Quiproquo: la vendita di banche statunitensi alla Cina e la rivalutazione dello yuan

Il quarto dialogo strategico ed economico tra gli Stati Uniti e la Cina
Alfredo Jalife-Rahme Réseau Voltaire Città del Messico (Messico) 25 Maggio 2012  

Il quarto ciclo di negoziati Sino-statunitensi ha avuto luogo tra l’euforia delle nuove concessioni apparenti di Beijing: massicci investimenti finanziari negli Stati Uniti e rivalutazione dello yuan nei confronti del dollaro, come Washington ha a lungo preteso. Tuttavia, non bisogna farsi ingannare sul significato dell’evento, osserva Alfredo Jalife-Rahme: la Cina non ha acconsentito a questi sacrifici per sottomettersi agli Stati Uniti, ma per inibire il loro imperialismo. Beijing ha usato le sue armi finanziarie e monetarie per neutralizzare l’aggressività di Washington, mentre ha cominciato la costruzione di una vasta area di libero scambio, con degli stati finora sotto l’ampia influenza degli Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone.


La quarta riunione per il “dialogo strategico ed economico tra Stati Uniti e Cina” [1] si è recentemente tenuto a Beijing il 3 e 4 maggio 2012. Questo vertice bilaterale è il più importante del mondo, e mostra una serie di risultati significativi, secondo China Economic Net [2], mostrando un notevole rilassamento dopo una fase d’ improvviso deterioramento delle relazioni tra le due potenze.
I media ufficiali cinesi hanno dedicato molta più attenzione a questo successo che non la stampa statunitense, che tace sull’argomento.
I tre momenti significativi in questa distensione sono stati:
1. Il terzo accesso alla presidenza di Vlady Putin, che è stato acquisito dalla stampa cinese, perché allevierà la pressione degli Stati Uniti sulla Cina [3], mentre tutti hanno notato l’assenza dello “zar” al vertice del G8, configurazione oramai inoperante, di fronte al summit del G20, più ibrido e multipolare;
2. L’annuncio della proposta di Trattato di libero scambio tra le tre maggiori geo-economie dell’Asia del Nordest: Cina, Giappone e Corea del Sud [4];
3. La rivelazione bizzarra e concomitante del Dalai Lama su un complotto per farlo assassinare [5]. Gli Stati Uniti saranno in grado di vendere il Dalai Lama per uno yuan, mentre è oggetto di un omicidio scioccante, che contrarierebbe notevolmente la Cina?
Tre proposte geo-finanziarie di immediata applicazione sono state sviluppate nelle “operazioni di scambio” del quarto incontro Cina-USA:
1. la rivalutazione accelerata dello yuan, che ha attirato le lodi dal Segretario del Tesoro statunitense Timothy Geithner;
2. l’autorizzazione da parte della Federal Reserve (“Fed”) per l’insediamento sul territorio degli Stati Uniti di tre banche pubbliche cinesi:
- Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), la banca più ricca del mondo, che ha già acquistato l’80% della statunitense Bank of East Asia, con 13 filiali a New York e in California [6]
- China Bank, la terza più grande, ha aperto una filiale a Chicago,
- e Agricultural Bank of China, la No. 4, che apre a New York
3. La Cina abbassa ancora una volta la sua aliquota di riserva in proporzione ai propri depositi bancari (fino a 50 punti base) per iniettare maggiore liquidità nel mercato [7].
Meglio ancora, la Fed ha permesso a una serie di entità finanziarie della Cina (ICBC, Central Huijin Investment e il fondo sovrano cinese Investment Corp.) di operare come una “holding di imprese bancarie”.
Si è lontani dalla fase bushita, quando sotto l’apotema farisaico della sovranità (sic) economica, proibì alla compagnia petrolifera statale CNOOC di acquistare Unocal, che è finita per essere digerita e imballata come un’ondata di spazzatura dalla Chevron.
Non dobbiamo minimizzare l’apertura del super-strategico settore finanziario degli Stati Uniti all’imponente settore bancario cinese, anche se per il momento non sono che misure simboliche.
Le banche cinesi alla fine arriveranno in Messico, su ordine di Washington, prima che una volontà nazionale in tal senso si manifesti da noi? Presto assisteremo all’acquisizione delle imprese statunitensi da parte delle banche cinesi, secondo lo schema scissioni [8] – acquisizioni (M & A, secondo le loro iniziali in inglese)? Ci sono stati altri baratti di tipo geopolitico dietro le quinte?
Un altro tema su cui gli Stati Uniti hanno approvato una spettacolare apertura: la fine dell’embargo sull’esportazione di tecnologia civile nei confronti della Cina.
In cambio, uno dei più profondi cambiamenti politici sarà la decisione della Cina di permettere investimenti stranieri (in realtà, degli Stati Uniti) al 49%.
Il presidente cinese Hu Jintao ha accolto con favore questa quarta sessione, mentre la Segretaria di Stato Hillary Clinton, più amazzone e nottambula che mai, ha rassicurato i sospettosi, allarmati da questo ritorno degli Stati Uniti in Cina, insistendo sul fatto che Washington vuole una Cina forte, prospera e trionfante: chi osa dubitarne?
Dopo la sospettosa compiacenza nell’oscillazione tra concorrenza e cooperazione, questo esito felice ha portato alla prima visita al Pentagono, dopo nove anni e improvvisamente, del Ministro della Difesa nazionale, Liang Guanglie.
Allo stesso tempo appaiono sui media i cantori della cooperazione bilaterale, a scapito dei partigiani della concorrenza al limite della guerra fredda, come il tranquillizzante Jeffrey Bader, l’ex consigliere di Obama per la Cina e l’Asia al National Security Council e autore del libro Obama e l’ascesa della Cina: una narrazione interna della strategia degli USA in Asia [9].
Secondo Jeffrey Bader, le relazioni tra Washington e Beijing si intrecciano attorno al tavolo delle trattative, non sui campi di battaglia. Questo approccio è in linea con quello degli otto precedenti presidenti degli Stati Uniti, a cominciare da Richard Nixon, appena offuscata da qualche deviazione di poco conto [10].
Obama non fa eccezione, dice, e conclude che la sua politica si basa su tre principi fondamentali:
- riconoscimento e rispetto di fronte al crescente potere della Cina e dei suoi interessi legittimi;
- insistenza sulle norme internazionali e sul rispetto della legge che deve governare questa ascesa;
- intenzione di stabilizzarla rafforzando le alleanze regionali e le partnership.
A suo parere, il rapporto bilaterale è qualcosa di ragionevole, dato che i cinesi hanno collaborato con gli Stati Uniti sulle questioni della Corea del Nord e dell’Iran, e che Taiwan non è nemmeno stata una fonte tensione. Suggerendo che l’unico soggetto su cui, in teoria, ci potrebbero essere dei conflitti, è Taiwan, poiché in una certa misura, la vendita di armi a Taiwan è stata una provocazione e un fattore essenziale di tensione. Ha aggiunto che l’oggetto dell’irritante controversia per i diritti umani e del contenzioso del Mare del sud, sono un ostacolo alla cooperazione. Diverse sfide provengono dall’accelerazione della crescita della Cina nel corso dell’ultimo decennio, e dal suo ruolo crescente nel mondo. Gli Stati Uniti hanno le vertigini!
L’idea che la Cina ha già superato gli Stati Uniti, o che lo faccia presto, nella sua leadership sugli altri paesi, non ha nulla a che fare, secondo lui, con i fatti, perché c’è divario tra potenza e reddito pro capite.
In effetti, le relazioni militari sono state restaurate durante la visita dell’ex Segretario alla Difesa Robert Gates, dice, e liquida come mera leggenda l’idea di una nuova politica di contenimento statunitense. Tuttavia, ammette il rischio di una crisi di sicurezza tra Stati Uniti e Cina: ognuno è destinato a considerare il passo che l’altro compie in sua difesa, come un’azione offensiva nei propri confronti. Ma secondo il suo ragionamento, la sfiducia reciproca può essere superata attraverso il “dialogo strategico ed economico” [11].
Brendan O’Reilly [12] ritiene che la strategia della Cina sia basata sullo sviluppo economico e l’integrazione. Così il commercio bilaterale ha raggiunto i 450 miliardi dollari all’anno, un record assoluto nella storia delle relazioni tra due paesi: la Cina attua così una sottile tattica per rispondere efficacemente alla superiorità militare e politica degli Stati Uniti, attraverso una maggiore integrazione tra le due economie. O’Reilly sostiene che la Cina non può raggiungere il livello militare statunitense, nel medio termine, vuole disarmarli sul piano del vantaggio tattico, creando una situazione di dipendenza reciproca ed economica quasi totale.
Così, la Cina cercherebbe di stabilire un nuovo ordine mondiale, in cui il conflitto militare tra grandi potenze verrebbe superato per effetto dell’integrazione economica. Potrà farlo?

Note
[1] USA-Cina il dialogo strategico ed economico
[2] «‘Significant’ results gained in China-US dialogue», China Economic Net, 5 maggio 2012.
[3] «Putin’s return may ease US pressure on China», Global Times, 13 maggio 2012.
[4] «La Chine, le Japon et la République de Corée lanceront les négociations sur une Zone de libre-échange cette année», Xinhua, 13 maggio 2012.
[5] «Dalai Lama reveals warning of Chinese plot to kill him» e «Dalai Lama: What do I really fear? Being eaten by sharks», Dean Nelson, The Telegraph (UK), 12 e il 13 maggio 2012. E il commento cinese “Dalai Lama’s claims of assassination slammed“, Xu Tianran, Global Times, 14 maggio 2012.
[6] «Questions After the First US Bank Takeover by a Chinese State-Controlled Company»,  Charles Wolf, Jr., Brian G. Chow, Gregory S. Jones e Scott Harold, Rand Corporation, 15 maggio 2012.
[7] «La Chine abaissera le taux de réserves obligatoires de 0,5 point de pourcentage», Xinhua, 12 maggio 2012.
[8] “Scissione”: neologismo inglese riferendosi alla iniezione improvvisa e alla diffusione invasiva di nuove idee.
[9] Obama and China’s Rise: An Insider’s Account of America’s Asia Strategy, Brookings Press, marzo 2012.
[10] «US-China ties revolve around debating table, not battlegrounds», Jeffrey A. Bader, Global Times, 13 maggio 2012
[11] Un aspetto particolare detto del: “Dialogo sulla politica di sicurezza” è stato aggiunto al dialogo economico strategico, al secondo incontro a Beijing, il 24 e 25 maggio 2010.
[12] «Hu oils cogs to lock the US Asia ‘pivot’», Brendan O’Reilly, Asia Times, 9 maggio 2012.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una questione di Stato e Rivoluzione: la Cina e il socialismo di mercato

