Libia: i partigiani di Gheddafi contrattaccano

Joan Tilouine e Youssef Ait Akdim Jeune Afrique 28/10/ 2014

Tre anni dopo la tragica fine della “Guida” della Libia, Muammar Gheddafi, l’inversione delle alleanze avviene discretamente con il ritorno in sella di frange di sostenitori del vecchio regime, in nome della guerra al terrorismo.

Ahmad Gheddafi al-Dam

Ahmad Gheddafi al-Dam

Era meglio prima“, sono soliti lamentarsi i nostalgici della ex-Jamahiriya che avvertirono, nel 2011, contro l’idra islamista e gli appetiti delle potenze imperialiste. Compiacendosi di aver previsto il disordine attuale, ma leggendo il futuro dal retrovisore: dopo la rivoluzione che ha portato violenza e distruzione, si torna indietro. Concludendo, come un editorialista del quotidiano francese Le Monde, “molti libici dicono di rimpiangere i tempi di Muammar Gheddafi“, non ce che un passo pericoloso da compiere. Alcuni di coloro schierati con il regime nel 2011, prima di essere costretti all’esilio in particolare in Tunisia ed Egitto, sono meno discreti e si presentano alleati oggettivi del campo nazionalista contro gli islamisti. Gli eredi orgogliosi del nazionalismo di Umar al-Muqtar, l’eroe della resistenza agli occupanti italiani, di fatto recuperano i vecchi sostenitori di Gheddafi, soprattutto quando si presentano come patrioti onesti che non hanno sparso sangue o sperperato denaro pubblico. La riconciliazione di circostanza obbedisce alla situazione delle forze di sicurezza dello Stato libico fallito e al rifiuto quasi unanime di un nuovo intervento militare straniero.

Anti-gheddafisti contro islamisti
Abbiamo usato gli azlim (appellativo dispregiativo dei sostenitori del vecchio regime) come spaventapasseri dal 2011. Difatti, la minaccia alla sicurezza proviene ancora dagli islamisti e dai loro sostenitori stranieri“, ha detto un alto ufficiale dell’esercito libico. Dietro il fronte di ex-ufficiali di polizia e dell’esercito contro il terrorismo jihadista, si avvia senza problemi un rovesciamento di alleanze: ieri rivoluzionari ed islamisti (tra cui veterani dell’Afghanistan) contro la dittatura; oggi nazionalisti del vecchio regime e nemici di Gheddafi contro gli islamisti. Non c’è da stupirsi che dicano si sentirsi traditi e di “difendere gli obiettivi della rivoluzione del 17 febbraio“. Nel quadro di tale crociata i sostenitori di Gheddafi si alleano discretamente, date le circostanze, al debole blocco anti-islamista politico-militare allineato alle autorità legittime di Tobruq. Nel contesto della guerra, le alleanze politiche e tribali si riaffermano e i gheddafisti riattivano le loro reti. Finora in agguato nell’ombra, ma ben organizzati, i “Verdi” hanno continuato a seguire gli sviluppi in Libia dall’interno, attraverso i loro informatori e sostenitori, in particolare nei ministeri e nell’esercito. Alle grandi figure del vecchio regime, la vittoria dei “non-islamisti” alle legislative dello scorso giugno offre la possibilità di essere utili. Alcuni gheddafisti si sono schierati con il governo di Tobruq (parlamento, governo, esercito) riconosciuto dalla comunità internazionale, ma contestato e contrastato dalla coalizione islamista Fajr Libia.

I sostenitori di Gheddafi in primo piano
Tre anni dopo la tragica fine, il 20 ottobre 2011, della “Guida” alla periferia di Sirte, sua città natale, i sostenitori di Gheddafi ricompaiono sulla scena. Se i figli del colonnello sono stati neutralizzati, caduti combattendo come Muatasim e Qamis, o detenuti a Zintan e a Tripoli come Sayf al-Islam e Sadi, altre figure dell’ex-Jamahiriya alimentano la fiamma verde. Il cugino di Muammar Gheddafi, trasferitosi a Cairo, Ahmad Gheddafi al-Dam, ha ottenuto l’improvvisa revoca del congelamento dei beni da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea (UE). Influente e colorito, s’è assicurato i servizi, tra gli altri, dell’avvocato Hervé de Charette, ex-ministro degli esteri francese. I gheddafisti diffidano vedendolo venire sgravato dal congelamento dei beni, in quanto “decisione molto politica”. Ma tutti sono convinti che con la sua fortuna, stimata in diversi miliardi, Gheddafi al-Dam aiuterà le forze di sicurezza, ora senza un soldo, a procurarsi le armi e contribuire attivamente alla lotta al terrorismo. L’ex-coordinatore dei rapporti con l’Egitto, ha detto alla BBC araba: “Il mondo ricorderà a lungo Gheddafi e i libici scopriranno che si sono sbagliati su di lui“. Vero o falso, a pochi giorni dal terzo anniversario del 20 ottobre 2011, il quotidiano iracheno al-Zaman indicava le parole impetuose della figlia di Gheddafi, Aysha, dove su facebook ha detto di essere stata “rapita con i figli e la madre” a Muscat, nel sultanato dell’Oman. Non lontano, a Doha, Musa Qusa, ex-capo dei servizi segreti, riceve visite regolari, ma non ispira fiducia ai sostenitori di Gheddafi. (E’ difatti un traditore. NdT) Da Johannesburg, l’ex-Capo di Stato Maggiore della “Guida”, Bashir Salah, s’é appellato alla corte della UE per la revoca del congelamento dei beni, nella speranza che il caso di Gheddafi al-Dam costituisca un precedente. Salah si riunisce regolarmente e attivamente con, tra gli altri, ufficiali di Zintan che supporta. Con le sue capacità relazionali in Africa e Parigi, questo francofono emerge quale interlocutore credibile con i governi occidentali. Così, alla fine di settembre, ha ripreso i colloqui con i suoi “contatti” francesi, cercando di organizzare la migliore accoglienza a Maliqita Othman, capo della potente milizia zintana Qaqa, in visita a Parigi il 1° ottobre. Ricevuto al ministero della difesa, quest’ultimo ha chiesto il sostegno militare e attacchi aerei mirati dai francesi. Per tale signore della guerra filo-governativo, nessuna collaborazione con i gheddafisti dalle “mani insanguinate”, ma ammette di essere disposto a dare un ruolo a Sayf al-Islam, sottoposto a mandato d’arresto dalla Corte penale internazionale (ICC) per “crimini contro l’umanità”.

Sayf al-Islam agli arresti domiciliari
Dal suo arresto nel sud della Libia, il 19 novembre 2011, Sayf al-Islam è detenuto, o meglio agli arresti domiciliari o protetti, a Zintan. Gli ufficiali zintani lo consultano regolarmente sapendo che conosce la complessità dell’organigramma islamista libico. Anche i capi tribù a lui fedeli, a cominciare dai warshafana sotto il tiro della Fajr Libia, che vogliono “sradicarli”. Indeboliti dalla sconfitta militare a Tripoli, mancanza di munizioni e divisioni tra politici e militari, i zintani sanno di essere vulnerabili. Alcuni di loro cercano di approfittare del bottino di guerra Sayf al-Islam, ambito dalla Fajr Libia. “Una controrivoluzione è in corso contro gli islamisti“, ha detto un vicino ai zintani. E i sostenitori di Gheddafi sono indispensabili per via delle loro reti ed esperienza riguardo amministrazione e militari, per non parlare della loro forza finanziaria per ricostruire e dirigere l’apparato statale. Ma ciò che sembra un’alleanza per alcuni è denunciata come tradimento dei valori della rivoluzione da altri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

libya-administrative-mapIl 24 settembre, a Tripoli esplodeva la rivolta contro gli islamisti, mentre almeno sei attacchi aerei centravano le postazioni degli islamisti di Fajr Libia (Alba della Libia) nel sud della capitale. Molti islamisti furono eliminati assieme a diversi blindati. Il primo ministro Abdullah Abdurahman al-Thani, da Tobruq, invocava la sollevazione “in risposta all’appello dei residenti di Tripoli per liberarli dai militanti”. In precedenza, il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian aveva invocato l’intervento francese in Libia, sostenendo che sia diventata la “base dei terroristi. Oggi suono l’allarme sulla gravità della situazione in Libia. Il sud è una sorta di hub per i gruppi terroristici che vengono riforniti anche di armi e si riorganizzano. Nel nord, i centri politici ed economici del Paese ormai rischiano di cadere sotto il controllo jihadista… Dobbiamo agire in Libia e mobilitare la comunità internazionale“. Aveva detto che le truppe francesi dispiegate in Mali dovevano trasferirsi in Libia attraverso l’Algeria. “Questo avverrà in accordo con gli algerini, principali attori della regione“. “Le milizie islamiste occupavano Tripoli da fine agosto, e il governo in esilio ‘legittimo’, era a 1200 km di distanza, a Tobruq, da cui non governa nulla, le ambasciate occidentali sono state sgombrate e il sud del Paese è rifugio dei terroristi e le coste centro del traffico dei migranti. Il tutto avviene in un contesto di rapimenti, omicidi e torture, completando il quadro di uno Stato in via di estinzione”, scriveva Le Figaro, il quotidiano finanziato dall’industria bellica francese.
Nel frattempo, l’Egitto salutava la formazione del nuovo governo libico guidato da Abdullah al-Thini, sottolineando l’intenzione di collaborare con il nuovo governo. “La formazione del governo libico è un passo positivo verso il raggiungimento della stabilità politica e il ripristino di pace e sicurezza nel Paese“, dichiarava il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Badr Abd al-Aty. Il ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqri aveva dichiarato che gli egiziani era interessati ad unificare le istituzioni libiche per avviare il dialogo nazionale. Cairo aveva organizzato una conferenza sulla Libia il 25 agosto, con rappresentanti di Egitto, Algeria, Tunisia, Sudan, Ciad e Niger, raggiungendo un accordo di cessate il fuoco tra i gruppi in conflitto, la stesura di una nuova costituzione, l’avvio del dialogo e il riconoscimento della legittimità del nuovo Parlamento libico. Aqila Salah Isa, presidente della Camera dei rappresentanti libica, dichiarava: “Questo non sarebbe accaduto se la comunità internazionale avesse preso la situazione in Libia sul serio“, chiedendo l’invio di armi e aiuti per ripristinare la sicurezza e ricostruire le istituzioni. “Il terrorismo e l’estremismo… ora formano un ampio fronte che si estende dall’Iraq all’Algeria” e l’inazione lascerà la comunità internazionale di fronte agli effetti di un’ulteriore espansione in Nord Africa e Sahel. La mancata fornitura di armi e addestramento all’esercito libico, nella guerra al terrorismo, è nell’interesse dell’estremismo“. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a fine agosto, aveva approvato una risoluzione che irrigidisce l’embargo internazionale sulle armi alla Libia. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dichiarava a sua volta, “A proposito, parlando di armi chimiche, ci piacerebbe avere informazioni reali sullo stato dell’arsenale chimico in Libia. Sappiamo che i nostri colleghi della NATO, dopo aver mutilato il Paese in violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, preferiscono non toccare il caos che hanno creato, ma la questione dell’arsenale chimico libico, privo di controllo, è troppo seria per chiudervi un occhio“.
Il 5 ottobre 2014, a Derna sfilava il gruppo islamista al-Galuo, composto da terroristi di ritorno da Siria e Iraq, che si preparavano alla nomina a capo dell’emirato islamico di Derna di uno yemenita. Nel frattempo il presidente egiziano al-Sisi incontrava il premier libico Abdullah al-Thini per discutere delle relazioni bilaterali e degli sforzi dell’Egitto per aiutare il governo libico a sradicare le organizzazioni terroristiche in Libia e renderne sicuri i confini. Il 14 ottobre, aerei libici decollati dall’Egitto avviavano un’operazione in appoggio alle truppe di Qalifa Haftar a Bengasi, eliminando almeno 12 terroristi di Ansar al-Sharia.
In Libia esistono due ‘parlamenti’ e due ‘governi’. Quello di Tobruq guidato dal premier al-Thani e riconosciuto dalle Nazioni Unite, e quello di Tripoli del ricostituito Congresso Nazionale Generale (CNG) guidato dal premier islamista al-Hasi. Tripoli è sostenuta da Qatar, Turchia e Sudan; Tobruq è sostenuta da Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Nella seconda metà di ottobre, nella base aerea di Mitiga, controllata dagli islamisti della coalizione Fajr Libya, formata da milizie di Misurata, berberi ed islamisti radicali della Tripolitania, erano atterrati almeno 3 aerei da trasporto qatarioti carichi di rifornimenti militari. Quindi, le forze islamiche avviavano un’offensiva contro Zintan, sul Jabal Nafusa, al confine tunisino. In risposta, velivoli libici bombardavano la base islamista di Gharyan, 120 chilometri a sud-ovest di Tripoli, e veniva avviata una controffensiva sui villaggi Qaqla e al-Qala. A Bengasi le forze di Haftar riconquistavano diverse zone, con la controffensiva della 204° Brigata corazzata appoggiata da velivoli, riprendendo il controllo del quartiere Ras Ubayda e della base della Brigata Martiri del 17 Febbraio, nel quartiere Fuwayhat. Di contro, il Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi, formata da Ansar al-Sharia, Majlis al-Shura, Brigata Martiri del 17 Febbraio, Scudo della Libia e Liwa Rafallah al-Sahati, scatenavano una serie di attentati suicidi uccidendo oltre 80 persone, tra cui 9 soldati morti nell’attentato contro la casa del generale Haftar, nel quartiere Zaytun. Inoltre gli islamisti attaccavano la base della 204° Brigata, la collina al-Rahma e l’aeroporto di Benina, base principale di Haftar.

