Il default del debito argentino, un rischioso poker degli USA

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29/08/2014147450La maggioranza ignora il dramma della minaccia imminente di (un altro) default del debito dell’Argentina. Lungi dall’ennesimo racconto di un Paese in via di sviluppo corrotto incapace di adempiere ai propri obblighi sul debito estero, come si vide negli anni ’80 e alla fine degli anni ’90, il dramma reale del default del debito sovrano dell’Argentina è infatti un rischioso gioco di potere di Washington e Wall Street, volto a terrorizzare non solo l’Argentina ma tutte le nazioni emergenti sulle regole del gioco scritte unicamente da Wall Street a vantaggio esclusivo delle banche e degli hedge fund di Wall Street. Il 1° agosto, l’agenzia di rating del credito di Wall Street, Standard & Poors, la stessa agenzia accusata d’intervenire politicamente per trasformare la crisi del debito greco in una crisi dell’euro nel 2011, agiva dichiarando l’Argentina “selective default”. La dichiarazione si è avuta quando i negoziati tra il governo argentino e gli hedge fund di Wall Street non risolvevano la disputa sul versamento di 400 milioni di dollari di debiti. Ma ancor più interessante di quanto appaia, l’Argentina si rifiuta di pagare l’importo, e non i fondi.

Le ragioni
L’elemento critico da sapere è che la controversia non riguarda la capacità dell’Argentina di rimborsare i debiti esteri, come avvenuto un decennio fa. Nel 2001 il default dell’Argentina fu di quasi 82 miliardi di dollari di debito sovrano. Fu un brutto momento per il Paese mentre le banche di Wall Street e City of London misero con le spalle al muro il governo, che aveva negoziato i termini di ristrutturazione del debito nel 2005 e nel 2010, con circa il 92% dei possessori del debito che accettava i “tagli” o una significativa riduzione del valore delle obbligazioni. Poi, circa l’8% degli obbligazionisti non accettò i termini della ristrutturazione, i cosiddetti “holdouts” per lo più hedge fund speculativi. Gli hedge fund, guidati da NML Capital della Elliott Capital Management di Paul Singer, rifiutarono i termini del taglio offerti dall’Argentina. Chiesero il rimborso integrale delle obbligazioni dall’Argentina più gli interessi.

Le regole del capitalismo predatore
C’è una brutta piega però. NML Capital di Singer non è nemmeno un hedge fund ordinario. Gestisce ciò che viene chiamato “fondo avvoltoio”, un particolare tipo di fondo speculativo. Come suggerisce il nome, come un avvoltoio distrugge il debito dei “cadaveri” per possibili profitti del 1700% sugli investimenti. E’ l’espressione più cinica della pura logica del libero mercato di Gordon Gekko del film Wall Street di Oliver Stone del 1987. Comprano il debito di Paesi poveri e in recupero finanziario per un penny ogni dollaro per poi citarli in giudizio nei tribunali, spesso recuperando fino a dieci volte il prezzo di acquisto, di solito facendo causa presso le corti “filo-mercato” statunitensi ed europee. I fondi avvoltoio sono molto riservati e risiedono in paradisi fiscali offshore come le Isole Cayman. I profitti di Singer provengono dalle cause nelle corti distrettuali degli Stati Uniti vinte. Così, la questione tra Argentina e Singer sull’accordo volontario con il 92% degli altri possessori di debito, che l’Argentina ha rimborsato con grandi sconti e che i giudici statunitensi hanno congelato in attesa della risoluzione delle richieste di Singer, è se può essere sabotato da un grossolano speculatore in combutta con amici giudici per avere un profitto osceno a scapito della stabilità di un’intera nazione. La libertà dei fondi avvoltoio non regolamentati nel comprare debito sovrano in default nel citare in giudizio per recuperarli, equivarrebbe al paradosso che, dopo la dissoluzione del 1991 dello Stato sovietico, gli hedge fund di Wall Street citassero in giudizio la Federazione russa per recuperare, con gli interessi maturati, il default delle obbligazioni della Russia zarista del 1916 che avessero acquistato in qualche mercatino per pochi centesimi. Il punto non è la follia dei fondi avvoltoio, ma la follia dei tribunale distrettuale federale degli Stati Uniti di New York e persino della Corte Suprema nel consentire tali follie. Lo scorso giugno, la Corte Suprema degli Stati Uniti, una delle più bizzarre nella storia degli Stati Uniti, ha deciso a favore del fonfo avvoltoio NML Capital, decidendo che non avrebbe esaminato il ricorso della Argentina contro la sentenza del giudice Thomas Griesa del tribunale distrettuale federale. Lasciando da parte il fatto che il giudice Griesa ha 84 anni e le sue sentenze suggeriscono possibile senilità, la situazione è più che bizzarra, tanto che anche il governo degli Stati Uniti e il FMI si oppongono alla sentenza. Il giudice Griesa ha emesso sentenze contraddittorie nel caso argentino, ma la Corte Suprema si rifiuta di esaminare il caso. Griesa, utilizzando un argomento giuridico di parità o para passu, impedisce all’Argentina qualsiasi pagamento al 92% dei detentori del debito ristrutturato, se non paga i detentori che l’hanno citata in giudizio. Come ha dichiarato, le sue sentenze hanno lo scopo di costringere l’Argentina a subire ciò che ha ripetutamente chiamato i suoi “obblighi”. Griesa ha deciso che l’Argentina deve pagare appieno le vecchie obbligazioni ed anche i prossimi interessi semestrali dei titolari di nuove obbligazioni. E se non lo fa, qualsiasi banca che aiuta l’Argentina a pagare gli interessi sui nuovi titoli violerebbe l’ordine. Tale sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello del Secondo Circuito, e a giugno la Corte Suprema ha rifiutato di ascoltare l’appello finale dell’Argentina. Il giudice Griesa cerca di controllare le azioni di un governo sovrano emettendo sentenze vincolanti su ciò che normalmente non è mai di competenza di un tribunale statunitense. E’ una follia, se non fosse che la Corte Suprema degli Stati Uniti, la cui conoscenza dei fondi avvoltoi e delle complesse offerte finanziarie è forse limitata, s’è rifiutata di contestare la decisione di Griesa.
La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha definito la sentenza “estorsione”, e ha detto che il suo Paese continuerà a pagare i detentori del debito ristrutturato. I pagamenti invece sono stati congelati dal giudice Griesa degli Stati Uniti. Per l’Argentina si tratta di un “comma 22″ nucleare. Se versa 1,33 miliardi di dollari al fondo avvoltoio, come preteso dal giudice, gli altri hedge fund detentori, in parte o tutti, la citeranno in giudizio, richiedendo il rimborso totale. Ciò all’Argentina costerebbe 28 miliardi di dollari, esaurendone le riserve valutarie. Ma bloccando il pagamento al 92%, il giudice Griesa impone il default all’Argentina riluttante. La ferocia del fondo avvoltoio di Singer non conosce limiti. Nell’ottobre 2013, nel tentativo di raccogliere il debito argentino, NML Capital chiese a un giudice ghanese di sequestrare una nave argentina, l’ADA Libertad, al largo delle coste del Ghana. NML Capital vinse la causa e il Ghana sequestrò la nave. Più tardi, la sentenza fu ribaltata dal Tribunale delle Nazioni Unite sulle leggi del mare e la nave ritornò in Argentina. Il 21 giugno 2013, la Corte Suprema del Ghana condannò il sequestro della nave argentina, indicando la natura da pirata di tali fondi avvoltoio, non riconosciuti in molti Paesi come la Germania. Joe Stiglitz, premio Nobel per l’economia, ha preso atto della sentenza sull’Argentina negli Stati Uniti, “Abbiamo gettato molte bombe nel mondo, e gli USA lanciano una bomba sul sistema economico globale. Non sappiamo quanto sarà grande l’esplosione, e non è solo in Argentina“.

425907F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, ha conseguito la laurea in politica dalla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, prova generale dell’unione tra liberali e neo-nazisti in Europa

S. Naylor Slavjangrad 28/05/14
A. I. Fursov è storico politico e sociologo, Capo del dipartimento dell’Università Statale di Mosca (MGU). 0008a348-642Gli anglo-sassoni continuano a sostenere l’Ucraina, sperando di farne un suo Stato neo-nazista, un nuovo Terzo Reich contro la Russia, quando incitarono Hitler contro l’Unione Sovietica a metà del secolo scorso. Questa l’ipotesi controversa che molti, ovviamente, non osano evocare. Cosa cerca l’occidente in Ucraina? Lo storico Andrej Fursov ritiene che il compito principale dell’occidente sia destabilizzare l’Eurasia. Ma dopo la “Vittoria in Crimea”, secondo Fursov, la Russia vive la fine dell’era delle sconfitte storiche. Dopo la vittoria più importante del 20° secolo, la nostra vittoria contro i fascisti tedeschi, affrontiamo il nuovo Terzo Reich da combattere in questo secolo?

D: Di recente, ha detto che oggi la Russia supera l’era delle sconfitte storiche. La vittoria più importante del 20° secolo fu la sconfitta del fascismo tedesco, ma c’è la sensazione incombente che affronteremo un nuovo Terzo Reich, questo secolo.
R: Nella storia non ci sono ripetizioni identiche e naturalmente possiamo confrontarla alla situazione attuale, ma non dobbiamo dimenticare che è molto diversa dal 1939-1941. C’era un aggressore evidente che si avvicinava ai nostri confini. La situazione attuale è diversa, laddove gli Stati avviano, dopo il fronte siriano (e la Siria è terreno di confronto tra Russia e Stati Uniti), il confronto in Ucraina. Arriverei a definirlo “Fronte ucraino” del confronto russo-statunitense. E gli statunitensi in Ucraina tentano di utilizzare la rivolta americanista-banderista per risolvere una situazione molto semplice. Volevano creare un punto d’appoggio politico, e se necessario, una provocazione armata, per respingere la Russia. Hanno cercato di creare una società slava ancora più russofoba di quella polacca, da poter utilizzare, quando necessario, contro la Russia creando focolai di tensione ai confini nazionali e strategici della Russia.

