Come la NATO e le ONG difendono i Narcos

Il caso Jason Puracal
Jorge Capelan, Global Research, 29 agosto 2012 – Tortilla con sal

Cosa c’è dietro la campagna per Jason Puracal?
Campioni del mondo nella detenzione arbitraria, gli Stati Uniti e l’Unione europea adesso appoggiano una campagna per liberare una persona condannata per traffico di droga in Nicaragua. Gli Stati Uniti sono noti per le loro prigioni di Guantanamo e Abu Ghraib e la loro rete globale di centri di detenzione segreti. La sua complice d’oltreatlantico, l’Unione europea, è anch’essa nota per aver collaborato alla creazione di questa rete, così come per i suoi centri di detenzione in cui decine di migliaia di immigrati privi di documenti languono. Il loro sostegno alla campagna Puracal è solo uno altro stratagemma politico, un altro chiaro esempio del tandem USA-UE al lavoro per cooptare e corrompere l’intero sistema internazionale dei diritti umani.

“Fuga di Mezzanotte” in America Centrale
Il primo agosto 2011, il cittadino statunitense Jason Puracal Zachary è stato condannato da un tribunale nicaraguense a 22 anni di carcere per traffico di droga e riciclaggio di denaro, insieme a 10 nicaraguensi, anche loro condannati a lunghe pene detentive. Nove mesi prima, la casa e l’ufficio di Puracal erano stati perquisiti dalle autorità nicaraguensi, senza un mandato, una procedura straordinaria consentita dal codice penale del paese per i casi gravi, in cui vi sia il sospetto che le indagini siano a rischio con la distruzione o l’occultamento delle prove. Utilizzando una tecnologia avanzata (fornita, tra l’altro, dagli Stati Uniti), tracce di stupefacenti sono state trovate nel veicolo di Puracal, assieme a una ampia documentazione che supportava le indagini, che secondo le autorità nicaraguensi giudiziarie giustificavano le accuse contro di lui e gli altri membri della rete a cui aderiva. Da cittadino degli Stati Uniti, Puracal ha fatto appello ed ha seguito le audizioni iniziate questa settimana, nella Corte d’appello distrettuale di Granada.
Jason Puracal è un ex volontario del Corpo della pace degli Stati Uniti in Nicaragua. Dopo aver incontrato e sposato una nicaraguense, ha deciso di rimanere nel paese, comprando un franchising immobiliare dopo che il suo lavoro di volontariato era terminato. Il suo arresto ha suscitato una campagna internazionale senza precedenti, sotto forma di petizione organizzata in favore della sua liberazione, che ha raccolto oltre 90 mila firme su Internet.
Il sentimento è comprensibile data la facilità con cui la situazione può essere trasformata, in parallelo al famoso film Fuga di Mezzanotte (1978), di Alan Parker, e sceneggiatura di Oliver Stone. Nel film, un trafficante di droga statunitense viene condannato a 30 anni in una prigione turca. Nel corso dei decenni il film, basato su una storia vera, è diventato un classico dell’islamofobia, con tutti i luoghi comuni che ritraggono i paesi della “periferia” non-occidentale come luoghi senza legge, in cui i bianchi sono esposti a ogni tipo di tortura, compresa la violenza sessuale, per mano di locali corrotti, spietati e imprevedibili. Dopo anni di sopportazione di condizioni disumane e aver abbandonato ogni speranza di aiuto dal governo degli Stati Uniti, Billy Hayes, il protagonista del film, decide di fuggire dal carcere per conto suo.
Il caso Puracal è sostenuto da gruppi, negli Stati Uniti, come Innocence Project, e ha ricevuto il sostegno di persone influenti come l’ex direttore dell’US Drug Enforcement Agency (DEA) Tom Cash (che ha contribuito a perseguire il narco-boss colombiano Pablo Escobar) e Irwin Cotler, l’ex ministro della Giustizia e procuratore generale canadese. Cotler ha scritto una lettera infuocata al presidente del Nicaragua Daniel Ortega, riferendosi al caso Puracal come a una “detenzione arbitraria” e “un grave abuso della giustizia“, secondo il Nicaragua Dispatch. Anche il presunto prestigioso gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie, consiglia di “rilasciare immediatamente” Jason Puracal.
Secondo la versione dei fatti presentati dai difensori di Puracal, i suoi diritti sono stati violati dalle autorità nicaraguensi, per la loro incapacità di produrre un mandato di perquisizione, quando entrarono a casa sua e nel suo ufficio. Sostengono anche che gli sia stato negato il diritto ad un’adeguata difesa, e che la sua pena detentiva sia più lunga di quanto la legge nicaraguense consenta. Infine, sostengono che è stato costretto a vivere con sette altri detenuti nella stessa cella, e che a un certo punto ha subito ustioni da un bollitore d’acqua, utilizzato nella prigione.
Tutte queste accuse sono state respinte, a titolo definitivo, dal Presidente della Corte d’Appello, il dottor Norman Miranda Castillo, che a sua volta ha accusato l’ambasciata degli Stati Uniti, a Managua, di interferire nella giustizia nicaraguense.

