Spionaggio USA in Venezuela: Colpo di Stato all’opera

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 18.05.2013
tracyobamalargeTracy è arrivato in Venezuela nel settembre 2012 posando da regista con il compito di seguire la campagna pre-elettorale dell’allora presidente Hugo Chavez e del candidato dell’opposizione Henrique Capriles. Ma si comportò in modo insolito fin da subito. Per esempio, non è mai apparso nel Quartier generale dell’Associazione di Corrispondenti Esteri (APEX). Perfino i corrispondenti indipendenti fanno in modo di rendere il loro soggiorno nel Paese più comodo, evitando di apparire come dei giornalisti petulanti dalle troppe domande. Tracy sapeva bene dove andare a Caracas e non trovava difficoltà nel trovare le persone giuste. Usò un elenco di individui raccomandati per stabilire i primi contatti con attivisti dell’opposizione radicale e avviarne il finanziamento delle attività. I contatti inclusero la Juventud Activa de Venezuela Unida – JAVU e il Movimento Venezuelano del 13 aprile. Strinse legami con il Movimento Rivoluzionario Tupamaro, guidato da persone che più di una volta hanno detto di esser pronte a prendere le armi se l’opposizione avesse tentato di rovesciare il governo legittimo. In particolare, Tracy cercava di valutare quanto sia potente l’organizzazione ed ammise che possiede realmente la capacità di usare la forza, così come quanto fosse efficace la sua interazione con le forze di sicurezza. Secondo SEBIN, la missione principale di Tracy era provocare conflitti e scontri tra chavisti e l’opposizione o, in altre parole, creare i presupposti per la guerra civile.
Agendo sotto copertura, Tracy è riuscito sorprendentemente a sguazzarvi sempre bene. Per esempio, ha ripreso le istruzioni ai giovani militanti dell’opposizione, contro le forze di polizia, date dal generale in pensione Antonio Rivero, figura di spicco dell’organizzazione estremista Volontà del Popolo. Ha anche ripreso i disordini vicino all’ambasciata di Cuba a Caracas, il 14 febbraio 2013. Tracy è stato visto da agenti di sicurezza del SEBIN a Puerto Cabello, dove si trova la principale base navale del Paese. Il giornalista ha prestato particolare interesse al palazzo presidenziale e ha cercato di scattarne delle foto (cosa vietata senza un permesso speciale). Facendo questo, è stato arrestato dalle guardie, che lo rilasciarono molto presto. Le guardie del palazzo erano in allerta da maggio 2004, la misura era dovuta a un tentativo di assaltare l’edificio per uccidere il Presidente Chavez da parte di una formazione di 130 cospiratori di estrema destra e di paramilitari colombiani con divise di fatica militari venezuelane. Gli analisti del SEBIN non hanno dubbi che Tracy abbia ricevuto un addestramento specifico per operare in “ambiente ostile”. La congettura è corroborata dalla sua grande abilità nel penetrare varie organizzazioni. E’ ancora poco chiaro se sia stato addestrato dalla Central Intelligence Agency, dalla Defense Intelligence Agency o dalla Drug Enforcement Administration (DEA) degli Stati Uniti. Lo statunitense non era troppo loquace quando interrogato, fingendo che il suo spagnolo non fosse adeguato. Le domande venivano poste con l’aiuto di un interprete dandogli la possibilità di pensare sulle risposte. La giornalista venezuelana Ivana Cardinale ha detto, in un articolo pubblicato da aporrea.org, che ha fatto ricerche  su Internet, subito dopo lo scandalo, per trovare qualcosa sul regista, ma non ha scovato nulla! Due-tre settimane dopo fu sorpresa nel scoprire che, “improvvisamente”, i risultati di Google mostravano informazioni e non-so-quante-foto di Tim Tracy. Forse hanno pensato che i servizi di sicurezza venezuelani sarebbero stati troppo impegnati con il Presidente Chavez in difficoltà, per prestare attenzione a un collegamento. Anche il suo passaporto aveva solo un anno di validità. Pensavano che il regime sarebbe caduto prima della scadenza?
Dopo la detenzione di Tracy, una campagna per la sua difesa venne lanciata negli Stati Uniti. Non importa quanto si dimostrassero nette le prove, gli amici e i parenti più prossimi dissero che era innocente. Beh, i genitori e un paio di borsisti universitari della Georgetown potrebbero essere stati degli attori. Ed anche le informazioni circa la sua permanenza all’università sono torbide, non concretizzate da date precise. Forse perché si crede che l’università, e giustamente, sia il centro accademico della CIA. Lo stesso presidente Obama agì in sua difesa. Durante la sua visita in America Latina, Obama disse che le accuse contro il documentarista Tim Tracy, 35 anni, erano “ridicole”. E il caso di Tracy verrà gestito come ogni altro in cui un cittadino degli Stati Uniti finisce in un “groviglio legale” all’estero. Aengus James ammette di essere amico e socio di Tracy a Hollywood, California. L’uomo è un vero regista e produttore, ma il nome di Tracy non è mai menzionato in nessuno dei suoi film. Può essere che sia stato avvicinato con la richiesta di dare una mano al connazionale, nei guai a causa della sua lotta contro il “comunismo in America Latina”. James ha accettato di aiutarlo, “Non hanno preso un agente della CIA. Non hanno preso un giornalista. Hanno preso un bambino con una macchina fotografica“, ha detto. Descriveva James Tracy come “senza paura”, ma anche un po’ donchisciottesco. “Tutta questa storia è nata durante una festa nel sud della Florida”, ha detto. “Ha incontrato questa ragazza carina che gli dice: ‘Se sei veramente un documentarista, verrai a raccontare la storia di ciò che sta accadendo in Venezuela’, e se dici una cosa del genere a Tim, lui va, anche se non conosce una sola persona o non sa nulla della situazione politica o delle conseguenze.” James ha davvero inventiva nel raffigurare Tracy come un uomo che si tiene lontano dalla politica, con l’inclinazione alle avventure, troppo vivace e ingenuo per i suoi 35 anni. Che cosa volete da uno come lui?