Marxist-Leninist 19 maggio 2011

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la maggior parte dei paesi socialisti cadde tragicamente sotto l’assalto dell’imperialismo occidentale. Tra i colpi terribili inflitti al movimento comunista internazionale, cinque Stati socialisti resistono alla marea della controrivoluzione e, contro ogni previsione, mantengono il socialismo realmente esistente nel 21° secolo.
Anche se ognuno di loro affronta ostacoli molto specifici nella costruzione del socialismo, questi cinque paesi – Repubblica di Cuba, Repubblica socialista del Vietnam, Repubblica democratica popolare del Laos, Repubblica popolare democratica di Corea e Repubblica popolare cinese – affrontano la sfida al Golia dell’egemonia imperialista occidentale. Tra questi, tuttavia, la Cina è unica come paese socialista, la cui crescita economica continua a superare anche quella dei più potenti paesi imperialisti.
Anche se un numero imbarazzante di gruppi di “sinistra” occidentali contesta la designazione di socialista a ognuno di questi cinque paesi, nessun paese suscita maggiore opposizione della Cina. Molti gruppi di “sinistra” occidentali sostengono che la Cina moderna è un vero e proprio paese capitalista. A causa del loro patrimonio teorico ideologico fasullo come Leon Trotsky, Tony Cliffe e Hal Draper, alcuni gruppi sostengono che la Cina non è mai stato un paese socialista, sostenendo invece che lo stato cinese è ed è stato un capitalismo di stato.
Contrasteremo le loro reazionarie affermazioni oltraggiose con sei tesi:
In primo luogo, il socialismo di mercato cinese è un metodo per risolvere la contraddizione primaria rivolta alla costruzione del socialismo in Cina: le forze produttive arretrate.
In secondo luogo, il socialismo di mercato in Cina è uno strumento marxista-leninista importante per la costruzione socialista.
In terzo luogo, la continua leadership del Partito Comunista Cinese e il controllo dell’economia di mercato cinese sono fondamentali per il socialismo cinese.
In quarto luogo, il socialismo cinese ha catapultato uno stato operaio a livelli economici precedentemente sconosciuti.
In quinto luogo, l’elevazione del successo della Cina come moderna economia industriale ha posto le basi per forme “superiori” di organizzazione economica socialista.
E nel sesto luogo, la Cina  applica il socialismo di mercato nei suoi rapporti con il Terzo Mondo e svolge un ruolo importante nella lotta contro l’imperialismo.
Da queste sei tesi, traggo la conclusione che i marxisti-leninisti del 21° secolo devono studiare rigorosamente i successi del socialismo cinese. Dopo tutto, se la Cina è un paese socialista, la sua ascesa come prima potenza mondiale economica richiede l’attenzione di ogni rivoluzionario serio, soprattutto per quanto riguarda l’arduo compito della costruzione del socialismo nel Terzo Mondo cui è interessato.
Il socialismo di mercato è un metodo per risolvere la contraddizione primaria nella costruzione del socialismo in Cina: le forze produttive arretrate.
La rivoluzione cinese nel 1949 è stato un risultato straordinario del movimento comunista internazionale. Guidato da Mao Zedong, il Partito Comunista Cinese (PCC) aveva immediatamente tracciato un corso per la ricostruzione socialista di un’economia devastata da secoli di feudalesimo dinastico e di sottomissione imperiale a Europa e Giappone. Il PCC ha lanciato incredibili campagne progettate a coinvolgere le masse nella costruzione del socialismo e nella costruzione di un’economia che potesse soddisfare i bisogni della gigantesca popolazione cinese. Non si potranno mai esagerare i risultati incredibili delle masse cinesi in questo periodo, in cui l’aspettativa di vita media in Cina è passata da 35 anni nel 1949, a 63 anni alla morte di Mao nel 1975. (1)
Nonostante gli enormi benefici sociali portati dalla rivoluzione, le forze produttive della Cina sono rimaste gravemente sottosviluppate ed hanno lasciato il paese vulnerabile a carestie e altre calamità naturali. Lo sviluppo ineguale persiste tra la campagna e le città, e la crisi cino-sovietica escluse la Cina dal resto del blocco socialista. Questi seri ostacoli portarono il PCC, con Deng Xiaoping al timone, a identificare le forze produttive sottosviluppate cinesi come la contraddizione principale di fronte all’edificazione socialista. In un discorso del marzo 1979, in un forum del PCC dal titolo “Sostenere i quattro principi cardinali“, Deng delineò le due caratteristiche di questa contraddizione:
In primo luogo, partiamo da una base debole. Il danno inflitto per un lungo periodo dalle forze dell’imperialismo, del feudalesimo e del capitalismo burocratico hanno ridotto la Cina in uno stato di povertà e arretratezza”. (2)
Mentre concede che “fin dalla fondazione della Repubblica Popolare abbiamo raggiunto successi notevoli nella costruzione economica, istituendo un sistema industriale abbastanza completo“, Deng ribadisce che la Cina è comunque “uno dei paesi più poveri del mondo.” (2)
La seconda caratteristica di questa contraddizione è che la Cina ha “una grande popolazione, ma non abbastanza terra coltivabile.” Deng spiega la gravità di questa contraddizione:
Quando la produzione non è sufficientemente sviluppata, pone seri problemi in relazione al cibo, all’istruzione e al lavoro. Dobbiamo aumentare notevolmente i nostri sforzi in materia di pianificazione familiare, ma anche se la popolazione non crescerà per un certo numero di anni, avremo ancora il problema della popolazione per un certo periodo. Il nostro territorio vasto e ricco di risorse naturali è un grande vantaggio. Ma molte di queste risorse non sono ancora state rilevate e sfruttate, in modo che non costituiscono dei mezzi reali di produzione. Nonostante il vasto territorio della Cina, la quantità di terreno coltivabile è limitata, e né questo fatto né il fatto che abbiamo una grande popolazione, per la maggior parte contadina, possono essere facilmente cambiati.” (2)
A differenza dei paesi occidentali industrializzati, la contraddizione principale in Cina non era tra il proletariato e la borghesia, il proletariato e il suo partito avevano già abbattuto la borghesia nella rivoluzione del 1949, ma piuttosto tra l’enorme popolazione della Cina e le sue forze produttive sottosviluppate. Sebbene dalle buone e ambiziose intenzioni, le campagne come il Grande Balzo in avanti continuarono a non poter sollevare le masse cinesi da una povertà totale senza rivoluzionare le forze produttive del paese.
Da questa contraddizione, Deng ha proposto la politica del “socialismo con caratteristiche cinesi” o socialismo di mercato.
Dopo la morte di Mao nel 1975 e la fine della Rivoluzione Culturale, un anno dopo, il PCC, sotto la guida del presidente Deng Xiaoping, ha lanciato un’aggressiva campagna di ammodernamento delle sottosviluppate forze produttive in Cina. Conosciute come le quattro modernizzazioni, economica, agricola, scientifica e tecnologica, e difensiva, il PCC ha iniziato la sperimentazione dei modelli per il raggiungimento di questi cambiamenti rivoluzionari.
La modernizzazione non era qualcosa di estraneo alla costruzione del socialismo in Cina. Sulla scia del Grande Balzo in Avanti e dell’agitazione turbolenta della Rivoluzione Culturale, il PCC aveva capito che per costruire il socialismo duraturo, era necessaria una base industriale moderna. Senza una tale base, le masse cinesi continuerebbero a vivere alla mercé delle catastrofi naturali e della manipolazione imperialista. Deng delineò questo obiettivo in un discorso dell’ottobre 1978 davanti al IX Congresso Nazionale dei Sindacati cinesi:
Il Comitato Centrale sottolinea che questa è una grande rivoluzione, in cui l’arretratezza economica e tecnologica della Cina sarà superata e la dittatura del proletariato ulteriormente consolidata.” (3)
Deng prosegue descrivendo la necessità di riesaminare il metodo cinese di organizzazione economica:
Dal momento che il suo obiettivo è trasformare l’attuale stato arretrato delle nostre forze produttive, ciò comporta inevitabilmente molti cambiamenti nei rapporti di produzione, nella sovrastruttura e nelle forme di gestione nelle imprese industriali e agricoli, nonché i cambiamenti nell’amministrazione statale di queste imprese, in modo da soddisfare le esigenze della moderna produzione su larga scala. Per accelerare la crescita economica è essenziale aumentare il grado di specializzazione delle imprese, aumentare il livello tecnico di tutto il personale in modo significativo e formarlo e valutarlo attentamente, migliorare notevolmente la contabilità economica nelle imprese, e aumentare la produttività del lavoro e i tassi di profitto su livelli molto più alti.
Pertanto, è indispensabile attuare importanti riforme nei vari settori dell’economia, in relazione alla loro struttura e organizzazione, nonché alla loro tecnologia. Gli interessi a lungo termine della intera nazione sono imperniati su queste riforme, senza le quali non possiamo superare il ritardo attuale della nostra tecnologia di produzione e gestione”. (3)
Queste riforme proposte lanciarono il socialismo di mercato in Cina. Cominciando con la divisione delle Comuni Popolari dell’era del Grande Balzo in Avanti, in piccoli appezzamenti di terreno privati, il socialismo di mercato è stato applicato al settore agricolo della Cina, aumentando la produzione alimentare. Dal 1980 al 1992, lo Stato cinese delegò maggiori poteri ai governi locali e trasformò alcune industrie piccole e medie in imprese in attività, soggette a regolamentazione e alla direzione del PCC.
Dall’attuazione del socialismo di mercato, la Cina ha registrato un’espansione economica senza precedenti, con una crescita più veloce di ogni altra economia del mondo. Il socialismo di mercato di Deng ha decisamente fatto uscire le masse cinesi dalla povertà sistemica e fatto del paese un gigante economico la cui potenza supera probabilmente le maggiori economie imperialiste dell’Occidente.
Il socialismo di mercato in Cina è un’importante strumento marxista-leninista per la costruzione socialista.
Sebbene il concetto e l’attuazione del socialismo di mercato di Deng è un importante contributo al marxismo-leninismo, non è senza precedenti. La rivoluzione proletaria è storicamente scoppiata nei paesi in cui le catene dell’imperialismo erano più deboli. Una delle caratteristiche che uniscono  questi paesi è l’arretratezza delle forze produttive; sottosviluppati a causa di decenni di sottomissione coloniale e imperiale. Lungi dall’essere la prima volta che i comunisti usano i mercati per porre un fondamento industriale per il socialismo, il socialismo di mercato della Cina ha le sue radici nella Nuova Politica Economica (NEP) dei bolscevichi.
Di fronte a simili livelli di sottosviluppo e di disordini sociali, i bolscevichi attuarono la NEP, che permise ai piccoli imprenditori e ai contadini di vendere prodotti in un mercato limitato. Progettato e realizzato da Lenin nel 1921, la NEP è stata il successore della politica di Trotzkij del comunismo di guerra, che dava la priorità alla militarizzazione della produzione agricola e industriale per combattere le forze reazionarie dei bianchi. A causa delle loro condizioni materiali economicamente arretrate, furono prevalentemente i contadini a resistere al comunismo di guerra, provocando scarsità di cibo per l’Armata Rossa. Percependo correttamente l’importanza dell’instaurare una forte alleanza tra i contadini e la classe operaia urbana, Lenin usò la NEP come mezzo per modernizzare la campagna della Russia attraverso meccanismi di mercato.
In un articolo che spiega il ruolo dei sindacati nella NEP, Lenin descrive sinteticamente l’essenza del concetto che Deng avrebbe poi chiamato ‘socialismo di mercato’:
La nuova politica economica introduce una serie di importanti cambiamenti nella posizione del proletariato e, di conseguenza, in quella dei sindacati. La grande massa dei mezzi di produzione nel settore industriale e del sistema dei trasporti, rimane nelle mani dello Stato proletario. Questo, insieme con la nazionalizzazione della terra, mostra che la nuova politica economica non cambia la natura dello Stato operaio, anche se deve modificare sostanzialmente le modalità e le forme di sviluppo socialista per permettere la rivalità economica tra il socialismo, che è attualmente in costruzione, e il capitalismo, che sta cercando di rivivere rispondendo alle esigenze delle grandi masse dei contadini attraverso il mercato.” (4)
Non si trascuri la gravità delle parole di Lenin in questo passaggio. Riconosce   che l’introduzione dei mercati nell’economia sovietica non modifica radicalmente il carattere proletario dello Stato. Più provocatoria è tuttavia la sua caratterizzazione dell’economia sovietica come “rivalità economica tra il socialismo, che ora è in fase di costruzione, e il capitalismo.” (4) Secondo Lenin, i rapporti di produzione capitalistici possono esistere all’interno e competere con il socialismo, senza cambiare l’orientamento di classe di uno stato proletario.
Ricordiamo che Deng sosteneva che il socialismo di mercato è stato fondamentale per la modernizzazione delle forze produttive e consolidare la dittatura del proletariato della Cina. Lenin sarebbe stato pienamente d’accordo con la valutazione di Deng, come articola in un testo dell’aprile 1921 intitolato “La tassa in natura“, Lenin scrive:
Il socialismo è inconcepibile senza una grande tecnica capitalistica basata sulle più recenti scoperte della scienza moderna. E’ inconcepibile, senza organizzazione statale pianificata, mantenere decine di milioni di persone alla più rigorosa osservanza di uno standard unificato nella produzione e nella distribuzione. Noi marxisti abbiamo sempre parlato di questo, e non vale la pena sprecare due secondi per parlare con persone che non capiscono nemmeno questo (anarchici e una buona metà dei socialisti-rivoluzionari di sinistra).” (5)
Le radici ideologiche del socialismo di mercato di Deng vanno più lontano di Lenin, però. In un’intervista dell’agosto 1980, la giornalista italiana Oriana Fallaci chiese a Deng se le riforme del mercato nelle zone rurali “avesse messo in discussione il comunismo stesso?”, Deng risponde:
Secondo Marx, il socialismo è la prima fase del comunismo e copre un lungo periodo storico in cui dobbiamo praticare il principio “a ciascuno secondo il suo lavoro” e coniugare gli interessi dello Stato, della collettività e del singolo, solo così possiamo suscitare l’entusiasmo del popolo per il lavoro e sviluppare la produzione socialista. Nella fase superiore del comunismo, quando le forze produttive saranno notevolmente sviluppate e il principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni” sarà praticato, gli interessi personali verranno riconosciuti ancora di più e più esigenze personali saranno soddisfatte”. (6)
La risposta di Deng è un riferimento alla Critica del Programma di Gotha di Marx, del 1875. Marx descrive il processo di costruzione del socialismo in termini di fasi ‘alta’ e ‘inferiore’:
Quello con cui abbiamo a che fare qui, è una società comunista, non come si è sviluppata sulla propria base ma, al contrario, così come emerge dalla società capitalistica, che è quindi, in ogni aspetto, economicamente, moralmente e intellettualmente, ancora impressa dalle voglie della vecchia società dal cui grembo emerge. Di conseguenza, il singolo produttore riceve dalla società – dopo le debite deduzioni – esattamente ciò che dà ad essa. …
Ma questi inconvenienti sono inevitabili nella prima fase della società comunista, essendone appena uscita dopo i lunghi travagli del parto dalla società capitalistica. Non potrà mai essere superiore alla struttura economica della società e del suo sviluppo culturale da cui è condizionata.” (7)
Si può concordare con il socialismo di mercato o meno, ma i fatti sono questi:
Fatto: il socialismo di mercato è in accordo con il marxismo-leninismo.
Fatto: la visione di Lenin è che i mercati e alcuni rapporti di produzione capitalistici non modificheranno sostanzialmente il carattere di classe proletario di uno stato socialista.
Fatto: Lenin riteneva che i paesi possono costruire il socialismo attraverso l’uso dei mercati.
Fatto: il principio che informa il socialismo di mercato di Deng “a ciascuno secondo il suo lavoro“, proviene direttamente da Marx.
La continua leadership del Partito Comunista Cinese e il controllo dell’economia di mercato cinese, è fondamentale per il socialismo cinese.
Commentatori occidentali hanno previsto che in Cina le riforme del mercato avrebbero portato alla caduta del PCC, quando Deng aveva annunciato il socialismo di mercato alla fine degli anni ’70. Questi stessi commentatori hanno ripetuto questa affermazione negli ultimi 30 anni, e sono stati costantemente smentiti da una Cina che usciva dalla povertà con il PCC al timone. Le riforme del mercato non hanno modificato le basi fondamentali della società socialista cinese, perché le masse e il loro partito continueranno a governare la Cina.
La cosiddetta ‘privatizzazione’ delle industrie statali piccole e medie, a metà degli anni ’90 e all’inizio del 2000, ha provocato una levata di scudi della ‘sinistra’ occidentale, affermando che questa rappresenta la vittoria finale del capitalismo in Cina. Ma dal momento che i gruppi di ‘sinistra’ sono spesso soggetti a litigare su definizioni oscure e irrilevanti (ma non meno verbose!) dibattendo su questioni storiche lontane, vediamo cosa i capitalisti stessi hanno da dire sulla ‘privatizzazione’ in Cina. Nel maggio 2009, Derrick Scissors della Fondazione Heritage pose la questione in un articolo intitolato “La liberalizzazione al rovescio“. Scrive:
Esaminare quali aziende sono veramente private è importante perché la privatizzazione è spesso confusa con la diffusione della partecipazione e della vendita di quote di minoranza. In Cina, la proprietà al 100 per cento è stata spesso diluita con la divisione delle proprietà in azioni, alcune delle quali sono messe a disposizione di attori non statali, come aziende straniere o altri investitori privati. Quasi due terzi delle imprese statali e delle filiali in Cina hanno intrapreso tali cambiamenti, portando alcuni osservatori stranieri a rietichettare queste imprese come “non statali” o anche “private”. Ma questa riclassificazione non è corretta. La vendita di azioni di per sé non altera per nulla il controllo dello Stato: decine di imprese non sono meno controllate solo perché sono quotate nelle borse estere. In pratica, tre quarti delle circa 1.500 società quotate come titoli nazionali, sono ancora di proprietà statale.” (8)
Finché il processo della cosiddetta ‘privatizzazione’ permette una certa proprietà privata, sia nazionale che estera, Scissors chiarisce che questo è un lamento lontano dalla privatizzazione vera e propria, come avviene negli Stati Uniti e altri paesi capitalisti. Lo Stato, guidato dal PCC, mantiene una quota di maggioranza nella società e traccia il percorso della società.
Più sorprendenti sono le industrie che rimangono saldamente sotto il controllo statale, che sono le industrie essenziali per il benessere delle masse cinesi. Scissors continua:
Non importa la loro struttura azionaria, tutte le società nazionali dei settori che compongono il nucleo dell’economia cinese sono tenute per legge a essere di proprietà o controllate dallo Stato. Tali settori comprendono la produzione e la distribuzione dell’energia, petrolio, carbone, petrolchimico e gas naturale, telecomunicazioni, armamenti, aviazione e trasporti marittimi, produzione di macchinari e automobili, tecnologie dell’informazione, costruzioni e la produzione di ferro, acciaio e metalli non ferrosi. Le ferrovie, la distribuzione del grano e le assicurazioni sono anch’esse dominate dallo stato, anche se non è ufficialmente sanzionato”. (8)
Nessun paese capitalistico nella storia del mondo ha mai avuto il controllo statale su tutti questi settori. In paesi come gli Stati Uniti o la Francia, alcuni settori come le ferrovie e l’assicurazione sanitaria possono avere proprietà statale, ma ciò finisce drasticamente nell’industria dominante. L’importanza di questa proprietà statale diffusa, è che gli aspetti essenziali dell’economia cinese sono gestiti dallo stato guidato da un partito il cui orientamento è verso la classe operaia e i contadini.
Particolarmente dannoso per l’argomentazione della Cina-come-capitalismo di Stato, è lo status delle banche e del sistema finanziario cinese. Scissors continua:
Lo Stato esercita il controllo sulla maggior parte del resto dell’economia attraverso il sistema finanziario, in particolare le banche. Entro la fine del 2008, i prestiti erano pari a quasi 5 trilioni di dollari, e la crescita del prestito annuale è stata quasi il 19 per cento, e accelerava; il prestito, in altre parole, è probabilmente la principale forza economica della Cina. Lo Stato cinese possiede tutte le grandi istituzioni finanziarie, la Banca popolare di Cina assegna loro quote di prestito ogni anno, e il prestito è diretto in base alle priorità dello Stato.” (8)
La Banca Popolare della Cina (PBC) mette in evidenza uno dei modi più importanti con cui il PCC utilizza il sistema di mercato per controllare il capitale privato e subordinarlo al socialismo. Ben lungi dal funzionare come una banca capitalista nazionale, che assegna la priorità per facilitare l’accumulazione di capitale da parte della borghesia, “questo sistema frustra i prestatori privati.” (8) Il PCC inonda il mercato con titoli pubblici, che hanno un effetto di spiazzamento sulle obbligazioni delle aziende private, che le imprese utilizzano per raccogliere capitali indipendenti. Sfruttando offerta e domanda sul mercato obbligazionario, la PBC impedisce alle imprese private, nazionali o straniere, d’accumulare capitale indipendentemente dalla gestione socialista.
Anche se la Cina moderna ha un sistema di mercato in espansione, il PCC usa il mercato per consolidare e far avanzare il socialismo. Invece di privatizzare le industrie più importanti, come spesso pretendono i detrattori, lo stato mantiene un vibrante sistema di proprietà pubblica socialista che impedisce il sorgere di una borghesia indipendente. Deng ha parlato in particolare di questo assai deliberato sistema nella stessa intervista con la Fallaci:
Non importa in quale misura ci apriamo al mondo esterno e ammettiamo capitale straniero, la sua grandezza relativa sarà piccola e non potrà incidere sul nostro sistema di proprietà pubblica socialista dei mezzi di produzione. Assorbire capitale e tecnologia straniera, e perfino consentire agli stranieri di costruire impianti in Cina, potrà giocare solo un ruolo complementare al nostro sforzo di sviluppare le forze produttive in una società socialista.” (6)
Analisti occidentali sembrano credere che il PCC abbia raggiunto questo obiettivo. Il capitalista Centro Studi Indipendenti (CIS) dell’Australia ha pubblicato, nel luglio 2008, un articolo che dice che coloro che pensano che la Cina stia diventando un paese capitalista “fraintendono la struttura dell’economia cinese, che rimane in gran parte un sistema dominato dallo stato piuttosto che dal libero mercato.”(9) L’articolo spiega:
Con il controllo strategico delle risorse economiche e rimanendo il principale erogatore di opportunità e successo economico nella società cinese, il Partito Comunista Cinese (PCC) sta costruendo istituzioni e sostenitori che sembrano radicare il monopolio del partito al potere. Infatti, in molti modi, le riforme e la crescita economica del paese hanno effettivamente migliorato la capacità del PCC di restare al potere. Invece di essere spazzato via dai cambiamenti, il PCC è per molti versi il suo agente e beneficiario.” (9)
