Chi combatte in Siria?

Thierry Meyssan Réseau Voltaire Damasco (Siria) 23 luglio 2012

Mentre la stampa occidentale presenta l’esercito libero siriano come un’organizzazione armata rivoluzionaria, Thierry Meyssan afferma da più di un anno che si tratta invece di una formazione controrivoluzionaria. Secondo lui, sarebbe passata a poco a poco dalle mani delle monarchie reazionarie del Golfo a quelle della Turchia, che agisce per conto della NATO. Una tale affermazione controcorrente richiede una dimostrazione argomentata…

Da 18 mesi, la Siria è preda di torbidi, che sono aumentati costantemente fino a diventare un ampio conflitto armato che ha già ucciso circa 20.000 persone. Se c’è consenso su questa osservazione, le narrazioni e le interpretazioni su esso variano.
Per gli stati occidentali e la loro stampa, i siriani aspirerebbero a vivere all’occidentale in democrazie di mercato. Seguendo il modello tunisino, egiziano e libico della “primavera araba”, si sarebbero sollevati per rovesciare il loro dittatore Bashar al-Assad. Questi avrebbe represso nel sangue le proteste. Mentre gli occidentali avrebbero voluto intervenire per fermare il massacro, i russi e cinesi, per interesse o per disprezzo della vita umana, si sarebbero opposte.
Invece, tutti gli Stati che non sono vassalli degli Stati Uniti e per la loro stampa, gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione contro la Siria che hanno progettato da lungo tempo. In primo luogo, attraverso i loro alleati regionali, e poi direttamente, hanno infiltrato le bande armate che hanno destabilizzato il paese, sul modello dei Contras in Nicaragua. Tuttavia avrebbero trovato un supporto molto scarso all’interno e sono state sconfitte mentre Russia e Cina avrebbero impedito alla NATO di distruggere l’esercito siriano e di rovesciare l’equilibrio  regionale.
Chi ha ragione? Chi ha torto?

I gruppi armati in Siria non difendono la democrazia, la combattono
In primo luogo, l’interpretazione degli eventi siriani come un episodio della “primavera araba” è un’illusione, perché questa “primavera” non esiste. Si tratta di uno slogan pubblicitario per presentare positivamente fatti diversi. Sebbene ci siano state rivolte popolari in Tunisia, Yemen e Bahrain, non se ne sono avute né in Egitto, né in Libia. In Egitto, le manifestazioni di piazza sono state limitate alla capitale e a una certa classe media; mai, assolutamente mai, il popolo egiziano si è sentito preoccupato per lo spettacolo telegenico di Tahrir Square [1]. In Libia, non c’era una rivolta politica, ma un movimento separatista in Cirenaica contro il potere di Tripoli, e l’intervento militare della NATO, che ha ucciso circa 160.000 persone.
La rete TV libanese NourTV ha avuto molto successo trasmettendo una serie di trasmissioni di Hassan Hamade e George Rahme dal titolo “La primavera araba, da Lawrence d’Arabia a Bernard-Henri Levy.” Gli autori sviluppano l’idea che la “primavera araba” sia un remake della “rivolta araba” del 1916-1918 organizzata dagli inglesi contro gli ottomani. Questa volta, gli occidentali hanno manipolato le situazioni per rovesciare una generazione di leader e imporre i Fratelli Musulmani. In effetti, la “Primavera araba” è una pubblicità ingannevole. Ora, Marocco, Tunisia, Libia, Egitto e Gaza sono governate da una confraternita che da un lato impone una morale, e dall’altra supporta il sionismo e il capitalismo pseudo-liberale, vale a dire gli interessi di Israele e degli anglosassoni. L’illusione s’è dissolta. Alcuni autori, come il siriano Said Hilal al-Sharifi deride oramai la “primavera della NATO“.
In secondo luogo, i leader del Consiglio nazionale siriano (CNS) come i comandanti dell’esercito libero siriano (ELS) non sono democratici, nel senso che vorrebbero “sostenere un governo del popolo, dal popolo, per il popolo“, seguendo la formula di Abraham Lincoln, ripresa nella Costituzione francese.
Così, il primo presidente del CNS fu il docente universitario parigino Burhan Ghalioun. Non era certo “un oppositore siriano perseguitato dal regime” poiché viaggiava e circolava liberamente nel suo paese. Non era un “intellettuale laico”, come si afferma, poiché era il consigliere politico dell’algerino Abbassi Madani, presidente del Fronte islamico di salvezza (FIS), ora rifugiatosi in Qatar.
