Senza titolo

Tradizionalmente censurati (da Comdonchisciotte, Luogocomune, Stampalibera, Megachip, ecc. )

I robot giganti sono ufficialmente la bandiera del Giappone attraente

Tim Hornyak, The Japan Times 20 marzo 2014

1_1_Gundam_Model_in_Odaiba_by_JOEIANCon la sua montagna di debito pubblico, una fusione nucleare da riassorbire e le Olimpiadi del 2020, si potrebbe pensare che l’ultima cosa cui il governo giapponese spenderebbe soldi sia uno studio sui robot di fantascienza. Ma come Terminator disse una volta: “Sbagliato“. Dalle stanze del Kasumigaseki arriva “La guida agli anime giapponesi: la storia degli anime sui robot“, un’indagine di 90 pagine commissionata dall’Agenzia per gli Affari Culturali e dal suo Ufficio informazioni manga, anime, giochi, arte e media. L’ufficio dei cervelloni sembra intento a capitalizzare ciò che rimaneva del’attrattiva nazionale lorda del Giappone all’estero. Il Giappone attraente, un concetto di oltre un decennio fa, è stato sfruttato nella politica nazionale, e l’agenzia ha commissionato il rapporto nell’ambito della discussione fondamentale sugli anime presso i popoli esteri. Quello sui robot potrebbe essere il primo studio ad esaminare i diversi generi di anime. Pubblicato in Giappone lo scorso anno, una versione abbreviata dello studio è stata appena pubblicata in inglese. E’ il primo del genere, e fa alcune affermazioni sull’importanza del genere dei robot giganti.
Gli anime sui robot rappresentano una singolare forma di cultura popolare sviluppata in Giappone“, affermano gli autori. E ancora: “Il senso dell’esplorazione e la vitalità intrinseca nel medium degli anime sui robot è un riflesso della psiche giapponese“. I robot immaginari esistono in molte diverse culture da prima del debutto degli anime sci-fi giapponesi sui robot, come Tetsuwan Atom (Astro Boy) di Osamu Tezuka, cartone animato pionieristico della Fuji TV, nel 1963. Tuttavia, la trasmissione segnò l’inizio degli stessi anime come serie TV. Oltre ad essere un grande successo, l’affettuosamente carino Astro Boy, con il suo motore atomico, simboleggiava l’emersione del Giappone dalle ceneri della seconda guerra mondiale come un luccicante treno-proiettile guidato dalla tecnocrazia. Tetsujin 28-go (alias Gigantor) di Mitsuteru Yokoyama, un colosso controllato da un ragazzo che lotta contro la criminalità, è ispirato alla guerra, ai B-29 statunitensi che incendiavano le città giapponesi. Mentre Tezuka e Yokoyama gettarono le basi degli anime sui robot-giganti, essi fiorirono solo negli anni ’70 e ’80, dopo esser stato cosparso efficacemente il fertilizzante nell’inebriante forma del popolarissimo live-action tokusatsu dagli effetti speciali “Ultraman”. Queste combinazioni di eroi giganti, mostri Kaiju e drammatiche scene di battaglia, dai grandiosi, e spesso esilaranti, effetti.
age-2La macchina chiamata “Mazinger Z“, un anime del 1972-1974 basato sul manga di Go Nagai, era un torreggiante e puntuto veicolo da combattimento pilotato dal giovane Koji Kabuto. Mettendo il protagonista all’interno di Mazinga, Nagai scatenò la potente combinazione uomo-macchina cui i bambini non potevano resistere. Nella formula seriale, molti similari super-robot degli anni ’70 avevano piloti, statura gigantesca e capacità di trasformarsi, indica lo studio, aggiungendo che gli occhi di Mazinger mancavano delle pupille, al contrario dei precedenti robot di fantasia, facendolo apparire più simile a una macchina che a un personaggio. La popolarità di cartoni animati come “Mazinger Z” e “Raideen Yusha (Coraggioso Raideen)” vide il merchandising usurpare l’impulso creativo dominante nell’artista dei manga. Ma il diluvio di giocattoli e modelli divenne uno tsunami con “Mobile Suit Gundam“, che debuttò nel 1979. Risposta anime a “Star Wars” che creò la space opera dei “mecha“, enormi robot militari (soprannominati “mobile suit“) con elaborati armamenti e un’attenzione feticistica per il dettaglio e il realismo. Il marchio raccolse un seguito nazionale enorme, mostrando una notevole longevità, in questi ultimi 35 anni, con nuove serie continue negli anni. I suoi prodotti associati, come i modelli in plastica Gunpla, sono così ricercati dai rabbiosi otaku (fan ossessivi) di “Gundam” da raggiungere dimensioni sconcertanti: miliardi di dollari di fatturato e circa 50 milioni di dollari solo ad agosto per il marchio “Gundam“, dai tofu alle auto. Il suolo del Giappone s’è “Gundam“-ificato con una statua di 18 metri di altezza del robot marcato RX-78-2 di Odaiba, il quartiere ricreativo di Tokyo.
Gli anime dei robot giganti vissero il periodo d’oro nei primi anni ’80, prima di entrare in declino; prodotti come “Kido Keisatsu Patlabor (Mobile Police Patlabor)” e “Neon Genesis Evangelion” riuscirono ad invertire la tendenza. “Gundam“, tuttavia, non guarda mai indietro. “Il successo (di serie come ‘Gundam’) non solo ha riguardato le aziende di giocattoli, ma anche artisti e creativi di anime che hanno potuto realizzare originali racconti di fantascienza“, afferma il critico di anime Ryusuke Hikawa, coautore dello studio. “L’originale successo degli anime ha portato alla creazione di una quantità enorme di film anime. Film statunitensi come ‘Transformers’ e ‘Pacific Rim’ sono prodotti dal grande impatto della cultura giapponese degli anime sui robot”. Hikawa osserva che se la robotica giapponese ha creato robot autentici, come l’umanoide Asimo di Honda, è perchè ha tratto ispirazione dagli anime sui robot con cui s’è cresciuti. Ma sottolinea che il suo studio si propone di favorire lo scambio culturale e la “comprensione internazionale reciproca“. I robot giganti possono unire i popoli? “Questo rapporto è fondamentale perché è la prima volta che i giapponesi vedono la cultura dei robot giganti come unica e distintamente giapponese“, dice l’appassionato di sci-fi vintage sui robot Matt Alt, la cui azienda AltJapan ha tradotto lo studio.
Per decenni gli otaku giapponesi e stranieri hanno comunicato di rado tra di loro. Questa relazione è un serio tentativo di costruire ponti tra studiosi di cultura popolare, nazionali ed esteri“.

