Hamas ufficialmente dalla parte dei sionisti. L’agenda bellica occidentale contro la Siria

Hamas ufficialmente dalla parte dei sionisti. L’agenda bellica occidentale contro la Siria
Christof Lehmann (Nsnbc)

Il dirigente di Hamas Abu Marzuq ha rilasciato una dichiarazione pubblica contro Hezbollah. Marzuq esige che Hezbollah si ritiri dalla Siria per “concentrarsi sulla resistenza contro il sionismo”. Nonostante il tentativo di Marzuq di “girare” la sua dichiarazione come opposizione al sionismo o a Israele, una rassegna dello sviluppo politico di Hamas verso la Siria e il Qatar rivela che, almeno una fazione importante e significativa di Hamas, si sia attivamente preparata ad aderire alla sovversione sionista – occidentale – GCC contro la Siria.

2742955150Il 14 giugno, il principale membro di Hamas, Abu Marzuq, ha rilasciato una dichiarazione sulla sua pagina Facebook, in cui ha chiesto che il partito libanese Hezbollah ritiri i suoi combattenti dalla Siria, in modo da concentrarsi sulla resistenza contro Israele. (1) La dichiarazione del funzionario di Hamas è stata fatta circa una settimana dopo che gli insorti sostenuti da israeliani, occidentali e GCC avevano subito la sconfitta decisiva a Qusayr. (2) Alcuni dei principali fattori che contribuirono alla vittoria delle forze armate siriane sulle forze terroristiche straniere a Qusayr, furono:
Le forze armate siriane hanno adottato una strategia anti-insurrezione, che in parte si basa sull’esperienza dei militari russi nella lotta contro gli insorti filo-occidentali in Cecenia.
Il Primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi è intervenuto chiudendo la via del contrabbando saudita dalla provincia di Anbar. Questo ben nota via del contrabbando durante l’occupazione USA dell’Iraq fu usata dai terroristi filo-sauditi che diffusero violenze settarie in Iraq. La via è stata riattivata nel 2011, utilizzandola per il supporto logistico dei terroristi filo-sauditi in Siria. La decisione del Primo ministro iracheno di chiudere la via, così come sigillare il confine iracheno-siriano, si è avuta dopo che l’Arabia Saudita, alle fine del 2012, aveva ripreso a sostenere il terrorismo in Iraq, questa volta diretto contro l’amministrazione al-Maliqi. (3) L’iniziativa di al-Maliqi ha effettivamente chiuso il confine siriano-iracheno con l’eccezione delle regioni irachene amministrate dai curdi, indebolendo i ribelli in Siria.
Hezbollah ha preso l’iniziativa di contribuire a chiudere il confine con il Libano agli insorti. Il Libano è stato usato come retrovia del fronte contro la Siria. Due dei pilastri principali del sostegno ai terroristi infiltrati dal Libano alla Siria sono il cittadino saudita-libanese, l’ex primo ministro libanese e leader del “Movimento del futuro” Saad Hariri, e il leader della comunità drusa libanese e presidente del Partito socialista progressista libanese, Walid Jumblatt. L’implicazione di Hariri divenne nota dopo che diversi audio, registrati di nascosto, sono stati resi pubblici. Uno dei nastri audio e una traduzione in inglese furono pubblicati su Nsnbc International. (4) Walid Jumblatt fu smascherato dopo che una persona con stretti legami con servizi segreti giordani, affermò che Jumblatt era sospettato di essere coinvolto nell’invio di 50 tonnellate di equipaggiamenti militari dell’israeliana “Rafael Industry” (5), per un valore di circa 650 milioni di dollari, da una base aerea controllata dai curdi, presso la città irachena di Erbil. Nsnbc International ha scritto alla Rafael Industry, incoraggiandola a chiarire la situazione della società, ma non ha mai ricevuto risposta.  Ciò che viene esplicitamente menzionato, è che l’invio ebbe luogo dopo che Jumblatt fece da spola tra Qatar, Erbil e Turchia. Le armi sarebbero state consegnate ai terroristi in Siria sostenuti dagli occidentali e dal Qatar.
La posizione della Turchia come prima linea e retrovia logistico dei ribelli in Siria è stata indebolita da due fattori. L’arresto in Turchia di 12 membri del filo-occidentale Jabhat al-Nusrah, associato all’organizzazione terroristica internazionalmente bandita al-Qaida, per possesso di due kg di gas nervino Sarin, la cui conseguente confisca ha portato a richieste di maggiore sicurezza e ad aspre critiche al sostegno dell’amministrazione Erdogan ai terroristi in Siria. (6) Le proteste di massa contro l’amministrazione Erdogan, scoppiate il 31 maggio 2013, hanno notevolmente indebolito la posizione del Primo ministro turco riguardo la guerra in Siria e al progetto regionale Gül/Erdogan/USA per la “balcanizzazione” della Turchia. (7)

La guerra segreta d’Israele contro la Siria, una guerra alla Resistenza palestinese e antisionista
Il coinvolgimento d’Israele nella sovversione della Siria è stata ben documentata. Inoltre, la guerra segreta d’Israele contro la Siria è una guerra contro l’unica nazione araba che ha conseguentemente e coerentemente sostenuto la resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana della Palestina e la resistenza libanese contro i piani sionisti per una grande Israele, comprendente parti del Libano. Oltre alla divulgazione che Israele fornisce armi ai ribelli in Siria, tramite suoi uomini di paglia, come Jumblatt, vi è l’ulteriore e più forte prova del sostegno d’Israele agli insorti nel coinvolgimento militare diretto delle forze israeliane e. non da ultimo, dal fatto che Israele è un fattore importante della pianificazione della guerra alla Siria, anni prima delle prime dimostrazioni pubbliche in Siria nel 2011. Nel maggio 2013 un veicolo militare israeliano è stato catturato nei pressi della città siriana di Qusayr. La confisca del veicolo militare israeliano, nella città liberata dalle forze armate siriane aiutate da Hezbollah, tagliando le linee di rifornimento degli insorti, indica chiaramente che Israele è presente sul terreno in Siria. (8) Nel giugno 2013, un ufficiale della brigata austriaca UNDOF, ritiratosi dalle alture siriane del Golan occupate dagli israeliani, aveva dichiarato che Israele fornisce un sostegno significativo ai terroristi in Siria, che Israele mantiene un centro comando congiunto con i terroristi nel Golan, e che le forze militari israeliane sono direttamente coinvolte nell’assalto alle postazioni siriane. (9)

