Malaysian Airlines MH370: Inside job?

Aangirfan 16 marzo 20141
no-clue-about-malaysia-airlines-mh370Il 16 marzo 2014, l’esperta di antiterrorismo inglese dr.ssa Sally Leivesley avrebbe detto che, nel caso MH370, sembra che vi sia la pianificazione di qualcuno dalle ampie ed avanzate conoscenze ingegneristiche. I dirottatori avrebbero cambiato velocità, altitudine e rotta dell’MH370 inviando segnali radio al sistema di controllo del volo di bordo. Possono averlo fatto atterrare o schiantare via telecomando. Tra i possibili colpevoli una potenza straniera.
James R. ha detto: “L’annuncio che l’MH 370 era ancora in volo e che venne rilevato sul radar alle 08:11, indica che le ricerche sul mare della Cina meridionale siano state una perdita di tempo farsesca. Eppure qualcuno ha avuto questa informazione ed apparentemente non fece nulla, lasciando che l’inutile ricerca continuasse per quasi una settimana. Le informazioni rilasciate dalle autorità malesi indicano che l’aereo fu dirottato via telecomando. L’equipaggio non poteva nascondere l’aeromobile ai radar. Il radar non dipende da alcuna attrezzatura sull’aereo, non può essere spento. Solo notevoli capacità di guerra elettronica possono far scomparire un aereo dai radar sull’oceano… quasi certamente gli Stati Uniti o una società alleata sotto il loro controllo (hanno fatto sparire l’aereo)“. Come riportato dal Telegraph, è emersa la prova di un possibile complotto della CIA in stile 11/9 riguardo l’MH370. Sajid Muhammad Badat di origine inglese, un agente ‘CIA-MI6-al-Qaida‘, ha recentemente detto in tribunale che 4-5 malesi progettavano di dirottare un aereo usando una bomba nascosta in una scarpa per abbattere la porta della cabina di guida. Saajid Muhammad Badat ha detto che aveva incontrato agenti malesi di CIA-MI6-al-Qaida, uno dei quali pilota, in Afghanistan dandogli una bomba-scarpa da utilizzare per prendere il controllo di un aeromobile. La possibilità di un tale complotto, ordito dalle menti della CIA degli attacchi dell’11/9 alle Torri Gemelle di New York, è stata sostenuta dall’ammissione di Najib Razak, primo ministro della Malesia, secondo cui i sistemi di comunicazione del Boeing 777 furono deliberatamente spenti “da qualcuno a bordo”. I genitori di Sajid  Muhammad Badat, Muhammad Badat e Zubayda Patel, giunsero in Gran Bretagna dal Malawi, dove facevano parte della comunità asiatica portatavi per governare il Paese quando era una colonia inglese. Suo padre è un giornalaio e ancora gestisce l’edicola. Badat frequentò il ginnasio Cript nel Regno Unito, dove ebbe il diploma.

article-2134056-02397C260000044D-390_634x427Il 15 marzo 2014, il primo ministro malese Najib Razak ha detto:
1. il Volo 370 è stato probabilmente dirottato da qualcuno a bordo
2. il Volo 370 ha volato per più di sette ore, e potrebbe aver raggiunto il Kazakhstan
Il primo ministro Najib Razak ha detto che anche se i movimenti fossero stati coerenti con atti deliberati, ciò non confermava che l’aereo fosse stato dirottato. In relazione all’MH370, funzionari e altri hanno fatto dichiarazioni contrastanti, suggerendo che alcuni di loro possano avere qualcosa da nascondere.
1. Una teoria, avanzata dalla Professional Pilots Rumour Network, afferma che l’MH 370 è stato colpito da missili e che i Paesi limitrofi sono coinvolti in una cover-up o cospirazione. Tuttavia, i satelliti statunitensi non avrebbe rintracciato alcuna esplosione.
2. C’erano voci secondo cui l’MH370 era atterrato in Cina, a Xian o Nanjing. Queste voci sono state smentite dalle Malaysian Airlines.
3. Le Malaysia Airlines inizialmente dissero che l’MH370 perse il contatto con il controllo del traffico aereo alle 02:40. Le Malaysia Airlines più tardi disse che il contatto fu perso alle 01:30, come mostrano i dati sui siti web di monitoraggio dei voli.
4. Il governo malaysiano ha detto, il giorno della scomparsa dell’MH370, che c’erano indicazioni che l’aereo aveva ‘tentato di rientrare’. Giorni dopo, un ufficiale avrebbe detto che i militari avevano rilevato quello che poteva essere l’aereo sulle registrazioni radar della difesa aerea, indicando che l’aereo potrebbe aver volato sullo Stretto di Malacca. Il generale malese Rodzali Daud più tardi disse che “non fece tali dichiarazioni“.
5. Funzionari malesi, inizialmente dissero che quattro o cinque passeggeri avevano fatto il check-in per il volo, ma non salirono a bordo e il loro bagaglio fu sbarcato dall’aereo. Giorni dopo, i funzionari malesi dissero che nessun bagaglio era stato rimosso.
6. Il ministro degli Interni malese Ahmad Zahid Hamidi inizialmente descrisse i due passeggeri con i passaporti rubati dai lineamenti asiatici. Il giorno dopo, il capo dell’aviazione civile della Malesia, Azharuddin Abdul Rahman, sembrava indicare che uno di questi passeggeri fosse nero. I due uomini furono successivamente identificati dall’Interpol come iraniani. Le foto dei due uomini diffuse dalla polizia malese, dalle gambe identiche, si sono rivelate manipolate digitalmente. La risposta malese al volo scomparso MH370
7. Il Wall Street Journal ha detto che investigatori dell’aviazione e funzionari della sicurezza nazionale statunitensi credevano che l’aereo, dopo la scomparsa, avesse volato per cinque ore, secondo i dati scaricati automaticamente dai motori dell’aereo. Tuttavia, il 14 marzo 2014, la Rolls-Royce avrebbe detto di essere d’accordo con il governo malese, secondo cui l’MH370 non può aver volato per ore dopo la scomparsa.

Missing Malaysian Airways.jpgSopra, vediamo la distanza minima, circa 2500 chilometri, che l’MH370 può aver coperto dopo la ‘scomparsa’.
La Rolls-Royce concorda con la Malaysia sui dati dei motori del jet scomparso

Army-bases-online_2614912aLe principali basi militari. 8) Brunei, 10) Corea del Sud, 11) Giappone
L’MH370 avrebbe potuto raggiungere alcune delle basi militari qui sopra.
12) Guam – Andersen Air Force Base.
14) Diego Garcia.
C’è una base militare nelle isole Andamane
L’MH370 potrebbe essere stato costretto ad atterrare a Guam? Guam potrebbe essere stato il bersaglio di un complotto terroristico con questo aereo? Nel febbraio 2014, sull’Andersen Air Force Base di Guam, più di 1800 effettivi e circa 50 aeromobili di US Air Force, US Navy, Japan Air Self-Defense Force, Royal Australian Air Force e Republic of Korea Air Forces si riunirono per un’esercitazione militare. L’esercitazione era caratterizzata da velivoli comando e controllo (AWACS) di Stati Uniti, JASDF e RAAF. Cope Nord 2014 inizia sull’Andersen AFB a Guam

Foreign Observers/Valiant ShieldAndersen Air Force Base, Guam: Colonnello Charles McMillan, Comandante del 36.th Contingency Response Group, saluta i membri del ministero della Difesa cinese ad Andersen, 19 giugno 2006. Più di 40 osservatori di diversi Paesi, tra cui Cina, Australia, Giappone, India, Singapore, Repubblica di Corea e Russia assistettero a Valiant Shield, esercitazione che mostrava la capacità degli Stati Uniti e l’interoperabilità nella cooperazione come forza congiunta. Valiant Shield
Alcune domande sul Malaysia Air Flight 370

adamanL’ultima traccia sui radar militari suggerisce che l’aereo volava verso le isole Andamane dell’India, un arcipelago tra il Mar delle Andamane e il Golfo del Bengala.I dati dei radar: esclusivo
L’India ha una base navale nelle isole Andamane. Nel 2013, gli Stati Uniti avrebbero avuto dei piani per una base aerea nelle Isole Andamane. I piani per una base militare degli Stati Uniti nelle isole Andamane
L’ambasciatore malese in Cina ha ricevuto conferma che i militari malesi avevano rilevato un jet ignoto solo un’ora dopo che il volo MH370 era svanito. Jet Rogue

NATO-E-3-AWACSSi ritiene che il Volo 377 delle compagnie aeree malesi sarebbe stato dirottato da un aereo AWACS dell’aviazione statunitense. L’11/9 aerei AWACS furono visti osservare o controllare i crash contro le torri gemelle. (JimStone freelance)
Gli Stati Uniti hanno basi per aerei AWACS in Asia. AWACS significa ‘Allarme e controllo precoce aeroportato’.