photo_1372271056869-1-0Note:
al-Masdar
Global Research
ITAR-TASS
Nsnbc
Nsnbc
RIAN
RID
RussiaToday
Wsws
Zerohedge

Aquile imperiali e terrorismo economico: i fondi avvoltoio sono strumenti della politica estera degli Stati Uniti?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 26 Ottobre 2014

E’ una coincidenza che i fondi avvoltoi facciano sempre più pressione sull’Argentina che si prepara a sviluppare le seconde più grandi riserve di gas di scisto del mondo? Gli avvoltoi sono strumenti della politica estera?CFK-ONUParanoia o attenzione di Buenos Aires?
Ore dopo che l’ambasciata statunitense a Buenos Aires aveva emesso un avviso di allerta ai cittadini statunitensi presenti o in viaggio per il Paese sudamericano, la presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha accusato gli Stati Uniti di complottare per rovesciarla o ucciderla. Parlando alla trasmissione televisiva dalla Casa de Gobierno, il 30 settembre, ha spiegato che “se succede qualcosa a me, non guardate al Medio Oriente, guardate a nord“, a Washington DC. Ha detto al popolo argentino di non credere a nulla che il governo degli Stati Uniti dice, respingendo la minaccia del SIIL quale spauracchio degli Stati Uniti. Alle Nazioni Unite era già cautamente sprezzante sulle minacce ISIL contro di lei, quando vi ha parlato il 24 settembre. Ora, però, la Presidentessa Kirchner ha collegato i punti tra la situazione diplomatica con Washington e la minaccia del SIIL verso di lei, affermando che “quando li si vede uscire dalle sedi diplomatiche, farebbero meglio a non venire qui per cercare di spacciare qualche racconto sul ISIS che vuole rintracciarmi per uccidermi”. Invece di chiedere ciò che ha portato Fernandez de Kirchner a fare tali accuse al governo degli Stati Uniti, la questione dovrebbe essere cosa ha portato al deterioramento delle relazioni diplomatiche tra Buenos Aires e Washington. Tale deterioramento ha due dimensioni. In superficie è legato al debito sovrano dell’Argentina, alla sua ristrutturazione e agli hedge fund negli Stati Uniti. L’altra è legata alla politica su petrolio e gas di scisto.

Terrorismo economico e finanziario: in linea con il SIIL?
Di fronte alla sessantanovesima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, presieduta dal presidente statunitense Barack Obama, l’Argentina ha sostenuto che il terrorismo non è solo opera di gruppi violenti con le bombe, ma anche di enti e organizzazioni finanziarie che destabilizzano le economie nazionali e impoveriscono intere società con la speculazione e la manipolazione finanziarie. Secondo Cristina Kirchner, “i terroristi non sono solo quelli che lanciano bombe, ma anche coloro che destabilizzano le economie, causando fame, miseria e povertà“. Affrontando la crescente mitologia e fissazione internazionale concernente il SIIL in Siria e in Iraq, l’Argentina ha sostenuto che il terrorismo ha le sue radici alimentate e nutrite da ingiustizia e disparità nel sistema globale. Gruppi come SIIL e al-Qaida sono solo i sintomi di qualcosa di molto più profondo e grave. Respingendo i metodi militari di Washington come improduttivi e illogici, l’Argentina ha dichiarato che per bloccare il circolo vizioso della violenza il mondo deve affrontare alla radice le cause che creano gruppi come il SIIL e condizioni che fanno disperare i popoli. Kirchner ha anche ricordato a Obama e alla delegazione degli Stati Uniti, che raffigurano i gruppi insorti attuali in Siria, che il mondo condanna, come “combattenti per la libertà”. Il punto cruciale della tesi argentina è semplice: il terrorismo è anche economico e finanziario, e tale forma di terrorismo è molto più letale. La distruzione delle economie e la destituzione delle società aprono le porte a una miscela tossica di rabbia, ignoranza e accuse. Perciò Buenos Aires ha sostenuto che i terroristi economici e finanziari che mirano alle economie nazionali devono essere identificati, combattuti e fermati.

Incontrare gli avvoltoi
Non solo l’Argentina s’era indignata il 24 settembre, ma sfidava alle Nazioni Unite le strutture dominanti del sistema globale. Gli argentini erano sconvolti verso gli Stati Uniti ed altri dieci Paesi che avevano votato contro l’istituzione di una formula giuridica universale per affrontare il debito sovrano, pochi giorni prima, il 9 settembre. La presidentessa Kirchner ha deriso le politiche economiche neoliberiste degli istituti di Bretton Woods Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (FMI), essenzialmente il Washington Consensus. Ha spiegato come i precedenti governi argentini avevano seguito ricette e “condizioni” del FMI, dicendo che la medicina economica del FMI ha rovinato economicamente l’Argentina nel 2001. Allora, chi sono i “terroristi economici e finanziari” condannati dall’Argentina? Parte della risposta è già stata menzionata. L’altra parte ha a che fare con gli hedge fund della NML Capital Ltd. Degli Stati Uniti, che ha sede nelle Isole Cayman, e dell’Aurelio Capital Management. Fin dalla crisi economica nel 2001, Buenos Aires ha rinegoziato i debiti, nel 2005 e nel 2010, attraverso nuovi piani di rimborso e la riduzione dei valori nominali del debito del 70 per cento, circa 13 miliardi di dollari, con il 92,4 per cento dei suoi creditori. Il 7 per cento della minoranza degli obbligazionisti, tuttavia, si tiene fuori e respinge le proposte dell’Argentina. Questi sono hedge fund inglobati dai fondi avvoltoio. Come gli avvoltoi reali circuitano e si aggirano sulle carcasse morenti, tali obbligazionisti colpiscono le economie in difficoltà per trarre vantaggio ed enormi profitti dalla crisi fiscale. Tali hedge fund e fondi private equity predatori operano acquistando debito a sconti stracciati e attendendo ristrettezze e fallimenti. La loro strategia è trarre profitto dai default e amplificarlo massimizzando i rendimenti degli interessi su ciò che gli devono i debitori, o sfruttando i contenziosi citando in giudizio i debitori per importi maggiori di quello che riceverebbero se il debito venisse pagato per intero. E’ nel quadro di tale logica che NML Capital Ltd. ed Aurelio Capital Management hanno rifiutato di accettare qualsiasi swap del debito o accordo con Buenos Aires. Hanno cercato di far deragliare gli argentini e impedirgli di pagare i debiti. Questo è il motivo per cui hanno chiesto il pagamento integrale dei debiti dell’Argentina per un valore nominale di circa 1,33 miliardi di dollari. In ultima analisi, ciò costringerebbe l’Argentina al default incrementandone il debito del 70 per cento. Mentre Kirchner parlava alle Nazioni Unite, Buenos Aires era bloccata nella battaglia legale a New York con gli avvoltoi. Utilizzando il sistema legale degli Stati Uniti, i fondi avvoltoio hanno ottenuto nel 2012 da Thomas Griesa, giudice federale del District Court del Southern District di New York, negli Stati Uniti, una sentenza senza precedenti a loro vantaggio. Griesa aveva ordinato all’Argentina di pagare gli avvoltoi per una somma totale ricalcolata ed irrealistica. L’Argentina ha perso l’appello e la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di ascoltare in appello l’Argentina, a giugno. Griesa ha concesso non soltanto i debiti con oltre il 1600 per cento d’interesse su ciò che era dovuto, in cinque anni, ma ha anche impedito a Buenos Aires di effettuare i pagamenti del debito agli altri obbligazionisti, fin quando non ripaga i fondi avvoltoio della somma totale ricalcolata. Secondo gli argentini, la nuova interpretazione giudiziaria di Griesa implica che un Paese sovrano non possa pagare i creditori che hanno accettato lo scambio, a meno che i debiti dello scambio non siano tutti pagati, concedendo difatti condizioni privilegiate ai creditori. Quindi il pagamento di 539 milioni di dollari è congelato dalla Bank of New York Mellon Corporation, decidendo il ricorso legale degli altri obbligazionisti il 15 agosto.
La sentenza della Corte degli Stati Uniti ha molte conseguenze. Nel primo caso, l’Argentina non può soddisfare la scandalosa pretesa di pagare i fondi avvoltoio del capitale più il 1600 per cento degli interessi in cinque anni. In secondo luogo, a causa della clausola “diritti sulle offerte future” prevista nei negoziati con gli altri obbligazionisti, che promettevano migliori condizioni, l’Argentina è stata messa in una situazione difficile dal giudice statunitense. Date le circostanze imposte dai fondi avvoltoio tramite il giudice Griesa, gli altri obbligazionisti hanno il diritto di esigere pagamenti superiori, equivalenti a ciò che i fondi avvoltoi pretendono. In altre parole, i negoziati del 2005 e del 2010 sono stati effettivamente annullati da Griesa con una quantità ingestibile di interessi aggiunti agli altri debiti. Se gli altri obbligazionisti evocano la clausola “diritti su offerte future”, ci sarà una grave crisi economica in Argentina. Standard & Poor ha dichiarato l’Argentina in mora il 30 luglio, dopo che a Buenos Aires è stato impedito di effettuare i pagamenti del debito. Non solo gli investitori sono spaventati e v’è un ridotto accesso dell’Argentina al mercato dei capitali globali, ma la minaccia d’inadempienza, alla fine di ottobre 2014, mette ulteriore pressione su economia e peso argentini.

