Sarkozy e la Siria: l’avventura sta per finire!

Leon Camus, Geopolintel 20 gennaio 2012

La marea sta innegabilmente scendendo… Un giornalista muore ucciso dai ribelli mostrandoci il loro vero volto e l’arcivescovo di Aleppo, Jeanbart, accorda due interviste pubbliche simultanee, una pubblicato dall’onorevole corrispondente di Le Figaro Malbrunot, l’altra trasmessa sul canale pubblico France 24 … osservazioni fuori dal consenso che costituiscono forse dei segnali – anche se discreti – di una possibile inversione francese sul dossier siriano? Ora gli stati maggiori, in Francia e Germania, sembrano ormai del tutto sfavorevoli a un nuovo intervento nel Levante, mentre la contestazione sta mostrando segni di stanchezza… non fosse per gli attacchi crudeli da parte di sicari supervisionato e addestrati dalle forze speciali dell’asse demoniaco Parigi-Londra-Washington-Tel Aviv.
Così il tempo comincia a giocare certamente a favore del Baath e degli alawiti al potere! Ma anche della modernizzazione della Siria e delle sue istituzioni, perché no tutto il male viene per nuocere, e se la Siria non si spezza, se sfugge al caos programmato e alla guerra civile, poi al- Assad potrebbe certamente promulgare una nuova costituzione e rompere l’egemonia della politica Baath siriano, integrando o combinando tutte le iniziative sociali, culturali e confessionali senza esclusione – la questione del ruolo della Fratellanza Musulmana non è stata ancora decisa – come parte di un patto repubblicano e secolare ardentemente desiderato dalle comunità cristiane.
Inoltre le forze armate occidentali, tra cui gli Stati Uniti, colpite dal fiasco amaro in Iraq e in Afghanistan – il gatto scottato teme l’acqua fredda – non sono entusiasti della prospettiva di una nuova avventura militare in Siria, e oltre, in Iran. Perché la Siria non è la Libia, è un boccone grosso, che è anche più “attrezzato” dalla Russia da poco tornata dalla sua prima posizione di forte sostegno a Damasco! Quindi un’altra battuta d’arresto per il signor Sarkozy, diplomatica e militare questa volta, dopo la umiliante degradazione del rating da tripla-A dell’economia esagonale. Il subacqueo dell’Eliseo, perdendo ad uno ad uno le sue carte vincenti, soprattutto quella, a cento giorni dalle elezioni presidenziali, di apparire ancora una volta un signore della guerra … e così come non si cambia cavallo in mezzo al guado, durante le ostilità il popolo sovrano non dovrebbe licenziare il comandante supremo! Eppure, il presidente francese DOC sembra in questi giorni segnato da una feroce sfiga e appare ormai quasi nudo come un perdente all’alba sui gradini di un casinò … Tanto, che la questione si pone ora se potrebbe o meno finire per rinunciare a un secondo mandato? Chi lo sa?

