Bin Ladin e l’illusione dell’11 settembre: Deutsche Bank e Blackstone

Dean Henderson 27/07/2014

Nello stesso momento in cui una squadra di Navy Seal scendeva sul complesso di Abbottabad che ospitava il presunto Usama bin Ladin, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti citava in giudizio la Deutsche Bank. Bin Ladin era un discepolo del capo dei Fratelli musulmani Abdullah Azam. Abbottabad prende il nome dall’ufficiale inglese Sir James Abbott. Nella causa civile presentata alla corte federale di Manhattan, il procuratore Preet Bharara indagava su danni e le perdite per l’emissione di mutui della Deutsche Bank sostenuti dai contribuenti statunitensi tramite l’HUD. Seconda banca del mondo, in maggioranza proprietà della dinastia Warburg che finanziò Hitler, deve anche rispondere del suo ruolo nell’11 settembre.

911-dollar-backLa Deutsche Bank a corto
Giorni dopo l’11 settembre, il presidente della SEC di Bush, Harvey Pitt, poi costretto a dimettersi per la sua patetica risposta a una serie di scandali societari, apparve alla CNN per rivelare i volumi insolitamente pesanti di vendite allo scoperto di azioni di compagnie aeree e assicurazioni della settimana precedente l’11 settembre. Pitt promise di seguire tali traffici, ipotizzando che al-Qaida potesse esserne coinvolta. Fu l’ultima volta che qualcuno dell’amministrazione Bush ne parlò. Secondo l’Istituto Politico Internazionale di Herzliyah, un’organizzazione anti-terrorismo israeliana, il responsabile del giro di tali titoli era Deutsche Bank Alex Brown. Un articolo su Barons corrobora questo fatto. American e United Airlines, e i giganti delle assicurazioni statunitensi che coprivano il WTC, Munich RE, Swiss RE e la francese Axa, furono specificamente presi di mira. Il 10 settembre, il giorno prima degli attacchi, i rapporti put/call di questi titoli fu senza precedenti. Un put è un’opzione futura che scommette sul declino del titolo, mentre una call è l’opzione futura che scommette sull’ascesa del titolo. Il 10 settembre 2001 presso il Chicago Board Options Exchange c’erano 4516 put su American Airlines e solo 748 call. United Airlines fu presa di mira con 4744 put in contrapposizione a 396 call. I dati sulle compagnie di assicurazione erano egualmente sbilanciati. Il maggiore trader di opzioni fu Deutsche Bank Alex Brown, ramo commerciale statunitense di Deutsche Bank, tradizionale cassaforte delle ricchezze delle Otto famiglie e maggiore azionista bancario dei Quattro cavalieri, divenuta prima banca del mondo con 882 miliardi di dollari di attività. Nel 2001 il senatore Carl Levin (D-MI) del comitato bancario, indicò la Banker’s Trust quale attore importante nel riciclaggio di narcodollari. Il 28 agosto, appena due settimane prima dell’11 settembre, il dirigente di Deutsche Bank Kevin Ingram fu dichiarato colpevole di riciclaggio dei proventi dell’eroina e dell’organizzazione della vendita di armi statunitensi in Pakistan e Afghanistan. Il 15 giugno 2001 un articolo del New York Post disse che Usama bin Ladin ne era il probabile acquirente. Ingram è un caro amico del segretario al Tesoro di Clinton e insider di Goldman Sachs Robert Rubin, ultimamente membro della direzione di Citigroup. Ingram aveva lavorato per Goldman Sachs e Lehman Brothers. Banker’s Trust acquistò la crescente banca d’investimento Alex Brown nel 1997, prima che si fondessero con Deutsche Bank. Alex Brown prende il nome dal fondatore AB “Buzzy” Krongard, che ne fu presidente fino all’acquisto nel 1997 dalla Banker’s Trust. Krongard poi divenne il 3° uomo della CIA. Il 15 settembre, quattro giorni dopo l’11/9, il New York Times riferì che il presidente di Deutsche Bank Global Private Banking, Mayo Shattuck III, si era improvvisamente dimesso. Muhammad Atta e altri due presunti dirottatori avevano i conti presso la sede della Deutsche Bank di Amburgo. Vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin aveva appena comprato una grande quota di Deutsche Bank, con l’aiuto del consulente finanziario della Carlyle Group George Bush Sr. I bin