Bin Ladin e l’illusione dell’11 settembre: Deutsche Bank e Blackstone

Dean Henderson 27/07/2014

Nello stesso momento in cui una squadra di Navy Seal scendeva sul complesso di Abbottabad che ospitava il presunto Usama bin Ladin, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti citava in giudizio la Deutsche Bank. Bin Ladin era un discepolo del capo dei Fratelli musulmani Abdullah Azam. Abbottabad prende il nome dall’ufficiale inglese Sir James Abbott. Nella causa civile presentata alla corte federale di Manhattan, il procuratore Preet Bharara indagava su danni e le perdite per l’emissione di mutui della Deutsche Bank sostenuti dai contribuenti statunitensi tramite l’HUD. Seconda banca del mondo, in maggioranza proprietà della dinastia Warburg che finanziò Hitler, deve anche rispondere del suo ruolo nell’11 settembre.

911-dollar-backLa Deutsche Bank a corto
Giorni dopo l’11 settembre, il presidente della SEC di Bush, Harvey Pitt, poi costretto a dimettersi per la sua patetica risposta a una serie di scandali societari, apparve alla CNN per rivelare i volumi insolitamente pesanti di vendite allo scoperto di azioni di compagnie aeree e assicurazioni della settimana precedente l’11 settembre. Pitt promise di seguire tali traffici, ipotizzando che al-Qaida potesse esserne coinvolta. Fu l’ultima volta che qualcuno dell’amministrazione Bush ne parlò. Secondo l’Istituto Politico Internazionale di Herzliyah, un’organizzazione anti-terrorismo israeliana, il responsabile del giro di tali titoli era Deutsche Bank Alex Brown. Un articolo su Barons corrobora questo fatto. American e United Airlines, e i giganti delle assicurazioni statunitensi che coprivano il WTC, Munich RE, Swiss RE e la francese Axa, furono specificamente presi di mira. Il 10 settembre, il giorno prima degli attacchi, i rapporti put/call di questi titoli fu senza precedenti. Un put è un’opzione futura che scommette sul declino del titolo, mentre una call è l’opzione futura che scommette sull’ascesa del titolo. Il 10 settembre 2001 presso il Chicago Board Options Exchange c’erano 4516 put su American Airlines e solo 748 call. United Airlines fu presa di mira con 4744 put in contrapposizione a 396 call. I dati sulle compagnie di assicurazione erano egualmente sbilanciati. Il maggiore trader di opzioni fu Deutsche Bank Alex Brown, ramo commerciale statunitense di Deutsche Bank, tradizionale cassaforte delle ricchezze delle Otto famiglie e maggiore azionista bancario dei Quattro cavalieri, divenuta prima banca del mondo con 882 miliardi di dollari di attività. Nel 2001 il senatore Carl Levin (D-MI) del comitato bancario, indicò la Banker’s Trust quale attore importante nel riciclaggio di narcodollari. Il 28 agosto, appena due settimane prima dell’11 settembre, il dirigente di Deutsche Bank Kevin Ingram fu dichiarato colpevole di riciclaggio dei proventi dell’eroina e dell’organizzazione della vendita di armi statunitensi in Pakistan e Afghanistan. Il 15 giugno 2001 un articolo del New York Post disse che Usama bin Ladin ne era il probabile acquirente. Ingram è un caro amico del segretario al Tesoro di Clinton e insider di Goldman Sachs Robert Rubin, ultimamente membro della direzione di Citigroup. Ingram aveva lavorato per Goldman Sachs e Lehman Brothers. Banker’s Trust acquistò la crescente banca d’investimento Alex Brown nel 1997, prima che si fondessero con Deutsche Bank. Alex Brown prende il nome dal fondatore AB “Buzzy” Krongard, che ne fu presidente fino all’acquisto nel 1997 dalla Banker’s Trust. Krongard poi divenne il 3° uomo della CIA. Il 15 settembre, quattro giorni dopo l’11/9, il New York Times riferì che il presidente di Deutsche Bank Global Private Banking, Mayo Shattuck III, si era improvvisamente dimesso. Muhammad Atta e altri due presunti dirottatori avevano i conti presso la sede della Deutsche Bank di Amburgo. Vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin aveva appena comprato una grande quota di Deutsche Bank, con l’aiuto del consulente finanziario della Carlyle Group George Bush Sr. I bin Ladin investirono 2 milioni di dollari nel Carlyle Group. Avevano anche grosse partecipazioni in Microsoft e Boeing, ed ampi rapporti d’affari con Citigroup, GE, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Fremont Group, recentemente scorporata dalla Bechtel. A 20 giorni dall’11 settembre, Deutsche Bank allontanò, silenziandolo efficacemente, l’inquirente della SEC Richard Walker, il cui compito principale era approfondire il misterioso giro dei titoli di compagnie aeree e assicurazione prima dell’11 settembre. Deutsche era collegata alla LJM dell’Enron e al partenariato Chewco. Enron assunse funzionari della SEC, mentre reclutava parecchio personale della CIA per le sue operazioni di sicurezza globali. Alcuni ipotizzano che il vasto pool monetario che scomparve nell’abisso Enron fosse un fondo nero per il breve sciacallaggio sull’11 settembre, o anche per l’operazione stessa.
I Quattro cavalieri, ora proprietari di maggioranza della Deutsche Bank via Banker’s Trust, ebbero la desiderata presenza militare statunitense in Asia Centrale per gentile concessione dell’11 settembre. Con l’occupazione  dell’Afghanistan e nuove basi USA che dilagavano in Asia centrale, il premio petrolifero sul Mar Caspio divenne lo sport delle guardie finanziate dai contribuenti statunitensi. Il direttore di BP Amoco, Zbigniew Brzezinski, nel suo libro del 1997 La Grande Scacchiera… definisce l’Asia centrale la chiave del potere globale e individuò l’Uzbekistan come nazione chiave nell’Asia centrale. Una volta che gli Stati Uniti iniziarono a bombardare l’Afghanistan con il pretesto di prendere bin Ladin, nessun Paese ricevette più visite dai funzionari degli Stati Uniti dell’Uzbekistan, governato da ex-comunisti e il cui governo fu “ammorbidito” da anni di destabilizzazione CIA/al-Qaida. Tutto ciò venne fermato all’improvviso con l’11 settembre. Gli Stati Uniti installarono una base militare in Uzbekistan così come in Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel gennaio 2002, dopo che il governo dell’ex-negoziatore Unocal Hamid Kharzai fu installato a Kabul, l’esecutivo di Unocal Zalmay Khalilzad fu nominato inviato di Bush in Afghanistan.[1] Il primo punto all’ordine del giorno Karzai/Khalilzad era far rivivere lo sforzo di Centgas di Unocal per costruire il gasdotto dei Quattro cavalieri da Dauletabad, Turkmenistan, attraverso l’Afghanistan al porto di Karachi sull’Oceano Indiano, dove era prevista una base navale degli Stati Uniti sul terreno in precedenza ceduto al sultano dell’Oman. Nel 2005 Chevron acquistò Unocal. I 400 miliardi di dollari annuali di narcotraffico mondiale, importante motore economico delle Otto famiglie, balzò dopo l’11 settembre, quando i taliban posero un giro di vite sulla produzione di oppio, nel 1999. Una mossa che contribuì a suggellare il loro destino. Un articolo del 21 novembre 2001 sul London Independent s’intitolava “coltivatori di oppio, rallegratevi della sconfitta dei taliban“. Il 25 novembre l’Independent ebbe un altro pezzo intitolato “I signori della guerra vittoriosi apriranno le cateratte dell’oppio“. L’articolo descrive come i signori della guerra alleati degli USA, dopo la disfatta dei taliban, incoraggiarono i contadini afghani a piantare “più oppio possibile”. Asia Times Online riferì che gli Stati Uniti liberarono dal carcere il signore della droga Ayub Afridi per organizzare una squadra della CIA da 200000 dollari/anno, assumendo teppisti afghani che riavviarono la produzione di oppio. Il loro piano sembra aver funzionato. Il 4 gennaio 2002 il Christian Science Monitor riportava l’esplosione nel sud della Florida del traffico di eroina e cocaina che non si vedeva dall’apogeo dei contra/mujahadin degli anni ’80. Fu una coincidenza che le forze militari colombiani e i loro capi oligarchici, che gestiscono il narcotraffico nel Paese, lanciassero una grande offensiva contro le FARC nel febbraio 2002? Utilizzarono anche loro la copertura della guerra per inviare cocaina nel sud della Florida? Nel 2005 la produzione di oppio afgano era esplosa.
Come lo studioso e dirigente del Forum Tiers Monde in Senegal, Samir Amin,  dichiarò, “… non possiamo fare a meno di notare che gli eventi dell’11 settembre si sono verificati proprio nel momento giusto permettendo agli Stati Uniti d’installarsi nell’Asia centrale ricca di petrolio, una regione che consente per l’ennesima volta la viziosa geo-strategia occidentale per circondare Russia, Cina e India. Obiettivo strategico apertamente proclamato dagli Stati Uniti da oltre dieci anni. Sadam Husayn fu la giustificazione per le permanenti installazioni militari statunitensi nel Golfo. Usama bin Ladin poté esserlo per la politica degli Stati Uniti in Asia centrale. Non si può escludere l’ipotesi che la CIA e il suo fedele alleato Mossad possano esservi coinvolti in qualche modo“.[2] I sospetti di Amin sono confermati da rapporti su internet secondo cui 20000 sacchi per cadaveri furono improvvisamente consegnati dal dipartimento della Difesa a camp Floyd Benet nel Queens, tre settimane prima l’11 settembre. Un militare dell’US Navy di stanza su una portaerei, telefonò alla famiglia prima dell’11 settembre, per avvertirli che “qualcosa di grosso” sarebbe accaduto in una grande città degli Stati Uniti. Disse anche alla famiglia che la sua nave fu dirottata dalla precedente missione dirigendosi  verso la costa orientale degli Stati Uniti, preparandosi a tale evento.[3]