La morte di un giornalista manipolata e sfruttata dai cinici
Gilles Jacquier, reporter di France 2, morto l’11 gennaio a Homs in Siria centrale, vittima di un razzo anticarro, che nell’attacco che ha provocato ha lasciato otto morti e 25 feriti. Dice [AFP]: “Davanti l’ospedale di Zahira, una folla di pro-Assad si era formata scandendo slogan pro-regime.  Improvvisamente un colpo di lanciarazzi anticarro ha colpito la folla … I giornalisti si precipitano a vedere, e in quel momento un secondo razzo ha colpito mortalmente Jacquier. “
Le cose sembrano semplici, e no. Il giorno dopo, il signor Juppe finora ministro degli esteri, ha chiesto che “un’inchiesta dovesse essere condotta in modo che fosse fatta piena luce sulle circostanze di questa morte!” [Parigi sospetta una manipolazione - Le Figaro 13 gennaio] Le cose sembravano ancora abbastanza chiare, ma l’Eliseo – per il quale “tutto fa brodo” – invece di lamentare la morte di un funzionario francese – France2 è un servizio pubblico, non è vero? –  non poteva non cavillare e non cercare pidocchi nella testa delle autorità siriane, il che significa che potrebbero essere gli istigatori delle sparatorie mortali (1).
Il senso comune non richiede di vedere in questo incidente una di quelle tristi vicende della guerra? Una guerra che subiscono i siriani a credere alle testimonianza che si moltiplicano, come quella dell’arcivescovo di Aleppo, Jean-Clement Jeanbart [FR24 13 gennaio 2012]. Ma è vero il contrario, come leggiamo, vediamo e sentiamo su questi vettori della propaganda che sono oggi i nostri liberi media, attivi sostenitori di tutte le interferenze e le guerre a colpi di bilanci manipolati e di informazioni distorte. Perché la distanza è sempre più ampio tra le informazioni “non allineate” sul caso siriano e ciò che i i media ufficiali dicono della ribellione … dandoci, ad esempio, per oro colato i “5000 morti per la repressione“. Dato avanzato, senza alcun fondamento serio, dal Segretariato generale delle Nazioni Unite [i cui elicotteri della pace e dell'armonia universale hanno partecipato attivamente ai bombardamenti del palazzo del Presidente della Costa d'Avorio, Laurent Gbagbo] e che non opera nessuna distinzione tra le vittime effettivamente dovute alle operazioni delle forze dell’ordine e quelle relative alla violenza delle fazioni dissidenti, tra cui, tra gli altri, Gilles Jacquier ha pagato con la vita!
Inoltre non è  un po sconveniente accusare in fretta, prima di qualsiasi indagine, anche se si è stabilito che la Francia è solo uno dei dinamitardi stranieri che lavorano sia all’interno che al di fuori del territorio della Siria, in Libano e Turchia? Non è questo il caso delle più bella specie di inversione di accusa, ossia di “proiezione” delle proprie intenzioni e efferatezze sugli altri? Cosa che la dice lunga sulla doppiezza e la capacità ai colpi bassi della squadra al timone di Parigi. Il giorno stesso di questo colpo riuscito (2), il presidente Sarkozy aveva chiesto che “le autorità siriane facessero luce sulla morte di un uomo che stava solo facendo il suo lavoro: informare“. O disinformare, a seconda di quale prospettiva si prende: Kosovo, Zaire, Algeria, Afghanistan, Primavera Araba, Jacquier è stato su tutti i fronti caldi degli ultimi dodici anni… Ora sappiamo qual è stato il lavoro d’inganno cui erano impegnate i media mainstream. Non è qui il caso di mettere in discussione i ragazzi che vengono pomposamente designati con il termine di “grandi reporter“, ma chi può ignorare ora che si può raccontare tutto e il suo contrario, a una telecamera? Le riprese in “primo piano” consentono di creare l’effetto di una folla laddove vi è raccolta una manciata di civili e di figuranti… come a Bengasi per il discorso trionfale di due minuti e 40 del signor Sarkozy, dopo il linciaggio del Rais ad caduto [Lemonde.fr 16 settembre].  Nagy Bocsa, un de Gaulle in sedicesimo, a disagio nei panni grandi del suo predecessore, da parte sua lancia un ansimante “Viva Bengasi, viva la Libia, viva l’amicizia tra la Francia e la Libia” (3). Questo per dire che quando si parla della “professione d’informare“, si può correttamente tambureggiare sul mento in modo molto dubbio… il signor Sarkozy, maestro della manipolazione, sa cosa sta succedendo in questo nobile campo (4).

