Gli agenti degli Stati Uniti istigano la guerra civile in Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 25/02/2014
579559Leopoldo López, il leader dell’opposizione radicale del Movimiento Voluntad Popular, ha deciso di consegnarsi alle forze governative. Cosa l’ha spinto a farlo? Ricevendo la notizia che il mandato d’arresto era stato emesso, si dava latitante cercando di fuggire all’estero. Ha cambiato idea dopo che il Servizio d’Intelligence Nazionale Bolivariana (Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional – SEBIN) ha reso pubblica la registrazione di una conversazione telefonica. Due uomini di un gruppo di emigrati di ultra-destra, a Miami discutevano dei piani per liquidare fisicamente Lopez incolpandone il governo di Nicolas Maduro. Numerosi gruppi terroristici inviati in Venezuela hanno complici nelle squadre di Lopez. Il residente dell’US Central Intelligence Agency a Caracas conosceva i piani dei terroristi. Non ha mai mosso un dito per proteggere Lopez. Era condannato ad affrontare una fredda esecuzione, politicamente motivata dagli interessi degli Stati Uniti. I cospiratori speravano che con tale “sacrificio” avrebbero dato impulso alla destabilizzazione del Paese facendo scendere la gente in piazza. L’assassinio doveva consolidare la posizione di leader di Enrique Capriles, vecchio rivale di Lopez, nell’opposizione. Le tensioni sono alte in Venezuela.  Lopez ha creato molti problemi al regime al potere. Al che, Diosdado Cabello Rondo, Presidente dell’Assemblea nazionale (parlamento) ha avvertito personalmente la famiglia di Lopez della minaccia imminente. La moglie di Lopez ha detto in un’intervista alla CNN che non aveva dubbi che la registrazione fosse autentica. La famiglia Lopez conosceva bene le persone coinvolte nella conversazione spiata. Lopez è stato personalmente accompagnato da Diosdado Cabello al Palazzo di Giustizia, ricevendo garanzie che l’indagine sulle manifestazioni del 12 febbraio sarebbero state giuste ed imparziali. Le azioni del leader dell’opposizione radicale hanno provocato perdite umane, danni ad edifici amministrativi e infrastrutture della città, come la metropolitana. Senza dubbio Lopez è colpevole, perché ha invocato “azioni risolute”. Ora è nel carcere di massima sicurezza, e l’inchiesta è in corso.
Parlando con i dipendenti della PDVSA (la compagnia petrolifera e del gas  statale venezuelana Petrolio del Venezuela – Petroleos de Venezuela, SA), il Presidente Nicolas Maduro ha detto che i reazionari venezuelani, finanziati da Miami, volevano assassinare il politico di ultra-destra Lopez, un proprio compagno di viaggio, e innescare la guerra civile nel Paese. Maduro ricorda che i congiurati istituirono un fondo miliardario per attività estremiste e l’assassinio di militanti. Tuttavia, ha detto che Leopoldo Lopez sarà protetto. Il presidente ha detto che suo padre e sua madre erano contro di loro (i bolivariani), ma nei loro cuori si sono resi conto che le autorità salvano la vita del figlio. Maduro ha detto che un altro gruppo di diplomatici statunitensi è stato espulso dal Paese, sostenendo che promisero visti preferenziali e che usarono la loro copertura diplomatica per infiltrarsi nelle università e incitare disordini tra gli studenti. Il ministro degli Esteri venezuelano Elias Jaua ha detto che i tre sono: la seconda segretaria Breeann Marie McCusker, e i viceconsoli Jeffrey Gordon Elsen e Kristofer Lee Clark. L’espulsione non crea seri problemi ai servizi speciali degli Stati Uniti coperti dall’ambasciata, avendo più di 200 agenti. Tecnicamente è già abbastanza difficile per la SEBIN sorvegliarli. Non è escluso che il numero dei diplomatici sarà limitato per impedirne la sovversione. Non c’è dubbio che un tale passo diminuisce il peso della CIA e di altre agenzie ostili operanti nel Paese. Gli studiosi politici venezuelani dicono all’unanimità che l’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas è il principale centro di coordinamento della stampa antigovernativa. L’obiettivo strategico di Washington è controllare le ricchezze del Venezuela, le sue risorse minerarie. La missione dei cospiratori è colpire alle fondamenta il regime e annichilirne la  leadership, soprattutto il Presidente Nicolas Maduro, successore di Hugo Chavez. E’ sempre più evidente che Washington persegue l’obiettivo di scatenare una sanguinosa guerra civile in Venezuela, che sarebbe il pretesto per l’intervento militare diretto dell’impero. I trampolini del Comando Sud delle forze armate degli Stati Uniti sono già schierati lungo il confine tra Venezuela e Colombia, nei Paesi dell’America centrale e dei Caraibi. La IV Flotta si prepara regolarmente a bloccare le coste venezuelane e a impedire eventuali tentativi dell’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato del Commercio dei Popoli; Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América – Tratado de los Comercios de los Pueblos) a dare aiuto.
La guerra economica imperversa da quando il regime di Chavez andò al potere, accelerandosi con il mandato di Maduro. I media venezuelani parlano di enormi quantità di merci contraffatte provenienti dal Venezuela, soprattutto alimentari e benzina, quotidianamente confiscate al confine con Colombia, Guyana e Brasile. Gli imprenditori non sono contenti delle azioni del governo volte ad impedire che il processo sfugga di mano. Così imboscano i beni di consumo. Secondo l’intelligence popolare bolivariana, vi sono nascondigli segreti di zucchero, olio vegetale, latte in polvere ecc. Le merci vengono immediatamente confiscate e vendute attraverso Mercal, la rete di negozi statale. Di conseguenza gli incendi aumentano, incendiando i negozi del “popolo” che vendono merci a basso prezzo. Al governo si oppone la Fedecámaras (Federazione venezuelana delle camere di commercio (la Federación de Cámaras y Asociaciones de Comercio y Producción de Venezuela) composta dalle camere di commercio di dodici gruppi commerciali: banche, agricoltura, commercio, costruzioni, energia, produzione, media, industria mineraria, allevamento, assicurazioni, trasporti e turismo. Hanno i loro canali televisivi e stazioni radio, giornali e portali internet. Fino all’80% dei media appartiene agli oppositori del governo. Inutilmente Chavez e Maduro hanno cercato di raggiungere un compromesso con i loro proprietari. La campagna  calunniosa contro il governo non si ferma mai. Di volta in volta gli influenti mass media seguono le istruzioni della CIA. Maduro e Diosdado Cabello sono regolarmente attaccati, anche minacciati direttamente di seguire il destino di Saddam Hussein e Gheddafi. Le minacce fascistoidi vengono rivolte alle famiglie dei bolivariani, compresi i bambini. Questo terrorismo mediatico è rivolto contro tutti i politici invisi all’impero, anche nello spazio post-sovietico. Viene spesso rivolta domanda  dagli utenti di internet, in quale Paese Maduro troverà rifugio sicuro se rovesciato dalla sollevazione popolare? La stessa domanda viene posta ora sul presidente ucraino Janukovich.
Le forze dell’ordine impediscono i molti tentativi di creare tensioni utilizzando la “tecnica di Maidan” e la “rilevante esperienza ucraina” per rovesciare il governo legittimo. Gruppi di giovani appositamente addestrati vengono utilizzati dopo esser stati arruolati a Miami, Costa Rica, Panama e altri Paesi. Decine di auto e autobus bruciati, blocchi stradali, barricate… Sempre più spesso i rapporti della polizia parlano di crimini immotivati, spari casuali contro i passanti, istigando il malcontento pubblico su un governo che non sarebbe in grado di fermare i criminali dilaganti. In precedenza tali tattiche furono usate in Messico dai cartelli della droga, ed ora sono affinate ulteriormente dalla Central Intelligence Agency degli Stati Uniti… Infine, vi è il coordinamento di attività volte a rovesciare i governi alleati di Venezuela, Ucraina e Russia. Potrebbe essere un tentativo di vendicarsi del fallimento in Siria?

