Secondo le fonti più accreditate, New Delhi possiederebbe 80/100 testate nucleari, destinate ad armare velivoli caccia-bombardieri e missili di teatro. L’ex ufficiale dell’intelligence indiana, J.K. Sinha, ha affermato che l’India è in grado di produrre 130 kg di plutonio per uso militare ogni anno, grazie ai sei reattori non inclusi nell’accordo nucleare tra India e Stati Uniti.
Missili schierati dall’India
Sono stati prodotti in serie, finora, solo i missili di teatro Prithvi-Danush (circa 75/100 unità schierate), mentre per quanto riguarda gli altri sistemi missilistici a gittata intermedia, non è chiaro se sia mai stata avviata una produzione in grande serie.
Prithvi
Il Prithvi è un missile balistico a corto raggio autocarrato, a singolo stadio e a propellente liquido. La progettazione del missile è iniziata nel 1983 ed è stato testato la prima volta nel 1988. Il missile ha una lunghezza di 9 metri, un diametro di 1,1 metri ed ha una gittata di 150-250km e trasporta una testata di 1000kg. Il Dhanush è la versione navale del Prithvi, è uno dei cinque sistemi missilistici sviluppato dalla Research Defence & Development Organization (DRDO) nell’ambito dell’Integrated Guided Missile Development Program (IGMDP). Il lavoro di progettazione del missile è iniziato nel 1988 e le prime prove sono state effettuate nel novembre 1990. Il Danush ha una gittata di 300-350 km e trasporta una testata di 500 kg.
Agni
L’Agni-I è un missile balistico a medio raggio (MRBM), ha un’altezza di 15 metri, pesa 12 tonnellate ed ha un solo stadio a propellente solido. Il missile può trasportare una testata nucleare di 1 tonnellata sugli obiettivi in Pakistan, senza dover essere schierato alle frontiere. Le testate atomiche possono essere rapidamente montate dal BARC (Bhaba Atomic Research Centre) e dal DRDO (Defense Research & Development Organisation), secondo il principio dichiarato dall’India del ‘non primo impiego‘. L’Agni-I è inoltre progettato per essere lanciato sia da un lanciatore mobile su rotaia, che si può spostare normalmente nel sistema ferroviario, che da un sistema di lancio autocarrato. Il DRDO di Ahmednagar e il Centro di Ricerca & Sviluppo di Pune hanno svolto un ruolo importante nella creazione del veicolo di trasporto e lancio. Infatti, il sistema missilistico mobile riduce la vulnerabilità del sistema d’arma e ne consente una maggiore flessibilità operativa. L’Agni-II è un Missile Balistico a Raggio Intermedio (IRBM), il cui sviluppo è iniziato nel 1979. Nel 1983 divenne parte dell’Integrated Missile Development Program Guide (IGMDP) dell’India. Il primo test dell’Agni-II avvenne il 22 maggio 1989, e altri due test furono condotti il 29 maggio 1992 e il 19 febbraio 1994. Questi test hanno coinvolto dei banchi di prova tecnologici (TTB) per sviluppare la struttura, l’integrazione, la navigazione e controllo, la dinamica del volo del missile e la tecnologia dei veicoli di rientro. L’Agni-II ha una lunghezza di 20 metri, un diametro di 1,3 metri e pesa 16 tonnellate, ha una gittata di 2500km e trasporta una testata di 1000kg, rappresentando così un netto miglioramento rispetto al suo predecessore. Sono in corso di sviluppo delle varianti successive, come l’Agni-III, un missile balistico a raggio intermedio, con gittata di 3000 – 5500km e che dovrebbe essere armato con una testata da 200Kt. L’Agni-III è stato testato con successo il 12 aprile 2007, da Wheeler Island, al largo della costa di Orissa, e il 7 maggio 2008, l’India ha ancora una volta testato, con successo, questo missile. Infine sono in fase di studio i missili balistici intercontinentali (ICBM) Agni-V, con una gittata di 5000 km, e Agni-VI, con una gittata di 6000 km.
Sagarika
Il K-15 Sagarika è un missile balistico lanciabile da sottomarini (SLBM), a due stadi a propellente solido, con una gittata di 700 chilometri. Lo sviluppo del missile K-15 è iniziato alla fine degli anni ’90, con l’obiettivo di costruire un missile balistico per i sottomarini a propulsione nucleare della classe Arihant. Il Sagarika ha una lunghezza di 10 metri, un diametro di 0,74 metri, pesa 17 tonnellate e può trasportare un carico utile di 1000kg. E’ stato sviluppato presso il complesso missilistico DRDO di Hyderabad. Il missile farà parte della forza di deterrenza nucleare indiana, fornendo la capacità di effettuare la rappresaglia a un attacco nucleare. Il missile è stato testato con successo sei volte, e il 26 febbraio 2008 è stato lanciato da un pontone sommerso a 50 metri, al largo delle coste di Visakhapatnam. Una versione terrestre del Sagarika è stata testata con successo il 12 novembre 2008.
Il DRDO sta sviluppando anche il missile sublanciato K-4, che dovrà avere una gittata di 3000 km.
SSBN
I sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Arihant, in corso di sviluppo per la Marina militare indiana, costituiranno la terza componente della triade nucleare di New Delhi. L’INS Arihant è stato presentato al pubblico il 26 luglio 2009. L’Arihant è il primo sottomarino nucleare progettato e costruito in India. La classe sarà costituita da quattro battelli che entreranno in servizio nella Marina indiana a partire dal 2015. Lo SSBN Arihant ha un dislocamento di 6.000 tonnellate, è lungo 112 metri, raggiunge la quota di 300 metri di profondità, e sarà armato di 6 tubi lanciasiluri da 533mm, con 30 siluri, missili o mine, e di 4 tubi di lancio per SLBM, con 12 SLBM K15 (3 in ogni tubo di lancio) o 4 SLBM K-4.
Velivoli strategici
L’Indian Air Force dispone di diversi velivoli con capacità nucleare: 51 Dassault 2000H Mirage. 110 Sukhoj Su-30MKI, 14 HAL Tejas e 113 MiG-29. Inoltre l’India possiede centinaia di SEPECAT Jaguar e di MiG-27M che possono essere impiegati per trasportare bombe nucleari a gravità. Il Su-30MKI è l’unico velivolo di teatro a disposizione dell’India, avendo una autonomia di oltre 3.000 km senza rifornimento, permettendo di attaccare in modo efficace obiettivi molto distanti, in sostituzione dei sistemi missilistici come l’Agni.
Il prototipo del caccia stealth russo T-50, il primo aereo da guerra furtivo al di fuori degli Stati Uniti, che ha debuttato nel gennaio 2010, è un po’ meno furtivo dello statunitense F-22 e uguale al più piccolo F-35. Ma in molti altri casi, il nuovo aereo da guerra della russa Sukhoj Design Bureau è in realtà superiore ai modelli statunitensi. Questa è la conclusione sorprendente della prima analisi scientifica pubblica sul Radar Cross-Section (RCS – apparenza del velivolo sugli schermi radar) del T-50, completato dal Dr. Carl Kopp, analista del think tank indipendente Air Power Australia.
“La forma del T-50 è meno rilevante di quella del F-22 Raptor“, scrive Kopp nel suo denso e pesante report. ma F-35 e T-50, aggiunge, hanno un “simile comportamento … RCS.” Ma la valutazione di Kopp del T-50 invia degli avvertimenti. Non pochi, in effetti. Per far raggiungere la stealthiness del Lockheed Martin F-35, per non parlare dell’F-22, gli ingegneri della Sukhoj dovranno, tra l’altro, modificare la disposizione dei motori del T-50 con un raccordo meno invadente e aggiungere uno strato di materiale radar-assorbente sulla superficie dell’aereo. Con le gondole motori e la superficie riviste, le “performance riflettenti del RCS del T-50 soddisfaranno il Very Low Observable (VLO), dato che forti rendimenti riflettenti sono assenti nel campo del settore angolare di prua“, scrive Kopp. Tradotto in parole povere, Kopp sta dicendo che una versione ottimizzata del jet russo potrebbe essere molto, molto difficile da individuare per la maggior parte dei radar, mentre piomba su di loro.
