Guerra e animazione giapponese: Hotaru no Haka

Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 6 gennaio 2014

grave-of-the-fireflies-2Tomba per le lucciole è un film di animazione molto commovente che s’incentra sull’innocenza dei bambini e la brutalità della guerra. Si tratta di un film realista ed è facile dimenticare che si tratta di un film d’animazione perché i due personaggi principali sono pieni di umanità e sentono le loro  enormi tragiche emozioni in ogni momento. In molti modi ritengo che Tomba per le lucciole (Hotaru no Haka) sia a sé stante, perché dall’inizio alla fine si vede la realtà della guerra. Più importante, non è apertamente sentimentale da un qualsiasi punto di vista nazionalistico e non ritrae i vincitori o gli sconfitti sotto una luce netta. Invece si basa sul forte legame tra fratello e sorella, mentre entrambi cercano di sopportare la realtà della guerra senza perdere la gioia dell’infanzia nei rari momenti di allegria e speranza.
Il film è stato scritto e diretto da Isao Takahata e prodotto da Shinchosha, mentre il lavoro di produzione è dello Studio Ghibli. Il film d’animazione è basato sul romanzo di Akiyuki Nosaka dallo stesso nome. Nosaka fonde il romanzo con la realtà di ciò che gli è accaduto in quel tragico periodo, ma cambia il tema e la direzione dei due personaggi principali. Tomba per le lucciole va inteso come scusa sentita e sincera alla sorella dell’autore, tragicamente scomparsa per malattia. Questo fatto è chiaro, perché la passione dei personaggi e l’evolversi degli eventi potevano essere  state scritte ed espresse solo da qualcuno che ha vissuto quei momenti strazianti. Pieno credito deve essere dato a Isao Takahata perché gli adulti, anche cresciuti, faranno bene a non piangere o sentire la tragica perdita verso la fine, quando la trama si dipana. Inoltre, Isao Takahata mostra la semplice bellezza della natura e l’animazione ci ricorda un momento in cui le cose semplici della vita ci offrono così tanto, e ciò viene spesso viene perduto nel mondo commercializzato di oggi. Più intrigante di questo film di animazione e il non rivolgersi a una qualche ideologia o dimostrazione di ragioni o torti. Invece, si tratta di due bambini che lottano contro le terribili avversità con momenti di rara gioia che illuminano il loro mondo. Il film mette in luce anche l’innocenza dei civili, mentre la gente esprime sentimenti anti-tedeschi o anti-giapponesi di quel periodo della storia, vale la pena ricordare i milioni di giapponesi e tedeschi innocenti, e di tutte le altre nazionalità nella moltitudine di conflitti, che vengono dimenticati da storici e media. Sì, sappiamo che sono sempre gli innocenti ad essere uccisi in guerra, ma questo film si concentra sulla disumanità della guerra e della natura umana. Nelle avversità che questi due bambini devono affrontare non c’è solo la minaccia dei bombardamenti alleati e la distruzione, ma il film mostra anche la disumanità degli altri membri della famiglia che non badano molto ai due bambini. Si evidenzia inoltre l’abbandono del popolo giapponese dal proprio governo che non riusciva a comprendere la realtà di ciò che gli accadeva.
tumba_luciernagas_front1.png w=490Il film è basato sull’infanzia di Seita e Setsuko, sorella minore, e di come si sforzava di proteggerla una volta divenuti orfani. All’inizio si vede Seita nella stazione Sannomiya morire di fame in condizioni terribili. Poi un inserviente pungola Seita e getta via la scatola di caramelle contenente ciò che ha di più caro, perché nel barattolo vi sono cenere e ossa. Dopo di ché le anime di Setsuko e Seita vengono liberate in una nuvola di lucciole. Da qui inizia la storia, e lo spirito di Seita racconta i tragici eventi che si svolsero durante quel periodo brutale con un flashback che riporta a Kobe sotto i bombardamenti e alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Subito il simbolo della potenza statunitense si vede, cioè i B-29, mentre i bambini scappano, la madre, già malata rimane gravemente ferita durante il bombardamento per poi, poco dopo, morire per le terribili ustioni. Ora il loro mondo è capovolto, ma Seita concentra le proprie energie per proteggere Setsuko. Le loro opzioni sono ora severamente limitate perché sono stati abbandonati in una guerra brutale. Pertanto, Seita spera di trovare conforto presso la zia, ma che scopre essere una donna dal