La Cina in America Latina: la strategia della graduale emarginazione degli USA

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 30/04/2014
RS_G_ca66f18859646644af287cc3e2ce7c796553c391Mentre gli Stati Uniti sono impantanarsi nella crisi ucraina, la Cina intensifica gli sforzi diplomatici in America Latina. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha appena terminato il suo viaggio in America Latina. Ha visitato Cuba, Venezuela, Argentina e Brasile. Il leader cinese Xi Jinping visiterà la regione a luglio. Pechino vanta rapporti di partenariato strategico con L’Avana, Caracas, Buenos Aires e Brasilia. Questo è ciò di cui Wang Yi ha parlato con Raul Castro, Nicolas Maduro, Cristina Fernandez e Dilma Rousseff. Senza alcuna esagerazione, è stato accolto a braccia aperte. Negli ultimi anni la Cina ha notevolmente rafforzato la presenza nella zona. Molti dei Paesi a sud del Rio Grande vedono nel commercio dinamico e negli investimenti della Cina un contributo significativo alla riduzione della dipendenza dagli Stati Uniti, con i loro fastidiosi ed incessanti rimproveri ed interferenze su cosa devono fare. I latino-americani vogliono una stretta collaborazione con l’Impero Celeste, lo Stato che vanta un rapido progresso e che guarda con fiducia al futuro divenendo leader del mondo multipolare. Secondo il piano, la visita del Presidente Xi Jinping in Brasile coinciderà con l’annuncio dell’istituzione del Forum ministeriale della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (CELAC), una piattaforma per promuovere il partenariato cooperativo globale, volto a uguaglianza, mutuo vantaggio e sviluppo comune, garantendo al meglio gli interessi comuni e promuovendo pace, stabilità e sviluppo regionali e mondiali. L’iniziativa è approvata all’unanimità dagli Stati membri della CELAC. L’idea di una stretta amicizia con la Cina è attraente. Lo Stato sta divenendo una superpotenza partecipe in centinaia di programmi congiunti su energia, infrastrutture, comunicazioni, agricoltura, scienza e progetti high-tech. I leader di Cina, Brasile, Cuba, Ecuador, Costa Rica e Saint Vincent e Grenadine saranno presenti alla cerimonia dedicata alla costituzione del Forum. Entro il 2014 la prima riunione ministeriale Cina-CELAC avrà luogo.
La visita di Wan Yi era principalmente focalizzata su questioni pratiche. La zona di sviluppo speciale di Mariel, porto cubano in costruzione con il sostegno finanziario della Cina, è una questione di particolare importanza. Questo megaprogetto a 45 km a ovest de L’Avana sarà un pilastro dello sviluppo cubano grazie alla posizione geografica del porto, ristrutturato per dotarlo di un terminale per la ricezione di navi dal grande pescaggio. Il progetto attirerà anche investimenti in biotecnologia, industria farmaceutica, energie rinnovabili, agroalimentare, turismo e immobiliare. L’attrazione di investimenti esteri contribuirà significativamente a modernizzare il Paese. In Venezuela le parti hanno discusso la diversificazione dell’industria del petrolio e gas e l’espansione del programma di welfare volto a fornire alloggi sociali. In Brasile la protezione delle comunicazioni del Paese e degli Stati dell’UNASUR (Unione delle Nazioni dell’America del Sud)  dall’ingerenza di NSA e CIA degli Stati Uniti, è stata inserita nell’ordine del giorno. Il rapporto Brasile-Stati Uniti s’è notevolmente deteriorato a seguito delle rivelazioni di Edward Snowden.  Washington ha chiaramente detto di non essere dispiaciuta di aver spiato la leadership del Paese, compresa la Presidentessa Dilma Rousseff. La notizia sulle azioni degli Stati Uniti ha spinto molti brasiliani a vedere la realtà mettendo fine alle fantasie su una partnership paritaria.
Molti media hanno riferito che durante il viaggio, Wan Yi ha discusso l’ordine del giorno del sesto vertice dei Paesi BRICS con il suo omologo brasiliano Luiz Alberto Figueiredo Machado. La riunione dei leader si svolgerà nella città brasiliana di Fortaleza, il 15-17 luglio. L’annuncio dell’avvio di una banca di sviluppo con capitale di 50 miliardi di dollari è atteso con grande speranza. Ogni passo costruttivo adottato dai BRICS irriterà gli Stati Uniti. Il presidente Obama non è riuscito a stabilire buone relazioni con il gruppo e Washington non ha alcuna leva per influenzare le attività dell’organizzazione. L’ultimo esempio è il voto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla Crimea di marzo, con quattro dei cinque dei BRICS astenutisi. Ogni membro dei BRICS ha le sue ragioni per non fidarsi dell’amministrazione Obama che ricorre alle pressioni invece d’impegnarsi in un dialogo tra pari. La Cina non ha mai avuto illusioni sul conto dei “partner”  nordamericani. Il perno asiatico annunciato dagli Stati Uniti è visto dalla Cina come un tentativo d’isolarla dal mondo. Corea del Sud, Giappone, Filippine, Malesia e altri Paesi sono al fianco degli Stati Uniti. La recente notizia dal fronte “anti-Cina” è il previsto accordo tra Stati Uniti e Filippine sulle installazioni militari statunitensi da dispiegare nel Paese per una durata iniziale di 10 anni. Certo, la Cina adotta provvedimenti adeguati in risposta aumentano il suo potenziale difensivo. La Cina punta all’espansione dei BRICS per contrastare il predominio finanziario dell’occidente implementato con l’aiuto di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Il gruppo persegue i suoi primi obiettivi strategici, come allontanarsi gradualmente dal dollaro e creare ammortizzatori sicuri contro le turbolenze finanziarie. La Cina sostiene la Russia nell’approccio ai BRICS “per trasformarli da forum di dialogo in meccanismo di piena interazione strategica“.
Dal dicembre 2013 la Cina è il terzo partner commerciale dell’America Latina. Il fatturato  commerciale è in aumento nel 2014. La Cina è diventata il primo consumatore di minerali del continente, preoccupando Washington. Importa petrolio, ferro, rame, soia e beni di consumo. Il peso della Cina cresce significativamente dall’istituzione dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) nel 2004. L’organizzazione è un idea di Fidel Castro e Hugo Chavez per contrastare il concetto di area di libero scambio a guida USA. Gli Stati Uniti hanno perso potere finanziario lottando per la leadership mondiale e coinvolgendosi in guerre oltremare. La Cina ha ampiamente preso il loro posto… Nel 2013 l’importo totale dei nuovi investimenti della Cina ha raggiunto quasi i 17 miliardi dollari. E’ diventata il primo partner commerciale di molti Stati della regione, tra cui il Brasile. Solo nel 2005-2011 l’America Latina ha ricevuto oltre 75 miliardi di dollari dalle banche cinesi. Il denaro è stato speso soprattutto per progetti per trasporti, telecomunicazioni, industria mineraria ed energetica. Uno dei motivi per cui la Cina finanzia gli Stati latinoamericani è impedire ai politici pro-USA di andare al potere. Pechino è interessata a preservare la pace sociale nei Paesi dai governi di sinistra. Questo problema è sempre stato seguito durante la visita latino-americana di Wang Yi. Venezuela, Ecuador, Bolivia e altri Stati sono sempre più minacciati dalle attività sovversive dei servizi speciali statunitensi. Il sostegno finanziario dalla Cina è un fattore importante della stabilità regionale.