Dumas indica che alti funzionari britannici e israeliani hanno pianificato la guerra alla Siria anni prima del 2011
Inoltre, nel giugno 2013, l’ex ministro degli Esteri francese Roland Dumas ha indicato direttamente alti funzionari britannici e israeliani nella pianificazione della guerra contro la Siria, anni prima delle prime manifestazioni pubbliche e della cosiddetta primavera araba del 2011. (10) Nel corso di un programma televisivo sulla rete LPC francese, Dumas ha detto: “Sto per dirvi una cosa. Ero in Inghilterra due anni prima delle violenze in Siria, per altri affari. Ho incontrato alti funzionari britannici che mi confessarono che stavano preparando qualcosa in Siria“. Dumas continuava affermando che la sovversione e l’invasione della Repubblica araba siriana, con l’aiuto dei “ribelli”, è innanzitutto un piano inglese, mentre evitava accuratamente d’implicare se stesso e la Francia, dicendo: “Questo accadde in Gran Bretagna non negli USA. La Gran Bretagna stava organizzando l’invasione dei ribelli in Siria. Mi hanno anche chiesto, anche se non ero più Ministro degli esteri, se mi sarebbe piaciuto partecipare. Naturalmente ho rifiutato, ho detto che sono francese e che non mi interessava.”
Ci sono schiere di altre prove che indicano Israele come una delle potenze principali dietro la guerra alla Siria. Una delle ragioni più importanti della guerra in Siria è strettamente legata alla scoperta di uno dei giacimenti di gas conosciuti più grandi del mondo, nel Golfo Persico nel 2007, e il risultato di nuove indagini sui giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale, che documenterebbero riserve di gas nella zona di oltre il 70% maggiori di quanto si pensasse in precedenza. Un progetto di gasdotto congiunto Iran, Iraq e Siria, se completato, trasporterebbe gas sulle coste del Mediterraneo orientale, nei pressi della base navale russa di Tartus, e il fatto che Israele non tollererebbe in nessun caso l’accrescimento dell’influenza politica dell’Iran e della Siria presso l’Unione europea, e in particolare riguardo la politica dell’UE verso la Palestina, se l’UE, insieme al gas fornito dai russi tramite il gasdotto South Stream, dovesse ricevere più del 45% del gas naturale, che dovrebbe consumare nei prossimi 100 -120 anni, da un cartello iraniano-siriano-russo. (11) Questa è una delle ragioni principali nella pianificazione della guerra alla Siria da parte di Israele e Qatar nel 2007, in cui Hamas, come apparirà chiaro, è profondamente coinvolta.

La svolta del 2007 di Hamas e la svendita di Siria, Palestina e Hezbollah
Mentre è sbagliato affermare che Hamas sia “una creazione d’Israele“, è vero che Israele ha segretamente sostenuto Hamas e che “alcuni membri di spicco di Hamas” hanno cooperato con Israele attraverso il Qatar. La logica del sostegno d’Israele ad Hamas, non solo come organizzazione sociale e religiosa, ma come forza militante, essendo un forte partito islamico e movimento di resistenza radicato nei Fratelli musulmani, era che fosse lo strumento perfetto per indebolire la resistenza delle fazioni progressiste nel movimento Fatah, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), il Saiqa (Avanguardia) sostenuto dai siriani, e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale (PFLP-GC) sostenuto dai siriani.
Il sostegno siriano e iraniano di Hamas è stato un sostegno dell’asse per la Liberazione della Palestina e dell’asse antisionista che comprendeva anche Hezbollah e Jamaa al-Islamiya. Nel 2007, il Qatar e Israele riuscirono ad allontanare due membri di questo asse da Iran e Siria. Tramite significativi incentivi economici e contratti relativi alla ristrutturazione di un Medio Oriente post-guerra in Siria, Qatar (e Israele) riuscirono ad allontanare il libanese Jamaa al-Islamiya e il palestinese Hamas da Iran e Siria, riallineandoli al capitolo internazionale dei Fratelli musulmani del Qatar. Durante lo stesso periodo, il ministro degli Esteri della Turchia Davotoglu ricevette 10 miliardi di dollari dal Qatar, che dovevano essere spesi per la preparazione dei Fratelli musulmani turchi nella guerra contro la Siria. Il riallineamento di Jamaa al-Islamiya con la Fratellanza musulmana del Qatar, profondamente infiltrata dall’intelligence service inglese MI6, e il palestinese Hamas, doveva indebolire principalmente Hezbollah e la Siria, ma alla fine anche l’influenza regionale dell’Iran. Hamas però, con la sede principale a Damasco, non poteva ammettere apertamente di essersi allineato con il Qatar. Il riallineamento fu un segreto ben custodito fino al 2011.

Il battesimo del tradimento di Hamas
Una delle prime operazioni segrete in cui Hamas fu coinvolto, e che doveva porre i semi della guerra contro la Siria, fu il suo coinvolgimento nell’omicidio dei Fratelli musulmani turchi di spicco contrari al coinvolgimento dei Fratelli musulmani turchi al piano della guerra segreta contro la Siria. L’operazione avvenne a bordo della nave turca della Gaza Freedom Flotilla, la Mavi Marmara, assaltata dalle truppe israeliane in acque internazionali, in un atto di pirateria. Furono coinvolti nella pianificazione dell’operazione membri chiave di Hamas, così come le intelligence turca/NATO e israeliana, e i noti doppi agenti della NATO e di al-Qaida, i membri del LIFG Harati e Belhadj. Abedlhakim Belhadj sarebbe poi diventato il governatore militare di Tripoli, in Libia, e comandante delle brigate libiche che combatterono le forze armate siriane nelle battaglie per Homs, nel giugno e luglio 2012. (12)

205060Hamas lascia la Siria
Dopo che una fonte palestinese, con legami con l’intelligence palestinese e siriana, denunciò Hamas per tradimento contro la Palestina e la Siria, nel febbraio 2012, Hamas sgomberò frettolosamente la  sede di Damasco. L’ultimo esponente di Hamas a lasciare l’ufficio di Damasco fu Imad al-Hamadi. Al suo ritorno a Gaza, Imad al-Hamadi venne celebrato come un eroe nazionale. Non una parola fu detta sul riallineamento di Hamas con il Qatar. Non una parola fu detta a proposito del tradimento dell’asse della resistenza. Non una parola fu detta a proposito del coinvolgimento negli omicidi sulla Mavi Marmara. La ragione ufficiale che Hamas diede dello sgombero della sede di Damasco era che “la decisione si basa sul giro di vite contro i manifestanti del governo siriano“. (13) Un altro fatto non venne menzionato dai palestinesi: un gruppo selezionato di membri di Hamas, appartenente alla fazione pro-Qatar di Hamas fu responsabile dell’omicidio di numerosi membri di Hamas che si opponevano al tradimento. In alcuni casi, di queste liquidazioni furono accusati, o di fatto effettuati, dal Mossad israeliano. Uno di questi omicidi fu quello di un vice dell’ex alto comandante di Hamas Mahmud al-Mabhuh, Kamal Hussein Ghannaja, avvenuto in appartamento nei sobborghi di Damasco, nel giugno 2012. (14)
Ciò che non fu menzionato durante il “ritorno degli eroi di Hamas“, era che almeno una forte fazione di Hamas, guidata da Khaled Mishal, aveva concordato con il Qatar (e gli israeliani) la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, nell’ambito della concessione della maggior parte della Cisgiordania e di Gerusalemme Est a Israele, con le piccole e murate rimanenti enclave palestinesi in Cisgiordania rientranti nella giurisdizione giordana, sotto una forma di autonomia palestinese.

