Guerra in Oriente: come Khalkhin-Gol ha cambiato il corso della seconda guerra mondiale

Rakesh Krishnan Simha Indrus 7 maggio 2013

Nel 1939 un generale sconosciuto di nome Georgij Zhukov, sconfisse il Giappone nella battaglia di Khalkhin-Gol nelle steppe della Mongolia, spostando la traiettoria dell’espansionismo giapponese verso Pearl Harbour e le colonie asiatiche dell’Europa.

soldat_0Le ragioni delle spettacolari vittorie sovietiche in Europa durante la seconda guerra mondiale, possono essere ricondotte a una poco nota, ma significativa, battaglia che ebbe luogo in Asia ben due anni prima che Adolf Hitler invadesse l’Unione Sovietica. Nell’agosto del 1939, poche settimane prima che Hitler e Stalin invadessero la Polonia, l’Unione Sovietica e il Giappone combatterono una massiccia battaglia tra carri armati a Khalkhin-Gol, al confine con la Mongolia. Fu la più grande battaglia di carri armati nel mondo fino a quel momento. Khalkhin-Gol cambiò radicalmente il corso della seconda guerra mondiale, e quindi la Storia. Ossessionati dalla schiacciante sconfitta, i giapponesi strapparono i loro piani per annettersi l’Estremo Oriente russo e la Siberia. Invece decisero che sarebbe stato più facile espandersi verso il Pacifico e il Sud-Est asiatico. Il risultato: Pearl Harbor e l’invasione giapponese delle colonie asiatiche dell’Europa.

Offensive e contrattacchi
Se si avesse l’opportunità di viaggiare indietro nel tempo, si cerchi di evitare la Russia nel 1917.  Alcune cose davvero terribili stavano succedendo lì: la caduta dello zar, la rivoluzione bolscevica e una guerra civile intercontinentale. Tutto questo nel bel mezzo di una guerra mondiale durante la quale l’esercito tedesco arrivò a 500 km da St. Pietroburgo. (Sì, questo era prima che riapparissero nei paraggi durante la seconda guerra mondiale). Vedendo il vicino gigante in difficoltà, i giapponesi occuparono le sue province dell’Estremo Oriente e parti della Siberia nel 1918. Tuttavia, l’avventurismo giapponese non durò a lungo. Nel 1922, i comunisti poterono concentrare le loro forze e costrinsero Tokyo a ritirarsi da quei territori. Ma nel 1931 il Giappone ritornò occupando la Manciuria dove creò lo Stato fantoccio del Manchukuo. Ciò era abbastanza allarmante dal punto di vista dei russi, perché la Transiberiana, il loro unico legame con l’Estremo Oriente russo, adesso era  alla portata del territorio occupato dai giapponesi. Un altro temibile fattore fu il patto anti-comunista firmato nel 1936 tra la Germania e il Giappone, e successivamente raggiunto da altri Paesi, tra cui Italia, Spagna, Turchia, Croazia, Ungheria e Finlandia.

Motivazioni e paure del Giappone
GV8UG2aTTupiNDOYTZNOZHaV20kI giapponesi avevano validi motivi per espandersi in Asia. Uno, si era ancora nell’età degli imperi. Se i nazisti parlavano di Lebensraum (spazio vitale in più per i tedeschi dagli occhi azzurri) a occidente, dall’altra parte del globo il Giappone spacciava la sua Grande Asia Orientale-Sfera di coprosperità, un eufemismo per la propria versione di Lebensraum. Il secondo fattore furono le risorse naturali, tra cui il petrolio. L’Estremo Oriente della Russia, per esempio, essendo sotto-abitato, sotto-difeso e sovrabbondante di risorse, era semplicemente troppo allettante.
Essendo potenze sul Pacifico, Russia e Giappone erano rivali da decenni. Nella guerra russo-giapponese del 1905, il Giappone aveva affondato l’intera flotta russa che aveva imprudentemente circumnavigato il mondo dal Mar Baltico. Il Giappone aveva anche occupato Vladivostok durante la guerra civile russa. Ma dal 1930 la Russia risorse. Lo Stato Maggiore Generale Imperiale di Tokyo era particolarmente preoccupato per la minaccia dei sommergibili sovietici alle rotte giapponesi, e per la possibilità che i bombardieri sovietici di Vladivostok potessero colpire l’entroterra giapponese.
Il Giappone aveva due opzioni strategiche. Il Gruppo dei generali per l’Attacco a Nord dell’esercito giapponese voleva occupare la Siberia fino al Lago Bajkal, per via delle sue risorse. Il Gruppo per l’Attacco al Sud, sostenuto dalla Marina giapponese, cercava le ricche terre del sud-est asiatico, che erano sotto il dominio traballante di potenze europee come Gran Bretagna, Paesi Bassi e Francia.

Colpire in Cina e in Mongolia
Il Gruppo per l’Attacco a Nord prevalse. Nel 1937, i giapponesi, convinti che le purghe di Stalin del 1935-1937 avessero paralizzato il corpo degli ufficiali sovietici, entrarono in Cina. Il Paese era nel bel mezzo di una guerra civile e non avrebbe potuto reagire. L’invasione occupò rapidamente Shanghai e Nanchino, dove furono uccisi milioni di civili cinesi. I russi, temendo l’accerchiamento da parte del Giappone e della Germania, agirono rapidamente. Conclusero un trattato con la Cina, fornendo aiuti finanziari e militari; 450 piloti e tecnici e 225 aerei da guerra furono inviati in Cina nel 1937. Ma la vera posta in gioco venne puntata sulle steppe mongole. Nei mesi di luglio e agosto 1938, il Giappone e l’URSS si scontrarono ripetutamente al confine tra  Mongolia (alleato dei sovietici) e Manciuria. Dopo aspre battaglie aero-terrestri, i giapponesi infine decisero per lo scontro totale. Scelsero la zona remota del Khalkhin-Gol, il fiume tra la Mongolia e la Manciuria. Nel maggio 1939 i giapponesi occuparono la zona intorno al villaggio di Nomonhan, sperando di sfidare la Russia. L’esercito giapponese era fiducioso che la propria forza d’attacco avrebbe colpito il nemico “come la mannaia del macellaio smembra un pollo“.
Il comando delle forze sovietiche fu affidato a un generale relativamente sconosciuto, che era sfuggito alle sanguinose purghe di Stalin per puro caso. Questi era il 42enne Comandante di Corpo Georgij Zhukov. A metà agosto, Zhukov aveva raccolto 50.000 soldati, 216 pezzi di artiglieria e 498 veicoli blindati tra cui carri armati. Il supporto aereo era fornito da 581 velivoli. Alle 05:00 del 20 agosto 1939, Zhukov colpì. Iniziarono 200 bombardieri sovietici che martellarono le posizioni giapponesi. Quando i bombardieri si ritirarono, un massiccio sbarramento di artiglieria iniziò, durando quasi tre ore. Nel frattempo, gli aerei tornarono per un secondo bombardamento. Infine, Zhukov ordinò all’artiglieria un tiro di sbarramento di 15 minuti sui concentramenti delle truppe giapponesi. “I giapponesi erano rannicchiati nelle loro trincee sotto il bombardamento più pesante a cui qualsiasi unità giapponesi era mai stata sottoposta“, scrive Stuart D. Goldman in Nomonhan 1939: la vittoria dell’Armata Rossa che decise la seconda guerra mondiale. “L’artiglieria sparava 2-3 colpi al secondo. Terra e cielo pulsavano.”
Con la propria artiglieria eliminata, i giapponesi erano indifesi contro i carri armati dotati di lanciafiamme, che un ufficiale giapponese descrisse “sputare dardi rossi come lingue di serpenti“.  Un comandante d’artiglieria giapponese descrisse il bombardamento, riverberante come “i gong dell’inferno“. L’effetto, fisicamente e psicologicamente, fu sconvolgente. L’epilogo si ebbe quando i soldati giapponesi, traumatizzati, erano così a corto di acqua che per disperazione bevettero il liquido dei radiatori dei loro veicoli, immobilizzandoli. Ciò che seguì fu un assalto combinato. La fanteria sovietica attaccò il centro giapponese e i corazzati circondarono i fianchi giapponesi.  Nell’11.mo giorno della battaglia, la forza giapponese era decimata e circondata. Poche unità giapponesi riuscirono a rompere l’accerchiamento, ma coloro che rimasero furono finiti dagli attacchi aerei e dall’artiglieria. Il 16 settembre la guerra non dichiarata venne dichiarata finita.