La marea sta cambiando e la Russia, ieri titubante, rafforza il suo anti-euroatlantismo
Martedì 10 gennaio dopo tre giorni di sosta sulla costa siriana di fronte al porto di Tartus, la portaerei Admiral Kuznetsov riprendeva il largo. La nave ammiraglia era accompagnata da cinque altri navi e da diversi sottomarini, da cui sono stati scaricate equipaggiamenti indefiniti! La Russia, già il principale fornitore di armi della Siria durante la Guerra Fredda, si oppone con fermezza nel Consiglio di Sicurezza a qualsiasi embargo sulle armi che potrebbe essere adottato contro Damasco. Se fra gli equipaggiamenti sbarcati vi fossero elementi delle batterie dei famosi missili supersonici anti-aerei S-300, dovrebbe essere un segreto degli dei della guerra…
Tre giorni dopo, il 13 [AFP], il viceministro russo degli affari esteri, Gennady Gatilov, aveva duramente denunciato le modifiche apportate dal triangolo del male anglo-franco-statunitense al suo progetto di risoluzione sugli eventi siriani, considerato che tali modifiche camuffavano l’intento di rovesciare il regime (5). Una falsa dichiarazione sulla merce dal medesimo tono sulla Libia, una deviazione della Risoluzione 1973, che serviva da pretesto per condurre una volgare guerra di conquista, con il pretesto d’intervenire a favore della popolazione in pericolo … A metà dicembre, Mosca aveva infatti presentato un progetto di risoluzione – ritenuto troppo moderato dagli interventisti guerrafondai di Washington, Londra, Berlino e Parigi – che condannava la violenza “da tutte le parti, compreso l’uso sproporzionato della forza delle autorità siriane“. Ma era troppo ragionevole per questi signori democratici con il fiore nel fucile!

Auto-denuncia dei media-menzogna
Intanto la stampa inglese conferma – con cinismo e una certa incoscienza – che le forze speciali di Sua Maestà, la CIA e l’MI6 sostengono l’insurrezione armata e addestrano i ribelli siriani seguendo un modus operandi simile a quello attuato in Libia dalle SAS – British Special Air Services – dove operavano sul campo ben prima dell’avvio degli attacchi aerei della NATO (6). Allo stesso modo, le forze speciali inglesi e francesi addestrano attualmente gli elementi del libero esercito siriano… in terra turca, ma probabilmente anche in Libia e nel Nord del Libano, mentre gli statunitensi gli fornirebbero la loro logistica nel settore delle telecomunicazioni!
Difficile sapere ciò che realmente succede. Le voci sono all’ordine del giorno, in un modo o nell’altro e la guerra dei comunicati infuria. Il LES sostiene che circa 40.000 persone hanno defezionato – vale a dire, con linguaggio semplice, disertato – dal 15 marzo 2011, ma i numeri sono fantastici e non sono assolutamente verificabili… Come la maggior parte delle cifre sparate con un aplomb infernale da inviati molto speciali, soliti nel ripetere a ciclo continuo ciò che tutta la loro professione ha sedimentato per tutto il tempo. Nessuna menzione, naturalmente, di fatti e prove che potrebbero correggere, o smentito, l’idillica visione drammatica di un popolo che lotta per la propria libertà … Così come la voce persistente di un contingente di combattenti libici giunti ad aiutare i radicali salafiti sunniti locali. Un ritorno delle Brigate Internazionali, in qualche modo, questa volta non a favore del bolscevismo, ma del Nuovo Ordine Mondiale ebraico-protestante, liberale e shariatico assieme! Suona familiare per chi si ricorda dei jihadisti reclutati dagli operativi di al-Qaida in Afghanistan, una volta al servizio della CIA sotto la copertura dell’ISI pakistano e sotto la guida di Usama bin Ladin, zelota del proselitismo e del rigorismo wahabita saudita.
Il 3 ottobre il Consiglio nazionale siriano – CNS – ha esortato la comunità internazionale ad intervenire in Siria per fornire cure e assistenza al “popolo assassinato“. Sempre una manciata di dissidenti è stato in grado di pretendere di essere e di rappresentare “il popolo” tutto … le ultra-minoranze parlano sempre in tali circostanze, a nome della maggioranza, che non può mai farlo. Resta il fatto che il politologo Bassma Kodmani, membro del Segretariato generale del CNS – il suo Politburo! – tradisse incidentalmente [Le Figaro 3 ottobre 2011] una realtà sul terreno meno gloriosa, confessando al quotidiano del signor Dassault che, al momento, la protesta è in procinto di vacillare, concordando sul fatto che “la strategia delle repressione del potere è molto più efficiente oggi che all’inizio delle proteste. I manifestanti a volte trovano difficile continuare. Per questo motivo, il Consiglio nazionale siriano chiede per il popolo la protezione della comunità internazionale“. E il CNS è stato ascoltato essendo stato creato proprio per questo motivo: esigere in modo pressante, e dunque giustificare, un un intervento esterno della “Comunità Internazionale“!
Si noti che i membri di questo famoso CNS, rappresentante in linea di principio – ma solo in linea di principio – della nazione siriana, è quasi completamente sconosciuto o a volte peggio, odiato da essa (7)… A differenza di Assad, che non è mai stato più legittimato ai suoi occhi! Un falso paradosso, naturalmente. Chi si chiede o anche si offende che i media occidentali non raccontino gli omicidi e le atrocità dell’opposizione siriana, presentandoceli solo come vittime pietose della vendetta di uno Stato tirannico? Al contrario, quando si tratta di un giornalista straniero, il francese in questo caso, tutti si sbizzarriscono a lanciare sospetti nei confronti delle autorità legittime, a priori colpevole dei crimini dei i ribelli! Chi potrà capirlo?
Per quanto riguarda la signora Bassma Kodmani, che vive in Francia dal 1968m non può certo pretendere di conoscere dall’interno gli sviluppi e gli eventi che interessano in questo momento il suo paese d’origine. Non ha conosciuto l’era di Hafiz al-Assad, padre di Bashar e fondatore del regime attuale, tanto che evoca con compiacenza, nel programma di dibattito de la CinqC dans l’air“, la crisi economica siriana mentre l’economia del paese sta vivendo una crescita a ritmo sostenuto intorno al 4-5%, e un PIL pro capite che sarebbe raddoppiato dall’avvento al potere di Bashar al-Assad, nel 2000!

