Il sogno degli Stati Uniti si schianta in Asia centrale

Atul Bhardwaj (India) Purple BeretsOriental Review 13 maggio 2013

198224475Il 3 maggio, un aereo cisterna KC-135 dell’aeronautica degli Stati Uniti si è schiantato nel nord del Kirghizistan. Tutti e tre i membri dell’equipaggi a bordo sono rimasti uccisi. In precedenza, il 27 aprile, quattro aviatori statunitensi sono morti quando un aereo da sorveglianza e ricognizione MC-12 si è schiantato nel sud dell’Afghanistan. Il 30 aprile, un’altra tragedia si è avuta quando un cargo Boeing 747 si è schiantato poco dopo il decollo nella base militare statunitense di Bagram, in Afghanistan. Tutte le sette persone a bordo sono morte. Il velivolo era impiegato dalla National Air Cargo, una controllata delle National Airlines della Florida. Nell’anno in corso, l’incidente dell’aero-cisterna è stato l’ottavo riguardante un aereo militare statunitense impegnato nelle operazioni in Afghanistan. Quattro elicotteri, un aereo da combattimento F-16 e un velivolo Beachcraft MC-12 Liberty dell’USAF sono tra i velivoli schiantatisi.
Le perdite di elicotteri sono regolari in Afghanistan e ricevono una copertura mediatica di routine.  Tuttavia, dato che gli incidenti degli aerei ad ala fissa sono rari, ricevono molto più spazio nei media. Gli incidenti aerei sono causati da vari motivi, ma un grande fattore nella maggior parte dei disastri aerei è la fatica degli equipaggi e l’eccesso di fiducia, che spesso emergono durante campagne militari prolungate. La ultradecennale campagna statunitense in Afghanistan s’è dimostrata essere assai impegnativa per gli effettivi delle forze armate degli Stati Uniti e gli effetti negativi iniziano a mostrarsi. Il KC-135 è precipitato vicino a Manas, la base militare statunitense presso la capitale del Kirghizistan Bishkek. Viene utilizzato dai militari degli Stati Uniti come base logistica nel trasferimento di attrezzature e truppe dentro e fuori l’Afghanistan. Manas è stata creata nel 2001 ed è sede di una flotta di aerei-cisterna con 1.500 effettivi statunitensi. Manas è stata il pomo della discordia tra Stati Uniti e la nazione ospitante, il Kirghizistan. Nel 2009, il Kirghizistan aveva affittato il terreno agli Stati Uniti per 60 milioni di dollari all’anno. Il contratto scadrà nel giugno 2014. Washington vuole una proroga del contratto di locazione, al fine di garantirsi il regolare ritiro delle truppe dall’Afghanistan, ma Bishkek è decisa a porre fine all’accordo sull’affitto.
Perdere un aereo in un Paese straniero non è una novità per gli USA, che gestiscono più di 800 basi militari all’estero. Da quando gli Stati Uniti sono profondamente coinvolti nelle operazioni militari in tutto il mondo, è naturale che vi perdano velivoli e uomini. Fino a quando gli statunitensi utilizzano aerei con o senza piloti nello spazio aereo internazionale, va bene. Tuttavia, quando violano lo spazio aereo di una nazione sovrana, cominciano i guai. Ad esempio, quest’anno, a metà  marzo, un drone MQ-1 Predator degli Stati Uniti, in ricognizione sul Golfo Persico, è stato intercettato da caccia iraniani. Alla fine, la questione si risolse dopo un duello verbale. Il drone venne scortato alla base da due aerei militari statunitensi. Tuttavia, nel novembre dello scorso anno gli iraniani spararono contro dei droni statunitensi. Nel dicembre 2011, l’Iran catturò un drone da ricognizione statunitense RQ-170, conosciuto come la ‘Bestia di Kandahar’. Il video del drone con le ali e il corpo completamente intatti fu diffuso dagli iraniani come prova per aver “spezzato” il codice del sistema di comunicazioni dell’RQ-170, facendolo atterrare in modo sicuro in un aeroporto dell’aviazione iraniana rimasto ignoto. Tuttavia, gli statunitensi reagirono aspramente alle affermazioni iraniane e dissero che l’RQ-170 si era schiantato in territorio iraniano.
L’incidente più pubblicizzato che coinvolse un aereo statunitense avvenne il 1° aprile 2001, quando un velivolo d’intelligence elettronica dell’US Navy EP-3E ARIES II, segnalò di aver avuto una collisione in volo con un intercettore J-8II della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN), sopra una zona economica esclusiva cinese. L’incidente sul Mar cinese meridionale causò l’uccisione del pilota cinese e l’atterraggio forzato dell’EP-3E sull’isola di Hainan. L’EP-3 era decollato dalla base aerea statunitense di Kadena a Okinawa, in Giappone. Presso l’isola di Hainan tutti i 24 membri dell’equipaggio dell’EP-3 furono catturati dai cinesi. Dopo le trattative, gli Stati Uniti scrissero una “lettera di doppie scuse” e la Repubblica popolare cinese rilasciò l’equipaggio.
Il più tragico incidente nella storia militare degli Stati Uniti accadde sul suolo canadese. Il 12 dicembre 1985, un aereo di linea DC-8-63CF, di un volo internazionale charter per il trasporto truppe statunitensi dal Cairo, in Egitto, alla base di Fort Campbell, Kentucky, via Colonia, in Germania, e Gander, a Terranova, si schiantò sulla pista di quest’ultima subito dopo il decollo. Tutti i 256 passeggeri, che appartenevano alle forze armate degli Stati Uniti, e l’equipaggio a bordo morirono. Il rapporto d’inchiesta sull’incidente ne individuò la causa nel: malfunzionamento dell’apparecchiatura, errore del pilota, impatto con un volatile o azione nemica. Tuttavia, indipendentemente dalle ragioni dell’incidente, i contribuenti degli Stati Uniti continueranno a perdere soldi, a meno che, naturalmente, l’amministrazione statunitense decida di ridurre l’impegno militare all’estero fornendo riposo e recupero ai propri soldati affaticati.

