L’intelligence USA terrorizza il Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/05/2014

logo_daiDopo la vittoria del successore di Hugo Chavez, Nicolas Maduro, nelle elezioni presidenziali del 2013, la CIA per rovesciarlo ha cercato di utilizzare una versione modernizzata dello scenario cileno. Quarant’anni fa, tale scenario funzionò: nel settembre 1973 il governo di Salvador Allende fu letteralmente distrutto. Una dittatura fascista repressiva s’impose in Cile per molti anni, e i sostenitori di Allende ne furono le vittime. Decine di migliaia di cileni passarono nei centri di tortura e campi di concentramento. Molti furono costretti ad emigrare, ma anche all’estero non si sentirono al sicuro. La polizia segreta di Pinochet braccò le figure più importanti della resistenza e utilizzò veleno ed esplosivi per eliminarle. In Venezuela lo scenario cileno non ha funzionato. I cospiratori, seguendo le istruzioni dei loro sorveglianti della CIA, previdero di provocare un malcontento di massa. Hanno provato di tutto: scarsità artificiale dei generi di prima necessità, sabotaggio dei mezzi pubblici, attacchi contro agenzie governative, e barricate sulle autostrade nelle strade delle aree residenziali. Ovunque sulle città, come segnale di allarmante instabilità, incombeva il fumo nero dei pneumatici in fiamme (un’eco eloquente di Majdan a Kiev)… Tutto ciò sincronizzato e ben organizzato. Nicolas Maduro e il governo bolivariano resistettero da subito. Il presidente Obama, che ha subito sconfitte su quasi tutti i fronti della lotta per l’egemonia degli Stati Uniti, ha autorizzato l’inasprimento delle operazioni per influenzare il regime bolivariano…
Nella città di San Cristobal, Venezuela, fu arrestato il cittadino statunitense T. M. Leininger. Aveva  ferito gravemente un venezuelano che sospettava di lavorare per le agenzie di sicurezza bolivariane; cercò di nascondersi, ma fu arrestato dalla polizia. Quando l’appartamento di Leininger fu perquisito, venne trovato un nascondiglio con armi da fuoco: tre fucili (uno con un mirino telescopico e un silenziatore), due pistole, una consistente scorta di munizioni e diversi abiti mimetici. Lo statunitense è sospettato di aver pianificato atti terroristici. L’indagine è attualmente in corso, e chiarisce l’uso di tali armi da parte dei gruppi dell’opposizione radicale.
La direzione della CIA ha avviato una campagna mediatica in difesa dell’agente arrestato. Presumibilmente sarebbe giunto in Venezuela per motivi umanitari; portando cibo ai parenti poveri. Dice che Leininger per natura non sia incline a violenze e rischi, per non parlare dell’uso di armi. Se qualcosa del genere è accaduto, è solo perché Leininger “non sta completamente bene ed ha manie di persecuzione”. Quest’ultima teoria, presumibilmente ideata dalla madre, è destinata a spiegare perché sono state trovate armi in suo possesso. Si dice che negli ultimi tempi le agenzie di sicurezza venezuelane abbiano arrestato almeno 60 stranieri armati e di regola nelle regioni del Paese considerate dalla CIA promettenti per la creazione di tensioni. Secondo gli investigatori, la CIA recluta terroristi da tutto il mondo per il Venezuela. Le agenzie di sicurezza venezuelane hanno ricevuto informazioni sulle attività delle stazioni della CIA in Colombia, Honduras, Messico, Panama e molti altri Paesi, per il trasferimento “controllato” di combattenti dei cartelli della droga in Venezuela. E’ sufficiente ricordare che alcune delle barricate, al culmine dei moti più intensi dell’opposizione radicale, erano controllate da narcotrafficanti colombiani ricercati dall’Interpol. Le fotografie dei criminali tra i militanti dell’opposizione venezuelana furono diffuse su Internet. Tuttavia, in tali situazioni gli agenti della CIA hanno l’immunità, nonostante l’autorità dell’Interpol e il diritto internazionale. In quasi tutte le grandi città del Venezuela, compresa la capitale, spari furono sentiti spesso durante le manifestazioni antigovernative. La maggior parte delle vittime erano cittadini comuni. Nella prima fase delle operazioni terroristiche per rovesciare il regime, i mercenari della CIA hanno volutamente e costantemente scelto le vittime su entrambi i lati della barricata (proprio come a Kiev). Il loro obiettivo era esacerbare il confronto tra sostenitori del governo e l’opposizione. Nella pratica dell’intelligence statunitense, “le statistiche del massacro” sono un aspetto importante della guerra di sabotaggio contro il Paese da destabilizzare… Nella propaganda della CIA, la seguente tesi prevale: la tendenza all’aumento delle morti violente è la prova del caos e dell’incapacità del governo venezuelano nel normalizzare la situazione e tenere sotto controllo i criminali. I venezuelani sono particolarmente indignati dall’uccisione di artisti e stelle delle serie televisive.