“Responsabilità di proteggere” i Narcos
Lo scorso 24 maggio, il segretario per il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie, Miguel De La Lama, ha inviato una lettera in risposta a una richiesta di Jared Genser, a nome della “non-profit” Perseo Strategies LLC. Nella lettera, Lama informa Genser che il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria, nella sua sessantatreesima sessione, ha emesso un “testo di opinione“, numero 10/2012, su Puracal. Il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria è stato istituita sulla base della risoluzione 1991/42 dell’oramai cessata Commissione ONU per i diritti umani, tra le altre cose, per indagare sui casi di detenzione arbitraria non coerenti con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; un compito che, secondo le Nazioni Unite, dovrebbe essere effettuato “con discrezione, obiettività e indipendenza“.
Il “testo di opinione“, inviato dal Gruppo delle Nazioni Unite al governo del Nicaragua, chiarisce che l’ente per i diritti umani non può commentare le accuse contro Puracal, né le prove presentate contro di lui dallo Stato del Nicaragua. Tuttavia, dato che il governo del Nicaragua non ha risposto alle accuse formulate dal gruppo entro il termine previsto di due mesi, il Consiglio ha raccomandato il rilascio immediato di Puracal, e di indire un nuovo processo se ritenuto necessario, oltre ad un indennizzo a Puracal per il presunto danno alla sua persona. Chiaramente, questa lettera dall’ente delle Nazioni Unite è diventata immediatamente una potente arma mediatica.
I membri del gruppo di lavoro sono Malick al-Hadji Sow del Senegal, Shaheen Sardar Ali del Pakistan, Roberto Garreton del Cile, Mads Andenas della Norvegia e Vladimir Tochilovsky, dell’Ucraina. Non è difficile scorgere l’influenza prevalente dell’Unione europea e della NATO in questo gruppo di lavoro dell’ONU. Il presidente del gruppo di lavoro Malick Sow, è un giudice della Corte Suprema in Senegal, un forte alleato regionale della Francia e un paese lodato come “democrazia forte e stabile” dall’Unione europea. Il Senegal è al 155.mo posto, su 169 paesi che compongono l’indice di sviluppo umano, ed è fortemente dipendente dagli aiuti dell’UE, che superano il 10% del bilancio nazionale. Nel frattempo, il vice-presidente pakistano del gruppo di lavoro è in realtà un professore di diritto presso l’Università di Warwick, in Inghilterra, e presso l’Università di Oslo, in Norvegia. E’ quasi impossibile aspettarsi azioni divergenti dalla linea ufficiale da un rappresentante cileno che, anche se noto difensore dei diritti umani durante l’era Pinochet, rappresenta oggi uno stato che pratica la detenzione arbitraria degli indigeni Mapuche di ogni età, come se fosse uno sport. Né ci si può aspettare un’azione indipendente da un avvocato ucraino, coinvolto nelle prime fasi dell’organizzazione della Corte penale internazionale, ampiamente criticata per il suo pregiudizio contro un capo di stato identificato da Washington come un nemico, e per la sua riluttanza a indagare sui crimini degli alleati della Casa Bianca. Infine, il norvegese Andenas è, come il pakistano Shaheen Ali, docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Oslo, ma è stato anche membro del consiglio di un’organizzazione molto esclusiva, l’Associazione degli Istituti dei diritti umani (AHRI) dell’Unione europea. Questo gruppo, finanziato dall’organizzazione della Cooperazione europea nel settore della scienza e della tecnica (COST), riunisce circa 41 università europee per condurre una ricerca in materia di diritti umani. Nel dicembre 2010, con il finanziamento di COST, AHRI ha gestito  il seminario sulla “Corte penale internazionale e della responsabilità di proteggere – Sinergie e tensioni“. Uno dei temi del seminario, dal nome suggestivo di “La via davanti“, una discussione sui modi con cui la “comunità internazionale potrebbe coordinare le su azioni future” per attuare la dottrina nota come R2P.
La responsabilità di proteggere, o R2P, è un idea che i paesi della NATO hanno promosso per diversi anni nell’ambito delle Nazioni Unite. Il concetto di base dell’R2P è che quando uno stato non protegge la propria popolazione, deliberatamente o non essendone in grado, è responsabilità della “comunità internazionale” intervenire, anche quando questo è in contraddizione con uno dei principi fondamentali delle Nazioni Unite: non interferenza negli affari interni degli altri Stati. In occasione del vertice mondiale delle Nazioni Unite del settembre 2005, la maggior parte degli Stati membri, sotto la pressione dei paesi della NATO, ha accettato in linea di principio l’idea di R2P, ma ha raccomandato una più ampia discussione del tema. Poco più di cinque anni dopo, la dottrina veniva messa in pratica dalle forze della NATO in una guerra di aggressione contro il popolo libico. Nello spazio di un paio di giorni, nel marzo 2011, Soliman Bouchuiguir della Lega libica per i diritti umani (LLHR) rilasciava una dichiarazione a un’assemblea di più di 70 organizzazioni non governative, nella 15.ma sessione speciale del Consiglio sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, iniziata il 25 febbraio 2011. La sessione, per la prima volta nella sua storia, decise di espellere uno Stato membro, la Libia, per presunti attentati contro la propria popolazione. Poche settimane più tardi, avrebbe segnato l’inizio del massacro della NATO contro il paese nordafricano.