L’autore è un ricercatore presso la Scuola di Studi Liberali dell’Università Ambedkar, Delhi. È un alunno del College del Re, Londra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il primo Drone-Killer della Cina?

David Axe Wired 10 maggio 2013

942114Un paio di foto sgranate prese da da lontano potrebbero essere ora la migliore prova del primo drone aereo militare, a getto e presumibilmente armato, di Pechino. Le immagini, una delle quali ritagliate e zummate dagli utenti di Internet, è stata qui riprodotta per la prima apparizione nel mondo anglofono, sul forum Web Secretprojects.co.uk. Le foto seguono a ruota l’altrettanto ambigue prime foto dei due prototipi di caccia stealth della Cina (nel 2010 e nel 2012) e del suo aereo da trasporto pesante (quest’anno). Una foto sfocata e presa da lontano, ancora più ambigua, forse raffigurante il nuovo drone, è apparsa su un sito russo a marzo.
Ancora i cinesi, ‘Ci risiamo?‘”, il giornalista Bill Sweetman di Aviation Week così ha scherzato, dopo aver visto le immagini dei presunti droni armati. C’è consenso tra gli osservatori della Cina sul fatto che il velivolo raffigurato nelle foto sia il Lijian, ossia “Spada affilata”, un Unmanned Combat Aerial Vehicle nato dalla collaborazione tra le aziende aerospaziali cinesi Shenyang e Hongdu. Propulso da un singolo motore a reazione e dotato di un carrello di atterraggio triciclo, l’UCAV Lijian sembra sfoggiare una cellula ad ala volante, condivisa da diversi prototipi di droni-killer made in USA. La cellula ad ala volante, utilizzata anche dal bombardiere stealth B-2, è ideale per i velivoli  radar-furtivi. Oltre alla sua fusoliera e alle possibili qualità radar-eludenti, non si sa molto del nuovo drone. Ma questo non significa che l’aspetto del robot sia inedito. La Cina ha già presentato un rudimentale drone armato ad elica. E nell’ultima edizione della relazione annuale del Pentagono (.pdf) sulle capacità militari cinesi, pubblicata all’inizio di questa settimana, ha previsto che un più sofisticato UCAV cinese avrebbe presto fatto la sua apparizione. “L’acquisizione e lo sviluppo di un Unmanned Aerial Vehicles a lungo raggio… e di un Unmanned Combat Aerial Vehicle, aumenterà la capacità della Cina di condurre ricognizioni a lungo raggio ed operazioni di attacco“, afferma il rapporto. Vale la pena notare che la Cina è l’ultima grande potenza aerospaziale a presentare un primo prototipo di drone armato a reazione e furtivo (con bassa firma radar). Gli Stati Uniti sono in testa, avendo testato non meno di cinque UCAV dalla fine degli anni ’90 e avendo anche una versione non armata, l’RQ-170, in servizio operativo. L’Europa ha i modelli Taranis e Neuron in fase di sviluppo e la Russia sta lavorando a una versione del MiG Skat.
Come i progettisti di droni di tutto il mondo hanno scoperto, le cellule sono spesso la parte più facile del sistema da realizzare. Ciò che è difficile sono il software, la trasmissione dati, i sistemi di controllo e i carichi utili che rendono quel che sono essenzialmente dei grandi aeromodelli efficaci armi robotiche. Ed è con questi sottosistemi principali che la Cina probabilmente avrà più problemi. Il rapporto sulla Cina del Pentagono elenca specificamente “elettronica a stato solido, microprocessori e sistemi di guida e controllo” le tecnologie che Pechino trova più facile comprare o rubare da Stati Uniti, Europa e Russia, piuttosto che sviluppare da sola. Gli esperti statunitensi temono che la Cina possa avere accesso alla tecnologia dei droni statunitensi grazie all’RQ-170 atterrato in Iran nel 2011.
Finora il Lijian sembra esser stato avvistato solo in fase di rullaggio lungo una pista, durante i test a terra. Non è chiaro se i suoi sviluppatori possano tentare un primo volo. Ancora meno chiaro è se e quando il drone armato cinese possa entrare in servizio.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un gigantesco centro di spionaggio negli Stati Uniti