Petro-politica: il gas di scisto argentino e la connessione Gazprom
Sull’altro aspetto della storia, va notato che l’Argentina è in via di ripresa economica dal 2002. Questo recupero include il riacquisto dal governo delle società nazionali privatizzate. La chiave è la rinazionalizzazione degli Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF) del 3 marzo 2012. La rinazionalizzazione di YPF ha irritato la Spagna, in quanto la compagnia energetica argentina era stata acquistata dal gruppo petrolifero spagnolo Repsol. Riprendere il controllo di YPF è stato importante perché l’Argentina ha le seconde maggiori riserve di gas shale recuperabili nel mondo, dopo quelle cinesi, e Buenos Aires pensa di diventare esportatore di gas naturale sul mercato globale. La petro-politica e la guerra energetica sono parte dell’equazione. Non è un caso che Cristina Kirchner concluse il suo discorso, durante la discussione sul terrorismo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, voltandosi verso la delegazione degli Stati Uniti e dicendo che il suo Paese ha vasti giacimenti di idrocarburi che potrebbero finire per divenire una maledizione a causa dei problemi che li accompagnano. Kirchner tacitamente diceva che temeva che Washington s’intrometta in Argentina, come ha fatto altrove, per controllarne le risorse energetiche. Va anche notato che la Russia è partner dell’Argentina nel programma per divenire esportatrice di gas naturale. Prima che Kirchner parlasse alle Nazioni Unite, il presidente russo Vladimir Putin aveva visitato l’Argentina durante il suo tour in America Latina. A Buenos Aires annunciava che l’Argentina è un partner strategico di Mosca. Il 12 luglio Mosca e Buenos Aires firmavano importanti accordi commerciali e su energia, informazione e cooperazione militare. Mesi dopo, tramite teleconferenza, Putin e Kirchner inauguravano la trasmissione di RT in spagnolo o RT Actualidad in Argentina, il 9 ottobre; chiaramente sfidando influenza e interferenze degli USA in Argentina. Alcuni giorni dopo l’intervento di Kirchner alle Nazioni Unite, Argentina e Russia firmavano un importante accordo bilaterale energetico, di cooperazione tra Gazprom e YPF per esplorare e sviluppare i giacimenti di gas naturale dell’Argentina. Gazprom aveva già dei legami con l’Argentina, quando stipulò un contratto per esportare il gas naturale russo in Argentina nel 2013.

Fondi avvoltoio come “aquile imperiali”
Gli argentini hanno gridato allo scandalo. Sono sconvolti dalle dichiarazioni degli Stati Uniti sull’Argentina inadempiente e accusano il sistema legale e il governo federale degli Stati Uniti di complicità nel tentativo di destabilizzare economicamente l’Argentina. Dopo aver rifiutato di sottomettersi alle sentenze dei tribunali, l’Argentina ha cercato di negoziare con i fondi avvoltoio nel luglio 2014. Gli argentini infine respinsero il mediatore nominato dal tribunale, Daniel Pollack, come incompetente e fazioso. La situazione di stallo nei negoziati mediati dalla corte, infine ha portato al crollo quando Pollack ha fatto una dichiarazione contro l’Argentina. L’avvocato del governo argentino, Jonathan Blackman, protestò il 30 luglio per la dichiarazione di Pollack sull’Argentina inadempiente, come “nociva e pregiudizievole verso la Repubblica in relazione al mercato ed altre persone, come i gestori dei credit default swap“. Il 1° agosto, il governo argentino ha detto di aver perso fiducia nella mediazione. Dopodiché, Griesa ha impedito all’Argentina di ripagare gli altri debiti e un’udienza di emergenza si svolse a Manhattan l’8 agosto. Durante tutto questo tempo, Buenos Aires aveva chiesto al governo degli Stati Uniti di chiarire che il suo giudice nazionale non può trattare l’indipendenza argentina da ostaggio. Washington non ha fatto nulla. La settimana prima della comparsa della Presidentessa Kirchner alle Nazioni Unite, il suo governo fu irritato quando un funzionario degli USA disse che l’Argentina era in default. L’Argentina vede nel rifiuto del governo degli Stati Uniti d’intervenire una complicità. Il 7 agosto, Buenos Aires ha anche chiesto alla Corte internazionale di giustizia di ascoltare il suo caso contro Washington che consente al sistema legale degli Stati Uniti di violare la sua indipendenza di Stato sovrano. Quando il Congresso Nazionale argentino ha approvato la legge sul pagamento del debito sovrano, l’11 settembre, bypassando il sistema bancario degli Stati Uniti e iniziando a ripagare i propri debiti localmente o in Francia, il giudice Griesa l’ha dichiarato illegale. Dopo che Griesa ha minacciato l’Argentina di oltraggio alla corte, l’ambasciatrice argentina Cecilia Nahon ha inviato al segretario di Stato USA John Kerry una lettera di avvertimento, secondo cui Washington sarebbe stata ritenuta responsabile da Buenos Aires delle conseguenze delle sentenze della corte degli Stati Uniti. I fondi avvoltoio vengono utilizzati per ricattare Buenos Aires, come strumento di pressione degli Stati Uniti. Ciò fu accennato da Kirchner mentre parlava alle Nazioni Unite. Non c’è da stupirsi che la Kirchner alludesse a Washington come sostenitore del terrorismo economico. Più tardi Cristina Kirchner ha parlato in modo più diretto. “Non sono ingenua, non è la mossa isolata di un vecchio giudice di New York“, Kirchner ha anche dichiarato pubblicamente il fiasco. Secondo Kirchner, tali hedge fund “sembrano delle aquile imperiali” che eseguono gli ordini di Washington. I leader mondiali s’incontrano riguardo tale terrorismo e ricatto economico. Perciò il presidente boliviano Evo Morales s’è riferito alle sanzioni degli Stati Uniti contro la Federazione russa come atto di terrorismo economico. E’ chiaro che un intricato gioco si svolge. Lo contesa dell’Argentina con i fondi avvoltoio è utilizzata per fare pressione su Buenos Aires. Comunque gli avvoltoi si comportano come “aquile dell’impero”.

Economic-Terrorism-Vulture-Funds-US-Policy-5Mahdi Darius Nazemroaya è sociologo, pluripremiato autore e analista geopolitico.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Svezia lancia un diversivo sulla Russia per giustificare il raddoppio della propria flotta aerea

Valentin Vasilescu, Reseau International 28 ottobre 2014

Nessuno dei membri europei della NATO vuole seguire le istruzioni presupposte al vertice del Galles, cioè aumentare al 2% del PIL la spesa per la Difesa e destinarne il 20% per acquistare materiale bellico moderno, la Svezia non essendo membro della NATO, lo fa di propria iniziativa.

large_8451ac7c19L’esercito svedese ha annunciato un’operazione di ricerca aeronavale, su informazioni di possibili attività subacquee sospette intorno alle isole al largo di Stoccolma. I media internazionali hanno parlato immediatamente di un sottomarino russo danneggiato, riferendosi alla tragedia del sottomarino Kursk, accaduta oltre un decennio fa. Solo il Ministero della Difesa della Federazione russa rispose: “per ridurre le tensioni nel Mar Baltico e risparmiare denaro dei contribuenti svedesi, si consiglia di chiedere chiarimenti al comando della marina olandese. Da una settimana il sottomarino diesel-elettrico olandese Bruinvis conduce nel Mar Baltico, presso Stoccolma, esercitazioni con emersioni d’emergenza simulate, come mostrato le immagini di ciò che è considerato misterioso“. Per convincere l’opinione pubblica svedese sul pericolo della minaccia che corre il Paese, si è passati a un piccolo diversivo utilizzando l’arsenale della pubblicità sui media, volto a suggerire che l’aggressività della Russia aumenta di giorno in giorno. L’Intelligence Service, FRA, oltre l’esercito svedese, è responsabile dello spionaggio elettronico. Utilizza un aereo Gulfstream IVSP convertito nell’S102B Korpen, con attrezzature da ricognizione e disturbo radio-elettronico (SIGINT e ELINT). Il FRA ha pubblicato una foto dell’aereo russo Su-27 Flanker intercettato dal S102B Korpen da qualche parte sul Mar Baltico, avvicinandosi a 10 m. Come in altri scenari, ideati dal quartier generale della NATO, sulla presunta invasione russa dell’Ucraina, gli svedesi non dicono nulla su data, ora e dettagli del luogo in cui si sarebbe verificato l’incidente. Ciò suggerisce che anche in tale caso si tratti di un fotomontaggio del peggiore tipo.
La Svezia non è un membro della NATO, ma lavora a stretto contatto con gli Stati Uniti in campo militare, ed ha deciso di integrare il bilancio della Difesa con oltre 5 miliardi di euro per acquistare 22 JAS-39E/F Gripen-NG (inizialmente previsti per la Svizzera), oltre ad altri 18 JAS-39E/F. Tutti gli aerei JAS 39E/F-NG svedesi (60) saranno operativi nel 2018. L’armamento accelerato della Svezia è rilevante se visto con il prisma dei rapporti scientifici dell’US Geological Survey, secondo cui nel Mar Glaciale Artico ci sarebbero il 13% delle riserve di petrolio non ancora sfruttate nel mondo e il 30% delle riserve di gas naturale. Già solo il 70% di queste riserve si trova nel Mare di Barents, in particolare nella zona dell’Artico russo. Dato che non ha giacimenti di petrolio e che deve importarlo, la Svezia ha aderito con Stati Uniti, Canada, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Estonia, Lettonia e Lituania al nuovo concetto di mini-NATO artica, apparso nel 2011. Tale idea fornisce il mezzo per l’appropriazione e lo sfruttamento con la forza delle risorse di petrolio e gas del Mar Glaciale Artico della Russia. Nell’ambito di tale piano è necessario armare di missili da crociera in grado di colpire Mosca i vassalli più prossimi alla capitale russa: Finlandia e Polonia. Polonia, Paesi baltici e Finlandia travolti dalla febbre degli armamenti
L’aeronautica svedese dispone di 120 aerei JAS-39, di cui 63 della versione più vecchia A/B e 57 della seconda versione C/D. A seguito del referendum in Svizzera nel maggio 2014, il contratto per l’acquisto di 22 aerei JAS-39E/F Gripen, la terza versione NG (Next Generation), per 3,5 miliardi di dollari, è stato annullato. I tre velivoli già consegnati all’aeronautica svizzera sono stati rispediti alla fabbrica svedese SAAB. Nonostante la battuta d’arresto svizzera, il governo ritiene che lo sviluppo di nuove versioni del JAS-39 Gripen NG sia essenziale per l’industria del Paese, essendo il velivolo il favorito nella fase finale del programma di selezione brasiliano FX-2. Lo JAS-39E/F (NG) è apparso dopo che British Aerospace è entrata nella società SAAB con l’intenzione di sviluppare una versione da esportazione (BSE: Export baseline Standard) del JAS-39 Gripen. I cambiamenti riguardano il radar Raven ES-05 AESA (a scansione elettronica attiva) che rileva bersagli aerei a una distanza di 120-180 km, e l’apparecchiatura G-Skyward, utilizzata per rilevare bersagli agli infrarossi e per il puntamento, entrambi prodotti dalla società (italiana) Selex. Il motore F-404 della statunitense General Electric (uno dei due a bordo del F/A-18 Hornet) è prodotto su licenza da Volvo che ne ha aumentato la potenza del 20%. Il nuovo velivolo ha una sonda retrattile per il rifornimento aereo. Il JAS-39E/F-NG ha una velocità massima di Mach 2 e un’autonomia di 1200 km, operatività affidabile e può decollare e atterrare in condizioni invernali su tratti autostradali. Lo JAS-39 Gripen è stato testato in condizioni di combattimento reali nel 2011, quando il governo svedese rispose alla richiesta della NATO d’imporre la no-fly zone sulla Libia. La Svezia ha partecipato con otto aerei JAS-39C/D Gripen che operavano dalla base aerea di Sigonella, in Sicilia. Le aeronautiche di Repubblica Ceca e Ungheria sono dotate di JAS-39 Gripen C/D, mentre l’aeronautica thailandese ha 6 JAS-39C/D dal 2011, e altri 6 da consegnare dal 2013.