Le cifre con cui Bouchuiguir convinse gli altri membri del Consiglio, erano scioccanti: 17 marzo 2011, segnalati 6000 morti, 12000 feriti, 500 dispersi, 700 stupri e 75000 rifugiati. Solo due settimane più tardi, Bouchuiguir aveva parlato di 18000 morti, 46000 feriti, 28000 dispersi, 1600 aggressioni sessuali. Questi dati furono utilizzati per giustificare la “no fly zone” e i bombardamenti della NATO che hanno provocato un vero e proprio massacro. Tutte questi dati erano stati inventati.
Ricordate che il 2 marzo, il capo di stato maggiore degli Stati Uniti, Mike Mullen, aveva testimoniato davanti al Congresso: “Non abbiamo potuto confermare se gli aerei libici avessero aperto il fuoco contro la propria popolazione“. Nello stesso tempo, il Capo di Stato Maggiore russo riferiva che il controllo via satellite sul territorio libico, dal principio della crisi a metà febbraio, non era riuscito a rilevare un qualsiasi tipo di bombardamento. “Non c’è modo di farlo“, ha risposto Bouchuiguir alla domanda di Teil riguardo come controllare se i dati che aveva dato all’ONU fossero veri. “Il governo libico mai, mai, ha fornito informazioni sui diritti umani (…) così si aveva una stima“, ha detto. “… Le sue informazioni (sul numero di vittime civili in Libia) non le ho ricevute da uno qualsiasi. Le ho ricevute dal primo ministro libico, d’altra parte“, ha aggiunto Bouchuiguir riferendosi al Consiglio nazionale di transizione (NTC), promosso dai cosiddetti “ribelli”, a loro volta sostenuti dalla NATO. “E’ stato il signor Mahmoud… della tribù Warfallah. Fu lui che mi ha dato queste cifre. Le ho usate, anche se con una certa cautela“, aggiunge. Bouchuiguir si riferiva a Mahmoud Jibril, il “primo ministro” dei “ribelli libici” designati dalla NATO e dalla CIA. Ali Zeidan, presentato ai primi di marzo come il portavoce della LLHR, sarebbe diventato anche portavoce del CNT. Più tardi, pressato da Teil, Bouchuiguir ha riconosciuto che diversi membri del CNT erano anche membri delle suddette organizzazioni dei “diritti umani”. “Sapete, queste persone nel governo (CNT), sono tutte parte dello stesso gruppo! Sono membri della Lega libica per i diritti umani! Il ministro dell’Informazione, per esempio, il ministro della Pubblica istruzione, il ministro del Petrolio, il ministro delle Finanze, tutti membri della nostra lega!… Nessuno occupa posti di responsabilità, ma sono membri della nostra lega“, spiega. La vera portata del massacro commesso contro il popolo libico, un  giorno potrà essere conosciuta. Per ora, però, attraverso alcuni dati fortemente impreziositi dalla stessa NATO, dettagliano l’utilizzo di 7.700 missili e bombe in più di 10.000 voli, si potrebbe avere un’idea molto probabilmente pallida davanti all’orrore della realtà. Fino a quando i responsabili del compito di contare i corpi sul terreno, continuano a mostrare lo stesso comportamento individuale non etico, come Bouchuiguir Soliman e i funzionari delle 70 ONG per i “diritti umani”, che senza nemmeno pensarci hanno votato in modo che altri attuassero la loro “responsabilità di bombardare” il popolo libico, la verità non si saprà mai, semplicemente perché ci sono interessi da garantire che lo impediranno per sempre.
Tutto questo fa sorgere una domanda: se questo tipo di burocrati umanitari non esita a inventarsi un genocidio, in modo da sancire il loro genocidio, in accordo con gli interessi delle potenze occidentali, perché avrebbero dovuto astenersi dal chiedere la liberazione di un trafficante di droga condannato, come Jason Puracal?
Molti altri casi importanti attendono l’attenzione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle Detenzioni arbitrarie, come la legge recentemente approvata dal Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, alla fine del 2011, che consente la detenzione a tempo indeterminato e senza accuse, e la detenzione senza processo, a fianco dei casi ampiamente riportati di Abu Ghraib, Guantanamo e delle molte altre prigioni segrete della CIA nel mondo. Oppure c’è il caso dei 7.000 bambini palestinesi che Israele ha messo dietro le sbarre dal 2000, o il caso di più di 200 centri di detenzione per immigrati, in cui l’Unione europea oggi detiene decine di migliaia di persone che non hanno commesso alcun reato, e così via. Quali sono le probabilità che il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite si occupi seriamente questi problemi? Assolutamente nessuna, perché i suoi membri sono pienamente solidali con i paesi noti come violatori dei diritti umani. Il maggiore beneficiario, Israele, probabilmente il più stretto alleato degli Stati Uniti e maggior beneficiario dei loro aiuti militari, è anche un membro de facto dell’Unione Europea nell’ambito del commercio internazionale e in altri accordi di cooperazione e di associazione.