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La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: regime change, destabilizzazione e la mano occulta del capitalismo statunitense

Netfa Freeman, Global Research, 20 febbraio 2014

72691Gli Stati Uniti pensano di aver trovato una formula per il cambio di regime, cominciando dalla destabilizzazione interna. Il governo democraticamente eletto del Venezuela ne è stato a lungo un obiettivo. Negli ultimi dieci anni circa abbiamo visto questa strategia tentata in Zimbabwe, Libia, Iran e Siria. Il progetto politico per il Venezuela è stato avviato a Washington DC, il 15 febbraio 2014. I passanti al 30th di Georgetown Street di un Sabato congelato saranno rimasti perplessi dal confronto tra due gruppi ai lati opposti della strada. Un gruppo etnicamente misto in gran parte latino, nero e bianco era di fronte l’ambasciata del Venezuela per mostrare solidarietà alla rivoluzione bolivariana del Venezuela. Il gruppo sull’altro lato era tutto bianco, giovani privilegiati delle élite venezuelane residenti negli Stati Uniti che vogliono il ritorno del loro Paese ai giorni in cui dominavano economicamente e politicamente. Questi ultimi sperano che i recenti disordini nel Paese segnino la fine del processo bolivariano e il rovesciamento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, successore del defunto presidente Hugo Chavez. La protesta inscenata presso l’ambasciata ne era a favore.
La situazione attuale è iniziata nel Venezuela il 12 febbraio 2014 con le violenze perpetrate contro il governo democraticamente eletto e i civili, con conseguenti tre morti, 61 feriti e 69 arrestati. Ciò a seguito di quello che, per la maggior parte, erano marce pacifiche che segnavano il 200° anniversario della battaglia di La Victoria, in cui gli studenti svolsero un ruolo fondamentale nella vittoria contro le forze monarchiche durante la guerra d’indipendenza del Venezuela. Alcuni gruppi di studenti marciavano per la celebrazione della Giornata dello Studente, ma violenti manifestanti anti-governativi hanno colto l’occasione per protestare contro la carenza episodica di alcuni beni di base, la criminalità persistente e chiedendo la liberazione degli studenti arrestati nelle manifestazioni precedenti. “A Merida… studenti e giovani dell’opposizione, alcuni armati, hanno marciato nel centro della città e manifestato davanti al palazzo del governo statale, e un altro piccolo corteo si è tenuto nella vicina città di Ejido. I dimostranti gridavano ‘Maduro dimettiti subito!’” “Gli osservatori hanno detto a Venezuelanalysis.com di aver visto manifestanti dell’opposizione sparare indiscriminatamente sugli edifici, lanciando pietre e tentando di assaltare il municipio nel centro della città.” Mentre l’amministrazione Obama e i media capitalisti vogliono far credere che il governo venezuelano reprima delle proteste pacifiche, vi sono i video di manifestanti con lanciano sassi e sparano contro la polizia. Il governatore dello Stato di Merida, Alexis Ramirez ha diffuso una foto su twitter che mostra uno dei manifestanti armati. “Il governatore ha anche affermato che uno studente, arrestato, ha sostenuto che veniva pagato 150 bolivares dal leader dell’opposizione di destra Villca Fernandez, per protestare. Quasi tutti gli studenti che protestavano indossavano passamontagna.” Questo è il modello generalmente utilizzato essenzialmente nel cambio di regime tipico della Libia adattato al Venezuela. I particolari tra i due Paesi possono essere diversi, ma la strategia generale dell’imperialismo statunitense è la stessa. L’imperialismo usa mani occulte per istigare incidenti nei Paesi antimperialisti che aggrediscono. Poi utilizzano i media e portavoce ufficiali per presentare al resto del mondo gli eventi in modo diverso dalla realtà, demonizzando le vere vittime.
La portavoce del dipartimento di Stato Marie Harf ha detto nella conferenza stampa del 14 febbraio, “Siamo profondamente preoccupati per le crescenti tensioni e le violenze nelle proteste del 12 febbraio, e per l’emissione di un mandato d’arresto del leader dell’opposizione Leopoldo Lopez. Ci uniamo al segretario generale dell’OSA nel condannare le violenze e nel chiedere alle autorità d’indagare e fare giustizia sui responsabili della morte di manifestanti pacifici. Chiediamo inoltre al governo venezuelano di rilasciare i 19 manifestanti arrestati e sollecitiamo tutte le parti a lavorare per riportare la calma ed astenersi dalle violenze.” Affermando nella stessa dichiarazione di essere preoccupati per il leader dell’opposizione Lopez e i 19 manifestanti arrestati, invitando il governo del Venezuela ad assicurare alla giustizia i responsabili, gli Stati Uniti mostrano gli stessi vecchi sporchi trucchi. Il pubblico suppongono non ritiene che assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze probabilmente significhi arrestare Leopoldo Lopez, leader del partito di estrema destra Volontà Popolare che giocò un ruolo nel colpo di Stato contro l’ex presidente Hugo Chavez, nel 2002, e che ora invoca maggiori dimostrazioni per l’”uscita” del governo di Maduro. Prima di nascondersi Lopez insisteva sull’intenzione di indire proteste pacifiche. Il presidente Maduro ha accusato Lopez di istigare le violenze tentando un colpo di Stato.