Scambiare la Cisgiordania per un califfato a Gaza di Hamas/Fratelli musulmani
La frazione di Hamas fedele al Qatar (e a Israele), guidata da Mishal aveva accettato ciò che l’autore, in un altro articolo, aveva descritto come La soluzione finale d’Israele. (15) Il piano prevede:
L’annessione della maggior parte della Cisgiordania e di Gerusalemme Est da parte di Israele. Le rimanenti piccole e murate enclave palestinesi, dovrebbero finire sotto giurisdizione giordana, con un certo grado di autonomia concesso ai residenti delle enclavi. Un documento ufficiale israeliano conferma che Israele assegnerà non più del 0,7% della Cisgiordania ai palestinesi. (16)
L’annessione di parti del Libano meridionale e delle alture del Golan siriano. Il reinsediamento dei palestinesi dalla Cisgiordania nel sud del Libano, in Siria e Giordania. L’istituzione di uno Stato palestinese che infine sarà riconosciuto da Israele, nella Striscia di Gaza e solo nella Striscia di Gaza.
Questo Stato palestinese di Gaza diretto da Hamas/Fratelli musulmani sarebbe economicamente dipendente da Egitto e Israele, e dovrebbe integrarsi in una zona di libero scambio egiziana (con sostanziali investimenti del Qatar e israeliani) del Sinai. Una delle fasi di preparazione scattò nell’agosto 2012 quando Hamas, contro la protesta e gli avvertimenti della maggior parte delle altre frazioni palestinesi, dichiarò Gaza “Zona liberata”. (17)

La goccia che fa traboccare il vaso. Hamas “chiede” che Hezbollah abbandoni la Siria
La prova definitiva che almeno una forte fazione di primo piano di Hamas ha scelto di schierarsi con la guerra del Qatar alla Siria e al piano occidentale/sionista per un Grande Israele, con uno Stato palestinese solo a Gaza, è la dichiarazione pubblica del leader ufficiale di Hamas, Abu Marzuq, in cui “chiede” che Hezbollah lasci la Siria. E’ inconcepibile che Abu Marzuq non sia a conoscenza del significato strategico della solidarietà di Hezbollah e dell’alleanza strategica con la Siria contro il progetto di guerra neo-colonialista e sionista contro la Siria. Inoltre è inconcepibile che un politico esperto, un intellettuale come Abu Marzuq, non conosca l’importanza dell’integrità e della sicurezza nazionale della Siria per l’alleanza anti-colonialista e antisionista, e per la sopravvivenza dello Stato palestinese entro i confini del 1948 o del 1967. Inoltre è inconcepibile che Abu Marzuq faccia una dichiarazione del genere, anche su Facebook, senza avere l’approvazione e senza una dichiarazione in concomitanza della leadership di Hamas.

La dichiarazione sarà l’ultima goccia che spezzerà la schiena del cammello. La domanda è: quale cammello?
Dato  che il popolo di Palestina, le frazioni politiche così come i membri patriottici di Hamas  riconoscono il significato e le implicazioni della dichiarazione di Marzuq e la sua politica di fondo, e dato che questo riconoscimento si trasformi in una rinnovata resistenza, è molto probabile che  la schiena del cammello dell’alleanza sionista – neocolonialista anti-palestinese e anti-siriana verrà spezzata. In definitiva, ciò include la frazione di Hamas che ha deciso di svendere la Palestina e la Siria per il potere a Gaza. Hamas, e solo Hamas, può eliminare quei membri che tradiscono la Palestina. Se tale risposta non riesce a manifestarsi, e Hamas riesca a dividere ulteriormente l’alleanza anti-colonialista, antisionista, anti-palestinese e anti-siriana, favorendo la caduta della Siria, sarà la schiena della Palestina che sarà spezzata in modo irreparabile. L’esistenza della Palestina, come Stato sovrano all’interno di confini tracciati secondo il diritto internazionale, non è mai stata così minacciata come lo è oggi. Le fonti prime di questa minaccia è il sionismo e un forte nemico interno. E’ Hamas che si è allineato con le forze del sionismo e del neo-colonialismo, contro la Siria, Hezbollah, e l’asse della resistenza e della solidarietà.

abbas-and-meshal-617x462Note
1) Hamas Official Demands Hezbollah To Withdraw Fighters From Syria
2) Western-Backed Insurgents suffer “Stalingrad-like Defeat” in Qasair. Syrian Army wins Decisive Victories throughout Syria
3) Saudi Smuggling Route to Syria Disclosed
4) Hariri Implicated in Arming NATO Insurgency in Syria
5) Raphael Industry website
6) Syrian Military seizes Sarin Gas from ”rebels“
7) Turkish Opposition: NATO´s Turkey – Kurdistan Corridor Project is Failing
8) Covert Israeli Forces Inside Syria Within Rebel Ranks? Israeli Military Vehicle Seized: Report
9) Austrian UNDOF Officer withdrawn from Golan Confirms Large-Scale Israeli Support of Terrorists
10) Dumas, “Top British Officials Confessed to Syria War Plans Two Years before Arab Spring”
11) The Dynamics of the Crisis in Syria. Conflict Versus Conflict Resolution. (Part 1/6)
12) Was the Gaza Flotilla Massacre a Turkish-Israeli False Flag and Precursor to the War on Syria?
13) Hamas, the Architecture of Treason on Syria, Iran and Palestine
14) Hamas cleanup operation after 2010 U-Turn continues
15) Israel´s “Final Solution” for Palestine and Greater Israel
16) Israel admits: Just 0.7% of West Bank allocated to Palestinians
17) Hamas declares “Gaza, a liberated zone”

Traduzione di Alessandro Lattanzio  – SitoAurora

Fine della ‘Primavera araba’

Obama sacrifica i suoi servitori arabi, lo sceicco Hamad e il primo ministro
Karim Zmerli, Tunisie-Secret 16 giugno 2013

Era prevedibile per chiunque, tranne che per questi capicosca, che si credevano invulnerabili. Agli ordini di Washington, Hamad abdica in favore del figlio Tamim. Ma, sostenuto da Israele, il primo ministro di questo emirato wahhabita ha tentato di prendere il potere con la forza. Invano. La situazione non è ancora chiara in questo Paese microscopico, ma tutto indica che la sua politica estera cambierà totalmente.

