Il lento crollo dello Stato ucraino e la capitolazione della Rada

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 30 luglio 2014
1525743Il primo ministro ad interim ucraino Arsenij Jatsenjuk ha recentemente annunciato le dimissioni dal governo tra le lotte parlamentari alla Rada, presumibilmente perché nessuna fazione vuol prendersi la colpa delle prossime suicide disposizioni del FMI. (Il desiderio di restare fuori dai guai in vista del prossimo collasso economico e sociale dell’Ucraina, evidentemente collide con gli interessi dei gruppi di potere occidentali che cercano d’imporre il dominio sul sistema dei gasdotti ucraini – OR). La ritirata del partito nazionalista Svoboda e del progetto Udar di Klishko (tedesco), perpetua il collasso istituzionale iniziato a fine novembre con la rivoluzione colorata di EuroMaidan. Se una nuova Rada non sarà formata entro 30 giorni, dovranno svolgersi le elezioni. E’ già si pensa che ciò  non sia altro che uno stratagemma per consolidare il potere di Poroshenko (di cui Udar è stretto alleato) ed espandere la presenza dei nazionalisti di Svoboda. Tali rischiosi e machiavellici calcoli probabilmente avranno conseguenze di vasta portata, continuando a spingere l’Ucraina sempre più verso il collasso e allargando il buco nero del caos che inizia ad inghiottire il Paese.

Avvicinandosi al precipizio
Fino all’ultima fase del collasso istituzionale, Kiev era preda di un dilemma. Dopo aver spinto la popolazione alla cosiddetta integrazione occidentale, alla firma dell’accordo di associazione dell’UE e all’accettazione dei prestiti del FMI, la Rada si rende conto che nessuno dei suoi membri vuol essere responsabile dell’attuazione dei brutali “tagli” economici richiesti. Questa è la causa immediata della crisi alla Rada: tutti vogliono ‘entrare nell’occidente’ ma nessuno vuole prendersi la responsabilità elettorale di ciò che significa veramente. In concomitanza, l’Ucraina ha bandito uno dei maggiori partiti politici, il Partito comunista, che raccolse il 15% dei voti nelle ultime elezioni legittime del 2012. Per un Paese che cerca d’ingraziarsi i “valori occidentali”, sarebbe contraddittorio attuare tale politica, tuttavia non si può dire sia inaspettata. Dopo tutto, c’erano forti richieste di purghe fin dal colpo di Stato di febbraio contro il legittimo presidente Janukovich. Tale politica d’esclusione politica (e quindi sociale) è stata favorita dalle forze nazionaliste e fasciste che hanno occupato il potere ed influenzano l’Ucraina negli ultimi mesi. Tutto ciò per non parlare dell’enorme catastrofe umanitaria nella regione del Donbas, dove l’ONU ufficialmente stima che almeno 1000 persone sono state uccise e oltre 3500 ferite dall’inizio della spedizione punitiva contro i federalisti, a metà aprile. 500000 rifugiati sono in Russia da allora, di cui oltre 34000 attualmente ospiti dello Stato.

La vera ragione del vuoto
Le spiegazioni sulla situazione attuale del governo evitano la genesi degli eventi iniziati prima del colpo di Stato. Primo, l’Ucraina è un pezzo della scacchiera geopolitica degli Stati Uniti fin dall’indipendenza nel 1991. Zbigniew Brzezinski scrisse del suo ruolo di perno eurasiatico nell’influenza degli Stati Uniti nel suo testo del 1997 “La Grande Scacchiera”, dove pontifica che “senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico“. Tale consiglio strategico è stato certamente ascoltato dal dipartimento di Stato, dato che Victoria Nuland ha ammesso che gli Stati Uniti spesero 5 miliardi di dollari per “promuovere la democrazia” in Ucraina dal 1991. Tale investimento non fu per la “democrazia”, ma per il cambiamento di regime con quella motocrazia vista nella folla di Majdan che devastava Kiev prima del golpe. La guerriglia urbana eterodiretta di EuroMaidan, assieme all’intensa propaganda occidentale volta a demonizzare lo Stato, inevitabilmente hanno comportato la frantumazione della struttura statale subito dopo il golpe. Cosa che non accade nemmeno dopo la rivoluzione arancione del 2004, quando l’apparato disciplinare ancora relativamente funzionava rispetto ad oggi. Se non fosse stato per gli obiettivi geostrategici degli Stati Uniti nell’attuare il cambio di regime in Ucraina e attaccare la Russia tramite dei fantocci, non ci sarebbe stata alcuna crisi nel Paese. I rifugiati non sarebbero scappati a est e l’Ucraina non sarebbe divisa lungo faglie di civiltà. Il crescente buco nero del caos è completamente attribuibile agli sforzi degli Stati Uniti nel perseguire minacciosamente la distruzione dell’integrazione dell’Unione Eurasiatica della Russia, di cui l’Ucraina era una possibile candidata prima dell’inizio della destabilizzazione.

L’Ucraina prima della tempesta
Gli eventi da novembre sono stati così drammatici e così veloci, che sembra facile dimenticare com’era il Paese un anno fa. Nell’estate 2013, il governo era corrotto, ma funzionava, senza grandi violenze e relativa stabilità. Tutti i partiti politici erano accolti nel governo inclusivo e il Paese aveva rapporti proficui con Stati Uniti, Unione europea e Russia. È importante sottolineare che le forniture energetiche erano garantite e nessun partner minacciava il pericolo di carenze invernali. Oggi, il ‘governo’ è disfunzionale e corrottissimo, come l’Italia della guerra fredda (si potrebbe anche provocatoriamente dire di oggi). La grandi violenze hanno già causato oltre 1000 morti e distrutto le infrastrutture di una delle più prospere regioni dell’ex-Ucraina, destabilizzando l’intero Donbas. Le purghe hanno reso la Rada un club esclusivo dell’alleanza tra oligarchi ed estremisti che ha un’influenza sproporzionata sul Paese. Anche se nominalmente economicamente volta all’Europa, l’Ucraina è ormai incatenata al debito ed è sul punto di perdere il commercio bilaterale con la Russia, da cui la sua economia dipende. Le fallimentari manovre politiche di Kiev hanno costretto la Russia a chiudere il rubinetto del gas, aumentando i timori di un inverno freddo e quasi certamente garantendo un futuro di crisi per la fine dell’anno

Sull’orlo dell’ignoto
Col senno del poi, il golpe EuroMaidan può benissimo essere visto come il fatale colpo estero che ha rovinato la sovranità ucraina una volta per tutte. Il Paese subisce un collasso doloroso e prolungato agli occhi del mondo, con l’attuale vuoto politico, ultima versione della sua spirale discendente. L’Ucraina è andata oltre l’orlo ed è in un territorio sconosciuto, con l’unica prospettiva dello scenario jugoslavo. Il buco nero del caos in Ucraina s’amplia, con il Paese che oramai mostra  i sintomi dello Stato fallito. Con un colpo di Stato eterodiretto in una zona geopoliticamente utile, un governo e un parlamento fantocci, una guerra civile che potrebbe comportare l’intervento della confinante (Russia) e nazionalisti fanatici al potere. Paese di 45 milioni nel bel mezzo dell’Europa orientale, l’Ucraina potrebbe essere ‘troppo grande per fallire’ per i suoi sostenitori stranieri. In passato non poté mai sostenersi da sola, essendo dipendente dalla Russia fin dall’indipendenza. Ora che la Russia è stata violentemente respinta, l’Ucraina diventa un onere per l’occidente e l’Unione europea, che non vogliono affrontare correttamente. L’integrazione occidentale dell’Ucraina era lo slogan dei politici ucraini e occidentali, ma nessuno ha voluto assumersi le responsabilità connessa, mettendo il Paese in una posizione insostenibile che porta alla miseria di massa. Qualsiasi ente che illustri le caratteristiche di Stato fallito dell’Ucraina, dovrebbe essere qualcosa da cui le forze armate degli altri Stati dovrebbero evitare ad ogni costo, ma Stati Uniti e NATO si avvicinano irragionevolmente a tale crisi, fin da quando i sintomi cominciarono ad apparire. L’assorbimento dell’Ucraina nell’ombra della NATO, in tali circostanze, equivale a trascinare direttamente l’alleanza nell’uragano del caos ucraino. Facendone il principale alleato non-NATO, il Paese diventa più pericoloso e irresponsabile, soprattutto con il crollo del governo e le sempre più manifeste tendenze dittatoriali dei suoi leader. La situazione in Afghanistan, l’ultimo alleato non-NATO, era almeno semi-stabile e prevedibile per via dell’occupazione NATO (che scadrà alla fine dell’anno, però), ma una situazione del genere non (ancora) esiste in Ucraina. Può darsi tuttavia che l’occidente trovi che la sua operazione ucraina sia ‘troppo grande per fallire’, e seguendo l’esperienza dei Paesi dal lento collasso economico, militare e politico, si può disperatamente pensare che l’integrazione nella NATO possa legare tali processi ed invertire l’inevitabile.

