Il “Vento si alza” di Hayao Miyazaki: trascurare il resto del mondo

John Watanabe, WSWS, 7 novembre 2013

ff20130719a2aSi alza il vento” (Kaze Tachinu) è l’ultima realizzazione del creatore di Studio Ghibli e famoso regista giapponese Hayao Miyazaki (nato nel 1941). E’ anche, secondo le sue dichiarazioni pubbliche, l’ultimo lungometraggio del regista. Il lavoro di animazione presentato in Giappone a luglio e a New York e Los Angeles l’8 novembre 2013, per potersi candidare agli Oscar. L’edizione in Nord America è prevista per febbraio. Il film d’animazione è su Jiro Horikoshi, il progettista del caccia della seconda guerra Mitsubishi A6M Zero, utilizzato nell’attacco a Pearl Harbor e dopo, nelle missioni kamikaze. E’ assai liberamente ispirato alla novella dallo stesso titolo di Tatsuo Hori (1936-1937). Quest’ultimo, a sua volta prende in prestito il titolo da una poesia del 1920 di Paul Valéry (“Le vent se lève!… Il faut tenter de vivre!“, “Si alza il vento! … Dobbiamo cercare di vivere!“) La frase di Valéry è enfatizzata nel film e sembra intrisa di un significato abbastanza limitato: che si dovrebbe vivere e agire al meglio nelle circostanze immediate, trascurando le più ampie condizioni di vita su cui non si possono avere responsabilità, in ogni caso.
Hori (1904-1953) è stato scrittore, poeta e traduttore le cui prime opere, secondo un commentatore, seguivano “lo spirito della letteratura proletaria” cioè, presumibilmente di sinistra, mentre le sue opere successive “tendevano al modernismo”. “Si alza il vento” è una storia d’amore ambientata in un sanatorio di montagna, “riflettendo la sua (di Hori) lotta contro la tubercolosi, a cui infine cedette“. L’opera originale non aveva nulla a che fare con Horikoshi, il progettista di aerei da guerra, il suo inserimento è interamente opera di Miyazaki. Il caccia Zero è una grande fonte di orgoglio per i nazionalisti e i militaristi giapponesi, che lo vedono come simbolo delle prime vittorie dell’imperialismo giapponese nella seconda guerra mondiale. In un’intervista con l’Asahi Shimbun, il 4 agosto, Miyazaki ha osservato che “lo Zero simboleggia la nostra psiche collettiva“, e “lo Zero rappresenta una delle poche cose di cui noi giapponesi potemmo essere orgogliosi“.
TheWindRisesPoster-thumb-630xauto-35588Il film si apre con Jiro Horikoshi, un ragazzo che sogna di volare o di progettare da sé degli aerei. Segue i suoi sogni all’università di Tokyo, dove sperimenta un forte terremoto (il grande terremoto di Kanto del 1923). Nel caos che ne segue, aiuta una ragazza e la sua cameriera ferita a rientrare a casa, una grande villa di Tokyo. Jiro poi svanisce senza attendere di essere ringraziato. Impiegato dalla Mitsubishi nella progettazione di aerei da guerra, Jiro si applica più dei suoi collaboratori, mostrando un genio intuitivo per il lavoro e facendo carriera nell’azienda. Nell’amena località turistica di Karuizawa rincontra la ragazza che ha aiutato dopo il terremoto, Naoko, e alla fine ottiene la sua mano in matrimonio. Tuttavia, è gravemente malata di tubercolosi, fornendo al film il suo elemento tragico.
Si alza il vento” segue un ritmo lento per due ore. Tuttavia, l’opera rivela straordinariamente poco dei protagonisti principali, Jiro e Naoko, per non parlare di tutti gli altri. Di conseguenza, la situazione dei personaggi evoca scarsa reazione emotiva nello spettatore. Jiro sembra accettare sia il destino di Naoko che le scene di devastazione della guerra. Quest’ultima distruzione, per inciso, è raffigurata nello stesso modo del terremoto precedente, il che implica che la guerra avrebbe un carattere “naturale” quasi inevitabile. Miyazaki (meglio noto negli Stati Uniti per la “Principessa Mononoke” del 1997) rappresenta mezzo secolo di storia del cinema di animazione giapponese. Nessuno può negare il suo notevole talento. L’animazione di “Si alza il vento” è assai ben fatta e le scene storiche sono minuziosamente ricercate e meticolosamente ricreate. Che si tratti della campagna, della vivace metropolitana di Tokyo o degli sforzi per l’industrializzazione della periferia di Nagoya, le scene sono realistiche e sono chiaramente il prodotto di molte ore di lavoro. In certi momenti Miyazaki fornisce un contesto più ampio. In una scena, Jiro e un collega discutono di quanti bambini che muoiono di fame potrebbero essere nutriti con le spese per la guerra. In un altro, il capo di Jiro l’avverte sulla compiacenza verso la polizia segreta: “Ne hanno già presi tre che non avevano niente da nascondere“. C’è anche il panico bancario. Tuttavia, tali momenti sono pochi e distanti tra essi senza scorrere organicamente nel resto della storia.