cuore freddo che invece di pendersi cura dei bambini, costringe Seita a vendere molti oggetti e l’unica cosa che rimane è un piccolo contenitore di caramelle di frutta. La scatola di caramelle caratterizza il film, mentre la freddezza della zia si trasforma in risentimento, vedendo chiaramente in Seita e Setsuko solo un peso. Pertanto, se ne vanno per mettersi in un rifugio antiaereo abbandonato e illuminato dalla luce delle lucciole che trovano, riempiendo il loro mondo scuro con la bella luce della natura. Tuttavia, la bella vita nella natura finisce rapidamente e Setsuko è mortificata scoprendo che tutte le lucciole sono morte. Il loro breve momento di gioia finisce subito e Setsuko chiede dolorosamente a Seita perché le lucciole dovevano morire e perché sua madre doveva morire. Ora la loro vita è piena di disperazione e angoscia, ma Seita rimane forte, nonostante la luce di Setsuko si dissolva anch’essa subito. Seita è ora costretto a rubare colture e a saccheggiare case abbandonate durante i bombardamenti, ma una volta preso la disperazione lo travolge e in un ultima scommessa porta Setsuko da un medico. Tuttavia, proprio come ai bombardieri statunitensi non interessa la vita e la morte, o come all’esercito giapponese non interessano gli innocenti uccisi, la stesso disumanità e disperazione si ritrova nel medico poiché non offre alcuna soluzione o compassione. Il medico afferma solo in modo smussato che Setsuko è affetta da malnutrizione ma senza fornire alcun conforto o rimedio.
Seita quindi sente parlare di resa incondizionata del Giappone, ma per Setsuko le tenebre della morte si avvicinano. Quando Seita ritorna al rifugio trova Setsuko allucinata perché pensa di  succhiare le caramelle di frutta e, nonostante la cura e l’amore profonda di Seita, è troppo tardi, perché Setsuko muore di fame. Dopo di che Seita crema Setsuko, la sorella che custodisce e di cui si preoccupa profondamente, e ne mette le ceneri nel barattolo delle caramelle che porta che, insieme ad una foto del padre ed ai ricordi della madre, sono tutto ciò che rimane di una vita che ben presto svanisce, perché la candela è ormai esaurita. Si ritorna alla stazione ferroviaria dove la storia è iniziata, vedendo il corpo emaciato di Seita. Alla fine appaiono i due bambini oramai orfani, ma gli spiriti di Seita e Setsuko non sono più pelle e ossa pieni di dolore, ora invece sono riuniti e vestiti di bei vestiti mentre guardano la città di Kobe.
Questo film d’animazione è visto da molti come un film contro la guerra, ma come ogni film avrà diverse interpretazioni. Credo che si tratti dell’animo tormentato di uno scrittore che ha assistito a tanto dolore e angoscia e che Tomba per le lucciole tratti della lotta che ha dovuto affrontare. Quando si guarda il quadro generale è chiaro che ci furono innumerevoli Seita e Setsuko testimoni della brutalità di quel periodo. Pertanto, il tema della guerra è evidente, ma il film di animazione si concentra fortemente sul lato oscuro e sulla freddezza della natura umana, non solo della guerra. Non sta a me dire quale sia il significato reale; invece, se non avete mai visto questo film di animazione, allora vi consiglio di metterlo in lista. Sì, questo film d’animazione non è recente, ma tuttavia è un classico eterno e non solo è toccante a differenza di altri film. I brevi momenti felici lo sono incredibilmente, ma i momenti tristi sono pieni di angoscia, mentre il film ci ricorda la brutalità della seconda guerra mondiale e la continua lotta che imperversa in molte nazioni al giorno d’oggi. Inoltre, evidenzia i due innocenti travolti nel tragico mondo degli adulti e come la disumanità non è solo una bomba che cade, ma che sia presente anche nelle famiglie e nelle comunità.
Tomba per le lucciole sarà sempre presente in molte persone per via della passione che scatena e perché si concentra sulla realtà della vita nei tempi bui.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Nel mondo di oggi tutta la cultura, la letteratura e l’arte appartengono alle classi definite e sono orientate su linee politiche definite. Non c’è infatti una cosa come l’arte per l’arte, l’arte che si erge sopra le classi, l’arte distaccata o indipendente dalla politica. La letteratura e l’arte proletarie sono parte della causa rivoluzionaria del proletariato, sono, come diceva Lenin, ingranaggi e ruote della macchina rivoluzionaria“.