10448245Andrew Korybko è corrispondente politico statunitense di Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché le sanzioni di Obama contro la Russia sono condannate

MK Bhadrakumar, 30 luglio 2014
1901277La nuova guerra fredda era l’ultima cosa nella mente del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama nel crepuscolo del 22 ottobre 2012 presso il campus Lynn University in Florida. La notte dei lunghi coltelli del famoso dibattito in politica estera per la campagna presidenziale, durante cui Obama umiliò il suo avversario repubblicano Mitt Romney ridicolizzando la tesi che la Russia costituisse la maggiore minaccia geopolitica degli Stati Uniti nel 21° secolo. Così Obama inflisse quel famoso affronto a Romney: “Governatore, sono contento riconosca al-Qaida quale minaccia, se pochi mesi fa, quando le fu chiesto quale fosse la maggiore minaccia geopolitica dell’America, lei disse la Russia e non al-Qaida. E dagli anni ’80 che non si chiede nulla di loro in politica estera perché, si sa, la guerra fredda è finita da più di 20 anni. Ma il governatore, quando si tratta della nostra politica estera, sembra voler riportarla agli anni ’80” (qui).  Nel corso della sua rielezione, Obama indicò il ‘reset’ degli USA nelle relazioni con la Russia come il più brillante successo della politica estera del suo primo mandato allo Studio Ovale. Orgoglioso dell’accordo START sul disarmo con la Russia; del prezioso aiuto della Russia nel creare la rete di transito nota come Rete di Dispiegamento del Nord e in altre aree relative alla guerra in Afghanistan; del taglio russo delle vendite militari all’Iran e della volontà di muoversi in tandem nelle sanzioni statunitensi contro l’Iran, ed altro, quali vantaggi sostanziali della sua politica estera. Non sappiamo esattamente quando Obama ha cambiato idea e deciso di diventare un seguace di Romney. Obama attribuisce la sua metamorfosi interamente agli sviluppi in Ucraina, a 4 mesi dall’annessione alla Russia della Crimea. Ma in questo breve periodo Obama ha oscillato da un estremo all’altro, e come nel suo intervento, qui, sulle ultime sanzioni contro la Russia, testimonia, gode nel “far indietreggiare di decenni l’autentico progresso” della Russia ed “indebolire ancor di più la debole economia russa“.
Obama esulta per “le proiezioni sulla crescita economica russa scese quasi a zero”. Tradendo  rancore e malvagità che macchiano l’immagine degli USA presso la comunità mondiale. Senza dubbio, c’è un mondo intero oltre il Nord America e l’Europa occidentale, che vede le bizzarrie di Obama con incredulità ed esasperazione. Quella grossa parte della comunità internazionale, la maggioranza silenziosa, avrebbe anche un paio di cose da chiedere a Obama. Primo, come può arrogarsi la prerogativa d’interpretare il diritto internazionale sempre nel modo che gli fa comodo su un dato punto? Come spiegare l’aggressione degli Stati Uniti a Iraq e Libia con la conseguente distruzione di questi Paesi e la palese interferenza in Siria? Chi è realmente responsabile dei disordini in Ucraina dell’anno scorso? Ahimè, Obama non si rende conto che segna un auto-goal svendendo la credibilità politica degli Stati Uniti, subendo un effetto strano. Prendiamo per esempio la seducente retorica del segretario di Stato John Kerry, qui, sperando di dare il tono giusto alla sua imminente visita a Delhi, due giorni dopo. Ma ignorato dalle orecchie indiane. Infatti, il portavoce del ministero degli Esteri a Delhi ha chiarito, confermando che il ministro indiano prevede di riprendere con Kerry la stupefacente notizia dell’ex-dipendente della CIA Edward Snowden sullo spionaggio della NSA in India. Ha detto: “Siete anche consapevoli del fatto che vi è notevole inquietudine in India sulle autorizzazioni alle agenzie statunitensi nel violare la privacy di persone, entità e governo indiani. Quindi, ovviamente se vi è notevole inquietudine, questi problemi dovrebbero essere comprensibili senza ulteriori dettagliate spiegazioni“. I giornali indiani hanno generalmente interpretato la missione di Kerry come grossolano istinto filisteo, volto a vendere altre armi all’India e rimuovere gli impedimenti all’esportazione dei reattori nucleari statunitensi sul mercato indiano. Kerry assomiglia ad un sudato venditore porta a porta del dramma di Arthur Miller.
Perché ciò accade? L’India era un Paese perdutamente innamorato del predecessore di Obama, George W. Bush. Ma in qualche modo e da qualche parte, s’è formata nella coscienza indiana l’impressione, ora difficile da cancellare, che Obama sia un cinico ed egocentrico opportunista  singolarmente privo di convinzioni radicate, e perciò altamente inaffidabile. Come nell’ultimo colpo di scena nella politica verso la Russia, che danneggerà gli interessi degli Stati Uniti. Basti dire che l’India non vorrà avere a che fare con la strategia degli Stati Uniti del riequilibrio in Asia. Obama non comprende che il mondo non è interessato ad isolare la Russia o a distruggerne l’economia quando l’economia mondiale ha un disperato bisogno di centri di crescita, soprattutto al di fuori del mondo occidentale. Quindi, se l’Europa vuole solo il gas russo e vieterà il petrolio russo, tanto meglio per le economie in rapida crescita di India, Cina e Vietnam. Se l’Europa non vuole acquistare più armi russe, tanto meglio per India, Iraq, Egitto, Venezuela, Brasile, ecc., che avranno ancora più armi dalla Russia. Certamente, BRICS e Shanghai Cooperation Organization non scompariranno. Obama non capisce che gli strumenti della guerra fredda non sono più utili. E’ chiaramente arrogante da parte sua illudersi di essere una sorta di pifferaio magico che il resto del mondo semplicemente seguirà. Perché il mondo dovrebbe combattere la guerra statunitense per salvare lo status incontaminato del dollaro conservando l’egemonia globale degli USA, pur essendo una potenza inesorabilmente in declino?
La banca dei BRICS, destinata a rivaleggiare con la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, indica “la fine del predominio occidentale sul piano finanziario ed economico globale” per citare, qui, un esperto strategico di primo piano a capo del consiglio consultivo del Consiglio di Sicurezza Nazionale indiano, è già un fatto immutabile della vita. India, Brasile e Cina non si spaventano delle restrizioni occidentali alle banche russe.