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Mentre la stampa francese ha osservato omertosamente il segreto, il settimanale Le Point evocava il 5 giugno il ritiro di sheikh Hamad in favore del figlio. Le point ha scritto che “L’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, organizza il passaggio di consegne a suo figlio Tamim. Al potere dal 1995, l’attuale emiro sembra stanco e vuole ritirarsi… Quindi questa è una transizione graduale, durante la quale il Primo ministro Hamad bin Jassim al-Thani, dovrebbe lasciare il posto. Inoltre, l’emiro aveva iniziato la trasmissione dei suoi beni immobiliari francesi a una delle figlie.”
L’unica piccola bugia, per omissione, è che lo sceicco Hamad non è né stanco, né malato, né desideroso di lasciare il potere, anche se a favore del figlio. Questo è un ordine di Barack Hussein Obama al capocosca del Qatar di sparire. Il motivo del licenziamento è duplice. In primo luogo, il fallimento del servitore arabo nel far cadere il regime siriano. In secondo luogo, l’indiscrezione con cui ha sostenuto l’ascesa al potere degli islamisti in Tunisia e in Egitto. Alleato strategico dei Fratelli musulmani, Obama avrebbe preferito che i suoi sostenitori servili operassero con tatto e discrezione. Peggio ancora, si credeva autorizzato a sostenere al-Qaida e altre organizzazioni terroristiche islamiche in Mali e nel continente africano. Secondo il nostro collega R. Mahmoudi di Algeria Patriottica, “Sembra che il ricchissimo principe non abbia più il favore dei suoi sponsor statunitensi che non apprezzano, da qualche tempo, l’incoscienza e l’avidità del loro alleato, e vorrebbero un socio più adatto alla nuova realtà… Si scopre che il suo fallimento in Siria e la cattiva situazione di tutti i Paesi che hanno sperimentato il cambiamento di regime, Tunisia, Libia ed Egitto, giocano contro di lui. Gli Stati Uniti, che fin dall’inizio hanno sostenuto la “primavera araba”, ora cercano di stabilizzare il mondo arabo, per evitare di danneggiare i loro interessi nella regione e la sicurezza d’Israele.”
La nostra ben informata fonte ha detto che a Doha, ieri, il Primo ministro e ministro degli Esteri Hamad bin Jassim, molto turbato da questo trasferimento di potere dal padre al figlio di Mozza, avrebbe tentato un colpo di Stato con l’appoggio dei suoi amici israeliani. Il fallito colpo di Stato è stato riferito dal quotidiano palestinese al-Manar, ripreso dall’agenzia di stampa iraniana IRIB, secondo cui “Il colpo di stato fallito è stato inscenato da un gruppo di leader politici e militari guidato dal primo ministro del Paese, Hamad bin Jassim.” Sempre secondo la nostra fonte locale, una trentina di funzionari militari e della sicurezza sono stati arrestati dalle guardie del corpo dell’emiro licenziato. Protetto da Israele e da alcuni potenti alleati neoconservatori statunitensi, Hamad bin Jassim non è stato arrestato, ma privato delle sue guardie del corpo e messo agli arresti domiciliari. Alcuni osservatori occidentali ben consapevoli ritengono che il nuovo emiro dovrà fare i conti con questo incrollabile alleato di Israele e Regno Unito. Di tutti questi avvenimenti, al-Jazeera e i media del Qatar non hanno lasciato filtrare nulla. Come affermato da al-Manar, “in effetti cercano di consolidare le basi del potere del futuro emiro, qualcosa che richiede la previa eliminazione dei leader del colpo di Stato.”
Nato nel 1980 ed erede ufficiale dal 2003, Tamim bin Hamad al-Thani si è laureato alla Royal Military Academy di Sandhurst, Regno Unito. E’ Presidente del Consiglio del QIA, il fondo di investimento del regno, e del Comitato Olimpico del Qatar. È l’uomo della politica sportiva dell’emirato, del PSG e della Coppa del mondo di calcio 2022. La sua influenza è cresciuta negli affari del Qatar in questi ultimi mesi. Da due giorni il giovane emiro ha cominciato le grandi pulire delle stalle di Augia. Ha dato ordine di rimpatriare le ONG pseudo-umanitarie che operano in Egitto, Tunisia, Libia e soprattutto nell’Africa nera. L’ambasciatore del Qatar a Tunisi è stato richiamato. Un’altra spettacolare inversione di tendenza, le figure emblematiche della Fratellanza musulmana residenti a Doha sono state invitate a lasciare rapidamente il territorio. Secondo il quotidiano al-Ahram al-Jadid del 15 giugno, il mercenario palestinese Khaled Mashaal è stato espulso lo scorso venerdì verso una destinazione sconosciuta. Il leader di Hamas che ha tradito i suoi ex protettori siriani per del denaro, viveva a Doha da due anni. Altri giornali egiziani indicano che è arrivato al Cairo con una ventina di compagni. Secondo la nostra fonte presente nella capitale del Qatar, anche Yusif Qaradawi sarebbe colpito da queste misure. Sembra anche che ieri davanti al palazzo dell’imam, chiamato dall’opinione araba “il mufti della NATO“, siano stati visti tre grandi camion in movimento. Destinazione probabile l’Egitto. Il Mufti della NATO ancora gode della cittadinanza del Qatar!
Riguardo all’emiro deposto, la sua scelta è caduta sulla Francia. Secondo le nostre fonti francesi, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani probabilmente si stabilirà in uno dei suoi castelli, non lontano da Nizza, dove potrà finire i suoi giorni frequentando la “Biblioteca”, il più grande casinò della città.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qatar1Per saperne di più: QATAR: L’assolutismo del XXI Secolo

Il destino incerto del regime USA-NATO in Libia

Abayomi Azikiwe, Global Research, 11 giugno 2013

libya-mapDopo più di due anni dalla vera e propria guerra del Pentagono e della NATO contro lo Stato nordafricano della Libia, il regime insediatosi del Congresso Nazionale Generale oggi chiede aiuto ai suoi padroni neo-coloniali. In un comunicato stampa del segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, il capo di questa alleanza militare imperialista ha indicato che il governo filo-occidentale di Tripoli ha richiesto assistenza sulla sicurezza. Un gruppo di cosiddetti “esperti” dovrebbe partire il più presto possibile e riferire alla NATO a fine giugno, “in modo da poter decidere la via da seguire“, ha detto Rasmussen. Il funzionario della NATO ha anche detto che tre principi dovrebbero guidare qualsiasi aiuto fornito dalla NATO. Secondo il comunicato emesso dalla NATO il 4 giugno, questi principi dovrebbero “includere una forte titolarità libica, fornendo consulenza nei settori in cui la NATO ha competenza, come la costruzione di istituzioni della sicurezza. E in terzo luogo vorrei sottolineare che non si tratta dello schieramento di truppe in Libia. Se siamo impegnati in attività di formazione, tali attività potrebbero svolgersi fuori dalla Libia“, ha detto il segretario generale. (Comunicato stampa della NATO, 4 giugno)
Queste dichiarazioni hanno luogo nel contesto dell’aggravarsi della sicurezza in Libia e in tutto il Nord ed Ovest Africa. La sicurezza e la stabilità sociale della Libia e delle due regioni dell’Africa sono il risultato diretto delle azioni militari del Pentagono e della NATO dal febbraio-marzo 2011. Durante la guerra imperialista contro la Libia, circa 26.000 sortite furono effettuate dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai loro alleati nella regione, e 9.600 attacchi aerei hanno colpito lo Stato petrolifero. Un embargo sulle armi fu imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro il Governo libico di Gheddafi, ma i ribelli venivano addestrati, sostenuti e armati per attaccare i sostenitori della Jamahiriya, i civili e le forze patriottiche. Oltre alle azioni militari della NATO e degli Stati Uniti contro questo Paese di circa 7 milioni di abitanti, 160 miliardi di dollari USA in asset esteri di proprietà libica furono sequestrati dalle banche occidentali. Una concertata violenza di massa venne attuata contro i libici di pelle scura e gli africani di altre regioni del continente. Tutti gli apparati pubblici e della politica estera degli Stati occidentali e i loro succedanei furono mobilitati per demonizzare la Libia e la sua leadership. I media aziendali ripeterono a pappagallo le false affermazioni dei governi imperialisti, al fine d’influenzare l’opinione pubblica a favore della guerra per il cambio di regime contro il colonnello Muammar Gheddafi e i suoi sostenitori, nel Paese e internazionalmente.

