Il triangolo Erdogan-Davutoglu-Siria

DeDefensa 10.08.2012

Un articolo di Husnu Mahalli di Alakhbar.com del 7 agosto 2012 (tratto da The Money Party, 8 agosto 2012) fornisce una spiegazione della politica siriana della Turchia dall’inizio dei disordini in Siria, compresa la furia turca contro Assad. Nei dettagli, la confusione non manca, proprio come nella politica stessa … L’essenziale di questa politica è assegnata al Ministro degli Affari Esteri della Turchia, Ahmet Davutoglu, in un contesto difficile per lui, dal momento che questa politica non ha portato ad una rapida caduta di Assad, come aveva previsto, e può portare la Turchia in una situazione molto difficile. Questa spiegazione generale è sostantivata dalle specifiche politiche d’informazione nella stessa Turchia, come nota Husnu Mahalli. (Gli stessi elementi sono indicativi dell’indebolimento attuale della situazione politica interna in Turchia.)
Gursel Tekin, vicepresidente del partito di opposizione Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha previsto che il ministro Davutoglu sia licenziato, dopo aver coinvolto la Turchia nella crisi siriana. Tekin ha aggiunto che il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha in programma di sbarazzarsi presto di Davutoglu. Da qualche tempo, Davutoglu è il bersaglio di acuti attacchi dai partiti di opposizione e da molti analisti dei media, che lo rimproverano per il triste fallimento della politica turca in Siria, essendone il responsabile dell’elaborazione e per averla venduta al primo ministro...”
La spiegazione generale, che risale al caso libico, mostra essenzialmente il Primo Ministro Erdogan disinformato o male informato dal suo ministro degli esteri, che lo era a sua volta da Qatar, Arabia Saudita, e infine Stati Uniti … Ma ancora si esita davanti alle parole “disinformato” e “misinformato”, che contengono una dose essenziale di forza di volontà e capacità di manipolare, fuorviare, ecc., se non ad usare questi termini in modo “oggettivo”, come produttori essi stessi della loro sostanza disinformativa e misinformativa che colpisce tutti. Sembra che da parte di Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti, ci siano anche gli stessi errori che sono stati passati ai turchi come valutazioni valide, che hanno portato tutti alla prospettiva di una caduta assai rapida di Assad. Il ministro Davutoglu potrebbe quindi aver preso in considerazione d’ispirarsi a una politica di guadagni facili e veloci per la Turchia, fornendole una notevole statura politica. Così, questi dettagli, appaiono dimostrare la debolezza della capacità informativa della Turchia in questa materia, ma sempre in un contesto in cui, ci sembra, questa debolezza sulle informazioni sia ampiamente condivisa.
“In verità, mancano ad Ankara esperti negli affari siriani, così come negli affari arabi in generale. Questo può aiutare a spiegare il fatto che tutte le analisi sulla situazione siriana siano state alquanto superficiali, e non andavano oltre le notizie e gli articoli pubblicati dai media occidentali e i rapporti delle l’intelligence degli Stati Uniti e israeliana, fatti trapelare abitualmente ai giornalisti turchi. La maggior parte delle informazioni di Ankara sulla Siria proveniva da al-Jazeera e al-Arabiya, e dalle pagine dei siti dell’opposizione siriana sui social networking. Per esempio, quando Erdogan ha usato il termine shabiha (un riferimento alle milizie pro-regime in Siria) glielo hanno trasmesso i suoi consulenti o forse Davutoglu, senza pensare che sia gli agenti dell’esercito turco che dei servizi di sicurezza turchi spesso indossano abiti civili, che non è una cosa diversa dai shabiha, per reprimere le proteste pacifiche…
La situazione politica in Turchia, a livello di governo, è ovviamente influenzata da questa situazione generale molto confusa, mostrandosi preda di una confusione simile. Sembra che Davutoglu resti convinto del “collasso” di Assad, la cui caduta sia “imminente” da quasi quasi un anno. (Davutoglu “è convinto ed è assolutamente sicuro che ha ragione, nonostante tutte le critiche indirizzategli, ha fatto pesanti errori di calcolo tattico e strategico.”) Sembra che grandi voci scuoteranno la leadership turca, ma sempre senza che si possa determinare in che modo, come la “certezza” che si mantiene sul destino di Assad, ma in questo caso in un modo che sembra sempre più certo ogni giorno, che non il destino di Assad.
… La domanda più importante che rimane senza risposta, sui media e sul palcoscenico politico turchi è questa: Fino a quando Erdogan continuerà a sopportare il peso della politica sbagliata del suo ministro degli esteri, che alla Turchia costa caro a tutti i livelli [... ] Qui, sembra che Davutoglu sia deciso a rovesciare il regime al potere in Siria, in caso contrario, Erdogan lo farà dimettere, mettendo fine alla sua carriera diplomatica, cosa che vuole sfruttare per i suoi futuri calcoli politici. Alcuni parlano della possibilità che Davutoglu possa diventare il nuovo primo ministro della Turchia, quando Erdogan diventerà il presidente della Repubblica nell’estate del 2014, a condizione che Davutoglu dimostri il suo merito politico-diplomatico rovesciando il regime della Siria…”
Ci sono, in questo articolo, sia una nuova prospettiva sulla situazione in Turchia (il ruolo di Davutoglu, il possibile confronto tra Erdogan e Davutoglu), che la conferma di una situazione generale di straordinaria impotenza a livello d’informazione, in particolare nel blocco BAO, a cui la Turchia si è aggregata nella circostanza. Se tendiamo a vedere in questo aspetto della situazione in Turchia, una proroga di una situazione generale, è perché abbiamo prove sufficienti che, in tutti i paesi dell’ex blocco BAO, la stessa situazione di “auto-disinformazione” ha prevalso sin dall’inizio di questo caso, come politica generale e strutturale, in tale direzione, per un certo numero di anni (spesso, a partire da 2001-2003, costantemente dal 2008).