La marea stra cominciando a cambiare?
Eppure, alla fine emergono alcune convinzioni, nonostante tutta questa nebbia di informazioni contraddittorie: gli eventi siriani non hanno nulla, assolutamente nulla a che fare con una rivolta popolare: i dati sono fasulli, la rivolta si limita al sud-ovest del paese, dove l’influenza dei Fratelli Musulmani è presente – Hama, Homs e Deraa nei pressi del confine libanese-israeliano-giordano – e dove la rivolta ha avuto inizio. Tuttavia il regime tiene, godendo di un innegabile sostegno popolare e la rivolta è in fase di stallo. Si sarebbe probabilmente già estinta, se non fosse stata rifornita di armi dall’estero, e se le democrazie occidentali non continuassero a soffiare sul fuoco.
La Russia – anche se molto vicina alla scadenza presidenziale – ha invece indurito i toni e si è unita a un fronte del rifiuto – a qualsiasi sanzione e misura coercitiva nei confronti di Damasco- la Cina intrattabile su questo tema e… questo non fa ben sperare per l’agenda  atlantista, che rischia di esserne sconvolta.
Il semplice fatto che Le Figaro dell’11 gennaio, poi del 13, e France 24 abbiano dato la parola a Jean-Clement Jeanbart, Arcivescovo cattolico di Aleppo, è un fatto degno di nota nel deserto intellettuale del Paf – panorama audiovisivo francese. Questi chiaramente indica senza ambiguità e senza precauzione oratoria eccessiva, la paura delle chiese siriane, data la persecuzione dei cattolici assiro-caldei e nestoriani vittime in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein, che ne era il grande protettore. I cristiani hanno paura di soffrire in realtà un destino simile nell’eventuale caduta del regime baathista e nell’avvento al potere inevitabile dei Fratelli Musulmani, che oggi si presentano come moderati.  Tale libertà di parola segna un chiaro punto di svolta notevole nella copertura mediatica della Siria, tanto più che il presentatore non ha mostrato sintomi e tic di fastidio che di solito si verificano quando un ospite supera l’opinione dominante o il politicamente corretto di rigore. Vale la pena considerarlo. Ma lasciamo la parola a un testimone credibile e critico…

Cosa ha detto il vescovo Jeanbart?
Siamo molto preoccupati per le conseguenze di un rovesciamento del regime, che spingerebbe molti della nostra gente ad emigrare, come in Iraq alla caduta di Saddam Hussein… Temiamo il dominio dei dogmatici Fratelli Musulmani … Proprio perché non pesano molto [15% della popolazione] gli islamisti vogliono al più presto rovesciare il regime. Questo è anche il motivo per cui sono attivi anche nelle file dell’opposizione fuori dal paese e rifiutano qualsiasi dialogo con il governo. I Fratelli Musulmani non possono recuperare che nel contesto di un rovesciamento brutale in cui affermano di aver partecipato dall’estero, attraverso il sostegno dei turchi e delle monarchie del Golfo. Come in Libia.”