Mentre il CSI continua a piangere lacrime di coccodrillo per la mancanza di libertà economiche e politiche in Cina, i marxisti-leninisti leggono tra le righe e riconoscono la verità: la Cina non è capitalista, il PCC non sta perseguendo lo sviluppo capitalistico e il socialismo di mercato è riuscito a porre le basi materiali per ‘il socialismo più alto’.
Il socialismo cinese ha catapultato uno stato operaio a livelli economici precedentemente sconosciuti.
Mentre il Grande Balzo in avanti è stato un ambizioso tentativo di porre le basi industriali necessarie per costruire il socialismo, i fatti sono questi: il prodotto interno lordo della Cina (PIL) nel 1960, dopo il GBA, era di 68,371 miliardi dollari. (10) Nel 2009, il PIL della Cina si trova a poco meno di 5.000 miliardi dollari, il che la rende la seconda economia del mondo. (11) In altre parole, l’economia moderna cinese è circa 73 volte la sua economia dopo il Grande Balzo in Avanti, che in precedenza era stata la più grande revisione economica socialista nella storia cinese.
La crudele ironia del socialismo cinese è che la maggior parte dei suoi ammiratori internazionali non sono ‘di sinistra’, ma piuttosto i capitalisti. Lungi dall’approvare il socialismo, questi capitalisti sono in soggezione davanti alla manipolazione dei mercati della Cina nel costruire una prospera società moderna senza ricorrere al libero mercato. Odiano le realizzazioni della Cina e il suo percorso socialista, ma non possono negarne il successo spettacolare. Anche Scissors riconosce nello stesso articolo dell’Heritage Foundation che, “tra giugno 2002 e giugno 2008, il PIL della Cina è più che triplicato e le sue esportazioni sono più che quadruplicate.” (8)
L’incredibile crescita del PIL in Cina è di vitale importanza per il socialismo. Scissors continua:
Questa rapida crescita del PIL ha creato posti di lavoro: entro la fine di giugno 2008, il tasso di disoccupazione tra gli elettori urbani registrati è stato un mero quattro per cento – addirittura inferiore all’ambizioso obiettivo del governo del 4,5 per cento. Questa cifra potrebbe sottovalutare la disoccupazione vera ignorando le campagne e l’occupazione urbana non registrata, ma riflette con precisione le tendenze più ampie della situazione del lavoro. Tanti lavoratori migranti provenienti dalle zone rurali sono stati assorbiti nel mercato del lavoro urbano, anche se 20 milioni di tali lavoratori avrebbero perso il lavoro, verso la fine del 2008, rimangono ben più di 100 milioni di migranti rurali con un posto di lavoro nelle città.” (8)
Che la Cina possa essenzialmente garantire la piena occupazione dei lavoratori, mette in evidenza un altro modo con cui il PCC usa i mercati per far avanzare il socialismo. Oltre a raggiungere la piena occupazione de facto, “i salari urbani sono saliti in modo significativo, del 18 per cento tra il 2007 e il 2008″, ciò rappresenta grandi guadagni materiali per la classe operaia cinese. (8)
A differenza delle masse espropriate dei paesi capitalisti, le masse cinesi sono sempre più soddisfatte e favorevoli all’economia della propria nazione. Uno studio del luglio 2008 condotto da Pew Global Attitudes Project, ha intervistato una campione di diverse persone in 24 paesi sviluppati, compresa la Cina prima delle Olimpiadi di Beijing. I risultati del Pew confermano la popolarità del socialismo di mercato tra le masse cinesi:
Mentre aspettano le Olimpiadi di Pechino, il popolo cinese esprime straordinari livelli di soddisfazione per il modo in cui stanno andando le cose nel loro paese e l’economia della loro nazione. Con più di otto su dieci che hanno una visione positiva di entrambi, la Cina è il numero uno tra i 24 Paesi riguardo ai due parametri del sondaggio 2008 del Pew Research Center del Project Pew Global Attitudes.“(12)
Per inciso, Pew rileva che “la soddisfazione cinese su questi aspetti della vita è migliorata solo in misura modesta negli ultimi sei anni, nonostante il drammatico aumento delle valutazioni positive delle condizioni e dell’economia nazionali.”(12) Mentre le masse cinesi celebrano il recente rapido aumento del livello di vita della nazione, la longevità della loro soddisfazione riflette un rapporto più profondo con lo Stato.
Tra le scoperte più interessanti del Pew, vi era il livello di persone che in Cina si preoccupano della crescente disuguaglianza di reddito. Mentre la disuguaglianza è la preoccupazione principale per le masse espropriate nei paesi capitalisti, i ricchi non si preoccupano per nulla della disuguaglianza dei redditi, in quanto costituisce la pietra angolare della loro classe. Le masse cinesi, però, rispondono a questa preoccupazione critica in modo molto diverso. Pew trova:
Circa nove su dieci (89%) identificano il divario tra ricchi e poveri come un problema grave e il 41% lo cita come un problema molto grande. Le preoccupazioni per la disuguaglianza sono comuni tra ricchi e poveri, vecchi e giovani, uomini e donne, così tra i diplomati che tra quelli meno istruiti. (12) A tale proposito, nonostante la crescita economica, le preoccupazioni per la disoccupazione e le condizioni per i lavoratori sono ampie, con il 68% e 56% rispettivamente che hanno segnalato questi grandi problemi.” (12)
L’universalità delle preoccupazioni circa la disparità di reddito, riguarda anche i cittadini più ricchi, dimostrando la supremazia costante dei valori socialisti in Cina. Norme culturali e valori derivano dalle condizioni materiali e dai rapporti di produzione. Se la Cina è un paese capitalista, la diffusione capillare dei valori socialisti, che attraversano tutti i livelli di reddito, non esisterebbe. Sostenere il contrario significa abbandonare un’analisi materialistica della cultura.
La riuscita avanzata della Cina come una moderna economia industriale, ha posto le basi per “superiori” forme di organizzazione economica socialista.
Il mercato non è un modo di produzione, ma piuttosto, il mercato è una forma di organizzazione economica. Deng spiega bene questa distinzione in una serie di conferenze date nel 1992. Afferma:
La proporzione di pianificazione sulle forze di mercato non è la differenza essenziale tra socialismo e capitalismo. Un’economia pianificata non è equivalente al socialismo, perché è progettata anche sotto il capitalismo, l’economia di mercato non è il capitalismo, perché ci sono i mercati anche nel socialismo. Le forze della pianificazione e del mercato sono entrambi mezzi per controllare l’attività economica.” (13)
I mercati non sono né capitalisti né socialisti, così come la pianificazione economica non è né capitalista né socialista. Entrambe queste forme di organizzazione economica sono solo strumenti della scatola degli attrezzi, e in alcune situazioni, i mercati sono un utile strumento per la costruzione socialista.
Per 30 anni, il PCC ha usato con successo i mercati come strumento per rivoluzionare le forze produttive del paese. Proprio a causa di questo successo, lo stato sta rapidamente muovendosi verso forme più avanzate di organizzazione industriale socialista, per sostituire il meccanismo di mercato.
Il socialismo di mercato è stato implementato nel settore agricolo con lo stesso obiettivo della NEP di Lenin: espandere in modo aggressivo e modernizzare la produzione alimentare. Tuttavia, il PCC ha introdotto i mercati come strumento per costruire il socialismo, piuttosto che come modalità permanente di funzionamento dell’organizzazione economica. Questa è una distinzione molto importante, perché significa che le riforme del mercato sono viste da Deng e dal PCC come una forma transitoria di ‘basso socialismo’, per usare un termine di Marx, che avrebbero sostituito con l’agricoltura collettivizzata, dopo che le condizioni materiali si fossero modificate. Deng lo spiega in un discorso al Comitato Centrale nel maggio 1980. Intitolato “Su questioni di politica rurale“, Deng risponde alle preoccupazioni sulle riforme contemporanee del mercato nel settore agricolo:
E’ certo che, finché la produzione si espande, la divisione del lavoro aumenta e l’economia si sviluppa bene, le forme inferiori di collettivizzazione nelle campagne si svilupperanno in forme più alte e l’economia collettiva acquisirà una base più solida. Il compito principale è espandere le forze produttive e quindi creare le condizioni per l’ulteriore sviluppo della collettivizzazione.” (14)
Deng comprende che costruire un’economia socialista agricola in grado di soddisfare le esigenze dell’enorme popolazione della Cina, richiede lo sviluppo delle forze produttive nelle campagne, che i mercati potrebbero compiere. Solo dopo aver rivoluzionato le forze produttive di tutto il paese, si potrebbero porre le basi materiali perché esista una economia pienamente collettiva del  ‘socialismo superiore’.
Mao ha detto che “La pratica è il criterio della verità“, e dopo 30 anni di pratica, le dichiarazioni di Deng si sono avverate. Nel 2006, il PCC ha annunciato una riforma rivoluzionaria della campagna cinese, e ha promesso di usare la ricchezza appena acquisita dalla Cina per trasformare le zone rurali in quello che il presidente Hu Jintao chiama una “nuova campagna socialista”. (15) Anche oggi, la maggior parte della popolazione cinese rimane nella provincia rurale del paese, ma l’applicazione di tecniche agricole moderne e di pratiche agricole meccanizzate hanno generato un netto avanzo della produzione di grano in Cina. Tra le numerose disposizioni di questa nuova politica, la nuova politica rurale della Cina promette “un aumento sostenuto dei redditi degli agricoltori, più il supporto industriale all’agricoltura e lo sviluppo rapido dei servizi pubblici“. (15) Ulteriori disposizioni permettono agli studenti contadini di ricevere “libri di testo gratuiti e sussidi di studio” e lo Stato “aumenterà i sussidi alle cooperative sanitarie rurali.” (15)
I massicci investimenti statali in infrastrutture agricole sono “un cambiamento significativo del precedente focus nello sviluppo economico“. (15) A causa del successo della modernizzazione, “si da maggiore peso alla redistribuzione delle risorse e al riequilibrio dei redditi.” (15) Invece di visualizzare il socialismo di mercato come un fine in sé, il PCC ha sfruttato il mercato come mezzo per generare una base industriale sufficiente a costruire il ‘socialismo superiore’. La straordinaria crescita del PIL dello Cina e lo sviluppo tecnologico attraverso il socialismo di mercato, consente di attuare tali rivoluzionari cambiamenti radicali.
Per l’assistenza sanitaria, Austin Ramzy di Time Magazine ha riferito, nell’aprile 2009, che “la Cina sta ponendo dei piani per riformare radicalmente il suo sistema sanitario, ampliando la copertura a centinaia di milioni di contadini, lavoratori migranti e residenti nelle città.” (16) I piani sono basati sulla spesa di “125 miliardi dollari nei prossimi tre anni per sviluppare migliaia di cliniche e ospedali, e per l’espansione della copertura sanitaria di base al 90% della popolazione.” (16) Invece di una inversione delle riforme  dell’era di Deng, la Cina ritorna verso la salute pubblica, logica evoluzione del sistema sanitario più moderno ed espansivo, realizzato attraverso 30 anni di socialismo di mercato.
Mentre il capitale straniero entrava in Cina, le corporations dei paesi imperialisti erano attratte dal grande bacino di lavoro della Cina, sfruttando alcuni lavoratori cinesi attraverso rapporti di produzione capitalistici. Lo sfruttamento dalle società estere costituisce una contraddizione importante nell’economia cinese, con il PCC che ha adottato misure concordate verso la sua soluzione. Mentre tutte il popolo della Cina conserva l’accesso a beni e servizi essenziali, come l’assistenza alimentare e sanitaria, il PCC pone delle restrizioni nei luoghi in cui operano le società straniere in Cina, limitando fortemente il loro potere politico-economico in Cina.
Lungi dall’abbandonare i lavoratori cinesi nel perseguimento della modernizzazione, il PCC ha annunciato il progetto di legge sul Contratto di Lavoro del 2006, per proteggere i diritti dei lavoratori alle dipendenze delle aziende straniere, assicurando il TFR e la messa fuori legge del lavoro senza contratto, che li renderebbe dei possibili sweatshops. Violentemente contrastata da Wal-Mart e da altre società occidentali, “le società straniere non attaccano la normativa perché fornisce ai lavoratori troppo poca protezione, ma perché ne fornisce troppa“. (17) Tuttavia, il progetto di legge sul Contratto di Lavoro, in cui “ai datori di lavoro è richiesto di contribuire ai conti previdenziali dei propri dipendenti, e d’impostare norme salariali per i lavoratori in tirocinio e gli straordinari“, è stato promulgato nel gennaio 2008. (18)
La recente serie di controversie sul lavoro tra lavoratori cinesi e società straniere, testimoniano l’orientamento verso la classe operaia dello stato cinese. In risposta agli scioperi diffusi nelle fabbriche e negli impianti di produzione degli occidentali, il PCC ha intrapreso una politica aggressiva di supporto dei lavoratori cinesi e sostiene le loro richieste di aumento dei salari. Il governo regionale di Beijing ha elevato il salario minimo due volte in sei mesi, tra cui un aumento del 21% alla fine del 2010. (19) Nell’aprile di quest’anno, il PCC ha annunciato degli aumenti salariali annuali del 15%, “promettendo di raddoppiare i salari dei lavoratori durante il 12° piano quinquennale, dal 2011 al 2015.” (20)
I grandi aumenti dei salari e dei benefici per i lavoratori cinesi, in particolare i lavoratori migranti, è un duro colpo per le società straniere e rende la Cina un hub di manodopera a basso costo decisamente meno attraente per gli investitori stranieri. (21) Contrariamente alle azioni di uno Stato capitalista di fronte alle agitazioni operaie, che in genere consiste in piccole riforme o nella repressione brutale, la risposta della Cina è stata lanciare un’offensiva contro l’accumulazione della ricchezza delle società straniere, costringendole a pagare salari sostanzialmente più elevati.
Lo stato è uno strumento di oppressione di classe. Gli stati borghesi a malincuore compiono le riforme per la classe operaia, come il salario minimo, quando nessun altra azione è possibile. Il loro orientamento è verso il miglioramento delle condizioni della borghesia e la subordinazione del lavoro al capitale. Gli Stati proletari hanno il coraggio di sostenere e rispondere immediatamente alle esigenze collettive dei lavoratori, perché costituiscono la classe dirigente nella società. Una maggiore disponibilità da parte del PCC nell’affrontare e attaccare il capitale straniero nell’interesse della classe operaia, è il prodotto deliberato del successo del socialismo di mercato nello sviluppo delle forze produttive della Cina. Dopo aver risolto la contraddizione primaria delle forze produttive arretrate, il PCC sta preparando il terreno per la contraddizione tra capitale straniero e lavoro.
Per quanto riguarda invece la situazione macroeconomica, l’applicazione del socialismo di mercato della Cina ha portato a gravi disparità di reddito. Mentre è senza dubbio un difetto del ‘socialismo inferiore’, lo stato cinese prende molto sul serio questa contraddizione e ha annunciato una inedita campagna di spesa pubblica nel marzo 2011, volta a colmare il divario dei redditi. (22) Aumentando la spesa pubblica del 12,5% nel prossimo anno, il PCC assegnerà risorse pubbliche enormi “per l’istruzione, la creazione di posti di lavoro, i bassi redditi, gli alloggi, l’assistenza sanitaria, le pensioni e le altre assicurazioni sociali.” (22) Lungi dall’essere una mossa studiata per placare eventuali disordini sociali, questa spinta monumentale della spesa sociale dimostra l’orientamento costante dello stato cinese verso le classi proletaria e contadina.
Una posizione corretta sulla Cina richiede prima di tutto un esame globale della economia del paese, collocato nel contesto del percorso del PCC verso la modernizzazione. Concentrarsi troppo sull’economia di mercato della Cina e i suoi difetti, offusca i fatti più importanti, e cioè che la classe operaia e i contadini ancora dominano la Cina attraverso il PCC, e il successo della modernizzazione attraverso l’economia di mercato ha aperto la strada per ‘il socialismo superiore’.
La Cina applica il socialismo di mercato nei suoi rapporti con il Terzo Mondo, e svolge un ruolo importante nella lotta contro l’imperialismo.
Capire che i mercati sono un strumento neutro e non-intrinseco al capitalismo, e utilizzabile da capitalisti e socialisti è fondamentale per analizzare correttamente la posizione internazionale della Cina. A differenza delle caratteristiche dell’imperialismo-colonialismo, del neocolonialismo, del super-sfruttamento e della dipendenza, il socialismo di mercato della la Cina promuove la cooperazione, il progresso collettivo, l’indipendenza e lo sviluppo sociale. (23)
Anche se fonti di informazione borghesi denunciano i rapporti economici della Cina con l’Africa come ‘imperialistici’, questo è un riflesso della mentalità commerciale occidentale, che non riesce a capire le eventuali relazioni economiche in termini diversi dallo sfruttamento spietato. Il premier Wen Jiabao ha detto, in un vertice del 2006 al Cairo, che le relazioni commerciali cinesi-africane sono progettate per “aiutare i paesi africani a svilupparsi da soli e a offrire formazione ai professionisti africani”. (24) L’obiettivo del vertice, secondo Wen, è “la riduzione e la liquidazione dei debiti, l’assistenza economica, la formazione del personale e gli investimenti da parte delle imprese“(24), Wen continua:
Sul fronte politico, la Cina non interferisce negli affari interni dei paesi africani. Noi crediamo che i paesi africani hanno il diritto e la capacità di risolvere i propri problemi.”(24)
Questo non è l’atteggiamento dell’imperialismo. La dichiarazione di Wen, qui, nemmeno riflette la retorica dell’imperialismo. Gli Stati Uniti e i loro alleati in Europa, difendono costantemente il loro diritto di perseguire i propri interessi nelle altre nazioni, in particolare quelle nazioni che hanno ricevuto un sostanziale capitale occidentale. L’approccio della Cina è notevolmente diverso, in quanto utilizza il commercio come mezzo di sviluppo delle infrastrutture sociale africane sottosviluppate a causa di secoli di oppressione coloniale occidentale, e funziona soprattutto con una politica di non intervento. Ciò riflette l’impegno del PCC nella comprensione marxista-leninista dell’autodeterminazione nazionale.
I rapporti della Cina con l’Africa riflettono questi principi nella pratica.  Nel novembre 2009, la Cina ha promesso 10 miliardi di dollari in “prestiti preferenziali diretti verso programmi infrastrutturali e sociali” in tutto il continente africano. (25) Oltre a fornire le risorse per lo sviluppo infrastrutturale, “il finanziamento sarebbe servito ad eliminare i debiti” e “aiutare gli Stati ad affrontare il cambiamento climatico.” (25) Questi nuovi prestiti rappresentano un aumento del 79% negli investimenti diretti cinesi, che nella maggior parte si presentano sotto forma di “imprese cinesi per la costruzione di strade, porti, ferrovie, abitazioni e oleodotti.” (25)
Geopoliticamente, la Cina offre un campo internazionale completamente separato per le nazioni in conflitto con l’imperialismo degli Stati Uniti. Mentre gli Stati Uniti accrescono le tensioni con il Pakistan e continuano a violare la sua sovranità nazionale, sulla scia dell’assassinio di Osama bin Ladin, la Cina ha annunciato il 19 maggio 2011 che sarebbe rimasta un “partner affidabile” del Pakistan. (26) Il Premier Wen ha aggiunto, “l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale del Pakistan devono essere rispettati.” (26) Assieme ad un editoriale pubblicato lo stesso giorno, sul China Daily, il giornale ufficiale dello stato della Cina, dal titolo “Le azioni degli Stati Uniti violano il diritto internazionale“, su cui si possono facilmente vedere le gigantesche discrepanze tra il campo imperialista e la Cina. (27) Queste posizioni sono praticamente identiche alla minoranza degli accademici di sinistra negli Stati Uniti, come Noam Chomsky, e in netto contrasto con qualsiasi resoconto dominante sul coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Pakistan.
La Cina ha sempre agito come un baluardo contro l’aggressione degli Stati Uniti verso altri paesi socialisti, come la Corea del Nord e Cuba. (28) (29) Nel vicino Nepal e in India, la Cina ha fornito un sostegno geopolitico alle due insurrezioni comuniste, durante i rispettivi periodi di guerra popolare. (30) (31) Dopo che i maoisti nepalesi hanno vinto le elezioni parlamentari del Paese con una stragrande maggioranza, il Presidente Prachanda ha visitato la Cina, subito dopo avere prestato giuramento come Primo Ministro. (32) Anche in America Latina, la Cina ha forgiato profondi legami economici e militari con il presidente venezuelano Hugo Chavez, mentre il paese continua ad andare avanti nella resistenza all’imperialismo USA e ad avanzare verso il socialismo. (33)
Mentre la Cina ha i suoi difetti riguardo le relazioni con l’estero, in particolare il suo rifiuto di porre il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la Libia, persegue una politica estera qualitativamente diversa dagli altri paesi capitalisti. In termini di commercio, la Cina promuove l’indipendenza e l’autodeterminazione, laddove l’Occidente promuove dipendenza, sfruttamento e sottomissione. Geopoliticamente, supporta i movimenti popolari genuini contro l’imperialismo e fornisce supporto agli altri paesi socialisti esistenti. Si tratta di una politica estera di cooperazione profondamente influenzata dal marxismo-leninismo.
I marxisti-leninisti nel 21° secolo devono rigorosamente studiare i successi del socialismo cinese.
I paesi che hanno resistito all’assalto della controrivoluzione dopo la caduta dell’Unione Sovietica, devono studiare rigorosamente da marxisti-leninisti del 21° secolo. Ciascuno dei cinque paesi socialisti che persegue diversi percorsi di sopravvivenza offre delle lezioni, ma la Cina ha indiscutibilmente goduto del successo più grande.
Piuttosto che riecheggiare la menzogna controrivoluzionaria dei gruppi trotzkisti e della sinistra-comunista, circa la mancanza della Cina nell’impegnarsi alla loro definizione astratta e utopica di ‘socialismo’, i marxisti-leninisti devono abbracciare la Cina come un riuscito modello di socialismo, il cui potere economico supera quello del più grande dei paesi imperialisti. Alla base di tali falsità dei trotzkisti/sinistra comunista vi è un pessimismo cronico sul socialismo, che riflette il cinismo capitalista verso la rivoluzione proletaria. L’economia socialista della Cina è fiorente e più di 1/5 della popolazione mondiale è stata tolta dalla povertà, e la loro sciocca fazione irrilevante non è ancora al potere! Secondo loro, la Cina starebbe facendo qualcosa di sbagliato!
Naturalmente, i marxisti-leninisti sanno altrimenti. La Cina è un paese socialista ed è probabilmente il maggior successo economico nella storia. Questa realizzazione comporta enormi cambiamenti e dovrebbe spingere i marxisti-leninisti a studiare seriamente il modello e le opere di Deng Xiaoping. Ancora oggi, gli altri paesi socialisti stanno sperimentando variazioni del modello cinese e ottengono successi simili. Se il concetto di socialismo di mercato di Deng è una politica corretta per gli stati proletari che hanno forze produttive gravemente sottosviluppate, allora i rivoluzionari lo devono riconoscere come un contributo significativo al marxismo-leninismo.
Mentre la Cina ascende nella costruzione del ‘socialismo superiore’, i rivoluzionari di tutto il mondo dovrebbero guardare a Oriente per ispirarsi, mentre lottano per liberarsi dalle catene dell’imperialismo e per attualizzare la democrazia popolare.