Vale la pena notare che grandi perfezionamenti sono delle procedure standard, quando i prototipi stealth vengono sviluppati. L’F-22 e l’F-35 hanno subito grandi modifiche di progettazione essendo stati ideati più di 15 anni fa. Il T-50, di cui solo quattro esemplari sono stati costruiti, vola da tre anni e non è programmato per entrare in servizio prima del 2016, al più presto. C’è tempo per i russi per perfezionare il progetto, così come i cinesi fanno con i loro aerei invisibili. Certo, entro il 2016 gli statunitensi potranno possedere centinaia di F-35 pronti al combattimento, più i circa 180 F-22 già in servizio. Il T-50 potrebbe sfruttare il ritardo per avere prestazioni impressionanti che, in qualche modo, supereranno anche le vantate capacità dell’F-22.
Un vantaggio dei russi è ciò che Kopp chiama “estrema super-agilità. Conseguenza dell’avanzato design aerodinamico, dell’eccezionale rapporto spinta/peso e delle prestazioni nella vettorizzazione della spinta dimensionale, integrati con un avanzato sistema di controllo digitale del volo“. Il secondo vantaggio: “eccezionale persistenza al combattimento, frutto di un insolitamente grande carico di carburante interno, pari a 25.000 chili” scrive Kopp. Il T-50 potrebbe continuare a volare e combattere a lungo, dopo che F-22 e F-35 restano a corto di carburante. Inoltre, il T-50 schiva alcuni radar meglio di altri velivoli, secondo Kopp, e i sensori degli Stati Uniti sono tra i peggiori nel rilevare la forma unica del T-50, sostiene. L’apprezzamento di Kopp sulla tipologia RCS del T-50 da parte dei “radar contro-VLO” cinesi, appositamente progettati per individuare gli aerei invisibili statunitensi, mostra che rilevano meglio il T-50.
Il migliore sensore impiegabile contro il caccia russo è il radar UHF imbarcato sugli aerei E-2 di allerta precoce della marina statunitense. I radar dei caccia statunitensi, tra cui quelli a bordo di F-22 e F-35, sono di efficacia mediocre contro il T-50, afferma Kopp. “Non esistono ostacoli fondamentali nella progettazione del prototipo del T-50 che possano precludere il suo sviluppo in un vero e proprio velivolo Very Low Observable“, conclude Kopp.
In altre parole: Attenzione, America! Ora sei solo uno dei tre Paesi cha fa volare un aereo da guerra furtivo ai radar.
Il 15, 16 e 17 febbraio 2013 si è assistito a notevoli sviluppi di ogni tipo d’informazione che meritano attenzione, prima sull’esplosione del meteorite sugli Urali, i cui diversi sviluppi portano ad una serie di ipotesi e asserzioni, per finire poi con la nuova incursione di due Tu-95 russi vicino e intorno all’isola di Guam, nel Pacifico centrale, dove gli Stati Uniti hanno una grande base militare. (Guam è la chiave di volta strategica della potenza militare degli Stati Uniti nel Pacifico centrale, tra l’America e l’Asia.) Cercheremo di collegare gli eventi tra di loro, in modo che s’illuminino a vicenda suggerendo la strana catena sviluppata dal sistema della comunicazione… In realtà, la parola “prova” è superflua, perché il sistema della comunicazione è, in questo caso, una guida sicura dalla brillante e innegabile creatività.
L’Apocalisse arriva il 15 febbraio 2013?
Per iniziare, ricordate questo. Da quasi un anno (si veda qui 5 marzo 2012), è stato annunciato il passaggio molto vicino alla Terra, da far temere un possibile impatto assolutamente devastante, di un asteroide. Il D-Day fu posto il 15 febbraio 2013 (precisione da calendario) e l’asteroide è stato nominato “2012AD14″ (poesia stellare). Abbiamo scritto, scaltri: “…la conferma da parte della NASA della traiettoria molto pericolosa dell’asteroide “2012AD14″, in relazione alla Terra, con un impatto probabile, e forse peggio, il 15 febbraio 2013. L’asteroide ha una dimensione di 60 metri e la notizia indulge a parlare di “nuova Apocalisse” (su Russia Today del 3 marzo 2012). Tutto questo può essere eccessivo o inappropriato, o anche realistico, ma ciò che è importante in questi tempi, pieno di rumori sulla Fine dei Tempi e il calendario Maya, è il simbolismo della cosa, un fattore psicologico di reale importanza.”
Meteoriti ignoti
“2012AD14″ è arrivato poco prima del momento previsto, nella distanza specificata, senza deviare dalla sua rotta, come alcuni temevano (ma notizie rassicuranti furono date al riguardo un paio di giorni fa). Ma questo passaggio è andato completamente inosservato, perché la mattina dello stesso giorno un asteroide è passato sugli Urali, provocando un notevole esplosione, una grande onda d’urto, detriti, oltre un migliaio di feriti, notevoli danni, ecc. Con una velocità degna di lode, se crediamo che il sistema funzioni bene, l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e la NASA hanno annunciato subito che il meteorite non aveva nulla, ma proprio niente, a che vedere con “AD 2012 14″ in questo caso; quindi che non si pensi che “2012AA14″ sia stata una bufala… (Novosti, 15 febbraio 2013). “Il meteorite caduto su Cheljabinsk, negli Urali, non ha nulla a che fare con l’asteroide 2012AD14 che è passato vicino alla Terra la stessa sera, ha dichiarato l’agenzia spaziale statunitense (NASA). [...] L’agenzia spaziale europea (ESA) ha già negato che vi sia un legame tra la caduta del meteorite a Cheljabinsk e il passaggio imminente dell’asteroide DA14, a 27700 km dalla Terra.”
Un cielo affollato
Va da sé che alcuni hanno giudicato questo caso (entrambi i meteoriti) disturbante (no, nessuna relazione tra i due). Si può pertanto concludere che ci sia una gran folla in cielo, e vi è anche il sospetto che un altro meteorite sia esploso nel cielo della California la sera del 15 febbraio (Novosti, 16 febbraio 2013), e un altro lo stesso 15 febbraio a Cuba, o prima, chi lo sa… In quest’ultimo caso, la notizia, riferita da Xinhu citando una stazione TV locale del 15 febbraio 2013 (“Un oggetto sarebbe caduto dal cielo al centro di Cuba, nella notte del 14 febbraio, trasformandosi in una palla di fuoco “più grande del sole” prima che esplodesse, riferiva un canale TV cubano, citando testimoni oculari.”) sembrava unirsi come significativo elemento non controllato alla valanga incontrollata di notizie. Il sito Infowars.com, che non si ferma davanti a nessuna notizia, se viene da esso stesso, ha perfino ritenuto, e assai virtuosamente, d’obbligo avvertire i suoi lettori che non giurava sulla sua veridicità, riferendo la notizia (16 febbraio 2013): “Nota del redattore: c’è parecchia disinformazione su questo evento. Nessun video o immagine della presunta meteora proviene da fonti attendibili, al momento della stesura.”)
Dio ci parla…
Non è certo che il clero ortodosso ritenga che questo meteorite sugli Urali, un partner straniero di “2012 DA 14″, sia un atto di disinformazione divina. Al contrario, il metropolita della città di Cheljabinsk, la città più colpita dall’esplosione, ha confermato che era davvero un “avvertimento di Dio”. (Novosti, 15 febbraio 2013). “Il meteorite che ha provocato centinaia di feriti nella regione di Cheljabinsk, in Russia, è stato “il messaggio del Signore all’umanità”, ha detto un anziano sacerdote locale. “Dalle Scritture, sappiamo che il Signore manda spesso segnali e avvertimenti ai popoli attraverso le forze della natura”, ha detto Zlatoust Feofan, Metropolita di Cheljabinsk, in una dichiarazione rilasciata il 15 febbraio. “Penso che non solo i residenti della [regione] degli Urali, ma l’intera umanità, sia destinataria del meteorite, ricordandoci che viviamo in un mondo fragile e imprevedibile”, ha detto il sacerdote.”