Jiro ha lavorato per le Mitsubishi Heavy Industries, uno dei pochi trust che controllano gran parte dell’economia giapponese fino ad oggi, offrendo la possibilità di esplorare importanti problemi sociali, economici e morali. Questi non vengono mai perseguiti, e questo è in gran parte dovuto alla prospettiva del regista. Nell’intervista all’Asahi, Miyazaki ha commentato: “Ho imparato ad accettare il fatto di poter essere utile solo nella zona di mia immediata vicinanza… Devo accettare i miei limiti. In passato, mi sentivo obbligato a fare qualcosa per il mondo o l’umanità. Ma sono cambiato molto negli anni. C’è stato un tempo in cui mi dilettavo nel movimento socialista, ma devo dire che ero abbastanza ingenuo.” Miyazaki è stato considerato a volte un pacifista, e alcune delle sue opere precedenti infatti avvertivano contro i pericoli della guerra ed altri mali sociali. Tuttavia, indubbiamente s’è spostato a destra.
65th Venice Film Festival (Mostra) : japanese director Hayao Miyazaki presents 'Ponyo on the cliff by the sea' In Venice, Italy On August 31, 2008-In un saggio pubblicato un paio di giorni prima di “Si alza il vento”, per esempio, Miyazaki ha  supportato le missioni in Iraq e nel Golfo Persico delle “Forze di autodifesa giapponesi”, presumibilmente perché le truppe giapponesi non hanno sparato un solo colpo o subito alcuna vittima. Il regista rifiuta la sua precedente ammirazione per i “Paesi neutrali come la Svizzera o la Svezia“, sostenendo che l’armamento è necessario “in un certo grado“, mettendo in guardia sull’”espansione della Cina“. Mette in discussione la divisione internazionale del lavoro dal punto di vista della resilienza nazionalista e accusa la “sovrappopolazione” per la guerra, sostenendo che il Giappone dovrebbe avere una popolazione di “circa 35 milioni di abitanti“, senza spiegare cosa dovrebbe essere fatto dei restanti 90 milioni di persone!
Sul fronte interno, Miyazaki accetta acriticamente le misure di austerità: “Dobbiamo diventare gradualmente più poveri. E’ questa la via, e non può essere evitata“. Quindi, piuttosto che avere “speranze per il futuro“, bisogna concentrarsi sul presente: amici, famiglia, lavoro. Infine, respinge le “ansie” prevalenti nella generazione più giovane, dicendo: “Così, in passato non c’erano preoccupazioni?… Se siete in buona salute e avete un lavoro, è sufficiente. Se non c’è lavoro, createlo.” Miyazaki non glorifica apertamente l’imperialismo e la guerra, ma la sua promozione dei simboli militaristi come il caccia Zero, la sua posizione equivoca sulla seconda guerra mondiale e la guerra in generale, e i suoi appelli a concentrarsi sull’immediata sfera puramente privata, oggettivamente aiuta a disarmare il pubblico di fronte a pericoli come la prossima guerra regionale o mondiale, che coinvolgerebbe immediatamente anche il suo nativo Giappone.
Queste posizioni politiche e sociali portano inevitabilmente ad un atteggiamento deplorevole nei confronti delle questioni artistiche. Nella stessa intervista a Miyazaki, gli è stato anche chiesto: “Dite che non si può essere responsabili di tutto ciò che accade al di là del proprio orizzonte, ma in realtà voi influenzate innumerevoli persone con i vostri film. Che ne pensate di ciò?” Il regista risponde: “Faccio film per affari, non per sforzi culturali. Ai miei film è capitato di avere successo. Se le persone non ne fossero state interessate, la mia azienda sarebbe fallita in poco tempo.” Una prospettiva molto limitata in effetti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