Ladin investirono 2 milioni di dollari nel Carlyle Group. Avevano anche grosse partecipazioni in Microsoft e Boeing, ed ampi rapporti d’affari con Citigroup, GE, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Fremont Group, recentemente scorporata dalla Bechtel. A 20 giorni dall’11 settembre, Deutsche Bank allontanò, silenziandolo efficacemente, l’inquirente della SEC Richard Walker, il cui compito principale era approfondire il misterioso giro dei titoli di compagnie aeree e assicurazione prima dell’11 settembre. Deutsche era collegata alla LJM dell’Enron e al partenariato Chewco. Enron assunse funzionari della SEC, mentre reclutava parecchio personale della CIA per le sue operazioni di sicurezza globali. Alcuni ipotizzano che il vasto pool monetario che scomparve nell’abisso Enron fosse un fondo nero per il breve sciacallaggio sull’11 settembre, o anche per l’operazione stessa.
I Quattro cavalieri, ora proprietari di maggioranza della Deutsche Bank via Banker’s Trust, ebbero la desiderata presenza militare statunitense in Asia Centrale per gentile concessione dell’11 settembre. Con l’occupazione  dell’Afghanistan e nuove basi USA che dilagavano in Asia centrale, il premio petrolifero sul Mar Caspio divenne lo sport delle guardie finanziate dai contribuenti statunitensi. Il direttore di BP Amoco, Zbigniew Brzezinski, nel suo libro del 1997 La Grande Scacchiera… definisce l’Asia centrale la chiave del potere globale e individuò l’Uzbekistan come nazione chiave nell’Asia centrale. Una volta che gli Stati Uniti iniziarono a bombardare l’Afghanistan con il pretesto di prendere bin Ladin, nessun Paese ricevette più visite dai funzionari degli Stati Uniti dell’Uzbekistan, governato da ex-comunisti e il cui governo fu “ammorbidito” da anni di destabilizzazione CIA/al-Qaida. Tutto ciò venne fermato all’improvviso con l’11 settembre. Gli Stati Uniti installarono una base militare in Uzbekistan così come in Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel gennaio 2002, dopo che il governo dell’ex-negoziatore Unocal Hamid Kharzai fu installato a Kabul, l’esecutivo di Unocal Zalmay Khalilzad fu nominato inviato di Bush in Afghanistan.[1] Il primo punto all’ordine del giorno Karzai/Khalilzad era far rivivere lo sforzo di Centgas di Unocal per costruire il gasdotto dei Quattro cavalieri da Dauletabad, Turkmenistan, attraverso l’Afghanistan al porto di Karachi sull’Oceano Indiano, dove era prevista una base navale degli Stati Uniti sul terreno in precedenza ceduto al sultano dell’Oman. Nel 2005 Chevron acquistò Unocal. I 400 miliardi di dollari annuali di narcotraffico mondiale, importante motore economico delle Otto famiglie, balzò dopo l’11 settembre, quando i taliban posero un giro di vite sulla produzione di oppio, nel 1999. Una mossa che contribuì a suggellare il loro destino. Un articolo del 21 novembre 2001 sul London Independent s’intitolava “coltivatori di oppio, rallegratevi della sconfitta dei taliban“. Il 25 novembre l’Independent ebbe un altro pezzo intitolato “I signori della guerra vittoriosi apriranno le cateratte dell’oppio“. L’articolo descrive come i signori della guerra alleati degli USA, dopo la disfatta dei taliban, incoraggiarono i contadini afghani a piantare “più oppio possibile”. Asia Times Online riferì che gli Stati Uniti liberarono dal carcere il signore della droga Ayub Afridi per organizzare una squadra della CIA da 200000 dollari/anno, assumendo teppisti afghani che riavviarono la produzione di oppio. Il loro piano sembra aver funzionato. Il 4 gennaio 2002 il Christian Science Monitor riportava l’esplosione nel sud della Florida del traffico di eroina e cocaina che non si vedeva dall’apogeo dei contra/mujahadin degli anni ’80. Fu una coincidenza che le forze militari colombiani e i loro capi oligarchici, che gestiscono il narcotraffico nel Paese, lanciassero una grande offensiva contro le FARC nel febbraio 2002? Utilizzarono anche loro la copertura della guerra per inviare cocaina nel sud della Florida? Nel 2005 la produzione di oppio afgano era esplosa.