Cambiare il corso della storia
Georgi-ZhukovKhalkhin-Gol ebbe due importanti risultati. Uno, assicurò le retrovie della Russia. I militaristi imperialisti del Giappone si resero conto di aver gravemente sottovalutato i sovietici. Non avrebbero mai più minacciato l’URSS. Ed infatti quando la Germania attaccò, i giapponesi, nonostante la tentazione e la pressione di Hitler, ne rimasero alla larga. Zhukov assicurò che la Germania e il Giappone non avessero mai la possibilità di collegare le loro aree conquistate attraverso la Russia. I militari sovietici, oberati, furono in grado di concentrare le proprie forze su un solo fronte. Poterono muovere 15 divisioni di fanteria, tre divisioni di cavalleria, 1.700 carri armati e 1.500 aerei dall’Estremo Oriente al fronte europeo. Questi rinforzi trasformarono l’andamento nella battaglia di Mosca nel 1941 (Ma non è vero! NdT). La battaglia catapultò Zhukov ai vertici militari sovietici. Molti dei suoi compagni di trincea a Khalkhin-Gol, in seguito, divennero importanti comandanti in tempo di guerra. S. I. Bogdanov, Capo di Stato Maggiore di Zhukov, continuò a comandare la Seconda Armata corazzata della Guardia, una delle formazioni meccanizzate d’élite che giocarono un ruolo importante nella sconfitta della Germania. Khalkhin-Gol dimostrò la fattibilità delle tattiche militari sovietiche. Un anno dopo aver contrattaccato respingendo i tedeschi da Mosca, Zhukov pianificò ed eseguì la sua offensiva nella battaglia di Stalingrado, utilizzando una tecnica simile a Khalkhin-Gol. In questa battaglia, le forze sovietiche mantennero il nemico al centro, costruendo una forza massiccia nelle zone inosservate, e lanciò un attacco a tenaglia intrappolando i tedeschi.
In secondo luogo, i pianificatori della guerra giapponesi cominciarono a guardare ai possedimenti coloniali inglesi, francesi e olandesi nel sud-est asiatico, che offrivano maggiori prospettive di espansione. Mentre gli eserciti europei venivano sonoramente battuti dalla Germania, il Gruppo per l’Attacco a Sud discese spazzando e occupando le loro colonie uno a uno, con la più spettacolare vittoria avutasi nella battaglia di Singapore, dove sconfissero 135.000 truppe inglesi. L’umiliazione degli ufficiali e dei soldati inglesi di fronte ai popoli asiatici assoggettati, giocò un ruolo enorme nel porre fine al colonialismo in Asia. La marcia d’inversione del Giappone, inoltre, lo gettò a capofitto nella guerra contro gli Stati Uniti, con il susseguente brillante, anche se in definitiva controproducente, attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.
Il resto, come si dice, è storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Thatcher aiutò Pol Pot

John Pilger, Global Research, 11 aprile 2013

I media aziendali elogeranno Margaret Thatcher e criticheranno coloro che oseranno approfittare della sua morte per sottolinearne i tanti terribili crimini. Ma tra i suoi tanti crimini ignorati, vi fu il sostegno del suo governo al genocida Pol Pot, guida dei Khmer Rossi, negli anni ’80. Di seguito viene riportato un articolo del giornalista indipendente John Pilger, sul supporto che l’occidente, tra cui la Thatcher, diedero ai Khmer Rossi. E’ stato pubblicato il 17 aprile 2000 sul New Statesman. Visita John Pilger.com per gli altri articoli, vedasi anche l’archivio degli articoli Pilger su Global Research.

A Cambodian woman looks at portraits of
Il 17 aprile sarà l’anniversario dell’ingresso dei Khmer Rossi di Pol Pot a Phnom Penh. Nel calendario del fanatismo, questo fu l’Anno Zero da cui, di conseguenza, due milioni di persone, un quinto della popolazione della Cambogia, dovettero morirne. Per celebrarne l’anniversario, il malvagio Pol Pot verrà ricordato, quasi come un atto rituale per i voyeur della politica oscura e inspiegabile. Per i gestori del potere occidentale, nessuna vera lezione ne sarà tratta, in quanto nessuna connessione verrà fatta tra loro e i loro predecessori, con il compare faustiano Pol Pot. Eppure, senza la complicità dell’occidente, l’Anno Zero non ci sarebbe mai stato, né la minaccia del suo ritorno sarebbe perdurata per tanto tempo.
I documenti declassificati del governo degli Stati Uniti, lasciano pochi dubbi sul fatto che il bombardamento segreto e illegale dell’allora neutrale Cambogia da parte del presidente Richard Nixon e di Henry Kissinger, tra il 1969 e il 1973, abbia causato tanta morte e devastazione, da essere un aiuto fondamentale per la presa del potere di Pol Pot. “Usano i danni causati dagli attacchi dei B-52 quale tema principale della loro propaganda“, riportava il 2 maggio 1973 il direttore delle operazioni della CIA. “Quest’approccio ha portato al riuscito arruolamento di giovani. I residenti dicono che la campagna propagandistica è stata efficace presso i rifugiati delle aree oggetto degli attacchi dei B-52“. Nei bombardamenti, equivalenti a cinque Hiroshima, di una società contadina, Nixon e Kissinger uccisero circa mezzo milione di persone. L’Anno Zero iniziò, in effetti, con il loro bombardamento, catalizzando la nascita di un piccolo gruppo settario, i Khmer Rossi, la cui combinazione di maoismo e medievalismo era senza base popolare.
Dopo due anni e mezzo di potere, i Khmer Rossi furono rovesciati dai vietnamiti nel Natale 1978. Nei mesi e negli anni che seguirono, Stati Uniti, Cina e i loro alleati, in particolare il governo Thatcher, sostennero Pol Pot ora in esilio in Thailandia. Era il nemico del loro nemico: il Vietnam, la cui liberazione della Cambogia non avrebbe mai potuto essere riconosciuta, perché venuta dalla parte sbagliata della guerra fredda. Per gli statunitensi, che ora sostenevano Pechino contro Mosca, era anche un regolamento di conti, dopo la loro umiliazione sui tetti di Saigon. A tal fine, le Nazioni Unite furono abusate dalle potenze. Anche se il governo dei Khmer Rossi (la “Kampuchea democratica”), aveva cessato di esistere nel gennaio 1979, i suoi rappresentanti poterono continuare a occupare il seggio della Cambogia alle Nazioni Unite. Infatti, gli Stati Uniti, la Cina e la Gran Bretagna insistettero su ciò. Nel frattempo, un embargo sulla Cambogia del Consiglio di sicurezza  aggravò le sofferenze di una nazione traumatizzata, mentre i Khmer Rossi in esilio ebbero quasi tutto quello che volevano. Nel 1981, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, dichiarò: “Ho incoraggiato i cinesi a sostenere Pol Pot.” Gli Stati Uniti, aggiunse, “fecero pubblicamente l’occhiolino” alla Cina, che inviava armi ai Khmer Rossi.
In effetti, gli Stati Uniti stavano finanziando segretamente Pol Pot in esilio dal gennaio 1980. La portata di tale sostegno, 85 milioni di dollari nel 1980-1986, fu rivelata nella corrispondenza di un membro della Commissione Esteri del Senato. Sul confine tra Thailandia e Cambogia, la CIA e altre agenzie d’intelligence istituirono il Gruppo di emergenza per la Kampuchea, che si assicurava che gli aiuti umanitari finissero nei campi profughi nelle enclavi dei Khmer Rossi, oltre il confine. Due operatori umanitari statunitensi, Linda Mason e Roger Brown, in seguito scrissero: “Il governo degli Stati Uniti insisteva a rifornire i Khmer Rossi… gli Stati Uniti preferivano che l’operazione a vantaggio dei Khmer Rossi avesse la credibilità di una operazione di soccorso internazionale”. Sotto la pressione statunitense, il Programma alimentare mondiale consegnò 12 milioni di dollari in cibo all’esercito thailandese per trasferirlo ai Khmer Rossi. “Da 20.000 a 40.000 guerriglieri di Pol Pot ne beneficiarono“, scrisse Richard Holbrooke, l’allora sottosegretario di Stato. Fui testimone di ciò. Viaggiando con un convoglio di 40 camion delle Nazioni Unite, sono arrivato in una base dei Khmer Rossi a Phnom Chat. Il comandante della base era il famigerato Nam Phann, noto agli operatori umanitari come “il macellaio” o l’Himmler di Pol Pot. Dopo che le forniture venivano scaricate letteralmente ai suoi piedi, disse: “La ringrazio molto, ne vogliamo di più“. Nel novembre dello stesso anno, 1980, vi fu un contatto diretto tra la Casa Bianca e i Khmer Rossi, quando il dottor Ray Cline, un ex vice-direttore della CIA, compì una visita segreta in una sede operativa dei Khmer Rossi. Cline era allora consigliere della politica estera per la squadra di transizione del neopresidente Reagan.
Nel 1981, un certo numero di governi era decisamente a disagio verso la farsa del riconoscimento continuo delle Nazioni Unite dell’ex-regime di Pol Pot. Qualcosa doveva essere fatto. L’anno successivo, gli Stati Uniti e la Cina inventarono la coalizione governativa della Kampuchea Democratica, che non era né una coalizione, né democratica, né un governo, né era in Kampuchea (Cambogia). Era quello che la CIA chiama “un’illusione maestra”. Il principe Norodom Sihanouk ne fu posto alla guida, senza cambiare quasi nulla. I due membri “non-comunisti”, i sihanoukisti, guidati dal figlio del principe, Norodom Ranariddh, e il Fronte di Liberazione Nazionale del Popolo Khmer, erano dominati, diplomaticamente e militarmente, dai Khmer Rossi. Uno dei compari di Pol Pot, Thaoun Prasith, dirigeva l’ufficio delle Nazioni Unite a New York. A Bangkok, gli statunitensi fornirono alla “coalizione” piani operativi, uniformi, denaro e intelligence satellitare; le armi provenivano direttamente dalla Cina e dall’occidente, via Singapore. La foglia di fico non-comunista permise al Congresso, stimolato dal fanatico guerriero freddo Stephen Solarz, presidente di una potente commissione, di approvare 24 milioni di dollari in aiuti alla “resistenza”.
Fino al 1989 il ruolo della Gran Bretagna in Cambogia rimase segreto. Le prime notizie apparvero sul Sunday Telegraph, scritte da Simon O’Dwyer-Russell, corrispondente in diplomazia e difesa con stretti contatti professionali e familiari con le SAS. Rivelò che le SAS si occupavano dell’addestramento delle forze guidate da Pol Pot. Poco dopo, Jane Defence Weekly riferì che l’addestramento inglese dei membri “non-comunisti” della “coalizione”, andava avanti “nelle basi segrete in Thailandia da più di quattro anni“. Gli istruttori erano delle SAS, “tutto il personale in servizio militare, tutti veterani del conflitto delle Falkland guidati da un capitano“. L’addestramento dei cambogiani divenne un’operazione esclusivamente britannica dopo che lo scandalo armi-per-ostaggi “Irangate” scoppiò a Washington nel 1986. “Se il Congresso avesse scoperto che gli statunitensi erano coinvolti nell’addestramento clandestino in Indocina, per non parlare di Pol Pot“, una fonte del ministero della Difesa disse a O’Dwyer-Russell, “la palla sarebbe stata subito passata. Fu uno di quei classici accordi Thatcher-Reagan.” Inoltre, Margaret Thatcher si era lasciata sfuggire, per la costernazione del ministero degli Esteri, che “i più ragionevoli tra i Khmer Rossi dovranno avere la loro parte in un futuro governo“.
Nel 1991 ho intervistato un membro dello Squadrone “R” (riserva) delle SAS, che aveva operato sul confine. “Abbiamo addestrato i KR su molto materiale tecnico, molto sulle mine“, ha detto. “Abbiamo usato le mine che provenivano dalla Royal Ordnance in Gran Bretagna, che abbiamo avuto attraverso l’Egitto cambiandone i codici d’identificazione… Gli abbiamo anche addestrati  psicologicamente. In un primo momento volevano solo andare nei villaggi e fare a pezzi la gente.  Gli abbiamo detto come farlo facilmente…” La risposta del Foreign Office fu menzognera. “La Gran Bretagna non fornisce aiuto militare di qualsiasi forma alle fazioni cambogiane“, aveva dichiarato in una risposta parlamentare. L’allora primo ministro, Thatcher, scrisse a Neil Kinnock: “Confermo che non c’è un coinvolgimento di qualsivoglia natura del governo britannico, nell’addestramento o cooperazione con le forze dei Khmer Rossi o dei loro alleati.” Il 25 giugno 1991, dopo due anni di smentite, il governo finalmente ammise che le SAS avevano segretamente addestrato la “resistenza” fin dal 1983. Un rapporto di Asia Watch dettagliava che le SAS avevano insegnato “l’uso di ordigni esplosivi improvvisati, trappole esplosive, la fabbricazione e l’uso di ordigni a tempo“. L’autore del rapporto, Rae McGrath (che ha condiviso un Nobel per la Pace per la campagna internazionale sulle mine antiuomo), scrisse sul Guardian che “l’addestramento delle SAS fu una politica irresponsabile e cinica“.
Quando una “forza di pace” delle Nazioni Unite finalmente arrivò in Cambogia, nel 1992, il patto faustiano non venne svelato. Dichiarata semplicemente “fazione in guerra”, i Khmer Rossi furono accolti a Phnom Penh dai funzionari delle Nazioni Unite, ma non dal popolo. Il politico occidentale che li accreditava al “processo di pace”, Gareth Evans (allora ministro degli Esteri australiano),  invocò un approccio “equilibrato” ai Khmer Rossi, mettendo in discussione il genocidio definendolo “uno specifico ostacolo bloccante”. Khieu Samphan, primo ministro di Pol Pot negli anni del genocidio, accolse il saluto delle truppe delle Nazioni Unite, con il loro comandante, il generale australiano John Sanderson, al suo fianco. Eric Falt, portavoce delle Nazioni Unite in Cambogia, mi disse: “Il processo di pace è volto a consentire [ai Khmer Rossi] di acquisire rispettabilità“. Le conseguenze del coinvolgimento delle Nazioni Unite furono la non ufficiale cessione di almeno un quarto della Cambogia ai Khmer Rossi, (in base alle mappe militari delle Nazioni Unite), la persistenza di una guerra civile a bassa intensità e l’elezione di un governo impossibile, condiviso tra “due primi ministri”: Hun Sen e Norodom Ranariddh. Il governo di Hun Sen in seguito vinse definitivamente una seconda elezione. Spesso autoritario e brutale, ma per gli standard cambogiani straordinariamente stabile, il governo guidato dall’ex dissidente dei Khmer Rossi, Hun Sen, che era fuggito in Vietnam negli anni ’70, da allora ha concluso degli accordi con gli esponenti del periodo di Pol Pot, in particolare con la fazione dissidente di Ieng Sary, pur negando l’immunità giudiziaria agli altri.
Una volta che il governo di Phnom Penh e le Nazioni Unite furono d’accordo sulla forma, un tribunale internazionale per crimini di guerra sembrò costituirsi. Gli statunitensi non vogliono che i cambogiani processino nessuna fazione; la loro comprensibile preoccupazione è che non solo i Khmer Rossi vengano incriminati. L’avvocato cambogiano della difesa di Ta Mok, il leader militare dei Khmer Rossi catturato nel 1999, disse: “Tutti gli stranieri interessati devono essere chiamati alla sbarra, e non ci saranno eccezioni… Madeleine Albright, Margaret Thatcher, Henry Kissinger, Jimmy Carter, Ronald Reagan e George Bush… abbiamo intenzione di invitarli a dire al mondo perché supportavano i Khmer Rossi.” Si tratta di un principio importante, di cui quelli di Washington e Whitehall, che attualmente sostengono tirannie sanguinarie altrove, dovrebbero prendere nota.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La mafia di Bush e l’armamento di Saddam Hussein