Mondialisation, 6 maggio 2013

nsa ii parteNel deserto dello Utah, negli Stati Uniti, è in costruzione un gigantesco centro di spionaggio, in grado di raccogliere e valutare al livello mondiale e-mail, telefonate, richieste di ricerche su Google, rotte, acquisti di libri, curricula e dati dei personal computer. Amici dell’intelligence ci hanno inviato alcune notizie. I server occuperanno una superficie di 8000 metri quadrati. Su un altro piano, di 2750000 metri quadrati, saranno collocati gli archivi dati. La quantità di informazioni che potrà essere salvata è difficilmente immaginabile, poiché già oggi un terabyte di dati occupa un chip delle dimensioni di un’unghia. La quantità di dati che la National Security Agency (NSA) vuole raccogliere è enorme: l’ex capo di Google, Eric Schmidt, ritiene che tutta la conoscenza umana generata fino al 2003 misuri 5 exabyte. Secondo la società web Cisco, il traffico dati globale su Internet, tra il 2010 e il 2015, aumenterà di quattro volte fino a un volume di 9.766 exabyte. Un milione di exabyte corrisponde a un yottaotteto. Il Pentagono sta cercando di gestire la sua rete di comunicazione globale da yottabyte di dati per sfruttare in diretta?(!) immagini satellitari così come  dati provenienti dai sensori e dalle comunicazioni…
Allo stesso modo, la NSA memorizzerà ed elaborerà diversi yottaotteti di dati. Quindi è possibile salvare i dati costantemente pubblicati su Internet per diversi anni. Attraverso questo centro costruito per 2 miliardi di dollari, si potrà, a partire dall’autunno 2013, applicare l’idea del trattamento totale di tutte le informazioni, come era già stato previsto sotto il presidente George W. Bush. Un impiegato della NSA ha caratterizzato la situazione unendo l’indice e il pollice e dicendo: “Siamo ancora lontani dall’avere chiavi in mano uno Stato totalitario…
I dati sono raccolti dalla rete globale di monitoraggio della NSA (“aspiratore nello spazio“) e dalla capacità allargata del sistema di archiviazione. Per aumentare la capacità di calcolo, la NSA ha già deciso nel 2004 di avviare un nuovo progetto, il “Programma per i Sistemi di Calcolo ad Alta Produttività” (HPCS). Lo scopo è aumentare di migliaia di volte le prestazioni di calcolo. I nuovi computer, chiamati Patflop, saranno in grado di compiere un migliaio di miliardi di calcoli al secondo(!). Come già al tempo del segreto Progetto Manhattan, con cui venne sviluppata la bomba atomica, s’è scelto per il programma il nuovo supercomputer di Oak Ridge, dove si trova l’Oak Ridge National Laboratory Department of Energy. Il programma del supercomputer consisteva in una parte pubblica, che ha pubblicato i risultati della ricerca, e una segreta con cui la NSA ha sviluppato il proprio supercomputer. Nel 2009, i ricercatori del governo sono riusciti a svilupparne il più veloce del mondo, nominato XT-5, che al tempo aveva una capacità di calcolo di 1,75 petaflop.
Nel frattempo, ci hanno dato ulteriori dettagli sul potenziale del nuovo centro di calcolo e di spionaggio. E questo è orribile! Lo scopo del progetto definitivo (in 2-5 anni) è raccogliere quante più informazioni su ogni abitante del mondo! Premendo un tasto si ottiene il profilo completo del “soggetto cercato.” Il sistema produce in meno di un minuto fino a 500 pagine di informazioni, che contengono, secondo il profilo scelto, tutti i dati dalla nascita ad oggi. Tutte le pagelle della scuola, tutte le note degli insegnanti e dei datori di lavoro, tutti i viaggi fin dalla gioventù, ecc., saranno registrati. Una seconda pressione del pulsante permette di vedere tutti i rapporti finanziari e la lista di amici e conoscenti. Si avranno informazioni sulle contravvenzioni, le preferenze sul cibo e i vestiti. Inoltre, vi sarà il “profilo delle debolezze” che mostra tutte le preferenze nascoste e rivelate. Un “profilo sulla salute” che riassume tutto ciò che è stato notato da medici, ospedali, ecc.
E’ interessante il fatto che tutti questi dati siano già memorizzati e disponibili. Se vi è una richiesta da un ufficio amministrativo o dai servizi segreti, basta premere un pulsante per ottenere tutto. “Dalla nascita alla morte, nessun dettaglio viene perso“, ci assicura la nostra fonte, che ha già visto il primo computer e il suo impiego “in diretta”. Un programma particolarmente insidioso mostra le relazioni tra amici, conoscenti e i rapporti commerciali. Questi, tuttavia, possono essere osservati distintamente nel profilo. Un circolo infinito! Avendo la NSA già oggi un grande deposito di dati, che ha intercettato senza essere in grado di leggere, verrà impiegato sui vecchi dati. Un ex dipendente afferma che molti dati dei governi stranieri, codificati a 128 bit o meno, non sono stati finora decifrati. Più i computer andranno veloci, più saranno in grado di spezzare i codici. Il Grande Fratello davvero ti guarda, e i segreti saranno presto parte del passato.

