Hillary, Hague e Fabius: le nuove Pussy Riot

DeDefensa Bloc-Notes 20/08/2012

Va notato con una certa preoccupazione che le eminenze diplomatiche delle nostre potenze tutelari del  blocco BAO, iniziano a suscitare qualche preoccupazione sul loro comportamento. Ciò è davvero notevole, date le solite cose che ci hanno abituato alla cortesia, all’autocontrollo, alla capacità di compromesso e forse all’eleganza di questi maestri della diplomazia. Hanno nel loro lignaggio nomi di onorevoli e famosi, Vergennes, Talleyrand, Tocqueville, Jobert, Wellington, Palmerston, Anthony Eden, Thomas Jefferson, Marshall, Acheson, un bel pedigree che sapevano dannatamente controllarsi… ma che gli è preso?
Di Hillary è già noto che da qualche tempo ha sbroccato. Ha già più di una volta dato in escandescenza, interrogandosi su tutto quello che avrebbe potuto avere da “allucinata”, letteralmente (si veda, ad esempio, 7 luglio 2012 ). Altri, più seriamente, si chiedono se sia una grande segretaria di Stato. Un articolo del New York Times Magazine del 1 luglio 2012, ha risposto mille volte sì, chiamandola “The Diplomat Rock Star” … e forse lì che si trova il problema, nel fare della diplomazia-rock’n’roll. Stephen M. Walt, riprendendo l’articolo in questione, il 10 luglio 2012 (su Foreign Policy), ha detto che effettivamente sì agita dappertutto, la vediamo costantemente parlare, volare, abbracciare un dissidente dopo l’altro, cambiare taglio di capelli, ricevere pomodori come mai nessun diplomatico degli Stati Uniti prima di lei. Hillary è estrema, assolutamente. Beh … Il problema, dice Walt, é che non ha concluso nulla. (E’ estrema e vuota, cosa che bilancia i conti.)
Il problema, tuttavia, non è certo che ha raccolto dei grandi risultati. Il caso di Chen Guangcheng è stato un bel colpo nella gestione volante di una crisi, ma il destino di un singolo dissidente cinese non è esattamente roba di alta politica e, alla fine, non avrà un grande impatto nelle relazioni sino-statunitensi, in ogni caso. Ha giocato un ruolo marginale nel districarci dall’Iraq, ed è difficile vedere le sue impronte digitali sull’approccio degli Stati Uniti in Afghanistan. Ha fatto del suo meglio per ammorbidire il travagliato rapporto con il Pakistan, ma l’antiamericanismo rimane endemico in quel paese, e sembra difficilmente una storia di successo, a questo punto…
E’ davvero utile … intendiamoci, essere un buon diplomatico oggi, è molto utile ottenere qualcosa, risolvere un problema, completare un accordo di pace, ecc.? Non basta essere, prima di tutto,  diabolicamente illuminato ed elegantemente affabile, in questa forma di diplomazia-rock’n’roll (variante umanitaria-BHL) che ha trasformato Laurent Fabius? Ironia della sorte, il misurato, piuttosto sottile e sciccoso della ‘Parigi da bere’, come indicato dal suo colletto e cravatta, Fabius arrivando al Quai d’Orsey è diventato un cacciatore di teste allucinante. E per giustificare il suo stato d’animo, va a visitare gli sfortunati rifugiati siriani in Turchia, dove barcolla completamente, la sensibilità, non l’emozione dei nostri diplomatici, è estrema, ed appare come una bambina viziata, apocalittica e abbastanza scortese, perfetta per riformare il gruppo delle Pussy Riot, in loro assenza…
Così, nell’ultima relazione di una visita in Turchia, presso i profughi siriani (FranceTVInfo, 17 agosto 2012): “Laurent Fabius non usa mezzi termini verso Bashar al-Assad. Il capo della diplomazia francese, che ha visitato il 16 agosto un campo di profughi siriani al confine turco, ha detto che “il regime siriano deve essere abbattuto e rapidamente”, denunciando le “violenze” di Damasco contro i civili. E il ministro degli esteri si spingeva oltre: “Dopo aver ascoltato la testimonianza straziante della gente di qui [...] quanto ho sentito, e sono consapevole della forza di quello che sto per dire, il signor Bashar al-Assad non merita di essere sulla Terra”, ha detto ai giornalisti … [Fabius] ha accusato il presidente siriano di compiere “la distruzione di un popolo”…