10360610Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bin Ladin e l’illusione dell’11 settembre: Deutsche Bank e Blackstone

Dean Henderson 27/07/2014

Nello stesso momento in cui una squadra di Navy Seal scendeva sul complesso di Abbottabad che ospitava il presunto Usama bin Ladin, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti citava in giudizio la Deutsche Bank. Bin Ladin era un discepolo del capo dei Fratelli musulmani Abdullah Azam. Abbottabad prende il nome dall’ufficiale inglese Sir James Abbott. Nella causa civile presentata alla corte federale di Manhattan, il procuratore Preet Bharara indagava su danni e le perdite per l’emissione di mutui della Deutsche Bank sostenuti dai contribuenti statunitensi tramite l’HUD. Seconda banca del mondo, in maggioranza proprietà della dinastia Warburg che finanziò Hitler, deve anche rispondere del suo ruolo nell’11 settembre.

911-dollar-backLa Deutsche Bank a corto
Giorni dopo l’11 settembre, il presidente della SEC di Bush, Harvey Pitt, poi costretto a dimettersi per la sua patetica risposta a una serie di scandali societari, apparve alla CNN per rivelare i volumi insolitamente pesanti di vendite allo scoperto di azioni di compagnie aeree e assicurazioni della settimana precedente l’11 settembre. Pitt promise di seguire tali traffici, ipotizzando che al-Qaida potesse esserne coinvolta. Fu l’ultima volta che qualcuno dell’amministrazione Bush ne parlò. Secondo l’Istituto Politico Internazionale di Herzliyah, un’organizzazione anti-terrorismo israeliana, il responsabile del giro di tali titoli era Deutsche Bank Alex Brown. Un articolo su Barons corrobora questo fatto. American e United Airlines, e i giganti delle assicurazioni statunitensi che coprivano il WTC, Munich RE, Swiss RE e la francese Axa, furono specificamente presi di mira. Il 10 settembre, il giorno prima degli attacchi, i rapporti put/call di questi titoli fu senza precedenti. Un put è un’opzione futura che scommette sul declino del titolo, mentre una call è l’opzione futura che scommette sull’ascesa del titolo. Il 10 settembre 2001 presso il Chicago Board Options Exchange c’erano 4516 put su American Airlines e solo 748 call. United Airlines fu presa di mira con 4744 put in contrapposizione a 396 call. I dati sulle compagnie di assicurazione erano egualmente sbilanciati. Il maggiore trader di opzioni fu Deutsche Bank Alex Brown, ramo commerciale statunitense di Deutsche Bank, tradizionale cassaforte delle ricchezze delle Otto famiglie e maggiore azionista bancario dei Quattro cavalieri, divenuta prima banca del mondo con 882 miliardi di dollari di attività. Nel 2001 il senatore Carl Levin (D-MI) del comitato bancario, indicò la Banker’s Trust quale attore importante nel riciclaggio di narcodollari. Il 28 agosto, appena due settimane prima dell’11 settembre, il dirigente di Deutsche Bank Kevin Ingram fu dichiarato colpevole di riciclaggio dei proventi dell’eroina e dell’organizzazione della vendita di armi statunitensi in Pakistan e Afghanistan. Il 15 giugno 2001 un articolo del New York Post disse che Usama bin Ladin ne era il probabile acquirente. Ingram è un caro amico del segretario al Tesoro di Clinton e insider di Goldman Sachs Robert Rubin, ultimamente membro della direzione di Citigroup. Ingram aveva lavorato per Goldman Sachs e Lehman Brothers. Banker’s Trust acquistò la crescente banca d’investimento Alex Brown nel 1997, prima che si fondessero con Deutsche Bank. Alex Brown prende il nome dal fondatore AB “Buzzy” Krongard, che ne fu presidente fino all’acquisto nel 1997 dalla Banker’s Trust. Krongard poi divenne il 3° uomo della CIA. Il 15 settembre, quattro giorni dopo l’11/9, il New York Times riferì che il presidente di Deutsche Bank Global Private Banking, Mayo Shattuck III, si era improvvisamente dimesso. Muhammad Atta e altri due presunti dirottatori avevano i conti presso la sede della Deutsche Bank di Amburgo. Vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin aveva appena comprato una grande quota di Deutsche Bank, con l’aiuto del consulente finanziario della Carlyle Group George Bush Sr. I bin Ladin investirono 2 milioni di dollari nel Carlyle Group. Avevano anche grosse partecipazioni in Microsoft e Boeing, ed ampi rapporti d’affari con Citigroup, GE, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Fremont Group, recentemente scorporata dalla Bechtel. A 20 giorni dall’11 settembre, Deutsche Bank allontanò, silenziandolo efficacemente, l’inquirente della SEC Richard Walker, il cui compito principale era approfondire il misterioso giro dei titoli di compagnie aeree e assicurazione prima dell’11 settembre. Deutsche era collegata alla LJM dell’Enron e al partenariato Chewco. Enron assunse funzionari della SEC, mentre reclutava parecchio personale della CIA per le sue operazioni di sicurezza globali. Alcuni ipotizzano che il vasto pool monetario che scomparve nell’abisso Enron fosse un fondo nero per il breve sciacallaggio sull’11 settembre, o anche per l’operazione stessa.
I Quattro cavalieri, ora proprietari di maggioranza della Deutsche Bank via Banker’s Trust, ebbero la desiderata presenza militare statunitense in Asia Centrale per gentile concessione dell’11 settembre. Con l’occupazione  dell’Afghanistan e nuove basi USA che dilagavano in Asia centrale, il premio petrolifero sul Mar Caspio divenne lo sport delle guardie finanziate dai contribuenti statunitensi. Il direttore di BP Amoco, Zbigniew Brzezinski, nel suo libro del 1997 La Grande Scacchiera… definisce l’Asia centrale la chiave del potere globale e individuò l’Uzbekistan come nazione chiave nell’Asia centrale. Una volta che gli Stati Uniti iniziarono a bombardare l’Afghanistan con il pretesto di prendere bin Ladin, nessun Paese ricevette più visite dai funzionari degli Stati Uniti dell’Uzbekistan, governato da ex-comunisti e il cui governo fu “ammorbidito” da anni di destabilizzazione CIA/al-Qaida. Tutto ciò venne fermato all’improvviso con l’11 settembre. Gli Stati Uniti installarono una base militare in Uzbekistan così come in Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel gennaio 2002, dopo che il governo dell’ex-negoziatore Unocal Hamid Kharzai fu installato a Kabul, l’esecutivo di Unocal Zalmay Khalilzad fu nominato inviato di Bush in Afghanistan.[1] Il primo punto all’ordine del giorno Karzai/Khalilzad era far rivivere lo sforzo di Centgas di Unocal per costruire il gasdotto dei Quattro cavalieri da Dauletabad, Turkmenistan, attraverso l’Afghanistan al porto di Karachi sull’Oceano Indiano, dove era prevista una base navale degli Stati Uniti sul terreno in precedenza ceduto al sultano dell’Oman. Nel 2005 Chevron acquistò Unocal. I 400 miliardi di dollari annuali di narcotraffico mondiale, importante motore economico delle Otto famiglie, balzò dopo l’11 settembre, quando i taliban posero un giro di vite sulla produzione di oppio, nel 1999. Una mossa che contribuì a suggellare il loro destino. Un articolo del 21 novembre 2001 sul London Independent s’intitolava “coltivatori di oppio, rallegratevi della sconfitta dei taliban“. Il 25 novembre l’Independent ebbe un altro pezzo intitolato “I signori della guerra vittoriosi apriranno le cateratte dell’oppio“. L’articolo descrive come i signori della guerra alleati degli USA, dopo la disfatta dei taliban, incoraggiarono i contadini afghani a piantare “più oppio possibile”. Asia Times Online riferì che gli Stati Uniti liberarono dal carcere il signore della droga Ayub Afridi per organizzare una squadra della CIA da 200000 dollari/anno, assumendo teppisti afghani che riavviarono la produzione di oppio. Il loro piano sembra aver funzionato. Il 4 gennaio 2002 il Christian Science Monitor riportava l’esplosione nel sud della Florida del traffico di eroina e cocaina che non si vedeva dall’apogeo dei contra/mujahadin degli anni ’80. Fu una coincidenza che le forze militari colombiani e i loro capi oligarchici, che gestiscono il narcotraffico nel Paese, lanciassero una grande offensiva contro le FARC nel febbraio 2002? Utilizzarono anche loro la copertura della guerra per inviare cocaina nel sud della Florida? Nel 2005 la produzione di oppio afgano era esplosa.
Come lo studioso e dirigente del Forum Tiers Monde in Senegal, Samir Amin,  dichiarò, “… non possiamo fare a meno di notare che gli eventi dell’11 settembre si sono verificati proprio nel momento giusto permettendo agli Stati Uniti d’installarsi nell’Asia centrale ricca di petrolio, una regione che consente per l’ennesima volta la viziosa geo-strategia occidentale per circondare Russia, Cina e India. Obiettivo strategico apertamente proclamato dagli Stati Uniti da oltre dieci anni. Sadam Husayn fu la giustificazione per le permanenti installazioni militari statunitensi nel Golfo. Usama bin Ladin poté esserlo per la politica degli Stati Uniti in Asia centrale. Non si può escludere l’ipotesi che la CIA e il suo fedele alleato Mossad possano esservi coinvolti in qualche modo“.[2] I sospetti di Amin sono confermati da rapporti su internet secondo cui 20000 sacchi per cadaveri furono improvvisamente consegnati dal dipartimento della Difesa a camp Floyd Benet nel Queens, tre settimane prima l’11 settembre. Un militare dell’US Navy di stanza su una portaerei, telefonò alla famiglia prima dell’11 settembre, per avvertirli che “qualcosa di grosso” sarebbe accaduto in una grande città degli Stati Uniti. Disse anche alla famiglia che la sua nave fu dirottata dalla precedente missione dirigendosi  verso la costa orientale degli Stati Uniti, preparandosi a tale evento.[3]

