Malaysian Airlines MH370: Inside job?

Aangirfan 16 marzo 20141
no-clue-about-malaysia-airlines-mh370Il 16 marzo 2014, l’esperta di antiterrorismo inglese dr.ssa Sally Leivesley avrebbe detto che, nel caso MH370, sembra che vi sia la pianificazione di qualcuno dalle ampie ed avanzate conoscenze ingegneristiche. I dirottatori avrebbero cambiato velocità, altitudine e rotta dell’MH370 inviando segnali radio al sistema di controllo del volo di bordo. Possono averlo fatto atterrare o schiantare via telecomando. Tra i possibili colpevoli una potenza straniera.
James R. ha detto: “L’annuncio che l’MH 370 era ancora in volo e che venne rilevato sul radar alle 08:11, indica che le ricerche sul mare della Cina meridionale siano state una perdita di tempo farsesca. Eppure qualcuno ha avuto questa informazione ed apparentemente non fece nulla, lasciando che l’inutile ricerca continuasse per quasi una settimana. Le informazioni rilasciate dalle autorità malesi indicano che l’aereo fu dirottato via telecomando. L’equipaggio non poteva nascondere l’aeromobile ai radar. Il radar non dipende da alcuna attrezzatura sull’aereo, non può essere spento. Solo notevoli capacità di guerra elettronica possono far scomparire un aereo dai radar sull’oceano… quasi certamente gli Stati Uniti o una società alleata sotto il loro controllo (hanno fatto sparire l’aereo)“. Come riportato dal Telegraph, è emersa la prova di un possibile complotto della CIA in stile 11/9 riguardo l’MH370. Sajid Muhammad Badat di origine inglese, un agente ‘CIA-MI6-al-Qaida‘, ha recentemente detto in tribunale che 4-5 malesi progettavano di dirottare un aereo usando una bomba nascosta in una scarpa per abbattere la porta della cabina di guida. Saajid Muhammad Badat ha detto che aveva incontrato agenti malesi di CIA-MI6-al-Qaida, uno dei quali pilota, in Afghanistan dandogli una bomba-scarpa da utilizzare per prendere il controllo di un aeromobile. La possibilità di un tale complotto, ordito dalle menti della CIA degli attacchi dell’11/9 alle Torri Gemelle di New York, è stata sostenuta dall’ammissione di Najib Razak, primo ministro della Malesia, secondo cui i sistemi di comunicazione del Boeing 777 furono deliberatamente spenti “da qualcuno a bordo”. I genitori di Sajid  Muhammad Badat, Muhammad Badat e Zubayda Patel, giunsero in Gran Bretagna dal Malawi, dove facevano parte della comunità asiatica portatavi per governare il Paese quando era una colonia inglese. Suo padre è un giornalaio e ancora gestisce l’edicola. Badat frequentò il ginnasio Cript nel Regno Unito, dove ebbe il diploma.

article-2134056-02397C260000044D-390_634x427Il 15 marzo 2014, il primo ministro malese Najib Razak ha detto:
1. il Volo 370 è stato probabilmente dirottato da qualcuno a bordo
2. il Volo 370 ha volato per più di sette ore, e potrebbe aver raggiunto il Kazakhstan
Il primo ministro Najib Razak ha detto che anche se i movimenti fossero stati coerenti con atti deliberati, ciò non confermava che l’aereo fosse stato dirottato. In relazione all’MH370, funzionari e altri hanno fatto dichiarazioni contrastanti, suggerendo che alcuni di loro possano avere qualcosa da nascondere.
1. Una teoria, avanzata dalla Professional Pilots Rumour Network, afferma che l’MH 370 è stato colpito da missili e che i Paesi limitrofi sono coinvolti in una cover-up o cospirazione. Tuttavia, i satelliti statunitensi non avrebbe rintracciato alcuna esplosione.
2. C’erano voci secondo cui l’MH370 era atterrato in Cina, a Xian o Nanjing. Queste voci sono state smentite dalle Malaysian Airlines.
3. Le Malaysia Airlines inizialmente dissero che l’MH370 perse il contatto con il controllo del traffico aereo alle 02:40. Le Malaysia Airlines più tardi disse che il contatto fu perso alle 01:30, come mostrano i dati sui siti web di monitoraggio dei voli.
4. Il governo malaysiano ha detto, il giorno della scomparsa dell’MH370, che c’erano indicazioni che l’aereo aveva ‘tentato di rientrare’. Giorni dopo, un ufficiale avrebbe detto che i militari avevano rilevato quello che poteva essere l’aereo sulle registrazioni radar della difesa aerea, indicando che l’aereo potrebbe aver volato sullo Stretto di Malacca. Il generale malese Rodzali Daud più tardi disse che “non fece tali dichiarazioni“.
5. Funzionari malesi, inizialmente dissero che quattro o cinque passeggeri avevano fatto il check-in per il volo, ma non salirono a bordo e il loro bagaglio fu sbarcato dall’aereo. Giorni dopo, i funzionari malesi dissero che nessun bagaglio era stato rimosso.
6. Il ministro degli Interni malese Ahmad Zahid Hamidi inizialmente descrisse i due passeggeri con i passaporti rubati dai lineamenti asiatici. Il giorno dopo, il capo dell’aviazione civile della Malesia, Azharuddin Abdul Rahman, sembrava indicare che uno di questi passeggeri fosse nero. I due uomini furono successivamente identificati dall’Interpol come iraniani. Le foto dei due uomini diffuse dalla polizia malese, dalle gambe identiche, si sono rivelate manipolate digitalmente. La risposta malese al volo scomparso MH370
7. Il Wall Street Journal ha detto che investigatori dell’aviazione e funzionari della sicurezza nazionale statunitensi credevano che l’aereo, dopo la scomparsa, avesse volato per cinque ore, secondo i dati scaricati automaticamente dai motori dell’aereo. Tuttavia, il 14 marzo 2014, la Rolls-Royce avrebbe detto di essere d’accordo con il governo malese, secondo cui l’MH370 non può aver volato per ore dopo la scomparsa.

Missing Malaysian Airways.jpgSopra, vediamo la distanza minima, circa 2500 chilometri, che l’MH370 può aver coperto dopo la ‘scomparsa’.
La Rolls-Royce concorda con la Malaysia sui dati dei motori del jet scomparso

Army-bases-online_2614912aLe principali basi militari. 8) Brunei, 10) Corea del Sud, 11) Giappone
L’MH370 avrebbe potuto raggiungere alcune delle basi militari qui sopra.
12) Guam – Andersen Air Force Base.
14) Diego Garcia.
C’è una base militare nelle isole Andamane
L’MH370 potrebbe essere stato costretto ad atterrare a Guam? Guam potrebbe essere stato il bersaglio di un complotto terroristico con questo aereo? Nel febbraio 2014, sull’Andersen Air Force Base di Guam, più di 1800 effettivi e circa 50 aeromobili di US Air Force, US Navy, Japan Air Self-Defense Force, Royal Australian Air Force e Republic of Korea Air Forces si riunirono per un’esercitazione militare. L’esercitazione era caratterizzata da velivoli comando e controllo (AWACS) di Stati Uniti, JASDF e RAAF. Cope Nord 2014 inizia sull’Andersen AFB a Guam

Foreign Observers/Valiant ShieldAndersen Air Force Base, Guam: Colonnello Charles McMillan, Comandante del 36.th Contingency Response Group, saluta i membri del ministero della Difesa cinese ad Andersen, 19 giugno 2006. Più di 40 osservatori di diversi Paesi, tra cui Cina, Australia, Giappone, India, Singapore, Repubblica di Corea e Russia assistettero a Valiant Shield, esercitazione che mostrava la capacità degli Stati Uniti e l’interoperabilità nella cooperazione come forza congiunta. Valiant Shield
Alcune domande sul Malaysia Air Flight 370

adamanL’ultima traccia sui radar militari suggerisce che l’aereo volava verso le isole Andamane dell’India, un arcipelago tra il Mar delle Andamane e il Golfo del Bengala.I dati dei radar: esclusivo
L’India ha una base navale nelle isole Andamane. Nel 2013, gli Stati Uniti avrebbero avuto dei piani per una base aerea nelle Isole Andamane. I piani per una base militare degli Stati Uniti nelle isole Andamane
L’ambasciatore malese in Cina ha ricevuto conferma che i militari malesi avevano rilevato un jet ignoto solo un’ora dopo che il volo MH370 era svanito. Jet Rogue

NATO-E-3-AWACSSi ritiene che il Volo 377 delle compagnie aeree malesi sarebbe stato dirottato da un aereo AWACS dell’aviazione statunitense. L’11/9 aerei AWACS furono visti osservare o controllare i crash contro le torri gemelle. (JimStone freelance)
Gli Stati Uniti hanno basi per aerei AWACS in Asia. AWACS significa ‘Allarme e controllo precoce aeroportato’.