Viva i contributi universali di Deng Xiaoping al marxismo-leninismo!
Stare con le masse cinesi e con il loro partito, nel processo entusiasmante della costruzione socialista!
Una rapida vittoria alla rivoluzione proletaria internazionale!

Note
(1) Mobo Gao, The Battle for China’s Past: Mao & The Cultural Revolution, Pluto Press, 2008, pg. 10
(2) Deng Xiaoping, “Uphold the Four Cardinal Principles”, 30 marzo 1979
(3) Deng Xiaoping, “The Working Class Should Make Outstanding Contributions to the Four Modernizations,” 11 ottobre 1978,
(4) V.I. (4) V.I. Lenin, “Role and Function of Trade Unions Under the New Economic Policy”, 30 dicembre 1921 – 4  gennaio 1922,
(5) V.I. Lenin, “The Tax in Kind”, 21 aprile 1921
(6) Deng Xiaoping, “Answers to the Italian Journalist Orianna Fallaci”, 21 agosto e 23 ottobre 1980
(7) Karl Marx, “Critique of the Gotha Programme“, Part I, maggio 1875
(8) Derek Scissors, Ph.D. “Liberalization in Reverse”, 4 maggio 2009, Fondazione Heritage
(9) John Lee, “Putting Democracy in China on Hold,” 28 maggio 2008, Center for Independent Studies
(10) World Bank, World Development Indicators, Gross Domestic Product
(11) Justin McCurry, Julia Kollewe, “China overtakes Japan as world’s second largest economy,” 14 febbraio 2011, The Guardian
(12) Pew Global Attitudes Project, “The Chinese Celebrate Their Roaring Economy as They Struggle with its Costs”, 22 luglio 2008, Pubblicato da The Pew Research Center
(13) Deng Xiaoping, “Excerpts from Talks Given in Wuchang, Shenzhen, Zhuhai and Shanghai”, 18 gennaio – 21 Febbraio, 1992
(14) Deng Xiaoping, “On Questions of Rural Policy”, 31 maggio 1980
(15) Jonathan Watts, “China vows to create a ‘new socialist countryside’ for millions of farmers,” 22 febbraio 2006, The Guardian
(16) Austin Ramzy, “China’s New Healthcare Could Cover Millions More”, 9 aprile 2009, TIME Magazine
(17) Jeremy Brecher, Tim Costello, Brendan Smith, “Labor Rights in China”, 19  dicembre 2006, Foreign Policy in Focus
(18) Xinhua, “New labor contract law changes employment landscape”, 2 gennaio 2008, Quotidiano del Popolo Online
(19) Jamil Anderlini, Rahul Jacob, “Beijing city to raise minimum wage 21%”, 28 dicembre 2010, Financial Times
(20) Caijing, “China Targets at Annualized Wage Rise of 15Pct”, 19 aprile 2011
(21) Zheng Caixiong, “Wage hike to benefit migrant laborers”, 3 marzo 2011,  China Daily
(22) Charles Hutzler, “China will boost spending, try to close income gap”, 6 marzo 2011, Associated Press, pubblicato su boston.com
(23) Dr. Armen Baghdoyan, “Part 1: The Relevance of Marx’s Das Kapital To the Contemporary Chinese Market Economy”, 26 aprile 2011, Nor Khosq
(24) Xinhua, “Chinese premier hails Sino-African ties of cooperation”, 18 giugno 2006 China View
(25) Mike Pflanz, “China’s $10 billion loan for African development ‘motivated by business not aid’”, 8 novembre 2009, The Telegraph
(26) Li Xiaokun, Li Lianxiag, “Pakistan assured of firm support”, 19 maggio 2011, China Daily
(27) Pan Guoping, “US action violates international law”, 19 maggio 2011, China Daily
(28) Andrew Salmon, “China’s support for North Korea grounded in centuries of conflict”, 26 novembre  2010, CNN
(29) Reuters, “China restructures Cuban debt, backs reform”, 23 dicembre 2010
(30) M.D. Nalapat, “China support spurs power grab by Maoists”, 4 maggio 2009, United Press International
(31) RSN Singh, “Maoists: China’s Proxy Soldiers”, luglio – settembre 2010,  Indian Defence Review, Vol. 25, Issue 3
(32) The Times of India, ”After Maoists, China woos Nepal’s communists”, 16 aprile 2009 
(33) Simon Romero, “Chávez Says China to Lend Venezuela $20 Billion”, 18 aprile 2010, The New York Times.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea che resiste! Il socialismo nella RPDC

Marxist-Leninist 19 gennaio 2012

Il 22 dicembre dello scorso anno, Fight Back! News, che spesso riflette le opinioni di Freedom Road Socialist Organization (FRSO), ha pubblicato un articolo straordinario sulla Corea del Nord e l’imperialismo degli Stati Uniti nella penisola coreana, dal titolo “Korea Stands Strong: Kim Jong-Il in Context“. Il brano ha svolto un tremendo lavoro delineando i progressi compiuti dal socialismo coreano e i problemi derivanti dalla continua occupazione occidentale della metà meridionale della nazione coreana. In risposta all’analisi approfondita di Fight Back!, insieme a due altri articoli del Partito per il Socialismo e la Liberazione (PSL) e del Workers World Party (WWP), David Whitehouse dell’Organizzazione Internazionale Socialista (ISO) ha pubblicato un pezzo contro Kim Jong-Il rispolverando le tipiche argomentazioni cliffite-trotzkiste contro il socialismo realmente esistente. ‘Socialism in One Dynasty’ pubblicato il 12 gennaio ha rimaneggiato le stesse linee anti-comuniste dell’ISO che caratterizzano il trotskismo.
La morte di Kim Jong-Il ha di nuovo stimolato la discussione nella sinistra sulla Corea Democratica con un elevato volume di propaganda anti-RPDC generata dall’occidente, ed è importante per i marxisti-leninisti registrare accuratamente i successi e le sfide della rivoluzione coreana. Il semplice fatto che la Corea del Nord sia sopravvissuta all’ondata della contro-rivoluzione che ha spazzato la maggior parte dei paesi socialisti, dimostra la forza e la resistenza delle masse coreane e la perseveranza della Corea Democratica di fronte alla schiacciante aggressione occidentale, richiede uno studio approfondito dai marxisti-leninisti del 21° secolo.

Corea divisa
Come l’articolo di Back Fight! News sottolinea, “La Corea è la sola nazione che sia stata forzatamente divisa dagli Stati Uniti subito dopo la seconda guerra mondiale.” (1) La Corea del Nord e la Repubblica di Corea esistono come due paesi distinti, ma il popolo coreano soddisfa tutte le caratteristiche di una nazione, “una comunità stabile di persone storicamente costituita, formata sulla base di una lingua comune, del territorio, della vita economica e psicologica che si manifesta in una cultura comune.” (2) Capire che la Corea non è due nazioni separate, è indispensabile per collocare le azioni della Corea del Nord nel loro contesto appropriato.
Temendo una popolarità diffusa della rivoluzione coreana nel nord e nel sud, gli Stati Uniti hanno continuato ad occupare militarmente la Repubblica di Corea dopo la Seconda Guerra Mondiale. I coreani furono esclusi dalla decisione di dividere il loro paese, e nonostante le promesse di eque elezioni nazionali volte alla riunificazione, gli Stati Uniti sono intervenuti in occasione delle elezioni della Corea del Sud, a favore del filo-occidentale e nazionalista di destra Syngman Rhee.
Molti studiosi e critici borghesi della Corea del Nord sostengono che l’Esercito Popolare di Corea (KPA), centrato nel nord, abbia avviato la guerra di Corea attraversando il 38° parallelo; l’atto viene spesso citato come l’inizio alla guerra di Corea. Se il KPA aveva mandato truppe in Corea del Sud il 25 giugno 1950, chiamarlo atto d’aggressione da parte di uno Stato sovrano nei confronti di un altro, legittima implicitamente la divisione imperialista della Corea alla conferenza di Potsdam nel 1945. Richard Stokes, ministro del lavoro britannico, si espresse così in un rapporto del 1950 sulle origini della guerra di Corea:
Nella guerra civile americana, gli americani non avrebbero mai tollerato per un solo momento la creazione di una linea immaginaria tra le forze del Nord e del Sud, e non vi può essere alcun dubbio quale sarebbe stata la loro reazione se gli inglesi fossero intervenuti in forze a favore del sud. Questo parallelo è pertinente, perché in America il conflitto non era solo tra due gruppi di americani, ma era tra due sistemi economici, come avviene in Corea.”(3)
Proprio come la guerra civile americana, qualsiasi cosiddetta aggressione da parte del Nord, era in realtà un tentativo di riunire una nazione divisa da una potenza straniera imperialista. Le critiche delle azioni della Repubblica Democratica della Corea in occasione dell’avvio del conflitto, dovrebbero condannare anche il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln e l’esercito dell’Unione, per l’invio di rifornimenti per Fort Sumter alla vigilia dell’esplosione della guerra civile americana, la scintilla che de facto ha avviato il conflitto.
Naturalmente, i marxisti-leninisti sostengono gli sforzi di riunificazione del Nord, sia nella guerra civile americana che nella guerra di Corea, perché erano storicamente progressisti e rivoluzionari. La Corea fu occupata da un governo straniero imperialista, al momento dell’incursione del KPA nel sud, come i colonizzatori giapponesi avevano occupato il paese nei precedenti 35 anni. Come tale, l”invasione’ del KPA della Corea del sud è stata una campagna di una più grande lunga lotta per la liberazione nazionale, che era iniziata come lotta anticoloniale contro il Giappone imperiale.
L’occupazione straniera della Corea continua ancora oggi, e i marxisti-leninisti devono valutare le azioni della Corea del Nord nel quadro della lotta in corso per la liberazione nazionale. Le 28.000 truppe statunitensi di stanza in modo permanente nella Repubblica di Corea, attestano che il dominio imperialista continua sulla metà meridionale della nazione coreana.

Le vergognose calunnie sul socialismo coreano
Sebbene l’articolo dell’ISO fosse pieno di attacchi contro i marxisti-leninisti e la loro posizione sulla Corea del Nord, non aveva presentato nessuna confutazione all’articolo di Back Fight! News, un’omissione di per sé molto eloquente. La cosa più vicina a una confutazione di Whitehouse a tale articolo, era il seguente passaggio:
“FRSO, per esempio, si sofferma su un sistema di servizi sociali che comprende la copertura sanitaria universale e l’istruzione, così come l’alloggio gratuito.  Questo dato è notevole per un paese dalle limitate risorse come la Corea del Nord. Non è sorprendente, tuttavia, per un paese dove lo Stato controlla tutto.  Lo Stato fornisce assistenza sanitaria, istruzione e alloggio, perché non ci sono istituzioni al di fuori dello Stato, a meno che non si conti il Partito dei Lavoratori di Kim, che è legato allo Stato e permea tutti gli aspetti della vita della Corea del Nord.” (4)
Si noti che Whitehouse non contesta le affermazioni dell’articolo su Fight Back! relative al socialismo coreano. Whitehouse sostiene la scomoda posizione di ammettere che il dato dei servizi sociali della RPDC è ‘straordinario’, una sbalorditiva ammissione per un’organizzazione la cui dichiarazione di principi sostiene che, in realtà, i paesi socialisti già esistenti, come la Corea Democratica, “non hanno nulla a che fare con il socialismo.” (5) Al contrario, l’ISO tenta di minimizzare questi notevoli risultati, notando che lo Stato è l’unica entità organizzata nella società coreana in grado di fornire questi servizi.
Naturalmente questo pone una serie di domande: quale altro ente organizzato secondo l’ISO dovrebbe fornire questi servizi sociali essenziali nella Repubblica Democratica del Corea? Ritornando alla fonte, insieme con la Freedom Road Socialist Organization e altri marxisti-leninisti di tutto il mondo, sostiene la decisione dei governi socialisti di utilizzare il socialismo di mercato fortemente regolamentato per sviluppare le forze produttive, fornendo beni e servizi al popolo. Tuttavia, l’ISO rifiuta esplicitamente la strategia intrapresa da Cina e Cuba lo scorso anno, come prova ulteriore del ‘capitalismo di stato’ dei paesi. (6) Cosa dunque, in termini concreti, l’ISO piacerebbe vedere fuori dallo stato democratico coreano, se è già d’accordo sul fatto che i suoi servizi sono ‘notevoli’, lamentandosi che non esistano soggetti privati nel fornire questi servizi altrimenti, se allo stesso tempo rifiuta l’applicazione dei mercati fortemente regolamentati nei paesi socialisti?
C’è una risposta a queste domande, ma la verità non favorisce l’ISO. Le fazioni trotzkiste – i materialisti non dovrebbero mai fare riferimento a queste piccole organizzazioni come a dei partiti in senso marxista-leninista – non hanno mai guidato le masse verso la rivoluzione, proprio perché capiscono il socialismo e la rivoluzione solo in termini utopici. L’ISO non crede che la Corea democratica sia un paese socialista perché il PLC non è all’altezza del suo astratto, e spesso dogmatico, catechismo di Marx che usa nei suoi appelli ai comunisti per ‘vincere la battaglia per la democrazia’. (4) Ripetono fino alla nausea che il socialismo è una società in cui i lavoratori controllano i mezzi di produzione, ma il loro idealismo gli impedisce di riconoscere che una società rivoluzionaria come la Corea del Nord, sebbene imperfetta, ha già raggiunto tale scopo.
Nell’esaminare la Corea Democratica, dobbiamo valutare criticamente i suoi successi, ma solo nel contesto dell’aggressione imperialista insopportabile che si trova ad affrontare da parte degli Stati Uniti e della Repubblica di Corea. La Corea del Nord continua ad incontrare difficoltà nella costruzione socialista, ma la maggior parte di questi problemi derivano dalle sfavorevoli condizioni esterne e dall’aggressione imperialista. Dal momento della cessione delle ostilità nel 1953, gli Stati Uniti hanno “mantenuto sanzioni economiche globali contro la Corea del Nord.” (7) L’accesso ai beni essenziali e al cibo è fortemente limitato dagli Stati Uniti e dal Giappone, che hanno interrotto l’invio di riso in Corea del Nord nel 2003.
Mentre l’articolo di Whitehouse concede qualche parola alle sanzioni imposte alla Corea Democratica, insieme con l’eredità continua della distruzione causata dalla guerra di Corea, ha respinto queste condizioni avverse come un modo “per giustificare il comportamento del regime nazionale, agitando l’accusa che si tratta di una dittatura oppressiva.”(4) In effetti, il fatto che qualsiasi menzione della guerra di Corea sia limitata a quattro punti nell’articolo di 46 paragrafi, dimostra che l’ISO è più interessata a calunniare la RPDC e  a supportare la loro falsa linea sul capitalismo di Stato, piuttosto che applicare una rigorosa analisi dialettica materialista del socialismo coreano.
Come l’articolo di Back Fight! News ha opportunamente sottolineato, non si può capire la Corea del Nord senza un comprensione marxista-leninista della questione nazionale, che porta alla conclusione innegabile che la Corea è una nazione unica, occupata da una forza imperialista dalla fine delle ostilità nel 1953. La spesso fraintesa ‘segretezza’ del governo coreano, ha perfettamente senso alla luce della minaccia di distruzione imminente che si trova ad affrontare in tutta la zona di confine smilitarizzata.

