Russia e Iran: energia in cambio della sopravvivenza

Sarkis Tsaturjan, IarexReseau International 9 settembre 2014

0,,16544700_303,00La politica delle sanzioni euro-statunitensi muta il sistema delle relazioni regionali. Il 10 e l’11 settembre la Commissione intergovernativa russo-iraniana studierà gli accordi concreti previsti nel protocollo d’intenti firmato a Teheran ai primi di agosto, per un periodo di 5 anni. Secondo le informazioni di “Kommersant”, l’accordo prevede l’acquisto dalla Russia di petrolio iraniano in grandi quantità, fino a 500000 barili al giorno o 25 milioni di tonnellate all’anno. Ciò rappresenta un quarto della produzione totale dell’Iran. L’Iran prevede di vendere con uno sconto di 5 dollari al barile meno dello Slightly Brent. L’embargo petrolifero imposto dall’occidente sulla vendita di greggio iraniano, che risale al 2013, è dimenticato. Mosca, in attesa delle sanzioni rinforzate da Washington e Bruxelles per via della sconfitta delle operazioni militari ucraine, ha iniziato a rompere il blocco grazie alla partnership con Teheran. Gli esperti di Kommersant ritengono che la maggioranza delle vendite sarà ‘puntuale’ e la maggior parte delle forniture andranno a Cina e Africa, in particolare Sud Africa. Ovviamente i BRICS avranno lo stimolo a sviluppare e rafforzare i reciproci legami. Per l’ambasciatore iraniano in Russia, Sanan, i profitti della vendita saranno usati da Teheran per acquistare dalla Russia macchine utensili, materiale rotabile, mezzi pesanti, metalli e cereali. Il gruppo di stato russo “Rostekhnologij” ha già annunciato la disponibilità a fornire all’Iran un’ampia gamma di apparecchiature ad alta tecnologia. Parte del ricavato dell’IRI (ente petrolifero iraniano) sarà destinato alle aziende russe per la costruzione della seconda unità della centrale nucleare di Bushehr. I piani statunitensi, che da tanti anni cercano di congelare il programma nucleare iraniano, si sgretolano sotto i nostri occhi. Ma non solo ciò colpisce l’amministrazione Obama: l’Iran chiede il lancio di un programma congiunto per la costruzione di miniraffinerie in Iran, e sviluppare i giacimenti di gas di Asaul e South Pars, che già occupano imprese russe. Non è un segreto che la partecipazione delle nostre imprese in tali progetti rafforza lo status della Russia quale potenza energetica globale. Anche il caos in Siria e in Iraq, su cui Arabia Saudita e Qatar hanno basato molte speranze, può cambiare il ruolo di leader della Russia nel mondo dell’energia.
“Lo Stato Islamico” ha polverizzato tali speranze. The Guardian riconosce che la situazione è senza speranza, “non abbiamo alcun desiderio di utilizzare i nostri punti di forza a vantaggio dello stato islamico, che si può apprezzare solo se uccide i coraggiosi sunniti in Iraq, con l’eventuale revisione delle relazioni occidentali con il Presidente Assad, preoccupando sunniti, o avvicinando i jihadisti“. I combattenti dello Stato Islamico legano le mani di Obama e Cameron, e le loro azioni danno a Putin e Rohani margini di manovra. L’Iran non si ferma facendo pressione sull’Arabia Saudita dal vicino Yemen. Nelle ultime settimane a Sana proseguono attivamente le manifestazioni organizzate dagli sciiti che ricordano lo sceicco Husayn Badr ad-Dina al-Husi, ucciso nel 2004 che, secondo l’agenzia Fars iraniana, installano nella capitale Sana una tendopoli da cui i manifestanti chiedono le dimissioni del governo di Abd Rabo Mansur Qadi, accusato di sostenere al-Qaida. La situazione è complicata al punto che il governo dello Yemen bombarda la provincia settentrionale di Amran controllata dagli sciiti. La preoccupazione del saudita non conosce confini: la stampa fa filtrare che Ryad prevede l’intervento terrestre nel Paese. Sciiti e salafiti sono impegnati in una lotta mortale.
Si noti che le azioni di Russia e Iran non sono solo diplomatiche; si tratta soltanto di ciò di cui avvertivamo poco prima delle informazioni dell’agenzia Rekh, che citano “l’incubo della coalizione”; in tale caso l'”incubo” di Obama e dei suoi consiglieri di politica estera. Gli Stati Uniti d’America da tempo spingono l’Iran nelle braccia della Russia: la riconciliazione di queste due potenze era prevedibile. Sullo sfondo del riavvicinamento russo-iraniano, gli esperti turchi reagiscono nervosamente ricordando l’accordo di partnership strategica tra Rosneft e ExxonMobil firmato un anno prima. L’articolo di Yenicag dal titolo paradossale “Sindacato americano-russo” suggerisce l’indipendenza di ExxonMobil dalla Casa Bianca avutasi con l’esplorazione congiunta con Rosneft nel Mar Glaciale Artico, rinforzata da investimenti inauditi per 400 miliardi di dollari entro il 2030. Yenicag è perplessa: “Gli Stati Uniti invitano gli europei ad imporre sanzioni contro le compagnie petrolifere russe, mentre non possono imporle ad ExxonMobil, sapendo che nessun presidente statunitense ha tale potere“. Annunciando che il petrolio della prima nave curda è stato acquistato da Rosneft e consegnato nel porto di Trieste. E’ possibile che ExxonMobil, che si sa operare nel nord dell’Iraq, abbia sfruttato i suoi rapporti con Rosneft per concludere tale vendita. L’autore dell’articolo suggerisce che ci sono due USA: quelli di Obama e quegli di ExxonMobil… dai processi diversi. Mentre gli ex-sovietologi del Congresso USA elucubrano su relazioni USA-Russia in stile “guerra fredda”, il ruolo del nostro Paese sulla politica globale è irriconoscibile. Negli anni ’80 Ronald Reagan e il suo direttore della CIA, William Joseph Casey, convinsero Arabia Saudita e Gran Bretagna ad aumentare l’offerta di petrolio sul mercato mondiale strangolando l’afflusso di valuta estera in URSS, comportando il crollo del modello economico sovietico. Attualmente una manovra simile non è possibile: le riserve artiche, l’esplorazione e lo sviluppo congiunto Rosneft-ExxonMobil, sono al di là dei mezzi di Arabia Saudita e partner regionali; e una quota delle esportazioni di petrolio iraniano alla Russia sarà la forza di riserva per impedirne il dumping sul mercato.

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Credo sia un messaggio confuso…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crisi in Ucraina e le sue profonde radici

Gennadij Zjuganov PCFR 5 settembre 2014

00-hands-off-novorossiya-and-zyuganov-22-08-14Oggi, la guerra infuria nei territori delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk. Per la prima volta dalla liberazione dell’Ucraina dai nazisti, 70 anni fa, città e villaggi vengono bombardati. Migliaia di morti e feriti e decine di migliaia di profughi, interi quartieri, orfanotrofi e scuole, ambulatori e ospedali, impianti di produzione dell’energia e di approvvigionamento idrico sono stati distrutti. Numerose città, dove centinaia di migliaia di persone vivono, sono strangolate dal blocco. I banderisti al potere, i loro mandati occidentali e gli yes-men liberali russi tacciono apertamente sui crimini di guerra commessi in Novorossija. Questo perché la continua distruzione di città e villaggi è la diretta violazione di norme e consuetudini di guerra internazionali. Le convenzioni di Ginevra del 1949 vietano specificamente l’uso di artiglieria e aerei da combattimento contro aree popolate ed indifese. Nel frattempo, la junta che ha preso il potere con un colpo di Stato a Kiev, persegue la strategia più vile e codarda con i suoi squadroni della morte sempre perdenti nei combattimenti diretti con le Forze di Auto-Difesa di Novorossija. Forze ed eserciti privati degli oligarchi distruggono deliberatamente la popolazione civile. Questa è pulizia etnica. La popolazione di lingua russa viene scacciata dalla patria storica, è un grave crimine contro l’umanità.

Le radici storiche dei recenti sviluppi
L’attenzione della Russia agli sviluppi ucraini e l’angoscia che sentiamo in connessione con la guerra sono ovvi. L’Ucraina non è solo parte del mondo slavo. La terra ucraina e il suo popolo sono parte integrante della coscienza russa, della storia russa. Soprattutto il profondo legame spirituale e culturale tra i nostri popoli, la reciproca inalienabilità storica. Quando si tenta di metterci ai ferri corti per gli interessi occidentali, v’è una lacerazione che provoca profonde ferite alla società russa e ai cittadini ucraini, anche a coloro confusi dalla propaganda anti-russa. Perché solo con l’alleanza con la Russia l’Ucraina può raggiungere le vette della prosperità che molte persone, in Ucraina, considerano possibili solo in alleanza con l’Europa. Un’alleanza che ha sempre portato guai. E’ sempre stato così. Dal 12° al 14° secolo quando la Chermnaya (Rossa) Rus, presso Lvov si scisse dal nucleo storico della Russia e fu fatta a pezzi dai suoi vicini occidentali, e nel 16° e 17° secolo, quando la nobiltà polacca cercò di spazzare via dal suolo ucraino, con il fuoco e la spada, lo spirito di libertà e il cristianesimo ortodosso insieme alla memoria della grande unità di tutta la Russia. E’ successo anche nel 18° secolo, quando un manipolo di traditori riunitisi intorno a Mazepa (cui Pietro il Grande sul serio intendeva assegnare la “Medaglia di Giuda”, una pietra da indossare come ricompensa per il tradimento). All’inizio del 20° secolo, durante la guerra civile, i samostijtsij locali (separatisti ucraini) invocarono le baionette tedesche. Tutto ciò fece della terra ucraina scena di battaglie cruenti. Il salvataggio avvenne solo con l’aiuto della Russia. Gli attuali formidabili sviluppi confermano l’affermazione di Lenin che un’Ucraina libera è possibile solo se i proletari della Grande Russia e dell’Ucraina si uniscono nell’azione, e che ciò è fuori questione senza tale unità. È opportuno ricordare che tutte le principali industrie ad alta tecnologia dell’Ucraina, non solo nelle regioni di Donetsk e Lugansk, ma anche a Kharkov, Dnepropetrovsk, Kiev e altre regioni, sono state costruite nell’epoca sovietica a spese del bilancio dell’Unione, di cui il 70% proveniente dalla Russia, cioè dal popolo russo. Quindi un’alleanza fraterna con il popolo ucraino, al momento di prove terribili, è la nostra causa comune e il nostro dovere comune.
Potrebbe sembrare che la guerra civile sia scoppiata in Ucraina in una notte. Sei mesi fa, il Paese era uno dei tanti Stati dai seri problemi economici e sociali, ma che conservava stabilità politica. Il malcontento del popolo si accumulava. Tuttavia, non vi erano segni di urti violenti prossimi. Ma sarebbe errato presumere che l’esplosione sociale si sia verificata all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. La leadership russa, è vero, ha risposto a tale minaccia in modo adeguato riportando la Crimea in Russia, in tempo per il 70° anniversario della liberazione della penisola dai nazisti e impedendo, di fatto, un focolaio di una grande guerra. Per capire meglio le origini della tragedia ucraina, è necessario vederne le radici storiche per comprendere i meccanismi della grave crisi originate nel Paese fratello. E’ necessario vedere i recenti sintomi esterni della sanguinosa guerra fratricida emersa in Ucraina, così come le profonde radici storiche economiche, di classe, etniche, culturali, religiose ed altro, di tali sviluppi. Soltanto un’analisi integrata consentirà la corretta identificazione delle forze motrici nella crisi in Ucraina, la previsione del corso degli eventi e l’elaborazione di strategie e tattiche per la risoluzione di tale terribile conflitto. Per noi comunisti, ciò che accade nella repubblica sorella non è un mero interesse teorico. Non siamo scienziati politici che guardano impassibili gli eventuali sviluppi. Abbiamo l’obbligo di trarre insegnamenti dal grave scontro sociale in cui il Paese vicino è precipitato. E’ quindi necessario analizzare gli eventi in Ucraina, tenendo presente che eventi simili potrebbero anche ripetersi in una forma o nell’altra in Russia. Naturalmente, la nostra attenzione e simpatia si concentra principalmente sulla Novorossija, che emerge nella lotta. Tuttavia, è altrettanto importante capire fonti e forze motrici del lato opposto, il risorgente neo-nazismo. A questo scopo, è necessario analizzare le origini storiche e la formazione del movimento banderista come forma di nazionalismo etnico ucraino nelle sue forme più estreme. E’ necessario capire su quali basi ideologiche il movimento posa e in che modo il nazionalismo assieme alla russofobia sia alimentato in Ucraina, oggi.