Come lo studioso e dirigente del Forum Tiers Monde in Senegal, Samir Amin,  dichiarò, “… non possiamo fare a meno di notare che gli eventi dell’11 settembre si sono verificati proprio nel momento giusto permettendo agli Stati Uniti d’installarsi nell’Asia centrale ricca di petrolio, una regione che consente per l’ennesima volta la viziosa geo-strategia occidentale per circondare Russia, Cina e India. Obiettivo strategico apertamente proclamato dagli Stati Uniti da oltre dieci anni. Sadam Husayn fu la giustificazione per le permanenti installazioni militari statunitensi nel Golfo. Usama bin Ladin poté esserlo per la politica degli Stati Uniti in Asia centrale. Non si può escludere l’ipotesi che la CIA e il suo fedele alleato Mossad possano esservi coinvolti in qualche modo“.[2] I sospetti di Amin sono confermati da rapporti su internet secondo cui 20000 sacchi per cadaveri furono improvvisamente consegnati dal dipartimento della Difesa a camp Floyd Benet nel Queens, tre settimane prima l’11 settembre. Un militare dell’US Navy di stanza su una portaerei, telefonò alla famiglia prima dell’11 settembre, per avvertirli che “qualcosa di grosso” sarebbe accaduto in una grande città degli Stati Uniti. Disse anche alla famiglia che la sua nave fu dirottata dalla precedente missione dirigendosi  verso la costa orientale degli Stati Uniti, preparandosi a tale evento.[3]

Seguire il denaro del Carlyle Group
carlyle-group-logoUsama bin Ladin ebbe sostegno finanziario dal defunto sceicco miliardario saudita Qalid bin Mahfuz. Bin Mahfuz era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld di Washington DC, la stessa società che rappresentava la Fratellanza musulmana della Casa dei Saud e il più grande ente islamico caritativo, la Fondazione mondiale per lo sviluppo e il soccorso in Terra Santa. Akin – Gump difese bin Mahfuz, partner di Chevron Texaco in Asia centrale, quando esplose lo scandalo della BCCI. Akin, Gump e partner sono amici intimi del presidente George W. Bush. [4] Un audit del governo nel 1999 rilevava che la saudita National Commercial Bank di bin Mahfuz aveva trasferito quell’anno oltre 3 milioni di dollari ad Usama bin Ladin tramite enti di beneficenza. [5] Bin Mahfouz non poteva essere accusato di slealtà alla famiglia, dato che era cognato di Usama. Il fratello di bin Ladin, Salim, fu uno stretto socio in affari dell’agente della CIA James Bath, la cui Skycraft Airways affittava aerei a bin Mahfuz, quando lo sceicco riciclava i narcodollari del Cartello di Medellin attraverso la filiale alle Cayman della BCCI, assieme al capo dell’intelligence saudita Qamal Adham. Salim era anche  investitore dell’Harken Energy che George W. Bush e Dick Cheney avviarono come Arbusto Energy con i 50000 dollari dati dal padre miliardario di Usama, Muhammad bin Ladin. Salim e Muhammad sono morti in misteriosi incidenti aerei. Mentre i due jumbo jet si schiantavano sul World Trade Center, l’11 settembre, un altro dei fratelli di Usama, Shafiq bin Ladin, era alla conferenza annuale degli investitori del Carlyle Group a Washington DC. Uno dei relatori alla conferenza DC sarebbe stato George Bush Sr., che ora lavora come consulente finanziario del Mellon Carlyle Group, presieduto da Frank Carlucci, segretario alla Difesa di Reagan e Bush e che presiedeva il Consiglio di Sicurezza Nazionale a controllo familiare di Reagan. Carlucci collaborò con i mafiosi, nel 1961, nell’assassinio della CIA del primo ministro congolese Patrice Lumumba. Fu compagno di stanza a Yale del segretario alla Difesa di Bush Jr. Donald Rumsfeld. Incontrò a