Golpe in Paraguay: organizzato con cura ed assistito da cecchini non identificati

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation 27.06.2012

L’operazione lanciata dal Dipartimento di Stato statunitense e dalla CIA con l’obiettivo di abbattere il primo presidente di sinistra del Paraguay Fernando Lugo, è entrata nella fase finale il 16 giugno, quando le forze di polizia furono inviate per sfrattare gli occupanti della fattoria Morumbi, nel distretto di Curuguaty, vicino al confine con il Brasile. Il terreno occupato è noto essere di proprietà dell’imprenditore e politico paraguaiano Riquelme Blas. All’arrivo, la polizia finiva improvvisamente sotto il fuoco professionale di fucili dal calibro sufficientemente elevato da perforare i giubbotti antiproiettile. Il capo di una unità speciale della polizia (GEO) e il suo vice furono uccisi, e la polizia, le cui istruzioni indicavano di evitare di usare la forza, non ebbe altra scelta che rispondere al fuoco. Di conseguenza undici civili furono falciati e decine feriti.
L’episodio sanguinoso di Curuguaty suscitò la risposta da parte della legislatura del Paraguay, con  parlamentari e senatori, per lo più rappresentanti dei partiti di centro-destra, che accusavano il presidente Lugo di aver perso il controllo della situazione, e di non essere in grado di governare il paese. Anche il partito liberale che aveva sostenuto la candidatura di Lugo nelle elezioni del 2008, ha preso le distanze dal suo ex pupillo. Nel complesso, Lugo affronta un impeachment che ha descritto come il “chiaro golpe” del parlamento.
I consulenti legali di Lugo non hanno avuto praticamente tempo per preparare la sua difesa nei confronti del parlamento ma, in realtà, era chiaro che i critici del presidente non avevano alcuna intenzione di immergersi nei dettagli e che il verdetto del Senato era una conclusione annunciata.  L’intera operazione che ha portato alle dimissioni di Lugo è stata accuratamente progettata in modo da escludere un’inchiesta parlamentare imparziale, ed è stata implementata come una rapida offensiva. Senza dubbio, parte della motivazione dietro la mossa per esautorare Lugo, era attuarlo prima che gli associati del Paraguay all’UNASUR, la potessero convocare per consultazioni e decidere su una serie di misure in suo sostegno.
La vittoria deve essere stata facile per i coordinatori del complotto dell’ambasciata degli Stati Uniti di Asunción. E’ vero che la presidenza di Lugo era abbastanza nominale, mentre parlamento, polizia ed esercito in Paraguay erano dalla parte dell’opposizione. Dopo aver prosperato sul finanziamento dell’USAID per decenni, un gruppo di ONG era pronto a orchestrare le proteste di massa se il piano anti-Lugo fosse finito in fase di stallo, ma non è accaduto e, a parte i morti di Curuguaty, il rovesciamento del legittimo presidente del Paraguay merita di essere indicato come un caso da manuale della comunità dell’intelligence statunitense.
Un team di inviati di UNASUR, guidato dal segretario generale dell’organizzazione, il venezuelano Alí Rodríguez Araque, si è recato in Paraguay, incontrando Lugo e una delegazione parlamentare, e visionato la procedura di impeachment, ma non era in grado di reindirizzare gli sviluppi. I senatori del Paraguay hanno mostrato poco riguardo per i visitatori, per non dire che erano apertamente ostili. Lugo, si deve ricordare, ha mostrato una totale mancanza di volontà di sfida, in contrasto con il suo impegno iniziale a difendersi alle audizioni parlamentari, li ha semplicemente guardato in TV dalla sua residenza. Citando il suo giuramento, il presidente viene espulso illegalmente accettando la sentenza d’impeachment (a cui solo quattro senatori hanno detto di no). L’inazione di Lugo può essere in gran parte attribuita all’assenza di una leva, in quelle circostanze: nel corso dei tre anni della sua presidenza, non è riuscito a costruire una base di sostegno popolare e, quando la pressione ha raggiunto il picco, non aveva ancora un proprio partito o movimento populista a sostenerlo. Proteste di piazza che dimostravano supporto per Lugo, scoppiavano in modo incoerente il giorno dell’impeachment, ma sono state disperse dalla polizia che ha usato idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla.
Il vicepresidente del Paraguay Federico Franco, che ha prestato giuramento senza indugio, appena Lugo è stato dimesso, rimane in carica fino al termine del presidente deposto, che scade nell’agosto, 2013. Le elezioni saranno quello stesso mese, e Washington favorisce apertamente il leader del partito Colorado Horacio Cartes, uomo d’affari che, secondo la ABC Color, la DEA degli USA ha brevemente sospettato di riciclaggio di denaro e complicità con i cartelli della droga. La torsione della reputazione di Cartes si riflette in alcuni cabli rivelati da Wikileaks, e vi è la probabilità che le agenzie statunitensi abbiano assemblato una tale riserva di rapporti che accusano Cartes, che Washington non dovrebbe avere alcuna difficoltà nel tenerlo, come un bel po’ di presidenti latino-americani, sotto stretto controllo.
Mentre il mandato incompiuto di Lugo è stato segnato dalla lenta deriva del Paraguay verso i regimi populisti dell’America Latina, l’avvento della destra conservatrice promette un paese che sarà pienamente sottoposto al diktat degli Stati Uniti. L’ordine del giorno che si profila all’orizzonte,  probabilmente comprende gli sforzi per destabilizzare UNASUR, formando all’interno dell’alleanza un blocco dissidente per bilanciare l’influenza di Brasile, Venezuela ed Ecuador. Si può prevedere anche che ciò darà nuova vita ad un altro progetto di Washington, la costituzione di una sorta di  unione tra Cile, Perù, Colombia e Messico, al fine di indebolire a livello internazionale il Brasile.
