Gladio II: guerra di quarta generazione contro Russia, Siria, Iran

Dr. Christof Lehmann, PressTV 8 aprile 2014

fsbIl Direttore del FSB Aleksandr Bortnikov ha annunciato che Umarov è stato neutralizzato a seguito di operazioni di combattimento chirurgiche nel primo trimestre del 2014. Centinaia di altri militanti e loro sostenitori sono stati arrestati. In vista delle Olimpiadi Invernali del 2014 a Sochi, i servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014. Tredici signori della guerra e 65 terroristi sono stati uccisi durante le operazioni, altri 240 terroristi e 18 emissari di organizzazioni terroristiche internazionali sono stati arrestati. Il capo dell’intelligence russa non ha rivelato esattamente quando Umarov è stato ucciso e non è improbabile che la sua morte fosse tenuta riservata per evitare ritorsioni durante i Giochi Olimpici Invernali 2014. A gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, aveva annunciato che le comunicazioni intercettate tra i capi dei terroristi indicavano che Umarov era stato ucciso. La dichiarazione è stata confermata oggi. Uno dei più stretti collaboratori di Doku Umarov, Islam Atev, è stato ucciso a dicembre insieme ad altri due taqfiri. Gli esplosivi nel loro nascondiglio, in un villaggio in Daghestan, furono attivati e fatti esplodere durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza russe. Il FSB della Russia stava per prendere Umarov, uno dei più pericolosi agenti taqfiri contro la Russia sponsorizzato da sauditi e NATO. Una delle ultime apparizioni pubbliche di Umarov è un video in cui invitava taqfiri russi e stranieri a sabotare a tutti i costi le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi.
Le prove del supporto dell’Arabia Saudita ai gruppi taqfiri ceceni e di altro tipo nelle repubbliche caucasiche della Russia, così come in Siria, divennero di pubblico dominio ad agosto 2013, quando l’ufficio stampa presidenziale del Presidente russo Putin divulgò parte del verbale di una riunione tra il Presidente Vladimir Putin e l’allora capo dell’intelligence saudita principe Bandar bin Sultan, del 3 agosto 2013. I verbali rivelarono che i servizi segreti e il ministero degli interni dell’Arabia Saudita hanno il controllo diretto delle reti terroristiche in Russia e Siria. Putin e Bandar discussero, tra l’altro, dell’attacco con armi chimiche nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, il 21 agosto 2013, che secondo i testimoni e altre fonti, fu effettuato dal Liwa al-Islam filo-saudita al comando di Zahran al-Lush. Fin dal 1980 l’esperto di armi chimiche Zahran al-Lush ha lavorato per le intelligence dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti nelle reti di al-Qaida. Il verbale della riunione Putin-Bandar ha rivelato che Bandar cercava di corrompere Putin con accordi su armi e petrolio per avere il sostegno del presidente russo nel spodestare il governo di Assad. Bandar supponeva che il governo siriano doveva essere sostituito dall’opposizione sostenuta e sponsorizzata dai sauditi. Bandar garantì che gli interessi della Russia in Siria sarebbero stati preservati dal governo filo-saudita se la Russia sosteneva il cambio di regime. Mentre Bandar ha tentato di fare di Putin un potenziale alleato del cambio di regime in Siria, ha anche fatto una minaccia velata dicendo, tra l’altro: “Posso garantirvi la protezione delle Olimpiadi invernali nella città di Sochi, sul Mar Nero, del prossimo anno. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi, e non si muoveranno sul territorio siriano senza coordinarsi con noi. Tali gruppi non ci spaventano, li usiamo contro il regime siriano, ma non avranno alcun ruolo o influenza nel futuro politico della Siria“. Putin rispose che i russi sanno che i sauditi sostengono i gruppi terroristici ceceni da un decennio, e che il supporto che Bandar appena aveva offerto era assolutamente incompatibile con gli obiettivi comuni della lotta globale contro il terrorismo.