gripen-ngTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Oro o cannonate: agire contro il crollo del dollaro

Christof Lehmann New Eastern Outlook 27/10/2014

827echina-gold-deng-xiaoping-bust-3Il crollo dell’economia è inevitabile, ha detto l’ex-capo economista della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) William White in risposta alla relazione trimestrale del BRI di settembre 2013. Gli esperti prevedono che il collasso economico globale possa verificarsi all’improvviso tra la fine del 2014 e il 2015. Il fatto che gli interessi privati detengano Federal Reserve, Banca Centrale d’Inghilterra e le istituzioni di Bretton Woods rendono improbabile che i governi di Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea possano impedirne il crollo. Le loro politiche sono sostanzialmente invariate dall’inizio del 2013, quando il vicegovernatore della Banca Popolare cinese Yi Gang ha sottolineato che la Cina non prevede una guerra economica, ma che vi si è preparata. Gli Stati dei BRICS da allora capitalizzano la Banca di sviluppo dei BRICS; l’asse Stati Uniti/Regno Unito e Unione europea hanno lanciato la guerra delle sanzioni alla Russia e la guerra civile in Ucraina. Nel 2014, la Cina comincia ad aprire il settore bancario a investimenti e banche esteri su scala inaudita; l’Australia è impantanata tra pressione degli Stati Uniti e tendenza ad utilizzare le attraenti e sicure opportunità cinesi. Thailandia, Malaysia e altre economie sono sempre più incoraggiante dai loro investitori a studiare il mercato cinese. Con il sistema di Bretton Woods sull’orlo del collasso e possibili conflitti incombenti, l’oro e le nuove economie basate sull’oro attraggono, in alcuni casi più in altri casi una meno esitante attenzione dai governi di tutto il mondo. La tendenza è, sebbene a malincuore accettata, impossibile da ignorare. La Cina ha superato gli Stati Uniti come prima economia mondiale per potere d’acquisto, ed è pronta a diventare la No.1 per PIL entro un anno, riporta il FMI.

Evitare la confusione dei principi. Fiat vs oro
Le valute fiat non sono necessariamente più instabili delle valute basate sui beni. Hanno vantaggi e svantaggi. Le materie prime, ad esempio l’oro, hanno un valore intrinseco dovuto alla presenza fisica e al valore del lavoro investito nell’estrazione e raffinazione dell’oro. Un problema con l’oro è che è limitato, come altre materie prime e non è equamente distribuito nel mondo. L’oro, in altre parole, non è una panacea contro la geopolitica e i conflitti per le risorse. Le valute fiat sono, in linea di principio, infinite. Stampare sempre moneta a corso forzoso senza adattarsi a valori come materie prime, merci, forza lavoro o potenziale produttivo, implica che le prime potenze militari possano essere tentate di costringere le altre ad accettare, in linea di principio, una moneta senza valore fiat che potrebbero contraffare. Gli Stati Uniti, con la loro geopolitica militare e il costringere più volte altre nazioni, come l’Iraq, ad accettare il dollaro dei regolamenti internazionali o a subire una guerra, sostanzialmente producono denaro contraffatto per risolvere i propri bilanci; l’uso di eufemismi come quantitative easing per coprire la fallimentare politica della contraffazione, è un buon esempio dei problemi e rischi inerenti le valute fiat. Mentre le valute fiat non sono necessariamente migliori o peggiori dei sistemi basati sull’oro, il maggiore problema dell’utilizzo di valute fiat negli accordi economici tra le nazioni, è piuttosto il fatto che alcune banche nazionali sono di proprietà privata; cioè, i proprietari sono parte delle reti canaglia che hanno in ostaggio il governo di uno Stato. Lo stesso vale per le istituzioni di Bretton Woods, come FMI e Banca Mondiale. Altre economie nazionali funzionano bene con valute a corso forzoso, a condizione che la banca nazionale sia una realtà nazionale e che la moneta non sia creata come debito. L’attuale “corsa” all’oro, in altre parole, non è causato da vantaggi intrinseci e superiori delle economie basate sull’oro, ma piuttosto dalle dinamiche conflittuali dell’attuale politica internazionale.

L’illusione che un mercato sotto pressione possa mantenere liquidità
La relazione trimestrale realisticamente pessimista della Banca dei Regolamenti Internazionali, del settembre 2013, indicò il quantitative easing della Banca centrale europea e della Federal Reserve Bank degli Stati Uniti come uno dei principali fattori che potrebbero causare il collasso economico globale. Gli esperti concordano sul fatto che la Federal Reserve e la Banca centrale europea hanno perso il controllo sul diluvio di denaro e debito che creano. Il rapporto della BRI ha osservato, in tante parole, che è impossibile per Federal Reserve e BCE rimettere il dentifricio nel tubetto, mentre, all’epoca, il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, continuava a spremere il tubetto. L’ex-capo economista della BIS William White ha avvertito, in modo inequivocabile, che il mondo è diretto verso un inevitabile crollo economico globale. White ha osservato che la bolla del credito globale sta per scoppiare e che la percentuale dei prestiti di rischio estremo è balzata del 45 per cento a metà 2013. Cioè, l’interesse sui prestiti di rischio estremo è il dieci per cento in più dalla comparsa della crisi economica globale nel 2007. Parlando a The Telegraph, White ha aggiunto che la situazione nel 2013 era peggiore di prima del crollo di Lehmann Brothers. Il giornale citava White, “Tutti gli squilibri precedenti sono ancora lì. Il totale dei debiti pubblico e privato è del 30 per cento più elevato nel PIL delle economie avanzate di quanto non fosse allora, aggiungendovi il problema del tutto nuovo delle bolle nei mercati emergenti che intendono inserirsi nel ciclo del boom“. White prevede che il collasso economico possa essere improvviso, aggiungendo il problema che la politica finanziaria degli Stati Uniti è imprevedibile e che sia un’illusione credere che un mercato sotto stress possa mantenere liquidità. I problemi di liquidità degli Stati Uniti sono evidenti dal 2013, quando la Federal Reserve respinse i sindaci tedeschi venuti a controllare le riserve d’oro della Germania negli Stati Uniti. Nel 2013 la Germania, come molti altri, iniziò la copertura contro il crollo economico atteso tentando di rimpatriare la maggior parte delle proprie riserve auree. La banca federale e il governo tedeschi risposero al rifiuto chiedendo il rimpatrio dell’oro tedesco dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti risposero che potevano fornire l’oro a rate entro il 2020. Gli Stati Uniti da allora iniziarono a consegnare le rate, ma dissero alla Banca Federale Tedesca che dovevano fondere i lingotti prima della consegna. I lingotti d’oro che la Germania ha ricevuto, da allora, in altre parole non sarebbero identificabili dai numeri di serie. Il processo di ri-fonditura rimuove anche l’impronta digitale chimica con la quale l’oro potrebbe essere identificato come l’oro che la Germania aveva depositato negli Stati Uniti. In altre parole, potrebbe ricevere l’oro rubato alla Libia nel 2011.
Un articolo ironico, intitolato “L’oro della Germania e la Fed dei fessi” descrive la situazione utilizzando un’allegoria. Un motociclista investe il proprietario di una Ferrari, gli rompe le ossa e quindi gli ruba l’auto dicendogli: “guardi quanto è pericoloso il mondo, mi permetta di prendermi cura della sua bella Ferrari”. Quando il titolare si riprende e chiede di riavere l’auto viene cacciato. Dopo di che riceve il permesso di vedere il motore, senza numero di serie, quindi un volante, e alla fine riottiene i pezzi di ricambio che possono, o non possono, provenire dalla sua auto. Infine le altre parti dell’auto vengono consegnate in sette anni. Inutile dire che gli Stati Uniti comunque mancano di liquidità. Molti analisti notano che gli Stati Uniti hanno venduto la maggior parte dell’oro che avrebbero dovuto detenere per conto di altre nazioni. Il furto potrà essere coperto fin quando sarà possibile mantenere lo status quo del fallimentare sistema di Bretton Woods.

peoples_bank_of_china--621x414La Cina si prepara alla guerra economica
Il vicegovernatore della Banca Popolare cinese, Yi Gang, ha dichiarato all’inizio di quell’anno che la Cina può pienamente affrontare una guerra valutaria, se necessario. L’agenzia cinese Xinhua ha citato Yi Gang dire: “La Cina è pronta nelle politiche monetarie ed altri meccanismi, ad affrontare una possibile guerra valutaria, e la Cina terrà pienamente conto della politica dei quantitative easing condotta dalle banche centrali di certi Paesi“. La Cina da allora, prudentemente, ha iniziato a sbarazzarsi dei dollari USA utilizzandoli per acquisire beni di valore nelle economie occidentali, ampliando la portata delle sue importazioni di risorse strategiche, investendo in partnership per garantirsi le risorse e in partnership di produzione in Europa, Latina America, Africa, Asia e Medio Oriente, e tutto questo su una scala senza precedenti. Mentre Stati Uniti, Regno Unito ed Unione europea continuano la loro “quantitative easing”, una strategia per sfuggire al crollo incombente, in generale creando conflitti per perpetuare ancora un po’ il non-glorioso nuovo secolo americano.
Il piano di Stati Uniti/Regno Unito era impedire la costruzione del gasdotto Iran-Iraq-Siria con l’obiettivo di creare insicurezza sull’invio del gas iraniano all’Europa; un coinvolgimento profondo nella crisi in Ucraina, volta a generare insicurezza sulle fornitura di gas russo all’Europa; tentare di forzare l’Europa alla dipendenza degli Stati Uniti su gas e petrolio di scisto statunitensi mentre arginano Mosca; tutto ciò sono risposte illecite a problemi economici leciti. Risposte pericolose e intrinsecamente inadatte a una prevenzione efficace, o almeno attenuazione della crisi economica globale e alla fine del sistema monetario di Bretton Woods. Anche nel 2013, mentre gli esperti avvertivano che il collasso economico globale è inevitabile e mentre altri già notavano che USA/UK non potendo vincere la guerra alla Siria, già dal luglio 2012, puntavano al conflitto in Ucraina, gli Stati membri dei BRICS s’incontravano a margine del G20 a San Pietroburgo, in Russia, decidendo d’istituire la Banca di sviluppo BRICS come complemento a FMI e Banca mondiale. Nel luglio 2014, la Banca di sviluppo dei BRICS è stata fondata con 100 miliardi di dollari. Inoltre, il conflitto in Ucraina ha avvicinato Russia e Cina nella cooperazione economica, energetica, nonché nella sicurezza.

