Il nuovo ‘cervello’ dell’esercito russo

La nuova struttura da ricognizione e d’attacco C4I dell’esercito russo
Valentin Vasilescu – Reseau International 22 ottobre 2014

Un esercito moderno del terzo millennio si basa su un sistema integrato ricognizione-attacco, in grado di rilevare e monitorare continuamente il nemico per determinarne le debolezze e il momento ottimale per distruggerlo.slide0021_image181L’unica forma di assicurazione in combattimento, nota nella scienza militare, è il rilevamento in tempo reale della posizione dei combattenti nemici, lo stato del loro materiale bellico e trarne le intenzioni da movimenti e manovre nello spazio e nel tempo. A differenza di altre forme di ricognizione, la ricognizione aerospaziale ha il vantaggio di coprire l’intero teatro delle operazioni militari. Nel 2014, l’esercito russo completò la realizzazione di nuove strutture da ricognizione, basate sul complesso da ricognizione-attacco progettato per assicurare il dispiegamento immediato delle forze con la massima precisione e a distanze di diverse centinaia o migliaia di chilometri. Con queste complesse strutture, la Russia ora possiede quei sistemi di ultima generazione che solo gli statunitensi avevano. La NATO è consapevole del fatto che, a causa della nuova struttura da ricognizione, l’esercito russo ormai conosca molto bene la posizione di tutte le forze e i mezzi degli eserciti dei Paesi della NATO vicini alla Russia. Può rilevare in tempo reale ogni nuovo dispiegamento di truppe NATO nelle aree lungo i suoi confini. Va ricordato che il successo di qualsiasi operazione di terra è impensabile senza l’uso di velivoli senza equipaggio (UAV) che, con termocamere a infrarossi e vari sensori, pattugliano i cieli 24 ore su 24. Negli ultimi dieci anni, i combattimenti in aree popolate contro la guerriglia urbana sono stati efficaci proprio per l’uso simultaneo di droni, cacciabombardieri ed elicotteri d’attacco.
Gli eserciti moderni, della Federazione russa come gli Stati Uniti, utilizzano un programma complesso, su tre livelli di raccolta ed elaborazione dati, per formarsi un quadro completo della situazione nel teatro delle operazioni terrestri. Oltre alle informazioni raccolte da oltre un centinaio di satelliti militari russi, dotati di sensori di vario tipo. Il primo livello è fornito da 4-6 minivelivoli senza equipaggio (UAV) tipo Zala 421-08 (Strekoza) disponibili ad ogni battaglione delle forze di terra dell’esercito russo. Sono silenziosi, propulsi da un motore elettrico, con un raggio di 30 km e una quota di volo di 2000 m.

933736799_z4JLG-640x427Yakovlev Pchela-1T UAV36 altri droni Jakovlev Pchela-1 T e Rubezh (simile allo statunitense RQ-7 Shadow) a corto raggio e quota di volo di 2500-3600 m, sono assegnati a brigate di fanteria, d’artiglieria e aeroportate russe. Sono dotati di dispositivi elettro-ottici agli infrarossi e sensori in grado di distinguere un bersaglio in movimento e rilevare lo spostamento di decine di centimetri dell’ombra di un uomo a una distanza di 700 m. I droni a corto raggio hanno un’autonomia di 2-4 ore, con un campo di osservazione totale ma con scarse apertura e profondità. Ecco perché le brigate carri armati russi, che hanno un alto ritmo offensivo, devono dotarsi, entro il 2015, di quattro velivoli senza pilota da ricognizione con autonomia intermedia Dozor 600, simile all’MQ-1B Predator statunitense. L’equipaggiamento di navigazione è un FLIR che include videocamera diurna e agli infrarossi, telemetro laser e un proiettore laser per dirigere le armi. Come l’MQ-1 Predator ha un sensore di movimento SAR (Synthetic Aperture Radar); il Dozor è dotato di sistemi subalari cui poter appendere due missili laserguidati, due lanciarazzi o 6 bombe da 20 kg.

Dozor 600Il secondo livello di raccolta ed elaborazione dei dati è strettamente legato a tutte le unità in campo, ed è composto dalla flotta di elicotteri russi in supporto alle forze di terra. Si tratta in particolare degli elicotteri da ricognizione e attacco Mi-24V/Mi-35, Mi-28 e Ka-52 Alligator. I sensori di navigazione FLIR, il sistema di gestione dei dati di tiro e di ricerca dell’elicottero sono montati nella speciale carenatura MMS sul muso del velivolo. L’equipaggiamento comprende una telecamera diurna e una ad impronta termica notturna, un piccolo radar a frequenze millimetriche e un telemetro laser per dirigere armi ad alta precisione. Il terzo livello di raccolta ed elaborazione dati è la ricognizione strategica, rappresentata da aerei da ricognizione a lungo raggio. La Russia possiede 17 droni furtivi Skat, simili al tipo RQ-170 Sentinel statunitense usato in Afghanistan, con una quota massima di 12000 metri e un’autonomia di 4000 chilometri.SKAT-UAVMa alla base rimangono essenzialmente i velivoli da ricognizione ELINT, con a bordo equipaggi specializzati. La Russia ha 20 velivoli Il-20M1, con un’autonomia di 6500 chilometri e quota di volo di 11800 m, in grado di pattugliare i cieli per 12 ore senza rifornimento. L’Il-20M1 ha un team di otto specialisti ELINT e un radar ad alta potenza. Il radar Kvalat-2 rappresenta su schermi digitali la mappa del terreno lungo la rotta fino a una distanza di 300 km. Nella memoria del processore, una scheda viene registrata confrontando automaticamente la mappa per rilevare la comparsa di mezzi da combattimento nemici o modifiche ai dati già raccolti nella memoria. La ricognizione tramite “radiolocalizzazione” avviene con le apparecchiature Romb-4 per rilevare segretamente e visualizzazione sullo schermo la posizione di tutti i trasmettitori terrestri che operano fino ad una distanza di 500 km. Con la memoria del processore, è possibile identificare nuovi radar della difesa antiaerea, centri comando di battaglioni, brigate e corpi d’armata, o cambi delle postazioni già note. Altri specialisti a bordo del velivolo operano con sensori nello spettro visibile e a infrarossi ad alta risoluzione. Tutte le informazioni raccolte vengono trasmesse immediatamente attraverso una linea-dati video criptata a una rete automatizzata di gestione C4I dello Stato maggiore tattico. Per via delle apparecchiature di bordo, il costo dell’Il-20M1 è diverse volte superiore a quello di un aereo di quinta generazione F-22. Inoltre, l’esercito russo usa per la ricognizione ad alta quota, 42 caccia MiG-25RB appositamente modificati per la ricognizione. Volano a 3470 km/h (Mach 3,2) a una quota massima di 24400 m. La Russia utilizza anche una squadriglia di bombardieri strategici (Tu-142/Tu-95M), che volano ad una velocità di 920 km/h a una quota di 12000 m.

Il-20MLa complessa struttura ricognizione-attacco della ricognizione aerea è soggetta all’avanzato sistema automatizzato C4I dello stato maggiore tattico, che svolge le seguenti funzioni: comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni relative all’interoperabilità. I sistemi C4I russi rappresentano l’ultima generazione di microprocessori e apparecchiature per comunicazioni via satellite, compresi sensori da sorveglianza e controllo. Inoltre, questi sistemi dispongono di potenti memorie e server di ultima generazione, con crittografia digitale sicura su tutto lo spettro delle frequenze, rendendo le interferenze impossibili. C4I assegna automaticamente il target individuato a sistemi d’attacco terrestri (artiglieria, missili superficie-superficie), sistemi navali a bordo di navi o sistemi aerei a bordo dei velivoli da combattimento, in funzione della loro portata. Ucraina, Polonia, Stati Baltici e Romania hanno sistemi da ricognizione rudimentali e non possono nemmeno sognarsi di avere mai un sistema da ricognizione-attacco integrante il C4I. Anche se l’Ucraina non ha una struttura da ricognizione paragonabile a quelle della Russia, il rapporto di forza tra il suo esercito e quello del Donbas (8 a 1 numericamente, qualitativamente 1 a 20), a favore dell’esercito ucraino e con supremazia aerea assoluta, non è stato ancora sfruttato nella cosiddetta operazione antiterroristica contro i separatisti nel Donbas. La vetustità degli equipaggiamenti da ricognizione aerea ucraini, risalenti agli anni ’50-’60, costringono questi aerei a volare entro la portata dei missili mobili dei combattenti della Novorossija. Questi hanno potuto abbattere quattro aerei da ricognizione ucraini, mettendo fine ai voli da ricognizione dell’esercito di Kiev. Il governo di Julija Timoshenko fece la cosa più stupida degli ultimi 23 anni, ritirando e abolendo nel 2006 l’ultimo squadrone bombardieri e ricognizione ucraino, dotato dei supersonici Tu-22M3. I 43 velivoli Tu-22M3 ereditati alla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica potevano volare a 2000 km/h (Mach 1,88) a 14500 m di quota. Se l’Ucraina fosse stata veramente interessata ad acquisire piattaforme aeree con moderni sistemi di ricognizione, forse ci sarebbe stata un’altra situazione sul campo di battaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina sviluppa armi anti-stealth

