La ‘Black Ops’ di Brennan in Libia ha provocato il “Bengasigate”
febbraio 14, 2013 2 commenti
Patrick Henningsen, Global Research, 13 febbraio 2013
Il Bengasigate continua a dipanarsi, e l’uomo che è al centro delle udienze di questa settimana a Washington DC, viene ora accusato dell’assedio al complesso dello scorso settembre… Secondo un nuovo libro inchiesta pubblicato da due ex soldati delle operazioni speciali, e riportato esclusivamente dal Daily Mail, l’ex direttore della CIA David Petraeus sarebbe stato ricattato da due alti ufficiali della CIA, affinché si dimettesse ed ammettesse pubblicamente la sua relazione con l’agente dell’intelligence Paula Broadwell. Naturalmente, questo aspetto della storia sicuramente spingerà le vendite del libro, ma non è la rivelazione più importante della storia…
Il signore dei droni: John O. Brennan
Nel loro libro, che dovrebbe essere presto pubblicato, dal titolo ‘Bengasi: La relazione definitiva’, gli autori Jack Murphy (un berretto verde dell’esercito) e il co-autore Brandon Webb (Navy SEAL e amico di Glen Doherty, che morì durante l’assedio di Bengasi), ha anche rivelato che il ‘Signore dei Droni’, John O. Brennan, attuale candidato direttore della CIA dal presidente Barack Obama, che è stato il viceconsigliere del presidente alla NSA all’epoca, aveva ‘autorizzato delle operazioni segrete unilaterali al di fuori della struttura di comando tradizionale’, utilizzando il Joint Special Operations Command (JSOC) del Pentagono in Libia e Nord Africa. Le black ops di Brennan avrebbero suscitato le ritorsioni che in Libia hanno portato all’assalto al complesso di Bengasi dell’11 settembre 2012, dove rimasero uccisi quattro statunitensi, tra cui l’ambasciatore Chris Stevens e tre altri. Vale la pena di notare qui che l’assedio di Bengasi è stato inizialmente attribuito da Hillary Clinton, Susan Rice e da tutti i media degli USA e dalla BBC, all’epoca, al video fasullo di YouTube dal titolo “L’innocenza dei musulmani“. Era la prima fase del cover-up.
Quindi, secondo il nuovo libro, fu John O. Brennan ad aver architettato gli eventi che hanno portato alla debacle del Bengasigate? A quanto pare, sì, ma non solo… Il libro di Murphy e Webb, anche se molto incisivo e accurato su ciò che gli autori descrivono come “una vasta rete di addetti militari e agenti dei servizi segreti volti a svelare la realtà dietro agli attacchi ‘raccontati’“, si concentra sul caso Petraeus, ma fornisce solo dettagli superficiali sulla natura stessa della missione dell’ambasciatore degli Stati Uniti J. Christopher Stevens in Libia. Né gli autori spiegano che il complesso in questione non era un’”ambasciata” a Bengasi, come la Casa Bianca di Obama ha detto all’inizio, e non era un “Consolato degli Stati Uniti” o un “centro di sicurezza della CIA”, come si è detto successivamente.
Susanne Posel di OccupyCorporatism.com, riporta ciò che è probabilmente la verità: “A Bengasi, Stevens alloggiava in una villa affittata dal dipartimento di Stato degli USA da un uomo del posto di nome Muhammad al-Bishari. La villa di Bengasi non era l’ambasciata degli Stati Uniti, una missione diplomatica o un estensione dell’ambasciata. In realtà, l’ambasciata più vicina degli Stati Uniti è a Tripoli. Stevens si trovava lì in quanto doveva colloquiare con il CNT, il governo de facto della Libia che gli Stati Uniti hanno supportato nel rovesciamento di Muammar Gheddafi nel 2011. Stevens era stato precedentemente designato rappresentante speciale presso il CNT, durante la rivoluzione libica controllata dagli USA. Per mascherare il nuovo ruolo di Stevens, gli venne concesso lo status di ambasciatore degli Stati Uniti da Hillary Clinton, segretaria di Stato, e stanziato a Tripoli. Bishari ha confermato che Stevens sarebbe rimasto nella villa, quando ha incontrato il CNT. La missione di Stevens a Bengasi era raccogliere informazioni per la CIA, “avviando la sorveglianza e la raccolta di informazioni su una serie di gruppi militanti armati della città.”
Secondo il Daily Mail, ‘i nemici di Petraeus erano degli alti ufficiali della CIA che conducevano le indagini’. The Daily Mail prosegue spiegando come la storia di Petraeus abbia aperto e innescato un ‘colpo di palazzo’: “Gli autori dicono che alti ufficiali dei servizi segreti che lavorano al 7° piano della sede CIA a Langley, in Virginia, hanno usato la loro influenza politica per garantirsi che l’FBI indagasse sulla vita intima dell’ex generale dell’esercito. Hanno poi detto a Petraeus che l’avrebbero pubblicamente umiliato se non ammetteva la vicenda e dava le dimissioni. ‘Era ben noto al personale di sicurezza di Petraeus (le guardie del corpo) che lui e Broadwell avevano una relazione. Non era l’unico dirigente dell’Agenzia o generale coinvolto in relazioni extraconiugali, ma quando al 7° piano hanno voluto far fuori Petraeus, hanno incassato i loro assegni’, scrivono Murphy e Webb. Il libro continua: ‘La realtà della situazione era che alti funzionari della CIA avevano già scoperto la vicenda consultando il PSD di Petraeus, e poi hanno trovato il modo di far avviare un’indagine all’FBI, al fine di creare una serie di prove e una traccia d’indagine che portasse alle informazioni che già avevano, in altre parole, un’indagine ufficiale che potesse essere usata per spingere Petraeus a dimettersi’… Gli alti funzionari erano furiosi per il modo in cui veniva gestita l’agenzia, da quando era stato nominato nel settembre 2011… Aveva incentrato il lavoro dell’agenzia dall’intelligence e dall’analisi alle operazioni paramilitari, tra cui gli attacchi con i droni.”