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La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agenti della destabilizzazione in Venezuela: la sporca mano del National Endowment for Democracy

Eva Golinger Global Research, 26 aprile 2014

imagesLe proteste antigovernative in Venezuela volte al cambio di regime sono guidate da diverse persone e organizzazioni strettamente legate al governo degli Stati Uniti. Leopoldo Lopez e Maria Corina Machado, due dei capi pubblici dietro le violente proteste iniziate a febbraio, hanno una lunga storia da collaborazionisti e agenti di Washington. Il National Endowment for Democracy (NED) e l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) hanno inviato diversi milioni di dollari in finanziamenti ai partiti di Lopez, Primero Justicia e Voluntad Popular, e all’ONG Sumate e alle campagne elettorali di Machado. Queste agenzie di Washington hanno inviato più di 14 milioni di dollari ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra il 2013 e il 2014, anche finanziamenti per le campagne politiche nel 2013 e le proteste antigovernative in corso nel 2014. Tale finanziamento da parte del governo degli Stati Uniti ai gruppi anti-Chavez in Venezuela, continua dal 2001, quando milioni di dollari furono dati alle organizzazioni della cosiddetta “società civile” per attuare il colpo di Stato contro il Presidente Chavez nell’aprile del 2002. Dopo il loro fallimento, l’USAID aprì un Ufficio per le Iniziative per la Transizione (OTI) a Caracas, insieme alla NED, iniettando più di 100 milioni dollari negli sforzi per minare il governo Chavez e rafforzare l’opposizione nei successivi otto anni. All’inizio del 2011, dopo essere stato pubblicamente denunciato per le gravi violazioni del diritto e della sovranità venezuelana, l’OTI ha chiuso i battenti in Venezuela e le sue operazioni furono trasferite agli uffici dell’USAID negli Stati Uniti. Il flusso di denaro ai gruppi antigovernativi non si è fermato, nonostante la promulgazione da parte dell’Assemblea Nazionale del Venezuela della Legge sulla sovranità politica e l’auto-determinazione nazionale alla fine del 2010, che vieta totalmente finanziamenti esteri ai gruppi politici del Paese. Le agenzie degli Stati Uniti e i gruppi venezuelani che ricevono i soldi continuano a violare la legge impunemente. Nelle spese per le operazioni estere dell’amministrazione Obama dal 2012, 5-6 milioni di dollari sono stati inclusi per finanziare i gruppi di opposizione in Venezuela attraverso l’USAID.
Il NED, una “fondazione” creata dal Congresso nel 1983 sostanzialmente per svolgere apertamente il lavoro della CIA, è uno dei principali finanziatori della destabilizzazione in Venezuela, contro l’amministrazione Chavez e ora contro il Presidente Maduro. Secondo il rapporto annuale 2013 del NED, l’agenzia ha inviato più di 2,3 milioni dollari a gruppi e programmi dell’opposizione venezuelana. Di tale cifra, 1,787 milioni di dollari andarono direttamente ai gruppi antigovernativi, mentre altri 590mila dollari furono distribuiti alle organizzazioni regionali che lavorano e sono finanziate dall’opposizione venezuelana. Più di 300mila dollari andarono agli sforzi per allevare una nuova generazione di giovani capi dell’opposizione al governo Maduro. Uno dei gruppi finanziati dal NED per lavorare specificatamente con i giovani è FORMA, un’organizzazione guidata da Cesar Bricenho, legato al banchiere venezuelano Oscar Garcia Mendoza. Garcia Mendoza gestisce il Banco Venezolano de Credito, una banca che filtra il flusso di dollari da NED e USAID ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra cui Sumate, CEDICE, Sin Mordaza, Observatorio Venezolano de Prisiones e FORMA, tra gli altri. Un’altra parte significativa dei fondi del NED in Venezuela, nel 2013-2014, è andata a gruppi e iniziative che operano nei media e gestiscono la campagna per screditare il governo del Presidente Maduro. Alcune delle organizzazioni mediatiche più attive che si oppongono apertamente a Maduro e ricevono fondi dal NED sono Espacio Publico, Instituto Prensa y Sociedad (IPYS), Sin Mordaza e GALI. L’anno precedente, una guerra mediatica senza precedenti è stata condotta direttamente contro il governo venezuelano e il Presidente Maduro, intensificatasi con le proteste degli ultimi mesi.
In diretta violazione della legge venezuelana, il NED ha anche finanziato la coalizione d’opposizione Democratic Unity Table (MUD), tramite l‘International Republican Institute (IRI) statunitense, con 100mila dollari per “condividere le lezioni apprese con (i gruppi antigovernativi) in Nicaragua, Argentina e Bolivia… e consentire l’adattamento dell’esperienza venezuelana in questi Paesi“. Su tale iniziativa, la relazione annuale 2013 del NED afferma esplicitamente il suo obiettivo: “Sviluppare la capacità degli attori politici e della società civile di Nicaragua, Argentina e Bolivia a lavorare alle agende nazionali nei rispettivi Paesi utilizzando le lezioni apprese e le prassi riuscite delle controparti venezuelane. L’Istituto faciliterà lo scambio di esperienze tra la Democratic Unity Table venezuelana e le controparti di Bolivia, Nicaragua e Argentina. L’IRI riunirà questi attori in una serie di attività conformi permettendo l’adattamento dell’esperienza venezuelana in tali Paesi“. L’IRI ha contribuito a costruire i partiti d’opposizione di destra Primero Justicia e Voluntad Popular, e ha collaborato con la coalizione antigovernativa in Venezuela da prima del colpo di Stato contro Chavez del 2002. In realtà, il presidente dell’IRI dell’epoca, George Folsom, salutò apertamente il colpo di Stato e celebrò il ruolo dell’IRI in un comunicato stampa affermando: “L’Istituto ha fatto da ponte tra i partiti del Paese e tutti i gruppi della società civile, aiutando i venezuelani a forgiare una nuova democrazia futura…” Un dettagliato rapporto pubblicato dall’Istituto Spagnolo FRIDE, nel 2010, indica che le agenzie internazionali che finanziano l’opposizione venezuelana violano le leggi sul controllo della valuta inviando i loro dollari ai destinatari. Viene confermato nella relazione del FRIDE anche il fatto che la maggior parte delle agenzie internazionali, con l’eccezione della Commissione Europea, inviano valute estere cambiate sul mercato nero, in chiara violazione della legge venezuelana. In alcuni casi, secondo le analisi del FRIDE, le agenzie hanno aperto conti bancari all’estero per i gruppi venezuelani o importano contanti. L’ambasciata statunitense a Caracas userebbe anche la valigia diplomatica per importare grandi quantità di dollari e di euro nel Paese per  consegnarli illegalmente ai gruppi antigovernativi in Venezuela.
Ciò che è chiaro è che il governo degli Stati Uniti continua ad alimentare gli sforzi per destabilizzare il Venezuela, in chiara violazione della legge. Misure giuridiche ed esecutive forti  saranno necessarie per garantire la sovranità e la difesa della democrazia del Venezuela.

otpor02Eva Golinger è autrice de Il Codice Chavez. Può essere raggiunta sul suo blog.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

El Salvador diventerà un altro Venezuela?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 27 marzo 2014 131968399_11nIspirati dalle proteste antigovernative appoggiate dagli USA in Venezuela, gli oligarchi di El Salvador si preparano alla stessa strategia. Se i risultati elettorali non sono a suo vantaggio, l’opposizione venezuelana filo-USA si rifiuta di riconoscere l’esito delle elezioni del Venezuela. Ora tocca anche ad El Salvador. Gli oligarchi di destra del Partito Repubblicano Nazionale (ARENA) usano lo stesso copione degli oligarchi venezuelani. I capi di ARENA si rifiutano di riconoscere di aver perso le elezioni presidenziali del 2014 e che il Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí (FMLN) di sinistra ha vinto. Prima che tutte le schede elettorali venissero anche contate, ARENA accusava l’FMLN di frode sostenendo che le elezioni erano state truccate. Il candidato presidenziale di ARENA, Norman Quijano Noel González, promise che ARENA “non permetterà che questa vittoria ci venga rubata come in Venezuela” degli oppositori dei chavisti. Facendo eco al capo dell’opposizione venezuelana Henrique Capriles e al cosiddetta Movimento Unito Democratico (MUD), ARENA disse di “prepararsi alla guerra“. Per un po’ molti temettero che El Salvador, Paese profondamente polarizzato, ritornasse alla guerra civile. ARENA esortava l’esercito salvadoregno a rovesciare il governo e a permettere al suo candidato d’assumere la presidenza. Alla fine ARENA fu costretto ad ammettere la sconfitta e a riconoscere il vicepresidente del Salvador Sánchez Cerén e Oscar Ortiz, rispettivamente presidente e vicepresidente eletti. Sánchez ha battuto il candidato di ARENA, Norman Quijano, con il 0,22 per cento secondo il Tribunale Supremo Elettorale di El Salvador. Aveva ottenuto il 50,11 per cento dei voti, mentre Quijano il 49,89 per cento. Ho avuto il vantaggio di essere presente in El Salvador da osservatore internazionale per monitorare le elezioni. Ho potuto vedere il processo da vicino e osservare come entrambe le parti si sono comportate. Ho monitorato le elezioni presidenziali del 2 febbraio 2014; il voto a febbraio divenne il primo turno delle elezioni presidenziali, perché Sánchez e Ortíz ebbero il 48,93 per cento del voto. Dovevano averne il 50 per cento per vincere le elezioni senza un secondo turno. Il secondo turno hanno avuto luogo il 9 marzo. Tatticamente ARENA aveva cercato di annullare il maggior numero di voti possibile durante il primo turno. Un esempio è il caso delle schede dall’estero che ARENA annullò su basi tecniciste; molti elettori salvadoregni inviarono le schede elettorali del secondo turno invece di quelle del primo turno. Nonostante il fatto che la scelta elettorale degli elettori all’estero fosse chiara, ARENA fece sì che le loro schede elettorali fossero annullate per il loro voto di preferenza all’FMLN. È interessante notare che ARENA perse le elezioni presidenziali del 2009, anche se frodò. Gli ex-osservatori elettorali affermarono come i sindaci salvadoregni di ARENA concedessero falsi tesserini di riconoscimento salvadoregni a cittadini stranieri introdotti in El Salvador su autobus di altri Paesi dell’America centrale.