Seguire il denaro del Carlyle Group
carlyle-group-logoUsama bin Ladin ebbe sostegno finanziario dal defunto sceicco miliardario saudita Qalid bin Mahfuz. Bin Mahfuz era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld di Washington DC, la stessa società che rappresentava la Fratellanza musulmana della Casa dei Saud e il più grande ente islamico caritativo, la Fondazione mondiale per lo sviluppo e il soccorso in Terra Santa. Akin – Gump difese bin Mahfuz, partner di Chevron Texaco in Asia centrale, quando esplose lo scandalo della BCCI. Akin, Gump e partner sono amici intimi del presidente George W. Bush. [4] Un audit del governo nel 1999 rilevava che la saudita National Commercial Bank di bin Mahfuz aveva trasferito quell’anno oltre 3 milioni di dollari ad Usama bin Ladin tramite enti di beneficenza. [5] Bin Mahfouz non poteva essere accusato di slealtà alla famiglia, dato che era cognato di Usama. Il fratello di bin Ladin, Salim, fu uno stretto socio in affari dell’agente della CIA James Bath, la cui Skycraft Airways affittava aerei a bin Mahfuz, quando lo sceicco riciclava i narcodollari del Cartello di Medellin attraverso la filiale alle Cayman della BCCI, assieme al capo dell’intelligence saudita Qamal Adham. Salim era anche  investitore dell’Harken Energy che George W. Bush e Dick Cheney avviarono come Arbusto Energy con i 50000 dollari dati dal padre miliardario di Usama, Muhammad bin Ladin. Salim e Muhammad sono morti in misteriosi incidenti aerei. Mentre i due jumbo jet si schiantavano sul World Trade Center, l’11 settembre, un altro dei fratelli di Usama, Shafiq bin Ladin, era alla conferenza annuale degli investitori del Carlyle Group a Washington DC. Uno dei relatori alla conferenza DC sarebbe stato George Bush Sr., che ora lavora come consulente finanziario del Mellon Carlyle Group, presieduto da Frank Carlucci, segretario alla Difesa di Reagan e Bush e che presiedeva il Consiglio di Sicurezza Nazionale a controllo familiare di Reagan. Carlucci collaborò con i mafiosi, nel 1961, nell’assassinio della CIA del primo ministro congolese Patrice Lumumba. Fu compagno di stanza a Yale del segretario alla Difesa di Bush Jr. Donald Rumsfeld. Incontrò a Yale James Baker e George Bush Sr., membro della Skull & Bones, anche conosciuta come Confraternita della Morte e l’Ordine, nome condiviso dagli antichi terroristi afghani Roshaniya. Il Carlyle Group fu fondata dall’assistente di Carter David Rubenstein, nel 1987. È un fondo private equity specializzato nel riciclaggio dei petrodollari degli sceicchi del Golfo Persico, ritornati nelle banche e società delle Otto famiglie. Fino al novembre 2001 Carlyle fu consulente finanziario del più ricco magnate delle costruzioni in Arabia Saudita, lo sceicco Muhammad bin Ladin. Attraverso Carlyle, lo sceicco bin Ladin fece grandi investimenti nella Citigroup, nel colosso bancario olandese ABN Amro, Nortel, Motorola e GE. Più significativamente, vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin lavorasse attraverso Carlyle Group ad acquisire una grande quota della Deutsche Bank, il cui ex-presidente JH Binford Peay siede nel CdA di Carlyle con George Bush Sr. e James Baker.[6] L’azienda legale della famiglia Baker, Baker Botts, ha uffici a Riyadh. L’ex partner di Robert Jordan, che difese George W. nello scandalo Harken Energy, divenne l’ambasciatore di Bush in Arabia Saudita. Baker Botts rappresentò BP Amoco in Asia centrale e fu  consulente legale di Carlyle Group. I Baker da generazioni sono gli uomini di paglia dei Rockefeller. Il presidente Bush Sr. una volta intervenne a nome dei monarchi sauditi, che avrebbe poi consigliato nel Carlyle, in una causa legale dei cittadini statunitensi contro re Fahd e la polizia saudita per l’accusa di torture, poco dopo l’11 settembre. Bush Sr. incontrò il principe ereditario saudita Abdullah a Riyadh, mentre James Baker si unì a un gruppo di banchieri internazionali al Lanesborough Hotel di Londra. Baker Botts rappresentava la famiglia reale saudita nella causa intentatela contro dalle famiglie delle vittime dell’11 settembre.[7]
Bush, Baker e Peay di Deutsche Bank s’incontrarono nel CdA di Carlyle con l’ex primo ministro inglese John Major, l’ex-presidente della SEC Arthur Levitt, il direttore del budget di Reagan Richard Darman e l’ex-presidente del Joint Chiefs of Staff generale John Shalikashvili. L’ex-presidente filippino Fidel Ramos, capo dell’intelligence del regime di Marcos, un ex-primo ministro thailandese, l’ex primo ministro sudcoreano Park Tae Joon e il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority on Asia, contaminata dalla BCCI, fanno parte dell’Advisory Board del Carlyle.[8] Carlyle acquistò la società immobiliare Coldwell Banker dalla Sears nel 1989 e la vendette al Fremont Group della Bechtel. Carlyle  acquistò anche Caterair, il principale servizio di ristorazione delle linee aeree del mondo, dalla Marriott. Caterair aveva accesso senza precedenti alla flotta mondiale aerea commerciale. Il presidente George Bush Jr. diresse Caterair fino al 1994. Poco dopo essere divenuto governatore del Texas, la società fallì. La Carlyle piombò a comprarne i resti ad un prezzo speciale. Bush supervisionò un investimento da 10 milioni di dollari all’Università del Texas della Carlyle, mentre era governatore. Carlyle detiene una grossa fetta della divisione aerospaziale di Ford e Harasco, produttore di veicoli militari. Carlyle è l’11.mo maggiore appaltatore della difesa degli Stati Uniti. Per il 20% è della Mellon Bank ed è controllata dal potente Blackstone Group, che si rimpinzò a buon mercato delle carcasse saccheggiate delle casse depositi e prestiti vendute con la Resolution Trust Corporation da Bush padre. Blackstone, potenza finanziaria controllata dai Rothschild e il cui presidente Peter Fischer fu presidente del Council on Foreign Relations, possedeva anche Bioport, l’unico produttore di vaccini contro l’antrace negli Stati Uniti. Nell’ottobre 2001 i tabloid della Florida, i principali media e congressisti iniziarono a ricevere letali pacchetti di antrace, più tardi identificato nel ceppo “Ames”. I tabloid, tra cui Sun, National Enquirer e Weekly World News, storicamente operano per la disinformazione e diversione della CIA.[9] Il 12 ottobre gli scienziati del laboratorio veterinario dell’Iowa State University, USDA, ad Ames, con la benedizione dell’FBI, incenerirono 100 fiale di culture di antrace risalenti al 1928, distruggendo deliberatamente le prove materiali per le indagini sull’antrace.[10] Il futuro di BioPort sembrava brillante più che mai. Il suo principale azionista è Fuad al-Hibri, ricco uomo d’affari saudita vicino alla famiglia bin Ladin. Al-Hibri era manager per le fusioni e acquisizioni di Citigroup. Il Pakistan News Service riportò il 1 dicembre 2001 che numerosi documenti della BioPort furono trovati in covi di al-Qaida a Kabul. L’ammiraglio William Crowe, membro del CdA di Chevron Texaco ed ex-membro del Joint Chiefs of Staff, acquisì una quota del 22% della Bioport al prezzo molto speciale di 0 dollari. La parte di Crowe nel patto era promuovere il vaccino contro l’antrace della Bioport presso l’esercito statunitense. Molti azionisti della BioPort facevano parte dell’oligarchia inglese di Porton Down. Buon amico di Henry Kissinger, Lord Jacob Rothschild sedeva nel consiglio consultivo internazionale di Blackstone, proprietaria di Bioport. Il gigante farmaceutico tedesco Bayer, nato dal combine nazista IG Farben finanziato dalla Deutsche Bank, vide le vendite del suo antibiotico Cipromyacin balzare del 1000% per effetto della paura dell’antrace, mentre i cittadini statunitensi si precipitarono ad acquistare forniture per 60 giorni di vaccino contro l’antrace al prezzo di 700 dollari. La Bayer era sull’orlo del fallimento prima dell’11 settembre.
Secondo Michael Davidson di From the Wilderness Publications, non meno di dodici microbiologi di fama mondiale morirono in circostanze misteriose dopo l’11 settembre. Il Dr. Don Wiley del Howard Hughes Medical Institute di Harvard fu trovato annegato nel fiume Mississippi, giorni dopo che la sua auto abbandonata venisse trovata sul ponte I-40 a Memphis, non lontano dall’arena Pyramid. Memphis prende il nome da un’antica capitale egizia, di grande importanza per la Fratellanza. Diversi importanti microbiologi russi e israeliani erano sul volo  Air Sibir 1812, abbattuto da un missile ucraino andato fuori rotta per oltre 100 miglia, il 4 ottobre 2001. Molti altri microbiologi importanti erano su un volo Swiss Air che si schiantò mentre tentava di atterrare a Zurigo, il 24 novembre 2001. A parte i miliardi guadagnati da Bioport, Bayer e dall’industria farmaceutica controllata dai Rockefeller grazie al panico pubblico indotto sull’antrace, Davidson vide in questa misteriosa sfilza di scienziati morti, una trama più oscura per scatenare un nuovo massiccio programma di spopolamento globale. Secondo il Dott. Len Horowitz, l’antrace militare è disponibile quasi esclusivamente presso l’American Type Culture Collection (ATCC) di Rockville, MD, guidata dal Dr. Joshua Lederberg. Lederberg è presidente della Rockefeller University. Nel 1994 Don Riegle affermò al Congresso che l’ATCC aveva inviato 19 pacchetti di bacillo di antrace in Iraq, nel 1978-1988.[11]