Il suo successore, Abdel Basset Syda [2], è entrato in politica solo nel mese scorso, e subito si è affermato come un mero esecutore della volontà statunitense. Dopo la sua elezione a capo del CNS, ha promesso non di difendere la volontà del suo popolo, ma di attuare la “road map” che Washington ha scritto per la Siria: The Day after.
I combattenti dell’esercito libero siriano non sono attivisti per la democrazia. Riconoscono l’autorità spirituale dello sceicco Adnan al-Arour, un predicatore takfirista che invoca il rovesciamento e l’assassinio di Assad, non per motivi politici, ma semplicemente perché è di confessione alawita, cioè, un eretico ai suoi occhi. Tutti i dirigenti identificati dell’ELS sono sunniti e tutte le brigate dell’ELS sono intitolate a personaggi storici sunniti. “I tribunali rivoluzionari” dell’ELS condannano a morte i loro avversari politici (e non solo i sostenitori di Bashar al-Assad) e i miscredenti, che sgozzano in pubblico. Il programma dell’ELS è volto a porre fine al regime laico installato da Baath, SSNP e comunisti, in favore di un regime puramente confessionale sunnita.

Il conflitto siriano è stato premeditato dall’Occidente
La volontà occidentale di finirla con la Siria è nota ed è più che sufficiente a spiegare gli eventi attuali. Ricordiamo alcuni fatti che non lasciano dubbi sulla premeditazione degli eventi [3].
La decisione di entrare in guerra con la Siria è stata presa dal presidente George W. Bush durante un incontro a Camp David, il 15 settembre 2001, subito dopo gli attentati spettacolari di New York e Washington. Fu previsto di intervenire simultaneamente in Libia per dimostrare la capacità di agire su un doppio teatro di operazioni. Questa decisione è stata confermata dalla testimonianza del generale Wesley Clark, ex comandante supremo della NATO, che vi si era opposto.
Sulla scia della caduta di Baghdad, nel 2003, il Congresso aveva approvato due leggi che istruivano il Presidente degli Stati Uniti a preparare una guerra contro la Libia e un’altra contro la Siria (la Syria Accountability Act).
Nel 2004, Washington ha accusato la Siria di nascondere sul suo suolo, le armi di distruzione di massa che non aveva potuto trovare in Iraq. Questa accusa svanì quando venne ammesso che le armi non esistevano ed erano un pretesto per invadere l’Iraq.
Nel 2005, dopo l’assassinio di Rafik Hariri, Washington ha cercato di entrare in guerra contro la Siria, senza riuscirci, poiché aveva ritirato il suo esercito dal Libano. Gli Stati Uniti hanno poi creato false prove per accusare il presidente al-Assad di aver ordinato l’attentato e hanno creato un tribunale internazionale speciale per giudicarlo. Ma alla fine sono stati costretti a ritirare le loro false accuse, dopo che le loro manipolazioni sono state scoperte.
Nel 2006, gli Stati Uniti hanno iniziato a preparare la “rivoluzione siriana” con la creazione del Syria Democracy Program. Si trattava di creare e finanziare gruppi di opposizione filo-occidentali (come il Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo). Al finanziamento ufficiale del Dipartimento di Stato si era aggiunto un finanziamento segreto della CIA attraverso un’associazione della California, la Democracy Council.
Sempre nel 2006, gli Stati Uniti avevano affidato a Israele la guerra contro il Libano, nella speranza di coinvolgere la Siria e d’intervenire. Ma la rapida vittoria di Hezbollah sventò tale piano.
Nel 2007, Israele ha attaccato la Siria, bombardando un’installazione militare (Operazione Orchard).  Ma ancora una volta, Damasco ha mantenuto la calma e non si è lasciata coinvolgere nella guerra. I successivi controlli dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica hanno dimostrato che non era un sito nucleare, contrariamente a quanto era stato detto dagli israeliani.
Nel 2008, durante l’incontro che la NATO organizza come Gruppo Bilderberg, la direttrice della Arab Reform Initiative, Bassma Kodmani, e il direttore della Stiftung Wissenschaft und Politik, Volker Perthes, esposero brevemente al Gotha americano-europeo i vantaggi economici politici e militari di un possibile intervento dell’Alleanza in Siria.
Nel 2009, la CIA ha istituito gli strumenti della propaganda in Siria come le reti BaradaTV, con sede a Londra, e OrientTV, a Dubai.