Fioriscono i complotti
Tutto ciò suggerisce a Max Fisher, del Washington Post, sul suo blog nel sito del giornale, il 15 febbraio 2013, essere piuttosto frustrante… Per fortuna, Fisher ha fatto colazione con un amico di origine ucraina che l’aveva messo in guardia dalla profonda superstizione della popolazione arretrata della Russia (“Quando ho preso il caffè stamattina con un collega giornalista nato in Ucraina e che era appena tornato da un viaggio di reportage a Mosca, mi ha detto che l’unica cosa che dovrei tenere a mente sulla reazione del pubblico alla meteora che ha sorvolato la Russia centrale oggi, è la profonda superstizione il quel Paese…”). Fisher l’ha confermato immediatamente: le “teorie della cospirazione” fioriscono bene presso il popolo russo, grezzo e superstizioso, a differenza di quello degli Stati Uniti, di è cui nota l’indifferenza a queste cose stravaganti?… O no. Fisher, infine, ha buon gioco riconoscendo che tutti sono d’accordo pensando a un complotto.
“Il sito RussiaSlam, che monitora i social media russi, raccoglie i commenti sul web nel Paese. Fino ad ora, le teorie sono l’Apocalisse biblica e un’invasione aliena. Un sondaggio sul sito web dell’agenzia Ridus mostra che il 51 per cento degli intervistati ritiene che la meteora sia l’inizio di un’invasione aliena, secondo RussiaSlam. “Per essere chiari, a giudicare dai commenti che RussiaSlam ha raccolto finora, la maggioranza degli utenti d’internet sembra ritenere la meteora soltanto un incidente, con qualche roteare d’occhi verso le teorie strambe. Ogni Paese, compresi gli Stati Uniti, ha la sua quota di strambe teorie del complotto. Momenti come questo possono fornire un’idea interessante di queste teorie…”
Zhirinovskij trepida di furia e informazioni
Infatti, era inutile andare su Internet. Basta ascoltare Zhirinovskij, vice-presidente della Duma, parlare in televisione. Voce della Russia ne ha riferito il 15 febbraio 2013. “La meteora che ha colpito gli Urali era in realtà un test militare condotto dagli statunitensi, ha detto Vladimir Zhirinovskij, vice-presidente della Duma di Stato russa. “Non era un meteorite, ma il test di nuove armi statunitensi. Kerry [John Kerry, il segretario di Stato degli USA] voleva avvertire Lavrov [Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo], che era in missione. Kerry ha voluto avvertire su una provocazione da parte degli Stati Uniti, che potrebbe influenzare la Russia”, ha detto Zhirinovskij, noto per le sue scioccanti dichiarazioni“. Russia Today del 15 febbraio 2013, ha ripreso le dichiarazioni di Zhirinovskij, mettendo enfasi sul lato farsesco, vale a dire, che Zhirinovskij non è serio: “un provocatore perenne che non è estraneo alle controversie.”
(A proposito, dobbiamo rassicurarci sul movimento continuo del sistema informativo, in ogni modo, rispetto a ciò che viene definita prudenza da Sioux sulla “realtà”… Alcuni, come Anthony Wile dell’assai serio sito The Daily Bell, e forse un po’ Paul Craig Robert, ben conosciuto su Internet e collaboratore di The Daily Bell, sospettano che Russia Today faccia parte con Soros, CFR e banda, di una cospirazione globalista, di cui uno degli aspetti è che sia anti-libertaria… Vedasi soprattutto ed ampiamente 13 dicembre 2012: “Elite neonaziste… Russia Today (RT) media controllato da Matrix e tassazione del governo globale“, e anche 23 dicembre 2012: “Ora Paul Craig Roberts si pone domande su RT“).
Precisazioni su Victoria Nuland
Colunque siano le profezie di Zhirinovskij, una almeno ha l’apparenza necessaria per essere qualificata “reale”. Lo strano tentativo mancato di Kerry di contattare per telefono Lavrov mentre era in Africa, irraggiungibile; impossibile per lui trovare cinque minuti per rispondere a Kerry, per almeno tre giorni, mentre Kerry avrebbe voluto, dopo un paio di parole sulla Siria, avvertirlo su una “provocazione”, probabilmente dei neocon o del Pentagono, nei bei cieli tersi degli Urali. Il giorno prima del meteorite, Victoria Nuland, portavoce del dipartimento di Stato aveva confermato la chiamata senza risposta di Kerry a Lavrov. (14 febbraio 2013): “Beh, come sapete, il tema della Siria è uscito con qualche dettaglio, nella loro conversazione introduttiva. Il segretario ha chiamato il ministro degli Esteri Lavrov un paio di giorni fa, principalmente per parlare della Corea del Nord, ma cerchiamo sempre di parlare con la nostra controparte russa sulla Siria, quando ci incontriamo. Il ministro degli Esteri ha scelto di non rispondere ancora alla chiamata.”)
Sulla “provocazione” di Zhirinovskij, invece, non una parola. Ancora, Nuland non ha mancato di smentire anche la “notizia”, incontrata qua e là, secondo cui Kerry aveva o avrebbe previsto, niente di meno, di incontrare Bashar al-Assad in Siria (di Kerry, seguito assai vicino dal Mossad, si dice abbi, o abbia avuto, un rapporto di amicizia con Assad). Si dice, e cosa non si dice?, che la voce di questo previsto “incontro”, vera o appropriatamente presunta, sia stata lanciata dai neocon per silurarlo pubblicamente. Nuland, che fa parte del team di Clinton, è una nota neocon, per gusto e alleanza (il marito è Robert Kagan), non è proprio gradita a Kerry. Deve lasciare il suo lavoro al dipartimento di Stato, alla fine del mese.
I Tu-95 all’assalto di Guam
Quasi allo stesso tempo, il 15 febbraio 2013, gli amici di Nuland pubblicavano sul Washington Free Beacon di Washington, sito notoriamente neocon e cinghia di trasmissione di Kristol (di The Weekly Standard), un articolo di Bill Gertz su un’incursione di due bombardieri russi lanciamissili da crociera a testata nucleare, Tu-95 Bear-H, dei veterani sempre arzilli, più attivi che mai, che volavano verso l’isola di Guam e le sue enormi basi degli Stati Uniti, nel Pacifico centrale. Gertz aveva effettivamente illustrato il caso, come al solito, suscitando la reazione del portavoce delle Forze aeree nel Pacifico, che ha confermato la cosa. (Gertz è lo steso tizio che ha pubblicato il caso dei sottomarini russi Akula e Sierra al largo della Florida; si veda in particolare l’8 novembre 2012.)
“Due bombardieri russi dotati di armi nucleari si sono diretti verso l’isola di Guam nel Pacifico occidentale, questa settimana, quale ultimo segnale della crescente assertività strategica di Mosca verso gli Stati Uniti. I bombardieri strategici russi Tu-95 Bear-H sono dotati di missili da crociera a testata nucleare e sono stati seguiti da jet statunitensi mentre circumnavigavano Guam, il 12 febbraio, ore prima del discorso del presidente Barack Obama sullo stato dell’unione. “Il capitano dell’USAF Kim Bender, portavoce per l’aeronautica nel Pacifico, alle Hawaii, ha confermato l’incidente al Washington Free Beacon, dicendo che jet F-15 dell’USAF basata sull’Andersen Air Force Base, a Guam, “sono decollati e hanno seguito l’aereo.” “I Tu-95 sono stati intercettati ed hanno lasciato l’area in direzione nord. Nessuna ulteriore azione si è verificata”, ha detto. Bender non avrebbe rilasciato altri dettagli “per ragioni di sicurezza operativa.” “L’incidente è considerato assai insolito. I bombardieri strategici russi non sono noti per aver eseguito tali operazioni, in passato, nel Pacifico del sud partendo dalle basi dei bombardieri nell’Estremo Oriente russo, a migliaia di chilometri di distanza, e sorvolando sugli oceani.”