La conferma della morte di Umarov da parte del capo del FSB Aleksandr Bortnikov getta anche nuova luce su Gladio II della NATO e la sua Guerra di 4.ta generazione contro Russia, Siria, Iran, Ucraina e altri Paesi presi di mira. I terroristi dalla Cecenia e altre repubbliche caucasiche della Russia operano in Siria in unità dalle dimensioni del gruppo di combattimento e in stretto collegamento con Jabhat al-Nusrah, Liwa al-Islam e altre brigate taqfire controllate e formate dall’Arabia Saudita e dalla NATO. Combattono in Siria anche le truppe filo-USA del MEK,  responsabile della morte di almeno 17000 iraniani. A febbraio, il capo ultranazionalista ucraino dell’apertamente neonazista Pravý Sektor (Fazione Destra), Dmitrij Jarosh, aveva chiesto pubblicamente a Doku Umarov e ad altre brigate takqire in Russia e internazionali, di colpire gli interessi russi per “sostenere la rivoluzione in Ucraina”. Dmitrij Jarosh, insieme ad altri ultranazionalisti ucraini, ha combattuto contro la Russia nella guerra cecena, dove Jarosh conobbe Umarov. Pravý Sektor collabora strettamente con il cosiddetto esercito di liberazione nazionale dell’Ucraina, UNA-UNSO, che aveva giocato un ruolo chiave nella guerra filo-NATO della Georgia contro l’Ossezia del 2007. Le unità ucraine di UNA-UNSO sono ritenute responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi durante il tentativo della Georgia di pulizia etnica nella regione. UNA-UNSO è noto per i suoi stretti legami con l’intelligence e la rete Gladio della NATO. UNA-UNSO è, secondo gli analisti, responsabile dell’uccisione di 90 e il ferimento di oltre 500 manifestanti e agenti di polizia a Kiev ad opera dei cecchini, attribuiti alle forze speciali della polizia ucraina (Berkut) e al Presidente Janukovich. L’incidente fu usato come pretesto per il sequestro del parlamento e l’estromissione di Janukovich, il giorno dopo l’accordo mediato da polacchi, tedeschi, francesi e UE per una soluzione pacifica, riforma costituzionale ed elezioni anticipate con l’”opposizione” di Euro-Majdan. Gli Stati dell’UE e della NATO continuarono il sostegno al colpo di Stato, nonostante il fatto che una telefonata trapelata tra il capo degli affari esteri dell’UE Ashton e il ministro degli Esteri lettone Paet rivelasse che l’opposizione aveva ordinato ai cecchini gli assassini.
Una delle operazioni di alto profilo di Doku Umarov, nel 2010, fu l’attentato alla metropolitana di Mosca sotto l’ufficio del servizio d’intelligence russo FSB. L’esplosione uccise e ferì 24 persone. Dopo soli 40 minuti un’altra esplosione deragliò un treno a Park Kulturij (Parco della Cultura) a Mosca, uccidendo 12 persone e ferendone un’altra decina. Considerando l’esplosione del 2010 sotto l’ufficio di Mosca del FSB, il direttore Aleksandr Bortnikov poteva aver interesse personale nella preparazione dell’eliminazione di Doku Umarov. La Guerra di 4.ta generazione della NATO, tuttavia, è destinata a continuare fin quando la “comunità internazionale” chiuderà un occhio sulla sponsorizzazione e il controllo della NATO e dell’Arabia Saudita di morte e distruzione in nome di “libertà e demoinganno”.

