Gaza: il fine ultimo dell’aggressione israeliana in funzione delle circostanze!

Dottor Amin Hoteit, al-Thawra, 19/11/2012
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Qualche ingenuo potrebbe credere che l’attuale aggressione israeliana contro Gaza, con armi statunitensi finanziate direttamente o indirettamente con denaro arabo, sia una reazione al lancio di un razzo che ha colpito un obiettivo militare in Israele, a seguito dell’ennesima provocazione nel contesto di un blocco che dura da cinque anni, in violazione del diritto internazionale e umanitario. Diritto e regole che non hanno posto nello spirito colonialista sionista…
Le vere ragioni di questa operazione israeliana dal simbolico nome “colonna di nubi” o “pilastro della difesa” sta nel fatto che la “linea di attacco” contro arabi e musulmani approfitti del sistema di dipendenza e sottomissione necessario per far avanzare il progetto di liquidazione dell'”Asse della Resistenza”, e quindi anche il progetto di liquidare la “causa palestinese” voluto da Israele e dai suoi sostenitori. Questo è l’obiettivo principale di tale operazione, che gli esecutori non possono ammettere pubblicamente per paura di cadere negli errori delle guerre del 2006 [contro il Libano] e del 2009 [contro Gaza], dove l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo, apparentemente predefinito, portò alla sconfitta d’Israele. È per questo che l’attacco è stato lanciato senza specificare il suo “obiettivo finale”. Tuttavia, vediamo molti obiettivi militari, politici e strategici.

Obiettivi militari
Israele vuole porre fine al consolidamento delle forze della resistenza a Gaza, ora che i suoi dirigenti hanno rifiutato di prendere il sentiero tracciato dagli eventi in Siria e di obbedire a coloro, che tra di loro si schierarono con gli “urbani”, essenzialmente rappresentati dai dirigenti del Qatar notoriamente asserviti a Stati Uniti e Israele, i cui tre obiettivi principali sono:
1. Liquidazione dei leader militari e politici ribelli, per fare spazio a chi ha capitolato partecipando al programma occidentale, il che significa che a Gaza i leader recalcitranti che si rifiutano di disarmare sono minacciati.
2. Distruzione, per quanto possibile, dell’arsenale missilistico che la Resistenza ha accumulato dall'”Operazione Piombo Fuso” contro Gaza nel 2008 – 2009.
3. Addomesticare la situazione a Gaza per raggiungere uno status quo che paralizzi, limiti o distrugga la Resistenza, come accade in Cisgiordania a causa della repressione imposta dagli “organi della sicurezza di Oslo” in collaborazione con i servizi di sicurezza israeliani.

Obiettivi strategici e militari
Israele e l’Occidente, sotto la leadership degli Stati Uniti, desiderano testare i governi appena usciti dal tunnel della fasulla “primavera araba”[1], per garantirsi della validità della loro transizione. “Il Potere mondiale a noi, in cambio di uno locale per voi“[2], prima di precipitarsi in ulteriori impegni ancor più importanti, politicamente e militarmente, a causa della crisi in Siria, soprattutto perché è ormai certo che il raggiungimento dei loro obiettivi in Siria gli impone di garantirsi le stesse disposizioni da questi governi, creati in fretta e sotto pretesti religiosi, in particolare per quanto riguarda la liquidazione della Resistenza a Gaza. Ma Israele ha obiettivi più immediati, in rapporto sia con le elezioni parlamentari che con la raccolta di informazioni utili su organizzazione militare, armi e piani adottati dalla Resistenza per fortificare il proprio fronte interno, nel 2006 e 2009,  ripristinando la deterrenza e il prestigio israeliani, prima di una qualsiasi azione contro il Libano, la Siria, o l’Iran.