Il socialismo coreano in azione
I marxisti-leninisti devono studiare le carenze della Repubblica Democratica della Corea, ma devono anche lodare con entusiasmo i successi eccezionali compiuti dalla rivoluzione coreana. Come Bruce Cumings, professore di storia coreana presso l’Università di Chicago, sottolinea nel suo libro del 2003, North Korea: Another Country, “La Corea moderna è emersa da una società grandemente divisa in classi e la più stratificata sulla faccia della terra, quasi arroccata nella sua gerarchia ereditaria.”(3) Cumings osserva che la schiavitù riguardava sempre il 60-90 percento della società, fino alla sua abolizione nel 1894, quando la maggior parte degli schiavi furono trasformati in contadini feudali governati dai feudatari coreani, e alla fine giapponesi. (3)
L’espulsione del colonialismo giapponese nella seconda guerra mondiale e l’instaurazione del socialismo nel nord, hanno messo fine a queste enormi disparità di classe e abusi da parte delle classi sfruttatrici. Cumings cita i rapporti di sicurezza statunitensi sulla situazione rivoluzionaria in Corea, per dimostrare che “per coloro definiti come contadini poveri e medi, non solo la loro vita era migliorata, ma erano diventati una classe privilegiata.” (3) L’impegno del PLC nel supportare la rivoluzione socialista, si è riflesso nella sua composizione di classe al momento della sua fondazione, in cui “i lavoratori costituivano il 20 per cento degli aderenti, i contadini poveri il 50 per cento, e i samuwon [colletti bianchi] il 14 per cento.” (3)
La rivoluzione coreana ha dato ai lavoratori e contadini poveri senza terra delle opportunità che erano impensabili nelle passate condizioni oppressive. Cumings scrive ancora: “In qualsiasi momento prima del 1945, era praticamente inconcepibile per dei contadini poveri ignoranti diventare funzionari statali o ufficiali dell’esercito. Ma in Corea del Nord, tale carriera è diventata normale.“(3) Rileva inoltre che matrimoni inter-classisti sono diventati normali, comuni e diffusi con la costituzione della Repubblica Democratica di Corea, e l’accesso educativo aperto a tutti i settori della società.
Sulla questione vitale della riforma agraria, il PLC ha avviato un processo graduale ma costante di conversione delle terre di proprietà privata in organizzazioni cooperative. A partire dal processo di ricostruzione post-bellica nel 1953, solo l’1,2% delle famiglie contadine erano organizzate come cooperative, che coprivano solo lo 0,6% della superficie totale. (13)  Nell’agosto del 1958, il 100% delle famiglie contadine era stato convertito in cooperative, coprendo il 100% della superficie totale. (13) Ellen Brun, un’economista il cui studio del 1976 sulla Corea socialista rimane il più completo fino ad oggi, scrive che “Nonostante la mancanza di moderni mezzi di produzione, le cooperative – con l’assistenza efficace dello stato – molto presto dimostrarono la loro superiorità ai singoli agricoltori, convincendo alla fine i contadini in passato riluttanti a partecipare al movimento.”(13)
Spesso causa di critiche dei comunisti di sinistra, dei trotskisti e degli anticomunisti, la collettivizzazione in Corea del Nord non ha prodotto alcuna carestia o fame di massa. Infatti, “in nessun momento della cooperativizzazione si ebbe una diminuzione del prodotto agricolo. Al contrario, il processo è stato accompagnato da un costante aumento della produzione” (13) Citando le statistiche della produzione alimentare, Brun mostra un forte aumento da circa 2,9 milioni di tonnellate, nel 1956, a 3,8 milioni di tonnellate nel 1960. (13)  A causa della spinta della Corea democratica all’autosufficienza, il PLC mise il paese sul percorso per aumentare la propria produzione alimentare in modo costante, nutrendo l’intero paese.
I comitati popolari locali, dove ogni lavoratore coreano può partecipare, eleggono la leadership per orientare la produzione agricola e collaborano con le autorità nazionali per coordinare l’efficienza nazionale. (13) Questi comitati popolari sono il mezzo principale con cui “il Partito rimane in contatto con le masse nelle varie fattorie collettive, consentendogli di sondare l’opinione pubblica sulle questioni che riguardano le politiche del Comitato del popolo verso il paese.” (13) Nel 1966, il PLC ha introdotto il “sistema di gestione di gruppo“, dove “gruppi da dieci a venticinque agricoltori, organizzano unità di produzione, ognuna responsabile definitivamente di una certa area di terreno, con un determinato compito o un certo strumento di produzione.”(13) Questo rappresenta un altro strumento di democrazia popolare attuato nella produzione socialista coreana.
Nessun antagonismo grave tra la campagna e i centri industriali si è sviluppato nel processo di costruzione del socialismo nella Repubblica Democratica del Corea. Osserva Brun che “decine di migliaia di uomini smobilitati e molti laureati e diplomati, nonché alunni delle scuole medie, vanno in campagna nelle stagioni di raccolto, e prestano aiuto per milioni di giornate di lavoro“, tutto volontariamente e senza costrizione da parte dello Stato. (13)
La cosa più importante, la costruzione del socialismo coreano ha riorganizzato la produzione industriale con e nell’interesse del proletariato coreano precedentemente espropriato. Sulla base della linea di massa – il metodo marxista-leninista di organizzazione, “sia causa che effetto della politicizzazione e del coinvolgimento delle masse nel processo di sviluppo economico e della costruzione socialista” – il PLC ha implementato il sistema di lavoro Daean, nel dicembre 1961. (13) In contrasto al sistema passato, in cui i manager venivano nominati unilateralmente a dirigere un luogo di lavoro da un membro del partito unico, “Il comitato di fabbrica del partito assume la massima autorità, a livello di impresa” nel sistema di lavoro Daean. (13) Brun descrive ulteriormente questo sistema, che citiamo estesamente:
Modi di risolvere le questioni che incidono sulla produzione e le attività dei lavoratori, nonché le modalità di esecuzione delle decisioni, si ottengono attraverso discussioni collettive in seno al comitato di fabbrica, i cui membri sono eletti dai membri del partito nella fabbrica. Per essere efficace questa commissione deve essere relativamente piccola, dal numero adeguato a seconda della dimensione dell’impresa. Nello stabilimento elettrico di Daean, con una forza lavoro di 5.000, il comitato di fabbrica del partito è composto da 35 membri che si riuniscono una o due volte al mese, mentre i 9 membri del comitato esecutivo si tengono in contatto continuo. Il sessanta per cento dei suoi membri sono addetti alla produzione, mentre il resto rappresenta una sezione trasversale di tutte le attività di fabbrica, compresi funzionari, dirigenti, vice dirigenti, ingegneri, tecnici, rappresentanti della lega delle donne,  membri della Lega della gioventù, membri del sindacato e impiegati dell’ufficio. La sua composizione dà così accesso a tutti gli aspetti socio-economici dell’impresa e alla vita dei suoi lavoratori.
Questo comitato è diventato quello che viene chiamato il ‘volante’ del gruppo industriale, avviando attività di sensibilizzazione ideologica e mobilitando i lavoratori nell’attuare le decisioni collettive e raggiungere l’obiettivo di produzione. Attraverso il suo collegamento con il partito che ha un quadro chiaro delle politiche globali e degli obiettivi, nonché dell’esatta funzione dell’impresa individuale nel contesto nazionale. In altre parole, questa configurazione garantisce che la politica abbia la priorità.”(13)
Lontano dalle caratterizzazioni semplicistiche e farsesche di Whitehouse e dell’ISO sulla Corea del Nord come “paese dove un uomo detiene il potere dittatoriale e la stragrande maggioranza della popolazione vive in povertà“, questo modello di organizzazione socialista rappresenta il massimo impegno per la democrazia operaia. (4) I lavoratori hanno la direzione e la supremazia nella produzione e interagiscono dialetticamente con lo stato progettando e realizzando la produzione collettivista in nome di tutto il popolo coreano.
Il posto di lavoro nella Repubblica Democratica del Corea non è semplicemente un luogo per la produzione, ma come sottolineato dal metodo dell’organizzazione Daean, un centro di educazione e di arricchimento. Dopo il 1950, “scuole di lavoro” organizzate iniziarono ad emergere nei luoghi di lavoro specifici, dove i lavoratori parteciparono ai programmi scolastici medi e superiori, mentre  lavoravano nel settore industriale, al fine di prepararsi a proseguire gli studi superiori. (13)
Il socialismo coreano ha raggiunto un livello impressionante di vita per il popolo coreano, prima del crollo del suo principale partner commerciale, l’Unione Sovietica, nel 1991. Come lo studioso indipendente Stephen Gowans sottolinea nel suo articolo del 2006, “Capire la Corea del Nord“, la Corea Democratica ha goduto di un tenore di vita comparabile ai suoi vicini del sud fino agli anni ’80. (14) Vivendo con uno stile di vita spartano, il popolo coreano fin dal 1967 era quasi autosufficiente in termini di industria leggera e beni di consumo, con merci come tessuti, biancheria intima, calze, scarpe e bevande alcoliche che divenivano sempre più disponibili a ogni cittadino. (13)
L’industria pesante, tuttavia, è rimasta “la spina dorsale dell’economia“, secondo Brun. Nota che “nonostante l’aiuto dei paesi del blocco socialista potesse essere stato notevole, all’inizio del periodo di riabilitazione, pochi anni più tardi – dopo l’anno record del 1954 – questo aiuto estero era cominciato a diminuire, e la Corea del Nord a poco a poco diventava autosufficiente”. (13) A causa della politica commerciale provocata dalla crisi cino-sovietica, la Corea del Nord a poco a poco perse una parte dell’aiuto ricevuto dall’Unione Sovietica. Tuttavia, è riuscita a sviluppare sostanzialmente la propria industria pesante, progredendo del 51,7% nella produzione industriale dal 1953-1955. (13)
Il socialismo coreano ha subito una battuta d’arresto tremenda nel 1991, con il crollo dell’Unione Sovietica e della maggior parte del blocco socialista.  Resistente come sempre, la nazione ha perseverato in questi anni difficili, nonostante affrontasse carestie, condizioni meteo atroci e l’accesso al commercio internazionale bloccato dalle potenze imperialiste occidentali. (14)  Stabilizzatasi la Corea Democratica, il suo impegno a una genuina democrazia operaia continua a rimanere più fermo che mai.

Kim Jong-Il e la grande importanza di una Corea nucleare
Ciò che ci dice molto è la scelta dell’ISO di non attaccare la tesi secondo cui la Corea Democratica, acquisendo armi nucleari, apporti uno sviluppo essenziale e positivo nella sicurezza a lungo termine della costruzione del socialismo  coreano. Dato che le capacità nucleari sono un aspetto importante dell’articolo di Back Fight! News, la scelta di Whitehouse nel non impegnarsi in questa linea di ragionamento è stata deliberata e consapevole, causata dalle scomode carenze della linea politica contro-rivoluzionaria dell’ISO. Dall’aritcolo di Fight Back! News:
L’importanza dell’acquisizione di armi nucleari da parte della Corea Democratica non può essere sopravvalutata. Nel 2005, gli Stati Uniti avevano presentato un ultimatum alla Libia e alla Corea del Nord, chiedendo di cedere i loro programmi di armi nucleari e di cooperare con l’imperialismo occidentale nella ‘guerra al terrore’. Il capo dello Stato libico Muammar Gheddafi rispose positivamente. Kim Jong-Il ha mostrato agli Stati Uniti il dito medio. Mentre ci avviciniamo alla fine del 2011, dopo aver assistito alla brutale invasione NATO della Libia e al rovesciamento del governo di Gheddafi, è dolorosamente chiaro che ha fatto la scelta giusta.”(1)
Perfino giornalisti borghesi come Tad Daley del Christian Science Monitor, sono d’accordo con questa valutazione di Fight Back! News. In un pezzo del 13 ottobre 2011, dal titolo “Lezione nucleare dalla Libia: non siate come Gheddafi, ma come Kim“, Daley scrive:
Se la Libia avesse posseduto la capacità, oh, di cancellare una grande base militare statunitense in Italia, o di vaporizzare un intero “Gruppo Portaerei” degli USA al largo della costa meridionale della Francia, quasi certamente avrebbe dissuaso Washington (per non parlare di Roma e Parigi) da un’azione militare. Se il regime libico avesse voluto garantire la propria sopravvivenza, quindi proprio come la Corea del Nord, avrebbe dovuto sviluppare un deterrente nucleare piccolo, resistente e abbastanza letale da infliggere danni inaccettabili per qualsiasi aggressore“. (8)
Il fatto che entrambi i leader, Gheddafi della Jamahiriya libica e Kim della Repubblica democratica della Corea, siano morti nello stesso anno in modi radicalmente diversi, fornisce un interessante contrasto. Gheddafi è stato estromesso dopo che dei ribelli sostenuti dagli imperialisti hanno lanciato una campagna razzista per rovesciare il governo rivoluzionario del Nord Africa, riuscendoci proprio a causa degli interventi della NATO. È morto linciato, ferito, sodomizzato, torturato e giustiziato in un canale di depurazione fangoso, senza processo.
Kim, d’altra parte, è morto pacificamente per un attacco di cuore sul treno,  andando ad un’ispezione di una fabbrica e in un incontro pubblico con i lavoratori coreani. Mentre la sua morte ha addolorato il popolo coreano, da Pyongyang a Pechino e oltre, la rivoluzione coreana continua e non mostra segni di esitazione. La vicinanza della Cina alla Corea è un fattore di sicurezza continua per la Corea Democratica, ma nulla trattiene i militari statunitensi da una vera e propria guerra per rovesciare il PLC, più della minaccia di una bomba nucleare, potendo distruggere una delle loro molte basi militari nella Repubblica di Corea. Il fatto che gli imperialisti non possono trasformare una operazione false-flag, come il cosiddetto ‘incidente Cheonan’ dell’anno scorso, in un incidente stile Golfo del Tonchino, causando una seconda guerra coreana, è dovuto alla deterrenza nucleare che la leadership di Kim Jong-Il ha reso possibile. (9)
L’ISO non può impegnarsi su questo argomento. E’ oggettivamente vero e offre forse la migliore prova dei contributi rivoluzionari di Kim Jong-Il al socialismo coreano. Criticando duramente il PLC per aver aggressivamente e segretamente perseguito un programma nucleare militare, invitano a criticare ancor più duramente la loro ridicola linea sul conflitto libico, che ha messo al centro gli appelli a rovesciare Gheddafi, piuttosto che condannare l’invasione della NATO.
Nutrita dall’ideologia cliffita-trotzkista, l’ISO ha una lunga storia di sostegno al rovesciamento dei governi rivoluzionari, che raggiunse il culmine nel 1991 quando la loro setta chiamò la caduta dell’Unione Sovietica un evento che “dovrebbe dare gioia ad ogni socialista autentico.”(10) Più di recente, l’ISO ha trascorso le fasi iniziali del conflitto libico ignorando la direzione palesemente filo-occidentale della contro-rivoluzione, che era iniziata a Bengasi, e minimizzando il terrorismo sistematico e razzista praticato dai “ribelli”. (11) Dopo che la NATO l’ha invasa, questa setta cliffita-trotzkista ha continuato a sostenere la linea ‘cacciare Gheddafi’ come suo centro focale, dimostrando ancora una volta e di nuovo, in pratica di funzionare de facto come una copertura a sinistra dell’imperialismo.
Imbarazzante, il gruppo non si è mai ritirato da questa linea e in modo scorretto ha riassunto la contro-rivoluzione libica come un movimento progressista co-optato dalla NATO. Anche dopo la morte di Gheddafi e la prova inevitabile che questi ribelli contro-rivoluzionari erano sostenuti dall’Occidente fin dall’inizio, il leader dell’ISO Alan Maass, ancora eseguiva una ginnastica logica per provare a spacciare la loro linea fasulla in qualcosa che assomiglia all’anti-imperialismo, sostenendo che, pur essendo vittima di una invasione imperialista per rovesciare il suo governo, Gheddafi era in realtà un fantoccio dell’Occidente. (12)
Chiunque legga il pezzo di Whitehouse riguardo Kim Jong-Il, dovrebbe riassumere questo come un’ammissione della sconfitta dell’ISO, sia per la sua linea sulla Libia che per la linea verso la Corea Democratica. I marxisti-leninisti possono avanzare una critica al governo di Gheddafi per aver ceduto il suo programma per le armi nucleari, di fronte alle enormi pressioni dell’Occidente, ma ciò significa che la scelta di Kim Jong-Il nel continuare a perseguire le armi nucleari è stato, senza dubbio, il percorso corretto. Daley si esprime così:
Ma invece, Gheddafi è stato sedotto dalle lusinghe dell’Occidente. Abbandona le armi di distruzione di massa, hanno detto, e sarai il benvenuto nella comunità internazionale. La Libia lo fece alla fine del 2003. E in retrospettiva, ha detto la Corea del Nord, era ormai chiaro che questo era stato null’altro che “una tattica per disarmare il paese” da parte dell’Occidente. Perché non appena il defunto Gheddafi compi delle azioni che erano dispiaciute ai padroni occidentali della Libia, il martello del più potente esercito del mondo sviluppato l’ha colpito.” (8)
Il fallimento dell’ISO nell’avanzare qualsiasi tipo di rifiuto – o qualsiasi menzione sulla questione nucleare – dimostra ancora una volta la comprensione non-materialista del socialismo da parte dell’ISO, sia nella teoria che nella pratica.

Il dolore delle masse in Corea del Nord
Centrale nell’attacco dell’ISO alla posizione marxista-leninista della Corea democratica, è la critica del sovente propagandato ‘culto della personalità’ che circonda Kim Jong-Il. Whitehouse la mette così:
“E’ vero che i rituali coreani, e la vita quotidiana dei coreani del resto, sono emotivamente espressivi, più di quelli cinesi o giapponesi. Ma è un’altra cosa  dire che era semplicemente “tradizionale” radunare centinaia di migliaia di persone al freddo per piangere la morte dei capi di Stato, all’ombra dei monumenti e delle foto che li ritraggono dieci o 100 volte la loro dimensione in vita. Ciò sembra “orchestrato”. E per quanto riguarda i soldati che marciano in formazione con le loro armi in imponenti colonne, non hanno dovuto esercitarsi?” (4)
Naturalmente, l’esclusione di una qualsiasi seria confutazione all’articolo di Back Fight! News dice ai marxisti-leninisti molto sulla natura artificiosa della linea politica dell’ISO. Affrontando le accuse che le dimostrazioni di dolore di massa sono una ‘messa in scena’ dell’Esercito Popolare di Corea (KPA), l’articolo di Fight Back! inizia con un aneddoto in un ristorante coreano a Pechino, lontano dagli occhi del KPA. Qui mi limiterò a citare estesamente l’articolo per illustrare il contrasto:
La mattina del 19 dicembre è iniziata come un normale Lunedì per il personale coreano del ristorante Dang Hae Hwa di Pechino. Il personale ha dato il benvenuto ai clienti affamati davanti alla porta, gli chef durante la preparazione hanno iniziato la loro raffinata selezione di kimchi e altri piatti coreani, e le cameriere e camerieri hanno cominciato a prendere le ordinazioni per i loro ospiti. Tutto questo è cambiato quando un reporter di un quotidiano cinese aveva citato, in una conversazione con una cameriera, che Kim Jong-Il, il capo di Stato della Repubblica democratica popolare di Corea (DPRK), era morto quella mattina per un attacco di cuore. In pochi minuti, l’intero staff coreano – dai camerieri ai cuochi in cucina – scoppiarono in lacrime e, dopo essersi scusati con i clienti, hanno chiuso il ristorante subito, così che potessero piangere insieme per la tragedia nazionale.
A diverse migliaia di chilometri di distanza, a Pyongyang, la tristezza di massa come quella avutasi in questo ristorante di Pechino, ha spazzato la capitale mentre uomini, donne e bambini – dal funzionario di partito più apprezzato al lavoratore d’acciaio – sono scesi in piazza per piangere la morte di Kim.” (1)
Questo è tremendamente scomodo per l’immagine che l’ISO vuole dipingere. Da un lato, non ha senso che un esercito possa costringere un’intera nazione a piangere all’unanimità e a mostrare pubblicamente dolore. Tuttavia, l’aneddoto del ristorante a Pechino, inficia enormemente le rivendicazioni di Whitehouse, dal momento che questi dipendenti del ristorante – sopraffatti dal dolore al punto di chiudere subito la cucina – si troverebbero a non dover affrontare alcuna ripercussione per non aver mostrato dolore.
Whitehouse attacca il FRSO utilizzando una riconfigurazione patetica delle argomentazioni proposte nell’articolo di Back Fight! News, che si possono classificare solo come quelle di un disonesto uomo di paglia. Piuttosto che impegnarsi nelle argomentazioni di Fight Back!, ri-scrive le loro argomentazioni per mostrare l’aneddoto citato quale prova “per certificare delle credenziali democratiche a un regime che a tutti gli altri sembra una autocrazia.” (4)
Mentre l’articolo di Fight Back! News così come questo autore, concordano sul fatto che il socialismo coreano è estremamente democratico, l’ultimo paragrafo esprime l’argomento centrale di questo pezzo:
Perché i coreani piangono la morte di Kim Jong-Il? E’ a causa della sua coraggiosa sfida al dominio degli Stati Uniti, il suo impegno per la riunificazione e le realizzazioni del socialismo reale. Di fronte a coloro che supportano la guerra per lo sfruttamento e l’oppressione, le decisioni di Kim rappresentato le aspirazioni di lavoratori, contadini, donne e bambini coreani – della Nazione Unita coreana – alla libertà. Anche se Kim Jong-Il è morto, il popolo coreano continua a marciare in avanti alzando la bandiera della riunificazione nazionale, dell’autodeterminazione e della rivoluzione.”(1)
Lungi dall’essere semplicemente la certificazione delle credenziali democratiche della Corea del Nord, la dimostrazione di massa del dolore da parte del popolo coreano, dimostra la diffusa comprensione delle conquiste del socialismo coreano e la lotta instancabile per la riunificazione nazionale.

