Novorossija, il consolidamento delle Repubbliche popolari

Alessandro Lattanzio, 23/7/20141511916Il 16 luglio 2014, alle 5:00 la milizia avviava una massiccia offensiva contro la Guardia Nazionale presso Savr-Mogila, Stepanovka e Marinovka. Le colonne militari ucraine continuavano a ritirarsi attraverso Kozhevnja, Novopetrovskoe, Grigorovka e Amvrosevka, sotto il tiro dell’artiglieria della milizia composta da cannoni semoventi Gvozdika e MLRS Grad. Inoltre le truppe golpiste abbandonavano anche Slavjansk e Kramatorsk. L’area d’Izvarino veniva completamente abbandonata dalle forze ucraine. Qui il comandante della 24.ma brigata meccanizzata, colonnello Aleksandr Pavljuk, era fuggito lasciando la brigata in balia di se stessa, la 72.ma brigata meccanizzata era praticamente distrutta, avendo perso 200 soldati, e il 15.mo e il 95.mo battaglione della 79.ma brigata, assieme alla brigata d’artiglieria Zaporozhja, si ritiravano in disordine. Nell’assalto su Lugansk, l’esercito ucraino aveva perso oltre 40 carri armati. Presso Savr-Mogila, la milizia abbatteva 1 aereo d’attacco ucraino che aveva lanciato 4 missili. Pesanti combattimenti presso Marinovka, che veniva per due volte bombardata da aerei golpisti. I majdanisti in ritirata verso Provale Marinovka subivano gravi perdite presso Birjukovo, dove i miliziani tendevano un’imboscata. Con la liberazione di Marinovka, al confine con la Federazione russa, l’accerchiamento di gran parte delle forze d’assalto ucraine ad opera dalle Forze Armate della Novorossija veniva completato, intrappolando oltre 6000 effettivi majdanisti, 300 blindati e 150 pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi delle 24.ma, 51.ma e 72.ma brigate meccanizzate, 79.ma brigata aeroportata, 1.ma brigata d’artiglieria, 3° e 9° reggimenti della Guardia nazionale e notevoli forze della guardia di frontiera, tra cui le unità di Lugansk e Donetsk, ed avamposti mobili di altre unità. Durante i combattimenti, le forze si sono ridotte a 2500-3000 effettivi, divisi in tre gruppi quasi privi di comunicazioni tra essi e le altre unità delle forze armate ucraine. In pratica le milizie dell’autodifesa hanno sconfitto 4 brigate meccanizzate e 2 aeromobili, 1 battaglione corazzato, 3 squadre delle forze speciali e 6 battaglioni d’artiglieria.
Il 17 luglio 1 Su-25 ucraino veniva abbattuto su Dmitrevka, mentre presso Kozhevnja, a sud di Dmitrievka, al confine con la Russia, un gruppo da ricognizione e sabotaggio della milizia distruggeva un carro armato e un BTR di un convoglio majdanista bloccato dopo la distruzione del ponte di barche sul fiume Mius. A Snezhnoe, un velivolo cargo Antonov An-26, delle forze aeree ucraine, veniva abbattuto dall’unità antiaerea del battaglione Oplot. Sarebbero andati perduti anche 4 elicotteri Mi-8 delle forze majdaniste. A sud di Mospino, a Svetloe, il gruppo da ricognizione del 2° battaglione attaccava un checkpoint majdanista distruggendo 1 BTR, 1 autocarro Kamaz, 1 autobus e 1 sistema ATGM Konkurs ed eliminando oltre 50 naziguardie, dopodiché gli ucrainisti abbandonavano la posizione. A Stara Krasnjanka (80 km a nordovest da Lugansk) la milizia distruggeva una postazione e 1 BMP dei mjadanisti. La milizia abbatteva un aereo ucraino entrato nello spazio aereo russo, a 6000 metri di quota, alle 19:00 del 16 luglio. Presso Metalist, le milizie del 2° battaglione attaccavano le unità majdaniste infliggendo perdite significative, mentre i miliziani del battaglione Kalmius, in un’imboscata a una colonna ucraina presso Karlovka, distruggeva 2 BMP-2 e catturava il veicolo comando, completo di sistema di trasmissione, documenti e mappe, della 93.ma brigata meccanizzata ucraina.
Il 18 luglio, il bombardamento della giunta fascista di Kiev su Lugansk uccideva  44 civili. Il gruppo da ricognizione e sabotaggio del 1.mo Battaglione della milizia attaccava un checkpoint majdanista presso Ostroe, distruggendo 1 BTR nemico, mentre 8 carri armati majdanisti venivano catturati nei villaggi di Tonenkoe e Severnij, poi bombardati dagli MLRS majdanisti.
Il 20 luglio, a Lugansk, durante la notte un gruppo majdanista tentava di lasciare l’aeroporto, ma la milizia lo respingeva eliminando 4 golpisti e ferendone 15.
L’esercito ucraino avrebbe perso almeno 1600 uomini nelle operazioni contro l’Ucraina del sud-est, tra il 9 e il 15 luglio, cui vanno aggiunti 4723 feriti, 35 carri armati, 96 blindati (BTR e BMP), 38 pezzi di artiglieria, 7 aerei, 2 elicotteri e 104 autoveicoli. Le milizie di autodifesa avevano subito la perdita di 48 combattenti, 64 feriti, 2 carri armati, 8 pezzi di artiglieria e 8 autoveicoli. 496 civili sono stati uccisi dai majdanisti e altri 762 feriti. Quindi, le forze di autodifesa del Donbas hanno compiuto progressi significativi nel corso delle ultime 12 settimane, eliminando 5780 effettivi majidanisti ed un generale della giunta di Kiev, e distruggendo 96 BMP, 2 cannoni d’assalto 2S9 Nona, 100 BTR, 35 T-64, 5 MLRS BM-27 Uragan, 5 MLRS BM-21 Grad, 10 autocarri Kamaz e 12 autocarri Ural-4320, 1 aereo cargo Iljushin Il-76, 1 velivolo da ricognizione Antonov An-30, 8/10 aerei d’attacco al suolo Su-25, 2 cacciabombardieri Su-24, 2 aerei cargo Antonov An-26, 1 aereo da collegamento An-2, 18 elicotteri Mi-24 e Mi-17. I mezzi nemici requisiti dalle milizie sono  2 carri armati T-34, 7 carri armati T-64, 2 cannoni d’assalto 2S9 Nona, 17 blindati BTR, 7 blindati BMP, 5 autobus, 1 autocarro Kamaz, 1 mortaio da 82 millimetri 2B9 Vasilek, 1 sistema anticarro 9K111 Fagot, 3 lanciagranate automatici AGS-17, 1 aereo d’attacco al suolo Su-25, 1 sistema di difesa aerea missilistica Strela-10M.
10410680I combattimenti continuavano presso Lugansk, dove la 24.ma e la 72.ma brigate erano accerchiate, e a nord-ovest di Aleksandrovka, che la giunta aveva preso il 13 luglio e perso il 15. A Lisichansk-Rubezhnoe-Severodonetsk, i golpisti  bombardavano sistematicamente le posizioni della milizia, nel tentativo di distruggere la raffineria di Lisichansk. Scontri anche a Popasnaja e Shaste. Ad ovest di Gorlovka e Donetsk, la milizia distruggeva una serie di punti di controllo majdanisti infliggendogli perdite significative. Il Primo ministro della RPD Aleksandr Borodaj annunciava che la difesa aerea della milizia aveva i complessi SAM Strela-10M,La difesa aerea della milizia da oggi possiede i complessi Strela-10M”. Borodaj osservava che la quota massima di questi complessi è 5000 metri, “Questi complessi, che abbiamo catturato, vengono attualmente aggiornati dal nostro arsenale per essere pienamente operativi“.