neon-genesis-evangelion-anime_224104Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso una resa dei conti

Alessandro Lattanzio, 8/5/2014

10277047Il pogrom di Odessa, dove 116 persone sono state bruciate vive, sgozzate, decapitate, squartate, violentate, crivellate di proiettili è uno spartiacque. Non in Ucraina, dove le cose erano e sono chiare, molto chiare. Ma qui nel flaccido occidente. Ma qui in Italia, da una parte la destra neonazista, dopo le ferule chiacchiere della lotta antimericanista, si bagna le mutandine davanti agli zombie banderisti e alle divise delle SS galiziane, e dall’altra la sinistra radicale (che ci tiene tanto a definirsi ‘sinistra’) sprofondata in un significativo mutismo davanti ai nazifascisti autentici a Kiev: e questo dopo aver speso anni a denunciare, su istigazione dei veri poteri forti, il ‘fascismo’ di Mosca, Beijing, Tripoli, Damasco e perfino Caracas.
Se alle porte di Tripoli e di Damasco è stata disintegrata la varia chincaglieria della sinistra radicale, antifa, anti-razzista, gayofila, altermondialista, social-forumista, anarchica e anarcoide, animalista e bestialista; in sostanza la sala giochi attivista dei pargoli della ricca borghesia cosmopolita, annoiati dal salottino di sinistra e in cerca di svago prima di occupare poltrone e scrivanie socio-economiche riservategli per diritto ereditario, si può affermare recisamente che a Odessa e a Kiev, i loro gemelli neonazisti e neofascisti, da sempre rigorosamente atlantisti, gettano via la mascherata di cartapesta, le affabulazioni ‘ingraiane’ sul percorso ‘alternativo’ e ‘rinnovativo’ del volemose bene e dell”abbattiamo i muri che ci dividono’ perché sennò vincono i demogiudeobolscevicusurai-annunaki, svelandosi per ciò che sono: frottole insegnate nei corsi Gladio di ‘Stay Behind‘. Come i loro camerati galiziani, adoratori dei kollabos delle SS, si sono presentati protendendo una finta mano amica, di plastica ‘made in Langley’, invocando il superamento degli ‘steccati’. S’indovini che significa ciò: “i comunisti devono rinnegare se stessi, in quanto ‘agenti’ del gran complotto giudeo-bolscevico-usurocratico contro quei sant’uomini immacolati, buoni e pacifici, di Mussolini e Hitler” (non era forse animalista e vegetariano il bravo e buono Adolfino? E quel Benitino, mica si meritava quella orrenda fine, avendo fatto tanto del bene in Italia, … Libia, Etiopia, Somalia, Spagna, Jugoslavia, Grecia, Russia….), invitando gli illusi ad abbracciare la soave maestà e superiorità morale di un Pavolini, Borghese, Ricci, Graziani, Himmler, Goebbels, Heydrich, Bormann e altre divinità pagane.
Ma dobbiamo ringraziare i nazisti ucraini allevati dalla NATO, i loro sodali e le loro puttane da campo: dai mercenari agli ‘intellettuali’ non-conformi, dai black bloc di Soros ai cecchini danesi della NATO, dai mercenari della Blackwater giù, fino in fondo, ai fantocci dei carabinieri di CasaPound (pardon CasaGladio). Hanno rigettato definitivamente la mascherata con cui c’intrattenevano da un po’ di anni, anche grazie all’aiuto di velenosi ‘fascistologhi’ della domenica, mostrandosi in tutto il loro reale splendore: Babij Jar, Eisentzgruppen, Quisling e Bandera, Anschluess, cavalieri teutonici, Otto Rahn e le crociate a oriente e/o antibolsceviche. Si sono saputi ben presentare spacciandosi persino da amici della Siria baathista. Ma era un espediente buono solo per colpire (alle spalle) al momento giusto. Non a caso i loro istruttori, nei covi della NATO, hanno saputo trasmettergli la notevole esperienza acquisita insegnando la ‘libertà’ e la ‘democrazia’ ai salafiti primaverili mediorientali, anche loro fratelli gemelli dei nazisti