In Italia la stampa di sinistra è merda

José Sant Roz Aporrea 25.07.2013

altan_scalfari_espressoChe guerra bestiale oramai conduce la stampa prostituta italiana contro il Venezuela. Attacchi isterici ripresi dai fogliacci spagnoli “El Pais” e del suo Grupo Prisa. Il gruppo editoriale più grande d’Italia, “La Repubblica” e “L’Espresso” (in teoria di sinistra), non lesinano argomenti di ogni genere per cercare di infangare il Venezuela. Basta prendere due esempi: dopo la vittoria elettorale in Venezuela di Maduro, “La Repubblica” ha parlato apertamente di frode (senza prove) e di “volontà popolare violentata e manipolata“. Inoltre, quando vi è stata la violenza provocata dall’opposizione del Majunche (lo squallido, cioè Capriles Radonski. NdT), ha intitolato semplicemente: “scoppia un’ondata di violenza scatenata dal furto elettorale e dalla forte repressione della polizia“… Evitando di parlare dei morti causati dalle bande impazzite dell’opposizione, istigate dall’appello del dannato Majunche. Questi media, come quelli spagnoli, difendono i propri interessi in America Latina, legati alle transnazionali, insieme a molti gringos. Sono potenti mafie. Tutta l’Europa vive di mafie (che naturalmente fanno le guerre). In quella merda la democrazia è solo uno scherzo  buono a nulla. Ma di solito si tratta della versione delle notizie sul Venezuela di media come The Miami Herald, confezionate dalla SIP.
In 14 anni di governo bolivariano non hanno mai detto niente di buono sul Venezuela. Questa è la strategia. Per loro Chavez era un mostro, un dittatore, un ladro e stupratore di diritti umani. Invece l’Italia, la Grecia, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti sono le meraviglie che dovrebbero dettare i modelli del progresso e del benessere sociale a tutto il mondo, ma ogni giorno che passa affondano ulteriormente nella merda. Ogni italiano dovrebbe sottoporsi a un esame copro-rettale per vedere se riesce a cantare come Caruso o a giocare come Mesi, è il meglio che riescono a fare e l’unica cosa che conta per loro in questo mondo: poi li elevano a celebrità, finché non si schiantano contro la verità. Babbioni. Poiché non hanno le palle di vedere la fogna in cui si trovano, nel frattempo vivono ingoiando tutto il miasma che creano i loro media verso il nostro Paese.
Ecco un esempio: ‘L’America contro l’Nsa: da che pulpito viene la predica’

Commento:
8869 L’articolo linkato è un ennesimo articolo-spazzatura, anti-latinoamericano e anti-bolivariano, scribacchiato da tale Maurizio Stefanini, ‘esperto di processi di transizione alla democrazia’ (una qualifica che è un marchio distintivo), per conto della nota rivista di disinformazione Limes (oggi imitata nel suo piattume analitico e nel suo squallore ideologico, anche da certi ex-eurasiatisti scopertisi cheerleader del Pentagono). Inoltre, come ben nota il professor José Sant Roz, questo è il compito degli scribacchini e dei relativi mandanti, cui bisogna includere anche il Fattoquotidiano, parzialmente di proprietà di un ex-dirigente della Lazard Banque, banca specializzata in ‘consulenze internazionali’; ovvero privatizzazione dell’economia e svendita delle risorse dei Paesi del Terzo Mondo per conto del FMI e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Repubblica, il Foglio, Fattoquotidiano mimano una farsa di dibattito sul teatrino della politichetta italidiota, ma come si sarà ben notato, quando si tratta di Medio Oriente, Eurasia e America Latina, cioè degli interessi dei loro veri finanziatori, allora adottano stranamente tutti la stessa posizione: filo-atlantismo sfegatato e pieno supporto agli interessi delle multinazionali e delle grandi banche internazionali anglosassoni e francesi. Ovviamente tutto ciò non è un caso, poiché a dettare la linea degli ‘organi di informazione’ italiana sono le veline dei Consigli di Amministrazione di queste grandi imprese, naturalmente dopo quelle delle ambasciate di USA e Israele.