I gringos non hanno perso tutta la loro influenza
Il governo degli Stati Uniti aveva sostenuto ARENA alle elezioni presidenziali del 2004 e del 2009. Prima di questo, durante la guerra civile negli anni ’80, il governo USA sosteneva gli oligarchi salvadoregni al potere in un continuum di regimi non democratici. Washington intervenne direttamente in El Salvador e il Pentagono combatté in nome degli oligarchi. Il governo degli Stati Uniti, tuttavia, non approvava pubblicamente ARENA questa volta. Il silenzio di Washington durante la campagna elettorale del 2014 era sospetta e ne parlai con vari funzionari del Salvador e politici dell’FMLN. Mentre mi stavo preparando per le elezioni a San Salvador, fui informato dai colleghi del contingente canadese che William G. Walker, diplomatico di carriera ed ex-ambasciatore USA in El Salvador nel 1988-1992, aveva scritto un simpatico editoriale sul New York Times intitolato “Non si tema la sinistra in El Salvador“. L’articolo di Walker di gennaio 2014 era un messaggio pre-elettorale ai politici e funzionari della cosiddetta cintura di Washington, secondo cui non vi era alcuna necessità di allarmarsi per la vittoria dell’FMLN. “Il rullo di tamburi è iniziato questo mese, quando Elliott Abrams, che curò la politica dell’America Centrale dell’amministrazione Reagan durante la guerra civile in El Salvador, ha avvertito sul Washington Post dei pericoli della “vittoria elettorale del vicepresidente salvadoregno Sánchez, come pretende il NYT“. Altri conservatori fecero eco. L’implicita minaccia era che se i salvadoregni fanno la scelta sbagliata, gli USA ridurranno gli aiuti”, ha scritto l’ex diplomatico, parlando della linea che Abrams e una sezione della classe dirigente degli Stati Uniti avevano adottato. Walker, però, rompe con Elliott Abrams così: “Dal 1985 al 1988 ho lavorato a stretto contatto con Abrams al dipartimento di Stato. Rispetto la sua onestà, ma credo che sbagli in questo caso“. E’ necessaria una pausa. Chiedo scusa: Elliott Abrams, onesto? Questi è lo stesso superneocon propagandista della fondazione Progetto per un Nuovo Secolo Americano e pianificatore della conquista del mondo, esempio di disonestà in tutta la sua carriera. È uno dei mascalzoni della cabala di Bush II, che mentì spudoratamente al mondo sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq per giustificare l’invasione anglo-statunitense di Baghdad nel 2003. Su Libia e Siria sostenne sempre la guerra. È un sostenitore impenitente del militarismo e dell’imperialismo guerrafondaio contro l’Iran, e per anni ha utilizzato il dubbio discorso di Benjamin Netanyahu che falsamente sostiene che Teheran sia vicina alla bomba nucleare. Ora vuole che Stati Uniti e NATO affrontino la Russia sulla crisi in Ucraina. Walker stesso è tutt’altro che un santo. Appena ho sentito che Walker ha preso tale posizione, mi sono preoccupato. Dopo tutto fu il funzionario statunitense che collaborò strettamente con l’esercito salvadoregno e con gli squadroni della morte in San Salvador nella repressione contro la maggioranza della popolazione e ogni forma di dissenso. Walker fu inviato in El Salvador da Washington, per la sua esperienza con milizie e squadroni della morte. Non solo tale funzionario statunitense era coinvolto nell’organizzazione delle squadre della morte, ma coordinò l’intervento militare statunitense in El Salvador, mentre il vicesegretario di Stato dell’amministrazione Reagan forniva un fondamentale sostegno (assieme alla disgraziato tenente colonnello Oliver North) all’insurrezione dei narcos dei Contra della CIA nel vicino Nicaragua. Tutto ciò suona familiare? Dovrebbe. Per coloro che non lo sanno, le attività di Walker in Nicaragua portarono allo scandalo Iran-Contra, dove il pubblico statunitense scoprì le guerre sporche del loro governo, coinvolto nel narcotraffico e nel traffico di armi internazionale per mezzo di gente come Elliott Abram e i suoi amici, che apertamente disobbedirono all’emendamento Boland che proibiva al governo degli Stati Uniti di continuare a finanziare il rovesciamento del governo nicaraguense tramite la contro-rivoluzione. I membri del dipartimento di Stato degli Stati Uniti “sostennero che i Contras erano coinvolti nel traffico di droga“, secondo un rapporto del 1989 del Comitato di Kerry, dal nome, avete indovinato, del bugiardo giramondo sconclusionato John Kerry. Anche i loro amici d’Israele furono coinvolti nell’invio di armi in America Centrale.

Cercando un accordo con Washington
A causa del coinvolgimento nel contrabbando di armi, traffico di stupefacenti e squadre della morte, Walker ebbe finalmente un posto di lavoro nella provincia serba secessionista del Kosovo, dove le milizie dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) erano coinvolte nel contrabbando di armi e nel traffico di stupefacenti, poi fu promosso a capo della Missione di Verifica in Kosovo (KVM) dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Walker sul suo articolo per il NYT prosegue: “Vado spesso in El Salvador per affari. Ho visto cos’è il Paese e cos’è il FMLN, sono cambiati nei 22 anni dalla fine della guerra nel 1992. Chi diffonde paura è rimasto nel passato“. L’inferno non congelerà. La posizione di Walker sul FMLN ha una spiegazione razionale rassicurando i funzionari degli Stati Uniti in merito a una vittoria del FMLN. I gringos hanno ancora ampio controllo. Vittoria del FMLN o meno, il FMLN ha lavorato per un accomodamento con Washington. La maggior parte delle esportazioni e delle importazioni di El Salvador sono con gli Stati Uniti. A parte il commercio, l’economia salvadoregna è fortemente dipendente dalle rimesse dei salvadoregni che lavorano negli Stati Uniti. Le rimesse rappresentano il 17 per cento del prodotto interno lordo (PIL) di El Salvador. Washington ha anche una leva sulla sovranità fiscale di El Salvador. Grazie ad ARENA, il dollaro USA è la valuta ufficiale. Poi c’è la struttura neoliberista dell’economia salvadoregna. A questo proposito il FMLN è stato criticato. Ci sono ex-membri del FMLN che accusano le alte sfere di compromettere la piattaforma della guerra civile.