Le conseguenze della guerra degli Stati Uniti e della NATO contro la Libia
Attualmente in Libia migliaia di africani e decine di cittadini stranieri provenienti dall’Europa dell’Est sono detenuti dal regime del GNC. Saif al-Islam, figlio del martire colonnello Muammar Gheddafi, è imprigionato da un gruppo di miliziani che, insieme ai leader del GNC, si rifiutano di consegnare alla Corte penale internazionale (CPI). Anche la Corte penale internazionale ha giocato un ruolo nell’isolamento della Libia nel 2011. I procuratori dell’Aja sostennero assieme agli imperialisti, che violazioni dei diritti umani venivano compiute dalla Jamahiriya di Gheddafi. Di conseguenza, rinvii a giudizio e ordini di arresto furono emessi dalla Corte penale internazionale contro Gheddafi, Saif al-Islam e i principali funzionari libici patriottici. Oggi c’è una battaglia in corso nel regime del GNC, in cui la Corte penale internazionale ha un ruolo determinante, ed i ribelli libici che dicono  di poter processare Saif al-Islam in modo “equo”. Eppure, se il regime in Libia non è in grado di fornire una sicurezza adeguata ai cittadini e funzionari del regime, allora come potranno svolgere un procedimento giudiziario imparziale verso le vittime della crisi politica attuale.
I leader della NATO e dell’ICC, nonché prescelti presunti “gruppi per i diritti umani”, si sono astenuti dal commentare e analizzare le conseguenze disastrose della guerra imperialista contro la Libia. Una manifestazione di questa negazione si riflette negli attuali sforzi per estradare Seif al-Islam a L’Aia, per essere processato da un sistema giudiziario, la Corte penale internazionale, che è stato condannato dall’Unione africana (UA) essendo prevenuto contro i leader e i popoli del continente. Forse l’affermazione più scandalosa riguardo la situazione in Libia è stata fatta dal segretario generale della NATO Rasmussen quando, in modo azzardato, disse alla delegazione destinata allo Stato nordafricano, per avviare un programma di addestramento, che “Credo che questo sarebbe il modo appropriato per continuare la nostra cooperazione con la Libia, dopo aver adottato con successo l’azione per proteggere il popolo libico, due anni fa“. La situazione del popolo in Libia è più precaria di quanto non lo sia mai stata dalla guerra coloniale di conquista dell’Italia del 1911-1931, quando centinaia di migliaia di persone furono massacrate dagli imperialisti e dai fascisti, dal 1923 guidati da Benito Mussolini. Anche dopo che il Paese ottenne un’indipendenza nominale con la monarchia, nel 1951, solo la Rivoluzione del 1 settembre 1969 guidata dal colonnello Gheddafi e dal Consiglio del comando rivoluzionario, unificò lo Stato e avviò un processo di sviluppo e costruzione nazionale.

Il massacro a Bengasi riflette la devoluzione della società libica
L’8 giugno, i membri delle milizie di Bengasi, culla della contro-rivoluzione contro la Jamahiriya nel febbraio 2011, massacrarono i manifestanti che chiedevano che i gruppi armati che terrorizzano la popolazione siano arrestati e neutralizzati. Vi sono state notizie che contestano il numero di morti e feriti dell’ultimo assalto al popolo libico, dimostrando chiaramente il grado di illegalità prevalente nel Paese. Un articolo pubblicato dalla Associated Press ha riferito che “Gli scontri tra manifestanti e milizie allineate con i militari nelle città della Libia orientale di Bengasi hanno lasciato 27 morti e decine di feriti, ha detto un funzionario della sanità. Le violenze sono scoppiate dopo che i manifestanti hanno assaltato una base appartenente allo ‘Scudo della Libia’, un gruppo di miliziani ribelli che combatterono nella guerra civile del 2011, che ha il compito di provvedere alla sicurezza.” (9 giugno)
In Libia le milizie cercano di fratturare lo Stato nelle tre regioni dell’Est, Ovest e Sud. In una recente legge approvata dal parlamento del GNC, gli ex membri del governo di Gheddafi, anche se si sono rivoltati contro la Jamahiriya per conto dell’imperialismo, vengono banditi dal servizio pubblico. Prima dell’annuncio che la NATO avrebbe inviato una delegazione in Libia, la Francia, che occupa il Mali e propaga la sua guerra in Africa occidentale nel vicino Niger, aveva chiesto l’intervento militare nel sud della Libia. La Francia sostiene che la Libia del sud, che non è mai finita sotto il controllo dei ribelli del GNC, è la fonte della resistenza ai suoi sforzi militari in Africa occidentale.
Gli sviluppi in Libia e Mali indicano chiaramente che l’intervento imperialista in Africa e in altre regioni geopolitiche del mondo, può soltanto destabilizzare queste aree e fornire motivazioni per ulteriori occupazioni militari. Nonostante gli sforzi per contenere e pacificare i popoli di queste regioni, la resistenza aumenterà creando crisi ancor più profonde nei Paesi industrializzati che già soffrono di elevati livelli di disoccupazione, povertà, austerità e repressione politica.

Abayomi Azikiwe redattore di Panafrican News Wire
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Eager Lion”, operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria? Parte III

Valentin Vasilescu, AVIC, 15 giugno 2013

480653Nel paragrafo precedente abbiamo visto come questi ribelli sono stati selezionati, addestrati e coinvolti nelle “guerre sporche” dalle forze speciali degli Stati Uniti, quelle stesse che gli statunitensi hanno vissuto in Vietnam, nei Paesi dell’America centrale e nell’Iraq. Ci soffermiamo ora su altri aspetti che ci permettono di rispondere a molte domande.