Mao Zedong

PanzerGirls, Streghe Ucroniche e Ragazze Celesti

GIRLS-und-PANZER_2Davanti allo strapotere mediatico hollywoodiano-disneyano non vi sono forze abbastanza potenti che possano confrontarvisi. Non la Cina, che ha un potente cinema, ma che sul piano internazionale è inesistente nella produzione video. L’URSS e Paesi del Blocco socialista, che avevano oltre a un cinema dalle grandissimi tradizioni una cinema d’animazione all’avanguardia e sviluppato, sono stati emarginati e nullificati con la democratizzazione, (Chi se la ricorda la famiglia Mézil?), mentre autori come Csupo e Tatarkovsky sono emigrati negli USA per rivivificare un’industria d’animazione preda della famiglia Simpson. L’Unione Europea ha una cinematografia piatta e squallida, incentrata sulla contemplazione di orifizi corporali (esclusa qualche eccezione come il film ‘The International’); non citiamo i prodotti TV, quasi sempre grottesche scimmiottature della produzione statunitense… degli anni ’80 (Squadra Speciale Cobra 11 e paccottiglia simile). La produzione europea di animazioni è sottovalutata e confinata alle fasce d’età dei più piccoli, sostanzialmente si segue una politica commerciale vile, superata e volta a non disturbare le gozzoviglie mercantili della famiglia Simpson e del tracotante imperialismo della Disney.
Nel campo dell’animazione, quindi, solo Canada e Giappone dimostrano di avere la volontà e i mezzi per affrontare l’impero hollywoodiano-disneyano e la sua egemonia culturale o pseudo-tale. Un piccolo studio di animazione grafica di Toronto è riuscito a colonizzare il colosso televisivo mondiale statunitense Cartoon Network in pochi anni; la maggior parte dei prodotti che trasmette provengono dal Canada, altro segno del declino dell’egemonia statunitense. A sua volta, il Giappone con la sua sterminata produzione di ‘anime‘ è riuscito a far concorrenza a Hollywood-Disney perfino sul piano dell’influenza culturale, imponendo all’attenzione di un pubblico giovanile sempre più ampio i modelli propri della storico-culturali giapponesi, quindi non solo una grafica e dei modelli artistici e mediatici (anche musicali) della produzione nipponica, ma perfino un’attenzione verso la lingua e la letteratura giapponese (che non si limita certo a Banana Yoshimoto o a Yukio Mishima). La produzione di film e serie televisive dell’animazione giapponese risale ai primi anni ’60. Il primo cartone animato TV prodotto in serie fu ‘Astroboy‘, nel 1962, e dall’allora furono creati più di 6000 serie animate, di cui ne arrivò in occidente e in Italia specificatamente, solo una esigua percentuale, soprattutto prodotti orientati alle fasce infantili e pre-adolescenziali, anche se l’ignoranza sulla sterminata produzione di anime giapponese comportò degli errori; come l’acquisto e la trasmissione di prodotti mirato a giovani quasi adulti ritenendo, in Italia, che i cartoni animati, come insegna la Disney, siano roba da bambini e basta, e come se tutta l’industria dell’animazione si risolvesse nel riprodurre infinite varianti di Topolino & Pluto, o peggio, del tristissimo draghetto Grisù o peggio l’orrore grafico di Peppa Pig, volto a limitare la visione del mondo ai bambini, presentandogli dei personaggi graficamente squallidi: sfoggio di un’ideologia dell’appiattimento e del miserismo. In compenso, gli anime nella TV italiana subirono la censura, per via di del suaccennato errore di interpretazione sui prodotti scelti dalle TV italiane, così giungendo al blocco quasi totale del loro acquisto tra gli anni ’80 e ’90. (Ecco perché Canale 5 riprodusse come miniserie TV il già brutto cartone animato ‘Kiss Me Lycia‘, partorendo un prodotto ancor più abominevole dell’originale).
La crisi che colpì il Giappone nel 1990, rallentò anche la produzione animata fino alla metà degli anni ’90. Ma la crisi fu salutare per quel settore industriale; infatti si decise di riorganizzarsi, non più produzioni chilometriche, come i 245 episodi di Astroboy o i 195 di Urusei Yatsura, ma di produrre serie da 12/25 episodi ciascuna, con ampio ricorso agli OVA, gli ‘Original Video Anime‘ pubblicati esclusivamente per il mercato delle cassette video. Ciò permise di produrre, dal 1995, oltre la metà degli anime pubblicati in Giappone dal 1962.

Miporin, la protagonista di Girls und Panzer, e la 'fascista' Anchovy.

Miho, la protagonista di Girls und Panzer, e la ‘fascista’ Anchovy.

Come detto, gli anime giapponesi, come i loro corrispettivi su carta, i manga, non si limitano a un pubblico infantile, ma coprono gli interessi di un pubblico di tutte le fasce di età, quindi esistono vari tipi di soggetti e varie formule narrative; i cosiddetti generi e sottogeneri suddivisi per età, sesso, interessi. Non si può affrontare qui l’insieme di queste varianti, anche perché aldilà di ciò che può sembrare, il mondo degli anime/manga è estremamente complesso, riflettendo la complessità della cultura giapponese; quindi si ci concentrerà sulla produzione che più interessa in questo testo, gli anime di carattere storico e ucronico, un genere apparso piuttosto recentemente in connessione con la sempre diffusa passione dei giapponesi con il modellismo, ma anche con la recente esplosione dell’interesse verso la storia contemporanea, trattata spesso, per motivi anche narrativi, tramite la lente performante dell’Ucronia, ovvero della Storia dei ‘se’, del ‘Come sarebbe stato se…’. I soggetti trattati in questi particolari tipi di anime sono sovente di carattere tecnico-militare, argomento saliente delle narrazioni qui affrontate. Affrontate, perché spesso è anche oggettivamente difficile descrivere tali tipo di anime, trattandosi di storie e narrazioni abbastanza peculiari e sui generis.