04119845-1024x958I due uomini con “passaporti rubati”. Malaysia Airlines e il caso delle gambe mancanti
Il Wall Street Journal ha riportato che gli investigatori statunitensi sospettano che il jet di linea malese scomparso abbia volato per 4-5 ore una volta perso il contatto con i controllori del traffico aereo. Ciò sulla base di dati provenienti dai motori dell’aereo, che vengono scaricati e trasmessi a terra automaticamente nei programmi di manutenzione ordinaria. L’aereo scomparso delle Malaysia Airlines ha ‘volato per quattro ore’ dopo la scomparsa dai radar…
Il 13 marzo 2014, le autorità malesi hanno detto che non vi era alcuna prova che l’aereo di linea avesse volato per ore dopo aver perso il contatto con i controllori del traffico aereo, continuando a trasmettere i dati tecnici. La Malaysia dice che non c’è alcuna prova che l’aereo scomparso abbia volato per ore dopo aver perso i contatti

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaporti rubati – Malaysian Airlines MH370

Aangirfan 11 marzo 2014

Rodzali_Daud_09032014_840_521_100Il Comandante delle forze aeree della Malesia, Generale Rodzali Daud

La Royal Malaysian Air force respinge un articolo del quotidiano Berita Harian secondo cui il comandante dell’aviazione avrebbe detto che l’aereo avrebbe virato attraversando la Malesia e volando ad ovest dello Stretto di Malacca.” MH370 rivelato
L’11 marzo 2014, tre giorni dopo la scomparsa dell’aereo, il comandante dell’aviazione della Malaysia, Generale Rodzali Daud, avrebbe detto a un giornale malese che i militari ricevevano “segnali” dall’aereo dopo che aveva smesso di comunicare con i controllori, virando da nord-est verso ovest, abbassando la quota e volando per centinaia di miglia sulla penisola della Malesia e sullo stretto di Malacca prima che le tracce svanissero. Tengku Sariffuddin Tengku Ahmad, portavoce del primo ministro, ha detto in un’intervista telefonica, di aver contattato i comandi militari che gli dissero che non vi era alcuna prova che l’aereo avesse riattraversato la penisola malese. “Il governo e la compagnia aerea hanno rilasciato informazioni imprecise, incomplete e talvolta inaffidabili, dove funzionari civili a volte contraddicevano i militari.” Il Generale Tan Sri Rodzali Daud, comandante della Royal Malaysian Air Force (RMAF), ha fatto la seguente dichiarazione ufficiale: “L’ultima volta che l’aereo è stato rilevato dalla torre di controllo era presso Pulau Perak nello stretto di Malacca, alle 2.40 del mattino, prima che il segnale scomparisse senza lasciare traccia. Tengo a precisare che non ho fatto dichiarazioni in precedenza”. L’articolo di Berita Harian su ricerca e salvataggio-Rodzali Daud
Il comandante dell’aviazione aveva detto che, secondo i radar militari, il Malaysian Airlines MH370 aveva virato e volato per centinaia di chilometri verso ovest, dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo civile. “Ha cambiato rotta dopo Kota Bharu ed ha abbassato la quota. Ed era sullo Stretto di Malacca“, ha detto l’alto ufficiale militare malese a Reuters. Ciò sembrerebbe escludere un guasto meccanico improvviso, in quanto significherebbe che l’aereo ha volato per almeno 500 km dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo. Le autorità malesi avevano detto in precedenza che il volo MH370 era scomparso circa un’ora dopo il decollo da Kuala Lumpur. I militari della Malaysia hanno rintracciato l’aereo scomparso sulla costa occidentale. L’eco radar fu visto l’ultima volta nei pressi di Pulau Perak nello Stretto di Malacca. La Polizia di Bharu ha confermato che abitanti locali hanno detto di aver visto luci e un aereo a bassa quota su Bharu. Aviation Herald

Search Continues For Missing Malaysian Airliner Carrying 239 PassengersL’International Business Times suggerisce che il volo Malaysia Airlines MH370 sia stato dirottato. Vari giornali riportano che, parecchio tempo dopo che l’aereo era scomparso, i cellulari dei passeggeri funzionavano quando venivano chiamati dai parenti. Ma tali affermazioni non sono state raccolte. La sorella di uno dei passeggeri cinesi ha riferito: “Questa mattina, intorno alle 11:40, ho chiamato il numero di mio fratello due volte, che sentivo squillare. Alle 14:00, ho chiamato ancora e ancora sentivo squillare”. Un cinese ha chiamato il fratello sull’aereo scomparso, ed ha riferito che il telefono suonò tre volte prima di sentirlo riagganciare.
20 passeggeri dell’aereo scomparso sono “scienziati elettronici di fama mondiale” della Freescale Semiconductor di Austin. Secondo una teoria questi scienziati saprebbero far scomparire un aereo. L’aereo della Malaysia occultato da armi elettroniche? 20 passeggeri erano esperti di guerra elettronica.
Etihad 777 flightPattaya, in Thailandia, è un’importante base della CIA ed alleati. Un agente turistico di Pattaya ha detto che, il 1° marzo 2014, un uomo d’affari iraniano, il ‘signor Ali’, chiese di prenotare i biglietti per due uomini, di cui si scoprì avere passaporti rubati. Inizialmente li prenotò per altre compagnie aeree, ma tali prenotazioni scaderono. Quindi, il 6 marzo, li prenotò di nuovo per il volo Malaysian Airlines MH370. Nel 1955, si ritiene che un uomo delle pulizie dell’Hong Kong International Airport sia riuscito a piazzare una bomba su un volo Air India per Giacarta che si credeva avesse a bordo il premier cinese Zhou Enlai. Ma Zhou non viaggiava, ma il velivolo fu distrutto. Il 7 marzo 2008 (quasi sei anni prima del giorno della scomparsa dell’MH370), una 19enne di nome Guzalinur Turdi avrebbe tentato di distruggere un volo della China Southern in viaggio da Urumqi, nella provincia dello Xinjiang, a Pechino.

azharuddin-abdul-rahman-ahmad-jauhari-yahyainIl capo dell’aviazione civile Malesia Azharuddin Abdul Rahman ha detto che i due uomini che si erano imbarcati non avevano un ‘aspetto asiatico’. Un giornalista gli chiese chi sembrassero ‘grosso modo’. Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Conosce un calciatore di nome (Mario) Balotelli? È un italiano. Sapete che aspetto ha?’ Un giornalista rispose, ‘E’ nero?’ Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Sì’.