Gulag nordcoreani?
Al centro dell’anticomunismo dell’ISO vi è una forte dipendenza dalle fonti borghesi, che si sono dimostrate incapaci di sopportare l’esame materialista più semplice. Per esempio, Whitehouse attacca l’articolo di Fight Back! News  dicendo che il titolo, “La Corea resta forte“, si riferisce alla forza dello Stato. “Quello stesso stato che mantiene 200.000 prigionieri politici, secondo Amnesty International. Quello stesso stato che ha ucciso tre cittadini nordcoreani che tentavano di attraversare il confine con la Cina, a fine  dicembre.”(4)
Un esame più attento del sistema carcerario in Corea del nord, indicato come un ‘gulag’ dalla borghesia e dall’ISO – viene ironicamente dallo storico borghese Bruce Cumings. Nel suo libro del 2004, North Korea: Another Country, osserva che la maggior parte delle affermazioni sul sistema penale coreano sono grossolanamente esagerate. Ad esempio, osserva che “i criminali comuni che commettono reati minori e di minutaglia [sic] che per una incomprensione del loro posto nella famiglia dello stato, hanno commesso reati politici di basso livello, vanno nei campi di lavoro o nelle miniere per lavorare duro con vari periodi di detenzione, l’obiettivo è rieducarli.”(3) Questo riflette una visione materialista delle radici della criminalità, derivanti in gran parte dalle condizioni materiali di una persona e dalle idee errate, che possono cambiare attraverso il mutamento delle condizioni di una persona. E’ importante notare che la stragrande maggioranza dei criminali nel sistema penale coreano, ricadono in questa categoria, e quindi l’obiettivo è riabilitare e rieducare, in contrasto con le finalità punitive del sistema penale statunitense.
Cumings rileva il contrasto tra il sistema della giustizia penale della Corea Democratica e quello degli Stati Uniti, soprattutto in termini di contatto con un prigioniero e di sostegno della famiglia. Scrive:
Gli Acquari di Pyongyang sono una storia interessante e credibile, proprio perché, nel complesso, non fornisce quel resoconto terribile della repressione totalitaria che i suoi editori francesi volevano dare, e invece suggeriscono che dopo un decennio di carcere, ma con la famiglia vicina, è stato in grado di sopravvivere e senza necessariamente che ciò ne ostacolasse l’adozione dello status d’élite derivante dalla residenza a Pyongyang e dall’ingresso all’università. Nel frattempo abbiamo un infinito e sterminato gulag pieno di neri nelle nostre prigioni, incarcerando più del 25 per cento di tutti i giovani neri.“(3)
Il fatto che la permanenza nel sistema coreano penale non si traduca in castigo sociale, come avviene nei paesi capitalisti, riflette un forte contrasto con i sistemi penali capitalistici. Utilizzando la propria famiglia come una rete di sostegno, lo Stato incoraggia la rieducazione politica e apre l’opportunità ai detenuti riabilitati di rientrare nella società coreana, come cittadini a pieno titolo.
In sé e per sé, lo scritto di Whitehouse sul socialismo coreano non vale lo spazio che occupa, perché non ha argomenti seri contro il pezzo di Fight Back! News a cui doveva rispondere. Tuttavia, resta importante per i marxisti-leninisti confrontarsi con la miscela unica ed inquietante dell’anticomunismo  di sinistra dell’ISO, quando si attivano per difendere le conquiste del popolo coreano.
Nonostante le sue sfide e carenze, la Corea Democratica è uno degli ultimi paesi rimasti in cui i lavoratori sono in grado di controllare la società collettivamente come una classe. Essendo uno dei paesi socialisti sopravvissuti  alla caduta dell’URSS, i marxisti-leninisti devono studiare e imparare dalla resistenza del popolo coreano.

Viva la rivoluzione coreana!
Giù le mani dalla Corea del Nord!
Una sola Corea!

(1) “Korea stands strong: Kim Jong-Il in context,” Fight Back! News, 21 dicembre 2011
(2) Josef Stalin, Marxism & the National Question, “1. The Nation,” 1913
(3) Bruce Cumings, North Korea: Another Country , The New Press, New York, 2004.
(4) David Whitehouse, “Socialism in one dynasty,” Socialist Worker, 12 gennaio 2011
(5) “Where We Stand,” The International Socialist Organization, Socialist Worker
(6) Ahmed Shawki, “China: Deng’s Legacy,” International Socialist Review, Issue 2, Fall 1997
(7) Dianne E. Rennack, “North Korea: Economic Sanctions,” Congressional Research Service, 24 gennaio 2003
(8) Tad Daley, “Nuclear lesson from Libya: Don’t be like Qaddafi. Be like Kim,” The Christian Science Monitor, 13 ottobre 2011
(9) Stephen Gowans, “US Ultimately to Blame for Korean Skirmishes in the Yellow Sea,” what’s left, 5 dicembre 2010
(10) Socialist Worker , September 1991; Quoted by Workers Vanguard, No. 866, 17 Marzo 2006, “Parliamentary Cretinism ISO Goes All the Way with Capitalist Greens”.
(11) Socialist Worker , editorial, March 9, 2011, “The US is no friend to the Libyan uprising
(12) Alan Maass, Lance Selfa, “Washington celebrates Qaddafi’s death,” Socialist Worker, 24 ottobre 2011
(13) Ellen Brun, Jacques Hersh, Socialist Korea: A Case Study in the Strategy of Economic Development, 1976, Monthly Review Press, New York e London
(14) Stephen Gowans, “Understanding North Korea,” what’s left, 5 novembre 2006

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Il boom economico dell’Eurasia e la Geopolitica: il ponte terrestre della Cina verso l’Europa: L’alta velocità ferroviaria Cina-Turchia

F. William Engdahl,Global Research, 27 aprile 2012

La prospettiva di un boom economico eurasiatico senza precedenti, che duri fino al prossimo secolo e oltre, è a portata di mano. I primi passi che vincolano il vasto spazio economico sono stati fatti con numerosi e poco pubblicizzati collegamenti ferroviari che connettono Cina, Russia, Kazakistan e parti dell’Europa occidentale. Sta diventando chiaro a più persone in Europa, Africa, Medio Oriente e Eurasia, tra cui Cina e Russia, che la loro naturale tendenza a costruire questi mercati si trova di fronte a un solo grande ostacolo: la NATO e la completa ossessione per la Spectrum Dominance del Pentagono degli Stati Uniti. Le infrastrutture ferroviarie sono una chiave importante per la costruzione di nuovi grandi mercati economici, in tutta l’Eurasia.
Cina e Turchia sono in trattative per costruire un nuovo collegamento ad alta velocità ferroviaria in Turchia. Se completato, sarebbe il più grande progetto ferroviario del paese, compreso anche il collegamento ferroviario Berlino-Baghdad precedente alla prima guerra mondiale. Il progetto è stato forse il punto all’ordine del giorno più importante, molto più della Siria durante i colloqui a Pechino tra il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e la leadership cinese, ai primi di aprile. Il collegamento ferroviario proposto passerebbe da Kars, al confine orientale con l’Armenia, e attraverso la Turchia fino ad Istanbul, dove si collegherà al tunnel ferroviario Marmaray, attualmente in costruzione, che corre sotto lo stretto del Bosforo. Poi continuerà fino a Edirne, vicino al confine con Grecia e Bulgaria dell’Unione europea. Costerà una cifra stimata a 35 miliardi di dollari. La realizzazione del collegamento turco completerebbe il progetto cinese del ponte ferroviario Trans-Eurasia che porterebbe merci dalla Cina a Spagna e Inghilterra. (1)
La linea Kars-Edirne dovrebbe ridurre i tempi di viaggio attraverso la Turchia di due terzi, da 36 ore a 12. In base ad un accordo siglato tra la Cina e la Turchia, nell’ottobre 2010, la Cina ha acconsentito a concedere prestiti per 30 miliardi di dollari per la prevista rete ferroviaria. (2) Inoltre, una ferrovia Baku-Tbilisi-Kars (BTK) che collega la capitale dell’Azerbaijan Baku a Kars è in costruzione, aumentando notevolmente l’importanza strategica della linea Edirne-Kars. Per la Cina, ciò inserirebbe una nuova linea critica alla sua infrastruttura ferroviaria, che attraversa l’Eurasia fino ai mercati d’Europa e oltre.
La visita di Erdogan a Pechino è stata significativa per altri motivi. E’ stato il primo viaggio ad alto livello di un Primo Ministro turco in Cina, dal 1985. Il fatto che Erdogan abbia inoltre fissato un incontro ad alto livello con il vicepresidente cinese Xi Jinping, l’uomo che potrebbe essere il prossimo presidente cinese, e che gli sia stata concessa una visita straordinaria nella ricca zona petrolifera della Cina, la provincia dello Xinjiang, mostra anche l’alta priorità che la Cina sta mettendo nelle sue relazioni con la Turchia, una forza strategica chiave emergente in Medio Oriente.
Lo Xinjiang è una parte molto sensibile della Cina, in quanto ospita circa 9 milioni di uiguri che condividono un patrimonio turco con la Turchia, nonché l’adesione nominale al ramo turco sunnita dell’Islam. Nel luglio 2009 il governo degli Stati Uniti, agendo attraverso il National Endowment for Democracy, l’ONG che finanzia i cambi di regime, ha sostenuto una grande rivolta degli uiguri, in cui furono uccisi o feriti molti proprietari di negozi cinesi Han. Washington a sua volta, aveva accusato dei disordini Pechino, come parte di una strategia di crescente pressione sulla Cina. (3) Durante i disordini degli uiguri nello Xinjiang, del 2009, Erdogan accusò Pechino di “genocidio” e attaccò i cinesi sui diritti umani, un problema rischioso per la Turchia, dato i suoi problemi con i curdi. Chiaramente le priorità economiche di entrambe le parti hanno, ora, cambiato i calcoli politici.

Costruire il più grande mercato del mondo
Contrariamente al dogma di Milton Friedman e dei suoi seguaci, i mercati non sono mai “liberi.” Sono sempre prodotti dall’uomo. L’elemento essenziale per creare nuovi mercati è la costruzione di infrastrutture e la massa enorme dei collegamenti ferroviari dell’Eurasia è essenziale per questi nuovi mercati.  
Con la fine della Guerra Fredda nel 1990, il grande spazio terrestre sotto-sviluppato dell’Eurasia è diventato di nuovo aperto. Questo spazio contiene il 40 per cento della superficie totale nel mondo, in gran parte terra incontaminata principalmente dedita all’agricoltura, che contiene tre quarti della popolazione mondiale, un patrimonio di valore incalcolabile. Si compone di 88 paesi del mondo e dei tre quarti delle risorse energetiche mondiali conosciute, così come di ogni minerale noto necessario per l’industrializzazione. L’America del Nord come potenziale economico, ricco com’è, impallidisce al confronto.
La discussione sulla linea ferroviaria Turchia-Cina è solo una parte di una vasta strategia cinese, volta a tessere una rete di collegamenti ferroviari interni in tutto il continente eurasiatico. L’obiettivo è creare letteralmente il più grande nuovo spazio economico del mondo e, a sua volta, un nuovo grande mercato non solo per la Cina, ma per tutti i paesi eurasiatici, il Medio Oriente e l’Europa occidentale. Un servizio ferroviario diretto è più veloce e meno costoso delle navi o dei camion, e molto meno rispetto agli aerei. Per i  prodotti cinesi o altri eurasiatici, i collegamenti ferroviari del ponte terrestre creano una grande attività economica di scambio su tutta la linea ferroviaria.
Due fattori hanno fatto realizzare questa prospettiva per la prima volta, dalla Seconda Guerra Mondiale. Prima, il crollo dell’Unione Sovietica ha aperto lo spazio terrestre dell’Eurasia in modi completamente nuovi, come ha fatto l’apertura della Cina verso la Russia e i suoi vicini eurasiatici, superando decenni di diffidenza. Questo risponde all’ampliamento ad est dell’Unione europea verso i paesi dell’ex Patto di Varsavia.
La domanda di un trasporto ferroviario più veloce sulle grandi distanze eurasiatiche è chiara. L’attività dei porti dei contenitori della Cina e quella delle sue destinazioni europee e del Nord America, sta raggiungendo un punto di saturazione con i volumi del traffico dei contenitori che balzano sulla doppia cifra. Singapore ha recentemente sostituito Rotterdam come più grande porto del mondo in termini di volume. Il tasso di crescita dei porto per container nella Cina, nel 2006, prima dello scoppio della crisi finanziaria mondiale, era circa il 25% annuo. Nel 2007, i porti cinesi rappresentavano circa il 28 per cento di tutto il traffico nei porti per container del mondo. (4) Tuttavia c’è un altro aspetto delle strategie cinese e, in una certa misura russa, per il ponte terrestre. Spostando i flussi commerciali via terra, li rende più sicuri di fronte alle crescenti tensioni militari tra le nazioni della Shanghai Cooperation Organization, in particolare Cina e Russia, e la NATO. Il trasporto marittimo deve attraversare stretti passaggi altamente vulnerabili, o colli di bottiglia, come lo Stretto di Malacca malese.
La ferrovia turca Kars-Edirne sarebbe parte integrante di una intera rete di corridoi ferroviari cinesi, avviata in tutto il continente eurasiatico. Seguendo l’esempio di come le infrastrutture ferroviarie hanno trasformato lo spazio economico dell’Europa, e più tardi dell’America, nel corso del tardo 19° secolo, il governo cinese, che oggi si pone come costruttore di ferrovie più efficiente del mondo, ha tranquillamente esteso i suoi collegamenti ferroviari in Asia centrale e oltre, per diversi anni. Ha proceduto per segmenti, uno dei motivi per cui l’ampia ambizione della propria grande infrastruttura ferroviaria abbia attirato così poco attenzione, fino ad oggi, in Occidente, al di fuori del settore dei trasporti marittimi.

La Cina costruisce il secondo ponte eurasiatico
Entro il 2011 la Cina aveva completato un secondo ponte terrestre eurasiatico, che va dal porto cinese di Lianyungang sul Mar Cinese Orientale, fino a Druzhba in Kazakistan, e in Asia centrale, Asia occidentale e in Europa con varie destinazioni europee e, infine, a Rotterdam, il porto dell’Olanda sulla costa atlantica.
Il secondo ponte eurasiatico è una nuova linea ferroviaria che collega il Pacifico e l’Atlantico che è stato completato dalla Cina a Druzhba, in Kazakhstan. Questo nuovo ponte terrestre dell’Eurasia si estende nell’ovest della Cina attraverso sei province – Jiangsu, Anhui, Henan, Shaanxi, Gansu e regione autonoma di Xinjiang, che rispettivamente confinano con la provincia dello Shandong, la provincia dello Shanxi, la provincia di Hubei, la provincia del Sichuan, la provincia di Qinghai, la Regione Autonoma Ningxia Hui e la Mongolia Interna. Coprendo circa 360.000 chilometri quadrati, il 37% dello spazio totale terrestre della Cina. Circa 400 milioni di persone vivono nella zona, rappresentando il 30% della popolazione totale del paese. Al di fuori della Cina, il ponte terrestre copre oltre 40 paesi e regioni, sia in Asia che in Europa, ed è particolarmente importante per i paesi dell’Europa centrale e dell’Asia occidentale che non hanno sbocchi sul mare.
Nel 2011 il vice premier cinese Wang Qishan aveva annunciato che i piani per costruire un nuovo collegamento ad alta velocità ferroviaria in Kazakhstan, collegando le città di Astana e Almaty, sarebbero stati pronti nel 2015. La linea Astana-Almaty, con una lunghezza totale di 1050 chilometri, impiegando l’avanzata tecnologia ferroviaria della Cina, consentirà ai treni ad alta velocità di viaggiare ad una velocità di 350 chilometri all’ora.
La DB Schenker Rail Automotive trasporta ricambi auto da Lipsia a Shenyang, nel nordest della Cina, per la BMW. I treni carichi di parti e componenti partono dal terminale carichi della DB Schenker, a Lipsia, per un viaggio di tre settimane, 11.000 km, verso lo stabilimento BMW di Shenyang nella provincia di Liaoning, in cui vengono utilizzati i componenti per l’assemblaggio dei veicoli BMW. A partire dalla fine del novembre 2011, i treni con destinazione Shenyang partivano da Lipsia una volta al giorno. “Con un tempo di transito di 23 giorni, i treni diretti sono due volte più veloci del trasporto marittimo, seguito dal trasporto stradale verso l’entroterra cinese“, dice il Dott. Karl-Friedrich Rausch, membro del consiglio di amministrazione della la divisione logistica e trasporto della DB Mobility Logistics. Il percorso raggiunge la Cina passando per la Polonia, la Bielorussia e la Russia. I contenitori devono essere trasferiti da gru di portata diversa per due volte, prima per lo scartamento russo, al confine tra Polonia e Bielorussia, poi di nuovo, per lo scartamento normale al confine Russia-Cina di Manzhouli. (5)
Nel maggio 2011, un servizio diretto di trasporto merci ferroviario quotidiano venne avviato tra il porto di Anversa, il secondo porto più grande in Europa, e Chongqing, il polo industriale nel sud-ovest della Cina. Ciò ha notevolmente velocizzato il trasporto ferroviario di merci dall’Eurasia all’Europa. Rispetto ai 36 giorni per il trasporto marittimo dai porti ad est della Cina all’ovest dell’Europa, il servizio di trasporto ferroviario delle merci Anversa-Chongqing occupa ora da 20 a 25 giorni, e l’obiettivo è quello di ridurlo da 15 a 20 giorni. I cargo verso occidente includono beni automobilistici e tecnologici, le spedizioni in direzione est per lo più sostanze chimiche. Il progetto è una priorità importante per il porto di Anversa e il governo belga, in cooperazione con la Cina e altri partner. Il servizio è gestito dal fornitore di servizi logistici intermodale svizzero Hupac, e dai partner russi Russkaja Trojka e Eurasia Good Transport su una distanza di più di 10.000 km, con partenza dal porto di Anversa, attraverso Germania e Polonia, e in seguito Ucraina, Russia e Mongolia prima di arrivare a Chongqing, in Cina. (6)
Il secondo ponte eurasiatico ha 10.900 chilometri di lunghezza, circa 4.100 km in Cina. All’interno della Cina la linea corre parallela ad una delle antiche rotte della Via della Seta. La linea ferroviaria continua in tutta la Cina, fino a Druzhba dove si collega con le linee ferroviarie a scartamento più ampio del Kazakistan. Il Kazakhstan è il paese interno più grande del mondo interno. Da quando le ferrovie e autostrade cinesi si sono espanse ad ovest, il commercio tra Kazakistan e Cina è in pieno boom. Da gennaio a ottobre 2008, le merci che attraversavano il porto di Khorgos tra le due nazioni, aveva raggiunto le 880.000 tonnellate, oltre 250% di crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Gli scambi commerciali tra la Cina e il Kazakistan sono destinati a crescere da 3 a 5 volte entro il 2013. A partire dal 2008, solo l’1% delle merci spedite dall’Asia all’Europa sono state consegnate per vie terrestri, ovvero la possibilità di espansione è considerevole. (7)
Dal Kazakhstan le linee attraversano la Russia, la Bielorussia e la Polonia fino ai mercati dell’Unione europea.
Un’altra linea va a Tashkent, in Uzbekistan, la più grande città dell’Asia centrale, con circa due milioni di abitanti. Un’altra linea va ad ovest, verso Asgabat capitale del Turkmenistan, e al confine con l’Iran. (8) Con alcuni investimenti aggiuntivi, questi collegamenti, oltre a collegare la vastità e i mercati della Cina, potrebbero aprire nuove possibilità economiche nelle regioni in gran parte trascurate dell’Asia Centrale. La Shanghai Cooperation Organization (SCO) potrebbe fornire un veicolo adatto al coordinamento di un ampio collegamento delle infrastrutture ferroviarie eurasiatiche, massimizzando questi primi collegamenti ferroviari. I membri della SCO, formata nel 2001, includono Cina, Kazakhstan, Russia, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan con Iran, India, Mongolia e Pakistan quali paesi con status di osservatore.