Ad aprile e ai primi di maggio le statistiche degli attacchi contro funzionari e dirigenti del partito PSUV e ufficiali delle forze dell’ordine aumentarono bruscamente. Armi da fuoco furono usate in quasi tutti tali casi. Il ministro degli Interni venezuelano Miguel Rodriguez Torres dichiarò che la nuova fase delle operazioni di sabotaggio della CIA si concentrava sugli “omicidi mirati”. E la morte violenta degli obiettivi scelti avrà ripercussioni politiche massime: “Senza dubbio, cercano di attuare un piano segreto per destabilizzare il Paese e rovesciare il Presidente Nicolas Maduro e il governo. Per questo motivo i nemici fanno ricorso agli omicidi mirati”. Tra le vittime il prominente politico bolivariano Eliezer Otaiza. Nei primi anni dell’amministrazione Chavez diresse la DISIP, il servizio di controspionaggio (ora Sebin). Otaiza, che non aveva guardie di sicurezza, è stato assalito da paramilitari su una strada deserta, torturato e poi ucciso con colpi alla schiena. Secondo il parere di alcuni analisti latino-americani, Otaiza aveva segretamente organizzato gruppi di resistenza in Venezuela in caso di aggressione armata dagli Stati Uniti. Diversi ufficiali del controspionaggio militare (DIM) nei vari Stati del Paese sono stati obiettivi di “sparatorie selettive”. Gli agenti del DIM identificano e neutralizzano gli agenti nemici nelle unità militari e proteggono dal sabotaggio i siti strategicamente importanti del Paese. Grazie all’efficienza del DIM, un gruppo di generali dell’aeronautica che progettava una rivolta armata contro il governo, è stato recentemente scoperto. I generali furono addestrati negli Stati Uniti, e dopo la vittoria della rivoluzione bolivariana ebbero legami segreti con i dipendenti dell’ufficio dell’addetto militare dell’ambasciata statunitense a Caracas. Il DIM ricevette dagli ufficiali più giovani i segnali sulla cospirazione dei generali. Tentativi furono fatti per reclutarli nelle attività antigovernative, tra cui organizzare la fuga del pilota di un aereo russo. La contromisure della sicurezza bolivariana contro cospiratori e terroristi guidati dalla CIA diventano gradualmente sempre più efficaci. Gli agenti del Sebin poterono identificare la leadership della congiura, registrare il contenuto delle conversazioni tra i cospiratori venezuelani e i loro sorveglianti della CIA, e accertare i canali per l’importazione di armi ed esplosivi nel Paese e le fonti dei finanziamenti. In alcuni computer portatili sequestrati furono trovate le liste di chavisti da eliminare. Il Sebin ha eliminato la tendopoli dell’opposizione a Caracas che, secondo i piani della CIA, doveva trasformarsi nella Majdan venezuelana. Durante l’operazione, grandi quantità di denaro, armi, bombe molotov e droghe furono trovate nelle tende.
Un grande successo del Sebin è stata l’operazione che ha smascherato una dipendente dello staff  del Presidente Maduro collegata alla stazione CIA. Passava informazioni riservate sulle attività e i movimenti del presidente e del suo entourage all’ambasciata degli Stati Uniti attraverso un parente. Secondo gli scienziati politici venezuelani, la CIA avrebbe potuto usare questi dati per preparare un attentato contro Nicolas Maduro.

sebin12sepLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina in America Latina: la strategia della graduale emarginazione degli USA

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 30/04/2014
RS_G_ca66f18859646644af287cc3e2ce7c796553c391Mentre gli Stati Uniti sono impantanarsi nella crisi ucraina, la Cina intensifica gli sforzi diplomatici in America Latina. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha appena terminato il suo viaggio in America Latina. Ha visitato Cuba, Venezuela, Argentina e Brasile. Il leader cinese Xi Jinping visiterà la regione a luglio. Pechino vanta rapporti di partenariato strategico con L’Avana, Caracas, Buenos Aires e Brasilia. Questo è ciò di cui Wang Yi ha parlato con Raul Castro, Nicolas Maduro, Cristina Fernandez e Dilma Rousseff. Senza alcuna esagerazione, è stato accolto a braccia aperte. Negli ultimi anni la Cina ha notevolmente rafforzato la presenza nella zona. Molti dei Paesi a sud del Rio Grande vedono nel commercio dinamico e negli investimenti della Cina un contributo significativo alla riduzione della dipendenza dagli Stati Uniti, con i loro fastidiosi ed incessanti rimproveri ed interferenze su cosa devono fare. I latino-americani vogliono una stretta collaborazione con l’Impero Celeste, lo Stato che vanta un rapido progresso e che guarda con fiducia al futuro divenendo leader del mondo multipolare. Secondo il piano, la visita del Presidente Xi Jinping in Brasile coinciderà con l’annuncio dell’istituzione del Forum ministeriale della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (CELAC), una piattaforma per promuovere il partenariato cooperativo globale, volto a uguaglianza, mutuo vantaggio e sviluppo comune, garantendo al meglio gli interessi comuni e promuovendo pace, stabilità e sviluppo regionali e mondiali. L’iniziativa è approvata all’unanimità dagli Stati membri della CELAC. L’idea di una stretta amicizia con la Cina è attraente. Lo Stato sta divenendo una superpotenza partecipe in centinaia di programmi congiunti su energia, infrastrutture, comunicazioni, agricoltura, scienza e progetti high-tech. I leader di Cina, Brasile, Cuba, Ecuador, Costa Rica e Saint Vincent e Grenadine saranno presenti alla cerimonia dedicata alla costituzione del Forum. Entro il 2014 la prima riunione ministeriale Cina-CELAC avrà luogo.