Questa sparata turco-siriana di Fabius vale la reazione vigorosa di Webster Griffin Tarpley su PressTV.com, del 18 agosto 2012. “Gli Stati Uniti, gli inglesi, i francesi e gli israeliani sono davvero infartuati”, ha detto Webster Griffin Tarpley in un’intervista anno con Press TV. “Questo è ciò che vedete con Fabius. Vorrei richiamare l’attenzione sul linguaggio che ha scelto, quando dice che il regime siriano dovrebbe esser distrutto velocemente”, ha aggiunto Tarpley riferendosi alle recenti osservazioni del ministro degli esteri francese Laurent Fabius. Venerdì scorso, il ministro degli esteri francese aveva detto: “Il regime siriano deve essere distrutto velocemente … Bashar al-Assad non merita di esistere.” Questo è un linguaggio che non sentiamo in Europa dall’epoca dei fascismi. Questo è il linguaggio di una dittatura fascista e, beh, Fabius ancora non lo è, ma ne avete idea. Sta andando in quel senso”, ha dichiarato Tarpley.”
Ora, tocca al terzo incappucciato, William Hague. Quale zanzara l’ha morso quando ha dato il suo consenso, come se avesse finalmente trovato la soluzione di-plo-ma-ti-ca al caso Assange, con questa lettera con cui minaccia l’Ecuador di un attacco in pieno stile western alla sua ambasciata di Londra? Senza dubbio è la stessa persona che si prende cura di Fabius, e la sorella gemella che non lascia mai Hillary durante i suoi numerosi viaggi alla Elvis, da Rock Star diplomatica. Per cui è importante dare uno sguardo al commento di Gerald Warner, del Scotman del 19 agosto 2012, che conferisce al ministro degli esteri il trattamento che merita, nella sua grande lotta.
William Hague, Segretario di Stato di Sua Maestà per gli affari esteri e del Commonwealth, ha ripreso la sua assunzione giornaliera di 14 pinte di birra Best Bitter, cui aveva presumibilmente rinunciato alle 21? E’ il rilevante problema di quale risposta affermativa fornirebbe la spiegazione più logica per il suo comportamento recente, che culmina con la minaccia di violare l’immunità diplomatica dell’ambasciata dell’Ecuador, perseguendo il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. [...] La buffonata di William Hague che minaccia l’invasione dell’ambasciata ecuadoriana. Anche se ora ha cercato di fare marcia indietro, fatti schiaccianti sono stati esposti nella lettera del governo britannico al governo dell’Ecuador: “Dovreste essere consapevoli che esiste una base giuridica nel Regno Unito – il Diplomatic and Consular Premises Act – che ci consentirebbe di arrestare Assange nei locali dell’ambasciata. Ci auguriamo vivamente di non arrivare a questo punto, se non potete risolvere il problema della presenza del signor Assange nei vostri locali, questa strada è per noi aperta.”
“La lettera è un atto vergognoso di aperta intimidazione. Si tratta di una violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961. Dovrebbe portare alle dimissioni di William Hague. Dal momento che l’ambasciata di un paese è di per sé una porzione del suo territorio, l’invasione dell’ambasciata dell’Ecuador sarebbe un atto di guerra. E’ un grave atto. Il fatto che il parlamento britannico ha approvato il Diplomatic and Consular Premises Act  nel 1987, non incide sulle leggi sulla diplomazia universalmente riconosciute. Tale legge è stata approvata in reazione agli abusi commessi dall’ambasciata libica a Londra nel 1984. E’ stato adottato senza alcuna modifica della convenzione di Vienna, le conseguenze sull’inviolabilità diplomatica non fanno parte delle sue disposizioni principali, ed è impossibile vedere come potrebbe legittimare l’invasione dell’ambasciata dell’Ecuador. Se le relazioni civili tra le nazioni vengono conservate, l’immunità diplomatica non è negoziabile. Al culmine della Guerra Fredda, il latitante cardinale Mindszenty visse nell’ambasciata statunitense a Budapest per 15 anni, e neanche l’Unione Sovietica ebbe il coraggio di violarne l’immunità diplomatica…