Stelle ascendenti

Jared Genser

Nulla accade spontaneamente nel mondo corrotto dei “diritti umani” istituzionali, controllato dalla NATO. Ad esempio, ci si dovrebbe chiedere, chi è la persona incaricata di richiedere al Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite d’indagare sul caso di Jason Puracal? Jared Genser, nominato dal National Law Journal come una delle “40 stelle nascenti, sotto i 40anni, di Washington“, è il responsabile delle Perseus Strategies LLC e fondatore di Freedom Now, un’organizzazione “non-profit” “indipendente” dedita alla difesa di presunti prigionieri di coscienza in tutto il mondo. Genser ha lavorato per lo studio legale DLA Piper LLP e la famosa società di consulenza McKinsey & Company, tra i cui clienti vi sono varie multinazionali e governi con le loro forze armate. Un dettaglio della carriera di questa stella luminosa: nel 2006-2007 è stato visiting professor presso il National Endowment for Democracy (NED), uno dei cui fondatori, Allen Weinstein, ha dichiarato nel 1991 “molto di quello che facciamo oggi è ciò che la CIA faceva di nascosto 25 anni fa.” Un altro dettaglio: tra i suoi clienti ufficiali vi sono l’ex presidente ceco Vaclav Havel, Aung San Suu Kyi del Myanmar, il premio Nobel cinese Liu Xiaobo, il vescovo sudafricano Desmond Tutu e l’ungherese-ebreo premio Nobel Elie Wiesel. Genser è laureato presso prestigiose università come Cornell, Harvard e Michigan. Né si dovrebbe omettere dal suo curriculum, un anno passato come Raoul Wallenberg Scholar presso l’Università Ebraica di Gerusalemme.
Genser è anche l’autore della “Guida rivisitata e pratica” del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria (che sarà pubblicata nel 2013) e co-editore di un altro lavoro sulla dottrina R2P: “La responsabilità di proteggere: La promessa di por fine alle atrocità di massa nel nostro tempo” (Oxford University Press, 2012). Chi è il prefatore del libro? Niente meno che l’ex ministro della giustizia canadese, che ha inviato la lettera infuocata al presidente Daniel Ortega, per chiedere in primo luogo la liberazione immediata del narcotrafficante Jason Puracal: Irwin Cotler. Con un tale contesto, non sorprende che il governo del Nicaragua non abbia prestato molta attenzione alla campagna per Puracal, e non abbia risposto alla lettera del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria. Quando un gruppo di alleati influenti, con stretti contatti nei circoli più potenti dell’impero, iniziano una campagna di lettere e dichiarazioni ai media, non si ha che fare con un movimento sociale, ma con una cospirazione.
Uno dei partner di Genser nella Perseus Strategies LLC, è Chris Fletcher, più un agente della CIA che un avvocato idealista. Fletcher è un esperto di diritti umani e di responsabilità sociale delle imprese, con esperienza presso gli uffici delle Nazioni Unite, ha partecipato al processo ai Khmer Rossi in Cambogia e ha lavorato per l’ONG Oxfam negli Stati Uniti, tra le altre organizzazioni. Inoltre, Fletcher è coinvolto nel “Tibet Forum, governance e pratica“, presso l’Università della Virginia. Questa università è un noto terreno di reclutamento della CIA, con docenti attivi per decenni nei circoli della sicurezza nazionale e d’intelligence, come Frederick P. Hitz, alla facoltà di legge dell’università. Altri incarichi temporanei, Chris Fletcher li ha avuti al Dipartimento di Stato e alla Banca mondiale.