D: L’ascesa dei moderni governi russofobi è artificiale come l’ascesa di Hitler, che fu sponsorizzata dai clan finanziari di USA e Gran Bretagna. É la stessa situazione?
R: Tutto si riduce a questo: i nemici della Russia hanno sempre ampliato le proprie forze, pensando di scagliarle come entità armate contro la Russia, ma in ogni caso l’attuale Ucraina non potrà mai assomigliare al Terzo Reich, neanche come potenziale economico. Inoltre, in Ucraina la metà della popolazione si oppone ai neonazisti di Bandera, quindi è una situazione assai diversa.

D: Se vogliamo portare il discorso sul neo-nazismo in Ucraina, e nell’Europa in generale… nell’ultima elezione del Parlamento europeo. Qui osserviamo la vittoria dei nazionalisti e degli “euro-scettici” nelle elezioni francesi e inglesi. Ritiene che modifichino la direzione dell’UE?
R: L’elezione parla della profonda crisi dell’Unione europea, dimostrando come tale struttura, inizialmente praticabile, stia esaurendosi. E l’ascesa dei partiti di destra e di sinistra che non vogliono aderire all’UE e non vogliono perdere l’identità, ci dimostra la situazione attuale.

D: Iniziamo con i partiti di estrema destra; finiranno con riabilitare il nazismo?
R: La correlazione è parziale. Non credo che persone come Marine Le Pen riabiliteranno il nazismo. Ma naturalmente una delle conseguenze del crollo dell’Unione europea può essere la riabilitazione del nazismo. Il fatto è che la riabilitazione del nazismo è, in primo luogo, legata non alla crisi europea, ma agli obiettivi dell’attuale élite occidentale, che non può più risolvere i problemi con metodi liberali, ricercando nel neo-nazismo una soluzione alla propria crisi. A tal proposito, l’Ucraina è una chiara prova; qui si osserva il tentativo di unire i liberali, che non sono riusciti a staccare l’Ucraina dalla Russia con la rivoluzione “arancione” (nel 2004), ai neo-nazisti banderisti.

88E755D4-7A59-42C3-A0ED-5754D1FCEDDF_mw1024_n_sD: Cosa pensa, ci sarà una grande guerra?
R: Non nel prossimo futuro. Ma la storia dimostra che gli anglosassoni hanno sempre piani lungimiranti, e il loro compito costante è creare tensioni ai confini russi. Inoltre, tale nuovo Stato (l’Ucraina) sarebbe un esempio di “democrazia” e “libertà” in contrapposizione alla Russia “totalitaria”. Senza dubbio, ciò è un focolaio di tensione il cui scopo è creare tensioni lungo i nostri confini. Chiaramente, gli strateghi statunitensi non nascondono il fatto che gli USA vogliano disperatamente destabilizzare l’Eurasia. Per destabilizzare l’Eurasia bisogna destabilizzare la Russia.

D: Che ruolo ha giocato la Crimea in tale confronto?
R: La “Vittoria della Crimea” ha posto fine all’umiliazione iniziata il 2 dicembre del 1989, quando Gorbaciov, dopo il suo incontro con il noto russofobo Papa Giovanni Paolo II, a Malta tradì e consegnò il campo socialista a Bush. Dopo, la Russia subì l’umiliazione di Eltsin e del suo governo, continuando a cedere le proprie posizioni. E ora, finalmente, abbiamo iniziato a raccoglierci ed è evidente che l’occidente non abbia un piano per incontrare la Russia. Inoltre, la crisi ucraina ha mostrato una posizione occidentale del tutto inadeguata e l’incapacità di avere un ruolo nella politica mondiale. Non ha nulla da opporre alla Russia.

D: E cosa abbiamo? Abbiamo veri alleati di cui possiamo fidarci?
R: Il nostro alleato tattico è la Repubblica popolare cinese, i nostri interessi, in questo momento, coincidono su una serie di questioni. Ma quando si parla degli alleati dei russi, dobbiamo sempre ricordare la frase di Alessandro III: “La Russia ha solo due alleati: l’esercito e la flotta”, ed oggi aggiungerei anche le agenzie d’intelligence. Dobbiamo essere forti, altrimenti gli alleati saranno inutili.

D: Cina e Russia si avvicinano, e ciò è un fatto ben noto. Cosa significa?
R: Si dice che nel mondo non ci siano alleati o amici permanenti. Nei prossimi 10 anni avremo interessi e un nemico geostrategico comuni, quindi è difficile indovinare, tutto cambia rapidamente.

D: Dopo la visita ufficiale di Joe Biden a Pechino, nel dicembre 2013, tutti specularono che il fattore decisivo della politica mondiale sarebbe stato il rapporto USA-Cina. Che USA e Cina negoziassero la “divisione” del mondo. Ma oggi le cose sono cambiate?
R: Beh, prima di tutto non c’è mai stata una situazione del genere, dove Stati Uniti e Cina si sarebbero “spartiti” il mondo. Ricordiamo che l’unico Paese che può causare danni irreparabili agli Stati Uniti è la Russia. Questo, naturalmente, è assai evidente. Beh, la situazione attuale, dopo la crisi ucraina, è completamente cambiata: ora abbiamo una situazione bloccata, mentre l’occidente è preda di complessi processi disorganizzativi; e una certa tattica, e alcuni sostengono strategica, unione tra Cina e Russia.

D: Quindi, la Cina ha ridimensionato gli Stati Uniti rifiutandosi di collaborare?
R: A questo punto sì. Ma i cinesi sanno bene che gli statunitensi, che hanno costantemente ingannato l’Unione Sovietica e ancora la Russia, cercheranno d’ingannare la Cina. I cinesi non si fidano degli Stati Uniti, ed è giusto sia così.

russia-china-GRAPHICTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: la catastrofe del Fronte meridionale