Le origini del nazionalismo radicale
E’ fondamentale capire che l’Ucraina, ad eccezione del periodo sovietico, non ha mai avuto una propria statualità e nessun periodo storico identico per tutto il popolo ucraino. Nel corso dei secoli, quando le potenze europee emergevano, l’Ucraina non fu mai uno Stato indipendente, né un’entità unitaria, secondo la struttura di altri Stati. Il moderno territorio ucraino è stato sempre diviso tra diverse potenze europee. A metà del 17° secolo, a seguito dell’unione volontaria con la Russia, la sua metà orientale si trovò sotto l’ala della Russia, la cui storica Malorossija o piccola Russia iniziò a prendere forma, mentre i territori ucraini occidentali erano sotto il dominio della Polonia e poi dell’Austro-Ungheria. La politica della Polonia verso la popolazione ucraina era estremamente crudele, spesso sadica. Gli ucraini occidentali, come popolazione dello Stato polacco, erano cittadini di seconda classe. Questa fu la ragione principale per cui il nazionalismo ucraino radicale emerse in Ucraina occidentale; similmente alle idee esclusiviste razziali sancite nel “Terzo Reich”. Gli allora i banderisti non solo ebbero un’alleanza strategica con gli occupanti tedeschi, ma parteciparono attivamente alle loro azioni punitive, anche contro la popolazione ucraina. Attuarono gli stessi metodi in Ucraina occidentale dopo la guerra, clandestinamente. Non solo più di 25mila soldati sovietici ed agenti di sicurezza, ma anche più di 30mila ucraini inermi furono uccisi nelle battaglie con i seguaci di Bandera fino alla metà degli anni ’50. Questi scontri ebbero un costo elevato per i banderisti: persero più di 60 mila uomini nel corso degli anni. Il nazionalismo banderista non s’è evoluto nell’idea di liberazione nazionale, ma in una setta totalitaria di fanatici impazziti che uccisero soprattutto ucraini. Caratteristiche da setta totalitaria analoghe sono inerenti alla chiesa uniate ucraino-occidentale, formalmente in comunione con Roma. In connessione vi sono i banderisti che non vogliono prendere in considerazione il fatto che la stragrande maggioranza degli ucraini ha abbracciato il cristianesimo ortodosso orientale. L’ideologia uniate (di rito cattolico orientale) ha in realtà assai poco a che fare con il cattolicesimo. Si tratta piuttosto di una forma estrema di protestantesimo settario mescolato con il battismo. Non sono accidentali le relazioni con i settari ai vertici di Kiev, il battista Turchinov e lo scientologo Jatsenjuk.
Ogni vittoria degli estremisti nazionalisti istintuali ha portato ad una profonda crisi di governo, la cui società è sempre più consapevolmente ostile reagendo con grevi manifestazioni radicali. L’unico modo per le forze al potere di restare a galla è l’alleanza con il nazionalismo radicale, grazie a cui gli ex-capi potranno mantenere i loro posti sotto nuove bandiere. Le nuove “élite” nate dalle precedenti, usano i banderisti come “carne da cannone” per ingannare, ancora una volta, milioni di persone, dopo essersi arroccati nei circoli interni del potere. Quindi, gli oligarchi non solo restano ma rafforzano le loro posizioni. Ora adotteranno le stesse o peggiori politiche economiche sotto le bandiere banderiste, con la grave tutela occidentale, in un “patto con il diavolo” contro Mosca, che non allevierà i problemi dell’Ucraina ma certamente li aggraverà. Un approccio scientifico imparziale porta alla conclusione che i politici occidentali e i governanti di Kiev attuali, cercando di tagliare i legami secolari con la Russia, vogliono evitare in ogni modo. Questa conclusione è che il popolo dell’Ucraina centrale ed orientale è difatti legato alla Russia in modo assai più forte che con l’Ucraina occidentale. Qualsiasi tentativo di portare l’Ucraina in una direzione pro-occidentale e anti-russa è diretta non solo contro la Russia, ma contro la maggioranza del popolo ucraino, essendo intrinsecamente azioni anti-ucraine ed anti-nazionali ammantate di demagogia nazionalista. Oggettivamente è proprio così, anche se non tutti i residenti delle regioni centrali e occidentali dell’Ucraina ne sono ancora consapevoli. La storia del movimento banderista ha già rivelato il tragico paradosso, oggi giocato dai nuovi banderisti al potere. Mentre presuntamente difendono gli interessi del popolo ucraino, costoro violano gli interessi della maggioranze degli ucraini, interessi che non possono essere rispettati senza gli stretti legami con la Russia; ciò che i banderisti non volevano capire e che l’attuale “élite” dell’Ucraina, sotto l’egida di Washington, non vuole sentir parlare.

Il nazionalismo banderista come manifestazione di russofobia estrema
La scelta dei nazionalisti radicali ucraini a favore della lotta all'”occupazione sovietica” non era né colpa loro, né forzata, né una mossa tattica temporanea. Era naturale ed inevitabile, e per i nazionalisti ucraini rimane ancora tale oggi. Per loro, l’unica scelta possibile è a favore di un’alleanza anti-russa con chiunque, anche il peggior nemico dell’Ucraina. Senza una tale unione innaturale nessuna Ucraina “indipendente” è possibile senza la Russia. Certo, in passato si sono avuti squilibri politici e culturali nelle azioni delle autorità centrali della Russia nei territori ucraini, nell’ambito dell’Impero russo. Ma la lingua e la vicinanza culturale dei nostri popoli, la somiglianza di pensiero, tradizioni e costumi hanno mitigato il problema. E’ impossibile descrivere quel periodo storico come occupazione dell’Ucraina. Le descrizioni di tale genere si basano sull’ignoranza e vile speculazione. E’ giusto parlare di storia comune secolare tra Russia ed Ucraina orientale e centrale, e, in conseguenza alla nostra unione, una nazione politica uniforme fu creata. Ma Bandera e i suoi seguaci trasferirono il loro odio per gli ex-oppressori al regime sovietico, quando si affermò in Ucraina occidentale. Non volevano vedere che i principi del governo sovietico non avevano nulla a che fare con l’ordine coloniale imposto dai pan polacchi. Non volevano vedere che la struttura dello Stato sovietico dell’Ucraina orientale e centrale aveva più indipendenza di fatto che nell’impero russo, e l’avvento del regime sovietico nell’Ucraina occidentale non fu una sorta di neocolonizzazione ma di liberazione dalla colonizzazione. Ma perché gli ideologi russofobi riescono, ancora oggi, ad ingannare una grossa parte della società? La spiegazione rientra nel fatto che molti ucraini vedono il nazionalismo radicale come panacea dei loro mali, alternativa al loro passato di oppressi e umiliati. Ma i loro problemi ed umiliazioni sono ora associati alla nuova realtà. Non si tratta dell’oltraggiosa violenza polacca degli ultimi secoli, ma della tirannia di oligarchi e gangster capitalisti. Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, crisi economica e morale permanente s’imposero in Ucraina approfondendo ingiustizia e disuguaglianza sociale, divenendo catalizzatori dei sentimenti nazionalisti radicali schizzati fuori già nel 2004 e nel 2013-2014. Senza tali fattori, sentimenti del genere non avrebbero trovato terreno fertile in Ucraina, così come non l’ebbero nel periodo di massimo splendore del Paese sovietico, nella cui struttura gli interessi degli ucraini venivano attuati nella massima misura. Basti dire che per la maggior parte della seconda metà del XX secolo, l’Unione Sovietica fu guidata da figure strettamente legate all’Ucraina: Nikita S. Khrushjov e Leonid I. Breznev. Tuttavia, i russofobi occidentali, i liberali antisovietici in Russia e i nuovi ideologi del nazionalismo ucraino diffusero la falsa idea che anche se il governo sovietico diede più libertà al popolo ucraino, era ancora solo una forza d’occupazione, l’Ucraina era rimasta sotto il controllo di un impero, questa volta dell’impero sovietico. Di conseguenza, la lotta dei banderisti contro le autorità sovietiche, era sempre la stessa lotta per la liberazione. Oggi, nel tentativo di liberarsi finalmente dell’influenza russa, i nuovi nazionalisti ucraini seguono presumibilmente gli stessi principi della lotta per l’indipendenza e sono guidati dal desiderio di consolidare l’indipendenza nel quadro di una statualità ucraina. La falsità fondamentale di tale tesi è resa evidente dalla storia, ed oggi la storia si ripete. Il fatto è che i nazionalisti radicali non hanno mai agito come forza politica nazionale indipendente. La liberazione dell’Ucraina occidentale dall’oppressione polacca non fu una loro conquista, ma del governo sovietico. La lotta contro di esso dei nazionalisti ucraini portò direttamente all’alleanza con gli occupanti nazisti. Ma non appena l’idea di statualità ucraina si unì all’orientamento verso l’occidente e all’allontanamento dalla Russia, quella sorta di statualità si rivelava una finzione e l’unità traballante generò disordini. La ragione di ciò è che l’Ucraina aveva poca esperienza come Stato indipendente. Al giorno d’oggi, non può semplicemente esistere al di fuori della zona di influenza di Stati più potenti. Nel frattempo, con l’alleanza anti-russa con i nemici assoluti dell’Ucraina, che possono nascondere le loro vere intenzioni ostili solo per un breve periodo, il popolo ucraino non ha alcuna possibilità di una vera indipendenza. “Il movimento nazionale” in Ucraina è su un sentiero che non conduce a nessuna liberazione, ma in direzione opposta, su una via antinazionale. Ciò è compreso da milioni di ucraini, molti dei quali sono in armi contro il neobandersimo. La loro lotta è un vero e proprio movimento nazionale di resistenza perché hanno detto un deciso “no” all’intenzione di rompere i legami secolari con la Russia, con il popolo russo. In risposta sono stati bombardati con aerei e artiglieria, nei quartieri residenziali. I banderisti agiscono allo stesso modo del periodo 1930-1950 contro gli ucraini consapevoli della natura distruttiva del loro “nazionalismo”. Coloro che sono mossi da una idea veramente nazionale e veramente attenta al popolo, non possono far ciò ai loro compatrioti.

Le cause immediate del colpo di Stato in Ucraina
Lo spartiacque che divide la storia contemporanea dell’Ucraina si ebbe con la decisione del Presidente Janukovich lo scorso autunno, di rinunciare all’associazione all’Unione europea e puntare all’unione doganale con la Russia e altri Paesi. La decisione era abbastanza giustificata dal punto di vista economico. I negoziatori russi con la parte ucraina sostennero per molti mesi, senza riuscire a convincerla, che l’unità con l’occidente portava alla rovina totale dell’economia ucraina, ancora strettamente legata all’economia russa. Tuttavia, i circoli dominanti a Kiev vollero aggregarsi al corso ideologico puramente filo-occidentale. Fu solo all’ultimo momento, quando la decisione finale doveva essere presa, che la dirigenza ucraina riconobbe le realtà economica annunciando l’intenzione di aderire all’Unione doganale. Da quel momento l’opinione pubblica, grazie agli sforzi di numerose “organizzazioni sociali” e dei media creati dall’occidente e sotto suo controllo, fu portata su una direzione pro-europea. Le persone non ebbero informazioni affidabili sulle inevitabili dure conseguenze di un’adesione di seconda classe all’Unione europea. Ma il sogno della “riunificazione con l’Europa” era stata ficcata nelle teste di intellettuali e gente comune che, con passione e affetto, speravano che l’appartenenza all’UE avrebbe automaticamente dato agli ucraini un livello di benessere europeo. La decisione di aderire all’Unione doganale con la Russia, disprezzata dagli “zapadenskoi”, l’intellighenzia filo-occidentale ucraina, fu percepita da molti in Ucraina come fine dei loro fragili sogni. L’irritazione si riversò per le strade della capitale, cedendo a lungo all’influenza dei rumorosi attivisti dell’Ucraina occidentale. Tuttavia, Maidan, divampata a novembre, appassì gradualmente. A gennaio, due o trecento fanatici e vagabondi erano ancora lì, in gruppi sparsi, avendo trovato un modo di esprimersi e avere un piatto di lenticchie nel centro della capitale. Nel frattempo, una riduzione della passione dell’opposizione non era chiaramente nei piani di coloro che, effettivamente, gestivano gli sviluppi in Ucraina. Politici e agenti dei servizi d’intelligence occidentali gettarono una quantità considerevole di combustibile nel fuoco in dissolvenza del malcontento pubblico, creando una miscela incendiaria di radicalismo sapientemente diretto contro la Russia. Ma sarebbe sbagliato vedere la situazione dalla visuale ristretta risultante solo dalle macchinazioni dei politici occidentali e delle agenzie d’intelligence. Janukovich e il suo team hanno una parte considerevole di colpa per l’incendio. Dopo essere salita al potere, la “squadra”, ovvero la famiglia dell’ex-presidente, cominciò aggressivamente a convertire il potere politico in denaro. L’avidità dei “donetskisti”, come erano soprannominati da molti, non aveva limiti. Un enorme numero di piccole e grandi imprese fu tartassato. Le acquisizioni commerciali divennero un luogo comune. Così il malcontento popolare per la situazione economica in costante peggioramento si fuse con il risentimento tagliente della parte di popolazione molto attiva, le piccole e medie imprese, in connessione con la “grabilovka” (saccheggio) di amici e parenti di Janukovich. Nel frattempo, Janukovich, per scopi tattici diligentemente si presentava come sostenitore del riavvicinamento alla Russia, anche se il suo vero atteggiamento era apertamente filo-occidentale. Nell’opinione pubblica Janukovich fu quindi associato alla Russia. Quindi i toni antirussi di Majdan. Ma abbiamo il diritto morale di condannare il popolo ucraino se in maggioranza è privo della consapevolezza della necessità di rilanciare l’unione fraterna con la Russia? Potremmo avere tale diritto se la Federazione Russa fosse un esempio di Stato sociale, se avesse sradicato oligarchia, corruzione totale e i principi da gangster del capitalismo. Così il popolo ucraino avrebbe resistito senza esitazione sotto le stesse bandiere della Russia, le bandiere che avevano portato alla salvezza, in passato. La miscela esplosiva, che ha portato all’esplosione sociale in Ucraina, include alcuni elementi fondamentali: le legittime rimostranze della maggior parte delle persone per il costante deterioramento delle condizioni finanziarie; risentimento di piccole e medie imprese sulle incursioni della squadra di Janukovich; il desiderio degli “zapadenskoe”, intellettuali ucraino-occidentali, d’inasprire l’opinione pubblica ancora più e gli intrighi dei politici filo-statunitensi e dei servizi segreti che miravano ad approfondire la frattura tra Ucraina e Russia. Nel frattempo, il gruppo dirigente della Russia ha visto e vede ancora l’Ucraina principalmente come territorio su cui far passare i gasdotti. Pertanto, la politica delle autorità della FR si era concentrata quasi esclusivamente nel garantire un flusso regolare di gas all’Europa. I sentimenti pubblici in Ucraina non erano che mero oggetto di interesse e influenza delle “elite” russe, ma furono completamente ignorati come fattore irrilevante sullo sfondo degli intrighi sul gasdotto delle autorità dei due Paesi, per le quali le popolazioni delle repubbliche sorelle hanno successivamente pagato un prezzo pesante.