Dean Henderson – 20 marzo 2013

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La lega criminale di Bush
Nel 1984 il vicepresidente George Bush fece pressione sul presidente dell’Export-Import Bank (BEI) William Draper affinché fornisse al governo di Saddam un miliardo di dollari dei contribuenti  USA in prestiti garantiti per il progetto di un gasdotto in Iraq. Bush ricevette una nota segreta dall’assistente per il Medio Oriente del segretario di Stato Richard Murphy, la cui Murphy Associates poi ripulì il Kuwait, che diceva: “liberalizzare i controlli sulle esportazioni, aiutare l’Iraq a costruire il gasdotto per il porto giordano di Aqaba, organizzare il finanziamento Ex-Im“. [580] Il gasdotto fu costruito dalla Bechtel, dove il segretario di Stato di Reagan e membro del CFR, George Pratt Schultz, era direttore. Nel 1987 Bush incontrò l’ambasciatore iracheno negli USA Nizar Hamdoon per promettere agli iracheni tecnologia militare. Bush intervenne sul presidente della BEI John Bohn, convincendolo a fornire altri 200 milioni di dollari a Saddam. Bohn era titubante perché l’Iraq aveva un ben noto record d’insolvenza sui prestiti. A partire dal 1986, doveva oltre 100 miliardi di dollari ai governi occidentali. Gran Bretagna, Francia e Giappone avevano sospeso tutti i prestiti all’Iraq.
A Bush non importava se l’Iraq era in default, lasciando i contribuenti statunitensi in asso, fin quando i suoi compari del petrolio e della difesa ci avrebbero guadagnato anche un dollaro con l’Iraq. Nel 1984-1989 5miliardi di dollari finirono nei prestiti della Commodity Credit Corporation e della BEI all’Iraq. Le imprese dalle capaci casse, oggetto del finanziamento della BEI tramite la Banca Nazionale del Lavoro (BNL), includevano Snap-On, Bristol Meyers, Dow Chemical, John Deere, Warner Lambert, Singer e Cyanamid International. Nel 1989, due anni dopo che Saddam aveva gasato i curdi, Bush firmò l’NSD-26 che impegnava gli Stati Uniti a “migliorare e ampliare i nostri rapporti con l’Iraq“. L’Iraq era entrato a far parte dell’effimero Consiglio di cooperazione arabo, orchestrato dagli USA, assieme a Egitto, Yemen del Nord e Giordania. Gli iracheni ebbero armi e grano dagli Stati Uniti, mentre i quattro cavalieri ebbero del petrolio iracheno a buon mercato. Nel 1988 gli Stati Uniti acquistavano solo 80.000 barili di greggio al giorno dall’Iraq. Nel momento in cui Saddam attaccò il Kuwait, la cifra era salita a un milione di barili/giorno, secondo una nota del dipartimento di Stato, in “condizioni favorevoli”. Poco prima della mossa di Saddam in Kuwait, gli Stati Uniti aumentarono drasticamente le importazioni di petrolio dal Kuwait a 1,1 milioni di barili/giorno. L’Exxon ne era il più grande acquirente. Nei mesi precedenti la guerra del Golfo, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti acquistò 3,4 milioni di barili/giorno dal Kuwait. Nel 1991, i prestiti della BEI cominciarono ad invadere il Kuwait per finanziare il partito della ricostruzione dei Fortune 500.
Nel gennaio 1990 Bush approvò lo status commerciale preferenziale per il regime iracheno, poco dopo che il Congresso aveva votato per vietare ogni prestito all’Iraq. Quello stesso mese l’Harken Energy si aggiudicava la più grande concessione petrolifera off shore al largo delle coste del Bahrain. L’Harken era controllata da George W. Bush, che aveva ricevuto 50.000 dollari in capitali di avviamento, possibilmente dallo sceicco saudita bin Ladin, per lanciare il predecessore dell’Harken, l’Arbusto Energy con il supporto della Halliburton e del Vicepresidente di Bush Jr. Dick Cheney. [581] Il procuratore Allen Quasha girò l’affare alla Harken di Bush Jr., così come l’insider alla Nugan Bank, suo padre William, aveva fatto nel 1961 aiutando George Bush Sr. ad ottenere i diritti per perforare il primo pozzo petrolifero in Kuwait, per conto della narco-impresa Zapata Offshore Oil. [582] Bush Jr. vendette la sua quota del 66% della Harken, con il 200% di profitto, giusto prima che “esplodesse” l’operazione Desert Storm. Secondo il procuratore di Pittsburgh Marion Gasior, molte aziende che fornivano armi all’Iraq avevano legami con gli aristocratici della Brown Brothers Harriman, dove nonno Prescott Bush aveva lavorato. Dopo la guerra del Golfo, il presidente Bush firmò un ordine esecutivo, esentando undici alti membri del suo gabinetto dai conflitti d’interesse generati dalle loro partecipazioni azionarie nelle imprese che avevano tratto profitto dalla guerra. Tra di loro c’era il segretario di Stato James Baker, che deteneva azioni di Exxon, Texaco, Amoco e altre compagnie petrolifere che ebbero enormi profitti durante la Guerra del Golfo. Baker controllava azioni di Chemical Bank, Salomon, Smith Barney e dell’industria della difesa United Technologies. Inoltre furono esentati Eagleburger e Scowcroft della Kissinger Associates, che ne uscirono egualmente puliti. Scowcroft aveva portafoglio di un milione di dollari di azioni in 40 società, tra cui gli 11 principali appaltatori della difesa e diversi giganti petroliferi. Le sue partecipazioni più rilevanti erano di Mobil, Westinghouse, Monsanto, Lockheed, ITT, Halliburton, Bank of America, Lehman Corporation, General Motors, General Electric e Royal Dutch/Shell. [583]

