L’asse Teheran-Damasco-Baghdad, a passo di carica

DeDefensa 26 luglio 2012

Nell’attualità, che nulla sembra indicare possa diventare sfavorevole al blocco BAO, nonostante l’evidenza e la documentazione che si accumulano sulla realtà della sua azione, al-Qaida non nasconde le sue ambizioni. Fondamentalmente, si tratta di formare uno “stato islamico”, una sorta di cuore da cui generare un califfato in ottime condizioni, composto da Siria e Iraq, il cui scopo sarebbe condurre una guerra risolutiva e spietata contro Israele e Iran, e liberare i palestinesi.
Questo programma è il “riassetto” del Medio Oriente, che dovrebbe fare appello a tutti i sostenitori della modernità del post-postmoderno blocco BAO, poiché essi stessi sono gli obiettivi principali di questa azione di sostegno ad al-Qaida, che sfocia nei “valori”, caratteri e regole tanto cari ai suddetti… Ecco perché possiamo descrivere questa modernità, come post-postmoderna.
Russia Today, il 26 luglio 2012, fornisce alcune indicazioni su queste ambizioni, dichiarazioni che le sostanziano, ecc., e anche attraverso un articolo del New York Times. “Un operativo iracheno di al-Qaida, ha ammesso che la sua organizzazione sta prendendo parte alla rivolta contro il presidente siriano Assad”. La rivelazione avviene durante la crescente evidenza che al-Qaida ha acquisito un punto d’appoggio in Siria. Abu Thuha, un 56enne operativo di al-Qaida, di Kirkuk nel nord dell’Iraq, descrive il grande piano dell’organizzazione islamista a un inviato iracheno de The New York Times. “Abbiamo esperienza, ora, avendo combattuto gli americani, e più esperienza ora, con la rivoluzione siriana”, ha osservato. “La nostra grande speranza è formare uno Stato Islamico siriano-iracheno per soli musulmani, e poi annunciare la nostra guerra contro Iran e Israele, e per la Palestina libera.”
• Nello stesso testo, abbiamo individuato le fonti dell’informazione del governo iracheno, che mostrano una forte consapevolezza dei progetti di al-Qaida e della minaccia che tali progetti comportano per l’Iraq e la Siria. L’ultima ondata di attentati in Iraq dimostra che al-Qaida tiene sott’occhio l’Iraq e non esiterà ad intervenire con la severità che è necessaria. I chiarimenti coinvolgono anche, comprensibilmente, una maggiore collaborazione tra il governo iracheno e il governo siriano, al punto che si può parlare di un’alleanza de facto. “Siamo al 100 per cento sicuri del coordinamento sulla sicurezza con le autorità siriane, che vogliono i nomi che noi abbiamo, e che sono gli stessi nomi ricercati che le autorità siriane cercano, specialmente negli ultimi tre mesi“, ha detto Izzat al-Shahbandar, un aiutante del primo ministro iracheno. “L’al-Qaida che opera in Iraq è la stessa che opera in Siria”. “Il ministro degli esteri iracheno Hoshyar Zebari ha anche notato che, mentre il paese nel decennio passato ha sofferto l’afflusso di operativi di al-Qaida provenienti dalla Siria, adesso tale flusso si è ora invertito. Abbiamo informazioni solide e intelligence secondo cui i membri della rete terroristica di al-Qaida sono andati in Siria”, ha detto ai giornalisti, a Baghdad, il 5 luglio. “La nostra principale preoccupazione, ad essere onesti con voi, riguarda le infiltrazioni di estremisti, gruppi terroristici, che si radicano nei paesi limitrofi.”
• Aggiungiamo a ciò, le notizie fresche dal nuovo “fronte” siro-iracheno, il rischio di un intervento iraniano, il primo del genere concernente l’annuncio che l’Iran interverrà in Siria se ci sarà un intervento straniero contro questo paese. (Potremmo credere che l’idea di un intervento in Siria, nelle stesse circostanze, non sia così lontana dalle menti della leadership irachena.) Abbiamo parlato di questo il 25 luglio 2012, rilevando la dichiarazione iraniana: “L’avvertimento lanciato dal generale iraniano Masoud Jazayeri, portavoce dello stato maggiore iraniano, sostanziano questo sviluppo” [Russia Today, 24 luglio 2012]: “Il regime del presidente Bashar al-Assad ha amici nella regione, pronti ‘ad attaccare’ in caso di intervento in Siria [...] Nessuno degli amici della Siria o del grande fronte della resistenza è ancora entrato in scena, e nel caso in cui questo accada, attacchi decisivi colpiranno il nemico, soprattutto gli odiati governanti arabi”, ha detto all’agenzia Fars il Gen. Masoud Jazayeri, portavoce dello Stato Maggiore congiunto del paese.” Possiamo quindi aggiungere Tehran, altro obiettivo dichiarato di al-Qaida, nell’alleanza stabilitasi saldamente tra Baghdad e Damasco. Ciò costituisce l’asse Damasco-Baghdad-Teheran che, con la crisi di Hormuz, completa perfettamente quello che abbiamo chiamato, il 23 luglio 2012, “diagonale della crisi” che mostra che gli eventi vanno così veloci, che hanno già superato l’ipotetica constatazione di questo testo… “La situazione nella regione considerata non è una crisi, ma tre crisi geograficamente allineate – una catena critica perfetta, sia a livello politico e strategico, che perfettamente geografico, con una diagonale che infila successivamente la crisi siriana, la crisi nello stretto di Hormuz (Golfo Persico) e la crisi iraniana; la crisi di Hormuz che collega le altre due, confermando così il modello già esposto di un “cambiamento strategico” (vedi 4, 12 e 26 gennaio, 2012). (La diagonale è completata dalla presenza dell’Iraq, la cui posizione politica ambigua, nella migliore delle ipotesi, più vicina all’Iran che agli Stati Uniti, completa aggravandola questa catena critica.)