Il colpo di Stato e le sue conseguenze
I tentativi della dirigenza ucraina di ristabilire l’ordine per le strade della capitale, anche attraverso i negoziati, incontrarono forte resistenza dai combattenti ben addestrati reclutati nelle regioni occidentali. A metà febbraio, la tecnica delle rivoluzioni pseudo-popolari statunitense venne utilizzata a Kiev, con la presa del potere di bande di strada con massiccio supporto estero, testata nei colpi di Stato in Jugoslavia, Georgia, Ucraina (2004) e Libia, così come nella “primavera araba” in numerosi Paesi in Medio Oriente e Nord Africa. Allo stesso tempo, la dirigenza ucraina fu oggetto di pressioni dall’occidente. L’Unione europea minacciava la creazione di una “lista nera” di funzionari, contro cui avrebbe imposto sanzioni. I membri del clan Janukovich pensavano ai conti nelle banche occidentali ed offshore. Ciò rese la dirigenza ucraina particolarmente vulnerabile al ricatto occidentale. La debolezza del capo di Stato provocò la paralisi delle forze dell’ordine e il tradimento della classe politica, che non riusciva ad adempiere ai suoi obblighi costituzionali. Nel frattempo, i rappresentanti dell’opposizione, che si suppone lottassero per la democrazia contro un regime autoritario e per un futuro luminoso per l’Ucraina sotto gli auspici dell’Unione Europea, mostrarono infatti le abitudini dei loro predecessori banderisti fascisti. Manifestanti “pacifici” occuparono edifici governativi e attaccarono le forze di polizia con bottiglie molotov. Il Presidente Janukovich respinse l’azione decisiva e consegnava il potere, passo dopo passo, ai neo-nazisti. Il processo culminò nel colpo di Stato. Scontri con armi da fuoco si ebbero per le strade di Kiev il 18 febbraio. In tre giorni il numero di morti raggiunse le 100 vittime e oltre 600 furono ricoverati in ospedale. Il 23 febbraio, Janukovich fuggì da Kiev. Gli eredi dello scagnozzo nazista Bandera presero il potere e subito lanciarono la repressione contro gli avversari politici e la popolazione russofona. I deputati intimiditi della Verkhovna Rada decidevano l’abrogazione della legge che consente l’uso del russo come seconda lingua di Stato in numerose regioni dell’Ucraina. I pogrom furono avviati contro la sede del Partito Comunista di Ucraina, e il Partito comunista fu vietato in alcune regioni. I parlamentari del Partito comunista e del Partito delle Regioni furono aggrediti assieme ai poliziotti rimasti fedeli al giuramento. I banderisti attaccavano la memoria storica distruggendo i monumenti a Lenin e ai soldati sovietici caduti per la liberazione dell’Ucraina dall’occupazione nazista. Con l’abbattimento dei monumenti a Lenin, i rivoltosi distruggono non solo il patrimonio storico, ma anche i simboli della sovranità ucraina, perché il decreto sulla costituzione della Repubblica ucraina fu firmato da Lenin. L’orgia di distruzione ha portato alla nascita del movimento di resistenza nel sud-est del Paese e, in ultima analisi, alla guerra civile.

10372629La natura di classe del conflitto in Ucraina
La natura intrinseca degli eventi in Ucraina è difficile da capire senza l’analisi dell’allineamento delle forze di classe. Si deve innanzi tutto rilevare che, a seguito della selvaggia privatizzazione distruttiva dell’economia dell’Ucraina, nel 1990 – 2000, e gli interessi degli oligarchi e la deindustrializzazione nell’interesse dei concorrenti occidentali, il proletariato industriale è diminuito drasticamente. Di conseguenza, il livello della sua organizzazione s’è ridotto. Con la distruzione di fattorie collettive e statali il proletariato rurale è stato praticamente debellato. Ciò ha cambiato l’equilibrio delle forze di classe. Tuttavia, le autorità filo-occidentali ucraine non sono riuscite a distruggere completamente la classe operaia, in particolare nelle regioni del sud-est più industrializzate. Non è dunque un caso che la junta banderista sia stata rifiutata nettamente in queste regioni. I proletari industriali di Novorossija sono ben consapevoli del fatto che il taglio dei legami storici con la Russia, a cui sono orientati i prodotti delle loro imprese, inevitabilmente comporta disoccupazione di massa e povertà. Non solo i sentimenti nazionali, ma anche la coscienza di classe di milioni di persone della Novorossija, anche se non espresso in modo rilevante, sono alla base della resistenza all’usurpazione del potere oligarchico. Una caratteristica importante delle azioni rivoluzionarie popolari nel sud-est dell’Ucraina, e in precedenza in Crimea, è che sono dirette contro gli usurpatori neo-fascisti del potere a Kiev, strettamente legati al capitale transnazionale globale, e contro il clan oligarchico di “Donetsk”, che ha imposto la dittatura politica ed economica in queste regioni. Per inciso, la “prima” Majdan (novembre-dicembre 2013) fu in questo senso non tanto contro la Russia ma antioligarchica. Tuttavia, mentre la protesta delle masse non aveva carattere di classe, fu utilizzata nella battaglia dei due clan della borghesia. Tale scontro è stato vinto dal gruppo che aveva riunito le forze filo-occidentali della destra nazionalista ed estrema, sfruttando il malcontento del popolo per il colpo di Stato.
Di solito il grande capitale controlla i Paesi tramite i suoi garzoni, funzionari statali. In Russia nel 1990 gli oligarchi inizialmente dominavano i burocrati. Poi i funzionari governativi ebbero la primazia, ma in seguito la grande burocrazia e l’oligarchia si fusero. In Ucraina anche ci fu la lotta tra due gruppi di classe correlati, burocrazia statale ed oligarchia. E lì, come in Russia, emerse una simbiosi tra questi due gruppi di classi. Ma dopo la rivoluzione del febbraio 2014, gli oligarchi sottomisero i burocrati. Di fronte alla resistenza delle popolazioni di Crimea, Lugansk, Donetsk, Kharkov, Odessa, Dnepropetrovsk e altre città, l’élite al potere a Kiev adotta la dittatura del grande capitale. Gli oligarchi, in precedenza nascostisi all’ombra dei politici della “patria”, di “udar” e delle “regioni” furono nominati governatori in diverse regioni. Poi la malvagia dittatura diretta dell’oligarchia, non più ammantata da un qualche ninnolo “democratico”, regna sovrana in Ucraina. I miliardari Poroshenko, Kolomojskij e simili non hanno solo occupato immediatamente il governo, ma anche creato i loro eserciti privati e forze di polizia segreta impegnate in rapimenti e torture. L’Ucraina diveniva la repubblica delle banane “in guerra intestina”, senza legge e con la completa arbitrarietà di un “presidente” politicamente temporaneo che fa affidamento sugli “squadroni della morte”, così come sul sostegno politico e militare degli Stati Uniti. I popoli dell’America Latina perdono l’etichetta di repubblica delle banane grazie a una lotta continua. Purtroppo, questo tipo di “governo” arriva in Ucraina. Il carattere di classe del nuovo governo in Ucraina è attestato in particolare da I. Kolomojskij, che finanzia, secondo la stampa, il partito pro-fascista antisemita “Svoboda”. Ciò conferma la disponibilità dell’oligarchia globale, come è successo molte volte nella storia europea, a far valere i nazisti più irriducibili nel sopprimere il desiderio del popolo di giustizia sociale. Un ruolo molto attivo fu svolto a Majdan dalla piccola borghesia, particolarmente colpita dagli eccessi del clan Janukovich e dagli elementi lumpen apparsi in grandi quantità in Ucraina a causa dell’impoverimento causato dalle politiche economiche del regime borghese. Ricordiamo che, storicamente, la piccola borghesia e il “lumpen-proletariato” rappresentano la parte più mobile della società. La storia dimostra che, in determinate circostanze, come quelle attuali in Ucraina, la piccola borghesia e gli elementi lumpen possono diventare la chiave del supporto di massa del fascismo. Così fu in Germania negli anni ’30, e così potrebbe accadere in Ucraina oggi. Gli elementi lumpen costituiscono la base dei vari eserciti privati banderisti degli oligarchi.

L’attacco contro i comunisti come segnale della rinascita del nazismo
Il contenuto di classe del governo attuale è confermata dal fatto che il Partito Comunista di Ucraina è stato scelto come primo obiettivo da perseguitare. I comunisti sono stati accusati di partecipare alle proteste nelle regioni sud-orientali. È stato inoltre affermato che la leadership del Partito Comunista era impegnata a screditare l’Ucraina nel Paese e all’estero attraverso i media russi. Su tale base è stato chiesto il bando del Partito comunista quale presunta minaccia alla sicurezza nazionale. Era particolarmente evidente che le accuse di violare la Costituzione provenissero da coloro che avevano preso il potere con il colpo di Stato. Per lo stesso motivo, il governo accusa il Partito Comunista di violazione della normativa vigente, adottando misure illegittime. Non vi è alcun motivo di vietare uno dei più antichi partiti politici in Ucraina. Il programma del Partito comunista non contiene disposizioni volte a violare la sovranità e l’integrità territoriale del Paese. Il Partito Comunista non è coinvolto in alcun tentativo di prendere il potere. Nessuno ha fornito dati su finanziamenti da Paesi stranieri. Il PCU è un partito parlamentare votato da circa tre milioni di elettori. Rappresentanti del partito facevano parte del governo. I suoi membri lavorano nelle associazioni parlamentari internazionali. Quindi, chi tenta di rappresentare il partito comunista come un’organizzazione estremista difficilmente sarà capito dalla comunità mondiale. In realtà, lo scopo degli sforzi per bandire il partito comunista è garantire la soppressione del dissenso in Ucraina, di cui il PCU è l’unica forza politica che ha apertamente dichiarato l’opposizione alla politica di rigida unità del gruppo dirigente attuale. I preparativi per eliminare il Partito Comunista non sono altro che un tentativo di privare i cittadini ucraini del diritto costituzionale della libertà di parola, dimostrazione e riunione. Dietro tali mosse c’è l’intenzione di mettere a tacere tutte le forze politiche e sociali in disaccordo con il corso politico del gruppo dirigente, complicando notevolmente la possibilità di un dialogo ucraino, l’unico modo per uscire dalla crisi e ristabilire pace e armonia. Il divieto di una delle più antiche e influenti organizzazioni politiche in Ucraina può segnare solo un passo verso il rafforzamento del totalitarismo. Il divieto di un partito comunista nella storia d’Europa, ha sempre testimoniato l’avvento del fascismo.