IranAir_Flight_655_by_kombizzSecondo fonti, la CIA e i suoi alleati abbatterono il volo PanAm 103 su Lockerbie. Nel 1988, l’incrociatore lanciamissili dell’United States Navy, USS Vincennes, abbatté l’Iran Air Flight 655, un volo di linea dell’Iran Air da Teheran a Dubai. L’attacco avvenne nello spazio aereo iraniano, sulle acque territoriali iraniane nel Golfo Persico, e sulla consueta rotta di volo. Il velivolo, un Airbus A300-203B2, fu distrutto da un missile superficie-aria SM-2MR sparato dal Vincennes. Tutti i 290 passeggeri a bordo, tra cui 66 bambini e 16 membri dell’equipaggio, morirono.

abu-nidalAbu Nidal avrebbe effettuato l’attentato di Lockerbie. Abu Nidal era un agente degli Stati Uniti. L’ex-deputato laburista inglese Tam Dalyell ed il professore di diritto di Edimburgo Robert Black “per molto tempo credettero che Abu Nidal, morto in Iraq nel 2002, e il suo PFLP-GC, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (sbagliato, il gruppo di Nidal si chiamava Fatah, il FPLP-GC è sempre stato guidato da Ahmad Jibril, suo nemico mortale. NdT), fossero responsabili della bomba che fece esplodere il volo Pan Am 103 su Lockerbie il 21 dicembre 1988, con la perdita di 270 vite umane“. Dalyell e Black sollecitarono i governi scozzese e inglese a rispondere alle notizie secondo cui Abu Nidal fosse un agente degli Stati Uniti. (Was Lockerbie suspect working for US? – Scotsman.com NewsAbu Nidal – Mossad terrorist) (Abu Nidal, notorious Palestinian mercenary, ‘was a US spy’, Lockerbie is about heroin)

malaysia-airlines-mh370-search-areaI due passeggeri che viaggiavano con passaporti rubati sul volo della Malaysia Airlines MH370 sarebbero stati iraniani. Un amico di uno degli iraniani ha detto alla BBC Persia di aver ospitato la coppia a Kuala Lumpur dopo il loro arrivo dall’Iran, giorni prima del volo per Pechino. La fonte, che sostiene di conoscere uno degli uomini fin dalla scuola in Iran, ha detto che i due avevano acquistato i passaporti falsi perché volevano emigrare in Europa. Avevano comprato i passaporti a Kuala Lumpur, nonché biglietti per Amsterdam, via Pechino. Il corrispondente ha detto a BBC Persia che uno degli iraniani andava a Francoforte, in Germania, dove vive sua madre, mentre l’altro voleva recarsi in Danimarca. Il corrispondente di BBC Persia ha detto al Telegraph che i due iraniani stavano “cercavano un posto dove stabilirsi“. (Mirror) Non ci fidiamo di BBC o Telegraph. Sembra una montatura creata dagli spettri.

MH370-Malaysia_Airlines-mas-last-location-graphics-updated-080314-kamarul_540_342_100Il 9 marzo 2014, un gruppo chiamato Brigata dei Martiri cinesi ha rivendicato la scomparsa del volo Malaysia Airlines MH370. Il gruppo, sconosciuto prima d’ora, ha inviato una mail ai giornalisti in  Cina che dice: “Tu uccidi uno del nostro clan, noi ne uccideremo 100 di voi per risposta“. Il ministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Seri Hishammuddin Hussein, ha detto ai giornalisti di dubitare della legittimità della rivendicazione. Altri funzionari hanno detto che la dichiarazione è  un falso per aumentare le tensioni etniche tra uiguri e cinesi Han dopo il recente attentato all’arma bianca nella città sud-occidentale di Kunming, il 1° marzo, che ha lasciato 29 morti e 140 altri feriti. Il comandante dell’aviazione civile della Malesia Azaharuddin Abdul Rahman ha detto che i funzionari avevano esaminato il nastro di sorveglianza dell’ingresso all’aereo e ora dicono che la coppia non era asiatica, come inizialmente indicato. “Abbiamo confermato che non sono maschi asiatici, ha detto Rahman, aggiungendo che uno degli uomini era nero. Uno era stato identificato, dissero i funzionari, anche se si rifiutarono di comunicare nome o nazionalità. Un’operatrice telefonica cinese della compagnia aerea KLM ha confermato che i passeggeri che viaggiavano con i passaporti rubati avevano prenotato biglietti di sola andata sullo stesso volo KLM, da Pechino a Amsterdam”. Gruppo cinese rivendica la scomparsa del jet

Operation-Northwoods-1L’operazione Northwoods del Pentagono. Un aereo doveva essere abbattuto e l’incidente attribuito a Cuba. Di chi è la colpa del 9/11?
Il South China Morning Post ha detto che il capo dei servizi segreti di Taiwan aveva ricevuto un’allerta su “attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Pechino“, il 4 marzo, tre giorni dopo l’assalto alla stazione ferroviaria di Kunming in Cina, che lasciò 29 morti. “I capi della sicurezza  avrebbero ricevuto l’allerta sulle China Airlines, dopo una telefonata alla società la mattina della giornata, da un uomo che parla in francese e sosteneva di voler avvertire su possibili attività terroristiche“. Taiwan avvertita di un possibile attentato in Cina
Il ministro degli Interni della Malesia ha detto che i due passeggeri con i passaporti rubati che salirono sull’aereo della Malaysia Airlines scomparso avevano “caratteristiche facciali asiatiche“, secondo un articolo.

flugzeugabsturz-der-screenshot-von-flightradar24-com-zeigt-die-letzte-bekannte-position-des-malaysian-airlines-fluges-mh370-auf-dem-weg-von-kuala-lumRupert Murdoch twitta che i jihadisti sono responsabili dell’incidente della Malaysian Airlines. Murdoch la vede come un’opportunità degli Stati Uniti per avvicinarsi alla Cina.
Rupert Murdoch @ rupertmurdoch
Il crash del 777 conferma che i jihadisti vogliono creare problemi alla Cina. Chance per gli Stati Uniti di fare causa comune, amicizia con la Cina mentre la Russia minaccia.
15:15 – 9 marzo 2014
I “terroristi” responsabili dell’incidente aereo della compagnia malese? I timori crescono con la scoperta che due passeggeri usavano passaporti rubati. “Un funzionario europeo si è detto sorpreso che fosse stato possibile il check-in di passaporti rubati all’aeroporto di Kuala Lumpur e che un avviso avrebbe dovuto apparire sul computer dell’agente della compagnia aerea“. I passaporti rubati aggiungono mistero sulla scomparsa della Malaysia Airlines
Cinque passeggeri prenotati non erano a bordo. La BBC ha confermato che un uomo che usava  un falso passaporto italiano e un altro con un falso passaporto austriaco, acquistarono i biglietti nello stesso momenti, ed entrambi prenotarono la stessa coincidenza da Pechino all’Europa“. L’aereo scomparso della Malaysia Airlines ‘potrebbe essere tornato indietro’
Un anonimo funzionario del governo statunitense ha detto al New York Times che il Pentagono ha rivisto il sistema di rilevazione flash nel mondo, e ha visto alcun segno di un’esplosione. Agenzie antiterrorismo allertate sul volo scomparso MH370 della Malaysian Airlines

73483790_china_malaysia_plane3_624Parte della ‘pianificazione della CIA’ degli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti avvenne in Malesia. Malesia e 9/11 ‘L’ideatore’ dei “bombardamenti della CIA” sull’isola indonesiana di Bali, nel 2002, Riduan Isamuddin, è malese. La CIA in Malesia e Indonesia, Hambali/ La bomba di Bali – Inside Job.
Nel caso del volo MH370 della Malaysia Airlines, le autorità malesi indagano sulla possibile falla dopo l’allerta sui passaporti rubati. La notizie sui due passeggeri, italiano e austriaco, indicati sul volo ma che non sono mai saliti a bordo dell’aereo. L’italiano Luigi Maraldi e l’austriaco Christian Kozel ebbero i loro passaporti rubati qualche tempo fa. Il Viceministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Aziz Kaprawi, ha detto che le autorità indagano su una possibile falla. Secondo The Telegraph, il 37enne Maraldi ha detto ai suoi genitori che era in Thailandia e non era mai salito sul volo, dopo che il suo nome era apparso sui giornali. In un articolo di The Guardian, il portavoce del ministero degli Esteri austriaco Martin Weiss avrebbe detto che il cittadino austriaco indicato è al sicuro in Austria e che alcuni anni fa ebbe il passaporto rubato in Thailandia. I passaporti dei dirottatori dell’11 settembre furono emessi dalla CIA – Whistleblower Michael Springmann

china-malaysiaIl presidente cinese Xi Jinping e il Primo ministro della Malesia Najib Razak a Kula Lumpur, ottobre 2013. Nell’ottobre 2013, “Cina e Malesia decisero di rafforzare i rapporti e di raddoppiare il commercio bilaterale a 160 miliardi dollari entro il 2017. Gli osservatori ritengono che l’accordo sottolinei la crescente influenza della Cina nella regione, in un momento in cui gli Stati Uniti lottano contro la crisi politica e fiscale interna. I leader dei due Paesi annunciarono l’intenzione di aumentare la cooperazione economica e della difesa e il presidente cinese Xi Jinping ha detto nella conferenza stampa nella capitale amministrativa malese Putrajaya: ‘Abbiamo deciso di rafforzare la nostra partnership nella difesa navale, le esercitazioni militari congiunte per combattere terrorismo e la criminalità transnazionale e di promuovere la sicurezza’”. Cina e Malesia allargano i rapporti nella difesa ed economici

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il principe Bandar se ne va?