Cassad 26 agosto 2014

0zEGehRxVAgAttualmente, si assiste ad eventi epici e storici. L’esercito e i battaglioni della spedizione punitiva subiscono una sconfitta catastrofica a sud di Donetsk. Poco prima le repubbliche erano in cattive acque, la RPD era effettivamente appesa a un sottile filo dei rifornimenti che il governo tentava di tagliare tra Shahtjorsk e Krasnij Luch; il saliente di Saur-Mogila era stato abbandonato e la controffensiva di Bolotov non aveva comportato successi decisivi. Molti pensavano che le forze della milizia di autodifesa erano alle corde e sul punto di rottura, portando al crollo di Novorossija e alla vittoria militare della junta fascista. Tuttavia, la milizia riuscì a resistere ai peggiori colpi, la junta usava tutte le forze a sua disposizione fino alla metà di agosto. La junta non nascose i suoi obiettivi, e parlava apertamente di assalti a Shahtjorsk e Lugansk. Le numerose notizie trionfalistiche che accompagnavano le avanzate delle brigate meccanizzata, le esageravano. Il primo momento critico fu quando i soldati delle Forze Armate dell’Ucraina, la 25.ma brigata aeroportata e le unità della Guardia nazionale, irruppero a Shakhtjorsk. La RPD in quei giorni era letteralmente appesa a un filo, la junta era a un passo da una vittoria strategica. Ma i pochi miliziani che combattevano nella città tennero fin quando arrivarono i rinforzi, salvando Novorossija dall’essere spezzata in due parti. Nelle successive battaglie l’avanzata della junta su questa posizione fu fermata e, dopo aver subito pesanti perdite in effettivi e mezzi, la junta vi rimediava la sconfitta. Il secondo momento critico si ebbe quando venne attaccata Debaltsevo da Fashevka, per incontrare la 24.ma brigata meccanizzata, rompendo l’accerchiamento meridionale. Era un piano ambizioso, il nemico cercava di dividere Novorossija utilizzando le unità descritte quali gruppo d’attacco. Quest’attacco congiunto su Mjusinsk e Krasnij Luch innescava una grave crisi in Novorossija; c’erano poche truppe in zona. Mjusinsk, su cui i convogli meccanizzati della junta puntavano, era quasi indifesa, e alcuni cosacchi delle milizia abbandonarono le posizioni a Krasnij Luch. Emerse la minaccia che Novorossija venisse divisa in due, con la distruzione delle forze della milizia a Torez-Snezhnoe-Saur-Mogila. Ma ancora una volta, il coraggio dei soldati semplici che si attestarono nelle città permise di resistere fino a quando le riserve arrivarono, eliminando il nemico da Mjusinsk e tenendo Krasnij Luch. Dopo aver superato la crisi, la milizia vi ha vinto battaglie decisive, dalle conseguenze di vasta portata. Poiché l’offensiva su Jasinovataja fallì, la puntata su Verkhnjaja Krinka e Zhdanovka per isolare Gorlovka fu fermata, e la junta non riuscì a compiere alcun progresso su Enakievo, nella seconda metà di agosto l’offensiva della junta iniziava a smorzarsi e la milizia a poco a poco riprese slancio offensivo.
Oggettivamente, la situazione richiedeva che la junta fermasse l’offensiva, raggruppasse e concentrasse le riserve, creando depositi di carburante e munizioni, e poi proseguisse l’offensiva riunendo nuovi gruppi d’attacco. Tuttavia, considerazioni politiche richiesero la continuazione dell’offensiva con gli stessi gruppi tattici esauriti. Poiché il fronte della RPL si era stabilizzato, l’accerchiamento da sud fu sventato e l’offensiva a nord di Donetsk arrestata; la junta cercava di strappare ulteriori vittorie simboliche, continuando l’offensiva da sud cercando d’investire direttamente Ilovajsk e Mospino, nonostante il grave rischio operativo. E mentre la junta sprofondava sempre più in tali battaglie urbane, il fronte dell’offensiva si restringeva, iniziata ai primi di agosto su un ampio fronte, ma già dal 20 agosto era stata efficacemente ridotta ad un unico punto. I punti deboli di tale offensiva erano le pendici meridionali del Saur-Mogila, la semi-circondata Mospino e la periferia sud di Ilovajsk. Negli ultimi giorni dell’offensiva, le truppe furono semplicemente ridotte a spingersi su Ilovajsk. Nel frattempo, una minaccia incombeva sul fianco meridionale, ignorando ciò che poi si rivelava fatale. Dopo aver fermato l’accerchiamento a sud e respinto l’offensiva su Mjusinsk e Krasnij Luch, la milizia riprese Marinovka (passata di mano 2 volte nel luglio-agosto) ed iniziò a penetrare dal valico di frontiera di Uspenka, circondando il gruppo di Amvrosevka. E’ difficile dire perché la junta non abbia risposto a tale minaccia, forse decise che si trattava solo di gruppi da ricognizione/sabotaggio, cosa sgradevole ma di nessuna importanza operativa. Forse pensava che avrebbe preso Ilovajsk presto, e quindi respinto la minaccia da sud. Comunque, la milizia accumulò una forza sufficiente a sud-est di Amvrosevka, effettuando l’attacco che ruppe le linee di rifornimento delle principali forze della junta coinvolte nei combattimenti presso Ilovajsk, Mospino e Saur-Mogila. Allo stesso tempo, vi fu l’attacco delle brigate meccanizzate della milizia ad ovest di Mospino, verso le unità delle milizia che avanzavano da sud, ciò fu completamente inaspettato per la junta, poiché fino a poco tempo prima cercava di circondare Mospino da entrambi i lati. L’intelligence della junta apparentemente non rilevò questa offensiva, e quindi non notò la relativamente piccola forza della milizia che intercettava le principali vie di rifornimento del più grande gruppo tattico della junta a sud di Donetsk. Nel gruppo era concentrata la maggior parte delle unità combattenti, tra cui i 3 battaglioni speciali “Azov“, “Shakhtjorsk” e “Donbass-1″, tutte le unità che avevano assaltato Mospino, Saur-Mogila e Ilovajsk, oltre a varie unità di rinforzo ed indipendenti. Più di 5000 soldati e circa 180 mezzi militari finirono per essere circondati assieme a 90 pezzi di artiglieria, mortai e MLRS.
Confrontare le due operazioni è ridicolo in termini di scala, ma la milizia in realtà effettuò una mini “operazione di accerchiamento” simile a quella di Stalingrado, il classico attacco a tenaglia su direzioni convergenti. Naturalmente le unità della junta non avevano rumeni e italiani ai fianchi, ma da una parte c’era solo un vuoto, e dall’altro una cortina incapace di resistere ad un attacco delle unità meccanizzate. Di conseguenza, oltre ai resti accerchiati a Djakovo, si ebbe l'”accerchiamento di Amvrosevka”, attorno cui la milizia cominciava ad espandere la zona che controllava, ampliando l’offensiva a sud e a sud-ovest, occupando insediamenti in profondità al tergo dei gruppi tattici meridionali della junta. Allo stesso tempo, la disorganizzazione dilagava tra i comandi della junta. Il battaglione “Azov” in realtà si dileguò e la maggior parte fuggì a Marjupol, i battaglioni Donbass-1 e Shakhtjorsk rimasero bloccati nei combattimenti urbani di Ilovajsk, e invece di uscire dalla sacca, iniziarono a richiedere carri armati e artiglieria ai militari per continuare l’assalto sulla città, che era praticamente una causa persa. Poiché solo distaccamenti della retroguardia senza armi pesanti rimasero all’esterno dell’accerchiamento, la milizia iniziò immediatamente l’offensiva a sud-ovest di Amvrosevka, verso Starobeshevo, presa la sera del 26 agosto. Nel frattempo, i combattenti delle milizie già muovevano su Volnovakha il 25. In effetti, una volta prese quelle aree strategiche, la junta non ha nemmeno le posizioni da cui provare a rompere gli accerchiamenti. Le truppe circondate, in sostanza, sprofondarono tra la retroguardia, lontano dalla nuova linea del fronte e con una quantità limitata di carburante e munizioni. Davanti la nuova prima linea c’è il vuoto della junta, e nulla per colmarlo. I resti delle forze della junta, tra cui il battaglione “Azov”, fuggivano a Marjupol, abbandonando diversi insediamenti praticamente senza sparare un colpo. Perciò, la milizia avanzò direttamente sui sobborghi di Novoazovsk e gli approcci per Marjupol. Non c’è praticamente nessun fronte della junta da Starobeshevo a Novoazovsk. La mancanza di milizie disponibili era l’unica cosa che rallentava la catastrofe a sud. Allo stesso tempo, la milizia sviluppava un’offensiva a ovest di Mospino, su Ugledar, Elenovka e Nikolskoe. Qui le forze della junta erano scarse, quindi l’offensiva della milizia ebbe successo, anche se non troppo rapidamente. A Elenovka si ebbe un altro “mini-accerchiamento” e i collegamenti dei gruppi della junta semi-accerchiati verso Donetsk furono irrimediabilmente spezzati. La junta non ha riserve con cui aiutare il gruppo circondato e colmare il vuoto enorme al fronte, ora ritira frettolosamente le truppe da Perekop (al confine della Crimea) portando al fronte dei battaglioni territoriali dalla dubbia prontezza al combattimento. Ha anche annunciato la 4.ta mobilitazione cercando di trascinare velocemente vecchissimi mezzi in prima linea, al fine di compensare le enormi perdite in uomini e mezzi.
Nel complesso, non è del tutto chiaro come la junta possa evitare una sconfitta totale. Chiaramente non potrà ripristinare il vecchio fronte, l’unica domanda è se le truppe circondate potranno uscirne (e dovendo farlo da sole, probabilmente dovranno prendere la decisione ASAP) e dove si fermerà l’offensiva della milizia che ha ancora forze limitate, mettendo in rotta una forza grande con una minore. Nel frattempo, il fronte, una volta solido che si estendeva da Marinovka a Elenovka, ora s’è dissolto in sacche separate di resistenza con linee di rifornimento interrotte. Dopo questo disastro, appare assolutamente chiaro che la junta non ha alcuna capacità militare per distruggere Novorossija. Sperperando le brigate più efficienti in operazioni offensive continue, le forze della junta si sono dissanguate subendo una schiacciante sconfitta puramente militare. Il fronte sud è crollato. Novorossija sarà!

10525934Per una rassegna video abbastanza precisa della situazione sui fronti:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sulla questione delle “sacche” ucraine