Il segretario generale dell’UNAUR, Alí Rodríguez Araque, ha detto che le dimissioni di Lugo erano incostituzionali ed equivalgono a un colpo di stato mascherato, e ha inoltre sottolineato che molti dei governi latino-americani negheranno il riconoscimento a Franco. La presidente brasiliana Dilma Rouseff citando lo statuto di UNASUR e del MECOSUR suggerisce di espellere il Paraguay dai gruppi per violazione delle norme democratiche. L’Argentina di Cristina Kirchner ha anche opinato che le sanzioni contro il Paraguay sarebbero opportune. Ha descritto gli sviluppi nel paese come un colpo di stato, menzionandolo nel contesto dei tentativi di colpo di stato contro R. Correa e E. Morales, e del putsch con cui M. Zelaya era stato deposto in Honduras. La leader argentina ha dichiarato con fermezza che tali fenomeni non democratici sono inaccettabili per la regione, e che tale azione sarebbe stata presa in linea con le decisioni che verranno presentate dal MECOSUR. Il presidente ecuadoriano R. Correa ha espresso sostegno all’appello di D. Rousseff per attuare le disposizioni della Carta dell’UNASUR che giustificano varie forme di pressione; il mancato riconoscimento dei governi aderenti, l’esclusione dall’alleanza dei paesi colpevoli di condotta antidemocratica e chiusura delle frontiere, come punizione dei golpisti. Il Venezuela di Hugo Chavez e il Nicaragua di Daniel Ortega hanno contribuito alla questione con affermazioni simili.
Le prospettive per una seria indagine della sparatoria in Paraguay non appaiono rosee. Lo spargimento di sangue ha aiutato gli oppositori di F. Lugo, aggiungendo credibilità al loro elenco di rimostranze, mentre la maggioranza degli osservatori latino-americani nota parallelismi tra il recente dramma del Paraguay e le riprese sul ponte Llaguno, a Caracas, dell’aprile 2002. In quest’ultimo caso, tiratori scelti spararono a casaccio contro manifestanti anti-Chavez, sostenitori di Chavez e chiunque si trovasse a passare. L’incidente venne imputato alle forze sotto il comando di Chavez, ma delle circostanze curiose emersero in seguito: ad esempio, un corrispondente della CNN era riuscito a registrare un colloquio con degli ufficiali dell’esercito oppositori di Chavez che, come emerse, erano a conoscenza del previsto attacco del cecchino e degli imminenti incidenti mortali.
Diverse versioni della sparatoria di Curuguaty si trovano sul web. Una possibile spiegazione è che la responsabilità punta a Blas Riquelme, che aveva assunto dei cecchini grazie ai suoi legami con i militari, ma allora, tuttavia, non era chiaro perché i cecchini sparassero contro la polizia. Una versione alternativa è che l’episodio fosse una provocazione inscenata dall’Esercito popolare del Paraguay, un gruppo ombra presumibilmente creato dalla polizia per combattere gli estremisti. Questa ipotetica origine potrebbe essere il motivo per cui l’esercito continua a esistere nonostante l’intenso lavoro svolto in Paraguay da Stati Uniti e Colombia, che vi hanno invitato degli esperti dell’antiterrorismo.
Alvarado Godoy ha scritto sul sito Descubriendo Verdades (rivelando la verità) che l’intero episodio era stato “fabbricato”, in sostanza, come spettacolo che segue un certo progetto. Egli sostiene di avere informazioni secondo cui l’operazione ha coinvolto gli US Navy Seals che avevano soggiornato in Paraguay per addestrare i marines del paese (Fusna). La trama non suona strana, considerando quanto spesso dei cittadini statunitensi armati di fucili da cecchino sono stati catturati in tutta l’America Latina, come recentemente in Argentina e Bolivia. La CIA, la DEA e l’US Defense Intelligence Agency regolarmente assumono contractor per condurre operazioni segrete impiegando armi da fuoco.
La previsione immediata è che il modello sperimentato con successo dagli Stati Uniti in Honduras e Paraguay, le pseudo-costituzionali dimissioni di leader ribelli, sarà ampiamente replicato in America Latina nei prossimi anni. Eppure, Washington sarebbe ingenua nel credere che la violenza che le accompagna possa essere contenuta. In Honduras, il governo fantoccio di P. Lobo si aggrappa al potere a costo di condurre una campagna di terrore che ha già fatto centinaia di vittime tra politici progressisti, giornalisti, attivisti sindacali, studenti e capi indiani, e che quasi certamente sarà ciò che il futuro riserva per il Paraguay. 
 
È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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3 Responses to Golpe in Paraguay: organizzato con cura ed assistito da cecchini non identificati

  1. Sam Haddad scrive:

    Secondo me sia La Russia che la Cina dovrebbero fare una alleanza militare immediatamente e con loro i diversi paesi che vedono la loro indipendenza messa in pericolo dal potere economico-militare degli USA e i loro alleati fantocci. Bisogna fermare e subito questa macchina distruttiva (sia tramite i terroristi islamisti che sono l’arma segreta di questo potere nascente che con piani di destabilzzazione economica e con i vari armi supertecnologici dotati di armi di sterminio di massa) prima che sia troppo tardi. Le armi di distruzione di massa di Saddam erano solo dei giocattoli o non c’erano affatto (erano solo un pretesto americano ).

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