04119845-1024x958I due uomini con “passaporti rubati”. Malaysia Airlines e il caso delle gambe mancanti
Il Wall Street Journal ha riportato che gli investigatori statunitensi sospettano che il jet di linea malese scomparso abbia volato per 4-5 ore una volta perso il contatto con i controllori del traffico aereo. Ciò sulla base di dati provenienti dai motori dell’aereo, che vengono scaricati e trasmessi a terra automaticamente nei programmi di manutenzione ordinaria. L’aereo scomparso delle Malaysia Airlines ha ‘volato per quattro ore’ dopo la scomparsa dai radar…
Il 13 marzo 2014, le autorità malesi hanno detto che non vi era alcuna prova che l’aereo di linea avesse volato per ore dopo aver perso il contatto con i controllori del traffico aereo, continuando a trasmettere i dati tecnici. La Malaysia dice che non c’è alcuna prova che l’aereo scomparso abbia volato per ore dopo aver perso i contatti

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaporti rubati – Malaysian Airlines MH370

Aangirfan 11 marzo 2014

Rodzali_Daud_09032014_840_521_100Il Comandante delle forze aeree della Malesia, Generale Rodzali Daud

La Royal Malaysian Air force respinge un articolo del quotidiano Berita Harian secondo cui il comandante dell’aviazione avrebbe detto che l’aereo avrebbe virato attraversando la Malesia e volando ad ovest dello Stretto di Malacca.” MH370 rivelato
L’11 marzo 2014, tre giorni dopo la scomparsa dell’aereo, il comandante dell’aviazione della Malaysia, Generale Rodzali Daud, avrebbe detto a un giornale malese che i militari ricevevano “segnali” dall’aereo dopo che aveva smesso di comunicare con i controllori, virando da nord-est verso ovest, abbassando la quota e volando per centinaia di miglia sulla penisola della Malesia e sullo stretto di Malacca prima che le tracce svanissero. Tengku Sariffuddin Tengku Ahmad, portavoce del primo ministro, ha detto in un’intervista telefonica, di aver contattato i comandi militari che gli dissero che non vi era alcuna prova che l’aereo avesse riattraversato la penisola malese. “Il governo e la compagnia aerea hanno rilasciato informazioni imprecise, incomplete e talvolta inaffidabili, dove funzionari civili a volte contraddicevano i militari.” Il Generale Tan Sri Rodzali Daud, comandante della Royal Malaysian Air Force (RMAF), ha fatto la seguente dichiarazione ufficiale: “L’ultima volta che l’aereo è stato rilevato dalla torre di controllo era presso Pulau Perak nello stretto di Malacca, alle 2.40 del mattino, prima che il segnale scomparisse senza lasciare traccia. Tengo a precisare che non ho fatto dichiarazioni in precedenza”. L’articolo di Berita Harian su ricerca e salvataggio-Rodzali Daud
Il comandante dell’aviazione aveva detto che, secondo i radar militari, il Malaysian Airlines MH370 aveva virato e volato per centinaia di chilometri verso ovest, dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo civile. “Ha cambiato rotta dopo Kota Bharu ed ha abbassato la quota. Ed era sullo Stretto di Malacca“, ha detto l’alto ufficiale militare malese a Reuters. Ciò sembrerebbe escludere un guasto meccanico improvviso, in quanto significherebbe che l’aereo ha volato per almeno 500 km dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo. Le autorità malesi avevano detto in precedenza che il volo MH370 era scomparso circa un’ora dopo il decollo da Kuala Lumpur. I militari della Malaysia hanno rintracciato l’aereo scomparso sulla costa occidentale. L’eco radar fu visto l’ultima volta nei pressi di Pulau Perak nello Stretto di Malacca. La Polizia di Bharu ha confermato che abitanti locali hanno detto di aver visto luci e un aereo a bassa quota su Bharu. Aviation Herald

Search Continues For Missing Malaysian Airliner Carrying 239 PassengersL’International Business Times suggerisce che il volo Malaysia Airlines MH370 sia stato dirottato. Vari giornali riportano che, parecchio tempo dopo che l’aereo era scomparso, i cellulari dei passeggeri funzionavano quando venivano chiamati dai parenti. Ma tali affermazioni non sono state raccolte. La sorella di uno dei passeggeri cinesi ha riferito: “Questa mattina, intorno alle 11:40, ho chiamato il numero di mio fratello due volte, che sentivo squillare. Alle 14:00, ho chiamato ancora e ancora sentivo squillare”. Un cinese ha chiamato il fratello sull’aereo scomparso, ed ha riferito che il telefono suonò tre volte prima di sentirlo riagganciare.
20 passeggeri dell’aereo scomparso sono “scienziati elettronici di fama mondiale” della Freescale Semiconductor di Austin. Secondo una teoria questi scienziati saprebbero far scomparire un aereo. L’aereo della Malaysia occultato da armi elettroniche? 20 passeggeri erano esperti di guerra elettronica.
Etihad 777 flightPattaya, in Thailandia, è un’importante base della CIA ed alleati. Un agente turistico di Pattaya ha detto che, il 1° marzo 2014, un uomo d’affari iraniano, il ‘signor Ali’, chiese di prenotare i biglietti per due uomini, di cui si scoprì avere passaporti rubati. Inizialmente li prenotò per altre compagnie aeree, ma tali prenotazioni scaderono. Quindi, il 6 marzo, li prenotò di nuovo per il volo Malaysian Airlines MH370. Nel 1955, si ritiene che un uomo delle pulizie dell’Hong Kong International Airport sia riuscito a piazzare una bomba su un volo Air India per Giacarta che si credeva avesse a bordo il premier cinese Zhou Enlai. Ma Zhou non viaggiava, ma il velivolo fu distrutto. Il 7 marzo 2008 (quasi sei anni prima del giorno della scomparsa dell’MH370), una 19enne di nome Guzalinur Turdi avrebbe tentato di distruggere un volo della China Southern in viaggio da Urumqi, nella provincia dello Xinjiang, a Pechino.

azharuddin-abdul-rahman-ahmad-jauhari-yahyainIl capo dell’aviazione civile Malesia Azharuddin Abdul Rahman ha detto che i due uomini che si erano imbarcati non avevano un ‘aspetto asiatico’. Un giornalista gli chiese chi sembrassero ‘grosso modo’. Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Conosce un calciatore di nome (Mario) Balotelli? È un italiano. Sapete che aspetto ha?’ Un giornalista rispose, ‘E’ nero?’ Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Sì’.