Il neoliberismo garantito dagli “amici di Mauricio Funes” o dal FMLN?
Uno dei critici radicali del FMLN è il sociologo James Petras. Il sociologo marxista ha interpretato l’accordo di pace che ha portato l’FMLN alla politica elettorale, trasformandolo da movimento di guerriglia in partito politico, come un arretramento ideologico. “Quando iniziarono i negoziati, il FMLN cedette sulla richiesta di smantellare i militari, espropriare i principali interessi commerciali, bancari, finanziari e minerari, di una ‘commissione per la verità’ che ‘esaminasse’ i crimini di guerra: la strage di oltre 75000 civili“, dice Petras. Per Petras e molti altri, è chiaro che gli accordi di pace di Chapultepec tra le forze del Fronte Farabundo Martí di Liberazione del Popolo (FPL), divenuto FMLN, e gli oligarchi salvadoregni permisero l’amnistia a degli infami criminali responsabili dell’assassinio di intere famiglie e villaggi. Anche se è stata una scelta dolorosa, ci sono chiare spiegazioni da parte del FPL/FMLN secondo cui il perdono era una decisione strategica. Per molti leali al FMLN, l’amnistia agli squadroni della morte appoggiati dagli USA, di cui molti sono ora membri e sostenitori di ARENA, fu visto come un modo per porre fine alle violenze che attanagliavano l’America Centrale. Una ex-guerrigliera del FPL mi ha detto che nulla poteva riportarle il marito accoltellato alla testa 60 volte con uno scalpello da ghiaccio e poi smembrato; vedendo sempre morte e distruzione, sente che il perdono è il modo migliore per ricostruire il Paese e la società. Nonostante ciò, esistono contraddizioni in El Salvador. La corruzione è ancora un problema strutturale. Petras ha ragione sul pragmatismo del FMLN e l’abbraccio del neoliberismo di un segmento della sua leadership. Sono in corso dibattiti pratici ed ideologici nel FMLN su tali temi. Si deve ricordare che ci fu una guerra civile grottesca che ha creato problemi mentre parallelamente crescevano i problemi socioeconomici. Tutto ciò ha segnato la società salvadoregna. Inoltre, l’FMLN ha assunto le redini del governo in un Paese già profondamente radicato nell’orbita di Washington e nel paradigma neoliberista. Questo è il motivo per cui il FMLN si muove con cautela. Perciò i leader del FMLN hanno deciso di presentare il politico indipendente Mauricio Funes quale loro candidato alla presidenza nel 2009. Funes non è un membro del FMLN, come spesso è erroneamente ritenuto fuori dall’America Latina.
Dopo che l’FMLN vinse le elezioni presidenziali del 2009, il gabinetto di El Salvador fu diviso tra Funes e l’FMLN e il Vicepresidente Sánchez fu costretto a dire pubblicamente che l’FMLN non poteva mantenere tutte le sue promesse elettorali. Funes e i suoi consiglieri (chiamati gli amici di Mauricio Funes) controllavano le questioni strategiche, economiche e la segreteria per le riforme politiche, mentre il FMLN settori come sanità, istruzione e sicurezza. In tale quadro, l’FMLN non poté attuare riforme economiche, ristrutturazione politica e cambi strategici che la maggior parte dei suoi sostenitori voleva. Damian Alegría (José Mauricio Rivera), attualmente deputato supplente del FMLN nell’Assemblea legislativa del Salvador e ex-leader guerrigliero del FPL, mi ha detto in diverse occasioni che il presidente Funes e i suoi consiglieri impedirono il riconoscimento diplomatico della Repubblica popolare cinese. Questo fu possibile solo per l’accordo che l’FMLN  aveva con i sostenitori di Funes. Il FMLN cammina sul filo del rasoio, motivo per cui come partito di governo deve agire da trapezista. Il risultato è che l’FMLN ha introdotto la pianificazione pubblica nel sistema neoliberista. I funzionari del FMLN hanno creato servizi pubblici e infrastrutture essenziali in El Salvador. Allo stesso tempo, però, il FMLN cerca di non antagonizzarsi con USA, capitale straniero e oligarchi salvadoregni. Così il FMLN è ostaggio della cappa che ha ereditato. Se il FMLN si oppone a Stati Uniti, imprese straniere e oligarchi, la sua leadership teme che l’economia possa collassare e la guerra civile essere riavviata da ARENA. Le maquiladoras di proprietà straniera che solitamente sfruttano i lavoratori del settore dell’abbigliamento, sono ancora aperte. Ora però ci sono servizi medici gratuiti e i bambini in età scolare ricevono latte (con il programma sulla “tazza di latte”) e scarpe. I salari sono aumentati anche per gli insegnanti e in generale tutto il settore pubblico. Cliniche pubbliche mobili gratuite diagnosticano i pazienti e distribuiscono farmaci senza alcun costo per gli utenti.

Oligarchi e Monsanto contro FMLN
Non si sottovaluta l’importanza delle critiche contro il FMLN, ma si compiono grandi passi avanti.  Certo, questi balzi non sono ciò che molti ex-guerriglieri del FPL e sostenitori del FMLN vogliono. Anche se i cambiamenti in El Salvador con l’FMLN non vanno abbastanza lontano nella ristrutturazione del Paese, devono essere riconosciuti. Quando il FMLN fu eletto al governo, esistevano numerosi monopoli privati illeciti e quasi tutte le infrastrutture statali erano state privatizzate da ARENA. Le leggi sui monopoli furono decisi da ARENA per proteggere gli interessi  degli oligarchi. Era illegale e impossibile acquistare farmaci se non da Alfredo Cristiani, l’oligarca di ARENA ed ex-presidente di El Salvador. Cristiani usò il suo monopolio privato sui farmaci per tartassare i salvadoregni e vendere impunemente farmaci scaduti. Tramite il monopolio legalizzato da ARENA, il corrotto Cristiani fece lo stesso con i fertilizzanti costosi e i pesticidi chimici mortali della Monsanto ed altri prodotti. Il professor Adrian Bergmann, norvegese nominato dalla squadra di transizione del presidente Funes nel 2009, mi ha detto che la criminalità organizzata in El Salvador ruotava intorno ad Alfredo Cristiani. Nonostante ciò, ARENA accusa il FMLN per il crimine in El Salvador. Certuni in El Salvador lo dimenticano o fingono di non saperne nulla. Durante il focus group con studenti universitari appare chiaro che la presa degli oligarchi di ARENA sui media è un motivo serio. Una lezione che dovrebbe auspicare la diversificazione delle fonti d’informazione: altra questione.

political-map-of-El-SalvadoQuesto articolo è stato originariamente pubblicato da Russia Today il 26 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro Venezuela: la guerra fredda diventa calda

