelle République: In uno dei suoi articoli, si chiede delle accuse mosse dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, con sede a Londra, che istituzioni come l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite riprendono senza verifica. Secondo lei, a quale gioco si prestano gli organismi delle Nazioni Unite?
Thierry Meyssan: L’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo (OSDH) è improvvisamente emerso sulla scena mediatica. Questa associazione non ha alcun passato che possa vantare, e solo un membro è noto. Si tratta di un quadro della Fratellanza musulmana siriana, con tre passaporti, siriano, britannico e svedese. Questo signore annuncia ogni giorno il numero di “vittime della repressione”, senza suffragare la sua affermazione. Le sue affermazioni non sono verificabili e quindi sono senza valore. Tuttavia, sono riprese da tutti coloro a cui fa comodo. L’Alto Commissario per i Diritti Umani ha nominato tre commissari per indagare sugli eventi in Siria. La loro missione va oltre la competenza delle Nazioni Unite, che prevede ispezioni regolari che la Siria riceve secondo i trattati. Come nel caso Hariri, le Nazioni Unite suppongono che le autorità locali (libanese o siriana) siano incapaci o disonesti, e che debba sostituirli con inquirenti stranieri. In queste condizioni, non possono ragionevolmente richiedere la cooperazione delle autorità locali. Hanno quindi lavorato da Svizzera e Turchia. La nomina di tre commissari non è garanzia di imparzialità. Tutti e tre sono cittadini di Stati che sostengono l’azione militare contro la Siria. Il loro metodo non è più accettabile: sotto la pressione del Commissario turco, che è un attivista impegnato nella lotta contro la violenza sulle donne, il Comitato ritiene che i testimoni d’accusa non avevano bisogno di essere verificati e corroborati: starebbe all’accusato dimostrare la propria innocenza, quando è dinanzi al tribunale. Questa procedura da Inquisizione consente di accusare chiunque, ma non dimostra nulla. Gli investigatori hanno sentito più di 200 persone che affermano di avere informazioni e, a volte affermano di aver assistito o di essere state vittime di abusi. Secondo la procedura, i nomi dei testimoni restano segreti in questa fase delle indagini. Ma a differenza della procedura, anche i nomi delle vittime restano segreti. L’Alto Commissario ha detto che ci sono più di 5000 vittime della repressione, ma avanza solo due nomi. Sfortuna, questi due casi, che sono stati ampiamente pubblicizzati da al-Jazeera, sono oggetto di numerose indagini. Il primo riguarda un bambino ucciso per strada da uomini armati sconosciuti in auto, e il secondo è un adolescente che è stato reclutato da una banda armata, per partecipare a un attacco contro una residenza militare, e che morì col kalashnikov in mano. Ciò non ha nulla a che vedere con la repressione di una protesta pacifica. Ci aspettiamo quindi che l’Alto Commissario pubblichi i nomi delle vittime, in modo da poter verificare la validità delle sue accuse. Molte istanze delle Nazioni Unite hanno perso la loro credibilità. In primo luogo, non dobbiamo accettare di assegnare le responsabilità a esperti che non hanno lo status di funzionari internazionali, ma di funzionari nazionali distaccati dai loro stati. Non dovrebbero agire per conto delle Nazioni Unite, se sono tenuti ad obbedire alle proprie gerarchie nazionali.