Viktor Titov  New Oriental Outlook 18/02/2014
386618Il 17 febbraio la Tv iraniana ha riferito che il direttore generale dell’agenzia d’intelligence saudita principe Bandar potrebbe presto essere dimesso. Oggi Bandar è a Washington, in cura presso la Johns Hopkins Hospital e in previsione d’incontrare il senatore John McCain. Nella stessa data numerosi siti hanno rivelato il nome del suo possibile successore, il 54enne principe Muhammad bin Nayaf. Nominato ministro degli Esteri del regno nel novembre del 2012, prima era assistente per gli affari di sicurezza del ministro degli Interni. In questo reparto si distinse per le efficaci misure antiterrorismo e la lotta contro “la setta errante”, come viene chiamata “al-Qaida” in Arabia Saudita. Nel 2009, Mohammed bin Nayaf sopravvisse ad un tentativo di assassinio, venendo  leggermente ferito e ustionato. Muhammed bin Nayaf è il nipote del monarca saudita e figlio del principe ereditario Nayaf bin Abdul-Aziz al-Saud, morto nel giugno 2012. Il principe ereditario ha occupato la carica di ministro degli Interni per decenni. Quindi non sorprende che Muhammad bin Nayaf sia considerato da molti il prossimo re dell’Arabia Saudita.
Può sembrare che sia ancora troppo presto per le dimissioni del principe Bandar, dato che è  direttore generale dell’Agenzia d’intelligence saudita da soli 18 mesi, mentre gode del favore di re Abdullah. Ma oltre alle possibili condizioni di salute, le dimissioni potrebbero essere provocate da una serie di fattori. Bandar è il principale responsabile saudita dei tentativi di rovesciare il regime siriano, anche con la cooperazione dei terroristi. Lo stesso tipo di “attenzione” è adottata da Bandar in Iraq, dove la maggioranza sciita guidata da Nuri al-Maliqi è al potere. Tuttavia, nonostante il generoso sostegno finanziario, tutti i tentativi di Bandar sono falliti. Il passo successivo fu il coinvolgimento nel caso chiaramente fabbricato del presunto utilizzo di armi chimiche da parte delle autorità siriane, mentre quelle “sostanze” provenivano dalla Libia per l’opposizione che successivamente le utilizzò. Da allora il principe è diventato imprudente. L’anno scorso Bandar fu a Mosca per due volte, dove cercò di ricattare il presidente russo Vladimir Putin, affermando di controllare i militanti del Nord Caucaso che potevano attaccare i Giochi Olimpici di Sochi 2014, ma Mosca rifiutò di cambiare posizione sulla Siria. Così Bandar decise di spaventare la Russia. Inoltre non bisogna dimenticare che il principe è sospettato del coinvolgimento nella tragedia dell’11 settembre 2001, quando era l’ambasciatore saudita a Washington.
E’ chiaro che ora i governanti dell’Arabia Saudita e i funzionari degli Stati Uniti cercano di prendere le distanze da quest’uomo, che non ha esitato a utilizzare il terrorismo per raggiungere i suoi obiettivi politici attraversando così tutte le linee “rosse” pensabili. La lotta per il trono saudita è accesa e lo spietato principe Bandar con i suoi sporchi trucchi può facilmente affrontare qualsiasi  concorrente. Quanto a Muhammad bin Nayaf, rientra assai bene nel ruolo di futuro monarca, essendo un rappresentante della generazione più giovane dalla reputazione di duro combattente contro il terrorismo. Dovremmo assistere ad alcuni passi concreti nel prossimo futuro che permetterebbero la sostituzione di Bandar, dato che i cambiamenti realmente attesi in tale regno sono eccessivamente prudenti.

Viktor Titov, PhD in Storia, osservatore politico del Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’US Special Operations Command (SOCOM), svelati i segreti dell’esercito segreto

Nick Turse Global Research, 27 gennaio 2014

mcraven obamaAgiscono nello splendore verde della visione notturna nel sud-ovest asiatico e negli agguati nelle giungle del Sud America. Strappano [1] gli uomini dalle loro case nel Maghreb [2] e attaccano militanti pesantemente armati nel Corno d’Africa. Sentono gli spruzzi salati quando volano sulle onde turchesi dei Caraibi e azzurro intenso del Pacifico, svolgono missioni nei soffocanti deserti del Medio Oriente e nella gelida Scandinavia [3]. L’amministrazione Obama ha intrapreso una guerra segreta planetaria [4] la cui ampiezza finora non è mai stata pienamente rivelata. Dall’11 settembre 2001, le forze speciali degli Stati Uniti sono cresciute in modo inimmaginabile, sia in numeri che in budget. La cosa più significativa, tuttavia, è l’aumento delle operazioni speciali a livello globale. Questa presenza, oggi in quasi il 70% delle nazioni del mondo, fornisce un’ulteriore prova della dimensione e della portata della guerra segreta che si estende dall’America Latina alle terre più remote dell’Afghanistan, dalle missioni di addestramento con i loro alleati africani alle operazioni di spionaggio nel cyberspazio. Come notato, negli ultimi giorni della presidenza Bush, le forze speciali erano dispiegate [5] in 60 Paesi nel mondo. Nel 2010 erano 75, secondo [6] Karen DeYoung e Greg Jaffe del Washington Post. Nel 2011, il portavoce del Special Operations Command (SOCOM), colonnello Tim Nye disse  [7] a TomDispatch che la cifra totale era 120. Attualmente, questa cifra è ancora più elevata. Nel 2013, le forze d’elite statunitensi sono state schierate in 134 Paesi nel mondo, secondo il comandante Matthew Robert Bockholt, delle Pubbliche Relazioni del SOCOM. Tale aumento del 123% nel decennio di Obama dimostra come, oltre alla guerra convenzionale e alla campagna dei droni della CIA [8], alla diplomazia pubblica e all’ampio spionaggio elettronico [9], gli Stati Uniti siano impegnati in un’altra forma importante e crescente di proiezione di potenza all’estero. In gran parte condotte nell’ombra dalle truppe d’elite degli Stati Uniti, tali missioni avvengono lontano da occhi indiscreti, dei media e da qualsiasi tipo di controllo esterno, aumentando la possibilità di ritorsioni dalle conseguenze imprevedibili e catastrofiche.