Wendell Minnick 31/01/2011F-117_Night_Hawk_in_ChinaLa Cina utilizza tecnologia occidentale sottratta per realizzare il suo jet da combattimento furtivo J-20? Forse, ma forse un argomento più pressante è se tale conoscenza sia utilizzata per sviluppare armi per abbattere gli aerei da guerra statunitensi. L’alto istituto di ricerca della difesa aerea della Cina ha investito notevoli risorse nella progettazione di missili aria-aria. Nuove immagini su Google Earth indicano che la Cina ha costruito dei modelli in scala reale del caccia stealth F-117, presso il Luoyang Optoelectro Technology Development Center (LOEC) nella provincia di Henan. Secondo un ex-addetto militare statunitense a Pechino, l’aspetto del modello non sorprende notando che la Cina ha anche costruito i modelli di F-22 Raptor e F-35 Lightning II per studiarli. Funzionari di Pechino smentiscono le notizie diffuse dalla stampa secondo cui parti dell’F-117 Stealth Fighter dell‘US Air Force abbattuto in Serbia, nel 1999, siano in mani cinesi. Vi sono molte “prove aneddotiche” secondo cui la CinaNoshir Gowadia ha avuto accesso all’F-117 abbattuto, ha dichiarato Larry Wortzel, membro della Commissione economica e sicurezza Cina-USA. La Cina smentisce anche le accuse che un ex-ingegnere della Northrop Grumman, Noshir Gowadia, abbia venduto dati classificati sul sistema di soppressione della traccia dei motori del bombardiere stealth B-2, utilizzato per proteggere l’aereo dai missili ad infrarossi. Gowadia è stato condannato per cinque capi d’accusa a 32 anni di carcere, il 24 gennaio, presso una corte federale degli Stati Uniti. Vi sono anche questioni sul ruolo di Dongfan Chung, ex-analista degli stress alla Boeing, che avrebbe potuto giocare nell’acquisizione della Cina di tecnologia stealth. Chung è stato condannato da un tribunale federale degli Stati Uniti, nel luglio 2009, per sei capi d’accusa di spionaggio per conto della Cina.
imagesLAJO1EJ6Conosciuto anche come Istituto 612, il LOEC è famoso per i suoi missili aria-aria e i sistemi di guida di precisione delle bombe, tra cui la bomba di precisione LS-6 Thunder Stone, il sistema missilistico superficie-aria TY-90 e i missili aria-aria PL-5, PL-9 e PL-12 (SD-10). PL-5 e PL-9 sono stati esportati in Myanmar, Iran, Corea democratica, Sudan, Venezuela e Zimbabwe. Il Pakistan avrebbe ordinato il PL-12. I dati sulla società sono pochi. Secondo un opuscolo del LOEC distribuito al Zhuhai Air Show del 2006, la società “possiede tre impianti di assemblaggio di prodotti ottici, meccanici ed elettronici integrati, un istituto di ricerca per dispositivi optoelettronici, tredici laboratori e impiega 1978 dipendenti di cui 528 ingegneri e tecnici“. L’immagine del finto F-117 del LOEC segue la notizia secondo cui la Cina ha sviluppato il suo primo caccia stealth, il J-20. Le foto del nuovo caccia sono state pubblicate a dicembre, seguite da un volo di prova all’inizio di questo mese. Un funzionario della difesa di Taiwan ha detto che la Cina sviluppa un nuovo missile aria-aria, il PL-21, progettato specificamente per gli aerei stealth. Spinto da un ramjet e un sistema di propulsione a razzo solido, il PL-21 avrà un raggio di 100 chilometri. La Cina si procura anche sistemi di difesa aerea dalla Russia e dall’Ucraina, per compensare le lacune indigene, tra cui il sistema missilistico mobile superficie-aria russo S-300PMU2 e il sistema di rilevazione radar ucraino Kolchuga, ha detto Richard Fisher vicepresidente del Centro di strategia e valutazione internazionale di Washington. L’acquisizione cinese dei sistemi missilistici di difesa aerea S-300 è iniziata nei primi anni ’90, secondo un funzionario della difesa di Taiwan. Con la versione PMU2, la Cina può coprire Taiwan nord-occidentale dalle basi nella provincia di Fujian, ha detto.

article-0-0018C28200000258-883_634x422Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il bombardiere futuro allo studio in Cina e Russia