Ciò che rivela lo scandalo Petraeus è che il sensazionale affare extraconiugale è stato usato dai media per distrarre il pubblico dalla questione vera.
Chris Stevens e il traffico di armi della CIA
Secondo il Daily Mail, il libro di Murphy e Webb fornisce la documentazione secondo cui “Stevens ha probabilmente contribuito a mettere sotto controllo il maggior numero possibile di armi, dopo la guerra, per tenerle al sicuro, e a quel punto Brennan le esportava all’estero, per avviare un altro conflitto“. Anche se entrambi gli autori, che gestiscono un sito web chiamato SOFREP.com, un sito di informazioni curato dai membri, attuali ed ex, della comunità delle operazioni speciali, sembrano essere “ben posizionati” per accedere ad informazioni classificate privilegiate sugli eventi e a un’ampia rete di contatti nell’ambiente, potendo approfondire di parecchio su quali fossero i reati principali: Chris Stevens, uomo di punta della CIA nella gestione del traffico illegale di armi dalla Libia alla Siria, attraverso la Turchia, diretto all’esercito libero siriano (ELS). Anche il senatore del Kentucky Rand Paul contesta Hillary Clinton su queste cose, ma ha subito l’ostruzionismo dalla segretaria di Stato uscente.
Il libro dice che Stevens stava aiutando John Brennan in un’operazione estremamente illegale di traffico internazionale di armi parallelo, un fatto che da solo dovrebbe (in teoria almeno) cassare, alle audizioni, la nomina di Brennan alla direzione della CIA, questa settimana, a Washington DC. E’ sorprendente come questo aspetto della storia sia rimasto all’ombra di uno scandalo sessuale, rendendo sospettosi su questo libro e la sua tempistica particolare. Posel spiega anche il ruolo di Stevens come trafficante di armi della CIA: “Alcune spedizioni di armi fatte da Stevens possono aver riguardato artiglieria e armi inviate all’esercito libero siriano (ELS) in Siria, che combatte una guerra per procura degli Stati Uniti. Stevens era diventato il “collegamento” tra le fazioni terroristiche sponsorizzate da Stati e il traffico di armi per l’ELS in Siria. Le spedizioni all’ELS provenivano dall’Arabia Saudita, da dove provengono anche i terroristi salafiti e i partigiani della Sharia utilizzati per promuovere interessi sovversivi. Grazie agli Stati Uniti, al governo saudita e a Stevens, l’ELS è il gruppo jihadista sponsorizzato da degli Stati più pesantemente armato del Medio Oriente. In realtà, le fazioni terroristiche islamiche che collaborano con gli Stati Uniti, sono state arruolate dal governo dell’Arabia Saudita per togliere di mezzo una delle spie della CIA di Petraeus. Questa spia era J. Christopher Stevens.”
Armi chimiche in Siria
L’altro aspetto evidente e molto grande di questa storia, anch’esso trascurato, è l’assai visibile filo già comparso ai primi di dicembre 2012, dei rapporti sulle ‘armi chimiche in Siria’, probabilmente anch’essi originatesi in Libia, sotto la forma del vecchio stock di armi chimiche di Gheddafi contrabbandate dalla Libia alle mani dell’ELS in Siria…, al fine di incolpare il governo siriano di Assad dell’uso di “armi chimiche contro il proprio popolo“. Alla fine di dicembre, la comunità di intelligence degli Stati Uniti, tramite il console generale degli Stati Uniti a Istanbul, in Turchia, sembra avere preparato la storia della minaccia delle armi chimiche di Assad da dare in pasto al pubblico, ma subito si iniziò a dipanare questo punto discutibile, praticamente abbandonandolo del tutto alla fine.
In ‘Bengasi: La relazione definitiva’, a quanto sembra gli autori hanno aperto la porta di alcune intuizioni incredibili e forse fondamentali negli eventi che riguardano il Bengasigate, e il loro libro farà un grande botto mediatico, ma sembra che gli insider delle black-ops Murphy e Webb abbiano trascurato l’aspetto più importante di tutta questa storia, che sembra solo essere lo scandalo che certamente farebbe cadere l’amministrazione Obama in un colpo solo.
Incredibile come questi eventi siano corroborati, o non confermati dai media, a seconda dei casi. Sempre più in questi giorni si vede una parata infinita di scrittori ex-Navy SEAL ed ex-commando delle Special Ops, che possono benissimo avere un grande libro nero da cui trarre quelle informazioni che i giornalisti non hanno, e in alcuni casi il loro rapporto con il mondo delle operazioni speciali potrebbero essere un po’ troppo stretto per considerarli dei ricercatori obiettivi ed indipendenti. Murphy e Webb non possono parlare di un “Rapporto definitivo” a pochi mesi dall’evento. E’ alquanto arrogante esserne sicuri. Aspettiamo il sequel del libro, che scopra la copertura della storia vera. Fino ad allora, ciò potrebbe essere solo una ‘detonazione mediaticamente controllata’.
‘Bengasi: La relazione definitiva’ di Brandon Webb e Jack Murphy, William Morrow Company, HarperCollins. Disponibile per il download in formato ebook.
Copyright © 2013 Global Research
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora









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