Seguire il denaro del Carlyle Group
carlyle-group-logoUsama bin Ladin ebbe sostegno finanziario dal defunto sceicco miliardario saudita Qalid bin Mahfuz. Bin Mahfuz era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld di Washington DC, la stessa società che rappresentava la Fratellanza musulmana della Casa dei Saud e il più grande ente islamico caritativo, la Fondazione mondiale per lo sviluppo e il soccorso in Terra Santa. Akin – Gump difese bin Mahfuz, partner di Chevron Texaco in Asia centrale, quando esplose lo scandalo della BCCI. Akin, Gump e partner sono amici intimi del presidente George W. Bush. [4] Un audit del governo nel 1999 rilevava che la saudita National Commercial Bank di bin Mahfuz aveva trasferito quell’anno oltre 3 milioni di dollari ad Usama bin Ladin tramite enti di beneficenza. [5] Bin Mahfouz non poteva essere accusato di slealtà alla famiglia, dato che era cognato di Usama. Il fratello di bin Ladin, Salim, fu uno stretto socio in affari dell’agente della CIA James Bath, la cui Skycraft Airways affittava aerei a bin Mahfuz, quando lo sceicco riciclava i narcodollari del Cartello di Medellin attraverso la filiale alle Cayman della BCCI, assieme al capo dell’intelligence saudita Qamal Adham. Salim era anche  investitore dell’Harken Energy che George W. Bush e Dick Cheney avviarono come Arbusto Energy con i 50000 dollari dati dal padre miliardario di Usama, Muhammad bin Ladin. Salim e Muhammad sono morti in misteriosi incidenti aerei. Mentre i due jumbo jet si schiantavano sul World Trade Center, l’11 settembre, un altro dei fratelli di Usama, Shafiq bin Ladin, era alla conferenza annuale degli investitori del Carlyle Group a Washington DC. Uno dei relatori alla conferenza DC sarebbe stato George Bush Sr., che ora lavora come consulente finanziario del Mellon Carlyle Group, presieduto da Frank Carlucci, segretario alla Difesa di Reagan e Bush e che presiedeva il Consiglio di Sicurezza Nazionale a controllo familiare di Reagan. Carlucci collaborò con i mafiosi, nel 1961, nell’assassinio della CIA del primo ministro congolese Patrice Lumumba. Fu compagno di stanza a Yale del segretario alla Difesa di Bush Jr. Donald Rumsfeld. Incontrò a Yale James Baker e George Bush Sr., membro della Skull & Bones, anche conosciuta come Confraternita della Morte e l’Ordine, nome condiviso dagli antichi terroristi afghani Roshaniya. Il Carlyle Group fu fondata dall’assistente di Carter David Rubenstein, nel 1987. È un fondo private equity specializzato nel riciclaggio dei petrodollari degli sceicchi del Golfo Persico, ritornati nelle banche e società delle Otto famiglie. Fino al novembre 2001 Carlyle fu consulente finanziario del più ricco magnate delle costruzioni in Arabia Saudita, lo sceicco Muhammad bin Ladin. Attraverso Carlyle, lo sceicco bin Ladin fece grandi investimenti nella Citigroup, nel colosso bancario olandese ABN Amro, Nortel, Motorola e GE. Più significativamente, vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin lavorasse attraverso Carlyle Group ad acquisire una grande quota della Deutsche Bank, il cui ex-presidente JH Binford Peay siede nel CdA di Carlyle con George Bush Sr. e James Baker.[6] L’azienda legale della famiglia Baker, Baker Botts, ha uffici a Riyadh. L’ex partner di Robert Jordan, che difese George W. nello scandalo Harken Energy, divenne l’ambasciatore di Bush in Arabia Saudita. Baker Botts rappresentò BP Amoco in Asia centrale e fu  consulente legale di Carlyle Group. I Baker da generazioni sono gli uomini di paglia dei Rockefeller. Il presidente Bush Sr. una volta intervenne a nome dei monarchi sauditi, che avrebbe poi consigliato nel Carlyle, in una causa legale dei cittadini statunitensi contro re Fahd e la polizia saudita per l’accusa di torture, poco dopo l’11 settembre. Bush Sr. incontrò il principe ereditario saudita Abdullah a Riyadh, mentre James Baker si unì a un gruppo di banchieri internazionali al Lanesborough Hotel di Londra. Baker Botts rappresentava la famiglia reale saudita nella causa intentatela contro dalle famiglie delle vittime dell’11 settembre.[7]
Bush, Baker e Peay di Deutsche Bank s’incontrarono nel CdA di Carlyle con l’ex primo ministro inglese John Major, l’ex-presidente della SEC Arthur Levitt, il direttore del budget di Reagan Richard Darman e l’ex-presidente del Joint Chiefs of Staff generale John Shalikashvili. L’ex-presidente filippino Fidel Ramos, capo dell’intelligence del regime di Marcos, un ex-primo ministro thailandese, l’ex primo ministro sudcoreano Park Tae Joon e il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority on Asia, contaminata dalla BCCI, fanno parte dell’Advisory Board del Carlyle.[8] Carlyle acquistò la società immobiliare Coldwell Banker dalla Sears nel 1989 e la vendette al Fremont Group della Bechtel. Carlyle  acquistò anche Caterair, il principale servizio di ristorazione delle linee aeree del mondo, dalla Marriott. Caterair aveva accesso senza precedenti alla flotta mondiale aerea commerciale. Il presidente George Bush Jr. diresse Caterair fino al 1994. Poco dopo essere divenuto governatore del Texas, la società fallì. La Carlyle piombò a comprarne i resti ad un prezzo speciale. Bush supervisionò un investimento da 10 milioni di dollari all’Università del Texas della Carlyle, mentre era governatore. Carlyle detiene una grossa fetta della divisione aerospaziale di Ford e Harasco, produttore di veicoli militari. Carlyle è l’11.mo maggiore appaltatore della difesa degli Stati Uniti. Per il 20% è della Mellon Bank ed è controllata dal potente Blackstone Group, che si rimpinzò a buon mercato delle carcasse saccheggiate delle casse depositi e prestiti vendute con la Resolution Trust Corporation da Bush padre. Blackstone, potenza finanziaria controllata dai Rothschild e il cui presidente Peter Fischer fu presidente del Council on Foreign Relations, possedeva anche Bioport, l’unico produttore di vaccini contro l’antrace negli Stati Uniti. Nell’ottobre 2001 i tabloid della Florida, i principali media e congressisti iniziarono a ricevere letali pacchetti di antrace, più tardi identificato nel ceppo “Ames”. I tabloid, tra cui Sun, National Enquirer e Weekly World News, storicamente operano per la disinformazione e diversione della CIA.[9] Il 12 ottobre gli scienziati del laboratorio veterinario dell’Iowa State University, USDA, ad Ames, con la benedizione dell’FBI, incenerirono 100 fiale di culture di antrace risalenti al 1928, distruggendo deliberatamente le prove materiali per le indagini sull’antrace.[10] Il futuro di BioPort sembrava brillante più che mai. Il suo principale azionista è Fuad al-Hibri, ricco uomo d’affari saudita vicino alla famiglia bin Ladin. Al-Hibri era manager per le fusioni e acquisizioni di Citigroup. Il Pakistan News Service riportò il 1 dicembre 2001 che numerosi documenti della BioPort furono trovati in covi di al-Qaida a Kabul. L’ammiraglio William Crowe, membro del CdA di Chevron Texaco ed ex-membro del Joint Chiefs of Staff, acquisì una quota del 22% della Bioport al prezzo molto speciale di 0 dollari. La parte di Crowe nel patto era promuovere il vaccino contro l’antrace della Bioport presso l’esercito statunitense. Molti azionisti della BioPort facevano parte dell’oligarchia inglese di Porton Down. Buon amico di Henry Kissinger, Lord Jacob Rothschild sedeva nel consiglio consultivo internazionale di Blackstone, proprietaria di Bioport. Il gigante farmaceutico tedesco Bayer, nato dal combine nazista IG Farben finanziato dalla Deutsche Bank, vide le vendite del suo antibiotico Cipromyacin balzare del 1000% per effetto della paura dell’antrace, mentre i cittadini statunitensi si precipitarono ad acquistare forniture per 60 giorni di vaccino contro l’antrace al prezzo di 700 dollari. La Bayer era sull’orlo del fallimento prima dell’11 settembre.
Secondo Michael Davidson di From the Wilderness Publications, non meno di dodici microbiologi di fama mondiale morirono in circostanze misteriose dopo l’11 settembre. Il Dr. Don Wiley del Howard Hughes Medical Institute di Harvard fu trovato annegato nel fiume Mississippi, giorni dopo che la sua auto abbandonata venisse trovata sul ponte I-40 a Memphis, non lontano dall’arena Pyramid. Memphis prende il nome da un’antica capitale egizia, di grande importanza per la Fratellanza. Diversi importanti microbiologi russi e israeliani erano sul volo  Air Sibir 1812, abbattuto da un missile ucraino andato fuori rotta per oltre 100 miglia, il 4 ottobre 2001. Molti altri microbiologi importanti erano su un volo Swiss Air che si schiantò mentre tentava di atterrare a Zurigo, il 24 novembre 2001. A parte i miliardi guadagnati da Bioport, Bayer e dall’industria farmaceutica controllata dai Rockefeller grazie al panico pubblico indotto sull’antrace, Davidson vide in questa misteriosa sfilza di scienziati morti, una trama più oscura per scatenare un nuovo massiccio programma di spopolamento globale. Secondo il Dott. Len Horowitz, l’antrace militare è disponibile quasi esclusivamente presso l’American Type Culture Collection (ATCC) di Rockville, MD, guidata dal Dr. Joshua Lederberg. Lederberg è presidente della Rockefeller University. Nel 1994 Don Riegle affermò al Congresso che l’ATCC aveva inviato 19 pacchetti di bacillo di antrace in Iraq, nel 1978-1988.[11]