Don DeBar della Community Progressive Radio di New York ha riferito che “Maduro e altri alti funzionari governativi hanno detto che le violenze sono generate da piccoli gruppi che operano secondo un piano diretto da Lopez con l’assistenza di una manciata di altri esponenti dell’opposizione. Secondo un rapporto di Informativa Pacifica, il piano è stato organizzato in Messico e coinvolge l’attuale sindaco di una città venezuelana, caro amico dell’ex presidente colombiano Alvaro Uribe Velez. La registrazione di una conversazione telefonica sembra mostrare due ex-funzionari di destra discutere o pianificazione le violenze il giorno prima che si avessero. I due ex-funzionari, Fernando Gerbasi e Mario Carratu Molina, lo comparano a ciò che doveva accadere l’11 aprile, un riferimento al tentativo di golpe del 2002 contro l’ex-Presidente Hugo Chavez, che infine fu sconfitto dalla massiccia sollevazione popolare in difesa del governo socialista.” Quel giorno mi fu chiesto da un paio di persone, “Cosa succede in Venezuela?” Uno aggiunse “Twitter è infiammata da segnalazioni di proteste, repressione militare, morti, ecc. in Venezuela… qualcuno sa cosa succede?” E’ importante conoscere e capire le macchinazioni dell’imperialismo, per non essere presi alla sprovvista o ingannati dal suo modus operandi e dalla sua propaganda. Ha perfezionato tale strategia del cambio di regime provocando disordini per spingere il governo preso di mira a reagire con una violenta repressione. Poi alimenta i media e i social media con notizie che accusano e raffigurano detto governo come aggressore, nella speranza di manovrare le cose verso l’obiettivo finale. Negli ultimi dieci anni circa s’è vista tale strategia in Zimbabwe, Libia, Iran e Siria. Quindi, “ciò che succede in Venezuela” è il tipico tentativo neo-coloniale delle forze filo-imperialiste in un Paese per prendere il potere destabilizzandone il percorso rivoluzionario e, se possibile, creando il pretesto per l’intervento diretto imperialista. Lo vediamo più e più volte nei Paesi antimperialisti che affermano il diritto sovrano dell’autodeterminazione nazionale. Paesi come lo Zimbabwe sono stati finora in grado di respingere tali assalti. Altri, come la Libia non hanno avuto successo.
Senza i manifestanti solidali con il governo bolivariani del Venezuela, a Washington, sicuramente la narrazione dei media su ciò che accadeva sarebbe stata diversa, raccontando della comunità venezuelana in esilio traumatizzata e alla disperata ricerca di giustizia e moderazione da un governo inutilmente violento. Invece, i classisti venezuelani hanno mostrato la loro vera essenza e quanto condividano i loro compatrioti che non accettano civilmente il corso progressivo democraticamente scelto dalle masse nel loro Paese. Passando tra spagnolo e inglese, ma spesso in spagnolo, quel giorno gridarono insulti razzisti contro i manifestanti, mostrandoci il dito medio e affermando che eravamo dei senzatetto pagati per stare lì. “Torna al tuo rifugio!” e “Quanto ti pagano? Venite con noi e vi pagheremo il doppio“. Per loro è difficile capire che ci possa essere una qualsiasi altra ragione per tante persone anche non venezuelane, di essere lì, senza che gli interessi più egoistici e superficiali li motivino. Non possono capire il disinteresse delle convinzioni rivoluzionarie e umanistiche. E ci hanno anche chiamato “communistos” con lo stesso disprezzo fanatico con cui un razzista potrebbe chiamare qualcuno con la parola “N”. Evidentemente la rivoluzione bolivariana gli suscita lo stesso disprezzo e incomprensione del comunismo propagato durante la “guerra fredda”. Tale destra ora programma un’altra protesta presso l’Organizzazione degli Stati Americani per il 19 febbraio 2014, un altro aspetto della doppia strategia esterna-interna. Il successo della strategia dipende soprattutto da un pubblico che ingoia la loro esaltazione e le loro menzogne.
Quando pensiamo al Venezuela è evidente che, “Si superano i limiti della credibilità sostenendo che il governo avrebbe cercato di destabilizzare se stesso quando è uscito vincitore da due importanti elezioni (presidenziali e municipali), facendo della riduzione di violenza e criminalità una priorità assoluta, incontrando recentemente i sindaci dell’opposizione per trovare un terreno su cui collaborare e cercando la pacifica attuazione del piano governativo di sei anni (Plan de la Patria).” Senza parlare della popolarità che il governo ha ottenuto con l’assistenza sanitaria universale, l’istruzione e la democrazia partecipativa che non si vedono in molte altre parti del mondo. Vi è la reale possibilità di assicurarsi che il Venezuela non segua la via della Libia, pensandoci e  informando gli altri a fare lo stesso, prendendo posizione contro l’imperialismo USA avverso al Venezuela.