Aggiungiamo che l’informazione è stata raccolta da Russia Today (16 febbraio 2013), con un’illustrazione. Solo la vignetta è interessante, con due soldati di guardia a Guam che puntano un riflettore sui Tu-95, e uno di loro dice all’altro “Verranno a salvarci dal sequestro“; un’allerta, anche se ben montata, potrebbe essere un argomento per i parlamentari… Alla fine, questo funziona ancora. In questo senso, dobbiamo riconoscere gli sforzi del Washington Free Beacon, che presenta l’incursione dei Tu-95 come un prologo molto aggressivo della Russia (come della Cina…). “Guam è una delle principali basi strategiche militari statunitensi, nella nuova politica del “pivot” in Asia dell’amministrazione Obama. Di conseguenza, è un obiettivo di Cina e Corea del Nord. Entrambe hanno missili in grado di colpire l’isola, che si trova a circa 1700 km a est delle Filippine, nell’arcipelago delle Marianne. I voli dei bombardieri di questa settimana sono un segno che i russi prendono di mira l’isola, ha detto un funzionario della difesa…”
Sorcha ha detto la sua
Certo, abbiamo organizzato una catena di “informazioni” dal valore diverso, a partire da “2012AD14″, che non ha causato l’Apocalisse, ai due Tu-95 che hanno svolazzato su Guam… Ma come chiudere questa stringa unendo le due estremità? Possiamo contare su sorella Sorcha. (Non abbiate paura di consultare sorella Sorcha, si sa che non morde. Nel complesso, non dice più sciocchezze di Nuland e dei suoi amici neocon, e profetizzare il disastro di “2012AD14″ non è più avventuroso della virtuosa democratizzazione del Medio Oriente attaccando l’Iraq.) Tuttavia, è necessario accogliere la flessibilità con cui Sorcha si adatta notevolmente collegando l’esplosione del meteorite all’incursione dei due Tu-95, nella sequenza dei due eventi in 24 ore (vedasi 15 febbraio 2013 e 16 febbraio 2013).
Potendo collegare tutte le voci e tutti i fatti intorno alla sua narrazione su una estesa campagna di test di misteriose intercettazione di meteoriti nello spazio tramite UFO (Unindentified Flying Object) del Comando Strategico degli Stati Uniti (USSTRATCOM); citando alla rinfusa le telefonate perdute di Kerry, l’esplosione del meteorite di Cuba, la fonte indiscutibile e alquanto originale di Zhirinovskij, e l’annuncio dell’incursione dei due Tu-95, preludio secondo il Washington Free Beacon della lotta per il Pacifico e l’Asia, a partire dall’invasione di Guam…
“…Due bombardieri strategici nucleari Tu-95 messi in allerta da Putin, dicono fonti degli Stati Uniti, si sono diretti verso Guam immediatamente prima del “test” dell’USSTRATCOM, ricorrendo a diversi “rifornimenti multipli”, spingendo al decollo aerei da combattimento sia statunitensi che giapponesi per bloccarli. A parte la rabbia di Putin su questo “test” dell’USSTRATCOM, la relazione dice che il ministro degli Esteri Lavrov ha così “incensato la follia spaziale degli americani” che ha rifiutato di rispondere alle chiamate effettuate la scorsa settimana dal segretario di Stato John Kerry, anche se i diplomatici russi dicono che potranno incontrarsi a marzo. Riguardo il brutto esito del “test” dell’USSTRATCOM, la presente relazione afferma che si è trattato del primo tentativo di “raggio traente” statunitense, il 13 febbraio, che è fallito quando l’”oggetto celeste” che stavano cercando di “dirigere” verso l’Artico, s’è immerso nell’atmosfera esplodendo con grandi effetti distruttivi sulla città cubana di Rodas, presso Cienfuegos…”
L’obsolescenza della “realtà”
Così i “fatti”, e possiamo confondere vacche grasse con vacche magre, ovvero camuffare da mucche dei cavalli per venderne la carne meno tenera e meno costosa. Ora, possiamo concludere traendone il midollo sostanziale… Quale midollo sostanziale, mentre il Gargantua di Rabelais ci sembra una “fonte” più sicuro di tutto ciò che è sfilato nel flusso del sistema di comunicazione, tra il 15 e il 17 febbraio? S’impone quindi la consapevolezza che nulla in questa catena di “informazioni” che si riesce a chiudere, permetta una sua eventuale archiviazione.
Si può certamente adottare la cosiddetta politica della “razionalità”, separare tutto ciò, spezzettarlo, e dire che nulla ha a che fare con nulla e che, pertanto, ogni speculazione è inutile. Questo per quanto riguarda la conclusione: sarà che “nulla è realmente accaduto” e “niente di nuovo sotto il sole”…
Il sistema funziona, con meteoriti e ministri vistosamente assenti, e così via. Questa è l’opzione conservativa dello struzzo che seppellisce la testa sotto la sabbia per scoprire che tutti i grani sono equivalenti tra loro e la sabbia è sempre sabbia. Lasciamo questa virtù sospetta alla pigrizia mentale volta ad accettare le informazioni di sistema. Si conclude, quindi, che tutto diventa credibile in questo flusso di informazioni, dal livello più alto a quello più basso possibile, comprese la paranoia e schizofrenia di ognuno di esse, dal livello più alto possibile al più basso possibile. Inoltre, tutti sanno che la paranoia e la schizofrenia di ognuno di esse, e la misinformazione e la disinformazione, hanno diritto di citazione nell’evoluzione di un sistema segnato dalla maniaco-depressione. Allora, qual è la realtà in tutto questo?
“Puntare sulla la verità, non sulla precisione”
La risposta a questa domanda risiede in un’altra sequenza, una serie di domande: È utile distinguere la realtà? C’è ancora una “realtà” nel senso classico e consapevole della cosa, che merita di essere ricercata? Non dovremmo cercare di distinguerla dalle altre “realtà” che non lo sono in base alla comune comprensione, ma sono più vicine alla verità di quanto possa la “realtà nel senso classico e attuale delle cose“?
In una recensione entusiastica della serie House of cards, su cui ritorneremo, Ari Melber si dilunga (The Atlantic del 12 febbraio 2013) in merito alle critiche che potrebbero essere fatte in situazioni e azioni prese in prestito dai singoli personaggi rispetto alla situazione della leadership politica del Sistema di Washington. Poi taglia, in modo netto e chiaro: “l’obiettivo che avrebbe perso il punto. House of Cards punta alla verità, non alla precisione“. Ecco: la precisione dei fatti e delle circostanze è la “realtà” che non ha nulla a vedere con la verità. Questo tratto riassunto dell’apostrofo di Melber è più che mai costitutivo del nostro tempo, un punto in cui si trasforma la natura dei concetti e della “realtà” in un modo che i poveri di spirito giudicano perfettamente accurati che, spesso, sempre più spesso, formano una propria nuova natura, una verità falsamente ingannevole. Bisogna accettare quest’osservazione, che non definisce un nuovo mondo, ma un passaggio che caratterizza il mondo (o il “tempo”), nella crisi della dissoluzione in cui il sistema di comunicazione ha un ruolo fondamentale.