Un esempio è l’anime della serie Upotte! (rovescio della parola Teppu, arma da fuoco), i cui personaggi sono dei fucili d’assalto antropomorfizzati in studentesse liceali. Un argomento apparentemente astruso, eppure nella cultura giapponese, shintoista e quindi dalla radice animista, all’oggetto inanimato viene attribuito un carattere umano (e in fondo, come insegna Marx, non è nella produzione, nel controllo del proprio lavoro, che l’uomo si auto-forma e si auto-realizza?) una proiezione sostantivante del lavoro umano, una soggettivazione dell’oggetto prodotto dal soggetto, l’uomo stesso che si riflette nel risultato del proprio lavoro. E l’animismo non può essere una forma di filosofia del primo comunismo? Un modo che certe società hanno trovato, come appunto quella giapponese, di scacciare il fantasma dell’alienazione.
Comunque, il filone di Upotte, non proprio ucronico, anzi ben saldo nella contemporaneità della storia e della tecnologia, è di più recente affermazione, in parallelo con il processo di rielaborazione della storia contemporanea e anche della diplomazia del Giappone in quanto Stato-nazione. Le tematiche internazionali, l’ascesa della Cina, la dinamicizzazione dei rapporti con le potenze USA e Russia, il riaccendersi delle dispute storiche, mai sopite, con le due Coree, influenzano, e non poteva essere altrimenti, anche un settore, un sottogenere degli anime; evento inevitabile apparsa con la realizzazione dell’anime sciovinistico ‘Itsuki Koizumi‘, che vede come protagonista l’ex-premier neoconservatore nipponico Junichiro Koizumi duellare con le prime figure della scena internazionale: i Bush, Kim padre e figlio, Putin, Timoshenko, Hu Jintao e Li Peng. Un’ulteriore evoluzione in tale direzione, è la riuscitissima serie Girls und Panzer, dove con un ulteriore passo verso l’universo ucronico, le ragazze liceali studiano, tra le altre cose, anche l”arte’ del saper combattere battaglie tra veicoli corazzati, specialità eminentemente femminile in questo universo para-ucronico, dove i licei sono ospitati a bordo di gigantesche portaerei, “costruite per salvare dalla crisi finanziaria le industrie pesanti, le acciaierie e i cantieri navali” e in cui si insegnano materie come storia, geografia (geopolitica?), matematica, scienze, ingegneria, arte della navigazione e altre bazzecole da far trasecolare i benemeriti professorucoli che anche negli asili vogliono istituire i corsi per omosessualità indotta.

Questi licei per panzergirls si distinguono tra loro richiamandosi a modelli, simboli e divise di un determinato esercito protagonista della Seconda Guerra Mondiale (ad esempio, il liceo Gloriana riprende l’esercito inglese, il liceo Kuromorimine la Wehrmacht, il liceo Saunders l’US Army e il liceo Pravda ovviamente l’Armata Rossa, e non mancherà il liceo ‘Anzio’, le cui studentesse non si vergognano di esibire orbace, camice nere e saluti romani). E proprio qui scatta l’interesse storico-tecnico tipico di quegli sfegatati appassionati di modellismo quali sono i giapponesi medi. Infatti, non solo nell’anime i mezzi corazzati vengono riprodotti con fedeltà fotografica, ma le protagoniste sfoggiano una competenza tecnica e storica da far accapponare la pelle a qualsiasi bonzo dell’ARCI, professorucolo arcobalenico o studente militante di sinistra, perfino se svizzero. Ogni liceo presenta una sua squadra ‘artistica‘, ovvero un battaglione corazzato che partecipa a giochi di guerra la cui posta in palio è un premio: il finanziamento extra per il liceo rappresentato. Negli episodi vengono spiegati le modalità e le tecniche dei combattimenti tra carri, anche con notevoli citazioni storiche. Una visione altamente sconsigliabile agli smidollati che galleggiano nella melensa ipocrisia degli interventi ‘umanitari’ e degli spot del pacifinto hollywoodiano Clouney.

Spostandosi verso un piano più prossimo alla fantascienza che all’ucronia, ci si imbatte in alcune animazioni notevoli come Stratos 4, Sky Girls e Infinite Stratos. Sul piano tecnico vi è il serioso ‘Stratos 4‘, dove i mezzi utilizzati dalle protagoniste, delle pilotesse, sono una collezione di mezzi aerospaziali realmente esistiti ed esistenti, come i caccia-intercettori MiG-31 e Jak-28, per l’addestramento, accanto a velivoli mai prodotti in serie, come il cacciabombardiere inglese TSR o il bombardiere supersonico statunitense XB-70 Valkirye. Tutti mezzi utilizzati per distruggere i frammenti dei meteoriti disintegrati nello spazio da un primo anello difensivo anti-meteoriti, costituito anche qui da mezzi aerospaziali realmente esistiti o progettati. In sostanza, il più ‘filosovietico’ degli anime finora visti, dalla narrazione e sceneggiatura tutt’altro che banali, anche se lasciate in sospeso, probabilmente nella versione manga vi è un prosieguo, ma la serie anime termina senza concludersi. ‘Sky Girls‘ è un bella serie, che in Italia non è stata neanche sottotitolata in italiano, si trova solo in francese o inglese (Gli anime qui indicati sono tutti sottotitolati, poiché come detto, fortunatamente non sono stati acquistati da alcun network in Italia, quindi non c’è possibilità, per ora, di vederle sul digitale terrestre, ma su internet sì; e questo proprio grazie all’assenza di diritti di distribuzione). Tra ucronia e fantascienza, le eroine difendono un mondo devastato e in via di lenta ripresa. Il nemico è un’eredità del progresso umano, un virus informatico che è riuscito ad autoriprodursi per poter perseguire gli obiettivi degenerati rientranti nel programma nel proprio software: trattare gli agenti inquinanti, come gli idrocarburi, arrivando a scatenare l’assalto mondiale contro i centri di produzione energetici come raffinerie e centrali elettronucleari, facendo detonare una guerra globale devastante. Le eroine, in questo mondo post-bellico, operano eliminando le ultime tracce del micidiale virus ecologico. Un virus che sarebbe oggetto di brama dei sostenitori della burla del ‘picco del petrolio’ e dello scherzo macabro sulla ‘riduzione della popolazione mondiale’. Ma siamo ancora nel campo della fantascienza, forse.
Infinite Stratos in realtà è abbastanza leggero come soggetto che riprende vari aspetti, stilemmi e moduli apparsi nelle serie anzidette. La grafico e l’animazione sono di qualità elevata, e di certo il contesto, un’enorme scuola militare femminile che vede le avventure del protagonista, l’unico maschile nell’harem di guerriere-fidanzatine, rende abbastanza gradevole la serie. Consigliabile la visione agli alunni sottoposti ai corsi di omosessualità indotti dai suddetti professorucoli arcobalenici, onde evitargli danni permanenti.