Netfa Freeman è un attivista panafricano e dei diritti umani, e co-produttore radio di Voices with Vision su WPFW 89.3 FM, Washington DC.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cospirazione in Venezuela, o Maidan latinoamericana

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/02/2014

10778I tentativi di destabilizzare il Venezuela non sono cessati, nonostante gli sforzi del governo Nicolas Maduro di avviare un dialogo con l’opposizione. L’ultimo tentativo per testare il coraggio del regime è stata la manifestazione dell’opposizione il 12 febbraio, davanti l’ufficio del procuratore generale nel centro di Caracas. Tra le richieste dei manifestanti vi erano l’immediata liberazione degli arrestati per la partecipazione agli scontri di piazza delle città di Tachira e Merida ed elezioni anticipate. Nel corso di questi scontri, pietre e bottiglie molotov piovevano sulla polizia. Diverse auto della polizia sono state inghiottite dalle fiamme. Gruppi di giovani hanno assaltato l’ufficio del Procuratore generale e saccheggiato l’ingresso della stazione della metropolitana di Parque Carabobo e un vicino parco per bambini. Molti degli aggressori avevano maschere, giubbotti antiproiettile e spranghe. Alcuni anche armi da fuoco. Ci sono stati feriti, e due o tre persone sono state uccise, ma anche al culmine dello scontro la polizia ha utilizzato solo proiettili di gomma e gas lacrimogeni. La manifestazione violenta è stata organizzata via Internet dal gruppo d’opposizione radicale Volontà Popolare (Voluntad Popular). Il suo leader, Leopoldo Lopez, è da tempo  impegnato a rovesciare il regime con la forza. Il Procuratore Generale ne ha ordinato l’arresto. Con ogni evidenza, Lopez s’è nascosto negli Stati Uniti (è ben noto che collabori con la CIA ). Un altro mandato è stato emesso per l’arresto dell’ex-viceammiraglio Fernando Gerbasi, ex-ambasciatore del Venezuela a Bogotà. Ha guidato l’organizzazione dei tumulti nel territorio confinante con la Colombia. I partecipanti agli attacchi alla polizia e all’incendio di istituzioni statali sono sulla lista dei ricercati. I paralleli tra gli eventi del febbraio 2014 e il tentativo di rovesciare il Presidente Chavez nell’aprile del 2002 sono evidenti. A quel tempo le dimostrazioni di massa popolari e l’intervento tempestivo  delle unità militari fedeli al presidente assicurarono la rapida neutralizzazione dei ribelli. I media venezuelani scrivono molto sulle somiglianze tra le “proteste spontanee” nel loro Paese e Maidan a Kiev. In Venezuela, l’intelligence statunitensi utilizza studenti e paramilitari colombiani dei gruppi che partecipano come carne da cannone nelle pulizie nei territori controllati dai guerriglieri di FARC e ELN… Ora i paramilitari sconfinano gradualmente negli Stati venezuelani di Zulia, Barinas e Mérida, fondendosi con le comunità colombiane in attesa di ordini. Nel novembre 2013 Jose Vicente Rangel descrisse i preparativi delle operazioni sovversive in Venezuela nel suo show televisivo “Confidenziale” (Confidenciales). Durante un recente viaggio a Miami, Leopoldo Lopez ha visitato un centro d’addestramento di Los Cayos, gestito da immigrati cubani. Un gruppo di “cadetti” venezuelani ha dato dimostrazioni di tiro a Lopez; le immagini del Presidente Maduro venivano utilizzate come bersagli. Lopez ha promesso di finanziare l’addestramento di altri cecchini per garantire “il ripristino della democrazia e della libertà” in Venezuela. Un centro di comunicazione tra i congiurati venezuelani e l’intelligence degli Stati Uniti è anche attivo a Miami. Dal lato venezuelano del complotto vi sono l’ex-ministro della Difesa Narvaez Churion e l’ex-capo dell’agenzia penale DISIP nella Quarta Repubblica.
La situazione in Venezuela è complicata dall’estenuante guerra finanziaria ed economica progettata dagli Stati Uniti. Le affermazioni su cibo derubato dalla catena di drogherie statali Mercal per essere venduto sul mercato nero a prezzi artificialmente elevati, sono sempre più frequenti. Il contrabbando provoca enormi danni alla sicurezza alimentare del Paese. Centinaia di organizzazioni mafiose operano al confine con la Colombia, trasportando  in territorio colombiano merci sovvenzionate dal governo venezuelano. Quantità colossali di benzina, gasolio, lubrificanti, pneumatici e ricambi per auto vengono esportate. In molti casi la benzina semplicemente non arriva alle stazioni di rifornimento venezuelane. I paramilitari controllano la sicurezza del contrabbando, fino al punto di eliminare di