Siria e Turchia, di nuovo ai ferri corti

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 05/10/2012

Mercoledì scorso la Turchia ha sparato su obiettivi del governo siriano, in risposta al bombardamento dal territorio siriano della città di confine di Akcakale, dove cinque civili sono rimasti uccisi. I tiri sono durati fino all’altro ieri. Secondo le autorità turche, il bombardamento è stato apparentemente condotto da forze governative siriane. E’ la prima volta che la Turchia spara in territorio siriano, durante i 18 mesi di conflitto interno. Ed è anche la prima volta che dei cittadini turchi sono stati uccisi dal fuoco proveniente dal lato siriano del confine. E ancora, è la prima volta che la Turchia ha risposto con bombardamenti su bersagli selezionati all’interno della Siria.
La fiammata accresce la tensione tra i due paesi a un nuovo livello. Il parlamento turco ha già concesso il potere di colpire preventivamente il suo vicino. La risoluzione apre la strada all’azione unilaterale da parte delle forze armate turche in Siria, senza il coinvolgimento degli alleati occidentali o arabi della Turchia. Qualsiasi schieramento richiederebbe un periodo di più di un anno. La Turchia ha utilizzato uno schieramento analogo per attaccare ripetutamente sospette postazioni dei ribelli curdi, nel nord dell’Iraq. L’esercito turco ha già schierato rinforzi nella provincia di Suruç, vicina alla zona. La 20.ma brigata corazzata ha trasferito decine di carri armati e veicoli blindati al confine siriano, dopo lo scambio a fuoco. Gli sviluppi sottolineano i vecchi timori che le ripercussioni degli oltre 18 mesi di guerra civile in Siria, possano innescare un più ampio conflitto regionale.
Prima del fatto, il 28 settembre, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu aveva chiesto di nuovo la creazione di zone di sicurezza, un’azione che in realtà sarebbe un atto di guerra. Il primo ministro della Turchia Erdogan ha più volte denunciato il presidente siriano al-Assad, invitandolo pubblicamente a dimettersi dopo averlo accusato di massacrare il proprio popolo. Nel frattempo, il governo siriano ha accusato la Turchia di armare e finanziare i ribelli siriani. Le testimonianze confermano che numerosi fucili d’assalto, granate e mitragliatrici dei militanti siriani anti-governativi provengono dalla Turchia. A giugno il governo siriano aveva annunciato di aver abbattuto un aereo militare da ricognizione turco dopo che aveva violato lo spazio aereo siriano. I due piloti turchi sono rimasti uccisi nell’incidente. Il governo turco continua a insistere che il jet è stato abbattuto da un missile antiaereo dopo che aveva lasciato nello spazio aereo siriano, affermazione negata dal governo siriano.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunirà successivamente per condannare le azioni della Siria. La Turchia ha anche chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di adottare “le misure necessarie” per fermare l'”aggressione” siriana. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha avvertito che gli attacchi dimostrano “come il conflitto in Siria minaccia non solo la sicurezza del popolo siriano, ma che anche danneggia i suoi vicini.” La NATO ha già tenuto una riunione d’urgenza a Bruxelles, sotto l’articolo 4 del Trattato di Washington che afferma l’integrità dei 28 membri. L’articolo 5, che impegna la NATO a difendere uno Stato membro sotto attacco, non è stato preso in considerazione questa volta. Il comunicato finale dice che l’Alleanza “continua a sostenere la Turchia e chiede l’immediata cessazione di tali atti aggressivi nei confronti di un alleato, ed esorta il regime siriano a porre fine alle flagranti violazioni del diritto internazionale“. Il capo diplomatico dell’UE Catherine Ashton ha condannato fermamente la Siria. Washington ha anche rilasciato una forte dichiarazione che condanna l’accaduto e ha chiesto al regime di Assad di farsi da parte. “Tutte le nazioni responsabili sono tenute a mettere in chiaro che è passato molto tempo da quando è stato chiesto ad Assad di farsi da parte, dichiarare un cessate il fuoco e avviare il tanto atteso processo di transizione politica”, secondo il portavoce della Casa Bianca Tommy Vietor. La segretaria di Stato USA Hillary Clinton ha detto: “Siamo indignati per il fatto che i siriani sparino oltre la loro frontiera.”
Allo stesso tempo, la Siria ha ammesso di essere responsabile del bombardamento che ha ucciso cinque civili in Turchia e ha formalmente chiesto scusa per le morti (l’autore, in un moto di filo-americanismo acuto, ha preso per buone le barzellette diffuse dalla propaganda occidentale, visto che Damasco non ha ammesso un bel niente; né tanto meno ha chiesto scusa per un’azione commessa dai terroristi armati dai turchi stessi. NdT). La dichiarazione dice che è stata avviata l’inchiesta per individuare precisamente l’origine del fuoco. Il ministro dell’Informazione siriano Omran al-Zoubi ha sottolineato “i governi devono agire con saggezza, razionalità e responsabilità, in particolare dal momento che v’è una condizione speciale sul confine siriano-turco riguardo la presenza di gruppi terroristici indisciplinati lungo le frontiere, e che hanno obiettivi e identità diversi.” La Russia