Yale James Baker e George Bush Sr., membro della Skull & Bones, anche conosciuta come Confraternita della Morte e l’Ordine, nome condiviso dagli antichi terroristi afghani Roshaniya. Il Carlyle Group fu fondata dall’assistente di Carter David Rubenstein, nel 1987. È un fondo private equity specializzato nel riciclaggio dei petrodollari degli sceicchi del Golfo Persico, ritornati nelle banche e società delle Otto famiglie. Fino al novembre 2001 Carlyle fu consulente finanziario del più ricco magnate delle costruzioni in Arabia Saudita, lo sceicco Muhammad bin Ladin. Attraverso Carlyle, lo sceicco bin Ladin fece grandi investimenti nella Citigroup, nel colosso bancario olandese ABN Amro, Nortel, Motorola e GE. Più significativamente, vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin lavorasse attraverso Carlyle Group ad acquisire una grande quota della Deutsche Bank, il cui ex-presidente JH Binford Peay siede nel CdA di Carlyle con George Bush Sr. e James Baker.[6] L’azienda legale della famiglia Baker, Baker Botts, ha uffici a Riyadh. L’ex partner di Robert Jordan, che difese George W. nello scandalo Harken Energy, divenne l’ambasciatore di Bush in Arabia Saudita. Baker Botts rappresentò BP Amoco in Asia centrale e fu  consulente legale di Carlyle Group. I Baker da generazioni sono gli uomini di paglia dei Rockefeller. Il presidente Bush Sr. una volta intervenne a nome dei monarchi sauditi, che avrebbe poi consigliato nel Carlyle, in una causa legale dei cittadini statunitensi contro re Fahd e la polizia saudita per l’accusa di torture, poco dopo l’11 settembre. Bush Sr. incontrò il principe ereditario saudita Abdullah a Riyadh, mentre James Baker si unì a un gruppo di banchieri internazionali al Lanesborough Hotel di Londra. Baker Botts rappresentava la famiglia reale saudita nella causa intentatela contro dalle famiglie delle vittime dell’11 settembre.[7]
Bush, Baker e Peay di Deutsche Bank s’incontrarono nel CdA di Carlyle con l’ex primo ministro inglese John Major, l’ex-presidente della SEC Arthur Levitt, il direttore del budget di Reagan Richard Darman e l’ex-presidente del Joint Chiefs of Staff generale John Shalikashvili. L’ex-presidente filippino Fidel Ramos, capo dell’intelligence del regime di Marcos, un ex-primo ministro thailandese, l’ex primo ministro sudcoreano Park Tae Joon e il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority on Asia, contaminata dalla BCCI, fanno parte dell’Advisory Board del Carlyle.[8] Carlyle acquistò la società immobiliare Coldwell Banker dalla Sears nel 1989 e la vendette al Fremont Group della Bechtel. Carlyle  acquistò anche Caterair, il principale servizio di ristorazione delle linee aeree del mondo, dalla Marriott. Caterair aveva accesso senza precedenti alla flotta mondiale aerea commerciale. Il presidente George Bush Jr. diresse Caterair fino al 1994. Poco dopo essere divenuto governatore del Texas, la società fallì. La Carlyle piombò a comprarne i resti ad un prezzo speciale. Bush supervisionò un investimento da 10 milioni di dollari all’Università del Texas della Carlyle, mentre era governatore. Carlyle detiene una grossa fetta della divisione aerospaziale di Ford e Harasco, produttore di veicoli militari. Carlyle è l’11.mo maggiore appaltatore della difesa degli Stati Uniti. Per il 20% è della Mellon Bank ed è controllata dal potente Blackstone Group, che si rimpinzò a buon mercato delle carcasse saccheggiate delle casse depositi e prestiti vendute con la Resolution Trust Corporation da Bush padre. Blackstone, potenza finanziaria controllata dai Rothschild e il cui presidente Peter Fischer fu presidente del Council on Foreign Relations, possedeva anche Bioport, l’unico produttore di vaccini contro l’antrace negli Stati Uniti. Nell’ottobre 2001 i tabloid della Florida, i principali media e congressisti iniziarono a ricevere letali pacchetti di antrace, più tardi identificato nel ceppo “Ames”. I tabloid, tra cui Sun, National Enquirer e Weekly World News, storicamente operano per la disinformazione e diversione della CIA.