Un settore in crescita
Formalmente istituito nel 1987, il Comando Operazioni Speciali è cresciuto rapidamente con l’11 settembre. Siamo stati informati che il SOCOM starebbe per raggiungere i 72000 effettivi nel 2014, dai 33000 nel 2001. I finanziamenti globali sono aumentati in proporzioni geometriche, tanto che il bilancio del 2001 di 2,3 miliardi di dollari ha raggiunto i 6,9 miliardi nel 2013 (10,4 se si aggiungono i finanziamenti supplementari). Lo schieramento di effettivi all’estero è esploso da 4900 uomini nel 2011 a 11500 nel 2013. In una recente indagine [10], TomDispatch, consultando i comunicati stampa del governo, documenti aperti e notizie, ha trovato le prove che le forze speciali degli Stati Uniti hanno cooperato con gli eserciti di 106 nazioni nel 2012-2013. Inoltre, durante il periodo i cui è stato preparato questo articolo, circa un mese [11], il SOCOM ha fornito statistiche precise sul numero totale di Paesi in cui ha schierato personale speciale: Berretti Verdi e Rangers, Navy SEAL e commando Delta Force. “Non l’abbiamo a portata di mano“, disse Bockholt del SOCOM in una intervista telefonica, mentre l’articolo era quasi finito. “Dobbiamo cercare tra molte altre cose. Ci vuole molto tempo“. Poche ore dopo, poco prima della pubblicazione, rispose alla domanda fattagli a novembre. “Le forze speciali sono state schierate in 134 Paesi“, nell’anno fiscale 2013, ha detto Bockholt in una e-mail.

Operazioni speciali globalizzate
6a0133f3a4072c970b014e884f866b970d-350wiL’anno scorso, il capo del Comando Operazioni Speciali, ammiraglio William McRaven, ha spiegato la sua visione della globalizzazione delle operazioni speciali. In una dichiarazione alla Commissione forze armate del Congresso, ha detto: “USSOCOM lavora a migliorare la rete globale delle forze per le operazioni speciali, supportando le nostre relazioni inter-istituzionali e i nostri partner internazionali, in modo da avere ampia conoscenza delle minacce e opportunità emergenti. La rete consente una presenza limitata e persistente nelle aree critiche e facilita l’opportunità di attuarle ove necessario e opportuno“. Anche se questa “presenza” può essere limitata, la portata e l’influenza di tali forze speciali è un’altra questione. Il salto del 12% di schieramenti, da 120 a 134, durante il periodo McRaven, ne riflette il desiderio di piazzarsi sul campo in tutto il pianeta. Il SOCOM non cita le nazioni interessate, rispettando la sensibilità delle nazioni ospiti e degli effettivi statunitensi, ma gli schieramenti che conosciamo gettano un po’ di luce sulla piena portata delle missioni segrete dell’US Army nel mondo. Ad esempio, gli scorsi aprile e maggio, il personale delle Operazioni Speciali ha partecipato ad esercitazioni a Gibuti, Malawi e isole Seychelles nell’Oceano Indiano. A giugno, i SEAL dell’US Navy si sono riuniti con forze irachene, giordane, libanesi e di altri alleati mediorientali realizzando simulazioni di guerra asimmetrica ad Aqaba, in Giordania. Il mese successivo, i Berretti Verdi si recarono a Trinidad e Tobago per avviare piccole unità tattiche  con le forze locali. Ad agosto, i Berretti Verdi hanno addestrato i marinai dell’Honduras [12] nel sabotaggio. A settembre, secondo il comunicato stampa [13], le forze speciali degli Stati Uniti si sono unite alle truppe d’elite dei 10 Paesi membri dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico: Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar e Cambogia, così come con le loro controparti di Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea del Sud, Cina, India e Russia per esercitazioni antiterrorismo congiunte nel centro di addestramento di Sentul, Java occidentale. Ad ottobre, le truppe d’elite statunitensi hanno condotto raid [14] con i commando in Libia e Somalia, sequestrato [15] un sospetto di terrorismo nella prima nazione mentre i SEAL hanno ucciso almeno un militante nella seconda, prima che l’esercito li espellesse [16]. A novembre, le truppe per Operazioni Speciali hanno compiuto numerose operazioni umanitarie nelle Filippine per aiutare i sopravvissuti del tifone Hayan. Il mese successivo, i membri del 352° Gruppo Operazioni Speciali compiva [17] un’esercitazione in cui 130 piloti e sei aerei parteciparono da una base aerea in Inghilterra, e molti Navy SEAL furono feriti durante la partecipazione [18] a una missione di evacuazione in Sud Sudan. I Berretti Verdi hanno iniziato il 1° gennaio di quest’anno una missione di combattimento congiunta con le truppe d’élite afgane nel villaggio di Balhozi, provincia di Kandahar.
Tuttavia, tale schieramento in 134 Paesi non sembra sufficiente al SOCOM. Nel novembre 2013, il comando ha annunciato di avere cercato d’identificare dei partner industriali che potessero, nel quadro dell’Iniziativa della rete transregionale del SOCOM, “potenzialmente sviluppare nuovi siti internet diretti al pubblico straniero“, integrandosi alla rete globale dei dieci siti esistenti su internet dedicati alla propaganda diretta dai diversi comandi combattenti e volti ad assomigliare a media legittimi, come CentralAsiaOnline.com, Sabahi che puntano al Corno d’Africa, quello per il Medio Oriente noto come al-Shorfa.com, così come un altro per l’America Latina denominato Infosurhoy.com L’incremento di SOCOM nel cyberspazio riflette lo sforzo concertato del comando per integrarsi sempre più profondamente “nella rete.” “Ho corrispondenti in tutte le agenzie qui a Washington DC, CIA, FBI, National Security Agency, National Geo-Space Agency, Defense Intelligence Agency”, ha detto il comandante del SOCOM, ammiraglio McRaven, nel corso di una tavola rotonda al Centro Wilson di Washington, lo scorso anno. Quando parlava alla Biblioteca Ronald Reagan, a novembre, disse che il numero di dipartimenti e agenzie in cui è presente il SOCOM [19] è 38.