La Nouvelle République: in Siria come in Libia, alcuni osservatori sostengono che i ribelli sono nei fatti squadroni della morte,  dei mercenari stranieri. Quale conclusione avete tratto a riguardo?
Thierry Meyssan: In entrambi i casi, ci sono dei nazionali coinvolti nella lotta armata, ma sono superati in numero dai combattenti stranieri. In Libia, gruppi di tribù specifiche si sono unite ai mercenari stranieri per la secessione della Cirenaica. Ma si sono rifiutati di andare a combattere in a Tripolitania per rovesciare Gheddafi. Hanno dovuto schierare truppe di al-Qaida, e far sbarcare 5000 commando incorporati nell’esercito regolare del Qatar per condurre i combattimenti sul terreno. Negli ultimi giorni della Jamahiriya, la tribù di Misurata ha aderito alla NATO ed è entrata a Tripoli quando i bombardamenti e la battaglia terrestre cessarono. I soli libici che hanno combattuto dall’inizio alla fine contro il regime erano quelli di al-Qaida e un gruppo di soldati che avevano disertato con il generale Abdel Fatah Younes. Tuttavia, il generale Younes era stato incaricato in passato, dal colonnello Gheddafi, di sopprimere la ribellione di al-Qaida. Ecco perché i suoi alleati di al-Qaida l’hanno ucciso per vendetta di ciò che subirono da lui. In Siria vi sono degli insorti, la Fratellanza musulmana e dei takfiristi. Vi sono per lo più combattenti stranieri che assumono teppisti e li pagano profumatamente per uccidere i loro concittadini. Il problema con la NATO è che, a differenza della Libia, la Siria è una nazione storica. Non c’è una divisione regionale, come tra Cirenaica e Tripolitania. L’unica divisione possibile è su base confessionale, ma non funziona per ora, anche se si è assistito ad un paio di scontri di questo tipo a Banyias e a Homs. L’arrivo ufficiale dei libici per installare una sede in Turchia e integrare i disertori siriani nel dispositivo, completa il tutto.

La Nouvelle République: Il Consiglio nazionale siriano si è formato sotto l’egida della Francia a Parigi. Che cosa possiamo leggere in questo evento? La Francia prende il centro della scena come in Libia, soprattutto con l'”emissario” BHL, oppure opta per un’altra strategia?
Thierry Meyssan: In primo luogo, tutti possono vedere che le istituzioni francesi sono in parte guidati da personalità illegittime, come Bernard Henry Levy, che hanno esercitano delle responsabilità senza averne diritto o titolo. In secondo luogo, alcuni eletti, come il Presidente Sarkozy, non servono gli interessi nazionali, ma quelli del sistema  imperiale degli Stati Uniti. Sotto la loro autorità, la Francia si è già impegnata in un conflitto in Costa d’Avorio, per servire gli interessi di poche multinazionali francesi, e si è impegnata in Libia al fine di estendere verso il Nord Africa, il progetto neo-con del rimodellamento del “Medio Oriente allargato“. La Francia non ha più controversie con la Siria, come dimostra l’accoglienza del presidente al-Assad a Parigi, al vertice del Mediterraneo. A rigore, si potrebbe considerare che il vecchio conflitto degli anni ’80 (tra cui l’assassinio dell’ambasciatore francese a Beirut) è passato senza essere stato risolto, e si potrebbe riattivarlo. Ma non sono affatto sicuro che in questo caso, il torto francese non sia più importanti che quello dei siriani. In breve, Parigi non ha motivo di attaccare Damasco. Sappiamo tutti che il vero problema è un altro: la dominazione e lo sfruttamento della regione dipendono dell’alleanza degli Stati Uniti e d’Israele da un lato, con la Turchia e le monarchie del petrolio dall’altro. Questa alleanza affronta una linea di resistenza, formata da Hamas, Libano, Siria, Iraq e Iran, e sostenuta da Russia e Cina. A livello regionale, si sono formati due poli, uno è esclusivamente sunnita, l’altro è multiconfessionale (e non sciita come sostengono i neo-conservatori per imporre la fitna). La Francia è diventato il “proxy” degli Stati Uniti. Può in qualsiasi momento entrare in guerra contro la Siria. Tuttavia, non ha capacità unica, né addirittura con la Gran Bretagna. E il vertice del 2 dicembre che doveva fissare una alleanza a tre con la Germania, è stato annullato per mancanza di accordo sui termini finanziari. Nel bel mezzo della crisi dell’euro, gli europei non possono permettersi il loro imperialismo.

La Nouvelle République: La Lega araba ha deciso, in modo inaspettato, di sospendere la Siria da tutte le sue istituzioni, e questo, anche prima che scadessero i 15 giorni di proroga concessi alla leadership siriana per implementare il piano arabo per regolare la crisi. Cosa si può leggere in questa decisione contraria agli statuti della Lega, che richiede il voto all’unanimità per questo tipo di misura?
Thierry Meyssan: Le Organizzazioni internazionali, che sia la Lega Araba i le Nazioni Unite, non appartengono agli stati che le formano, ma a coloro che le finanziano. La Lega è diventata un giocattolo nelle mani delle monarchie petrolifere. Delle persone che non hanno nemmeno una  costituzione a casa loro, non pensano a rispettare la costituzione delle organizzazioni che hanno acquistato. Oltre a questo, la decisione della Lega di assediare economicamente la Siria non sono delle “sanzioni” per una violazione, ma l’inizio di una guerra convenzionale.