A questi elementi storici, si aggiunga che un incontro si era tenuto a Cairo, la seconda settimana di febbraio 2011, intorno a John McCain, Joe Lieberman e Bernard-Henry Levy, di figure come il libico Mahmoud Jibril (allora numero due del governo libico) e di siriani come Malik al-Abdeh e Ammar Qurabi. Fu questo incontro che diede  il segnale delle operazioni segrete, che iniziarono sia in Libia che in Siria (15 febbraio a Bengasi, e il 17 febbraio a Damasco).
Nel gennaio 2012, il Dipartimento di Stato e della Difesa statunitensi costituivano la Task Force The Day After. Supporting a democratic transition in Syria, che ha scritto sia una nuova costituzione che un programma di governo per la Siria [4].
Nel maggio del 2012, la NATO e il GCC hanno istituito il Gruppo di lavoro sulla ripresa economica e lo sviluppo degli Amici del popolo siriano, sotto la co-presidenza tedesca e degli emirati. L’economista siro-britannico Ossam el-Kadi vi ha elaborato una ripartizione delle ricchezze siriane tra gli stati membri della coalizione, da applicare il “giorno dopo” (vale a dire, dopo il rovesciamento del regime per mano della NATO e del GCC) [5].

Rivoluzionari o controrivoluzionari?
I gruppi armati non sono nati dalle proteste pacifiche del febbraio 2011. Queste manifestazioni, infatti, denunciavano la corruzione e chiedevano più libertà, mentre i gruppi armati, come abbiamo visto sopra, provengono dall’islamismo.
Negli ultimi anni, una terribile crisi economica ha colpito il paese. Ciò fu causato dagli scarsi raccolti, che furono erroneamente considerati disgrazie passeggere, mentre erano la conseguenza del cambiamento climatico permanente. A questo si aggiunsero gli errori nell’attuazione delle riforme economiche, che hanno disturbato il settore primario. Fece seguito un massiccio esodo rurale che il governo dovette affrontare, e una deriva settaria di alcuni agricoltori, che il potere aveva trascurato. In molte zone, le abitazioni rurali non si concentrano nei villaggi, ma sono disperse sotto forma di fattorie isolate, nessuno ha misurato la portata del fenomeno fino a quando i suoi seguaci si riunirono.
In definitiva, mentre la società siriana incarna il paradigma della tolleranza religiosa, si sviluppava una corrente takfirista all’interno di essa. Ha fornito la base dei gruppi armati. Questi sono stati riccamente finanziati dalle monarchie wahabite (Arabia Saudita, Qatar, Sharjjah).
Questo colpo di fortuna ha portato al raggruppamento di nuovi combattenti, che comprendevano i parenti delle vittime della repressione di massa del sanguinoso colpo di stato fallito dei Fratelli Musulmani, nel 1982. Le loro motivazioni sono spesso meno ideologiche che personali. Nascono dalla vendetta. Molti delinquenti e detenuti attratti dai guadagni facili vi si sono uniti: un “rivoluzionario” è pagato sette volte un salariato medio.
Infine, i professionisti che hanno combattuto in Afghanistan, Bosnia, Cecenia o in Iraq cominciarono ad arrivare. Al cui primo posto vi erano gli uomini di al-Qaida in Libia, guidati da Abdelhakim Belhaj in persona [6]. I media li presentano come jihadisti, cosa non appropriata, l’Islam non concepisce la guerra santa contro dei fratelli musulmani. Si tratta soprattutto di mercenari.
La stampa occidentale e del Golfo sottolinea la presenza di disertori nell’ELS. Certo, ma è per contro falso che abbiano disertato dopo essersi rifiutati di reprimere le proteste politiche. I disertori in questione rientrano quasi sempre nei casi che abbiamo citato sopra. Inoltre, un esercito di 300.000 uomini ha necessariamente tra le sue file fanatici religiosi e teppisti.
I gruppi armati utilizzano la bandiera siriana a banda verde (al posto della fascia rossa) e tre stelle (invece di due). La stampa occidentale la chiama “bandiera dell’indipendenza”, poiché era in vigore al momento dell’indipendenza nel 1946. In realtà, questa è la bandiera del mandato francese che rimase in vigore durante l’indipendenza formale del paese (1932-1958). Le tre stelle rappresentano i tre distretti religiosi del colonialismo (alawiti, drusi e cristiani). Utilizzare questa bandiera, certamente non significa brandire un simbolo rivoluzionario. Al contrario, significa affermare di voler prolungare il progetto coloniale, quello di Sykes-Picot del 1916 e la ristrutturazione del “Medio Oriente allargato”.