134 possibilità di ritorsione
Anche se eletto nel 2008 da coloro che lo vedevano come il candidato contrario alla guerra [20], il presidente Obama ha dimostrato di essere un comandante in capo risolutamente duro, le cui politiche hanno prodotto notevoli esempi di ciò che nel gergo della CIA si chiama “ritorsione” [21]. Sebbene l’amministrazione Obama abbia curato il ritiro delle truppe dall’Iraq (negoziato [22] dal suo predecessore), e la riduzione [23] delle truppe statunitensi in Afghanistan (dopo l’incremento significativo della presenza militare [24] in questi Paesi), il presidente ha deciso l’aumento della presenza militare statunitense in Africa [25], rivitalizzando [26] gli sforzi [27] in America Latina e tenendo un duro discorso sul riequilibrio o perno in Asia [28] (anche se finora poco è stato fatto in tale direzione). La Casa Bianca ha anche supervisionato la crescita esponenziale della guerra dei droni. Mentre il presidente Bush ha lanciato 51 di tali attacchi, il presidente Obama ne ha ordinato circa 330 [29], secondo un sondaggio del Bureau of Investigative Journalism di Londra. Proprio l’anno scorso, se ne contano in Afghanistan, Libia [30], Pakistan [31], Somalia [32] e Yemen [33]. Le recenti rivelazioni di Edward Snowden [34] sulla National Security Agency hanno dimostrato la terribile grandezza e portata globale della sorveglianza elettronica degli Stati Uniti negli anni di Obama. E ombra profonda, le forze speciali sono state schierate quest’anno in un numero più che doppio di nazioni che alla fine della presidenza Bush. Tuttavia, negli ultimi anni le conseguenze non intenzionali delle operazioni militari degli Stati Uniti hanno contribuito a seminare malcontento e indignazione, incendiando intere regioni. Più di 10 anni dopo la “missione compiuta” [35] degli Stati Uniti, e sette anni dopo il vantato incremento [36] di truppe dispiegate dagli Stati Uniti, l’Iraq è in fiamme [37]. Un Paese in cui non vi era alcuna presenza di al-Qaida prima dell’invasione degli Stati Uniti [38] e il cui governo si era opposto [39] ai nemici degli Stati Uniti di Teheran, ora vede il suo governo centrale allineato [40] all’Iran e in due delle sue città [41] sventolarvi la bandiera di al-Qaida.
Il recente  intervento statunitense per precipitare il rovesciamento del dittatore libico Muammar Gheddafi ha contribuito a spingere nella spirale il vicino Mali, baluardo regionale filo-Stati Uniti contro il terrorismo, quando un ufficiale addestrato dagli Stati Uniti ha effettuato un colpo di Stato che finalmente ha prodotto il sanguinoso attacco terroristico contro un impianto gasifero algerino, scatenando una sorta di diaspora del terrore [42] nella regione. In questo momento, il Sud Sudan,  nazione covata dagli Stati Uniti che supportano economicamente [43] e militare [44] (anche se usa bambini soldato [45]) ed è stata utilizzata come base segreta [46] per le Operazioni Speciali, è lacerata dalle violenze e scivola verso la guerra civile [47]. La presidenza Obama ha visto la forza militare degli Stati Uniti utilizzare sempre più l’élite tattica per raggiungere obiettivi strategici. Ma tenendo le missioni delle forze speciali sotto stretto riserbo, gli statunitensi “ne sanno poco su dove siano schierate le loro truppe, cosa facciano esattamente e le conseguenze che ne potrebbero derivare”. Come l’ex-colonnello Andrew Bacevish, professore di storia e relazioni internazionali alla Boston University, ha detto: “con l’uso delle forze per operazioni speciali negli anni, Obama ha ridotto la responsabilità militare, aprendo la strada alla guerra infinita e rinforzando la “presidenza imperiale“.” “In breve“, scrisse a TomDispatch [48] “assegnare la guerra ai pochi effettivi speciali spezza il sottile legame tra guerra e politica, trasformando la guerra in una guerra fine a se stessa.”
Le operazioni segrete condotte dalle forze segrete hanno la spiacevole tendenza a produrre effetti indesiderati, inattesi e del tutto disastrosi. I newyorkesi ricordano [49] anche il risultato finale [50] del supporto clandestino [51] [52] degli Stati Uniti ai militanti islamici contro l’Unione Sovietica in Afghanistan, durante gli anni ’80: l’11 settembre. Ma per quanto strano possa sembrare, coloro che  quel giorno subirono invece l’attacco principale, al Pentagono [53], non sembrano aver imparato la lezione di quella rappresaglia mortale. Finora, in Afghanistan e in Pakistan, oltre 12 anni dopo l’invasione degli Stati Uniti del primo e quasi 10 anni [54] dopo essersi impegnati in attacchi segreti [55] nel secondo, gli Stati Uniti sono ancora alle prese con gli effetti collaterali della guerra fredda: ad esempio, quando i droni della CIA lanciano missili [56] contro l’organizzazione (la rete Haqqani [57]), a cui negli anni ’80 l’agenzia fornì dei missili. [58]
Senza una chiara idea su dove attualmente operino le forze armate clandestine e di ciò che fanno, gli statunitensi non possono prevedere conseguenze e ritorsioni dell’espansione delle nostre guerre segrete che inondano il mondo. Ma se la storia ci insegna qualcosa, tali conseguenze si faranno sentire dall’Asia del Sud-ovest al Nord Africa, dal Medio Oriente all’Africa Centrale e, infine, è possibile che si faranno anche sentire negli Stati Uniti. Nel suo piano d’azione per il futuro, SOCOM 2020, l’ammiraglio McRaven ha provato a spacciare la globalizzazione delle operazioni speciali degli Stati Uniti come “strumento di potenza per progettare e promuovere la stabilità e impedire i conflitti” E’ possibile che lo scorso anno sia stato dedicato dal SOCOM nel fare esattamente l’opposto in 134 posti.

Nick Turse è redattore di Tomdispatch.com e ricercatore presso l’Istituto Nation. È l’autore di  The Complex: How the Military Invades Our Everyday Lives e della storia dei crimini di guerra USA in Vietnam Kill Anything That Moves: The Real American War in Vietnam (pubblicati da Metropolitant).

Bono Vox e l'ammiraglio McRaven

Bono Vox e l’ammiraglio W. McRaven

Note
[1] US commando raids: John Kerry defends capture of Libyan terror suspect Abu Anas al-Liby in Tripoli – UK – News – The Independent
[2] U.S. Raids in Libya and Somalia Strike Terror Targets – NYTimes.com
[3] US Army special forces in Finland for winter war games | Yle Uutiset | yle.fi
[4] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[5] Operaciones especiales se desplegaron en 60 paises SOCOM
[6] U.S.’s secret wars; expands globally as Special Operations forces take larger role
[7] Tomgram: Nick Turse, Uncovering the Militar’s Secret Military | TomDispatch
[8] Tomgram: Engelhardt, Assassin-in-Chief | TomDispatch
[9] Tomgram: Engelhardt, You Are Our Secret | TomDispatch
[10] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[11] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[12] 130807-A-YI554-133
[13] Indonesia, US Deepen Defense Ties Amid Exercises and Arms Deals | Defense News | defensenews.com
[14] US special forces raids target Islamist militants in Libya and Somalia | World news | theguardian.com
[15] U.S. forces raid targets in Libya, Somalia, capture al Qaeda operative – CNN.com
[16] U.S. strikes al-Shabab in Somalia and capturesbombing suspect in Libya – The Washington Post
[17] 352nd SOG conducts exercise at RAF Fairford – AFSOC
[18] U.S. Mission in South Sudan Shows Limits of Military – NYTimes.com
[19] Defense.gov News Article: Socom Planning Ahead for Future Missions, McRaven Says
[20] As Candidate, Obama Carves Antiwar Stance – New York Times
[21] Best of TomDispatch: Chalmers Johnson, The CIA and a Blowback World | TomDispatch
[22] Obama living up to Bush's terms on Iraq withdrawal, spokesman says – Los Angeles Times
[23] Washington Post Washington Post
[24] How Obama Came to Plan for ‘Surge’ in Afghanistan – NYTimes.com
[25] Tomgram: Nick Turse, AFRICOM’s Gigantic “Small Footprint” | TomDispatch
[26] U.S. Turns Its Focus on Drug Smuggling in Honduras – NYTimes.com
[27] US Expands Its Presence in Mexico, Ramping Up Drug War
[28] USA upgrading in Asia, but pivot is questioned
[29] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[30] U.S. forces raid targets in Libya, Somalia, capture al Qaeda operative – CNN.com
[31] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[32] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[33] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[34] Edward Snowden: how the spy story of the age leaked out | World news | The Guardian
[35] Ten Years Ago: Bush Declared 'Mission Accomplished—and the Media Swooned | The Nation
[36] Timeline: The Iraq Surge, Before and After (washingtonpost.com)
[37] Iraq’s ‘increasingly authoritarian’ policies partly to blame for violence, says former U.S. official – Amanpour – CNN.com Blogs
[38] Bush Acknowledges Absence Of Al Qaeda In Pre-Occupation Iraq With A So What?
[39] After U.S. War in Iraq, Iran Gains Political Influence – TIME
[40] Iraq-Iran Ties Grow Stronger As Iraq Rises From The Ashes
[41] PBS
[42] Tomgram: Nick Turse, Blowback Central | TomDispatch
[43] Politics News and U.S. Elections Coverage – ABC News
[44] In South Sudan's violence, U.S.-backed army part of the problem | World | McClatchy DC
[45] U.S. Approves Military Aid For Countries With Child Soldiers | ThinkProgress
[46] Where’s Joseph Kony? US troops have yet to find him — Bangor Daily News — BDN Maine
[47] Politics News and U.S. Elections Coverage – ABC News
[48] Tomgram: Andrew Bacevich, The Golden Age of Special Operations | TomDispatch
[49] The New York Times
[50] Best of TomDispatch: Chalmers Johnson, The CIA and a Blowback World | TomDispatch
[51] Missing from 9/11 anniversary coverage: crucial context and history
[52] Ronald Reagan and King Fahd
[53] Pentagon Attack Remembered 11 Years After 9/11 Terrorist Strike
[54] Origins of C.I.A.’s Not-So-Secret Drone War in Pakistan – NYTimes.com
[55] Six-month update: US covert actions in Pakistan, Yemen and Somalia | The Bureau of Investigative Journalism
[56] U.S. Drone Strike Kills 6 in Pakistan, Fueling Anger – NYTimes.com
[57] Haqqani Network | Mapping Militant Organizations
[58] Brutal Haqqani Clan Bedevils U.S. in Afghanistan – NYTimes.com