José Sant Roz, direttore di Ensartaos.com.ve e Professore di matematica presso l’Università de Los Andes (ULA). Autore di oltre venti libri sulla politica e la storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Del Kazakhstan, ovvero Grillo, Chiesa e adoratori di mummie

Il fronte anti-eurasiatico italiano si allarga

nazarbayevLa vicenda del truffatore bancarottiere più amato dalla sinistra italiana, dal PD ai rottami dell’hoxhismo, passando per SEL e M5S, il kazaco Mukhtar Abljazov, si trasforma in una sempre più ampia operazione invasiva ai danni della residua politica economica e diplomatica dell’Italia. L’assalto ai robusti rapporti economici tra Roma e Astana sembra sempre più manipolata e organizzata dall’estero; un auto-sabotaggio prono agli interessi estranei a quelli italiani. Ad esempio è rivelatore ciò che dice sulla sua pagina FB, il deputato di M5S Alessandro Dibattista in relazione alla vicenda della moglie del dissidente-bancarottiere Abljazov, “Ho presieduto la Commissione Affari Esteri, ero emozionato. Attaccare questo Parlamento che non funziona ed è la tomba della nostra democrazia non significa non rispettare le istituzioni, significa l’esatto opposto, significa amarle a tal punto da provare rabbia immensa a vederle ridotte in questo stato. … Ho avuto negli ultimi giorni diversi incontri privati con numerosi Ambasciatori … Se non ci fossimo noi chi avrebbe il coraggio di … mettere in relazione (magari ci sbagliamo ma indaghiamo) l’affare kazako con gli interessi del Satrapo di Arcore? Chi avrebbe il coraggio di dire la verità, di dire che da Paese a sovranità limitata nei confronti degli USA ci stiamo trasformando, contemporaneamente, a Paese a sovranità limitata nei confronti della Russia?
Bella dichiarazione, dopo aver confessato incontri segreti con ambasciatori ‘europei’ (vedasi USA, Regno Unito e Francia) ed ‘asiatici’ (vedasi Israele) ed aver risposto a una mia domanda su chi fossero questi ‘ambasciatori’ così: “con ambasciatori di paesi europei e asiatici. la diplomazia (e questo faccio, in parte) presuppone anche riservatezza”, si fornisce una dimostrazione di scarsa coerenza con la vantata ventata di novità nelle stanze della politica, ma anche di scarsissima coerenza con le indignate declamazioni sulla subalternità italiana agli USA e altre belle parole su ‘democrazia’, ‘sovranità’ ecc. Ma la frase sull’Italia che non deve essere una ‘colonia della Russia’, svela soltanto la solita vile modalità di far politchetta in Italia. Pur di non disubbidire agli ordini e alle direttive degli USA, e del suo attuale ambasciatore in Italia John Phillips (Filippi), si tira fuori la panzana di non voler essere subalterni alla Russia (ma non si parla del Kazakhstan? Un lapsus freudiano). Tutto ciò inizia a svelarsi sgradevolmente quale indirizzo generale e di fondo dei cosiddetti ‘cittadini in Parlamento’ rispetto le cose serie, e non più verso la polemica-cabaret sul teatrino politico italidiota.
Sostanzialmente si assiste all’assalto concentrico ed eterodiretto contro gli ultimi legami non-atlantisti dell’Italia. Un elemento rivelatore è fornito dall’atteggiamento assunto dalla bella manica di guru della sinistra cimiteriale italiana. Ad esempio, il malthusiano che si traveste da ‘marxiano’ Giulietto Chiesa scrive sulla sua pagina FB: ‘Credevamo di essere una colonia americana, invece siamo anche una colonia kazakhstana‘. Ci tiene che si resti colonia di una sola potenza. Il fatto che usi l’acca al posto della i nella parola ‘Kazakhstan’, non lo rende di certo un amico dell’ex-URSS, anzi, Chiesa è sempre stato orgoglioso del suo ruolo nell’avvento al potere di Eltsin, in Russia, come di essere amico del pupazzo delle oligarchie Gorbaciov, autore di un libro che svelava la necessità di distruggere l’URSS e che, ancora non pago, oggi si propone di portare a termine l’opera con la disintegrazione di Russia e Cina: ‘Le uniche due potenze che si oppongono al Nuovo Ordine Mondiale‘, spiega Gorbaciov accompagnato dal suo messia apocalittico Giulietto Chiesa. Ma cos’altro aspettarsi da chi, negli anni ’90, partecipò come conferenziere a dieci riunioni al Dipartimento di Stato USA, più una al quartier generale della CIA, dove sicuramente avrà spiegato come cercare di distruggere la Federazione Russa (cos’altro poteva mai spiegargli questo esperto genovese di cose russe citato nei manuali dell‘US Army? (pag. 10)).