Che fare?
“… Abbiamo bisogno di una transizione democratica nel quadro delle riforme cui l’autorità deve impegnarsi. E’ ancora possibile. Bashar Assad è in procinto di persuadere il partito Baath ad accettare le riforme. Sono stati compiuti dei progressi… Una nuova Costituzione sarà annunciata il prossimo mese… sarà prevista che nessun partito possa basarsi su una confessione. Il Presidente non può essere eletto più di due volte, e l’articolo VIII, che garantiva l’egemonia del Baath verrò eliminato. Nonostante la violenza, dobbiamo anche dare la possibilità ad Assad… il regime ha il sostegno delle minoranze. Gli alawiti sono circa il 12-13% e sostengono appieno il presidente, le minacce fatte dai Fratelli Musulmani hanno unito la comunità nella paura della resa dei conti. I cristiani sono circa il 10%, con il 90% di loro a sostegno del regime; curdi, drusi e ismailiti nella stessa proporzione. E non dimenticate i 2,5 milioni di baathisti che anche loro hanno un interesse a che il regime sopravviva. Se si andate dai commercianti sunniti di Damasco e Aleppo, probabilmente otre il 50% sostiene Bashar. E gli attacchi terroristici stanno ora unendo i siriani attorno al potere. Abbiamo paura. Abbiamo sempre vissuto in un paese sicuro. Non vogliamo sembrare l’Iraq. E poi l’evoluzione delle transizioni in Libia e in Egitto non ci rassicura. Tutto ciò rafforza il potere, anche se certamente reprime troppo.”

L’opposizione all’estero?
L’avrei appoggiato, se i suoi leader non avessero approvato l’intervento straniero contro il mio paese. Ma fin dall’inizio hanno rifiutato ogni dialogo. Hanno il diritto di criticare, ma senza andare fino al punto di distruggere la Siria. Inoltre, la loro rappresentatività tra la popolazione è bassa. Non avevamo mai sentito parlare di Buhran Ghalioun o Bassma Kodmani prima di questi eventi. Gli unici di cui conosciamo i nomi sono quelli legati ai Fratelli Musulmani che avevano dei legami antichi in Siria.”

L’atteggiamento della Francia?
“Non nego che ci sia un’ambiguità che non capisco. La posizione francese non va né nella direzione del pensiero repubblicano, né nella direzione dei suoi interessi. La Francia non ha mai avuto molto riguardo verso la Siria negli ultimi anni. Ad Aleppo, sono riuscito ad aprire quattro scuole in partnernariato  con la Francia. Perché essere così contrari alla Siria? Non avremmo mai immaginato dalla Francia, soprattutto noi cristiani.” (8)

“Il presidente siriano è leale, lo conosco bene”
Su France 24 Jean-Clement Jeanbart, in diretta e quindi non oggetto di alcuna riserva mentale inerente alle rigide colonne di Le Figaro, esprime da sé e senza essere rivisto e corretto dagli scribacchini di servizio… Così Bashar al-Assad è secondo il prelato, che pesa le sue parole e ripete “un uomo leale e onesto” e non il mostro sanguinario di solito presentato nei nostri liberi media. “Un uomo leale e sincero … a cui deve essere consentita la possibilità di fare riforme per portare il paese fuori dall’impasse.” Viviamo qui, una tacca sopra il differito e il camuffato della parola scritta: “Noi cristiani, abbiamo paura. Temiamo non solo una guerra civile, ma anche il dominio dei fondamentalisti salafiti“. I fatti sono detti!