La visita di Wan Yi era principalmente focalizzata su questioni pratiche. La zona di sviluppo speciale di Mariel, porto cubano in costruzione con il sostegno finanziario della Cina, è una questione di particolare importanza. Questo megaprogetto a 45 km a ovest de L’Avana sarà un pilastro dello sviluppo cubano grazie alla posizione geografica del porto, ristrutturato per dotarlo di un terminale per la ricezione di navi dal grande pescaggio. Il progetto attirerà anche investimenti in biotecnologia, industria farmaceutica, energie rinnovabili, agroalimentare, turismo e immobiliare. L’attrazione di investimenti esteri contribuirà significativamente a modernizzare il Paese. In Venezuela le parti hanno discusso la diversificazione dell’industria del petrolio e gas e l’espansione del programma di welfare volto a fornire alloggi sociali. In Brasile la protezione delle comunicazioni del Paese e degli Stati dell’UNASUR (Unione delle Nazioni dell’America del Sud)  dall’ingerenza di NSA e CIA degli Stati Uniti, è stata inserita nell’ordine del giorno. Il rapporto Brasile-Stati Uniti s’è notevolmente deteriorato a seguito delle rivelazioni di Edward Snowden.  Washington ha chiaramente detto di non essere dispiaciuta di aver spiato la leadership del Paese, compresa la Presidentessa Dilma Rousseff. La notizia sulle azioni degli Stati Uniti ha spinto molti brasiliani a vedere la realtà mettendo fine alle fantasie su una partnership paritaria.
Molti media hanno riferito che durante il viaggio, Wan Yi ha discusso l’ordine del giorno del sesto vertice dei Paesi BRICS con il suo omologo brasiliano Luiz Alberto Figueiredo Machado. La riunione dei leader si svolgerà nella città brasiliana di Fortaleza, il 15-17 luglio. L’annuncio dell’avvio di una banca di sviluppo con capitale di 50 miliardi di dollari è atteso con grande speranza. Ogni passo costruttivo adottato dai BRICS irriterà gli Stati Uniti. Il presidente Obama non è riuscito a stabilire buone relazioni con il gruppo e Washington non ha alcuna leva per influenzare le attività dell’organizzazione. L’ultimo esempio è il voto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla Crimea di marzo, con quattro dei cinque dei BRICS astenutisi. Ogni membro dei BRICS ha le sue ragioni per non fidarsi dell’amministrazione Obama che ricorre alle pressioni invece d’impegnarsi in un dialogo tra pari. La Cina non ha mai avuto illusioni sul conto dei “partner”  nordamericani. Il perno asiatico annunciato dagli Stati Uniti è visto dalla Cina come un tentativo d’isolarla dal mondo. Corea del Sud, Giappone, Filippine, Malesia e altri Paesi sono al fianco degli Stati Uniti. La recente notizia dal fronte “anti-Cina” è il previsto accordo tra Stati Uniti e Filippine sulle installazioni militari statunitensi da dispiegare nel Paese per una durata iniziale di 10 anni. Certo, la Cina adotta provvedimenti adeguati in risposta aumentano il suo potenziale difensivo. La Cina punta all’espansione dei BRICS per contrastare il predominio finanziario dell’occidente implementato con l’aiuto di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Il gruppo persegue i suoi primi obiettivi strategici, come allontanarsi gradualmente dal dollaro e creare ammortizzatori sicuri contro le turbolenze finanziarie. La Cina sostiene la Russia nell’approccio ai BRICS “per trasformarli da forum di dialogo in meccanismo di piena interazione strategica“.