Il ponte terrestre della Russia
La Russia è ben posizionata per trarre notevoli benefici da una tale strategia della SCO. Il primo ponte eurasiatico corre attraverso la Russia lungo la Transiberiana, completata nel 1916 per unificare l’impero russo. La Transiberiana rimane la più lunga linea ferroviaria unica al mondo, con 9.297 chilometri, un omaggio alla visione del russo Sergej Witte, nel 1890. La Transiberiana, chiamata anche Corridoio settentrionale Est-Ovest, va dal porto dell’oriente russo di Vladivostok e si collega al porto di Rotterdam in Europa, dopo circa 13.000 chilometri. Al momento è il meno attraente per il trasporto merci Pacifico-Atlantico, a causa dei problemi di manutenzione e della velocità massima di 55 km/h.
Ci sono tentativi di utilizzare meglio il ponte terrestre Transiberiano. Nel gennaio 2008, un servizio di trasporto ferroviario merci su lunga distanza eurasiatica, la “Pechino-Amburgo Container Express” fu testato con successo dalle ferrovie tedesche Deutsche Bahn. Ha completato il viaggio di 10.000 km in 15 giorni, collegando la capitale cinese alla città portuale tedesca, passando per Mongolia, Federazione Russa, Bielorussia e Polonia. In nave, per gli stessi mercati, ciò richiede il doppio del tempo o circa 30 giorni. Questo percorso, di cui è iniziato il servizio commerciale nel 2010, comprende la sezione dell’esistente Transiberiana , un collegamento ferroviario con uno scartamento più ampio di quello dei treni cinesi o europei, vale a dire scarico e ricarico su altri treni, al confine tra Cina e Mongolia e, di nuovo, al confine Bielorussia-Polonia.
Il percorso ferroviario della Transiberiana in tutto lo spazio eurasiatico russo è stato ammodernato e ampliato per accogliere il traffico ad alta velocità delle merci, ciò aggiungerà una nuova dimensione economica significativa allo sviluppo economico delle regioni interne della Russia. La Transiberiana è a doppio binario ed elettrificata. Ciò necessita di minime migliorie ad alcuni segmenti, per assicurare una migliore integrazione di tutti gli elementi e per renderlo un’opzione più attraente per il trasporto di merci eurasiatiche verso ovest.
Ci sono forti indicazioni che la nuova presidenza Putin farà più attenzione all’Eurasia. La modernizzazione del primo ponte terrestre eurasiatico sarebbe un modo logico di realizzare parecchio sviluppo, creando letteralmente nuovi mercati e nuove attività economiche. Con i mercati obbligazionari degli Stati Uniti e dell’Europa inondati di rifiuti tossici e dai timori di bancarotta statali, l’emissione di titoli di stato russi per l’ammodernamento o addirittura una nuova parallela linea ferroviaria ad alta velocità, collegando il ponte terrestre al traffico merci in sicura crescita in tutta l’Eurasia, avrebbe poca difficoltà a trovare investitori desiderosi.  
La Russia attualmente discute con la Cina e i costruttori ferroviari cinesi, che avanzano offerte per un programma di costruzioni da 20 miliardi, di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità russa, da completare prima che i russi ospitino la Coppa del Mondo di calcio del 2018. L’esperienza della Cina nella costruzione di circa 12.000 km di ferrovia ad alta velocità in tempi record, è una risorsa importante per l’offerta della Cina. Significativamente, la Russia prevede di raccogliere 10 miliardi di dollari mediante l’emissione di buoni per la nuova ferrovia. (9)

Un terzo ponte eurasiatico?
Nel 2009 in occasione del V Forum per la cooperazione e lo sviluppo del Delta Pan-Regionale del Fiume delle Perle (PPRD), un evento sponsorizzato dal governo, il governo provinciale dello Yunnan aveva annunciato la sua intenzione di accelerare la costruzione di infrastrutture necessarie per costituire un terzo ponte terrestre continentale eurasiatico, che collegherà il sud della Cina a Rotterdam passando per la Turchia. Questo è parte di ciò che Erdogan e il primo ministro cinese Wen Jiabao hanno discusso a Pechino, lo scorso aprile. La rete di strade interne per il ponte terrestre nella provincia di Yunnan, sarà completata entro il 2015, ha detto il governatore dello Yunnan, Qin Guangrong.  Il progetto parte dai porti costieri del Guangdong, con il più importante porto di Shenzhen. E in ultima analisi passerà, attraverso Kunming, in Myanmar, Bangladesh, India, Pakistan e Iran, entrando in Europa dalla Turchia. (10)
Il percorso avrebbe ridotto di circa 6.000 km il viaggio per mare tra il Delta del Fiume delle Perle e Rotterdam, consentendo ai prodotti dei centri di produzione della Cina orientale di raggiungere Asia, Africa ed Europa. La proposta prevede il completamento di una serie di tratte mancanti e di moderni collegamenti autostradali, per un totale di circa 1.000 Km, cosa che non è inconcepibile. Nella vicina Myanmar, solo 300 km di ferrovie e autostrade mancano al fine di collegare le ferrovie della Yunnan con la rete autostradale del Myanmar e del Sud Asia. Ciò aiuterà la Cina ad aprire la strada per la costruzione di un canale terrestre verso l’Oceano Indiano.
Il terzo ponte terrestre eurasiatico attraverserà 20 paesi di Asia ed Europa, ed avrà una lunghezza totale di circa 15.000 chilometri, cioè da 3.000 a 6.000 chilometri più corta della via del mare che entra dall’Oceano Indiano, dalla costa sud-orientale attraverso lo Stretto di Malacca. Il volume totale del commercio annuo delle regioni che la rotta attraversa, era quasi pari a 300 miliardi di dollari nel 2009. In definitiva, il piano è una linea del ramo che dovrebbe anche partire in Turchia, attraversare la Siria e la Palestina, e alla fine arrivare in Egitto, facilitando il trasporto dalla Cina all’Africa. È chiaro che la rivolta della Primavera araba, sostenuta dal Pentagono e dall’AFRICOM USA, impatta direttamente contro tale estensione, anche se per quanto tempo, a questo punto, non è chiaro. (11)

La dimensione geopolitica
Non tutti i principali attori internazionali sono soddisfatti dei crescenti legami che legano le economie dell’Eurasia con l’Europa occidentale e l’Africa. Nel suo ormai famoso libro del 1997, “La Grande Scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici”, l’ex consigliere presidenziale Zbigniew Brzezinski notava, “In breve, per gli Stati Uniti, la geo-strategia Eurasiatica comporta la gestione mirata di stati dinamici geo-strategicamente… Per dirla in una terminologia che richiama l’età più brutale degli antichi imperi, i tre grandi imperativi della geo-strategia imperiale sono impedire la collusione, mantenere la dipendenza della sicurezza tra i vassalli, mantenere i tributari docili e protetti, e impedire ai barbari di coalizzarsi.” (12)
I “barbari” cui si riferisce Brzezinski sono la Cina e la Russia, e tutto quello che c’è in mezzo. Il termine di Brzezinski per “geo-strategia imperiale” si riferisce alla politica estera strategica degli Stati Uniti. I “vassalli”, sono identificati nel libro in paesi come Germania, Giappone e altri “alleati” della NATO degli Stati Uniti. Tale nozione geopolitica di Brzezinski, resta la politica estera statunitense di oggi. (13)
La prospettiva di un boom senza precedenti dell’economica eurasiatica che perdurerà fino al prossimo secolo e oltre, è a portata di mano.
I primi tendini per legare il vasto spazio economico sono stati messi in atto o sono stati costruiti con questi collegamenti ferroviari. Sta diventando chiaro a più persone in Europa, Africa, Medio Oriente e Eurasia, tra cui Cina e Russia, che la loro naturale tendenza a costruire questi mercati si trova di fronte un solo grande ostacolo: la NATO e la completa ossessione per la Spectrum Dominance del Pentagono degli Stati Uniti. Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale, è stata la decisione di Berlino di costruire un collegamento ferroviario attraverso la Turchia ottomana, da Berlino a Baghdad, ad essere stata il catalizzatore degli strateghi britannici per incitare gli eventi che gettarono l’Europa nella guerra più distruttiva della storia, a tale data.  Questa volta abbiamo la possibilità di evitare un simile destino con lo sviluppo eurasiatico. Sempre più le economie stressate dell’UE stanno cominciando a guardare ad est, e meno all’ovest, oltre Atlantico, per il futuro economico dell’Europa.

* F. William Engdahl è autore di molti libri sulla geopolitica contemporanea tra cui A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order. E’ raggiungibile tramite il suo sito web, all’indirizzo Engdahl.oilgeopolitics.net

Note:

1 Sunday’s Zaman, Turkey, China mull $35 bln joint high-speed railway project, Istanbul, 14 aprile 2012
2 Ibid.
3 F. William Engdahl, Washington is Playing a Deeper Game with China, Global Research, 11 luglio 2009
4 UNCTAD, Port and multimodal transport developments, 2008
5 Joseph O’Reilly, BMW Rides Orient Express to China, Global Logistics, ottobre 2011
6 Aubrey Chang, Antwerp-Chongqing Direct Rail Freight Link Launched, 12 maggio 2011
7 CNTV, Eurasian land bridge, 12 marzo 2011.
8 Shigeru Otsuka, Central Asia’s Rail Network and the Eurasian Land Bridge, Japan Railway & Transport Review, 28 settembre 2001, pp. 42-49.
9 CNTV, Russian rail official: Chinese bidder competitive, 21 novembre 2011
10 Xinhua, Yunnan accelerates construction of third Eurasia land bridge, 2009 
11 Li Yingqing e Guo Anfei, Third land link to Europe envisioned, 2 luglio 2009
12 Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera, 1997, Il Saggiatore, pag. 40. Vedasi F. William Engdahl, A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order, Wiesbaden, 2011, edition.engdahl, per i dettagli del ruolo del tedesco collegamento ferroviario Baghdad nella prima guerra mondiale
13 Zbigniew Brzezinski, op. cit. p.40. 
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: La guerra per il gas!

Un conflitto internazionale dalla manifestazione regionale
Imad Fawzi Shueibi  Dissident Voice - 30/04/2012 Mondialisation

La Siria si trova di fronte a due piani machiavellici che si combinano per distruggere il suo Stato, colpire il suo popolo e annettere il suo territorio.  Il primo piano, pubblicamente dichiarato e più volte evocato, ma superbamente ignorato dai cosiddetti umanitari o umanisti… è il piano sionista di Oded Yinon, intitolato “Strategia per Israele negli anni ’80″ [1]. Piano adottato dai neoconservatori di tutti i tipi per un “Nuovo Medio – Oriente” ricolonizzato a volontà. Piano sconfitto nel 1982 da Hafez al-Assad … ma ripresentato all’ordine del giorno di oggi. Il secondo piano corrisponde a un’ambizione ancora più ampia, dal momento che non si accontenta più di fabbricare il suo “Grande Medio Oriente”, ma punta alla “Grande Asia Centrale”. E la Siria non è altro che il pezzo del domino i cui destabilizzazione, crollo o scomparsa avrebbe dato la vittoria ai giocatori.
Quindi ora tocca alla Siria essere oltraggiata, spezzata, martirizzata… e purtroppo calunniata. La stragrande maggioranza dei siriani è ferita da questa guerra terribile di cui non si osa pronunciare il nome, ma che ogni giorno per 13 mesi, ha inventato e messo in scena delle menzogne che vanno oltre la comprensione e il consentito, se non per benedire i crimini senza precedenti commessi su questa terra fecondata da secoli di creatività, conoscenza e credenza, ma anche dal sangue di tutti i siriani massacrati da ogni tipo di invasori: re, principi, barbari … provenienti da qualche altra parte. Possa questa traduzione della riflessione del dottor Imad Fawzi Shueibi, un cittadino siriano, aprire gli occhi di coloro che non vogliono vedere, e il cuore e la mente di coloro che non vogliono sentire. Gli altri seguiranno perché è la verità! [Mouna Alno-Nakhal, traduttore in francese].

La Siria martirizzata non è mai stata lontana dalla battaglia per il gas nel mondo in generale, e del Medio Oriente in particolare. Nel momento in cui sembra esserci un collasso della zona euro, insieme ad una gravissima crisi economica che ha portato gli Stati Uniti ad avere un debito di 14.940 miliardi di dollari, vale a dire il 99,6 % del PIL, e dove la loro influenza è minima di fronte alle potenze emergenti come Cina, India e Brasile, è diventato assai chiaro che il potenziale del potere non risiede più nell’arsenale nucleare militare, ma piuttosto si trova nei porti di esportazione dell’energia. E questo è ciò che meglio spiega la battaglia russo-americana.
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i russi hanno capito che la corsa agli armamenti li aveva esauriti, soprattutto in assenza delle fonti di energia necessarie per qualsiasi paese industrializzato, mentre l’ultradecennale presenza degli Stati Uniti nelle zone petrolifere gli aveva consentito di sviluppare e decidere la politica internazionale senza troppe difficoltà. Quindi, i russi si sono rivolti alle fonti dell’energia, come il petrolio e il gas. Ma con il settore petrolifero, data la sua distribuzione internazionale, non più molto promettente in termini di concorrenza, Mosca ha deciso di capitalizzare il gas e relativi produzione, trasporto e commercializzazione su larga scala.
Il calcio d’inizio è stato dato nel 1995, quando Putin (non c’era Putin al vertice dello Federazione Russa, nel 1995. NdT) decise la strategia di Gazprom partendo dalle zone gasifere della Russia verso Azerbaigian, Turkmenistan, Iran [per la commercializzazione], e poi il Medio Oriente. È certo che i progetti Nord Stream e South Stream testimoniano nella Storia i distinti meriti e sforzi di Vladimir Putin per portare la Russia sulla scena internazionale e influenzare l’economia europea che dipenderà, per decenni, dal gas come alternativa al petrolio, o dalle due fonti contemporaneamente, ma con una priorità evidente per il gas. A questo punto, è diventato urgente per Washington creare un progetto simile, il Nabucco, per competere con i progetti russi e disporre delle risorse che determineranno la strategia e la politica del prossimo secolo.
Il gas è la fonte principale di energia di questo secolo, come alternativa al petrolio, a causa del declino delle riserve, o come fonte di energia pulita. Pertanto, il controllo delle aree ricche di gas del mondo, da parte delle varie potenze, vecchie ed emergenti, è la base di un conflitto internazionale, la cui manifestazione è regionale. Chiaramente, la Russia ha letto le carte e ha imparato la lezione dal suo collasso per mancanza di fonti energetiche, che non erano controllate dall’URSS, ma che sono comunque indispensabili per alimentare le industrie di tutti i paesi.
Una prima lettura indica che il gas si trova nelle seguenti zone:
1. Russia, da Vyborg a Beregvya
2. Turkmenistan
3. Azerbaigian e Iran
4. Georgia
5. Siria e Libano
6. Qatar ed Egitto.
Mosca si è affrettata a lavorare su due strategie principali: la prima costituita dall’istituzione di un progetto russo-cinese focalizzato sulla crescita economica del Blocco di Shanghai, la seconda per controllare le risorse del gas. Così questa divenne la base di due progetti [South Stream e Nord Stream] con l’intento di affrontare il progetto Nabucco degli Stati Uniti [supportato dall'Europa] che punta al gas del Mar Nero e dell’Azerbaigian. Seguì una gara strategica tra i due per il controllo dell’Europea e delle risorse del gas:
- Il progetto del gasdotto Nabucco [2] si concentra su Asia centrale, Mar Nero e dintorni. I suoi impianti di stoccaggio sono in Turchia, mentre il suo percorso inizia in Bulgaria e attraversa Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Slovenia e Italia. Doveva passare attraverso la Grecia, ma questa idea è stata abbandonata a favore della Turchia.
- Il progetto Nord Stream collega [3] la Russia direttamente alla Germania attraverso il Mar Baltico, verso Weinberg e Sassnitz, bypassando la Bielorussia.
- Il progetto South Stream [4] inizia in Russia e si dirige su Mar Nero e Bulgaria, poi attraversa la Grecia, sud d’Italia, Ungheria e Austria.
Il progetto Nabucco doveva competere con i due progetti russi, ma a causa di problemi tecnici, è stato rinviato al 2017, quando era previsto per il 2014. Attualmente, il vantaggio della disputa sul gas è quindi a favore della Russia, da qui la necessità per gli Stati Uniti di assicurasi delle zone gasifere addizionali:
- Il gas iraniano per alimentare il gasdotto Nabucco, che passerebbe in Georgia [e in Azerbaigian, se possibile] per raggiungere il punto d’incontro di Erzurum, in Turchia.
- Gas dal Mediterraneo orientale: Siria, Libano [5] e Israele.
Tuttavia, nel luglio 2011 l’Iran ha firmato accordi relativi al trasporto di gas attraverso l’Iraq e la Siria, accordi che rendono la Siria un punto di incontro e di produzione in collegamento con le riserve del Libano. Si tratta di quindi di uno spazio geografico, strategico ed energetico che si apre e che include Iran, Iraq, Siria e Libano. Gli ostacoli che il progetto ha sofferto per oltre un anno, suggeriscono il grado della battaglia per la Siria e il Libano, e allo stesso tempo illuminano il ruolo svolto dalla Francia, che vede storicamente l’area del Mediterraneo orientale come una sua zona d’influenza che dovrebbe sempre servire ai suoi interessi, dalla necessità di compensare la sua assenza nella regione dalla 2° Guerra Mondiale. In altre parole, la Francia vuole giocare un ruolo nel mondo [del gas], ora che ha acquisito una sorta di assicurazione che si estenderebbe dalla Libia a Siria e Libano.
Quanto alla Turchia, si rende conto che finirà per perdere, essendo il Nabucco ritardato ed essendo essa stessa esclusa dai due progetti South Stream e Nord Stream; il gas del Mediterraneo orientale le sfugge.