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La liquidazione di Majid e l’11/9

Dedefensa 7 gennaio 2014
5179_600Inizialmente, vi sono l’importanza e i vari misteri dell’”arresto” (le virgolette necessarie), il 24 o 26 dicembre 2013 in Libano, da parte dell’esercito libanese, a quanto pare di Majid al-Majid, importante figura di nazionalità saudita, leader terrorista di un gruppo vicino ad al-Qaida (BAA o gruppo Brigata Abudullah Azzam, legata al gruppo del SIIS o Stato islamico dell’Iraq e della Siria, collegato ad al-Qaida, per così dire, ecc…), ma forse anche probabilmente un importante membro di spicco dell’intelligence saudita. E poi c’è la sua morte misteriosa, il 3 gennaio 2014, probabilmente mentre era ricoverato in ospedale, secondo la versione “ufficiale”, perché avrebbe ceduto alla grave malattia di cui soffriva; ma secondo altre versioni, speculative ma basate sull’estrema importanza del personaggio, morto quando era interrogato o anche torturato, o anche “solo” più sbrigativamente liquidato…
L’importanza del personaggio, in particolare secondo il testo di Ibrahim al-Amin, redattore capo di al-Akhbar, quotidiano libanese “pro-resistenza”, del 4 gennaio 2014. Il testo è stato scritto mentre Majid doveva ancora esser vivo, con il titolo “Dobbiamo impedire che Majid sia liquidato” con un aggiornamento dell’“ultimo minuto” “Majid al-Majid è morto mentre era in custodia libanese il 4 gennaio“. Alcuni estratti del testo, con l’accento su ciò che è importante evidenziare. “Come affermano gli agenti della sicurezza strettamente interessati al suo caso, Majid è una figura forte tra i suoi sostenitori e seguaci. Le fonti della sicurezza dicono che i sodali di Majid hanno compiuto azioni che dimostrano la loro fede in lui, al punto da essere disposti a sacrificare la propria vita. [...] Majid, secondo gli esperti dei gruppi estremisti, conosce i segreti di almeno 10 anni di azioni dirette. Il suo peregrinare lo ha portato dall’Arabia Saudita a Iraq, Siria e Libano, e anche all’Afghanistan e al Pakistan, durante il quale conobbe un paio di individui che l’avrebbero fatto entrare in al-Qaida. Majid ebbe anche un ruolo chiave nell’aiutare i jihadisti a raggrupparsi in strutture decentrate dopo l’invasione degli USA dell’Afghanistan e lo smantellamento della leadership di al-Qaida. Le presunte informazioni in suo possesso riguardano numerosi operatori, dettagli operativi, forma e obiettivi delle cellule dormienti e modifiche apportate al modus operandi dei gruppi jihadisti dopo l’invasione degli USA dell’Iraq e la crisi siriana. Majid conosce profondamente come i leader e i membri dei gruppi siano finanziati, a chi vengono concessi fondi, e anche molti contatti economici, politici, di sicurezza, militari del gruppo che hanno contribuito ad attivarlo in diversi Paesi, tra cui in Libano [...] Ancora più importante, Majid, nonostante la malattia, è rimasto in contatto con le cellule che avevano il compito di attaccare Hezbollah e l’esercito libanese in tutto il Libano. L’uomo forse sa tutto dei bersagli che il suo gruppo intende attaccare, ma soprattutto, conosce i segreti più importanti dei legami con governi ed agenzie arabi e occidentali, specialmente con gli uomini ombra dei sauditi nel Levante e in Iraq. Eppure, per quanto Majid sia un obiettivo di alto valore, molte agenzie nella regione e nel mondo non lo seguivano più, e per quanto il suo arresto sia un risultato importante, a prescindere da come e perché sia avvenuto, il suo caso è avvolto nel mistero, spingendo a dedurre che la sua cattura sia una questione difficile per chi l’ha decisa, e che ora sia diventato un peso.”
• Le circostanze dell’arresto, vari misteri e incognite appaiono chiaramente secondo le fonti. DEBKAfiles, annunciando la notizia il 1 gennaio 2014, è abbastanza eloquente e speculativo, contrariamente alle sue abitudini, rifacendosi a informazioni di tipo operativo, immergendosi nel caso delle moltitudini delle organizzazioni terroristiche islamiste, ecc., in Siria. Al-Akhbar, ancora una volta, il 3 gennaio 2014, per la penna di uno dei suoi giornalisti, Razdwan Mortada, fornisce varie indicazioni sostantivanti la natura misteriosa e complessa di tale arresto. A questo punto, come il sopra indicato articolo del giorno prima del suo caporedattore, Mortada adotta la versione della malattia, ma implicando interessanti fonti alla base dell’operazione, rendendo il suo “arresto” niente di meno che un intervento medico di emergenza per cercare di salvare Majid. Ancora una volta, sottolineiamo… “Nulla di questa operazione era ordinaria, come Majid non era un uomo ordinario. È l’emiro di una delle organizzazioni più importanti e misteriose della jihad internazionale. Dieci giorni fa l’intelligence militare statunitense ha inviato un cablo urgente alla sicurezza strategica del ministero della Difesa libanese, rivelando che Majid era in una zona montuosa nei pressi della città di confine libanese di Ersal. In seguito, fu trasferito in una casa della città per via delle sue condizioni di salute critiche. Due giorni dopo, un altro cablo giunse indicando che si intendeva trasportare Majid in un ospedale di Beirut per sottoporlo a dialisi urgente. Il 24 dicembre, un’ambulanza portò Majid da Ersal al Maqasid Hospital di Beirut, e un altro cablo confermava il trasferimento.”
• Poi c’è l’intervento saudita e le pressioni e le questioni iraniane. Quest’ultimo punto si giustifica con la pretesa che Majid abbia condotto l’attentato contro l’ambasciata iraniana a Beirut, la richiesta di un parlamentare iraniano per l’autopsia congiunta su Majid (PressTV.ir, riportato dall’agenzia Trends.News, il 5 gennaio 2014), a seguito degli interventi iraniani per vedere il prigioniero Majid, insieme ai sauditi che avevano avviato tale procedura, e il rifiuto dei sauditi della presenza iraniana. Infine, i sauditi hanno deciso per l’autopsia, ma solo per i sauditi, giustificandosi con la nazionalità (saudita) del morto. (Secondo Now, quotidiano libanese del 5 gennaio 2014.)
• Nel frattempo, fonti iraniane hanno detto che l’Arabia Saudita aveva offerto 3 miliardi di dollari al governo libanese per l’estradizione di Majid. (Un lungo testo dell’agenzia Fars del 4 gennaio 2014, collega Majid all’intelligence del principe saudita Bandar, ricordando varie avventure e intrighi di Bandar, in particolare nei confronti dei russi e della sicurezza delle Olimpiadi di Sochi.) Un dispaccio della Fars riferiva il 4 gennaio 2014 l’intervento di un membro della commissione per gli esteri iraniano su questo aspetto del caso Majid, aggiungendo che l’Iran ha il diritto di presentare una denuncia alle Nazioni Unite contro l’Arabia Saudita, per via della bomba contro l’ambasciata iraniana a Beirut del 25 novembre. “Proprio oggi, alti parlamentari di Teheran hanno rivelato che l’Arabia Saudita ha offerto 3 miliardi di dollari al governo libanese per l’estradizione di al-Majid, il presunto capo delle brigate Abdullah Azzam – battaglione Ziad al-Jarrah, che ha rivendicato l’attentato di novembre contro l’ambasciata iraniana a Beirut che uccise 25 persone. Il governo saudita ha concesso 3 miliardi per l’estradizione del responsabile dell’esplosione all’ambasciata iraniana in Libano, indicando che le osservazioni che potrebbe fare sono di vitale importanza per il governo saudita”, aveva detto alla FNA il Vicepresidente della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento Mansur Haqiqatpur. “L’Arabia Saudita ha chiesto al Libano di estradare Majid in cambio di 3 miliardi di dollari”, ha ribadito. Haqiqatpur ha anche sottolineato che Teheran ha il diritto di denunciare alle Nazioni Unite l’Arabia Saudita per l’attentato di novembre contro l’ambasciata iraniana a Beirut.