Politica occidentale
Non c’è dubbio che la crisi che ha causato la guerra civile in Ucraina sia stata in gran parte provocata dagli Stati Uniti e dai loro alleati. La politica occidentale nei confronti dell’Ucraina ha avuto il carattere di palese interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano, con l’allora “Maidan-1″ (2004). Tale politica è cambiata, non molto, verso solo una maggiore arroganza. Pochi mesi fa, l’assistente del segretario di Stato degli Stati Uniti Victoria Nuland disse, in un impeto di sincerità o piuttosto desiderosa di mostrare il vero punto di forza dell’influenza degli Stati Uniti, che avevano speso non meno di cinque miliardi di dollari per avere il sostegno interno alle mosse politiche degli USA in Ucraina. Quelle enormi (in qualsiasi misura) somme di denaro costituirono un potente sistema di “organizzazioni sociali” e media “indipendenti”. Secondo alcune stime, il sistema creato dalle autorità statunitensi per manipolare l’opinione pubblica coinvolge circa 150mila persone che, in un modo o nell’altro, ricevono sovvenzioni e indennità occidentali. Non c’è dubbio che la politica aggressiva delle autorità banderiste non solo goda del pieno sostegno degli Stati Uniti. La giunta attuale è uno strumento diretto degli USA, che cerca di spezzare i secolari legami tra i nostri popoli e trascinare l’Ucraina nella loro orbita politico-militare. L’obiettivo principale dei burattinai stranieri non può rendere l’Ucraina democratica e prospera, ma solo derubarle delle risorse naturali: carbone, ferro, gas di scisto scoperto di recente, così come avere il controllo dei suoi mercati. La rivoluzione in Ucraina era vitale per gli Stati Uniti, il cui debito colossale di 17000 miliardi di dollari soffoca i loro leader, rendendo sempre più difficile la ricerca di una via d’uscita dalla situazione economica disastrosa. La leadership degli Stati Uniti vede una via d’uscita con la conquista dei mercati europei o alimentando una guerra, per cui il conflitto in Ucraina può servire da fusibile. E’ chiaro che tale tipo di politica comporterà l’eventuale collasso dell’economia ucraina. Ha già causato quasi un milione di profughi. L’Ucraina cesserà di essere uno Stato amico della Russia e sarà assorbita dalla NATO, portandone le installazioni della difesa missilistica e delle armi di prima colpo assai vicino ai confini della Russia. L’ipocrisia dell’occidente è chiara quando, da un lato con la forza stacca le province serbe del Kosovo e Metohija con l’aggressione diretta e la pulizia etnica dalla Serbia. Dall’altra è cinica non riconoscendo l’espressione della volontà dei cittadini di Crimea e Novorossija di riunirsi alla Russia. Infatti, l’occidente ha ostinatamente ignorato gli misura crimini di guerra commessi dalle bande della junta di Kiev che hanno distrutto città e paesi con l’artiglieria. Secondo le Nazioni Unite, hanno ucciso oltre 2200 civili in Novorossija. In realtà, il numero delle vittime è molto più alto. Ma gli “umanisti” occidentali e i media che controllano cercano ostinatamente di nascondere il disastro umanitario nelle zone una volta prospere. E’ significativo che l’esplosione d’indignazione in occidente per l’incidente del “Boeing” malese con centinaia di passeggeri a bordo, si sia spento rapidamente quando è apparsa la notizia che l’aereo era stato evidentemente abbattuto dalle difese aeree dell’Ucraina. L’inchiesta dell’incidente è stata chiusa con il pretesto del pericolo per la vita degli esperti. Tutto è stato fatto in modo da lasciare indenni i veri colpevoli, che potrebbero trovarsi a Washington e Kiev. La politica estera statunitense è ancora dominata dai cosiddetti neo-conservatori che pur ignorando completamente le nuove realtà del mondo, cercano il dominio globale degli Stati Uniti. Non sono stati fermati dai gravi fallimenti della politica estera statunitense in Iraq e Afghanistan, o in Siria. Nel frattempo, sarebbe sbagliato non notare alcune differenze evidenti nel campo occidentale sulla “questione ucraina”. L’Europa, già nella morsa di una crisi politica ed economica sempre più profonda, assume una posizione assai meno attiva sull’Ucraina rispetto agli Stati Uniti. Inoltre, i politici e uomini d’affari occidentali si oppongono alle sanzioni contro la Russia, sapendo che è un’arma a doppio taglio e che le sanzioni economiche, in particolare, potrebbero avere un impatto assai negativo sull’Europa, che già soffre seriamente. Ci sono persone in Europa che capiscono anche che gli statunitensi non sono contrari a spingere i loro partner e rivali europei in un’altra crisi, come è avvenuto nei Balcani negli anni ’90, indebolendo l’Unione europea e preservando la dipendenza dell’UE dagli USA. Quindi, una politica più realistica dell’Unione europea verso l’Ucraina. D’altra parte, non dobbiamo illuderci e pensare che il conflitto di interessi tra Stati Uniti ed Unione europea si traduca nell’indebolimento delle politiche antirusse occidentali. In definitiva, gli oligarchi mondiali fanno sì che i politici europei rispettino le ambizioni più aggressive degli USA.

Il PCFR e la politica russa
Il colpo di Stato in Ucraina e le successive operazioni contro la popolazione di Novorossija sono gravi segnali per i responsabili della politica estera della Russia, per il nostro governo. Il PCFR a lungo ha sottolineando che le relazioni prioritarie con l’occidente erano a scapito dello sviluppo delle relazioni con i popoli fratelli dell’URSS, contraddicendo gli interessi a lungo termine della Russia. Le politiche della Federazione russa verso l’Ucraina da molti anni erano volte unicamente ad assicurare il transito di gas verso l’Europa. Il Partito Comunista ha ripetutamente messo in guardia il governo sui pericoli di emarginare dalle nostre preoccupazioni in politica estera l’Ucraina e sulla nomina di Zurabov, già ministro fallimentare, ad ambasciatore della Russia. Gli sviluppi in Crimea e Novorossija sono un esempio concreto di come il corso liberale sia disastroso per la Russia. Con il settore pubblico ridotto al 10 per cento, sulla scia della totale privatizzazione, il nostro Paese trova estremamente difficile contrastare le sfide del momento. Il suo potenziale economico, per esempio, è appena sufficiente ad integrare la Crimea. La posizione dominante del capitale privato nel settore finanziario lascia il Paese senza i dovuti fondi quando è necessario mobilitare le risorse. Deve prendere i soldi dai fondi pensione privati e con grandi sforzi formare il pugno armato richiesto nelle attuali circostanze, perché l’esercito è stato quasi paralizzato dai liberali. Quando si sente parlare dei problemi sorti con i traghettamenti per la Crimea nella stagione estiva 2014, è triste ricordare per esempio le potenti unità di costruzione sovietica dell’esercito, quasi completamente cancellate “come inutili” dai liberali al governo. Ma noi comunisti, per anni non solo abbiamo avvertito sui costi che la frattura liberale di tutto ciò comporterebbe, ma abbiamo anche avanzato un programma concreto e multilaterale di misure urgenti per rafforzare la potenza dello Stato. L’indifferenza delle autorità e persino l’ostilità verso le nostre proposte, in gran parte hanno predeterminato i problemi di oggi. Recentemente, la dirigenza federale russa ha preso una posizione molto più coerente sugli interessi nazionali strategici del Paese. Fondando una posizione molto più solida in relazione agli eventi in Siria, dove la Russia non lascia che i Paesi della NATO intervengano e rovescino il governo amico di Bashar al-Assad. Il passo successivo fu l’azione decisiva di Mosca sulla questione della reintegrazione della Crimea in Russia. Il Partito Comunista ha sostenuto tutte queste azioni. Noi crediamo che la netta ripulsa delle sanzioni economiche occidentali sia un segnale importante che la leadership russa continua a seguire il corso del realismo, tutelando gli interessi nazionali del Paese. Naturalmente, sappiamo del contrasto dei liberali che controllano il blocco economico nel governo. Ma le minacce dall’occidente sono così forti ed evidenti che gli alti dirigenti del Paese devono semplicemente seguire il corso che il Partito Comunista ha fortemente suggerito per anni. Ad esempio, le autorità hanno finalmente capito quanto sia pericolosa la situazione in cui il 60% del mercato alimentare russo sia occupato da prodotti importati. E hanno cominciato a dire che la sospensione delle forniture agricole dall’Unione europea potrà beneficiare i produttori nazionali, in quanto solo loro possono alimentare il Paese sotto sanzioni estere.
Partiamo dal fatto che gli sviluppi in Ucraina rappresentano una minaccia oggettiva per la sicurezza della Federazione Russa. Non si può assistere passivamente al modo in cui il regime neo-nazista russofobo ed antisemita si forma con l’appoggio degli occidentale ai nostri confini. Anche negli Stati Uniti, analisti avvertiti come Steve Cohen e Katrina Vanden Heuvel, ben noti nel nostro Paese, mettono in guardia dalle pagine della famosa rivista statunitense “The Nation” che cose impensabili possono accadere rapidamente in Ucraina: non solo una nuova “guerra fredda”, già iniziata, ma una vera e propria guerra tra la NATO guidata dagli Stati Uniti e la Russia”. Ciò che è necessario è una drastica revisione della politica ucraina della Russia, necessitando un carattere molto più complesso delle nostre relazioni con il popolo fratello, in modo da rafforzare la cooperazione nei campi dell’economia, scienza, cultura e istruzione. La situazione richiede un forte supporto da forze politiche e associazioni non governative che sostengono la storica amicizia tra i nostri popoli. Dobbiamo dare il via libera a tutti gli sforzi per sostenere i nostri compatrioti in Ucraina. I comunisti fin dall’inizio hanno aiutato e continuano ad aiutare la Novorossija nella sua lotta. Fino ad oggi, abbiamo inviato più di 1200 tonnellate di beni umanitari. Ed è solo l’inizio. Il Partito Comunista della Federazione Russa è attivamente coinvolto nel lavoro politico e diplomatico. Facciamo del nostro meglio per attirare l’attenzione dei governi europei sulla minaccia di una nuova guerra mondiale. Ho avvertito della minaccia, in particolare, con una lettera ai leader di Francia, Germania e Italia, le nazioni più colpite dagli orrori del fascismo e della seconda guerra mondiale. Il PCFR sostiene attivamente l’idea di organizzare una riunione dei capi di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina a Minsk. Questo passaggio è molto importante alla vigilia del 70° anniversario della Grande Vittoria che apparentemente aveva sepolto per sempre il fascismo.
Il Partito Comunista della Federazione Russa esprime solidarietà a tutti i partecipanti della resistenza popolare: russi, ucraini e persone di tutte le nazionalità che coraggiosamente e vigorosamente si oppongono ai neo-nazisti banderisti. Esprimiamo solidarietà ai comunisti ucraini sottoposti alle violenze degli estremisti. Una delle caratteristiche più importanti dei cittadini ucraini è la loro riluttanza a sostenere gli usurpatori dell’autorità, la loro costante attenzione alle proteste interne, la volontà di abbattere i dirigenti che hanno perso fiducia. Queste caratteristiche del popolo ucraino hanno reso molto più facile ai burattinai organizzare “Majdan” e “rivoluzioni arancioni”, cioè azioni di protesta fittizie che perseguono altri obiettivi rispetto a quelli degli slogan e dichiarati alle riunioni. Ma queste caratteristiche degli ucraini suggeriscono anche che l’attuale regime a Kiev non avrà lunga vita e che la fiera resistenza nel Donbas e a Lugansk si diffonderà in Ucraina rovinandolo. Ma c’è anche il pericolo che, a seguito delle “elezioni politiche” di ottobre, l’attuale “élite” ucraina passi ai nazisti russofobi. Per poi istituire un nazionalismo banderista in Ucraina come ideologia dominante. E la società ucraina, alla fine divisa in campi inconciliabili, sprofonderà in un conflitto civile ancora più violento di quello attuale. Un cambiamento completo del sistema socio-economico in Ucraina e il ritorno ai principi dello Stato sociale, con cui l’Ucraina raggiunse la prosperità in epoca sovietica, possono essere l’unica salvezza, presentando un’alternativa alla situazione attuale. Siamo convinti che le forze sane della società ucraina prevarranno e scacceranno i banderisti nella grotta da cui sono strisciati fuori.

gal_8062Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO vede la Russia come avversaria

M K Bhadrakumar 7 Settembre 2014putin-against-obama-stupid-bingo-4L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico fa in modo che la parola “continua” non sia la stessa di “permanente”. Il vertice NATO in Galles s’è appena fermata dall’inviare truppe permanenti presso le frontiere della Russia, violando l’atto istitutivo del 1997 dell’alleanza con la Russia. Così una forza di 4000 uomini, “punta di lancia” appena creata, dovrebbe solo “continuare” la presenza militare. La forza potrebbe, comunque, oltrepassare in poche ore il confine della Russia. La NATO afferma che si tratta di una forza deterrente ma, probabilmente è almeno un limitato rafforzamento della NATO lungo la divisione Est-Ovest, avvicinandosi per diverse centinaia di chilometri a Mosca dalla Guerra Fredda, quando il Patto di Varsavia copriva il vasto spazio fino al muro di Berlino. È vero, il vertice non ha discusso l’adesione alla NATO dell’Ucraina; né ha accettato di fornirle armi. Ma il presidente statunitense Barack Obama ha sollecitato l’alleanza ad intraprendere un piano a lungo termine per ricostruire l’esercito ucraino, nonché aggiungere nuovi membri. (Il testo della dichiarazione del vertice in Galles è qui.)
La Russia non può non interrogarsi sulla tabella di marcia della NATO, che dovrebbe ricordarle l’apertura di basi permanenti presso il confine e quanto l’alleanza si propone di avvicinarsi ulteriormente a Ucraina e Georgia, di fatto trascinando questi Paesi sotto le sue ali senza, forse, farne dei membri. Mosca ha preso atto che, come ha detto una dichiarazione del ministero degli Esteri di Mosca, “Il vertice ha adottato la linea espansionista della NATO verso est e ne rafforzerà la presenza in prossimità delle frontiere della Russia“, aggiungendo che tali piani sono “nutriti da molto tempo e la crisi ucraina è semplicemente un pretesto per iniziarne l’attuazione“. La dichiarazione avvertiva espressamente che l’interferenza della NATO in Ucraina porterà all’escalation delle tensioni in Ucraina e al sabotaggio della via alla pace e, più sinistramente, “ad approfondire la spaccatura nella società ucraina“.
La linea di fondo è che il vertice NATO in Galles ha formalizzato lo status di avversario della Russia. L’ambito della sicurezza in Europa è cambiata in modo fenomenale, ed è inevitabile che ci siano conseguenze strategiche. Sarebbe una coincidenza, o meno, che sei navi della Flotta del Nord della Russia si siano dirette verso le isole della Nuova Siberia, nell’Artico, per ricostruirvi la base navale sovietica abbandonata nel 1993.

mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sul cessate il fuoco in Ucraina

Vineyard Saker 6 settembre 2014

10346054Vi sono così tante voci e opinioni sull’ultimo cessate il fuoco concordato tra i leader novorussi e i rappresentanti della junta che ho deciso di presentare una piccola indagine in formato domanda e risposta. Vorrei scrivere una vera e propria analisi, la prossima settimana. Sfrutterò questa opportunità per spiegarvi quale sia la mia posizione personale. Quindi ecco:

D: è favorevole o contrario all’ultimo piano di pace?
R: Per nulla. In primo luogo, non ho ancora visto i 14 punti concordati e, cosa più importante, non credo che questo piano terrà.

