L’era post-statunitense

Imad Fawzi Shueibi Réseau Voltaire Damasco (Siria) 25 giugno 2012

Alla fine del XX.mo secolo, la buona notizia sarebbe stata il crollo dell’URSS come impero che imponeva la sua legge all’Europa centrale, e la cattiva sarebbe stata la sopravvivenza degli Stati Uniti come impero che impone la sua legge su Europa Occidentale, America Latina e altre parti del mondo. La rinascita della Russia e l’ascesa della Cina portano inesorabilmente all’invenzione di un nuovo ordine internazionale, in cui l’anacronistico impero degli Stati Uniti dovrà scomparire. Pertanto, gli strateghi stanno discutendo il modo di limitare gli scontri inerenti ai periodi di transizione. Per il dottor Imad Shuebi, i nuovi leader del mondo, Beijing e Mosca, agiscono con cautela per evitare una guerra mondiale, ma si aspettano dei sanguinosi conflitti regionali.

Parlare di era post-statunitense, oggi, non è più un pio desiderio o un semplice punto di vista politico. Quando ne ho scritto nel 1991, nel mio libro Le Nouvel Ordre Politique Mondial, era una sorta di analisi prospettica, era impossibile credervi in quel momento. L’incredulità risultava dai fenomeni noti in epistemologia come ostacolo della conoscenza comune o resistenza al cambiamento.
Al momento, il mio pensiero costituiva una rottura epistemologica, che in seguito venne denominata da Nassim Nicholas Taleb con il termine “teoria del cigno nero” o “pensiero laterale” [1]. Ho richiamato l’attenzione sul fatto che, e ne è sempre il caso, le grandi potenze non muoiono nei loro letti. Il pericolo rappresentato dalla morte di questi stati, risiede sia nel fatto che possiedono armi nucleari e sia in un’importante responsabilità storica e strategica. Queste cose non passano. Rimangono nel profondo delle loro coscienze e dei loro ricordi.
I funzionari cinesi e russi non l’hanno mai nascosto, e non si trattava più di  eccesso di franchezza, contrariamente a quanto scrive Zbigniew Brzezinski, quando giunsero alla conclusione che l’emergere di Russia e Cina e il declino degli Stati Uniti erano inevitabili, ma che non dovrebbero essere troppo bruschi [2]. Per le grandi potenze, la rottura non è un’opzione. Possono fallire, ma non crollare. In realtà, tali potenze non possono che essere dissolte.
Zbigniew Brzezinski è d’accordo, ma ritiene improbabile che il mondo sia dominato da un unico successore, nemmeno la Cina, e su ciò siamo per ora d’accordo, allo stesso modo siamo d’accordo che la fase del disordine mondiale e dell’incertezza internazionale sia peggiorata a tal punto, nel 2011, che adesso minaccia un caos terribile. Gli statunitensi, come i cinesi e i russi, temono una simile prospettiva, ma per alcuni Stati avventurieri come la Francia e alcuni altri paesi del Medio Oriente, la prospettiva di perdere il proprio status di potenza regionale solleva i timori di un aumento del rischio di destabilizzazione. Le potenze forti temono il caos, mentre le potenze deboli a volte si basano su di esso per infastidire quelle forti, nella speranza di respingerle dalla scena internazionale con perdite minime.
Significativamente, il passaggio verso un nuovo ordine internazionale si è accelerato nel corso del 2011 e del 2012, poiché non vi è stato che un breve intervallo di tempo dall’annuncio di Putin sulla fine dell’unipolarismo, aggiungendo che le potenze emergenti non sono ancora pronte a prendere il testimone, nella sua dichiarazione in occasione del vertice dei BRICS sulla formazione di una nuova economia e nuovo sistema bancario (la Banca BRICS) [3]. Non solo l’innalzamento del tono di Russia e Cina ha portato a due doppi veti, ma ha anche dato a esse un ruolo guida nelle dinamiche attuali del Mediterraneo orientale, il che significa inequivocabilmente sia la fine della della storia statunitense nella regione, che l’incapacità corrente delle diverse parti nel rivendicare una qualsiasi nuova ripartizione.