Dal dicembre 2013 la Cina è il terzo partner commerciale dell’America Latina. Il fatturato  commerciale è in aumento nel 2014. La Cina è diventata il primo consumatore di minerali del continente, preoccupando Washington. Importa petrolio, ferro, rame, soia e beni di consumo. Il peso della Cina cresce significativamente dall’istituzione dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) nel 2004. L’organizzazione è un idea di Fidel Castro e Hugo Chavez per contrastare il concetto di area di libero scambio a guida USA. Gli Stati Uniti hanno perso potere finanziario lottando per la leadership mondiale e coinvolgendosi in guerre oltremare. La Cina ha ampiamente preso il loro posto… Nel 2013 l’importo totale dei nuovi investimenti della Cina ha raggiunto quasi i 17 miliardi dollari. E’ diventata il primo partner commerciale di molti Stati della regione, tra cui il Brasile. Solo nel 2005-2011 l’America Latina ha ricevuto oltre 75 miliardi di dollari dalle banche cinesi. Il denaro è stato speso soprattutto per progetti per trasporti, telecomunicazioni, industria mineraria ed energetica. Uno dei motivi per cui la Cina finanzia gli Stati latinoamericani è impedire ai politici pro-USA di andare al potere. Pechino è interessata a preservare la pace sociale nei Paesi dai governi di sinistra. Questo problema è sempre stato seguito durante la visita latino-americana di Wang Yi. Venezuela, Ecuador, Bolivia e altri Stati sono sempre più minacciati dalle attività sovversive dei servizi speciali statunitensi. Il sostegno finanziario dalla Cina è un fattore importante della stabilità regionale.

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La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agenti della destabilizzazione in Venezuela: la sporca mano del National Endowment for Democracy

Eva Golinger Global Research, 26 aprile 2014

imagesLe proteste antigovernative in Venezuela volte al cambio di regime sono guidate da diverse persone e organizzazioni strettamente legate al governo degli Stati Uniti. Leopoldo Lopez e Maria Corina Machado, due dei capi pubblici dietro le violente proteste iniziate a febbraio, hanno una lunga storia da collaborazionisti e agenti di Washington. Il National Endowment for Democracy (NED) e l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) hanno inviato diversi milioni di dollari in finanziamenti ai partiti di Lopez, Primero Justicia e Voluntad Popular, e all’ONG Sumate e alle campagne elettorali di Machado. Queste agenzie di Washington hanno inviato più di 14 milioni di dollari ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra il 2013 e il 2014, anche finanziamenti per le campagne politiche nel 2013 e le proteste antigovernative in corso nel 2014. Tale finanziamento da parte del governo degli Stati Uniti ai gruppi anti-Chavez in Venezuela, continua dal 2001, quando milioni di dollari furono dati alle organizzazioni della cosiddetta “società civile” per attuare il colpo di Stato contro il Presidente Chavez nell’aprile del 2002. Dopo il loro fallimento, l’USAID aprì un Ufficio per le Iniziative per la Transizione (OTI) a Caracas, insieme alla NED, iniettando più di 100 milioni dollari negli sforzi per minare il governo Chavez e rafforzare l’opposizione nei successivi otto anni. All’inizio del 2011, dopo essere stato pubblicamente denunciato per le gravi violazioni del diritto e della sovranità venezuelana, l’OTI ha chiuso i battenti in Venezuela e le sue operazioni furono trasferite agli uffici dell’USAID negli Stati Uniti. Il flusso di denaro ai gruppi antigovernativi non si è fermato, nonostante la promulgazione da parte dell’Assemblea Nazionale del Venezuela della Legge sulla sovranità politica e l’auto-determinazione nazionale alla fine del 2010, che vieta totalmente finanziamenti esteri ai gruppi politici del Paese. Le agenzie degli Stati Uniti e i gruppi venezuelani che ricevono i soldi continuano a violare la legge impunemente. Nelle spese per le operazioni estere dell’amministrazione Obama dal 2012, 5-6 milioni di dollari sono stati inclusi per finanziare i gruppi di opposizione in Venezuela attraverso l’USAID.
Il NED, una “fondazione” creata dal Congresso nel 1983 sostanzialmente per svolgere apertamente il lavoro della CIA, è uno dei principali finanziatori della destabilizzazione in Venezuela, contro l’amministrazione Chavez e ora contro il Presidente Maduro. Secondo il rapporto annuale 2013 del NED, l’agenzia ha inviato più di 2,3 milioni dollari a gruppi e programmi dell’opposizione venezuelana. Di tale cifra, 1,787 milioni di dollari andarono direttamente ai gruppi antigovernativi, mentre altri 590mila dollari furono distribuiti alle organizzazioni regionali che lavorano e sono finanziate dall’opposizione venezuelana. Più di 300mila dollari andarono agli sforzi per allevare una nuova generazione di giovani capi dell’opposizione al governo Maduro. Uno dei gruppi finanziati dal NED per lavorare specificatamente con i giovani è FORMA, un’organizzazione guidata da Cesar Bricenho, legato al banchiere venezuelano Oscar Garcia Mendoza. Garcia Mendoza gestisce il Banco Venezolano de Credito, una banca che filtra il flusso di dollari da NED e USAID ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra cui Sumate, CEDICE, Sin Mordaza, Observatorio Venezolano de Prisiones e FORMA, tra gli altri. Un’altra parte significativa dei fondi del NED in Venezuela, nel 2013-2014, è andata a gruppi e iniziative che operano nei media e gestiscono la campagna per screditare il governo del Presidente Maduro. Alcune delle organizzazioni mediatiche più attive che si oppongono apertamente a Maduro e ricevono fondi dal NED sono Espacio Publico, Instituto Prensa y Sociedad (IPYS), Sin Mordaza e GALI. L’anno precedente, una guerra mediatica senza precedenti è stata condotta direttamente contro il governo venezuelano e il Presidente Maduro, intensificatasi con le proteste degli ultimi mesi.