Richard Fisher Jr., Bill Sweetman e Maksim Pjadushkin, Aviation Week & Space Technology, 18 settembre 2014 – Strategy Center3aa7dd2c_resizedScaled_659to433Mentre l’US Air Force persegue lo sviluppo del progetto di bombardiere a lungo raggio, cercando di lanciarne lo sviluppo su larga scala il prossimo anno, anche Russia e Cina procedono sui piani di un bombardiere. Nel caso della Russia, il PAK-DA (PerspektivniJ AvjatsjonniJ Kompleks dal’nej Aviatsij, Futuro sistema aereo a lungo raggio) è il primo nuovo bombardiere allo studio dal Tupolev Tu-160 nel 1977, mentre il futuro nuovo sistema della Cina dovrebbe essere il primo bombardiere nazionale.
Il PAK-DA è allo studio dell’unità Tupolev della United Aircraft Corp. (UAC) responsabile di quasi tutti i bombardieri a lungo raggio della Russia dalla fine della seconda guerra mondiale. La decisione di perseguire lo sviluppo del nuovo bombardiere fu presa nel 2007 quando l’esercito russo iniziò a definire gli aggiornamenti dell’esistente forza bombardieri, colmando il divario finché il nuovo velivolo sarà pronto, oltre all’analisi di configurazioni e approcci alternativi. Su decine di potenziali candidati, anche dalle tecnologie supersonica e ipersonica, quattro finalisti sono emersi, e il progetto preferito è un tuttala subsonico o velivolo corpo-ala fusi dalla capacità furtiva presentati nei primi mesi del 2012, probabilmente è il primo aereo russo progettato con tale aspetto, ampiamente furtivo, caratteristica fondamentale introdotta dal B-2 quando entrò in servizio nel 1997. Alla fine dell’anno scorso sarebbe stata presa la decisione di costruire il PAK-DA, avviando i lavori nel 2014 presso l’UAC che s’è aggiudicato il contratto di progettazione e integrazione del PAK-DA, e il bombardiere dovrebbe compiere il primo volo nel 2019, con assemblaggio finale presso lo stabilimento Kazan dell’UAC. Si prevede di completare le prove di accettazione nel 2023 e l’entrata in servizio nel 2023-25, secondo i rapporti russi più affidabili. All’inizio di quest’anno, l’unità JSC Kuznetsov dell’United Engine Corp., che ha propulso la maggior parte dei bombardieri Tupolev, è stata scelta per sviluppare il motore del PAK-DA, basato sul turbofan NK-32 del Tu-160. Oltre a ciò, poco è noto del PAK-DA. Tuttavia, è possibile fare alcune ipotesi plausibili sul programma, in base a dimensioni e forma della forza bombardieri russa e le probabili missioni del nuovo velivolo.
L’attuale forza bombardieri a lungo raggio comprende uno squadrone con Tu-160 (una forza totale di 13 velivoli), 63 subsonici Tu-95MS costruiti nei primi anni ’80 come vettori per missili da crociera (31 nella versione MS16 con piloni subalari e 32 MS6 senza), e un numero sempre più ristretto di Tu-22M3, la maggior parte originariamente costruita per attaccare le portaerei degli Stati Uniti e i loro gruppi di sostegno. La forza di Tu-22M3 assegnata alle missioni di teatro viene sostituita dal più piccolo e più versatile Sukhoj Su-34. Il ministero della Difesa russo ha annunciato, all’inizio del 2012, che i Tu-160 saranno modernizzati nel 2020 e ridesignati Tu-160M. Ciò a seguito della decisione nel 2009 di aggiornare la flotta di Tu-95 con la denominazione Tu-95MSM. Entrambi i programmi di aggiornamento sono ampi, con nuovi radar della serie Leninets utilizzati dal Su-34 e miglioramenti per guerra elettronica, schermi e processori che attualmente utilizzano tecnologia degli anni ’80. Il Tu-160M sarebbe pronto per le prove di accettazione dalla fine del 2013. Gli aggiornamenti includono anche l’estensione della vita, riguardanti un nuovo motore dalle rinnovate capacità, motori NK-32 di nuova produzione per il Tu-160 e la progettazione di un più e affidabile e longevo motore. Nel 2010 il governo russo annunciava investimenti per oltre 8 miliardi di rubli (220 milioni dollari) per questo programma fino al 2020. Il lotto di pre-produzione dei nuovi motori NK-32 dovrebbe essere pronto nel 2016. Questi aggiornamenti saranno alla base del motore del PAK-DA. Entrambi i bombardieri sono armati con missili da crociera a lungo raggio aerolanciati (ALCM). La Russia segue anche due importanti progetti di ALCM dai primi anni 2000 della divisione Raduga della Tactical Missiles Corp. Il Kh-555 è un ALCM convenzionale prodotto modificando i Kh-55 nucleari degli anni ’80 con un sistema di guida combinato inerziale, radar di corrispondenza mappatura-terreno e sistema di guida ad infrarossi. La stessa compagnia ora ha in piena produzione il nuovo e più grande Kh-101/102 (versioni convenzionale e nucleare). Il Tu-160 può trasportarne 12 internamente e il Tu-95MS otto su quattro piloni subalari. È il più grande ALCM in uso, con il peso al lancio di 2600 Kg. Originariamente progettato come missile a raggio ultra-lungo con motore prop-fan, ora ha un turbofan retrattile simile al Kh-55. L’attuale arsenale di missili da crociera a lunga gittata ammonta a 850 armi.
russian-stealth-1 Tali ampi lavori di aggiornamento indicano che i bombardieri dovranno operare per almeno 5-10 anni dopo che il PAK-DA sarà entrato in servizio, con il nuovo aereo presumibilmente assegnato al ruolo di bombardiere d’interdizione. L’annuncio che il motore del nuovo bombardiere si basi sul NK-32, insieme al fatto che i bombardieri russi tradizionalmente fanno poco affidamento sul rifornimento in volo rispetto all’US Air Force, indica un grande velivolo. L’NK-32 è un motore a tre assi a basso rapporto di diluizione che produce una spinta a regime di 16000 kg e 27000 kg con postcombustione. La variante allo studio del PAK-DA avrà un motore senza postcombustione, possibilmente con un leggero aumento del rapporto di diluizione. I quattro motori indicherebbero un peso massimo di 200 tonnellate, più grande del B-2 (e probabilmente molto più grande del LRS-B) corrispondente ad un carico bellico e un’autonomia maggiori.
Nel frattempo, la Cina starebbe lavorando ad un nuovo bombardiere. Si è tentati di sottovalutare le ambizioni della Cina nel costruire un aereo d’attacco strategico globale dato che l’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAAF) e l’Aeronautica navale (PLAN-AF) sembrano accontentarsi di versioni aggiornate del sovietico Tupolev Tu- 16. Questo bombardiere compì il primo volo nel 1952, e in Cina dal 1959 viene costruito dalla Xian Aircraft Corp. (XAC) come Hong-6 (Bombardiere-6, H-6). Tuttavia, ha continuato l’aggiornamento e la produzione dell’H-6 dimostrando che la Cina conserva interesse su una forza aerea a lungo raggio. Il governo cinese e l’Esercito di Liberazione Popolare (PLA) non dicono praticamente nulla delle loro ambizioni sui bombardieri, ma la serie di “dati grigi” e una recente rivelazione indicano che probabilmente la Cina sviluppi un nuovo bombardiere. Lo scorso aprile una fonte di un governo asiatico ha rivelato di ritenere che la prossima generazione di bombardieri cinesi, denominata H-20, comparirà nel 2025. Tale tempistica sull’H-20 sarebbe coerente con l’evoluzione degli obiettivi strategici cinesi. Un nuovo bombardiere estenderebbe la capacità della Cina di negare accesso strategico agli Stati Uniti ben oltre la “prima catena di isole” dal Giappone a Taiwan e al nord delle Filippine, comprendente i mari della Cina del nord e del sud. In secondo luogo, questo aereo sosterrà le ambizioni della leadership cinese di proiezione di potenza militare. Tale piattaforma consentirà alla forza aerea cinese d’integrare la forza globale delle portaerei e la capacità di proiezione anfibia della marina militare nazionale. La nuova generazione di bombardieri cinesi, secondo voci da fonti informali, sarebbe allo studio dalla metà degli anni ’90. La determinazione cinese a procedere è stata probabilmente rafforzata dall’uso del Northrop Grumman B-2 nel bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado, il 7 maggio 1999. Non è chiaro quanti dati relativi al B-2 la Cina possa trarre dall’ingegnere della Northrop Grumman Noshir Gowadia che nei suoi 18 anni di lavoro nella società è stato uno dei principali progettisti del sistema di propulsione del B-2 a bassa osservabilità. Nel gennaio 2011 fu condannato a 32 anni per divulgazioni di segreti militari alla Cina.
La Xian Aircraft Corp. (XAC), principale grande produttore di aeromobili militari del PLA, è probabilmente il contraente principale del nuovo bombardiere. Come i bombardieri di nuova generazione di Russia e Stati Uniti, l’H-20 dovrebbe utilizzare una configurazione “ala volante” furtiva subsonica. Indicazioni interessanti ma non ufficiali sono forniti da accademici del PLA. Resoconti dai media cinesi dell’ottobre 2013, indicavano che il Colonnello Wu Guohui della PLAAF, professore associato presso la National Defense University, affermasse che i bombardieri stealth avevano ricevuto “rinnovata attenzione nazionale” e che “in passato la Cina era debole in materia di bombardieri, ma in futuro svilupperà aerei d’attacco a lungo raggio”. Il professore associato Fu Guangwen della National Defense University notava in un’intervista nel dicembre 2013 che lo sviluppo del bombardiere cinese affronta diversi ostacoli, tra cui la sfida a sviluppare motori e materiali efficienti. Ma poi osservava che il futuro bombardiere cinese dovrebbe coprire gli obiettivi tra seconda catena delle isole, Guam, Mar Cinese Meridionale e India; essere furtivo per migliorare la capacità di penetrazione; poter condurre un “confronto informatico” o una guerra informatica/elettronica; e avere capacità di attacco convenzionale e nucleare. Un articolo su Sina.com del gennaio 2014 citava una pubblicazione della Aviation Industry Corp. cinese che affermava che la progettazione del futuro bombardiere stealth cinese era iniziata nel 2008. La relazione osservava anche che questo velivolo era probabilmente un ala volante che avrebbe avuto l’autonomia per colpire le coste occidentali degli Stati Uniti. Anche se rientra nella categoria dei “dati ambigui grigi”, nei primi mesi del 2013 un’immagine di un giornale d’ingegneria universitaria cinese mostrava il possibile aspetto del velivolo, molto simile al B-2. Nei primi mesi del 2014 un’altra immagine cinese indicava due aeromodelli con ala a pipistrello, dei possibili modelli radiocomandati per test. Non ci sono altre informazioni che colleghino tali modelli ai programmi in corso, ma è confermato che la Cina prevede formalmente dei modelli degli aerei militari futuri, mentre le immagini dei modelli trapelate sono spesso rivolte al pubblico interno ed estero. I modelli successivi potrebbero anche rappresentare nuovi velivoli da combattimento senza pilota (UCAV) a lungo raggio, evidenziando anche la possibilità per la Cina di sviluppare velivoli d’attacco senza pilota a lungo raggio. Con qualche fanfara mediatica cinese, il velivolo UCAV con ala a freccia Lijian (Spada temprata), prodotto in collaborazione dalle imprese Shenyang e Hongdu, volava il 20 novembre 2013. Simile per dimensioni e forma al Boeing X-45C, vi sono indicazioni che il Lijian sia alla base di un UAV/UCAV dalla maggiore apertura alare di Shenyang/Hongdu, come suggeriscono alcune fonti cinesi. È concepibile che Xian possa eventualmente sviluppare una versione senza equipaggio dell’H-20, soprattutto se Russia e Stati Uniti sviluppano così i loro nuovi bombardieri. Il possibile interesse cinese a un nuovo bombardiere supersonico regionale fu segnalato nel maggio 2013 con la comparsa del modello di nuovo bombardiere a bassa osservabilità bimotore, assieme al modello del noto Lijian. Con una lunghezza stimata di 25-30 metri, il bombardiere si avvicina per dimensioni al Convair B-58 della fine degli anni ’50 (il più grande bombardiere supersonico occidentale ad entrare in servizio). Tuttavia, le informazioni disponibili non confermano se si tratta di un programma attivo, del perdente di un concorso o di un semplice concetto.
Img378692808 Anche se il PAK-DA è apertamente un sistema di deterrenza strategica rivolto contro obiettivi USA, è difficile che qualsiasi nuovo bombardiere cinese sia destinato a un ruolo simile. Tuttavia, una piattaforma a lungo raggio e con grande carico di missili sarebbe una potente risorsa regionale, minacciando le basi terrestri e le forze navali avversarie, in particolare in combinazione con i cacciabombardieri aerei supersonici stealth J-20. Il PLA continua a sviluppare nuove versioni dell’H-6 e ad aggiornare i modelli più vecchi con nuove armi. Probabilmente stimolato nei primi anni ’90 dal rifiuto russo di vendere il Tupolev Tu-22M3 (anche se le richieste furono definitivamente abbandonate nel 2003-04), il PLA ha deciso di sviluppare una versione radicalmente aggiornata dell’H-6. L’H-6K è equipaggiato con il turbofan russo da 13000 kg di spinta UEC-Saturn D-30KP-2, circa il 30% più potente dei turboreattori degli anni ’50 delle versioni precedenti, e più efficiente con un rapporto di diluizione superiore (2.24:1) rispetto al JT8D-200. Ciò aumenta il raggio di combattimento a 3500 km. Apparso all’inizio del 2006, l’H-6K ha sostituito il vecchio muso vetrato con un grande radome e un sensore di puntamento elettro-ottico. Il velivolo ha una moderna cabina di vetro e sei piloni subalari per trasportare i nuovi missili da crociera da 1500-2000 km di gittata CJ-10/KD-20. Questa versione probabilmente può utilizzare la grande varietà di bombe di precisione prodotte da quattro aziende cinesi. La Cina ha anche aggiornato i vecchi H-6. La forza aerea di tre reggimenti di H-6G potrebbe presto essere armata con il nuovo missile antinave supersonico propulso da un ramjet YJ-12 dalla gittata di 400 km. I vecchi H-6M della PLAAF vengono aggiornati per trasportare due missili da crociera CJ-10/KD-20. La fonte del governo asiatico già citata rileva che il PLA possiede 130 H-6 nel 2014, ma questo numero potrebbe crescere a 180 entro il 2020, indicando una prolungata produzione dell’H-6K, attualmente in servizio in due reggimenti della PLAAF.
Il futuro bombardiere strategico a lungo raggio del PLA è legato anche allo sviluppo di efficienti aerocisterne. A marzo-aprile la PLAAF ha aumentato modestamente le piattaforme di rifornimento con l’acquisizione di tre Iljushin Il-76MD convertiti in aerocisterne Il-78 in Ucraina. Ognuno ha tre sistemi di rifornimento a tubo e imbuto russi UPAZ, considerando che la flotta precedente di circa 24 aerocisterne H-6U trasportano assai meno carburante ed hanno solo due unità tubo e imbuto RDC-1, derivati dal sistema inglese della Flight Refueling Ltd. (ora Cobham) FRL Mk 32 acquisito a metà anni ’80. Le piattaforme di aerocisterne future potrebbero includere la conversione dei cargo pesanti Xian Y-20, dell’aereo di linea Comac C919 o una variante del futuro widebody oggetto della collaborazione russo-cinese. Ma per rendere le future aerocisterne più efficienti e compatibili con velivoli più grandi, la Cina può anche valutare sistemi di rifornimento in volo rigido dalla velocità di trasferimento più elevata. In un articolo su una conferenza nel 2013, tre ingegneri della Scuola di Elettronica e Informazione del Politecnico del Nord-Ovest proposero l’utilizzo del sistema di navigazione satellitare cinese Beidou combinato a sistemi ottici per creare un sistema di controllo automatizzato applicabile ai sistemi di rifornimento aereo.

