La Cina avverte gli Stati Uniti sul pantano siriano

MK Bhadrakumar IndRus 15 agosto 2012

La Cina ha accusato gli Stati Uniti di perseguire l’agenda geopolitica del “cambio di regime” in Siria e della rottura dell’alleanza tra Iran e Siria, al fine di mantenere la sua preminenza nella regione. La Siria verrebbe frantumata a causa delle varie forze che combattono per i propri interessi.

Quando si ospita l’inaugurazione del dialogo strategico riguardo il punto più caldo del pianeta, oggi, con l’unica superpotenza rimasta al mondo, allora dovrebbe trattarsi di una ’cause célèbre’. Eppure, se lo si sottovaluta, ignorandolo del tutto e andando avanti con la vita mondana, ci dovrebbe essere una buona ragione per farlo.
Questo è ciò che la Cina ha fatto. Anche se l’avvio del dialogo Cina-Stati Uniti sul Medio Oriente si è svolto a Beijing, ne veniamo a sapere in gran parte dalla Nota per i media del Dipartimento di Stato USA. Anche se l’incontro si è tenuto presso il massimo ufficio per la politica estera (vicino al ministro degli esteri), il viceministro degli esteri cinese Zhai Jun, e la sottosegretaria di stato per gli affari politici statunitense Wendy Sherman.
La Nota per i media insiste sul fatto che le discussioni sono state “costruttive” e hanno aperto la strada per “promuovere una maggiore cooperazione” tra Stati Uniti e Cina sul tema delle “sfide regionali e globali.” La sicurezza energetica, ovviamente, vi era compresa. In effetti, le due parti hanno discusso delle “questioni urgenti in Medio Oriente, con particolare attenzione a Iran e Siria.” La Nota per i media ha detto che gli Stati Uniti “hanno ribadito il loro impegno a lavorare congiuntamente per costruire un partenariato di cooperazione con la Cina, e la Cina ha accolto con favore un ruolo più attivo e positivo negli affari mondiali.” Ma non ha detto una parola su ciò che la parte cinese ha detto e su come ha risposto, o se le due parti potrebbero non concordare su nulla. Si è trattata di sola discussione, a quanto pare. Una ipotesi intelligente sarebbe che Washington e Beijing avrebbero difficoltà a concordare sulla situazione in Medio Oriente.
Nella fase di preparazione della visita di Sherman, Xinhua commentava ribadendo che la crisi siriana è la quintessenza del confronto USA-Iran derivante dal tentativo di Washington di spezzare l'”asse della resistenza” nella regione (l’alleanza Iran-Siria-Hezbollah) in un momento in cui la regione è in fermento e gli Stati Uniti vogliono concentrarsi sul “perno in Asia.” Si stima che l'”asse della resistenza” sia forse già indebolito, ma questo è uno scarso vantaggio, visto che gli Stati Uniti continuano a incontrare la resistenza iraniana e non riescono a realizzare il proprio obiettivo di dominare la regione.
Presentatosi in modo dirompente, tuttavia, è l’incisivo commento sul Quotidiano del Popolo, il giorno in cui il dialogo Cina-USA sul Medio Oriente si è svolto a Beijing. Accusava gli Stati Uniti di perseguire l’agenda geopolitica del “cambio di regime” in Siria e della rottura dell’alleanza tra Iran e Siria, al fine di mantenere il loto ruolo preminente nella regione. Notava: “Cambiare il regime di un paese sovrano con la forza esterna, è stata la costante prassi estera degli Stati Uniti dalla guerra fredda. Il processo sarà crudele con il popolo siriano e la conseguenza sarà disastrosa per lo stato e anche la pace nel mondo.”
Il commento ha offerto una valutazione della situazione sul terreno in Siria. Ha detto che il regime può aver perso un po’ di terreno, recentemente, ma una “guerra di attrito” è in vista. I risultati ottenuti dall’opposizione (“sostenuta da forze esterne“) non si sommano, in ultima analisi, perché è ancora “senza una guida e divisa in circa 100 fazioni.” Questa è una ricetta per la frammentazione del paese. “La Siria sarà frammentata delle varie forze che combattono per i propri interessi. La Siria soffrirà pulizia etnica, flussi di rifugiati e una catastrofe umanitaria. Anche al-Qaida approfitterà della situazione caotica.” Inoltre, il calderone siriano tracimerà in Israele, Libano, Giordania, Iran e Turchia, date le “contraddizioni complesse tra sciiti, sunniti e curdi.” Il risultato sarà un “grande scontro regionale“.
Il commento mette in guardia gli Stati Uniti dall’aprire un vaso di Pandora, in quanto potrebbero ritrovarsi “bloccati in un nuovo pantano” (dopo Iraq e Afghanistan). Il commento di PD è qui. È interessante notare che la valutazione dei media cinesi è che Washington sia ancora indecisa se imporre una “no-fly zone” sulla Siria, ma che sia Ankara a supportare tale idea.
I commenti cinesi riecheggiano molte delle opinioni diffuse dal noto studioso russo del Medio Oriente Evgenij Primakov (ex primo ministro e ministro degli esteri), in una recente intervista con il quotidiano governativo Rossiskaja Gazeta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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