Storia del gioco
Per entrambi i progetti, Mosca ha creato la compagnia Gazprom negli anni ’90. La Germania, che voleva liberarsi una volta per tutte dell’impatto della seconda guerra mondiale, era pronta a essere un partner, sia in termini di strutture, che di revisione del gasdotto del Nord Stream o degli impianti di stoccaggio in prossimità della linea South Stream, in particolare in Austria.

Gazprom
La Gazprom è stata fondata in collaborazione con Hans-Joachim Gornig, un tedesco vicino a Mosca, ex vicepresidente della società tedesca del petrolio e del gas, che aveva curato la costruzione della rete dei gasdotti della DDR. È stata diretta fino all’ottobre 2011 da Vladimir Kotenev, ex ambasciatore russo in Germania. Gazprom ha firmato una serie di transazioni con aziende tedesche, soprattutto con quelle che collaborano al Nord Stream, come il gigante per l’energia E.ON e quello dei prodotti chimici BASF, con delle tariffe preferenziali per E.ON, in caso di aumento dei prezzi; cpsa che può essere considerata come una sorta di sostegno [politico] alle imprese tedesche da parte della Russia.
Mosca ha beneficiato della liberalizzazione dei mercati europei del gas e ha monopolizzato questi mercati scollegandole dalle altre reti di distribuzione. La pagina degli scontri e delle ostilità tra la Russia e Berlino è stata voltata, perseguendo una fase di cooperazione economica e riduzione del peso dell’enorme debito dell’Europa che grava sulle spalle della Germania, che ritiene che il gruppo germanico [Germania, Austria, Repubblica Ceca, Svizzera] non debba sopportare le conseguenze della senescenza di un intero continente, o la caduta di un gigante.
Gazprom ha collaborato con aziende tedesche come Wingas, di proprietà della BASF [attraverso la sua controllata Wintershall], il più grande produttore tedesco di petrolio e gas che controlla il 18% del mercato del gas, e ha offerto ai partner principali vantaggi senza precedenti negli asset russi. Così BASF e E.ON controllano ognuna circa un quarto dei giacimenti di gas di Louzhno-Russkoe, che alimenteranno in gran parte Nord Stream a un certo punto; non è una mera coincidenza che la controparte tedesca di Gazprom, chiamata ‘Gazprom Germania’, arriverà a possedere fino il 40% della società austriaca Austrian Centrex Co., specializzata nello stoccaggio di gas, e destinata a estendersi fino a Cipro.
Un’espansione che certamente non piace alla Turchia, che ha un disperato bisogno di partecipare al progetto Nabucco. Vorrebbe stoccare, commerciare, e quindi trasferire 31 – 40 miliardi di metri cubi di gas all’anno; un progetto che la rende sempre più asservita alle decisioni di Washington e della NATO, soprattutto dopo che la sua adesione all’Unione europea è stata respinta più volte.
Pertanto, i collegamenti strategici relativi al gas sono diventati cruciali nella politica internazionale, con Mosca che può fare pressione sul partito socialdemocratico tedesco del Nord Reno-Westfalia, una base industriale importante e centro del conglomerato tedesco RWE che opera nel settore dell’energia elettrica attraverso la sua controllata E.ON.
Una tale influenza è stata riconosciuta da Hans-Josef Fell, responsabile della politica energetica [del partito dei Verdi, secondo cui sono coinvolte quattro società tedesche, legate alla Russia, nella definizione della politica energetica tedesca attraverso una rete molto complessa che fa pressione sui ministri e manipola l'opinione pubblica attraverso la Commissione per le relazioni economiche dell'Europa orientale, che rappresenta le aziende e mantiene stretti rapporti con la Russia e alcuni paesi dell'ex blocco sovietico.] Ma la Germania si obbliga alla discrezione per quanto riguarda la crescente influenza della Russia, discrezione basata sulla pretesa necessità di migliorare la “sicurezza energetica” dell’Europa.
Attualmente, la Germania ritiene che la politica dell’Unione europea per risolvere la crisi dell’euro, potrebbe ostacolare gli investimenti russo-tedeschi per un lungo periodo. Questa ragione, tra le altre, spiega perché si sforza di salvare l’euro appesantito dai debiti europei, anche se il blocco germanico potrebbe, da solo, sopportare questi debiti. Inoltre, ogni volta che gli europei si oppongono alla sua politica nei confronti della Russia, afferma che i piani utopici dell’Europa non sono fattibili e possono spingere la Russia a vendere il proprio gas in Asia.
Questo impegno tra la Russia e la Germania non data solo a partire dal momento in cui Putin poté beneficiare dell’eredità della guerra fredda, facendo sì che tre milioni di russofoni vivano in Germania e siano la comunità più grande dopo i turchi. Da allora, avrebbe usato una rete di ex funzionari della DDR per studiare gli interessi delle aziende russe in Germania, per non parlare del reclutamento di ex agenti della STASI, compresi i direttori del personale e delle finanze di Gazprom Germania e il direttore delle finanze del consorzio Nord Stream, Matthias Warnig che, secondo il Wall Street Journal, avrebbe aiutato Putin a reclutare delle spie a Dresda, quando era un giovane dirigente del KGB. Ma per essere chiari, l’uso da parte della Russia delle sue vecchie relazioni non è stato dannoso per la Germania, gli interessi di entrambe le parti sono stati serviti senza che nessuno domini l’altro.
Il progetto Nord Stream, il principale collegamento tra la Russia e la Germania, è stato inaugurato di recente con un oleodotto che è costato 4,7 miliardi di euro. Anche se questo gasdotto collega Russia e Germania, è stato riconosciuto come parte della sicurezza energetica europea, e Francia e l’Olanda si sono affrettate a dichiarare che si trattava di un progetto europeo. A questo proposito, occorre ricordare che il signor Lindner, direttore esecutivo del Comitato tedesco per le relazioni economiche con i paesi dell’Europa orientale  ha detto, senza esitazione, che si trattava di un progetto europeo e non di un progetto tedesco, e che non si può bloccare la Germania in una maggiore dipendenza nei confronti della Russia. Tale dichiarazione indica il timore di un’influenza russa sempre più importante in Germania; resta vero che il progetto Nord Stream è strutturalmente un piano di Mosca e non europeo.
I leader russi hanno così i mezzi per paralizzare la distribuzione dell’energia in diversi paesi, quando lo vorrebbero, e di vendere il gas al miglior offerente. Tuttavia, l’importanza pratica della Germania risiede nel fatto che si tratta di una piattaforma da cui la Russia può lanciare la sua strategia continentale, Gazprom Germania detiene ancora partecipazioni in 25 progetti incrociati, in particolare con Gran Bretagna, Italia, Turchia, Ungheria… Suggerendo che Gazprom potrebbe diventare una delle più grandi aziende del mondo, se non la più grande.
I dirigenti di Gazprom non solo hanno costruito i loro progetti, hanno cercato di affrontare la seria sfida del progetto Nabucco. Di conseguenza, Gazprom che detiene il 30% di un progetto volto a costruire un secondo gasdotto per l’Europa, che avrebbe seguito approssimativamente il percorso di Nabucco, è anche, secondo il parere dei suoi sostenitori, un progetto “politico” volto in modo deciso a rallentare o addirittura bloccare il progetto Nabucco. D’altronde Mosca si è affrettata a comprare il gas dell’Asia Centrale e del Mar Caspio, al fine di farli tacere proprio quando doveva affrontare Washington politicamente, economicamente e strategicamente.

Lettura russa della carta. L’Europa e la mappa del Mondo futuro
Gazprom sfrutta i suoi impianti gasiferi in Austria e affitta impianti in Gran Bretagna e Francia. Tuttavia, il crescente numero di impianti di stoccaggio in Austria sarà la base per sviluppare la mappa energetica dell’Europa, dato che servono a rifornire Slovenia, Slovacchia, Croazia, Ungheria e Italia con un indubbio vantaggio per la Germania, che opererà come snodo per l’esportazione del gas all’Europa occidentale.
Gazprom ha anche facilitato un deposito comune con la Serbia verso la Bosnia-Erzegovina. Studi di fattibilità sono stati condotti sulle modalità di stoccaggio simili a quelli di Repubblica Ceca, Romania, Belgio, Gran Bretagna, Slovacchia, Turchia, Grecia e anche la Francia. Gazprom rafforza la posizione di Mosca come fornitrice del 41% delle gas necessario all’Europa. Ciò significa che un cambiamento sostanziale nelle relazioni tra Oriente e Occidente a breve termine, mette in evidenza il declino dell’influenza degli Stati Uniti, con un scudo antimissile interposto per stabilire un Nuovo Ordine Mondiale in cui il gas sarebbe uno dei pilastri; e questo fornisce le ragioni dell’escalation nella battaglia per il gas del Medio Oriente e della costa orientale del Mediterraneo.

Nabucco nei guai
Nabucco è stato progettato per convogliare il gas per 3.900 chilometri, dalla Turchia all’Austria, e trasportare 31 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, dal Medio Oriente e dalla regione del Caspio ai mercati europei. La coalizione NATO-USA-Francia ha cercato frettolosamente di mettere fine ai problemi del Medio Oriente [Siria e Libano in particolare], che non coinciderebbero con i suoi interessi sul gas. La Siria ha risposto firmando un contratto per avere gas dall’Iran attraverso l’Iraq. La realtà dei fatti è che sul gas siriano e libanese si concentra la battaglia; questo gas che andrà ad alimentare Nabucco o Gazprom, in altre parole South Stream.
Il consorzio Nabucco è costituito da diverse società: tedesca [REW], austriaca [OML], turca [Botas], bulgara [Energy Holding Company] e rumena [Transgaz]. Cinque anni fa, i costi iniziali del progetto sono stati stimati in 11,2 miliardi dollari, ma questi costi potrebbero raggiungere i 21,4 miliardi dollari entro il 2017. Ciò solleva molte domande sulla sua redditività, dato che Gazprom ha fatto offerte a sufficienza a diversi paesi che dovrebbero alimentare Nabucco, che non si può più contare sul surplus del Turkmenistan, soprattutto dopo i tentativi falliti di accaparrare il petrolio dell’Iran. Questo è uno dei segreti sconosciuti della battaglia per l’Iran, che è andato troppo lontano nel sfidare gli USA e l’Europa, scegliendo l’Iraq e la Siria quali percorsi per il trasporto di parte del suo gas.
Così, la migliore speranza per Nabucco è l’Azerbaigian, che è diventato quasi l’unica fonte di un progetto che sembra fallire prima ancora di iniziare. Da qui le offerte accelerate a Mosca per l’acquisto di fonti originariamente previste per il Nabucco, e le difficoltà ad imporre un cambiamento geopolitico a Iran, Siria e Libano. Questo in un momento in cui la Turchia è pronta a reclamare la sua quota del progetto Nabucco, sia firmando un contratto con l’Azerbaigian per l’acquisto di 6 miliardi di metri cubi di gas nel 2017, che con l’annessione di Siria e Libano, con la speranza di bloccare il transito del petrolio iraniano, o di ricevere una quota del gas del Libano e/o della Siria, e la sua corsa per un posto nel nuovo ordine mondiale che va dai piccoli servizi ai più grandi: stoccaggio di gas, azione militare e scudo missilistico!
Ma la minaccia più grave al progetto Nabucco, potrebbe essere dato dal fatto che la Russia stia cercando di farlo fallire negoziando contratti migliori dei propri, in favore di Nord o South Stream di Gazprom, tali da inficiare gli sforzi di Stati Uniti ed Europa, riducendo la loro influenza e nuocendo alla loro politica energetica verso l’Iran e/o il Mediterraneo. Infatti, Gazprom potrebbe diventare un investitore o un gestore importante di alcuni nuovi giacimenti di gas in Siria o in Libano. La data del 16 agosto 2011 non è stata scelta a caso dal Ministero del Petrolio siriano per annunciare la scoperta di un giacimento di gas a Qara, nei pressi di Homs. La sua capacità produttiva sarebbe di 400.000 metri cubi al giorno [146 milioni di metri cubi l'anno]. Tuttavia, il ministero non aveva detto nulla circa il gas del Mediterraneo.
Nord Stream e South Stream hanno quindi influenzato la politica degli Stati Uniti, che sembrano in ritardo. I segni delle ostilità tra gli Stati dell’Europa centrale e la Russia si sono attenuati, ma la Polonia e gli Stati Uniti non sembrano disposti a lasciare il gioco, perché alla fine di ottobre 2011 hanno annunciato il cambio della politica energetica a seguito della scoperta dei giacimenti di carbone europei, che dovrebbero far ridurre la dipendenza dalla Russia … e dal Medio Oriente. Questo sembra essere un obiettivo ambizioso ma a lungo termine, a causa delle molte procedure necessarie prima della commercializzazione; questo carbone corrisponde a delle rocce sedimentarie trovate a migliaia di metri sottoterra, e richiede tecniche di fratturazione idraulica ad alta pressione per rilasciare il gas, per non parlare dei rischi ambientali.

La partecipazione della Cina
La cooperazione sino-russa nel settore dell’energia è il motore che accelera e dirige il partenariato strategico tra questi due giganti, e costituirà la base del loro doppio veto ribadito a favore della Siria. Questa cooperazione non riguarda solo il problema dell’approvvigionamento della Cina a condizioni preferenziali. Questo è un processo che impegna la Cina a partecipare alla distribuzione del gas attraverso la vendita di prodotti e servizi, più un proposto controllo comune delle reti di distribuzione del gas. Gli esperti di entrambi i paesi hanno concordato che avrebbero potuto lavorare insieme nei seguenti settori: “Coordinamento delle strategie energetiche, previsione e prospezione, sviluppo del mercato, efficienza energetica e fonti energetiche alternative“.
Altri interessi strategici si riferiscono al mutuo rischio di fronte al progetto di “scudo missilistico” statunitense. Washington ha coinvolto non solo il Giappone e la Corea del Sud, ma a partire dal settembre 2011, ha anche invitato l’India a diventarne un partner. Di conseguenza, le preoccupazioni dei due paesi si intersecano quando Washington rilancia la sua strategia in Asia centrale, vale a dire, sulla Via della Seta. Questa strategia è la stessa di quella lanciata da George Bush [il progetto della Grande Asia centrale], al fine di respingere l’influenza di Russia e Cina, in cooperazione con la Turchia,  risolvendo la situazione in Afghanistan entro il 2014, e con l’imposizione con la forza militare della NATO in tutta la regione. L’Uzbekistan ha già fatto trapelare che potrebbe ospitare la NATO, e Putin ha detto che ciò che potrebbe contrastare l’invasione occidentale e impedire agli Stati Uniti di indebolire la Russia, sarebbe l’espansione dello spazio Russia-Kazakhstan-Bielorussia in cooperazione con Pechino!
Questa intuizione nei meccanismi della battaglia internazionale, fornisce l’accesso a uno dei versanti del processo di formazione di un nuovo ordine mondiale basato sulla supremazia militare e i combustibili fossili, in primo luogo: il gas!

Il gas dalla Siria
Dal momento in cui Israele ha iniziato l’estrazione di petrolio e gas, è diventato chiaro che il bacino del Mediterraneo è entrato in gioco, che la Siria sarebbe stata attaccata, e che l’intera regione avrebbe potuto godere della pace, in quanto il ventunesimo secolo dovrebbe essere quello dell’energia pulita.
Secondo l’Istituto di Washington, il Mediterraneo è ricco di gas, la Siria ne sarebbe lo stato più ricco. Questo stesso istituto ha inoltre ipotizzato che la battaglia tra la Turchia e Cipro si espanderà, a causa dell’incapacità di sopportare la perdita del progetto Nabucco nonostante il contratto firmato con Mosca nel dicembre 2011, per il trasporto di parte del gas di South Stream attraverso la Turchia.
Ora che il segreto del gas siriano è stato tolto, tutti dovrebbero comprendere le ragioni e la portata delle menzogne sulla Siria. Chi controlla la Siria è in grado di controllare il Medio Oriente. E a partire dalla Siria, porta per l’Asia, si può “possedere la chiave per la casa Russia” come affermava la zarina Caterina II, in quanto potrebbe disporre della Via della Seta della Cina. Inoltre, coloro che riuscissero a invadere la Siria avranno la capacità di dominare il mondo, dal momento che questo secolo è il “secolo del gas.” Ma dopo il contratto firmato da Damasco per trasportare gas iraniano dall’Iraq, dopo aver attraversato il Mediterraneo, lo spazio geopolitico della Siria si aprirebbe, mentre avrebbe chiuso lo spazio agli attori del progetto Nabucco, boa di salvataggio di Europa e Turchia. Pertanto, la Siria è la chiave per la prossima era.

Imad Fawzi Shueibi: filosofo e geopolitico siriano. Presidente del Centro di Documentazione e Studi Strategici di Damasco – Siria.

Riferimenti:
[1] Stratégie pour Israël dans les années 80 
[2] Mappa del percorso del Nabucco
[3] Mappa del percorso del North Stream
[4] Mappa Nabucco vs South Stream
[5] Mappa del Mediterraneo

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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