Infine, si arriva sul piano propriamente ucronico con le serie Strike Witches e Sora no Woto. Le Strike Witches, o streghe combattenti, sono delle unità d’élites delle aviazioni delle varie potenze di un pianeta che non ha vissuto la prima guerra mondiale e ciò che ne è conseguito, a causa dell’invasione di torme di droni cosmici, avvenuta nel 1914. Le eroine sono giovani streghe che utilizzano le loro capacità sovrannaturali per poter usare motori aeronautici e armamenti per contrastare l’invasione delle oscure entità spaziali. Forti i richiami storici, poiché le varie protagoniste si richiamano, nel nome e nella nazionalità, ai maggiori assi delle aeronautiche militari della seconda guerra mondiale, oltre a un certo gusto anche per la storia navale della seconda guerra mondiale, che nella serie ha un suo posto d’onore. Anche qui l’aspetto storico-tecnico della vicenda narrata ha una forte rilevanza, combinandosi in modo fluente con gli aspetti sovrannaturali tipici della favola folklorica o della leggenda popolare. In questa anime, come in Girls und Panzer, il recupero delle vicende storiche, attraverso l’analisi, la rappresentazione e la raffigurazione soprattutto dei mezzi bellici usati nella seconda guerra mondiale, indicano il ritorno dell’interesse, a livello sociale e di opinione pubblica, a condizioni storico-politiche-internazionali del passato che però ricordano quelle attuali: la frattura del quadro internazionale tra varie e diverse grandi potenze, parzialmente composte entro gigantesche alleanze. Un indiretto riconoscimento, a livello mediatico-narrativo, della fine dell’egemonia statunitense e del suo mondo unipolare. E negli anime giapponesi traspare un certo sollievo in ciò, espresso anche tramite una certa dose di filo-sovietismo (si, proprio filo-URSS), soprattutto in alcune scene di Stratos 4 e di Girls und Panzer, dove il liceo Pravda appare il vero concorrente delle eroine in questione, sebbene il liceo di carriste più forte sia quello del ‘Picco della foresta nera’ (Kuromorimine), ovvero la trasposizione in minigonna della Wehrmacht.

Terminiamo l’excursus tutt’altro che risolutivo con l’anime Saro no Woto (Canto del Cielo), uno dei più belli e profondi, realizzato con estrema cura e attenzione nei particolari. Anime ucronico puro, si basa chiaramente sul racconto di Buzzati “Il Deserto dei Tartari”, dove il deserto vegliato con ansia dalle soldatine del regno ispano-nippo-francese Helvetia, è un immenso territorio devastato e reso radioattivo da una guerra che ha fatto fare all’umanità un balzo all’indietro di 100 anni, riportandola alla tecnologia da piena era industriale, pre-seconda guerra mondiale, senza computer e senza televisione. L’incombente ombra di Hiroshima e Nagasaki sull’animo giapponese.