[9] Il 12 ottobre gli scienziati del laboratorio veterinario dell’Iowa State University, USDA, ad Ames, con la benedizione dell’FBI, incenerirono 100 fiale di culture di antrace risalenti al 1928, distruggendo deliberatamente le prove materiali per le indagini sull’antrace.[10] Il futuro di BioPort sembrava brillante più che mai. Il suo principale azionista è Fuad al-Hibri, ricco uomo d’affari saudita vicino alla famiglia bin Ladin. Al-Hibri era manager per le fusioni e acquisizioni di Citigroup. Il Pakistan News Service riportò il 1 dicembre 2001 che numerosi documenti della BioPort furono trovati in covi di al-Qaida a Kabul. L’ammiraglio William Crowe, membro del CdA di Chevron Texaco ed ex-membro del Joint Chiefs of Staff, acquisì una quota del 22% della Bioport al prezzo molto speciale di 0 dollari. La parte di Crowe nel patto era promuovere il vaccino contro l’antrace della Bioport presso l’esercito statunitense. Molti azionisti della BioPort facevano parte dell’oligarchia inglese di Porton Down. Buon amico di Henry Kissinger, Lord Jacob Rothschild sedeva nel consiglio consultivo internazionale di Blackstone, proprietaria di Bioport. Il gigante farmaceutico tedesco Bayer, nato dal combine nazista IG Farben finanziato dalla Deutsche Bank, vide le vendite del suo antibiotico Cipromyacin balzare del 1000% per effetto della paura dell’antrace, mentre i cittadini statunitensi si precipitarono ad acquistare forniture per 60 giorni di vaccino contro l’antrace al prezzo di 700 dollari. La Bayer era sull’orlo del fallimento prima dell’11 settembre.
Secondo Michael Davidson di From the Wilderness Publications, non meno di dodici microbiologi di fama mondiale morirono in circostanze misteriose dopo l’11 settembre. Il Dr. Don Wiley del Howard Hughes Medical Institute di Harvard fu trovato annegato nel fiume Mississippi, giorni dopo che la sua auto abbandonata venisse trovata sul ponte I-40 a Memphis, non lontano dall’arena Pyramid. Memphis prende il nome da un’antica capitale egizia, di grande importanza per la Fratellanza. Diversi importanti microbiologi russi e israeliani erano sul volo  Air Sibir 1812, abbattuto da un missile ucraino andato fuori rotta per oltre 100 miglia, il 4 ottobre 2001. Molti altri microbiologi importanti erano su un volo Swiss Air che si schiantò mentre tentava di atterrare a Zurigo, il 24 novembre 2001. A parte i miliardi guadagnati da Bioport, Bayer e dall’industria farmaceutica controllata dai Rockefeller grazie al panico pubblico indotto sull’antrace, Davidson vide in questa misteriosa sfilza di scienziati morti, una trama più oscura per scatenare un nuovo massiccio programma di spopolamento globale. Secondo il Dott. Len Horowitz, l’antrace militare è disponibile quasi esclusivamente presso l’American Type Culture Collection (ATCC) di Rockville, MD, guidata dal Dr. Joshua Lederberg. Lederberg è presidente della Rockefeller University. Nel 1994 Don Riegle affermò al Congresso che l’ATCC aveva inviato 19 pacchetti di bacillo di antrace in Iraq, nel 1978-1988.[11]

Il crociato e gli spettri