Apparvero articoli sul materiale raccolto da Tracy per un film sulle organizzazioni criminali che operano nel nord degli Stati Uniti nel contrabbando, nella droga e nella tratta di esseri umani. Ma dove è il film? Forse Tracy ha agito come regista da qualche parte nella zona di frontiera canadese, ma in realtà ha lavorato per la DEA mantenendo i locali trafficanti di droga sotto sorveglianza. Non è forse la ragione per cui i funzionari degli Stati Uniti indugiarono quando il caso di Tracy venne alla ribalta? Le attività della DEA sono vietaei in Venezuela a causa del precedente coinvolgimento dell’agenzia nel raccogliere informazioni su politici e militari venezuelani. Coloro che furono reclutati, sono stati utilizzati per gestire il traffico di cocaina o per operare contro il governo di Chavez. La situazione nel Paese è già abbastanza complicata, l’ambasciata degli Stati Uniti è sotto stretto e intensificato controllo dalle forze dell’ordine venezuelane. E non poteva essere altrimenti, se si prendono in considerazione i diversi fatti sul coinvolgimento dell’ambasciata in cospirazioni, tra cui il tentato colpo di Stato dell’aprile 2002 e lo “sciopero del petrolio” tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003. Ecco perché operatori come Tracy vengono inviati in Venezuela per pianificare un altro complotto. Con Washington che vede, nella situazione dopo le elezioni del 14 Aprile 2013, quando Maduro ha vinto con un vantaggio stretto, favorevole a un “cambio di regime” con il “soft power” e l’aiuto dei leader e degli studenti dell’opposizione.
Gli Stati Uniti ritengono che vi sia la solida possibilità di credere che la sconfitta di Capriles possa essere trasformata in una revanche, aumentando gradualmente la pressione sul leader bolivariano.  L’opposizione agisce liberamente, controlla l’80% dei canali TV e delle stazioni radio che ne diffondono la propaganda, i giovani radicali incitano le proteste nelle grandi città, con tentativi di bloccare gli edifici amministrativi, e le forze di polizia vengono provocate in azioni repressive.  L’opposizione possiede un potenziale di mobilitazione con cui fare i conti. In determinate circostanze può ripetere le manifestazioni dell’aprile 2002, quando Chavez fu temporaneamente costretto a lasciare il potere. L’inflazione, scarsità di cibo causata dalle società private (la ripetizione dello scenario cileno), campagne di propaganda che gonfiano la questione della corruzione ai vertici in modo sproporzionato, qualcuno che ha sempre qualche motivo di esser stufo dei politici del “periodo di Chavez”, alcuni dei quali appartengono alla “quinta colonna” nel governo, tutti questi problemi sono davvero difficili da affrontare. Nicolas Maduro saprà evitare uno scenario tipo aprile 2002, quando l’opposizione grazie a nuove nomine e a divisioni interne proprio nel palazzo Miraflores, gettò dei bolivariani dietro le sbarre senza un processo? Allora il presidente Pedro Carmona disse che Chavez doveva essere eliminato. Anche Capriles e il suo team saranno degli spietati liquidatori del potere bolivariano. Spargono sangue, ma si può essere certi che l’impero non interverrà. Questa è la legge della vendetta.
… Nell’aprile 2010 agenti del servizio d’intelligence colombiano DAS furono arrestati nello Stato di Barinas, stavano raccogliendo informazioni sulle infrastrutture energetiche venezuelane E’ ben noto che il DAS collabori strettamente con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti. Nell’agosto 2012 un marine statunitense in pensione, che operò in Afghanistan e in Iraq, fu arrestato nello Stato di Tachira. Prima della cattura, cercò di cancellare i suoi appunti. Non molto tempo fa le autorità  dichiararono persone non grate due addetti militari degli Stati Uniti. Ufficiali patriottici  venezuelani indicarono che cercavano di reclutare agenti tra le fila dell’Aeronautica. Il numero di tali episodi è in aumento, lo testimonia il fatto che gli sforzi ostili per la raccolta d’informazioni si sono intensificati. In questo modo le informazioni sulle infrastrutture energetiche vengono utilizzate dai nemici del regime bolivariano per causare dei black-out. La gente ha dovuto attendere dei giorni prima che l’energia venisse ripristinata. Il ripetersi di tali incidenti conduce all’esasperazione degli elettori, che cresce in proporzione. Ciò fu uno dei motivi del critico passaggio a favore dell’opposizione, dalle elezioni del 7 ottobre 2012 a quelle del 14 aprile di quest’anno.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: sconfitto il tentativo di colpo di Stato