Un piano in quattro fasi
Per raggiungere i suoi obiettivi, sembra che Israele abbia adottato un piano abbastanza flessibile da consentirgli di adattarsi a ogni eventualità, così da poterlo sospendere in qualsiasi momento e senza subire un’altra sconfitta, se non riesce a raggiungere il suo obiettivo finale; rioccupare temporaneamente la Striscia di Gaza. Siamo convinti che questo piano dovrebbe avvenire in più fasi:
1. Il primo passo è, come abbiamo visto, sufficientemente elastico, grazie soprattutto all’aviazione. Si tratta della liquidazione del maggior numero possibile di leader e razzi depositati a Gaza, con l’argomento eterno di colpire solo terroristi e salvare i civili! A questo punto, Israele potrebbe ritenere di aver raggiunto il suo obiettivo, uccidendo Ahmad al-Jaabari, uno dei leader più importanti della Resistenza, e presumibilmente distrutto gran parte dell’arsenale immagazzinato.
2. Un secondo passo dovrebbe seguire, se l’ambiente locale e internazionale è pronto, senza dimenticare che la decisione israeliana dipenderà anche dalla risposta della Resistenza. La sua attuazione prevederebbe, probabilmente, di assediare la Striscia di Gaza per una profondità da 3 a 5 km, per impedire per quanto possibile l’uso di razzi e distruggere il maggior numero di tunnel, impedendo i rifornimenti. Anche in questo caso, Israele potrebbe affermare di aver raggiunto il suo obiettivo.
3. Un terzo passo sarebbe controllare fasce di 2-3 Km di larghezza all’interno di Gaza, anche per dividere il campo in diversi compartimenti che sarà sufficiente circondare senza impegnarsi in un confronto diretto con i combattenti, nel mezzo delle zone residenziali.
4. Una quarta fase permetterebbe l’occupazione della Striscia di Gaza e l’eliminazione dell’organizzazione della Resistenza, ricordando l’operazione adottata nel 1982 in Libano. Inoltre, Israele ha iniziato a preparare gli ultimi due passaggi richiamando 75.000 riservisti [3] e condizionando l’opinione internazionale ad accettare la sua decisione e le relative conseguenze!
Questo è ciò che possiamo dedurre dalla condotta delle operazioni sul terreno, e ora è diventato molto chiaro che la sospensione o il proseguimento dell’aggressione contro il suo obiettivo finale, dipende da due fattori:
1. Il primo fattore è la performance della Resistenza, in particolare la gestione dei suoi lanci, sufficienti per terrorizzare il nemico e produrre l’effetto dissuasivo ricercato. Qui, ricordiamo che non è necessario intensificare il fuoco, perché la loro funzione non è distruggere ma scoraggiare. Su questo punto, riteniamo che il risultato sia positivo, per il momento, tanto più che alcune sorprese hanno confuso il campo avversario, tra cui gli attacchi di precisione su obiettivi nella zona di Tel Aviv.
2. Un secondo fattore è la risposta regionale e, in particolare, dell’Egitto, che potrebbe pesare quasi quanto le prestazioni della Resistenza, anche se si nota, al momento della stesura di questa analisi, che i pronunciamenti internazionali e regionali di alcuni paesi arabi, tendono a favorire Israele e a incoraggiarne la continuazione dell’aggressione, ricordando, ancora una volta, l’ambiente della guerra del 2006 contro il Libano.
Detto questo, la questione è se la complicità di questi paesi arabi contro Gaza si manifesterà anche  contro la Siria, ora che abbiamo assistito al tradimento della “Lega”. Come spiegare altrimenti la loro sottomissione a Israele, quando hanno tirato fuori gli artigli contro la Siria e il popolo siriano? Questo è il nostro parere e la nostra preoccupazione, senza alcun dubbio; l’Egitto ha minacciato di congelare o annullare gli accordi di Camp David, rompere l’assedio di Gaza riaprendo senza condizioni il valico di Rafah, permettere alla Resistenza di difendersi con le armi, mentre gli “urbani” continueranno a cooperare con gli Stati Uniti sulle questioni arabe e regionali, a partire dal dossier siriano; tanto più che questi paesi arabi non si rivolgeranno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per condannare gli attacchi israeliani e imporgli di smetterla di opporsi al riconoscimento della Palestina come Stato osservatore.
Senza tale presa di posizione, crediamo che le loro dichiarazioni siano vacue e con l’unico scopo d’incoraggiare Israele a continuare la sua aggressione, a conferma della loro collusione con il nemico. D’altra parte, non è possibile fare affidamento sui pii desideri dell’Occidente o sulle dichiarazioni israeliane sperando nella fine dell’aggressione. Questa aggressione non si fermerà che con la deterrenza armata della Resistenza, sostenuta da un vero Asse e dale posizioni ferme dei paesi arabi, a partire dall’Egitto.

Note:
[1] Agression israélienne contre Ghaza. L’Occident teste ses alliés «islamistes»
[2] Syrie : Les signes avant-coureurs de la faillite de l’Occident!?
[3] Israël rappelle 75 000 soldats sous les drapeaux pendant que les bombardements se poursuivent à Gaza

Il Dottor Amin Hoteit è un analista politico, esperto di strategia militare e Generale di brigata libanese in pensione.
Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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