Tutte questi anime hanno in comune vari aspetti, ad esempio sul piano tecnico, oltre a un’ottima animazione, inarrivabile in confronto alle animazioni stilizzate e scarne della produzione statunitense, (altro segno del declino tecnico-culturale degli USA); un supporto sonoro sempre originale, le tracklist utilizzate per queste sono sempre opere originali e specificamente prodotte per ogni determinato anime, senza ricorrere all’orrida pratica di sovvenzionare con le royalties le major pseudo-musicali anglosassoni, che ogni giorno sfornano crimini incisi su cd/dvd. Sovranità musicale del Giappone. Infine, la presenza di una narrativa che riesce a tenere un discorso anche complesso e prolungato senza ricorrere allo splatterismo diffuso, pervasivo e maniacale tipico della produzione televisiva statunitense. Gli USA non riescono più raccontarsi senza autorappresentarsi come una specie di immenso obitorio, non che sia sbagliato affrontare la tematica della violenza nella società, ma roba come NCIS e CSI sono l’apoteosi del sado-masochismo più efferato. Non c’è altro negli USA oltre a tribunali e sale per autopsia? Nei prodotti nipponici, anche quelli per un pubblico adulto, la violenza è rara. Questione di civiltà, che apparirà paradossalmente noiosa per quel ceto semi-incolto, sinistro e pacifinto, occidentale in generale e italiano in particolare, per cui la produzione hollywoodiana resta la summa artistico-culturale dell’umanità. Nulla di più lontano dalla verità.
Infine, il messaggio unico supportato e trasmesso da tali realizzazioni. Come indica la consapevolezza della Storia che emerge, questa tipologia di produzioni è dettata dal riconoscimento del mutamento storico e geopolitico a cui il mondo assiste, trattandosi forse perfino di un capovolgimento epocale, del passaggio del motore degli eventi dall’occidente all’oriente, dall’Atlantico all’Eurasia e all’Asia; un mutamento sentito dai giapponesi, nonostante occupino l’idealtipo del Rimland, il margine eurasiatico affacciato sull’immenso vuoto oceanico del Pacifico. Di fronte a tali mutamenti, e al timore che essi suscitano, emerge il sentimento della solidarietà, intima, quella che inizia dalla propria famiglia, comunità, popolo, nazione nel senso più nobile, che i giapponesi sentono ancora in profondità e con forza, aldilà delle schizofrenie e delle bizzarie che luccicano sulla superficie della società contemporanea del Giappone. E ciò si riflette in questi anime, profondamente ottimisti nonostante gli argomenti a volte apocalittici narrati, trasmettendo un messaggio preciso; davanti l’incombenza del pericolo, delle necessità e degli ostacoli, bisogna rispondere con dedizione e serietà, integrità, rispetto e solidarietà tra simili, perché è così che si affrontano le intemperie degli eventi, si abbattono i pericoli e si superano le tragedie. Aspetti derisi e denunciati come fascistoidi o soffocanti da un certo culturame (sì culturame) di stampo libertino, non libertario, ed edonista, non anarchico, costruitosi in occidente negli ultimi decenni, e ben espresso dalla figura massmediaticamente proposta in occidente dell’opportunista massimalista convertitosi nello yuppies arrivista prima e poi nell’ameba sociale vigente, dalla violenza amorfa e camaleontica e sempre pronta ad adattarsi e mai ad affrontare. Ciò si riflette nell’anomia dell’attuale produzione massmediatica occidentale. Violenta se statunitense, tediosa se europea, vacua se italiana.
Al suo confronto, sebbene sempre prodotto capitalistico, l’anime giapponese cerca ancora di rappresentare al meglio le intelligenze che li esprime. La loro narrazione resta legata alla consapevolezza del mondo, perché è anche consapevolezza delle proprie radici.

Ps. Non dimentichiamo il lavoraccio svolto dagli anonimi traduttori che passano ore e ore a sottotitolare decine di serie di anime resi disponibili online. So cosa significhi sottotitolare già due minuti di video. Un lavoro senza il quale la fruizione di anime in Italia sarebbe prossima allo zero.

Qualche sito:
Anime-ultime (francese)
Bleach Anime-Manga
Animehere (inglese)
Animestreamingita
Animetube – Guerra e politica