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/03/2014

5137b7ce047c2_800x533Durante il recente carnevale in Venezuela, le sacche isolate di proteste studentesche nelle grandi città si sono estinte per magia. O per essere più precisi, sono morte nelle zone privilegiate delle città. Gli organizzatori delle proteste antigovernative avevano assicurato al mondo che il carnevale non avrebbe avuto luogo, e che la tradizionale passeggiata nelle spiagge caraibiche sarebbe stata annullata, in quanto “l’insoddisfazione del popolo” aveva raggiunto l’apice. Ancor un po’ e il regime sarebbe crollato, il Presidente Nicolás Maduro e i suoi compagni sarebbero scappati a Cuba, e il Paese sarebbe tornato alla “vera democrazia”. Le proteste sono state ampiamente seguite dai principali canali televisivi occidentali, ma ora completo silenzio. I venezuelani festeggiano e si rilassano. Un ruolo importante nell’informazione e la guerra psicologica contro il Venezuela appartiene alle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. Tutta la presidenza di Hugo Chavez è stata oggetto di una pesante guerra di informazioni cui gli Stati Uniti posero accento per compromettere l’idea stessa della costruzione del Socialismo del 21° secolo in Venezuela. Chavez non ha mai promesso un rapido successo in questo cammino, ma la sua politica sociale ben congegnata ha realizzato molte cose. Secondo i sondaggi, i venezuelani sono tra  i popoli più felici dell’emisfero occidentale. Le conquiste della Rivoluzione Bolivariana nella sanità, istruzione e alloggi accessibili ha garantito il sostegno popolare a Chavez. Il solido fronte interno ha permesso a Chavez di contrastare con successo le operazioni sovversive degli USA non solo in Venezuela ma anche in campo internazionale. Uno dei punti centrali di tale guerra d’informazione fu la creazione del canale TV TeleSur con il sostegno dei Paesi latino-americani alleati, e quindi la successiva creazione della stazione radio RadioSur. Reti televisive e radiofoniche locali sono state organizzate nel Venezuela, e uno studio cinematografico nazionale aperto, che produce lungometraggi patriottici. Un nuovo film venezuelano appare sugli schermi del Paese quasi ogni settimana, attirando così tanti spettatori quanti film d’azione di Hollywood. Documentari vengono prodotti, che svelano la politica degli Stati Uniti in America Latina, tra cui il sequestro di giacimenti petroliferi e la rimozione di politici sgraditi a Washington.
Dopo la morte di Chavez, la guerra di informazione e propaganda contro il suo successore, Nicolás Maduro, s’è ancor più ampliata. Washington ha deciso che era venuto  il momento opportuno per rovesciare il regime. Ciò ha coinvolto l’intero arsenale della destabilizzazione di Washington, dai paramilitari colombiani infiltrati nel Paese per compiere attentati terroristici, al sabotaggio economico e finanziario, all’uso del social networking su Internet. Parlando alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha detto che i media d’opposizione venezuelani e esteri partecipano a una campagna attiva per rovesciare il Presidente Maduro. Jaua ha poi spiegato che si “riferiva a campagne ben preparate attuate per mezzo di influenti reti televisive”. Ha osservato che figure di spicco del mondo artistico statunitense ed europeo “che non sanno nemmeno dove sia il Venezuela”, venivano utilizzate per compromettere il governo. Le recenti dichiarazioni alla cerimonia di premiazione degli Oscar, per esempio. In particolare, si riferiva al canale televisivo CNN, che non è solo utilizzato dalla CIA per diffondere informazioni false sul Venezuela, ma che anche sviluppa stereotipi negativi sul governo venezuelano e il Presidente Maduro. C’è stata anche una parziale copertura delle proteste di piazza degli studenti, che la CNN ha descritto tranquille, senza menzionare le proteste dei gruppi militanti che hanno bloccato strade, incendiato  auto, attaccato agenti di polizia e minacciato infrastrutture urbane, come la metropolitana. Tra le altre cose, gli attivisti dell’opposizione spargevano per strada strisce chiodate causando un forte aumento degli incidenti stradali. C’era anche la pratica di stendere fili di nylon lungo le strade per contrastare i motociclisti che trasportano merci, medicinali, posta e così via. Questi motociclisti sono di solito fedeli alle autorità, e vengono quindi considerati dall’opposizione una forza ostile. La  CNN, tuttavia, non riporta questi particolari.
I media internazionali tacciono anche gli sforzi del Presidente Maduro per instaurare un dialogo pacifico in Venezuela, cercando comprensione reciproca con l’opposizione e gli ambienti oligarchici del Paese che organizzano e finanziano privatamente una prolungata campagna di disobbedienza civile. La tolleranza delle autorità venezuelane è sempre più percepita come una debolezza. A seguito della parziale, e talvolta anche insinuante copertura degli eventi in Venezuela, i corrispondenti della CNN sono stati espulsi dal Paese. I giornalisti di Associated Press, Agence France-Presse, Agencia EFE, Reuters e altri diffondo un’interpretazione faziosa delle azioni del Venezuela. Non riesco a pensare a un momento in cui i giornalisti occidentali accreditati in Venezuela abbiano mostrato la minima indipendenza nella loro interpretazione degli eventi. Il conformismo generale verso il modo di Washington di valutare gli eventi politici internazionali è caratteristica di quasi tutti i giornalisti occidentali nel Paese. Il governo di Maduro fa tutto il possibile per contrastare la propaganda ostile con cui Washington cerca di aggravare la situazione in Venezuela, per avere così il pretesto d’interferire direttamente negli affari interni del Paese. Il governo venezuelano ha più volte ricevuto minacce ed avvertimenti dall’amministrazione statunitense, cui ha chiesto che il governo liberasse gli studenti arrestati durante le proteste di piazza e colloquiasse con l’opposizione. Barak Obama ne ha parlato nel corso di una riunione con i colleghi canadese e messicano a Toluca (Messico) il 20 febbraio 2014. Una dichiarazione dal senatore repubblicano John McCain suonava come un ultimatum: “Dobbiamo essere pronti a usare la forza militare per entrare in Venezuela e stabilirvi la pace”. Il senatore notava che l’operazione avrebbe comportato l’impiego dei soldati di Colombia, Perù e Cile. Inoltre, ha sottolineato che vi sono capi democratici in Venezuela pienamente preparati ad assumersi la responsabilità di governo del Paese con il pieno consenso degli USA, dandogli la libertà. McCain ha anche spiegato esattamente il motivo per cui Washington ha bisogno dei fantocci “democratici” in Venezuela. In primo luogo, garantire l’invio di idrocarburi negli Stati Uniti. I rifornimenti di petrolio dal Nord Africa e Medio Oriente richiedono solitamente 45 giorni, ma solo 70 ore dal Venezuela.
Spiegando la situazione nel Paese e la posizione del governo venezuelano, il ministro degli Esteri Elias Jaua ha compiuto un tour in America Latina e in Europa, mentre il ministro dell’Energia venezuelano Rafael Ramirez ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin e membri del governo cinese. La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha dichiarato che vi è la reale minaccia di un “colpo di Stato morbido” in Venezuela: “non sono qui a difendere il Venezuela o il Presidente Nicolás Maduro. Sono qui a difendere il sistema democratico di un Paese, proprio come abbiamo fatto con la Bolivia, l’Ecuador e qualsiasi altro Paese della regione, non importa se di sinistra o destra. La democrazia non appartiene alla destra o alla sinistra, la democrazia è mostrare rispetto verso la volontà popolare. Sarebbe fatale per la regione, per i grandi progressi nell’integrazione che l’America Latina ha fatto negli ultimi anni, se lasciamo che venti stranieri spazzino e distruggano un nostro Paese fratello”. Cristina Fernández ha anche ricordato che ci sono state 19 elezioni in Venezuela negli ultimi 14 anni, di cui solo una persa dal partito di governo. In conformità con la Costituzione, un referendum abrogativo potrà svolgersi nel 2016. Questo è l’unico modo legittimo di cambiare il governo. La stragrande maggioranza dei leader latinoamericani è della stessa opinione di Cristina Fernández.
Gli analisti politici prestano attenzione ai tempi degli sforzi statunitensi per sostituire i governi in Venezuela e Ucraina. Washington vuole mostrare al mondo che è ancora una superpotenza in grado di dirigere il corso degli eventi in diverse parti del Mondo, verso qualunque direzione ad essa utile. Obama vorrebbe concludere la presidenza con vittorie spettacolari in Europa orientale e in America Latina: trasformando l’Ucraina in uno Stato satellite, garantendo la presenza militare statunitense alle frontiere della Russia, e compiendo un cambio di regime significativo in Venezuela al fine di di fargli pagare i progetti d’integrazione latino-americana indipendente…

23390La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I flash mob antigovernativi: prima in Ucraina e poi in Venezuela

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 24 febbraio 2014
POLITICAL-VECTOR-MAP-VENEZUELASostenuta dagli Stati Uniti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, l’opposizione trae ispirazione dalle proteste antigovernative che si svolgono oltre Atlantico in Ucraina. Non essendo riusciti a vincere le elezioni in Venezuela, non ottenendo un mandato dalla maggioranza della popolazione negli ultimi anni, i capi dell’opposizione ora utilizzano le tattiche delle rivoluzioni colorate e la strategia insurrezionale usate in Ucraina. L’obiettivo dei capi dell’opposizione in Venezuela è galvanizzare i manifestanti antigovernativi creando una crisi politica a Caracas. I capi dell’opposizione vi lavorano, incoraggiando i manifestanti ad agire con l’obiettivo finale di rovesciare il governo venezuelano. Gli stessi capi dell’opposizione e i loro sostenitori esteri usano il pretesto delle innegabili preoccupazioni riguardanti criminalità in aumento, corruzione politica e crisi economica in Venezuela, camuffando ciò che appare essenzialmente un tentativo di colpo di Stato. Le preoccupazioni socio-economiche di una parte della popolazione vengono utilizzate per legittimare l’azione e le violenze urbane per rovesciare il governo. E’ ironico che molti di coloro che si oppongono al governo venezuelano in nome della democrazia, dell’uguaglianza e della sicurezza, siano stati aperti sostenitori dei governi autocratici e corrotti prima dell’era Chavez. Si tratta di perdita di memoria o d’ipocrisia sfacciata. Quando gli stessi oligarchi che governano e finanziano l’opposizione venezuelana e sostengono e incoraggiano le proteste antigovernative erano al potere, in Venezuela, la corruzione dilagava, la povertà era molto più alta, come l’inflazione. Il Venezuela non era nemmeno una vera democrazia.
Nonostante il mandato democratico del partito al potere in Venezuela, che ha ottenuto il maggior numero di seggi alle elezioni comunali del dicembre 2013, l’opposizione in Venezuela sostenuta dagli Stati Uniti vuole usare i flash mob per espellere il governo e prendere il potere nel Paese. Dei 337 sindaci eletti nel dicembre 2013, alla fine 256 erano del partito di governo e della  coalizione di forze politiche filo-governative. Ciò equivale alla vittoria nel 76% dei comuni del Paese sudamericano, confermando che la maggioranza della popolazione sostiene il partito attualmente al potere in Venezuela e i suoi alleati politici. Nonostante i suoi difetti, il Partito Socialista Unito del Venezuela e i suoi alleati politici hanno uno dei mandati più democratici di tutto il mondo. In termini di voto equo, il governo di Caracas ha più legittimità democratica che i governi di Paesi come Gran Bretagna, Canada, Francia e Stati Uniti, che si presentano come campioni e modelli di democrazia. Il Partito Socialista Unito e le sue coalizioni, come la Coalizione del Grande Polo Patriottico (GPP), hanno ottenuto diverse volte più voti di quanto nessuno degli attuali governi di Gran Bretagna, Canada, Francia o Stati Uniti hanno mai avuto. Ogni volta che venivano esaminate questioni costituzionali o importanti riguardanti le strutture politiche del Venezuela, il governo e il partito di governo hanno lasciato che gli elettori venezuelani decidessero attraverso i referendum. Dal 1999, quando iniziò l’era Chavez in Venezuela, fino al 2014 si sono svolti sei referendum per la Costituzione nazionale, le strutture sindacali e anche quando l’opposizione mise sotto accusa il Presidente Hugo Chavez attraverso un ricorso alle urne dopo un ballottaggio elettorale. Oltre a quattro elezioni presidenziali, si sono svolte anche quattro elezioni parlamentari per l’Assemblea nazionale e quattro elezioni regionali per governatori e governi regionali. L’elezione di Nicolas Maduro a presidente nell’aprile 2013, pochi mesi dopo che Hugo Chavez aveva vinto le elezioni presidenziali nell’ottobre 2012, ha ribadito il sostegno e la fiducia verso il governo di oltre la metà della popolazione. Inoltre, non solo si ebbero quattro elezioni comunali, ma anche i vicesindaci cominciarono ad essere democraticamente scelti alle urne, invece di essere nominati; fu il capo dell’opposizione supportata dagli Stati Uniti che preferì che i dirigenti comunali fossero designati al di fuori del processo elettorale, piuttosto che permettere al popolo di decidere votando.