Fonte originale: Vertraulicher Schweizer Brief n° 1351 del 03/02/13
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un attacco EMP nordcoreano sarebbe ‘inarrestabile’

Un’arma satellitare potrebbe violare le difese degli Stati Uniti e detonare sul Nebraska
F. Michael Maloof WND 15 aprile 2013
F. Michael Maloof, scrive per WND e G2Bulletin, è un ex analista della politica di sicurezza presso l’ex segretario della difesa.

rCADI228ESe la Corea democratica dovesse lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti, potrebbe usare un missile a lungo raggio per mettere in orbita un satellite sopra il Polo Sud, permettendogli di sorvolare Omaha, nel Nebraska, ed esplodere a 300 miglia di altitudine dove i sistemi dei missili antibalistici Aegis statunitensi non possono raggiungerlo, hanno detto delle fonti a WND. Inoltre, queste fonti dicono che non vi è alcun modo per determinare se un missile sia dotato di una testata nucleare fittizia o reale, obbligando ad abbattere ogni missile che venga lanciato dalla Corea democratica, dato l’avvertimento pubblico da Pyongyang che intende lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli USA.
Gli Stati Uniti hanno posizionato navi Aegis vicino la Corea democratica e il Giappone, ma a quanto pare è stata presa la decisione politica di non tentare di abbattere i missili, se sorvolano il mare aperto. Fonti dicono, però, che un missile lanciato verso gli Stati Uniti adotterebbe una traiettoria di sorvolo del Polo Sud, ed è lecito chiedersi se gli Stati Uniti abbiano sistemi Aegis per affrontare un missile che seguisse una traiettoria meridionale del genere. Inoltre, il missile dovrebbe essere abbattuto quasi dopo il decollo, dato che il missile metterebbe in orbita il satellite in modo relativamente rapido, a un quota di 300 miglia, l’altitudine raggiunta nel lancio del satellite del dicembre scorso. La Corea democratica, nel frattempo, ha annunciato in un comunicato che ha tratto le “frecce” per “attacchi spietati di ritorsione” al continente americano, alle basi militari statunitensi nel Pacifico e “a tutte le altre basi in cui stazionano le forze dell’aggressione imperialista degli USA. I potenti mezzi d’attacco delle forze armate rivoluzionarie della RPDC [Repubblica democratica popolare di Corea] sono pronti e le coordinate degli obiettivi inseriti nelle testate“, ha detto un comunicato della Corea democratica. “Sarà sufficiente solo premere un pulsante per gettare le roccaforti dei nemici in un mare di fuoco.”
La Corea democratica, a dicembre ha messo in orbita un satellite pesante 100 kg, in modo da poter attaccare gli Stati Uniti, o qualsiasi nazione sulla Terra, con una piccola testata nucleare“, ha detto il dottor Peter Vincent Pry, ex direttore responsabile di in una commissione che ha esaminato gli effetti degli impulsi elettromagnetici, o EMP, sul sistema della rete elettrica nazionale e di altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Ecco come un evento EMP potrebbe mettere in ginocchio l’ultima superpotenza rimasta. Si veda “A Nation Forsaken”.
Un’arma nucleare progettata specificamente per generare un potente impulso elettromagnetico o EMP, una sola testata ‘super-EMP’ sarebbe in grado di annichilire la rete elettrica e altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti, infliggendo conseguenze catastrofiche a tutta la nazione, sarebbe probabilmente impiegabile dalla Corea democratica tramite un cosiddetto ‘vettore spaziale’ contro gli Stati Uniti“, ha detto Pry, che ha lavorato anche per la Central Intelligence Agency. “La Corea democratica ha messo in orbita il suo satellite su una traiettoria e ad una altitudine ideali per un attacco EMP agli Stati Uniti“. Pry ha sottolineato che l’intelligence militare della Corea del Sud ha messo in guardia non solo il suo governo, ma anche gli Stati Uniti, che la Corea democratica starebbe sviluppando testate super-EMP con l’aiuto russo. Nel 2011, Pry ha sottolineato che un commentatore militare della Repubblica popolare cinese ha dichiarato che la Corea democratica ha testate super-EMP. I dati dei test nucleari della Corea democratica, ha detto, sono coerenti con una testata super-EMP. I commenti di Pry riprendono quelli dell’ex ambasciatore statunitense Henry Cooper, che ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che la Corea democratica ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto“, ha detto Cooper in un’intervista a WND, “i loro precedenti satelliti sono stati collocati, con successo, in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco con impulso elettromagnetico o EMP, contro l’intero continente americano, e con una singola esplosione nucleare.”