Sul piano politico, i successi della milizia dell’autodifesa sabotavano i colloqui segreti tra il politico ed affarista moscovita Vladislav Surkov e gli oligarchi ucrainia Akhmetov e Kolomojskij, per il tramite dell’agente del Mossad e gorbacioviano Sergej Kurginjan. In sostanza l’oligarchia moscovita (ad esempio Fridman), rappresentata da Surkov, cercava di negoziare con gli oligarchi ucraini la creazione di una “grande Transnistria” composta dalle Repubbliche di Lugansk e Donetsk al cui vertice porre Oleg Tsarjov. Altri esponenti coinvolti in tali trattative erano il sindaco di Donetsk Lukjanchenko (poi fuggito a Kiev), il presidente del parlamento di Novorossija Denis Pushilin (dimissionato), il ministro della sicurezza Khodakovskij (licenziato, mentre il battaglione Vostok che comandava è stato rinominato brigata ed assegnata allo stato maggiore di Strelkov) e il generale della polizia Pozhidaev (che era al ministero degli Interni, da cui è stato epurato subito dopo l’arrivo di Strelkov a Donetsk). Tutti costoro erano collegati all’oligarca di Kharkov Rinat Akhmetov, mentre Antjufeev è stato nominato per imporre la legge marziale a Donetsk ed imporre le dimissioni agli elementi inaffidabili nell’ambito dell’amministrazione di Donestk. Dopo il riavvio dell’azione militare nell’Ucraina orientale, gli oligarchi ucraini in contatto con Mosca, divennero oggetto di una campagna mediatica, una volta scoperti i contatti del deputato di Kolomojskij, Korban, con Kurginjan. Da allora la campagna contro Kolomojskij sui media ucraini ha assunto notevoli dimensioni, e il SBU ha reso pubbliche le registrazioni audio ai danni di Kolomojskij per mettergli contro i neofascisti che finanzia. Nel frattempo gli appelli di Kolomojskij, Filatov e Korban affinché le proprietà di Akhmetov venissero confiscate venivano ignorati dai media locali, che iniziavano a difendere Akhmetov, avendo già consegnato Marjupol alla giunta, e che stava per consegnare anche Donetsk. Dopo l’interruzione dei colloqui, la giunta golpista esitava a distruggere città e infrastrutture, perché il controllo del Donbas può avvenire solo militarmente. Intanto la milizia iniziava a ricevere carri armati, artiglieria, blindati, obici D-30, cannoni semoventi Gvozdika ed MLRS in quantità abbastanza significativa e in pochi giorni. In una settimana la milizia ricevette più armi che nei 3 mesi precedenti, permettendo il 13-14 luglio la controffensiva anti- majdanista iniziata il 13 luglio. Ciononostante la giunta dispone di quantità superiori in effettivi e mezzi, grazie all’aiuto materiale, tecnico ed organizzativo di Stati Uniti e NATO. Quindi la giunta ha continuato l’offensiva, anche dopo la sconfitta subita sul fianco meridionale del Donetsk, attaccando i punti più deboli del fronte del Donetsk. In relazione all”incidente’ del volo MH17, il provocatore Kurginjan arrivava ad affermare che “Strelkov voleva uccidere Putin, e quindi dobbiamo capire che è lui che ha colpito il Boeing“… La provocazione della giunta con il Boeing malese veniva così raccolta dal partito dei disfattisti russi, diffondendo la tesi che dietro l’abbattimento del Boeing ci potesse essere Strelkov e la milizia della RPD, che veniva attaccata sia dagli Stati Uniti e dalla loro giunta di Kiev, che dai compradores disfattisti russi e dai loro agenti mediatici come Kurginjan. L’accusa che Strelkov volesse uccidere Putin era necessaria per spaventare chi volesse sostenere Strelkov, sia tra l’opinione pubblica che ai vertici della dirigenza della Federazione Russa. Il senso complessivo di tale operazione era screditare Strelkov sui media, vera quinta colonna atlantista, al contrario dei buffoni liberal-pederasti, e gettare le basi della sua sostituzione. Non andrebbe escluso che una parte del territorio di Donetsk venisse svenduta per raggiungere tale obiettivo, permettendo così di attaccare Strelkov. La variante ideale era affidare la leadership militare della RPD a Surkov, al fine di evitare qualsiasi iniziativa ed avviare i negoziati con la giunta di Kiev. Se Strelkov e gli altri comandanti sul campo, come Mozgovoj, restano in circolazione, tali piani sono impossibili ed i disfattisti dovranno spendere tempo e capitale politico per distruggere Strelkov.
10526126 Il 21 luglio, le forze majdaniste cercarono di sfondare preso la stazione ferroviaria di Donetsk, che veniva bombardata da vari sistemi lanciarazzi Grad e da aerei da guerra ucraini. Dzerzhinsk, Rubezhnoe e Soledar venivano occupate e 7 miliziani uccisi. A Borovskoe (40 km a nordovest di Lugansk), l’assalto di decine di blindati majdanisti falliva. Anche gli attacchi da ovest e sud, su Juvilejne, Georgovka e Rozkishne, fallivano con la perdita di 3 carri armati e un aereo d’attacco ucraini. Il ministro della Difesa della Repubblica popolare del Donetsk Igor Strelkov osservava che “unità dell’esercito ucraino hanno fatto irruzione da Avdivka in direzione della stazione ferroviaria. Nello stesso tempo, le nostre posizioni sono attaccate a Peskij, Karlovka e Netajlova. Carri armati e veicoli d’assalto corazzati della fanteria sono utilizzati con il massiccio sostegno dell’artiglieria“. Il 22 luglio, pesanti combattimenti intorno gli aeroporti di Lugansk e Donetsk e nella sacca a sud, intorno alle forze golpiste intrappolate. Il leader della Repubblica Popolare di Lugansk Valerij Bolotov ordinava la controffensiva contro l’esercito ucraino, “Considerando la situazione attuale, la resa di Severodonetsk e Lisichansk, e la situazione umanitaria a Lugansk, ho ordinato la controffensiva per sbloccare Lugansk“, che non è stata circondata e “danni considerevoli sono stati inflitti al nemico e un gruppo (di truppe ucraine) rimane intrappolato presso l’aeroporto della città“. Il bombardamento di Lugansk ha ucciso 5 civili. Una piccola unità della nazigardia di 8 elementi veniva distrutta in un agguato alla frontiera tra Kherson e Novorossija. I loro corpi furono allineati lungo la strada, ed armi e attrezzature portate via.
Gli Stati Uniti prevedono d’espandere l’assistenza tecnico-militare all’Ucraina; un disegno di legge presentato al Congresso prevede la fornitura di servizi e addestramento per la difesa all’Ucraina, e l’invio di armi anticarro, antiaereo e leggere, blindati, veicoli polivalenti, gommoni e giubbotti antiproiettile. L’Ucraina deve adottare lo “stato d’emergenza sull’informazione” e la censura, dichiarava Vasilij Kostitskij, presidente della Commissione nazionale ucraina sulla tutela della morale pubblica. Un altro moralista, Dmitrij Jarosh, annunciava la creazione del “Corpo dei volontari ucraini” composto da squadristi di “Pravij Sektor“, per formare un'”unità da combattimento potente simile alle SS” per contrastare “i terroristi del sud-est”.

