L’esemplare sconfitta di Saakashvili

DeDefensa 4 ottobre 2012

Il 16 agosto 2008, Michael Binyon scrisse sul Times:Le guerre moderne normalmente seguono uno schema familiare. Quando lo scontro finisce, i diplomatici negoziano un cessate il fuoco, si ritirano le truppe, le forze di pace vengono inviate e si avviano negoziati per impedire altre ostilità. La Guerra della Georgia contro un’enclave tra le montagne sembra ignorare tale tendenza. Questo conflitto rischia di innescare una lotta che, se non gestita, potrebbe consumare l’intero continente.” (Vedi Dedefensa.org, 22 agosto 2008.)
La guerra in Georgia” si svolse per cinque giorni, con la Russia che, con il suo esercito vecchio e superato, invadeva senza colpo ferire, e con una rapidità logistica che nessun esercito del blocco BAO formato in base agli standard della NATO è in grado di eguagliare, una buona metà del territorio georgiano dal 7 agosto 2008. Tuttavia, la tensione era rimasta alta, i russi non si ritirarono, nonostante il cessate il fuoco che chiedeva il loro ritiro. Almeno fino al 25-31 agosto 2008, il conflitto georgiano covava sotto la cenere, minacciando ancora di riaccendere una guerra in Europa. Né gli Stati Uniti, né la NATO si erano mossi, perché non avevano nulla da spostare. Gli Stati Uniti semplicemente agirono nel loro solito modo provocatorio e irresponsabile, imponendo alla Polonia la firma dell’accordo missilistico BMDE, di cui poi i polacchi si sono bruscamente ricreduti.
In pratica… dopo tutto questo trambusto, il presidente georgiano Misha Saakashvili, amico di tutte le botteghe neocon e degli altri pappagalli del partito dei salottieri, era favorito dalla dinamica strategica delle “rivoluzioni colorate” (Georgia 2003). Non si ebbe una guerra europea dalla guerra georgiana, per mancanza di combattenti, infine, da parte del blocco BAO, dove il meccanismo di avvio è molto lento quando si tratta di mantenere e allineare forze. Si è preferita la commedia dei diritti dell’uomo e dell'”aggressione morbida.”
Recentemente è stato annunciato che Saakashvili avrebbe voluto scatenare nuove tensioni con la Russia, con il sostegno degli Stati Uniti e di tutto il caravanserraglio. In un certo senso, si capisce che se avesse avuto la possibilità di sfuggire alla maledizione delle urne, l’avrebbe fatto… Da lunedì, Misha Saakashvili se non è sul punto di andarsene, è almeno sulla difensiva, da un giorno all’altro… Justin Raimondo è moderatamente ottimista, su Antiwar.com del 3 ottobre 2012:
…Il colpo finale contro Saakashvili è stato inferto da un video che mostra i disgustosi abusi sui prigionieri in un carcere della Georgia. Un mandato d’arresto è stato emesso verso la guardia carceraria che ha diffuso il video: ha cercato asilo politico all’estero. Nonostante il plauso ufficiale per la “riforma democratica” di Saakashvili, e che le terribili condizioni nelle carceri della Georgia fossero ben note ai dirittumanitari, ciò non ha impedito al governo degli Stati Uniti di inviare miliardi al suo fantoccio “democratico”.
Durante la campagna, il ritornello del regime era che Ivanishvili ed i suoi sostenitori erano dei “traditori”, “agenti russi” che volevano mettere la Georgia in balia di Putin: questa, infatti, era la sua risposta a qualsiasi e a ogni critico che osava parlare. Gli elettori georgiani non se la sono bevuta: ma sarebbe un errore pensare che Saakashvili stia per levare le tende e andarsene tranquillamente. E’ ancora il presidente, e se le riforme governative saranno volte a ridurre i poteri del suo ufficio, con il passaggio a un sistema parlamentare, la transizione deve ancora iniziare.
Ivanishvili chiede a Saakashvili di dimettersi, ma ciò non accadrà. “Misha” farà di tutto per ostacolare il nuovo governo, e in questo momento senza dubbio medita la sua vendetta. Nel frattempo, però, il popolo oppresso della Georgia avrà la sua vendetta; aprendo la strada a un lungo e interminabile dramma. Saakashvili avrà sempre i suoi apologeti americani, come quei figuri che hanno respinto le accuse di Ivanishvili al regime autoritario della Georgia come ‘storie volte a sopprimere il voto filo-governativo e retorica dell’opposizione che sembra rigettare le stesse istituzioni del governo.’ Sì, le urla dei dissidenti torturati provenienti dai sotterranei della Georgia, sono solo i guaiti di anarchici miscredenti sostenitori di Ron Paul, secondo questi rozzi neocon. Aspettatevi di sentire altro dal club dei ben pagati fan americani di Saakashvili, mentre la deflorazione della ‘Rivoluzione delle rose’ continua.”