• Infine, il 5 gennaio 2014, la TV libanese al-Jahud rilanciava l’agenzia iraniana Fars, e quindi il sito ThereAreNoSunGlasses.wordpress.com diceva che un diplomatico saudita aveva visitato Majid poco prima della morte. Ciò viene presentato nel testo dal titolo “Il bacio della morte” saudita a Majid (“Il diplomatico saudita ha dato il bacio della morte a Majid?“): “Il canale televisivo libanese al-Jadid ha riferito che l’attaché dell’ambasciata saudita a Beirut ha incontrato Majid presso l’ospedale dov’era in dialisi, 24 ore prima della morte.”
• Vediamo che ci sono prove sufficienti per interpretare immediatamente l’arresto e questa morte rapida, ovviamente così sospetta accanto alle affermazioni secondo cui Majid era stato “arrestato” piuttosto che essere curato, quale elemento drammatico nel caso che coinvolge numerosi e certe importanti collusioni, saudite in particolare, riguardanti le varie situazioni del terrorismo, sullo sfondo dei legami tra Arabia Saudita e Stati Uniti… Infatti, quest’ultimo aspetto viene affrontato da M. K. Bhadrakumar scrivendo una nota molto breve, il 5 gennaio 2014, sul suo blog (Indian PunchLine) sotto un titolo abbastanza ambiguo, considerando il contenuto del testo, “Majid non parlerà ma Obama dovrebbe preoccuparsi.” Bhadrakumar è generalmente ben informato su tali complicati casi mediorientali riguardanti l’Iran e l’Arabia Saudita, e le molteplici ramificazioni del terrorismo in gran parte finanziato dall’Arabia Saudita. Inoltre, come rispettato ex-diplomatico, non fa del sensazionalismo o segue cosiddette tesi “complottiste”… L’allusione cui  accenna sulla nuova situazione a Washington, dove la giustizia degli Stati Uniti ha permesso di esaminare il possibile coinvolgimento saudita nell’attacco dell’11 settembre 2001 (26 dicembre 2013) in vari processi indetti dalle famiglie delle vittime dell’attentato, è il principale punto d’interesse per noi su ciò che sarebbe il “doppio cappello” di Majid (leader terrorista della BAA, ma anche membro dell’intelligence saudita”, i segreti più importanti sui legami con governi e agenzie arabi e occidentali”). Ecco l’estratto del testo di Bhadrakumar che effettivamente interessa, che si concentra anche sul potenziale impatto del destino di Majid in Libano, con il rischio di una nuova guerra civile… “L’intelligenza saudita avrebbe temuto che Majid al-Majid potesse vuotare il sacco sui legami della BAA con al-Qaida. Il punto è che la BAA è sostenuta dalla intelligence saudita, anche se è elencata dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica. L’ambiguità saudita è tipica, Majid al-Majid è nella lista di Riyadh dei terroristi ricercati, ma la BAA gode di un sostegno segreto. In breve, se fosse rimasto in vita, c’era la pericolosa possibilità che gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a esaminare i legami dell’Arabia Saudita con al-Qaida. La Corte d’Appello degli Stati Uniti ha recentemente ordinato che il ruolo saudita negli attacchi dell’11/9 sia sottoposto a esame. Tutto ciò evidenzia ancora una volta che i legami degli USA con l’Arabia Saudita hanno bisogno di un attenta riflessione da parte dell’amministrazione di Barack Obama. La tesi che se gli Stati Uniti concorrono con l’Arabia Saudita, quest’ultima potrebbe cercare nuove alleanze, è un argomentazione ingenua. La questione centrale è se nell’interesse degli Stati Uniti se all’Arabia Saudita sia consentito cavarsela per i suoi legami con al-Qaida davanti al mondo occidentale (o al Medio Oriente). La Siria è il banco di prova. La continua ambivalenza degli Stati Uniti su tale punto rafforza il sospetto che anche Washington potrebbe aver usato al-Qaida quale strumento delle sue politiche regionali, come in Afghanistan e Iraq.”
Non è chiaro che cosa esattamente Bhadrakumar intenda quando scrive nel suo testo “Obama dovrebbe preoccuparsi“. Sono le implicazioni degli USA con il terrorismo di al-Qaida finanziato principalmente dall’Arabia Saudita, dove l’antagonismo USA-Arabia diventa estremo, con le rivelazioni che possono sorgere su queste implicazioni, volontariamente o meno diffuse dai sauditi che sostituirebbero la complicità con gli Stati Uniti con  il confronto? Senza dubbio, ma bisogna  andare al cuore della questione osservando tali collusioni con il terrorismo che uniscono Stati Uniti e Arabia Saudita, arrivando all’11 settembre 2001, quando la giustizia degli Stati Uniti autorizza i processi che indagano sulla possibilità del coinvolgimento saudita nell’attacco, in un momento, nel 2001, in cui i legami triangolari USA-Arabia Saudita-terroristi di al-Qaida era al massimo? Questi problemi, oggi hanno pieno significato alla luce del caso del terrorista Majid, ufficiale dei servizi segreti che doveva saperne molto sul rapporto tra le intelligence saudita e occidentali (USA, ovviamente) con il terrorismo di al-Qaida, mentre fonti indicano che l’intelligence militare degli Stati Uniti (la DIA?) avrebbe “incastrato” Majid indicandolo all’esercito libanese. (Quest’ultimo appare anch’esso ambiguo sulla data precisa, i legami militari (degli Stati Uniti) con i militari (libanesi) potendo benissimo rendersi indipendenti da altre intelligence interessate (di Stati Uniti, Libano, Arabia Saudita) o anche mettersi in concorrenza, per esempio, “salvando” Majid che sa molto.) E’ impossibile estrarre da tutto ciò una solida conclusione sul caso nel quadro complesso del terrorismo di al-Qaida e delle operazioni saudite, se non impegnandosi in una serie di speculazioni  gratuite, al momento basate sul nulla. Per contro, il riferimento diretto di un commentatore del calibro di M. K. Bhadrakumar, che esamina il coinvolgimento saudita sull’11 settembre alla luce del deterioramento delle relazioni USA-Arabia Saudita, e con la possibilità che il caso Majid abbia un notevole significato implicito. In generale, ci rendiamo conto che l’attuale tensione tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, se diventerà più forte e strutturale, avrà molti effetti in diversi affari  attuali, lotte, conflitti d’interesse, ecc., Ma anche coprirà un punto chiave che ci sia la possibilità estremamente forte, con un incidente o altro, che una rivelazione raccolta dalla giustizia degli Stati Uniti possa far rivedere la “versione ufficiale” dell’attacco dell’11 settembre 2001, ora “ufficialmente” messa in dubbio (l’intervento di due parlamentari degli Stati Uniti in tale senso, alla Camera, come riportato nel nostro testo del 26 dicembre 2013. Dobbiamo quindi confermare che ciò è davvero un nuovo capitolo dell’attacco dell’11 settembre in cui, in effetti, il “complottismo” non è più un argomento controverso e a senso unico, precedentemente usato da un sistema mediatico ben oliato, ma un’ipotesi concreta e imprevedibile nei suoi effetti, sia operativamente legata agli interessi (Stati Uniti e Arabia Saudita) adesso antagonisti, sia giuridicamente, nel senso stretto della giustizia degli Stati Uniti.

saudi-states-of-america-911Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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