A costoro si affiancano i relitti piccisti di ogni sfumatura, come il teorico del socialismo in un solo quartiere di Roma, Sergio Cararo, che afferma: “Sarà una coincidenza ma il famigerato impianto del giacimento gigante di Kashagan… ha inaugurato la sua entrata in funzione proprio il 30 giugno scorso, dopo cinque anni di ritardi, traversie, problemi insorti con le autorità kazache e con la magistratura italiana per via di alcune tangenti. Un avvio di operatività a un mese esatto di distanza dalla cattura della moglie e della figlioletta di Ablyazov. Un coincidenza o una cambiale dal e con il governo kazaco?” Qui, il nemico in nome del ‘marxismo’ delle ‘teorie del complotto’ sull’11 settembre e al-Qaida, invece gradisce adottare il complottismo pecoreccio di Repubblica. Tale presunto nemico proletario del sistema capitalista ama sempre adottare totalitaristicamente modalità, analisi, pensieri e scopi del suo apparente nemico. Se l’obiettivo è prendersela con chi contrasta o sfugge al controllo della NATO e degli USA, Cararo, Contropiano e annessi arnesi si trovano sempre in prima fila. Su Libia, Siria e oggi Kazakhstan; sempre in agguato, assieme al sodale berlingueriano Chiesa, nell’attesa di una bella resa dei conti contro il ‘fascista rosso-bruno’ Putin.
Scendendo nella scala della rivoluzione, ci s’imbatte nell’auto-smascheramento democretinista dei tanti piccolo-borghesucci italiani che vanno in giro travestiti da zorro del ‘marxismo-leninismo’, come il partito-individuale Piattaforma Comunista che, scopiazzando Repubblica e altri organi del ‘bolscevismo mondiale’, riesce ad affermare: “la polizia italiana ha operato in modo oscuro e semigolpista, di propria iniziativa e/o in combutta con alcuni agenti dei servizi, nel prelevare e trasferire dall’Italia in Kazakistan la moglie e la figlia del principale dissidente politico del presidente Nazarbaev (notoriamente amico di Berlusconi)…” Eccola qui, in tutto il suo fulgore, l’analisi scientifica-materialistica di questo adoratore di mummie. Il solito concentrato di luogocomunismo più democretino che si possa trovare nell’ambiente analfabeta e allucinato della  sinistra italiana.
Tutta questa brodaglia sinistra, dall’opusdeista Renzi all’ultimo farabutto settario, sa benissimo chi sia il ‘dissidente’ Abljazov e da chi sia protetto. Si ricordi che la Shalabaeva, la moglie del ‘dissidente’ kazaco, aveva un passaporto della Repubblica Centrafricana, Stato africano occupato con un golpe-invasione dalle truppe francesi all’inizio di quest’anno. Saranno stati loro a consegnare il passaporto fasullo a Shalabaeva? E perchè? Nessuno se lo chiede, poiché così gli è stato ordinato dai loro veri referenti atlantisti, così come gli è stato anche ordinato di sabotare i rapporti economici tra Italia e Kazakhstan, dove un terzo delle aziende estere che vi operano è italiano, e di certo non tutte sono di Berlusconi. Inoltre, alcuni pur di abbattere questo ignobile governo Letta-Alfano sono disposti ad affossare l’Italia. Ad esempio, dipingendo come un satrapo Nazarbaev, l’M5S ha già preso una pessima china, già vista su Libia, Siria e Iran. Lo scopo? Comprare lo shale-gas dagli USA quale piano energetico alternativo del M5S, e non solo del M5S?
In conclusione, la disintegrazione del sistema Italia ha portato al controllo delle leve del potere politico, economico e diplomatico, una serie di guitti oltraggiosi, esiziali, micidiali. Non si tratta dell’inane nano di Arcore e del suo fido scudiero senza attributi, o degli altrettanto futili e dannosi Letta, Bonino, Kyenge, Lorenzin, Boldrini e circo al seguito. No, anche le presunte alternative, genovesi o meno, sono bacate, guaste e prone ai ben noti interessi estranei. L’Italia è nata grazie a una classe politica infida, truce ed infame, e oggi sta morendo per mano di un ceto politico-culturale ancor più infame, vile e infido. Un ciclo storico sta per concludersi.