Separatist rebels remove a Soviet era T-54 tank from a historical museum in DonetskFonti:
Alawata
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Asie Centrale
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Eugene DF
ITAR-TASS
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La Cina sorveglia le esercitazioni dell’US Navy

Tyler Durden Zerohedge 21/07/2014
Beijixing 851La Cina ne ha abbastanza della diplomazia. Poco dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito che “un conflitto tra Cina e Stati Uniti sarebbe sicuramente un disastro per i due Paesi e il mondo“, gli apparentemente stonati USA hanno risposto scatenando ancor più forze militari nel cortile della Cina, annunciando lo sviluppo di nuove tattiche militari per scoraggiare l’avanzata  lenta, ma costante, della Cina nel Mar Cinese Meridionale, anche con l’uso più aggressivo degli aerei di sorveglianza e delle operazioni navali nei pressi di aree contese. Il messaggio è chiaro: i convenevoli sono grandi, ma sospendete immediatamente le eventuali ambizioni territoriali che influenzano gli alleati regionali degli statunitensi. Beh, la Cina ha risposto, ma non nel modo con cui gli Stati Uniti avrebbero voluto. Secondo Bloomberg, la Cina ha inviato una nave per sorveglianza al largo delle Hawaii, anche se il Paese partecipa per la prima volta alla più grande esercitazione navale internazionale del mondo guidata dagli Stati Uniti. La nave opera a sud dell’isola hawaiana di Oahu, nei pressi del gruppo d’attacco (CSG) della portaerei USS Ronald Reagan (CVN-76) e del grosso di 50 navi che partecipano all’esercitazione, diverse fonti confermano all’USNI News. La nave d’intelligence si trova presso le acque territoriali degli Stati Uniti, entro le 200 miglia nautiche della zona economica esclusiva, ha detto in una e-mail il capitano Darryn James, portavoce della flotta del Pacifico degli Stati Uniti. La nave non è associata all’esercitazione Rim del Pacifico, o RIMPAC, attualmente in corso, ha detto. “Le forze navali statunitensi controllano costantemente tutte le attività marittime nel Pacifico, e ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi per sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“, ha detto James. L’ironia, naturalmente, è che questa volta sono gli statunitensi ad essere concilianti con la Cina, invitandola a partecipare a RIMPAC per la prima volta. La Cina ha risposto inviando il secondo maggiore contingente di RIMPAC, quest’anno. “Programmata per favorire la cooperazione internazionale marittima, la Cina espande le sue capacità e la presenza della nave di sorveglianza solleva dubbi tra alcuni Paesi partecipanti“. Mentre la Cina partecipa a RIMPAC, le sue forze sono escluse dalla maggior parte delle principali esercitazioni al combattimento. Il Paese ha inviato quattro navi, il cacciatorpediniere lanciamissili Haikou, la fregata Yueyang, la nave rifornimento Qiandaohu e la nave ospedale Peace Ark. Inutile dire che gli Stati Uniti ne sono dispiaciuti: “Invia un pessimo segnale“, ha detto Ben Schreer, analista per la strategia della difesa presso l’Istituto di pianificazione strategica australiano di Canberra. “C’era molta buona volontà da parte statunitense, che afferma ‘nonostante ciò che avete fatto nei Mar Cinese Orientale e Meridionale di recente, vi abbiamo invitato a queste prestigiose esercitazioni, e avete palesemente inviato questa nave spia nella zona.’
La Cina ha preso posizioni più decise sulle questioni territoriali con il Giappone nel Mar Cinese orientale e le Filippine e il Vietnam nel Mar Cinese Meridionale, aumentando le tensioni regionali. “Non è la prima volta che siamo sorvegliati mentre operiamo o ci esercitiamo“, ha detto Per Rostad, ufficiale del nave della marina norvegese Fridtjof Nansen. “Tuttavia, si potrebbe dire che si fa del romanzo quando si partecipa a un’esercitazione con delle unità“, ha detto Rostad che ha cooperato con la marina cinese nel trasporto delle armi chimiche dalla Siria. USNI News aggiunge: “La Cina è un’ospite non invitata nella maggiore esercitazione navale del mondo. Gli Stati Uniti hanno invitato quattro navi della Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare (PLAN) all’esercitazione Rim del Pacifico 2014, una mossa salutata come segno di miglioramento delle relazioni militari tra i due Paesi. Ma la Cina ha inviato anche una nave da sorveglianza elettronica per monitorare i segnali navali nell’esercitazione. La flotta del Pacifico degli Stati Uniti ha seguito la nave da sorveglianza della marina cinese che opera in prossimità delle Hawaii, presso le acque territoriali degli Stati Uniti“, ha detto il capitano Darryn James, portavoce dell’US Pacific Fleet, ad USNI News. “Ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi in modo da sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“. James ha detto che la nave non fa parte dell’esercitazione e non specula sulla finalità della nave, ma ha detto che è apparsa nei pressi delle Hawaii una settimana prima. “Tutte le domande sulle intenzioni o capacità della nave dovranno essere affrontate Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare“, ha detto.  La nave è una nave ausiliaria d’intelligenza generale (AGI) classe Dongdiao, una classe di tre navi progettata per raccogliere dati elettronici e di comunicazione da navi e aerei circostanti, fonti hanno confermato ad USNI News.
Lo spione sulla Cina Andrew Erikson ha detto che la nave probabilmente è la più esperta della PLAN, in un’intervista ad USNI News. “Questa AGI è probabilmente il vascello per l’intelligence Beijixing (codice 851) Tipo 815 della classe Dongdiao, assegnato alla Flotta del Mar Orientale“, ha detto Erickson, professore associato presso il Naval War College. “Beijixing è il migliore vascello della classe di AGI più avanzate della PLAN. Sulla base delle foto su internet e dei resoconti dei media e del governo giapponese, Beijixing è l’AGI cinese che più ha navigato, avendo operato frequentemente nei pressi e nella zona economica esclusiva (ZEE) del Giappone“. La classe Dongdiao al largo delle Hawaii opera nella ZEE degli Stati Uniti, ma non in acque territoriali, ha detto James. “La presenza della nave AGI della marina cinese è conforme al diritto internazionale in materia di libertà di navigazione“, ha detto. “L’US Navy opera al largo delle acque territoriali delle nazioni costiere di tutto il mondo, nel rispetto del diritto internazionale e delle norme, e all’AGI della Cina è permesso fare lo stesso”. In altre parole, la Cina fa ciò che sa fare meglio: rispondere a modo richiamando le varie nazioni alla loro ipocrisia: il ministero della Difesa della Cina ha detto che i movimenti della nave cinese in acque internazionali sono conformi al diritto internazionale, ha riferito Global Times. “La Cina rispetta i diritti di tutti gli Stati costieri interessati al diritto internazionale, e auspica che i Paesi interessati rispettino i diritti delle navi cinesi secondo la legge“, avrebbe affermato un funzionario del dipartimento stampa del ministero.

Perché?
La Cina da tempo lamenta la sorveglianza degli Stati Uniti al largo delle coste cinese, all’interno della zona economica esclusiva del Paese. Nel 2009, la Cina disse che una nave di sorveglianza dell’US Navy era attiva nella zona economica esclusiva del Paese, sul Mar Giallo, violando le leggi internazionali e cinesi. L’USNS Victorious non chiese il permesso della Cina, disse allora la portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu.

In sintesi:
1. La Cina avverte gli USA di non provocarla, minacciando un nuovo “conflitto globale”.
2. Gli USA provocano inviando prontamente navi da sorveglianza nel Mar Cinese meridionale.
3. La Cina risponde alla provocazione degli USA inviando la propria nave da sorveglianza nelle Hawaii, durante ciò che dovrebbero essere esercitazioni navali amichevoli.
4. ???

