I responsabili dietro il dramma siriano

Olga Chetverikova Strategic Culture Foundation 17.08.2012

E’ diventato chiaro, recentemente, che il vecchio progetto occidentale per la Siria – la conversione di Aleppo nella Bengasi del paese, un punto di appoggio per una travolgente offensiva contro le forze governative – sia stato sventato in modo irreversibile. Dopo aver modificato la loro tattica, i curatori del processo, che telecomandano l’opposizione siriana da Parigi, Tel Aviv, Londra e Washington, sono passati a una combinazione di 1) pressione costante con lo scopo di spingere la Siria ulteriormente nel caos con attentati terroristici, sovversione, campagne di disinformazione e alimentando ancor più conflitti estremamente settari, 2) compiendo passi seri verso un palese intervento che verrebbe avviato dalla NATO e da un gruppo di suoi vassalli arabi. Il punto, al momento, è che la Siria scivola in un incubo senza una fine in vista, che forse si concluderebbe con un episodio scioccante, come il sequestro dei depositi di armi chimiche siriane da parte delle marionette terroriste internazionali, per aggiungere il tocco finale al quadro, che alla fine dovrebbe fornire una giustificazione credibile per la repressione militare internazionale del regime di Assad.
Il ministro degli esteri britannico William Hague ha inviato il messaggio il 5 agosto, in risposta ai militanti siriani che avevano preso in ostaggio 48 iraniani, tra cui donne e bambini, secondo cui il paese sta sprofondando in un conflitto settario e che le motivazioni che guidano i gruppi di opposizione, in tutto lo spettro, sono dovute soprattutto alle loro rivalità etniche e religiose. “Potrebbe essere solo, con l’ulteriore collasso dell’autorità del regime, che si avrebbe uno spargimento di sangue su scala ancora più grande…”, ha detto Hague. Nel linguaggio della politica occidentale, trasmettere previsioni allarmistiche è una forma tradizionale per rendere pubblico il vero piano. “In assenza di una soluzione pacifica, intensificheremo il nostro sostegno all’opposizione, continuando a fornire aiuti umanitari e continuando a intensificare il nostro lavoro per isolare il regime di Assad, le sue finanze e i suoi membri, rendendogli la vita la più difficile possibile”, ha promesso il capo della diplomazia britannica (1).
Illustrazioni vivaci delle attuali tecnologie anti-Assad, spuntano sui media occidentali. Il 5 agosto, The Sunday Times ha pubblicato un articolo del fotoreporter britannico John Cantley sulla sua prigionia nelle mani dei militanti siriani: nelle sue parole, questi erano un gruppo di jihadisti internazionali che contano nei ranghi persone provenienti da Pakistan, Bangladesh, Gran Bretagna, e Cecenia e, stranamente, nessun siriano (2). Non eludeva, Cantley, che 12 dei 30 membri del gruppo parlassero un fluente inglese, e 9 di loro parlassero con un distinto accento londinese. Il Foreign Office della Gran Bretagna, ha timidamente spiegato nella relazione che la situazione della sicurezza in Siria richiede un’energica azione internazionale.
Allo stesso tempo, The Daily Mail ha pubblicato un documento che indicava che la Gran Bretagna forniva telefoni satellitari avanzati ai militanti siriani. I portatili sono normalmente utilizzati dalle forze speciali britanniche e, secondo il giornale, “l’offerta di addestramento e delle attrezzature all’opposizione, significa che le forze speciali britanniche starebbero operando in Siria”. Ampliando opportunamente il punto di vista politico, The Daily Mail ha detto che “La fornitura di portatili di ultima generazione fa parte della missione del ministero degli esteri, per fondere le milizie in una coalizione in grado di governare il paese” (3).
I media statunitensi, egualmente riversano informazioni curiose su come gli aiuti alimentano gli insorti in Siria. Fino ad oggi, le forniture di armi all’opposizione siriana non sono state ufficialmente autorizzate dagli Stati Uniti, ma vengono elargite dagli alleati degli Stati Uniti – Turchia, Arabia Saudita e Qatar – si tratta di un segreto di Pulcinella. Seth Jones, uno scienziato politico della Rand Corporation ed ex consulente presso il Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti, ha scritto in un recente numero del Wall Street Journal che “al-Qaida in Siria (che spesso opera come “Fronte al-Nusra del Popolo del Levante”) utilizza i trafficanti – alcuni ideologicamente allineati, alcuni motivati dal denaro – per garantirsi rotte dalla Turchia e dall’Iraq per i combattenti stranieri, molti dei quali provengono dal Medio Oriente e dal Nord Africa … Al-Qaida in Iraq, guidata da Abu Bakr al-Baghdadi, ha apparentemente inviato armi leggere – tra cui fucili, mitragliatrici leggere, lanciagranate a razzi – al suo contingente in Siria. Ha anche inviato esperti di esplosivi per aiutare il contingente siriano a fabbricare bombe, oltre a combattenti per aumentarne le fila” (4).