Alessandro Lattanzio, 18/7/2013

Boldrini, sinistra italiana e primavera araba

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La democrazia portata in Egitto (e altrove) dalla Primavera Araba, esaltata dal pattume democraticista e ultrasinistra; in Italia da rifognazione comunista, dal fango anti-trotskista delle microsette psicotiche dei Francesco Ricci (PdAC) e dei Salvatore Cannavò (Sinistra Critica), dalla setta allucinata del democristiano ‘maoista’ Scuderi (PMLI), passando, scendendo verso le fogne, per gli agenti dei servizi segreti militari, italiani e non, come lo scribacchino rivoluzionario, reggipanza berluscomico Valerio Evanglisti, il cialtrone ‘sovranista’ Stefano d’Andrea, cheerleaders garibaldino di al-Qaida e di Erdogan, il ‘comunista’ Moreno Pasquinelli, nano-ducetto del campetto filo-imperialista e sodale del gonzo nazista Cristiano Tinazzi, arruolato dai servizi assieme a Ricucci, braccio destro di Minoli, quale agente di collegamento con i terroristi inviati e armati dall’Italia in Siria, a combattere contro un popolo che di questa ‘maledetta primavera’ non vuole saperne niente.
Non trascurando di menzionare i sodali dell’islamismo, fulminato e impazzito, che devasta il Medioriente, soggetti della Roma da bere: l‘odiosa snob umanitaria Boldrini, la stupidissima Kyenge, l’evasore dopata Idem, ed altri animali del circo dello spettacolo coloniale interno e internazionale: Gino Strada, supporter della distruzione della Libia e dell’Africa; il caravanserraglio integralista ed islamo-sinistro del PD e di SeL: Aya Homsi, l’imam integralista di Sicilia Dachan Mohamed Nour (siriani che godono della protezione dei servizi segreti italiani), Lapo Pistelli, Emma Bonino, Flavio Lotti, Infopal, NENAnews, Lettera43, varie ONG pacifinte e liste elettorali di sinistra, caterve di presunti centri studi geopolitici di servizio, ecc.
Insomma, un coacervo di teppaglia che ha salutato l’avvento al potere dei Fratelli musulmani, del terrorismo salafita che, in questi giorni, perseguita in Egitto la comunità sciita. In un paesino, lo sheikh sciita Hassan Shahata e quattro altri musulmani della sua comunità sono stati linciati selvaggiamente, semplicemente perché sciiti, da coloro chie qui ci vengono  presentati quali ‘pacifici manifestanti per la democrazia e i diritti umani’; gli stessi che gli orridi fantocci al governo non solo ci invitano ad accogliere a braccia aperte acriticamente, ma anche ad armare e celebrare nell’aggressione contro Libia e Siria
Ecco dove portano le azioni degli integralisti idrofobi, che gli islamo-sinistri e i dirittiumanitari marci e fasulli alla Gino Strada e Laura Boldrini, ci appellano a sostenere!
Ecco il gioioso futuro che le suddette canaglie ci promettono:

ComeDallaCloaca. Ovvero come discaricare cervello e dignità

998325Comedonchisciotte presentatosi quale forum dell’informazione alternativa, è divenuto il forum della disinformazione strategica. Trampolino di lancio di piccoli guitti avvelenati dall’odio anti-Grillo. Una pratica che si sa essere anche remunerativa. (Francesco Lanza) E qualcuno, nel forum di Comedonchisciotte sembra essere fin troppo solerte nel sputacchiare bava contro il Movimento 5 Stelle, neanche Berlusconi e le centinaia di milioni scomparsi presso casa PD(ue), tra Lusi e il Monti dei Paschi di Siena, ha suscitato tanta schiuma rabbiosa. Vabbè, ognuno si merita il pubblico che ha.
Difatti oramai intervengono solo, con quotidiane somministrazioni di pillole abortive dell’intelligenza, sfegatati seguaci del neo-piddismo (renzie-smo) o del cripto-berlusconismo di ritorno, prima così odiato presso questa residence per cure mentali che è diventato il sito di ‘Truman Burbank’, l’incappucciato in capo dei ‘capuccetti neri’ del sito CdC. Il tutto ricoperto dalla melensa e annacquata glassa del ‘Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo‘, dovrebbero aggiungervi, per quell’onestà intellettuale che non hanno, ‘finché ci aggrada’. Se difatti CdC è roba loro, cioè dell’incappucciato Burbank, ingegnere presso Finmeccanica, o di un tale Davide, allora che scrivano sulla testata invece della battuta ipocrita su riferita, semplicemente ‘proprietà privata’.
Aldilà degli isterismi anti-Grillo dei forumisti di CDC, c’è di peggio.
Infatti, per anni CdC aveva tenuto il link al presente blog, poi d’un tratto il link è sparito. Esattamente intorno all’inserimento del post dedicato ai quattro ‘giornalisti’ italiani ‘rapiti’ dai ‘combattenti per la libertà siriani’, operanti sul confine tra Turchia e Siria. Nell’articolo si avanzavano dubbi sulle dichiarazioni e le spiegazioni ufficiali del ‘sequestro’. Mentre il capoccia del gruppo di ‘liberi giornalisti’ parlava dicendo che non gli ‘avevano torto un capello’, si gentili parean i barbuti integralisti, la giornalista del gruppo, riferiva invece di: “Eravamo in un villaggio ormai disabitato a causa dei bombardamenti del regime. Attendevano l’arrivo del loro capo. A sera, lo sheikh è finalmente arrivato e siamo stati portati in quella che sembrava una scuola. Non c’era elettricità, la luce era quella delle candele. Verso mezzanotte il primo spostamento. Ci hanno fatto incappucciare e salire sui veicoli. All’alba siamo finalmente arrivati nel nuovo covo, freddo e già più simile a una prigione. Il clima era brutto, molto pesante, sentivo le urla di altre persone torturate… Già durante il trasporto ero in un veicolo diverso. Ma dal quel momento in poi, il mio destino si è completamente diviso da quello dei colleghi e mi hanno tenuto in isolamento. Loro erano tre maschi, italiani. Io una donna, sola e italo-siriana. A causa delle mie origini, della doppia nazionalità e dei tanti timbri libanesi sul mio passaporto mi hanno preso per una spia. La prima domanda del capo è stata: ‘per quale intelligence lavori’?” (Agenparl)
I dubbi sollevati dall’articolo devono aver turbato le candide menti dei volterriani incappucciati e finmeccanici di Comedonchisciotte. Perciò avevano deciso di cassare il link al blog AuroraSito. Non casualmente, poco dopo compariva, in sua vece, il link ad Appello al popolo, sito del presunto sovranista Stefano d’Andrea, guru e figura di culto di una cerchia appartenente all’infinita sfilza di signoraggisti. Il soggetto, per rendere un pò più appetibile la sua mercanzia, l’ha resa un po’ originale spruzzandovi del garibaldinismo inacidito e del ‘sovranismo’ sinistro. Ovviamente, i volterriani di Donchisciotte, gli hanno steso un loro tappetino rosso elettronico pubblicizzandone le gesta teoriche e relativo convegno. Nell’oggettiva scia del successo di Paolo Barnard e del successone di Grillo & Casaleggio, che tanto tenta anche il sovranista sinistro dallo spirito garibaldino (molto spirito, tipo quello usato per collezionare teste di ‘briganti’ terroni, che tanto debbono a Garibaldi.)
In effetti, dopo la dipartita di Bagnai, una specie di Bruto-Zingales del signoraggismo sinistro, un qualche guru sabotatore in piazza deve pur esserci. E Stefano d’Andrea deve averne fiutato l’immancabile opportunità di racimolare anche qualche altro ottuso seguace.
Ma che c’entra questo con la Siria?
C’entra invece: “Erano gli uomini pii, i religiosi combattenti che abbiamo visto in azione in Iraq, dove hanno mantenuto alcune (non irrilevanti) posizioni ; e in Afghanistan, dove, assieme ai Talebani, controllano il territorio. Il nome questa volta è Jabhat al-Nusra (o Nusrah). Jabhat al-Nusra e solo Jabhat al-Nusra è Al Qaeda in Siria. E come in Afghanistan e in Iraq, Al Qaeda non è alleata degli Stati Uniti. Infatti, mentre tutti gli altri ribelli, secondo i vertici politici e militari degli Stati Uniti, sono “combattenti per la libertà”, gli uomini di Al Qaeda in Siria sono stati prontamente inseriti dagli Stati Uniti nella lista nera dei gruppi terroristici. …
Jabhat al-Nusra non terrorizza la popolazione ma ne conquista il consenso
 …
Si tratta di guerrieri straordinari, che si è portati a credere esistano soltanto nella favole, nei giochi di bambini, nei film d’avventura e nei video-giochi. La calma che mostrano in questo video (si può partire dall’inizio del secondo minuto), mentre sono sotto attacco e in parte esposti è quasi affascinante; l’opposto dell’agitazione dei soldati statunitensi osservati in più occasione durante la  guerra irachena.