Vineyard Saker 26 agosto 2014

10314677Molti si chiedono cosa sia la questione delle cosiddette “sacche” in cui le forze ucraine vengono circondate diverse volte. I generali ucraini sono semplicemente stupidi, o cos’altro? Cercherò di spiegare.
Si ricordi che le forze ucraine sono in genere “pesanti”. Hanno molti carri armati, artiglieria, munizioni, soldati, ecc., almeno inizialmente. Ma sono anche assai inferiori in competenze tattiche, morale e volontà. Al contrario, le forze della Resistenza hanno assai meno meno carri armati, pezzi d’artiglieria, munizioni e soldati. Ma il loro morale è alle stelle, le capacità tattiche sono eccellenti e combattono sulla propria terra, “giocare in casa” è un grande vantaggio. Si aggiunga che gli ucraini cercano disperatamente di dimostrare al mondo che “vincono”, mentre la Resistenza cerca di espellere una forza occupante. Ora, se si tiene tutto ciò in mente, si potrà facilmente capire come mai queste “sacche”. Succede così:
I politici a Kiev ordinano ai comandanti della cosiddetta “operazione antiterrorismo” di mostrare dei risultati. Questi si riuniscono e definiscono ciò che considerano città e villaggi importanti. Poi ordinano alle loro forze di entrare e prendere tali città o villaggi. Le forze della junta si muovono con molta potenza di fuoco, superiore per la sola distruzione di un paio di posti di blocco della Resistenza sulle strade principali, su cui passano per occupare le dette città. A questo punto dicono “missione compiuta, la nostra bandiera è sull’amministrazione della città X”. La BBC prende tali informazioni dai suoi ucraini e il mondo viene a conoscenza di un’altra vittoria ucraina. Nel frattempo, gli squadroni della morte ucraini eliminano eventuali simpatizzanti della Resistenza nelle città occupate. I carri armati vengono utilizzati per proteggere le forze ucraine mentre l’artiglieria a lungo raggio viene utilizzata per terrorizzare la popolazione della prossima città sulla lista. Poi tutto va a rotoli.
In primo luogo, una grande forza richiede molta benzina, lubrificanti, munizioni, rifornimenti, cibo, ecc. Ma le strade sono sotto la costante minaccia delle forze della Resistenza. Successivamente, i novorussi, lentamente ma inevitabilmente, portano qualche pezzo d’artiglieria che inizia a bombardare le forze ucraine. A poco a poco, le forze ucraine, più grandi, sono costrette a trincerarsi mentre la Resistenza riprendere il pieno controllo delle strade principali e dei dintorni delle città. Questo è tutto; il cerchio si chiude, gli ucraini sono circondati e si forma la ‘sacca’. A quel punto accadono due cose: a) gli ucraini cercano di ritirarsi, b) rinforzi vengono inviati per salvarli. Ma a questo punto densità e qualità delle forze della Resistenza sono sufficienti a bloccare le strade principali e ad impedire ritirate o rinforzi. In alcuni casi gli ucraini riescono ad uscirne o ad aver rinforzi, ma in genere con grandi perdite in attrezzature e vite. E ciò porta ad un altro punto importante:
Gli ucraini preferiscono combattere sulle arterie principali. La Resistenza è di casa nelle foreste, colline, campi e cespugli (ciò che l’esercito russo chiama “la macchia”). Ciò significa che i movimenti ucraini sono molto prevedibili. Non così per la Resistenza. Gli ucraini temono la “macchia”, i novorussi l’amano. Non so di una sola battaglia, finora, in cui gli ucraini abbiano attaccato attraverso la “macchia”. I novorussi lo fanno sempre. Ben presto i rifornimenti diventano un problema reale, e con più o meno l’intera aviazione ucraina defunta, data la densità delle armi antiaeree della Resistenza, anche le grandi unità passano dalla modalità di combattimento a quella di sopravvivenza. Almeno 4 squadroni della morte ucraini vi si trovano proprio oggi. Ma si ricordi, gli ucraini hanno più armi e potenza di fuoco, quindi non è così facile ridurli e schiacciarli nelle sacche, ed è per questo che la Resistenza ha bisogno di tanto tempo per finirli. Facendolo, però, una per una. Se avessero tempo e forze, avrebbero potuto farlo facilmente, ma non è così. In questo momento, le principali forze che proteggono Marjupol sono bloccate in 2-3 sacche a sud-est di Donetsk. Ma invece di perdere tempo a ridurle, le Forze Armate della Novorussia hanno lanciato l’attacco lungo le coste su Marjupol, dove gli ucraini sono già nel panico non essendovi nulla che si frapponga tra loro e la Resistenza. E questa è la mossa giusta dei novorussi. Proprio come negli scacchi, un pezzo bloccato è essenzialmente inutile, come le forze ucraine in una sacca. La cosa importante è mantenere l’iniziativa e sfruttare il vantaggio. Questo è il motivo per cui la Resistenza avanza verso Marjupol. Se la città viene presa, o anche circondata, o se le sacche a sud di Donetsk sono ridotte, sarà il crollo del fronte meridionale ucraino contro Novorussia. Ci sono dei rischi però.
In primo luogo, qualsiasi forza dei novorussi diretta su Marjupol rischia di esser accerchiata dai rinforzi ucraini. Ora, non si sa di certo cosa facciano gli ucraini, ma è probabile siano nel panico totale a Kiev e che rinforzi saranno inviati da tutto il Paese per evitare che Marjupol cada in mano dei novorussi. I novorussi devono fare molta attenzione al loro tergo (ma poi, c’è la certezza che i tanti occhi del GRU, nello spazio e a terra, lo stiano già facendo al loro posto). In secondo luogo, gli ucraini circondati potrebbero cercare di unire le forze per uscirsene o attaccare verso nord. Se non ci riescono, probabilmente faranno ciò che hanno già fatto, scappare per salvarsi abbandonando tutte le attrezzature pesanti, o combattere fino all’ultimo. In entrambi i casi va bene per i novorussi.
Spero che la breve (e un po’ semplificata) spiegazione tracci, almeno nelle linee generali, perché e come tali “sacche” vanno costantemente formandosi.

Cordiali saluti, Saker

10649673Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Japanime: Anime, Giappone e Capitalismo

Il business dell’animazione giapponese
Anime-kun, 05/06/2014

xHorribleSubs-Haiyore-Nyaruko-san-W-01-714x401_png_pagespeed_ic_LkQGf4Ibd9Con l’avvento di internet, i fan occidentali dell’animazione giapponese non sono mai stati così  coinvolti dal loro media preferito. Praticamente tutto ciò che viene fatto in Giappone è immediatamente accessibile in occidente, con ampio accesso a informazioni dettagliate su produzione, distribuzione e consumo degli anime nell’arcipelago. Gestire e interpretare questi dati è un’arte, permettendo a coloro che ne sanno di aprirsi a campi d’analisi e a critiche sull’industria.  Un’arte che può alimentare discussioni costruttive sul Japanime, ma può anche intrappolare chi venga accecato dai dati. Un’arte che ci si propone di presentare. Molti qui dicono cose apparentemente ovvie, soprattutto per coloro che battono da tempo le loro tastiere nei forum di Japanime. Tuttavia, più che le informazioni, sono legami e relazioni che rendono interessante questa informazione. Qui si parla solo delle serie televisive animate giapponesi, che costituiscono la maggior parte delle discussione dei fan nel mondo.

Japanime ed economia
Nonostante la recente abbondanza, se non proliferazione, gli anime giapponesi non vengono dal nulla; sono sempre più spesso il risultato della collaborazione di agenti a volte molto diversi. Inizialmente le serie animate erano prodotte su ordine delle reti TV dagli studi di animazione. Perciò gli anime erano spesso adattamenti di manga popolari e di serie originali per il grande pubblico. Gli studi che desiderano esprimesi più liberamente o per un pubblico particolare, ricorrevano agli OVA o alla pellicola. La svolta si ebbe nei primi anni 2000, quando le reti TV giapponesi decisero di produrre live set (sceneggiati) invece dei cartoni animati. Allo stesso tempo, grazie al successo di alcune serie presso gli otaku, negli anni ’90, e con l’invecchiamento della popolazione giapponese, la domanda di anime è costantemente cresciuta presso un pubblico di adolescenti e giovani adulti. Rispondendo a tale evoluzione le reti televisivi pubbliche si adattarono offrendo la trasmissione di anime a tarda notte, per un pubblico di giovani adulti, comunemente chiamati anime notturni. La serie Noitamina proposta da Fuji TV nel 2005, ne è un famoso esempio, così come i canali via cavo specializzati nell’animazione, come WOWOW o AT-X, che si distinguono trasmettendo versioni non censurate di alcune serie. D’altra parte, le serie iniziarono ad essere prodotte tramite l’innovativo sistema dei comitati di produzione. Ed è qui che inizia il vero divertimento.
Un comitato di produzione è un gruppo di persone che si riunisce per realizzare un progetto di una serie animata. Il comitato di produzione comprende il produttore, ovviamente, lo studio di animazione, l’emittente (rete TV), l’editore del manga o romanzo, un autore di videogiochi, il responsabile dei prodotti derivati, autori musicali, agenzie di marketing e tutti gli altri interessati al progetto. Una volta che il comitato è formato, ciascun membro apporterà il proprio capitale o capacità produttiva, come ad esempio un’azienda. Il produttore porta i soldi, lo studio l’esperienza, la rete TV il pacchetto della distribuzione, l’editore i diritti cinematografici, ecc. La serie proviene da tutte queste associazioni, spesso sconosciute al grande pubblico che non ha alcun motivo di indugiarvi. Tuttavia, per i curiosi, è possibile controllare l’elenco dei comitati di produzione degli anime trasmessi nel 2013, e si vedrebbe che spesso le stesse persone si trovano in varie serie, ma anche aziende lontane dall’animazione. Il vantaggio di ciò è che i membri di produzione non sono sullo stesso piano. Recentemente, mentre la maggior parte dei nuovi anime sono adattamenti di manga e light novel, gli editori tendono a creare e guidare i comitati. In realtà, la maggior parte della recenti serie animate sono progetti avviati dagli editori per promuovere i loro manga/LN, in cui gli studi di animazione sono solo degli esecutori. Se l’editore vede un potenziale commerciale nel suo prodotto, è più probabile che l’avvii, e viceversa. Gli utili riportati dalla serie non saranno equamente distribuiti tra i membri. Gli editori potranno intascarne la maggior parte, come i produttori e distributori. Le reti TV potranno beneficiare della pubblicità nella trasmissione e i produttori di giocattoli delle vendite dei loro prodotti. Gli studi di animazione si accontentano dei resti; in alcuni casi, sono contrattualmente vincolati al comitato di produzione e ricavano un reddito fisso indipendentemente dal successo della serie. In altre parole, una serie può avere un grande successo e dare molti profitti senza che lo studio di animazione sia necessariamente premiato. Ciò spiega i problemi con lo status degli animatori in Giappone: bassi salari, orari lunghi, mancanza di protezioni sociali che hanno portato alla crisi delle vocazioni nel Paese e alla crescente importanza dell’outsourcing in Corea del Sud e Cina. Per ridurre tale tensione, alcuni studi hanno istituito un regime speciale per discostarsi dall’influenza degli editori. Così lo studio Kyoto Animation ha lanciato una propria rete per controllare completamente la propria produzione di anime. Una configurazione audace ed i risultati sembrano comunque farsi aspettare. Una volta indicate queste generalità sulla produzione degli anime, possiamo guardare dall’altra parte del soggetto, il consumo di anime e il suo valore…