Cooper, presidente del Consiglio High Frontier, dedicato alla salvaguardia degli Stati Uniti da un attacco missilistico, aveva sviluppato il quadro di riferimento dell’Iniziativa per la Difesa Strategica del presidente Ronald Reagan. Ha anche proposto un sistema di difesa missilistico efficiente per gli Stati Uniti e più tardi è diventato direttore della Strategic Defense Initiative Organization, sotto il presidente George W. Bush. Cooper ha sottolineato che un satellite dotato di una testata nucleare, potrebbe essere fatto esplodere ad una altitudine di 300 miglia. Con una detonazione su Omaha, ha detto, verrebbero coperti gli interi Stati Uniti continentali dagli effetti EMP, le cui conseguenze  potrebbero, entro un anno, “portare alla morte di centinaia di milioni di americani e por termine al nostro modo di vita“.
Altre fonti hanno indicato che il satellite da 100kg sarebbe in grado di trasportare una bomba nucleare da 300 kiloton, simile al peso delle testate dei missili statunitensi, e sarebbe sufficiente a creare un effetto EMP da costa a costa, se esplodesse a 300 miglia sopra Omaha. “La Corea democratica, l’Iran e chiunque altro capisce questi punti, o certamente dovrebbero, se sono svegli“, ha detto Cooper. “Ma hanno collegato i puntini?” Cooper ha detto che se un satellite con una testata nucleare dovesse provenire dal Polo Sud, le informazioni dell’avvistamento e dell’inseguimento  potrebbero essere insufficienti per supportare un tentativo d’intercettazione prima che la Corea democratica faccia esplodere il suo ordigno nucleare su Omaha. Ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto, i loro satelliti precedenti sono stati collocati con successo in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco a impulsi elettromagnetici su tutto il continente americano, con una singola esplosione nucleare“, ha detto Cooper. “La nostra difesa attuale si concentra su un attacco da nord, ma se l’attacco provenisse da un orbita meridionale, potrebbe non essere in grado di intercettare il satellite prima che la Corea democratica faccia esplodere l’ordigno“. “Inoltre”, ha aggiunto, “Si dibatte che se la Corea democratica lanciasse missili balistici su una normale traiettoria balistica, questi abbiano autonomia sufficiente per raggiungere la terraferma degli Stati Uniti, ma non vi è alcuna controversia sul fatto che un ordigno nucleare satellitare possa essere fatto esplodere su orbita al di sopra degli Stati Uniti, o in qualsiasi altro luogo sulla superficie della Terra“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il controllo della popolazione è una politica anti-capitalista?

I contadini poveri sono da biasimare?
Ian Angus e Simon Butler Links, 10 marzo 2013

population-controlClimate & Capitalism, ha pubblicato su Links International Journal of Socialist Renewal, la risposta a un articolo apparso su Dissident Voice il 17 febbraio 2013. Abbiamo presentato la nostra risposta il 24 febbraio, ma gli editori non l’hanno accettata e neanche avuto la cortesia di rispondere a una e-mail che avevamo inviato una settimana dopo. Dal momento che da allora hanno pubblicato articoli scritti molto tempo dopo la nostra risposta, possiamo solo concludere che DV non vuole pubblicare una critica a uno dei loro redattori. Si potrebbe pensare che una pubblicazione che si dica dedicata a “sfidare distorsioni e menzogne della stampa imprenditoriale“, accoglierebbe con favore una sfida alle distorsioni che essa pubblica. Ma a quanto pare non è così.