IranAir_Flight_655_by_kombizzSecondo fonti, la CIA e i suoi alleati abbatterono il volo PanAm 103 su Lockerbie. Nel 1988, l’incrociatore lanciamissili dell’United States Navy, USS Vincennes, abbatté l’Iran Air Flight 655, un volo di linea dell’Iran Air da Teheran a Dubai. L’attacco avvenne nello spazio aereo iraniano, sulle acque territoriali iraniane nel Golfo Persico, e sulla consueta rotta di volo. Il velivolo, un Airbus A300-203B2, fu distrutto da un missile superficie-aria SM-2MR sparato dal Vincennes. Tutti i 290 passeggeri a bordo, tra cui 66 bambini e 16 membri dell’equipaggio, morirono.

abu-nidalAbu Nidal avrebbe effettuato l’attentato di Lockerbie. Abu Nidal era un agente degli Stati Uniti. L’ex-deputato laburista inglese Tam Dalyell ed il professore di diritto di Edimburgo Robert Black “per molto tempo credettero che Abu Nidal, morto in Iraq nel 2002, e il suo PFLP-GC, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (sbagliato, il gruppo di Nidal si chiamava Fatah, il FPLP-GC è sempre stato guidato da Ahmad Jibril, suo nemico mortale. NdT), fossero responsabili della bomba che fece esplodere il volo Pan Am 103 su Lockerbie il 21 dicembre 1988, con la perdita di 270 vite umane“. Dalyell e Black sollecitarono i governi scozzese e inglese a rispondere alle notizie secondo cui Abu Nidal fosse un agente degli Stati Uniti. (Was Lockerbie suspect working for US? – Scotsman.com NewsAbu Nidal – Mossad terrorist) (Abu Nidal, notorious Palestinian mercenary, ‘was a US spy’, Lockerbie is about heroin)

malaysia-airlines-mh370-search-areaI due passeggeri che viaggiavano con passaporti rubati sul volo della Malaysia Airlines MH370 sarebbero stati iraniani. Un amico di uno degli iraniani ha detto alla BBC Persia di aver ospitato la coppia a Kuala Lumpur dopo il loro arrivo dall’Iran, giorni prima del volo per Pechino. La fonte, che sostiene di conoscere uno degli uomini fin dalla scuola in Iran, ha detto che i due avevano acquistato i passaporti falsi perché volevano emigrare in Europa. Avevano comprato i passaporti a Kuala Lumpur, nonché biglietti per Amsterdam, via Pechino. Il corrispondente ha detto a BBC Persia che uno degli iraniani andava a Francoforte, in Germania, dove vive sua madre, mentre l’altro voleva recarsi in Danimarca. Il corrispondente di BBC Persia ha detto al Telegraph che i due iraniani stavano “cercavano un posto dove stabilirsi“. (Mirror) Non ci fidiamo di BBC o Telegraph. Sembra una montatura creata dagli spettri.

MH370-Malaysia_Airlines-mas-last-location-graphics-updated-080314-kamarul_540_342_100Il 9 marzo 2014, un gruppo chiamato Brigata dei Martiri cinesi ha rivendicato la scomparsa del volo Malaysia Airlines MH370. Il gruppo, sconosciuto prima d’ora, ha inviato una mail ai giornalisti in  Cina che dice: “Tu uccidi uno del nostro clan, noi ne uccideremo 100 di voi per risposta“. Il ministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Seri Hishammuddin Hussein, ha detto ai giornalisti di dubitare della legittimità della rivendicazione. Altri funzionari hanno detto che la dichiarazione è  un falso per aumentare le tensioni etniche tra uiguri e cinesi Han dopo il recente attentato all’arma bianca nella città sud-occidentale di Kunming, il 1° marzo, che ha lasciato 29 morti e 140 altri feriti. Il comandante dell’aviazione civile della Malesia Azaharuddin Abdul Rahman ha detto che i funzionari avevano esaminato il nastro di sorveglianza dell’ingresso all’aereo e ora dicono che la coppia non era asiatica, come inizialmente indicato. “Abbiamo confermato che non sono maschi asiatici, ha detto Rahman, aggiungendo che uno degli uomini era nero. Uno era stato identificato, dissero i funzionari, anche se si rifiutarono di comunicare nome o nazionalità. Un’operatrice telefonica cinese della compagnia aerea KLM ha confermato che i passeggeri che viaggiavano con i passaporti rubati avevano prenotato biglietti di sola andata sullo stesso volo KLM, da Pechino a Amsterdam”. Gruppo cinese rivendica la scomparsa del jet

Operation-Northwoods-1L’operazione Northwoods del Pentagono. Un aereo doveva essere abbattuto e l’incidente attribuito a Cuba. Di chi è la colpa del 9/11?
Il South China Morning Post ha detto che il capo dei servizi segreti di Taiwan aveva ricevuto un’allerta su “attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Pechino“, il 4 marzo, tre giorni dopo l’assalto alla stazione ferroviaria di Kunming in Cina, che lasciò 29 morti. “I capi della sicurezza  avrebbero ricevuto l’allerta sulle China Airlines, dopo una telefonata alla società la mattina della giornata, da un uomo che parla in francese e sosteneva di voler avvertire su possibili attività terroristiche“. Taiwan avvertita di un possibile attentato in Cina
Il ministro degli Interni della Malesia ha detto che i due passeggeri con i passaporti rubati che salirono sull’aereo della Malaysia Airlines scomparso avevano “caratteristiche facciali asiatiche“, secondo un articolo.

flugzeugabsturz-der-screenshot-von-flightradar24-com-zeigt-die-letzte-bekannte-position-des-malaysian-airlines-fluges-mh370-auf-dem-weg-von-kuala-lumRupert Murdoch twitta che i jihadisti sono responsabili dell’incidente della Malaysian Airlines. Murdoch la vede come un’opportunità degli Stati Uniti per avvicinarsi alla Cina.
Rupert Murdoch @ rupertmurdoch
Il crash del 777 conferma che i jihadisti vogliono creare problemi alla Cina. Chance per gli Stati Uniti di fare causa comune, amicizia con la Cina mentre la Russia minaccia.
15:15 – 9 marzo 2014
I “terroristi” responsabili dell’incidente aereo della compagnia malese? I timori crescono con la scoperta che due passeggeri usavano passaporti rubati. “Un funzionario europeo si è detto sorpreso che fosse stato possibile il check-in di passaporti rubati all’aeroporto di Kuala Lumpur e che un avviso avrebbe dovuto apparire sul computer dell’agente della compagnia aerea“. I passaporti rubati aggiungono mistero sulla scomparsa della Malaysia Airlines
Cinque passeggeri prenotati non erano a bordo. La BBC ha confermato che un uomo che usava  un falso passaporto italiano e un altro con un falso passaporto austriaco, acquistarono i biglietti nello stesso momenti, ed entrambi prenotarono la stessa coincidenza da Pechino all’Europa“. L’aereo scomparso della Malaysia Airlines ‘potrebbe essere tornato indietro’
Un anonimo funzionario del governo statunitense ha detto al New York Times che il Pentagono ha rivisto il sistema di rilevazione flash nel mondo, e ha visto alcun segno di un’esplosione. Agenzie antiterrorismo allertate sul volo scomparso MH370 della Malaysian Airlines