D: Perché no?
R: Perché contrario ai seguenti gruppi: Stati Uniti, NATO, nazisti, la maggior parte dei comandanti novorussi e un ampio segmento dei nazionalisti russi. Inoltre, Poroshenko è così debole che probabilmente non può imporre la sua volontà agli altri. Infine, gli ucraini e i loro sostenitori occidentali hanno rinnegato ogni accordo firmato.

D: Quindi pensi che questo accordo sia irrilevante?
R: Per nulla. Per prima cosa, con perfetto tempismo favorisce la banda antirussa al vertice della NATO che, dopo tutto, non ha prodotto che aria fritta e vuote minacce.

D: Stai dicendo che è una vittoria della Russia?
R: Difficilmente, ma è stato un modo efficace per disinnescare temporaneamente una situazione potenzialmente pericolosa. Inoltre, il fatto stesso che UE, NATO e Stati Uniti non fossero presenti a Minsk è un potente simbolo del fatto che la “nazione indispensabile” e i suoi strumenti di dominio coloniale non sono indispensabili, dopo tutto.

D: Ma questo cessate il fuoco non permette alla Forza di Repressione della Giunta (JRF) di riorganizzarsi?
R: Sì, ma non è così rilevante per via della profondità strategica; la junta può riorganizzarsi e raggrupparsi comunque. La maggior parte delle unità della JRF al fronte è così malconcia che “raggruppare” non aiuterà molto. Nella migliore delle ipotesi (“migliore” per le JRF ovviamente), questo cessate il fuoco si trasformerà in una ritirata più o meno organizzata, seguita da una pausa tanto necessaria. Ma la cosa fondamentale da ricordare sempre è questa: le guerre si vincono con forza di volontà, forza morale e spirito combattivo. A differenza dei russi, gli ucraini hanno uno spirito combattivo completamente spezzato dalle FAN. Si guardi l’immagine che circola su RuNet, postata qui. C’è un soldato russo ferito nella guerra contro la Georgia e un soldato ucraino catturato in Novorussia (reso celebre dai suoi video militaristi e neo-nazisti pubblicati sui social media ucraini). Questa immagina mostra qualcosa di fondamentale: basta confrontare l’espressione determinata e imbattuta del soldato russo gravemente ferito con l’espressione totalmente distrutta e terrorizzata del “paracadutista” ucraino. La differenza qui non è “russo” contro “ucraino” in senso etnico (non c’è nulla come “etnia russa” o “etnia ucraino”, sono tutti etnicamente frammisti), ma la differenza di spirito combattivo del soldato russo e di quello ucraino. E nessun aiuto USA/NATO può cambiarlo: a differenza degli ucraini, i russi sanno per cosa lottano e sono determinati.

_D: Su Marjupol?
R: E allora? La città è ancora circondata e le Forze Armate della Novorussia (NAF) non si ritireranno. Tale cessate il fuoco non fa che “congelare” la situazione intorno alla città. Se non altro, gli ucraini ne approfitteranno per tagliere la corda.

D: Le FAN beneficeranno del cessate il fuoco?
R: Sì. Ci sono diverse “sacche” nella retroguardia che infastidisco le retrovie, e si spera siano eliminate con un mutuo accordo con cui le unità JRF se ne vanno lasciando le armi. Altrimenti si ricordi che le FAN controllano il confine russo-novorusso e che il “Voentorg” (l’invio coperto di armi e specialisti) continuerà senza sosta.

D: Stai dicendo che tutto va bene e dovremmo gioirne?
R: Per niente. In primo luogo ci sono chiari segni di lotte intestine in Novorussia. Non solo Strelkov era apparentemente ricattato ma ci sono state voci di un tentativo di colpo di Stato da parte di Antjufeev, ieri. I novorussi negano, altri dicono che il colpo di stato è fallito, ma non c’è dubbio che ci siano tensioni in Novorussia e che, mentre alcuni sostengono la strategia attuale dei negoziati (riferendosi a loro come “clan Zakharchenko”) altri si oppongono (il “clan Mozgovoj”). Allo stesso modo, in Russia vi è chi è a favore di questa strategia (la maggior parte del circolo “prossimo al Cremlino”) e coloro che vi si oppongono (Dugin, Colonel Cassad, al-Murid e molti altri blogger e attivisti in genere para-marxisti).

D: Quindi è d’accordo che sia un male per la Novorussia?
R: No, non l’ho detto. Penso che sia probabilmente una fase temporanea inevitabile e forse indispensabile del conflitto, con non è né un trionfo né un disastro ma conseguenza naturale della situazione sul terreno.

D: Che vuol dire?
R: Contrariamente alla maggior parte dei commentatori, non credo che le FAN siano state “fermate a tradimento in ciò che avrebbe potuto essere la loro marcia trionfale su Kiev”. I successi incredibili nel sud hanno totalmente oscurato la mente di molti sul fatto innegabile che le forze JRF a nord di Lugansk sono ancora grandi e potenti, e controllano il terreno, che gli ucraini hanno compiuto una (piccola e inutile) controffensiva nel regione di Dukuchaevsk e, contrariamente alle prime notizie, l’aeroporto di Donetsk non è ancora sotto il pieno controllo delle FAN. Coloro che avevano immaginato che le FAN sarebbero andate avanti fino a Odessa, Kharkov, Dnepropetrovsk o addirittura Kiev, semplicemente non capiscono la situazione militare. In questo momento, le FAN non possono nemmeno ritornare a Slavjansk, altro che riconquistare tutta la Novorussia.

D: Sull’idea che gli oligarchi russi e ucraini siano la vera forza dietro questo accordo?
R: Quali oligarchi? Akhmetov non solo ha perso il Donetsk per sempre, ma anche l’infrastruttura materiale è in rovina. Kolomojskij ha avuto il suo patrimonio in Crimea nazionalizzato ed ora è bloccato nella lotta contro Akhmetov e Poroshenko. Gli oligarchi russi non hanno nessuna esigenza nel Donbass e sono troppo intelligenti per investire in una regione pericolosa, instabile e in rovina. Almeno nel breve periodo, solo lo Stato russo fornirà aiuti per motivi politici, ma gli oligarchi russi hanno opzioni molto più sicure e redditizie rispetto al Donbas in rovina.

D: Va bene, allora che dire dell’accusa che piuttosto che permettere la creazione di una Novorussia vitale e indipendente, Putin voglia creare un’altra Transnistria?
R: E su cosa si basa tale tesi? Su un piano di 14 punti che nessuno ha visto e che presto sarà violato?

D: No, sul fatto che invece di combattere Poroshenko e i nazisti, i novorussi sono costretti a negoziarci.
R: Oh, andiamo! Quante volte dovrò spiegare che, a differenza degli occidentali, i russi non hanno alcun problema a parlare con i nemici? Studiate la storia delle invasioni tataro-mongole della Russia, quando i principi russi “negoziavano” sempre con i Khan dell’Orda d’Oro, ma senza impedirgli di sollevarsi e combattere regolarmente. I russi sono più asiatici che europei e in Asia parlare con il nemico è normale, parte integrante della guerra. Se in occidente si parla o negozia con il nemico è segno di debolezza, in Asia parlare o negoziare con il nemico non è segno di debolezza.

D: Allora, cosa pensi voglia Putin da questa guerra?
R: Quello che ha sempre detto di volere: un’Ucraina unita, indipendente, neutrale, prospera e amichevole, in altre parole il “cambio di regime” a Kiev.

D: Quindi “vende” la Novorussia per raggiungere questo obiettivo?
R: A differenza di molti generali da poltrona dal chiaro di Luna da telepati e profeti, non riesco a leggere la mente di Putin o a predire il futuro. Ciò che posso dire è che finora non vedo alcun segno che Putin tradisca o “svenda” nessuno. In realtà, ci vuole un sorprendente grado di cecità o disonestà intellettuale nel non notare che la prima ed immediata conseguenza di ciò che molti ritengono un cambio ordinato dal Cremlino della leadership novorussa, sia stata l’enorme offensiva riuscita che ha schiacciato le JRF. Se Putin volesse “vendere” la Novorussia ai nazisti, avrebbe potuto facilmente farlo prima che la contro-offensiva venisse lanciata.

D: Quindi bisogna avere fiducia in Putin?
A: No, ma devo ammettere che ciò che ho visto fare a quest’uomo per la Russia e il mondo mi riempie di ammirazione sincera, spesso confinante con il timore reverenziale, e non vedo alcun segno di un suo cambio di rotta. Ciò che vedo è un leader i cui metodi e strategie sono semplicemente troppo sottili e complessi per essere compresi dalla maggior parte di “Capi di Stato da poltrona”. La stessa folla anti-Putin che ora urla istericamente al tradimento diceva esattamente le stesse cose riguardo la Siria, quando Putin fermò l’attacco degli Stati Uniti. E quando i russi hanno detto ai siriani di sbarazzarsi delle armi chimiche (pericolose e inutili), gli stessi detrattori di Putin gridavano con tutti i polmoni che questa era la prova definitiva della pugnalata alle spalle russa. Ora Assad se non ha vinto la guerra civile, è stato rieletto e l’occidente ora ingoia meditando su come aver aiuto da Assad in Iraq. Così, mentre io non sono “innamorato” di Putin, sono sicuro che i detrattori disprezzano Putin non solo per miopia e inesperienza, ma per una strabiliante disonestà intellettuale. Sono come un disco rotto che ripete costantemente “Putin ha tradito, Putin ha tradito, Putin ha tradito”. In Russia questo tipo di nazionalisti fanatici sono chiamati “patrioti del dolore”. Sono il tipo che non farà mai qualcosa di utile, sono i più rumorosi su ciò che dovrebbe essere fatto. Voglio chiarire che non mi riferisco a Strelkov, Mozgovoj o qualsiasi altro patriota autentico, che non sono d’accordo con Putin. Mi riferisco agli anti-Putin fini a se stessi a cui fondamentalmente non frega niente purché colpiscano l’uomo.

D: Ancora, la Novorussia vuole l’indipendenza, mentre Putin vuole un’Ucraina unita. Non ci vedi una contraddizione?
R: Certo, e quindi? Ciò non significa che un lato è “cattivo” e l’altro è “buono”, dimostra solo la verità degli Stati Uniti nel dire che “dove mi siedo è laddove mi trovo”. La vera domanda è come sarà risolta tale contraddizione. Finora non so e mi riservo il giudizio proprio perché, a differenza delle “furie professionali e a tempo pieno anti-Putin” mi piace basare le mie opinioni sulla realtà, non su telepatia o visioni profetiche.

D: Hai sempre parlato di “detrattori di Putin”, è offensivo per molti!
R: Indovinate un po? Non sono educato, sono diretto nel dire come la vedo e se ciò offende qualcuno, può abbracciarsi l’orsacchiotto e singhiozzare sul lettuccio. Il mio messaggio è crescete e ricordate che non vi devo niente. Questo è il mio blog e scrivo per gli adulti che apprezzano sincerità e onestà, e non affermazioni zuccherose.

vladimir-putin-755x490D: Su Poroshenko, non ha avuto un grande pausa, se non la vittoria?
R: Ieri guardavo l’ultima puntata dell’inestimabile show propagandistico ucraino “Shuster Live” e vedevo un funerale. Il padrone di casa e gli ospiti erano cupi, tristi e depressi. Anche se non volevano ammettere la grandezza della botta che il loro “esercito ucraino invincibile” aveva preso, era maledettamente chiaro che la festa non era più all’ordine del giorno. Un funzionario ucraino ha anche detto “quando si parla di 30-40000 uomini armati si ‘deve’ parlare di “terroristi”, divertente davvero. Quindi no, Poroshenko è lungi dall’avere “vinto” qualcosa, invece è in serie difficoltà. Per cominciare, il suo primo ministro Jatsenjuk è assolutamente indignato per l’accordo e non ci spera. Idem per la Timoshenko. Non voglio nemmeno passare ai freaks nazisti. Il fatto è che la protezione di Poroshenko sarà ormai una delle maggiori preoccupazioni per la stazione CIA di Kiev: il ragazzo è in serie difficoltà e l’unica speranza è che alle prossime elezioni vada meno peggio degli altri. Ciò presume che tali elezioni si svolgano e che Jarosh e Tjagnibok non si limitino a prendere il potere e giustiziare Poroshenko per “alto tradimento o in quanto agente dell’FSB” (che non è, ma chissenefrega?!). Il regime è tanto sulla difesa che, anche se tutti sanno che il piano è davvero il piano di Putin, la junta s’è impegnata in uno sforzo di PR massicce per convincere il pubblico che è davvero il piano di Poroshenko. I russi, in genere, sorridono e sono contenti di dargli credito (ricordate, siamo in Asia, si applicano regole diverse).