Armi di distruzione di massa a chiunque?
map_of_iraq.gifLa BNL era il canale principale attraverso cui si finanziavano le vendite di veicoli della General Motors all’Iraq. Una buona fetta di Wall Street agiva con la BNL in modo simile. Più inquietante è il fatto che la BNL stesse segretamente fornendo a Saddam Hussein una vasta gamma di alta tecnologia militare, un know-how approfondito per la sua ricerca di armi di distruzione di massa. Saddam ricevette software militare sensibile, saldatrici a fascio di elettroni per l’arricchimento dell’uranio, computer mainframe per la difesa, rari lubrificanti per l’arricchimento dell’uranio e un processore in fibra di vetro per produrre ogive per i missili Scud. Brett Coulson, che sedeva nell’NSC di Bush nel 1989-1991, disse poi, “Sapevamo che l’Iraq stava progredendo sul nucleare, e nei programmi di armi biologiche e chimiche“. [584] Bechtel e Lummus Crest costruirono gli impianti PC-1 e PC-2 in Iraq, che producevano ossido di etilene e glicole etilenico, componenti chiave per produrre thiodiglicole, da cui Saddam traeva il gas mostarda usato contro i curdi nel 1987. Soldati statunitensi che combatterono nell’operazione Desert Storm testimoniarono che barili di agenti chimici che si trovano in bunker iracheni, avevano la dicitura “Made in America”. Nel 1988-1989, Reagan/Bush inviarono il gas nervino binario VX in Iraq, in violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 598. Dopo l’invasione dell’Iraq, nel 2003, le truppe statunitensi trovarono taniche di VX nel deposito di armi Alcaca. Le polizze di carico  dimostravano che il Carlyle Group aveva effettuato le spedizioni. [585]
I doganieri europei tenevano d’occhio Euromac, che attraverso i suoi uffici italiani e britannici agiva come ente per l’acquisizione di armamenti dell’Iraq in quel continente. L’Euromac una volta cercò di ottenere un circuito per una bomba nucleare dalla CSI Technologies, una società californiana. La CSI informò la CIA ma non ebbe risposta. Bryan Seibert, capo dell’Ufficio classificazione e tecnologia del dipartimento dell’Energia, ebbe una risposta simile dall’unità di intelligence del dipartimento, quando gli disse delle sospette proposte irachene. L’Euromac era diretto dal dr. Safa Haji al-Habobi, che guidava il ministero della produzione industriale e militare iracheno e supervisionava il complesso militar-industriale iracheno NASSR. Al-Habobi gestiva anche la Matrix-Churchill del Regno Unito e la Babil International di Parigi, due delle principali facciate irachene per l’acquisizione di armi della BNL. Armi, spesso finanziate dalla BNL, vennero contrabbandate in Iraq attraverso i contatti della BNL in Europa orientale, che venivano compensati con lo stesso tipo di prestiti versati dalla CCC all’agente del Mossad Gerald Bull e alla Cargill continental. [586] La CIA sapeva di almeno cinque offerte, finanziate dalla BNL nel 1985-1990, vincolate all’industria della difesa irachena, ma Bush e il segretario al commercio, l’insider della Texas Commerce Bank Robert Mosbacher, dissero alla propria gente di approvare i contratti da 1,5 miliardi di dollari. [587] Rockwell International, Hewlett-Packard e Tektronix furono tra quelli che beneficiarono dell’empatia di Mosbacher per Saddam Hussein. Una volta che la BNL si accordò con la Banca centrale irachena, vi furono oltre 3.000 righe di telex sui detonatori nucleari tra le due.
La CIA disse al segretario di Stato James Baker delle capacità nucleari irachene, nel settembre 1989. Un mese dopo, Baker assicurò il ministro degli Esteri iracheno che i controlli sulle esportazioni verso il suo Paese non sarebbero stati irrigiditi, approvando anche un pacchetto da un  miliardo di dollari in aiuti alimentari a Baghdad. Nel luglio del 1989 la task force di monitoraggio sui rapporti dell’intelligence sull’Iraq del dipartimento dell’Energia, venne improvvisamente sciolta. La CIA non solo sapeva che gli esportatori statunitensi di materiale sensibile in Iraq erano società di copertura irachene, ma che gestivano anche molte di queste facciate. Secondo il Senate Intelligence Committee, sia la RD&D che la Rexon Tecnology erano facciate usate dalla CIA per armare l’Iraq. Dale Toler, capo della RD&D, aveva lavorato alla NSA. William Muscarella, presidente di XYZ Options, disse che la CIA era pienamente consapevole che la sua ditta addestrava tecnici iracheni a Topeka, Kansas, per gestire una fabbrica di armi segreta da costruire nel complesso iracheno di al-Atheer. Nel 1987, il dr. Richard Fuisz fu invitato a visitare un impianto della Terex a Motherwell, in Scozia. La Terex era stata scorporata l’anno prima dal membro dell’US/Iraqi Business Forum e cliente della BNL, General Motors. Fuisz testimoniò al Congresso che vide autocarri fuoristrada i cui cassoni ribaltabili erano stati sostituiti con lastre di metallo forate. Il direttore dello stabilimento gli disse che i camion sarebbero diventati dei “lanciarazzi per l’esercito iracheno“. In seguito furono dotati di missili Scud lanciati contro le forze USA e Israele durante la guerra del Golfo. [588]
La Canira Technical Corporation irlandese fu un’importante facciata per l’acquisto di armamenti iracheno, come la Kintex della Bulgaria. La Kintex, come la milanese Stibam Corporation che gestì l’affare del rilascio degli ostaggi degli iraniani, era una società di copertura dei fascisti turchi dei Lupi grigi, che usavano questo conglomerato di Sofia per il contrabbando dell’eroina della mezzaluna d’oro in Europa attraverso la Bulgaria. Quando lo Scià di Persia fu deposto, i Lupi grigi trovarono un nuovo fornitore nei mentori dei mujahidin afghani e pakistani. Ora usavano la loro facciata della Kintex per armare Saddam, con strizzatina d’occhio e cenni del capo di Langley. Bert SerVass, un amico di Indianapolis della famiglia Quayle e principale sostenitore dei reverendi Pat Robertson e Robert Schuler, ottenne dalla BNL i finanziamenti per la sua Servass Inc. per costruire un impianto per il riciclaggio dei bossoli di ottone in Iraq. SerVass ebbe l’aiuto del vicepresidente Dan Quayle, la cui famiglia controlla la Eli Lilly, in cui il capo di Dan, George Bush, era stato amministratore delegato. La nomina di Quayle a vicepresidente era presumibilmente un rimborso per il finanziamento dal gigante farmaceutico della carriera politica di Bush. Servass era presidente del Consiglio comunale di Indianapolis, proprietario del Saturday Evening Post, agente dell’OSS in Cina e sostenitore del regime dell’apartheid sudafricano. Un autore del Post una volta raccontò di come SerVass volesse scrivere un articolo, su richiesta di Richard Helms, esaltando le virtù della CIA. Lo scrittore disse che quando SerVass chiamava Helms, “andava subito dritto avanti“. Indianapolis è anche la sede del killer della CIA John Hull. La BNL si assunse un prestito della American Bank & Trust Company (ABTC) di Tulsa alla società metalmeccanica di Stato dell’Iraq. Il presidente della ABTC, Fred Henke, portò l’Utica National Bank & Trust a prestare dei milioni alla Global International Airways di Farhad Azima, fondamentale nello sforzo di Reagan per armare gli ayatollah. L’ex presidente della ABTC, Victor Thompson, fu costretto a dimettersi a causa di irregolarità mentre guidava la Synthetic Fuels Corporation di Reagan. Il figlio di Robert Thompson formò una società di consulenza con Prescott Bush nel 1983. Agì come factotum nelle amministrazioni di Reagan e Bush padre. Entrambi erano sotto inchiesta da parte del Congresso per traffici con l’affarista e saccheggiatore di risparmi dell’Arizona, dall’appropriato nome di James Fail. [589]
Anche i tedeschi presero parte all’affare. Krupp-Widia e Hertel vendettero all’Iraq utensileria in carburo di tungsteno per produrre proiettili di artiglieria, fabbricata dalla Kennametal di Latrobe, Pennsylvania. Ironia della sorte, quando un missile Scud iracheno colpì una caserma statunitense a Dhahran, Arabia Saudita, durante la Guerra del Golfo, la maggior parte dei 28 soldati statunitensi rimasti uccisi era di Latrobe. La Kennametal ebbe a che fare con la Matrix-Churchill e il trafficante d’armi cileno Carlos Cardoen, nel rifornire il complesso per le munizioni iracheno NASSR. Altre società tedesche che contribuirono alla costruzione del complesso militare iracheno sono Daimler-Benz, Messerschmitt, Gildemaster, Ferrostaal, Thyssen, SMS Hasenclever, Karl Kolb e Siemens. Karl Kolb controllava l’impianto pilota costruito per il complesso per la produzione di armi chimiche di Samarra, che produsse l’iprite usata contro i curdi. La Siemens fornì a Saddam tecnologia nucleare sensibile. [590] Il progetto Condor II era un programma militare congiunto tra Argentina, Egitto e Iraq finanziato dalla BNL, con contratti con Mack Truck, Hewlett Packard, Halliburton Dresser Industries, Caterpillar, Ingersoll Rand e Mannesmann Demag. La BNL finanziava la vendita di armi francesi all’Iraq, nel 1984, per conto della Luchaire, il più grande produttore privato di armi della Francia. Nel 1989 la BNL era uno dei due principali istituti di credito in Messico, dove il presidente Carlos Salinas e suo fratello Raul erano occupati nel riciclaggio di denaro della droga attraverso la Texas Commerce Bank di James Baker. La BNL era diventata un canale della NATO per l’attività della massonica P-2 e per le vendite di missili Sidewinder all’Italia, finanziate dagli Stati Uniti nel 1986. L’agente doppiogiochista Aldrich Ames aveva un conto presso la BNL di Roma.
Quando scoppiò lo scandalo BNL, 68 documenti del dipartimento del Commercio furono modificati sostituendo “commerciale” a “militare”. Il sottosegretario al Commercio Dennis Kloskie, cui fu ordinato di modificare i documenti, poi disse che le sue azioni furono approvate da un organo inter-agenzie. Norman Bailey della NSA ammise, “...le autorità sapevano tutto e approvavano. Usavano questo canale per il finanziamento di talune attività.” L’Iraq acquistò armi per un valore di 46,7 miliardi dollari negli anni ’80, la più grande acquisizione di armi moderne di un Paese del Terzo Mondo. Tale acquisizione fu finanziata dalla BNL, con la tacita approvazione del governo degli Stati Uniti. Quando l’Iraq andò in default sui mutui della BNL, i contribuenti statunitensi de facto pagarono Saddam Hussein nella sua corsa allo sviluppo di armi di distruzione di massa.