“Assad manterrà le sue promesse”
Il vero problema della Siria non è “la dittatura del presidente alawita, ma la dittatura del partito Baath … Questo regime è dittatoriale, non avanza. Ci  sono cose buone e cattive in questo partito, ma ora il male prende il sopravvento.” Il Vescovo Jeanbart rimonta la corrente con pazienza: “La televisione non mostra che le manifestazioni anti-regime, ci sono, ma vi posso assicurare che la mobilitazione pro-Assad ha altresì avuto luogo, e riuniscono ogni giorno centinaia di migliaia di persone”. “…Assad ha promesso un referendum su una nuova costituzione a marzo, lasciatelo lavorare… mi aspetto che il presidente mantenga la sua promessa. E credo che lo farà!” Non c’è dubbio che, se può, se le forze speciali anglo-franco-qatarioti gli lasciano il tempo e se il Baath, forte dei precedenti iracheno e libico, non indurisce la politica di repressione, apparentemente troppo spesso indiscriminata.

Iniziativa contro la guerra: resistenti di tutti i paesi unitevi!
In definitiva, c’è di tutto, c’è un “buono e un cattivo colesterolo“, una sinistra buona e una sinistra detestabile, una destra del denaro e una destra dei valori … Su iniziativa di Domenico Losurdo, comunista italiano professore di storia della filosofia presso l’Università di Urbino, che ha fatto un appello multilingue internazionale ai governi occidentali che invita a spegnere la macchina distruggi popoli che i nostri governi hanno avviato nel Medio Oriente e nel Golfo Persico … Un dispositivo il cui ticchettio infernale ogni giorno, è ulteriormente amplificato dalle casse di risonanza dei concerti mediatici.
In sostanza, ecco cosa dice l’appello, e possiamo fare nostro: “Ora che si sta preparando una guerra vergognosa contro Iran e Siria, due paesi strategicamente importanti, ricchi di materie prime e che rifiutano, in modo politicamente indipendente, di sottomettersi ai dettami atlantisti. Aggressione della NATO contro la Siria o l’Iran sarebbe tale da causare un conflitto diretto con la Russia e la Cina, con conseguenze inimmaginabili.”…
Continue minacce di guerra, il dispiegamento di truppe ai confini di Iran e Siria, per non parlare del terrorismo e del  sabotaggio da parte delle forze speciali infiltrate, tutto parte dell’arsenale con cui gli Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia cercano di imporre il loro imperium a entrambi gli stati. Così gli Stati Uniti e Unione europea intendono in modo cinico e inumano paralizzare con l’embargo sul commercio estero e le operazioni finanziarie, questi paesi. Deliberatamente, vogliono far collassare le economie di Iran e Siria nel marasma totale, moltiplicando il numero dei disoccupati e mettendo in pericolo l’approvvigionamento della popolazione. Per trovare un pretesto per un intervento armato, progettato molto tempo fa,  cercano di fomentare conflitti etnici e sociali interno e provocare la guerra civile“. Non possiamo dire meglio!