Così, in questa nuova serie, in cui abbiamo inserito questa nota d’analisi, è preferibile prestare la massima attenzione alla sequenza stessa, alla facilità con cui viene resa, supportandosi a vicenda volontariamente o meno, falsamente o meno, aprendo le psicologie a ogni interpretazioni che gli si offre, piuttosto che al significato pseudo-”fattuale” della “realtà”. La conclusione è quindi una conferma di ciò che constatiamo regolarmente, ancora e ancora…
• Il disordine, come definizione dominante del mondo, il disordine senza la necessaria violenza o agitazione, misura se stessa innanzitutto come indicazione potente della verità del mondo. E il disordine è presente tanto nel fatto che un meteorite che non era correlato al “2012DA14″ che certuni vedevano apocalittico, arrangiandosi ad esplodere nello stesso giorno sugli Urali, che nella conferenza stampa di Nuland in partenza o nei voli spaziali di sorella Sorcha. Il disordine, quindi, come una definizione del mondo, vale a dire l’essenza della crisi del collasso in divenire.
• La potenza assolutamente dominante, travolgente, dell’onnipresente sistema di comunicazione, come creatore di una forma indistinta e sfuggente il cui ruolo principale è rendere ridicoli e risibili i tentativi di distinguere questa cosa obsoleta e ridicola chiamata “realtà”, con tutti i suoi dettagli quasi-scientifici e così rassicuranti. “Ciò farebbe perdere il punto. ["Il sistema di comunicazione"] punta alla verità, non alla precisione.”
• Quest’insieme assolutamente sfuggente rende sempre più obsoleto e senile la ragione sovvertita dal sistema, che vorrebbe incasellare tutti i fatti e tutti gli atti per nascondere il quadro generale della crisi del collasso; questo insieme indistinto della comunicazione nuovamente coinvolta nella dissoluzione di varie forme, o strutture rotte, derivanti dalla disintegrazione decisiva della nostra cosiddetta civiltà, compiuta nell’”epoca” precedente (1999/2001-2007).
Da questo punto di vista, la catena degli eventi del 15-17 febbraio è del tutto comprensibile, rivelatrice mediante conferma, completamente in linea. Quindi… possiamo concludere questa recensione di questo strano fine settimana del 2013, con tale domanda strana, succosa ed educativa dopo tutto, senza troppo indugiare a rispondere e senza alcun interesse reale nel cercare una risposta: quindi, Victoria Nuland è molto, molto più “seria” di sorella Sorcha? (E di Dedefensa.org, alla fine?)
Niger e Françafrique Il Niger è ancora considerato dall’UNDP (United Nations Development Programme) il Paese più povero del mondo. (1) Questa povertà è principalmente il risultato dell’incapacità del popolo nigerino di esprimere la propria sovranità attraverso il suo apparato statale. Per la Francia, la questione del Niger è molto antica e risale al periodo coloniale. Nel 1956, studi geologici rivelarono la presenza di miniere di uranio di grandi dimensioni nel Sahara, in particolare nel Sahel: in Niger.
Il Sahel è la zona di transizione tra il deserto del Sahara e la savana. Secondo il periodo e gli autori, questa zona era considerata separatamente o dipendente dal Sahara. Evento spesso dimenticato, nel 1957 la Francia volle migliorare il suo impero coloniale con la creazione di un unico Stato del Sahara: l’OCR (Organizzazione Comune delle Regioni del Sahara). Fu un progetto per lo sviluppo economico della regione (o meglio una nazionalizzazione de facto delle risorse), presentata al parlamento francese da Houphouet Boigny. L’OCR centralizzava a Parigi la gestione economica di 8 territori distinti dell’Unione francese (che venivano così privati di questo privilegio, ma potevano aspettarsi in cambio maggiori e razionali investimenti).
La creazione dell’OCR corrispondeva con quello di un ministero del Sahara e un comando del Sahara: il ministro della regione univa le sue funzioni a quello di Segretario Generale dell’OCR. Si trattava infine di creare un Sahara francese, uno Stato autonomo nell’Unione francese. L’OCR, che comprendeva il sud dell’Algeria, fu sciolto con l’indipendenza dell’Algeria nel 1962. (2) Ma il 7 aprile 1961, la Francia legò le sue ex colonie con accordi sulla difesa “che davano accesso esclusivo alle risorse africane, tra cui l’uranio del Niger”. Hamani Diori, allora leader del Niger e del suo partito, rimase al potere per quasi 14 anni.
Vi era la guerra fredda e gli Stati Uniti avevano bisogno di un alleato cui esternalizzare i loro interessi in Africa. La Francia del Generale de Gaulle, colta nel bel mezzo degli scontri geopolitici est-ovest, decise di lanciare un programma che doveva garantirle l’indipendenza energetica e lo sviluppo economico. A tal fine, vennero create le reti franco-africane e un’incredibile politica non ufficiale permise alla Francia di sfruttare illegalmente le risorse delle sue ex colonie africane. Nel frattempo, le rivoluzioni comuniste in Africa venivano continuamente annientate dai diversi leader africani sostenuti dalla diplomazia francese, visibilmente a favore dei sovrapposti interessi franco-statunitensi. Questi interessi, appena visibili sulla scena diplomatica, furono svelati in seguito dalle indagini dell’associazione Survie e del suo compianto fondatore e presidente François-Xavier Verschave. (3)
Ciò metteva in evidenza i rilevanti collegamenti tra la rete franco-africana del SAC (Servizio di Azione Civica), la milizia personale del Generale de Gaulle, di cui Charles Pasqua e Jacques Daniel Léandri Foccart furono i fondatori, e le reti anticomuniste statunitensi. D’ora in poi queste reti non apparivano come risultanti dal sovranismo anti-americano, ma come occulto compromesso “diplomatico” che permise alla Francia di mantenere la sua sfera di influenza contro l’Unione Sovietica e la Cina. Tuttavia, Washington cogestiva progressivamente assieme a Londra l’area africana anglofona, le cui motivazioni non erano più dettate semplicemente dalla Guerra Fredda. Una trasmissione lenta ma diretta del “complesso Fashoda” a favore degli Stati Uniti, ebbe luogo. Sul versante francese, accordi informali erano chiaramente collegati alla valorizzazione delle ex colonie francesi.
Questi accordi evidenziarono accordi illegali per lo meno sorprendenti. Per esempio, nel caso del petrolio angolano che la Elf condivise con la Chevron. (4) Si può includere anche la scelta di “Mr. Africa” di François Mitterrand, François Durand de Grossouvre, in precedenza responsabile della Stay-Behind francese, unità costituita congiuntamente dalla CIA e dalla NATO. (5) Nonostante questi legami inestricabili, nacque gradualmente una rivalità tra la Francia e gli Stati Uniti, questi ultimi con illimitate ambizioni imperiali.
Rivalità franco-statunitense e primo shock petrolifero
In primo luogo, questa rivalità si espresse nelle differenze sull’integrazione europea: de Gaulle voleva un’Europa indipendente dagli Stati Uniti e quindi propose un accordo in tal senso con la Germania. Ma gli Stati Uniti cortocircuitarono questo processo e Willy Brandt, l’allora ministro degli esteri della Germania, progressivamente eliminò la proposta del generale De Gaulle. Anche se i due uomini erano d’accordo su alcuni punti, Willy Brandt sostenne instancabilmente l’ingresso della Gran Bretagna nel Mercato comune e il mantenimento di forti relazioni transatlantiche. (6)
Questa opposizione tra l’idea di una Europa Stati Uniti-centrica e un federalismo europeo voluto dalla Francia fu alla base di numerose decisioni in politica estera francese. Infatti, per mantenere la propria indipendenza e beneficiare così del ruolo di oppositore, la Francia doveva garantirsi il tergo. In particolare, il controllo dell’uranio sarebbe stato cruciale per la sua autonomia energetica.