La dichiarazione di Obama nei primi mesi del 2012, sulla nuova strategia statunitense che si annunciava “vigile e attenta verso il Mediterraneo orientale“, sembrava il riconoscimento del nuovo equilibrio di potere nella regione, insieme all’armamento del vicinato immediato della Cina. Inoltre, le dichiarazioni di Hillary Clinton dall’Australia, sono apparse come un prolungamento di questi propositi su un confronto con la Cina, alla quale quest’ultima si accontentò di rispondere: “Nessuno può impedire al sole cinese di sorgere“.
A causa di queste diverse dichiarazioni statunitensi, la Cina non ha atteso il 2016 per dimostrare la sua nuova potenza. Invece, si è affretta a dichiararsi a favore di un ordine multipolare, riprendendo i termini russi, visto come un ordine internazionale basato su due pilastri attorno ai quali ciascuno dei multipli poli orbiterebbe. Ma il loro asse sarebbe ascendente, mentre l’altro sarebbe in caduta.
E’ diventato chiaro che il peggioramento del conflitto ha profondamente scosso la diplomazia degli Stati Uniti, tanto che furono costretti, nell’aprile 2012, a suonare la ritirata, anche se solo verbalmente, e di chiarire che non vi era alcuna guerra fredda con la Cina. Ciò a seguito di un incontro tra il premier cinese e Kofi Annan. Fu annunciato all’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba, che Cina e Russia erano ormai le prime potenze, rispettivamente al primo e secondo posto, e che era costretto a coordinarsi con esse. Annan stesso, come testimonia il mondo unipolare dal 1991 agli inizi del 21.mo secolo, aveva dovuto anche assistere alla rovina di questo mondo ed ammettere che la questione del Mediterraneo orientale era una questione di Mosca e Beijing.
Washington è appena uscita da un intero decennio di guerre, un periodo che assomiglia alla corsa agli armamenti con l’URSS, nota come “Star Wars“, che insieme ad altri fattori critici, ha esaurito gli Stati Uniti trasformandoli in una nazione sull’orlo della bancarotta. Ciò li ha indotti ad annunciare un riposizionamento verso la periferia della Cina, nel tentativo di svolgere un ruolo nella regione Indo-Pacifica. Ma hanno ritrattato le loro affermazioni, in modo tale da suggerire agli osservatori che questo stato ha già perso la sua aura di superpotenza. E’ un fatto che quando una potenza minaccia l’uso di una forza, di cui sono dotate solo le superpotenze, perde i due terzi della sua forza.
Il mondo sta cambiando. Stiamo assistendo proprio alla cristallizzazione del Nuovo Ordine Internazionale, la cui formazione era stata rinviata dal crollo dell’Unione Sovietica, ma la maturazione si è accelerata, anche se le nuove potenze non sono ancora del tutto pronte a questo. L’accelerazione degli eventi in Medio Oriente ha costretto questi nuovi giocatori a partecipare al gioco a ritmo forzato. Tuttavia, le conseguenze dell’emersione delle nuove potenze e del declino di quelle, come gli Stati Uniti, che una volta erano leader mondiali, appariranno a breve. Queste si materializzeranno come sanguinose battaglie che non potranno essere risolte che solo dopo che il nuovo ordine internazionale sia stato stabilito, e con il consenso dei diversi attori, secondo il nuovo status di ciascuno.

Note       
[1] Secondo l’epistemologo libanese-statunitense Nassim Nicholas Taleb, “Un cigno nero è un evento altamente improbabile con 3 caratteristiche principali: è imprevedibile, produce gravi conseguenze e una spiegazione a posteriori viene sempre data per renderla più razionale, dandogli un apparente e rassicurante prevedibilità.” Cf. Le Cygne Noir, La puissance de l’imprévisible, Les Belles Lettres, 2008.
[2] “After America – How does the world look in an age of US decline?“, Zbigniew Brzezinsk, Foreign Policy, gennaio/febbraio 2012.
[3] vedasi “Delhi Declaration (Fourth BRICS Summit)“, Voltaire Network, 29 marzo 2012.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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