73483790_china_malaysia_plane3_624Parte della ‘pianificazione della CIA’ degli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti avvenne in Malesia. Malesia e 9/11 ‘L’ideatore’ dei “bombardamenti della CIA” sull’isola indonesiana di Bali, nel 2002, Riduan Isamuddin, è malese. La CIA in Malesia e Indonesia, Hambali/ La bomba di Bali – Inside Job.
Nel caso del volo MH370 della Malaysia Airlines, le autorità malesi indagano sulla possibile falla dopo l’allerta sui passaporti rubati. La notizie sui due passeggeri, italiano e austriaco, indicati sul volo ma che non sono mai saliti a bordo dell’aereo. L’italiano Luigi Maraldi e l’austriaco Christian Kozel ebbero i loro passaporti rubati qualche tempo fa. Il Viceministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Aziz Kaprawi, ha detto che le autorità indagano su una possibile falla. Secondo The Telegraph, il 37enne Maraldi ha detto ai suoi genitori che era in Thailandia e non era mai salito sul volo, dopo che il suo nome era apparso sui giornali. In un articolo di The Guardian, il portavoce del ministero degli Esteri austriaco Martin Weiss avrebbe detto che il cittadino austriaco indicato è al sicuro in Austria e che alcuni anni fa ebbe il passaporto rubato in Thailandia. I passaporti dei dirottatori dell’11 settembre furono emessi dalla CIA – Whistleblower Michael Springmann

china-malaysiaIl presidente cinese Xi Jinping e il Primo ministro della Malesia Najib Razak a Kula Lumpur, ottobre 2013. Nell’ottobre 2013, “Cina e Malesia decisero di rafforzare i rapporti e di raddoppiare il commercio bilaterale a 160 miliardi dollari entro il 2017. Gli osservatori ritengono che l’accordo sottolinei la crescente influenza della Cina nella regione, in un momento in cui gli Stati Uniti lottano contro la crisi politica e fiscale interna. I leader dei due Paesi annunciarono l’intenzione di aumentare la cooperazione economica e della difesa e il presidente cinese Xi Jinping ha detto nella conferenza stampa nella capitale amministrativa malese Putrajaya: ‘Abbiamo deciso di rafforzare la nostra partnership nella difesa navale, le esercitazioni militari congiunte per combattere terrorismo e la criminalità transnazionale e di promuovere la sicurezza’”. Cina e Malesia allargano i rapporti nella difesa ed economici

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La “Stalingrado” dell’Arabia Saudita

Sergej Israpilov (Russia)  Nakanune 3 febbraio 2014 - Oriental Review

- Se combatti per la democrazia,come dice, ignora il nostro terrorismo,e vendici miliardi di armamaenti avanzati, Non faccio promesse, devo pensare al prezzo del petrolio. - Lo so! Siamo sempre amici.

– Se parli di democrazia, ignora il nostro terrorismo e vendici miliardi di armamenti avanzati, Non faccio promesse, devo pensare al prezzo del petrolio. – Lo so! Siamo sempre amici.

I problemi dei Paesi islamici sono stati a lungo una priorità della politica globale e dei media internazionali. La crisi continua ad allargarsi verso nuovi Paesi e regioni. Se raggiunge l’Arabia Saudita, il Paese più influente nel mondo arabo, che succederà? Gli Stati Uniti continueranno a sostenere il loro alleato regionale?

L’Arabia Saudita sfida il mondo intero
Informazioni recenti indicano che i terroristi del gruppo islamico Ansar al-Sunna rivendicano gli attentati dell’anno scorso a Volgograd. Il testo della dichiarazione è stato pubblicato su diversi siti islamici, e un video dai mujahidin del gruppo insorto Ansar al-Sunna, guidato dall’emiro Omar, è stato pubblicato su YouTube. Il video pubblicato il 19 gennaio mostra due giovani che si chiamano Sulayman e Abdurrahman, con fucili mitragliatori, sostenere di essere gli attentatori. In precedenza, il ministero degli Esteri russo aveva dichiarato, “Non ci ritireremo, ma continueremo inflessibili la nostra battaglia, passo dopo passo, contro un nemico infido che non conosce confini e può essere fermato solo collaborando. Queste incursioni criminali a Volgograd, così come gli attentati in Stati Uniti, Siria, Iraq, Libia, Afghanistan, Nigeria e altri Paesi, sono stati organizzati utilizzando lo stesso modello, hanno gli stessi mandanti“. A sua volta, il ministro dell’Informazione siriano Umran al-Zubi aveva dichiarato all’inizio di gennaio, “Le stesse forze sono dietro gli attentati terroristici in Siria, Iraq e Russia. Se da un lato hanno miliardi di dollari a disposizione, ciò non significa che possono compiere attacchi terroristici impunemente e ovunque vogliano“, aggiungeva.
Rispetto alle stragi in Siria, Libia, Libano e Iraq, la situazione in Arabia Saudita sembra relativamente stabile. Ma il regno è sempre più intrappolato dall’ampliarsi dell’instabilità  generata dalla “primavera araba” che incancrenisce la regione, anche grazie al finanziamento della monarchia. Ciò in particolare, si può vederlo nella guerra che infuria tra sciiti e sunniti. Come l’Arabia Saudita continuerà ad espandersi tra la diminuzione delle opportunità e un numero crescente di nemici? Oggi l’Arabia Saudita è un Paese ricco che partecipa attivamente a manifestazioni internazionali e cerca di esercitarvi l’influenza. Tuttavia, i principali strumenti del Paese sono finanziari. Il regno cerca di posizionarsi contro nemici regionali e globali senza un forte esercito o una flotta, senza armi nucleari, senza industria della difesa o infrastrutture scientifiche, senza poter fornire al proprio popolo cibo e beni… Nonostante i prezzi internazionali elevati del petrolio, la posizione economica del regno di Arabia Saudita s’è recentemente complicata. Negli ultimi 30 anni la popolazione è quadruplicata, da 5 a 20000000 (secondo il censimento del 2010), e supererà i 28 milioni una volta contati i lavoratori stranieri. Naturalmente i loro bisogni e richieste sono cresciuti. Oggi il regno di Arabia Saudita non è più un piccolo Paese dal reddito enorme, ma un grande Paese che vive con lo stesso reddito di prima. Il petrolio impone ancora un prezzo elevato, ma ne viene improvvisamente prodotto di più in tutto il mondo. Il regno ha ora nuovi e potenti concorrenti, come Angola, Messico e Venezuela. L’esportazione della Russia è aumentata nettamente e gli Stati Uniti, ora il maggiore importatore mondiale di petrolio, sono destinati a diventarne esportatori. I maggiori consumatori di petrolio saudita sono attualmente Cina, India e Paesi del sud est asiatico, alimentando il desiderio dell’occidente di sovvertire la situazione politica  regionale. Il regno rimane dipendente al 90% dal petrolio, per il suo reddito. Nel 1990 fu mostrato il grande spettacolo di tentare di sviluppare il settore non petrolifero dell’economia, ma non s’é ancora dimostrato fruttuoso. Una quota crescente del petrolio viene consumata dal mercato interno.
In tali circostanze, la politica estera dell’Arabia Saudita non è più sicura come prima. Il lungo conflitto in Siria s’è già riversato oltre i confini del Paese e si materializza come guerra settaria nei Paesi vicini. L’Iraq è fondamentalmente destabilizzato dai terrorismo, ben 10000 civili sono stati uccisi solo lo scorso anno. La guerra in Libano divampa. Le tensioni crescono in Giordania… L’Arabia Saudita ha sostenuto i conflitti in questi Paesi, in passato, ma ora non può tenerli sotto controllo. La guerra tra sunniti e sciiti risucchia milioni di persone e quantità crescenti di risorse. Tale politica estera genera conflitti. Per via della situazione in Siria e in Egitto, il regno ha persino litigato con i suoi alleati regionali: Turchia e Qatar. Le relazioni con le altre monarchie della penisola arabica sono diminuite. All’ultimo vertice del GCC in Quwayt, le altre cinque monarchie hanno respinto la precedente decisione di fondersi in una confederazione. Oggi l’Arabia Saudita viene trascinata nella tempesta politica che coinvolge l’intero mondo islamico. Nessun segno del deterioramento della situazione politica nel regno appare ancora, ma ci sono fattori esterni che l’Arabia Saudita non può più abbandonare ai venti del destino, e che potrebbero facilmente turbarne la stabilità politica.