spetsnaz_fsb_by_muaythai40000-d51ml1gTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il deterrente definitivo: come funziona il sistema russo ‘Perimetro’

Anton Valagin, Rossijskaja Gazeta 3 aprile 2014 – RBTH

Il Sistema di Difesa finale russo invierà un attacco nucleare di ritorsione, anche se le linee comando e comunicazione delle forze strategiche missilistiche sono totalmente distrutte. Il sistema si chiama ‘Perimetro’ e negli Stati Uniti è stato soprannominato ‘mano morta’.

199680215Il comando e controllo principale dei missili strategici si chiama Kazbek. E’ famoso per la valigetta nucleare, nome in codice Cheget. Perimetro è un sistema di comando alternativo delle forze nucleari della Russia. E’ stato progettato per controllare automaticamente un attacco nucleare massiccio. Lo sviluppo del sistema di ritorsione assicurato iniziò durante la Guerra Fredda, quando divenne chiaro che i sistemi di guerra elettronica, costantemente migliorati, avrebbero presto potuto bloccare i canali regolari di controllo delle forze nucleari strategiche. È stato necessario un sistema di comunicazione di backup che garantisse ai comandi il controllo dei lanciatori. Fu allora che l’idea venne concepita utilizzando un missile dotato di un potente trasmettitore radio come collegamento per le comunicazioni. Mentre sorvola l’Unione Sovietica, il missile invierebbe il comando di lancio non solo ai centri di comando della forza missilistica strategica, ma anche direttamente ai lanciatori. Il 30 agosto 1974 il decreto segreto N°695-227 dell’URSS ordinò al Juzhnoe Design Bureau di Dnepropetrovsk, produttore di missili balistici intercontinentali, di creare questo sistema. L’UR-100UTTKh (designazione NATO Spanker) fu utilizzato come base del sistema. I test di volo iniziarono nel 1979, e il primo lancio riuscito con il trasmettitore avvenne il 26 dicembre. I test confermarono che tutti i componenti del sistema Perimetro potevano interagire con successo, e che la testata del comando missilistico avrebbe indicato la traiettoria desiderata. Nel novembre 1984 il missile comando fu lanciato da Polotsk e diede un comando all’impianto del silo di lancio di un ICBM RS-20 (SS-18 Satan) di Bajkonur. Il Satan fu lanciato, e dopo che ogni stadio venne testato, fu confermato quando la testata cadde sul quadrante giusto del poligono di Kura nella penisola di Kamchatka. Nel gennaio 1985, Perimetro entrò in servizio. Da allora il sistema è stato aggiornato più volte, ora i moderni ICBM sono utilizzati come missili comando.

Quattro ‘se’
Il sistema si compone di missili balistici comando che invece di volare verso il nemico, volano sulla Russia, e invece di testate termonucleari, trasportano trasmettitori che inviano il comando di lancio di tutti i missili da combattimento disponibili su silos, aerei, sottomarini e unità terrestri mobili. Il sistema è completamente automatizzato, il fattore umano è escluso o minimizzato. La decisione di lanciare i missili comando è presa da un sistema di controllo e comando autonomo, un sistema d’intelligenza artificiale complessa che riceve e analizza un’ampia varietà di informazioni su attività sismica, radiazioni, pressione atmosferica e intensità delle vibrazioni delle radiofrequenze militari. Controlla la telemetria dai posti di osservazione della forza missilistica strategica e i dati provenienti dai sistemi di allerta precoce (EWS). Se rileva, per esempio, più fonti puntuali di potenti ionizzanti e radiazioni elettromagnetiche, li confronta con i dati sui disturbi sismici nelle stesse posizioni, e prende la decisione se ci sia o meno un attacco nucleare massiccio. In quest’ultimo caso, Perimetro avvierebbe l’attacco di rappresaglia bypassando anche Kazbek.
Un altro scenario è il caso in cui la leadership del Paese riceva informazioni dal sistema di allerta precoce secondo cui altri Paesi hanno lanciato missili, attiverebbe Perimetro. Se il comando di arresto non arriva entro un certo periodo di tempo, il sistema lancerebbe i missili. Ciò elimina il fattore umano e garantisce che vi sia l’attacco di rappresaglia, anche se le squadre di comando e lancio sono state completamente distrutte.
In tempo di pace, Perimetro è dormiente, ma continua comunque ad analizzare le informazioni in entrata. Quando è in allerta o quando riceve un segnale di avvertimento da EWS, forze strategiche, o altri sistemi, una rete di sensori di monitoraggio viene attivata per rilevare i segni delle esplosioni nucleari. I leader russi hanno ripetutamente assicurato i governi stranieri che non vi è alcun rischio di un lancio accidentale o non autorizzato. Prima di lanciare, Perimetro controlla quattro condizioni. In primo luogo, se c’è un attacco nucleare. Poi controlla le comunicazioni con lo Stato Maggiore.  Se ci sono ancora, il sistema si spegne. Se lo Stato Maggiore non risponde, Perimetro invia una richiesta a Kazbek. Se non c’è risposta neanche da lì, l’intelligenza artificiale dà ad ogni persona nel bunker di comando il diritto di decidere. E solo allora s’attiva.