PLAAF_Xian_HY-6_Li_PangTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’F-35 è un bersaglio dei Flanker

Rakesh Krishnan Simha RIR 12 ottobre 2014

Superato in potenza dalla famiglia degli aerei Su-30 e soffrendo difetti di progettazione critici, l’F-35 statunitense è sulla via dell’obsolescenza creando dei vuoti nelle difese aeree occidentali.

3056Costruito per essere il più letale degli aerei da caccia di tutti i tempi, l’F-35 è letteralmente diventato una preda. In ogni scenario dei giochi di guerra tra l’F-35 e il Su-30 Flanker, l’aereo russo esce vincitore. L’ultimo aereo stealth degli Stati Uniti, da 191 milioni dollari al pezzo, è così gravido di seri difetti di progettazione che probabilmente verrebbe spazzato via in uno scontro con i supermaneggevoli Sukhoj. Ali tozze (che riducono ascensionalità e manovrabilità), fusoliera a bulbo (che lo rende poco aerodinamico), scarsa velocità e un motore incandescente (tanto che anche un radar può rilevarlo) sono solo alcuni dei principali difetti che ne svelano la vulnerabilità nel combattimento aereo. Con più di 600 Flanker (Sukhoi-27 e successive varianti come Su-30, Su-34 e Su-35 Super Flanker) nelle forze aeree di tutto il mondo, il destino dell’F-35 sembra decisamente incerto. Esperti aerospaziali di tutto il mondo sempre più ritengono che il caccia dal programma di sviluppo più costoso degli USA (sui 1500 miliardi di dollari) sarà un facile bersaglio per i Flanker.
E’ un tacchino“, dichiara l’ingegnere aerospaziale Pierre Sprey in un’intervista alla televisione olandese. Poche persone sono qualificate nel parlare di aerei da caccia come Sprey. È il co-progettista dell’F-16 Fighting Falcon e del cacciacarri A-10 Warthog, due degli aerei di maggior successo dell’US Air Force (USAF). Winslow T. Wheeler, direttore dell’US Straus Military Reform Project del Centre for Defense Information è d’accordo. “L’F-35 è troppo pesante e lento per avere successo come caccia” dice. “Se mai affrontasse un nemico con una seria aeronautica, saremo nei guai“. Finora gli Stati Uniti hanno avuto la fortuna di non incontrare mai una forza militare “seria”. Nei cieli dell’esaurito Iraq, della minuscola Libia e dell’assolutamente indifeso Afghanistan, gli aerei statunitensi hanno operato impunemente. Ma la fortuna cambia, e se mai si scontrassero con le forze aeree di Russia, Cina o India, il risultato non sarebbe così unilaterale. In particolare, l’Indian Air Force ha battuto i caccia di quarta generazione dell’USAF utilizzando jet di terza e quarta generazione. Il problema più grande dell’F-35 è che i suoi progettisti statunitensi scommettono sul radar a lungo raggio e lo stealth per compensare scarsa velocità e manovrabilità. Ma la furtività non è davvero tutto ciò su cui puntare; non è il mantello dell’invisibilità. Inoltre, già eccellenti radar russi migliorano. Secondo il Defense Industry Daily (DID): “Nel frattempo, i radar più avanzati sono già schierati sui sistemi missilistici superficie-aria russi ed avanzati sistemi IRST (scansione e inseguimento a raggi infrarossi) sui caccia russi ed europei estendono il raggio di rilevamento degli aerei stealth. Entro il 2020 i radar dei caccia potranno rilevare (a 46 km) anche gli aerei ultra-furtivi come l’F-22, assieme alla capacità IRST d’identificare (a 92 km) lanci di missili aria-aria a medio-lungo raggio e aeromobili meno furtivi“. Nel frattempo, non c’è di meglio del radar in una guerra. “Vi sono molti radar“, spiega Sprey. “E non si può sfuggire a tutti i radar sul campo. Ci sarà sempre un radar che sbircia (dal basso) od osserva dall’alto. Tutti possono vederti“.

138031A corto di potenza di fuoco
Un altro problema è la forma complessiva del velivolo statunitense. “La maggior parte dei grandi aerei è bella perché cerca di ridurre la resistenza“, dice Sprey. “Ma qui, per la furtività, lo devono rendere assai bulboso e grande dovendo trasportare le armi all’interno perché le armi trasportate all’esterno riflettono le onde radar. Quindi c’è l’enorme penalità per le prestazioni del velivolo che ora è grande e goffo come un bombardiere“. Il basso carico interno indica che i progettisti della Lockheed-Martin hanno firmato la condanna a morte dell’F-35. L’aereo trasporta solo due grosse bombe e quattro piccole, e un massimo di quattro missili aria-aria (AAM) a puntamento oltre l’orizzonte (BVR). L’USAF afferma che il radar avanzato dell’F-35 vedrà gli aerei nemici prima e potrà abbatterli con i suoi quattro AAM a lungo raggio. Ma i centri con il BVR sono ancora un sogno per i piloti da caccia e sono piuttosto rari. In realtà, la dipendenza dall’acquisizione radar e dagli AAM può rivelarsi suicida, come in effetti fu una volta. Durante la guerra del Vietnam l’USAF era così innamorata del concetto di combattimento BVR che i primi caccia F-4 erano armati solo di missili. Ma dopo che i piloti dell’Aeronautica Vietnamita li abbatterono con l’artiglieria, gli statunitensi reintrodussero i cannoni sull’F-4. In realtà, la Russia, che ha la gamma più avanzata e variegata di missili BVR al mondo, arma i suoi Flanker con almeno otto missili per la semplice ragione che ci vogliono diversi colpi per centrare un bersaglio in rapido movimento. Gli statunitensi ignorano la lezione fondamentale che il combattimento aereo è confuso. In teoria, i piloti statunitensi giocherebbero ai “videogiochi” colpendo aerei nemici a 1000 km. In pratica, il combattimento aereo è come una lotta al coltello. Secondo DID, l’F-35 molto più probabilmente affronterà avversari più “immediati e diretti” di quanto i suoi sostenitori suggeriscono, mentre utilizzare efficacemente i missili BVR a guida ad infrarossi sarà una complicazione. A differenza dell’F-22, l’F-35 è descritto come “doppiamente inferiore” ai moderni caccia della famiglia Su-30 nei combattimenti ravvicinati. L’arsenale molto più grande e variegato di missili in combinazione con la super-manovrabilità, quindi, conferiscono ai Flanker un vantaggio senza precedenti nel moderno combattimento aereo.