KISSINGER_DEPOPULATIONLa crescita della popolazione è una delle principali cause della crisi ambientale globale? Nel nostro libro, Too many peoples? (Haymarket Books, 2011), si sostiene che “gli ambientalisti che promuovono il controllo delle nascite e/o politiche anti-immigrazione come soluzioni ai problemi ambientali, fraintendono profondamente la natura della crisi“. Siamo d’accordo con il rinomato ambientalista Barry Commoner: “L’inquinamento non inizia nella camera da letto, ma nella sala del consiglio di amministrazione.” John Andrews, che il blog Dissident Voice ospita regolarmente, non è d’accordo. Ci definisce “negazionisti della sovrappopolazione” e ci accusa di avere fede ingenua nella buona volontà delle aziende, un’accusa che sicuramente sorprenderà chiunque abbia familiarità con le nostre opinioni. In una recente risposta di 4600-parole ad un articolo di 960 che abbiamo scritto per Grist, attribuisce la responsabilità dei problemi ambientali su alcuni dei popoli più poveri del mondo, dimostrando profonda incomprensione della natura del potere corporativo, e proponendo soluzioni che fanno più male che bene.

Reminiscenze africane
Andrews comincia con la storia della sua infanzia in quella che lui chiama ancora Rhodesia, anche se è lo Stato dello Zimbabwe da più di trent’anni. Ha frequentato la scuola, privilegio negato alla maggioranza nera, durante il brutale regime d’apartheid del capo razzista Ian Smith. La narrazione di Andrews dimostra perché i più seri scienziati sociali trattano le prove aneddotiche con scetticismo e cautela. Può aver visto le cose che descrive, ma lui non le capiva allora, e non le capisce ora. Andrews ha detto che lui e i suoi compagni di classe andavano in campagna a vedere il contrasto tra le “erbe naturali e ogni sorta di alberi selvatici, sani e arbusti, in fiore” in una azienda agricola a conduzione bianca e la “dura terra cotta dal sole, con appena una striscia di erba” nella cosiddetta Land Trust tribale, al di là di un recinto di filo spinato. Probabilmente i suoi insegnanti intendevano così insegnare la superiorità innata degli europei sui distruttivi africani, ma Andrews dice che ne trasse una conclusione diversa. Dal punto di vista tribale, ci dice, “la gente viveva più o meno lo stesso modo in cui l’aveva fatto per secoli“, avevano grandi famiglie perché era “semplicemente loro costume” e senza pensarci, incrementarono le loro mandrie di bestiame al di là delle capacità del territorio. La terra è stata distrutta dalla sovrappopolazione.
Vi sono tante cose sbagliate in questa immagine che è difficile sapere da dove cominciare. Lungi dal vivere “come avevano fatto per secoli“, gli abitanti del villaggio che videro Andrews vivevano nelle condizioni imposte dagli imperialisti britannici dopo la conquista della zona, allora si chiamava Matabeleland, nel 1890. Dopo l’invasione, ogni soldato britannico ebbe il permesso di fondare una fattoria di 6.000 acri di terra dei popoli Shona e Ndebele. In un solo anno, gli europei sottrassero oltre 10.000 chilometri quadrati di fertili terreni agricoli, insieme a un numero imprecisato di capi di bestiame. Tra il 1899 e il 1905, gli inglesi trasferirono forzatamente più della metà della popolazione africana dalle loro terre tradizionali, in riserve nelle pianure aride. Altri furono costretti a spostarsi nei decenni successivi. Una legge del 1930 impediva agli africani di possedere terre al di fuori delle riserve. Quando Andrews era un bambino, quasi tutti gli africani furono stipati sul 25% del Paese, mentre circa 4500 famiglie bianche possedevano il 70% delle terre più fertili. Il modo tradizionale di vita nel Matabeleland fu distrutto. Le procedure tradizionali per governare i beni comuni e la gestione di mandrie comuni, scomparvero senza lasciare nulla al loro posto. L’opzione dell’agricoltura moderna non era disponibile, perché le banche di proprietà dei bianchi non avrebbero prestato denaro agli agricoltori africani per miglioramenti o attrezzature agricole, e le scuole agricole non ammettevano studenti africani.
Il ben conservato paesaggio che Andrews ha visto in una fattoria bianca, aveva molto a che fare con i programmi fondiari, finanziati dal governo, per il miglioramento, la formazione, l’irrigazione, il drenaggio e la costruzione di strade, servizi che non venivano forniti nelle aree africane. Nei tre decenni che seguirono la seconda guerra mondiale, il governo dei coloni bianchi utilizzò il “sovraffollamento” come scusa per confiscare oltre un milione di bovini agli africani che vivevano in riserve disperatamente povere. Nello stesso periodo, trasferirono con la forza altre 100.000 persone in quelle stesse riserve. Così, quando Andrews sogghigna per gli africani che speravano di avere molte figlie, perché cpsì avrebbero ricevuto del bestiame come dote, e dice che avere una famiglia numerosa “non è una necessità economica“, si rende volontariamente cieco. La “sovrappopolazione” delle cosiddette terre tribali non aveva nulla a che fare con i tassi di natalità, ma con tutto ciò che il brutale sistema di dominio coloniale fece per rendere possibile l’infanzia privilegiata di Andrews.
Il tentativo di spiegare la complessità dei problemi umani contando i bambini, ed ignorando il contesto storico, sociale ed economico, è una caratteristica fondamentale dell’ideologia “populazionista”. La versione di Andrews è più cruda rispetto alla maggior parte, ma tutt’altro che unica.