Gli Stati Uniti nel frattempo attraversavano una profonda crisi economica. Ma questa crisi fu causata dalla strategia di Washington che intendeva utilizzare l’abbandono della conversione oro-dollaro, per far pesare sull’economia globale le conseguenze economiche della guerra del Vietnam, cosa che de Gaulle respinse. La conversione oro-dollaro venne abbandonata nel 1971, con Pompidou. A quel tempo, si profilava una nuova politica energetica e il corso dell’uranio prese il volo. Nel frattempo, il Niger, la cui principale risorsa è l’uranio, attraversava una dolorosa crisi umanitaria. Hamani Diori, consapevole dell’inganno francese, decise di aggiornare il prezzo dell’uranio del Niger. Firmò la propria condanna, ma la sua caduta, il 15 aprile 1974, conteneva alcune indicazioni:
La sesta riunione speciale delle Nazioni Unite si tenne dal 9 aprile al 2 maggio 1974 a New York. Diori fu rovesciato solo due giorni prima della sua partenza in rappresentanza degli interessi del Niger. Questa sessione affrontò due diverse questioni essenziali che opponevano gli Stati Uniti alla Francia: la questione del progressivo abbandono degli accordi di Bretton Woods, in favore di un “nuovo ordine economico internazionale”, e la questione delle risorse energetiche, del neo-colonialismo e della sovranità dei Paesi in via di sviluppo. In quell’occasione, una commissione speciale venne creata e il suo presidente non fu altri che il Primo ministro iraniano Fereydoun Hoveyda, il cui appoggio dagli Stati Uniti è ben documentato. (7)
Hamanai Diori aveva deciso di gettare il sasso nello stagno, invocando pubblicamente il problema dell’uranio del Niger? Dovevano essere a margine della riunione gli incontri che avrebbero potuto creare nuove e più promettenti opportunità? Molte fonti ne parlano. La preoccupazione di Hamani Diori per liberarsi dal dominio francese sulla risorsa principale del proprio Paese, viene spesso citata come l’unica causa della sua caduta con il colpo di stato militare.
Piano Mesmer contro Piano statunitense
Alla vigilia della crisi petrolifera del 1973, l’80% dell’energia francese veniva importata, il petrolio ne copriva i 2/3. Tenuto conto di questa dipendenza, solo lo sviluppo nucleare avrebbe permesso alla Francia di emanciparsi. Per ottenere ciò, doveva anche controllare una efficace ed efficiente tecnologia per l’arricchimento dell’uranio. Gli Stati Uniti aveano tale tecnologia di arricchimento, di oltre il 3%, basata sui reattori PWR (Pressurized Water Reactor), e poi dominavano lo sviluppo dell’energia nucleare civile. Da parte francese, nel 1945, il Generale de Gaulle creò il CEA (Commissariat à l’Energie Atomique). Da cui risultò nel 1948, la prima pila atomica francese, la pila ZOE. Nel 1954, venne creata la prima centrale statunitense, e nel 1956 la prima centrale francese venne costruita a Marcoux. Quest’ultima operava con tecnologia francese basata su un reattore ad uranio non-arricchito, del tipo gas-grafite (GCR), voluto dallo Stato francese e fortemente difeso da de Gaulle.
Nel 1958, Schneider stipulò un accordo con gli Stati Uniti per importarne la tecnologia in Francia, ma fu rifiutato dal Generale de Gaulle. Lo stesso anno, le intenzioni franco-statunitensi portarono alla fondazione della Framatome (Società franco-americana di costruzioni atomiche), nata dalla fusione di diversi gruppi: Schneider,Merlin Gerin e Westinghouse. Venne emesso un bando di gara per un reattore ad acqua pressurizzata (PWR) per una centrale franco-belga. Nel 1959, l’EDF desiderava sperimentare la tecnologia statunitense, ma il generale De Gaulle si oppose ancora. Così, quindi, l’esperienza venne fatta in Belgio. Nel 1969, de Gaulle non era più al potere e il suo successore, Pompidou, decide di autorizzare il reattore PWR a condizione che la Francia ottenesse l’indipendenza tecnologica al più presto, permettendo all’EDF di costruire il PWR. Nel 1973, la Francia lanciava il piano Mesmer, firmando la costruzione di 16 unità nucleari.
Da parte loro, anche gli Stati Uniti aspiravano a sviluppare al massimo il nucleare civile per la loro nazione. A quel tempo, le previsioni dicevano che vi sarebbero state 210 unità nucleari nel 2000. Ma il disastro di Three Mile Island, nel 1979, e la recessione economica, costrinsero gli Stati Uniti ad abbandonare tale idea. (8)
Areva e il rilancio del piano nucleare civile statunitense
Il Protocollo di Kyoto nel 1997, a poco a poco sospinse la questione nucleare sulla scena internazionale. Gli Stati Uniti cercarono di sollecitare Areva, nel 2003, tramite il segretario all’Energia del presidente Bush, Spencer Abraham. (9) Negli anni successivi la consapevolezza ambientale sulle presunte emissioni globali di CO2, fece nascere, tra l’altro, l’idea che l’energia nucleare sia la più pulita. Questa teoria venne ulteriormente favorita da una relazione della Commissione Trilaterale del 2007, scritta da Anne Lauvergeron (presidente e CEO di Areva) John M. Deutch (10) (direttore della CIA sotto l’amministrazione Clinton, accusato di avere trattenuto informazioni relative alla sicurezza interna, prima di essere graziato da Bill Clinton nel suo ultimo giorno in carica); Widhyawan Prawiraatmadja (CEO della società petrolifera indonesiana PT Pertamina). Si tratta di un rapporto dalla classica visione della Commissione Trilaterale, quindi, considerando le questioni energetiche nei tre centri economici di Europa, Asia e Stati Uniti; questi ultimi sono il punto centrale della strategia: giungere a una soluzione globalista della questione a vantaggio degli interessi energetici e ambientali degli Stati Uniti e dei suoi alleati. (11) Areva è il leader mondiale nel nucleare civile, e non poteva esserci interlocutore migliore e possibile partner per rilanciare il piano nucleare degli Stati Uniti, fallito nel 1979, rafforzando nel contempo le normative strategiche globali richieste dagli Stati Uniti. Tuttavia, non è chiaro se i cambiamenti in Areva siano semplicemente il risultato di una pressione degli Stati Uniti, o se siano il risultato di alleanze strategiche. In primo luogo, si ricordi che Areva è nata dalla fusione di Framatome e COGEMA nel 2000, sotto l’autorità di Anne Lauvergeon. Fu quindi una frattura profonda rispetto alle prospettive gaulliste sullo sviluppo nucleare francese, accettando adesso la collaborazione con gli Stati Uniti.
- Il primo segno di questi cambiamenti fu quindi la nomina di Anne Lauvergeon a capo della Cogema. Venne reclutata da Edouard Stern della Lazard, in seguito al suo lavoro di consigliere economico di Mitterrand. Questo le permise di vendere il suo libro di ordini pubblico ai privati. Dopo aver trascorso alcuni mesi presso lo Studio Lazard Frères & Co. di New York, ne divenne managing partner nel 1995. Durante questo passaggio presso Lazard nel 1996, Anne Lauvergeon venne reclutata come junior leader della FAF (Fondazsione Francese-Americana). Poi Edouard Stern rinviò Anne Lauvergeon alla Lazard, quando entrò nel Consiglio di Amministrazione di Pechiney, ma non prima di aver venduto la sua influenza presso Lazard durante la privatizzazione della Pechiney, per occupare questa carica. Fu poi nominata dal governo della sinistra plurale a capo della Cogema (una decisione dovuta principalmente a Dominique Strauss-Kahn).
- Nathalie Koszisuco-Morizet, a sua volta venne assegnata alle questioni ambientali ed energetiche del governo francese del 1997. Durante il secondo termine di Jacques Chirac, venne nominata relatrice della Carta ambientale, approvata al congresso del 28 febbraio 2005. Vi contribuì in modo particolare Bertrand Collomb, allora presidente del WBCSD (Consiglio Mondiale per lo Sviluppo Sostenibile). Nello stesso anno fu anche al FAF come junior leader. Sempre nel 2005, un secondo elemento accelerò le incursioni statunitensi nella gestione della vita politica ed economica francese. Infatti, Christine Lagarde, ministra del commercio estero del governo De Villepin, aprì la strada a diverse possibilità per l’industria statunitense. (12) Allo stesso tempo, fu membro del Comitato per l’ampliamento euro-atlantico del CSIS.