Qual è stato il costo dell’”amicizia” degli USA con l’Arabia Saudita?
In molti modi, il futuro del regno dipenderà dalla posizione degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno la reputazione di Paese che non perdona mai la violazione dei propri interessi, tanto meno un qualsiasi attacco da uno Stato più debole. Così è sorprendente che gli Stati Uniti abbiano speso decenni a sminuire le azioni ostili dei sauditi. Mai prima un qualsiasi Paese aveva causato tali danni, impunemente, agli Stati Uniti come l’Arabia Saudita. Migliaia di statunitensi furono uccisi, e senza reazioni. In particolare, 15 dei 19 dirottatori coinvolti negli attacchi a New York e Washington nel 2001 erano di nazionalità saudita. Ma ciò non comportò conseguenze per l’Arabia Saudita. Dopo l’attacco al World Trade Center, la “guerra al terrore” proclamata a gran voce fu stranamente usata come pretesto per l’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan, e per degli attacchi in Filippine, Yemen, Somalia e Sahara occidentale. Oltre alle 2977 vite perse negli attacchi terroristici, altre 6794 vittime (senza contare quelle tra le forze di sicurezza private) furono rivendicate da tali guerre che non portarono alcuna vittoria agli Stati Uniti. Non è un segreto che gli Stati Uniti persero almeno 2000 miliardi di dollari e migliaia di vite nel corso di questo decennio combattendo i terroristi in Iraq, Afghanistan e in tutto il mondo.
Nel frattempo, i terroristi uccisero degli statunitensi anche in Arabia Saudita. Oltre all’esplosione di Dhahran nel maggio 2003, attentatori suicidi uccisero 35 persone a Riyadh, alla vigilia della visita del segretario di Stato Colin Powell. Nel luglio 2004, tre soldati statunitensi furono uccisi. Quella stessa settimana un ingegnere statunitense fu rapito e decapitato. Nel dicembre 2004, si ebbe un attentato contro il consolato USA a Jeddah e cinque membri del personale morirono. Nel dicembre 2009 il sito Wikileaks rivelò al mondo che i diplomatici statunitensi erano ben consapevoli del fatto che l’Arabia Saudita sia la fonte “più significativa” dei finanziamenti ai gruppi terroristici sunniti di tutto il mondo. Global Research ha recentemente scritto: “Mentre gli Stati Uniti sono stretti alleati di Arabia Saudita e Qatar, è chiaro che i primi finanziatori dei gruppi estremisti negli ultimi 3 decenni, tra cui al-Qaida, siano infatti Arabia Saudita e Qatar… L’Arabia Saudita è la maggiore  fonte mondiale di fondi per gruppi islamisti come taliban e Lashkar-e-Taiba, ma il governo saudita è riluttante a limitare il flusso di denaro“. Anche se i leader di Arabia Saudita non sono direttamente responsabili del sostegno diretto alle attività anti-americane, i terroristi ne sarebbero ostacolati senza il flusso di denaro dal regno. Il Rapporto della Commissione 9/11 conclude che gli attacchi terroristici negli Stati Uniti sarebbero stati impossibili senza finanziamenti esterni assai generosi: “Gli ideatori del 9/11 infine spesero tra i 400000 e i 500000 dollari per pianificare e condurre l’attacco… I dirottatori spesero più di 270 mila dollari negli Stati Uniti… Le spese aggiuntive inclusero viaggi per avere passaporti e visti per recarsi negli Stati Uniti, le spese sostenute dai capi del complotto, nonché le spese delle persone scelte come dirottatori che infine non parteciparono.”
Se venisse accertato che i sauditi hanno lo zampino negli attentati di Volgograd, ciò vorrebbe dire una cosa. L’Arabia Saudita non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivere nei suoi confini attuali e sotto il regno della dinastia attuale. A differenza di certi vecchi amici di Damasco, la protezione diplomatica del regime dei Saud difficilmente rientra nell’agenda di Mosca. Riyadh potrebbe pagare cara aver ignorato le lezioni di Stalingrado nella Seconda Guerra Mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La liquidazione di Majid e l’11/9