Le notizie sopra elencate dimostrano che l’asse Damasco-Baghdad-Teheran diventa una necessità naturale della situazione creata da ciò  che, ora, è ampiamente considerata una spinta “espansionista” di al-Qaida, che si trova in pochi mesi nella posizione di giocatore importante nel conflitto in corso in Medio Oriente, e che già ora supera il conflitto in Siria, come abbiamo ampiamente visto qui. Questa analisi va incontro a quello che Lavrov ha detto pochi giorni fa, secondo cui ora ci sono tre giocatori in Siria: il governo di Assad, l’opposizione e al-Qaida, con la differenza, a vantaggio di essa, che l'”attore al-Qaida” è l’unico con una evidente ramificazione internazionale in Iraq. Questo dovrebbe spingere Damasco, ancora una volta quale necessità naturale, a cercare un’alleanza internazionale così chiara che le dia peso, e ciò deve ovviamente avvenire con il governo iracheno.
In questa logica, che si sta sviluppando sotto i nostri occhi, l’estensione della ramificazione internazionale Baghdad-Damasco si estende, proprio come una necessità naturale, verso Teheran, che viene designata da al-Qaida come il nemico da distruggere. Questa volta l’alleanza tra Teheran e Damasco non è del tipo che conosciamo, un’alleanza di convenienza piuttosto indiretta, derivante dal fatto che Siria e Iran sono minacciate in modi diversi e per motivi differenti, dalla stessa potenza (il blocco BAO); a questa alleanza di convenienza, perché può cambiare a seconda dell’evoluzione delle due crisi considerate, si sostituisce un’alleanza di necessità diretta, basata sull’opposizione alla stessa minaccia con, tra i due, l’Iraq che viene anche minacciato nello stesso modo, e dallo stesso “attore”. Ciò significa che la prospettiva di un asse Teheran-Damasco-Baghdad si presenta come una necessità, una necessità che deve essere rapidamente attuata. Questo dimostra ancora una volta la velocità e l’integrazione delle crisi di sicurezza in corso, come abbiamo considerato il 23 luglio 2012, che si effettuano con la crisi di Hormuz, che naturalmente si colloca nella diagonale così tracciata attraverso il Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Oceano Indiano.
Finora, si tratta di pura logica… Vi aggiungeremo, in un poscritto diverso, l’una o l’altra situazione schizofrenica, che in realtà non è nuova, ma in evoluzione verso l’assurdo e l’incontrollabile .
• Che fare con Israele e cosa Israele farà, nemico giurato dell’Iran e nemico piuttosto d’obbligo della Siria, che si trova davanti alla prospettiva proclamata di al-Qaida che contempla uno stato islamico, il cui altro obiettivo è la distruzione Israele: la stessa minaccia pesa su Teheran e Tel Aviv, mentre Tel Aviv non sogna che di avere la pelle di Teheran, o meglio ancora, con Tel Aviv che addirittura è pronta ad unirsi alla crociata contro la Siria, per far piazza pulita… preparando il terreno ad al-Qaida, che vuole la sua distruzione? Stiamo inventando la schizofrenia poliedrica, in quanto vi sono diversi gruppi in gioco. Certo, “il caso della dissoluzione interna di Israele“, previsto il 25 luglio 2012, è anche collegato al cul-de-sac schizofrenico a cui conduce la politica della coppia Netanyahu-Barak.
• Postscript complementare al precedente: chiedere a Erdogan cosa ne pensa del nuovo asse Damasco-Baghdad-Teheran, mentre Assad offre generosamente ampie opportunità ai suoi curdi (10% della popolazione siriana), prontamente armati, d’intervenire a sostegno dei curdi della Turchia.
• Nel frattempo, il blocco BAO, dalla maestosa civiltà, continua ad allineare le eleganti incongruenze che immaginiamo coordinate per confermare l’impressione che manovra abilmente. Il 24 luglio Fabius, su TF1 annunciava, marziale, che l’impunità per Assad non è in questione, se Assad se ne va o, meglio, quando Assad se ne andrà (impunità che, nella sua grande saggezza, gli ha offerto in cambio della sua partenza volontaria la Lega araba finanziata dall’Arabia Saudita, eccetto l’Iraq che non si è associato alla risoluzione anti-siriano); Assad cadrà e la pagherà per i suoi crimini, aveva detto Fabius, in sostanza. Allora, il 25 luglio, la sua fidanzata Hillary, del dipartimento di Stato, ha annunciato che “non è troppo tardi” per il dopotutto-simpatico Assad, intraprendere la pianificazione del gruppo di transizione che dovrebbe succedergli, cosa che sarà molto utile; dopo di che, si impegnerà con Fabius, che si assicurerà che l’immortale iniziativa Badinter-Mitterrand sia tolta in questo caso, e che si liquidi Assad-il massacratore in nome della “comunità internazionale”.
Così mentre integra le crisi (vedi sopra), vi è l’integrazione delle capacità dei residenti dell’asilo BAO. Anche con un imbuto in testa, non mancano di coordinarsi molto elegantemente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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