Il crociato e gli spettri
northrop grummanPoco dopo l’11 settembre, il presidente Bush iniziò a usare la parola “crociata” nel malcelato tentativo di evocare le antiche Crociate, dove società segrete cristiane guidate dai cavalieri templari collaboravano con gli Assassini dei  Fratelli musulmani per attaccare i musulmani nazionalisti saraceni. Il 26 settembre, due settimane dopo l’11 settembre, le United Defense Industries (UDI) del Carlyle Group firmarono un contratto da 66,5 milioni di dollari con il Pentagono per completare l’avanzato sistema di artiglieria Crusader. I titoli UDI salirono alle stelle. Il 14 dicembre Carlyle vendette le sue nuove azioni per 237 milioni dollari in un solo giorno. Il giorno prima il Congresso aveva approvato il bilancio della difesa di Bush, che finanziava il contratto UDI con l’esercito statunitense. [12] Nel maggio 2002, una volta che i proprietari Blackstone della Carlyle avevano incassato, il compagno di stanza a Yale di Carlucci, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld annunciò la cancellazione del programma Crusader. La Carlyle è proprietaria del BDM federale di McLean, VA, proprio lungo la strada per Langley. Gli uffici sauditi del BDM sono anonimi. Il suo ruolo nel regno riguarda l’addestramento dei militari sauditi nei sistemi d’armi made in USA e l’ammodernamento della Guardia nazionale saudita. BDM ebbe un contratto da 50 milioni di dollari per supervisionare l’aeronautica saudita nel 1995-1997. Ebbe un contratto da 44,4 milioni di dollari per costruire alloggi presso la base militare Qamis Mushayt. Parte dei sei statunitensi uccisi nel 1996 con un’autobomba in una base militare statunitense in Arabia Saudita, erano impiegati della BDM.[13] Nel 2000 BDM ebbe un contratto da 65 milioni di dollari per mantenere la flotta di F-15 dell’aeronautica saudita. Nel 1998 Carlyle vendette BDM a TRW, produttore leader di satelliti spia della NSA, la cui sede si trova sulla giustamente denominata Savage Road, a Ft. Meade, MD e le cui attività europee sono dirette dal palazzo della IG Farben a Francoforte. La NSA ha collaborato con IBM negli anni ’70 nel progetto Lucifero, producendo una macchina per cifratura delle dimensioni di un microchip.[14] Dalla simbolica sede centrale a forma di piramide, a San Francisco, TRW è una delle tre agenzie di informazioni statunitensi che raccolgono continuamente informazioni su tutti gli statunitensi. Uno dei più sofisticati satelliti della NSA si chiama Pyramider. Nel luglio 2002 Northrop Grumman acquistò TRW per 7,8 miliardi di dollari divenendo il secondo maggiore appaltatore della difesa statunitense dopo Lockheed Martin. Northrop vanta un fatturato annuo di 26 miliardi di dollari e ha 123000 dipendenti. TRW ha creato Vinnell Corporation, ora al 26.mo anno di “modernizzazione” della Guardia Nazionale saudita in collaborazione con l’esercito statunitense. La Guardia saudita è divisa in due unità. Una protegge il regno dalle minacce esterne. Le altre guardie sorvegliano le installazioni petrolifere Aramco dei Quattro cavalieri, per proteggerle dal popolo saudita. Nel 1998 Vinnell intascò un contratto da 831 milioni di dollari dalla Casa dei Saud. Un primo contratto di tre anni da 163 milioni di dollari vede il cognato del principe ereditario Abdullah come junior partner. Prima di venire in Arabia Saudita, Vinnell fece centinaia di milioni di dollari costruendo basi statunitensi durante la guerra del Vietnam, poi fece ancora più soldi distruggendo quelle basi, quando le forze USA si ritirarono. Un funzionario del Pentagono descrisse una volta Vinnell su Village Voice come “il nostro piccolo esercito mercenario“.
Altri tre enti spettrali operanti in Arabia Saudita sono O’Gara Servizi di protezione, Booz Allen Hamilton e Science Applications International Group (SAIC). O’Gara fornisce la sicurezza alla Casa di Saud e agli altri monarchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La sicurezza della Casa dei Saud comprende anche molti mercenari statunitensi. Booz Allen di McLean, VA, ebbe un contratto di 5 anni e da 21,8 milioni dollari per aggiornare la marina saudita nel 1995. Booz consiglia anche i marines sauditi e gestisce la scuola ufficiali delle forze armate saudite.[15] Nel 1990-1995 i sauditi spesero 62 miliardi di dollari in armi statunitensi. Alla fine del 2010 il Pentagono annunciò un accordo da 60 miliardi di dollari per le armi ai sauditi, uno dei più grandi di sempre. Secondo il Center for Public Integrity, Booz Allen iniziò a stipulare contratti sul programma Total Information Awareness della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), prima dell’11 settembre. Booz ebbe 13 contratti con la DARPA, del valore di 23 milioni di dollari, superata solo dai 23 contratti della DARPA da 27 milioni di dollari concessi a Lockheed Martin. L’ex direttore della CIA e CEO della Dyncorp, James Woolsey, ora lavora per Booz Allen. Nel 2008 Carlyle Group acquistò la quota di maggioranza di Booz Allen per 2,54 miliardi di dollari. SAIC ebbe due contratti dalla Casa dei Saud, alla fine degli anni ’90, da 166 milioni di dollari, per fornire veloci sistemi di comunicazione e comando alle Forze navali reali saudite. SAIC addestra spesso personale saudita nel suo quartier generale a San Diego. La CIA ha un contratto con SAIC per rivalutare la malattia della Guerra del Golfo tra le truppe statunitensi, attive nel conflitto del 1991. Nel 1995 SAIC assunse la Network Solutions, la società che assegna i nomi ai domini e che “sorveglia” Internet. Il CdA di SAIC vede l’ex-vicedirettore della CIA ed allievo della Naval Task Force 157 Bobby Inman, il segretario alla Difesa di Nixon Melvin Laird, l’ex-generale Maxwell Thurman, il segretario alla Difesa di Obama Robert Gates, il direttore della CIA di Clinton e membro del consiglio di Citigroup John Deutch e il segretario alla Difesa di Clinton William Perry. SAIC gestisce l’Interstate Identification Index dell’FBI, un database con 30 milioni di fedine criminali. Inoltre ha contratti investigativi per 200 milioni di dollari con l’IRS.[16]