Infine, si pone la domanda, si sarebbe tentati di dire, in un impeto di nobiltà inaspettata, che riguardo il fatto che i “rapporti civilizzati tra le nazioni vanno conservati“, in realtà si parla del sacrosanto principio dell’inviolabilità territoriale diplomatica di un’ambasciata, perché l’ambasciata è segno tangibile della volontà comune, sia del paese che delega il proprio ambasciatore, che di quello che lo riceve e ne garantisce l’immunità, di parlare, scambiare, ascoltare e organizzare, sulla base delle realtà del mondo, i vicinati delle geografie del mondo e gli accomodamenti delle differenti visione del mondo. Questa è l’essenza della diplomazia, si dirà giustamente, e quindi della civiltà così come ci viene descritta; ma questa diplomazia non esiste più, e per di più la diplomazia stessa non c’è più.
Il blocco BAO s’è auto-imposto come blocco chiuso a chiunque altro, come unica fonte, come sola sostanza, come unica rappresentazione della civiltà. Tolta ogni esigenza in merito a quello che dovrebbe essere, non esiste altro che apprezzare, in una misura rigorosamente morale, se gli eventi, i fatti, le azioni, le persone sono in linea con quello che ci dice il blocco BAO stesso, con la sostanza stessa del blocco. La diplomazia non ha quindi motivo di essere. Non si parla più, non si discute più, non si negozia se non per dire “prendere o lasciare”; il punto di non ritorno della civiltà è stato raggiunto. Ognuno è responsabile di rispettarlo o di non rispettarlo, e chi non si conforma è necessariamente soggetto a misure adeguate, e l’assalto western di un’ambasciata va anche bene. Se gli eventi continuano, naturalmente, come Fabius constata, vi sarà una collera sfrenata, l’isteria di una psicologia furiosa verso il mondo materiale che resiste alle pretese del blocco BAO.  Naturalmente, questa rabbia soprattutto non è altro che il segno di una psicologia terrorizzata dalla pressione costante del sistema, che scopre che le istruzioni del sistema non vengono seguite. (Come Assad esiste ancora? Si difende? Contrattacca? Continua a massacrare il suo popolo, per puro disordine morale? Certo non merita di esistere su questa terra … In realtà, non esiste più.)
Abbiamo solo appena fatto una caricatura, ci sembra. La diplomazia non esiste più e sarebbe ingenuo credere che esista ancora, con dei Machiavelli ben vestiti e assetati di conquiste furiose, e che congegnano piani e azioni straordinari. I ministeri degli affari esteri, templi finora della misura, del discorso accomodante, del Congresso di Vienna, dell’incessante ricerca del compromesso, sono diventati fabbriche di anatemi, furie sfrenate, continue minacce, e in una misura sempre più impressionante rispetto ai loro omologhi della difesa e della sicurezza nazionale. Il blocco BAO, minato all’interno dalle buffonate terrificanti del Sistema in modalità autodistruzione, è soggetto esternamente agli ordini di quel Sistema che ignora tutto ciò che non è soggetto ad esso medesimo, annunciando l’eliminazione sistematica di tutto ciò che gli resiste (“Non voglio vedere che una testa“, ecc.); l’altro aspetto della sua attività di autodistruzione, quando si misurano gli innumerevoli danni che si accumulano sul proprio percorso, e contro i propri interessi. Ciò che è particolarmente impressionante nell’esperimento in corso, più ancora dell’osservazione già fatta sull’influenza reale, efficace ed attiva del Sistema non umano sui sapiens che sono al suo servizio, è vedere la velocità con cui i nuovi arrivati s’integrano nella meccanica e reagiscono come se l’avessero sempre vissuto. Il caso di Fabius, una pischelletta apocalittica passata dalla Parigi da bere al Quai d’Orsay e alle Pussy Riot, è davvero notevole; e questo, signora, è “consapevole della forza di quello che sto dicendo“, una volta …

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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One Response to Hillary, Hague e Fabius: le nuove Pussy Riot

  1. Teresa Lananna scrive:

    Io non credo che sia problema di persone !!!! E’ un fatto di stile politico rilevante una psicopolitica del Nuovo Ordine Mondiale manovrato dal Big Brother Americano. Dal Era ii Bush il padre abbiamo assistito a strani personaggi psicopolitici in USA, England and France sia come capi di stato, primo ministro o ministro degli ester. Credo che qualunque ministro degli esteri fosse stato al posto della Clinton, Fabios or Haig avrebbe detto le stesse cose perche’ semplicemente questo e’ che e’ stato ordinato di fare e dire

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