L’opposizione in Venezuela è antidemocratica
L’opposizione sostenuta da Washington ha cercato di conquistare il Venezuela senza il processo elettorale, senza preoccuparsi della democrazia o di ciò che la maggioranza dei cittadini venezuelani vuole. Se i capi dell’opposizione non ottenevano sostegno popolare o non vincevano alle urne, usavano l’inganno e qualsiasi opzione che gli permettesse di conquistare il Paese sudamericano, anche uso della forza, incitamento alla violenza, tentativi di golpe, intensa propaganda, collusione continuata con il governo degli Stati Uniti e fluttuazioni dolose dei prezzi. I capi delle proteste antigovernative nel 2014 sono gli stessi capi dell’opposizione che hanno sostenuto e contribuito al colpo di Stato del 2002, eseguito da un piccolo gruppo di ufficiali coordinati dall’ambasciata degli Stati Uniti in Venezuela e dal suo ambasciatore Charles Shapiro. Sebbene gli Stati Uniti neghino ogni coinvolgimento, l’ambasciatore Shapiro andò subito dai capi del colpo di Stato, facendosi fotografare con gioia assieme a loro, dopo che i loro soldati rapirono li Presidente Chavez. Con l’accesso ai documenti governativi federali degli Stati Uniti grazie al FOIA (Freedom of Information Act, la legge sulla libertà di informazione, ndt), venne dimostrato oltre ogni dubbio che la CIA aveva anche ricevuto i piani del colpo di Stato cinque giorni prima che l’opposizione venezuelana si lanciasse alla conquista illegale ed effimera del Venezuela. I capi dell’opposizione continuano a mentire spudoratamente da allora. Ironia della sorte, sono anche i principali beneficiari dei diversi meccanismi democratici del ricorso politico e giuridico che Hugo Chavez ha creato per il Venezuela, aumentando la partecipazione democratica, il coinvolgimento del popolo e ogni forma d’opposizione democratica al governo. I capi dell’opposizione hanno usato uno di questi rimedi contro il governo, nel 2004, con una petizione per la rimozione del Presidente Chavez, arrivando al referendum nazionale. Tuttavia, la direzione dell’attuale opposizione si rifiuta di riconoscere i risultati elettorali del referendum del 2004, che aveva avviato per rimuovere Chavez attraverso il richiamo alle urne degli elettori, semplicemente perché i risultati non riflettono i suoi desideri. Nello stesso referendum del 2004, i capi dell’opposizione cercarono anche di manipolare gli elettori venezuelani creando una crisi politica con l’aiuto di una registrazione manipolata per screditare il governo Chavez accusandolo di frode. La loro tesi era fuorviante, perché la registrazione era una parodia che già circolava diversi mesi prima delle elezioni. La direzione dell’opposizione aveva semplicemente scelto di usarlo come scusa per denunciare una frode, delegittimare il referendum e nel suo complesso il governo venezuelano. I membri dell’opposizione boicottarono le elezioni parlamentari nel 2005, dopo aver scatenato una crisi elettorale. Originariamente, il Consiglio Elettorale del Venezuela volle scannerizzare le impronte digitali per garantire la registrazione degli elettori, ma l’opposizione venezuelana si rifiutò di parteciparvi. Uno dei motivi per la scelta dell’uso degli scanner per le impronte digitali, era ridurre le frodi o tentativi di frode alle elezioni. Dopo che il Consiglio Nazionale Elettorale rinunciò ad installare gli scanner, i principali partiti di opposizione boicottarono comunque le elezioni parlamentari del 2005, e nonostante tutto tentarono di delegittimare il governo venezuelano. I capi dell’opposizione cercarono di utilizzare questioni tecniche nel tentativo di manipolare la legge e prendere anche il controllo del governo, per dividerlo dai suoi alleati. Quando il Presidente Chavez si ammalò ed infine morì, le forze d’opposizione cercarono di usare dei pretesti costituzionali ai sensi dell’articolo 233 della Costituzione venezuelana, per assumere la presidenza ad interim, nella speranza di creare una frattura tra lui e il Vicepresidente Maduro che avrebbe diviso e indebolito i chavisti e il Partito Socialista Unito. In seguito Nicolas Maduro vinse le elezioni presidenziali nell’aprile 2013, e la Coalizione per l’unità democratica (MUD) d’opposizione, del governatore Henrique Capriles Radonski, si rifiutò addirittura di riconoscere i risultati delle elezioni denunciando senza cerimonie una frode. Con il sostegno iniziale del governo degli Stati Uniti, il governatore Capriles si rifiutò di accettare i risultati anche dopo un controllo di più della metà dei voti fatto su sua insistenza. Capriles poi chiese che tutti i voti venissero contati, cosa concessa dal Consiglio Nazionale Elettorale. Capriles, tuttavia, fece ulteriori richieste, tra cui l’invito alla revisione completa del registro degli elettori e un fondamentale tracciamento di tutti i voti espressi (non solo il conteggio dei voti). E anche quando il Consiglio Nazionale Elettorale, con grande difficoltà, cercò di soddisfare le sue crescenti pretese ed effettivamente verificò che Maduro aveva vinto le elezioni onestamente, il governatore Capriles si rifiutò di ammettere la sconfitta e disse che le elezioni erano una bufala. Anche il governo degli Stati Uniti fu costretto a ritirargli il sostegno. Dopo la sua sconfitta, il governatore Capriles esortò i suoi sostenitori ad istigare violenze per le strade degli Stati Uniti.
Organizzazioni come Human Rights Watch (HRW) ignorarono completamente il ruolo svolto da Capriles e dall’opposizione nel fomentare le violenze, cogliendo l’opportunità invece di criticare il governo venezuelano. HRW infatti disse delle violenze urbane, che i capi del MUD  innescarono: “Sotto la guida del Presidente Chavez e ora del Presidente Maduro, l’accumulo di potere dell’esecutivo e l’erosione delle garanzie dei diritti umani, hanno permesso al governo di intimidire, censurare e perseguire i suoi critici”. Non una volta, le azioni violente dell’opposizione o la corruzione dei suoi capi, negli Stati e nei comuni che amministrano, furono menzionate da HRW. Il governatore Capriles e i capi dell’opposizione in Venezuela hanno deliberatamente cercato violenze e perdite di vite, per delegittimare il governo venezuelano e giustificare la strategia dell’opposizione che agisce fuori da qualsiasi contesto democratico. Non può essere sottolineato abbastanza che i suoi obiettivi sono aumentare il caos politico e disturbare la stabilità politica del Venezuela, al fine di creare un vuoto per giustificare azioni estranee al quadro democratico del mandato elettorale. Gli obiettivi degli oligarchi venezuelani che controllano l’opposizione non è una società giusta o rimuovere corruzione e criminalità dal Venezuela. I loro obiettivi sono  riaffermare e consolidare i loro privilegia nella società venezuelana e annullare le riforme che Hugo Chavez ha attuato aiutando i poveri del Venezuela. Vogliono che la legge si prenda cura dei loro bisogni e serva solo a stabilire il loro dominio. Attraverso le loro grandi aziende private hanno aumentato i prezzi. Inoltre, in molti casi la criminalità organizzata è collegata agli oligarchi dell’America Latina. Alla domanda sull’eredità di Chavez, molti fan dei partiti di opposizione riconoscono che Chavez ha aiutato i poveri, ma insistono sul fatto che Chavez “non ha fatto nulla per il Paese”. Secondo ciò che indica la ricerca sulla psicologia delle classi, i privilegi e la percezione della concessione del diritto di Paul Piff, dell’Università della California di Berkeley, tale atteggiamento si spiega con la psicologia dell’auto-attribuzione del “diritto” che motiva l’opposizione venezuelana: molti di questi individui (chiaramente “individui” nel senso di individualisti) si vedono come “il Paese” ed escludono i venezuelani poveri dalla partecipazione nel Paese. Di conseguenza, ridurre il divario tra ricchi e poveri o migliorare la qualità della vita dei cittadini meno fortunati del Venezuela, non significa niente per tali sostenitori dell’opposizione, e non vale neppure, psicologicamente parlando, qualsiasi cosa favorevole al miglioramento della società venezuelana.