F-35B-and-CScarsa disponibilità
Secondo la nuova filosofia del combattimento aereo definita dagli arrivisti di USAF-Lockheed-Martin, l’F-35 pigliatutto sostituirà tutti gli altri caccia ed aerei di supporto a terra. Ma qui sta il problema. Poiché l’F-35 è un aereo costoso, le forze aeree ne compreranno di meno. Per esempio, il Giappone ha attualmente 100 F-15, ma li sostituirà con soli 70 F-35. Inoltre, poiché l’F-35 è anche costoso da far volare e conservare, le forze aeree ne limiteranno le ore di volo. (Già i tagli alla spesa hanno costretto l’USAF ad eliminare più di 44000 ore di volo mettendo a terra 17 squadroni da combattimento). Ancora, lo ‘Stealth’ ha un prezzo. Sull’F-35 la maggior parte delle operazioni di manutenzione riguarda il rivestimento stealth. “E’ un ostacolo assurdo al combattimento”, dice Sprey. “Siete a terra per 50 ore a giocherellare sul velivolo cercando di renderlo furtivo quando non lo è comunque“. Inoltre, una disponibilità della flotta al 100 per cento è un’impossibilità logistica. La media USAF è circa 75 per cento, abbastanza decente, ma quando si tratta di aerei stealth i dati crollano. Il super-segreto bombardiere stealth USAF B-2A ha un tasso di disponibilità di appena il 46,7 per cento. E il caccia più costoso degli Stati Uniti, l’F-22, nonostante il prezzo di 350 milioni di dollari, ha un tasso di disponibilità del solo 69 per cento. Quindi, se siete per esempio l’aeronautica australiana, solo 48 dei previsti 70 F-35 della vostra flotta saranno pronti al combattimento in qualsiasi momento. Le vostre probabilità contro i cinesi, che hanno 400 Flanker, sono sempre più scarse. Potete scommettere che gli australiani non si uniranno alla lotta al coltello se non scortati dal grande fratello USA.
Wheeler, che si occupa di questioni della sicurezza nazionale degli Stati Uniti da oltre trent’anni, delinea le implicazioni per le forze aeree occidentali che intendono adottare l’F-35: “I piloti andranno peggio ricevendo assai meno addestramento, cosa più importante di qualsiasi problema tecnico. Ci saranno assai meno piloti mentre l’intera forza dovrà ridursi, e fondamentalmente si avrà un aereo che sarà un fiore all’occhiello inutile. Un vero monumento inutile che rovinerà qualsiasi aviazione che l’adottasse“. Il dogfight non è ancora iniziato e i Flanker già segnano 1-0.

13764801380674s_ablogin_su-30sm_57_1500Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nell’odissea nello spazio dell’India

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 27 settembre 2014

1420Il successo della Mars Orbiter Mission ha messo l’India sulla scena mondiale come potenza spaziale. E’ l’unico Paese asiatico che ha effettuato con successo una missione su Marte, e l’unico Paese al mondo che riesce in tale missione nel primo tentativo. Il successo dello sviluppo della tecnologia nazionale e il suo uso nell’esplorazione spaziale, negli ultimi anni, sono davvero sorprendenti. Quest’anno è anche il trentesimo anniversario del volo dell’unico astronauta indiano, Rakesh Sharma, sulla stazione spaziale sovietica Saljut-7 dal cosmodromo di Bajkonur. La storia della cooperazione spaziale indo-russa (sovietica) effettivamente iniziò molto prima. L’Unione Sovietica fu il primo Paese non solo ad inviare un astronauta indiano nello spazio, ma anche a lanciarne i satelliti, come Aryabhatta nel 1970. Il crollo dell’Unione Sovietica incise sulle relazioni bilaterali, anche nella cooperazione spaziale. La controversia sulla tecnologia criogenica ne fu una questione. Tuttavia, la cooperazione spaziale fu ripresa gradualmente. Nel 2004, entrambi i Paesi firmarono un accordo per l’esplorazione pacifica dello spazio e un altro per lo sviluppo del sistema di navigazione satellitare GLONASS e il lancio di veicoli spaziali russi con missili indiani. Vi furono anche discussioni sullo sviluppo congiunto di apparecchiature per le sonde solari, la costruzione dell’osservatorio spaziale solare per studiare la radiazione a raggi X, e la ricerca sui motori elettrici per veicoli spaziali. Nel 2005 fu firmato un accordo sulla tecnologia di sicurezza, e uno per l’attuazione della cooperazione a lungo termine sullo sviluppo congiunto, operatività ed uso del sistema GLONASS. Tale accordo prevede il lancio di satelliti GLONASS usando il vettore indiano GSLV, e a sua volta la Russia fornisce l’accesso al sistema GLONASS agli indiani. E’ inoltre previsto lo sviluppo congiunto di apparecchiature per lo sfruttamento dei segnali per scopi commerciali. L’accordo apre la strada all’attuazione di un accordo del 2004 sulla progettazione congiunta e il lancio dei satelliti per comunicazione GLONASS, utilizzabili da entrambi i Paesi per scopi civili e militari. Fu firmato un accordo di cooperazione nel campo della fisica solare e le relazioni terrestri-solari nell’ambito del progetto Coronas-Photon, del 2005. Il progetto era volto alla ricerca nel campo della fisica solare e delle relazioni terrestri solari. L’accordo inoltre permise l’integrazione dei carichi indiani RT-2 sulla sonda Coronas-Photon e l’esperimento spaziale congiunto utilizzando le attrezzature RT-2. L’accordo fece rivivere il progetto sovietico Coronas-Photon con cui sei strumenti fabbricati presso l’Istituto Tata di ricerca fondamentale dell’India, furono installati sul satellite russo Photon. Nel 2007, l’agenzia spaziale dell’India ISRO e l’agenzia spaziale russa Roscosmos firmarono un accordo per lo sviluppo congiunto della missione indiana Chandrayana-2. Il veicolo spaziale venne lanciato nel 2013. Nel 2008, entrambi i Paesi firmarono un memorandum d’intesa sul programma di volo spaziale umano. La lista è infatti lunga, indicando il desiderio di entrambi i Paesi di voler sviluppare congiuntamente programmi spaziali con reciproco vantaggio.

2014: anno promettente
00-glo-3russia-india-flag-glonass.3 Quest’anno s’è dimostrato promettente per la cooperazione spaziale bilaterale. Nel febbraio 2014, il viceprimo ministro della Russia, e anche co-presidente della Commissione inter-governativa russo-indiana per la cooperazione culturale commerciale, economica, scientifica e tecnica, Dmitrij Rogozin, durante la sua visita in India ha ricordato la passata cooperazione spaziale ed ha sostenuto che v’è un ‘enorme potenziale’ per la cooperazione bilaterale spaziale, rivelando anche un nuovo accordo: “Abbiamo concordato una serie di consultazioni tra le nostre agenzie spaziali per coinvolgere i nostri partner indiani nei piani e progetti intrapresi dall’United Rocket and Space Corporation“. Nell’aprile 2014, il capo dell’agenzia spaziale russa Oleg Ostapenko ha ribadito l’interesse della Russia a sviluppare la cooperazione spaziale con India e Cina. Recentemente, la Russia ha annunciato una serie di programmi spaziali da miliardi di dollari. L’India può essere interessata a partecipare ad alcuni di questi programmi. Ciò rafforzerà la cooperazione bilaterale, fornendo all’India la tecnologia spaziale necessaria e alla Russia il capitale, rafforzandone la cooperazione spaziale. Oltre alla cooperazione tra governi, è anche fondamentale promuovere la cooperazione pubblico-privato e tra privati nel settore spaziale. Già vi sono esempi come la Sistema Shyam Teleservices Ltd. Anche se alcuni problemi sono emersi a causa di una truffa in India, i funzionari di entrambi i Paesi li maneggiano con destrezza. A luglio la società indiana Aniara ha firmato un accordo per la progettazione e produzione di satelliti per telecomunicazioni con la società russa Dauria Aerospace. Il progetto vale 210 milioni di dollari. Insieme a un’altra società, Dauria attuerà il progetto, responsabile per l’analisi del volo e controllo a terra della missione. La cooperazione congiunta si allargherà alla commercializzazione di Aniara, consentendole di entrare nei mercati della radiotelediffusione e comunicazione via satellite di altri Paesi. E’ necessario che i partenariati pubblici e privati siano incoraggiati. I milionari in India aumentano, e i nuovi ricchi indiani possono svolgere un ruolo chiave nel dare impulso alla cooperazione spaziale bilaterale.