L’ex presidente Lula critica le interferenze degli Stati Uniti nelle elezioni venezuelane
Thierry Deronne, Ciudad Caracas Info, Caracas, 17-18 aprile 2013 – Venezuela Infos

534321Come sappiamo, alle prime ore dell’annuncio della vittoria del bolivariano Nicolas Maduro, gli attivisti dell’ex candidato di destra Capriles Radonski (1) obbedendo ai suoi ordini, scendevano in piazza per scatenare la loro rabbia. Conclusione: otto cittadini uccisi, tra cui due destinatari della Grande Missione degli Alloggi, residenti in un comune di destra (Baruta) e 63 feriti, mentre le sedi del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), dei Centri di salute integrali, dei media comunitari, la sede regionale del Consiglio Nazionale Elettorale e le case dei funzionari governativi sono stati attaccati e bruciati. Questa violenza razzista ha beneficiato della compiacenza dei media privati venezuelani, maggioritari in Venezuela, che occultano le vittime (2), e dai loro relè mediatici internazionali, come durante il golpe contro il presidente Zelaya (in Honduras) del 28 giugno 2009 e il golpe contro Hugo Chavez del 12 aprile 2002.
A livello nazionale, una frangia di elettori di Capriles si è smarcata dalla sua strategia omicida, già usata durante il colpo di Stato del 2002, e ha espresso la propria indignazione per gli assassini (3).  In ogni caso, la maggioranza della popolazione non l’ha seguito, proseguendo le attività quotidiane o mobilitandosi pacificamente per difendere il verdetto delle urne. I consulenti mediatici di Capriles  avevano cercato, in questi mesi, di rifargli un nuovo look sociale e democratico, imitando la rivoluzione chavista e rinnovandosi da “Lula venezuelano” che manterrebbe le missioni sociali, arrivando persino a ringraziare i medici cubani. Questa cosmesi è ormai distrutta e il candidato neoliberista sembra rendersene conto annullando le nuove manifestazioni. Continui rapporti  suggeriscono che ora Radonski abbia intenzione di montare un “auto-attentato” per continuare ad alimentare i media internazionali. Mentre denuncia la “frode” davanti le telecamere di tutto il mondo, non ha impugnato né chiesto il riconteggio dal Centro Nazionale Elettorale. È il CNE che l’ha deciso il 18 aprile, estendendo il controllo sul 54% dei seggi (una verifica statistica già sufficiente e di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro Paese), al restante 46%. L’elezione è stata convalidata dagli osservatori internazionali, tra cui quelli di UNASUR e dell’UNIORE.
A livello internazionale, tutti i governi, dal Brasile alla Russia, dalla Francia alla Cina, hanno pienamente riconosciuto Nicolas Maduro presidente costituzionale del Venezuela (tra cui BRICS, il Movimento dei Paesi Non Allineati, MERCOSUR, UNASUR i cui 12 Paesi latino-americani si riuniscono questo 18 aprile a Lima per sostenere il Presidente Maduro). Gli ultimi alleati della destra venezuelana (OSA e Spagna) sono stati obbligati a seguire la comunità internazionale, riconoscendo la vittoria del candidato bolivariano. Il governo degli Stati Uniti si trova isolato nel suo rifiuto di riconoscere la volontà degli elettori.
Dalla Germania, il presidente ecuadoriano Rafael Correa ha condannato gli atti di violenza perpetrati dalla destra di Capriles Radonski: è sempre la strategia della destra venezuelana con il sostegno di gruppi nazionali e stranieri, per avere un voto serrato, al fine di minare le elezioni e  giocare la carta della destabilizzazione. Evo Morales ha elogiato i “fratelli venezuelani che hanno sventato un nuovo tentativo di colpo di Stato” e ha letto pubblicamente il messaggio con cui il segretario di Stato John Kerry, del governo degli Stati Uniti, ha detto che “il continente latino-americano è il nostro cortile di casa, è fondamentale per noi“. Il presidente boliviano, su questo messaggio fa presagire ulteriori tentativi di colpi di Stato. L’ex presidente Lula, che si è congratulato con Nicolas Maduro, ha detto che quando si svolgono funzioni presidenziali, vi sono cose di cui non si può parlare per diplomazia, ma oggi posso dire che di volta in volta gli Stati Uniti interferiscono nelle elezioni tenutesi negli altri Paesi. Dovrebbero farsi gli affari propri e lasciarci scegliere il nostro destino.
Durante l’inaugurazione del nuovo ospedale pubblico “Cipriano Castro” nello Stato di Aragua, il 16 aprile, il Presidente Maduro ha accusato gli Stati Uniti di finanziare la destabilizzazione della democrazia: “Ho detto al popolo “pazienza”, non ci può essere uno scontro del popolo contro il popolo. Questo è ciò che la destra vuole per giustificare l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela“.  Il nuovo ospedale, situato nella famosa zona di San Vicente, del comune Maracay, abitata per lo più da famiglie della classe operaia, è equipaggiato con le più moderne tecnologie per l’emergenza, la pediatria e la chirurgia. Le cure sono totalmente gratuite. Lo stesso giorno altri due Centri di Diagnosi Integrale sono stati aperti a La Vega (quartiere popolare di Caracas) e nel comune di La Victoria (Stato Aragua). Il CDI di La Vega è il trentottesimo della capitale e resterà aperto 24 ore su 24. Il secondo mette a disposizione degli abitanti sale ospedaliere di terapia intensiva, chirurgia, oculistica, endoscopia, cardiologia, ecografia, radiologia e traumatologia: “E’ la salute nel socialismo, come afferma la Costituzione Bolivariana: un sistema di salute pubblico gratuito, come avevamo scritto da componenti parlamentari nel 1999“, ha detto Maduro, prima di annunciare “misure drastiche per risolvere i problemi del sistema elettrico nazionale” ed avviare “il governo delle piazze“, ascoltando le critiche e le proposte dei movimenti sociali. “Le missioni educative saranno rivitalizzate, lavorando con le amministrazioni locali, la Grande Missione per gli Alloggi, per non conoscerne solo l’aspetto quantitativo, ma anche, sul campo, come migliorarne la qualità“.
Il 19 aprile, prendendo le sue funzioni ufficiali, il nuovo presidente del Venezuela sarà accompagnato da tutti i capi di Stato dell’America Latina e da altri rappresentanti internazionali, oltre alla grande mobilitazione degli elettori bolivariani.

Note:
1.  Sui colpi di Stato in Paraguay e l’Honduras, dobbiamo aggiungere gli elementi finanziati in modo occulto dalle reti di destra (reti criminali collegate alla mafie della droga, ai mercenari stranieri, tra cui salvadoregni e statunitensi, ai paramilitari colombiani legati all’ex-presidente Uribe, ecc.).
2. Il dominio dei media privati in Venezuela
3. Il giornalista Maurice Lemoine ha detto che “il 26 marzo, tre membri della destra, Ricardo Sánchez (supplente di María Corina Machado), Andres Avelino (supplente di Edgar Zambrano) e Carlos Vargas (supplente di Rodolfo Rodríguez), hanno ritirato il loro sostegno a Capriles denunciando l’esistenza di un piano sviluppato dal MUD per rifiutare i risultati della CNE sulle elezioni del 14 aprile, e orchestrare un periodo di violenze nel Paese.” Leggasi “Venezuela, la vittoria del “chavismo senza Chavez”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hugo Chavez lascia un’eredità prodigiosa che non morirà mai

