Compagno Zjuganov: “il ritorno dei Rossi”?

Le elezioni presidenziali in Russia del 4 marzo
Jean-Marie Chauvier Mondialisation 2 marzo 2012

Gennadij Zjuganov, il segretario generale del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), è l’unico candidato che può competere con Putin, se non prevale al primo turno. Un personaggio curioso e originale, certamente, che spicca sul paesaggio delle istituzioni politiche in Russia.
Difende ‘tutta’ l’eredità sovietica – la rivoluzione, Lenin (ma non Trotzkij), la Rivoluzione Culturale, Stalin, la Vittoria del 1945, lo Sputnik e le grandi conquiste sociali – e come si suol dire, “cavalca l’onda della nostalgia” delle generazioni che hanno conosciuto e rimpiangono l’era sovietica in molti modi e per molte ragioni. Zjuganov è oggetto di questa critica: la sua assoluta fedeltà agli ideali comunisti di stampo sovietico, il suo rifiuto di condannare Stalin (anche se ha ammesso alcuni errori e i crimini di questo tragico passato), il suo rifiuto di seguire la via socialdemocratica o “neo-comunista“, suggerita da molti dei suoi compagni, financo di abbandonare l’etichetta “comunista”. Ha fatto tutto l’opposto: Zjuganov la rivendica, ne fa un vanto, esprimendo un giudizio senza riserve sul patrimonio rivoluzionario che ritiene “glorioso”. Per lui, abbandonare la questione dell’identità, significa essere come Gorbaciov e Eltsin: andare verso il tradimento e la sconfitta. Venti anni dopo la caduta dell’URSS, ci si pensa due volte! Va notato che la maggior parte delle persone in Russia non ha “celebrato l’evento“! Anche i liberali rimpiangono l’URSS come una famiglia di popoli … e un mercato unico. L’anti-sovietismo è caduto in disgrazia.
Ma Zjuganov, allo stesso tempo, flirta con gli eredi della contro-rivoluzione, quali sono i gerarchi della Chiesa ortodossa. Si ricorda che furono alleati di Stalin contro gli invasori nazisti. E così sarebbe anche oggi, fronteggiando l’invasione dei valori occidentali capitalistici. Zjuganov si richiama, in fin dei conti, alla “Grande Russia Eterna”, dove i cori ortodossi e quelli dell’Armata Rossa intonerebbero un solo lungo canto. Ha anche flirtato con i nazionalisti che farebbero rivoltare nel suo mausoleo quel vecchio internazionalista di Lenin. Precisiamo: non con l’estrema destra liberale anticomunista di Zhirinovskij (fatta eccezione per le iniziative di tattica elettorale) o con i neo-nazisti e altri fascisti della “Marcia Russa” del 4 novembre, il cui nazionalismo “etnico” ripugna al partigiano della Russia multinazionale quale resta Zjuganov. E neanche con il “bolscevismo nazionale” di un Eduard Limonov, che dopo essersi dichiarato “rosso e bruno”, si è unito ai liberali.
No, Zjuganov flirta con un nazional-stalinismo volentieri antisemita e xenofobo  come quello di Aleksandr Prokhanov, un seguace del neo-imperialismo russo. Oppure con i simpatizzanti dell’eurasiatismo, nel senso di alleanza anti-occidentale per preservare la “singolarità” della Russia e costruire legami con la Cina, l’India e il mondo musulmano, piuttosto che con il blocco euro-atlantico. Zjuganov è l’uomo della geopolitica continentale eurasiatica che garantisce la continuità tra l’impero zarista, l’Unione Sovietica e una potente Russia da far rivivere. Che è un po’ come la quadratura del cerchio: come conciliare la bandiera rossa e la tradizione monarchica nero-giallo-bianca? Zjuganov ci crede, pur continuando a mettere in mostra esclusivamente slogan e simboli comunisti e sovietici. Fino a nuovo ordine? Uno dei suoi alleati critici, il politologo Sergej Kurginjan, si sforza di portare i comunisti in un fronte unico “anti-arancione” riunendo tutti i patrioti contro la manovra per destabilizzare la Russia che gli Stati Uniti starebbero telecomandando, tramite le proteste, con il pretesto di fondare un’improbabile “Russia senza Putin“. Ma l’opposizione di Zjuganov a Putin sembra rimanere più forte del suo desiderio di resistere a questa “offensiva imperialista“, che ritiene esagerata dalla propaganda del Cremlino e dalla passione anti-americana di Kurginjan.
Zjuganov subisce la concorrenza, nel campo del nazionalismo, di Putin, che ha ripreso una parte della retorica patriottica. Così, il 7 novembre, il PC celebrava ancora la Rivoluzione d’Ottobre, che Putin condanna, ma il Cremlino teneva lo stesso giorno, come in epoca sovietica, una parata militare sulla Piazza Rossa per celebrare …non la rivoluzione, ma … il corteo storico del 7 novembre 1941, quando le truppe della parata andarono direttamente al fronte, essendo i tedeschi alle porte di Mosca. Putin non ricorda che la sfilata del 1941 celebrava la “Rivoluzione”, ma accetta che siano esibite le bandiere rosse. Come il 9 maggio, Giorno della Vittoria del 1945, si sventola ancora la bandiera piantata sul Reichstag. Quindi, una concorrenza attorno ai simboli “comunisti”, il cui valore dilaga soprattutto tra le fila comuniste.
Zjuganov gioca ovviamente sul prestigio dei valori sovietici, significativamente superiore a quello delle idee comuniste: sono i valori cui hanno creduto delle generazioni e che sono associati a delle vittorie, mentre l’ideologia e il Partito comunista dell’URSS sono identificati nella migliore delle ipotesi al “passato di un’illusione“, e nel peggiore dei casi, a un tragico errore e a una situazione di stallo finale che è costata la vita dell’URSS. Rimane una minoranza, è vero, attaccata agli ideali originari del comunismo, non è essa che dà il tono, ma Zjuganov la tiene in conto. Ma proporre un candidato, a questo punto rivolto verso il passato, alle giovani generazioni che – né specialmente “pro”, né necessariamente “anti” Sovietiche – vivono nella Nuova Russia, trasformata dal capitalismo, e che non è concepibile che possa “tornare al passato“? Zjuganov ha fatto delle proposte concrete e credibili per il prossimo futuro, che rispondono alle aspettative degli strati sociali che non sono più “il proletariato“, i “colcosiani” e l’”intellighenzia sovietica” – i tre strati ufficiali dell’ex URSS – ma i nuovi intellettuali, informatici, impiegati di banca, così come dipendenti pubblici, lavoratori salariati, contadini individuali, piccoli imprenditori, anche dei “grossi padroni”, invitati a “rilanciare il paese“? Riconoscendo questa eterogeneità della società, il PC di Zjuganov ha rinunciato alla “lotta di classe” e cerca invece di “unire il popolo“. Senza rinunciare a un anti-capitalismo di principio.
Inutile cercare in Zjuganov ciò che si trova talvolta nella sinistra radicale e libertaria: un’alternativa al sistema industriale, una prospettiva ecologica …. Questi problemi non hanno alcuna attualità qui nel dibattito politico russo. Ciò che è “attuale” è estrarre la Russia dal suo ruolo di riserva di materie prime e di fornitrice di energia del mondo sviluppato, salvarla in quanto stato federatore di molti popoli, mentre si ridefinisce una “identità russa” che, dopo la caduta dell’Impero e dell’Unione Sovietica, è estremamente confusa. Ciò che è “attuale” e politicamente “reale” è la capacità del PC di potersi presentare quale partito di governo responsabile. Sarà giudicato in base al suo programma. Se non dalle “azioni” che il PC non può attuare, finché resta “interdetto dal governo“. Tuttavia, Putin non è ancora riuscito a emarginarlo completamente. Si dice spesso che un tale partito è “utile” perché dimostra che un’opposizione parlamentare sussiste. Vero: ma i poteri del parlamento sono molto limitati dalla Costituzione presidenziale adottata nel 1993 (dai democratici liberali e molto utile per Putin) e dove il PC può “vegetare” (e invecchiare) lontano dal business. Ma è chiaro che nel caso in cui Zjuganov sia eletto e in grado di attuare il suo programma, la Russia avrebbe una radicale svolta “a sinistra“.