Gli uomini di Al Qaeda si immolano, schiantandosi, con attacchi suicidi, contro le basi dell’esercito di Assad. In questo modo riescono ad attaccare e ad avanzare. Essi sono sempre all’attacco

Più durerà la guerra e più Jabhat al-Nusra acquisirà consenso. Nella condizione storica che si trova a vivere la Siria, se un uomo è puro, serio, coraggioso, coerente fino all’estremo sacrificio, generoso, nobile, allora conquista il consenso. Sono certo che prima o poi Jabhat al-Nusra attaccherà anche i mostri drogati torturatori e mercenari, che per lungo tempo hanno imposto di tifare per Assad.

Adesso il nemico di Assad è Al Qaeda (che non è composta dai mercenari che hanno combattuto in Libia e simili), la quale è nemica anche degli Stati Uniti, qualsiasi cosa ne pensino tanti contro-informati che di questa materia non hanno mai capito nulla. E Al Qaeda conquisterà il cuore della parte islamista o solo fortemente islamica del popolo siriano. Questa parte politica ha subito una dittatura. Questo è un fatto. Si può parteggiare per la dittatura di Assad, perché laica. Ma non si può disconoscere il diritto di ribellarsi alla dittatura a una parte considerevole del popolo siriano. Vinca il migliore, dunque, e perdano gli Stati Uniti.” (Appello al Popolo)
Delirante, no?
Ebbene questo posato ‘professorone’, che si spaccia da araldo della sovranità d’Italia, si tramuta in questo fenomenale cheerleader sgambettante eccitato alla vista di integralisti fulminati che torturano un popolo intero. Sadismo? Compiacimento nel dolore inflitto ai deboli? Malcelato ardore bondage? Masochismo conclamato? Amore omosex verso villosi e virili trucidi figuri? Gay pride halal?
Chissenefrega!
Semmai, quale sovranismo rappresenterebbe questo cialtrone che inneggia ed esalta coloro che hanno contribuito a distruggere un alleato fondamentale per l’Italia, per la sua sopravvivenza economica, diplomatica, geopolitica e strategica, quale era la Repubblica Popolare della Jamahiriya Libica? Una domanda che la truppaglia di ottusi seguaci di quest’ennesimo guru neanche si porrà. Come molte domande sulla realtà incappucciata che si cela dietro il motto beffardo (un mottetto?) degli pseudo-volterriani del ‘Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo‘, il cui sito d’informazioni, non informa più da un pezzo sulle vicende Siriane. Casualità?
E forse il link al blog AuroraSito non connetteva più con tale quadretto, e quindi, su esempio di Hamas quando ospitò a Gaza il moribondo principe panzone di Doha, hanno pensato bene di cancellare simboli e segni non graditi a sua graziosa maestà ‘al-Dandria’a’.
Truman Burbank non vuole ledere la sensibilità del guru economicamente sovranista? Ha paura di una bolla di scomunica? O che qualche ‘freedom fighter’ islamo-garibaldino ne esponga fantozzianamente la testa decapitata in qualche mensa di Finmeccanica?

Alessandro Lattanzio 15/6/2013

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