Asad Ismi, Global Research, 4 aprile 2013

408076I grandi leader rivoluzionari non muoiono mai. Sono immortali nei cuori dei popoli che hanno servito. Come Aleida Guevara, figlia del Che Guevara, ha detto: “Mio padre vive in tante popoli“. Così è per Hugo Chavez, il fenomenale presidente socialista del Venezuela morto di cancro il 5 marzo, pianto da milioni di persone in tutto il mondo che l’hanno venerato e ammirato.
Da presidente più popolare del Venezuela, negli ultimi 14 anni le realizzazioni di Chavez sono infinite. Non solo ha trasformato il Venezuela in uno Stato socialista in una notte, ma ha guidato anche la rivoluzione latinoamericana a livello continentale, una rivoluzione che ha liberato 12 Paesi della regione dal dominio imperialista degli Stati Uniti. Questo risultato ha fatto di Chavez un eroe internazionale per i popoli del Sud e del Nord del mondo, che lo guardano come esempio e ispirazione nella loro lotta contro il neocolonialismo occidentale.
Fin dalla sua fondazione, il Venezuela è stato dominato da una ricca élite bianca creola, che regnava sulla povera popolazione a maggioranza indigena, meticcia e afro-venezuelana. Questa élite, sostenuta dagli USA, ha monopolizzato la ricchezza e il potere e tenuto oltre il 50% dei venezuelani nella povertà, anche se il loro Paese era diventato il quinto più grande produttore di petrolio al mondo. Con il sostegno di Washington, la classe superiore venezuelana ha dimostrato di essere una delle più corrotte al mondo, saccheggiando la ricchezza petrolifera del Paese per 40 anni. Quando il popolo protestava, veniva ucciso, come nel massacro del Caracazo del 1989, quando le forze di sicurezza macellarono 3.000 persone. A causa di questa brutale repressione e della povertà imposta, sorse e si diffuse un movimento popolare, eleggendo infine nel 1998 presidente del Paese Hugo Chavez. Chavez poi avviò la Rivoluzione Bolivariana, che si rivelò essere precursore della più grande Rivoluzione Latinoamericana.
Ex colonnello dell’esercito, Chavez veniva da una famiglia povera in parte indigena e in parte afro-venezuelana. E’ stato eletto presidente quattro volte, e con il più ampio margine in 40 anni. Comprese le elezioni regionali, il governo di Chavez ha vinto in 16 elezioni. Determinato a farla finita con ciò che chiamava dominio del “capitalismo selvaggio”, Chavez ha ridistribuito la ricchezza del Venezuela, ha avviato la massiccia espansione dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione gratuite, attraverso la riforma agraria e le sovvenzioni pubbliche. Queste riforme sociali fecero arrabbiare gli Stati Uniti che provarono per tre volte a sbarazzarsi di lui; una volta attraverso un colpo di stato fallito, poi fomentando la serrata petrolifera e altri attacchi economici, e poi con un pasticciato tentativo di assassinio. Prima di Chavez, più della metà del popolo del Venezuela viveva in povertà, una cifra che è riuscito a ridurre della metà, prima della morte. Ha creato l’assistenza sanitaria universale e l’istruzione gratuite, aumentando il tasso di alfabetizzazione del Paese al sorprendente 100%. Ha implementato le riforme agrarie e creato supermercati statali tagliando il prezzo degli alimentari del 40%. Prima di questi importanti miglioramenti sociali, il 70% dei venezuelani non aveva accesso alle cure mediche di base, e il 40% era analfabeta. Chavez ha anche aumentato il salario minimo di oltre il 600%, ha ridotto la disoccupazione dal 20% al 6%, ed ha portato il Venezuela al quarto posto nell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite.
La maggiore enfasi della Rivoluzione Bolivariana è stata posta sul miglioramento dell’assistenza sanitaria del popolo venezuelano; il governo di Chavez ha costruito migliaia di nuove cliniche, ospedali e centri diagnostici in tutto il Paese. Il programma di assistenza sanitaria del governo si chiama Missione Barrio Adentro, che significa “all’interno del quartiere.” Questo programma di assistenza sanitaria ha curato 24 milioni di pazienti, su una popolazione di 26 milioni di abitanti. Il programma ha inviato medici nelle baraccopoli urbane e nei villaggi rurali, prima raramente visitati dai medici. Quando inizialmente alcuni medici venezuelani si rifiutarono di recarsi in queste regioni remote, il governo di Chavez assunse 46.000 medici cubani disposti a viaggiare ovunque. Da allora, i medici venezuelani si sono uniti ai loro colleghi medici cubani visitando tutte le comunità isolate. La Missione Barrio Adentro è solo un programma di salute tra i tanti. La Missione Milagro, che significa “miracolo”, ha ridato la vista a circa 300.000 venezuelani. La Missione Gregorio Hernandes si prende cura dei disabili, in precedenza esclusi dal servizio medico. La Missione Sonrisa, che significa “sorriso”, fornisce gratuitamente cure odontoiatriche. La mortalità infantile in Venezuela è stata ridotta da 21 per 1.000 bambini a 13, il terzo tasso più basso in Sud America. Più di cento farmaci vengono distribuiti gratuitamente dal governo, che ha istituito le farmacie agevolate che vendono anche altri farmaci con lo sconto del 40%. Pur garantendo al popolo venezuelano benessere fisico attraverso l’assistenza sanitaria gratuita, la Rivoluzione Bolivariana ne ha liberato le menti attraverso l’istruzione pubblica. In meno di tre anni, le missioni educative del governo Chavez hanno insegnato a tre milioni di venezuelani a leggere e a scrivere, eliminando completamente l’analfabetismo. Ora il Venezuela ha uno dei più alti livelli di alfabetizzazione nel mondo. Le missioni per l’istruzione: Missione Robinson per l’analfabetismo, Missione Ribas per le scuole superiori e la Missione Sucre per le università. Più di 3.000 nuove scuole sono state costruite. Due milioni di bambini hanno raggiunto il sistema educativo, aumentando del 25%. Adulti senza istruzione superiore hanno avuto questo servizio nelle scuole di quartiere. Più di un terzo dei venezuelani è iscritto a scuole superiori e università, e 10 milioni di venezuelani vi studiano oggi. L’effetto di quest’istruzione rivoluzionaria è stato di elevare la coscienza politica di un popolo a lungo tenuto nell’ignoranza e nell’apatia dai suoi sorveglianti capitalisti.