In diretta violazione della legge venezuelana, il NED ha anche finanziato la coalizione d’opposizione Democratic Unity Table (MUD), tramite l‘International Republican Institute (IRI) statunitense, con 100mila dollari per “condividere le lezioni apprese con (i gruppi antigovernativi) in Nicaragua, Argentina e Bolivia… e consentire l’adattamento dell’esperienza venezuelana in questi Paesi“. Su tale iniziativa, la relazione annuale 2013 del NED afferma esplicitamente il suo obiettivo: “Sviluppare la capacità degli attori politici e della società civile di Nicaragua, Argentina e Bolivia a lavorare alle agende nazionali nei rispettivi Paesi utilizzando le lezioni apprese e le prassi riuscite delle controparti venezuelane. L’Istituto faciliterà lo scambio di esperienze tra la Democratic Unity Table venezuelana e le controparti di Bolivia, Nicaragua e Argentina. L’IRI riunirà questi attori in una serie di attività conformi permettendo l’adattamento dell’esperienza venezuelana in tali Paesi“. L’IRI ha contribuito a costruire i partiti d’opposizione di destra Primero Justicia e Voluntad Popular, e ha collaborato con la coalizione antigovernativa in Venezuela da prima del colpo di Stato contro Chavez del 2002. In realtà, il presidente dell’IRI dell’epoca, George Folsom, salutò apertamente il colpo di Stato e celebrò il ruolo dell’IRI in un comunicato stampa affermando: “L’Istituto ha fatto da ponte tra i partiti del Paese e tutti i gruppi della società civile, aiutando i venezuelani a forgiare una nuova democrazia futura…” Un dettagliato rapporto pubblicato dall’Istituto Spagnolo FRIDE, nel 2010, indica che le agenzie internazionali che finanziano l’opposizione venezuelana violano le leggi sul controllo della valuta inviando i loro dollari ai destinatari. Viene confermato nella relazione del FRIDE anche il fatto che la maggior parte delle agenzie internazionali, con l’eccezione della Commissione Europea, inviano valute estere cambiate sul mercato nero, in chiara violazione della legge venezuelana. In alcuni casi, secondo le analisi del FRIDE, le agenzie hanno aperto conti bancari all’estero per i gruppi venezuelani o importano contanti. L’ambasciata statunitense a Caracas userebbe anche la valigia diplomatica per importare grandi quantità di dollari e di euro nel Paese per  consegnarli illegalmente ai gruppi antigovernativi in Venezuela.
Ciò che è chiaro è che il governo degli Stati Uniti continua ad alimentare gli sforzi per destabilizzare il Venezuela, in chiara violazione della legge. Misure giuridiche ed esecutive forti  saranno necessarie per garantire la sovranità e la difesa della democrazia del Venezuela.

otpor02Eva Golinger è autrice de Il Codice Chavez. Può essere raggiunta sul suo blog.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

El Salvador diventerà un altro Venezuela?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 27 marzo 2014 131968399_11nIspirati dalle proteste antigovernative appoggiate dagli USA in Venezuela, gli oligarchi di El Salvador si preparano alla stessa strategia. Se i risultati elettorali non sono a suo vantaggio, l’opposizione venezuelana filo-USA si rifiuta di riconoscere l’esito delle elezioni del Venezuela. Ora tocca anche ad El Salvador. Gli oligarchi di destra del Partito Repubblicano Nazionale (ARENA) usano lo stesso copione degli oligarchi venezuelani. I capi di ARENA si rifiutano di riconoscere di aver perso le elezioni presidenziali del 2014 e che il Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí (FMLN) di sinistra ha vinto. Prima che tutte le schede elettorali venissero anche contate, ARENA accusava l’FMLN di frode sostenendo che le elezioni erano state truccate. Il candidato presidenziale di ARENA, Norman Quijano Noel González, promise che ARENA “non permetterà che questa vittoria ci venga rubata come in Venezuela” degli oppositori dei chavisti. Facendo eco al capo dell’opposizione venezuelana Henrique Capriles e al cosiddetta Movimento Unito Democratico (MUD), ARENA disse di “prepararsi alla guerra“. Per un po’ molti temettero che El Salvador, Paese profondamente polarizzato, ritornasse alla guerra civile. ARENA esortava l’esercito salvadoregno a rovesciare il governo e a permettere al suo candidato d’assumere la presidenza. Alla fine ARENA fu costretto ad ammettere la sconfitta e a riconoscere il vicepresidente del Salvador Sánchez Cerén e Oscar Ortiz, rispettivamente presidente e vicepresidente eletti. Sánchez ha battuto il candidato di ARENA, Norman Quijano, con il 0,22 per cento secondo il Tribunale Supremo Elettorale di El Salvador. Aveva ottenuto il 50,11 per cento dei voti, mentre Quijano il 49,89 per cento. Ho avuto il vantaggio di essere presente in El Salvador da osservatore internazionale per monitorare le elezioni. Ho potuto vedere il processo da vicino e osservare come entrambe le parti si sono comportate. Ho monitorato le elezioni presidenziali del 2 febbraio 2014; il voto a febbraio divenne il primo turno delle elezioni presidenziali, perché Sánchez e Ortíz ebbero il 48,93 per cento del voto. Dovevano averne il 50 per cento per vincere le elezioni senza un secondo turno. Il secondo turno hanno avuto luogo il 9 marzo. Tatticamente ARENA aveva cercato di annullare il maggior numero di voti possibile durante il primo turno. Un esempio è il caso delle schede dall’estero che ARENA annullò su basi tecniciste; molti elettori salvadoregni inviarono le schede elettorali del secondo turno invece di quelle del primo turno. Nonostante il fatto che la scelta elettorale degli elettori all’estero fosse chiara, ARENA fece sì che le loro schede elettorali fossero annullate per il loro voto di preferenza all’FMLN. È interessante notare che ARENA perse le elezioni presidenziali del 2009, anche se frodò. Gli ex-osservatori elettorali affermarono come i sindaci salvadoregni di ARENA concedessero falsi tesserini di riconoscimento salvadoregni a cittadini stranieri introdotti in El Salvador su autobus di altri Paesi dell’America centrale.