Note
(1) Le Figaro 13 gennaio, Parigi, secondo “una fonte vicina al presidente Sarkozy“, sospetta una “manipolazione” delle autorità siriane, che sarebbero coinvolte nella morte del giornalista di France 2, dato che “i funzionari siriani erano i soli a sapere che un gruppo di giornalisti occidentali visitava Homs quel giorno.” Se non fosse così grottesco, sarebbe ridicolo, ricordandoci l’accanimento di Chirac – e della comunità internazionale! – ad attribuire ad al-Assad assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri, nel febbraio 2005. Ci ricorda anche lo sfruttamento dell’attentato di Markale, il principale mercato di Sarajevo, il 5 febbraio 1994, che ha dato il pretesto necessario per la NATO a stringere la presa sui serbi, accusati di esserne gli autori…  Mentre molte testimonianze contraddicono la versione attribuita ai “cetnici” di questo atto di terrorismo, il signor Juppe aveva già detto nella trasmissione televisiva 7/7: “Fondamentalmente, non importa chi ha sparato, la questione non è quella! I colpevoli sono i responsabili della violenza che prevale a Sarajevo, vale a dire i serbi“! Sentenza evidentemente applicabile o riutilizzabile nelle circostanze attuali e nella morte del giornalista francese.
(2) Nonostante l’apparente ironia, naturalmente, comprendiamo  beninteso il dolore dei parenti del defunto giornalista, sfortunata vittima di una politica del governo che istiga una guerra civile in favore di un nuovo  Califfato e dell’unificazione dell’area islamica convertita ai benefici della democrazia universale inventato a Manhattan, Brooklyn e Chicago.
(3) Il 24 luglio 1967, il capo dello stato lanciava a Montreal un “Viva il Quebec libero!” di fronte a cinquecentomila persone, grido del cuore che avrebbe innescato una straordinaria crisi diplomatica tra Parigi e Ottawa.
(4) probabilmente non è pura coincidenza che l’articolo 27 (modificato nel settembre 2000 e il cui utilizzo risulta dall’iniziativa esclusiva del procuratore) della legge del 1881 sulla stampa volta a punire il reato di “notizie false“, non è mai stata adattata ai cambiamenti della società dell’informazione e alla sua capacità di diffondere falsificazioni di ogni genere. Eppure nessuno sa fin troppo bene che l’informazione distorta, falsata, possono essere la causa di moti gravi, e in alcuni casi può costituire un atto di alto tradimento. Ricordiamoci il “Dispaccio Ems” – telegramma inviato dal Cancelliere Bismarck il 13 Luglio 1870 – la cui trascrizione troncata fu all’origine della disastrosa guerra franco-prussiana, che a sua volta ha causato la Grande Guerra.
(5) L’opposizione russa ai bellicosi ‘progetti’ atlantisti verso la Siria e l’Iran, che dovrebbe essere presto sottoposto a un nuovo embargo rafforzato – in particolare sulle sue esportazioni di greggio – da parte dei ventisette. La Russia ha accettato fino ad ora quattro sanzioni, ma ora, come la Cina comunista, intende opporsi categoricamente a ogni “nuova sanzione contro l’Iran e così a una possibile operazione militare“. Si noti che questi sono i vertici di Mosca che parlano in questo momento di guerra potenziale, e non un qualsiasi blogger affetto da paranoia acuta! L’UE, dopo l’adozione a rimorchio degli USA, del principio di un embargo petrolifero contro l’Iran, sta preparando anche per il 23 gennaio un dispositivo per ulteriori sanzioni, ossia il garrotamento totale dell’Iran restio, fino alla sua asfissia finale… non fosse per il cordone ombelicale che lo collega alla Cina attraverso il Pakistan.
(6) Si veda Michel Chossudovsky, professore all’Università di Ottawa, “Global Research“, 7 gennaio, sulla base l’articolo “British Special Forces Training Syrian Rebels?” – 5 gennaio. Fonte non verificata.
(7) Gli statunitensi avevano usato per l’Iraq, con metodo identico, Ahmed Chalabi, il truffatore noto – vedi il fallimento della banca giordana Petra – in combutta con il più influente Likudniki di Washington, che insegna presso l’Università di Chicago e al MIT (?), fu posto a capo del fantomatico Congresso Nazionale Iracheno, con il compito di convalidare il  devastante mito delle armi di distruzione di massa. Come premio  fu nominato ministro del petrolio nel 2005, poi viceprimo ministro dal maggio 2005 al maggio 2006. Smascherato, è finalmente scomparso nel nulla, tuttavia, Ahmed Chalabi continuerebbe ad essere un membro del Gruppo Bilderberg!
(8) Intervista di Georges Malbrunot – Le Figaro 11 Gennaio 2012

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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5 Responses to Sarkozy e la Siria: l’avventura sta per finire!

  1. Suleiman Kahani scrive:

    Forza Presidente Assad! L’ora della vittoria é ormai vicina!!

  2. icittadiniprimaditutto scrive:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Pingback: Sarkozy e la Siria: l’avventura sta per finire! | Informare per Resistere

  4. Pingback: Crisi siriana - Raccolta articoli. | Il blog di algueres

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