gargantia 1Japanime e statistiche
Perché i fan occidentali degli anime s’interessano alle vendite delle serie animate giapponesi? Dopo tutto loro stessi contribuiscono a trasformare l’industria, seduti comodamente davanti al computer su un qualche sito peer to peer. Come accennato in premessa, la disponibilità costante di dati commerciali sugli anime, ha permesso ai fan di aggiungere un ulteriore livello di argomentazione nelle loro discussioni sui media. In un così piccolo e competitivo mercato, il successo può dare rapidamente origine a delle tendenze. Pertanto, anche conoscendo parzialmente la situazione del mercato, si possono comprendere i legami tra le serie e gli obiettivi che ne sostengono lo sviluppo.  Dichiarare se una serie sia un successo o meno non è una semplice questione di dimensioni. Molti fattori vanno considerati: la serie a chi si rivolge? Come si svolge? Con quali mezzi è distribuita?  Tali domande portano a concentrarsi di nuovo sul comitato di produzione. La prima cosa cui il Comitato di produzione bada creando un anime è il target della serie, come ottenerne il massimo a seconda della tipologia della serie. I vari segmenti del pubblico non consumano gli anime allo stesso modo: tradizionalmente si distinguono gli anime per famiglie/figli, e anime per otaku.
I bambini guardano la loro serie in televisione, ma non sono del tipo che poi compra la serie su DVD/Blu-Ray, semplicemente perché DVD/Blu-Ray sono estremamente costosi in Giappone, ed i bambini non hanno abbastanza denaro per comprare la raccolta di tutte le serie che guardano. Così i comitati di produzione si concentrano su altri tipi di profitti: quelli televisivi (sponsor e pubblicità) e quelli relativi ai prodotti derivati (giocattoli, carte, giochi, gadget…). Allo stesso modo, per far funzionare il modello della serie per bambini, spesso vi sono numerosi episodi (oltre 50 puntate) per mantenere il pubblico e vendere più spazi pubblicitari in TV. Non sorprende, e quindi non preoccupa molto, non vedere serie ultra-popolari come Precure, Detective Conan o One Piece tra i grandi distributori: le vendite fisiche non fanno parte del loro modello di business e non ne limita la redditività. Al contrario, la serie notturne degli anime traggono profitto dalla vendita di DVD/BR, sfruttando le risorse finanziarie di un pubblico adulto. Perciò, tali serie devono essere brevi (una stagione di 12 episodi, o due stagioni di circa 24 episodi) invitando lo spettatore ad acquistare più spesso collezioni complete. E’ solo per queste serie che i dati di vendita di DVD/BR hanno un senso reale. Tuttavia, non bisogna dimenticare che dalle serie per otaku soprattutto derivano i profitti delle aziende (i produttori di giocattoli sono nel comitato di produzione di ogni serie di Gundam da decenni, per esempio). Si noti anche che le vendite di serie OST e dramma in CD con le voci dei doppiatori della serie, possono assumere notevole importanza se c’è una determinata persona nel cast.
Prima di passare alle cifre reali, alcuni dettagli aggiuntivi. In Giappone è possibile trovare la serie animata in edizione DVD o Blu-Ray, e questi due formati non sono per lo stesso tipo di pubblico. I DVD costano meno e sono più comuni. I Blu-Ray costano di più, sono meno diffusi ed offrono una migliore qualità dell’immagine e del suono. Così, il pubblico otaku tenderà ad acquistare anime in Blu-Ray, mentre la maggior parte del pubblico sarà generalmente soddisfatto dei DVD. Chi è interessato solo a vendere serie per otaku può quindi semplicemente puntare alle vendite di Blu-Ray; anche se l’analisi delle vendite dei DVD è anche importante per avere un’idea generale del successo di una serie (se una serie che ha avuto enorme successo in Blu-Ray ed ha completamente floppato nei DVD, è una serie fortemente orientata agli otaku, se le vendite sono più equilibrate, significa che la serie ha un ampio pubblico). Recentemente appaiono serie che fanno il passo ulteriore e sono pubblicati solo in edizioni Blu-Ray, come Fate/Zero o Suisei no Gargantia.
Andiamo ora finalmente al succo. In Giappone le vendite di DVD e Blu-Ray sono seguite con precisione e regolarmente da un’organizzazione chiamata Oricon. Inizialmente specializzata nella classifica di vendite di CD, Oricon segue anche le vendite di DVD/BR e di conseguenza le vendite di anime. Oricon raccoglie informazioni sui risultati della maggior parte dei rivenditori in Giappone e ne dà la classifica ogni settimana. Le informazioni di Oricon sono difficili da ottenere per la persona media; bisogna raccogliere dati grezzi da decine di siti giapponesi e occidentali, da presentare in modo comprensibile. Il grande sito giapponese DVDBD-WIKI propone un database di tutte le serie uscite per ogni stagione da quindici anni, con i dati di vendita di ogni volume. Ancora più chiaro, il sito inglese Someanithing riprende la classifica settimanale e compila i dati fornnedo la classifica per stagione e anno. Come leggere tali classifiche? Si giudicano le prestazioni di una serie facendo la media delle vendite di ogni volume in DVD e Blu-Ray. Si consideri il recente successo di Attacco dei Giganti. Quando si legge che Attacco dei Giganti ha raggiunto una media di 50k vendite, certamente non vuol dire che la serie ha venduto 50000 copie! Ne ha venduto di più; le vendite di ogni volume variano nel corso delle uscite, dando una media di 50k.

Il primo volume ha venduto 83K, i successivi 59k, 51k, 50k, 43k, 50k, 39k, 39k e 40k. Questo dà una media di 50k vendite per tutta la serie.

Il primo volume ha venduto 83K, i successivi 59k, 51k, 50k, 43k, 50k, 39k, 39k e 40k. Questo dà una media di 50k vendite per tutta la serie.

50k è una cifra enorme che pone la serie in cima agli anime di maggior successo degli ultimi dieci anni; la classifica è dominata da Bakemonogatari (78k), Madoka Magica (71k) Destiny Gundam Seed (68k) e Fate/Zero (52k). In realtà, qualsiasi serie che supera la media di 10k può legittimamente essere considerata un successo, assicurando redditività al comitato di produzione e ponendo le basi per un seguito. Tuttavia, dobbiamo interpretare i numeri alla luce delle aspettative del comitato di produzione; se una serie importante come la produzione di Suisei no Gargantia avesse ricevuto “solo” 10k, il suo comitato produzione probabilmente ne sarebbe stato deluso. Al contrario, una serie come Psycho-pass(*) non ha mai raggiunto 10k, ma è stato sufficiente al comitato di produzione per annunciarne un sequel. La chiave è collegare i dati con un’analisi critica della serie, per averne un quadro costruttivo. Allo stesso modo, i numeri devono essere contestualizzati per avere un senso. Il fatto che gli anime più vecchi (prima del 2000) non abbiano o abbiano pochi punti, non significa che queste serie non abbiano avuto successo all’epoca. Solo che il mercato da allora è cresciuto e il modello di vendita fisica non era ancora pienamente efficace, casi mitici come Evangelion e 100k+ sono ovviamente leggendarie eccezioni. Se si capisce tutto ciò, si comprende la sostanza di ciò che c’è da sapere sull’entità delle vendite in Japanimation. Tuttavia, si potrà certamente parlare delle vendite delle serie terminate, ma difficilmente si potrà farlo per le serie in corso. Nella terza e ultima parte, verrà indicato come leggere il futuro…

403477Japanime e prospettiva
Il calcolo delle vendite medie di una serie, e valutazione della performance finanziaria in genere, richiedono tempo e grande pazienza. A volte passa più di un anno dalla trasmissione della serie in televisione, per avere dati precisi. Allo stesso modo, le vendite non smettono improvvisamente, un anime popolare può continuare a vendere per anni; come nel caso dei film dello Studio Ghibli. Ma la pazienza non è forte presso la comunità online, soprattutto in un ambiente come Japanime, dove i numerosissimi e frequenti nuovi contenuti (più di venti nuove serie ad ogni stagione) impongono ai fan un ritmo costante. Pertanto, sono stati sviluppati strumenti per giudicare rapidamente le prestazioni di una serie. Il più elementare: giudicare una serie sulle vendite del primo volume uscito. Il vantaggio di tale metodo permette di avere l’ordine di grandezza media delle vendite; infatti, una delle costanti del settore è che le vendite del primo volume sono generalmente superiori alla media della serie. Se prendiamo l’esempio di Suisei no Gargantia, è abbastanza evidente che il primo volume ebbe 83k in totale, mentre la media della serie è 50k. È possibile andare oltre osservando le vendite il v1wk1, cioè le vendite del primo volume nella prima settimana. Anche qui funziona, Suisei no Gargantia fece 57k il v1wk1, sempre superiore alla media della serie. Le vendite nel primo volume sono molto utili a coloro che possono leggerle ogni settimana su Oricon, fornendo i dati di vendita dei primi volumi delle nuove serie, permettendo di discutere del successo (o fallimento) delle ultime serie. Questi dati non sono assoluti però: possono classificare in base alla popolarità una serie, ma non esistono dati precisi sulle loro prestazioni. Alcune serie vendono in modo costante per diverse settimane, mentre altre diminuiscono notevolmente dopo la spinta iniziale. Da qualche tempo, è ancora più difficile essere precisi, dato che i primi volumi della serie contengono alcuni gadget o biglietti per eventi (come concerti) gonfiandone i dati e dando un’immagine distorta della performance della serie. Un famoso caso di quest’anno è Super Sonico The Animation che ha venduto il suo primo volume con una figurina esclusiva. Il volume ebbe una performance relativamente rispettabile, la prima settimana (3,6k) prima del crollo dell’80% del secondo volume (0,7k). In questo caso, si può quasi dire che si sia comprato il gadget piuttosto che l’anime. Al contrario, poiché il primo volume di una serie di solito vende meglio rispetto alla media, una serie che inizia bassa o molto bassa, difficilmente si riprende e ha un grande successo; ciò consente d’identificare rapidamente i fallimenti aziendali. Per le serie degli anime notturni, i cui profitti provengono dalle vendite fisiche, viene considerata media meno di 5k e scarsa meno di 2k. Ma, come continuiamo a ripetere, tutto dipende da ciò su cui la serie ha investito da subito. Alcune serie dal budget molto basso si retribuiscono assai rapidamente accontentandosi di punteggi modesti. Il concetto di fallimento nel mercato Japanime è gestito con cura, non tutte le serie non sono destinate ad essere successoni.
Negli ultimi anni è possibile andare oltre le classifiche di Oricon, prevedendo le prestazioni della vendita. Stalker Amazon è un sito di fan giapponesi che utilizza complessi algoritmi per prevedere le vendite di DVD/Blu-Ray in base ai preordini sui vari siti di shopping on-line come Amazon, il maggiore rivenditore del mercato. Non necessariamente accurato sulle cifre, Stalker è comunque molto utile per individuare le tendenze di serie/film/OVA che fanno rumore in Giappone e potrebbero vendere molto. Aggiornato ogni giorno, Stalker rileva ogni forma di fluttuazione  monitorando in tempo reale l’evoluzione del mercato Japanime. Basta che una serie attualmente in onda alla TV faccia un buon punteggio, per vederla salire improvvisamente sulla classifica di Stalker. Invece una serie che trasmette una replica può vedersi degradata per via dell’annullamento dei preordini. Tutto ciò dimostra come il mercato sia esaminato in dettaglio dai fan, anche se TV/DVD/BR sono solo una piccola parte del settore. Un mercato ristretto altamente competitivo, da cui il desiderio dei fan (ma probabilmente dei comitati di produzioni) di tenere d’occhio dati e  classifiche, al fine di individuare le tendenze e guidare la creazione di anime verso le direzioni più richieste.