La Strategie Perseus LLC, è una società dedita alla fornitura di servizi di consulenza legale a grandi ONG, multinazionali e governi, nei campi dei diritti umani, della responsabilità sociale delle imprese e dell’attuazione di R2P. Le loro attività spesso includono la promozione di interessi degli Stati Uniti in diversi paesi, e la preparazione di vari documenti per giustificare l’applicazione dell’aggressione imperialista con il pretesto della R2P contro il paese bersagliato, come nel caso della Corea del Nord.
In parallelo, o addirittura come divisione speciale all’interno dell’organizzazione, Genser e Fletcher gestiscono un “movimento sociale” sui generis, Freedom Now. Questa organizzazione lavora per liberare i “prigionieri di coscienza” in tutto il mondo, dando loro assistenza legale “pro bono”. Non è una sorpresa che la lista degli imputati di Freedom Now non includa casi come il cittadino cubano-americano René González e i suoi quattro compagni cubani ingiustamente reclusi nelle prigioni di massima sicurezza, per aver ottenuto informazioni al fine di impedire atti terroristici contro Cuba da Miami. Per inciso, questo 13 agosto, a tre giorni dall’appello di Puracal in Nicaragua, René González ha compiuto 56 anni da qualche parte negli Stati Uniti, senza poter essere con la sua famiglia che vive ancora a Cuba. Questi casi sono di poco o nessun interesse o preoccupazione per il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, per Genser o per Fletcher e altra gente come loro. Sono interessati solo a casi che promuovono gli interessi del governo degli Stati Uniti: per ora questi includono dissidenti cinesi, “attivisti” iraniani, forse alcuni giornalisti in qualche regione oscura del Terzo Mondo, o trafficanti di droga statunitensi condannati in paesi come il Nicaragua, o altre nazioni nel mirino delle campagne diffamatorie della Casa Bianca.
Genser è solo un membro del Freedom Now. Un altro, il presidente di Freedom Now, è l’avvocato Jeremy Zucker, un ex legale della Corte penale internazionale e membro influente del Consiglio per le Relazioni Estere, dove l’elite del potere statunitense, sia democratica che repubblicana, decide la politica estera degli Stati Uniti e degli alleati. In Norvegia, la cubana-americana Teresita Alvarez-Bjelland, lavora come specialista consulente “non-profit” con i dirigenti della Norwegian-American Association, posizionata in modo da esercitare una pressione sul Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite tramite la loro forte influenza sui norvegesi. Peter Magyar, l’avvocato incaricato di ampliare l’attività di Freedom Now in Europa, è un influente avvocato nelle privatizzazioni e nei mercati internazionali dei capitali.
Freedom Now non difende chiunque. Il suo lavoro è volto “strategicamente” al fine di promuovere cambiamenti politici nei paesi di cui si sono selezionati gli imputati. E il loro operato non si limita agli organi giudiziari, ma è anche dedito allo sviluppo di relazioni pubbliche e campagne di propaganda con una vasta gamma di agenti e attori. Freedom Now dice che difende solo i prigionieri di coscienza. Ma nel caso di Jason Puracal, condannato per traffico di droga, è difficile, se non impossibile, usare tale argomento. In breve, la loro attività è semplicemente un altro modo, con il pretesto delle campagne per i diritti umani, d’intervenire con motivazioni politiche dei paesi bersaglio degli Stati Uniti.