Note
[580] “Bush Lobbied to Aid Saddam for Years”. Los Angeles Times. 3-3-92
[581] The Outlaw Bank: A Wild Ride into the Heart of BCCI. Jonathan Beaty and S.C. Gwynne. Random House. New York. 1993. p.226
[582] “Arming Saddam Hussein”. Patrick Barnard. Commonweal. 6-5-92
[583] “Kissinger Associates, Scowcroft, Eagleburger, Stoga, Iraq and BNL”. Chair Henry Gonzalez. H2694. Senate House Banking Committee. 4-28-92
[584] “US Contributed Significantly to Saddam’s Bomb Arsenal”. AP. Northwest Arkansas Morning News. 11-1-92. p.1
[585] “Paranote”. Paranoia. #41. Spring 2006. p.64 (waynemadsenreport.com)
[586] “Arming Saddam Hussein”. Patrick Barnard. Commonweal. 6-5-92 p.5
[587] “CIA Knew about Defense Sales to Iraq”. Rocky Mountain News. 10-30-92
[588] Shell Game: A True Story of Banking, Spies, Lies, Politics and the Arming of Saddam Hussein. Peter Mantius. St. Martin’s Press. New York. 1995. p.80
[589] American Banker/Bond Buyer. 4-27-92
[590] “My Advice to the Privileged Orders”. Chairman Henry Gonzalez (D-TX) H206. Senate House Banking Committee. 2-3-92

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Omicidi indotti per infarto e cancro

Oriental Review 9 marzo 2013
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Un articolo pubblicato da Veterans Today un anno e mezzo fa, acquista un nuovo significato dopo la dipartita di Chavez… 