51qeov91jpLConclusione
Il mercato della serie animata rappresenta una parte della vasta industria dell’intrattenimento giapponese. Uno sguardo alla classifica del 2013 dei franchise più redditizi dimostra che, al di là delle cifre dell’ultimo anime alla moda dalle vendite eccezionali, il pubblico rimane fedele ad alcune vecchie serie ed il pubblico può diversificarsi molto. Nel frattempo, decine di serie, ogni stagione, finiscono in fondo alla classifica con dati di vendita terrificanti. Una riflessione su questi dati è in gran parte questione di gusti personali. Da un lato, i dati di vendita continuano a crescere, il modello dei comitati di produzione sembra funzionare assai efficacemente e il futuro promette forse anche dei blockbuster ambiziosi che irradieranno Japanime testimoniando la salute dell’industria. Ma d’altra parte, come ignorare gli allarmi sugli studi che chiudono, gli animatori che mollano sostituiti dal digital imaging senz’anima? I dati di vendita insolenti non sarebbero l’albero che nasconde la foresta? C’è dove poterlo dire, a voi la parola.

*E’ un caso che gli anime acquistati in Italia, soprattutto dai Rai4 del benemerito Carlo Freccero, siano generalmente brutti (esclusi SAO, La Maliconia di Haruhi Suzmiya, Toradora e PlanetE?). Non si dica che sia una questione di soldi. NdT.

Fonti: Someanithing, DVDBD, Oricon, The Japan Times, Anime News Network, Manga-News, Wikipedia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Donetsk avanza, Kiev in rotta

Alessandro Lattanzio, 26/8/2014

10557760Dopo il fallimento delle offensive su Donetsk e Lugansk, con enormi perdite materiali e umane, la junta di Kiev pensava di passare a una strategia difensiva. La leadership ucraina si preparava a una campagna invernale e alla possibile ritirata da Donetsk e Lugansk, per attestarsi sulla linea Slavjansk-Marjupol e iniziare operazioni repressive nelle regioni di Kharkov e Zaporozhe. Perciò il ministero della Difesa ucraino avviava l’edificazione di due aree fortificate, “Slavjansk – Kramatorsk – Druzhkovka – Konstantinovka – Artemovsk” e “Marjupol”. Le linee difensive dovevano essere dotate di aree fortificate, distaccamenti militari e depositi di materiale, con un sistema di comunicazione nelle basi aeree di Kramatorsk e Marjupol. L’offensiva generale majdanista per distruggere Novorossia era iniziata il 1° luglio, e sebbene parecchie città venissero occupate, gli aggressori avevano subito enormi perdite senza raggiungere alcun obiettivo strategico, mentre le milizie sempre più spesso conducevano riuscite operazioni di difesa strategica contro l’esercito majdanista. Infatti, dall’8 al 15 agosto, l’esercito di Novorossija aveva catturato 18 carri armati T-64, 24 BMP, 11 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 2 MLRS BM27 Uragan, 2 cannoni semoventi (SAU) 2S4 Tjulpan, 2 SAU 2S9 Nona, 10 SAU 2S1 Gvozdika, 6 mortai automatici da 82mm, 3 cannoni antiaerei ZU-23-2 e 44 autoveicoli. Quindi, in totale dal 20 giugno al 15 agosto, secondo gli stessi militari ucraini, le milizie avevano catturato: 65 carri armati T-64, 69 BMP, 39 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 2 BM27 Uragan, 2 2S4 Tjulpan, 6 2S9 Nona, 25 2S1 Gvozdika, 10 obici D-30, 32 mortai da 82 mm, 18 cannoni antiaerei ZU-23-2, 124 autoveicoli. Inoltre andarono distrutti oltre 200 tra pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi (MLRS) Grad e Uragan, assieme a circa 500 tra carri armati, veicoli da combattimento della fanteria (BMP) e corazzati da trasporto truppa (BTR), costringendo la junta di Kiev a riesumare mezzi dai depositi vecchi anche di 40 anni, “le cui condizioni sono a dir poco insoddisfacenti: pezzi mancanti, motori che non si avviano … i pezzi di ricambio devono essere ordinati in Russia”. Allo stesso tempo, la situazione più catastrofica riguarda l’aviazione. “Dopo aver perso nell’operazione ATO quasi tutto ciò che poteva volare, ovvero 32 (36) tra aerei ed elicotteri, possiamo dire che l’aviazione ucraina non esiste più, né ci sono fondi e professionisti per ricostruirla. Pertanto, senza un adeguato supporto di fuoco, le normali truppe restano azzoppate. Gli ufficiali hanno rifiutato di guidare le loro unità al fronte. E i politici pensano solo a minacciare. Ecco il ‘cambiamento di tattica’” presentato da Poroshenko il 18 agosto. Infatti, il 20 agosto la milizia abbatteva un cacciabombardiere ucraino Su-24M nella regione di Lugansk, presso il villaggio di Novosvitlivka, dove era stato abbattuto anche un altro aereo d’attacco Su-25 ucraino. Sempre il 20 agosto, presso Ilovajsk, la Guardia nazionale ucraina perse 21 militari ed altri 63 furono feriti. Il 21 agosto veniva abbattuto un elicottero d’attacco Mi-24 ucraino presso Lugansk.
10400030 Il 24 agosto, le forze federaliste arrivavano nella zona di Novoazovsk, sul Mar d’Azov, dove erano presenti un centro della difesa aerea ucraina e un concentramento di truppe confinarie. La milizia federalista aveva trovato un vuoto tra le forze ucraine a sud-est di Marinovka; un’aerea non presidiata dalle truppe golpiste. Di conseguenze le unità da ricognizione e sabotaggio federaliste arrivarono a Novoazovsk, Kholodnoe e Sedovo, colpendo diversi posti di blocco majdanisti sulla strada per Marjupol. In sostanza, tra Novoazovsk, Marjupol e Amvrosievka Kiev scopriva di non avere un reale presidio militare. Si ebbero combattimenti anche a Ilovajsk, Savrovka, Shakhtjorsk e Torez. La milizia contrattaccava a Djakovo, mentre a nord di Donetsk contrattaccava su Uglegorsk per assicurare Gorlovka e Enakievo. Presso Zhdanovka altre truppe majdaniste venivano accerchiate, mentre il saliente nella zona di Verkhnaja e Nizhnaja Krinka, verso Donetsk-Makeevka, veniva liquidato; la milizia faceva diversi prigionieri e catturava molti mezzi ucraini. A nord di Debaltsevo la milizia effettuava un attacco contro i golpisti avvicinandosi a Severodonetsk. L’assalto a Lugansk era fallito, i majdanisti furono cacciati da Khrjashevatoe a Novosvetlovka, mentre la milizia conduceva un’offensiva su Lutugino e Shaste. Lutugino e Debaltsevo sono i punti chiave della rete viaria di Novorossija e controllarli era obiettivo dell’iniziativa operativa della milizia, permettendo così, il 22 agosto, che il convoglio umanitario russo arrivasse a Lugansk, “La consegna delle merci umanitarie è iniziata. I carichi saranno poi distribuiti tra i residenti“, dichiarava il portavoce della città di Lugansk. Il Presidente Vladimir Putin aveva detto alla cancelliera tedesca Angela Merkel che ulteriori ritardi nell’invio degli aiuti umanitari russi era inammissibile, così Mosca aveva ordinato al convoglio di entrare in Novorossija. “Le nuove richieste e i pretesti di Kiev sono artificiali e… intollerabili. Tutti i pretesti per impedire la consegna degli aiuti alla popolazione della zona del disastro umanitario sono esauriti. La parte russa ha preso la decisione di agire“, aveva detto il ministero degli Esteri russo. Nel frattempo, nella zona di Zaliznishne Guljajpolskij, regione di Zaporozhe, in un’imboscata veniva distrutto un convoglio di 6 autocarri majdanisti, bloccando anche la linea ferrovia della Pridneprovskaja, avendo fatto esplodere il convoglio a un passaggio a livello, interrompendo anche la linea elettrica. In un’altra azione d’intelligence militare federalista, furono prelevati dei documenti operativi dell’esercito ucraino, permettendo a una brigata d’artiglieria della milizia di rilevare un’unità majdanista e di bombardarla distruggendo 1 ZU-23-2, 2 BMD e un carro armato. L’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk si era ampliato, creando 4 brigate di fanteria e comprendendo 2 battaglioni di carri armati, 2 di artiglieria lanciarazzi, 2 di cannoni semoventi e 3 di artiglieria, divenendo l’Esercito Popolare di Novorossija.
Tra il 24 e il 25 agosto, l’Esercito Popolare di Novorossija accerchiava, nei pressi di Donetsk, tra Alekseevskoe, Blagodatnoe, Vojkovskij, Kutejnikovo, Uljanovskoe e Uspenkoe, il comando dell’8.vo corpo d’armata ucraino, assieme alle 28.ma e 30.ma brigate meccanizzate, alla 95.ma brigata avioportata e ai battaglioni della naziguardia Ajdar, Donbass e Shakhtjorsk, “Circa 7000 militari, 120 carri armati, 380 blindati, 50 lanciarazzi multipli Grad e Uragan, ed oltre 100 pezzi d’artiglieria“. Ciò avveniva nell’ambito della controffensiva dell’esercito federalista della Novorossija su Olenovskoe, nella sua prima grande operazione. Nella controffensiva l’Esercito Popolare di Novorossija distruggeva 4 MLRS Smerch, 12 MLRS Grad, 17 carri armati, 30 blindati, 50 autocarri ed eliminato oltre 150 effettivi majdanisti, “Abbiamo catturato 7 depositi militari con grandi quantità di armamenti, munizioni, rifornimenti, razioni alimentari e beni dei cittadini espropriati dalle guardie nazionali durante le operazioni di rastrellamento, tra cui veicoli fuoristrada. Da ora intendiamo annientare completamente le forze nemiche intrappolate nei pressi di Olenovskoe e Kutejnikovo-Blagodatnoe-Uspenskoe“, affermava il comando supremo dell’esercito di Novorossija. “Il comando generale dell’esercito della RPD ha deciso di passare dall’azione con piccole unità ad operazioni con ampie formazioni appoggiate dal pieno supporto dell’artiglieria“, con tre brigate di fanteria della milizia. Un reggimento era costituito da minatori del Donbas e militari ucraini passati ai federalisti. “Negli ultimi due giorni abbiamo formato due battaglioni di carri armati, tre battaglioni di MLRS Grad, due battaglioni di obici semoventi, tre battaglioni di artiglieria, utilizzando gli armamenti che le milizie avevano catturato alle forze nemiche nell’ultima controffensiva“, riferiva il comunicato dell’esercito di Novorossija. Le direttrici dell’offensiva dell’esercito popolare di Novorossija a nord erano Perevalsk, Lisichansk e Severodonetsk (dove il sobborgo di Sirotino Borovskoe era sotto il controllo dell’esercito popolare), mentre su Stakhanov puntava la guardia nazionale cosacca. I resti delle forze majdaniste invano tentavano di attaccare sul fianco. A sud, il gruppo ucraino di Amvrosievka veniva accerchiato, intrappolando almeno 4000 uomini e circa 200 blindati. Scontri a Starobeshevo ed Elenovka, quasi sotto il controllo federalista. In queste prime fasi, l’EPN aveva subito 7 caduti, 18 feriti e la perdita di 2 blindati, mentre i majdanisti avevano perso 250 effettivi, 300 feriti, 16 blindati, 6 mortai, 3 pezzi d’artiglieria e 2 cannoni semoventi. Durante l’offensiva le milizie distrussero la base militare ucraina di Sedovo, spazzando via la presenza majdanista anche da Novoazovsk, aprendo la strada per Marjupol. Aspri combattimenti presso i villaggio Nikolskoe e Markino contro i battaglioni “Dnepr-1″ e “Donbass“. Qui le forze majdaniste subivano 110 morti e 75 feriti, e perdevano 28 mezzi militari. La mattina del 25 agosto un terzo gruppo ucraino veniva accerchiato tra Stepanovka, Amvrosievka e Stepano-Krinka, mentre le milizie stringevano l’accerchiamento dei due gruppi ucraini bloccati nella zona di Vojkovskij, Kutejnikovo, Blagodatnoe, Alekseevskoe, Uspenka, Uljanovskoye ed Elenovka, intrappolando 40 carri armati, 100 BMP, BTR e BMD, 50 MLRS “Grad” e “Uragan” e oltre 60 pezzi d’artiglieria. Presso Elenovka, dei reparti dell’Esercito Popolare di Novorossija distruggevano 8 carri armati, 19 blindati e una batteria di mortai, e catturava 3 cannoni anticarro, 1 cingolato armato e 1 GAZ-66. La milizia aveva lanciato l’offensiva oltre che su Severodonetsk, nel nord-ovest della regione di Lugansk, anche su Debaltsevo, nell’est della regione di Donetsk, ed avanzava su Lisichansk liberando i villaggi Belaja Gora e Borovskoe.
10492602 Nel 2014 la Shanghai Cooperation Organization (SCO) condurrà due grandi manovre in Cina. Vostok-2014, per settembre, e Missione di Pace per il 24-29 agosto presso la base di Zhurihe, nel nord della Cina. Si trattava di un’esercitazione antiterrorismo cui partecipavano 7000 militari di Russia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Cina. Zhurihe è la più grande e moderna base d’addestramento della Cina. La base si estende su una superficie di circa 1000 kmq, e la sua funzione primaria è organizzare le unità a livello di divisione, brigata e reggimento nelle esercitazioni tattiche combinate e nella cooperazione con le forze corazzate e le altre armi dell’EPL. Infine, truppe indiane arrivavano a Lipetsk, in Russia, per partecipare alle esercitazioni aeree Aviaindra 2014, dal 25 agosto al 5 settembre, “Dal 25 agosto al 5 settembre 2014 l’esercitazione congiunta russo-indiana Aviaindra 2014 si terrà sul territorio russo sotto la guida del comandante in capo dell’aeronautica russa. I piloti indiani esamineranno le aree dei prossimi voli e i simulatori moderni del Lipetsk State Aviation Center, mentre il personale della difesa aerea si addestrerà nell’Air Force Training Center di Gatchina“, aveva dichiarato il portavoce del Ministero della Difesa russo, colonnello Igor Klimov. Alle esercitazioni partecipavano equipaggi misti russo-indiani su velivoli Su-30SM Flanker-C, e su elicotteri Mil Mi-35 Hind-E e Mi-8 Hip nei poligoni di Pogonovo e Ashuluk, nelle regioni di Voronezh e Astrakhan. Gli equipaggi dei Su-30SM Flanker-C effettueranno anche degli aviorifornimenti con le aerocisterne Iljushin Il-78 Midas, mentre le squadre della difesa aerea respingeranno un attacco simulato con i sistemi antiaerei S-300, S-400, Buk-M1 e Pantsir-S1.

