La fine dell’occidente

Nikolaj Malishevskij Strategic Culture Foundation 19.07.2012

L’islamofobia, insieme alla russofobia, imperversa in tutto il mondo di oggi. Un numero crescente di problemi e guai viene attribuito all’Islam: il ritmo schiacciante dei voti per la risoluzione, in gran parte dedicati a condannare il fondamentalismo musulmano, i paesi occidentali assoggettano le rispettive comunità musulmane a sorveglianza pervasiva e arrestano serialmente i radicali islamici per abbassare i toni dei conflitti legati all’Islam (al momento, per esempio, circa il 50% dei detenuti nelle carceri francesi è musulmano), e anche d’altra parte, gli intellettuali liberali europei danno l’allarme sulla minaccia islamica…
Patrick Buchanan, un estremista di destra repubblicano consulente dei  presidenti statunitensi R. Nixon e R. Reagan, si lamenta nel suo “The Death of the West: How Dying Populations and Immigrant Invasions Imperil Our Culture and Civilization” che la civiltà del bianchi è sull’orlo dell’abisso, a causa della loro crescente indifferenza verso la religione e i comandamenti cristiani, in particolare al detto “Siate fecondi e moltiplicatevi“. La quota di popolazione bianca nei paesi occidentali si sta restringendo, spingendo Buchanan ad avvertire che in circa 50 anni i bianchi negli Stati Uniti e in Europa saranno una minoranza e una comunità per lo più di anziani e, di conseguenza, la civiltà occidentale de facto smetterà di esistere.
Le dichiarazioni che riflettono completamente le tendenze reali che si svolgono in un Occidente in mutamento – una deriva visibile nella dinamica delle popolazioni, nell’equilibrio traballante dei vari gruppi religiosi, o nella proliferazione del radicalismo dell’Islam – evocano il sospetto che l’Occidente stia giocando un gioco d’astuzia con il mondo musulmano. Inoltre, qualsiasi possano essere gli obiettivi alla base del gioco, è probabile che i rischi pertinenti sono stati seriamente sottovalutati da chi l’ha progettato.
Spezzando la statualità degli slavi del Sud negli anni ’90, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno aperto una campagna radicale volta a costruire una partnership con gli estremisti islamici e stabilire il controllo sulle loro organizzazioni. Diversi centri del wahhabismo in Arabia Saudita sono stati nominati nuovi alleati dell’Occidente, e la Gran Bretagna ha iniziato a ospitare indiscriminatamente  una rete sempre più ampia di gruppi estremisti musulmani. Dotati di nuove opportunità, questi hanno preso a pubblicare decine di giornali, e subito hanno acquisito le loro emittenti. In pochissimo tempo, il BND tedesco ha anche patrocinato un conglomerato di formazioni wahhabite.
Oltre 700 gruppi wahhabiti hanno operato liberamente in Europa occidentale dalla primavera del 1999. A livello internazionale, hanno avuto un ruolo chiave nel finanziamento e nel sostegno degli estremisti albanesi, noti per essere profondamente coinvolti con la mafia della droga e che hanno contribuito a scatenare la guerra contro la Jugoslavia.
Per quanto riguarda Londra, a poco a poco si è trasformata in un centro mondiale del terrorismo. In questi giorni, la città è sede di un gruppo di “dissidenti musulmani”, come il famigerato Akhmed Zakayev, un esponente dei terroristi ceceni in Russia, accusato di rapimento e omicidio di oltre 300 persone da ottobre 1995 a dicembre 2000.
Un elenco pubblicato dal Dipartimento di Stato USA, una decina di anni fa, ha mostrato che 10 delle 30 organizzazioni terroristiche al momento hanno apertamente sede a Londra, più di 15 altre conducono campagne di finanziamento in Gran Bretagna. Negli anni ’90, l’Egitto di H. Mubarak ha presentato un elenco di 14 gruppi terroristici con sede a Londra e accusò le autorità britanniche di consentire ai terroristi di riparare in Gran Bretagna e soggiornarvi, dopo aver perpetrato atti terroristici. Il ministro degli interni egiziano H. al-Adly aveva detto, nel 1996, che tutti i terroristi, compresi quelli residenti in altri paesi europei, hanno iniziato la loro carriera a Londra. Il 14 dicembre 1997 il ministro degli esteri egiziano A. Moussa aveva consegnato all’ambasciatore britannico una lettera con una richiesta ufficiale alla Gran Bretagna di fermare i terroristi che ospita e di collaborare con l’Egitto nella lotta contro di loro.
Nei primi anni 2000, quando Usama bin Ladin si nascondeva dalla CIA in Afghanistan, i leader dei gruppi terroristici afghani non ebbero problemi ad operare a Londra, anche se la Gran Bretagna, insieme con gli Stati Uniti, era un membro della coalizione di guerra in Afghanistan. La totale assenza di segretezza sulla questione, fece  ricordare agli osservatori l’attività del governo de Gaulle in esilio, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Un leader dei Fratelli Musulmani, un gruppo radicale musulmano che è radicato a Londra, e sta attualmente preparandosi al sequestro del completo controllo dell’Egitto, ammette che il finanziamento delle divisioni britanniche della Fratellanza raggiunge i 500 milioni di dollari all’anno. Vale la pena di prendere in considerazione nel contesto che, come parte del programma coloniale, la Fratellanza Musulmana venne costituita dal servizio d’intelligence britannico nel 1928, per indurre una scissione all’interno del campo islamico mondiale pro-indipendenza.
Abu Hamza, l’ex imam della moschea di Finsbury Park a Londra, non fa mistero di come il denaro viene speso. Quando il conflitto armato scoppiò in Cecenia, aveva dichiarato la Jihad contro la Russia e si vantava di reclutare volontari – come riferito, fino a 40 persone ogni giorno – per combattere nella regione. Inoltre, Hamza era noto per inviare attivisti radicali islamici in Iran, Pakistan e anche Afghanistan, dove le forze britanniche sono state coinvolte militarmente.
Secondo i resoconti dei media occidentali e le rivelazioni di Wikileaks, nei primi mesi del 2009, il 32% dei giovani musulmani in Gran Bretagna è stato preparato a uccidere la gente in nome dell’Islam, e il 40% auspica la promulgazione della legge della Sharia. L’ex capo della polizia metropolitana di Londra, Lord John Stevens ha detto che circa 3.000 cittadini britannici erano stati addestrati nei campi di al-Qaida. Ha inoltre affermato, in un’intervista al News of the World, che almeno 200 terroristi inglesi erano pronti ad attaccare persone innocenti in nome dell’Islam, così come l’hanno compreso. L’Occidente che flirta con l’Islam radicale sta già subendone le conseguenze, l’Europa è il bersaglio insieme all’Asia e al Medio Oriente.
Gli esperti occidentali credono ragionevolmente che i centri europei dell’estremismo citano l’Islam come giustificazione della loro attività, contribuendo al terrorismo globale non meno delle loro controparti del Medio Oriente. Allo stato attuale, Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Italia e Spagna sembrano essere esposti ai rischi più elevati. Si dovrebbe tenere a mente, però, che la fonte del pericolo da affrontare nel mondo non è l’Islam, ma le forze radicali dell’Islam politicizzato che sfrutta il vocabolario religioso per i propri fini disumani.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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