Il crociato e gli spettri
northrop grummanPoco dopo l’11 settembre, il presidente Bush iniziò a usare la parola “crociata” nel malcelato tentativo di evocare le antiche Crociate, dove società segrete cristiane guidate dai cavalieri templari collaboravano con gli Assassini dei  Fratelli musulmani per attaccare i musulmani nazionalisti saraceni. Il 26 settembre, due settimane dopo l’11 settembre, le United Defense Industries (UDI) del Carlyle Group firmarono un contratto da 66,5 milioni di dollari con il Pentagono per completare l’avanzato sistema di artiglieria Crusader. I titoli UDI salirono alle stelle. Il 14 dicembre Carlyle vendette le sue nuove azioni per 237 milioni dollari in un solo giorno. Il giorno prima il Congresso aveva approvato il bilancio della difesa di Bush, che finanziava il contratto UDI con l’esercito statunitense. [12] Nel maggio 2002, una volta che i proprietari Blackstone della Carlyle avevano incassato, il compagno di stanza a Yale di Carlucci, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld annunciò la cancellazione del programma Crusader. La Carlyle è proprietaria del BDM federale di McLean, VA, proprio lungo la strada per Langley. Gli uffici sauditi del BDM sono anonimi. Il suo ruolo nel regno riguarda l’addestramento dei militari sauditi nei sistemi d’armi made in USA e l’ammodernamento della Guardia nazionale saudita. BDM ebbe un contratto da 50 milioni di dollari per supervisionare l’aeronautica saudita nel 1995-1997. Ebbe un contratto da 44,4 milioni di dollari per costruire alloggi presso la base militare Qamis Mushayt. Parte dei sei statunitensi uccisi nel 1996 con un’autobomba in una base militare statunitense in Arabia Saudita, erano impiegati della BDM.[13] Nel 2000 BDM ebbe un contratto da 65 milioni di dollari per mantenere la flotta di F-15 dell’aeronautica saudita. Nel 1998 Carlyle vendette BDM a TRW, produttore leader di satelliti spia della NSA, la cui sede si trova sulla giustamente denominata Savage Road, a Ft. Meade, MD e le cui attività europee sono dirette dal palazzo della IG Farben a Francoforte. La NSA ha collaborato con IBM negli anni ’70 nel progetto Lucifero, producendo una macchina per cifratura delle dimensioni di un microchip.[14] Dalla simbolica sede centrale a forma di piramide, a San Francisco, TRW è una delle tre agenzie di informazioni statunitensi che raccolgono continuamente informazioni su tutti gli statunitensi. Uno dei più sofisticati satelliti della NSA si chiama Pyramider. Nel luglio 2002 Northrop Grumman acquistò TRW per 7,8 miliardi di dollari divenendo il secondo maggiore appaltatore della difesa statunitense dopo Lockheed Martin. Northrop vanta un fatturato annuo di 26 miliardi di dollari e ha 123000 dipendenti. TRW ha creato Vinnell Corporation, ora al 26.mo anno di “modernizzazione” della Guardia Nazionale saudita in collaborazione con l’esercito statunitense. La Guardia saudita è divisa in due unità. Una protegge il regno dalle minacce esterne. Le altre guardie sorvegliano le installazioni petrolifere Aramco dei Quattro cavalieri, per proteggerle dal popolo saudita. Nel 1998 Vinnell intascò un contratto da 831 milioni di dollari dalla Casa dei Saud. Un primo contratto di tre anni da 163 milioni di dollari vede il cognato del principe ereditario Abdullah come junior partner. Prima di venire in Arabia Saudita, Vinnell fece centinaia di milioni di dollari costruendo basi statunitensi durante la guerra del Vietnam, poi fece ancora più soldi distruggendo quelle basi, quando le forze USA si ritirarono. Un funzionario del Pentagono descrisse una volta Vinnell su Village Voice come “il nostro piccolo esercito mercenario“.
Altri tre enti spettrali operanti in Arabia Saudita sono O’Gara Servizi di protezione, Booz Allen Hamilton e Science Applications International Group (SAIC). O’Gara fornisce la sicurezza alla Casa di Saud e agli altri monarchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La sicurezza della Casa dei Saud comprende anche molti mercenari statunitensi. Booz Allen di McLean, VA, ebbe un contratto di 5 anni e da 21,8 milioni dollari per aggiornare la marina saudita nel 1995. Booz consiglia anche i marines sauditi e gestisce la scuola ufficiali delle forze armate saudite.[15] Nel 1990-1995 i sauditi spesero 62 miliardi di dollari in armi statunitensi. Alla fine del 2010 il Pentagono annunciò un accordo da 60 miliardi di dollari per le armi ai sauditi, uno dei più grandi di sempre. Secondo il Center for Public Integrity, Booz Allen iniziò a stipulare contratti sul programma Total Information Awareness della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), prima dell’11 settembre. Booz ebbe 13 contratti con la DARPA, del valore di 23 milioni di dollari, superata solo dai 23 contratti della DARPA da 27 milioni di dollari concessi a Lockheed Martin. L’ex direttore della CIA e CEO della Dyncorp, James Woolsey, ora lavora per Booz Allen. Nel 2008 Carlyle Group acquistò la quota di maggioranza di Booz Allen per 2,54 miliardi di dollari. SAIC ebbe due contratti dalla Casa dei Saud, alla fine degli anni ’90, da 166 milioni di dollari, per fornire veloci sistemi di comunicazione e comando alle Forze navali reali saudite. SAIC addestra spesso personale saudita nel suo quartier generale a San Diego. La CIA ha un contratto con SAIC per rivalutare la malattia della Guerra del Golfo tra le truppe statunitensi, attive nel conflitto del 1991. Nel 1995 SAIC assunse la Network Solutions, la società che assegna i nomi ai domini e che “sorveglia” Internet. Il CdA di SAIC vede l’ex-vicedirettore della CIA ed allievo della Naval Task Force 157 Bobby Inman, il segretario alla Difesa di Nixon Melvin Laird, l’ex-generale Maxwell Thurman, il segretario alla Difesa di Obama Robert Gates, il direttore della CIA di Clinton e membro del consiglio di Citigroup John Deutch e il segretario alla Difesa di Clinton William Perry. SAIC gestisce l’Interstate Identification Index dell’FBI, un database con 30 milioni di fedine criminali. Inoltre ha contratti investigativi per 200 milioni di dollari con l’IRS.[16]

Note
[1] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 1-6-02
[2] “Political Islam”. Samir Amin. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.6
[3] UnwoToday
[4]US Ties to Saudi Elite May be Hurtng War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[5] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells, Jack Meyers Boston Herald Online 12-11-01
[6] “Arms Buildup Enriches Firm Staffed by Hired Guns”. Mark Fineman. 1-10-92
[7] Dude, Where’s My Country. Michael Moore WarnerBooks New York 2003
[8] Fineman
[9] Spooks: The Haunting of America- Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company. New York. 1978
[10] “Anthrax Terrorism: Investigative Muddle or Criminally Reckless Endangerment?” David Neiwart. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.36
[11] “The CIA’s Role in the Anthrax Mailings”. Len Horwitz. March 2002
[12] Fineman
[13] “Saudi Bombing Puts Spotlight on US Military Aid”. Washington Post. 11-13-95
[14] The Puzzle Palace: America’s National Security Agency and its Special Relationship with Britain’s GCHQ. James Bamford. Sidgwick and Jackson. London. 1983
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28/8-4, 1997.
[16] “Internet Users Spooked about Spies New Role”. Glenn Simpson. Wall Street Journal. 10-2-95

46802333Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CIA minacciata da purghe mentre la situazione rimane tesa in Ucraina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 26/05/2014
john-o-brennanDiversi agenti della CIA si sono suicidati negli ultimi anni. E’ difficile fornire cifre esatte, l’informazione è classificata. Secondo statistiche evidentemente gonfiate, il tasso annuale di suicidi nelle forze armate è 250-400. In confronto il presunto tasso della CIA è 30-50. Cercano di evitare la pubblicità nel caso dei suicidi degli agenti sotto copertura. Ma è difficile nascondere qualcosa quando succede a funzionari altolocati. Secondo il “Washington Times”, un alto funzionario della CIA è morto in un apparente suicidio ai primi di aprile, per le ferite riportate dopo essere saltato da un palazzo in Virginia del Nord. Il portavoce della CIA Christopher White ha confermato la morte e ha detto che l’incidente non ha avuto luogo presso la sede della CIA di McLean, in Virginia “Possiamo confermare che c’è stato un ferito a morte in una struttura dove svolgeva un lavoro interinale”, ha detto White al Washington Free Beacon. “E’ stato ricoverato in un ospedale locale dove in seguito è morto. Per motivi di privacy e rispetto per la famiglia, non rilasciamo ulteriori informazioni al momento”. Il nome del defunto venne menzionato in un primo momento, pur rispettando la privacy dei familiari. Nessuna indicazione esatta dell’incidente è stata divulgata. Il tempo è passato alleviando lo stress post-traumatico dei parenti della vittima, ma ancora nessuna  informazione sul morto e le ragioni del suicidio sono trapelate nella stampa. Cos’è realmente accaduto? Perché un alto funzionario fa una cosa simile? Era davvero un suicidio?
Blogger statunitensi e canadesi offrono diverse interpretazioni, alcune degne di nota. Uno dei motivi potrebbe essere la decisione del Senate Intelligence Committee di pubblicare una relazione sui brutali metodi d’interrogatorio praticati dalla Central Intelligence Agency, nonché dai servizi speciali di Romania, Polonia, Lituania e altri Paesi. Il documento indica centinaia di casi di sospettati di attività terroristiche detenuti discretamente in carceri segrete della CIA e torturati per avere le informazioni volute. Torture di massa hanno permesso a molti agenti della CIA di avere promozioni, decorazioni e benefici materiali lavorando in condizioni estremamente difficili. Credevano che le registrazioni delle loro “gesta eroiche” sarebbero state per sempre sepolte negli archivi della CIA. Ma ci sono casi in cui i nomi degli esecutori di ordini criminali vengono svelati,  video e foto di orrende torture diventano pubbliche e sono studiate da esperti, e prima o poi utilizzate come prova durante le cause indette da vittime innocenti. Una delle versioni dice che il suicida voleva fuggire come Edward Snowden. Non poteva perdonare il sistema per l’inclusione del suo nome nella lunga lista di coloro coinvolti nella creazione e gestione di prigioni segrete in Europa orientale. Aveva parecchio da raccontare essendo un membro della cerchia ristretta di John Brennan, anche prima della nomina di quest’ultimo a direttore della CIA. Il suicida fu coinvolto nella pianificazione e nelle operazioni delle guerre in Iraq e in Afghanistan. I blogger dicono che si era specializzato sull’Europa orientale. Le sue ultime attività erano centrate principalmente sull’Ucraina. Aveva stretti contatti con Defense Intelligence e Drug Enforcement Agency. Le sue attività riguardavano i piani di clandestini volti a sottrarre l’Ucraina dall’influenza della Russia. Conosceva i nomi degli agenti della CIA che agiscono sotto copertura, compresi alti funzionari della junta. Scappando avrebbe potuto usare le informazioni a suo vantaggio. Uno dei blogger ha ipotizzato che l’agente della CIA morto volesse far esplodere “una nuova bomba” pubblicando uno scoop con nuove rivelazioni sulle attività criminali dei servizi speciali degli Stati Uniti, ma la sua intenzione divenne nota… Poi i vertici della Central Intelligence Agency decisero che il modo migliore per uscirsene era suicidarlo. In questo caso nessuno avrebbe indagato lasciando segrete le motivazioni del caso e i nomi dei colpevoli. Il governo e la CIA sanno nascondere bene i legami, hanno sempre eliminano quelli che li tenevano. Il suicidio è frequente tra mercenari e militari.  Tornati a casa, molti di loro cercano di rivelare i crimini commessi dai loro compatrioti contro i prigionieri di guerra e i civili. Alcuni hanno deciso di farla finita a causa della depressione. Ma la vera causa della loro morte è una, essere perseguiti dagli agenti della sicurezza interna della CIA.
article-2275258-176A89CF000005DC-353_634x373John Brennan, il direttore della CIA, è l’alto funzionario che emette gli ordini per la liquidazione fisica. Con grande fervore ostacola qualsiasi tentativo di rivelare le attività d’intelligence dell’Arabia Saudita e il suo coinvolgimento nell’attacco dell’11/9 contro le torri gemelle. Brennan ebbe intensi contatti con i sauditi prima del tragico evento. È preoccupato dai tentativi di rivangare il passato. Nel febbraio 2013 l’autore cospirazionista Phillip Marshall, ex-pilota e famoso autore, fu trovato morto insieme ai suoi due figli nella loro casa in California. I suoi lavori erano dedicati principalmente ai “punti oscuri” della storia moderna degli Stati Uniti. In “The Big Bamboozle: 9/11 and the War on Terror” del 2012, teorizzò che non fu al-Qaida, ma piuttosto funzionari governativi sauditi e statunitensi ad orchestrare l’11/9. Il libro citava John Brennan tra le personalità coinvolte nelle esplosioni misteriose delle torri. I figli di Marshall e il cane della famiglia furono uccisi. L’ex-moglie del giornalista e madre dei due bambini era in viaggio all’estero, al momento della morte. Michael Mahon Hastings, noto giornalista di Rolling Stone, era deceduto in un incidente automobilistico il 18 giugno 2013, a Los Angeles, California. Raccoglieva informazioni rivelatrici su John Brennan e si lamentò di essere perseguito da Central Intelligence Agency e Federal Bureau of Investigation. Michael espresse apertamente la paura di essere oggetto di un assassinio. L’incidente confermò le sue apprensioni. Presumibilmente ci furono tre esplosioni nella vettura. Ma nessuna indagine approfondita fu condotta. Il suo corpo è stato cremato contro la volontà della famiglia distruggendo le possibili prove che avrebbero potuto smentire la spiegazione che fosse morto in un incidente.
La recente visita di John Brennan in Ucraina era anche destinata a calmare i timori dei suoi subordinati a Kiev. Ha dovuto convincerli che non ci sarebbero state fughe di informazioni che avrebbero causato rivelazioni scandalose e danneggiato la cooperazione sulla sicurezza Stati Uniti-Ucraina. Central Intelligence Agency, Federal Bureau of Investigation, Defense Intelligence Agency e Drug Enforcement Agency continueranno le loro attività di consulenza e altri sforzi volti a “stabilizzare” il Paese. Altri consiglieri statunitensi saranno inviati in Ucraina per assistere le strutture di sicurezza e affrontare i problemi legati all’instabilità nella parte sud-orientale del Paese.  Si presuppone che i consiglieri potranno intervenire al posto dei comandanti militari ucraini e condurre le operazioni in prima linea contro i “separatisti”. Ovunque sia andato durante la visita a Kiev, Brennan ha sempre finito i suoi discorsi con “gli ucraini hanno il diritto di risolvere i propri affari senza interferenze”. A credergli, questo sarebbe l’obiettivo degli Stati Uniti.

MarshallLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jerome Kerviel e il jackpot francese dell’11 settembre

Reseau International 20 maggio 2014

340948_Sep-11-attacksNel 2009, l’ex-trader, oggi in carcere, aveva rivelato una strana informazione ignorata dalla stampa mainstream. “Il miglior affare nella storia della Société Générale fu condotto l’11 settembre 2001. È ciò che mi fu detto da uno dei manager. Sembra che quel giorno, i profitti furono enormi”. Tale affermazione enigmatica fu formulata nel 2009 da Jerome Kerviel. L’ex-trader della Société Générale aveva informato Elizabeth Fleury, giornalista parigina, che la sua banca avrebbe registrato un guadagno azionario record in conseguenza dell’attacco terroristico. Contesto: sette giorni dopo i fatti di New York e del Pentagono, osservatori finanziari scoprirono che speculatori misteriosi avevano ricavato, in tutto il mondo, enormi profitti dalle scommesse fatte tra fine agosto e primi di settembre sulle azioni delle aziende interessate dagli attacchi. Fu la prima indicazione di un insider trading mondiale su diverse piazze borsistiche: Chicago, Londra, Francoforte, Milano, Tokyo, Singapore e Parigi. In Francia, Laurent Fabius, ministro delle Finanze del governo Jospin, suggerì un legame tra tali movimenti finanziari e il terrorismo: “Non è affatto impossibile che gli sponsor degli attentati dell’11 settembre siano gli autori di tale speculazione”. “I nostri computer identificarono una serie di anomalie su cui lavoriamo duro, data la coincidenza con gli attacchi“, disse a RMC il direttore generale della Commission des opérations boursières (COB), Gérard Rameix.
Jerome-Kerviel-1024x652Un interessato al caso, intervistato dalla giornalista Martine Orange di Le Monde, riconobbe, come molti esperti di transazioni borsistiche, il suo stupore: “Non si può fare a meno di essere colpiti dai grandi volumi scambiati e dalle aree scelte“. Pochi giorni dopo, tutto cambia, le autorità occidentali indicarono laconicamente che le indagini non riuscirono a stabilire un legame tra tali speculatori ed al-Qaida, il gruppo subito accusato dell’11 settembre. In una parola, era l’insabbiatura del caso che avrebbe portato ad identificare coloro che, vivendo tra noi e non nelle grotte di Tora Bora, ebbero informazioni dettagliate sugli attacchi imminenti da cui trassero vantaggio. Nel 2010, aprendo un’indagine online sul tema, ovviamente complesso e delicato, volevo saperne di più da Jerome Kerviel. Chi erano i responsabili? Qual era la fonte di tali informazioni? E quanto ci guadagnarono? Contattai Olivier Metzner, legale di Jerome Kerviel. Dopo diversi scambi telefonici, l’avvocato, poi suicidatosi, mi disse infine che il suo cliente non voleva fare alcun commento su tali affermazioni, finché il suo tempestoso processo con la Société Générale fosse finito. Oggi, Jerome Kerviel è nel carcere di Nizza e deve ancora scontarvi tre anni. Pur dichiarandosi colpevole, l’uomo si lamenta che l’indagine contro di lui subì molte pressioni occulte dalla Société Générale.
Direbbe altro, ora che è in carcere, nella sua dichiarazione sui profitti raccolti l’11 settembre 2001 dal prestigioso istituto finanziario che l’assunse nell’agosto 2000? Normalmente tale osservazione avrebbe fatto notizia: poche settimane dopo gli attentati, molti media, in Francia e all’estero, s’interessarono agli speculatori, prima di cedere all’opacità delle autorità del mercato. Tuttavia, in questo caso, le informazioni di Kerviel sulla sua banca, che avrebbe beneficiato notevolmente dalle operazioni interne condotte a monte dell’11 settembre, non provocarono alcuna indagine.

Auto-censura e doppi standard
Robert Addison DayNel 2010, l’Autorité des marchés financiers licenziò Robert Addison Day, sospettato di insider trading. Il miliardario statunitense, vicino al clan Bush e ai servizi segreti, divenne nell’aprile 2001 membro del Consiglio di Amministrazione della Société Générale dopo aver ceduto alla banca francese la sua società finanziaria di Los Angeles TCW (Trust Company of the West), specializzata nei CDO, prodotti finanziari rischiosi composti da subprime. Attraverso la sua controllata statunitense, la Société Générale investì 40 miliardi di dollari su tali investimenti pericolosi. Nel gennaio 2008, poco prima dello scoppio dello scandalo della vicenda Kerviel, Robert Day vendette oltre 125 milioni di titoli della banca. Le perdite poi attribuite a Jerome Kerviel, 4,9 miliardi di dollari, non sarebbero state note all’affarista californiano. Non poteva però ignorare la prognosi pessimistica della Société Générale del mercato statunitense dei subprime: nel novembre 2007, la banca francese stimò il costo a 203 milioni di euro del riaggiustamento; il 24 gennaio 2008, il giorno in cui scoppiò lo scandalo del “trader pazzo”, la cifra era di 2,6 miliardi di euro. Sospettato assieme al capo della divisione investimenti Jean-Pierre Mustier, di guadagno fraudolento da informazioni riservate, Robert Day venne infine messo “fuori gioco”. Come il suo predecessore (COB), l’Autorité des Marchés Financiers è spesso accomodante quando si tratta di rintracciare l’insider trading commesso da dirigenti. Dal 2010, quando lasciò la Société Générale, Robert Day si dedica agli investimenti negli Stati Uniti. La sua azienda, assai coinvolta nel mercato israeliano, fu acquistata alla Société Générale da una potente organizzazione finanziaria legata alla CIA e al complesso militare-industriale Carlyle. Il suo co-CEO, David Rubenstein, ha recentemente rilasciato un’intervista in cui il mecenate della comunità ebraica saluta (13′ 54) la transazione del febbraio 2013 tra il suo gruppo e la banca francese.

Identificare istituzioni e individui arricchitisi con gli scambi dell’11 settembre è importante: alcuni furono gestiti da Parigi attraverso banche come la Société Générale. Michael Ruppert, giornalista investigativo che svelò molte informazioni su ciò e con cui avevo corrisposto, era convinto che i principali beneficiari fossero vicini a certi funzionari dei servizi segreti europei, israeliani e statunitensi, che condivisero l’identica sofisticata prescienza degli attacchi. Risalendo l’insider trading dell’11 settembre, in ultima analisi, si potrebbe identificare la rete dei “mandanti” come  giustamente sottolinea Laurent Fabius. Il 6 ottobre 2001 a Washington, questo sodale del  movimento sionista statunitense, allora ministro delle Finanze, fu nominato dai suoi colleghi del G7 loro portavoce nel guidare gli scambi relativi alla “lotta al finanziamento del terrorismo“. Nel mirino al-Qaida e i suoi contatti in ambito islamico. Ignorati furono gli operatori di borsa che agendo in Europa, Nord America e Asia del Sud-Est guadagnarono milioni di dollari dall’operazione false flag USA-Israele, di cui sapevano in anticipo grazie alle loro connessioni con il mondo dell’intelligence.

FALSE-FLAG-14-wTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH370: Inside job?

Aangirfan 16 marzo 20141
no-clue-about-malaysia-airlines-mh370Il 16 marzo 2014, l’esperta di antiterrorismo inglese dr.ssa Sally Leivesley avrebbe detto che, nel caso MH370, sembra che vi sia la pianificazione di qualcuno dalle ampie ed avanzate conoscenze ingegneristiche. I dirottatori avrebbero cambiato velocità, altitudine e rotta dell’MH370 inviando segnali radio al sistema di controllo del volo di bordo. Possono averlo fatto atterrare o schiantare via telecomando. Tra i possibili colpevoli una potenza straniera.
James R. ha detto: “L’annuncio che l’MH 370 era ancora in volo e che venne rilevato sul radar alle 08:11, indica che le ricerche sul mare della Cina meridionale siano state una perdita di tempo farsesca. Eppure qualcuno ha avuto questa informazione ed apparentemente non fece nulla, lasciando che l’inutile ricerca continuasse per quasi una settimana. Le informazioni rilasciate dalle autorità malesi indicano che l’aereo fu dirottato via telecomando. L’equipaggio non poteva nascondere l’aeromobile ai radar. Il radar non dipende da alcuna attrezzatura sull’aereo, non può essere spento. Solo notevoli capacità di guerra elettronica possono far scomparire un aereo dai radar sull’oceano… quasi certamente gli Stati Uniti o una società alleata sotto il loro controllo (hanno fatto sparire l’aereo)“. Come riportato dal Telegraph, è emersa la prova di un possibile complotto della CIA in stile 11/9 riguardo l’MH370. Sajid Muhammad Badat di origine inglese, un agente ‘CIA-MI6-al-Qaida‘, ha recentemente detto in tribunale che 4-5 malesi progettavano di dirottare un aereo usando una bomba nascosta in una scarpa per abbattere la porta della cabina di guida. Saajid Muhammad Badat ha detto che aveva incontrato agenti malesi di CIA-MI6-al-Qaida, uno dei quali pilota, in Afghanistan dandogli una bomba-scarpa da utilizzare per prendere il controllo di un aeromobile. La possibilità di un tale complotto, ordito dalle menti della CIA degli attacchi dell’11/9 alle Torri Gemelle di New York, è stata sostenuta dall’ammissione di Najib Razak, primo ministro della Malesia, secondo cui i sistemi di comunicazione del Boeing 777 furono deliberatamente spenti “da qualcuno a bordo”. I genitori di Sajid  Muhammad Badat, Muhammad Badat e Zubayda Patel, giunsero in Gran Bretagna dal Malawi, dove facevano parte della comunità asiatica portatavi per governare il Paese quando era una colonia inglese. Suo padre è un giornalaio e ancora gestisce l’edicola. Badat frequentò il ginnasio Cript nel Regno Unito, dove ebbe il diploma.