Andare avanti
Le agenzie spaziali indiane e russe, tuttavia, devono risolvere le differenze in modo reciprocamente vantaggioso. Le differenze su progetti come Chandrayana-2 o il programma di volo spaziale umano avrebbero potuto essere meglio affrontate. Lo scorso ottobre, il capo dell’agenzia spaziale indiana ha espresso insoddisfazione per la lentezza degli sviluppi del programma e dichiarato l’intenzione dell’India di continuare da sola. Forse i problemi riguardanti il programma avrebbero potuto essere meglio gestiti se i funzionari che si occupano del programma avessero resistito alla tentazione di rendere pubbliche i dettagli delle differenze, tentando di risolverle nei forum bilaterali. Potrebbe essere possibile che il programma sia sviluppato congiuntamente e lanciato entro il 2016 o 2017, con la Russia che fornisce il lander e l’India che costruisce rover e orbiter. L’Odissea nello spazio dell’India non sarebbe stata possibile senza la cooperazione russa (sovietica). Sebbene i rapidi progressi spaziali dell’India non sarebbero stati possibili senza la cooperazione russa, non è utile aver nostalgia del passato, ignorando il presente. Entrambi i Paesi devono sinergizzarsi tenendo presenti le dinamiche mutevoli. E’ possibile che il prossimo Forum dell’Innovazione a Mosca, ad ottobre, sia testimone di alcuni sviluppi positivi nella cooperazione spaziale bilaterale.

sat6-IRNSSTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una storia di occasioni mancate

Aram Ter-Ghazarjan, RIR, 26 settembre 2014

L’industria del computer in URSS ebbe un rapido sviluppo fino all’inizio degli anni ’70, quando il governo effettivamente ridusse le innovazioni. Alcune di queste conoscenze sono ancora così preziose che rimangono classificate.

Il supeecomputer russo SKIF - Aurora.

Il supercomputer russo SKIF – Aurora

Subito dopo la seconda guerra mondiale il governo di Stalin cominciò a riconoscere la necessità di realizzare una svolta tecnica nel settore industriale e scientifico mentre iniziava la guerra fredda, che richiese la mobilitazione delle risorse intellettuali della nazione. Dai primi anni ’50 l’URSS aveva creato un’industria informatica moderna. Tuttavia, all’inizio degli anni ’70 il governo sovietico decise di porre fine a questi sviluppi unici e di piratare i sistemi occidentali. Di conseguenza, il progresso di un intero settore fu interrotto.

Primi passi: dall’URSS al futuro
Sergej Lebedev I primi passi verso la creazione di una piccola calcolatrice elettronica (MESM) avvennero nel 1948 in un laboratorio segreto di Feofanija, nei pressi di Kiev. Il lavoro era supervisionato da Sergej Lebedev, al tempo direttore dell’Istituto di Ingegneria Elettrica. Propose ed attuò i principi di una macchina per calcoli elettronici con un programma di archiviazione. Nel 1953 Lebedev guidò il team che creò la prima grande calcolatrice elettronica, nota come BESM-1. Fu assemblata a Mosca presso l’Istituto di meccanica di precisione ed ingegneria informatica. I personal computer furono prodotti dall’Istituto di Cibernetica di Kiev negli anni ’60 nella serie che comprese i computer Mir-1, Mir-2 e Mir-3. Questi erano personal computer con tutte le caratteristiche necessarie, memoria e capacità per l’impiego nelle industrie dell’epoca. I sistemi informatici originali in URSS non furono unificati sotto uno standard comune, neanche entro la singola serie. I computer moderni non potevano “capire” i predecessori. Le macchine erano incompatibili per i criteri su capacità digitali e periferiche. Per via dell’assenza di norme unificate e per una strategia di sviluppo sbagliata, l’industria dei computer sovietica cominciò ad seriamente a rallentare all’inizio degli anni ’70. Andrej Ershov, uno dei fondatori dell’informatica in Unione Sovietica, dichiarò apertamente che se Viktor Glushkov non avesse cessato di sviluppare la serie Mir, i migliori personal computer al mondo sarebbero stati creati in URSS.

BESM-6

BESM-6

L’errore fatale: piratare IBM
pentkovskiy Nel 1969 le autorità sovietiche decisero di chiudere tali sviluppi e iniziare a creare computer basato sulla piattaforma IBM/360. In altre parole, decisero di piratare i sistemi occidentali. “Fu la peggiore decisione possibile“, dice Jurij Revich, storico e programmatore. “Il governo sovietico e in parte i costruttori erano da biasimare per il fatto che l’industria avesse cessato di svilupparsi autonomamente. Ogni gruppo rimase isolato e il regime di segretezza facilitò le diverse soluzioni tecnologiche, prese in prestito dalle riviste scientifiche occidentali“. A parere di Revich, ciò fece rallentare l’industria dei computer sovietica. Quando l’Unione Sovietica lanciò il suo primo mainframe ESEVM nel 1971, gli Stati Uniti erano già passati alla successiva generazione di IBM/370. “Gli sviluppatori dovettero compiere una quantità importante di lavoro, non inferiore a quello per creare un computer da zero, come tradurre i programmi e molto altro“, spiega Revich. “Ma il risultato fu del tutto inadeguato. La scienza mondiale perse molto a causa di tale decisione“. Negli anni ’80 l’industria dei computer ristagnava. “Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, c’erano due o tre tipi di computer nel Paese“, ricorda Maksim Moshkov, fondatore di Lib.ru, prima biblioteca elettronica della Russia. “Al lavoro c’erano due scatole delle dimensioni di una scrivania, alta 1,5 metri, che gestiva i calcoli salariali ordinari dei dipendenti“. Ha spiegato che le scatole contenevano 16 megabyte di RAM ed erano controllate da un team di 15 programmatori, amministratori e tecnici. “I calcolatori stranieri lavoravano in modo simile“, aggiunge Moshkov. Molte menti dell’informatica sovietica si trasferirono all’estero. Vladimir Pentkovskij, che lavorava presso l’Istituto Lebedev di meccanica di precisione ed ingegneria informatica, è diventato lo sviluppatore leader del microprocessore Intel e fu sotto la sua guida che l’azienda creò il processore Pentium, nel 1993. Pentkovski utilizzò le conoscenze acquisite in URSS per sviluppare l’Intel. Nel 1995, Intel lanciò il più moderno processore Pentium Pro, che in termini di capacità era vicino al microprocessore russo El-90 del 1990.

I supercomputer russi
sm.aspxNel 2007-2010, quando il governo ha iniziato a finanziare attivamente le scienze, dopo una pausa di 15 anni, gli scienziati russi e bielorussi hanno creato congiuntamente la serie di supercomputer SKIF (SKIF è l’acronimo russo per SuperComputer Iniziativa Feniks). Un altro supercomputer, AL-100, è stato avviato nel 2008, la cui massima produttività raggiunge i 14,3 Tflops. AL-100 comprende 336 processori Intel Xeon 5355 e ha 1344 GB di RAM. Il supercomputer Lomonosov è stato creato nel 2009. Questa macchina è composta da tre tipi di nodi e processori con diverse architetture computazionali. Il supercomputer è utilizzato per risolvere intensivi problemi di scienza computazionale sviluppando algoritmi e software per potenti sistemi di calcolo. Lomonosov è tra i primi 500 più potenti supercomputer del mondo.

Il supecomputer Lomossonov

Il supercomputer Lomonosov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Japanime: Anime, Giappone e Capitalismo

Il business dell’animazione giapponese
Anime-kun, 05/06/2014

xHorribleSubs-Haiyore-Nyaruko-san-W-01-714x401_png_pagespeed_ic_LkQGf4Ibd9Con l’avvento di internet, i fan occidentali dell’animazione giapponese non sono mai stati così  coinvolti dal loro media preferito. Praticamente tutto ciò che viene fatto in Giappone è immediatamente accessibile in occidente, con ampio accesso a informazioni dettagliate su produzione, distribuzione e consumo degli anime nell’arcipelago. Gestire e interpretare questi dati è un’arte, permettendo a coloro che ne sanno di aprirsi a campi d’analisi e a critiche sull’industria.  Un’arte che può alimentare discussioni costruttive sul Japanime, ma può anche intrappolare chi venga accecato dai dati. Un’arte che ci si propone di presentare. Molti qui dicono cose apparentemente ovvie, soprattutto per coloro che battono da tempo le loro tastiere nei forum di Japanime. Tuttavia, più che le informazioni, sono legami e relazioni che rendono interessante questa informazione. Qui si parla solo delle serie televisive animate giapponesi, che costituiscono la maggior parte delle discussione dei fan nel mondo.