northrop grummanPoco dopo l’11 settembre, il presidente Bush iniziò a usare la parola “crociata” nel malcelato tentativo di evocare le antiche Crociate, dove società segrete cristiane guidate dai cavalieri templari collaboravano con gli Assassini dei  Fratelli musulmani per attaccare i musulmani nazionalisti saraceni. Il 26 settembre, due settimane dopo l’11 settembre, le United Defense Industries (UDI) del Carlyle Group firmarono un contratto da 66,5 milioni di dollari con il Pentagono per completare l’avanzato sistema di artiglieria Crusader. I titoli UDI salirono alle stelle. Il 14 dicembre Carlyle vendette le sue nuove azioni per 237 milioni dollari in un solo giorno. Il giorno prima il Congresso aveva approvato il bilancio della difesa di Bush, che finanziava il contratto UDI con l’esercito statunitense. [12] Nel maggio 2002, una volta che i proprietari Blackstone della Carlyle avevano incassato, il compagno di stanza a Yale di Carlucci, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld annunciò la cancellazione del programma Crusader. La Carlyle è proprietaria del BDM federale di McLean, VA, proprio lungo la strada per Langley. Gli uffici sauditi del BDM sono anonimi. Il suo ruolo nel regno riguarda l’addestramento dei militari sauditi nei sistemi d’armi made in USA e l’ammodernamento della Guardia nazionale saudita. BDM ebbe un contratto da 50 milioni di dollari per supervisionare l’aeronautica saudita nel 1995-1997. Ebbe un contratto da 44,4 milioni di dollari per costruire alloggi presso la base militare Qamis Mushayt. Parte dei sei statunitensi uccisi nel 1996 con un’autobomba in una base militare statunitense in Arabia Saudita, erano impiegati della BDM.[13] Nel 2000 BDM ebbe un contratto da 65 milioni di dollari per mantenere la flotta di F-15 dell’aeronautica saudita. Nel 1998 Carlyle vendette BDM a TRW, produttore leader di satelliti spia della NSA, la cui sede si trova sulla giustamente denominata Savage Road, a Ft. Meade, MD e le cui attività europee sono dirette dal palazzo della IG Farben a Francoforte. La NSA ha collaborato con IBM negli anni ’70 nel progetto Lucifero, producendo una macchina per cifratura delle dimensioni di un microchip.[14] Dalla simbolica sede centrale a forma di piramide, a San Francisco, TRW è una delle tre agenzie di informazioni statunitensi che raccolgono continuamente informazioni su tutti gli statunitensi. Uno dei più sofisticati satelliti della NSA si chiama Pyramider. Nel luglio 2002 Northrop Grumman acquistò TRW per 7,8 miliardi di dollari divenendo il secondo maggiore appaltatore della difesa statunitense dopo Lockheed Martin. Northrop vanta un fatturato annuo di 26 miliardi di dollari e ha 123000 dipendenti. TRW ha creato Vinnell Corporation, ora al 26.mo anno di “modernizzazione” della Guardia Nazionale saudita in collaborazione con l’esercito statunitense. La Guardia saudita è divisa in due unità. Una protegge il regno dalle minacce esterne. Le altre guardie sorvegliano le installazioni petrolifere Aramco dei Quattro cavalieri, per proteggerle dal popolo saudita. Nel 1998 Vinnell intascò un contratto da 831 milioni di dollari dalla Casa dei Saud. Un primo contratto di tre anni da 163 milioni di dollari vede il cognato del principe ereditario Abdullah come junior partner. Prima di venire in Arabia Saudita, Vinnell fece centinaia di milioni di dollari costruendo basi statunitensi durante la guerra del Vietnam, poi fece ancora più soldi distruggendo quelle basi, quando le forze USA si ritirarono. Un funzionario del Pentagono descrisse una volta Vinnell su Village Voice come “il nostro piccolo esercito mercenario“.