article-2134056-02397C260000044D-390_634x427Il 15 marzo 2014, il primo ministro malese Najib Razak ha detto:
1. il Volo 370 è stato probabilmente dirottato da qualcuno a bordo
2. il Volo 370 ha volato per più di sette ore, e potrebbe aver raggiunto il Kazakhstan
Il primo ministro Najib Razak ha detto che anche se i movimenti fossero stati coerenti con atti deliberati, ciò non confermava che l’aereo fosse stato dirottato. In relazione all’MH370, funzionari e altri hanno fatto dichiarazioni contrastanti, suggerendo che alcuni di loro possano avere qualcosa da nascondere.
1. Una teoria, avanzata dalla Professional Pilots Rumour Network, afferma che l’MH 370 è stato colpito da missili e che i Paesi limitrofi sono coinvolti in una cover-up o cospirazione. Tuttavia, i satelliti statunitensi non avrebbe rintracciato alcuna esplosione.
2. C’erano voci secondo cui l’MH370 era atterrato in Cina, a Xian o Nanjing. Queste voci sono state smentite dalle Malaysian Airlines.
3. Le Malaysia Airlines inizialmente dissero che l’MH370 perse il contatto con il controllo del traffico aereo alle 02:40. Le Malaysia Airlines più tardi disse che il contatto fu perso alle 01:30, come mostrano i dati sui siti web di monitoraggio dei voli.
4. Il governo malaysiano ha detto, il giorno della scomparsa dell’MH370, che c’erano indicazioni che l’aereo aveva ‘tentato di rientrare’. Giorni dopo, un ufficiale avrebbe detto che i militari avevano rilevato quello che poteva essere l’aereo sulle registrazioni radar della difesa aerea, indicando che l’aereo potrebbe aver volato sullo Stretto di Malacca. Il generale malese Rodzali Daud più tardi disse che “non fece tali dichiarazioni“.
5. Funzionari malesi, inizialmente dissero che quattro o cinque passeggeri avevano fatto il check-in per il volo, ma non salirono a bordo e il loro bagaglio fu sbarcato dall’aereo. Giorni dopo, i funzionari malesi dissero che nessun bagaglio era stato rimosso.
6. Il ministro degli Interni malese Ahmad Zahid Hamidi inizialmente descrisse i due passeggeri con i passaporti rubati dai lineamenti asiatici. Il giorno dopo, il capo dell’aviazione civile della Malesia, Azharuddin Abdul Rahman, sembrava indicare che uno di questi passeggeri fosse nero. I due uomini furono successivamente identificati dall’Interpol come iraniani. Le foto dei due uomini diffuse dalla polizia malese, dalle gambe identiche, si sono rivelate manipolate digitalmente. La risposta malese al volo scomparso MH370
7. Il Wall Street Journal ha detto che investigatori dell’aviazione e funzionari della sicurezza nazionale statunitensi credevano che l’aereo, dopo la scomparsa, avesse volato per cinque ore, secondo i dati scaricati automaticamente dai motori dell’aereo. Tuttavia, il 14 marzo 2014, la Rolls-Royce avrebbe detto di essere d’accordo con il governo malese, secondo cui l’MH370 non può aver volato per ore dopo la scomparsa.

Missing Malaysian Airways.jpgSopra, vediamo la distanza minima, circa 2500 chilometri, che l’MH370 può aver coperto dopo la ‘scomparsa’.
La Rolls-Royce concorda con la Malaysia sui dati dei motori del jet scomparso

Army-bases-online_2614912aLe principali basi militari. 8) Brunei, 10) Corea del Sud, 11) Giappone
L’MH370 avrebbe potuto raggiungere alcune delle basi militari qui sopra.
12) Guam – Andersen Air Force Base.
14) Diego Garcia.
C’è una base militare nelle isole Andamane
L’MH370 potrebbe essere stato costretto ad atterrare a Guam? Guam potrebbe essere stato il bersaglio di un complotto terroristico con questo aereo? Nel febbraio 2014, sull’Andersen Air Force Base di Guam, più di 1800 effettivi e circa 50 aeromobili di US Air Force, US Navy, Japan Air Self-Defense Force, Royal Australian Air Force e Republic of Korea Air Forces si riunirono per un’esercitazione militare. L’esercitazione era caratterizzata da velivoli comando e controllo (AWACS) di Stati Uniti, JASDF e RAAF. Cope Nord 2014 inizia sull’Andersen AFB a Guam

Foreign Observers/Valiant ShieldAndersen Air Force Base, Guam: Colonnello Charles McMillan, Comandante del 36.th Contingency Response Group, saluta i membri del ministero della Difesa cinese ad Andersen, 19 giugno 2006. Più di 40 osservatori di diversi Paesi, tra cui Cina, Australia, Giappone, India, Singapore, Repubblica di Corea e Russia assistettero a Valiant Shield, esercitazione che mostrava la capacità degli Stati Uniti e l’interoperabilità nella cooperazione come forza congiunta. Valiant Shield
Alcune domande sul Malaysia Air Flight 370

adamanL’ultima traccia sui radar militari suggerisce che l’aereo volava verso le isole Andamane dell’India, un arcipelago tra il Mar delle Andamane e il Golfo del Bengala.I dati dei radar: esclusivo
L’India ha una base navale nelle isole Andamane. Nel 2013, gli Stati Uniti avrebbero avuto dei piani per una base aerea nelle Isole Andamane. I piani per una base militare degli Stati Uniti nelle isole Andamane
L’ambasciatore malese in Cina ha ricevuto conferma che i militari malesi avevano rilevato un jet ignoto solo un’ora dopo che il volo MH370 era svanito. Jet Rogue

NATO-E-3-AWACSSi ritiene che il Volo 377 delle compagnie aeree malesi sarebbe stato dirottato da un aereo AWACS dell’aviazione statunitense. L’11/9 aerei AWACS furono visti osservare o controllare i crash contro le torri gemelle. (JimStone freelance)
Gli Stati Uniti hanno basi per aerei AWACS in Asia. AWACS significa ‘Allarme e controllo precoce aeroportato’.

04119845-1024x958I due uomini con “passaporti rubati”. Malaysia Airlines e il caso delle gambe mancanti
Il Wall Street Journal ha riportato che gli investigatori statunitensi sospettano che il jet di linea malese scomparso abbia volato per 4-5 ore una volta perso il contatto con i controllori del traffico aereo. Ciò sulla base di dati provenienti dai motori dell’aereo, che vengono scaricati e trasmessi a terra automaticamente nei programmi di manutenzione ordinaria. L’aereo scomparso delle Malaysia Airlines ha ‘volato per quattro ore’ dopo la scomparsa dai radar…
Il 13 marzo 2014, le autorità malesi hanno detto che non vi era alcuna prova che l’aereo di linea avesse volato per ore dopo aver perso il contatto con i controllori del traffico aereo, continuando a trasmettere i dati tecnici. La Malaysia dice che non c’è alcuna prova che l’aereo scomparso abbia volato per ore dopo aver perso i contatti

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaporti rubati – Malaysian Airlines MH370

Aangirfan 11 marzo 2014

Rodzali_Daud_09032014_840_521_100Il Comandante delle forze aeree della Malesia, Generale Rodzali Daud

La Royal Malaysian Air force respinge un articolo del quotidiano Berita Harian secondo cui il comandante dell’aviazione avrebbe detto che l’aereo avrebbe virato attraversando la Malesia e volando ad ovest dello Stretto di Malacca.” MH370 rivelato
L’11 marzo 2014, tre giorni dopo la scomparsa dell’aereo, il comandante dell’aviazione della Malaysia, Generale Rodzali Daud, avrebbe detto a un giornale malese che i militari ricevevano “segnali” dall’aereo dopo che aveva smesso di comunicare con i controllori, virando da nord-est verso ovest, abbassando la quota e volando per centinaia di miglia sulla penisola della Malesia e sullo stretto di Malacca prima che le tracce svanissero. Tengku Sariffuddin Tengku Ahmad, portavoce del primo ministro, ha detto in un’intervista telefonica, di aver contattato i comandi militari che gli dissero che non vi era alcuna prova che l’aereo avesse riattraversato la penisola malese. “Il governo e la compagnia aerea hanno rilasciato informazioni imprecise, incomplete e talvolta inaffidabili, dove funzionari civili a volte contraddicevano i militari.” Il Generale Tan Sri Rodzali Daud, comandante della Royal Malaysian Air Force (RMAF), ha fatto la seguente dichiarazione ufficiale: “L’ultima volta che l’aereo è stato rilevato dalla torre di controllo era presso Pulau Perak nello stretto di Malacca, alle 2.40 del mattino, prima che il segnale scomparisse senza lasciare traccia. Tengo a precisare che non ho fatto dichiarazioni in precedenza”. L’articolo di Berita Harian su ricerca e salvataggio-Rodzali Daud
Il comandante dell’aviazione aveva detto che, secondo i radar militari, il Malaysian Airlines MH370 aveva virato e volato per centinaia di chilometri verso ovest, dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo civile. “Ha cambiato rotta dopo Kota Bharu ed ha abbassato la quota. Ed era sullo Stretto di Malacca“, ha detto l’alto ufficiale militare malese a Reuters. Ciò sembrerebbe escludere un guasto meccanico improvviso, in quanto significherebbe che l’aereo ha volato per almeno 500 km dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo. Le autorità malesi avevano detto in precedenza che il volo MH370 era scomparso circa un’ora dopo il decollo da Kuala Lumpur. I militari della Malaysia hanno rintracciato l’aereo scomparso sulla costa occidentale. L’eco radar fu visto l’ultima volta nei pressi di Pulau Perak nello Stretto di Malacca. La Polizia di Bharu ha confermato che abitanti locali hanno detto di aver visto luci e un aereo a bassa quota su Bharu. Aviation Herald

Search Continues For Missing Malaysian Airliner Carrying 239 PassengersL’International Business Times suggerisce che il volo Malaysia Airlines MH370 sia stato dirottato. Vari giornali riportano che, parecchio tempo dopo che l’aereo era scomparso, i cellulari dei passeggeri funzionavano quando venivano chiamati dai parenti. Ma tali affermazioni non sono state raccolte. La sorella di uno dei passeggeri cinesi ha riferito: “Questa mattina, intorno alle 11:40, ho chiamato il numero di mio fratello due volte, che sentivo squillare. Alle 14:00, ho chiamato ancora e ancora sentivo squillare”. Un cinese ha chiamato il fratello sull’aereo scomparso, ed ha riferito che il telefono suonò tre volte prima di sentirlo riagganciare.
20 passeggeri dell’aereo scomparso sono “scienziati elettronici di fama mondiale” della Freescale Semiconductor di Austin. Secondo una teoria questi scienziati saprebbero far scomparire un aereo. L’aereo della Malaysia occultato da armi elettroniche? 20 passeggeri erano esperti di guerra elettronica.
Etihad 777 flightPattaya, in Thailandia, è un’importante base della CIA ed alleati. Un agente turistico di Pattaya ha detto che, il 1° marzo 2014, un uomo d’affari iraniano, il ‘signor Ali’, chiese di prenotare i biglietti per due uomini, di cui si scoprì avere passaporti rubati. Inizialmente li prenotò per altre compagnie aeree, ma tali prenotazioni scaderono. Quindi, il 6 marzo, li prenotò di nuovo per il volo Malaysian Airlines MH370. Nel 1955, si ritiene che un uomo delle pulizie dell’Hong Kong International Airport sia riuscito a piazzare una bomba su un volo Air India per Giacarta che si credeva avesse a bordo il premier cinese Zhou Enlai. Ma Zhou non viaggiava, ma il velivolo fu distrutto. Il 7 marzo 2008 (quasi sei anni prima del giorno della scomparsa dell’MH370), una 19enne di nome Guzalinur Turdi avrebbe tentato di distruggere un volo della China Southern in viaggio da Urumqi, nella provincia dello Xinjiang, a Pechino.

azharuddin-abdul-rahman-ahmad-jauhari-yahyainIl capo dell’aviazione civile Malesia Azharuddin Abdul Rahman ha detto che i due uomini che si erano imbarcati non avevano un ‘aspetto asiatico’. Un giornalista gli chiese chi sembrassero ‘grosso modo’. Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Conosce un calciatore di nome (Mario) Balotelli? È un italiano. Sapete che aspetto ha?’ Un giornalista rispose, ‘E’ nero?’ Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Sì’.