Insieme all’assistenza sanitaria e all’istruzione, la Rivoluzione Bolivariana ha dato al popolo venezuelano terra e cibo. La sicurezza alimentare è stata a lungo un problema cruciale per i venezuelani impantanati nella povertà estrema, prima che Chavez prendesse il potere. Con la Missione Mercal, il governo ha istituito 8.000 supermercati e piccoli mercati sovvenzionati in tutto il Paese, fornendo così cibo a prezzi accessibili a otto milioni di venezuelani, che vi fanno acquisti.  I negozi fanno parte della Corporation dei mercati socialisti o COMERSO, una rete di supermercati sovvenzionati e negozi alimentari di proprietà pubblica. Il governo inoltre ha nazionalizzato la catena dei supermercati Exito. Il programma di riforma agraria del governo Chavez, chiamato Missione Zamora, promuove l’equa proprietà della terra e la sicurezza alimentare. Il settanta per cento delle terre in Venezuela è di proprietà del 3% della popolazione, spesso degli assenteisti. Per questo motivo, il Paese doveva importare il 70% del suo fabbisogno alimentare. La Missione Zamora ha spezzato il latifondo inattivo, avocato i latifondi e ridistribuito 3,4 milioni di acri di terra a 15.000 famiglie di contadini, così come ha impostato 50.000 cooperative con i nuovi proprietari. Questi passaggi hanno incrementato la produzione alimentare e il Venezuela ha iniziato il percorso verso l’autosufficienza alimentare. Come la dottoressa Maria Paez Victor, sociologa venezuelano-canadese, mi spiegò: “Chavez non è solo, il popolo del Venezuela è con Chavez.” L’enorme successo del governo di Chavez si spiega con il fatto che è uno strumento della maggioranza povera del Venezuela, che ha deciso di rivendicare il proprio Paese e le sue risorse. Così, insieme all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla terra e al cibo, la Rivoluzione Bolivariana ha letteralmente dato il potere al popolo e Chavez è diventato il primo governante nella storia del Venezuela ad assicurare la partecipazione dei poveri alla politica. La Costituzione bolivariana, approvata dal referendum nel 1999, dichiara che il Venezuela è una democrazia partecipativa. Per promuovere questo sistema, Chavez ha istituito 35.000 consigli comunali e 130.000 “circoli bolivariani” di base nei quartieri e nei luoghi di lavoro di tutto il Venezuela. Questi circoli hanno contribuito a elevare la coscienza di massa dei poveri per la prima volta, ed i consigli comunali gli hanno dato un potere reale. Questi consigli prendono parte alla nascita di un nuovo Stato. Come Chavez ha dichiarato, “La povertà viene eliminata per dare potere al popolo.
La Rivoluzione Bolivariana prende il nome da Simon Bolivar, che liberò l’America Latina dal colonialismo spagnolo, nel 19.mo secolo. Bolivar voleva unire i Paesi sudamericani, soprattutto per evitare che un altro potere imperiale, gli Stati Uniti, dopo la Spagna, li dominasse. A livello continentale, Chavez è stato il leader più importante della Rivoluzione Latino Americana, integrando economicamente e unendo politicamente i Paesi, eliminando il dominio USA sulla regione. Come il Presidente Chavez ha detto nel 2009, “Un altro mondo è possibile… non solo possibile, ma è necessario… e questo mondo sta nascendo in America Latina e nei Caraibi, oggi.  Oggi, in questa terra di Bolivar, Marti, San Martin, Fidel, O’Higgins, Artigas, Alfaro, viviamo una rivoluzione, una vera e propria rivoluzione.” Chavez ha guidato la formazione di diverse organizzazioni integrative che hanno unificato quasi tutto il continente, tra cui: 1) la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), un blocco regionale composto da 33 nazioni che comprende tutti i Paesi delle Americhe ad eccezione di Stati Uniti e Canada. Questo raggruppamento è volto a sostituire l’Organizzazione degli Stati Americani dominato dagli USA. 2) l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), l’integrazione di 12 paesi del Sud America basata su un parlamento, un forum presidenziale, una segreteria e un’alleanza militare. 3) l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), un’alleanza commerciale progressista composta da otto Paesi. 4) Banco del Sur (Banca del Sud), una banca per lo sviluppo dell’America latina. 5) Telesur, (la rete televisiva del Sud), e 6) Petrosur (la compagnia petrolifera del Sud). Con CELAC, UNASUR, la Banca del Sud, Petrosur, e ALBA, si crea una economia continentale completamente nuova e dall’orientamento socialista. Questa economia non funziona secondo le regole del mercato capitalista, ma risponde alle esigenze dello sviluppo dei popoli latinoamericani.
Infuriati per l’impressionante progresso delle rivoluzioni bolivariane e latino-americane, gli Stati Uniti e l’élite venezuelana hanno provato, fallendo, ripetutamente a rovesciare Chavez, portando alla espulsione dell’ambasciatore degli Stati Uniti. Come pilastro del neoliberismo e dell’imperialismo, il governo degli Stati Uniti ha rovesciato molti governi in America Latina e in tutto il mondo, per aver tentato di ridistribuire la ricchezza e il potere. Attraverso colpi di Stato, invasioni, omicidi, guerre segrete e coercizione economica (cioè attraverso il terrorismo di Stato), gli Stati Uniti hanno perpetrato il genocidio di circa un milione di latinoamericani fin dal 1950. Il governo di Chavez ha trionfato sull’imperialismo degli Stati Uniti perché ha organizzato il popolo venezuelano difendendo le conquiste della Rivoluzione Bolivariana. Come il Presidente Chavez ha detto nel 2009: “Dieci anni fa, la rivoluzione bolivariana è arrivata in Venezuela, sospinta da un potente movimento popolare, e abbiamo avuto dieci anni di resistenza ad aggressioni, terrorismo e sabotaggio da parte dell’impero degli Stati Uniti, ma siamo qui in piedi, pronti a sopravvivere a più di 100 anni di aggressioni, se dobbiamo“.
Data l’organizzazione di Chavez del popolo venezuelano e il suo successo nel garantirne la partecipazione alla Rivoluzione Bolivariana, la continuazione dei suoi successi incredibilmente progressivi appare sicura. Il suo successore designato, il Vicepresidente Nicolas Maduro, è un chavista convinto e ha chiarito che continuerà le politiche rivoluzionarie del Presidente. Nuove elezioni sono previste per aprile, e Maduro è ampiamente favorito come vincitore. È un lavoratore, un ex autista di autobus e leader sindacale. Ha detto recentemente di Chavez: “Missione compiuta, Comandante! Completamente realizzata: senza che dolore, sacrificio e nemmeno la malattia lo fermassero. Nulla l’ha fermato e nessuno fermerà il nostro popolo. Ora tocca a noi… fateci costruire il socialismo con equità e verità“.