solito il personale militare venezuelano inviato a guardia del confine. I venezuelani sono abituati al generoso paternalismo dello Stato: assistenza medica gratuita, costruzione in serie di “case del popolo”, un sistema d’istruzione gratuita e migliaia di borse di studio statali per coloro che studiano nelle università straniere. Tuttavia, negli ultimi mesi l’euforia dei consumatori è stata spesso segnata dall’interruzione di luce e acqua, carenza di cibo ed altri beni. Tutto ciò è il risultato del sabotaggio intenzionale organizzato nel classico stile della CIA. Non per niente Walter Martinez, il popolare conduttore del programma televisivo Dossier, ha detto ai suoi telespettatori di come fu progettato il rovesciamento del governo di Salvador Allende in Cile nel 1973, con la partecipazione della società americana ITT. I cospiratori in particolare approfondirono la pianificazione del sabotaggio commerciale e della speculazione dei beni. I metodi utilizzati per destabilizzare il Venezuela di oggi sono una ripetizione precisa dello scenario cileno, che portò a un massacro sanguinoso e alla dittatura di Pinochet. Tanto è l’odio accumulato verso il Venezuela. La minaccia di una guerra civile viene costantemente evocata sui media. In questo contesto, il Presidente Maduro continua a sostenere pazientemente il dialogo, la ricerca della comprensione reciproca e la distensione interna. Non si può non menzionare l’influenza distruttiva sulla situazione di elementi dei circoli sionisti di Stati Uniti ed Israele. Controllano il sistema bancario e commerciale e hanno completamente infiltrato i media venezuelani, incitando la “protesta civile” e creando un clima di terrore psicologico verso le figure di spicco del governo. Praticamente tutti i luoghi comuni ostili della propaganda sionista-statunitense contro Chavez sono ora utilizzati contro Maduro…
I venezuelani hanno i soldi, ma la spesa diventa sempre più difficile. Anche l’acquisto di biglietti per trascorrere le vacanze da qualche parte all’estero è diventato un problema. I media venezuelani, l’80% dei quali è sotto il controllo dell’opposizione, accusano il Presidente Maduro e i suoi sostenitori del “disagio universale”. Secondo loro avrebbero eliminato l’economia con gli “esperimenti socialisti”. In realtà, né Chavez né Maduro hanno toccato i principi dell’economia capitalistica. Non perché non osassero, ma perché hanno capito che l’adozione di misure radicali sarebbe prematura, soprattutto dopo il tentativo di modificare la costituzione del Paese per le riforme socialiste. Nel referendum su questo tema, emerse che circa metà degli elettori era contraria. Non c’era consenso neanche nel Partito Socialista Unito al governo. La decisione di Chavez di realizzare il programma di riforme socialiste gradualmente, ad un ritmo moderato, non è mai stato attuato a causa della morte prematura. La propaganda antigovernativa, coordinata dai centri sovversivi degli Stati Uniti, sfrutta appieno la teoria della crescita della corruzione nel Paese e della complicità della “borghesia bolivariana rossa”. Ciò è diretto in primo luogo contro gli ex-alleati di Chavez strettisi intorno Maduro, rimanendo fedeli all’ideologia bolivariana e alla sua triade “popolo – esercito – leader”. La CIA e gli spin doctors dell’opposizione cercano di trascinare la parte di giovani ipnotizzata dalla propaganda della “guerra alla corruzione” sulle barricate venezuelane. Il coordinamento di tale attività avviene attraverso diversi canali, ma tutti riconducono all’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas. Rispetto al suo predecessore Kelly Keiderling, denunciata dal controspionaggio venezuelano come coordinatrice delle attività sovversive nel Paese, l’attuale incaricato d’affari degli Stati Uniti Phil Laidlaw, anche lui agente della CIA, mostra più fantasia nel  tentativo di suscitare una rivoluzione colorata in Venezuela, che poi diverrebbe guerra civile. Su iniziativa di Laidlaw, lettere di solidarietà agli attivisti “Maidan” degli studenti venezuelani sono state pubblicate su Internet: “Ammiriamo il vostro coraggio! La libertà e la democrazia prima di tutto!” Non sarei sorpreso se in un prossimo futuro Laidlaw organizzi il dispiegamento di numerosi distaccamenti di combattenti provenienti da Maidan di Kiev in qualche base aerea segreta della CIA in Venezuela, per lottare contro la “dittatura di Maduro”.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: Maduro indice una manifestazione di massa per respingere le violenze