I gringos non hanno perso tutta la loro influenza
Il governo degli Stati Uniti aveva sostenuto ARENA alle elezioni presidenziali del 2004 e del 2009. Prima di questo, durante la guerra civile negli anni ’80, il governo USA sosteneva gli oligarchi salvadoregni al potere in un continuum di regimi non democratici. Washington intervenne direttamente in El Salvador e il Pentagono combatté in nome degli oligarchi. Il governo degli Stati Uniti, tuttavia, non approvava pubblicamente ARENA questa volta. Il silenzio di Washington durante la campagna elettorale del 2014 era sospetta e ne parlai con vari funzionari del Salvador e politici dell’FMLN. Mentre mi stavo preparando per le elezioni a San Salvador, fui informato dai colleghi del contingente canadese che William G. Walker, diplomatico di carriera ed ex-ambasciatore USA in El Salvador nel 1988-1992, aveva scritto un simpatico editoriale sul New York Times intitolato “Non si tema la sinistra in El Salvador“. L’articolo di Walker di gennaio 2014 era un messaggio pre-elettorale ai politici e funzionari della cosiddetta cintura di Washington, secondo cui non vi era alcuna necessità di allarmarsi per la vittoria dell’FMLN. “Il rullo di tamburi è iniziato questo mese, quando Elliott Abrams, che curò la politica dell’America Centrale dell’amministrazione Reagan durante la guerra civile in El Salvador, ha avvertito sul Washington Post dei pericoli della “vittoria elettorale del vicepresidente salvadoregno Sánchez, come pretende il NYT“. Altri conservatori fecero eco. L’implicita minaccia era che se i salvadoregni fanno la scelta sbagliata, gli USA ridurranno gli aiuti”, ha scritto l’ex diplomatico, parlando della linea che Abrams e una sezione della classe dirigente degli Stati Uniti avevano adottato. Walker, però, rompe con Elliott Abrams così: “Dal 1985 al 1988 ho lavorato a stretto contatto con Abrams al dipartimento di Stato. Rispetto la sua onestà, ma credo che sbagli in questo caso“. E’ necessaria una pausa. Chiedo scusa: Elliott Abrams, onesto? Questi è lo stesso superneocon propagandista della fondazione Progetto per un Nuovo Secolo Americano e pianificatore della conquista del mondo, esempio di disonestà in tutta la sua carriera. È uno dei mascalzoni della cabala di Bush II, che mentì spudoratamente al mondo sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq per giustificare l’invasione anglo-statunitense di Baghdad nel 2003. Su Libia e Siria sostenne sempre la guerra. È un sostenitore impenitente del militarismo e dell’imperialismo guerrafondaio contro l’Iran, e per anni ha utilizzato il dubbio discorso di Benjamin Netanyahu che falsamente sostiene che Teheran sia vicina alla bomba nucleare. Ora vuole che Stati Uniti e NATO affrontino la Russia sulla crisi in Ucraina. Walker stesso è tutt’altro che un santo. Appena ho sentito che Walker ha preso tale posizione, mi sono preoccupato. Dopo tutto fu il funzionario statunitense che collaborò strettamente con l’esercito salvadoregno e con gli squadroni della morte in San Salvador nella repressione contro la maggioranza della popolazione e ogni forma di dissenso. Walker fu inviato in El Salvador da Washington, per la sua esperienza con milizie e squadroni della morte. Non solo tale funzionario statunitense era coinvolto nell’organizzazione delle squadre della morte, ma coordinò l’intervento militare statunitense in El Salvador, mentre il vicesegretario di Stato dell’amministrazione Reagan forniva un fondamentale sostegno (assieme alla disgraziato tenente colonnello Oliver North) all’insurrezione dei narcos dei Contra della CIA nel vicino Nicaragua. Tutto ciò suona familiare? Dovrebbe. Per coloro che non lo sanno, le attività di Walker in Nicaragua portarono allo scandalo Iran-Contra, dove il pubblico statunitense scoprì le guerre sporche del loro governo, coinvolto nel narcotraffico e nel traffico di armi internazionale per mezzo di gente come Elliott Abram e i suoi amici, che apertamente disobbedirono all’emendamento Boland che proibiva al governo degli Stati Uniti di continuare a finanziare il rovesciamento del governo nicaraguense tramite la contro-rivoluzione. I membri del dipartimento di Stato degli Stati Uniti “sostennero che i Contras erano coinvolti nel traffico di droga“, secondo un rapporto del 1989 del Comitato di Kerry, dal nome, avete indovinato, del bugiardo giramondo sconclusionato John Kerry. Anche i loro amici d’Israele furono coinvolti nell’invio di armi in America Centrale.