Dedefensa 7 gennaio 2014
5179_600Inizialmente, vi sono l’importanza e i vari misteri dell’”arresto” (le virgolette necessarie), il 24 o 26 dicembre 2013 in Libano, da parte dell’esercito libanese, a quanto pare di Majid al-Majid, importante figura di nazionalità saudita, leader terrorista di un gruppo vicino ad al-Qaida (BAA o gruppo Brigata Abudullah Azzam, legata al gruppo del SIIS o Stato islamico dell’Iraq e della Siria, collegato ad al-Qaida, per così dire, ecc…), ma forse anche probabilmente un importante membro di spicco dell’intelligence saudita. E poi c’è la sua morte misteriosa, il 3 gennaio 2014, probabilmente mentre era ricoverato in ospedale, secondo la versione “ufficiale”, perché avrebbe ceduto alla grave malattia di cui soffriva; ma secondo altre versioni, speculative ma basate sull’estrema importanza del personaggio, morto quando era interrogato o anche torturato, o anche “solo” più sbrigativamente liquidato…
L’importanza del personaggio, in particolare secondo il testo di Ibrahim al-Amin, redattore capo di al-Akhbar, quotidiano libanese “pro-resistenza”, del 4 gennaio 2014. Il testo è stato scritto mentre Majid doveva ancora esser vivo, con il titolo “Dobbiamo impedire che Majid sia liquidato” con un aggiornamento dell’“ultimo minuto” “Majid al-Majid è morto mentre era in custodia libanese il 4 gennaio“. Alcuni estratti del testo, con l’accento su ciò che è importante evidenziare. “Come affermano gli agenti della sicurezza strettamente interessati al suo caso, Majid è una figura forte tra i suoi sostenitori e seguaci. Le fonti della sicurezza dicono che i sodali di Majid hanno compiuto azioni che dimostrano la loro fede in lui, al punto da essere disposti a sacrificare la propria vita. [...] Majid, secondo gli esperti dei gruppi estremisti, conosce i segreti di almeno 10 anni di azioni dirette. Il suo peregrinare lo ha portato dall’Arabia Saudita a Iraq, Siria e Libano, e anche all’Afghanistan e al Pakistan, durante il quale conobbe un paio di individui che l’avrebbero fatto entrare in al-Qaida. Majid ebbe anche un ruolo chiave nell’aiutare i jihadisti a raggrupparsi in strutture decentrate dopo l’invasione degli USA dell’Afghanistan e lo smantellamento della leadership di al-Qaida. Le presunte informazioni in suo possesso riguardano numerosi operatori, dettagli operativi, forma e obiettivi delle cellule dormienti e modifiche apportate al modus operandi dei gruppi jihadisti dopo l’invasione degli USA dell’Iraq e la crisi siriana. Majid conosce profondamente come i leader e i membri dei gruppi siano finanziati, a chi vengono concessi fondi, e anche molti contatti economici, politici, di sicurezza, militari del gruppo che hanno contribuito ad attivarlo in diversi Paesi, tra cui in Libano [...] Ancora più importante, Majid, nonostante la malattia, è rimasto in contatto con le cellule che avevano il compito di attaccare Hezbollah e l’esercito libanese in tutto il Libano. L’uomo forse sa tutto dei bersagli che il suo gruppo intende attaccare, ma soprattutto, conosce i segreti più importanti dei legami con governi ed agenzie arabi e occidentali, specialmente con gli uomini ombra dei sauditi nel Levante e in Iraq. Eppure, per quanto Majid sia un obiettivo di alto valore, molte agenzie nella regione e nel mondo non lo seguivano più, e per quanto il suo arresto sia un risultato importante, a prescindere da come e perché sia avvenuto, il suo caso è avvolto nel mistero, spingendo a dedurre che la sua cattura sia una questione difficile per chi l’ha decisa, e che ora sia diventato un peso.”
• Le circostanze dell’arresto, vari misteri e incognite appaiono chiaramente secondo le fonti. DEBKAfiles, annunciando la notizia il 1 gennaio 2014, è abbastanza eloquente e speculativo, contrariamente alle sue abitudini, rifacendosi a informazioni di tipo operativo, immergendosi nel caso delle moltitudini delle organizzazioni terroristiche islamiste, ecc., in Siria. Al-Akhbar, ancora una volta, il 3 gennaio 2014, per la penna di uno dei suoi giornalisti, Razdwan Mortada, fornisce varie indicazioni sostantivanti la natura misteriosa e complessa di tale arresto. A questo punto, come il sopra indicato articolo del giorno prima del suo caporedattore, Mortada adotta la versione della malattia, ma implicando interessanti fonti alla base dell’operazione, rendendo il suo “arresto” niente di meno che un intervento medico di emergenza per cercare di salvare Majid. Ancora una volta, sottolineiamo… “Nulla di questa operazione era ordinaria, come Majid non era un uomo ordinario. È l’emiro di una delle organizzazioni più importanti e misteriose della jihad internazionale. Dieci giorni fa l’intelligence militare statunitense ha inviato un cablo urgente alla sicurezza strategica del ministero della Difesa libanese, rivelando che Majid era in una zona montuosa nei pressi della città di confine libanese di Ersal. In seguito, fu trasferito in una casa della città per via delle sue condizioni di salute critiche. Due giorni dopo, un altro cablo giunse indicando che si intendeva trasportare Majid in un ospedale di Beirut per sottoporlo a dialisi urgente. Il 24 dicembre, un’ambulanza portò Majid da Ersal al Maqasid Hospital di Beirut, e un altro cablo confermava il trasferimento.”
• Poi c’è l’intervento saudita e le pressioni e le questioni iraniane. Quest’ultimo punto si giustifica con la pretesa che Majid abbia condotto l’attentato contro l’ambasciata iraniana a Beirut, la richiesta di un parlamentare iraniano per l’autopsia congiunta su Majid (PressTV.ir, riportato dall’agenzia Trends.News, il 5 gennaio 2014), a seguito degli interventi iraniani per vedere il prigioniero Majid, insieme ai sauditi che avevano avviato tale procedura, e il rifiuto dei sauditi della presenza iraniana. Infine, i sauditi hanno deciso per l’autopsia, ma solo per i sauditi, giustificandosi con la nazionalità (saudita) del morto. (Secondo Now, quotidiano libanese del 5 gennaio 2014.)
• Nel frattempo, fonti iraniane hanno detto che l’Arabia Saudita aveva offerto 3 miliardi di dollari al governo libanese per l’estradizione di Majid. (Un lungo testo dell’agenzia Fars del 4 gennaio 2014, collega Majid all’intelligence del principe saudita Bandar, ricordando varie avventure e intrighi di Bandar, in particolare nei confronti dei russi e della sicurezza delle Olimpiadi di Sochi.) Un dispaccio della Fars riferiva il 4 gennaio 2014 l’intervento di un membro della commissione per gli esteri iraniano su questo aspetto del caso Majid, aggiungendo che l’Iran ha il diritto di presentare una denuncia alle Nazioni Unite contro l’Arabia Saudita, per via della bomba contro l’ambasciata iraniana a Beirut del 25 novembre. “Proprio oggi, alti parlamentari di Teheran hanno rivelato che l’Arabia Saudita ha offerto 3 miliardi di dollari al governo libanese per l’estradizione di al-Majid, il presunto capo delle brigate Abdullah Azzam – battaglione Ziad al-Jarrah, che ha rivendicato l’attentato di novembre contro l’ambasciata iraniana a Beirut che uccise 25 persone. Il governo saudita ha concesso 3 miliardi per l’estradizione del responsabile dell’esplosione all’ambasciata iraniana in Libano, indicando che le osservazioni che potrebbe fare sono di vitale importanza per il governo saudita”, aveva detto alla FNA il Vicepresidente della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento Mansur Haqiqatpur. “L’Arabia Saudita ha chiesto al Libano di estradare Majid in cambio di 3 miliardi di dollari”, ha ribadito. Haqiqatpur ha anche sottolineato che Teheran ha il diritto di denunciare alle Nazioni Unite l’Arabia Saudita per l’attentato di novembre contro l’ambasciata iraniana a Beirut.