Venezuelanalysis

Migliaia di sostenitori del governo si sono riuniti a Caracas per chiedere “pace” dopo gli scontri che hanno lasciato tre morti. Il leader dell’opposizione Henrique Capriles ha chiamato i sostenitori a riunirsi per una marcia nazionale “contro i paramilitari e la violenza”.

maduro-speaks-sundayIl presidente venezuelano Nicolas Maduro ha indetto un raduno di massa per respingere le violente proteste dell’opposizione delle ultime settimane. Il culmine delle violenze s’è avuto a Caracas, quando gli scontri hanno lasciato tre morti e decine di feriti. Vi sono resoconti contrastanti su ciò che è esattamente successo. Maduro nel raduno di ieri ha attaccato ciò che ha definito “complotto per un colpo di Stato” dell’opposizione di estrema destra, e promosso il “piano nazionale di pacificazione” per ridurre la criminalità e contrastare la violenza politica. Ha detto ai sostenitori che per costruire la pace in Venezuela, le divergenze politiche devono essere risolte attraverso una battaglia delle idee, e non delle armi. “Chiediamo a tutti in Venezuela di combattere con idee e valori, in un dibattito serio e nel rispetto dei diritti delle persone, senza violenze“, ha dichiarato Maduro. Il presidente venezuelano ha anche avvertito i gruppi estremisti chavisti che le violenze non saranno tollerate. L’opposizione ha accusato questi gruppi di coinvolgimento negli scontri mortali. “Voglio dire con chiarezza: se qualcuno mette una t-shirt rossa con la faccia di Chavez e tira fuori una pistola per aggredire, non è un chavista o un rivoluzionario. Non accetto gruppi violenti nel campo del chavismo e della rivoluzione bolivariana“, ha dichiarato Maduro. “Se volete le armi per combattere… uscite dal chavismo“, il presidente ha avvertito affermando che le forze di sicurezza sono le uniche organizzazioni che dovranno possedere armi in Venezuela. Maduro ha anche detto che i membri violenti dell’opposizione avevano perpetrato attacchi contro l’ufficio del Procuratore generale e che i responsabili delle violenze saranno assicurati alla giustizia. “La gente vuole giustizia, giustizia contro fascismo e violenza. Ci sarà giustizia… il fascismo si combatte con la legge, la giustizia e punizioni severe“, ha detto. Il procuratore generale del Venezuela, Luisa Ortega Diaz, ha detto che le indagini su violenze ed omicidi sono in corso e che “nessuno può essere accusato fino ai risultati delle indagini“. Le autorità ancora ricercano il leader dell’opposizione Leopoldo Lopez, per il suo presunto coinvolgimento nelle violenze. Lopez guidava una campagna denominata “l’uscita“, per forzare le dimissioni del Presidente Maduro, e sarebbe ancora nel Paese.

Le proteste continuano
Proteste dell’opposizione guidate dagli studenti continuano in Venezuela, anche se di dimensioni ed intensità ridotte. I sostenitori dell’opposizione lamentano problemi come criminalità, inflazione e carenze, e molti chiedono le dimissioni del presidente. Settori violenti dell’opposizione hanno compiuto una serie di violenze nelle manifestazioni di protesta delle ultime settimane. Nella città di Mérida, punto focale delle proteste, Venezuelanalysis.com li ha osservati incendiare barricate, lanciare pietre e minacciare i civili a mano armata. Proteste pacifiche dell’opposizione hanno avuto luogo in diverse città venezuelane, Mérida, San Cristobal, Maturin e Puerto Ordaz. Tuttavia, la protesta nella zona Chacao di Caracas, della notte precedente, è diventata violenta con circa 500 manifestanti che lanciavano pietre contro una banca statale, un autobus del governo e un ufficio della Corte Suprema. Il leader dell’opposizione del comune, Ramon Muchacho, ha condannato “violenza e vandalismo” dei presenti. Secondo la stampa locale, la Guardia Nazionale ha usato gas lacrimogeni e pallet per contenere i rivoltosi, con 17 feriti e 2 arrestati. Il ministro degli affari interni del Venezuela, Miguel Rodriguez, ha dichiarato che delle 120 persone arrestate durante le recenti proteste, solo 14 restano in custodia, accusate di specifici atti di vandalismo e violenze. “Abbiamo sempre agito nel rispetto dei diritti umani… quando le proteste erano pacifiche e nel rispetto della legge, la PNB (Polizia Nazionale Bolivariana) ha protetto la sicurezza di questi ragazzi“, si legge nella dichiarazione del ministro. Rodriguez ha anche accusato Henrique Capriles, governatore dell’opposizione dello Stato di Miranda, di “scaricare il barile” e di non agire per controllare le violenze di piazza nella sua giurisdizione, lasciando tale compito al governo nazionale.