L’apertura della Cina: far gravitare le nuove economie verso l’oro
La Cina ha risposto alla plausibilità del crollo economico globale con la deregolamentazione relativamente rapida e completa su investimenti esteri e commercio. La Cina è, tuttavia, abbastanza prudente da assicurarsi il controllo dello Stato sull’economia nazionale e la moneta. L’apertura della Cina non è passata inosservata. Nel luglio 2014, l’assistente del Governatore del Gruppo operazioni sui mercati finanziari della Banca di Thailandia (BoT), Chantarvan Sucharitakul, ad esempio, ha tenuto un seminario per investitori e uomini d’affari thailandesi. Chantarvan ha incoraggiato gli investitori tailandesi dicendo che dovrebbero indagare sui vantaggi dell’uso dello yuan nei pagamenti quando trattano con la Cina. Chantarvan ha detto: “Attualmente l’uso dello yuan cinese in Thailandia non è molto diffuso in quanto solo l’1 per cento delle attività commerciali della Thailandia con la Cina avviene utilizzando il renminbi (RNB)… Tuttavia, questo tasso è in rapido aumento e pertanto gli investitori thailandesi dovrebbero imparare ad utilizzare il canale di trading supplementare perché importanza e popolarità dello yuan aumenteranno in futuro, anche se non è ampiamente accettato e completamente libero in questo momento“. Sviluppi analoghi si vedono in Malesia, Indonesia e molti altri Paesi asiatici. Questo sviluppo non avviene senza la rigida resistenza degli Stati Uniti. La Thailandia ha subito una grave crisi nel 2014, quando l’opposizione popolare al governo di Yingluck Shinavatra sfidava il governo sul rigetto dell’amnistia per il fratello Taksin Shinawatra, creando una situazione di stallo prolungato e infine l’intervento della maggioranza sostenuta dai militari in Thailandia. L’ex-premier Taksin Shinawatra, che ha ammesso che governava il Paese dall’estero tramite la sorella Yingluck, era fuggito dalla Thailandia dopo essere stato condannato per corruzione. Tali eventi sarebbero un tentativo fallito d’istigare la guerra civile in Thailandia, sostenuta dalle élite di Wall Street e Londra, e l’imposizione di sanzioni degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti così come le lobby di Wall Street e la City of London, sono più smussati quando si tratta di nazioni come l’Australia. Probabilmente perché percepita come nazione popolata prevalentemente da caucasici, l’Australia subisce un approccio soft-power, mentre Stati Uniti/Regno Unito si ritengono più legittimati nel tentare di sovvertire la Thailandia con la violenza, segno del razzismo radicato osservabile nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Soft power o meno, la pressione degli Stati Uniti contro il tentativo dell’Australia di agire nel migliore interesse degli australiani impantana il governo australiano. Nell’ottobre 2014, la giornalista australiana Michelle Grattan riferiva che alti membri del governo australiano sono divisi sulla possibilità che l’Australia debba firmare la banca internazionale per finanziare lo sviluppo delle infrastrutture, che la Cina si appresta a lanciare nel novembre 2014. Grattan ha osservato che: “L’Australia è sotto pressione degli Stati Uniti, affinché non partecipi alla nuova banca. … Il piano cinese rientra nel grande contesto geopolitico internazionale della concorrenza cino-statunitense nella regione. Gli statunitensi, che vedono la banca come possibile via per aumentare l’influenza della Cina nei Paesi dell’Asia sud-est, fanno vive pressioni per tenersene fuori”. La Cina, dal canto suo, ha annunciato che avrebbe offerto fondi ai Paesi in via di sviluppo nella regione per progetti su energia, telecomunicazioni e trasporti. La Cina ha dichiarato che inizialmente finanzierà la banca di sviluppo regionale con 50 miliardi di dollari, non yuan o renminbi. I segnali sono chiari. La Cina è uno dei più grandi possessori di debito e dollari degli Stati Uniti. La Cina si sbarazza del dollaro sempre più velocemente, e fa il massimo per non ribaltare le economie basate sul dollaro già in difficoltà estrema. Ancora più importante, la Cina investe tali dollari nello sviluppo strategico dei partenariati regionali aiutando le economie delle nazioni più deboli come il Laos, aprendo i suoi mercati a investitori e commercianti di Thailandia, Malaysia, Australia, favorendo la cooperazione su energia e sicurezza con la Russia, utilizzando Hong Kong come base per la sua apertura economica. Del 2014 il conflitto sull’autodeterminazione politica di Hong Kong deve essere visto nella prospettiva della prudente, ma rapida, apertura economica della Cina ai capitali stranieri. Non sorprende che la National Endowment for Democracy, l’ala soft power del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e della CIA, sostenga il movimento di Hong Kong “Occupy Central“.
La scena è pronta per una transizione, sia che si presenti sotto forma di crollo improvviso o meno. La spinta primaria di tale transizione, probabilmente, non è la debolezza intrinseca di Stati Uniti/Regno Unito e del sistema monetario ed economico basato sul debito dalle istituzioni di Bretton Woods, ma senza dubbio il fatto che i governi di Paesi come Venezuela, Mozambico, Laos, Myanmar ed altri percepiscano l’approccio soft power della Cina assai meno problematico e, soprattutto, assai meno letale e devastante del presunto “Nuovo secolo americano”. E’ come scegliere tra l’oro e le cannonate.

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Capisco perchè sia così grande da vedersi dallo spazio

Dr. Christof Lehmann è un consulente politico indipendente su conflitti e risoluzione dei conflitti, fondatore e direttore di Nsnbc, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Casagladio, dalla Siria all’Ucraina

Il ratto perde il pelo, ma non il vizio, neanche in Crimea
Alessandro Lattanzio, 26/10/2014

Il vero pensiero di Casapound, aldilà dei vari sofismi sullo steccato da superare e un europeismo antimperialista, è esplicato da tale manifesto, affisso sul vero sito di CPI.

Il Generale Patton, ispiratore dei fascisti ‘antiamericani’ di casapound-zentropa, afferma che i nazisti non dovevano essere annientati per far posto ai mongoli, i sovietici. Tale è il pensiero autentico di Casapound, aldilà dei vari sofismi sullo ‘steccato da superare’ e un ‘europeismo antimperialista’, esplicato efficacemente da tale manifesto, affisso sul vero sito di CPI.

Negli ultimi mesi non pochi sodali di Casapaound (CasaGladio), si sono agitati per riferire che no, i ragazzotti di Iannone, Distefano e Fontana non appoggiano il golpe della NATO a Kiev, e i massacri a Odessa e nel Donetsk. Anzi, ci dicono che costoro, tramite l’onlus Sold.Id (Solidarité Identité), associata ai neonazisti versione ‘Himmler in Tibet’ de L’Uomo Libero onlus, hanno perfino aperto una ‘missione’ in Crimea. Qualche ‘dottor gonzo’ ci cascherebbe con tutte le scarpette, poiché tale missione è stata sì aperta, ma nel 2012, con lo scopo preciso di suscitare tensioni etniche nella penisola a maggioranza russa, inventandosi una nuova minoranza, quella ‘italiana’, da usare come leva contro i sentimenti russofili della popolazione locale:
mp231sm “Da Bolzano a Kerch. Viaggio di Solidarietà in Crimea, per incontrare la Comunità italiana locale nel 70° anniversario della sua deportazione nei gulag sovietici. Queste foto sono state pubblicate con la speranza di poter diffondere una storia che riguarda dei nostri connazionali e tristemente mai raccontata dalla storiografia ufficiale italiana. Mi auguro inoltre che queste umili foto possano invitarvi a visitare i paesaggi e la comunità italiana di quelle terre tanto lontane dal suolo natio, ma tanto vicine a un Amor patrio che oggi come oggi è sempre più raro a casa nostra”.
L’Uomo Libero onlus – Solidarité Identité onlus.
Un buon esempio di linguaggio ‘antimperialista’ ed ‘oltre lo steccato’ profuso da tali ambienti di fiancheggiatori dei servizi segreti della NATO e di servizio alla propaganda atlantista. A proposito di antimperialismo, è tale pezzo dell’associazione ‘culturale’ Zenit, fiancheggiatrice di Casapound e già nota per le ‘simpatie’ pro-Siria, ma assai meno per le simpatie pro-Golpe di Gladio in Ucraina (qui convergendo con i presunti ‘antifa’):
“Per quanto la Federazione Russa possa essere definita da certa stampa nostrana “un impero” e una riproposizione in chiave liberista dell’U.r.s.s. e Putin il nuovo “Zar”, ricordiamo che chi rivestiva questa carica i dissidenti li faceva squartare pubblicamente e non concedeva amnistie e che, se ci fosse stata oggi l’Unione Sovietica, per la tensione generata dalle rivolte di Kiev sulla popolazione crimeana, gli uomini e le donne di Kiev sarebbero finiti sotto i cingolati dell’Armata Rossa” Associazione culturale Zenit
Difatti, sono i loro ‘eroici camerati anticomunisti’ a bombardare le case delle popolazioni di Donetsk e Lugansk. Ma le bombe fasciste, come quelle atlantiste, sono buone, non ammazzano mica come le brutte bombe sovietiche. E difatti, qualche miserabile ‘fascista post-fascista’ ha tentato si spacciare tale porcherie russofobe come dimostrazione dell’allineamento pro-Novorossija dei neonazisti di CasaGladio. Non ci si faccia ingannare.


I nazisti ucraini, sostenuti a Voerzio, frequentati da Fontana, elogiati da Cazzulani, Casapound e italofascistume vario, protetti da Mogherini e dai servizi segreti italiani, abbracciati dall’ANPI, assassinano, di notte come si conviene ai farabutti, dei civili sequestrati nel Donbas. Di certo, i giornalisti di servizio italiani, dipendenti della CIA, diranno che sia un falso, o che si tratta dei russi che sterminano dei pacifici nazisti.

i neonazisti di Gladio di Casapound affermano una loro vicinanza alla Siria baathista, ma il loro ambiente e i loro sodali, sono pesantemente infiltrati dal Mossad e dalle altre agenzie spionistiche israeliane.

I neonazisti di Gladio di Casapound affermano una loro vicinanza alla Siria baathista, ma il loro ambiente e i loro sodali sono pesantemente infiltrati dal Mossad e dalle altre agenzie spionistiche israeliane. Non è un mistero per nessuno che Israele destabilizzi sia la Siria che l’Ucraina. E non è un caso che Casapound-Zentropa sia presente in entrambi i teatri di guerra.