Innocenza? Quale innocenza?
Una delle organizzazioni più influenti che sponsorizzano la campagna per Puracal è il gruppo chiamato Innocence Project, la cui missione è tutelare i diritti dei cittadini statunitensi ingiustamente detenuti dentro e fuori dagli Stati Uniti. Oltre al supporto dei media, l’organizzazione ha dato a Puracal supporto legale attraverso la sua rete di avvocati negli Stati Uniti. Questa organizzazione, nel 2011, ha ricevuto una sovvenzione di 400.000 dollari per due anni di spese generali, da parte della fondazione statunitense finanziata dal magnate George Soros, l'”Open Society Foundations“, appartenente al suo Open Society Institute.
Secondo l’investigatrice Eva Golinger, l’Open Society Institute è coinvolto nella destabilizzazione dei governi che hanno resistito all’offensiva delle rivoluzioni colorate post-sovietiche. L’Open Society Institute è stata attiva in Jugoslavia, Ucraina e Georgia, lavorando a stretto contatto con la Freedom House e l’Albert Einstein Institution (AEI) per rovesciare i governi finanziando i media e i gruppi di opposizione. Mentre l’area di maggior interesse per l’Open Society Institute è l’Europa orientale e il Caucaso, è anche molto attivo in Africa e in America Latina.
Secondo Barry C. Scheck, sul New York Times della fine dell’anno scorso, il nuovo direttore dell'”impero filantropico” di Soros, Christopher Stone “ha la passione di voler cambiare le cose, una grande visione e di voler comprendere come costruire istituzioni e riprogettarle per restare“. Scheck, co-direttore di Innocence Project, è noto come avvocato di OJ Simpson, nel caso altamente pubblicizzato del 1995. L’Organizzazione di Scheck è solo un’altra delle decine di ONG e altri gruppi che Soros ha cooptato, in tutto il mondo, per attuare l’agenda imperiale, con i suoi milioni; solo l’anno scorso 860 di essi. Esperto nel distruggere le banche centrali di tutto il mondo tramite attacchi speculativi contro le vulnerabili valute nazionali, Soros critica gli eccessi del sistema finanziario ed è favorevole alle regolamentazioni ma, dice, “non un eccesso di regolamentazione. I regolatori sono esseri umani fallibili e sono anche dei burocrati che prendono decisioni lentamente e sono soggetti a influenze politiche.” Il discorso di Soros sulle società aperte, il libero mercato e le sue critiche a Bush, lo hanno reso popolare tra i democratici, ma non è in alcun modo un progressista. Per quanto riguarda la strategia dell’impero, Soros è un attore di primo piano dell’élite del potere globale. È membro di Council on Foreign Relations, Bilderberg, International Crisis Group e Human Rights Watch, tutte organizzazioni che lavorano per raggiungere gli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti, spesso con i “diritti umani” come pretesto per gli interventi degli Stati Uniti e della NATO.