Abbiamo riferito ampiamente di questo aspetto delle informazioni sulla situazione in Siria, sia in termini di carattere generale ormai stabilitosi nelle condizioni dell'”informazione” nel nostro tempo (cfr. 2 Aprile 2012), dal punto di vista della leadership politica (v. 7 febbraio 2012), in termini di sistema  mediatico (vedi 16 marzo, 2012), dal punto di vista delle “fonti”, o anche su quale fosse la “fonte unica” della la situazione in Siria, per mesi (vedi 6 giugno 2012).
Su questo ultimo punto del famoso caso dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), che è stato anche descritto dalla Reuters dell’8 dicembre 2011 esattamente in questi termini, scrivevamo (si ricordi il testo del 6 giugno 2012): “Il 4 giugno 2012, Cartalucci ci descrive assai facilmente la struttura, l’organizzazione e il funzionamento dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (diciamo SOHR, per essere ancora più seri), di Coventry (si dovrebbe dire Londra, sempre per essere seri); il SOHR, la fonte principale o la fonte quasi unica, fino a poco tempo, delle nostre informazioni sugli orrori commessi unilateralmente dal regime di Assad in Siria, secondo la vulgata generale, e quindi la causa di questa enorme crisi che infine scuote la contro-civiltà occidentale, o blocco BAO, … poiché il SOHR, grande impresa, si limita a una sola persona in un piccolo ufficio improvvisato, in una casa di Coventry, il cui piano terra è occupato da un negozio di abiti che costituisce l’attività di sussistenza di questa persona...”
…Quindi, essere consapevoli chi fosse effettivamente questa persona che si presentava come SOHR, che per molti mesi, almeno da settembre-ottobre 2011 (quando il caso siriano ha cominciato ad assumere la dimensione di crisi internazionale) fino a maggio-giugno 2012, fu l’unica fonte significativa di varie agenzie del blocco BAO, tra cui, ad esempio, i servizi competenti della burocrazia politica estera dell’Unione europea. Solo molto recentemente (ad esempio a fine giugno) si è iniziato a mettere in discussione l’affidabilità delle informazioni generali ottenute, in genere, da una sola fonte, che era una persona soltanto, e inoltre, di tale fonte. (Il processo di auto-disinformazione va al suo estremo più assurdo: Reuters, che ha fatto il reportage che si è letto sul SOHR, ha continuato per mesi ad appoggiarsi sullo stesso SOHR, nel giudicare la situazione in Siria. Anche se alcuni potrebbero vedervi, come sempre, il machiavellismo e la deliberata intenzione di trasformare la verità della situazione siriana, noi ripetiamo eternamente che in questo caso si tratta di maggior abilità nell’arte della semplice montatura. Ad esempio, ed esempio abbastanza primitivo nell’arte della montatura, si consiglia al nominato Abdulrahman, – l’unico uomo del SOHR, – di prendere una decina di dipendenti, magari fittizi, per far pensare ai suoi visitatori inaspettati che questa sia una cosa seria; l’MI6, che ha “protetto” Abdulrahman e trasmesso le informazioni al suo ministro degli esteri Hague, avrebbe potuto prendere questa azienda di copertura con qualche migliaio di sterline da una delle sue casseforti segrete, o forse dei fondi necessari da un recipiente di biglietti da 100 dollari stampati appositamente dall’amico Bernanke…)
Quindi si dubita che la Turchia sia stata, in sostanza, deliberatamente e singolarmente disinformata in modo efficace nella gestione della manipolazione, da dei partner che si trovano in questa stessa situazione di disinformazione. Semplicemente, le manovre politiche, e di altro tipo, proseguono tra ogni “alleato”, ma su basi informative completamente e ugualmente distorte; vale a dire che il disordine che stanno cercando di introdurre presso l'”amico”, rafforza, in cambio, il disordine presso se stessi, poiché ognuno gioca su basi fasulle più o meno ignorate da tutti. Questo tende a trasformare i disaccordi, le assenze di coordinamento e i trucchi sporchi consapevolmente calcolati, in catastrofi imprevedibili e inaspettati, se l’occasione si presenta seguendo la linea generale sulla crisi siriana dei paesi del blocco BAO. Basta aggiungere al nostro stupore infinito, ma che comincia a svanire sul serio, l’elemento turco, che ancora avrebbe dovuto pensarci un po’ più consapevolmente, almeno, sugli affari interni della sua vicina Siria … Il modo in cui Foch fu nominato Generalissimo del 1918, dagli eserciti alleati, confidava sul fatto che una volta a capo di una coalizione, si avrebbe avuta molta meno ammirazione per Napoleone (che aveva sempre combattuto contro delle coalizioni), diremmo che messi alla presenza di quello che sembrano essere certi elementi della loro azione,  professiamo al riguardo molta meno stima per i dirigenti turchi, di quanto avemmo potuto averne un anno fa, quando abbiamo pensato che fossero notevolmente anti-sistema, fino a vedervi un’ispirazione indiretta al gollismo. Ne consegue la conclusione generale che, in questa crisi il cui motore è l’attuale crisi siriana, sembra che il disordine non risparmi nessuno e che sia particolarmente vivace e notevole in coloro che dovrebbero rappresentare, al  meglio possibile, ciò che si può avere dall’ordine in politica, vale a dire, le leadership politiche. Più che mai, siamo in grado di diagnosticare che esse (le direzioni politiche), e in particolare del blocco BAO e assimilati, la diagnosi di una psicologia immersa in difficoltà notevoli, suscitate dal terrorismo esercitato dal sistema, ed espressa come malattia maniaco-depressiva.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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