Gli studenti sono persone, e non devono essere sfruttati
Le immagini degli studenti attivisti sono una caratteristica fondamentale della proteste antigovernative a Caracas. Vale la pena citare la dichiarazione del Consiglio per gli Affari dell’Emisfero (COHA) del 14 febbraio 2014 sulle proteste dell’opposizione in Venezuela. COHA ha detto di considerare “con grande preoccupazione la violenza perpetrata contro il governo democraticamente eletto e la popolazione civile causando in Venezuela, al 12 febbraio 2014, tre morti, 61 feriti e 69 arresti“. Il COHA anche notato nello stesso documento che lo spargimento di sangue a Caracas si è verificato “sulla scia di manifestazioni generalmente pacifiche per il 200° anniversario della battaglia di La Victoria, una battaglia in cui gli studenti giocarono un ruolo cruciale nella vittoria contro le forze realiste, durante la guerra d’indipendenza del Venezuela.” Gli studenti non devono essere sfruttati quali partigiani o sostenitori delle libertà civili e della democrazia. La percezione che descrive gli studenti senza alcuna reale considerazione della situazione, è fantasiosa se non sbagliata e scollegata dalla realtà. Gruppi di studenti possono anche rappresentare i diversi interessi di classe o individui che contestano apertamente l’uguaglianza e la giustizia nella società e nel mondo. Lo sfruttamento degli studenti e dei movimenti studenteschi quali difensori della giustizia, concede un assegno in bianco e credito morale a tali gruppi, mentre studenti e movimenti studenteschi dovrebbero essere sostenuti in base a motivazioni e cause che difendono. Nel Paese latinoamericano vicino al Venezuela, El Salvador, gli studenti tirocinanti delle scuole di medicina delle università private si rifiutano di permettere agli studenti salvadoregni delle scuole di medicina di Cuba, di fare gli stessi esami. Hanno falsamente sostenuto che gli standard medici cubani sono più bassi, paragonando l’istruzione con il costo di università e scuole mediche. Chiesero che i medici istruiti a Cuba facessero un ulteriore anno di tirocinio. Anche se il governo salvadoregno ha risposto che i risultati dei test ne confermano la qualifica, gli studenti delle scuole di medicina locali fecero ricorso a dimostrazioni e tattiche politiche bloccando gli esami e cercando di interferire nel sistema sanitario salvadoregno, piuttosto che lasciare che i punteggi dei test parlassero da soli. Questi studenti di medicina salvadoregni, per lo più provenienti da università private, in realtà volevano eliminare i loro concorrenti meglio addestrati imponendo ulteriori restrizioni a coloro istruitisi a Cuba, costringendoli a un ulteriore anno di tirocinio. Le proteste dei medici in El Salvador era chiaramente una questione di competizione economica e di interessi personali e non di giustizia, imparzialità, professionalità e standard. Se è una questione di standard, i medici istruiti a Cuba sono superiori. Gli studenti delle scuole di medicina infine costrinsero il governo salvadoregno ad imporre restrizioni agli studenti di medicina di Cuba, piuttosto che risolvere la questione attraverso gli esami universali che tutti i laureati delle facoltà di medicina devono passare; il che significa che fecero pressione per ignorare il modo più logico ed equo di risolvere il problema. Inoltre, non è irrilevante notare che ogni volta che il governo salvadoregno ha chiesto ai medici dei volontari per le iniziative per la salute delle comunità, furono sempre i medici istruiti a Cuba a farsi avanti e ad offrire i propri servigi, non i loro colleghi delle scuole locali.
Tornando al Venezuela, è importante identificare la natura del coinvolgimento degli studenti nelle proteste antigovernative e va osservato che gli studenti sono in realtà divisi in un campo filo-governativo e uno antigovernativo. E’ anche essenziale notare che i capi dell’opposizione antigovernativa si nascondo dietro gli studenti per avere maggiore sostegno nel loro scopo di delegittimare il governo venezuelano. Secondo il COHA: “Mentre alcuni gruppi di studenti  marciavano per celebrare la Giornata dello studente, i manifestanti antigovernativi colsero l’occasione per protestare contro la carenza occasionale di alcune materie prime, la criminalità persistente e per chiedere la liberazione degli studenti arrestati nelle precedenti manifestazioni.” E’ anche importante notare che gli studenti della fazione dietro cui si nascondono i capi dell’opposizione, di solito provengono da famiglie privilegiate che possono permettersi di mandare i figli nelle università e negli istituti post-secondari d’istruzione superiore private. La percezione degli studenti di queste università e scuole private possono essere radicalmente diverse da quelle delle loro controparti nelle università pubbliche, su temi come l’economia neoliberista, privilegi e governo. Anche se un lavoro di indagine e di ricerca sul tema è necessario, gli studenti degli istituti privati in Venezuela e di altre parti socialmente polarizzate dell’America Latina, sono più disposti a sostenere i colpi di Stato, ad avere una diversa percezione dell’uso dei militari nel rovesciare governi legittimi, così come sull’ineguale distribuzione delle ricchezze. Tali opinioni sono psicologicamente condizionate dal pensiero comunitarista martellato da propaganda, colleghi, famiglie e media che vegliano sui loro status sociale e stile di vita.

La costruzione delle montature sulle manifestazioni antigovernative e la dissimulazione delle rivolte
Vengono diffuse storie distorte sulle proteste antigovernative. Molti manifestanti antigovernativi dalle legittime rimostranze su crimine e inflazione, vengono a loro volta ingannati dai capi delle manifestazioni. Come già accennato, non si può negare il problema della criminalità o dell’inflazione in Venezuela, ma ancora una volta non si sottolinea abbastanza che le motivazioni dell’opposizione non sono rimostranze socio-economiche. Tali denunce sono solo un pretesto dei capi dell’opposizione per manipolare i manifestanti. Inoltre, si dovrebbe sapere che dall’inizio l’opposizione venezuelana è proprietaria di quasi tutti i media in Venezuela. L’opposizione ha le mani letteralmente sulla maggior parte delle informazioni, mentre il governo possiede solo la televisione pubblica e riceve sostegno da stazioni radio locali, ed è autorizzato dalla legge ad usare tutte le reti presenti in Venezuela per diffondere importanti messaggi pubblici. In questo contesto, la leadership dell’opposizione usa i suoi media per presentare una falsa immagine degli eventi e distorcere pesantemente l’immagine delle proteste antigovernative venezuelane nella sua essenza elettorale, nascondendo i disordini e il vandalismo verificatisi con esse. Il ministro della Comunicazione e Informazione Delcy Rodriguez ha commentato dicendo che il governo dovrebbe perseguire coloro che consapevolmente coprono le violenze urbane tramite deformazioni mediatiche. L’opposizione venezuelana ha condotto una perpetua propaganda di guerra. La distorsione delle proteste antigovernative è solo il capitolo più recente. L’opposizione ora partecipa a una propaganda simile a quella lanciata a Palazzo Miraflores, nel 2002, che portò al tentato colpo di Stato contro il Presidente Chavez. I capi dell’opposizione causarono violenze e poi quando il sangue fu versato per le loro deliberate provocazioni, usarono la carneficina per giustificare la rimozione forzata di Hugo Chavez, eletto democraticamente. La leadership opposizione s’impegnò in una campagna disonesta. Immagini ritoccate e notizie false furono sparse dai sostenitori dell’opposizione per ritrarre il governo venezuelano come un regime autoritario che brutalizzava manifestanti civili disarmati. Immagini poco lusinghiere di poliziotti e soldati di Argentina, Brasile, Bulgaria, Cile, Egitto, Grecia e Singapore furono usate e diffuse sui social media e i mass media dall’opposizione venezuelana per ritrarre gli eventi in Venezuela nel febbraio 2014, comprese anche immagini di sostenitori del governo feriti dall’opposizione e l’immagine ritoccata di un video porno-gay dove la polizia forza un cittadino a una violenza orale, diffuso dall’attrice anti-Chavez Amanda Gutierrez come brutale stupro di gruppo di un manifestante antigovernativo disarmato a Caracas, da parte della polizia antisommossa governativa.