In realtà, lo spazio dove Casapound esprime il suo pensiero autentico è questo sito Zentropaville. Qui si esplicita al vero e s’illustra l’autentico volto di Casapound e della sua Onlus Solid.Id (Solidarité Identité). Tale sito pseudo-francese non fa altro che elogiare i mercenari della legione straniera, la repressione contro i partigiani algerini, vietnamiti, africani, quando non passa il tempo a celebrare i sicari ucrofascisti di Soros e della NATO, il cui nesso francese è guarda caso un altro mercenario, Gaston Besson, che recluta terroristi nazisti per massacrare la popolazione di Novorossija. I veri ispiratori ideologici di Casapound sono OAS, Aginterpress ed ‘intellettuali’ bianco-africani e sudafricani, come l’ennesimo mercenario Ruben Rosiers, tutti allievi di Jacques Soustelle, un noto golpista anti-DeGaulle e animatore dell’OAS, l’organizzazione terroristica francese finanziata dalla CIA per uccidere DeGaulle. In Italia si camuffano dietro il ‘superamento degli steccati’, trabocchetto cui può cascare qualche giovin filosofo dalla lingerie marca Vattimo. Sono sempre e comunque integralisti anti-comunisti, russofobi, sinofobi e indianofobi.

tumblr_nba1dhDdc21rnng97o1_1280tumblr_nc42zphuV91rnng97o1_500“Io non so chi ha ragione e chi ha torto, chi è il nemico e quali sono gli interessi dei rispettivi progetti, alla fine vince il più abile e più machiavellico nel grande gioco geopolitico, quali disastri o reati portano questi giorni di tumulto… Ma quello che so è che questo faccia da bambino imbrattato di fuliggine, arroccato su una barricata un cocktail molotov in mano, non ha ricevuto un assegno dalla CIA, che non aspira a un televisore gigante schermo piatto o una vacanza al Club Med di San Domingo… è lì per un’idea, una speranza, un soffio, un sogno (Quale? Le fosse comuni nel Donbas)… E questo ragazzo, proprio come i suoi fratelli, non posso che ammirare e onore. Al di sopra di ogni altra considerazione. Poiché si tratta di sangue e linfa, quando tanti altri non sono altro che carta e inchiostro. Perché lui è in piedi quando tanti altri sono proni. Perché lui è coraggioso e folle, quando tanti altri sono sciolti e ragionevoli. Forse è romanticismo. Ma il romanticismo è il contrario di tutti i surrogati lezioso e sciropposo…, onore ai figli di Kiev così a quelli di Praga, Budapest e di Tiananmen” Zentropaville. Puro nazismo di servizio all’Atlantismo, causa vera per cui combattono questi lerci mercenari, non quella fumosa spacciata da Casapound, ma quella attenta e precisa studiata al Pentagono, attuata da Gladio e Mossad e comprata dai mafiosi Soros e Kolomojskij. Altro che disinteresse e puro spirito di ribellione. Infatti, si tratta soltanto di nemici di qualsiasi progetto alternativo all’imperialismo di Washington, nonostante una fraseologia alla ‘Europa-nazione’ volta a soggiogare i soliti “dottor gonzo”. Ma è appunto un inganno degno del livello culturale dei servizi segreti italiani, che non è di certo pari a quello degli ufficiali francesi della cosiddetta ‘guerra rivoluzionaria’ o dei creatori dell’organizzazione CATENA. Ovviamente, gli strapponi di CasaGaldio poi straparlano delle ‘marocchinate’, dimenticando che furono opera proprio della Legion Etranger di cui sono le sfegatate croupies. Ma da tali personaggi ci si deve attendere solo malafede e cervelli bacati. Gli schemi ideocratici qui utilizzati, sono gli stessi, identici, utilizzati dai servizi segreti sionisti e atlantisti per recuperare e intruppare le centinaia di migliaia di terroristi e mercenari islamisti scagliati contro la Siria. Gladio, e quindi CasaGladio e il restante fecciume naziatlantista, svolge un compito, assegnatogli dalle centrali della guerra sovversiva della NATO. Il resto è soltanto fumo come il lirismo su riportato illustra.

tumblr_ndp4jiVTdz1rnng97o2_1280Quindi, non si ci faccia ingannare dall’operazione simpatia di CasaGladio verso la Siria. Si tratta solo di un’operazione d’infiltrazione negli ambienti che esprimono simpatia per la causa del governo baathista siriano, un modo per monitorare tale area area oltre che per infiltrarsi direttamente in territorio siriano.
Di seguito i passi salienti di un reportage elogiativo (ma anche esplicativo), svolto dai soliti giornalisti a libro paga della CIA, e volto a suscitare simpatia e supporto mediatico ai terroristi nazi-atlantisti di Gladio che operano in Ucraina. Il figuro in questione è un militare svedese inviato dall’intelligence di Stoccolma a partecipare al golpe nazisorosiano a Kiev e alla repressione della popolazione russofona. Non è un caso che la Svezia si sia inventata una nuova sindrome, quella del ‘sottomarino russo fantasma’, al solo scopo di mobilitare l’opinione pubblica interna per sostenere i crimini nazisti ed atlantisti commessi in Ucraina.E-solidarity-for-syria “Mike Skillt, svedese, 47enne, di professione cecchino. Dice di aver ucciso almeno 150 persone… è un mercenario, … c’incontriamo a bere il tè in un bar a piazza Majdan a Kiev… tutto allo scoperto,… Mike dice di essere in Ucraina perché votato a una causa superiore “non è la mia guerra ma questa è la mia Europa e sono per un’Europa unita contro l’Imperialismo” (ovviamente quello russo), tanto che al momento ha rimandato a data da destinarsi il prossimo campo di battaglia, la Siria, perché prima deve finire il suo lavoro nell’Est (“ho qualche altro russo da uccidere”). In Svezia era un soldato, poi ha iniziato a viaggiare per prestare il suo sniper a guerre straniere. Il governo svedese ha smentito la sua presenza in Ucraina: “Siamo interessati solo ai nostri concittadini che partecipano alle attività legate al terrorismo, come ad esempio nei gruppi di al-Qaeda ispirati in Siria”, aveva spiegato a febbraio. Ma la faccia e il nome di Mike non sono così difficili da trovare in rete. (La Svezia, nell’ambito di Gladio, ha supportato e supporta il golpe naziatlantista a Kiev e la guerra di propaganda contro la Russia).tumblr_n1o6c8JDyd1rnng97o1_500
“Alle spalle di Majdan in un vecchio palazzo sorvegliato come una fortezza, il Battaglione Azov ha aperto una delle sue sedi amministrative. Qui avvengono i reclutamenti e nelle stanze dormono i ragazzi che devono affrontare due settimane di addestramento. Si presentano solo con lo zaino in spalla, devono imparare presto a eseguire ordini militari e soprattutto a combattere prima di essere inviati nel Donbass. Mike, nel quartiere generale di Kiev, è uno degli insegnanti, ma sul campo di battaglia è parte di una squadra speciale di poche decine di uomini che vengono mandati in prossimità della prima linea per “ripulire la zona” dopo l’intervento dell’artiglieria pesante (leggasi l’assassinio di civili nel Donbas). Il comandate dell’Azov Andrej Biletskij, leader politico del gruppo nazionalista, ha pubblicato su Internet i due principi fondamentali a cui devono ispirarsi i soldati. Principi che porterà anche in Parlamento se verrà eletto il 26 ottobre: “Preparare l’Ucraina per la liberazione dell’intera razza bianca dalla dominazione del capitalismo e punire le moltissime perversioni sessuali e ogni contatto interrazziale che porta all’estinzione dell’uomo bianco”. Mike è stato attirato anche da questo. Racconta che l’esperienza ucraina è diversa dalle altre guerre a cui ha partecipato. “Qui combatto per qualcosa in cui credo, per questo accetto di essere pagato 2000 grivnie al mese (circa 110 euro), lo stipendio di un normale soldato ucraino”. (Anche i ratti nazisti e nazipiddini Voerzio, Fontana e Cazzulani esprimono un’identica ideologia).
“I contractor italiani al fianco degli ucraini: Con i commilitoni (“camerati”) il saluto è una stretta di avambraccio (è il saluto dell’OAS, setta culto presso Casapound e altre associazioni legate a Gladio), l’uniforme è nera, il braccio spesso si tende verso il cielo durante i raduni o nel cortile delle esercitazioni. L’impronta di estrema destra ha attirato tanti uomini soprattutto dall’Europa occidentale che hanno deciso di arruolarsi come Mike. “Con me ci sono anche alcuni italiani che fanno ancora parte dell’esercito in Italia”, racconta Skillt. Con uno in particolare lavora spesso insieme, ha una quarantina d’anni e viene dall’Italia settentrionale. Un uomo “coraggioso, incredibile”. … I contractors lavorano su indicazione di “sponsor”, come li definisce lo svedese, che in accordo con i gruppi militari o paramilitari nelle zone di crisi si muovono e chiamano i soldati indicando anche la tariffa.” Corriere

sudafrica-solidMilitari italiani, quindi, partecipano al massacro nel Donbas sotto le bandiere del nazismo. Perciò si capisce ancora meglio come mai i nazisti Voerzio e Cazzulani, e il mercenario assassino Fontana, possano muoversi liberamente in Italia; sono protetti dall’AISE e dall’AISI, le agenzie d’intelligence-zerbino della CIA.
E ad integrazione di quanto riportato: “Se è vero che estremisti di destra sono presenti in Siria, servizi segreti e altri hanno motivo di preoccuparsi. La scoperta accidentale di un possibile gruppo estremista di destra in Germania getta luce su tale potenziale: Nel marzo 2012 un uomo fu trovato morto in un albergo nel villaggio Herzberg, circa 60 km a nord ovest di Berlino. L’uomo, identificato come Joerg Lange, era morto d’infarto. Tuttavia, nella sua stanza, la polizia trovò uno zaino militare contenente tre armi, tra cui un fucile mitragliatore modificato di fabbricazione statunitense, e 300 cartucce. Le indagini hanno dimostrato che stava creando un centro di addestramento (per la Siria o per l’Ucraina?). Il necrologio in una pubblicazione estremista notava che Lange aveva combattuto come volontario nelle guerre jugoslave, dalla parte croata (ovvio) e che la morte fu una grave battuta d’arresto “organizzativa e politica” per il progettato centro di addestramento”. Hate-speech
SNIPERSNon si tratta di denunciare il fascistucolo che ancora piange la salma trafugata di Mussolini, o di dare la caccia all”om salvadeg‘ rossobruno, che quando esiste, è coccoloso ospite di PD e ANPI. Si tratta di esporre l’inganno ideologico avanzato da tali arnesi di Gladio, strumenti della NATO per condurre una guerra contro la Storia, e non a caso, l’atlantismo non può che ricorrere ai cadaveri che la Storia ha seppellito nel 1945, ma che il Pentagono e la CIA hanno riesumato e che conservano nel freddo obitorio ideologico politico chiamato Atlantismo.

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La democrazia spontanea di Iannone, Voerzio, Cazzulani-in-Pittella e Federica -manoamica- Mogherini