D: Quindi cosa succederà dopo?
R: Come ho detto, non sono un profeta. Ma ciò che so è questo: Putin ha chiaramente il pieno controllo di Russia e Novorussia, ciò che dice accade, può farlo. Poroshenko non ha alcun controllo, nemmeno sulla “sua” coalizione di governo. Non vi è alcun reale potere nel Banderastan, nemmeno per la stazione CIA locale. Per tale semplice ragione non vedo come il cessate il fuoco possa continuare. Non vedo cambiamenti nell’equilibrio militare. Le FAN sono molto più capaci delle JRF, il cui unico vantaggio è nella grande profondità strategica del territorio. Le JRF avevano (in passato!) l’enorme vantaggio in materiali ed effettivi, ma anche questo è cambiato. In termini di materiali, la maggior parte di quello migliore è perso o nelle mani delle FAN. Sì, hanno ancora enormi riserve ma di attrezzature vecchie e in pessime condizioni. Sugli effettivi, la junta ha chiaramente sempre più difficoltà a trovare un numero sufficiente di uomini nel compensare le enormi perdite. Basta porsi una domanda fondamentale: se tu fossi ucraino, anche nazionalista, vorresti arruolarti nelle JRF e combattere le FAN. Sì, se la NATO ha promesso 15 milioni di dollari con cui acquistare per gli ucraini forse 10 vecchi e usati T-72 o 3 T-80? È uno scherzo, davvero. Ma anche se gli Stati Uniti inviano 150 milioni di aiuti segreti, non pregiudicherebbero l’equilibrio, non importa dir quanto. Le FAN, che operano bene e probabilmente avranno ancora più uomini e attrezzature moderne con il “Voentorg”, non andranno troppo lontano. Come un comandante delle FAN ha detto, “finora siamo stati i liberatori, ma non vogliamo diventare occupanti”. La regola è semplice: più ad ovest avanzano le FAN, meno sostegno avranno e più si esporranno alla guerriglia insurrezionale locale, una strategia molto più intelligente è tenere duro e guardare gli ucraini spararsi tra loro.

D: Pensi che accadrà?
R: Non importa quanto tutto questo sia ancora vero: l’Ucraina è sempre stato un Paese artificiale, il Banderastan è anche peggio. Non vi è alcun reale potere, e la junta ha solo “un pò” di potere. Il Paese è economicamente morto. La crisi economica è solo al suo primo stadio, e da ora in poi peggiorerà. Socialmente, le persone sono sempre più isteriche, disilluse e tradite, allo stesso tempo hanno sempre meno paura di parlare. I nazisti sono di gran lunga il gruppo più unito e meglio armato del Paese, ad eccezione di un teorico “esercito ucraino” che finora non ha un leader e di conseguenza non è unito (ciò potrebbe cambiare in futuro? Forse). Fondamentalmente, ogni laureato in scienze sociali vi dirà che gli ucraini si scanneranno, e a Dio piacendo, solo con parole e idee, ma la violenza è sempre più probabile. Per le FAN è molto meglio aspettare che Zaporozhe, Dnepropetrovsk, Kharkov o addirittura Odessa diventino città senza legge che nessuno controlla davvero che cercare di prenderle con la forza. Vi è anche la reale possibilità che le FAN siano viste come liberatrici di queste città dal caos a livelli da “Mad Max”.

D: Cosa succede se la NATO invia forze in sostegno della junta?
R: Fantastico! In primo luogo vorrei caldamente consigliare i nostri “partner” anglo-sionisti (come si dice in Russia) di consultarsi prima con i loro colleghi tedeschi, francesi e polacchi per vedere se questi ultimi hanno piacevoli ricordi sull’Ucraina. In secondo luogo, vorrei ricordare ai nostri partner anglo-sionisti che la loro mossa in Iraq e in Afghanistan doveva essere una festa di amore autogratificante. In terzo luogo, vorrei anche suggerirgli che se non gradiscono un Maliqi, potrebbe non piacergli neanche uno Jarosh. Naturalmente, l’invio di una forza simbolica per certe manovre con tutto ciò che resta dei militari ucraini è una buona idea, si chiama “mostrare bandiera”, ma per fare qualcosa di significativo, cercando di utilizzare le forze militari della NATO in Ucraina, sarebbe molto, molto, pericoloso anche se la Russia non facesse nulla per peggiorare le cose.

D: E l’UE?
R: Penso che abbia perso forza di volontà (non che ne abbia mai avuto tanta!). Uno spettacolo ridicolo schiaccia Hollande: si scopre che la sua forte dichiarazione era un'”opinione individuale” senza alcun valore. Ora, naturalmente, l’asilo dell’UE (Polonia, Lituania, ecc) continuerà a essere quello che è, un asilo di cui gli adulti (Germania, Francia, ecc), mostrano esserne stufi. Non mi aspetto che facciano una svolta in una notte, no, ma mi aspetto che smettano di peggiorare le cose. Uno dei possibili segnali potrebbe essere la riduzione del ruolo dell’UE e un aumento del ruolo dell’OSCE.

D: E riguardo lo Zio Sam?
R: E’ totalmente bloccato nel suo ciclo: richieste, minacce, condanna, richieste, minacce, condanna, ecc ecc ecc. Normalmente l'”aggressione” fa parte del mantra, tranne che né Stati Uniti né NATO hanno ciò che serve per attaccare militarmente la Russia. Riguardo lo ‘Stato profondo’ anglo-sionista, continuerà a cercare di sovvertire e paralizzare economicamente la Russia, ma fino a quando Putin è al Cremlino non vedo come tale strategia abbia successo.

D: Sembri ottimista.
R: Se è così, sono solo molto cauto. Non vedo un grande dramma, tanto meno un disastro, in quello che è appena successo, penso che la Russia abbia tutte le carte buone del gioco, e non vedo alcun pericolo per il popolo di Novorussia. Per chi vuole cavalcare un carro armato fino a Majdan posso solo dire che, anche se condivido loro speranze e sogni, la politica è l’arte del possibile e che la politica intelligente è spesso lenta e richiede tempo. Il massimalismo è buono per gli adolescenti, non per i Capi di stato la cui decisione influenza la vita di milioni di persone. Quindi, la mia conclusione temporanea e provvisoria è questa: finora, tutto bene, le cose sono meglio di quel che sembravano essere solo due mesi fa, e non vedo alcuna ragione di aspettarsi un cambiamento importante nel prossimo futuro.

D: Quale consideri essere il maggior pericolo per la Novorussia in questo momento?
R: Le lotte politiche. Non so se sia possibile in questo momento, ma mi piacerebbe vedere la nascita di un leader indiscusso novorusso che avrebbe l’appoggio ufficiale e pieno di Strelkov, Zakharchenko, Borodaj, Mozgovoj, Kononov, Khodakovski, Tsarjov, Bolotov, Gubarjov e tutti gli altri leader politici e militari. Dovrebbe essere un leader davvero novorusso, non solo un “proconsole di Putin”, una persona in grado di negoziare con Putin per gli interessi del popolo della Novorussia. Non intendo suggerire che questi negoziati non possano essere amichevoli, se non altro perché non può essistere una Novorussia contraria alla Russia, ma questo leader deve rappresentare gli interessi del popolo novorusso, e non del popolo russo i cui interessi sono (molto bene) rappresentati da Putin stesso. In questo momento, il motivo principale per cui Putin ha così tanto potere in Novorussia è, in primo luogo, perché non vi è ancora alcuna reale leadership politica. C’è una leadership militare, che probabilmente ha a che fare più o meno con ciò che gli dice l’esercito russo. Lungi dall’essere indebolita dalla nascita di un leader veramente indipendente novorusso, penso che l’alleanza russa-novorussa ne sarebbe notevolmente rafforzata. La Novorussia non deve, e non può, essere microgestita dal Cremlino. In altre parole, quello che spero è un “Nasrallah della Novorussia”, un alleato leale e fedele, ma sovrano e indipendente da Putin (come Nasrallah lo è dall’Ayatollah Ali Khamenei), non un barboncino come Blair o Hollande. La Novorussia ha bisogno di un portavoce e negoziatore che possa davvero avere il mandato per parlare a nome del popolo di Novorussia. Finché ciò non accadrà, sarò sempre preoccupato dal futuro del popolo di Novorussia.

14091326999741Questo è tutto per ora. Spero che con questa serie di domande-risposte in proprio risponda a molte, se non alla maggior parte, domande, commenti ed e-mail cui non ho semplicemente avuto il tempo di rispondere. Spero anche di aver chiarito i miei punti di vista, costantemente e sistematicamente malamente illustrate da persone disoneste o semplicemente stupide. Se sono riuscito a offendere e scoraggiare gli anti-Putin, bene. Sono stanco di trattare i loro sproloqui da analfabeti. Idem per gli anti-Saker (ho detto: non sono un tipo educato), a cui aggiungerò questo messaggio personale: smettetela di dirmi cosa dovrei fare, dire, pensare o scrivere. Questo blog è come un supermercato: “prendi quello che ti piace e lascia il resto”. Ma non aspettatevi che cambi o cambi le mie opinioni, a meno che non si possa dimostrare con fatti e logica che ho torto (nel qual caso sarò riconoscente per l’opportunità di correggere il mio errore). Gli insulti m’infastidiscono, soprattutto quelli razzisti, ma non non diverrò un vostro clone. Scusate se ho dimenticato molte domande o punti e non esitate a postare commenti o domande; cercherò di rispondere a quelle che a) non travisano le mie opinioni (non più spaventapasseri) o b), cui ho già risposto ad nauseam altrove. Per quelli di voi che hanno correttamente rilevato la mia irritazione e/o frustrazione su alcuni commenti mi limito a dire “colpevole” (ho detto: non sono un tipo educato). Non voglio nemmeno giustificarmi, non riesco a immaginare quanto sia frustrante per me affrontare, diciamo, certi “tipi di personalità”. Ma in ogni caso non c’è niente che potrei aggiungere. Per i molti solidali, rispettosi, generosi, educati, saggi, interessanti, divertenti, sofisticati, compassionevoli, intelligenti, di principio, onesti, onorevoli e altrimenti meravigliosi membri della nostra comunità, voglio esprimere la mia gratitudine più sentita e sincera: semplicemente non so come avrei potuto trascorrere questi mesi terribili e tragici senza il vostro aiuto, sostegno e gentilezza.
Ora avremo una buona sessione di brainstorming su ogni argomento di cui sopra.
Cordiali saluti, The Saker

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il destino della Novorossija

Jurij Baranchik, direttore esecutivo dell’Istituto di Guerra dell’Informazione (Mosca) IarexReseau International
5 settembre 2014