Note
[1] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 1-6-02
[2] “Political Islam”. Samir Amin. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.6
[3] UnwoToday
[4]US Ties to Saudi Elite May be Hurtng War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[5] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells, Jack Meyers Boston Herald Online 12-11-01
[6] “Arms Buildup Enriches Firm Staffed by Hired Guns”. Mark Fineman. 1-10-92
[7] Dude, Where’s My Country. Michael Moore WarnerBooks New York 2003
[8] Fineman
[9] Spooks: The Haunting of America- Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company. New York. 1978
[10] “Anthrax Terrorism: Investigative Muddle or Criminally Reckless Endangerment?” David Neiwart. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.36
[11] “The CIA’s Role in the Anthrax Mailings”. Len Horwitz. March 2002
[12] Fineman
[13] “Saudi Bombing Puts Spotlight on US Military Aid”. Washington Post. 11-13-95
[14] The Puzzle Palace: America’s National Security Agency and its Special Relationship with Britain’s GCHQ. James Bamford. Sidgwick and Jackson. London. 1983
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28/8-4, 1997.
[16] “Internet Users Spooked about Spies New Role”. Glenn Simpson. Wall Street Journal. 10-2-95

46802333Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, altre sconfitte di Kiev

Alessandro Lattanzio, 30/7/2014537bc2a3255d6_image1_600Il 24 luglio, a Marinovka e Dubrovka l’artiglieria federalista bombardava le posizioni dei majdanisti, mentre presso Tarani e Grigorevka, veicoli e blindati ucraini venivano distrutti, e la relativa artiglieria soppressa. Le milizie subivano circa 50 feriti e perdevano 2 carri armati, 2 BMP e 1 BTR. Il comandante di “Oplot” e viceministro degli Interni A. Zakharchenko, che aveva guidato personalmente l’attacco a Kozhevnja, veniva ferito a un braccio. Tra Konstantinovka e Novomikhajlovka a sud-ovest di Donetsk, il gruppo ricognizione e sabotaggio ‘Ptitsa’ del 2° Battaglione di Fanteria di Slavjansk faceva saltare in aria due autocarri KAMAZ nemici e un lanciarazzi “Grad” che si avvicinava alla postazione di tiro per bombardare la città. A Ilovajsk le milizie subivano 3 caduti e 2 feriti, ma l’attacco dei majdanisti veniva respinto con l’eliminazione di 7 combattenti ucraini. A Blagodatnoe, a nord di Amvrosevka, i majdanisti attaccavano con il supporto di 4 carri armati e 4 BTR. Durante la battaglia, la 4.ta compagnia del 3° Battaglione di Fanteria Semjonovskij dei federalisti distruggeva 1 BTR ucraino. Lisichansk veniva ripresa dalle forze federaliste. Il centro era saldamente nelle mani della Milizia sebbene sistematicamente bombardato dall’artiglieria golpista. La fanteria della giunta di Kiev era stata cacciata alla periferia della città. I combattenti dell’autodifesa poi distrussero una batteria d’artiglieria dell’esercito ucraino, “nella notte del 22-23 luglio 2014, le forze della milizia hanno attaccato le posizioni delle forze punitive ucraine da diverse direzioni. L’esercito nemico ha subito perdite significative in effettivi e blindati. Furono anche distrutte diverse batterie di artiglieria ucraine, a seguito del quale il bombardamento della città finiva“. A causa della battaglia notturna, le forze golpiste entrate a Lisichansk abbandonavano la città. Un Sukhoj Su-25 ucraino veniva abbattuto su Savr-Mogila, “2 jet Su-25 sono stati abbattuti dai MANPADS presso Dmitrovka“, dichiarava il primo ministro della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Borodaj. Altri 2 aerei Su-25 furono abbattuti nei pressi di Zorinsk e Krasnij Luch, nella Repubblica di Lugansk, “Le forze di autodifesa hanno abbattuto 2 jet da combattimento Su-25 Grach. E’ successo a Lugansk, dove gli aerei si schiantarono vicino alle città di Zorinsk e Krasnij Luch. Non abbiamo notizia dei piloti“, dichiarava il portavoce della Repubblica Popolare di Lugansk Volodimir Inogorodtsev. Un’unità da ricognizione del 2° Battaglione di Slavjansk attaccava un checkpoint majdanista presso Starobeshevo, eliminando una tecnica e 2 combattenti golpisti. Kozhevnja veniva liberata, dove 2 BTR ucraini venivano distrutti assieme a 4 mortai, mentre nei pressi di Dmitrovka la milizia abbatteva 1 jet d’attacco al suolo ucraino e 1 altro veniva abbattuto nei pressi di Snezhnoe. La 79.ma brigata ucraina, circondata a sud di Izvarino e Krasnodon, a Grigorovo, cessava di esistere. Parte del personale fuggiva, e una parte si univa alle 24.ma e 72.ma brigate, anch’esse accerchiate. Tutti gli equipaggiamenti della 79.ma brigata erano stati distrutti o danneggiati. È la prima unità dell’esercito ucraino ad essere completamente distrutta, a parte i battaglioni majdanisti distrutti in precedenza.
Il 24 luglio, i 2S9 Nona del gruppo d’artiglieria di Slavjansk, con l’assistenza delle unità da ricognizione del 2° Battaglione di Slavjansk, attaccavano le posizioni nemiche a nord di Kutejnikovo. 1 BTR, 1 BRDM e 1 cannone semovente majdanisti venivano distrutti. Il 4° Reggimento del 3° Battaglione di Fanteria Semjonovka catturava 1 BRDM a Blagodatnoe. A Lisichansk, un colonnello della naziguardia, Aleksandr Radevskij, veniva eliminato. Era noto per l’uso indiscriminato dell’artiglieria contro obiettivi civili e le torture inflitte a miliziani e famigliari a Slavjansk, Nikolaevka e Semjonovka. Presso Donetsk un distaccamento della milizia eliminava 1 BTR e 2 carri armati golpisti, e un altro carro armato veniva catturato. Gli equipaggi furono completamente eliminati nel combattimento. L’artiglieria della Milizia distruggeva un checkpoint dell’esercito ucraino presso Georgevka, eliminando 1 carro armato, 1 BTR e 30 combattenti ucraini. Gravi perdite furono inflitte anche a una colonna golpista presso Bakhmutovka, con la distruzione di 2 carri armati, 2 BTR e oltre 100 majdanisti. Ad Amvrosevka veniva distrutto 1 BRDM-2 majdanista, fatto saltare in aria con una mina radiocomandata. Le posizioni delle forze golpiste presso Ilinka venivano bombardate da MLRS “Grad” e dall’artiglieria della milizia, così come le posizioni delle forze ucraine presso l’aeroporto di Lugansk, Kamishnoe, Berezovo e Avdeevka. Ad ovest di Donetsk, i battaglioni mercenari Dnepr e Shakhtjorsk venivano circondati, mentre Jubilejnij veniva liberata. Presso Volnovakha, i guerriglieri distruggevano 2 autobus majdanisti ed eliminavano un capo di Pravij Sektor della città di Gordenki. La Guardia nazionale subiva gravissime perdite presso Karlovka, il battaglione neonazista Donbass aveva cessato di esistere e 4 carri armati erano stati distrutti assieme a 2 mortai delle forze ucrainiste. A Lugansk, presso l’aeroporto, un gruppo di carri armati majdanisti cercava di circondare i combattenti della milizia; ma qui, dopo un’accanita battaglia, 2 carri armati e 11 soldati ucraini furono catturati dalle milizie. Altri 41 militari ucraini abbandonavano le loro unità, presso Izvarino. Nei combattimenti a Debaltsevo, la milizia perdeva 2 carri armati, 1 BTR e 10 combattenti, le truppe della giunta persero 1 carro armato, diversi BTR e 15-20 effettivi.