Cercando un accordo con Washington
A causa del coinvolgimento nel contrabbando di armi, traffico di stupefacenti e squadre della morte, Walker ebbe finalmente un posto di lavoro nella provincia serba secessionista del Kosovo, dove le milizie dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) erano coinvolte nel contrabbando di armi e nel traffico di stupefacenti, poi fu promosso a capo della Missione di Verifica in Kosovo (KVM) dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Walker sul suo articolo per il NYT prosegue: “Vado spesso in El Salvador per affari. Ho visto cos’è il Paese e cos’è il FMLN, sono cambiati nei 22 anni dalla fine della guerra nel 1992. Chi diffonde paura è rimasto nel passato“. L’inferno non congelerà. La posizione di Walker sul FMLN ha una spiegazione razionale rassicurando i funzionari degli Stati Uniti in merito a una vittoria del FMLN. I gringos hanno ancora ampio controllo. Vittoria del FMLN o meno, il FMLN ha lavorato per un accomodamento con Washington. La maggior parte delle esportazioni e delle importazioni di El Salvador sono con gli Stati Uniti. A parte il commercio, l’economia salvadoregna è fortemente dipendente dalle rimesse dei salvadoregni che lavorano negli Stati Uniti. Le rimesse rappresentano il 17 per cento del prodotto interno lordo (PIL) di El Salvador. Washington ha anche una leva sulla sovranità fiscale di El Salvador. Grazie ad ARENA, il dollaro USA è la valuta ufficiale. Poi c’è la struttura neoliberista dell’economia salvadoregna. A questo proposito il FMLN è stato criticato. Ci sono ex-membri del FMLN che accusano le alte sfere di compromettere la piattaforma della guerra civile.

Il neoliberismo garantito dagli “amici di Mauricio Funes” o dal FMLN?
Uno dei critici radicali del FMLN è il sociologo James Petras. Il sociologo marxista ha interpretato l’accordo di pace che ha portato l’FMLN alla politica elettorale, trasformandolo da movimento di guerriglia in partito politico, come un arretramento ideologico. “Quando iniziarono i negoziati, il FMLN cedette sulla richiesta di smantellare i militari, espropriare i principali interessi commerciali, bancari, finanziari e minerari, di una ‘commissione per la verità’ che ‘esaminasse’ i crimini di guerra: la strage di oltre 75000 civili“, dice Petras. Per Petras e molti altri, è chiaro che gli accordi di pace di Chapultepec tra le forze del Fronte Farabundo Martí di Liberazione del Popolo (FPL), divenuto FMLN, e gli oligarchi salvadoregni permisero l’amnistia a degli infami criminali responsabili dell’assassinio di intere famiglie e villaggi. Anche se è stata una scelta dolorosa, ci sono chiare spiegazioni da parte del FPL/FMLN secondo cui il perdono era una decisione strategica. Per molti leali al FMLN, l’amnistia agli squadroni della morte appoggiati dagli USA, di cui molti sono ora membri e sostenitori di ARENA, fu visto come un modo per porre fine alle violenze che attanagliavano l’America Centrale. Una ex-guerrigliera del FPL mi ha detto che nulla poteva riportarle il marito accoltellato alla testa 60 volte con uno scalpello da ghiaccio e poi smembrato; vedendo sempre morte e distruzione, sente che il perdono è il modo migliore per ricostruire il Paese e la società. Nonostante ciò, esistono contraddizioni in El Salvador. La corruzione è ancora un problema strutturale. Petras ha ragione sul pragmatismo del FMLN e l’abbraccio del neoliberismo di un segmento della sua leadership. Sono in corso dibattiti pratici ed ideologici nel FMLN su tali temi. Si deve ricordare che ci fu una guerra civile grottesca che ha creato problemi mentre parallelamente crescevano i problemi socioeconomici. Tutto ciò ha segnato la società salvadoregna. Inoltre, l’FMLN ha assunto le redini del governo in un Paese già profondamente radicato nell’orbita di Washington e nel paradigma neoliberista. Questo è il motivo per cui il FMLN si muove con cautela. Perciò i leader del FMLN hanno deciso di presentare il politico indipendente Mauricio Funes quale loro candidato alla presidenza nel 2009. Funes non è un membro del FMLN, come spesso è erroneamente ritenuto fuori dall’America Latina.