Gli stracci bianchi della DEA
La “raccomandazione” del Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria si è rivelata un costrutto politico dei più alti livelli dell’opportunista, politicizzata, corrotta rete dei “diritti umani” del governo statunitense. L’ex ministro della giustizia canadese, che così duramente ha criticato il Comandante Daniel Ortega, si rivela essere un vecchio amico di Jared Genser, orchestratore della rete. Soros finanzia “Innocence”, ben lontana dall’essere una innocente organizzazione internazionale dei diritti umani. Allo stesso modo, spicca di più all’occhio l’ex capo della DEA Tom Cash, riguardo il suo sostegno a Puracal. Thomas V. Cash è uno degli uomini che hanno contribuito a perseguire Pablo Escobar. Quando ha lasciato la DEA, Cash ha lavorato per la società di consulenza informazioni e intelligence, Kroll Inc., diventando capo dell’ufficio di Miami. Tra i suoi servizi, Kroll offre consulenza ai governi dei vari paesi  paradisi fiscali su come migliorare la propria immagine e farsi rimuovere dagli elenchi anti-riciclaggio di denaro dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.
Kroll assume ex funzionari dell’intelligence quando lasciano la carica pubblica per entrare nel settore privato. Kroll ha assegnato Cash per imbiancare il paradiso fiscale di Antigua, fornendogli un lifting finanziario e creando scappatoie attraverso le quali i compari di Pablo Escobar potessero continuare a riciclare i ricavi della droga. Ciò che ha messo fuori dalla grazia Tom Cash, tuttavia, fu una questione diversa. Lo scorso giugno, il truffatore R. Allen Stanford è stato condannato a 110 anni di carcere. Un’indagine sul suo schema Ponzi ha scoperto che in 20 anni ha rubato 7 miliardi di dollari a 30000 depositanti, promettendo tassi di interesse favolosi sui loro depositi presso la Banca Internazionale di Stanford, ad Antigua. Il primo caso esplose tre anni fa, nel 2009, quando le autorità federali fecero irruzione negli uffici del Gruppo Stanford, per le indagini sulle frodi. A luglio di quell’anno, Cash lasciò la sua posizione nella Kroll. Il motivo? Come consulente che lavorava per la Kroll, Cash ha dato il via libera agli inquirenti per indagare sulla Stanford, ma non si è mai preso la briga di riferire che la sua azienda, una volta, l’aveva “assunto e pagato” come consulente di Stanford. Un’organizzazione di elettricisti che ha perso più di 6 milioni di dollari nello schema Ponzi, ha poi denunciato Cash. Cash non ha mai detto agli elettricisti che Stanford era stato sanzionato dalla Financial Industry Regulatory Authority. Né li informò che un ex dipendente di Stanford aveva citato in giudizio la società, con l’accusa che lo schema era tutta una truffa.
Tra le credenziali di Cash, secondo il New York Post, vi è l’aver prestato servizio come presidente della Associazione Internazionale dei Banchieri in Lotta contro le Frodi della Florida. Il giornale aggiunge che i legami tra Cash e la polizia di stato erano così grandi, che un giudice assegnato alla causa degli elettricisti contro la Kroll, ha dovuto abbandonare il caso perché era stato un amico personale di Cash per molti anni.

Palese interferenza
Il 16 agosto l’udienza d’appello inizia in Nicaragua, nel caso di Jason Puracal. La corte distrettuale di appello di Granada deciderà se ci sono o meno elementi sufficienti per dichiarare l’annullamento del processo originale che si concluse con la sua condanna a 22 anni, in base alle procedure della Costituzione e del Codice penale del Nicaragua. Anche così, attraverso le loro reti di interferenza politica, falsi gruppi per i diritti umani hanno utilizzato il caso Puracal per condurre una palese propaganda anti-Nicaragua. Ciò, a sua volta, non aiuta molto la difesa di Puracal.
La campagna per la liberazione di Jason Puracal, condannato per narcotraffico, illustra perfettamente, ancora una volta, il grado di corrotta manipolazione dei diritti umani da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati in tutto il mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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3 Responses to Come la NATO e le ONG difendono i Narcos

  1. Sam Haddad scrive:

    Che USA- CIA e NATO siano il numero UNO nel traffico della droga, del terrorismo (reclutamento e addestramento di elementi psicologicamente violenti) e nella produzione di armi di distruzione di massa, e nella interferenza nei paesi di tutto il mondo favorendo i regimi dispotici e corrotti e’ una questione palese da molto tempo a qualsiasi persona che ragiona con la propria testa,

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