IranAir_Flight_655_by_kombizzSecondo fonti, la CIA e i suoi alleati abbatterono il volo PanAm 103 su Lockerbie. Nel 1988, l’incrociatore lanciamissili dell’United States Navy, USS Vincennes, abbatté l’Iran Air Flight 655, un volo di linea dell’Iran Air da Teheran a Dubai. L’attacco avvenne nello spazio aereo iraniano, sulle acque territoriali iraniane nel Golfo Persico, e sulla consueta rotta di volo. Il velivolo, un Airbus A300-203B2, fu distrutto da un missile superficie-aria SM-2MR sparato dal Vincennes. Tutti i 290 passeggeri a bordo, tra cui 66 bambini e 16 membri dell’equipaggio, morirono.

abu-nidalAbu Nidal avrebbe effettuato l’attentato di Lockerbie. Abu Nidal era un agente degli Stati Uniti. L’ex-deputato laburista inglese Tam Dalyell ed il professore di diritto di Edimburgo Robert Black “per molto tempo credettero che Abu Nidal, morto in Iraq nel 2002, e il suo PFLP-GC, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (sbagliato, il gruppo di Nidal si chiamava Fatah, il FPLP-GC è sempre stato guidato da Ahmad Jibril, suo nemico mortale. NdT), fossero responsabili della bomba che fece esplodere il volo Pan Am 103 su Lockerbie il 21 dicembre 1988, con la perdita di 270 vite umane“. Dalyell e Black sollecitarono i governi scozzese e inglese a rispondere alle notizie secondo cui Abu Nidal fosse un agente degli Stati Uniti. (Was Lockerbie suspect working for US? – Scotsman.com NewsAbu Nidal – Mossad terrorist) (Abu Nidal, notorious Palestinian mercenary, ‘was a US spy’, Lockerbie is about heroin)

malaysia-airlines-mh370-search-areaI due passeggeri che viaggiavano con passaporti rubati sul volo della Malaysia Airlines MH370 sarebbero stati iraniani. Un amico di uno degli iraniani ha detto alla BBC Persia di aver ospitato la coppia a Kuala Lumpur dopo il loro arrivo dall’Iran, giorni prima del volo per Pechino. La fonte, che sostiene di conoscere uno degli uomini fin dalla scuola in Iran, ha detto che i due avevano acquistato i passaporti falsi perché volevano emigrare in Europa. Avevano comprato i passaporti a Kuala Lumpur, nonché biglietti per Amsterdam, via Pechino. Il corrispondente ha detto a BBC Persia che uno degli iraniani andava a Francoforte, in Germania, dove vive sua madre, mentre l’altro voleva recarsi in Danimarca. Il corrispondente di BBC Persia ha detto al Telegraph che i due iraniani stavano “cercavano un posto dove stabilirsi“. (Mirror) Non ci fidiamo di BBC o Telegraph. Sembra una montatura creata dagli spettri.

MH370-Malaysia_Airlines-mas-last-location-graphics-updated-080314-kamarul_540_342_100Il 9 marzo 2014, un gruppo chiamato Brigata dei Martiri cinesi ha rivendicato la scomparsa del volo Malaysia Airlines MH370. Il gruppo, sconosciuto prima d’ora, ha inviato una mail ai giornalisti in  Cina che dice: “Tu uccidi uno del nostro clan, noi ne uccideremo 100 di voi per risposta“. Il ministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Seri Hishammuddin Hussein, ha detto ai giornalisti di dubitare della legittimità della rivendicazione. Altri funzionari hanno detto che la dichiarazione è  un falso per aumentare le tensioni etniche tra uiguri e cinesi Han dopo il recente attentato all’arma bianca nella città sud-occidentale di Kunming, il 1° marzo, che ha lasciato 29 morti e 140 altri feriti. Il comandante dell’aviazione civile della Malesia Azaharuddin Abdul Rahman ha detto che i funzionari avevano esaminato il nastro di sorveglianza dell’ingresso all’aereo e ora dicono che la coppia non era asiatica, come inizialmente indicato. “Abbiamo confermato che non sono maschi asiatici, ha detto Rahman, aggiungendo che uno degli uomini era nero. Uno era stato identificato, dissero i funzionari, anche se si rifiutarono di comunicare nome o nazionalità. Un’operatrice telefonica cinese della compagnia aerea KLM ha confermato che i passeggeri che viaggiavano con i passaporti rubati avevano prenotato biglietti di sola andata sullo stesso volo KLM, da Pechino a Amsterdam”. Gruppo cinese rivendica la scomparsa del jet

Operation-Northwoods-1L’operazione Northwoods del Pentagono. Un aereo doveva essere abbattuto e l’incidente attribuito a Cuba. Di chi è la colpa del 9/11?
Il South China Morning Post ha detto che il capo dei servizi segreti di Taiwan aveva ricevuto un’allerta su “attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Pechino“, il 4 marzo, tre giorni dopo l’assalto alla stazione ferroviaria di Kunming in Cina, che lasciò 29 morti. “I capi della sicurezza  avrebbero ricevuto l’allerta sulle China Airlines, dopo una telefonata alla società la mattina della giornata, da un uomo che parla in francese e sosteneva di voler avvertire su possibili attività terroristiche“. Taiwan avvertita di un possibile attentato in Cina
Il ministro degli Interni della Malesia ha detto che i due passeggeri con i passaporti rubati che salirono sull’aereo della Malaysia Airlines scomparso avevano “caratteristiche facciali asiatiche“, secondo un articolo.

flugzeugabsturz-der-screenshot-von-flightradar24-com-zeigt-die-letzte-bekannte-position-des-malaysian-airlines-fluges-mh370-auf-dem-weg-von-kuala-lumRupert Murdoch twitta che i jihadisti sono responsabili dell’incidente della Malaysian Airlines. Murdoch la vede come un’opportunità degli Stati Uniti per avvicinarsi alla Cina.
Rupert Murdoch @ rupertmurdoch
Il crash del 777 conferma che i jihadisti vogliono creare problemi alla Cina. Chance per gli Stati Uniti di fare causa comune, amicizia con la Cina mentre la Russia minaccia.
15:15 – 9 marzo 2014
I “terroristi” responsabili dell’incidente aereo della compagnia malese? I timori crescono con la scoperta che due passeggeri usavano passaporti rubati. “Un funzionario europeo si è detto sorpreso che fosse stato possibile il check-in di passaporti rubati all’aeroporto di Kuala Lumpur e che un avviso avrebbe dovuto apparire sul computer dell’agente della compagnia aerea“. I passaporti rubati aggiungono mistero sulla scomparsa della Malaysia Airlines
Cinque passeggeri prenotati non erano a bordo. La BBC ha confermato che un uomo che usava  un falso passaporto italiano e un altro con un falso passaporto austriaco, acquistarono i biglietti nello stesso momenti, ed entrambi prenotarono la stessa coincidenza da Pechino all’Europa“. L’aereo scomparso della Malaysia Airlines ‘potrebbe essere tornato indietro’
Un anonimo funzionario del governo statunitense ha detto al New York Times che il Pentagono ha rivisto il sistema di rilevazione flash nel mondo, e ha visto alcun segno di un’esplosione. Agenzie antiterrorismo allertate sul volo scomparso MH370 della Malaysian Airlines

73483790_china_malaysia_plane3_624Parte della ‘pianificazione della CIA’ degli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti avvenne in Malesia. Malesia e 9/11 ‘L’ideatore’ dei “bombardamenti della CIA” sull’isola indonesiana di Bali, nel 2002, Riduan Isamuddin, è malese. La CIA in Malesia e Indonesia, Hambali/ La bomba di Bali – Inside Job.
Nel caso del volo MH370 della Malaysia Airlines, le autorità malesi indagano sulla possibile falla dopo l’allerta sui passaporti rubati. La notizie sui due passeggeri, italiano e austriaco, indicati sul volo ma che non sono mai saliti a bordo dell’aereo. L’italiano Luigi Maraldi e l’austriaco Christian Kozel ebbero i loro passaporti rubati qualche tempo fa. Il Viceministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Aziz Kaprawi, ha detto che le autorità indagano su una possibile falla. Secondo The Telegraph, il 37enne Maraldi ha detto ai suoi genitori che era in Thailandia e non era mai salito sul volo, dopo che il suo nome era apparso sui giornali. In un articolo di The Guardian, il portavoce del ministero degli Esteri austriaco Martin Weiss avrebbe detto che il cittadino austriaco indicato è al sicuro in Austria e che alcuni anni fa ebbe il passaporto rubato in Thailandia. I passaporti dei dirottatori dell’11 settembre furono emessi dalla CIA – Whistleblower Michael Springmann

china-malaysiaIl presidente cinese Xi Jinping e il Primo ministro della Malesia Najib Razak a Kula Lumpur, ottobre 2013. Nell’ottobre 2013, “Cina e Malesia decisero di rafforzare i rapporti e di raddoppiare il commercio bilaterale a 160 miliardi dollari entro il 2017. Gli osservatori ritengono che l’accordo sottolinei la crescente influenza della Cina nella regione, in un momento in cui gli Stati Uniti lottano contro la crisi politica e fiscale interna. I leader dei due Paesi annunciarono l’intenzione di aumentare la cooperazione economica e della difesa e il presidente cinese Xi Jinping ha detto nella conferenza stampa nella capitale amministrativa malese Putrajaya: ‘Abbiamo deciso di rafforzare la nostra partnership nella difesa navale, le esercitazioni militari congiunte per combattere terrorismo e la criminalità transnazionale e di promuovere la sicurezza’”. Cina e Malesia allargano i rapporti nella difesa ed economici

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il principe Bandar se ne va?