Nel corso dei 18 mesi di azioni armate, questi gruppi armati si sono strutturati, e sono più o meno coordinati. Così oggi, la stragrande maggioranza è posta sotto il comando turco, sotto l’etichetta di esercito libero siriano. In realtà, sono diventati gli ausiliari della NATO; il quartier generale dell’ELS è anch’esso installato nella base aerea NATO di Incirlik. Gli islamisti più estremi hanno formato le proprie organizzazioni o hanno aderito ad al-Qaida. Sono sotto il controllo del Qatar o del ramo Sudeiri della famiglia reale saudita [7]. Difatti, sono collegati alla CIA.
Questa formazione progressiva, che parte dai contadini poveri e termina con l’afflusso di mercenari, è identica a quello che si è visto in Nicaragua, quando la CIA ha organizzato i Contras per rovesciare i sandinisti, o che si è visto a Cuba quando la CIA ha organizzato lo sbarco della Baia dei Porci per rovesciare i castristi. In particolare, è questo il modello che i gruppi armati siriani rivendicano: nel maggio 2012, i Contras in cubani di Miami hanno organizzato seminari di addestramento alla guerra di guerriglia per i loro omologhi contro-rivoluzionari siriani [8].
I metodi della CIA sono gli stessi ovunque. E così i Contras siriani hanno concentrato la loro azione militare, in parte sulla creazione di basi fisse (ma nessuna ha tenuto, nemmeno l’Emirato Islamico di Bab Amr), poi sul sabotaggio economico (distruzione di infrastrutture e incendi di grandi fabbriche), e infine sul terrorismo (deragliamento di treni passeggeri, attacchi con autobomba presso siti frequentati, uccisione di leader religiosi, politici e militari). Pertanto, la parte della popolazione siriana che avrebbe potuto avere simpatia per i gruppi armati, all’inizio degli eventi, credendo che rappresentassero un’alternativa al regime attuale, si è a poco a poco dissociata.
Non sorprende che la battaglia di Damasco sia consistita nel far convergere sulla capitale 7.000 combattenti sparsi per il paese, in attesa degli eserciti mercenari nei paesi vicini. Decine di migliaia di Contras hanno cercato di penetrare il paese. Si muovevano simultaneamente su numerose colonne di pick-up, preferendo attraversare deserti che prendere le autostrade. Una parte di loro è stata fermata dai bombardamenti aerei e ha dovuto ritirarsi. Altri, dopo aver preso i valichi di frontiera, hanno raggiunto la capitale. Non hanno trovato il sostegno popolare previsto. Piuttosto, il popolo ha guidato i soldati dell’Esercito Nazionale per identificarli ed eliminarli. Alla fine furono costretti a ritirarsi e hanno annunciato che, data la mancata presa di Damasco, avrebbero preso Aleppo. Quindi, tutto ciò dimostra che non ci sono né Damasceni, né Aleppini in rivolta, ma solo dei combattenti vaganti.
L’impopolarità dei gruppi armati deve essere paragonata con la popolarità dell’esercito regolare e delle milizie di autodifesa. L’esercito nazionale siriano è un esercito di leva, quindi è un esercito popolare, ed è impensabile che possa essere utilizzato per la repressione politica. Recentemente, il governo ha autorizzato la creazione delle milizie di quartiere. Ha distribuito armi ai cittadini che si sono impegnati a dedicare 2 ore al giorno del loro tempo per difendere il loro quartiere, sotto la supervisione militare.

Lucciole per lanterne
A suo tempo, il presidente Reagan incontrò alcune difficoltà a presentare i Contras come “rivoluzionari”. Creò per questo una struttura di propaganda, il Bureau of Public Diplomacy, affidato alla gestione di Otto Reich [9]. Questi corruppe dei giornalisti, soprattutto dai principali media statunitensi e dell’Europa occidentale, per avvelenare l’opinione pubblica. Lanciò anche la voce che i sandinisti avessero armi chimiche e che avrebbero potuto usarle contro il loro popolo. Oggi la propaganda é diretta dalla Casa Bianca dal vice consigliere per la sicurezza nazionale responsabile delle comunicazioni strategiche, Ben Rhodes. Applica i buoni e vecchi metodi ed ha suscitato contro il Presidente al-Assad le voci sulle armi chimiche.