1.  Come si realizza una “primavera araba”? O si telecomanda una rivoluzione ‘colorata’ come se si fosse presenti.
La parte più sensibile dell’operazione, dove la probabilità di un fallimento è molto alta, è la fase di avvio. Questo è il motivo per cui molto spesso la “scintilla” che innesca il movimento è assai ben nascosta. Insisteremo sulle sue caratteristiche. La cosiddetta “primavera araba”, con spontanee adunate “rivoluzionarie” in piazza Tahrir a Cairo, fu in realtà un’operazione attentamente pianificata dagli Stati Uniti. Molti anni fa, attraverso l’ambasciata statunitense a Cairo, dei “dissidenti” egiziani furono addestrati in Serbia presso il Centre for Applied Nonviolent Action and Strategy (CANVAS: Centro per l’azione nonviolenta applicata e strategie). Il centro è gestito da attivisti di Otpor, un movimento serbo di disobbedienza civile e resistenza pacifica, creato nel 1998 dalla CIA a Belgrado per rovesciare il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. Otpor è attualmente attivo in 37 paesi e si è trasformato in una sorta di fortezza della rivoluzione mondiale “non violenta”.
La ‘guida alla lotta nonviolenta in 50 punti’ è una creazione del colonnello statunitense Robert Helvey, veterano dei Berretti Verdi, ed è alla base di tutte le rivoluzioni nell’ex Unione Sovietica. La “rivoluzione delle rose” in Georgia, nel 2003, “arancione” in Ucraina nel 2004, dei “tulipani” in Kirghizistan nel 2005, nella Repubblica di Moldova nel 2009 e nella “primavera araba”. La guida ha lo scopo di descrivere i metodi utilizzati da manifestanti professionisti per superare la paura ed eccitare le folle. Grazie alla Freedom House Foundation, a George Soros e all‘International Republican Institute, finanziato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dall’USAID, le truppe delle operazioni  speciali degli USA furono pronte alle riforme “politiche e sociali” e alla guerriglia urbana. Prendiamo come esempio la manifestazione pacifica del 7 aprile 2009 a Chisinau, che “spontaneamente” si trasformò in un movimento devastante saccheggiando e incendiando il palazzo del Parlamento moldavo. L’evento fu trasmesso in diretta dalla maggiore rete televisiva rumena e si poteva osservare quello che accadeva in diretta. Si potevano vedere, in particolare, le squadre per le speciali operazioni seguite da piccoli gruppi, infiltrarsi a intervalli regolari e in silenzio nella massa dei manifestanti pacifici. I punti d’infiltrazione nella massa, le posizioni di partenza per l’offensiva e le tattiche di tutti i gruppi si svilupparono con precisione. Ogni gruppo aveva il suo obiettivo tattico, una struttura ben definita, una missione separata, segni e segnali di riconoscimento e gruppi di sostegno tra gli organizzatori della protesta.
Il primo gruppo, Alfa, è addestrato a saper generare un contagio emotivo nella massa dei manifestanti. Nella prima fase, il suo ruolo è lanciare per 2 ore vari slogan, difatti dei già noti simboli della guerra psicologica per influenzare e motivare i manifestanti. Da un punto di vista psicologico, il ruolo del gruppo Alfa è trasformare gli individui in un gregge disposto a seguire ciecamente ogni esortazione, senza usare il filtro della ragione. Una volta che ciò viene compiuto, il gruppo Alfa avvia la fase 2, cioè l’assalto frontale, di tipo dimostrativo, al fine di costringere il comandante della polizia ad ordinare un raggruppamento per concentrare le forze contro di loro, continuando a posizionarsi scaglionando le linee e spostando l’attenzione delle forze dell’ordine. La sequenza più importante e meglio eseguita dell’operazione viene condotta contemporaneamente da altri due gruppi (Bravo e Charlie), composti da veterani degli scontri di strada. Avviano un’azione estremamente veloce e ben coordinata avvolgendo da entrambi i lati il nuovo schieramento della polizia antisommossa. Nel frattempo, altri due gruppi distinti (Delta e Echo), fanno pressione infiltrandosi in profondità nella massa dei manifestanti (mettendosi a circa 50-70 m dalla polizia). Poi spingono con forza i giovani al centro per  incanalare il movimento in direzione delle zone di rottura dei due gruppi Bravo e Charlie. Il risultato è folgorante: lo schieramento della polizia antisommossa va in frammenti, dividendosi in piccoli gruppi facili da attaccare da tutte le direzioni e impossibilitati a reagire o far intervenire le riserve.
A Belgrado, nel 2000, a Chisinau nel 2009 e a Cairo nel 2011, l’occupazione e l’incendio del Palazzo del Parlamento e del Palazzo Presidenziale fu sufficiente ad avviare le dimissioni del governo e ad indire nuove elezioni. In Libia e in Siria, regimi più autoritari, bisognava occupare i locali della polizia e delle unità militari. A tal fine, a fianco dei professionisti delle proteste, si  unirono i combattenti armati islamici il cui obiettivo era sequestrare i depositi di armi e munizioni delle unità militari.

2. Quali sono i punti deboli di questi ribelli islamici?
Come accennato in un precedente articolo: “I mujahidin reclutati dagli statunitensi in Siria sono quasi analfabeti, non hanno idea della tattica e della strategia, e hanno imparato solo a condurre la guerra psicologica contro  la popolazione siriana. La loro unica possibilità è ridotta all’approssimativo uso degli AK-47, dei lanciagranate portatili AG-7 e dell’esplosivo, verso cui i civili siriani non hanno difese. Dall’altro lato, abbiamo le forze armate della Siria (aviazione, forze per operazioni speciali, marina, fanteria di marina ed esercito). Sono esperti nella progettazione e realizzazione delle strategie militari, sono laureati nelle scuole ufficiali e sottufficiali dell’arma di appartenenza (l’addestramento dura da due 3 a 5 anni) e diventano specialisti  dei materiali bellici.” La prima osservazione è che i mujahidin non sanno pilotare aeroplani o elicotteri, o utilizzare i sistemi missilistici antiaerei o terra-terra a medio raggio. Anche se mai recuperassero le armi dell’esercito siriano. Al contrario, l’esercito siriano ha già condotto attacchi aerei e utilizzato con successo missili tattici. L’unico modo per superare questo handicap è l’intervento statunitense. In Libia, gli statunitensi imposero all’inizio della guerra civile una “no-fly zone”, distruggendo gli aerei libici negli aeroporti e le forze di terra di Gheddafi. Come fecero in Jugoslavia nel 1999. In Siria, in un primo momento, gli statunitensi erano troppo fiduciosi nella rapida vittoria dei ribelli islamici. Poi, quando si sono ripresi e volevano creare una ‘no-fly zone’, si scontrarono con l’opposizione dei russi.
Un’altra vulnerabilità dei ribelli, come dimostra la battaglia di al-Qusayr, è la mancanza di strutture di comando efficaci, con esperti ufficiali di comando e stato maggiore. Lo schieramento dell’esercito siriano, che guidò  l’accerchiamento, poteva essere facilmente penetrato con forti attacchi. Ma i ribelli non hanno mai avuto unità altamente mobili che conoscessero il terreno per i contrattacchi. La direzione dell’attacco della brigata ribelle doveva concentrarsi in 2-3 battaglioni, con manovre perfettamente sincronizzate nel tempo e nello spazio, e una riserva della dimensione di un battaglione per introdursi nella breccia creata. Ad al-Qusayr, i comandanti ribelli guidavano in battaglia l’equivalente di un battaglione, dove ogni gruppo agiva indipendentemente. Questo è comprensibile, in quanto il comandante dell’esercito libero siriano, il generale Salim Idriss di 54 anni, è un ex professore di elettronica presso l’Accademia tecnica militare di Aleppo. Infine, un altro aspetto va sottolineato. Il curriculum della maggior parte degli ufficiali che compongono lo Stato Maggiore dell’esercito siriano, fedeli a Bashar al-Assad, dimostra che hanno iniziato la loro carriera militare nelle scuole militari in Romania, e diversi ufficiali anche in URSS. Nel periodo 1979-1985 nelle scuole militari (raggruppate a Sibiu) della Romania di Ceausescu furono inviati annualmente gruppi di 5-6 allievi siriani che seguivano lo stesso corso dei futuri ufficiali dell’esercito rumeno. Molti di loro tornarono in Romania nel periodo 1987-1990 per seguire corsi sul comando e stato maggiore presso l’Accademia. “Furono addestrati sulla base della dottrina militare della Difesa Nazionale della Romania, dove il compito principale era proteggere la popolazione civile e le proprietà. Applicando le regole dell’arte militare, sovrastarono i mercenari in motivazione e forza morale.”
Con l’entrata nella NATO, l’esercito romeno ha abbandonato i manuali di strategia militare AN-1 e AN-2, le cui operazioni, pianificate all’epoca di Ceausescu, furono applicate dagli ufficiali siriani di al-Qusayr. Questi manuali vennero sostituiti da traduzioni di libri di testo statunitensi, gli stessi utilizzati per addestrare i ribelli islamisti.