• Infine, il 5 gennaio 2014, la TV libanese al-Jahud rilanciava l’agenzia iraniana Fars, e quindi il sito ThereAreNoSunGlasses.wordpress.com diceva che un diplomatico saudita aveva visitato Majid poco prima della morte. Ciò viene presentato nel testo dal titolo “Il bacio della morte” saudita a Majid (“Il diplomatico saudita ha dato il bacio della morte a Majid?“): “Il canale televisivo libanese al-Jadid ha riferito che l’attaché dell’ambasciata saudita a Beirut ha incontrato Majid presso l’ospedale dov’era in dialisi, 24 ore prima della morte.”
• Vediamo che ci sono prove sufficienti per interpretare immediatamente l’arresto e questa morte rapida, ovviamente così sospetta accanto alle affermazioni secondo cui Majid era stato “arrestato” piuttosto che essere curato, quale elemento drammatico nel caso che coinvolge numerosi e certe importanti collusioni, saudite in particolare, riguardanti le varie situazioni del terrorismo, sullo sfondo dei legami tra Arabia Saudita e Stati Uniti… Infatti, quest’ultimo aspetto viene affrontato da M. K. Bhadrakumar scrivendo una nota molto breve, il 5 gennaio 2014, sul suo blog (Indian PunchLine) sotto un titolo abbastanza ambiguo, considerando il contenuto del testo, “Majid non parlerà ma Obama dovrebbe preoccuparsi.” Bhadrakumar è generalmente ben informato su tali complicati casi mediorientali riguardanti l’Iran e l’Arabia Saudita, e le molteplici ramificazioni del terrorismo in gran parte finanziato dall’Arabia Saudita. Inoltre, come rispettato ex-diplomatico, non fa del sensazionalismo o segue cosiddette tesi “complottiste”… L’allusione cui  accenna sulla nuova situazione a Washington, dove la giustizia degli Stati Uniti ha permesso di esaminare il possibile coinvolgimento saudita nell’attacco dell’11 settembre 2001 (26 dicembre 2013) in vari processi indetti dalle famiglie delle vittime dell’attentato, è il principale punto d’interesse per noi su ciò che sarebbe il “doppio cappello” di Majid (leader terrorista della BAA, ma anche membro dell’intelligence saudita”, i segreti più importanti sui legami con governi e agenzie arabi e occidentali”). Ecco l’estratto del testo di Bhadrakumar che effettivamente interessa, che si concentra anche sul potenziale impatto del destino di Majid in Libano, con il rischio di una nuova guerra civile… “L’intelligenza saudita avrebbe temuto che Majid al-Majid potesse vuotare il sacco sui legami della BAA con al-Qaida. Il punto è che la BAA è sostenuta dalla intelligence saudita, anche se è elencata dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica. L’ambiguità saudita è tipica, Majid al-Majid è nella lista di Riyadh dei terroristi ricercati, ma la BAA gode di un sostegno segreto. In breve, se fosse rimasto in vita, c’era la pericolosa possibilità che gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a esaminare i legami dell’Arabia Saudita con al-Qaida. La Corte d’Appello degli Stati Uniti ha recentemente ordinato che il ruolo saudita negli attacchi dell’11/9 sia sottoposto a esame. Tutto ciò evidenzia ancora una volta che i legami degli USA con l’Arabia Saudita hanno bisogno di un attenta riflessione da parte dell’amministrazione di Barack Obama. La tesi che se gli Stati Uniti concorrono con l’Arabia Saudita, quest’ultima potrebbe cercare nuove alleanze, è un argomentazione ingenua. La questione centrale è se nell’interesse degli Stati Uniti se all’Arabia Saudita sia consentito cavarsela per i suoi legami con al-Qaida davanti al mondo occidentale (o al Medio Oriente). La Siria è il banco di prova. La continua ambivalenza degli Stati Uniti su tale punto rafforza il sospetto che anche Washington potrebbe aver usato al-Qaida quale strumento delle sue politiche regionali, come in Afghanistan e Iraq.”
Non è chiaro che cosa esattamente Bhadrakumar intenda quando scrive nel suo testo “Obama dovrebbe preoccuparsi“. Sono le implicazioni degli USA con il terrorismo di al-Qaida finanziato principalmente dall’Arabia Saudita, dove l’antagonismo USA-Arabia diventa estremo, con le rivelazioni che possono sorgere su queste implicazioni, volontariamente o meno diffuse dai sauditi che sostituirebbero la complicità con gli Stati Uniti con  il confronto? Senza dubbio, ma bisogna  andare al cuore della questione osservando tali collusioni con il terrorismo che uniscono Stati Uniti e Arabia Saudita, arrivando all’11 settembre 2001, quando la giustizia degli Stati Uniti autorizza i processi che indagano sulla possibilità del coinvolgimento saudita nell’attacco, in un momento, nel 2001, in cui i legami triangolari USA-Arabia Saudita-terroristi di al-Qaida era al massimo? Questi problemi, oggi hanno pieno significato alla luce del caso del terrorista Majid, ufficiale dei servizi segreti che doveva saperne molto sul rapporto tra le intelligence saudita e occidentali (USA, ovviamente) con il terrorismo di al-Qaida, mentre fonti indicano che l’intelligence militare degli Stati Uniti (la DIA?) avrebbe “incastrato” Majid indicandolo all’esercito libanese. (Quest’ultimo appare anch’esso ambiguo sulla data precisa, i legami militari (degli Stati Uniti) con i militari (libanesi) potendo benissimo rendersi indipendenti da altre intelligence interessate (di Stati Uniti, Libano, Arabia Saudita) o anche mettersi in concorrenza, per esempio, “salvando” Majid che sa molto.) E’ impossibile estrarre da tutto ciò una solida conclusione sul caso nel quadro complesso del terrorismo di al-Qaida e delle operazioni saudite, se non impegnandosi in una serie di speculazioni  gratuite, al momento basate sul nulla. Per contro, il riferimento diretto di un commentatore del calibro di M. K. Bhadrakumar, che esamina il coinvolgimento saudita sull’11 settembre alla luce del deterioramento delle relazioni USA-Arabia Saudita, e con la possibilità che il caso Majid abbia un notevole significato implicito. In generale, ci rendiamo conto che l’attuale tensione tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, se diventerà più forte e strutturale, avrà molti effetti in diversi affari  attuali, lotte, conflitti d’interesse, ecc., Ma anche coprirà un punto chiave che ci sia la possibilità estremamente forte, con un incidente o altro, che una rivelazione raccolta dalla giustizia degli Stati Uniti possa far rivedere la “versione ufficiale” dell’attacco dell’11 settembre 2001, ora “ufficialmente” messa in dubbio (l’intervento di due parlamentari degli Stati Uniti in tale senso, alla Camera, come riportato nel nostro testo del 26 dicembre 2013. Dobbiamo quindi confermare che ciò è davvero un nuovo capitolo dell’attacco dell’11 settembre in cui, in effetti, il “complottismo” non è più un argomento controverso e a senso unico, precedentemente usato da un sistema mediatico ben oliato, ma un’ipotesi concreta e imprevedibile nei suoi effetti, sia operativamente legata agli interessi (Stati Uniti e Arabia Saudita) adesso antagonisti, sia giuridicamente, nel senso stretto della giustizia degli Stati Uniti.