Nel 1975, durante le audizioni del Comitato Church, venne alla luce l’esistenza di un’arma per assassini occulti. La CIA aveva sviluppato un veleno che uccideva la vittima con un infarto immediato. Questo veleno poteva essere congelato sotto forma di dardo e poi sparato da una pistola. La pistola era in grado di sparare il proiettile di ghiaccio a una velocità tale che il dardo avrebbe attraversato i vestiti del bersaglio e lasciato solo un piccolo segno rosso. Una volta nel corpo, il veleno si scioglieva e veniva assorbito nel sangue causando l’infarto! Il veleno fu sviluppato per non essere rilevabile dalle autopsie moderne.
Si può indurre il cancro in una persona? Se il cancro negli animali può essere causato iniettandogli  virus e batteri, sarebbe certamente possibile fare lo stesso con gli esseri umani! Nel 1931, Cornelius Rhoads, un patologo del Rockefeller Institute for Medical Research, infettò volutamente delle cavie umane a Puerto Rico con cellule tumorali, 13 di loro morirono. Anche se un dottore portoricano scoprì in seguito che Rhoads aveva volutamente coperto alcuni dei dettagli del suo esperimento e Rhoads rese una testimonianza scritta attestante che credeva che tutti i portoricani dovessero essere uccisi, in seguito lavorò agli impianti di guerra biologica dell’esercito degli Stati Uniti di Fort Detrick in Maryland (all’origine del virus dell’HIV/AIDS, del virus dell’influenza aviaria e del virus dell’influenza suina/A-H1N1), Utah e Panama, e venne nominato all’US Atomic Energy Commission, dove iniziò una serie di esperimenti sull’esposizione alle radiazioni di soldati e pazienti civili statunitensi. La risposta alla domanda, si può indurre il cancro su una persona, è sì.
Dopo quasi 80 anni di ricerche e sviluppi, ora c’è un modo per simulare un infarto vero e proprio e suscitare il cancro in una persona sana. Entrambi sono stati utilizzati come mezzi di assassinio. Solo un patologo molto esperto, che sappia esattamente cosa cercare nell’autopsia, è in grado di distinguere un assassinio per infarto o cancro indotto. La morte per attacco cardiaco, aneurisma, emorragia cerebrale è dovuta a “causa naturale”? No, se le agenzie governative hanno trovato un modo per influenzare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna o la dilatazione vascolare. La ricerca neurologica ha scoperto che il cervello ha frequenze specifiche per ogni movimento volontario chiamato ‘set di preparazione’. Sparando al petto un fascio di microonde con frequenze ELF emesse dal cuore, questo organo può essere soggetto a uno stato caotico, il cosiddetto infarto. In questo modo, i leader dei partiti politici che sono inclini ad attacchi di cuore, possono essere uccisi prima che possano causare problemi.
Jack Ruby morì di cancro poche settimane dopo che la sua condanna per omicidio era stata annullata in corte d’appello e gli venisse ordinato di affrontare un processo fuori da Dallas, consentendogli così di parlare liberamente, se lo voleva. Ci fu poca esitazione in Jack Ruby nell’uccidere Lee Harvey Oswald, per impedirgli di parlare, quindi non c’è motivo di sospettare che ci sarebbe stata maggiore considerazione se Jack Ruby avesse rappresentato una minaccia per le persone del governo degli Stati Uniti che avevano cospirato per uccidere il Presidente degli Stati Uniti d’America John F Kennedy.
Matt Simmons, esperto petrolifero, venne assassinato per essere diventato uno spifferatore sull’insabbiamento dall’amministrazione Obama del disastro della BP nel Golf del Messico. Il banchiere Matt Simmons, morto improvvisamente, era un insider dell’industria energetica e consigliere del presidente, il cui profilo salì quando scrisse che l’Arabia Saudita era a corto di petrolio e che il mondo aveva raggiunto il picco (petrolifero). Simmons, 67 anni, era morto nella sua casa estiva nel Maine. L’autopsia del medico legale dello Stato concluse che era morto per annegamento accidentale “con la malattia al cuore come fattore indicente.” Il suo best-seller del 2005, Twilight in the Desert: The Coming Saudi Oil Shock and the World Economy, lo rese assai noto al pubblico. Il libro sostiene che l’Arabia Saudita ha enormemente sopravvalutato le dimensioni delle sue riserve di petrolio, e che il mondo era sull’orlo di una grave penuria di petrolio, mentre i giacimenti di petrolio si esauriscono. Questa rivelazione è sostenuta dall’Iran. L’Iran sa che il petrolio del Medio Oriente sta rapidamente esaurendosi e per questo motivo si concentra sulla costruzione di reattori nucleari. Una volta che il petrolio si esaurirà l’Iran sarà l’unico Paese del Medio Oriente energeticamente autosufficiente. Tutti gli altri Paesi del Medio Oriente, tra cui l’Arabia Saudita, diventeranno Stati del Terzo Mondo impoveriti.
tumblr_lmfk9xDjSd1qzezzfo1_400Anche l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic è stato assassinato. Fu trovato morto nel centro di detenzione del Tribunale dell’Aja. Milosevic affrontava accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità per il suo presunto ruolo centrale nelle guerre in Bosnia, Croazia e Kosovo durante gli anni ’90. Fu anche accusato di genocidio nella guerra di Bosnia del 1992-1995, in cui morirono 100.000 persone. Milosevic scrisse una lettera il giorno prima della morte sostenendo di essere stato avvelenato in prigione. L’autopsia verificò la sua affermazione dimostrando che il corpo di Milosevic conteneva un farmaco che rendeva inefficaci il suo farmaco per la pressione alta e le condizioni del cuore, provocando l’infarto che l’ha ucciso. L’ex agente dell’MI6 Richard Tomlinson ha detto ai giornalisti di aver visto i documenti, del 1992, che discutevano dell’assassinio di Milosevic per mezzo di un incidente d’auto, in cui il conducente sarebbe stato accecato da un lampo di luce e un telecomando che avrebbe messo fuori controllo i freni, causando un incidente. Questa stessa tecnica è stata utilizzata realmente per l’omicidio della principessa Diana.
Se Milosevic è stato assassinato, in ultima analisi chi è il responsabile? La NATO. Perché la NATO? Perché anche se l’ICTY (o ‘Tribunale dell’Aja’) si presenta al mondo come organismo delle Nazioni Unite, i funzionari della NATO hanno chiarito al pubblico che appartiene in realtà alla NATO. La NATO ha nominato i pubblici ministeri e i giudici che esclusero di analizzare eventuali accuse di crimini di guerra contro la NATO. Ne consegue che Slobodan Milosevic, che era un prigioniero del carcere di Scheveningen del Tribunale dell’Aja quando è morto, era prigioniero della NATO. La NATO aveva sia il movente che l’opportunità per ucciderlo. Nel marzo 2002, Milosevic presentò al tribunale dell’Aja, controllato dalla NATO, dei documenti dell’FBI che dimostravano che sia il governo degli Stati Uniti che la NATO avevano fornito sostegno finanziario e militare ad al-Qaida per aiutare il Kosovo Liberation Army nella sua guerra contro la Serbia. Questo non andò giù al Pentagono e alla Casa Bianca, che all’epoca stavano cercando di vendere la guerra al terrore e si preparavano a giustificare l’invasione dell’Iraq.
Durante il processo a Milosevic per crimini di guerra, la NATO ha affermato che i serbi avevano commesso un massacro di civili albanesi nella città del Kosovo di Racak. Le prove presentate in tribunale dimostrarono che la pretesa della NATO era una bufala. Questo era particolarmente imbarazzante, perché la denuncia del massacro di Racak fu la scusa che la NATO utilizzò per iniziare a bombardare i serbi, il 24 marzo 1999 (il bombardamento a tappeto effettuato dall’US Air Force, autorizzato dall’allora presidente Bill e da Hillary Clinton). Poi la NATO sostenne che i serbi avrebbero presumibilmente ucciso 100.000 civili albanesi. Tuttavia, gli stessi scienziati della NATO dissero che non riuscivano a trovare nemmeno il corpo di un civile albanese ucciso dalle forze di Milosevic. L’incapacità di trovare eventuali corpi, alla fine, portò alla pretesa assurda della NATO che i serbi avevano presumibilmente coperto il genocidio spostando migliaia di corpi, su dei camion congelatori, in Serbia (mentre Bill Clinton bombardava a tappeto il luogo) senza lasciare alcuna traccia. Ma il Tribunale dell’Aja dimostrò che anche queste accuse erano del tutto fraudolente.