Capriles indice un corteo nazionale
In una conferenza stampa, Henrique Capriles ha preso le distanze dalle azioni dei gruppi d’opposizione violenti, definendoli “infiltrati”. “Isoliamo gli infiltrati… rifiutiamo la violenza da qualunque parte provenga,” ha detto. “La legittima protesta pacifica deve essere diretta. Deve concentrarsi”, ha aggiunto l’ex-candidato presidenziale. Capriles poi ha indetto la marcia dell’opposizione nazionale “contro paramilitari e la violenza”, dicendo che ne avrebbe presto annunciato tempo e luogo. Ha aggiunto la sua “solidarietà” a Leopoldo Lopez, nonostante le differenze sulla strategia dell’opposizione. Infine, Capriles ha attaccato ciò che ha definito la “censura” del governo sulle recenti proteste, riferendosi al blocco del canale colombiano NTN24 che trasmette servizi via cavo in Venezuela. Maduro ha detto che NTN24 cerca di promuovere “ansia” tra la popolazione per istigare un colpo di Stato “come nell’aprile 2002″. L’opposizione venezuelana ha anche accusato il governo di bloccare su Twitter le immagini on-line sulle violenze. Bloomberg ha riferito ieri che un portavoce di twitter aveva confermato la richiesta. Tuttavia la società di telecomunicazioni del governo CANTV ha “enfaticamente e categoricamente” negato tale accusa. Ha detto che i server di Twitter si trovano al di fuori del Venezuela e un problema simile con il caricamento di immagini on-line si era verificato in diversi Paesi. Un controllo di Venezuelanalysis.com su Twitter in Venezuela ha verificato il problema del caricamento sugli account, tuttavia, non è chiaro se sia stato un episodio isolato o meno. Controlli successivi hanno trovato Twitter operare normalmente, con gli account dell’opposizione di estrema destra attivi e  le immagini pubblicate da tali account senza problemi.
Oggi il ministro dell’Informazione Delcy Rodriguez ha accusato gli attivisti dell’opposizione di abuso e manipolazione delle immagini sui social media, utilizzati dai media stranieri per ingannare il pubblico sugli eventi in Venezuela. Gli esempi riportati includono l’uso dell’ABC di una foto che mostra la polizia attaccare un manifestante in Egitto, sostenendo che fosse un esempio della protesta in Venezuela. In un altro caso, gli attivisti dell’opposizione sui social media hanno usato una foto di poliziotti che trascinano uno studente durante una protesta in Cile, sostenendo che riguardasse le attuali proteste in Venezuela. Rodriguez ha anche presentato un video che mostra gli assalti alla sede della rete statale VTV da parte degli attivisti radicali dell’opposizione, durante le precedenti quattro notti. Il video mostrava gli oppositori incendiare le barricate davanti la stazione e lanciare molotov sull’edificio.

jpegTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il contrattacco degli Stati Uniti in America Centrale