J6mln1kgiMw Il 25 luglio, le forze di autodifesa controllavano il valico di frontiera di Marinovka, circondando completamente le unità ucraine chiuse nella sacca meridionale, da cui 300 majdanisti fuggivano in Russia. L’ambasciatore statunitense in Ucraina, Geoffrey R. Pyatt, era coinvolto direttamente nella pianificazione ed esecuzione delle operazioni sotto falsa bandiera in Ucraina da attribuire alla Novorossija. Grandi azioni partigiane contro i majdanisti a Slavjansk, Kramatorsk, Semjonovka, Kharkov e Marjupol. Diffuso il sabotaggio di mezzi ucraini a Kharkov, dove carri armati e BTR vengono ricondizionati. Un carro armato T-64 ucraino è esploso quando il cannone ha sparato il suo primo colpo, uccidendo comandante e cannoniere del carro armato. Presso Marinovka, i miliziani attaccarono la 72.ma brigata motorizzata e la 79.ma brigata aviotrasportata ucraine. I combattenti della milizia avanzavano ai fianchi delle postazioni nemiche da Marinovka e Dmitrovka. Avanzarono per primi i carri armati T-64 seguiti dalla fanteria protetta dai BMP, liberando il terminal doganale. Dopodiché l’esercito ucraino iniziava un massiccio bombardamento delle posizioni della milizia, uccidendo un civile. Dai villaggi di Marinovka, Dmitrovka, Kozhevnja e Chervonaja Zarja partiva l’assalto dei blindati miliziani che, con il supporto dell’artiglieria, attaccavano le 25.ma, 72.ma e 79.ma brigate ucraine. Il giorno successivo, la milizia concentrava il fuoco sulle posizioni majdaniste presso Kozhevnja. 1500 soldati nemici venivano circondati ed isolati dalla milizia federalista quando liberava Marinovka, “I distaccamenti dell’esercito della RPD, combattendo, hanno raggiunto il confine della repubblica con la Federazione russa e preso il controllo del posto di frontiera di Marinovka“. Il checkpoint Marinovka e il territorio adiacente della Federazione Russa furono bombardati dall’esercito ucraino. Così il corridoio ancora aperto della sacca in cui erano intrappolate le forze majdaniste, a sud del Donetsk, veniva chiuso impedendo il passaggio di qualunque rifornimento destinato alle truppe ucraine assediate.
Il 26 luglio, le truppe majdaniste, tra Pervomajsk e Komissarovka, perdevano
3 autocarri Ural, 1 automezzo GAZ-66, 7 BMP, 2 carri armati e un deposito di munizioni. Oltre 100 gli effettivi persi dagli ucraini.
Il 27 luglio, 20 civili venivano uccisi dai golpisti ucraini nelle città di Gorlovka e Debaltsevo, bombardando un asilo, un ospedale, il mercato e varie abitazioni. Altri 3 furono uccisi a Donetsk, in un altro bombardamento dei majdanisti. Scontri presso la 20.ma miniera, a Shakhtjorsk, dove veicoli corazzati ucraini venivano costretti a ritirarsi assieme alla fanteria. Scontri tra bande majdaniste a Shaste, tra l’unità Alpha e i mercenari del battaglione Ajdar. Nei pressi di Depreradovka, unità della milizia della RPL eliminarono 1 carro armato, 2 BTR e 15 militari ucraini.
Il 28 luglio, le milizie distruggevano almeno 10 carri armati tra Shakhtjorsk e Torez. In tutto, quel giorno i majdanisti persero 36 blindati sui 200 impiegati per assaltare le posizioni dell’esercito di Novorossija. Centinaia le perdite nell’esercito ucraino, con diversi ufficiali fatti prigionieri. A 20 km da Lugansk veniva respinto il battaglione corazzato ucraino ‘Chernigov’, che subiva 2 carri armati distrutti e 11 soldati catturati assieme a 1 cannone ed 1 autocarro Kamaz. A Lugansk, i mjadanisti bombardavano una casa di cura uccidendo cinque anziani ricoverativi.
Nel complesso, le forze della Repubblica Popolare di Donetsk, ovvero le unità Bezler e Mozgovoj, i battaglioni Oplot e Kalmjus, l’armata russo-ortodossa, la brigata Vostok e le forze del fronte Savr-Mogila e Marinovka, sono subordinate a Strelkov, mentre i miliziani di Debaltsevo e quelli dell’ataman Kozitzin sono autonomi. Bolotov dirige la gran parte delle unità della Milizia della Repubblica Popolare di Lugansk.
Il comandante della NATO generale Philip Breedlove chiede l’invio in una base in Polonia di armi, munizioni e forniture sufficienti per il rapido dispiegamento di migliaia di soldati. Il generale ha detto in una conferenza a Napoli che la NATO deve “pre-posizionare rifornimenti e materiale nella zona, in una base pronta ad accettare un rapido dispiegamento di forze”. Una base presso Szczecin, al confine polacco-tedesco, sarebbe quella prescelta. “Sarà un quartier generale pienamente funzionante per le forze che potrebbero giungere rapidamente, quando necessario“. Intanto, mentre a Kiev arrivavano nella segretezza più assoluta 180 consiglieri militari statunitensi, l’Ucraina ampliava il numero di basi militari attive, nella terza fase della mobilitazione parziale dei coscritti ucraini. Il colonnello Mikhailo Sherbina, che dirige l’arruolamento dei riservisti, aveva detto che altre 15 basi militari e 44 unità di combattimento saranno allertate nella terza mobilitazione. “L’obiettivo della terza fase di mobilitazione è aumentare il numero di unità dell’esercito, rafforzare la sicurezza nazionale delle frontiere e creare le condizioni di una rotazione“. Le prime due mobilitazioni hanno interessato 53 basi militari e 18 dipartimenti governativi. Nel frattempo, il ministro degli Interni golpista Arsen Avakov, dichiarava che 20000 poliziotti avevano disertato nell’est dell’Ucraina e che devono essere sostituiti.