Milosevic fece diversi discorsi in cui disse come un gruppo ombra internazionalista avesse provocato il caos nei Balcani perché era il passo successivo sulla strada del “nuovo ordine mondiale”. Durante un discorso del febbraio 2000 al Congresso serbo, Milosevic dichiarò: La “Piccola Serbia e il suo popolo hanno dimostrato che la resistenza è possibile. Applicata a un livello più ampio, in primo luogo organizzandola come ribellione morale e politica contro la tirannia, l’egemonia, il monopolio che generano odio, paura, nuove violenze e vendette contro i campioni della libertà delle nazioni e dei popoli, una tale resistenza potrebbe fermare l’escalation dell’inquisizione moderna. Bombe all’uranio, manipolazioni informatiche, giovani assassini tossicodipendenti e teppisti nazionali corrotti e ricattati, promossi ad alleati del nuovo ordine mondiale, questi sono gli strumenti dell’inquisizione che hanno superato, in crudeltà e cinismo, tutte le forme precedenti di violenze vendicative commesse contro l’umanità, in passato.”
Le prove che collegavano Milosevic ai genocidi come a Srebrenica, in cui morirono 7.000 musulmani, si sono dimostrate fraudolente. In realtà, Srebrenica era una ‘zona di sicurezza delle Nazioni Unite’, ma proprio come in Ruanda, i caschi blu si ritirarono deliberatamente e permisero il massacro, accusò allora Milosevic. L’esposizione di Milosevic del coinvolgimento delle Nazioni Unite nel massacro di Srebrenica fu un altro motivo per cui le trascrizioni del tribunale sono state pesantemente modificate e censurate dalla NATO, e un altro fattore che spinse la NATO ad assassinarlo mentre era sotto la sua custodia. Il tribunale dell’Aja della NATO è chiaramente un tribunale illegale il cui unico scopo è convincere la gente comune, in tutto il mondo, che la distruzione a opera della NATO della Jugoslavia era giustificata. Dal momento che la NATO non l’ha dimostrato al proprio tribunale (per la totale assenza di prove che lo rendeva difficile), vi era infatti un potente motivo della NATO per uccidere Milosevic, evitare la sua assoluzione. In questo modo, la NATO può continuare a sostenere che Milosevic fosse colpevole, e nessuno avrebbe iniziato ad esaminare la montagna di prove che dimostra che furono i leader della NATO (in particolare il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton) che commisero crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio in Jugoslavia.
Così tante persone sono state fatte colpite dal cancro in un momento opportuno nella storia, quando giunse il momento di porre la domanda “chi è l’assassino che uccide tramite l’induzione di cancro o di infarti“? Chi ha ordinato gli omicidi e perché?  Charles Senseney, uno sviluppatore di armi della CIA a Fort Detrick, nel Maryland, testimoniò al comitato sull’intelligence del Senato, nel settembre 1975, descrivendo la pistola-ombrello che sparava un dardo velenoso che aveva ideato. Disse che è stato sempre utilizzato tra la folla con ombrelli aperti, sparando tra la folla in modo che non avrebbe attirato l’attenzione. Dato che era silenziato, nessuno tra la folla avrebbe sentito e l’assassino avrebbe semplicemente piegato l’ombrello e andato via con la folla. Le riprese video dell’assassinio di John F. Kennedy mostrano la pistola ombrello usata sulla Dealey Plaza. Prove video degli eventi del 22 novembre 1963 mostrano che il primo colpo sparato, in quel giorno fatidico, sembra avesse avuto un effetto paralizzante su Kennedy. I suoi pugni si erano stretti e la testa, le spalle e le braccia sembrarono irrigidirsi. L’autopsia ha rivelato che c’era una piccola ferita d’ingresso nel collo, ma senza evidenza del passaggio di un proiettile nel collo e nessun proiettile corrispondente a quelle piccole dimensioni è stato mai recuperato.
wicked-bb-gun-300x246Charles Senseney testimoniò che la sua Divisione Operazioni Speciali di Fort Detrick aveva ricevuto incarichi dalla CIA per sviluppare armi esotiche. Una delle armi era una pistola per dardi che poteva sparare un dardo velenoso a un cane da guardia, mettendolo fuori servizio per diverse ore. Il dardo e il veleno non lasciavano traccia, in modo che l’esame non avrebbe rivelato che i cani erano stati messi fuori combattimento. La CIA ordinò circa 50 di queste armi e li usò operativamente. Senseney ha detto che i dardi avrebbero potuto essere utilizzati per uccidere esseri umani e non poteva escludere la possibilità che questo sia stato fatto dalla CIA.
Un particolare tipo di veleno sviluppato della CIA induce infarto e non lascia traccia di una qualsiasi influenza esterna, a meno che l’autopsia sia condotta per verificare la presenza di questo veleno particolare. La CIA rivelò questo veleno in diversi resoconti nei primi anni ’70. La CIA rivelò anche l’arma che sparava i dardi che inducono infarto, nel corso di un’audizione al Congresso. Il dardo di questa arma segreta della CIA era in grado di penetrare l’abbigliamento senza lasciare traccia, ma solo un puntino rosso sulla pelle. Alla penetrazione del dardo mortale, l’individuo bersagliato può sentire come un morso di una zanzara, o non sentire nulla. Il dardo velenoso si disintegra completamente entrando nel bersaglio. Il veleno letale poi entra rapidamente nel flusso sanguigno causando l’infarto. Una volta che il danno è fatto, il veleno sparisce rapidamente, in modo che all’autopsia sia improbabile rilevare che l’infarto sia stato causato da qualcosa di diverso dalle cause naturali. Un ex agente della CIA aveva rivelato che i dardi erano fatti con veleno liquido congelato. Rivelò che il dardo si scioglieva nel bersaglio e lasciava solo un  minuscolo puntino rosso d’ingresso, lo stesso tipo di piccola ferita d’ingresso trovata durante l’autopsia di John F. Kennedy.
Da oltre 50 anni gli omicidi sono stati eseguiti in modo abile, lasciando l’impressione che le vittime siano morte per cause naturali. Dettagli di alcune delle tecniche utilizzate per raggiungere questo obiettivo furono portati alla luce nel 1961, quando l’assassino professionista del KGB Bogdan Stashinskii disertò in occidente rivelando di aver effettuato con successo due missioni del genere. Nel 1957 uccise lo scrittore ucraino Lev Rebet a Monaco di Baviera, con una pistola che vaporizzava veleno, lasciando che la vittima morisse di un apparente infarto. Nel 1959, lo stesso tipo di arma fu utilizzato contro il leader ucraino Stepan Bandera, anche se la morte di Bandera non fu mai completamente accettata come dovuta a cause naturali.
Tra testimoni, persone importanti e cospiratori che avrebbero potuto essere eliminati da un attacco cardiaco e cancro indotto vi sono: Jack Ruby (morto da un infarto causato da una forma non diagnosticata di cancro aggressivo, poche settimane dopo aver accettato di testimoniare davanti al Congresso sull’assassinio di JFK ), Clay Shaw, J. Edgar Hoover, Earlene Roberts (affittuaria di Oswald), Marlyn Monroe, Slobodan Milosevic, Kenneth Lay (ex-amministratore delegato della Enron, il più grande finanziatore della campagna politica di Gorge W. Bush e Dick Cheney), Matt Simmons, Mark Pittman (giornalista che predisse la crisi finanziaria ed espose le malefatte della Federal Reserve. Pittman combatté per mettere la Federal Reserve sotto maggiore controllo), Elizabeth Edwards (le venne all’improvviso diagnosticato un cancro, mentre il marito era in campagna contro Barack Obama e Hillary Clinton per la presidenza della gli Stati Uniti. Nel corso di un discorso elettorale al Council on Foreign Relations, nel maggio 2007, Edwards definì la guerra al terrorismo uno slogan creato per ragioni politiche e che non era un piano volto alla sicurezza degli Stati Uniti. Si spinse oltre confrontandolo a un semplice adesivo che avrebbe danneggiato le alleanze statunitensi, mettendogli contro tutto il mondo).
… Inserire qui i nomi di ogni persona politicamente schietta, testimone o rivelatore morto improvvisamente per attacco cardiaco o rapidamente morto per un cancro incurabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Da dove proviene la rivoluzione bolivariana?