La Nouvelle République: Lo stesso scenario si sta delineando come quella vista in Libia. Assisteremo agli stessi incidenti in Siria, dove il contesto è diverso, o vedremo una situazione diversa?
Thierry Meyssan: Il contesto e gli attori sono diversi. La Libia era uno stato isolato. Il colonnello Gheddafi ha sollevato grandi speranze e grandi delusioni. Era anti-imperialista, ma moltiplicava gli accordi segreti con Washington e Tel Aviv. E’ stato l’alleato di tutti e ha trascurato o quasi tradito, tutti. Il suo paese non aveva diplomazia, nessuna politica di alleanza, tranne che i suoi investimenti per lo sviluppo dell’Africa. La Libia si è quindi trovata da sola davanti la NATO. Al contrario, la Siria è una nazione antica, che ha sempre coltivato le sue alleanze, compresa la sua scelta di resistere a fianco di palestinesi, libanesi, iracheni e iraniani. La sua diplomazia è così forte che ha potuto ottenere in pochi giorni il doppio veto russo e cinese nel Consiglio di Sicurezza. Una qualsiasi guerra contro la Siria si estenderebbe a tutta la regione e degenererebbe anche in guerra mondiale se l’Iran o la Russia fossero direttamente coinvolti. Inoltre, i libici sono 5 milioni, mentre i siriani sono 23 milioni. La Libia non aveva alcuna esperienza militare se non la guerra in Ciad, mentre la Siria è abituata a vivere da 60 anni in una zona di guerra permanente. Gli esperti della lobby bellicista di Washington dicono che l’esercito siriano è poco attrezzato e male addestrato. Promettono che l’intervento internazionale sarà una passeggiata. E’ buffo, perché gli stessi esperti hanno affermato nel 2006 che Israele doveva evitare una nuova guerra con la Siria, perché sarebbe troppo pericolosa.

La Nouvelle République: Alcuni sostengono che ciò che sta accadendo in Siria è semplicemente un’estensione della “rivoluzione araba“, mentre la Siria dopo l’era Bush appare nell’agenda statunitense, come riportato dal generale Wesley Clark; secondo lei, quale scappatoia ha Bashar al-Assad per contrastare questa cospirazione?
Thierry Meyssan: Come ricorderete, la decisione di attaccare la Siria è stata presa durante un incontro a Camp David, il 15 settembre 2001, subito dopo gli attacchi a New York e Washington. L’amministrazione Bush aveva pianificato una serie di guerre: Afghanistan e Iraq, Libia e Siria, Sudan e Somalia, e alla fine l’Iran. Nel 2003, subito dopo la caduta di Baghdad, il Congresso approvò la Syrian Acountability Act che ordina al Presidente degli Stati Uniti di andare in guerra il più presto possibile contro la Siria. Ciò che il presidente Bush non ha avuto tempo di fare, ora spetta al suo successore Barack Obama. Il generale Wesley Clark ha rivelato questa strategia diversi anni fa, per meglio opporvisi. Ha giocato un ruolo molto importante durante la guerra di Libia, che aveva tentato senza successo di fermare con l’aiuto di molti generali attivi. Insieme, rappresentano una notevole corrente di alti ufficiali che si rifiutano di vedere morire i propri uomini in avventure estere che non servono agli interessi degli Stati Uniti, ma di quelli di alcuni ideologi vicini ad Israele. Faranno quindi di tutto per evitare una guerra in Siria e hanno più peso di quanto generalmente si crede, nell’influenzare la politica mondiale. Il presidente Bashar al-Assad non è come suo padre. Non è un autocrate. Governa con una squadra. La strategia del suo governo è, da un lato, preservare la pace civile e affrontare i tentativi di destabilizzare e di divisione settaria; e dall’altra rafforzare le sue alleanze, soprattutto con l’Iran, la Russia e la Cina.