203_65051_894134Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il cinese J-31 contro l’F-35 statunitense

Valentin Vasilescu Reseau International 18 luglio 2014
27_179326_c3e3e77cfa6c1c2_zps811c938fLa Russia è interessata a favorire l’esportazione dei caccia cinesi J-31, in modo che diventi, assieme al Sukhoj T-50, un concorrente al costoso aereo statunitense F-35. La Cina ha 580 velivoli per  garantirsi la supremazia aerea, con velivoli di 4° generazione derivati da Su-27SK e Su-30MKK (J-11, J-16) e J-10, mentre Corea del Sud e Giappone hanno assieme 590 aerei, superiori in termini di avionica e armamenti ai cinesi, cui aggiungere il contingente di 260 aeromobili degli Stati Uniti schierato nei due Paesi o sulle portaerei assegnate alla VII Flotta degli Stati Uniti. Inoltre, Corea del Sud e Giappone hanno già ordinato 40-50 aerei stealth statunitensi F-35. Da parte sua, l’industria aerospaziale indiana acquisisce la tecnologia del caccia stealth russo Sukhoj T-50, che sarà prodotto come HAL FGFA (250-280 aeromobili). Questo è il motivo per cui, negli ultimi mesi, un’assistenza discreta è stata fornita dai russi ai cinesi trasferendo tecnologia russa per ulteriori test, e procedere immediatamente alla produzione in serie del prototipo del velivolo stealth J-31. Nei prossimi anni, almeno 500 aeromobili J-31 doteranno la forza aerea cinese.
Per compensare l’elevata potenza del singolo motore F-35 (Pratt&Whitney F135 da 19000 kg/s), il J-31 è attualmente dotato di due motori WS-13 da 8700 kg/s copiati dal motore russo RD-93 del MiG-29K/MiG-35. Per competere con l’F-35 sul mercato mondiale, ai cinesi è necessario che i russi gli consentano di fabbricare su licenza il motore Saturn S-117 del Su-35, con una spinta molto più potente di 15800 kg/s. Il megacontratto da 400 miliardi di dollari firmato con la Russia all’inizio di maggio, ha mostrato da quale lato si trova la Cina dall’imposizione delle sanzioni occidentali alla Russia. Le due superpotenze hanno deciso di non essere rivali sul mercato del trasporto aereo.
Il J-31 è un’alternativa più modesta sul piano dell’avionica, ma il prezzo è pari al 60% di quello dello statunitense F-35. I due velivoli hanno due vani per trasportare due missili aria-aria a medio raggio o bombe. Ed entrambi hanno 6 piloni esterni da 6-8 tonnellate. La strategia della Cina per la commercializzazione del velivolo J-31 è interessante. Oltre ai 500 aeromobili dell’aeronautica cinese, altri 120 J-31 sono destinati alle tre portaerei cinesi. La portaerei cinese Liaoning, ex-Varjag,  attualmente ha 30 aerei J-15 (simile al Su-33) e viene utilizzata come nave scuola per l’addestramento dei piloti delle portaerei. Una copia modificata della Liaoning è in costruzione avanzata nei cantieri Dalian, mentre la terza portaerei, molto più grande, è in costruzione nei cantieri navali di Shanghai. La Cina diverrà, alla fine dell’anno, l’economia mondiale pronta ad investire tanto denaro quanto gli statunitensi sui programmi sulla furtività e nell’industria aerospaziale, prevedendo di esportare almeno 600 aerei J-31. Il prezzo di un F-35 è superiore ai 120 milioni di dollari. A tale prezzo, al di fuori degli Stati Uniti, solo Paesi ricchi della NATO come Italia, Inghilterra, Paesi Bassi, Norvegia e Turchia possono permettersi di acquistarlo. Spagna, Portogallo e Grecia, che affrontano una profonda crisi finanziaria, non intendono acquistare gli F-35. I Paesi ex-comunisti confinanti con la Russia e membri della NATO non possono sognare una cosa del genere, od ottenere l’approvazione degli Stati Uniti per acquistare i simili velivoli cinesi. Dal prossimo anno la Russia svilupperà la sua massiccia flotta di aerei stealth Su T-50, equivalenti agli F-22 degli Stati Uniti, che saranno esportati nei Paesi della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti). Ucraina, Georgia e Moldavia hanno recentemente aderito all’UE. Pertanto, a differenza dei Paesi ex-comunisti, i Paesi non allineati hanno libertà di scelta e sono obiettivo del velivolo cinese.
Il Pakistan, il partner più vicino alla Cina, ha recentemente rinunciato all’acquisto di 36-70 aerei J-10, riorientandosi sul J-31. Mentre Israele ha già ordinato 75 F-35 dagli Stati Uniti, l’Iran sembra molto interessato ad acquistare lo stesso numero di aerei J-31. Tra i potenziali acquirenti potrebbero esserci il Sud Africa (membro dei BRICS come la Cina), che ha rinunciato allo svedese JAS-39 Gripen. L’Angola, lo Stato con il più alto tasso di crescita economica nell’ultimo decennio (20% nel 2005-2007), grazie a petrolio, gas e diamanti, ha comprato le azioni della banca portoghese per salvare la vecchia madrepatria, il Portogallo, dallo spettro del fallimento. L’Angola ha avviato un piano di acquisto per 12 aerei Su-30MKI, 7 Su-27SM, 15 Su-25, mettendo da parte i fondi per il J-31. Con questo piano di acquisto, l’equilibrio di potere in Africa del Sud-Ovest muta a scapito delle vecchie potenze occidentali. L’Egitto, a cui gli Stati Uniti hanno tagliato gli aiuti militari annuali consistenti nella consegna di aerei F-16, e l’Azerbaigian, che negli ultimi anni ha un surplus dall’esportazione di gas nella regione del Mar Caspio, ha stretti rapporti con il Pakistan e sarebbe interessato a questo velivolo. Il Venezuela e il Brasile (altro Stato dei BRICS, produttore di diversi tipi di Embraer) non solo vogliono comprare, ma anche produrre su licenza il velivolo, per competere con i prodotti militari statunitensi sul mercato dell’America Latina.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS contro il dominio del dollaro