Gli uomini in verde e rosso di fronte a un albero
Thierry Deronne, Le Grand Soir, 22 gennaio 2011
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E’ vero, io sono un uomo del diciannovesimo secolo. Ma penso che le nostre idee siano più moderne di questo neo-liberalismo che risale all’età della pietra.” – Hugo Chavez

Una volta che ogni famiglia politica ha ridipinto il Venezuela nei suoi colori, rimane la domanda: da dove proviene la rivoluzione bolivariana? Il Presidente Guzman Blanco (1829-1899)), questo Caudillo dichiarato che voleva ricalcare Caracas su Parigi, non nascondeva il suo stupore. “Il popolo qui è come un pezzo di cuoio secca, disse, lo si schiaccia da una parte, si alza dall’altro!”. A differenza del Messico o del Perù, Caracas non fu mai la sede di un “vicereame”. Le prime ribellioni degli schiavi americani ebbero luogo in Venezuela. Da quella di Miguel Rey (1533) a quello di Jose Leonardo Chirino (1795) la lotta per l’emancipazione (1) ha spianato la strada alla guerra di indipendenza di Simón Bolívar (1783-1830), così come alle idee della Rivoluzione francese.
A contatto con i giacobini neri della rivoluzione haitiana, che hanno dato al continente la sua prima repubblica libera, le persone hanno scambiati i geni monarchici con i geni repubblicani. Dall’alto delle “cumbes” – comunità fondate da schiavi fuggiaschi – i tamburi chiamavano alla rivolta. In questi folli ritmi si nasconde il segreto che ha permesso a Simon Bolivar di attraversare le nevi delle Ande, con il suo esercito di schiavi liberati e contadini senza terra, per liberare altri popoli. Quando Bolivar capì che avrebbe vinto la guerra d’indipendenza, dichiarando una guerra sociale, decretò la liberazione degli schiavi e gettò il concetto esplosivo di parità politica, trasformando sconfitte in vittorie, fino ad espellere l’Impero Spagnolo. Ben prima del vertice di Bandung (1955), Bolivar pensava alla sua politica estera come la ricerca dell’”equilibrio del mondo“, il perseguimento della parità nelle relazioni tra Stati.
Quando Chavez ha detto che Bolivar ed i suoi compagni di lotta sono stati dei socialisti innanzitutto, suscita sorrisi condiscendenti. La mancanza di cultura storica, l’ideologia dei mass media e delle scuole di giornalismo, insieme con la scomparsa dell’indagine, impedisce loro di capire cosa sta succedendo in Venezuela. Quando Bolivar sbarcò clandestinamente sulle coste venezuelane la prima stamperia liberatrice, lo spazio mentale non era il continente balcanizzato dalle oligarchie, ma il “Sud America”. Questa idea di Francisco de Miranda (1750-1816), eroe e pensatore dell’indipendenza, che si dice sia stato un pensatore più immenso di Bolivar, ha costituito la dimensione originaria della coscienza dell’America Latina - dal Texas, California e Arizona ancora messicani alla punta della Patagonia -, uno stato di coscienza che Ernesto Guevara raggiunse gradualmente allontanandosi dalla classe media argentina. (2) Quando non cercava di impressionare i suoi amici con un concorso di nuoto con le mani legate dietro la schiena, Simón Bolívar leggeva o scriveva, appollaiato sul suo cavallo, conducendo sui campi di battaglia una linea di muli carichi di libri. Fu così che Locke, Condillac, Buffon, D’Alembert, Helvétius, Montesquieu, Mably, Filangieri, Lalande, Rousseau, Voltaire, Rollin, Berthollet parteciparono a modo loro alle battaglie per l’indipendenza.
Un popolo ignorante è lo strumento cieco della propria distruzione” Bolivar capì prima di Marx che un’idea diventa una forza materiale quando si impadronisce delle masse e che questi ex-schiavi potevano essere molto di più che un esercito di liberazione: un popolo in movimento verso una rivoluzione in cui il motore sarebbe stata l’informazione, la conoscenza e la coscienza. A tal fine ha creato il quotidiano “El Correo del Orinoco” e moltiplicato le assemblee popolari per diffondere nuove idee durante le sue campagne militari. Quali “nuove idee”? Contro quello che lui chiamava “la divisione odiosa in classi e colori“, Bolivar propose “un governo fortemente popolare, eminentemente giusto“, un “governo repubblicano-popolare, scelto con l’intervento della maggioranza politicamente più capace.” Storicamente Bolivar è stato il primo governante a usare il termine “sicurezza sociale”. Negli Stati Uniti un termine come “sicurezza sociale” è stato adottato dopo che Eleanor Roosevelt aveva fatto riferimento a Bolivar. Aveva avuto buoni insegnanti. Il suo mentore principale era l’educatore repubblicano, intriso di idee socialiste, Simon Rodriguez (1769-1852). La sua visione dialettica della storia (“il nuovo non può essere la vecchia copia di esso, deve essere qualcosa d’altro, inventiamo o erriamo“) rivendicava  l’originalità delle nuove istituzioni dell’America Latina e rifiutava ogni pedissequa copia dei modelli stranieri. Molto prima di Marx, Rodriguez aveva osservato che “la divisione del lavoro nella produzione dei beni, serve solo ad abbrutire la forza lavoro. Se per la produzione di forbicine per le unghie di qualità ed a buon mercato, abbiamo bisogno di ridurre i lavoratori allo stato di macchine, è meglio tagliare le nostre unghie con i denti.”(3)
Karl Marx, in seguito, ha denunciato la limitazione dello sviluppo professionale e la sua sottomissione alla divisione del lavoro, dicendo che “in una società comunista, non ci saranno pittori, ma al più degli uomini che si occupano anche, tra le altre cose, di dipingere“. (4) Questo spiega perché il governo bolivariano parla nel 2011 di ridurre il tempo del lavoro per trovare il tempo della vita reale – quella del tempo libero, istruzione, creazione, dei legami familiari e sociali - laddove la sinistra mondiale ha dimenticato la sua ragion d’essere e non parla più del lavoro che come un “diritto.” Alcuni dirigenti del processo bolivariano ostacolano la trasformazione dei rapporti di produzione e riproducono i vecchi schemi del potere? Ma il Venezuela è uno dei pochi Paesi in cui le nazionalizzazioni e il recupero congiunto di imprese comuni da parte dei lavoratori e dello Stato, sono accompagnate da iniziative di sensibilizzazione. “Se non trasformiamo le relazioni che sono alla base della società, del nostro socialismo rimarrà un fantasma errante“, spiega Hugo Chavez.
36313Un altro eroe dell’indipendenza, importante quanto sconosciuto, è il filosofo brasiliano Generale Jose Ignacio Abreu Lima (1794-1869), proveniente dalla rivoluzione del Pernambuco per fare la guerra al fianco di Bolívar, direttore del giornale rivoluzionario e che ci ha lasciato un libro monumentale, “Il Socialismo” (1855). Alla fine della sua vita, decise di convertire la sua casa in un centro di salute popolare, prefigurando la Missione Barrio Adentro, il programma avviato in Venezuela con l’aiuto di Cuba per fornire assistenza sanitaria gratuita ai poveri. Quando si parla del ruolo dei militari nella rivoluzione bolivariana, dobbiamo in primo luogo ricordare che è sempre esistito in America Latina, contro i fanatici della sicurezza nazionale, una corrente di militari umanisti e progressisti che hanno per nome (tra gli altri) Arbenz (Guatemala), Prestes (Brasile) e Velazco (Perù). L’esercito non è stato progettato da Bolivar per ridurre in schiavitù, ma per liberare. L’attuale concetto di unione civile-militare ha contribuito a far rivivere questa identità e a sostituire l’Esercito robot anti-sovversivo della Scuola delle Americhe in un esercito consapevole della sua cittadinanza. L’idea non è stata inventata da Chávez ma dal generale Ezequiel Zamora (1859-1863). Colui che lottò dopo Bolivar per la “terra e gli uomini liberi“, ponendosi in testa il suo cappello da contadino, a significare la sua doppia condizione di cittadino-soldato (6).
L’esercito di Zamora era una scuola itinerante, in cui i lavoratori senza terra imparavano a leggere e assorbivano le idee del socialismo utopico. Hugo Chavez proviene da quella scuola: “E’ vero, io sono un uomo del diciannovesimo secolo. Ma penso che le nostre idee sono più moderno di questo neo-liberalismo che risale all’età della pietra.” Giovane soldato di origine contadina, meticcio, la nonna indigena, ha rifiutato di reprimere i contadini e s’infilò attraverso una fessura del sistema per studiare scienze politiche. Nel 1989, mentre una folla festante raccoglie le macerie del Muro di Berlino, il popolo venezuelano è in piazza per dire no alle misure di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale del socialdemocratico Carlos Andrés Pérez. La repressione fece 3.000 morti. Nel frattempo l’esercito degli Stati Uniti invadeva Panama e massacrava migliaia di civili. Questi crimini contro l’umanità impuniti, oscurati dai media mainstream, indignarono soldati d’estrazione popolare come Chavez, decidendo di far risorgere la massima di Simón Bolívar: “Maledetto sia il soldato che spara al suo popolo“, rifiutando ogni forma di pinochetismo e denunciando poi l’ideologia allora dominante, della “fine della storia”.
Di fronte a un albero leggendario, il Saman da Gueret, simbolo della resistenza indigena, i fondatori del Movimento Bolivariano Rivoluzionario-200 (BR-200) prestarono giuramento. Lo stesso presso cui le donne indigene partorivano o Bolivar e le sue truppe ponevano l’accampamento. Un albero, due secoli, tre radici: Ezequiel Zamora, Simón Rodríguez, Simón Bolívar. Questi sono gli uomini in verde e rosso meditanti di fronte a un albero, non i partiti di sinistra, che sono gli autori intellettuali e materiali di una rivoluzione che  ha “iniettato vitamine alla democrazia dell’America Latina” (Eduardo Galeano). Dalla prima elezione di Chavez (1998), il Venezuela è il Paese che ha ospitato il maggior numero di votazioni di ogni genere. Tutti convalidati da osservatori internazionali (UE, OSA, ecc.), ciò che rende Chavez, secondo Lula, “il presidente più legittimo dell’America Latina“.
Quando nel 2011 si parla di radicalizzare il processo, non si tratta di “indurirlo”, ma di tornare a questo albero con tre radici e molti rami: il Bolivar ambientalista che adotta misure per impedire il massacro di Vicuña, il divieto del taglio di foreste senza permessi e la preservazione delle fonti d’acqua per l’agricoltura, il Bolivar nativista che restituisce le terre ai popoli originari e vietato la loro messa ai lavori forzati, il Bolivar dell’assegnazione dei terreni agricoli ai membri dell’esercito liberatore, il Bolivar promotore dell’educazione popolare, che nel 1829 decretò l’istruzione primaria obbligatoria (7) e creò l’Università di Cuzco, il Bolivar statista anti-imperialista che previde gli Stati Uniti “coprire l’America di miseria in nome della libertà” e che cerca di organizzare senza di essi il Congresso di Panama (1826) e, soprattutto, il Bolivar repubblicano per il quale la salute pubblica passa attraverso l’Assemblea permanente dei cittadini, costituente e legiferante: “Io credo più nella saggezza popolare che nei consigli dei saggi“.  Gli agenti del Nord America sparsi in tutto il continente fecero di questo credo democratico il loro principale obiettivo. La campagne di stampa martellano l’immagine di un “Cesare assetato di potere,  un dittatore pazzo da uccidere“, al fine di isolare e allontanare i popoli dal suo progetto di Unione di Repubbliche. Due secoli dopo, i media mainstream riciclano parola per parola la campagna.
La rivoluzione bolivariana continua a realizzare i suoi ideali democratici con l’aggiunta costante di nuovi diritti, con nuovi spazi che permettono al popolo di formare lo Stato. La legge del potere comunale, approvata di recente dall’Assemblea Nazionale, e al cui centro ha la comune organizzata dai cittadini, è ispirata dalle idee di Bolivar. E sebbene la dittatura dei media sia ancora viva (l’80% delle radio e della televisione cosi come la stampa, è di proprietà privata e dell’opposizione), la rivoluzione ha legiferato affinché uscissero dalla clandestinità centinaia di mezzi di comunicazione alternativi, popolari, critici, gestiti dagli stessi cittadini. “La democrazia è necessariamente rivoluzionaria“. “Necessariamente”? Perché porta a una maggioranza sociale troppo consapevole, troppo intelligente, perché possa essere manipolata come prima, e con essa nuove esigenze, nuove recensioni, nuovi interessi, che a loro volta richiedono modifiche sociali, culturali, economiche, istituzionali e così via.
La rivoluzione bolivariana sta scommettendo sull’intelligenza e sulla partecipazione di vari movimenti popolari. Recentemente, il sociologo brasiliano Emir Sader ha ricordato come l’università latino-americana è per lo più ripiegata su se stessa, tagliata dai popoli (8). Poche settimane fa, il professore di giornalismo cileno Pedro Molina Santander era a Caracas, per una discussione sugli studi di specializzazione presso l’Università Centrale. Ebbe la curiosità di raggiungere a piedi la vicina Università Bolivariana. Ha detto del contrasto immediato con la UCV: “c’è molto più pelle più scura, più manifesti, più rumore, più vita. La prima cosa che mi si dice è una sorpresa: si tratta di un’università pubblica, di recente creazione e gratuita! (…) Non posso fare confronti: in Cile non si creano più università pubbliche da 80 anni“, e racconta la dilagante mercificazione dell’istruzione superiore nel suo Paese, poi la sua emozione nel vedere offerto al popolo venezuelano una vasta letteratura a prezzi bassi e di ogni sorta, che gli ricordava le edizioni politiche Qimantu, create per lo stesso scopo, sotto il governo di Salvador Allende. (9)
Il professore di Bolívar, Simón Rodríguez, anche lui attraversò il deserto del Cile e del Perù, creando scuole dappertutto in cui si mescolavano mulatti, bianchi, indigeni, prima che l’oligarchia le chiudesse. Due secoli dopo, il Venezuela le riapre. Quasi la metà della popolazione studia, e l’UNESCO ha premiato il governo bolivariano per il suo sforzo di diffondere le nuove tecnologie dell’informazione tra i settori popolari. (10)  Alcuni “insegnanti di sinistra” non perdonano Chavez di avergli fatto perdere così il monopolio della critica. Alla fine della strada e al di là delle polemiche maggiori, l’Università Bolivariana continuerà il suo processo di decolonizzazione e la sua diffusione nelle comunità in tutto il Paese, facendo dell’università una periferia, e del popolo organizzato il suo centro, la sua intelligenza collettiva, il suo “intellettuale organico”. Una università i cui contenuti non saranno scelti dal “circuito chiuso” della classe media, ma dalle necessità della maggioranza sociale.
Come ripensare l’agronomia al servizio della sovranità alimentare? La ricerca scientifica in funzione della sanità pubblica e dello sviluppo nazionale? Come scrivere una storia popolare del Venezuela? Come rifondare il giornalismo dalla proprietà sociale dei mezzi di produzione delle informazioni? … “Il genio è uscito dalla bottiglia, nulla lo farà rientrare.”

Thierry Deronne, Caracas, Gennaio 2011

La Rebelión de José Leonardo Chirino”,  “La “Primera independencia” de Nuestra América : algunas lecciones de la historia” di Luis Suárez Salazar (Cuba)

Note
(1) Simón Rodríguez citato da Richard Gott, In the shadow of the Liberador, Verso, Londra 2000, p. 116.
(2) Carlo Marx, Federico Engels, Obras Escogidas en tres tomos (Editorial Progreso, Mosca, 1974), t. I.
(3) Anche in un esercito di classe come quello cileno, Jorge Magasich ha dimostrato che un numero significativo di soldati si è rifiutato di partecipare al colpo di stato del 1973, soprattutto nella marina, e ne ha pagato un caro prezzo. Vedasi: “Ceux qui ont dit «Non» Histoire du mouvement des marins chiliens opposés au coup d’État de 1973”. Per l’edizione spagnola (Cile): “Los dijeron che ‘No’“.
(4) Richard Gott, op. cit.
(5) Secondo lo storico venezuelano Augusto Mijares, il carattere obbligatorio dell’educazione, in Venezuela, è anche precedente alla sua discussione in Francia. Emir Sader, intervista pubblicata da Agencia Venezolana de Noticias . Pedro Molina Santander, testimonianza pubblicata da Ciudad Caracas.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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