10320336Fonti:
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
RIAN
RussiaToday
StopNATO
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Chi ha interesse ad evitare indagini oggettive sull’incidente delle Malaysia Airlines MH-17?

Prof. Valentin Vasilescu, Reseau International, 29 luglio 2014
mh17-wreckIl Consiglio Nazionale di Sicurezza della Malesia ha dichiarato che gli investigatori internazionali sugli incidenti aerei hanno ricevuto, il 21/07/2014, dalla Repubblica di Donetsk, le scatole nere dell’aereo malese, sigillati e senza nessuna traccia d’intervento esterno. Così, mentre si consegnavano le “scatole nere” ai 3 piloti olandesi e 12 malesi della commissione d’inchiesta, l’esercito ucraino lanciava un attacco con carri armati sulla stazione di Donetsk, dove si teneva un incontro tra il primo ministro della RP di Donetsk e gli investigatori internazionali, accompagnati da una delegazione dell’OSCE.
I missili antiaerei non funzionano come i missili anticarro che cercano di colpire il bersaglio,  perforano la corazza ed esplodono all’interno. Il missile superficie-aria ha una potenza di fuoco con una testata di prossimità da 40 a 70 kg, basato su un complesso dispositivo che misura la velocità angolare del movimento del bersaglio cui punta il missile. In pratica, il tiro di prossimità avvia l’esplosione della carica ad una certa distanza dal bersaglio, tipicamente da 50 a 100 m. La detonazione della testata di prossimità provoca un’esplosione di energia sparando schegge ad altissima velocità, che possono perforare la fusoliera del bersaglio aereo, ma date le dimensioni del Boeing 777 (73 m di lunghezza e 64 m di apertura alare), le parti della fusoliera non possono spezzarsi od esplodere, come accade con i caccia, 7-10 volte più piccoli. Se le schegge tagliano il sistema di alimentazione del Boeing 777, il carburante fluisce nella fusoliera e nelle ali potendo provocare un incendio a bordo. Allo stesso modo, se viene spezzata una linea idraulica, l’aeromobile può divenire difficile da controllare, se non per nulla, dall’equipaggio. Quindi, se un aereo di grandi dimensioni come il Boeing 777 delle Malaysia Airlines è stato colpito da un missile superficie-aria o aria-aria, l’equipaggio poteva riferire la situazione a bordo al controllo del traffico aereo ucraino. Ma l’equipaggio non ha riferito nulla. Inoltre, il missile che aveva colpito l’aereo della Malaysia non aveva modo di disintegrare completamente i comandi (timone e piani di coda orizzontali) facendo quindi passare l’aeroplano dal volo orizzontale alla picchiata. Così l’equipaggio avrebbe continuato a cercare di controllare l’aereo utilizzando i controlli. Eppure non vi è alcuna prova che questo sia successo. Un aereo non si disintegra in aria, come sembra essere stato nel caso del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, a meno che non entra in picchiata a 10000 m, a un angolo quasi verticale, quindi superando il limite massimo di velocità consentita. L’unica possibilità che ciò accada è dovuta all’incapacità dell’equipaggio di azionare i comandi, per via di un evento nella cabina di pilotaggio, seguito da depressurizzazione.
Il controllo del traffico aereo della regione di Dnepropetrovsk ha un centro di controllo di area (ACC) per guidare gli aeromobili nello spazio aereo dell’Ucraina orientale, vale a dire sulle regioni di Dnepropetrovsk, Zaporozhe, Donetsk, Lugansk e Kharkov. Nella zona di controllo c’è l’area TMA di Donetsk, in cui l’aereo è precipitato. I controllori del traffico aereo ACC di Dnepropetrovsk  informarono il pubblico che persero dai loro schermi il volo MH17 alle 14:15 UTC (16:15 ora locale). La scomparsa dallo schermo non fu dovuta al fatto che il controllore del traffico aereo non vedeva l’aereo sul radar, ma che non riceveva dati identificativi e su altitudine, velocità, velocità verticale, ecc. dallo specifico transponder automatico montato sul velivolo. Quando il transponder non trasmette al controllore a terra, l’aereo scompare dal traffico. E’ possibile che il sistema sia stato fuori servizio per due minuti, fin quando l’equipaggio e il contatto transponder si sono schiantati? Poiché i contatti dell’avionica formano un’immagine della cabina che collega l’equipaggio a terra dopo l’avviamento del primo motore e del transponder montato in cabina, un’esplosione in essa  incide sulle capacità del transponder e dell’equipaggio. Joe Biden, nel frattempo, ha detto che la causa presunta della tragedia è dovuta ad un’esplosione in aria dell’aereo della Malaysia. L’esplosione si sarebbe verificata inavvertitamente sul territorio di Donetsk controllato dalla forza di autodifesa. Ricordiamo che il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che il velivolo è stato fatto intenzionalmente esplodere in aria: “Non è un incidente. È esploso in cielo“,  Biden non ha detto che è stato colpito da un missile, indipendentemente da chi l’ha lanciato. Dalle immagini scattate dai cronisti sulla scena dello schianto del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, sembra che l’aereo si sia spezzato in almeno tre sezioni. Ali e sezione centrali della fusoliera, contenenti i serbatoi di carburante, sembrano essere i più importanti. Hanno bruciato completamente schiantandosi nei pressi del villaggio Gabrove. A Rozsipne, a 5 km a sud-ovest di Gabrove, caddero alcuni frammenti della fusoliera anteriore, tra cui la cabina di pilotaggio. Secondo i testimoni di Rozsipne, sentirono un tonfo seguito pochi secondi dopo da cadaveri che cadevano dal cielo. Analizzando le prove fotografiche pubblicate, Douglas Barrie, ricercatore presso l’International Institute for Strategic Studies, ha notato che i bordi di un frammento del lato destro della cabina di guida della fusoliera erano ripiegati dall’interno verso l’esterno. Ciò indicherebbe un’esplosione interna, che sarebbe stata impossibile se l’aereo fosse stato colpito da un missile dotato di spoletta di prossimità. Sembra chiaro che ci sia stata un’esplosione nell’aereo. Poiché i frammenti della sezione della fusoliera non sono stati bruciati dalle fiamme che divoravano ali e sezione centrale della fusoliera, se non è stata l’artiglieria antiaerea dell’esercito ucraino, gli esperti aeronautici della commissione internazionale d’inchiesta potranno determinare se l’abitacolo è esploso a causa di una bomba o meno. Comunque la Russia e le forze di autodifesa di Donetsk hanno dimostrato fino a che punto sono interessati a che l’inchiesta sullo schianto del volo MH-17 delle Malaysia Airlines, avvenga secondo professionalità e obiettività.

malaysia-flight-mh17-black-box-may-now-be-in-moscowTraduzione di Alessandro Lattanzio -SitoAurora

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