Gli Stati Uniti piazzaforte del male
Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 18/07/2014

modi-brics-story_650_051914125040L’assalto sanguinoso della globalizzazione diventa lentamente un ricordo del passato mentre il risveglio va progressivamente intensificandosi. La guerra lampo degli Stati Uniti volta al dominio globale di Washington con lo slogan della “democrazia unipolare” è considerata un fallimento dal resto del mondo. Ma l’amministrazione Obama non è pronta ad ammettere la sconfitta e continua a cercare pretesti per iniziare guerre con provocazioni e propaganda nera creandosi immaginari nemici. Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, i Paesi che compongono il gruppo dei BRICS, cambiano drasticamente il mondo contemporaneo. Una delle tendenze è abbandonare il sistema finanziario emerso dalla seconda guerra mondiale. I BRICS vogliono mettere fine al predominio del dollaro o all’uso del verdone per comprare tutto ciò che abbia valore materiale, accompagnato dal continuo barare degli Stati Uniti. Intervenendo al VI vertice dei BRICS a Brasilia (15-16 luglio), il Presidente Vladimir Putin ha detto che è matura da tempo la riforma di un sistema finanziario-monetario internazionale che svantaggia il gruppo e ostacola il progresso delle nuove economie mondiali, “Nel caso dei BRICS abbiamo una serie di coincidenti interessi strategici. Prima di tutto, la comune intenzione di riformare il sistema monetario e finanziario internazionale. Nella forma attuale è ingiusta verso i Paesi BRICS e le nuove economie in generale. Dovremmo avere un ruolo più attivo nel sistema decisionale di FMI e Banca Mondiale. Il sistema monetario internazionale dipende molto dal dollaro o, per essere precisi, dalla politica monetaria e finanziaria delle autorità statunitensi. I Paesi BRICS vogliono cambiarlo”. Vi è l’urgente bisogno d’includere i BRICS come partner paritari nel processo decisionale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
A Fortaleza i BRICS hanno firmato la dichiarazione e il piano di azione comuni. La dichiarazione riflette la visione comune della situazione politica ed economica nel mondo contemporaneo e definisce i piani di un’ulteriore cooperazione. Il piano definisce le missioni da effettuare entro il prossimo vertice, che si terrà in Russia nel 2015. Tutti i media globali indicano l’attivazione della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) a Shanghai e della Disposizione delle riserve per imprevisti (CRA) da 100 miliardi di dollari dei BRICS, che saranno tolti dalle riserve delle banche centrali dei Paesi membri, mentre il capitale per la banca di sviluppo del gruppo proverrà dai bilanci nazionali.  Secondo il Presidente Putin, “La Banca BRICS sarà una delle principali istituzioni multilaterali finanziarie di sviluppo di questo mondo. In termini di crescente concorrenza internazionale. il compito di attivare la cooperazione commerciale e gli investimenti tra gli Stati membri dei BRICS diventa importante” ha detto il leader russo. Avvicinare le economie emergenti è di vitale importanza nel momento in cui il mondo è colpito dalla crisi finanziaria e i Paesi BRICS non possono rimanere estranei ai problemi internazionali, ha detto la presidentessa del Brasile Dilma Rousseff, che ha ammonito il mondo a non vedere la proposta dei BRICS come desiderio di dominio. “Vogliamo giustizia e parità di diritti. L’FMI dovrebbe urgentemente rivedere la distribuzione dei diritti di voto riflettendo l’importanza delle economie emergenti globali”, ha detto Rousseff. Secondo la presidentessa brasiliana, il gruppo deve in gran parte attenuare l’impatto negativo della crisi globale sulle finanze mondiali e la crescita economica. La creazione della nuova Banca di sviluppo e la Disposizione delle riserve per imprevisti (CRA) dei BRICS mostrano che, indipendentemente da differenze culturali, etniche e linguistiche, il gruppo è pronto a creare un’alleanza strategica positiva per contrastare l’instabilità internazionale. Dilma Rousseff sottolinea che il gruppo è emerso non per contrastare qualcuno, ma per seguire i propri interessi. Crede che i BRICS faciliteranno la prosperità del pianeta. I cinque Paesi BRICS rappresentano quasi 3 miliardi di persone con un PIL nominale complessivo di 16039 miliardi di dollari e circa 4 miliardi di dollari di riserve in valuta estera combinate. Dal 2014, le nazioni BRICS rappresentano il 21 per cento dell’economia mondiale. I Paesi BRICS rappresentano oggi l’11% degli investimenti globali di capitale, e il fatturato commerciale è quasi raddoppiato negli ultimi 5 anni. Il fatturato del commercio nel gruppo è raddoppiato negli ultimi anni, ed è solo l’inizio. Gli esperti russi hanno preparato la strategia dei BRICS per la cooperazione economica. L’attuazione permetterà al gruppo di occupare le prime posizioni nell’economia mondiale.