- Nel 2006, Spencer Abraham venne nominato da Anne Lauvergeon a capo della filiale statunitense di Areva. (13) Questi era l’ex segretario per l’Energia dell’amministrazione Bush. Venne poi convocato in occasione della riunione annuale del gruppo Bilderberg a Ottawa, e invitato a Sitges nel 2010, quando entrò a far parte della Commissione Trilaterale Europa. Nel 2006, Frédéric Lemoine, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Areva (che lasciò nel 2009) venne altresì assunto come junior leader della FAF. Infine, fu la volta di François Xavier Rouxel, nel 2009, vicepresidente esecutivo di Areva.
La CEA, che fu creata per garantire l’indipendenza energetica della Francia e rafforzare il ruolo dello Stato nella gestione del capitale nucleare francese, rimane aggregato al governo. Lo Stato francese mantiene la maggiore partecipazione su Areva attraverso la CEA (73,3%), l’Alto Commissario è nominato dal Consiglio dei ministri. Nel 2009, Nicolas Sarkozy nominò Catherine Cesarsky Alto Commissario della CEA, occupandosi del futuro del nucleare francese. La carriera esemplare di Catherine Cesarsky la portò ad avere un dottorato di ricerca in astronomia presso l’Harvard University nel 1971. Nel 1977, entrò a far parte del Weizmann Institute, centro di ricerca universitario di fama mondiale, situato a Revohot, in Israele. Entrò nella CEA nel 1985, dove guidò il dipartimento di astrofisica, poi continuò la carriera diventando direttrice delle scienze della materia nel 1994, prima di esserne nominata alla sua guida. E’ anche membro della National Academy of Science, che dipende direttamente dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
Il 14 novembre 2010, Nathalie Kosciusko-Morizet venne naturalmente nominata ministra dell’Ecologia, dello sviluppo sostenibile, dei trasporti e dell’edilizia abitativa nel governo Fillon II. Andò alla conferenza di Cancun del dicembre 2010, ma prima compì una breve deviazione in India con Nicolas Sarkozy, per vendere due centrali nucleari allo Stato indiano per conto di Areva. Una volta a Cancun, fu accompagnata da Brice Lalonde (14), la presidente messicana l’incaricò del gruppo di lavoro sul trasferimento tecnologico, il clima e le energie rinnovabili. Sul suo blog personale, riassume il suo ruolo nel gruppo di lavoro con queste parole: “Quello che abbiamo qui delineato, è un percorso per lo sviluppo sostenibile che i Paesi possono adottare; se seguiranno oggi lo stesso percorso degli Stati Uniti, senza dubbio provocheranno la distruzione vera e propria del nostro mondo. Bisogna che i Paesi si sviluppino, e bisogna trasferire una tecnologia per lo sviluppo “pulito”, oggi. Questo è ciò che siamo stati in grado di includere nel testo sottoposto al consenso internazionale.” (15)
Si tratta quindi di sostenere la strategia degli Stati Uniti per ridefinire la politica energetica globale, a scapito dei Paesi in via di sviluppo, mentre s’impongono le tecnologie nelle mani delle potenze alleate degli Stati Uniti. Il 23 dicembre 2010, l’assemblea degli azionisti approvava l’apertura del capitale di società di Areva a 900 milioni di euro, a beneficio del fondo sovrano del Kuwait (KIA) e dello Stato francese (600 milioni dal KIA, 300 milioni dallo Stato francese). KIA detiene il 4,8% del capitale di Areva, diventandone il terzo azionista (dopo la CEA e lo Stato francese). (16)
Il 2011 segna la fine del regno di Anna Lauvergeon su Areva, precisamente a giugno. Nel dicembre 2010, Alexander Juniac era andato alla guida di Areva. Era capo dello staff della ministra dell’Economia Christine Lagarde, ed era anche junior leader della FAF (classe 2002). Questa candidatura venne respinta dallo Stato perché sarebbe stata in contrasto con la sua missione presso Christine Lagarde. Da allora, molti nomi circolano per sostituire Anne Lauvergeon: Denis Ranque (membro della Trilateral Comission Europe), Marwan Lahoud, junior leader della FAF (1999), membro del Consiglio di sorveglianza dell’Aspen Institut France e fratello di Emile Lahoud, il famoso “corvo” della vicenda ClearstreamII. Nicolas Sarkozy sostiene invece la candidatura di Henri Proglio.
La riconciliazione tra gli interessi degli Stati Uniti e quelli di Areva, grazie in particolare a Christine Lagarde, rivelano la visione carrierista di gran parte della élite politica ed economica francese, senza il quale queste cose avrebbero potuto essere fatte. Tuttavia, questo non sarebbe stato possibile senza il lavoro degli istituti statunitensi che hanno cercato di cooptare coloro che sarebbero poi stati dalla loro parte. Pertanto, la strategia per creare un’organizzazione mondiale ambientale USA-centrica viene ora supportata da Areva e dalla Francia, come NKM ha dichiarato: “Sento che il mondo è finalmente maturo per la creazione dell’Organizzazione Mondiale dell’Ambiente. Ne abbiamo bisogno. Ritengo inoltre che il nostro Paese sia in grado di supportare attivamente questo progetto.” (17)
Conclusioni
Visti i fatti presentati, sarebbe facile indovinare le intenzioni degli Stati Uniti. E’ comunque certo che de Gaulle aveva intuito il rischio dell’egemonia statunitense e tentato di mantenere una relativa indipendenza della Francia durante la Guerra Fredda. Questa politica fu in parte basata sugli accordi franco-africani e le reti informali che vi ruotavano attorno, ma anche su una politica nazionale di cui Cogema e CEA sono stati dei simboli così potenti. Per quanto riguarda il know-how francese acquisito nel settore civile dell’energia nucleare, gli Stati Uniti hanno attirato Areva nelle loro reti. Ma riguardo l’uranio del Niger di cui Areva beneficia da molti anni? Il processo europeo ha forzato l’ingresso della Francia nell’orbita statunitense, la gestione delle ex colonie francesi potrebbe finalmente essere consegnata agli Stati Uniti. Questo è ciò che vedremo nella seconda parte.
Note
1 Priorità dello sviluppo delle Nazioni Unite in Niger
2 Mali-Francia breve storia condivisa; GEMDEV, Università del Mali, 2005
3 Noir Silence, François-Xavier Verschave, 2000
4 La seconda compagnia petrolifera degli Stati Uniti controllata da Condoleezza Rice nel 1991-2000
5 Suicidio di Stato all’Eliseo, Eric Raynaud – 2009
6 Willy Brandt, Ricordi, Albin Michel, Paris, 1996. Horst Möller / Maurice Vaisse (sd), Willy Brandt und Frankreich, Oldenbourg, Monaco di Baviera, 2005
7 Quest’ultimo poi ottenne la cittadinanza degli Stati Uniti e morì nel 2006 negli Stati Uniti, dove ha proclamato vivacemente la sua opposizione al regime di Mahmoud Ahmadinejad.