“Populazionismo” anticapitalista?
Nel suo classico del 1974, sullo studio dei programmi di riduzione della popolazione in India, ‘Il mito del controllo della popolazione’, l’accademico ugandese Mahmood Mamdani conclude che “il controllo della popolazione senza un cambiamento fondamentale nella sottostante realtà sociale è, infatti, un’arma della politica conservatrice“. Abbiamo ampliato questo punto in Too Many People?
Per più di due secoli, l’idea che i mali del mondo siano causati da persone povere che hanno troppi bambini, è stato un notevole successo nell’impedire un cambiamento dando la colpa della povertà e dell’ingiustizia alle vittime dell’ordine sociale esistente. Aggiungendo la distruzione ambientale ai crimini alimentati dai poveri, ci continua questo processo, distogliendo l’attenzione dai veri vandali ambientali.”
Andrews sostiene esattamente il contrario, affermando che la crescita della popolazione è il fondamento di tutto il sistema capitalistico, che “il profitto che guida le varie corporazioni realmente responsabili della distruzione ambientale, dipende interamente dal numero di esseri umani“. Quindi, dice, la riduzione della popolazione è una misura progressiva. “Se ci fossero meno persone per lo sfruttamento e il consumo, i profitti sarebbero più piccoli, e sicuramente questo è il cuore del problema” Ridurre la popolazione mondiale non solo “darà benefici al pianeta“, ma “dovrebbe anche cominciare a provocare la scomparsa delle aziende“. Va oltre, sostenendo che il potere aziendale non può essere ridotto senza la riduzione della popolazione. “Se il potere delle imprese è sempre da controllare, il collegamento diretto tra la loro forza trainante e la fonte di energia chiave, il massimo profitto, e una popolazione umana sempre in crescita deve essere compresa chiaramente.” La gente come noi, che si oppone al controllo della popolazione, non solo aiuta ad “uccidere il pianeta“, ma anche “gioca a vantaggio di tutto il mondo aziendale”.
Un evidente esempio reale contraddice la sua teoria. Nel corso degli anni in cui la draconiana “politica del figlio unico” è stata in vigore, la Cina ha abbracciato il capitalismo, sperimentando tassi di crescita economica fenomenali, un bel balzo di disuguaglianze sociali ed enormi problemi ambientali. Rallentare la crescita della popolazione non ha assolutamente protetto il territorio, l’aria o l’acqua cinesi dall’inquinamento industriale, né ha causato “la scomparsa delle aziende”. E’ anche degno di nota che la Corea del Sud, con un tasso di natalità molto al di sotto del livello di sostituzione, è una delle economie capitaliste in più rapida crescita del mondo. Ne il capitalismo è in pericolo imminente in Giappone, dove la popolazione è in calo da alcuni anni. Ovviamente il capitalismo necessita di lavoratori e clienti, ma l’idea che i profitti dei capitalisti siano “completamente dipendenti dal numero di esseri umani” è semplicemente assurda, è come l’idea che la riduzione della popolazione, in qualche modo, indebolisca il sistema.
Sul fronte della produzione, anche una più alta intensità di lavoro nelle industrie può sostituire le persone in caso di necessità. Per esempio, nel 1930 il 21% della popolazione degli Stati Uniti  lavorava nel settore agricolo, oggi meno del 2%, anche se una popolazione più grande di due volte  compra generi alimentari. La sostituzione delle persone con le macchine, sostituendo lavoro morto al lavoro vivo, come direbbe Marx, è una costante del capitalismo.
Sul fronte dei consumi, un’enorme crescita delle vendite è stata ottenuta non vendendo a più clienti, ma utilizzando una varietà di mezzi per garantirsi che i clienti esistenti debbano comprare di più. Una statistica dice, secondo l’US Environmental Protection Agency, che tra il 1960 e il 2007, il volume dei prodotti usa e getta nelle discariche comunali è cresciuto oltre due volte più velocemente della popolazione. Da oltre 50 anni, i prodotti per lo smaltimento immediato, o che non possono essere riparati, hanno generato una crescita delle vendite di gran lunga superiore alla crescita della popolazione. E questo è solo una parte della storia. La corsa del capitalismo alla crescita non è una corsa a più clienti, ma una corsa a maggiori profitti, e le aziende hanno innumerevoli metodi per raggiungere tale obiettivo, non importa ciò che accade al tasso di natalità.  L’approccio semplicistico di Andrews, minor numero di persone uguale a meno vendite, quindi, uguale ad aziende più deboli, fraintende del tutto ciò che è accade, e distoglie l’attenzione dei progressisti su “soluzioni” che non avranno alcun effetto sul potere delle organizzazioni e delle persone che distruggono l’ambiente globale.