3. Gli statunitensi entrano in scena in Siria per riprodurre le guerre arabo-israeliane?
L’Operazione Badr, con cui l’esercito egiziano ottenne lo stesso successo del presidente Bashar al-Assad nel 2013. Se l’esito della guerra non fu favorevole agli egiziani, gli statunitensi misero a punto l’operazione Valiant, indicando agli israeliani un corridoio in una zona paludosa al tergo delle 3° e 4° armata egiziane, rilevato da un aereo da ricognizione strategica SR-71. In questa breccia, nella notte del 15/16 ottobre 1973, gli israeliani riuscirono a infiltrarsi attraversando il canale con 20 carri anfibi e 7 veicoli della fanteria, entrando in Egitto. Ciò non cambiò le sorti della guerra, ma permise agli Stati Uniti d’intervenire dichiarando una tregua per pareggio.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante delle forze militari a Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“La Madre di tutte le battaglie”

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 14.06.2013

936417L’esercito siriano espande con successo la sua operazione più importante dall’inizio della guerra civile, lanciata il 9 giugno. Questa operazione, “Tempesta del Nord”, è volta a liberare la roccaforte principale dell’opposizione, Aleppo, città più grande e più importante centro economico del Paese, che si trova vicino al confine turco, dalle forze ribelli. E’ possibile che questa sarà la battaglia decisiva di tutta la guerra, non c’è da meravigliarsi che il Presidente Bashar al-Assad la chiami “la madre di tutte le battaglie”. Dopo molti mesi di confusione ed errori, le decisioni militari e politiche del leader del Paese e il comando dell’esercito siriano sono sorprendenti nella loro lungimiranza e anche nella loro eleganza strategica. Invece di correre per il Paese sprecando le forze, un errore compiuto nelle fasi precedenti, l’esercito occupa i punti chiave, tagliando le linee più importanti delle comunicazioni e degli approvvigionamento dell’opposizione, quindi determinando infallibilmente la direzione dei principali attacchi. E la leadership politica altrettanto abilmente si assicura l’aiuto degli alleati e la tutela dei fianchi dell’esercito. Ad esempio, dopo la vittoria di al-Qusayr, tutti si aspettavano che il governo iniziasse il rastrellamento a lungo atteso dei ribelli nelle vicinanze di Homs, la terza città più grande del Paese (oltre 800.000 abitanti), tuttavia, si è limitato a circondare i ribelli, trasferendosi a nord verso la Turchia, da cui minaccia il pericolo più grande. Rischioso? Sì, ma del tutto giustificato. Non è difficile vedere perché l’esercito compie una simile mossa, prima il fianco sinistro sul Libano viene protetto militarmente, e il fianco destro sull’Iraq è protetto diplomaticamente. Al tergo, importanti centri di difesa vicino alla Giordania sono stati messi sotto controllo all’inizio di quest’anno. Il momento è stato scelto in modo perfetto riguardo alla situazione in Turchia che, essendo preda delle turbolenze interne, è improbabile voglia invadere la Siria. In sostanza, ad Ankara i ribelli siriani “hanno perso sia il supporto militare che la copertura diplomatica da parte dello Stato più vicino e più amichevole verso di loro.” (1)
In larga misura le truppe devono il loro successo al talento militare del Vicecomandante in Capo delle Forze Armate della Siria, Ministro della Difesa dal luglio 2012, il Colonnello-Generale Fahd Jassim al-Freij (nato il 1 gennaio 1950 a Hama, ha ricevuto un’istruzione militare in Siria, è stato incluso nelle “lista nera” del governo statunitense) che, per inciso, è un sunnita che parla della tolleranza religiosa del regime di Damasco. (2) L’obiettivo della prima fase dell’operazione “Tempesta del Nord” è “liberare la strada statale che collega Aleppo con Azaz sul confine turco-siriano, che era controllata dai combattenti dell’opposizione da oltre un anno e che ha un significato strategico per il supporto logistico ai ribelli ad Aleppo”, ha riferito una fonte del comando dell’esercito all’agenzia di informazioni siriana Suria al-An. Domenica scorsa le truppe hanno attaccato postazioni dei ribelli lungo l’asse che passa per le città di Kafar-Hamra, Anadan, Haraytan e Atarib, sostenute da mezzi blindati. Feroci battaglie continuano in prossimità della base aerea militare di Minigh vicino Aleppo. (3) Le divisioni di Hezbollah ancora non partecipano all’operazione e sono collocate nella riserva strategica. (4)
Il Presidente Bashar al-Assad ha sottolineato un altro motivo per cui il processo si è capovolto a favore dell’esercito: un cambiamento di atteggiamento del popolo della provincia. “Queste persone supportavano i ribelli non tanto per mancanza di patriottismo, ma perché erano state ingannate.  Infatti credevano che la rivoluzione avesse avuto luogo contro le colpe dello Stato. Ora la loro posizione è cambiata, e molte persone hanno lasciato questi gruppi terroristici e tornano alla vita normale.” (5) Un esempio che fa riflettere è l’esecuzione pubblica di un ragazzino 15enne da parte degli islamisti di Aleppo, per una affermazione improvvida. Un elemento radicalmente nuovo negli sviluppi in Siria, che peggiora ulteriormente la situazione dei ribelli, è il coinvolgimento attivo di Baghdad nel conflitto. Fonti israeliane, per esempio, notano che mentre gli esperti concentravano la loro attenzione sulle azioni di Hezbollah libanese nella Siria occidentale, la dichiarazione di supporto del Primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ad al-Assad è un fattore molto più significativo. Diversamente dell’Iran, che è sotto sanzioni, i fondi occidentali scorrono liberamente in Iraq per il petrolio che vende, ed “essi vengono trasmessi in sempre maggiori quantità da Baghdad a Damasco”. Il governo iracheno ha anche approvato una legge speciale che prevede che le armi e le munizioni acquistate sui mercati internazionali, così come petrolio, olio e lubrificanti per l’esercito, devono essere forniti alla Siria a condizioni favorevoli. (6) In passato, le relazioni tra queste due capitali non sono sempre state rosee, dal momento che erano in competizione per la leadership regionale. Tuttavia, ora il governo sciita dell’Iraq ha capito che l’ascesa al potere in Siria dei militanti sunniti potrebbe destabilizzare in modo significativo la situazione nel suo Paese. La nuova ondata di attentati terroristici da parte degli alleati iracheni dei ribelli siriani (e quindi dell’occidente, anche se