L''anitmperialismo' di Gladio

L”antimperialismo’ di Gladio

Ciò non dimeno, non va dimenticato che ampi settori del cosiddetto antagonismo anarcoide, legato agli autonomen e agli antideutsches tedeschi, finanziati da Soros e diretti dalle intelligence atlantiste BND e Mossad, si siano schierati al fianco dei nazisti ucraini, non solo diffondendo propaganda atlantista spacciandola come analisi ‘marxiste’, che in realtà sono solo puro schematismo ideologico, settario e ultrasettario, delle varie frange ‘fringe’ dell’ultra-sinistrismo occidentalista, hollywoodiano, che ha come padri fondatori ideologi settari accolti nelle istituzioni accademiche statunitensi, come Mattick, Goldner, Korsch ed altri epifenomeni del ‘marxismo’ quale ideologia statunitense, filo-imperialista e ultracapitalista. La matrice settaria filo-statunitense traspare da tale ‘letteratura’ sottoforma di denigrazione dell’esperienza sovietica, e do vere e proprie espressioni di razzismo verso i russi, cinesi, vietnamiti, latinoamericani. Tali settari, che per vendere meglio la loro mercanzia scaduta e fradicia, smentita dai fatti fin dal ….1848, si camuffano di volta in volta in trotskisti, maoisti, guevaristi, anarchici (cosa che sono in realtà), partigianisti, antifa, antideustche, ecc. Ma il loro segno distintivo, il marchio della bestia, e la sempre indefessa azione di supporto alle aggressioni imperialiste della NATO, denigrando i governi presi di mira dal Pentagono e da Soros (che finanzia le attività di tale feccia rossa e rosso-nera), avanzando la pretesa che siano sempre ‘borghesia nazionalisti’, ‘comunisti nazionali’, ‘nazionalisti capitalisti’, ‘capitalisti di Stato’, ‘centralisti’, e quant’altro. La loro azione si riflette nell’azioni di coloro che appaiono loro ‘avevrsari’, ma che in realtà sono complementari, come Casapound, anarco-nazisti, animalisti specisti e altro pattume umano-politico.
mossad_mottoQuindi non è un caso che tale circo delle pulci rosse, critiche-critiche, antagoniste, anarchiche o autonome, di fatto sostengano sempre e comunque le operazioni della NATO e di Gladio. Come insegna la summa ideologico-organizzativa di tale cloaca, l’OAKKE greca. I santoni di tale sottile strato di melma ideologico-settaria, dedita a disinformazione e sabotaggio, sono i cheerleders dell’UCK Andrea Ferrario e Ilairo Salucci, e i cheerleaders di al-Qaida Antonio Moscato, Valerio Evangelisti e Francesco Ricci, ecc. ecc., tutti proni alla propaganda atlantista, a supporto delle azioni della NATO, dalla Jugoslavia all’Ucraina, con analisi contorte, speciose, confusionarie, contenenti dosi abbondanti di falsità e menzogne, (specialità di gente come Ferrario e Moscato), e cosparse di polverina magica ‘marxiana’ giusto per esaltare e dare allegria ai “dottor gonzi” pronti a cedere all’orgasmo dell’analisi ‘finalmente marxistica’. Poveri fessi, mentre costoro abboccano, i kameraden antifa e antideustche, su ordine del BND e del Mossad che li gestiscono, raggiungono le file dei banderisti-atlantisti a Kiev, per massacrare i ‘subumani russofoni della Novorossija’, che i sunnominati scarafaggi ‘marxistici’ dipingono quale realtà neofascista; come hanno fatto con la Jugoslavia di Miloshevich, la Libia di Gheddafi, la Siria di Assad e il Venezuela di Chavez.

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Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

PS 1. Le minacce dalla fogna
Marco Bolis Lattanzio è in malafede totale ed avrebbe bisogno di una legnata lui come tanti altri sa che il fatto Fascismo è stato altra cosa ma a lui sta bene così deve dimostrare ai suoi lettori che i fasci stanno col capitalismo fanno schifo lui e tutti gli altri che riferendosi agli ucraini parlano di nazisti!

Carlo M. Breschi ci vorrebbe molto tempo e molta pazienza per rispondere a certi deliri….e forse un par di legnate ben assestate ridonerebbero umiltà….ma anche i “migliori” hanno fatto finta di non capire….meglio lasciare sfumare sta questione…

Ps 2. L’infiltrata
Irina Osipova Dire che Lattanzio è in malafede è non dire nulla. Per lui io sono Kretina Osipova vlassoviana che lavora per la CIA e esegue gli ordini di CasaPound (esatto). Ragazzi? Lattanzio è il più squallido personaggio autore di articoli sul tema Ucraina che io abbia mai conosciuto. Per lui una qualsiasi persona con la sfumatura “nera” è agente CIA. Su CPI ne ha scritti altri di articoli mettendoci delle menzogne. L’unica cosa vera della faccenda è che in CPI ci sono ucraini, siam membri, sia simpatizzantt CPI che gestiscono Zentropa, la loro pagina su VK fino poco tempo fa a loro insaputa e fanno quotidianamente il lavaggio di cervello ad alcuni militanti. Ma si tratta di amicizie nate da tempo, prima che accdesse tutto. infatti alcuni di CPI simpatizzano l’idea della terza posizione in Ucr, altri no per niente. Infatti la linea ufficiale di CPI si può leggere nelle interviste a Iannone e Di Stefano alla vigilia della manifestazione del 18 con la Lega e postumi. Lattanzio ha offeso a me, perché non sono comunista, trozkista e mai sarò. Quindi, vedete, pure i russi pro-russi, ma non rossi sono i suoi nemici. Figuriamoci CPI.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da 'rappresentante dei russi' in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Lo squallore dei guitti. Irina Osipova, che piace spacciarsi da ‘rappresentante dei russi’ in Italia, irride alla devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega. Notare il nullismo umano del vecchio viceguru, gli anni di galera per omicidio non l’hanno reso meno spiritoso.

Irina Osipova Lattanzio che prende la foto dal film dove uno tiene con i denti un pezzo di braccio staccato scrivendo la replica – CPI sostiene questi nazisti è ridicolo. Capisco se fossero storie e critiche vere ma qui questo, come è stato detto fa di tutta l’erba un fascio collegando cose assurde.

Ecco le ‘cose assurde‘. Ovviamente Osipova si guarda bene dall’esprime qualcosa sulle foto delle vittime a Odessa e Donetsk dei suoi amici nazitalantisti.

Il servizio esclusivo di Irina Osipova per il sito neofascista Il Primato Nazionale:

Lo stesso giorno, sempre il Primato Nazionale metteva on line quest’altro suo video ‘esclusivo’ realizzato in Ucraina:

Cosa sponsorizza Irina Osipova, e chi rappresenta in realtà? Non i russi, questo è sicuro.

Ps 3. L’infiltratissimo
Luca Mad Mai detto, che Cpi è filo-Nato. Ho solo detto che certe posizioni “terzaposizioniste” tendono ad avvallare posizioni di quel tipo: insomma , avendo navigato a vista o essendosi fermati alle “sovrastrutture” (simboli, ecc.) hanno avvallato una posizione che senz’altro non avvantaggia il fronte anti-Nato. Motivo? Sono ragazzi, forse! Ma potrei dirti che frange consistenti del trockijsmo italico (PCL, LCT, PAC, ecc.) ha sostenuto le rivolte in nord Africa pensando che il popolo se scende in piazza ha sempre ragione! E cannavano tutto, perdendo di credibilità! Idem Cpi, che ha senz’altro dentro ragazzi per bene. Infatti so riconoscere che in Cpi c’è dentro di tutto, così come nei centri sociali di sinistra e nei vari partiti. Non sono come Lattanzio che fa dossier ma poi s’incazza se io scrivo articoli vs Stato e impotenza o se Saverio Ferrari, Claudia Cernigoi e Valerio Evangelisti gli rompono i maroni perchè scrive su “Eurasia”! Loro fanno dell’antifà, una caricatura dell’antifascismo dei padri, un mezzo per distrare le masse e fare la guerra come fra cowboy e indiani. Mr lattanzio, che scrive che sono al soldo della Cia e del Mossad (Patetico!) (sarebbe patetico se fosse vero, ma luca andriola si sopravvaluta un tantino se pensa che io sopravvaluti lui a tal punto. Patetico sì) usi un pò di coerenza, usi epiteti diversi contro l’avversario (se fossi Iannone ecc. lo querelerei per l’uso del termine CasaGladio, che non è una semplice critica come faccio io, ma insulto puro. Io da marxista – diverso dai coglionazzi radical chic che vietano pure i concerti metal [vedi il psot sul sito di Ugo Maria Tassinarie la vaccata fatta dall'Anpi] – contesto Cpi e a sua ideologia come ho avuto le palle di contestare certe tue riflessioni che non condividevo davanti a te, seduto a due passi dalla tua scrivania, in casa dell’interlocutore, cioè con la dialettica, senza mancare di rispetto, darmi – come ha fatto con me – della “scimmia ammaestrata che mangia la merda!” (lo ribadisco) e alte cose per cui si va davanti ad un tribunale. Lattanzio è identico ai dossieristi pennivendoli che lui e i suoi amici ibridi denunciano da anni! Sono – scusa lo sfogo – segaioli!

PS 4. Il viceguru sugli specchi
Maurizio Murelli Lattanzio l’ha fatta fuori dal vaso e di brutto…. ma di brutto proprio. Fa il paio con quelli che pensando alla Germania credono li ci sia Hitler. Lui pensa che la Russia di Putin sia quella di Baffone. Roba propria dei comunisti. Siccome non sono settario, posso dire che qualche volta nei suoi scritti ci coglie. Più spesso è accecato da risentimento ideologico e vede l’atlantismo anche sotto i tappi della Coca-cola. (Al contrario di tale poveraccio, si guardi pure sotto quei tappi).

Maurizio Murelli  Mi pare di sognare: Questo sarebbe un comunicato filoatlantista e anti russo?
E’ il documento che citi te, Luca Mad.
«Roma, 22 Febbraio – “Lo sforzo eroico del popolo ucraino, soprattutto dell’opposizione nazionalista, protagonista indiscussa della piazza negli ultimi giorni per riconquistare la propria sovranità, non può che far esultare chiunque abbia a cuore la causa dei popoli e delle nazioni”. Lo afferma CasaPound Italia in una nota a proposito di quanto sta avvenendo in questo ore a Kiev. “Ora però – continua Cpi – noi che conosciamo fin troppo bene le politiche oligarchiche e antinazionali dell’Unione europea auspichiamo che gli ucraini lottino per avere uno stato sovrano, con una banca nazionale pubblica e una propria moneta, che faccia accordi commerciali con chicchessia ma nell’esclusivo interesse dell’Ucraina. Per far questo, tuttavia, sarà necessario un eguale sforzo della componente nazionalista contro i tentativi eterodiretti di trasformare la rivolta ucraina in una ‘rivoluzione arancione’ che abbatta una oligarchia per insediarne un’altra. Le sirene della Nato, della Ue, dei vari professionisti della destabilizzazione come George Soros o Bernard-Henri Lévy sono per ogni popolo, Ucraina compresa, più pericolosi di ogni governo corrotto».

In Ucraina ci sono solo 'nazisti non veri' e 'partigiani diversamente antifascisti'.

In Ucraina ci sono solo ‘nazisti non veri’ e ‘partigiani diversamente antifascisti’.

“Questo sarebbe un comunicato filoatlantista e anti russo”, si domanda il vecchio arnese. Abituato a minacciare e a spacciare fumo, Murelli evita di citare i documenti successivi al 22 febbraio, data che celebrerà assieme al 28 ottobre e al 30 gennaio.
“L’altra cosa da cui vorrei un risposta da Washington è sulla visita segreta del coordinatore di Pravij Sektor, Andrej Artjomenko, a Washington per presunti incontri con Victoria Nuland. Vogliamo risposte perché è assai grave manipolare gli eventi in Europa dall’Atlantico. Non è un telecomando. E’ molto grave per noi” (MID)

Jarosh non nasconde il fatto che il suo movimento è guidato dalle idee di Bandera, quindi diamone un’occhiata:
• “Compito generale è la pulizia del territorio dell’Ucraina dal massimo numero di ‘moskali’ ostili (soprannome dispregiativo per i russi e gli ucraini russofoni), al fine di non distrarre significative forze nella custodia dei prigionieri di guerra o persone internate nel corso della difficile lotta”.
• “La gente ucraina sa: Mosca, Polonia, Ungheria ed ebrei sono i tuoi nemici. Uccidili!”. Cherson and Molschky Cherson and Molschky