Un vertice BRICS-UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) ha avuto luogo. La propaganda anti-BRICS aveva previsto la partecipazione solo dei “leader populisti”, il presidente venezuelano Nicolas Maduro, il leader ecuadoriano Rafael Correa, il presidente della Bolivia Evo Morales e, forse, l’”eccentrico” presidente dell’Uruguay José Mujica. Invece, tutti i leader sudamericani sono andati in Brasile a vedere di persona i capi degli Stati BRICS ed informarsi in prima persona sulle attività del gruppo. Commercio ed economia erano in cima alla agenda. Il Sud America vuole ottenere il massimo dai suoi contatti con i “Big Five”. Il Presidente Maduro ha detto che il vertice era volto a proteggere il mondo multipolare. In Venezuela il concetto si riflette nella politica dello Stato deciso nel Secondo Piano nazionale del Venezuela socialista 2013-2019, o Piano Patria. L’obiettivo è garantire l’afflusso di petrodollari necessari allo sviluppo socioeconomico del Paese senza compromettere il massimo recupero petrolifero a lungo termine. Il documento è stato approvato dall’Assemblea Nazionale. Il leader venezuelano crede che il suo Paese abbia bisogno di un nuovo ordine economico creato dai latinoamericani sul loro continente. Ha detto che l’incontro è stato d’importanza storica, facendo riunire i sudamericani che scelgono la propria via allo sviluppo e le cinque nazioni dal più rapido sviluppo mondiale. Vi sono stati incontri bilaterali tra le controparti sudamericane. Vladimir Putin ha avuto colloqui fruttuosi con i presidenti di Bolivia, Uruguay e Venezuela.
Washington ha utilizzato il tema dell’Ucraina per intensificare la propaganda contro la Russia sullo sfondo del vertice BRICS-UNASUR. In precedenza, il 15 luglio, Obama aveva esortato gli inviati europei ad imporre misure più severe contro la Russia. Nel caso in cui i capi europei si rifiutassero d’adottare nuove sanzioni, la Casa Bianca avrebbe agito unilateralmente. Gli ambasciatori dell’Unione europea furono invitati alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni dure per spingere i Paesi europei ad adottare misure dure contro la Russia, per “punirne l’aggressione”. Le nuove sanzioni, le prime cosiddette “sanzioni settoriali” degli Stati Uniti contro la Russia, hanno colpito un certo numero di banche come, ad esempio: OAO Gazprombank e VEB, ed alcune aziende energetiche russe, come OAO Novatek, Rosneft, e Kalashnikov limitandone l’accesso ai mercati dei capitali degli Stati Uniti. Alcuni alti funzionari sono sulla lista. Prima dell’annuncio delle sanzioni il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha commentato, il 15 luglio, “E’ triste che il presidente di una grande potenza si avvicini a tali questioni da tale posizione”, ha detto ai giornalisti. “Vorrei ricordare anche che tutti i leader dei BRICS hanno sottolineato che, condannando le azioni unilaterali nella politica globale non cercano lo scontro, ma sostengono  sforzi congiunti con la partecipazione di tutte le grandi potenze, cercando d’individuare una soluzione reciprocamente accettabile ai vari problemi”, ha aggiunto il diplomatico russo. A questo proposito Sergej Lavrov faceva riferimento alle parole del Presidente Vladimir Putin che parlava dell’esperienza positiva nella cooperazione sulla questione siriana, durante l’incontro con i leader BRICS del 14 luglio. “Ecco perché dobbiamo, probabilmente, avere un approccio filosofico ad ogni problema, ma ci opponiamo ad azioni unilaterali ed emotivi con ragione e pragmatismo”, ha detto il ministro. I BRICS e la maggioranza dei membri UNASUR criticano le sanzioni degli Stati Uniti. Stampa e blogger dicono che Washington persegue un solo obiettivo, aggravare la situazione al confine tra Russia e Ucraina e versare benzina sul fuoco del conflitto, con l’aiuto del governo di Poroshenko controllato dagli statunitensi. Obama sottolinea che gli Stati Uniti hanno un ruolo speciale nella ricerca delle soluzioni a tali conflitti. Quale problema è stato risolto dagli Stati Uniti durante, ad esempio, gli ultimi 25 anni? Paesi devastati, migliaia di morti, centinaia di capi politici e militari assassinati perché non soddisfacevano gli standard democratici secondo gli USA, unici autentici, non è un egregio esempio d’irresponsabilità? Le persone normali non sono spaventate dal forte desiderio degli Stati Uniti di creare la Pax Americana sulle rovine di altre più antiche e più perfette civiltà? Cosa rifiutata anche dai più stretti alleati dell’impero. Leader ragionevoli guardano con preoccupazione gli Stati Uniti trasformarsi inesorabilmente nel centro globale del male.