14091326999741La scorsa settimana s’è visto che nella lotta contro la Russia sul territorio ucraino, gli Stati Uniti non credono più alla giunta e a Poroshenko. Ciò significa che gli Stati Uniti hanno declassato i rappresentanti della giunta sul piano geopolitico: la realpolitik s’impone e loro possono andarsene. Da febbraio alla prima metà di agosto 2014 gli Stati Uniti hanno appoggiato nel conflitto le forze politiche nazionaliste che organizzarono il colpo di Stato: Jatsenjuk, Turchinov, Poroshenko Kolomojskij, Klishko, Timoshenko, Nalivajchenko e altri. Anche dopo la Crimea, l’enfasi fu posta sulla soluzione degli sforzi della giunta. Perciò furono adottate le peggiori azioni, la cui più eclatante fu la tragedia nella Casa dei Sindacati a Odessa. L’obiettivo era intimidire la popolazione ucraina e spezzarne la resistenza. Gli eventi hanno dimostrato il fallimento di tale strategia: il sud-est si ribellava e dopo un lungo periodo di difesa e rafforzamento, attuava l’offensiva. Gli eventi della scorsa settimana dimostrano che la giunta non ha nulla da opporre all’offensiva militare e diplomatica. Di conseguenza, la prospettiva di una brutta fine per la giunta si profila all’orizzonte (ottobre-dicembre). In questo periodo gli Stati Uniti hanno anche cercato di fare pressioni esterne sulla Russia, ma senza successo, con la tentazione di attrarre la Russia direttamente in un sanguinoso scontro in Ucraina, primo obiettivo mancato. Ora si dovevano utilizzare strumenti coloniali come le sanzioni. E’ chiaro che le sanzioni non hanno prodotto gli effetti desiderati, invece hanno comportato la vittoria diplomatica dalla Russia in Europa e nel mondo: è chiaro a tutti che ha resistito con successo al primo aggressore mondiale. Di conseguenza, gli Stati Uniti, principali istigatori della guerra contro la Russia in Ucraina, si trovano sull’orlo della sconfitta politica. Scommettere sulle forze bandieriste filo-fasciste e sulla loro capacità di spaventare la popolazione, mantenendo il potere e minacciando la Russia, s’è dimostrato inutile come le sanzioni. La giunta è sull’orlo del collasso. Se l’offensiva della Resistenza di Novorossija perdura una settimana o due, non c’è alcun dubbio che le elezioni parlamentari previste per il 26 ottobre a Kiev, non si terranno. Pertanto, Poroshenko non ha tempo da perdere, per stabilizzare la propria posizione tra i clan della giunta ha bisogno di almeno un armistizio temporaneo con la Novorossija, per:
a) ridurne il potenziale offensivo;
b) consolidare esercito, “guardia nazionale” e battaglioni territoriali;
c) completarne la mobilitazione;
d) allentare le tensioni tra i clan della giunta dovute all’assai sgradevole prospettiva politica e, a seguito di una nuova offensiva della giunta, vincere le elezioni.
Se tale semplice combinazione ha successo, avrà una tregua temporanea e l’unica possibilità di rimanere presidente. In caso contrario, le forze della Resistenza non lasceranno tregua, rifiuteranno i colloqui e continueranno l’offensiva, con conseguente, a settembre, estensione dei combattimenti dai confini delle regioni di Donetsk e Lugansk, e liberazione di Zaporozhe, Kharkov, Kherson, Nikolaev e Dnepropetrovsk. In questo caso non ci sarà alcun questione di elezioni, né di permanenza alla presidenza di Poroshenko: sarà inghiottito dai suoi stessi “amici” e parte della “periferia” (ciò che significa Ucraina), finirà sotto il dominio della giunta neo-fascista, facendo precipitare il Paese nella crisi politica, amministrativa ed economica. Altri esperti concordano: Poroshenko considerava l'”operazione antiterrorismo” un lancio alla roulette, puntando tutto sul successo della guerra lampo per l’occupazione di Donetsk e Lugansk. Fallita l’operazione militare non ha né denaro per comprare armi e finanziare l’esercito, né legittimità data da un successo militare, né supporto goduto dai vincitori delle rivoluzioni. Nel frattempo, i suoi avversari avanzano: le forze radicali hanno capito che il presidente di eliminare i battaglioni di volontari pericolosi per lui, sollevando lo spettro del colpo di Stato. Il rapporto tra il presidente e numerose persone influenti in Ucraina s’è deteriorato, passando dalla fronda all’autonomia politica. (Expert)
Alcuni esperti ritengono che a seguito del caos, i radicali più duri e i fascisti possono prendere il potere a Poroshenko. Penso che ciò accadrebbe solo con una tregua, quando una forza emergerebbe sulle altre nella giunta. Ma ora non è così: i vari clan della giunta sono più o meno equivalenti. Quindi ci sarà una battaglia tra i rivali, in un Paese al collasso economico e politico e in presenza di una grave minaccia estera: l’esercito di Novorossija non rimarrà inattivo di fronte a tale caos. Probabilmente il post-Poroshenko sarà segnato da una sanguinosa lotta di potere tra clan della giunta. Tuttavia la vittoria di una di tali forze sarà di Pirro e il vincitore rimarrà al potere anche meno di Poroshenko. Se la legittimità di quest’ultimo si basa su un’elezione farsa e il supporto estero, con la Russia che l’ha riconosciuto presidente di ciò che resta dell’Ucraina, su quali basi costruirà la sua legittimità un nuovo clan dominante? Nessuna. Pura occupazione del potere. Anticipando l’evoluzione della triste e sgradevole situazione a Kiev, (fallendo nel danneggiare la Russia) gli Stati Uniti continueranno a concentrarsi sulle forze neobanderiste ed elevando l’opposizione alla Russia a geopolitica globale. In ogni caso, la giunta compie il lavoro sporco per cui è stata creata. Spiego. Provocare gli istinti banderisti cercando di esportare il conflitto civile ucraino in Russia s’è rivelato inutile, i russi d’Ucraina si sono ribellati ed impegnati nella lotta per l’identità del loro Stato-nazione. L’idea di creare un secondo Afghanistan o Siria, vicino ai confini della Russia, è fallita. La sfida del Boeing non ha aiutato, anche se negli anni ’80 infamie simili funzionarono. La macchina della propaganda statunitense mostra i segni dell’usura. Le sanzioni economiche si dimostrano inadeguate come strumento di pressione sulla Russia. Cosa rimane agli Stati Uniti? Lo strumento della NATO, uno strumento politico-militare grave e il cui utilizzo richiede attento lavoro, perché se non corretto potrebbe avere conseguenze imprevedibili e devastanti. Si può anche dire che la NATO sia l’ultimo strumento di pressione degli Stati Uniti sulla Russia. Ma come dimostrano gli ultimi eventi, gli Stati Uniti iniziano a testare attivamente l’attuazione di tale ultimo mezzo contro la Russia.
Gli Stati Uniti sanno pienamente a quale livello portare lo scontro mortale con la Russia e quando i loro principali alleati europei li lasceranno senza sostegno. In tal caso subirebbero una sconfitta geopolitica che cancellerebbe l’intera configurazione del potere mondiale dalla fine della Guerra Fredda. Questo è il motivo per cui le iniziative non provengono direttamente dagli USA ma dai loro vassalli più fedeli, Stati baltici, Polonia, Canada. In primo luogo, i media globali hanno diffuso l’idea della necessità d’implementare il sistema di difesa missilistica USA in Europa contro la Russia. L’idea fu proposta dai rappresentanti di Paesi baltici e Polonia, ma non fu attuata. Poi lanciarono l’idea della possibilità d’impiantare cinque basi NATO nel territorio di Paesi baltici, Polonia e Romania, e subito dopo affermarono la necessità di violare l’atto istitutivo NATO-Russia. Sempre baltici, polacchi e questa volta anche canadesi, presero l’iniziativa. La sensazione è che i baltici siano al vertice del gruppo e i veri padroni del pianeta, non gli USA. Tuttavia nessuno si fa ingannare; a tutti è chiaro il motivo per cui dei cagnetti politici abbaino contro l’orso. La Gran Bretagna non resta in disparte proponendo di escludere la Russia dall’International Society of Interbank Financial Telecommunication (SWIFT). Gli statunitensi premono per l’attacco frontale alla Novorossija attraverso la giunta neobanderista, per costruire una nuova cortina di ferro al servizio della NATO. Le sanzioni economiche non hanno avuto alcun impatto sui leader della Russia, come credeva Washington, decidendo così di portare il confronto con la Russia al livello politico-militare come avvenne con l’Unione Sovietica, cosa accadrebbe se i leader della Russia, come dell’URSS, cedessero proprio quando la vittoria è vicina?

30493_originalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, tregua

Alessandro Lattanzio, 6/9/2014

61mYuSdFVqMLe forze golpiste ucraine, dal 2 maggio al 21 agosto avrebbero subito 20274 tra morti e feriti, 12418 tra disertori e prigionieri, e la perdita di 16 aerei d’attacco Su-25 (1 catturato), 7 cacciabombardieri Su-24 e Su-27, 2 caccia MiG-29, 1 Antonov An-30, 6 droni, 2 aerei da trasporto Antonov An-26 e 2 Iljushin Il-76, 20 elicotteri da attacco e trasporto Mi-24, Mi-17 e Mi-8; 319 carri armati T-64 (65 catturati), 2 carri armati T-64 Bulat, 7 carri armati T-72 (3 catturati), 19 carri armati T-84U Oplot; 163 veicoli da combattimento della fanteria BMP (69 catturati), 125 veicoli da combattimento dei paracadutisti BMD (9 catturati), 312 veicoli trasporto truppe corazzati BTR (39 catturati), 2 veicoli da ricognizione BRDM (catturati); 4 semoventi d’artiglieria 2S7 Pjon da 203mm, 5 semoventi d’artiglieria 2S3 Akatsija da 152mm (1 catturato), 30 semoventi d’artiglieria 2S1 Gvozdika da 122 mm (25 catturati), 2 semoventi d’artiglieria 2S4 Tjulpan da 240mm (catturati), 6 semoventi d’artiglieria 2S9 Nona da 120mm (catturati), 21 cannoni antiaerei ZU-23-2 (18 catturati), 24 lanciarazzi multipli Grad da 122mm (catturati), 11 lanciarazzi multipli Uragan da 220 mm (4 catturati), 45 obici D-30 da 122mm (10 catturati), 32 mortai da 32mm (catturati); 5 jeep Hummer, 25 autoveicoli GAZ-66, 1 autocarro ZIL-131, 2 autocarri KrAZ, 58 autocarri Ural, 69 autocarri KAMAZ e 4 jeep UAZ 469. In totale, la junta di Kiev aveva perso almeno 33000 effettivi, 56 velivoli, 960 blindati e 180 pezzi di artiglieria.
Il 3 settembre, presso Lugansk l’esercito federalista liberava Krasnij Jar, Stukalova Balka e Shishkovo, distruggendo 8 autoveicoli ed eliminando 35 naziguardie della junta di Kiev. I majdanisti si ritiravano da Vesjolaja Gora, Shastie, Novosvetlovka, Georgevka e Lutugino. La milizia di Gorlovka distruggeva un gruppo d’artiglieria majdanista presso Pantelejmonovka, che bombardando la città di Enakievo, il 2 settembre, uccise sei civili. L’artiglieria della milizia aveva bombardato le posizioni delle forze majdaniste presso il villaggio di Nizhnjaja Krinka e la città di Avdjovka. 3 carri armati, 8 BMP e BTR, 6 autoveicoli ucraini furono distrutti, e 20 golpisti furono eliminati o feriti. Nella notte del 3-4 settembre, in totale le truppe ucraine perdevano 16 blindati, 28 autoveicoli e 130 effettivi tra eliminati e feriti.
wPAa1P8PZqE Il 4 settembre, Khartsyzsk veniva colpita da missili Tochka-U con testata esplosiva, causando diversi feriti gravi tra i civili. Il comando della 93.ma brigata meccanizzata veniva distrutto presso il villaggio Tonenkoe, mentre 2 distaccamenti mortai ucraini furono distrutti nella zona dell’aeroporto di Donestk, eliminando 15 militari ucraini. Nel villaggio Severnoe un convoglio di due auto e un veicolo corazzato venne distrutto eliminando 40 soldati majdanisti. Presso Khimkij un plotone di obici da 152mm con 30 effettivi venne distrutto dalla milizia assieme a un veicolo lanciamissili Tochka-U. Le truppe federaliste liberavano Kumachjovo, Berestovoe, Glinka, Kamenka, Vorovskoe, Luzhkij, Marinka e Stila. Tra Debaltsevo e Svitlodarsk venivano accerchiate altre forze ucraine: l’11.mo battaglione dell’esercito, il 25.mo battaglione territoriale e i battaglioni volontari Kiev e Karpatij-2. Nella zona Shastie-Bakhmutovka, le forze ucraine si ritiravano dopo aver perso 30 blindati distrutti dal tiro di sbarramento delle forze armate di Novorossija. Solo il battaglione neonazista Ajdar rimaneva a Shastie. A Permovajsk, 60 km a nord di Lugansk, l’EPN avanzava per oltre 40 km. Un gruppo corazzato dell’EPN entrava a Marjupol, nei quartieri Talakovka e Sartana. Mentre nel quartiere Vostochnij si svolgevano i combattimenti tra le milizie e le forze di occupazione majdaniste, dove la guardia ucraina perdeva almeno 50 effettivi, 4 blindati, 11 autoveicoli, 1 mortaio e un deposito di carburanti e lubrificanti.
Il 5 settembre, quando “I rappresentanti di Ucraina, RPD e RPL firmavano a Minsk il protocollo del cessate il fuoco, a partire dalle 18:00“, la junta di Kiev inviava truppe da Perekop a Marjupol e Odessa. La Crimea ora era completamente esclusa da qualsiasi piano della junta, troppo impegnata altrove; gli ambiziosi piani di far pressioni sulla Crimea, come anche sulla Transnistria, erano falliti. Bombardamenti su Makeevka, Donetsk e Dzerzhinsk.
Nel frattempo la Francia “rimandava” la consegna alla Russia della portaelicotteri Sevastopol, della classe Mistral. L’accordo riguardava diverse navi d’appoggio assalto anfibio, in parte costruite a St. Nazaire, in Francia, e in parte da costruire in Russia. Infatti, l’accordo comprendeva la modernizzazione di un cantiere navale in Russia e quindi, Mosca potrà comunque costruire tali navi. Inoltre, se le 2 navi francesi non saranno consegnate alla Russia, questi richiederà indietro i 600milioni di euro già erogati e il pagamento della penale contrattuale di 250 milioni. Senza la conclusione dell’accordo la Francia rischia di far chiudere il cantiere navale di Saint-Nazaire e di perdere credibilità in altri mercati.

10610523Fonti:
Alawata
Bertrand Du Donbass
Cassad
Cassad
Histoire et Societé
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Novorossia
RussiaToday
Vineyard Saker
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol

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Mollare il dollaro? Nascono i fondi sovrani d’oro

Avamposti della Banca centrale BRICS
Jim Willie CB GoldenJackass 11 giugno 2014

E392874C-26A2-48F1-AFFF-E4609C6FE550_mw800_mh600Mentre l’Occidente è ipnotizzato dal caos in Ucraina, certamente sul punto dell’implosione, l’attenzione è rivolta alla politica sui tassi d’interesse negativi in vista, che permetteranno ai banchieri di scremare sui rendimenti, o si è concentrati sull’abdicazione in Spagna, un cambio della guardia della nobiltà nera, Jackass sbadiglia e guarda all’Arabia Saudita, dove un evento significativo è in fondo alle notizie. Annuncia la creazione di un nuovo fondo sovrano indipendente dalla banca centrale, dedicato ad investimenti prudenti. Ovvero investimenti sull’oro. Indicando chiaramente l’allontanamento dalla massa dei buoni del Tesoro in dollari USA. Il divorzio statunitense-saudita accelera dagli uffici legali, dove la ridistribuzione del risparmio è la parola chiave. L’abbandono del petro-dollaro comporta l’inversione di un impegno generazionale, ancora una volta. Si tratta di scaricare i rifiuti in dollari USA accumulatisi per decenni come debito. Potrebbe essere il primo avamposto della banca centrale dei BRICS, passando dai titoli di debito del governo USA dritto ai lingotti d’oro. I sauditi potrebbero favorire giganti come Russia e Cina, il nuovo dinamico duo, avviando il processo di abbandono delle obbligazioni del Tesoro USA convertendoli in lingotti d’oro. Il grande scambio indiretto potrebbe divenire molto più diretto.

