La crisi greca intensifica le rivalità geopolitiche

Jordan Shilton WSWS 29 giugno 2012

La catastrofe economica e sociale crescente in Grecia, porta alla ribalta i vecchi conflitti geopolitici. Le divergenze regionali tra la Grecia e la Turchia e la crescente concorrenza tra le grandi potenze del Mediterraneo orientale, potrebbero evolvere in un confronto nel contesto dell’incertezza delle condizioni economiche che peggiorano. Queste preoccupazioni si sono intensificate nelle ultime settimane, con discussioni che apertamente contemplavano la prospettiva dell’uscita della Grecia dall’euro. Oltre alla crisi economica che ciò potrebbe creare in Europa, il futuro schieramento politico della Grecia è anch’esso in discussione.
Come ha scritto Robert Kaplan, direttore dell’analisi economica della società privata di intelligence statunitense Stratfor, alla vigilia delle elezioni greche del 12 giugno, “gli interessi occidentali richiedono ora che, anche se la Grecia lascia la zona euro – e questo è un grande “se” – dovrebbe restare ancora ancorata nell’Unione europea e nella NATO. Che la Grecia abbandoni l’euro o meno, dovrà affrontare anni di severa austerità economica. Il che implica, data la sua posizione geografica, un orientamento politico della Grecia che non dovrebbe mai essere dato per scontato.”
I timori di un riallineamento di Atene che potrebbe discostarla dalla sua tradizionale attenzione per le potenze europee occidentali e gli Stati Uniti, sono alimentati dalla presenza sempre più importante della Russia e della Cina nella regione. Il coinvolgimento della Cina nell’economia greca, è cresciuto in modo significativo dall’inizio della crisi economica. Nel 2010, Pechino ha investito molto nella riabilitazione del porto commerciale del Pireo, vicino ad Atene. In un recente incontro per commemorare il 40° anniversario dello stabilimento delle relazioni tra Pechino e Atene, il presidente greco, Karolos Papoulias, aveva osservato che il commercio annuale tra la Grecia e la Cina aveva raggiunto i 3 miliardi di dollari. Riferendosi ad un ampio partenariato strategico firmato dai due paesi nel 2006, e che organizza la cooperazione in una serie di importanti settori economici, Papoulias ha commentato: “Penso che negli anni precedenti puntino ad una diversificazione delle nostre relazioni, nei prossimi anni.”
La Russia ha rafforzato nel frattempo il suo ruolo nella regione, facendo accordi con Cipro. Nel 2011, un prestito di 2,5 miliardi di euro (3,1 miliardi di dollari) a Nicosia, ha evitato che Cipro chiedesse un piano di salvataggio all’UE, questo paese è ancora esposto alla crisi greca, dei rapporti recenti lasciano supporre che Cipro potrebbe essere in colloqui con Mosca per un nuovo prestito di circa 5 miliardi di dollari – un quarto del suo PIL. La compagnia petrolifera e gasifera russa Gazprom ha una presenza significativa nel settore energetico greco, e Atene sta lottando per onorare il debito assai elevato verso l’azienda. Kaplan ha attirato l’attenzione su ciò che vede come un’opportunità per accrescere l’impegno della Russia, notando che “Sono stati menzionati sui media l’illiquidità della Grecia e il surplus della Russia, se i russi venissero espulsi dai porti siriani, dopo un cambio di regime, Mosca potrebbe trovare un modo per utilizzare le strutture portuali greche.” Queste tensioni economiche sono aggravate dalla posizione strategica della Grecia nel Mediterraneo orientale e vicino al Medio Oriente.
Come ha osservato in una recente analisi Vassilis Fouskas, professore di relazioni internazionali presso l’Università di Richmond a Londra, “La Grecia, per esempio, in virtù della sua posizione nel Mar Egeo, ha il potere di bloccare l’Egeo (commercio, linee di comunicazione, vie marittime, trasporto aereo, ecc), causando il caos nel traffico commerciale attraverso gli stretti turchi, interrompendo i progetti degli oleodotti, e minando la sicurezza della NATO e dell’UE nella regione [...] Non inganniamoci: se la Grecia si arrabbia, vale a dire se la società e la politica interna greche saranno spinte da potenze esterne, vale a dire dalla “Troika”, a compiere atti di disperazione, questa ipotesi non è così improbabile.”