Asad Ismi è corrispondente internazionale del CCPA Monitor. E’ autore del documentario radiofonico “La Rivoluzione Latino Americana“, trasmesso da 40 stazioni radio, raggiungendo un pubblico globale di circa 33 milioni di persone. Questo articolo è il 18.mo di una serie sulla rivoluzione latino-americana. Per le sue pubblicazioni, visitare Asad Ismi.ws.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Elezioni del presidente del Venezuela: l’opposizione non ha alcuna chance

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 8 aprile 2013

484083Uno scienziato politico venezuelano che conosco mi ha detto, un paio di anni fa, che l’opposizione aveva un candidato presidenziale promettente, Alberto C. Vollmer, un giovane distillatore di rum e proprietario terriero che ricopriva la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione e Amministratore Delegato di Ron Santa Teresa. Centinaia di persone, contadini senza terra ed elementi declassati, improvvisamente occuparono le sue terre. Ma invece di usare la forza per cacciarli, iniziò a parlargli, raggiungendo un accordo. In Venezuela, le occupazioni del genere venivano normalmente respinte arruolando pistoleros, chiamati a fare il lavoro sporco dai capi.  Gestì la situazione in modo assai diverso. Non ci fu alcun spargimento di sangue quella volta.  Accompagnato da un poliziotto, Vollmer avvicinò gli occupanti per sapere di preciso ciò che volevano. Di conseguenza furono autorizzati a vivere sulla tenuta. C’erano case costruite per ospitare gli indigenti, un servizio medico venne fornito a tutti loro e una scuola fu costruita per i loro figli. Questo esperimento fu un caso unico, un’esperienza da studiare per i think tank economici dell’America Latina. Il carismatico Vollmer, di origine tedesca, sembra essere fedele al regime bolivariano, è finito nella lista mondiale dei leader neoliberali globali.
Vollmer era troppo indipendente per diventare un candidato. Così chi tira le fila di nascosto ha guardato altrove, lasciando spazio al docile Henrique Capriles Radonsky, rampollo 40enne di una ricca famiglia ebrea. La famiglia è proprietaria di industrie, media, nel cui campo dell’intrattenimento fa la parte del leone. Le sue vedute destrorse sono in larga parte spiegate dalle sue origini e dai legami famigliari con i partner commerciali degli Stati Uniti e di Israele… Negli anni scolastici, Henrique aderì alla TFP (Tradizione, Famiglia, Proprietà), un’organizzazione di destra che combatteva il marxismo e la Teologia della Liberazione e manteneva stretti legami con para-militari estremisti. Il suo leader, Alejandro Pe?a Esclusa, ebbe un’enorme influenza su Henrique. Sostenne pienamente gli appelli di Esclusa ad usare la violenza contro i nemici. Ma il Venezuela vietò l’organizzazione nel 1984, essendo coinvolto nel tentato omicidio di Giovanni Paolo II. La prima cosa che fece Henrique, fu di nascondere la bandiera della TFP che sventolava nelle manifestazioni.
Laureatosi, Capriles entrò in politica e divenne un membro del parlamento nel 1998. Nel 2000 fu  coinvolto nella creazione di Primero Justicia (Movimiento Primero Justicia), un partito politico di centro-destra finanziato dalla CIA. Fin dai primi giorni della sua fondazione, il partito è stato visto come uno strumento per combattere le politiche di Chavez. Assegnato al distretto della capitale di Baruta, Capriles condusse la caccia alle streghe contro i sostenitori del governo bolivariano e organizzò l’assalto all’ambasciata cubana. Incontrando German Sanchez, l’ambasciatore cubano, pretese di avere accesso a ogni angolo dell’edificio dell’ambasciata, per assicurarsi che dirigenti chavisti non vi avessero trovato rifugio. Sanchez rifiutò risolutamente l’ultimatum e avvertì che il personale dell’ambasciata era pronto a resistere con tutti i mezzi a disposizione. Capriles non ebbe il coraggio di attaccare, ma l’ambasciata fu assediata interrompendo energia elettrica, acqua, fognatura, mentre tutte le vetture con targa diplomatica furono danneggiate. Capriles ha passato diversi mesi in carcere per questi crimini.
Nel luglio-ottobre 2012 Capriles guidò l’opposizione alle elezioni presidenziali. Chavez aveva gravi problemi di salute, dopo aver subito diversi interventi chirurgici e chemioterpaici. Ma riuscì a riprendersi e a sconfiggere l’avversario ottenendo il 55% dei voti contro il 44% di Capriles. Molti studiosi politici venezuelani pensano che la sua grave malattia sia stato un complotto, un cancro inoculato dai nemici per disabilitarlo prima delle elezioni di ottobre. Si suppose che Capriles avesse una buona possibilità di vincere di fronte a qualsiasi altro candidato bolivariano. La giornalista venezuelana Ivana Cardinale è sicura che l’intelligence israeliana ne sia stata coinvolta. Il Presidente aveva cacciato l’ambasciatore d’Israele e maledetto pubblicamente lo Stato israeliano per l’uccisione di centinaia di libanesi. Il rafforzamento delle relazioni tra il Venezuela e la Palestina è ritenuta inaccettabile da Israele. Era visto come un pericoloso precedente seguito da altri Stati latino-americani. La nazionalizzazione dell’oro e dei diamanti, prima sotto il controllo degli imprenditori israeliani, suscitò la rabbiosa reazione di Tel Aviv. Cardinale sottolinea che il Mossad e la CIA hanno una lunga esperienza in operazioni in Venezuela; incitando ai colpi di stato, destabilizzando il Paese e finanziando l’opposizione, i giornalisti anti-governativi e le proteste  inscenate dagli studenti. Dice che Capriles è un ebreo che finge di essere un cattolico, e che è un candidato sostenuto dal Mossad. Secondo lei, agenti del Mossad erano le sue guardie nelle scorse elezioni. Cardinale ricordò l’incidente della sinagoga a Caracas saccheggiata nel 2009. Uomini armati fecero irruzione nell’edificio e l’imbrattarono scrivendo slogan, tra cui “ebrei andatevene”, sulle pareti, prima di distruggere oggetti religiosi. La guardia del corpo del rabbino e un gruppo di poliziotti, ne furono i responsabili. Cardinale ammise la possibilità che i poliziotti fossero stati pagati per accusare i sostenitori di Chavez. Si chiede se gli attentati contro le sinagoghe a Caracas continueranno ad imitare le azioni antiebraiche o se lo stesso Shimon Peres ammetterà mai il coinvolgimento d’Israele e confesserà che Israele ha ucciso Chavez nello stesso modo con cui ha ucciso Arafat. Si noti che agenti del Mossad controllavano le posizioni chiave nella polizia segreta venezuelana prima di Chavez. Alcuni di loro hanno lasciato il Paese dopo l’avvento di Chavez nel febbraio del 1999, altri sono ricorsi all’arte del mimetismo e hanno continuato le loro attività sovversive. Le indagini vengono svolte per impedire la possibilità che i leader bolivariani cadano preda di malattie impreviste.
Secondo il sondaggio condotto da Hinterlaces il 4 aprile, Capriles non ha alcuna possibilità di vincere le elezioni presidenziali, se non in caso di una qualche “emergenza”. Oscar Schemel, capo dell’agenzia di sondaggi Hinterlaces, ha detto che Nicolas Maduro vince sui dibattiti ideologici, perché la sua fedeltà al chavismo gli dà un vantaggio. A 10 giorni dalle elezioni, in programma per il 14 aprile, i sondaggi danno a Maduro un vantaggio del 20%. Secondo Shemel, l’assenza di Chavez provoca instabilità emotiva tra le fila chaviste. La base si sente vulnerabile avendo perso il leader che li difese, gli restituì i diritti e li rese i principali partecipi della vita nazionale, in modo che possa rendersi conto che erano sempre dei cittadini. Non li portava all’immobilismo, piuttosto radicava il chavismo come movimento politico. Dopo aver saputo dell’intenzione di Capriles di ritirarsi dalla corsa, in vista dell’inevitabile sconfitta, Nicolas Maduro ha chiesto al suo avversario di continuarla. Secondo i media bolivariani, Capriles si è comprato un appartamento da 5 milioni di dollari a Manhattan, New York. Questo tipo di informazioni disorienta gli elettori dell’opposizione. Capriles ha perso almeno il 5% dei voti recentemente, ma la cosa più importante, è che si trova ad affrontare molti avversari clandestini, soprattutto nelle file dei partiti borghesi tradizionali, Azione Democratica (AD) e Partito Democristiano (COPEI), che ne minano gli sforzi.
Non importa, il fattore decisivo, prima delle elezioni del 14 aprile, è la mobilitazione del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Le informazioni provenienti dalle città che Nicolas Maduro ha visitato, testimonia il fatto che Hugo Chavez è in grado di vincere la battaglia per il socialismo, il progresso e la prosperità del popolo, anche dopo la morte. In tutti gli angoli del Paese, il popolo dice che “Chavez ci ha detto di vincere, e lo faremo a qualsiasi prezzo!