indirettamente) indica la stessa cosa. A maggio di quest’anno oltre un migliaio di iracheni sono stati uccisi a seguito degli attentati terroristici. Inoltre, per ordine di al-Maliqi 20.000 truppe sono state dispiegate al confine con la Siria per interrompere tutte le vie di approvvigionamento all’opposizione siriana dall’Iraq. DEBKAfile del 9 giugno riferisce dei primi grandi scontri tra forze governative irachene e ribelli siriani, che hanno avuto luogo in due valichi di frontiera. Gli iracheni hanno subito perdite, ma i ribelli sono stati respinti. Fonti israeliane affermano che, nell’ambito di questa unione, le forze speciali preparano incursioni in profondità nel territorio siriano nella lotta contro i ribelli. (7) In occasione della riunione del Consiglio dei ministri iracheno che ha avuto luogo lo stesso giorno nella città di Erbil, nella parte settentrionale del Paese, il Primo ministro Nuri al-Maliqi ha avvertito che la regione è stata travolta da un’ondata di estremismo, a causa delle attività di organizzazioni terroristiche come al-Qaida e Jabhat al-Nusra, invitando tutti a resistervi. (8)
Tel Aviv sta vivendo anche crescenti difficoltà in connessione con il suo coinvolgimento nel conflitto siriano. Nei circoli militari d’Israele vi sono denunce contro i loro comandanti, mai sentite dalla fallita seconda guerra libanese nel 2006. Questo può essere visto su molti siti e blog. Forze speciali e d’intelligence militare sono deluse, in particolare, per l’alleanza de-facto con i “fondamentalisti barbuti” in Siria, dai quali “possono aspettarsi una coltellata nella schiena” in qualsiasi momento, quando si trovano a decine di chilometri di distanza da loro basi, così come dall’esagerazione dei successi dell’opposizione e dalla sottovalutazione delle vittorie delle forze del  governo (9). Credono che le false valutazioni della situazione nel teatro di operazioni “potrebbero portare a decisioni errate”. Ad esempio, il sito DEBKAfile, vicino all’intelligence militare israeliana, ha apertamente criticato il discorso del ministro della Difesa Moshe Ya’alon alla Knesset, quando il 3 giugno ha affermato che al-Assad detiene solo il 40% del territorio del Paese e che i ribelli controllano una parte significativa di Damasco. In realtà, l’intelligence israeliana possiede informazioni che l’opposizione sia stata quasi completamente sconfitta nella capitale; rimangono solo isolate sacche di resistenza. Il quadro è simile sugli altri fronti dove l’esercito, “grazie alle forniture russe e iraniane”, mette sotto pressione i ribelli ovunque. Inoltre, membri di questi circoli ammettono che l’interferenza d’Israele nel conflitto siriano, compresi i bombardamenti del deposito  munizioni, aumenta solo lo spirito combattivo dell’esercito siriano e indebolisce l’opposizione, facilitando la perdita di autorità agli occhi della popolazione. (10)
Non solo l’occidente, ma l’attuale leader di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, è turbato dalle sconfitte dell’opposizione in Siria. A giugno ha registrato un videomessaggio in cui ha esortato i suoi sostenitori in tutto il mondo ad aumentare il sostegno alle forze della jihad nel Paese, così come ad unire tutti i gruppi con orientamento simile in un unico movimento. La priorità principale per al-Qaida, in un messaggio di al-Zawahiri, non è al momento l’Afghanistan o l’Iraq, ma la Siria. (11) Il centro di consulenza statunitense Flashpoint Global Partners ha dichiarato che la maggior parte dei combattenti stranieri uccisi in Siria dal luglio 2012 al maggio 2013 è collegata ad al-Qaida. La relazione del Centro ha sottolineato, per esempio, che durante tale periodo almeno 280 combattenti stranieri provenienti da Stati Uniti, Cecenia, Kosovo, Egitto, Giordania, Tunisia, Libia e Arabia Saudita sono stati uccisi. (12) L’ultimo, un belga, è stato ucciso qualche giorno fa.
Il noto esperto di Medio Oriente Michael Young ritiene che, considerando i vantaggi che il Presidente al-Assad ha raggiunto nella guerra civile, le richieste dell’opposizione di non consentirgli di partecipare alla conferenza di Ginevra sono “non realistiche”, e il rifiuto dei suoi leader a parteciparvi è “un errore”, dal momento che in questo caso la colpa del fallimento del processo di pace ricadrà su di loro. Per l’opposizione siriana questo potrebbe rivelarsi “fatale”. Non molto tempo fa pochi credevano che Bashar al-Assad sarebbe rimasto al potere. “Forse abbiamo sbagliato”, si lamenta Young. Sfortunatamente, i segni che questa realizzazione sia giunta ai leader politici occidentali finora non appaiono. In particolare, questo può essere visto nelle manovre militari degli Stati Uniti e dei loro alleati e dallo sbarco di 4.500 truppe in Giordania al culmine della “Tempesta del Nord”. Simulando preparativi per l’invasione della Siria da sud, cercano di fermare l’avanzata dell’esercito siriano. Tuttavia, i siriani hanno già forze sufficienti per sopportare un attacco da quella direzione senza abbandonare la loro avanzata su Aleppo. Come fonti ufficiali della Casa Bianca hanno riferito ad AP, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama prenderà una decisione sulla fornitura di armi ai ribelli siriani questa settimana. Obama molto probabilmente approverà la decisione, “essendo in questi ultimi giorni la situazione dell’opposizione diventata abbastanza deplorevole”. Secondo l’AP, il segretario di Stato John Kerry ha rinviato il suo viaggio in Medio Oriente per diversi giorni, dal momento che deve partecipare alle riunioni del Consiglio di Sicurezza Nazionale dove è in discussione la questione delle forniture delle armi. (14) Tuttavia, un tentativo di cambiare lo sviluppo oggettivo degli eventi pompando denaro e armi all’opposizione perdente, difficilmente potrà salvarla, e potrebbe causare soltanto innumerevoli nuove calamità al popolo siriano.
Se i “progressisti” di Europa e Stati Uniti non vogliono difendere il Medio Oriente dal medievalismo di al-Qaida, almeno non dovrebbero impedirgli dal farlo da se.

Note
(1) Iran.ru
(2) Fahd Jassem al-Freij
(3) Ruvr.ru
(4) Debka
(5) Sana
(6) Debka
(7) Debka
(8) Sana
(9) A questo proposito le pubblicazioni della fonte russa mignews.com, per esempio, sono molto eloquenti.
(10) Debka
(11) Joshua Landis
(12) Sana
(13) CFR
(14) Cursor

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La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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