Alessandro Lattanzio

Il “Vento si alza” di Hayao Miyazaki: trascurare il resto del mondo

John Watanabe, WSWS, 7 novembre 2013

ff20130719a2aSi alza il vento” (Kaze Tachinu) è l’ultima realizzazione del creatore di Studio Ghibli e famoso regista giapponese Hayao Miyazaki (nato nel 1941). E’ anche, secondo le sue dichiarazioni pubbliche, l’ultimo lungometraggio del regista. Il lavoro di animazione presentato in Giappone a luglio e a New York e Los Angeles l’8 novembre 2013, per potersi candidare agli Oscar. L’edizione in Nord America è prevista per febbraio. Il film d’animazione è su Jiro Horikoshi, il progettista del caccia della seconda guerra Mitsubishi A6M Zero, utilizzato nell’attacco a Pearl Harbor e dopo, nelle missioni kamikaze. E’ assai liberamente ispirato alla novella dallo stesso titolo di Tatsuo Hori (1936-1937). Quest’ultimo, a sua volta prende in prestito il titolo da una poesia del 1920 di Paul Valéry (“Le vent se lève!… Il faut tenter de vivre!“, “Si alza il vento! … Dobbiamo cercare di vivere!“) La frase di Valéry è enfatizzata nel film e sembra intrisa di un significato abbastanza limitato: che si dovrebbe vivere e agire al meglio nelle circostanze immediate, trascurando le più ampie condizioni di vita su cui non si possono avere responsabilità, in ogni caso.
Hori (1904-1953) è stato scrittore, poeta e traduttore le cui prime opere, secondo un commentatore, seguivano “lo spirito della letteratura proletaria” cioè, presumibilmente di sinistra, mentre le sue opere successive “tendevano al modernismo”. “Si alza il vento” è una storia d’amore ambientata in un sanatorio di montagna, “riflettendo la sua (di Hori) lotta contro la tubercolosi, a cui infine cedette“. L’opera originale non aveva nulla a che fare con Horikoshi, il progettista di aerei da guerra, il suo inserimento è interamente opera di Miyazaki. Il caccia Zero è una grande fonte di orgoglio per i nazionalisti e i militaristi giapponesi, che lo vedono come simbolo delle prime vittorie dell’imperialismo giapponese nella seconda guerra mondiale. In un’intervista con l’Asahi Shimbun, il 4 agosto, Miyazaki ha osservato che “lo Zero simboleggia la nostra psiche collettiva“, e “lo Zero rappresenta una delle poche cose di cui noi giapponesi potemmo essere orgogliosi“.
TheWindRisesPoster-thumb-630xauto-35588Il film si apre con Jiro Horikoshi, un ragazzo che sogna di volare o di progettare da sé degli aerei. Segue i suoi sogni all’università di Tokyo, dove sperimenta un forte terremoto (il grande terremoto di Kanto del 1923). Nel caos che ne segue, aiuta una ragazza e la sua cameriera ferita a rientrare a casa, una grande villa di Tokyo. Jiro poi svanisce senza attendere di essere ringraziato. Impiegato dalla Mitsubishi nella progettazione di aerei da guerra, Jiro si applica più dei suoi collaboratori, mostrando un genio intuitivo per il lavoro e facendo carriera nell’azienda. Nell’amena località turistica di Karuizawa rincontra la ragazza che ha aiutato dopo il terremoto, Naoko, e alla fine ottiene la sua mano in matrimonio. Tuttavia, è gravemente malata di tubercolosi, fornendo al film il suo elemento tragico.
Si alza il vento” segue un ritmo lento per due ore. Tuttavia, l’opera rivela straordinariamente poco dei protagonisti principali, Jiro e Naoko, per non parlare di tutti gli altri. Di conseguenza, la situazione dei personaggi evoca scarsa reazione emotiva nello spettatore. Jiro sembra accettare sia il destino di Naoko che le scene di devastazione della guerra. Quest’ultima distruzione, per inciso, è raffigurata nello stesso modo del terremoto precedente, il che implica che la guerra avrebbe un carattere “naturale” quasi inevitabile. Miyazaki (meglio noto negli Stati Uniti per la “Principessa Mononoke” del 1997) rappresenta mezzo secolo di storia del cinema di animazione giapponese. Nessuno può negare il suo notevole talento. L’animazione di “Si alza il vento” è assai ben fatta e le scene storiche sono minuziosamente ricercate e meticolosamente ricreate. Che si tratti della campagna, della vivace metropolitana di Tokyo o degli sforzi per l’industrializzazione della periferia di Nagoya, le scene sono realistiche e sono chiaramente il prodotto di molte ore di lavoro. In certi momenti Miyazaki fornisce un contesto più ampio. In una scena, Jiro e un collega discutono di quanti bambini che muoiono di fame potrebbero essere nutriti con le spese per la guerra. In un altro, il capo di Jiro l’avverte sulla compiacenza verso la polizia segreta: “Ne hanno già presi tre che non avevano niente da nascondere“. C’è anche il panico bancario. Tuttavia, tali momenti sono pochi e distanti tra essi senza scorrere organicamente nel resto della storia.
Jiro ha lavorato per le Mitsubishi Heavy Industries, uno dei pochi trust che controllano gran parte dell’economia giapponese fino ad oggi, offrendo la possibilità di esplorare importanti problemi sociali, economici e morali. Questi non vengono mai perseguiti, e questo è in gran parte dovuto alla prospettiva del regista. Nell’intervista all’Asahi, Miyazaki ha commentato: “Ho imparato ad accettare il fatto di poter essere utile solo nella zona di mia immediata vicinanza… Devo accettare i miei limiti. In passato, mi sentivo obbligato a fare qualcosa per il mondo o l’umanità. Ma sono cambiato molto negli anni. C’è stato un tempo in cui mi dilettavo nel movimento socialista, ma devo dire che ero abbastanza ingenuo.” Miyazaki è stato considerato a volte un pacifista, e alcune delle sue opere precedenti infatti avvertivano contro i pericoli della guerra ed altri mali sociali. Tuttavia, indubbiamente s’è spostato a destra.
65th Venice Film Festival (Mostra) : japanese director Hayao Miyazaki presents 'Ponyo on the cliff by the sea' In Venice, Italy On August 31, 2008-In un saggio pubblicato un paio di giorni prima di “Si alza il vento”, per esempio, Miyazaki ha  supportato le missioni in Iraq e nel Golfo Persico delle “Forze di autodifesa giapponesi”, presumibilmente perché le truppe giapponesi non hanno sparato un solo colpo o subito alcuna vittima. Il regista rifiuta la sua precedente ammirazione per i “Paesi neutrali come la Svizzera o la Svezia“, sostenendo che l’armamento è necessario “in un certo grado“, mettendo in guardia sull’”espansione della Cina“. Mette in discussione la divisione internazionale del lavoro dal punto di vista della resilienza nazionalista e accusa la “sovrappopolazione” per la guerra, sostenendo che il Giappone dovrebbe avere una popolazione di “circa 35 milioni di abitanti“, senza spiegare cosa dovrebbe essere fatto dei restanti 90 milioni di persone!
Sul fronte interno, Miyazaki accetta acriticamente le misure di austerità: “Dobbiamo diventare gradualmente più poveri. E’ questa la via, e non può essere evitata“. Quindi, piuttosto che avere “speranze per il futuro“, bisogna concentrarsi sul presente: amici, famiglia, lavoro. Infine, respinge le “ansie” prevalenti nella generazione più giovane, dicendo: “Così, in passato non c’erano preoccupazioni?… Se siete in buona salute e avete un lavoro, è sufficiente. Se non c’è lavoro, createlo.” Miyazaki non glorifica apertamente l’imperialismo e la guerra, ma la sua promozione dei simboli militaristi come il caccia Zero, la sua posizione equivoca sulla seconda guerra mondiale e la guerra in generale, e i suoi appelli a concentrarsi sull’immediata sfera puramente privata, oggettivamente aiuta a disarmare il pubblico di fronte a pericoli come la prossima guerra regionale o mondiale, che coinvolgerebbe immediatamente anche il suo nativo Giappone.
Queste posizioni politiche e sociali portano inevitabilmente ad un atteggiamento deplorevole nei confronti delle questioni artistiche. Nella stessa intervista a Miyazaki, gli è stato anche chiesto: “Dite che non si può essere responsabili di tutto ciò che accade al di là del proprio orizzonte, ma in realtà voi influenzate innumerevoli persone con i vostri film. Che ne pensate di ciò?” Il regista risponde: “Faccio film per affari, non per sforzi culturali. Ai miei film è capitato di avere successo. Se le persone non ne fossero state interessate, la mia azienda sarebbe fallita in poco tempo.” Una prospettiva molto limitata in effetti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