ucraini, che tanto hanno eccitato e fatto sognare, fino a fargli bagnare le mutandine, la bella sinistra radicalista occidentale, così antifa, antiraz, antitutto, soprattutto così anticomunista da disintegrarsi, per fortuna. Ma non prima di aver scatenato la caccia al fascista in ogni ambito anti-imperialista, in ogni supporto alla Resistenza Libica e Siriana, con tanto di campagne di disinformazione e di terrorismo mediatico supportate dai mass media di regime, la sinistra radicale oramai filo-sionista e filo-islamista, la sinistra che insultava Gheddafi con la scusa di immaginarie masse di negri ai ceppi nel pieno Sahara, o che insultava Putin perché spedisce in galera mafiosi e prostitute che infangano la propria nazione, o ancora accusava di stragismo l’ex-presidente Janukovich, perché fautore di immaginarie persecuzioni contro bastardi randagi, (evidentemente perché il sinistro radicale medio italidiota s’identifica con il cane rognoso e idrofobo). Ebbene, tale sinistra così piena di indignazione da rotocalco alla Barbara Durso, è rimasta in silenzio tombale davanti alla strage di 116 cittadini antifascisti, autenticamente antifascisti al contrario della feccia dei centri sociali, così come era rimasta muta davanti ai pogrom della popolazione nera in Libia, vittima dei virgulti primaverili islamisti; e ciò quando non ha deciso di parteggiare dichiaratamente per gli stragisti islamisti in Siria e Libia, e per i veri e autentici nazi-fascisti ucraini, tanto da arrivare a negarne la natura, per non sputtanarsi davanti a se stessa, e in ciò aggrappandosi alle oscenità di giornali pornografici come Internazionale e costeggiando le analisi di ‘esperti’ in disinformazione, gli scribacchini della Rivista Italiana Difesa e di AnalisiDifesa. La feccia si riconosce e si apprezza in quanto tale, aldilà di ogni steccato ideologico o pseudotale.
Tornando ai neonazisti, vengono smascherati e sputtanati dalla loro entusiastica partecipazione al linciaggio di decine di persone inermi, nonostante la loro personale allucinatoria vulgata sull’eroismo del ‘sangue contro l’oro’, una volgarità appunto che si manifesta, sempre, in tali casi: nazisti-fascisti inquadrati e armati da Stay Behind che scatenano il loro ‘eroismo’ su cittadini inermi e indifesi, dopo esser stati puntualmente armati da ogni tipo arma e di addestramento, gentilmente forniti da agenti e mercenari statunitensi (e questo a proposito dell’anti-‘americanismo’ da operetta delle facciate dei servizi segreti occidentali quali casapound e forza nuova). Ora qualcuno, non pochi, senza sapere se sia in buona fede o in malissima, perversa malafede, continua a sbracciarsi come filo-Russo, filo-Putin o quant’altro. Bazzecole, semmai viene da dire: fesso chi ci crede.
I regolamenti di conti contro tali radicalismi italiani ed occidentali, che siano di sinistra o di destra non conta, si svolgono sul campo in Siria e Ucraina. Qui si possono svolgere nell’ambito teorico, ideologico, umanista; dirimente ne è la Geopolitica, fatta oggetto di un sabotaggio ‘scientifico’ da parte di guru e santoni di ogni colore, che sia il mercenario Gino Strada o il mercenario Gabriele Adinolfi, costoro hanno svolto il loro bravo compitino assegnatogli dai centri di disinformazione atlantisti: l’ignoranza è quella forza che, senza sapere realmente per chi o per cosa, permette di assaltare l’ambasciata libica di Roma, di partecipare ai torbidi criminosi di piazza Majdan, o d’invitare e celebrare qualche mafio-fascista italo-venezuelano che vuole rovesciare il governo bolivariano di Caracas.
Si ringrazi la feccia autenticamente rosso-bruna (anzi rosso-bruna-blu atlantico) qui descritta, per tutto ciò.