8 Sull’impatto del primo shock petrolifero su entrambi i lati dell’Atlantico, Bertrand Barré Engineers Journal – Marzo / Aprile 2008
9 Comunicato stampa Areva: Bush vuole ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti, l’energia nucleare è a favore, 21 novembre 2003
10 Direttore della CIA sotto l’amministrazione Clinton, è stato accusato di conservare delle informazioni relative alla sicurezza interna prima di essere graziato da Bill Clinton, nel suo ultimo giorno in ufficio
11 Sicurezza energetica e cambiamento climatico, Commissione Trilaterale, 2007
12 Con Christine Lagarde, l’industria USA entra nel governo francese, Réseau Voltaire, 22 giugno 2005
13 L’ex segretario dell’Energia dell’amministrazione Bush, Spencer Abraham, è stato nominato direttore della filiale americana di Areva, Rete Voltaire, 9 marzo 2006
14 Nel 1971 Brice Lalonde crea la filiale francese degli Amici della Terra. Legato alla ricca famiglia Forbes, ed è anche partner della Coudert Brothers di Parigi, studio legale alleato con la famiglia Rockefeller.
15 Blog di Nathalie Kosciusko-Morizet, Rendezvous Cancun, 14 dicembre 2010
16 Assemblea Nazionale; affari economici della Commissione, 14 dicembre 2010, verbale n° 27; Audizione della signora Anne Lauvergeon, CEO di Areva.
17 op.cit. Rendezvous Cancun
Elisabette Studer, Le Blog Finance, 13 gennaio 2013 Il Mali ha decisamente delle risorse del suolo molto promettenti… che potrebbero portare a una nuova maledizione del petrolio? Il paese è di grande interesse per le grandi compagnie petrolifere come Total, per via delle enormi risorse energetiche del bacino del Taoudeni, a cavallo tra il Mali, Mauritania, Niger e Algeria, oltre che per il giacimento di gas situato nelle vicinanze della capitale Bamako e delle miniere d’oro che possono suscitare cupidigia. Per non parlare del coltan, materia prima altamente apprezzata, utilizzata per la produzione di telefoni cellulari.
Mali, un paese ricco di idrogeno e futuro esportatore di elettricità?
La Société d’exploitation pétrolière du Mali (Petroma) ha scoperto di recente un enorme giacimento di gas a Bourakèbougou, a 60 km dalla città di Bamako e a 45 km da Kati, la città-guarnigione. Meglio ancora, si tratta di idrogeno puro (98,8% di idrogeno e 2% di metano e azoto), una cosa molto rara al mondo, se dobbiamo credere ad Aliou Diallo, l’uomo d’affari a capo della Petroma. Ciliegina sulla torta: il gas si trova a soli 107 m di profondità.
Una scoperta che consente al direttore della società di considerare la produzione di elettricità dall’idrogeno, in Mali. Ha detto che la sua società sarebbe anche in grado di generare energia per l’intera Africa occidentale, per meno di 10 Franchi CFA (2 centesimi di euro) per ogni kilowatt contro, i 106 franchi Franchi CFA di oggi. Molto interessante se si considera che la vicina Mauritania ha recentemente dichiarato di voler esportare elettricità in Mali e Senegal, mentre quest’ultimo si trova ad affrontare delle difficoltà strutturali energetiche. Meglio ancora, la Petroma ha appena acquistato un impianto per condurre le ricerche affinché si scopra il petrolio, i cui segni positivi sono stati rilevati nella zona.
Un paese con significative risorse aurifere
Di recente, vi è stata l’inaugurazione della miniera d’oro di Kodieran, sempre di proprietà della Petroma, cui ha partecipato Aliou Boubacar Diallo, Amministratore Delegato della società mineraria Wassoul’Or-Sa, una controllata della Gold Pearl, che ne detiene una quota del 25%. Aliou Boubacar Diallo è anche membro del Consiglio di Sorveglianza della Gold Pearl.
Situata a Kodieran, la Wassoul’Or è una delle società minerarie del Mali con la logistica più promettente e le infrastrutture ben sviluppate (300 km di strade, a sud di Bamako), secondo il proprio sito. Un impianto pilota, con una capacità di 1000 tonnellate/giorno (materia prima) opera con successo, ed è stato attivato per testare il processo di produzione aurifera e per evidenziarne la percentuale in oro. Dopo aver iniziato con un rendimento iniziale di 5.000 tonnellate al giorno, all’inizio del 2012, gradualmente è passato alle 11.000 tonnellate al giorno.
Petroma e Canada, per l’oro e il petrolio
Ricordiamo, a fini pratici, che la Petroma è una società canadese specializzata nella ricerca, sfruttamento, trasporto e raffinazione di petrolio e gas, il cui 98% del capitale è del Mali e il resto della Petroma Ink (una società canadese) che ha investito più di 10 milioni di dollari nel progetto di Bourakèbougou, che secondo gli indicatori è un grande giacimento. La costruzione della prima unità aurifera di Kodierana è stata compiuta dalle aziende canadesi Bumigeme e ABF Mines, interamente finanziata dal Fondo Oro Mansa Moussa.
Mali settentrionale: una regione dal forte potenziale energetico e minerario
Con particolare riguardo al nord del Mali, dove vi sono le tensioni principali, si nota che se questa regione contribuisce molto poco, per il momento, al PIL del paese, il sottosuolo delle regioni di Gao, Kidal e Timbuktu solleva grandi speranze: 850000 kmq di petrolio e di gas potenziali, secondo gli studi condotti dall’Autorità per il petrolio (AUREP). Un contesto che potrebbe in parte spiegare la situazione attuale e le tendenze che potrebbero giustificare la partizione del paese. In ogni caso, quattro bacini principali sono stati identificati in questa regione: Tamesna (a cavallo tra Mali e Niger), Taoudeni (che copre anche parte di Algeria e Mauritania), la regione di Gao e la faglia di Nara (Mopti).
Dal 2005, l’Autorità per la Promozione della Ricerca di Idrocarburi (AUREP), un’organizzazione del Ministero delle Miniere del Mali, ha eseguito la suddivisione di questi bacini in 29 lotti da esplorazione. La maggior parte di essi sono stati acquistati da imprese di piccole dimensioni, ma anche dall’algerina Sonatrach (attraverso la su controllata Sipex Internationale) e dall’italiana ENI. È anche presente la compagnia petrolifera francese Total. Ma l’insicurezza in questa parte del paese limita alquanto l’entusiasmo degli investitori, nonché i costi di trasporto del materiale, che dovrebbero aumentare a causa della situazione attuale. Quest’ultima molto probabilmente congelerà i lavori.
Peggio ancora, secondo l’Africa Energy Intelligence, tre giorni dopo il suo rientro nel governo, il ministro delle miniere del Mali Amadou Baba Sy ha firmato, il 18 dicembre 2012, un decreto attestante l’acquisizione da parte dello Stato del blocco 4 del bacino di Taoudeni, precedentemente concesso a ENI e Sipex (Sonatrach).
Quando il Wall Street Journal ha dedicato un articolo all’imprenditore maliano Aliou Boubacar Diallo
Ma il Mali non ha solo risorse energetiche. Esplorazioni condotte nell’Adrar des Ifoghas (Kidal) hanno rivelato un terreno favorevole alla presenza di oro e uranio, mentre la provincia di Ansongo (regione di Gao) celerebbe manganese. Il vero nodo del conflitto in corso?
In ogni caso, il famoso e prestigioso Wall Street Journal del 30 maggio 2012 dedicava un articolo ad Aliou Boubacar Diallo, dopo la sua partecipazione, accanto alle società finanziarie internazionali, alla settimana di lavoro della Conferenza per l’Africa di Francoforte, Germania.
Nel corso della conferenza dedicata alle risorse naturali e minerarie, il proprietario di Wassoul’Or è intervenuto per spiegare “come conciliare gli interessi dei paesi ricchi di risorse naturali e gli investitori stranieri“. A questo proposito, Aliou Boubacar Diallo aveva indicato i “quattro punti essenziali” che secondo lui “meglio controllati, possono conciliare i diversi interessi“: “un quadro giuridico chiaro ed equo, una sicurezza giuridica per gli investimenti, fornita da codici minerari e petroliferi, fare in modo che il popolo africano benefici dell’estrazione e sfruttamento del petrolio e, cosa più importante, stabilità politica“.
Come no…