La Nouvelle République: Una osservazione è necessaria in questi problemi che il mondo arabo affronta in Tunisia, Egitto, Libia e ora Siria, ed è questa “riconciliazione” tra l’Occidente e il movimento islamico, ancora combattuto. Secondo lei, quali sono i pro e i contro di questo nuovo gioco occidentale?
Thierry Meyssan: Non penso che gli islamisti siano mai stati considerati nemici dall’Occidente.  Storicamente, tutti gli imperi hanno bisogno di loro per limitare la resistenza nazionale. Questo è stato il caso degli ottomani, come dei francesi e degli inglesi. Ricordatevi che la Francia non ha mai applicato la legge di separazione tra Stato e Chiesa (1905) in Algeria. Invece si è appoggiata sulle moschee per stabilire la propria autorità. Gli anglosassoni hanno sempre fatto lo stesso. Inoltre, gli Stati Uniti hanno creato dei movimenti islamici negli anni ’80, con la speranza di provocare uno scontro di civiltà tra l’Islam e l’Unione Sovietica. Questa era la strategia di Bernard Lewis, realizzata da Zbigniew Brzezinski, e teorizzata per il grande pubblico da Samuel Huntington. Ciò ha portato ad al-Qaida. Queste persone hanno difeso gli interessi dell’impero statunitense in Afghanistan, Jugoslavia, Cecenia, e più recentemente in Iraq, Libia e ora Siria. Abdelhakim Belhaj, che Ayman al-Zawahiri aveva nominato numero tre di al-Qaida, quando il Gruppo combattente islamico in Libia fu assorbito da al-Qaida, è ora il governatore militare di Tripoli e il comandante dell’esercito siriano libero. Appare tranquillamente come l’uomo della NATO e pretende che il MI6, che lo hanno torturato, di dargliene conto. Per quanto riguarda i Fratelli Musulmani che Washington ha ora messo al potere in Tunisia, Libia ed Egitto, e che vorrebbe installare in Siria, sono storicamente legati all’MI6. Sono stati ideati da Hassan al-Banna per combattere gli inglesi, ma sono stati usati dagli inglesi per combattere Nasser. Oggi affogando nelle sovvenzioni del Gulf Cooperation Council, e ciò non è un segno di indipendenza.

La Nouvelle République: Se domani il regime di Bashar al-Assad cadesse, quale sarebbe l’impatto sull’asse della resistenza Teheran-Hamas-Hezbollah?
Thierry Meyssan: Gli USA non nascondono che, se riescono a distruggere la Siria – voglio dire “a distruggere la Siria“, la questione della resistenza andrà ben oltre la persona del presidente al-Assad – continueranno la guerra, attaccando l’Iran immediatamente. Pertanto, la caduta della Siria aprirebbe un periodo di instabilità che potrebbe degenerare in conflitto globale.

La Nouvelle République: In questo conflitto siriano, la Turchia ne ha approfittato ed ha pienamente aderito alle tesi dell’opposizione siriana filo-occidentale. Bandendo il regime siriano, presentandolo come assassino del proprio popolo, rifiutando di vedere le manifestazioni a sostegno del presidente siriano, denigrando la dimensione militare della contestazione, e addirittura rifiutandosi di dare agli oppositori interni lo status di rappresentanti del popolo siriano, riservandolo a quelli del Consiglio nazionale siriano. Secondo lei, come spiegarsi questo cambiamento?
Thierry Meyssan: Avevamo tutti dimenticato che la Turchia è un membro della NATO. L’esercito turco è complementare a quello degli Stati Uniti. In passato, è esso che ha salvato gli Stati Uniti in Corea. La Turchia ospita delle basi statunitensi e ha appena accettato che il Pentagono trasferisca sul suo territorio delle basi NATO attualmente di stanza in Spagna, e installasse nuovi radar volti a monitorare l’Iran. Da un secolo, i leader turchi moltiplicano gli errori politici. Erdogan spera di diventare il gendarme della regione, come lo erano prima di lui lo Scià Reza Pahlavi e Saddam Hussein. La storia ha dimostrato come gli Stati Uniti trattano coloro che li servono: li usano, e poi li eliminano.

Traduzione di Alessadro Lattanzio – SitoAurora

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2 Responses to La decisione di attaccare la Siria è stata presa durante un incontro a Camp David, il 15 Settembre 2001

  1. Pingback: Siria - I Forum di Investireoggi

  2. icittadiniprimaditutto scrive:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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