1qaeN2WEfwgFonti:
Alawata
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
E-News
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Global Research
LifeNews
Novorossia
RIAN
RIAN
RussiaToday
Russiepolitics
Rusvesna
Sociologia Critica
StopNATO

1057706624agosto2014106468311512457

L’Ucraina verso la dissoluzione

Xavier Moreau, RealpolitikReseau International 24 agosto 2014

Il sistema ucraino continua nella dissoluzione politica, economica e militare. Il calcolo del Cremlino, che prevede che la realtà economica porti alla ragione il governo oligarchico, sembra funzionare. La questione è ora se ci sarà qualcuno che avvierà le riforme costituzionali per la federalizzazione del Paese.

alexander-zakharchenkoSituazione militare
Il 19 agosto Kiev ha lanciato all’assalto, ancora una volta, le sue forze, e ancora senza risultati. In realtà, avvicinandosi alle truppe ribelli ucraine, nel corpo a corpo, la superiorità della fanteria della Nuova Russia è decisiva, soprattutto contro le truppe demoralizzate o abituate alle zuffe di Majdan. L’artiglieria ribelle, più professionale e manovriera, regolarmente sconfigge quella di Kiev, che si vendica bombardando indiscriminatamente le città. Il rinvio del convoglio umanitario russo non è dovuto alla possibilità che i russi vi nascondano una divisione di paracadutisti o di T-90, ma del fatto che l’aiuto sfida gli sforzi di Kiev nell’affamare il popolo della Nuova Russia. L’intera strategia della junta si basa sulla speranza di ripetere ciò che è successo a Slavjansk. Si noti che il tentativo di tagliare l’acqua a Donetsk è fallito, l’amministrazione comunale è riuscita a ripristinare le stazioni di pompaggio. Stanchi dell’anarchia di Kiev e con il controllo del territorio dei combattenti della Nuova Russia, i russi inviano il loro convoglio, giunto oggi a Lugansk. La crisi umanitaria è innegabile per Kiev, tanto più che il suo esercito ne è anche vittima. L’OSCE continua ad essere d’accordo con la Russia, e i soldati ucraini, non riuscendo a combattere efficacemente i combattenti del Donbas, sono ridotti ai selfie in cui si consegnano prigionieri ai soldati russi. Mentre Pravyj Sektor e SBU torturano e brutalizzano i prigionieri, l’esercito della Nuova Russia illustra come cura correttamente i prigionieri. Gli ucraini catturati sono autorizzati a chiamare le famiglie, avendo un effetto devastante, perché Kiev nega il massacro che subisce il suo esercito. Ancora una volta lo scontro tra barbarie della modernità occidentale e l’Europa cristiana. I russi non hanno bisogno d’inviare materiale perché, come ha sottolineato con umorismo il Premier della RPD Aleksandr Zakharchenko, l’unico affidabile fornitore di armamenti dei ribelli rimane l’esercito ucraino. I russi sicuramente inviano volontari e denaro, ma questa guerra è una guerra civile che Kiev perde, senza ammetterlo. Sembra che la controffensiva annunciata regolarmente tre settimane fa sia iniziata. Su tutti i punti del fronte, le forze kieviane si ritirano. L’obiettivo della Nuova Russia è controllare completamente la zona cuscinetto tra il confine con la Russia e Lugansk. Conseguiti questi primi obiettivi, i federalisti potrebbero reindirizzarsi, se le riserve lo consentono, su Slavjansk e Marjupol. I prossimi giorni decideranno.