ha invitato tutti i paesi del Consiglio di Sicurezza ad adottare un approccio equilibrato verso la recente crisi sul confine tra Turchia e Siria, e di non accettare una dichiarazione congiunta unilaterale. Ha sostenuto che il Consiglio di sicurezza ha utilizzato essenzialmente in toto il testo  della versione turca. Secondo la posizione della Russia, i termini utilizzati nel progetto di dichiarazione accusano le forze governative della Siria per l’incidente, mentre non parlano della risposta militare della Turchia contro obiettivi siriani. Durante una visita in Pakistan, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha espresso la preoccupazione del suo governo per l’escalation delle tensioni. Parlando ad una conferenza stampa a Islamabad, ha detto che la Siria aveva assicurato la Russia che un tale incidente, come il bombardamento, non sarebbe successo di nuovo. Ha anche osservato come il Fronte al-Nusra, legato ad al-Qaida, abbia rivendicato la responsabilità per gli attentati di mercoledì, che hanno ucciso almeno 40 persone e ferito altre 90 ad Aleppo. Il gruppo ha detto che gli attentati nella famosa piazza sono stati eseguiti da attentatori suicidi che guidavano autobombe, e da terroristi armati travestiti da poliziotti siriani. Comunque, né la NATO, l’UE, la Lega araba o qualsiasi altro organismo internazionale ha condannato l’azione.
E’ un fatto interessante che lo scontro di confine tra Siria e Turchia abbia avuto luogo proprio nel momento in alcuni altri eventi importanti hanno avuto luogo. Per esempio, ciò è successo subito dopo la visita del presidente siriano ad Aleppo, devastata dalla guerra, dove aveva annunciato la sua decisione di inviare 30.000 soldati e unità blindate per sedare la ribellione della città. L’attentato è avvenuto subito dopo che il mediatore speciale delle Nazioni Unite, Lakhdar Brahimi, aveva annunciato la decisione di aprire il suo ufficio a Cairo invece che a New York, per essere vicino alla zona di conflitto ed intensificare gli sforzi volti alla gestione delle crisi insieme con il gruppo dei quattro: Egitto, Arabia Saudita, Turchia e Iran. Questo è proprio il momento dell’Iran, il principale alleato della Siria, che si trova ad affrontare problemi interni per deviare l’attenzione dal conflitto siriano. Centinaia di manifestanti a Teheran si sono scontrati con la polizia antisommossa, il giorno stesso dell’attentato, durante le proteste contro la crisi monetaria del paese. Il deterioramento attuale del rapporto Siria-Turchia, distrae le forze siriane dalla battaglia di Aleppo, che devono affrontare una nuova possibile minaccia dalla Turchia nel caso in cui voglia compiere delle ritorsioni. Ora la missione Brahimi dovrà concentrarsi sulla situazione alle frontiere, invece di affrontare la situazione siriana in generale, dal momento che un altro negoziatore importante, l’Iran, deve concentrarsi sulla propria sicurezza interna. Un altro aspetto di fondamentale importanza per le tensioni. Non vi è motivo di credere che fosse un incidente o una provocazione. La Siria si trova ad affrontare troppi problemi al momento, e in nessun modo il suo governo vuole aggiungerne di nuovi.
La situazione in Siria è torbida, ci sono diversi attori coinvolti che perseguono obiettivi diversi, non si sa quali siano le loro alleanze e motivazioni. Naturalmente si tratta solo di indovinare le circostanze in cui l’episodio del tiro sarà utilizzato, da una parte o dall’altra, per servire determinati interessi. Ci sono diverse parti interessate a esacerbare la situazione, trascinandovi nuovi attori. Per esempio, le forze antigovernative in Siria chiedono con forza che la NATO crei delle no-fly zone o  zone tampone no-go, presumibilmente con il pretesto della protezione dei rifugiati. Cosa espressa dal fatto stesso che le aspre parole di sopra, sono state rivolte immediatamente ed esclusivamente contro il governo siriano, senza attendere i risultati delle indagini e senza alcun tentativo di capire  cosa sia accaduto esattamente e senza chiedersi chi siano stati gli autori. Aiutare le forze antigovernative destabilizza la situazione. La destabilizzazione crea incertezza che porta a incidenti o provocazioni. Quindi, si raccoglie ciò che si semina. La Siria ha chiesto scusa ed espresso condoglianze. Ha promesso di fare del suo meglio per evitare incidenti in futuro. Non vi è alcun motivo di aggravare ulteriormente una situazione precaria.
Non c’è dubbio che ci saranno tentativi per trarre vantaggio da ciò che è accaduto, e di fare proprio ciò che serve per inasprire le tensioni e peggiorare la situazione. Ci sono forze interessate a tale scenario. Gli organismi internazionali dovrebbero prendere in considerazione e rispettare un approccio imparziale, cauto e prudente, per evitare che il conflitto dilaghi oltre i confini siriani. Ancora, il principale risultato dell’attacco oltre confine, è la decisione presa dal parlamento turco di “legalizzare” un intervento militare in Siria. Ora gli eventi prendono una pessima piega, la strada per la ripetizione di uno scenario libico e il trionfo dell’interventismo della NATO è aperta…

E’ gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora0

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