Nashya-chan: come distruggere con un tratto di matita la propaganda BAO (Blocco Americanista-Occidentalista)

Alessandro Lattanzio, 26 marzo 2014

Natalia_Poklonskaya_by_phanc002Con la nomina del nuovo procuratore generale della Repubblica Autonoma di Crimea, Natalija Pokhlonskaja, Mosca infligge un notevole colpo alla propaganda mediatica occidentalista-hollywoodiana rappresentata dall’orridume delle Femen, le cubiste dell’imperialismo del XXI secolo, che i loro referenti e mandanti (e mezzani), Radio Free Europe/Liberty (ovvero la CIA) e George Soros, finanziatore di ogni golpe colorato mascherato da carnevalata giovanil-democratica, nonché loro agente presso i mass media occidentali, soprattutto presso organi come MTV (finanziata da Soros stesso) e RAI3/TG3, utilizzano per spacciare in modo mirato e sistematico presso il pubblico o segmenti specifici del pubblico occidentale, la paccottiglia vomitata dai ‘pensatoi’ massmediatici anglosassoni. La pornografia integralista rappresentata dalle Femen, affiancata da un invertitismo sessuale/di genere elevato a modello totalitario di vita, sono le ultime armi mediatiche impiegate dall’industria della disinformazione occidentale/occidentalista. Armi, però, spuntate, poiché ideate per un pubblico esclusivamente occidentalista dal pensiero ottusamente occidento-centrico di cui sono preda le dirigenze atlantiste, della NATO e dell’UE,  impedendogli antropologicamente di comprendere che presso la vasta maggioranza del resto del mondo, al di fuori dei confini dei salotti più o meno alternativi della NATO/UE, le Femen vengono percepite semplicemente per quel che sono, delle prostitute, mentre il discorso integralista sull’omosessualità militante e interventista non può scalfire di certo gli ambiti socio-culturali esterni al Non-mondo occidentale. Si pensi ai viados e ai transgender presenti e accettati in realtà come il Brasile o la Thailandia. Figurarsi quale sconvolgimento potrebbero mai procurare in queste regioni le chiacchiere sul ‘matrimonio per tutti’ e altra consimile réclame televisiva. E in certe regioni, in Africa od Oceania, per esempio, merito anche dell’ideologia religiosa americanista spacciatavi, essere di gusti sessuali alternativi è realmente un gravissimo rischio.
Tornando su Nashya-chan, infatti, il fenomeno che in questi giorni la vede oggetto dell’interesse degli ‘otaku’ di tutto il mondo è merito, non a caso, dei giapponesi, che nonostante la presenza materiale degli USA nel loro Paese, sono riusciti a produrre un sistema massmediatico e culturale nazional-popolare autenticamente indipendente e distinto dalla macchina disinfo-mediatica di Hollywood.
Se l’imperialismo culturale americanista ha deciso d’incentrare il proprio apparato sull’immagine ‘realistica’ degli esseri umani (o meglio, sulle figure degli attori che interpretano film, telefilm, soap opera), in realtà riflettendo solo una stilizzazione oltraggiosamente appiattita e schematica dal gretto scopo utilitaristico, nemico/amico, american/unamerican sul piano politico, o per segmenti di mercato sul piano economico; in Giappone, invece, si è deciso di puntare sull’animazione. Sebbene la potente industria degli Anime del Giappone sia nata negli anni ’60, essa si basa su un retaggio ultrasecolare. In Giappone è assai diffusa la produzione dei Manga, la formula locale dei fumetti occidentali, ma dal carattere assai più libero e democratico poiché non si tratta soltanto si usufruire della produzione, ma di parteciparvi direttamente. Gli autori di Manga in Giappone sono migliaia; e a migliaia si cimentano nella realizzazione di tali serie non solo nel disegno dei personaggi, ma anche nella sceneggiatura e nella elaborazione caratteriale dei personaggi, spesso, quasi sempre, molto più profondi e umani delle macchiette hollywoodiane spacciate dai media occidentalisti. Umani a una dimensione contro personaggi disegnati che assumono quadridimensionalità grazie ai loro creatori ed autori, che come detto, sono gli eredi di una pratica ultrasecolare. Il Giappone dal 1608 al 1868 visse in pace, senza partecipare a guerre o subire particolari tumulti. I samurai, disoccupati, quindi iniziarono a posare la katana per dedicarsi ai libri, a studiarli e a scriverli. La lettura divenne un’occupazione nazionale e popolare. Ed oggi, come già indicato, questa tradizione si riflette sugli autori di Manga (i mangaka); e i Manga a loro volta sono alla base del 90% degli Anime (le animazioni) prodotti in Giappone. Come detto, l’imponente industria dell’animazione giapponese nacque negli anni ’60, anche con un indiretto imput sovietico, ma è esplosa nel 1995, quando l’industria subì un notevole processo di ristrutturazione, infatti da allora sono stati prodotti oltre 3000 serie di Anime, su un totale di circa 6000 serie prodotte in 50 anni.
E Nashya-chan, Natalija Pokhlonskaja, che c’entra?
Natalia-Poklonskaya6x Quasi sempre, le protagoniste oggettive e soggettive dei Manga/Anime sono le ragazze, le donne. Ovviamente la donna concepita nel pur moderno Giappone contemporaneo, difficilmente riflette l’idealtipo occidentalista, men che meno oggi, anche nei casi più estremi, quando si tratta perfino di guerriere terrestri o aliene, soldatesse di eserciti immaginari, o meno, raffigurate nella panoplia quasi infinita di caratteri e generi presenti nella produzione dei Manga/Anime: in sostanza il personaggio, donna, ma anche uomo, perfino nelle controfigure malvagie, viene sempre tenuta nell’ambito della dimensione umana, al contrario dei personaggi-monstre hollywoodiani. Quindi, una figura come il Procuratore Generale di Crimea Natalija Pokhlonskaja, non poteva non attrarre l’interesse dei mangaka del lontano Giappone dal tradizionalismo futuristico. L’aspetto di donna in divisa, con poteri, ma che apparendo con netta immagine di donna, resta nella sua dimensione umana. E’ questo che ha intrigato la produzione nazional-popolare giapponese, riflessa poi sul sempre più ampio pubblico mondiale dei Manga/Anime. Una fortuna che riguarda l’estranea Pokhlonskaja e che invece ignora le laide professioniste dell’immagine quali Femen, Madonna, Lady Gaga o Mily Cyrus, il cui squallore mai concederà loro l’onore di divenire acclamati personaggi dell’universo Manga/Anime. Quindi non a caso proviene dall’oriente questo notevole colpo mediatico del mondo multipolare, oramai sempre più esausto dell’invasione mediatico-disinformativa hollywoodiano-atlantista.