e529737d69e7dfe926437421716Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Il ministro della difesa russo sostenuto dal suo omologo cinese

Reseau International 4 aprile 2014
CHINA-BEIJING-XU QILIANG-RUSSIAN DEFENSE MINISTER-MEETING (CN)A Kajrakum (Tagikistan) il 4 aprile si svolge la riunione dei ministri della Difesa della Shanghai Cooperation Organization (SCO) con la partecipazione del ministro della Difesa della Federazione Russa, Generale Sergej Shojgu, del ministro della Difesa della Repubblica del Kazakhstan Adilbek Jaksibekov, del ministro della Difesa della Repubblica popolare cinese, Colonnello-Generale Chang Wanquan, del ministro della Difesa della Repubblica del Kirghizistan Talajbek Omuralaev, del ministro della Difesa della Repubblica del Tagikistan, Tenente-Generale Sherali Mirzo, del Primo Viceministro della Difesa della Repubblica di Uzbekistan, Tenente-Generale Bahodyr Tokhmatov.
I ministri della Difesa dei Paesi aderenti alla SCO hanno discusso i risultati della cooperazione nel 2013 e l’ulteriore sviluppo delle relazioni militari. Le parti hanno scambiato opinioni sulle questioni di attualità nella sicurezza internazionale e regionale. Un altro argomento è stato discusso: la preparazione delle esercitazioni antiterrorismo congiunte per le “missioni di pace”, che si terranno quest’anno sul territorio della Repubblica Popolare Cinese.
Parlando al vertice, il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha discusso la situazione in Ucraina: “La minaccia per lo Stato ucraino è la profonda crisi politica ed economica, non la Russia. Vediamo di uscire dalla crisi solo con una soluzione politica sulla base degli interessi e dei diritti del popolo di Ucraina“. Il capo del Ministero della Difesa russo ha preso atto, con rammarico, che in quel Paese è stato applicato lo scenario elaborato nella “primavera araba”, e che le nuove miopi misure ucraine possono causare il crollo dello Stato. “La vittoria nella direzione a Kiev di neonazisti che promuovono il sentimento anti-russo può trasformarsi in tragedia non solo per l’Ucraina, ma anche per l’Europa“, ha detto il ministro della Difesa russo. Una situazione molto più difficile, ha detto il Generale Sergej Shojgu, emerge nelle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina, “dove i nazionalisti cercano di imbavagliare la popolazione russofona, anche con la violenza“. “Il popolo di Crimea in questa situazione ha sollevato la questione con fermezza e senza compromessi, con il referendum per la riunificazione con la Russia seguito dall’83% dei cittadini, e approvata con oltre il 97% dei voti“, ha ricordato il ministro della Difesa russo, rilevando che il referendum si è svolto nel pieno rispetto delle procedure democratiche e delle norme del diritto internazionale, come è stato confermato dagli osservatori internazionali. “Nessuno nega i risultati del referendum e dell’affluenza, ma il risultato della volontà della Crimea semplicemente non viene riconosciuta. Secondo certe forze la Crimea ha votato illegalmente la secessione da Ucraina, ma meno di 10 anni fa, il tribunale dell’ONU ha riconosciuto che il Kosovo non violava il diritto internazionale. È un doppio standard“, ha detto il capo del ministero della Difesa russo. Ulteriore tensione, ha detto il Generale Sergej Shojgu, è stata creata dall’isteria su una presunta occupazione russa dalle regioni orientali dell’Ucraina, così come dalla retorica di Stati Uniti e di certi Paesi europei contro la Russia. Il ministro della Difesa russo ha detto che la Russia ringrazia tutti coloro che hanno espresso comprensione per il suo operato in Crimea, “Grazie colleghi per il vostro supporto. La solidità della nostra posizione si basa sulla volontà di milioni di persone volte all’unità nazionale e sul sostegno delle principali forze politiche e sociali“, ha detto il Generale Sergej Shojgu.
A Kajrakum inoltre s’è tenuto un incontro bilaterale tra il ministro della Difesa russo e il ministro della Difesa della Repubblica popolare cinese, Colonnello-Generale Chang Wanquan. Il Generale Shojgu ha espresso gratitudine alla leadership cinese nel sostenere la posizione della Russia sulla Crimea. Il capo del ministero della Difesa russo ha detto che la Russia e la Cina sono legate da rapporti di partnership strategica da molti decenni amichevoli e costruttivi. “Penso che i nostri incontri contribuiscano anche a rafforzare i partenariati reciprocamente vantaggiosi“, ha detto il ministro della Difesa russo. A sua volta, il ministro della Difesa cinese ha espresso preoccupazione per “la proliferazione delle rivoluzioni colorate in certe regioni del mondo“. Ha aggiunto che i contatti tra i militari governativi di Russia e Cina ispirano la natura durevole che le parti sono disposte a sviluppare ulteriormente.
La Cina ha dato un suggerimento molto chiaro e forte: sosterrà tutte le iniziative per contrastare le rivoluzioni russe fomentate dall’occidente nel suo ambiente, soprattutto nei Paesi dell’Asia centrale, e la cooperazione militare russo-cinese non sarà influenzata dagli eventi in Ucraina, al contrario. Dato il ruolo dell’Esercito popolare di liberazione nel sistema governativo cinese (ricordiamo che il presidente della Commissione militare centrale del PC cinese è il Segretario Generale Xi Jinping), questo avviso dovrebbe essere preso molto sul serio in occidente.