Japanime ed economia
Nonostante la recente abbondanza, se non proliferazione, gli anime giapponesi non vengono dal nulla; sono sempre più spesso il risultato della collaborazione di agenti a volte molto diversi. Inizialmente le serie animate erano prodotte su ordine delle reti TV dagli studi di animazione. Perciò gli anime erano spesso adattamenti di manga popolari e di serie originali per il grande pubblico. Gli studi che desiderano esprimesi più liberamente o per un pubblico particolare, ricorrevano agli OVA o alla pellicola. La svolta si ebbe nei primi anni 2000, quando le reti TV giapponesi decisero di produrre live set (sceneggiati) invece dei cartoni animati. Allo stesso tempo, grazie al successo di alcune serie presso gli otaku, negli anni ’90, e con l’invecchiamento della popolazione giapponese, la domanda di anime è costantemente cresciuta presso un pubblico di adolescenti e giovani adulti. Rispondendo a tale evoluzione le reti televisivi pubbliche si adattarono offrendo la trasmissione di anime a tarda notte, per un pubblico di giovani adulti, comunemente chiamati anime notturni. La serie Noitamina proposta da Fuji TV nel 2005, ne è un famoso esempio, così come i canali via cavo specializzati nell’animazione, come WOWOW o AT-X, che si distinguono trasmettendo versioni non censurate di alcune serie. D’altra parte, le serie iniziarono ad essere prodotte tramite l’innovativo sistema dei comitati di produzione. Ed è qui che inizia il vero divertimento.
Un comitato di produzione è un gruppo di persone che si riunisce per realizzare un progetto di una serie animata. Il comitato di produzione comprende il produttore, ovviamente, lo studio di animazione, l’emittente (rete TV), l’editore del manga o romanzo, un autore di videogiochi, il responsabile dei prodotti derivati, autori musicali, agenzie di marketing e tutti gli altri interessati al progetto. Una volta che il comitato è formato, ciascun membro apporterà il proprio capitale o capacità produttiva, come ad esempio un’azienda. Il produttore porta i soldi, lo studio l’esperienza, la rete TV il pacchetto della distribuzione, l’editore i diritti cinematografici, ecc. La serie proviene da tutte queste associazioni, spesso sconosciute al grande pubblico che non ha alcun motivo di indugiarvi. Tuttavia, per i curiosi, è possibile controllare l’elenco dei comitati di produzione degli anime trasmessi nel 2013, e si vedrebbe che spesso le stesse persone si trovano in varie serie, ma anche aziende lontane dall’animazione. Il vantaggio di ciò è che i membri di produzione non sono sullo stesso piano. Recentemente, mentre la maggior parte dei nuovi anime sono adattamenti di manga e light novel, gli editori tendono a creare e guidare i comitati. In realtà, la maggior parte della recenti serie animate sono progetti avviati dagli editori per promuovere i loro manga/LN, in cui gli studi di animazione sono solo degli esecutori. Se l’editore vede un potenziale commerciale nel suo prodotto, è più probabile che l’avvii, e viceversa. Gli utili riportati dalla serie non saranno equamente distribuiti tra i membri. Gli editori potranno intascarne la maggior parte, come i produttori e distributori. Le reti TV potranno beneficiare della pubblicità nella trasmissione e i produttori di giocattoli delle vendite dei loro prodotti. Gli studi di animazione si accontentano dei resti; in alcuni casi, sono contrattualmente vincolati al comitato di produzione e ricavano un reddito fisso indipendentemente dal successo della serie. In altre parole, una serie può avere un grande successo e dare molti profitti senza che lo studio di animazione sia necessariamente premiato. Ciò spiega i problemi con lo status degli animatori in Giappone: bassi salari, orari lunghi, mancanza di protezioni sociali che hanno portato alla crisi delle vocazioni nel Paese e alla crescente importanza dell’outsourcing in Corea del Sud e Cina. Per ridurre tale tensione, alcuni studi hanno istituito un regime speciale per discostarsi dall’influenza degli editori. Così lo studio Kyoto Animation ha lanciato una propria rete per controllare completamente la propria produzione di anime. Una configurazione audace ed i risultati sembrano comunque farsi aspettare. Una volta indicate queste generalità sulla produzione degli anime, possiamo guardare dall’altra parte del soggetto, il consumo di anime e il suo valore…

gargantia 1Japanime e statistiche
Perché i fan occidentali degli anime s’interessano alle vendite delle serie animate giapponesi? Dopo tutto loro stessi contribuiscono a trasformare l’industria, seduti comodamente davanti al computer su un qualche sito peer to peer. Come accennato in premessa, la disponibilità costante di dati commerciali sugli anime, ha permesso ai fan di aggiungere un ulteriore livello di argomentazione nelle loro discussioni sui media. In un così piccolo e competitivo mercato, il successo può dare rapidamente origine a delle tendenze. Pertanto, anche conoscendo parzialmente la situazione del mercato, si possono comprendere i legami tra le serie e gli obiettivi che ne sostengono lo sviluppo.  Dichiarare se una serie sia un successo o meno non è una semplice questione di dimensioni. Molti fattori vanno considerati: la serie a chi si rivolge? Come si svolge? Con quali mezzi è distribuita?  Tali domande portano a concentrarsi di nuovo sul comitato di produzione. La prima cosa cui il Comitato di produzione bada creando un anime è il target della serie, come ottenerne il massimo a seconda della tipologia della serie. I vari segmenti del pubblico non consumano gli anime allo stesso modo: tradizionalmente si distinguono gli anime per famiglie/figli, e anime per otaku.
I bambini guardano la loro serie in televisione, ma non sono del tipo che poi compra la serie su DVD/Blu-Ray, semplicemente perché DVD/Blu-Ray sono estremamente costosi in Giappone, ed i bambini non hanno abbastanza denaro per comprare la raccolta di tutte le serie che guardano. Così i comitati di produzione si concentrano su altri tipi di profitti: quelli televisivi (sponsor e pubblicità) e quelli relativi ai prodotti derivati (giocattoli, carte, giochi, gadget…). Allo stesso modo, per far funzionare il modello della serie per bambini, spesso vi sono numerosi episodi (oltre 50 puntate) per mantenere il pubblico e vendere più spazi pubblicitari in TV. Non sorprende, e quindi non preoccupa molto, non vedere serie ultra-popolari come Precure, Detective Conan o One Piece tra i grandi distributori: le vendite fisiche non fanno parte del loro modello di business e non ne limita la redditività. Al contrario, la serie notturne degli anime traggono profitto dalla vendita di DVD/BR, sfruttando le risorse finanziarie di un pubblico adulto. Perciò, tali serie devono essere brevi (una stagione di 12 episodi, o due stagioni di circa 24 episodi) invitando lo spettatore ad acquistare più spesso collezioni complete. E’ solo per queste serie che i dati di vendita di DVD/BR hanno un senso reale. Tuttavia, non bisogna dimenticare che dalle serie per otaku soprattutto derivano i profitti delle aziende (i produttori di giocattoli sono nel comitato di produzione di ogni serie di Gundam da decenni, per esempio). Si noti anche che le vendite di serie OST e dramma in CD con le voci dei doppiatori della serie, possono assumere notevole importanza se c’è una determinata persona nel cast.
Prima di passare alle cifre reali, alcuni dettagli aggiuntivi. In Giappone è possibile trovare la serie animata in edizione DVD o Blu-Ray, e questi due formati non sono per lo stesso tipo di pubblico. I DVD costano meno e sono più comuni. I Blu-Ray costano di più, sono meno diffusi ed offrono una migliore qualità dell’immagine e del suono. Così, il pubblico otaku tenderà ad acquistare anime in Blu-Ray, mentre la maggior parte del pubblico sarà generalmente soddisfatto dei DVD. Chi è interessato solo a vendere serie per otaku può quindi semplicemente puntare alle vendite di Blu-Ray; anche se l’analisi delle vendite dei DVD è anche importante per avere un’idea generale del successo di una serie (se una serie che ha avuto enorme successo in Blu-Ray ed ha completamente floppato nei DVD, è una serie fortemente orientata agli otaku, se le vendite sono più equilibrate, significa che la serie ha un ampio pubblico). Recentemente appaiono serie che fanno il passo ulteriore e sono pubblicati solo in edizioni Blu-Ray, come Fate/Zero o Suisei no Gargantia.
Andiamo ora finalmente al succo. In Giappone le vendite di DVD e Blu-Ray sono seguite con precisione e regolarmente da un’organizzazione chiamata Oricon. Inizialmente specializzata nella classifica di vendite di CD, Oricon segue anche le vendite di DVD/BR e di conseguenza le vendite di anime. Oricon raccoglie informazioni sui risultati della maggior parte dei rivenditori in Giappone e ne dà la classifica ogni settimana. Le informazioni di Oricon sono difficili da ottenere per la persona media; bisogna raccogliere dati grezzi da decine di siti giapponesi e occidentali, da presentare in modo comprensibile. Il grande sito giapponese DVDBD-WIKI propone un database di tutte le serie uscite per ogni stagione da quindici anni, con i dati di vendita di ogni volume. Ancora più chiaro, il sito inglese Someanithing riprende la classifica settimanale e compila i dati fornnedo la classifica per stagione e anno. Come leggere tali classifiche? Si giudicano le prestazioni di una serie facendo la media delle vendite di ogni volume in DVD e Blu-Ray. Si consideri il recente successo di Attacco dei Giganti. Quando si legge che Attacco dei Giganti ha raggiunto una media di 50k vendite, certamente non vuol dire che la serie ha venduto 50000 copie! Ne ha venduto di più; le vendite di ogni volume variano nel corso delle uscite, dando una media di 50k.