Il viso fresco di Poklonskaja, che parla alla stampa circondata da microfoni ha ispirato i fan-art giapponesi e russi. La maggior parte delle immagini sono disegnate nello stile manga enfatizzandone grottescamente l’aspetto “simpatico” o “kawaii” di Pokhlonskaja. Dopo la prima apparizione sul repository mangaka giapponese Pixiv, le immagini si sono diffuse viralmente sui forum RuNet e imageboards, come Pikabu.ru, ispirandone varianti memetiche.
_natalia_poklonskaya__by_mikhailn-d7babnu L’11 marzo 2014, Pokhlonskaja è stata nominata Procuratore Generale della Repubblica Autonoma di Crimea e alla prima apparizione a una conferenza stampa definì i golpisti ucraini “diavoli di cenere“; il video venne caricato su YouTube. Non sapeva che avrebbe fatto sensazione su Internet, durante quella notte e nel lontano Giappone, dove non capendo una parola di ciò che diceva, sarebbe stata ammirata non per quello che era diventata, ma per come appariva. Infatti, il 13 marzo, il video venne ricaricato sul canale giapponese YouTubi News, ricevendo così 228000 visualizzazioni e 120 commenti nei primi quattro giorni. Il 15 marzo, il notiziario giapponese RocketNews24 postò diverse foto di Pokhlonskaja e riferì del fandom sul pubblico ministero formatosi tra i netizen giapponesi. Il 16 marzo, su Lowyat Forum venne creato un thread su Pokhlonskaja, indicandola come “nuovo procuratore sexy di Putin“, e il giorno seguente sulla pagina Facebook della comunità venne lanciata la pagina dal titolo “Natalia Poklonskaya“, con numerose foto ed illustrazioni del procuratore di Crimea. Nelle prime 20 ore, la pagina raccolse 1400 mi piace. Il 18 marzo, un thread su Pokhlonskaja fu creato nella pagina internazionale di 4chan la più importante comunità anglofona online del Giappone, con oltre 700000 messaggi al giorno emessi da circa sette milioni di visitatori quotidiani. “È assai più probabile vedere vecchi stoici con impressionanti uniformi sedersi dietro dei microfoni durante le conferenze stampa del mondo reale, piuttosto che attraenti giovani donne ai vertici militari/governativi, molto più abbondanti nel mondo degli anime. Nelle ultime stagioni ne abbiamo viste molte:
Premier New JOIR Sashinami Shouko (Valvrave)
Ammiraglio Ridgett (Suisei no Gargantia)
Tenente/Capitano Vicecomandante in capo Amane (Majestic Prince)
Direttrice Chouno Ami (Girls und Panzer)
Tenente Takamura Yui (Muv-Luv Alternative)”
Ma anche l’ex-premier ucraina Julija Timoshenko ebbe l’onore di esser oggetto di un anime, nel ruolo di boss mafioso:tymosh-animeFonti:
Rabujoi
Know Your Meme
IBTimes
Global Voices online

Uesaka Sumire: verso degli anime eurasiatisti?