Viktor Titov  New Oriental Outlook 18/02/2014
386618Il 17 febbraio la Tv iraniana ha riferito che il direttore generale dell’agenzia d’intelligence saudita principe Bandar potrebbe presto essere dimesso. Oggi Bandar è a Washington, in cura presso la Johns Hopkins Hospital e in previsione d’incontrare il senatore John McCain. Nella stessa data numerosi siti hanno rivelato il nome del suo possibile successore, il 54enne principe Muhammad bin Nayaf. Nominato ministro degli Esteri del regno nel novembre del 2012, prima era assistente per gli affari di sicurezza del ministro degli Interni. In questo reparto si distinse per le efficaci misure antiterrorismo e la lotta contro “la setta errante”, come viene chiamata “al-Qaida” in Arabia Saudita. Nel 2009, Mohammed bin Nayaf sopravvisse ad un tentativo di assassinio, venendo  leggermente ferito e ustionato. Muhammed bin Nayaf è il nipote del monarca saudita e figlio del principe ereditario Nayaf bin Abdul-Aziz al-Saud, morto nel giugno 2012. Il principe ereditario ha occupato la carica di ministro degli Interni per decenni. Quindi non sorprende che Muhammad bin Nayaf sia considerato da molti il prossimo re dell’Arabia Saudita.
Può sembrare che sia ancora troppo presto per le dimissioni del principe Bandar, dato che è  direttore generale dell’Agenzia d’intelligence saudita da soli 18 mesi, mentre gode del favore di re Abdullah. Ma oltre alle possibili condizioni di salute, le dimissioni potrebbero essere provocate da una serie di fattori. Bandar è il principale responsabile saudita dei tentativi di rovesciare il regime siriano, anche con la cooperazione dei terroristi. Lo stesso tipo di “attenzione” è adottata da Bandar in Iraq, dove la maggioranza sciita guidata da Nuri al-Maliqi è al potere. Tuttavia, nonostante il generoso sostegno finanziario, tutti i tentativi di Bandar sono falliti. Il passo successivo fu il coinvolgimento nel caso chiaramente fabbricato del presunto utilizzo di armi chimiche da parte delle autorità siriane, mentre quelle “sostanze” provenivano dalla Libia per l’opposizione che successivamente le utilizzò. Da allora il principe è diventato imprudente. L’anno scorso Bandar fu a Mosca per due volte, dove cercò di ricattare il presidente russo Vladimir Putin, affermando di controllare i militanti del Nord Caucaso che potevano attaccare i Giochi Olimpici di Sochi 2014, ma Mosca rifiutò di cambiare posizione sulla Siria. Così Bandar decise di spaventare la Russia. Inoltre non bisogna dimenticare che il principe è sospettato del coinvolgimento nella tragedia dell’11 settembre 2001, quando era l’ambasciatore saudita a Washington.
E’ chiaro che ora i governanti dell’Arabia Saudita e i funzionari degli Stati Uniti cercano di prendere le distanze da quest’uomo, che non ha esitato a utilizzare il terrorismo per raggiungere i suoi obiettivi politici attraversando così tutte le linee “rosse” pensabili. La lotta per il trono saudita è accesa e lo spietato principe Bandar con i suoi sporchi trucchi può facilmente affrontare qualsiasi  concorrente. Quanto a Muhammad bin Nayaf, rientra assai bene nel ruolo di futuro monarca, essendo un rappresentante della generazione più giovane dalla reputazione di duro combattente contro il terrorismo. Dovremmo assistere ad alcuni passi concreti nel prossimo futuro che permetterebbero la sostituzione di Bandar, dato che i cambiamenti realmente attesi in tale regno sono eccessivamente prudenti.

Viktor Titov, PhD in Storia, osservatore politico del Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’US Special Operations Command (SOCOM), svelati i segreti dell’esercito segreto

Nick Turse Global Research, 27 gennaio 2014

mcraven obamaAgiscono nello splendore verde della visione notturna nel sud-ovest asiatico e negli agguati nelle giungle del Sud America. Strappano [1] gli uomini dalle loro case nel Maghreb [2] e attaccano militanti pesantemente armati nel Corno d’Africa. Sentono gli spruzzi salati quando volano sulle onde turchesi dei Caraibi e azzurro intenso del Pacifico, svolgono missioni nei soffocanti deserti del Medio Oriente e nella gelida Scandinavia [3]. L’amministrazione Obama ha intrapreso una guerra segreta planetaria [4] la cui ampiezza finora non è mai stata pienamente rivelata. Dall’11 settembre 2001, le forze speciali degli Stati Uniti sono cresciute in modo inimmaginabile, sia in numeri che in budget. La cosa più significativa, tuttavia, è l’aumento delle operazioni speciali a livello globale. Questa presenza, oggi in quasi il 70% delle nazioni del mondo, fornisce un’ulteriore prova della dimensione e della portata della guerra segreta che si estende dall’America Latina alle terre più remote dell’Afghanistan, dalle missioni di addestramento con i loro alleati africani alle operazioni di spionaggio nel cyberspazio. Come notato, negli ultimi giorni della presidenza Bush, le forze speciali erano dispiegate [5] in 60 Paesi nel mondo. Nel 2010 erano 75, secondo [6] Karen DeYoung e Greg Jaffe del Washington Post. Nel 2011, il portavoce del Special Operations Command (SOCOM), colonnello Tim Nye disse  [7] a TomDispatch che la cifra totale era 120. Attualmente, questa cifra è ancora più elevata. Nel 2013, le forze d’elite statunitensi sono state schierate in 134 Paesi nel mondo, secondo il comandante Matthew Robert Bockholt, delle Pubbliche Relazioni del SOCOM. Tale aumento del 123% nel decennio di Obama dimostra come, oltre alla guerra convenzionale e alla campagna dei droni della CIA [8], alla diplomazia pubblica e all’ampio spionaggio elettronico [9], gli Stati Uniti siano impegnati in un’altra forma importante e crescente di proiezione di potenza all’estero. In gran parte condotte nell’ombra dalle truppe d’elite degli Stati Uniti, tali missioni avvengono lontano da occhi indiscreti, dei media e da qualsiasi tipo di controllo esterno, aumentando la possibilità di ritorsioni dalle conseguenze imprevedibili e catastrofiche.

Un settore in crescita
Formalmente istituito nel 1987, il Comando Operazioni Speciali è cresciuto rapidamente con l’11 settembre. Siamo stati informati che il SOCOM starebbe per raggiungere i 72000 effettivi nel 2014, dai 33000 nel 2001. I finanziamenti globali sono aumentati in proporzioni geometriche, tanto che il bilancio del 2001 di 2,3 miliardi di dollari ha raggiunto i 6,9 miliardi nel 2013 (10,4 se si aggiungono i finanziamenti supplementari). Lo schieramento di effettivi all’estero è esploso da 4900 uomini nel 2011 a 11500 nel 2013. In una recente indagine [10], TomDispatch, consultando i comunicati stampa del governo, documenti aperti e notizie, ha trovato le prove che le forze speciali degli Stati Uniti hanno cooperato con gli eserciti di 106 nazioni nel 2012-2013. Inoltre, durante il periodo i cui è stato preparato questo articolo, circa un mese [11], il SOCOM ha fornito statistiche precise sul numero totale di Paesi in cui ha schierato personale speciale: Berretti Verdi e Rangers, Navy SEAL e commando Delta Force. “Non l’abbiamo a portata di mano“, disse Bockholt del SOCOM in una intervista telefonica, mentre l’articolo era quasi finito. “Dobbiamo cercare tra molte altre cose. Ci vuole molto tempo“. Poche ore dopo, poco prima della pubblicazione, rispose alla domanda fattagli a novembre. “Le forze speciali sono state schierate in 134 Paesi“, nell’anno fiscale 2013, ha detto Bockholt in una e-mail.

Operazioni speciali globalizzate
6a0133f3a4072c970b014e884f866b970d-350wiL’anno scorso, il capo del Comando Operazioni Speciali, ammiraglio William McRaven, ha spiegato la sua visione della globalizzazione delle operazioni speciali. In una dichiarazione alla Commissione forze armate del Congresso, ha detto: “USSOCOM lavora a migliorare la rete globale delle forze per le operazioni speciali, supportando le nostre relazioni inter-istituzionali e i nostri partner internazionali, in modo da avere ampia conoscenza delle minacce e opportunità emergenti. La rete consente una presenza limitata e persistente nelle aree critiche e facilita l’opportunità di attuarle ove necessario e opportuno“. Anche se questa “presenza” può essere limitata, la portata e l’influenza di tali forze speciali è un’altra questione. Il salto del 12% di schieramenti, da 120 a 134, durante il periodo McRaven, ne riflette il desiderio di piazzarsi sul campo in tutto il pianeta. Il SOCOM non cita le nazioni interessate, rispettando la sensibilità delle nazioni ospiti e degli effettivi statunitensi, ma gli schieramenti che conosciamo gettano un po’ di luce sulla piena portata delle missioni segrete dell’US Army nel mondo. Ad esempio, gli scorsi aprile e maggio, il personale delle Operazioni Speciali ha partecipato ad esercitazioni a Gibuti, Malawi e isole Seychelles nell’Oceano Indiano. A giugno, i SEAL dell’US Navy si sono riuniti con forze irachene, giordane, libanesi e di altri alleati mediorientali realizzando simulazioni di guerra asimmetrica ad Aqaba, in Giordania. Il mese successivo, i Berretti Verdi si recarono a Trinidad e Tobago per avviare piccole unità tattiche  con le forze locali. Ad agosto, i Berretti Verdi hanno addestrato i marinai dell’Honduras [12] nel sabotaggio. A settembre, secondo il comunicato stampa [13], le forze speciali degli Stati Uniti si sono unite alle truppe d’elite dei 10 Paesi membri dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico: Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar e Cambogia, così come con le loro controparti di Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea del Sud, Cina, India e Russia per esercitazioni antiterrorismo congiunte nel centro di addestramento di Sentul, Java occidentale. Ad ottobre, le truppe d’elite statunitensi hanno condotto raid [14] con i commando in Libia e Somalia, sequestrato [15] un sospetto di terrorismo nella prima nazione mentre i SEAL hanno ucciso almeno un militante nella seconda, prima che l’esercito li espellesse [16]. A novembre, le truppe per Operazioni Speciali hanno compiuto numerose operazioni umanitarie nelle Filippine per aiutare i sopravvissuti del tifone Hayan. Il mese successivo, i membri del 352° Gruppo Operazioni Speciali compiva [17] un’esercitazione in cui 130 piloti e sei aerei parteciparono da una base aerea in Inghilterra, e molti Navy SEAL furono feriti durante la partecipazione [18] a una missione di evacuazione in Sud Sudan. I Berretti Verdi hanno iniziato il 1° gennaio di quest’anno una missione di combattimento congiunta con le truppe d’élite afgane nel villaggio di Balhozi, provincia di Kandahar.
Tuttavia, tale schieramento in 134 Paesi non sembra sufficiente al SOCOM. Nel novembre 2013, il comando ha annunciato di avere cercato d’identificare dei partner industriali che potessero, nel quadro dell’Iniziativa della rete transregionale del SOCOM, “potenzialmente sviluppare nuovi siti internet diretti al pubblico straniero“, integrandosi alla rete globale dei dieci siti esistenti su internet dedicati alla propaganda diretta dai diversi comandi combattenti e volti ad assomigliare a media legittimi, come CentralAsiaOnline.com, Sabahi che puntano al Corno d’Africa, quello per il Medio Oriente noto come al-Shorfa.com, così come un altro per l’America Latina denominato Infosurhoy.com L’incremento di SOCOM nel cyberspazio riflette lo sforzo concertato del comando per integrarsi sempre più profondamente “nella rete.” “Ho corrispondenti in tutte le agenzie qui a Washington DC, CIA, FBI, National Security Agency, National Geo-Space Agency, Defense Intelligence Agency”, ha detto il comandante del SOCOM, ammiraglio McRaven, nel corso di una tavola rotonda al Centro Wilson di Washington, lo scorso anno. Quando parlava alla Biblioteca Ronald Reagan, a novembre, disse che il numero di dipartimenti e agenzie in cui è presente il SOCOM [19] è 38.