Chi è Leopoldo Lopez Mendoza?
Il capo della protesta attuale contro il governo in Venezuela va studiato. Leopoldo Lopez Mendoza è un ex-dipendente della Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) ed ex sindaco di Chacao. Proviene da una delle famiglie più ricche del Venezuela. La famiglia Lopez fa parte dell’oligarchia anti-Chavez che governava il Venezuela come se fosse una proprietà personale. Il suo background di famiglia e la sola ricchezza materiale non dovrebbero essere usati per sostenerlo, come nel caso delle sue singole azioni. Lopez stesso non può esser definito sostenitore della democrazia. La sua storia dice che ha apertamente supportato la sospensione della democrazia in Venezuela e fu coinvolto nel sostegno al governo golpista del 2002, a Caracas. Non solo ha firmato il decreto Carmona per sciogliere tutte le istituzioni democratiche del Paese, grazie a cui venivano eletti tutti i funzionari giudiziari ed esecutivi dei rami legislativi del governo, fu anche una delle figure chiave che incitarono le proteste antigovernative e le violenze a Palazzo Miraflores, che servirono da pretesto per dichiarare illegittimo Chavez. Diversi anni dopo, nel 2007, Lopez e Alejandro Pena Esclusa furono registrati mentre ordivano una crisi politica in Venezuela per creare instabilità. Mentre Esclusa parlava, Lopez ne prese le distanze. Lopez non dice mai nulla di tale registrazione sulla strategia della destabilizzazione, ma la sua attività tra il 2002 e il 2014 dimostra che se n’è servito. Lopez ha la reputazione di disonesto e corrotto, cosa che afferma essere un’invenzione di Chavez. I fatti però parlano da soli. Mentre Lopez era  dipendente della compagnia petrolifera nazionale statale del Venezuela, PDVSA, fece in modo che sua madre, che lavorava sempre per la PDVSA, ricevesse almeno 160mila dollari di fondi nel 1998. Lopez ha detto di non aver fatto nulla di male e che usò semplicemente il denaro per creare Primero Justicia, gruppo d’opposizione. La legge venezuelana, comunque, proibisce chiaramente le donazioni dallo Stato o da qualsiasi suo organo o da funzionari pubblici. La legge venezuelana vieta anche che i dipendenti delle istituzioni statali facciano donazioni direttamente ai familiari o a qualsiasi organizzazione che coinvolga famigliari, per via degli evidenti conflitti d’interesse e dei rischi posti da tali atti. Il nuovo governo venezuelano non si rese conto di quanto Lopez e sua madre avevano sottratto ai fondi pubblici, durante il periodo d’irresponsabilità pre-Chavez, fin quando Lopez fu indagato per corruzione e scoperto colpevole di uso illegale di fondi pubblici durante il suo mandato a sindaco di Chacao. Poi Lopez poté continuare il suo mandato di sindaco fino al suo termine nel 2008, sotto una stretta sorveglianza dopo di che divenne ineleggibile a qualsiasi carica pubblica fino al 2014, per la condanna per corruzione.

Chi ha perpetrato le violenze a Caracas?
Il 2014 è arrivato e ora Leopoldo Lopez è tornato ai suoi vecchi trucchi della provocazione. Anche in questo caso va detto che per giustificare il colpo di Stato del 2002, i capi dell’opposizione venezuelana assicurano che ci sarebbero stati spargimento di sangue e perdite di vite. Lopez e le sue orde si assicurarono lo spargimento di sangue e le perdita di vite, piazzando uomini armati tra i manifestanti che spararono alle forze di sicurezza. Dopo che diciannove persone rimasero uccise, i media dell’opposizione s’inventarono una storia fasulla per giustificare il colpo di Stato, presso il popolo venezuelano e la comunità internazionale, quale nobile risposta a un governo che aveva perso legittimità uccidendo la propria gente. In tale contesto è importante chiedersi chi ha perpetrato le violenze a Caracas? Le violenze sono dovute ad elementi armati dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti, per giustificare il colpo di Stato del 2002 con lo spargimento di sangue. La stessa modalità per istigare le violenze fu utilizzata di nuovo nel 2014. Prove video mostrano almeno un uomo armato istigare le violenze durante le proteste. I video di Caracas mostrano anche la brutalità scatenata dalle forze antigovernative, infliggendo violenze e caos, attaccando passanti e agenti, anche veicoli dei trasporti pubblici e passeggeri. Questa è la stessa gente che attaccò gli ospedali pubblici e cliniche nel 2013 per perturbare la vita quotidiana dopo che Maduro salì al potere. Inoltre, i sostenitori di Lopez attaccarono funzionari ed uffici governativi con mazze da baseball e bottiglie molotov, facendo tutto il possibile per provocare un scontro con il chiaro scopo, come descritto da Lopez stesso, di dissolvere il governo venezuelano. Gli stessi oligarchi che controllano la maggior parte dei media in Venezuela hanno condotto la guerra economica per paralizzare il governo e il Paese, al fine di radunare abbastanza cittadini per rovesciare lo Stato. Anche se cercano di ritrarre Lopez come una scheggia impazzita che agisce da sola, gli oligarchi vedono il Presidente Maduro come un leader debole e cercano di usare la crisi sia per concessioni, segrete o pubbliche, che per amplificare le tensioni nel Partito Socialista Unito, per spezzarlo.
La strategia del poliziotto buono e del poliziotto cattivo è stata utilizzata in Venezuela? Mentre una fazione dell’opposizione applica la forza, l’altra apre negoziati con il governo. Mentre la pressione viene applicata sulle piazze da Lopez, Capriles avvia il dialogo con Maduro. A tale proposito le proteste antigovernative in Venezuela, in particolare gli scontri violenti, furono usate dall’opposizione per trarre quei vantaggi politici che l’opposizione non ha mai ottenuto con mezzi democratici negli ultimi anni. Oltre a demonizzare un governo democraticamente eletto, tale strategia è stata applicata anche nelle proteste antigovernative in Ucraina.

La sfida geostrategica agli Stati Uniti della Repubblica Bolivariana del Venezuela
Gli Stati Uniti hanno anche un ruolo sostenendo tutto ciò. Non ci si confonda, il governo degli Stati Uniti è attivo nelle proteste e rivolte antigovernative in Venezuela, così come ha giocato un ruolo nelle proteste e violenze antigovernative in Ucraina e Siria. L’ambasciata degli Stati Uniti è costantemente in contatto con l’opposizione, per rovesciare il governo di Caracas. Come nel caso dell’Ucraina, il governo statunitense sostiene la leadership dell’opposizione e ha reso dichiarazioni distorte a loro favore. Nel corso degli anni, il governo degli Stati Uniti ha ripetutamente mentito definendo il Venezuela una dittatura e l’opposizione dei democratici esclusi dalla vita pubblica. Il Venezuela e le organizzazioni che ha creato nell’emisfero occidentale sono viste come le principali minacce regionali politiche, economiche e strategiche a Washington. L’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati latino-americani e dei Caraibi (CELAC) sono considerate minacce al predominio degli Stati Uniti e concorrenti dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) e di qualsiasi progetto economico regionale degli Stati Uniti, come ad esempio l’Area di Libero Scambio delle Americhe (ALCA) per l’America Latina e i Caraibi. Un cambio di regime a Caracas sarebbe il presupposto per lo smantellamento del blocco bolivariano costituito da Venezuela, Nicaragua, Cuba, Bolivia, Ecuador, Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Marti in El Salvador, e altri in America Latina. Nonostante la disinformazione mediatica e tutta la pressione sull’economia venezuelana, molti venezuelani ancora continuano a sostenere il governo e a votare per il Partito Socialista Unito e i suoi alleati politici. La maggioranza della popolazione venezuelana sostiene il governo, grazie ai miglioramenti significativi che l’era Chavez gli ha apportato, migliorando la qualità di vita a numerosi venezuelani. Non dobbiamo illuderci, la Repubblica Bolivariana del Venezuela è un Paese profondamente polarizzato e ha ancora molti problemi, ma è diventato un posto molto migliore in cui vivere durante l’era Chavez. Gli autocrati venezuelani del passato ora sfilando come democratici, allo scopo di riprendersi semplicemente tutti i loro vecchi privilegi.

23390Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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