Che cosa si deve fare?
Forse la strana caratteristica dell’articolo di Andrews è la contraddizione tra la gravità che attribuisce al problema e la debolezza delle soluzioni da lui proposte. Da un lato, dice che “la sovrappopolazione umana… è il singolo fattore più importante che contribuisce alla distruzione umana dell’ambiente“. Si tratta di “uccidere il pianeta“. Dice che la Terra è sovrappopolata dai “secoli XVI o XVII” e, forse, da molto prima. Se lo crede veramente, avrebbe dovuto esigere un’immediata azione drastica. Per tornare ai livelli del XVI secolo, sarebbe necessario un programma accelerato per eliminare più di 6 miliardi di persone, e molto rapidamente. Ma non propone una cosa del genere. Al contrario, vuole una campagna di propaganda (lui la chiama educazione, ma questo è un eufemismo) per promuovere una politica volontaria dei due figli. Se lo facciamo, dice, “la popolazione del pianeta dovrebbe almeno smettere di crescere e fermarsi più o meno a questo livello… In altre parole, una famiglia di due figli sarebbe più che sufficiente per essere efficaci.
Ci scusi? Se ciò che Andrews ha scritto sulla sovrappopolazione è vero, allora ciò che sta sostenendo è la sovrappopolazione permanente, garantendo la distruzione della vita sulla Terra in un futuro non lontano. Mette in guardia dall’apocalisse della sovrappopolazione, e quindi propone misure che non possono impedirla. Il problema di Andrews, e di molti gruppi populazionisti che prendono una posizione simile, è che non esiste un modo umano, n’è un modo che rispetti i diritti umani, per ridurre il numero di esseri umani ai livelli che loro propagandano essere necessari. Anche la brutale politica del figlio unico in Cina ha rallentato, e non invertito, la crescita. Ecco perché così tante apparentemente volontarie campagne di riduzione della popolazione, si sono trovate ad utilizzare varie forme di coercizione, al fine di raggiungere gli obiettivi demografici promessi dai loro sponsor. Ed è per questo che Andrews qualifica la sua affermazione dicendo che le misure volontarie sono sufficienti, scrivendo: “Io non credo che ci sia bisogno, comunque, di costringere le persone a limitare il numero di figli“: quella parolina “comunque”, la dice lunga. Ogni volta che il controllo della popolazione è all’ordine del giorno, i diritti umani delle persone ritenute un “surplus” sono sempre in pericolo.

Un diversivo pericoloso
La crisi ambientale richiede un’azione rapida e decisiva, ma non possiamo agire con efficacia se non capendone chiaramente le cause. Se una malattia viene mal diagnosticata, nella migliore delle ipotesi si perde tempo prezioso con cure inefficaci, nel peggiore dei casi, faremo ancora più danni. L’articolo di Andrews è un esempio calzante. Perché separa la crescita della popolazione dal suo contesto storico, sociale ed economico, le sue spiegazioni blaterano di grande è brutto e più grande è peggio, e le sue soluzioni sono altrettanto semplicistiche. Se gli ambientalisti adottassero il suo approccio, non solo saranno inefficaci, ma invece di affrontare i veri eco-vandali, si scaglierebbero contro le vittime della distruzione ambientale, le persone che, come abbiamo scritto nel nostro articolo per Grist, “non distruggono le foreste, non cancellano le specie in via di estinzione, non inquinano i fiumi e gli oceani, e non emettono essenzialmente nessun gas serra“.
Il sistema capitalista e il potere dell’1%, e non la dimensione della popolazione, sono le cause profonde della crisi ecologica attuale. Se non capiamo questo, non riusciremo mai a fermare la distruzione ambientale.

[Ian Angus e Simon Butler sono i co-autori di Too Many People? Population, Immigration, and the Environmental Crisis, pubblicato da Haymarket Books nel 2011. Ian edita il giornale online Climate & Capitalism. Simon scrive per il quotidiano australiano Green Left Weekly.]

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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