Il primo volume ha venduto 83K, i successivi 59k, 51k, 50k, 43k, 50k, 39k, 39k e 40k. Questo dà una media di 50k vendite per tutta la serie.

Il primo volume ha venduto 83K, i successivi 59k, 51k, 50k, 43k, 50k, 39k, 39k e 40k. Questo dà una media di 50k vendite per tutta la serie.

50k è una cifra enorme che pone la serie in cima agli anime di maggior successo degli ultimi dieci anni; la classifica è dominata da Bakemonogatari (78k), Madoka Magica (71k) Destiny Gundam Seed (68k) e Fate/Zero (52k). In realtà, qualsiasi serie che supera la media di 10k può legittimamente essere considerata un successo, assicurando redditività al comitato di produzione e ponendo le basi per un seguito. Tuttavia, dobbiamo interpretare i numeri alla luce delle aspettative del comitato di produzione; se una serie importante come la produzione di Suisei no Gargantia avesse ricevuto “solo” 10k, il suo comitato produzione probabilmente ne sarebbe stato deluso. Al contrario, una serie come Psycho-pass(*) non ha mai raggiunto 10k, ma è stato sufficiente al comitato di produzione per annunciarne un sequel. La chiave è collegare i dati con un’analisi critica della serie, per averne un quadro costruttivo. Allo stesso modo, i numeri devono essere contestualizzati per avere un senso. Il fatto che gli anime più vecchi (prima del 2000) non abbiano o abbiano pochi punti, non significa che queste serie non abbiano avuto successo all’epoca. Solo che il mercato da allora è cresciuto e il modello di vendita fisica non era ancora pienamente efficace, casi mitici come Evangelion e 100k+ sono ovviamente leggendarie eccezioni. Se si capisce tutto ciò, si comprende la sostanza di ciò che c’è da sapere sull’entità delle vendite in Japanimation. Tuttavia, si potrà certamente parlare delle vendite delle serie terminate, ma difficilmente si potrà farlo per le serie in corso. Nella terza e ultima parte, verrà indicato come leggere il futuro…

403477Japanime e prospettiva
Il calcolo delle vendite medie di una serie, e valutazione della performance finanziaria in genere, richiedono tempo e grande pazienza. A volte passa più di un anno dalla trasmissione della serie in televisione, per avere dati precisi. Allo stesso modo, le vendite non smettono improvvisamente, un anime popolare può continuare a vendere per anni; come nel caso dei film dello Studio Ghibli. Ma la pazienza non è forte presso la comunità online, soprattutto in un ambiente come Japanime, dove i numerosissimi e frequenti nuovi contenuti (più di venti nuove serie ad ogni stagione) impongono ai fan un ritmo costante. Pertanto, sono stati sviluppati strumenti per giudicare rapidamente le prestazioni di una serie. Il più elementare: giudicare una serie sulle vendite del primo volume uscito. Il vantaggio di tale metodo permette di avere l’ordine di grandezza media delle vendite; infatti, una delle costanti del settore è che le vendite del primo volume sono generalmente superiori alla media della serie. Se prendiamo l’esempio di Suisei no Gargantia, è abbastanza evidente che il primo volume ebbe 83k in totale, mentre la media della serie è 50k. È possibile andare oltre osservando le vendite il v1wk1, cioè le vendite del primo volume nella prima settimana. Anche qui funziona, Suisei no Gargantia fece 57k il v1wk1, sempre superiore alla media della serie. Le vendite nel primo volume sono molto utili a coloro che possono leggerle ogni settimana su Oricon, fornendo i dati di vendita dei primi volumi delle nuove serie, permettendo di discutere del successo (o fallimento) delle ultime serie. Questi dati non sono assoluti però: possono classificare in base alla popolarità una serie, ma non esistono dati precisi sulle loro prestazioni. Alcune serie vendono in modo costante per diverse settimane, mentre altre diminuiscono notevolmente dopo la spinta iniziale. Da qualche tempo, è ancora più difficile essere precisi, dato che i primi volumi della serie contengono alcuni gadget o biglietti per eventi (come concerti) gonfiandone i dati e dando un’immagine distorta della performance della serie. Un famoso caso di quest’anno è Super Sonico The Animation che ha venduto il suo primo volume con una figurina esclusiva. Il volume ebbe una performance relativamente rispettabile, la prima settimana (3,6k) prima del crollo dell’80% del secondo volume (0,7k). In questo caso, si può quasi dire che si sia comprato il gadget piuttosto che l’anime. Al contrario, poiché il primo volume di una serie di solito vende meglio rispetto alla media, una serie che inizia bassa o molto bassa, difficilmente si riprende e ha un grande successo; ciò consente d’identificare rapidamente i fallimenti aziendali. Per le serie degli anime notturni, i cui profitti provengono dalle vendite fisiche, viene considerata media meno di 5k e scarsa meno di 2k. Ma, come continuiamo a ripetere, tutto dipende da ciò su cui la serie ha investito da subito. Alcune serie dal budget molto basso si retribuiscono assai rapidamente accontentandosi di punteggi modesti. Il concetto di fallimento nel mercato Japanime è gestito con cura, non tutte le serie non sono destinate ad essere successoni.
Negli ultimi anni è possibile andare oltre le classifiche di Oricon, prevedendo le prestazioni della vendita. Stalker Amazon è un sito di fan giapponesi che utilizza complessi algoritmi per prevedere le vendite di DVD/Blu-Ray in base ai preordini sui vari siti di shopping on-line come Amazon, il maggiore rivenditore del mercato. Non necessariamente accurato sulle cifre, Stalker è comunque molto utile per individuare le tendenze di serie/film/OVA che fanno rumore in Giappone e potrebbero vendere molto. Aggiornato ogni giorno, Stalker rileva ogni forma di fluttuazione  monitorando in tempo reale l’evoluzione del mercato Japanime. Basta che una serie attualmente in onda alla TV faccia un buon punteggio, per vederla salire improvvisamente sulla classifica di Stalker. Invece una serie che trasmette una replica può vedersi degradata per via dell’annullamento dei preordini. Tutto ciò dimostra come il mercato sia esaminato in dettaglio dai fan, anche se TV/DVD/BR sono solo una piccola parte del settore. Un mercato ristretto altamente competitivo, da cui il desiderio dei fan (ma probabilmente dei comitati di produzioni) di tenere d’occhio dati e  classifiche, al fine di individuare le tendenze e guidare la creazione di anime verso le direzioni più richieste.

51qeov91jpLConclusione
Il mercato della serie animata rappresenta una parte della vasta industria dell’intrattenimento giapponese. Uno sguardo alla classifica del 2013 dei franchise più redditizi dimostra che, al di là delle cifre dell’ultimo anime alla moda dalle vendite eccezionali, il pubblico rimane fedele ad alcune vecchie serie ed il pubblico può diversificarsi molto. Nel frattempo, decine di serie, ogni stagione, finiscono in fondo alla classifica con dati di vendita terrificanti. Una riflessione su questi dati è in gran parte questione di gusti personali. Da un lato, i dati di vendita continuano a crescere, il modello dei comitati di produzione sembra funzionare assai efficacemente e il futuro promette forse anche dei blockbuster ambiziosi che irradieranno Japanime testimoniando la salute dell’industria. Ma d’altra parte, come ignorare gli allarmi sugli studi che chiudono, gli animatori che mollano sostituiti dal digital imaging senz’anima? I dati di vendita insolenti non sarebbero l’albero che nasconde la foresta? C’è dove poterlo dire, a voi la parola.

*E’ un caso che gli anime acquistati in Italia, soprattutto dai Rai4 del benemerito Carlo Freccero, siano generalmente brutti (esclusi SAO, La Maliconia di Haruhi Suzmiya, Toradora e PlanetE?). Non si dica che sia una questione di soldi. NdT.

Fonti: Someanithing, DVDBD, Oricon, The Japan Times, Anime News Network, Manga-News, Wikipedia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 383 follower