L’assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici, Victoria Nuland, aveva  incontri il gruppo neofascista ucraino Pravij Sektor a Washington DC. I capi di Pravij Sektor, tra cui il coordinatore di Pravij Sektor Andrej Artjomenko, a fine aprile 2014 si erano recati negli Stati Uniti con l’aiuto dell’ambasciatore statunitense a Kiev Jeffrey Payet, per colloqui con i rappresentanti del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, per negoziare con Victoria Nuland. Gli statunitensi hanno dato assistenza finanziaria e informativa ad Artjomenko per creare il partito Pravij Sektor. I funzionari del dipartimento di Stato USA avrebbero “investito” nella costruzione del partito neonazista ucraino 5/10 milioni di dollari. Tale finanziamenti non soddisfacevano il ducetto di Pravij Sektor Dmitrij Jarosh. Per lui la cifra offerta da Washington era insufficiente. Real War in Ukraine

mossad_mottoIl 26 febbraio 2014 l’ambasciatore d’Israele in Ucraina, Reuven El Din, si è incontrato con la dirigenza del movimento “Pravij Sektor“, compresa il suo capo Dmitrij Jarosh. I capi del movimento hanno informato l’ambasciatore sulla loro posizione sul futuro dell’Ucraina, e sottolineato che seguono una politica di tolleranza sulle questioni nazionali. Dmitrij Jarosh ha anche sottolineato che ogni retorica odiosa, in particolare l’antisemitismo, non solo è condannata dal “Pravij Sektor“, ma che l’avrebbero combattuta con tutti i mezzi giuridici legittimi. L’obiettivo del movimento è costruire un’Ucraina democratica, avere  trasparenza nel governo, combattere la corruzione e garantire pari opportunità per tutte le nazioni e dei popoli; intendono unire il popolo e costruire uno stato governato dal popolo. Le parti hanno convenuto d’istituire un numero verde per evitare provocazioni e problemi di coordinamento che si presentano. I capi del movimento hanno sottolineato che qualsiasi manifestazione di sciovinismo e xenofobia sarebbe stata punita. EmbassiesHeritage FL

CPi, affiliati ed altri arnesi di Gladio, tentano di affermare che in Ucraina non ci sono nazisti e fascisti, ma fantomatici ‘nazisti non veri’, qualsiasi cosa ciò significhi. Intanto, il figlio del vicecapo dei kollabos nazisti uraini, inaugura il ‘nuovo parlamento’ di Kiev. I kollabos dei nazisti, nel Walalla del neofascistume non entrano, essendo dei nazisti non sufficientemente ‘veri’.

544e139203655_38377La prima sessione del nuovo parlamento ucraino sarà aperta da Jurij Shukhevich, figlio del braccio destro di Stepan Bandera, duce dell’UNA-UNSO, il vecchio partito nazista ucraino. Shukhevch è stato eletto nel partito del terrorista neonazista pedofilo Oleg Ljashko. Novorossia

reinhard_gehlen_1945La verginità anale dei neofascisti: “I veri fascisti non stanno con gli americani”, come no! I generali e i comandanti delle SS non erano ‘veri nazisti’, secondo la psicolabilità del nullismo neofascista italiano:
L’ex-assistente di Adolf Eichmann, Otto von Bolschwing, fu reclutato dai servizi segreti statunitensi, proprio perché sapevano della sua carriera di criminale di guerra nelle SS, per contrastare la diffusione del comunismo e l’influenza del blocco sovietico. Uno spauracchio tutt’ora agitato dai ‘saltatori di steccati ideologici’ di Casapound. Otto von Bolschwing, braccio destro di Eichmann durante lo sterminio degli ebrei, a quanto pare per Murelli e camerateria avariata di contorno non era un ‘vero nazista’. Rivendicare la ‘non-nazistità’ dei comandanti e dei generali delle SS la si può definire paraculismo? Romanamente e autarchicamente, sì. “Nel 1980 l’FBI protesse dalle indagini del ministero della Giustizia 16 nazisti che vivevano negli USA che lavoravano per l’agenzia. Nel dopoguerra gli USA reclutarono 1000 nazisti secondo il New York Times (molti di più, in realtà), utilizzandoli nella lotta contro l’URSS. Il capo dell’FBI Edgar Hoover e quello della CIA Allen Dulles decisero di importare tali nazisti da usare contro Mosca proteggendoli dalle indagini sui crimini commessi negli anni ’30 e ’40. Hoover in persona approvò il reclutamento delle ex-SS, sostenendo che la meticolosità e l’anticomunismo viscerale di tali “nazisti moderati” fossero preziose per gli USA. Eccoli qua i ‘nazisti non veri’, i ‘nazisti moderati’ di Hoover. Sono costoro i numi tutelari dell’odierno paraculismo naziatlantista di CPI e cameratti? “Il New York Times racconta che quando il ministero della Giustizia si preparava a processare Aleksandras Lileikis, capo della Gestapo responsabile del massacro di 60mila ebrei lituani, la CIA cercò di difendere la spia, reclutata nel 1952… I giudici tennero duro e alla fine si giunse ad un compromesso: la magistratura avrebbe rinunciato a condannare Lileikis solo se nel processo fossero venute fuori questioni tali da mettere in pericolo la sicurezza nazionale USA. Non successe e il criminale nazista finì in galera.” Corriere

Edgar Hoover, santo patrono dei nazisti in America

Edgar Hoover, santo patrono dei nazisti in America

Uno spauracchio tutt'ora agitato dai 'saltatori di steccati ideologici' di Casapound.

Lo spauracchio tutt’ora agitato dai ‘saltatori di steccati ideologici’ di Casapound.

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Giornalista tedesco: I media europei scrivono menzogne su ordine della CIA

Sottotitoli in italiano

Udo Ulfkotte, giornalista tedesco ed ex-redattore del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, racconta come la CIA corrompe e sottomette i media europei per svolgere propaganda favorevole agli Stati Uniti e contraria alla Russia. I non allineati perdono il posto di lavoro. Ulfkotte ha rilasciato questa intervista ad RT e Russia Insider.

Le manipolazioni politiche del prezzo del petrolio

Mikhail Aghanjanjan Strategic Culture Foundation 23/10/2014

102528646zIl calo del prezzo del petrolio, iniziato quando lo Stato islamico (SI) ha attaccato Iraq e Siria, non può essere spiegato con fattori economici. Il mondo sa da tempo che il mercato reagisce ad ogni guerra in Medio Oriente, dove il 47 per cento delle riserve di oro nero mondiali si concentra, con un deciso balzo dei prezzi del petrolio. Questo è ciò che è accaduto nelle due guerre nel Golfo Persico, ed anche ciò che è successo quando gli statunitensi iniziarono la ‘missione per ripristinare la democrazia’ in Afghanistan. E la speculazione su un possibile conflitto militare tra Stati Uniti ed Iran fu accompagnata dalla previsione di un aumento dei prezzi del petrolio fino a 200 dollari al barile e oltre. Allo stato attuale, tutto s’è capovolto, ma per quanto? Quando fu invaso l’Iraq a giugno, le quotazioni di borsa del petrolio inizialmente salirono, passando da 109 a 115 dollari al barile tra il 10 e il 19 giugno, ma poi la mano invisibile del mercato sembrò improvvisamente perdere forza. I successi militari dello Stato islamico nei teatri di guerra siriano ed iracheno furono caratterizzati dal calo dei prezzi del petrolio al minimo dal novembre 2010, ed ulteriori riduzioni del prezzo si sono registrati ad ogni nuova attività militare in Medio Oriente. L’aumento degli attacchi aerei contro obiettivi in Siria e Iraq da parte della rappattumata coalizione degli USA e l’afflusso di informazioni sui piani dello SI per invadere Libano e Giordania hanno comportato il calo del prezzo dell”oro nero’. E al momento dei più intensi attacchi aerei statunitensi sulle posizioni presso la città siriana di Kobani (più di 50 attacchi aerei effettuati in 48 ore il 15-16 ottobre), il prezzo di un barile è anche sceso sotto il livello degli 85 dollari. La nuova teoria del ‘complotto’ petrolifero tra Stati Uniti ed Arabia Saudita contro la Russia (e forse anche l’Iran) ha forte presa su molti analisti. Per il momento si tratta prevalentemente di congetture. Ma poi il punto delle cospirazioni è che sono difficili da scoprire, se la cospirazione in effetti c’è. Nel complesso, la messa a fuoco antirussa delle possibili speculazioni saudita-statunitensi sul calo delle quotazioni del petrolio è evidente. Va anche ricordato, però, che in questo momento la squadra del premio Nobel per la pace Barack Obama non solo rappattuma una nuova coalizione militare fornendo ordini al complesso militare-industriale statunitense, ma anche si prepara alle elezioni di medio termine al Congresso del 4 novembre, i cui risultati potrebbero chiarire la possibilità di un ‘cambio della guardia’ alla Casa Bianca, nell’autunno del 2016. Le teorie della cospirazione statunitense-saudita portano anche l’idea che i prezzi del petrolio crollarono nelle ultime elezioni negli Stati Uniti, ed anche questa volta non vi sono ragioni economiche.
Sembra che la storia si ripeta. Obama e i suoi avversari repubblicani cercano di conquistare la simpatia degli elettori. Per gli statunitensi, i prezzi bassi della benzina sono molto più importanti della politica estera del governo. L’accessibilità dei prezzi dei prodotti petroliferi deve sedurre non solo le famiglie statunitensi, ma anche stimolare gli affari. La posta in gioco per i democratici e Obama personalmente, nelle elezioni di medio termine, é relativamente elevata. Se i repubblicani prendono il controllo del Congresso, l’attuale inquilino della Casa Bianca sarà un’anatra zoppa nei due anni fino alle prossime elezioni presidenziali. Il campanello d’allarme per i democratici suonava quattro anni fa, alle precedenti elezioni di medio termine del Congresso, quando i membri del partito di Obama, che fino a quel momento controllava la fiducia delle camere del Congresso, persero il vantaggio nella Camera dei Rappresentanti dopo avervi perso 63 seggi, assieme a 6 seggi al Senato. Fu la peggiore perdita di voti, per un partito di governo alle elezioni di medio termine, dal 1938. Un’intesa tra Stati Uniti e Arabia Saudita sulla regolamentazione dei prezzi del petrolio utilizzando leve non economiche è assai probabile. Tuttavia, Washington sa che non dovrebbe allargarsi troppo, non solo per motivi economici, quando il petrolio di scisto viene estratto dai giacimenti nordamericani rovinando le aziende interessate per l’alto costo della sua produzione. Per gli Stati Uniti è più importante che la Cina sia uno dei principali beneficiari del ribasso del mercato petrolifero. Gli statunitensi vogliono davvero accelerare da sé l’arrivo del momento in cui la Cina sarà l’economia globale leader, con tutte le conseguenze geopolitiche che ciò implica? Oppure sono così ossessionati dall’idea di punire la Russia che la loro politica del contenimento della Cina ha perso ogni urgenza? Né l’uno, né l’altro. Sembra che dopo le elezioni del Congresso, l’amministrazione di Obama perderà gran parte della motivazione a giocare sul ribasso dei prezzi nel mercato del petrolio. Tanto più che con l’avvicinarsi della stagione invernale, supportare tale speculazione sarebbe eccessivamente costoso.
A lungo termine, le manipolazioni politiche dei prezzi del petrolio potrebbero anche causare gravi problemi al secondo presunto cospiratore. L’Arabia Saudita ha sulle spalle la maggior parte della spesa per la lotta allo Stato islamico. Finanzia l’addestramento della cosiddetta opposizione moderata siriana nella speranza che, col tempo, riesca a rovesciare il regime di Bashar Assad con la forza. Riyadh finanzia anche l’importazione di armi nella regione (contratti con Francia e Libano per 3 miliardi di dollari). La prima monarchia del Golfo Persico ha anche l’onere dei propri problemi interni dovuti alla necessità di controllare la crescita del radicalismo tra i sauditi tramite programmi sociali miliardari. Tutto ciò richiede denaro. Ma non vi è alcuna garanzia che la petromonarchia riceva quanto è necessario dai prezzi recentemente istituiti nel mercato petrolifero.

oil_1806906bLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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