Ci sono molti punti caldi che potrebbero destabilizzare la regione. I problemi economici di Cipro potrebbero causare un aumento della tensione tra la Grecia e la Turchia verso l’isola divisa in due, attirando le grandi potenze. La decisione della Turchia di cambiare il nome della metà settentrionale dell’isola di Cipro in Repubblica Turca di Cipro, è stata interpretata come una dichiarazione delle sue intenzioni di unire tutta l’isola sotto il suo controllo. I vecchi conflitti territoriali tra Grecia e Turchia hanno ripreso intensità con la scoperta di grandi quantità di petrolio e gas nel Mediterraneo orientale. Alla fine del 2010, il governo di Atene ha iniziato ad investire nell’esplorazione petrolifera, e le ultime stime indicano che oltre 4 miliardi di barili di petrolio si trovano nel nord del Mar Egeo e almeno 22 miliardi di barili nel Mar Ionio, al largo della costa occidentale della Grecia. Delle scoperte sono previste nel sud del Mar Egeo, che non è ancora stato esplorato.
La manna che apporterebbe il pieno sfruttamento di queste risorse non passa inosservata alle grandi potenze. Una parte dei termini del piano di salvataggio dello Stato greco da parte dell’UE e del FMI, dispone che Atene debba privatizzare ciò che resta del suo demanio pubblico, compresi i porti e le compagnie petrolifere. Ciò potrebbe aprire questo settore altamente redditizio agli investimenti stranieri, in particolare alle imprese statunitensi. Ciò è stato oggetto di una visita ad Atene della segretaria agli esteri Hillary Clinton, lo scorso luglio, durante il quale ha discusso il futuro sviluppo energetico con i funzionari governativi. Dopo tali negoziati, il governo greco ha rivelato la creazione di un ente governativo per la gestione dei permessi di ricerca e dei diritti di perforazione ai gruppi internazionali.
Secondo l’analista William Engdahl, i politici greci erano stati posti sotto pressione da Clinton e dai suoi consiglieri, per abbandonare tutti i piani di collaborazione con la russa Gazprom per la costruzione del gasdotto ‘Sud’, che deve passare attraverso il Mediterraneo orientale e rifornire il mercato europeo. Nel 2007, Atene aveva firmato un accordo con la Bulgaria e la Russia per la sua costruzione, bypassando la Turchia. E’ attualmente previsto d’iniziarne la costruzione nel dicembre 2012. Washington ha da tempo avanzato la sua proposta, quella del trasporto del gas da Baku attraverso la Georgia e il porto turco di Ceyhan, in modo che queste risorse siano al di là del controllo russo. Nel corso della riunione del luglio scorso, Clinton avrebbe esortato i politici greci a raggiunger un accordo con la Turchia sulla questione dello sfruttamento in comune dei giacimenti di gas e petrolio nella regione.
La proposta affronta il problema delle relazioni tese tra Grecia e Turchia. Il controllo del Mar Egeo è stato a lungo il pomo della discordia tra Atene e Ankara. Le proposte greche per istituire una zona economica esclusiva (ZEE), di cui Atene sostiene di avere il diritto di formare, secondo i termini del trattato delle Nazioni Unite, si trovarono di fronte all’irricevibilità della Turchia. I rappresentanti di Ankara hanno dichiarato che qualsiasi tentativo di Atene di estendere la sua autorità nel Mar Egeo, per una ZEE, sarebbe considerato un atto di guerra. Ad aprile, abbiamo appreso che la Turchia aveva deciso il 16 marzo di concedere delle licenze di esplorazione petrolifere e gasifere a sud delle isole di Rodi e Kastelorizo, che la Grecia ritiene essere sue acque territoriali.
Ci sono sentimenti sempre più forti in tutto il mondo politico greco, a favore di un’azione unilaterale a dispetto delle minacce turche. Durante la campagna elettorale, il leader di SYRIZA (Coalizione della Sinistra Radicale) Alexis Tsipras, ha indicato il suo pieno sostegno alla creazione di una ZEE nel Mar Egeo. Ha detto in una riunione con gli ambasciatori dei paesi del G20, che la Grecia ha “il diritto inalienabile” di stabilire una ZEE nel Mar Egeo, per iniziare “lo sfruttamento della ricchezza sottomarina della zona.” Evangelos Kouloumbis, ex ministro dell’industria, ha espressamente designato la Turchia come uno dei principali ostacoli, quando ha commentato all’inizio di quest’anno, che la Grecia possa soddisfare “il 50 per cento del suo fabbisogno, con il petrolio che si trova nei giacimenti off-shore nel Mar Egeo, e l’unico ostacolo a ciò è l’opposizione turca a un possibile sfruttamento da parte greca.
In aggiunta ai benefici economici enormi che una tale impresa potrebbe portare, il rafforzamento delle tensioni nazionaliste con la Turchia è un obiettivo politico fondamentale per la classe dominante greca. In condizioni di collasso sociale, accusare la Turchia e pararsi dietro la bandiera nazionale, permette di creare un diversivo a buon mercato alle misure di austerità devastanti applicate contro la classe operaia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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