In collaborazione con l’MI6 britannico, Rhodes riuscì ad imporre come principale fonte di informazione per le agenzie di stampa occidentali una struttura fantasma: l’Osservatorio siriano per i diritti umani (OSDH). I media non hanno mai messo in dubbio la credibilità di questa firma, anche se le sue affermazioni sono state negate dagli osservatori della Lega Araba e da quelli delle Nazioni Unite. Meglio, questa struttura fantasma, che non ha né una sede, né personale, né esperienza, è diventata anche la fonte di informazione delle cancellerie europee dal quando la Casa Bianca le ha convinte a ritirare il loro personale diplomatico dalla Siria.
Ben Rhodes ha organizzato anche degli spettacoli per i giornalisti in cerca di emozioni. Due operatori turistici furono istituiti, uno nell’ufficio del primo ministro turco Erdogan e il secondo presso l’ex primo ministro libanese Fouad Siniora. I giornalisti che lo volevano, venivano invitati a entrare illegalmente in Siria con i contrabbandieri. Si offriva un viaggio di mesi dal confine con la Turchia a un villaggio fasullo posto in montagna. Si poteva fare un servizio fotografico con dei “rivoluzionari” e “condividere la vita dei combattenti.” Poi, per i più sportivi, era possibile dal confine con il Libano, visitare l’Emirato Islamico di Bab Amr.
Assai stranamente, molti giornalisti hanno osservato loro stessi le enormi  falsificazioni, ma non arrivarono ad alcuna conclusione. Così, un famoso fotoreporter aveva ripreso i “rivoluzionari” di Bab Amr bruciare pneumatici per rilasciare fumo nero e far credere a un bombardamento del quartiere. Immagini che fece mandare in onda su Channel4 [10], ma continuò a sostenere di esser stato testimone del bombardamento di Bab Amr narrato dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo.
O ancora, il New York Times ha osservato che le foto e i video inviati dal servizio stampa dell’esercito libero siriano, e che mostrano valorosi combattenti, erano delle messe in scena [11]. Le armi erano in realtà delle riproduzioni, dei giocattoli per bambini. Il giornale ha comunque continuato a credere nell’esistenza di un esercito di disertori di quasi 100.000 uomini.
Secondo uno schema classico, i giornalisti preferiscono mentire che ammettere di esser stati manipolati. Una volta ingannati, partecipano così consapevolmente alla diffusione delle menzogne che hanno scoperto. La questione è se anche voi, lettori di questo articolo, preferite chiudere gli occhi o se decidete di sostenere il popolo siriano contro l’aggressione dei Contras.

Note
[1] La piazza Tahrir non è la più grande al Cairo. Era stata scelta per ragioni di marketing, la parola Tahrir si traduce nelle lingue europee in Libertà. Questo simbolo è stato scelto, ovviamente, non dagli Egiziani, perché ci sono diverse parole in arabo per definire Libertà. Tahrir indica la Libertà che si riceve, non quella che si conquista.
[2] La stampa occidentale ha preso l’abitudine di scrivere il nome del Sig. Syda aggiungendo una “a” per “Saida”, per evitare confusione con la malattia con lo stesso nome. NdA.
[3] Il termine “premeditazione” è usato normalmente nel diritto penale. In politica, il termine corretto è “complotto”, ma l’autore non è riuscito a usarlo perché crea una reazione isterica da coloro che si applicano a credere che la politica occidentale sia trasparente e democratica . NdA
[4] “Washington a rédigé une nouvelle constitution pour la Syrie“, Réseau Voltaire, 21 luglio 2012.
[5] “Les ‘Amis de la Syrie’ se partagent l’économie syrienne avant de l’avoir conquise“, German Foreign Policy, traduzione Horizons et débats, Réseau Voltaire, 14 giugno 2012.
[6] “L’esercito libero siriano è comandato dal governatore militare di Tripoli“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 18 dicembre 2011.
[7] Per maggiori dettagli, leggere “La controrivoluzione in Medio Oriente“, Thierry Meyssan, Komsomolskaya Pravda/Réseau Voltaire, 11 maggio 2011.
[8] “L’opposizione siriana crea la sede estiva a Miami“, Cuban News Agency, Jean Guy Allard, Réseau Voltaire, 25 maggio 2012.
[9] “Otto Reich et la contre-révolution“, Arthur Lepic, Paul Labarique, Réseau Voltaire, 14 maggio 2004.
[10] “Syria’s video journalists battle to telle the ‘truth’“, Channel4, 27 marzo 2011.
[11] “Syrian Liberators, Bearing Toy Guns“, C. J. Chivers, The New York Times, 14 giugno 2012.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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