Stalingrado, l’offensiva del Tet e anche lo sbarco del 6 giugno 1944
Lo Stato Maggiore della Nuova Russia ha attutato Stalingrado contenendo le forze d’invasione, mentre prepara il contrattacco. Avviando l’offensiva del Tet, rivela all’opinione pubblica ucraina e occidentale che la guerra è lungi dall’essere vinta da Kiev, e che può essere persa. Infine, avendo il governo di Kiev inviato la maggior parte delle proprie forze nel Donbas, ha creato un vuoto tra Donetsk e le altre città orientali: Kharkov, Dnepropetrovsk e Zaporozhe. L’esercito tedesco si trovò nella stessa situazione dopo la battaglia di Normandia. Su richiesta dell’ambasciata degli Stati Uniti, i media francesi hanno spiegato questa debacle come cambio di strategia, “un calcolo intelligente” dice Harold Hyman. Incompetente come i suoi omologhi francesi, ha allegramente confuso munizioni illuminanti e bombe al fosforo, come Frédéric Encel confonde il T-64, prodotto a Kharkov, con il T-72. A sua difesa, a differenza dei suoi omologhi francesi, il giornalista statunitense ha almeno il merito di essere divertente.

Situazione economica
Il primo ministro Jatsenjuk, che certuni fraintendono moderato e ragionevole, impazzisce sulle sanzioni contro la Russia. Gli europei hanno appreso con costernazione che stava per tagliare il flusso di gas dall’Ucraina. L’incredulità è divenuta sconcerto quando ha proposto la privatizzazione parziale della rete dei gasdotti ucraini. Le strutture sono in serio stato di abbandono, nessuno vi vorrà investire. La Shell ha subito declinato l’offerta, preferendo lavorare con la Russia. Tutti aspettano il “South Stream“, mentre i bulgari, minacciati da John McCain e dall’UE, hanno congelato il progetto contro i propri interessi. Sarà interessante vedere come il governo bulgaro si spiegherà con la popolazione questo inverno, se Kiev interrompe il gas. In realtà, l’inverno arriva, ma non il gas. Le forniture alternative si dimostrano una favola, come abbiamo detto fin dall’inizio. Il deficit di gas, che impedisce di riscaldare correttamente le case d’inverno, si aggiunge a quello dell’acqua calda e del carbone (generalmente estratto nel Donbas). In 40 giorni, l’Ucraina passa da esportatrice ad importatrice. La produzione di elettricità, in cui l’Ucraina era esportatrice, sarà gravemente colpita, anche a Kiev. Avendo acquistato boiler e stufe elettriche, si prevede che gli ucraini subiranno il “blackout” questo inverno. L’aiuto del FMI, previsto per il 29 agosto, non è garantito. Data la situazione, il ministro dell’economia Pavel Sheremet s’è dimesso il 21 agosto.

Situazione politica
Le dimissioni del ministro dell’economia non sono un caso isolato. Parubi ha lasciato il Consiglio di Sicurezza Nazionale, dopo aver rinunciato due settimane prima alla segreteria generale. Tatiana Chernovol, altra isterica banderista, nel frattempo, ha lasciato il suo ministero della lotta alla corruzione. Il governo ucraino cede alle minacce di Jarosh. Il capo di “Pravyj Sektor” che non supportando che i suoi scagnozzi vengano arrestati per traffico di armi, aveva minacciato di lasciare il Donbas per Kiev. Secondo voci, Poroshenko ne avrebbe chiesto l’eliminazione e che le unità naziste, prive di professionalità facendone facili bersagli dei ribelli, siano inviate nelle zone più pericolose per essere distrutte (il dispiegamento tragicomico dell’unità in questo video, comporterebbe l’immediata espulsione dalla scuola di fanteria). Diversi capi radicali sono stati feriti o uccisi. L’efficacia di Jarosh ci ricorda quella di un altro grande stratega della seconda guerra mondiale. L’arbitrio domina l’Ucraina. Rapimenti e torture aumentano. Gli scambi di prigionieri e di spoglie umane svelano gli spaventosi maltrattamenti nelle carceri di Kiev. Come se non bastasse, il presidente Poroshenko ha firmato un decreto che autorizza la detenzione di 30 giorni senza l’autorizzazione del giudice. Quindi, i valori statunitensi scompaiono in Ucraina. Majdan viene sgombrata, almeno in parte. Vitalij Klishko ha le mani in tasca e non è mai stato così popolare da quando riempie i cassonetti, evitando di parlare. Così il governo non baderà più al soviet di Majdan, senza suscitare l’indignazione di Anne Tinguy, che si era fatta trascinare, con molta sensualità, dalla felicità del 26 febbraio, prima della costruzione di tale favoloso e originale sistema politico. Nei Carpazi, gli ungheresi chiedono l’indipendenza con il sostegno del partito nazionalista ungherese Jobbik. Sorridiamo pensando a coloro che volevano unire i nazionalisti di tutta Europa. Saremo lieti della reazione di Svoboda e del suo capo Tjagnibok. A Kiev, la situazione è più delicata, l’Ungheria non è solo un membro della NATO ma anche un Paese amico della Russia, con cui condivide valori cristiani, in attesa di riceverne il gas.

Relazioni tra Russia e Ucraina
Il presidente Poroshenko incontrerà Vladimir Putin a Minsk il 26 agosto, ma il suo peso è limitato. Julija Timoshenko, che non ha ancora digerito la sconfitta nella corsa presidenziale, è in agguato con l’accusa di tradimento, nel caso in cui il presidente ucraino accetti la federalizzazione. E’ supportata da Igor Kolomojskij, in procinto di sequestrare Odessa e metterla a disposizione della “principessa del gas”, con il suo esercito privato composto dai banditi armati di Pravyj Sektor. Se Poroshenko vuole fare qualcosa, come la costituzione ucraina, prima o poi dovrà mettere in conto le dimissioni. Eletto per fare la pace, è sempre più impopolare e rischia di perdere le elezioni parlamentari. Beneficerebbe in tale caso del sostegno francese e russo. La domanda è se Angela Merkel, che l’incontrava a Kiev il 23 agosto, saprà fargli dimenticare il revanscismo antirusso. La Russia è l’unico Paese interessato ai risultati delle indagini sulla distruzione del Boeing malese. Scommetto che la relazione, se ci sarà, farà storia sui media francesi, come l’omicidio di James Foley, presumibilmente detenuto da Bashar al-Assad dal 2012.

Fallimento delle sanzioni
Le sanzioni sono un fallimento quasi totale. L’UE, che non dubita di nulla, chiede al Sud America di sanzionare la Russia, così come la Serbia. La risposta non si è fatta attendere. Gli statunitensi sperano su Cina e Corea, Washington spera, con grande ottimismo e candore, che facciano pressione. Il Giappone continua a fingere. I contadini russi e serbi possono così ringraziare UE e NATO. Da parte sua, la Russia batterà nel 2014 il record di produzione del grano, ed ha anche firmato un contratto di forniture dall’Egitto nell’ambito della politica araba ereditata dall’Unione Sovietica. Con le sanzioni, il valore delle azioni delle aziende agricole russe è aumentato del 20%. I 125 milioni proposti dall’UE sono soltanto una goccia nell’oceano del disastro, gli ideologi pro-europei cercano di spiegare ai produttori europei che è ancora più difficile per i russi. Anche se ciò fosse vero, sarebbe una magra consolazione per i contadini francesi che, a differenza di Bruxelles e Washington, non sono in guerra contro la Russia; né per i lettoni, troppo stanchi, o gli spagnoli che ora protestano apertamente. Povero Jacques Rupnik che vede nella crisi ucraina un test per l’Europa (in realtà l’UE, ma la distinzione è troppo sottile per il suo entusiasmo da tifoso). Sarà servito. UE e NATO vivono ancora nel 1990, ed è tempo che la Francia entri nel ventunesimo secolo e smetta di seguire i capricci della Polonia rivolgendosi ai BRICS e all’Asia. Per ora, la Francia ha giocato bene la sua parte alla mostra degli armamenti di Mosca, dal 13 al 17 agosto, quando Dimitri Rogozin ha annunciato che le società presenti nei momenti difficili non sarebbero state dimenticate. Su Exxon-Mobil, di cui abbiamo discusso nell’ultima analisi, la compagnia petrolifera non ha mostrato alcun interesse per i tubi arrugginiti di Naftogaz, ma tuttavia ha inaugurato in diretta, con Putin e Igor Sechin (sulle liste delle sanzioni) la sua prima perforazione USA-Russia nell’Artico, il 9 agosto. La Russia si aspetta che la situazione si calmi. Le sanzioni saranno una doccia fredda per l’UE, che chiaramente pensava che Mosca si sarebbe fatta punire come un discolo. Il governo francese, di cui si deve salutare la perseveranza sulla Mistral, è stato trascinato in sanzioni stupide e sterili per via della nullità degli “esperti” consultati sulle questioni russe e ucraine. I giornalisti francesi, naturalmente, non contano e Gomart, Encel, Tertrais, Rupnik e altri Heisbourg, la cui incompetenza lede gravemente gli interessi francesi, devono sparire. La Fondazione per la Ricerca Strategica e l’IFRI devono recuperare con urgenza, assolutamente e seriamente.

MAPInsomma
Concludendo con una nota umoristica, vi presentiamo un video su come si gioca con i bambini in Galizia. E’ più simile a una cerimonia voodoo, dopo una tale infanzia, anche un Oleg Tjagnibok è scusato… Infine, ultima e grande novità, il bilancio per produrre RussiaToday in francese, 29 milioni di euro, è stato votato. Il Cremlino prende in considerazione la mancanza di libertà d’espressione in Francia e cerca di porvi rimedio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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