20110329105145Fonti:
Function.mil.ru
Arms-expo.ru
Le Monde Russe

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crimea: crescente sofisticazione della rinascita militare della Russia

Tim Ripley, Defence Weekly IHS Jane 26 marzo 2014

1800373Il 25 marzo sera, l’ultima nave da guerra ucraina bloccata nel porto sulla costa occidentale della Crimea si arrese alle forze russe, completando in poco più di tre settimane le operazioni per strappare la penisola strategica al controllo di Kiev. Questa campagna-lampo sembra preannunciare la nuova sofisticazione nelle modalità dei comandi russi di condurre le operazioni militari. La caratteristica distintiva dell’operazione russa era l’enfasi sul risparmio degli sforzi. A differenza dei precedenti interventi in Afghanistan, Cecenia e Georgia, dove i comandanti russi invocarono l’impiego massiccio di carri armati e artiglieria, l’intervento in Crimea presenta meno di 10000 truppe d’assalto schierate contro 16000 militari ucraini. Il veicolo di combattimento più pesante impiegato dai russi contro gli ucraini è stato il veicolo corazzato a ruote (APC) BTR-80. Una volta che le truppe russe si sono mosse per bloccare i militari ucraini nelle loro basi, guerra psicologica, propaganda mediatica, intimidazione e corruzione furono le armi principali nel minare la volontà degli avversari di resistere, piuttosto che una schiacciante potenza di fuoco. Le truppe russe hanno mostrato anche notevoli disciplina e pazienza durante questa fase. Inoltre, sono apparsi ben equipaggiati con nuove attrezzature personali, giubbotti antiproiettile e veicoli blindati leggeri ruotati. Questo nuovo approccio è stato reso necessario dalla necessità del presidente russo Vladimir Putin di avviare l’operazione in tempi stretti, dopo la caduta del regime filo-moscovita di Kiev il 27 febbraio.
Sebbene l’operazione sia stata programmata da molti mesi, non c’è stato tempo sufficiente per mobilitare una forza maggiore. I comandanti russi hanno dovuto accontentarsi della fanteria navale della Flotta del Mar Nero già di stanza in Crimea, sostenuta da un paio di battaglioni di truppe aviotrasportate e da commando di Spetsnaz inviati sulla penisola. L’economia della forza fu anche dotata della narrazione politica della campagna: questa era una missione per proteggere la popolazione russofona della Crimea, piuttosto che un’invasione. In poco più di tre settimane, la volontà delle forze ucraine in Crimea s’è rotta in tutte le loro 190 basi e senza colpo ferire i loro difensori si arresero. Tuttavia, anche se unità blindate pesanti ucraine erano presenti in Crimea, la maggior parte delle forze ucraine era formato da personale navale e amministrative piuttosto che da truppe da combattimento. Una resistenza militare organizzata non è mai stata una seria prospettiva. Invece di realizzare un semplice trionfo militare sul campo di battaglia, le forze armate russe hanno permesso una vittoria politica e psicologica.