Intervista alla doppiatrice Uesaka Sumire: il suo amore per la Russia e le aspirazioni per il futuro
Sakurai Takamasa, Asianbeat 22/08/2012

Nlbm0sY4RMMDi tutti i posti che ho visitato per il mio lavoro, Mosca è un po’ speciale. Una cosa che il mio lavoro nella diplomazia culturale mi ha insegnato è che alcune cose si devono solo sperimentare. Non avevo idea di quanto siano noti gli anime giapponese in Arabia Saudita fin quando la visitai nel marzo 2008, e certamente non mi aspettavo l’accoglienza felice che ho ricevuto dagli appassionati di anime in Myanmar durante la mia visita nel settembre 2008. Dopo aver collaborato con il consolato giapponese a Mosca e in varie controparti, fu deciso che avremmo creato un evento sulla cultura popolare giapponese a Mosca, concentrandosi sugli anime e la moda. L’evento divenne il Festival di Cultura Popolare del Giappone (J-FEST), il primo evento si tenne nel novembre 2009. Quel giorno la temperatura esterna era sotto lo zero, ma non impedì agli appassionati di cultura pop giapponese di fare la fila fuori dal centro congressi, per più di cinque ore. Dietro le quinte dell’Harajuku Fashion Show, le ragazze scelte per le audizioni comparirono sul palco ringraziandomi all’unisono: “Arigato” (grazie) in giapponese. E alla fine dello spettacolo il pubblico acclamò “tornare“, “Vi aspettiamo per il prossimo anno.” Numerose volte, quando ero sul palco, mi sentivo pronto a piangere. Non avevo idea di quanti giovani a Mosca adorino il Giappone, erano molti di più di quanto mi aspettassi ed ero al settimo cielo. Promisi di ritornare a vederli tutti l’anno successivo.
uesaka-sumire.jpeg w=560L’atmosfera e l’eccitazione al Japan Pop Culture Festival 2010 non doveva essere da meno del precedente, e non vedevo l’ora di tornare in Giappone per dirlo a tutti. Così, dopo il ritorno in Giappone ho scritto un articolo sul festival per lo Yomiuri Shimbun e in risposta ricevetti un messaggio estremamente positivo sul mio account twitter da una ragazza giapponese. E così che incontrai la doppiatrice Uesaka Sumire. Mi ha detto quanto amava la Russia e dell’importanza di questo evento per le relazioni Giappone-Russia. Sono rimasto colpito da qualcuno che potesse trasmettere i suoi sentimenti in modo così abile in 140 caratteri. Per qualcuno che vive scrivendo, come me, potrei dire solo quanto fosse appassionata. Può essere nata nell’era Heisei, ma Uesaka Sumire ha un forte rispetto per l’era Showa e Meiji. Guardando la sua pagina Twitter, non ha interesse solo per la Russia, ma per gli anime e la moda Lolita. Sul suo profilo aveva scritto, “Agitatrice per tutti coloro che amano l’Unione Sovietica e la Russia più di ogni altra cosa.” Mi piaceva il suo uso delle parole e poi seppi che compiano il compleanno lo stesso giorno. Così fu attraverso Twitter che iniziai a comunicare con Uesaka Sumire e non posso credere che un anno e mezzo siano già passati. Aveva 18 anni all’epoca e ora è al suo terzo anno alla Sophia University, studiando e laureandosi in lingua russa. Diventare doppiatrice era un suo sogno fin dalla tenera età e la sua carriera cominciò quando ebbe il ruolo di una delle eroine dell’anime “Papa no Iu koto wo Kikinasai!” (Listen To Me Girls. I Am Your Father!).
Come ho scritto in un articolo precedente, Uesaka lavora come me al programma radio FM “Tokyo No.1 Kawaii Radio” (o “Kawaraji” in breve) trasmesso sulla rete JFN da 27 stazioni in tutto il Giappone. Le connessioni sono cose misteriose e dovrebbero essere considerate con cura.  Bilanciare studio e lavoro non è facile, non quando si tratta di studiare russo e lavorare da doppiatrice. Ma Uesaka riesce a destreggiarsi continuando ad esprimere amore senza limiti per la Russia e gli anime. “Con gli anime sento che non ci siano confini tra il Giappone e il resto del mondo. Gli appassionati di anime sono uguali, non importa dove tu vada.” L’amore di Uesaka per la Russia e gli anime scorre in lei e dal nostro incontro abbiamo avuto numerose discussioni sul Giappone e l’estero.