Il modulo saudita
Alcune domande sorgono su come i sauditi aderiranno formalmente ai BRICS, nell’ambito della loro alleanza nascente con Pechino. Il rapporto embrionale ha un debutto sotto forma di enorme conferenza multilaterale nella Sala Grande di un paio di mesi prima, seguita da un grande cenno agli Stati Uniti durante una parata militare con missili cinesi. Jackass sospetta che un passaggio va formandosi, liberando i sauditi dalle obbligazioni del Tesoro USA e ricostruendone le riserve di oro. Devono sostituire ciò che Londra e Svizzera hanno rubato. Un’altra questione si pone, se Arabia Saudita ed Iran coordineranno politica energetica e sistemi di pagamento al di fuori del dollaro USA, basandosi sull’oro. Il fondo saudita potrebbe aiutare il processo. Un’ultima domanda si pone, se ci si deve aspettare che una dozzina di tali avamposti della Banca Centrale BRICS, che trasforma le obbligazioni del Tesoro USA in oro, sorgano e prendano forma. Un vasto sistema satellitare di banche centrali BRICS potrebbe sorgere, imitando il sistema occidentale delle banche centrali in franchising come US Federal Reserve, Bank of England, Banca Centrale Europea, Banca del Giappone e altri, come la Banca nazionale svizzera. Jackass ritiene che i sauditi creeranno il modulo, da copiare altrove e che i sauditi presto annunceranno una politica dei pagamenti, che accetti qualsiasi delle principali valute, nel commercio petrolifero e petrolchimico, che l’intera regione del Golfo presto coordinerà una politica volta allo standard del petro-yuan quale veicolo temporaneo, con destinazione il sistema di regolamento commerciale in oro e che Arabia Saudita e Iran collaboreranno non da amici, ma con pieno spirito costruttivo. Liberandosi degli USA assieme a guerre ed altre violenze, con i loro comuni aspetti nazisti. I cinesi si occupano del commercio, dove la stretta di mano è il nuovo modello. La Cina sarà il mediatore della diplomazia globale. L’opportunità c’è e Pechino inizia da casa sia, trattando con nazioni confinanti come il Vietnam, nel Sudest asiatico, con meno sgomitate.

La notizia ufficiale
L’articolo ufficiale era scarso in dettagli, ma pieno di implicazioni. L’osservatore avvisato può leggere tra le righe. Il regno dell’Arabia Saudita stabilirà il suo primo fondo sovrano per gestire le eccedenze di bilancio per un valore di centinaia di miliardi di dollari, secondo l’agenzia stampa del regno. Il consiglio della Shura dovrebbe discutere un progetto di legge sul Fondo di Riserva Nazionale. Il fondo dovrebbe ricevere il controllo dalla banca centrale sugli investimenti del regno. Questo è il nocciolo, l’indipendenza. L’Arabia Saudita rimane il maggiore esportatore di greggio del mondo. Non è stato rivelato se il fondo cambierà la strategia degli investimenti del regno. Negli ultimi quattro decenni, la strategia era riciclare doverosamente i petro-avanzi in obbligazioni del governo USA, ruolo di fondamentale importanza ritagliato dagli anglosassoni. Sotto lo sguardo di gente come Kissinger e Rockefeller, pianificatori de facto dello standard del petro-dollaro che sostituì efficacemente il Gold Standard nel 1973, appena due anni prima, l’accordo di Bretton Woods fu abrogato. Il fondo dovrebbe iniziare con un capitale pari al 30 per cento del bilancio accumulato in un certo numero di anni. Negli ultimi tre anni, il regno ha annunciato avanzi di bilancio per un totale di circa 232 miliardi di dollari. Vedasi l’articolo su Arabian Business.

Altri fondi sovrani
Vladimir_Putin_in_Saudi_Arabia_11-12_February_2007-1 Altri fondi sovrani del Golfo hanno investito in immobili a livello internazionale, soprattutto in Europa. Possiedono molti buoni del Regno Unito ed eurobonds, e probabilmente più di una manciata di obbligazioni del governo giapponese. I sauditi indicano chiaramente una mossa importante sui titoli di Stato USA. Ben presto i sauditi annunceranno di non accettare alcuna valuta principale per il petrolio. L’Iran già trova poca resistenza, come nella vendita di energia a India e Turchia. Il governo USA presto uscirà dalla battaglia delle sanzioni a tutto il mondo. Le fondamenta dei BRICS mostrano segni di rafforzamento, con l’uscita dal petro-dollaro e la sua lenta morte, senza più formazioni in marcia con il passo dell’oca fascista, rompendo con bancarottieri e re della frode anglo-statunitensi. Altri fondi sovrani nella regione del Golfo sono estremamente significativi. I leader sono gli Emirati Arabi Uniti, con il massiccio fondo Abu Dhabi Investment Authority, da 773mld di dollari Ma l’UAE ha anche altri quattro fondi per un totale di altri 286mld di dollari, superando il totale di 1 bilione di dollari, 1059mld di dollari. Il fondo saudita SAMA Foreign Holdings ne ha 737mld, e il Kuwait Investment Authority 410mld. La Qatar Investment Authority 170 miliardi. Il totale dei fondi sovrani del Golfo è 2377 miliardi di dollari. Se solo un quarto dei fondi verrà convertito in lingotti d’oro, la regione del Golfo potrebbe fornire l’equivalente di Fort Knox a sostegno della moneta d’oro Dinar. La fortezza, una volta scintillante nel Kentucky, ospitava 8500 tonnellate di oro fin quando non fu derubato dalla banda Clinton-Rubin. Solo idioti e creduloni credono alla storia ufficiale dei trasferimenti alla FED di New York e West Point per tenerli al sicuro, assieme a concetti folli come il Deep Storage Gold. Si chieda a Germania, Paesi Bassi, Austria e Venezuela come vi furono custodite le proprie partite di oro. Vedasi l’elenco degli istituti dei fondi sovrani e dei dati in dettaglio.
Si conclude così che il fondo finanziario saudita SAMA ha quasi tre quarti di bilione di dollari, pronti e in attesa di uscire dai titoli di Stato tossici e raggiungere lo status di valida riserva aurea. Beh, almeno una parte considerevole svolgerà il nuovo ruolo funzionale di avamposto saudita della Banca Centrale dei BRICS, convertendo carta del debito sovrano tossico occidentale in metalli preziosi.

Implicazioni nello scambio petrolio-oro
La mossa dei fondi sovrani sauditi non viene considerata sottilmente dal regime finanziario degli Stati Uniti, con il suo potere depositato nella Federal Reserve e nel Tesoro, e nei veicoli che operano in dollari USA e nelle riserve dei patrimoni occulti nelle banche globali, sotto forma di buoni del Tesoro USA. Ci si chiede se il debito del saliente del Belgio delle obbligazioni del Tesoro USA occulte, sia in realtà almeno per il 30% saudita, se non esclusivamente russo. I fondi provenienti dalle eccedenze saudite furono prelevati dalla banca centrale saudita, il che significa che i sauditi si ritirano dalla rete di franchising delle banche centrali della FED. I sauditi avvertono chiaramente di volgersi ad oriente. Il divorzio indica che i reali sauditi iniziano ad allontanarsi dai re delle frodi e dai trafficanti di carta anglo-statunitensi. Ci si aspetti maggiore trasparenza in futuro, una diversificazione che allontani dalle obbligazioni del Tesoro USA, la netta e rapida fondazione a tappe del sistema di scambio petrolio-oro che la Cina ha implementato con la Russia. La disposizione potrebbe essere un passo verso la piena adozione del sistema commerciale basato sull’oro quale modello futuro. Tutto ciò che manca è una serie di monete e di note di credito basate sull’oro. Certo, oggi c’è l’acuta esigenza che sorga un vasto sistema satellitare di banche centrali dei BRICS, che potrebbe essere la zona di libero scambio di Shanghai. Una pedata se Francoforte annunciasse la banca centrale dei BRICS nella gestione dei fondi sovrani, parola in codice per diversificazione dalle obbligazioni del Tesoro USA in lingotti d’oro. Francoforte diverrebbe lo snodo globale dello yuan (RMB) tra Asia ed Europa, avviando la conversione all’oro. L’effetto su USA-UK-EU sarebbe la totale tempesta di fango. Il saliente del Belgio cerca sempre garanzie reali sull’oro da sauditi o cinesi. Se venisse fatto altrettanto da sauditi e cinesi, il piano per la banca centrale dei BRICS avrebbe due giocatori chiave, e altri ne seguirebbero. L’integrazione del petro-yuan avrà molti aspetti e la banca centrale saudita sembra svilupparne in futuro. Il petro-yuan ha numerosi elementi del progetto da integrare in futuro. Si potrà assistere alla creazione di un avamposto chiave nel fondo sovrano saudita, elemento importante nello scambio petrolio-oro, con le obbligazioni del Tesoro USA usate come moneta attiva nel ruolo esclusivo di lubrificante del credito. La conversione al sistema di pagamento del petrolio in oro potrebbe essere in vista, con la funzione chiave svolta dal petro-yuan nella conversione delle riserve in investimenti.

Futuri avamposti satellitari
Ogni nazione dei BRICS avrà una banca centrale che convertirà le obbligazioni tossiche del Tesoro USA in lingotti d’oro, come anche altre obbligazioni sovrane. Ci si aspetti che Shanghai e Hong Kong ne abbiano una, come Mosca, Delhi in India e Rio de Janeiro in Brasile, e anche Johannesburg in Sud Africa. Altre nazioni ospiteranno i satelliti delle banche centrali BRICS, come Riyadh in Arabia Saudita e Dubai negli Emirati Arabi Uniti. Alla fine banche centrali BRICS appariranno a Francoforte in Germania, Ankara in Turchia, Tokyo in Giappone e Tehran in Iran. Sarà impossibile fermare il trend della riconversione delle obbligazioni del Tesoro USA in oro, dato che ne sarà la soluzione autentica. A dire il vero, una grande quantità verrà convertita in yuan e rubli, dato che la maggior parte del commercio orientale sarà risolto con queste due valute in crescita. Entrambe le monete si baseranno sull’oro. Ironia della sorte, Cina e Russia possiedono più oro che il flusso delle rispettive valute, yuan e rublo, nell’economia globale. Il commercio di energia si svolgerà presto in yuan e rubli, in risposta alle stupide sanzioni del governo USA che appaiono essere solo dei danni auto-inflitti. Le usuali tattiche saranno utilizzate contro BRICS e Paesi associati, che si sforzano di liberarsi dal tossico dollaro USA. Molti si chiedono perché l’USD sia tossico. La risposta è semplice, si basa sul debito del governo USA, finanziato per l’80% dalla FED tramite una sterile monetizzazione che crea denaro fasullo per coprire il debito, e su una politica di zero tassi d’interesse che distorce i prezzi dei beni. Ciò permette di proteggere la criminalità di Wall Street che pratica una massiccia frode a base di titoli di proprietà fasulli, obbligazioni contraffatte, insider trading, riciclaggio di narcodollari, infinite guerre fasciste a sostegno dell’egemonia, chiarendo come il dollaro USA si basi più sul supporto militare che sull’economia industriale. Le usuali tattiche contro i BRICS e Paesi associati comprendono corruzione, minacce, frodi profitti dal narcotraffico, omicidi (e suicidi assistiti), ostracismo del sistema, sanzioni continue e acquisti in contanti sul mercato dei metalli. Il mondo non può risolvere e riprendersi dalla difficile situazione economica, cancerosa, senza scartare il dollaro USA e liberarsi dalle obbligazioni del Tesoro USA. Molte nazioni vendono i dollari in contanti con uno sconto del 30-35% riscattando le proprie valute, un piccolo brutto segreto assieme ad innumerevoli altri brutti segreti.
Il Gold Standard è la soluzione alla cronica peste finanziaria qual è il dollaro USA tossico che scorre nel sistema economico globale, nelle arterie del commercio e nelle vene della riserva bancaria. Si vedranno i progressi compiuti quando le banche centrali dei BRICS adotteranno un vivace commercio basato sulla conversione in lingotti d’oro, chiudendo il COMEX e subito. Un’importante conferenza avrà presto luogo. Il Gas Exporting Countries Forum (GECF) al prossimo vertice in Qatar, nel Golfo. Sarà chiamato Nat Gas Coop ed eclisserà l’OPEC, comunque. La pressione esercitata sul mercato dell’oro e sulle banche basate sull’oro sarà orribile, venendo chiamata forza maggiore o assalto nel sostituire i lingotti d’oro ipotecati (rubati). I processi potrebbero divenire comuni quanto gli omicidi di banchieri, di gran lunga più diffusi. Lasciate che crescano i funghi dalle tombe, piuttosto che funghi atomici nella sempre più tossica aria trattata dalle scie chimiche.

TofDakTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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