Qualche idea forza di Zjuganov
Nel preambolo, la constatazione del fallimento del capitalismo che in tutto il mondo semina miseria, conflitti e guerre, degrado culturale e problemi ambientali, e ha causato enormi perdite in Russia su tutti i campi, tra cui una colossale disuguaglianza sociale, una catastrofe demografica. Zjuganov promette di fermare questo degrado, imporre il rispetto dei diritti umani e il ripristino dell’”Amicizia dei Popoli”.

Le riforme politiche
Un sistema elettorale “aperto e onesto.” Pieni poteri al Parlamento. Ridurre il mandato presidenziale a cinque anni. L’elezione diretta dei governatori.

La politica estera
Ampliare il numero di alleati e partner della Russia. Rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite, ridotto dalla NATO. Nuova “Unione dei popoli fratelli“, formazione comune di carattere economico tra Russia-Bielorussia-Ucraina-Kazakistan. Rafforzare le capacità difensive del paese.

Economia 
Nazionalizzazione delle risorse naturali, bancarie, energetiche, aerospaziali, del trasporto ferroviario. “Il 99% dei cittadini ne avrà beneficio, anche le piccole e medie imprese.” Nuova industrializzazione basata sul progresso scientifico e tecnico. Rilancio dell’agricoltura e dei villaggi in Russia.
Introduzione di una tassazione progressiva.
 
Sociale
Nuovo codice del lavoro per proteggere i lavoratori. Abolizione delle misure di commercializzazione della sfera sociale. Pensioni aumentate di due volte. (Tre volte per le più basse). Asili nido: colmare i vuoti. Ripristinare “la più grande conquista del potere sovietico: l’istruzione gratuita generale.” Aumentarne i finanziamenti dal 4% all’8-10% del PIL. Proposte simili per il sistema sanitario pubblico.
 
Cultura
Ripristinare i valori culturali e le tradizioni di tutti i popoli della Russia. Aumentare il livello culturale della TV, “liberare” i telespettatori dalla pubblicità. Difendere la lingua e la cultura russa e degli altri popoli della Russia. Elezioni presidenziali russe.

Traduzione di Alessandro LattanzioSitoAurora

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5 Responses to Compagno Zjuganov: “il ritorno dei Rossi”?

  1. Federico Berti scrive:

    Bravi compagni e brave compagne. Vorrei seguire il vostro blog ma non ho ben capito come ci si iscrive. Se potete farlo voi, grazie.

  2. Pingback: Compagno Zjuganov: “il ritorno dei Rossi”? « Federico Berti

  3. Pingback: I comunisti russi hanno deciso di tornare al potere « spectre2012

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