Dopo che l’FMLN vinse le elezioni presidenziali del 2009, il gabinetto di El Salvador fu diviso tra Funes e l’FMLN e il Vicepresidente Sánchez fu costretto a dire pubblicamente che l’FMLN non poteva mantenere tutte le sue promesse elettorali. Funes e i suoi consiglieri (chiamati gli amici di Mauricio Funes) controllavano le questioni strategiche, economiche e la segreteria per le riforme politiche, mentre il FMLN settori come sanità, istruzione e sicurezza. In tale quadro, l’FMLN non poté attuare riforme economiche, ristrutturazione politica e cambi strategici che la maggior parte dei suoi sostenitori voleva. Damian Alegría (José Mauricio Rivera), attualmente deputato supplente del FMLN nell’Assemblea legislativa del Salvador e ex-leader guerrigliero del FPL, mi ha detto in diverse occasioni che il presidente Funes e i suoi consiglieri impedirono il riconoscimento diplomatico della Repubblica popolare cinese. Questo fu possibile solo per l’accordo che l’FMLN  aveva con i sostenitori di Funes. Il FMLN cammina sul filo del rasoio, motivo per cui come partito di governo deve agire da trapezista. Il risultato è che l’FMLN ha introdotto la pianificazione pubblica nel sistema neoliberista. I funzionari del FMLN hanno creato servizi pubblici e infrastrutture essenziali in El Salvador. Allo stesso tempo, però, il FMLN cerca di non antagonizzarsi con USA, capitale straniero e oligarchi salvadoregni. Così il FMLN è ostaggio della cappa che ha ereditato. Se il FMLN si oppone a Stati Uniti, imprese straniere e oligarchi, la sua leadership teme che l’economia possa collassare e la guerra civile essere riavviata da ARENA. Le maquiladoras di proprietà straniera che solitamente sfruttano i lavoratori del settore dell’abbigliamento, sono ancora aperte. Ora però ci sono servizi medici gratuiti e i bambini in età scolare ricevono latte (con il programma sulla “tazza di latte”) e scarpe. I salari sono aumentati anche per gli insegnanti e in generale tutto il settore pubblico. Cliniche pubbliche mobili gratuite diagnosticano i pazienti e distribuiscono farmaci senza alcun costo per gli utenti.

Oligarchi e Monsanto contro FMLN
Non si sottovaluta l’importanza delle critiche contro il FMLN, ma si compiono grandi passi avanti.  Certo, questi balzi non sono ciò che molti ex-guerriglieri del FPL e sostenitori del FMLN vogliono. Anche se i cambiamenti in El Salvador con l’FMLN non vanno abbastanza lontano nella ristrutturazione del Paese, devono essere riconosciuti. Quando il FMLN fu eletto al governo, esistevano numerosi monopoli privati illeciti e quasi tutte le infrastrutture statali erano state privatizzate da ARENA. Le leggi sui monopoli furono decisi da ARENA per proteggere gli interessi  degli oligarchi. Era illegale e impossibile acquistare farmaci se non da Alfredo Cristiani, l’oligarca di ARENA ed ex-presidente di El Salvador. Cristiani usò il suo monopolio privato sui farmaci per tartassare i salvadoregni e vendere impunemente farmaci scaduti. Tramite il monopolio legalizzato da ARENA, il corrotto Cristiani fece lo stesso con i fertilizzanti costosi e i pesticidi chimici mortali della Monsanto ed altri prodotti. Il professor Adrian Bergmann, norvegese nominato dalla squadra di transizione del presidente Funes nel 2009, mi ha detto che la criminalità organizzata in El Salvador ruotava intorno ad Alfredo Cristiani. Nonostante ciò, ARENA accusa il FMLN per il crimine in El Salvador. Certuni in El Salvador lo dimenticano o fingono di non saperne nulla. Durante il focus group con studenti universitari appare chiaro che la presa degli oligarchi di ARENA sui media è un motivo serio. Una lezione che dovrebbe auspicare la diversificazione delle fonti d’informazione: altra questione.

political-map-of-El-SalvadoQuesto articolo è stato originariamente pubblicato da Russia Today il 26 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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