saudi-states-of-america-911Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il principe Bandar, manipolatore manipolato?

Dedefensa, 27 dicembre 2013

111024_condi9Abbiamo visto, nelle nostre note analitiche del 26 dicembre 2013, il ruolo di Paul Sperry nell’attuale controversia sulle 28 pagine classificate del rapporto ufficiale al Congresso di 800 pagine, stilato nel 2002 e dal titolo Relazione Investigativa sull’11 settembre, inchiesta congiunta sulle attività della Comunità d’intelligence prima e dopo gli attacchi terroristici del settembre 2001. Sperry è un esperto della Hoover Institution, specialista dei media ma anche di intrighi e collusioni del mondo musulmano, in particolare dell’Arabia Saudita, verso gli Stati Uniti. Leggendo certe sue prese di posizione polemiche, lo si mette vicino all’influenza israeliana e all’AIPAC; ha pubblicato due libri, l’Infiltrazione e la Mafia mussulmana, denunciando la penetrazione musulmana negli Stati Uniti, e questo orientamento alimenta i sospetti di cui sopra. Qui non siamo interessati alla polemica sul suo ruolo e posizione, così come alla questione delle 28 pagine della relazione del Congresso tenute segrete e che i parlamentari Lynch e Jones vorrebbero declassificare. Ci concentriamo su un aspetto specifico di questo articolo di Sperry pubblicato sul New York Post, il 23 dicembre 2013 (cui fa riferimento il nostro testo citato). Tale articolo viene preso in considerazione in relazione al dibattito generale sulle 28 pagine classificate, ma un’altra cosa interessante ci viene indicata nel titolo stesso di questo articolo, ponendo una domanda attuale e che non riguarda in particolare le condizioni sull’attacco dell’11/9: “I sauditi controllano realmente i terroristi che corteggiano?” Infatti, l’articolo sul New York Post riprende molti elementi già visti nel precedente articolo del 16 dicembre 2013, sul sito Family Security Matters, aggiungendo la nuova dimensione indicata dal titolo.
Sperry quindi sviluppa varie considerazioni sul ruolo dei sauditi nell’attacco dell’11 settembre 2001, le varie circostanze del momento e la classificazione delle 28 pagine, di G. W. Bush, ecc. Arriva agli ultimi episodi riguardanti gli sforzi fatti, dice, dai sauditi e dal principe Bandar per non essere denunciati in un altro rapporto sull’11/9, che seguì quello del Congresso, il grande rapporto della Commissione appositamente creata per indagare sull’11 settembre. Afferma: “Sigillato il rapporto del Congresso, i sauditi dovevano solo preoccuparsi della Relazione della Commissione sull’11 settembre, ed ecco espunti i sauditi (con il capo della Commissione che non ha mai concesso agli investigatori di vedere le 28 pagine del rapporto del Congresso). Al momento della sua pubblicazione, Bandar fece si che la commissione scagionasse il regno, convenientemente non parlando di lui stesso. Il rapporto lascia curiosamente delle prove che collegano Bandar e sua moglie ai dirottatori tramite un finanziatore saudita, Usama Basnan, che ricevette assegni personali dai Bandar durante la manipolazione dei dirottatori a San Diego. Bandar appare un paio di volte nelle note e solo di sfuggita. I Bandar sostengono che gli assegni erano destinati a “curare” la presunta moglie malata di Bassnan, e che non sapevano cosa Bassnan ne facesse per davvero…” E qui Sperry cambia completamente approccio e s’impegna a giustificare il titolo dato all’articolo… Dopo averci suggerito che la duplicità dei sauditi è un fatto provato e che Bandar è il più cattivo di tutti i cattivi, passa ad un’altra ipotesi: malvagi, ovviamente, ma malvagi avventati ed irresponsabili e dei cattivi ingenui… Riprendiamo l’ultima frase della citazione di sopra per collegarla a quanto segue direttamente, completando il testo… “I Bandar sostengono che gli assegni erano destinati a “curare” la presunta moglie malata di Bassnan, e che non sapevano cosa Bassnan ne facesse per davvero. Forse è così. I sauditi hanno sempre chiuso un occhio sui loro estremisti, finanziando le moschee radicali per placarli e restare al potere. Ma anche credendo appieno all’ignoranza di Bandar, che seminando vento fa raccoglie la tempesta a noi. L’anno scorso, Bandar è stato promosso a capo dell’intelligence saudita. L’Arabia Saudita voleva tanto vedere Bashar al-Assad rimosso dal potere in Siria. Bandar, frustrato dall’inerzia di Obama, ha lasciato i jihadisti sauditi attraversare il confine per combattere nella guerra civile, fornendo armi e sostegno al gruppo ribelle del Fronte islamico; secondo il Daily Beast armi che possono facilmente finire nel mani di al-Qaida. Bandar, inoltre, ha cercato di far cadere il sostegno della Russia ad Assad. Ad agosto, secondo il Telegraph, presentò al Presidente Vladimir Putin una carota, petrolio, e un bastone: “Posso garantirvi la protezione delle Olimpiadi invernali del prossimo anno”, avrebbe detto Bandar. “I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi”. Ceceni significa terroristi islamici, proprio come quelli che bombardarono la maratona di Boston. E’ una sorprendente e scioccante ammissione. Qual è lo scenario più spaventoso? Che membri del governo saudita finanzino al-Qaida ed altri gruppi terroristici che non possono controllare, o che possono…?
Quali che siano le intenzioni di Sperry, la sua possibile doppiezza secondo i suoi detrattori, tutto ciò  non esclude tale ipotesi (“I sauditi controllano realmente i terroristi che corteggiano?“) È particolarmente interessante e assai meno stravagante e improbabile di quanto si possa pensare. Ha unito la tesi generale prevalente alla fine degli anni ’70, quando i finanziamenti sauditi ai movimenti terroristici islamici cominciarono ad essere noti, fino all’incidente alla Mecca nel 1979, dove gli islamisti si raggrupparono nel luogo santo dopo aver attaccato i servizi di sicurezza e i pellegrini. La tesi di allora fu che i sauditi finanziarono numerosi estremisti islamici per avere la loro benevolenza e non averli contro il loro regime. In questo caso, naturalmente, era ovvio che i sauditi non controllassero nessuno tranne, speravano, gli islamisti, soltanto per dissuaderli dall’attaccare il regime saudita. Vivendo nella paranoia costante dettata dalla loro legittimità discutibile, i leader sauditi capirono che lo erano (contraddittoriamente in un certo senso) a causa del loro conservatorismo immobile e dei loro legami con gli Stati Uniti e la modernità occidentale, principale potenziale bersaglio dei terroristi radicali, reale o ipotetico, comunque la paranoia bastava a tale proposito. Ragionando sul riferimento principale della loro dinastia nella situazione attuale, affidandosi ai soldi e non alla legittimità, ritennero che l’unico modo per convincere i terroristi a non attaccarli fosse divenirgli indispensabili; era necessario che questi terroristi avessero interesse a vederli al potere, in quanto principale fonte del loro finanziamento. E si vide negli anni ’70 il sostegno saudita ai terroristi.
La guerra in Afghanistan negli anni ’80 mutò molto questa percezione. I sauditi giocarono un ruolo centrale, con il direttore della CIA Bill Casey e gli egiziani, nell’attuazione, sostegno, reclutamento, e costante rafforzamento dei mujahidin in lotta contro i sovietici. Poi iniziò a prevalere un’altra  spiegazione del supporto saudita ai capi terroristi: quella religiosa, dalla dimensione estremista (salafismo), della lotta dei mujahidin afghani che non erano più, in tale quadro, dei patrioti afghani in lotta contro l’oppressore russo, ma combattenti islamici, zelanti e fedeli in lotta contro gli atei comunisti. La distribuzione degli aiuti ai mujahidin e il loro status religioso in Afghanistan (es. la sfiducia verso Massud e viceversa), chiariva tale dimensione. Sappiamo che gli eventi degli anni ’90, e soprattutto dopo l’11 settembre 2001, hanno notevolmente rafforzato tale tesi, questo argomento, così non facciamo più riferimento ad essa per spiegare l’atteggiamento della leadership saudita, mentre resta giustificato il giudizio che tale monarchia sia decadente, paurosa, corrotta fino al midollo, paranoica, ecc. Una chiusa si applica, sotto la pressione della narrativa dominante dei fatti religiosi e intra-civiltà (“scontro di civiltà“) per spiegare gli eventi, e la spiegazione generale accettata per descrivere il comportamento saudita, è l’estremismo religioso.
Le prove mostrano che due argomenti coesistono, la paranoia e la corruzione della leadership saudita continuano a rafforzarsi e, pertanto, la tesi “difensiva” degli anni ’70 è più valida che mai. Lo schiacciante predominio del denaro come mezzo di azione, o come misura politica, si affianca a tale situazione, e accompagna la sempre crescente illegittimità che genera disprezzo e scarsa considerazione della gente dalle forti credenze con cui i re sauditi trattano. Si può ipotizzare che ciò permette di ammettere pienamente che tale argomento sia ancora valido, e coesistente con l’argomento “offensivo” del proselitismo religioso, che oggi a volte si riflette nel comportamento saudita che sfocia in una passione intossicante e una reazione paranoica più forte che mai. Sotto tale luce, la tesi di Sperry diventa importante e acquista qualche credito: infatti, i sauditi dicono che possono controllare i terroristi, e possono anche pensarlo, mentre i terroristi, dopo aver controllato lo stato dei loro conti bancari, agiscono seguendo i propri obiettivi e i propri interessi, se non le proprie strategie, se ne hanno. Il principe Bandar è la persona ideale, machiavellico esperto in manipolazione “occidentale”, molto americanizzato ma che conserva gelosamente la sua figura di musulmano intenditore della complessità del suo mondo, è molto efficace nelle pubbliche relazioni, anch’esse molto “occidentali”, e nell’arte della manipolazione dei suoi “amici” (Bush, CIA, ecc.) così contenti di avere il loro “musulmano” e di credere finalmente di capirci qualcosa. Possiamo anche vedere alcune delle sue recenti azioni, alquanto lontane ma che suggeriscono come il personaggio perda sempre più il senso della misura e della realtà, rendendolo ancora più malleabile alla manipolazione da parte di persone che (Bandar) ritiene di manipolare, i terroristi. Così possiamo dire che l’ipotesi di Sperry non è sballata.
Si può anche azzardare ancora una supposizione, basata sulla recente percezione di una complicità tra russi e israeliani. Ne abbiamo riferito qualche elemento in particolare nel nostro testo dell’11 dicembre 2013, sulle ultime visite di Netanyahu e del ministro degli Esteri (di origine ebraica russa) Lieberman, a Mosca. La domanda che si pone è quella che Sperry pone a titolo del suo articolo, i russi e gli israeliani potrebbero aver trovato la stessa risposta positiva: sì, i sauditi finanziano i terroristi e ritengono di controllarli, mentre non li controllano più di tanto, se non per nulla. (Ci si potrebbe chiedere dei motivi reconditi di Putin quando ha ricevuto a Mosca per due volte Bandar, a luglio e a novembre, e Bandar che dice di fare ciò che vuole dei terroristi islamici ceceni…) L’approccio di Sperry nel suo articolo del 23 dicembre, quindi, si accorda appieno, anche se su un proposito più attuale delle responsabilità per l’11 settembre 2001 (ma non sminuendo il ruolo in tale caso, che rimane in sospeso), con le accuse rivoltegli dalla frazione pro-Israele a Washington. E la conclusione sarebbe che tale situazione, assai ipotetica ma molto possibile, secondo cui il terrorismo sia finanziato ed incontrollato, sia un altro fattore da aggiungere all’osservazione generale del disordine di massa, diventando una situazione quasi universale del nostro mondo antipolare. Ciò vale soprattutto riguardo il terrorismo stesso, influenzato dalla deriva verso il disordine a scapito di obiettivi precisi e strutturanti le sue azioni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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