E’ gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Morto Chavez, Evo Morales è nel mirino della globalizzazione

Vicky Pelaez RIA Novosti 31/03/2013 – LaHaine

COP15-Bolivian-President--001Quanto è facile istigare la gente… Ma quanto è difficile guidarla
(Rabindranath Tagore, 1861-1941)

L’ordine del giorno dei “globalisti illuminati”, il cui vero scopo è il controllo completo sulle risorse naturali del pianeta attraverso la lotta preventiva contro i dirigenti che hanno il coraggio di sfidare questo processo difendendo gli interessi nazionali del proprio Paese, non ha mai un momento di riposo o di sosta. Utilizzando in modo permanente, irreversibile, spietato tutte le risorse disponibili, dalla più rudimentale alla più altamente sofisticata. Per oltre 14 anni sono stati in guerra segreta contro il governo bolivariano di Hugo Chavez, ma non hanno cambiato le loro intenzioni dopo la sua morte. Ora è il turno del primo presidente Aymara della Bolivia, Evo Morales, che ha avuto il coraggio di dichiararsi “anti-imperialista” guidando il suo popolo verso lo Stato del buon vivere, apportando modifiche sostanziali e senza compromessi alla qualità della vita e alla protezione della natura.
Negli ultimi mesi la guerra mediatica contro Evo Morales e il suo governo si è intensificata, definendolo dittatore comunista, chavista, fidelista, individualista, egocentrico, anticlericale, narcisistica, ecc. Tuttavia vi è un nuovo elemento che corrompe, confonde e induce in errore le tradizionali basi di supporto dell’amministrazione del presidente, le organizzazioni non governative (ONG). In realtà, è una premessa che ricicla il concetto di “democrazia controllata” sviluppato e spiegato dal professore statunitense William A. Douglas nel 1972, nel suo libro “Sviluppando la Democrazia”. Per Douglas, il modo più sicuro per mantenere l’egemonia degli Stati Uniti sul Terzo Mondo e, in questo caso, in America Latina, è la creazione di agenzie specializzate statunitensi che prendano il controllo evitando di essere visibili alle organizzazioni di base strumentalizzate nella promozione e applicazione degli interessi geopolitici e geo-economici di Washington, in ogni Paese ritenuto importante per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’agitazione indiana intorno al progetto di costruzione della strada Villa Tunari – San Ignacio de Moxos, che avrebbe attraversato il Territorio Indiano Parco Nazionale Isiboro-Secure (TIPNIS), è un esempio dell’influenza delle ONG nell’organizzazione delle nove marce contro il progetto, e nella preparazione della decima. annunciata dal presidente della Confederazione dei Popoli Indigeni della Bolivia (CIDOB), Adolfo Chavez.
Le ONG REDD (finanziata dalla Svezia), Fondo Verde (finanziata da Gran Bretagna, Norvegia, Austrlia e Messico), e altre 20, sono attive in tutte queste marce. Sono attualmente coinvolte nel programma di promozione, veramente assurdo, tra le 64 comunità indigene yurakares, trinitari, chimanes, mojenos, in totale 10.000 persone del TIPNIS, affinché il governo riconosca “il nostro diritto a ricevere una compensazione della riduzione dei gas a effetto serra che spetta ai nostri territori.” E’ noto che il progetto stradale esista dal 1765, e che nel 1826 durante il governo del maresciallo Antonio José de Sucre, venisse emessa una legge per collegare i dipartimenti di Beni e Cochabamba, utile per l’economia delle due regioni, come anche per il benessere dei popoli del TIPNIS. È anche noto che la maggior parte dei popoli indigeni della zona sia a favore della costruzione della strada, e il governo ha promesso di consegnare il 2 aprile la relazione finale dell’indagine presso i popoli del TIPNIS. La consultazione ha raggiunto 58 delle 69 comunità, 11 hanno deciso di non partecipare al processo. Un totale di 55 comunità sostiene la costruzione della strada e tre sono contro. Nonostante il voto della maggioranza, la minoranza vuole marciare, perché vi sono gli interessi delle grandi aziende che utilizzano spesso le ONG per assicurarsi l’accesso alle risorse naturali in Bolivia. Ufficialmente operano nel Paese 399 ONG e chissà quante altre non sono registrate. Sappiamo anche che 22 di esse sono dietro le marce indigene. Di recente la Confederazione dei sindacati dei lavoratori contadini ha avvertito che “dietro la marcia degli indiani in Oriente vi è un forte movimento politico per destabilizzare il governo.”
Sembra che ci sia uno slogan dei globalisti sulla necessità di modificare la stabilità socio-economica della Bolivia, per non consentire a Evo Morales di vincere le prossime elezioni presidenziali, nell’aprile 2014. Dal dicembre dello scorso anno è iniziata una campagna orchestrata dall’opposizione che denuncia l’alto livello di corruzione del governo nazionale. Poi s’è intensificato il processo di divisione all’interno della base di Evo Morales. La cosa strana di tutto questo processo, è la coincidenza degli interessi della destra e della sinistra nell’attaccare il presidente usando i pretesti dell’opposizione élitaria tradizionale boliviana. I due gruppi non hanno risparmiato nessuno sforzo per denunciare l’”evonarcisismo” e la “megalomania” del presidente, con il pretesto che 16 strutture pubbliche, tra cui aeroporti, stadi, scuole e centri culturali e sportivi sono stati denominati Morales. Inoltre, sia a sinistra che a destra, l’accusano di vanità per aver ricevuto 20 lauree honoris causa erogate da università straniere. Ciò che non tengono in considerazione i suoi detrattori, è che è stata la volontà degli abitanti di questi luoghi a voler denominare con il nome del presidente le opere, ringraziandolo per i suoi tentativi di migliorare il tenore di vita, costantemente ignorato dalle autorità precedenti.