0,,17516185_303,00La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: disfatta di Kiev e della NATO

Alessandro Lattanzio, 17/7/2014

Igor Strelkov: La liberazione di Kiev dalla banda occupante di pedofili, cultisti e altra feccia è uno dei compiti più importanti della nostra campagna.

_75196909_022413684-1I cinque distaccamenti della giunta di Kiev attivi nella regione di Donestk- Lugansk erano la 79.ma brigata aeroportata, i battaglioni Shakhtjorsk e Azov, la 24.ma brigata d’artiglieria e la 72.ma brigata meccanizzata. Dal 15 luglio, enormi convogli ucraini di blindati, artiglieria e autocarri alla rinfusa si ritiravano verso Kozhevnja (a sud di Dmitrevka) per sottrarsi all’accerchiamento delle truppe di Lugansk. Durante la ritirata da Izvarino, le forze speciali ucraine (SBU) di Kirovograd subivano ingenti perdite: 8 morti e 30 feriti. La milizia dell’autodifesa riprendeva le posizioni occupate dagli ucraini il 13 luglio. Nella zona dell’aeroporto di Lugansk rimanevano bloccati 45 tra carri armati e blindati majdanisti. La milizia dell’autodifesa aveva catturato alle forze ucraine 4 carri armati T-64, 3 cannoni semoventi 2S1 Gvozdika, 1 BTR e 2 autoveicoli. La giunta a Kiev, dopo aver subito notevoli perdite e problemi logistici nell’offensiva su Lugansk-Donestk, nel fallimentare tentativo di sbloccare l’aeroporto di Lugansk, si ritirava mentre la milizia della RPL  sventava la maggiore operazione strategica dei majdanisti, infliggendo alla giunta naziatlantista la peggiore sconfitta dall’inizio della guerra, costringendola a un’urgente pausa operativa. Dal 1 luglio al 14 luglio, i miliziani della Repubblica Popolare di Lugansk avevano eliminato oltre 800 miliziani majdanisti e 50 loro blindati.