134 possibilità di ritorsione
Anche se eletto nel 2008 da coloro che lo vedevano come il candidato contrario alla guerra [20], il presidente Obama ha dimostrato di essere un comandante in capo risolutamente duro, le cui politiche hanno prodotto notevoli esempi di ciò che nel gergo della CIA si chiama “ritorsione” [21]. Sebbene l’amministrazione Obama abbia curato il ritiro delle truppe dall’Iraq (negoziato [22] dal suo predecessore), e la riduzione [23] delle truppe statunitensi in Afghanistan (dopo l’incremento significativo della presenza militare [24] in questi Paesi), il presidente ha deciso l’aumento della presenza militare statunitense in Africa [25], rivitalizzando [26] gli sforzi [27] in America Latina e tenendo un duro discorso sul riequilibrio o perno in Asia [28] (anche se finora poco è stato fatto in tale direzione). La Casa Bianca ha anche supervisionato la crescita esponenziale della guerra dei droni. Mentre il presidente Bush ha lanciato 51 di tali attacchi, il presidente Obama ne ha ordinato circa 330 [29], secondo un sondaggio del Bureau of Investigative Journalism di Londra. Proprio l’anno scorso, se ne contano in Afghanistan, Libia [30], Pakistan [31], Somalia [32] e Yemen [33]. Le recenti rivelazioni di Edward Snowden [34] sulla National Security Agency hanno dimostrato la terribile grandezza e portata globale della sorveglianza elettronica degli Stati Uniti negli anni di Obama. E ombra profonda, le forze speciali sono state schierate quest’anno in un numero più che doppio di nazioni che alla fine della presidenza Bush. Tuttavia, negli ultimi anni le conseguenze non intenzionali delle operazioni militari degli Stati Uniti hanno contribuito a seminare malcontento e indignazione, incendiando intere regioni. Più di 10 anni dopo la “missione compiuta” [35] degli Stati Uniti, e sette anni dopo il vantato incremento [36] di truppe dispiegate dagli Stati Uniti, l’Iraq è in fiamme [37]. Un Paese in cui non vi era alcuna presenza di al-Qaida prima dell’invasione degli Stati Uniti [38] e il cui governo si era opposto [39] ai nemici degli Stati Uniti di Teheran, ora vede il suo governo centrale allineato [40] all’Iran e in due delle sue città [41] sventolarvi la bandiera di al-Qaida.
Il recente  intervento statunitense per precipitare il rovesciamento del dittatore libico Muammar Gheddafi ha contribuito a spingere nella spirale il vicino Mali, baluardo regionale filo-Stati Uniti contro il terrorismo, quando un ufficiale addestrato dagli Stati Uniti ha effettuato un colpo di Stato che finalmente ha prodotto il sanguinoso attacco terroristico contro un impianto gasifero algerino, scatenando una sorta di diaspora del terrore [42] nella regione. In questo momento, il Sud Sudan,  nazione covata dagli Stati Uniti che supportano economicamente [43] e militare [44] (anche se usa bambini soldato [45]) ed è stata utilizzata come base segreta [46] per le Operazioni Speciali, è lacerata dalle violenze e scivola verso la guerra civile [47]. La presidenza Obama ha visto la forza militare degli Stati Uniti utilizzare sempre più l’élite tattica per raggiungere obiettivi strategici. Ma tenendo le missioni delle forze speciali sotto stretto riserbo, gli statunitensi “ne sanno poco su dove siano schierate le loro truppe, cosa facciano esattamente e le conseguenze che ne potrebbero derivare”. Come l’ex-colonnello Andrew Bacevish, professore di storia e relazioni internazionali alla Boston University, ha detto: “con l’uso delle forze per operazioni speciali negli anni, Obama ha ridotto la responsabilità militare, aprendo la strada alla guerra infinita e rinforzando la “presidenza imperiale“.” “In breve“, scrisse a TomDispatch [48] “assegnare la guerra ai pochi effettivi speciali spezza il sottile legame tra guerra e politica, trasformando la guerra in una guerra fine a se stessa.”
Le operazioni segrete condotte dalle forze segrete hanno la spiacevole tendenza a produrre effetti indesiderati, inattesi e del tutto disastrosi. I newyorkesi ricordano [49] anche il risultato finale [50] del supporto clandestino [51] [52] degli Stati Uniti ai militanti islamici contro l’Unione Sovietica in Afghanistan, durante gli anni ’80: l’11 settembre. Ma per quanto strano possa sembrare, coloro che  quel giorno subirono invece l’attacco principale, al Pentagono [53], non sembrano aver imparato la lezione di quella rappresaglia mortale. Finora, in Afghanistan e in Pakistan, oltre 12 anni dopo l’invasione degli Stati Uniti del primo e quasi 10 anni [54] dopo essersi impegnati in attacchi segreti [55] nel secondo, gli Stati Uniti sono ancora alle prese con gli effetti collaterali della guerra fredda: ad esempio, quando i droni della CIA lanciano missili [56] contro l’organizzazione (la rete Haqqani [57]), a cui negli anni ’80 l’agenzia fornì dei missili. [58]
Senza una chiara idea su dove attualmente operino le forze armate clandestine e di ciò che fanno, gli statunitensi non possono prevedere conseguenze e ritorsioni dell’espansione delle nostre guerre segrete che inondano il mondo. Ma se la storia ci insegna qualcosa, tali conseguenze si faranno sentire dall’Asia del Sud-ovest al Nord Africa, dal Medio Oriente all’Africa Centrale e, infine, è possibile che si faranno anche sentire negli Stati Uniti. Nel suo piano d’azione per il futuro, SOCOM 2020, l’ammiraglio McRaven ha provato a spacciare la globalizzazione delle operazioni speciali degli Stati Uniti come “strumento di potenza per progettare e promuovere la stabilità e impedire i conflitti” E’ possibile che lo scorso anno sia stato dedicato dal SOCOM nel fare esattamente l’opposto in 134 posti.

Nick Turse è redattore di Tomdispatch.com e ricercatore presso l’Istituto Nation. È l’autore di  The Complex: How the Military Invades Our Everyday Lives e della storia dei crimini di guerra USA in Vietnam Kill Anything That Moves: The Real American War in Vietnam (pubblicati da Metropolitant).

Bono Vox e l'ammiraglio McRaven

Bono Vox e l’ammiraglio W. McRaven

Note
[1] US commando raids: John Kerry defends capture of Libyan terror suspect Abu Anas al-Liby in Tripoli – UK – News – The Independent
[2] U.S. Raids in Libya and Somalia Strike Terror Targets – NYTimes.com
[3] US Army special forces in Finland for winter war games | Yle Uutiset | yle.fi
[4] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[5] Operaciones especiales se desplegaron en 60 paises SOCOM
[6] U.S.’s secret wars; expands globally as Special Operations forces take larger role
[7] Tomgram: Nick Turse, Uncovering the Militar’s Secret Military | TomDispatch
[8] Tomgram: Engelhardt, Assassin-in-Chief | TomDispatch
[9] Tomgram: Engelhardt, You Are Our Secret | TomDispatch
[10] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[11] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[12] 130807-A-YI554-133
[13] Indonesia, US Deepen Defense Ties Amid Exercises and Arms Deals | Defense News | defensenews.com
[14] US special forces raids target Islamist militants in Libya and Somalia | World news | theguardian.com
[15] U.S. forces raid targets in Libya, Somalia, capture al Qaeda operative – CNN.com
[16] U.S. strikes al-Shabab in Somalia and capturesbombing suspect in Libya – The Washington Post
[17] 352nd SOG conducts exercise at RAF Fairford – AFSOC
[18] U.S. Mission in South Sudan Shows Limits of Military – NYTimes.com
[19] Defense.gov News Article: Socom Planning Ahead for Future Missions, McRaven Says
[20] As Candidate, Obama Carves Antiwar Stance – New York Times
[21] Best of TomDispatch: Chalmers Johnson, The CIA and a Blowback World | TomDispatch
[22] Obama living up to Bush's terms on Iraq withdrawal, spokesman says – Los Angeles Times
[23] Washington Post Washington Post
[24] How Obama Came to Plan for ‘Surge’ in Afghanistan – NYTimes.com
[25] Tomgram: Nick Turse, AFRICOM’s Gigantic “Small Footprint” | TomDispatch
[26] U.S. Turns Its Focus on Drug Smuggling in Honduras – NYTimes.com
[27] US Expands Its Presence in Mexico, Ramping Up Drug War
[28] USA upgrading in Asia, but pivot is questioned
[29] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[30] U.S. forces raid targets in Libya, Somalia, capture al Qaeda operative – CNN.com
[31] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[32] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[33] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[34] Edward Snowden: how the spy story of the age leaked out | World news | The Guardian
[35] Ten Years Ago: Bush Declared 'Mission Accomplished—and the Media Swooned | The Nation
[36] Timeline: The Iraq Surge, Before and After (washingtonpost.com)
[37] Iraq’s ‘increasingly authoritarian’ policies partly to blame for violence, says former U.S. official – Amanpour – CNN.com Blogs
[38] Bush Acknowledges Absence Of Al Qaeda In Pre-Occupation Iraq With A So What?
[39] After U.S. War in Iraq, Iran Gains Political Influence – TIME
[40] Iraq-Iran Ties Grow Stronger As Iraq Rises From The Ashes
[41] PBS
[42] Tomgram: Nick Turse, Blowback Central | TomDispatch
[43] Politics News and U.S. Elections Coverage – ABC News
[44] In South Sudan's violence, U.S.-backed army part of the problem | World | McClatchy DC
[45] U.S. Approves Military Aid For Countries With Child Soldiers | ThinkProgress
[46] Where’s Joseph Kony? US troops have yet to find him — Bangor Daily News — BDN Maine
[47] Politics News and U.S. Elections Coverage – ABC News
[48] Tomgram: Andrew Bacevich, The Golden Age of Special Operations | TomDispatch
[49] The New York Times
[50] Best of TomDispatch: Chalmers Johnson, The CIA and a Blowback World | TomDispatch
[51] Missing from 9/11 anniversary coverage: crucial context and history
[52] Ronald Reagan and King Fahd
[53] Pentagon Attack Remembered 11 Years After 9/11 Terrorist Strike
[54] Origins of C.I.A.’s Not-So-Secret Drone War in Pakistan – NYTimes.com
[55] Six-month update: US covert actions in Pakistan, Yemen and Somalia | The Bureau of Investigative Journalism
[56] U.S. Drone Strike Kills 6 in Pakistan, Fueling Anger – NYTimes.com
[57] Haqqani Network | Mapping Militant Organizations
[58] Brutal Haqqani Clan Bedevils U.S. in Afghanistan – NYTimes.com

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 347 follower