Nil Nikandrov, Global Research, 14 febbraio 2014

el_salvador_mapDopo il recente vertice della Comunità degli Stati latino americani e caraibici (CELAC), dove gli Stati Uniti non erano presenti, Washington cerca di vendicarsi in America Centrale. Il 2 febbraio vi sono state le elezioni presidenziali e parlamentari in El Salvador e Costa Rica. La maggior parte delle previsioni indicavano la possibilità che i politici di sinistra andassero al potere in questi Paesi: in Costa Rica il leader del Fronte Ampio, Jose Maria Villalta, e in El Salvador, Salvador Sanchez Ceren, candidato della Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Marti (FMLN). Non è stato escluso che ci potrebbe essere un secondo turno alle elezioni, in quanto in entrambi i Paesi vi sono numerosi candidati presidenziali, l’elettorato è diviso ed è difficile ottenere abbastanza voti per vincere. Questo è ciò che è avvenuto.
In Costa Rica, Villalta è stato inaspettatamente eliminato dalla corsa presidenziale, dopo aver preso il terzo posto tra i candidati. La campagna propagandistica condotta contro di lui dagli oligarchi locali e dall’intelligence degli Stati Uniti, che lo ritraevano come “agente bolivariano” finanziato dai Paesi “populisti”, ha svolto un ruolo. “I miei avversari non mi potevano accusare di corruzione, così mi hanno chiamato comunista” lamenta Villalta. Ora Araya Monge, candidato del Partito di Liberazione Nazionale, e Luis Solis Rivera del Partito d’azione dei cittadini, la cui piattaforma politica è descritta dai media come “di sinistra”, si batteranno per la vittoria. Tuttavia, non bisogna farsi illusioni. La “sinistra” di Solis Rivera è molto dubbia. Era sempre nell’ambasciata statunitense da quando studiava presso la Tulane University di New Orleans e presso l’Università del Michigan, alla Fulbright Scholar. Solis Rivera potrebbe essere definito seguace della politica di Oscar Arias, l’ex presidente del Costa Rica e agente d’influenza di Washington in America Centrale utilizzato per attaccare sempre i “regimi populisti”. Washington ha assicurato che manterrà il controllo del Costa Rica, indipendentemente da quale dei candidati rimanenti trionfi al secondo turno il 6 aprile. Gonzalo Gallegos, inviato in Costa Rica dal dipartimento di Stato nell’agosto 2013, è responsabile del risultato voluto dagli Stati Uniti. Conobbe l’ambiente locale 20 anni fa, durante il suo primo incarico all’estero, quando era direttore del Centro Culturale Costaricense-Nordamericano tradizionalmente usato come copertura dagli agenti della CIA. Maturò ulteriore esperienza presso gli Interessi degli Stati Uniti all’Avana e poi fu in Nicaragua, Colombia, e Trinidad e Tobago. La sua laurea in National Security Strategy del National War College testimonia la natura delle sue attività. Fu anche responsabile della cooperazione tra il dipartimento di Stato e il Pentagono. Tra i compiti di Gallegos durante il suo incarico in Costa Rica, vi è il rafforzamento dei legami militari e garantire l’uso del territorio del Costa Rica per il dispiegamento di navi dell’US Navy ed aerei dell’US Air Force. Gli Stati Uniti hanno ottenuto il via libera per espandere la propria presenza militare nel Paese nel 2010, quando Laura Chinchilla andò al potere. Era in sintonia con gli argomenti dell’ambasciata statunitense: il Costa Rica è un Paese attraverso cui la droga passa per gli Stati Uniti. Il Costa Rica non ha un proprio esercito, così è implicito che l’aiuto statunitense sia necessario nella lotta al traffico di droga. Chinchilla persuase facilmente il parlamento che tale collaborazione fosse necessaria. Inviò una nota sul tema dell’ambasciata degli Stati Uniti ai legislatori, senza tradurlo dall’inglese allo spagnolo. Secondo le agenzie stampa, i rappresentanti votarono quasi all’unanimità a favore. Forse è per questo che il Costa Rica è sempre più chiamato “protettorato degli Stati Uniti”. L’americanizzazione del Paese procede a un ritmo accelerato.
Nei momenti di picco della “guerra al traffico di droga” o degli “interventi umanitari”, vi sono  decine di navi nelle basi, dalle portaerei ai mezzi anfibi, aerei da combattimento e almeno tremila soldati, marines e agenti dei servizi segreti. Il Costa Rica è parte della zona strategica creata da Washington al fine di controllare un ampio territorio ricco di idrocarburi, risorse minerali e acqua.  Punti strategici di tale zona sono in Florida, Puerto Rico, Colombia, Honduras, Panama, Haiti e le isole di Curacao e Aruba… la collaborazione del Costa Rica nella militarizzazione statunitense della regione è percepita con allarme in Nicaragua, essendovi controversie territoriali irrisolte nelle relazioni bilaterali dei due Paesi, in particolare sul fiume San Juan. Il problema è reso più acuto dalla costruzione imminente del Canal Grande nicaraguense, nella zona adiacente. Si è teorizzato che Washington stia deliberatamente cercando di fomentare il conflitto tra Costa Rica e Nicaragua contro questo imponente progetto cinese-nicaraguense.
In El Salvador, il candidato FMLN Sanchez Ceren ha ricevuto quasi il 49% dei voti. Il suo principale rivale, Norman Quijano dall’Alleanza Repubblicana Nazionale (ARENA), ha ricevuto il  10% di voti in meno. Il secondo turno si terrà il 9 marzo. Sanchez Ceren ha dichiarato che in America Latina un tale divario nei risultati è praticamente una garanzia di vittoria, ma il suo partito farà il massimo sforzo per ottenere ulteriori voti, prima di tutto tra coloro che hanno votato per la coalizione Unità (Unidad), che ha avuto il terzo posto (oltre l’11% dei voti). Secondo Sanchez Ceren, dopo il primo turno Elias Antonio Saca, candidato della coalizione di Unity, l’ha chiamato per congratularsi del suo successo. Ceren ha sottolineato: “Non ho alcun dubbio che nel secondo turno coopereremo”. Ha anche esortato imprenditori, organizzazioni civili, donne, giovani, tutti i salvadoregni di tutte le forze politiche solidali a sostenere lui e il suo partito. Va detto che ideologicamente Unità è più vicina ad ARENA, ma i conflitti tra i loro leader hanno spinto questo partito a negoziare con il FMLN. Sanchez Ceren, un ex-comandante della guerriglia marxista, è diventato un politico socialdemocratico ed è quindi fondamentalmente accettabile per Unidad.  Sanchez Ceren fu vicepresidente nella prima amministrazione del FMLN (2009-2014), guidata dal politico indipendente Mauricio Funes. La sua incoerenza e la preferenza per i dogmi neoliberisti in economia, e contatti occulti con gli statunitensi, hanno più di una volta evocato la censura della leadership politica del FMLN. Così nelle elezioni attuali hanno rinunciato al piano di usare un candidato presidenziale “indipendente”.
A giudicare dai risultati del primo turno, l’elettorato non ha perso la fede nel partito. Tuttavia, l’ex comandante sarà gradito dall’amministrazione Obama come presidente? Anche senza di lui ci sarà un piantagrane in America Centrale, il Nicaragua di Daniel Ortega. Fonte di molti problemi, mantenendo legami con Russia, Cina, Iran, Cuba e altri Paesi dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America. Per questo motivo, si può assumere che ora, dietro le quinte della campagna elettorale in El Salvador, l’ambasciata degli Stati Uniti si sia attivata per creare un blocco ARENA-Unidad. In tale caso, Norman Quijano avrebbe la chance di vincere. Si ricordi che nella campagna elettorale è assistito da Juan Jose Rendon, specialista in eventi di questo tipo che vive in Florida. I media latino-americani hanno scritto molte volte della sua responsabilità nei confronti della CIA. Ha lavorato con i colombiani Alvaro Uribe e Manuel Santos, il messicano Enrique Pena Nieto e altri, facilitando notevolmente la loro ascesa al potere. L’El Salvador ha stretti legami politici ed economici con gli Stati Uniti dove, secondo i dati ufficiali, almeno 2,5 milioni di salvadoregni (su 6 milioni) risiedono. Nel 2013 le rimesse raggiunsero i 4 miliardi di dollari. Ai salvadoregni viene costantemente ricordato, in varie forme, che un presidente ostile agli Stati Uniti distruggerà la consolidata armonia dei rapporti, che non può non incidere sulla loro prosperità. Nel rafforzare la propria posizione in America Centrale, gli Stati Uniti devono bloccare sia il processo d’integrazione nel quadro della CELAC, sia sviluppare il proprio piano, l’Alleanza del Pacifico.

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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