Allora, cosa ne pensi dei rapporti del Giappone con il resto del mondo?
Fino a 200 anni fa, il Giappone era chiuso al mondo, ma ancora oggi penso che ci sia ancora la forte idea che il “mondo” sia solo un posto lontano. Ma la realtà è che c’è tanta gente là fuori che ha grande interesse e profondo amore per il Giappone. L’ho scoperto quando andai a Mosca con un gruppo dalla mia università. Penso che le uniche persone che non ne siano consapevoli siano i giapponesi stessi. Se avrò la possibilità mi piacerebbe partecipare alla diplomazia culturale. Voglio parlare con la popolazione locale nei loro Paesi e cambiare la mia impressione iniziale su questi Paesi. Voglio sfidarmi nel capire come migliorare la visione della gente del Giappone.
La Russia è il Paese che ci ha fatto incontrare, ma se si segue solo ciò che si dice sulla Russia, naturalmente, se ne avrebbe un’impressione molto diversa di quella che abbiamo. Ma le cose segnalate sui media e la realtà sono molto diverse. L’ho già detto, negli articoli precedenti e nei colloqui che ho avuto in numerose occasioni. Dopo tempo, mi ricordo ancora chiaramente Uesaka rispondere a uno dei miei tweet dicendo: “I rapporti tra Paesi non passano solo sui vantaggi che si possono avere con questi rapporti.” E’ esattamente come dice. “Non basta giudicare la Russia da quello che si vede a colpo d’occhio. Ho molta voglia d’informare le persone sulla cultura russa e del fatto che ci sono tutte queste persone in Russia che adorano il Giappone. Penso che il popolo russo, come i giapponesi, abbia un lato oscuro, ma non in senso negativo però. Forse anche perché ci sono così tanti giapponesi che amano la letteratura russa. L’aspirazione nel vedere la bellezza nella miseria. Non c’è alcun motivo per cui Russia e Giappone non possano andare d’accordo. Le informazioni sulla Russia sono assai scarse in Giappone. Penso che ci sia la reale necessità per gli esperti in relazioni internazionali di modificare il modo d’informare“.
Fu dopo aver ascoltato l’inno nazionale dell’Unione Sovietica, quando era al primo anno di scuola superiore, che cominciò ad interessarsi della Russia. Iniziò a studiare la società e la storia russa da sola e disse che non poteva studiare qualcosa di diverso dalla lingua russa, quando arrivò all’università.
Allora, cosa s’aspetta il Giappone da Uesaka che racconta della sua amata Russia?
523bd95a9fbcbLa mentalità e l’abilità giapponesi di prendere normali articoli per la casa rendendoli più compatti o più kawaii (carini. NdT), e l’intricata capacità di prendere le emozioni più sottili ed esprimerle attraverso i ‘moe’ (anime, ecc.)
Proprio come nella sua professione di doppiatrice, è con l’attenzione al più piccolo dei dettagli che gli animatori danno vita ai loro personaggi.
Ho sempre voluto diventare doppiatrice. Quando diventai attrice vocale, la mia conoscenza degli anime cambiò completamente. La quantità di informazioni dietro ogni sequenza, la sensazione di distanza dallo schermo, ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo“.
Oggi siamo nella situazione in cui il Giappone deve adottare un ruolo più assertivo sulla scena mondiale e credo che ciò di cui il Giappone ha bisogno è altra gente dalla mentalità come la sua. Il Giappone non ha ideato gli anime con l’intento di rivolgersi al pubblico straniero. Ma, come s’è scoperto, gli anime hanno un enorme successo oltreoceano. Così ora l’industria degli anime si trova ad affrontare la questione chiave di come creare opere che continuino il successo nel mercato internazionale. Ho intervistato registi e parlato con molti rappresentanti delle case di produzione di anime negli anni, e questo è ciò che più tendono a dire.
Mi piacerebbe imparare il russo nei prossimi due o tre anni e dopo mi piacerebbe provare ad imparare il cinese. Sono molto interessata anche al cinese“.
Uesaka Sumire certamente guarda al futuro.

sp_profileTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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