Il “triangolo della morte” che comprende Turchia, Arabia Saudita e Qatar, gioca la partita in Siria in stretto coordinamento con la CIA. I ruoli chiave nel concerto sono dati a Hamad bin Jassim bin Jaber bin Muhammad al-Thani, premier e ministro degli esteri del Qatar, e al membro della Casa dei Saud, Bandar bin Sultan, segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale dell’Arabia Saudita e capo dell’agenzia di intelligence. In realtà, il principe Bandar, ambasciatore negli Stati Uniti nel 1983-2005, di conseguenza ben collegato con Washington, è al tempo stesso una figura centrale nella dirigenza saudita e uomo dalla reputazione di straniero di maggiore influenza negli Stati Uniti. E’ noto per aver versato denaro ai contras del Nicaragua, ai gruppi mercenari in Afghanistan, Bosnia, Libia e Cecenia, ed il suo attuale supporto ai terroristi siriani si presenta come una logica continuazione delle sue attività. Sono alti i sospetti secondo cui Bandar sia stato determinante nell’organizzazione dell’attentato terroristico che è costato la vita a quattro alti funzionari siriani, a Damasco, (5) lo scorso mese.
Mentre l’Arabia Saudita e il Qatar, almeno nominalmente, tendono a rimanere nell’ombra, la Turchia ha scelto la parte più sporca del lavoro contro la Siria, fornendo assistenza in modo definitivo alla campagna anti-Assad, ospitando i campi dei militanti siriani, e mantenendo il loro centro di comando a Adana, a circa 100 km dal confine con la Siria. La lista dei regali turchi all’esercito libero siriano non si limita alle armi da fuoco ma, secondo l’NBC News, comprende anche un gruppo di 20 sistemi antiaerei portatili. Un’istruzione scritta dal presidente degli Stati Uniti sembra aver posto il centro di Adana, situato in prossimità della base aerea di Incirlik, sotto la supervisione della CIA (6). Le infusioni finanziarie all’opposizione siriana, nel periodo di crisi, avrebbero, si stima, superato la boa dei 100 milioni di dollari, anche se la frazione dell’importo, quello dichiarato, arriva a un modesto assegno da 25 milioni di dollari (7).
A partire da questo agosto, la CIA e altre agenzie statunitensi hanno l’autorizzazione del presidente per impegnarsi con l’esercito libero siriano, con l’obiettivo di scacciare Assad; il che significa che le operazioni sono pienamente legittimate. Alla fine di luglio, il governo degli Stati Uniti ha istituito il Gruppo di sostegno siriano (SSG), a cui il Dipartimento del Tesoro ha prontamente rilasciato una licenza per alimentare l’opposizione siriana, sostenendone le informazioni e la logistica e offrendole una gamma di ulteriori e altrimenti illeciti, servizi. Le proporzioni del pacchetto finanziario assegnato al piano sono riservate fino a questo momento, ma il SSG ha già nominato nove commissioni dell’esercito libero siriano, a cui fornire il denaro per le acquisizioni e per pagare il personale.
Capo dell’ONG Centro per la Giustizia e la Responsabilità (CJA), Mohammad Abdallah, un ex portavoce dell’opposizione siriana, ha elogiato le misure di sopra come modo per aumentare la pressione su Assad, e Sayers Brian, un funzionario in pensione della NATO, che ha contribuito con un lobbying significativo alla creazione del SSG, ha spiegato che gli accordi contribuirebbero ad accrescere l’efficienza delle forniture di armi alla Siria, in confronto a quello che era stato raggiunto da Qatar e Arabia Saudita. Ha ammesso che la contabilizzazione della destinazione finale di ogni centesimo del denaro speso sarebbe problematico, ma ha espresso la speranza che l’esercito libero siriano non invii finanziamenti a gruppi marginali.
E’ evidente, nel momento in cui l’opposizione armata siriana si disintegra in un numero sempre crescente di formazioni semi-autonome, che le sue fazioni wahhabite, aperte al  jihadismo, stiano guadagnando peso. L’esercito libero siriano, in gran parte gestito da disertori dalle forze del governo, è già bloccato in una disputa violenta con il Consiglio nazionale siriano, un gruppo di dissidenti siriani, a lungo in esilio dal loro paese d’origine. L’esercito si è allineato con l’SSG, come fronte politico, e sembra aver strappato benefici finanziari dal suo salto della quaglia. La dinamica, invece, ha lasciato gli sponsor arabi della campagna divisi, mentre il SSG è sostenuto dall’Arabia Saudita e il Consiglio nazionale siriano vive delle donazioni del Qatar. Nel frattempo, il ramo in Siria dei pervasivi Fratelli Musulmani si tiene fuori da entrambi ed è in procinto di scatenare propri gruppi armati nel paese.
La moltiplicazione dei marchi militanti in Siria, serve a rafforzare l’impressione che il paese sia sopraffatto e, di conseguenza, rendere più facile all’Occidente vendere ciò che sta accadendo come una vera e propria guerra civile. Il tempo sta per chiamare le cose con il loro nome, e per smascherare coloro che ispirano lo spargimento di sangue siriano, mentre la nazione sta cercando di sopravvivere allo scontro con il male globale.

1. Itar-Tass
2. SANA
3. SANA
4. La Voix de la Syrie
5. La Voix de la Syrie
6. Wars online
7. Digitalmetro 
 
La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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