In Italia la stampa di sinistra è merda

José Sant Roz Aporrea 25.07.2013

altan_scalfari_espressoChe guerra bestiale oramai conduce la stampa prostituta italiana contro il Venezuela. Attacchi isterici ripresi dai fogliacci spagnoli “El Pais” e del suo Grupo Prisa. Il gruppo editoriale più grande d’Italia, “La Repubblica” e “L’Espresso” (in teoria di sinistra), non lesinano argomenti di ogni genere per cercare di infangare il Venezuela. Basta prendere due esempi: dopo la vittoria elettorale in Venezuela di Maduro, “La Repubblica” ha parlato apertamente di frode (senza prove) e di “volontà popolare violentata e manipolata“. Inoltre, quando vi è stata la violenza provocata dall’opposizione del Majunche (lo squallido, cioè Capriles Radonski. NdT), ha intitolato semplicemente: “scoppia un’ondata di violenza scatenata dal furto elettorale e dalla forte repressione della polizia“… Evitando di parlare dei morti causati dalle bande impazzite dell’opposizione, istigate dall’appello del dannato Majunche. Questi media, come quelli spagnoli, difendono i propri interessi in America Latina, legati alle transnazionali, insieme a molti gringos. Sono potenti mafie. Tutta l’Europa vive di mafie (che naturalmente fanno le guerre). In quella merda la democrazia è solo uno scherzo  buono a nulla. Ma di solito si tratta della versione delle notizie sul Venezuela di media come The Miami Herald, confezionate dalla SIP.
In 14 anni di governo bolivariano non hanno mai detto niente di buono sul Venezuela. Questa è la strategia. Per loro Chavez era un mostro, un dittatore, un ladro e stupratore di diritti umani. Invece l’Italia, la Grecia, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti sono le meraviglie che dovrebbero dettare i modelli del progresso e del benessere sociale a tutto il mondo, ma ogni giorno che passa affondano ulteriormente nella merda. Ogni italiano dovrebbe sottoporsi a un esame copro-rettale per vedere se riesce a cantare come Caruso o a giocare come Mesi, è il meglio che riescono a fare e l’unica cosa che conta per loro in questo mondo: poi li elevano a celebrità, finché non si schiantano contro la verità. Babbioni. Poiché non hanno le palle di vedere la fogna in cui si trovano, nel frattempo vivono ingoiando tutto il miasma che creano i loro media verso il nostro Paese.
Ecco un esempio: ‘L’America contro l’Nsa: da che pulpito viene la predica’

Commento:
8869 L’articolo linkato è un ennesimo articolo-spazzatura, anti-latinoamericano e anti-bolivariano, scribacchiato da tale Maurizio Stefanini, ‘esperto di processi di transizione alla democrazia’ (una qualifica che è un marchio distintivo), per conto della nota rivista di disinformazione Limes (oggi imitata nel suo piattume analitico e nel suo squallore ideologico, anche da certi ex-eurasiatisti scopertisi cheerleader del Pentagono). Inoltre, come ben nota il professor José Sant Roz, questo è il compito degli scribacchini e dei relativi mandanti, cui bisogna includere anche il Fattoquotidiano, parzialmente di proprietà di un ex-dirigente della Lazard Banque, banca specializzata in ‘consulenze internazionali’; ovvero privatizzazione dell’economia e svendita delle risorse dei Paesi del Terzo Mondo per conto del FMI e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Repubblica, il Foglio, Fattoquotidiano mimano una farsa di dibattito sul teatrino della politichetta italidiota, ma come si sarà ben notato, quando si tratta di Medio Oriente, Eurasia e America Latina, cioè degli interessi dei loro veri finanziatori, allora adottano stranamente tutti la stessa posizione: filo-atlantismo sfegatato e pieno supporto agli interessi delle multinazionali e delle grandi banche internazionali anglosassoni e francesi. Ovviamente tutto ciò non è un caso, poiché a dettare la linea degli ‘organi di informazione’ italiana sono le veline dei Consigli di Amministrazione di queste grandi imprese, naturalmente dopo quelle delle ambasciate di USA e Israele.

José Sant Roz, direttore di Ensartaos.com.ve e Professore di matematica presso l’Università de Los Andes (ULA). Autore di oltre venti libri sulla politica e la storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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