Naturalmente, i russi sono molto soddisfatti dall’esito delle elezioni, sperando in un gesto importante della Georgia per rilassare le relazioni, in particolare per le Olimpiadi invernali di Sochi del 2014, vicine al territorio georgiano, e che Saakashvili avrebbe voluto vedere boicottate. I russi quindi aspettano il nuovo primo ministro, il capo del ‘Sogno Georgiano’ che ha vinto le elezioni (RussiaToday, 3 Ottobre, 2012 ):
Il leader di ‘Sogno Georgiano’, Bidzina Ivanishvili è un uomo d’affari miliardario che ha la maggior parte dei suoi beni in Russia. Nel suo programma elettorale aveva dichiarato più volte, che la normalizzazione delle relazioni con la Russia è una priorità chiave nella sua pianificazione politica. Attualmente cittadino francese, Ivanishvili sta cercando di riavere un passaporto georgiano per assumere la carica di primo ministro.”
Il 2 ottobre 2012 sul suo sito web Indian Punchline, MK Bhadrakumar è stato molto più aggressivo nelle sue valutazioni. Conosce la zona e diversi suoi attori, e pensa che la cosa sia un colpo maestro dei russi. “La cittadella occidentale nello spazio post-sovietico è caduta – la Georgia. Un triste epilogo è stato scritto per l’epopea della “rivoluzione colorata”. [...] Di gran lunga maggiore rilevanza, però, è che il Sogno sia guidato dal magnate miliardario Bidzina Ivanishvilli. Il punto non riguarda la sua grande ricchezza, ma da dove proviene e come l’ha ottenuta? In poche parole, l’ha ottenuta tutta in quei giorni felici della Russia dei primi anni ’90, quando Boris Eltsin mise in vendita le vaste ricchezze della Russia, introducendo i russi alle infinite possibilità del capitalismo clientelare. Basti dire che gli oligarchi si arricchirono in pieno giorno, e BI era uno di loro. Il presidente Vladimir Putin ha fama di andare splendidamente d’accordo con BI. Mosca sembra affascinata dalle immagini televisive provenienti da Tbilisi. Washington si sente a disagio e Mosca potrebbe ricominciare a tirare le fila a Tbilisi. La Georgia è un elemento vitale per i giochi geopolitici che si svolgono nello spazio post-sovietico tra Washington e Mosca. Vi si aggiunga l’intensità del freddo in cui si sono rapidamente immersi i legami USA-Russia, come testimonia la decisione di Mosca di espellere l’USAID. La rivalità USA-Russia è in eruzione in tutto l’Heartland eurasiatico e le sue periferie. Putin sta portando avanti il suo progetto di Unione Eurasiatica, e allo stesso modo, gli Stati Uniti si assicureranno fortemente che ci sia un lungo cammino per il Cremlino…
Il destino di Misha Saakahvili è, finora, una bella parabola sui metodi utilizzati dal sistema, che utilizza i mass media per tentare di compensare la mancanza di sostanza dei suoi principi. Sappiamo come Saakashvili è salito al potere, con il sostegno dell’ineffabile “Rivoluzione delle Rose”, un puro prodotto della cooperazione del mondo delle relazioni pubbliche e degli aiuti ufficiali americanisti (USAID), in cui il progetto politico è evidente. Ne ha fatto l’uso che ci si aspettava da lui, con il picco dell’agosto 2008, che doveva dare una conclusione vittoriosa alle sue azioni, in un modo o nell’altro. Ma non ha incontrato alcun trionfo. Il punto interessante in questo schema è il riflusso, che illustra anche la mancanza di legittimità del personaggio utilizzato.
Il sistema, dopo aver utilizzato Saakashvili, non ha trovato alcuna alternativa dopo il fallimento del 2008, semplicemente perché non c’era alternativa, per via dei principi di impunità e imbattibilità, dei nomi che esprimono i comportamenti psicologici fondamentali che guidano effettivamente la strategia del sistema. (Con ‘imbattibilità’ si intende l’incapacità di riconoscere la sconfitta, e con ‘impunità’ si intende l’incapacità di riconoscere le proprie responsabilità). Saakashvili è rimasto al suo posto, anche se la sua sconfitta sarebbe stata, nella strategia di gestione delle “rivoluzioni colorate”, modo per una sua eliminazione senza esitazione, per la ricerca di altre vie politiche, e forse di altri leader che potessero seguire queste vie. Dopo la sua sconfitta, Saakashvili non poteva che portare il sistema della “rivoluzione colorata” al declino e al crollo.
Oggi è intrappolato dalle norme stabilite dalla “rivoluzione colorata”, dalle regole democratiche che non hanno più il supporto delle dinamiche attivate dal sistema. L’incapacità del sistema sia di far mantenere all’opposizione le idee che promuove, che di “inventare” una opposizione che sia un’alternativa “democratica”, in realtà segna i limiti della strategia seguita.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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