L’opposizione ha paralizzato la vita economica di Oruro per 40 giorni, per il semplice fatto che l’aeroporto locale, che il presidente ha fatto ripristinare, era stato rinominato da John Mendoza a Evo Morales dal parlamento dipartimentale. Questa protesta è stata così abilmente condotta che nessuno ha preso in considerazione il danno che è stato fatto all’economia del dipartimento di Oruro e le perdite che hanno dovuto subire i suoi abitanti. Ed in questo contesto, gli insegnanti trotskisti sono stati tra i più attivi nel destabilizzare il dipartimento, come se non ci fossero altri modi per combattere ciò che definiscono arbitrarietà o ingiustizia storica. Gruppi anche sorprendentemente diversi, guidati dal segretario esecutivo della Banca centrale mineraria del Dipartimento del Lavoro (COD) di Oruro, un’organizzazione storicamente nota come rivoluzionaria, si sono alleati con la destra razzista in questo sciopero. Hanno dimenticato i minatori Huanuni, che per la prima volta nella storia hanno visto i loro stipendi, grazie agli sforzi del governo attuale della Bolivia, salire a 30.000 bolivianos al mese. Ma la storia non finisce qui. Appena calmatasi la situazione in Oruro, gli agricoltori della provincia Manco Kapac, hanno bloccato la strada Tiquina – Capacabana proprio all’inizio della Settimana Santa, durante la quale migliaia di fedeli percorrono la strada per venerare la Vergine di Copacabana. I promotori di questa azione propongono un referendum per decidere la costruzione di un ponte sullo Stretto di Tiquina, rifiutando il dialogo con il governo.
La Confederazione operaia boliviana (COB) di orientamento trotskista, fa parte di questa lotta contro Evo Morales, avendo deciso di formare il Partito dei Lavoratori, il nome dato allo Strumento Politico degli Operai guidati da Guido Mitma. Lo scopo di questa creazione è d’opporsi ad Evo Morales nelle elezioni presidenziali dell’aprile 2014, e lo slogan del nuovo partito è “Trema Evo, siamo i minatori“. Tuttavia, alla COB sono affiliati 6.186 minatori appartenenti al settore statale, mentre 112.000 lavoratori di questo settore appartengono alle cooperative minerarie, e non hanno nulla a che fare con la COB.
La Chiesa cattolica non avrebbe “simpatia” per Evo Morales. Come in Venezuela, Ecuador, Nicaragua e Argentina, questa istituzione religiosa si è opposta ai programmi sociali in favore dei poveri. Durante il secondo tentativo di colpo di stato, nel giugno dello scorso anno (il primo si ebbe nell’aprile 2009) la Chiesa cattolica ha benedetto la polizia anti-sommossa. Secondo il presidente, “i nuovi nemici della Bolivia, non sono solo la stampa di destra, ma anche i gruppi della Chiesa cattolica, la gerarchia della Chiesa cattolica, nemici della trasformazione pacifica della Bolivia“. Si prevede che con il nuovo Papa Francesco, i rapporti tra Evo Morales e la chiesa non avranno possibilità di migliorare a causa delle tensioni che l’attuale governo ha sempre avuto con l’”agenzia stampa Fides”, un giornale dei gesuiti. Secondo Evo Morales, “Quando i popoli vengono rovinati dallo Stato coloniale, la Chiesa cattolica non viene a soccorrerlo. Quando il popolo conquista lo Stato coloniale, appare il prete che prega con i dirigenti, con i mediatori. Ma quando i popoli vengono sconfitti dallo Stato, la Chiesa non c’è.”
Né gli Stati Uniti hanno perdonato Evo Morales per l’espulsione delle sue istituzioni USAID [agenzia di 'aiuti' estera] e DEA [agenzia per 'lotta' alla droga], per spionaggio e tentativi di destabilizzazione del Paese, e dell’ambasciatore statunitense Philip Goldberg per istigazione a proteste violente contro il governo della Bolivia. Tutto questo spiega perché il dipartimento di Stato ha  affermato, per quattro anni consecutivi nelle sue relazioni annuali, che la Bolivia ha “manifestamente fallito” nella lotta contro il traffico di droga, a dispetto delle differenti statistiche degli ultimi anni, avanzate dalle autorità del Paese. Certo se Evo Morales avesse accettato il ritorno della DEA, i risultati dei rapporti sarebbero stati più positivi per la Bolivia. Tuttavia, la storia dimostra che le statistiche del periodo 1985 -1990, durante la presenza della DEA, le piantagioni di coca passarono da 35.000 ettari a 75.000 ettari nel Paese. Ma questa è un’altra storia.
Nel frattempo, nonostante tutte le difficoltà, i sabotaggi, gli scioperi e le marce, la Bolivia è sulla via dello Stato del buon vivere. Recentemente, alla celebrazione del 18° anniversario della fondazione del Movimento al Socialismo (MAS), Evo Morales ha affermato che continuerà a “combattere il capitalismo, l’imperialismo e il neoliberismo.” Ha sottolineato che “ora abbiamo una Patria, abbiamo ridato la Patria ai boliviani“. E in questo Paese, secondo il Vicepresidente Alvaro Garcia Linera, “sempre meno boliviani, e presto nessun boliviano, andrà a letto affamato perché qui stiamo distribuendo la ricchezza, che appartiene a tutti noi, a vantaggio dei più poveri, umili e bisognosi“.
Se il commediografo statunitense Arthur Miller avesse osservato il processo boliviano avviato da Evo Morales, certamente avrebbe pronunciato la sua famosa frase: “Le ruote spostano le ruote in questo Paese, e il fuoco alimenta il fuoco.” Possano questi incendi avvantaggiare il popolo e che nessun vento del Nord possa spegnerli!

Traduzione di Alessandro Lattanzio -SitoAurora

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