Il 15 luglio, colonne di blindati e obici semoventi con bandiere russe e della Novorossija si muovevano diversi punti tra Donetsk e Lugansk raggiungendo Enakevo, 100 km ad ovest di Lugansk.
UkraineIl 16 luglio, la milizia dell’autodifesa delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk lanciava un’offensiva contro la Guardia Nazionale ucraina. L’offensiva iniziava “alle 5 del mattino del 16 luglio per liquidare la sacca di Stepanovka (Donetsk), con i bombardamenti dei carri armati e dei mortai sulle postazioni della Guardia Nazionale ucraina presso Marinovka (regione di Donetsk), che continuarono per un’ora“. La milizia combatteva anche nella zona del villaggio Tarani e di Savr-Mogila, utilizzando mortai e carro armati contro le posizioni ucraine. Nei pressi di Amvrosevka, il 3.zo battaglione della 72.ma brigata ucraina veniva bombardato dagli MLRS Grad della milizia, infliggendo 4 morti e oltre 10 feriti, mentre i miliziani della RPD facevano saltare in aria la torre delle comunicazioni dell’aeroporto di Donetsk, con cui i golpisti guidavano le operazioni di aviosbarco di armi, mercenari e munizioni nell’aeroporto di Lugansk. A Izvarino, la milizia eliminava 8 spetsnaz ucraini di Kirovograd e ne feriva atri 10. Un’altra unità majdanista veniva circondata sempre presso Izvarino, perdendo 1 sistema d’artiglieria semovente e 40 autocarri. Nella zona di Sverdlovsk, regione di Lugansk, la milizia devastava la 72.ma brigata con artiglieria e mortai. La raffineria di Lisichansk, LINIK, veniva liberata dalle forze armate di Novorossija. La raffineria rappresenta circa il 40% della capacità totale di raffinazione dell’Ucraina. Un distaccamento dell’esercito della RPD catturava 4 blindati abbandonati dalle forze majdaniste presso Tonenkoe, mentre a Mospino la milizia eliminava 2 BMP-2 e 50 naziguardie. Due aviogetti Sukhoj Su-25 venivano abbattuti su Gorlovka. 2 paracadutisti russi furono uccisi da un gruppo di naziguardie ucraine infiltratesi nel territorio della Federazione Russa. Durante la ritirata i miliziani dell’autodifesa intercettavano gli aggressori majdanisti, eliminandone la maggior parte. Veniva anche liberata Marinovka, dove le forze golpiste, i paracadutisti della 79.ma brigata, venivano accerchiate perdendo 1 BTR e 2 BMP-2, di cui 1 catturato intatto. Il fronte meridionale di Novorossija veniva così assicurato. Nelle altre zone del fronte meridionale, la Milizia continuava l’offensiva impiegando l’artiglieria contro le colonne majdaniste. In totale venivano accerchiati 2500 dei 5000 mercenari majdanisti impiegati direttamente contro la Novorossija. Diverse unità si disperdevano, come ad esempio la 24.ma brigata meccanizzata, mentre un centinaio di miliziani ucraini si rifugiava in Russia. La 72.ma brigata meccanizzata, isolata nella zona di Birukova-Gukovo, subiva gravi perdite e carenze di munizioni, carburante, cibo e acqua. Le forze ucrainiste abbandonavano in fretta le posizioni presso Provale, Krasnodon, Aleksandrovka, Izvarino e Shaste. In pratica, tutte le unità majdaniste impiegate sul fronte meridionale di Novorossija si ritiravano disordinatamente, abbandonando materiale e mezzi. Si trattava delle 5 unità da combattimento di Kiev già indicate: la 79.ma e la 24.ma brigate aeroportate, il battaglione territoriale Shakhtjorsk, il battaglione naziatlantista Azov e la 72.ma brigata meccanizzata. Tutte intenzionate a rompere l’accerchiamento cui erano sottoposte dalla Milizia dell’autodifesa. L’esercito ucraino avrebbe perso 258 soldati e altri 922 sarebbero stati feriti nell’operazione contro il sud-est dell’Ucraina, secondo il portavoce del Consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale ucraino Andrej Lisenko.
Il ‘ministro’ degli Interni golpista Arsen Avakov licenziava 585 agenti di polizia di stanza a Donetsk per ‘tradimento’, mentre arrivava un battaglione di volontari israeliani in supporto della giunta golpista a Kiev, per combattere contro i federalisti. Il comandante dell’unità incita tutti gli ebrei ucraini ad aderire al battaglione “Matilan“. Si tratta di un’unità speciale della polizia di frontiera israeliana, creata nel 1996. Matilan significa “intelligence, osservazione, intercettazione, operazioni speciali”. Nel porto di Odessa venivano sbarcati in segreto 12 semoventi da 152 mm Vz.77 Dana di produzione ceca ma provenienti dalla 1.ma brigata d’artiglieria polacca Masuria, assieme ad autocarri, militari e altri mezzi. Inoltre, Kiev ha ricevuto dagli Stati Uniti 2000 giubbotti antiproiettile Interceptor, sebbene in compenso “l’esercitazione Rapid Trident 2014, inizialmente prevista per luglio in Ucraina, verrà rinviata“, come dichiarava il tenente-colonnello dell’USAF David Westover Jr. “Le date esatte e i partecipanti devono essere determinati“. L’esercitazione era prevista presso Lvov, in Ucraina, e doveva coinvolgere unità di Stati Uniti, Ucraina, Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Moldavia, Polonia, Romania e Regno Unito.

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Fonti:
Alawata
Army Times
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
Global Research
Maidan Translations
Politikus
Sociologia Critica
Sputniki Pogrom
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Voice of Russia

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