E adesso?
Sulla scia del suo successo, c’è un’intensa speculazione sulle intenzioni future del Presidente Putin.  Nel suo discorso della vittoria del 18 marzo, dopo la caduta della Crimea, espose la sua visione del mondo. La perdita di potere e status della Russia alla fine della guerra fredda, nel 1989, fu una deliberata umiliazione generazionale per mano dell’occidente, un motivo di odio e apprensione. Per il presidente russo, l’importanza strategica dell’Ucraina per la Russia è la questione chiave. Secondo Putin, l’Ucraina è la cerniera tra oriente e occidente. Il controllo dell’Ucraina significa controllo del Mar Nero e accesso senza ostacoli alle popolazioni potenzialmente vicine dell’Europa centrale e dei Balcani, in nazioni come Bulgaria, Slovacchia e Serbia, e l’esercizio da tempo onorato del ‘panslavismo’ ai fini di una maggiore integrazione. Queste prospettive strategiche sembrano essere state in gran parte ignorate dai capi occidentali. L’Ucraina era sufficientemente importante nel 2004, l’ultima volta che un’uscita dal controllo russo sembrò probabile, Viktor Jushenko, capo dell’opposizione filo-occidentale, della rivoluzione arancione e poi presidente, fu quasi mortalmente avvelenato e sfigurato in modo permanente dalla diossina. In ogni caso, il Cremlino vede nella ‘rivoluzione colorata’, foriera della democrazia liberale tra gli slavi, minacciosa e assolutamente inaccettabile.
Un effetto significativo della campagna di Crimea è stato testare ulteriormente la determinazione di  NATO e UE. I leader russi tendono a pensare in grande rispetto ai loro omologhi occidentali. Gli ‘atlantisti’ sono inclini a considerare le singole nazioni o piccoli gruppi di Paesi minacciandoli, e alla loro specifica singola importanza. Gli analisti russi valutano, ed hanno interi rami di studio dedicati, la regione del Mar Nero e del Baltico come territorio strategico soggetto in sé. La Russia ha in genere controllato queste regioni tra la Russia e i Paesi stranieri nel contesto più ampio dell”estero vicino’. Le speculazioni si volgono su Moldavia e adiacente e non riconosciuta enclave russofona della Transnistria o Repubblica Moldava di Pridnestrovia (PMR), come prossima prova della determinazione occidentale a fronte del possibile intervento di Putin. Una possibile giustificazione  o pretesto per l’invasione russa è il desiderio della piccola repubblica auto-dichiarata di far parte della Russia e la presenza contestata di un battaglione di 400 soldati di pace russi. Il 25 marzo, la Russia ha annunciato l’avvio di esercitazioni per la difesa territoriale in Transnistria, che fonti moldave hanno descritto ad IHS Jane come preoccupanti anche se previste.
Pur facendo parte della NATO e dell’UE, gli Stati baltici sono all’estremità settentrionale dello spazio del Mar Nero e del Baltico, e sono vulnerabili. Il tono di disapprovazione di una certa retorica russa suggerisce che c’è disagio. Dalla base della Divisione di Assalto Aereo russo di Pskov, vicino al confine lettone-estone, le forze potrebbero da subito escludere l’Estonia dal resto dell’UE in meno di 40 minuti, secondo un ex-comandante di una Divisione d’assalto aereo russa. Lo stesso potrebbe essere fatto lungo gli 80 km di confine polacco-lituano tra la Bielorussia e l’enclave baltica russa di Kaliningrad. In entrambi i casi, uno o tutti gli Stati baltici potrebbero essere chiusi, controllati e separati dal resto d’Europa. Nel Baltico, Ucraina orientale e Moldavia-Transnistria unità militari russe sono attive, a disposizione di un ulteriore avanzata se il Presidente Putin lo desiderasse.

9286807_originalTraduzione di Alessandro Lattanzio -SitoAurora

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