Altri tre enti spettrali operanti in Arabia Saudita sono O’Gara Servizi di protezione, Booz Allen Hamilton e Science Applications International Group (SAIC). O’Gara fornisce la sicurezza alla Casa di Saud e agli altri monarchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La sicurezza della Casa dei Saud comprende anche molti mercenari statunitensi. Booz Allen di McLean, VA, ebbe un contratto di 5 anni e da 21,8 milioni dollari per aggiornare la marina saudita nel 1995. Booz consiglia anche i marines sauditi e gestisce la scuola ufficiali delle forze armate saudite.[15] Nel 1990-1995 i sauditi spesero 62 miliardi di dollari in armi statunitensi. Alla fine del 2010 il Pentagono annunciò un accordo da 60 miliardi di dollari per le armi ai sauditi, uno dei più grandi di sempre. Secondo il Center for Public Integrity, Booz Allen iniziò a stipulare contratti sul programma Total Information Awareness della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), prima dell’11 settembre. Booz ebbe 13 contratti con la DARPA, del valore di 23 milioni di dollari, superata solo dai 23 contratti della DARPA da 27 milioni di dollari concessi a Lockheed Martin. L’ex direttore della CIA e CEO della Dyncorp, James Woolsey, ora lavora per Booz Allen. Nel 2008 Carlyle Group acquistò la quota di maggioranza di Booz Allen per 2,54 miliardi di dollari. SAIC ebbe due contratti dalla Casa dei Saud, alla fine degli anni ’90, da 166 milioni di dollari, per fornire veloci sistemi di comunicazione e comando alle Forze navali reali saudite. SAIC addestra spesso personale saudita nel suo quartier generale a San Diego. La CIA ha un contratto con SAIC per rivalutare la malattia della Guerra del Golfo tra le truppe statunitensi, attive nel conflitto del 1991. Nel 1995 SAIC assunse la Network Solutions, la società che assegna i nomi ai domini e che “sorveglia” Internet. Il CdA di SAIC vede l’ex-vicedirettore della CIA ed allievo della Naval Task Force 157 Bobby Inman, il segretario alla Difesa di Nixon Melvin Laird, l’ex-generale Maxwell Thurman, il segretario alla Difesa di Obama Robert Gates, il direttore della CIA di Clinton e membro del consiglio di Citigroup John Deutch e il segretario alla Difesa di Clinton William Perry. SAIC gestisce l’Interstate Identification Index dell’FBI, un database con 30 milioni di fedine criminali. Inoltre ha contratti investigativi per 200 milioni di dollari con l’IRS.[16]

Note
[1] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 1-6-02
[2] “Political Islam”. Samir Amin. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.6
[3] UnwoToday
[4]US Ties to Saudi Elite May be Hurtng War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[5] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells, Jack Meyers Boston Herald Online 12-11-01
[6] “Arms Buildup Enriches Firm Staffed by Hired Guns”. Mark Fineman. 1-10-92
[7] Dude, Where’s My Country. Michael Moore WarnerBooks New York 2003
[8] Fineman
[9] Spooks: The Haunting of America- Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company. New York. 1978
[10] “Anthrax Terrorism: Investigative Muddle or Criminally Reckless Endangerment?” David Neiwart. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.36
[11] “The CIA’s Role in the Anthrax Mailings”. Len Horwitz. March 2002
[12] Fineman
[13] “Saudi Bombing Puts Spotlight on US Military Aid”. Washington Post. 11-13-95
[14] The Puzzle Palace: America’s National Security Agency and its Special Relationship with Britain’s GCHQ. James Bamford. Sidgwick and Jackson. London. 1983
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28/8-4, 1997.
[16] “Internet Users Spooked about Spies New Role”. Glenn Simpson. Wall Street Journal. 10-2-95

46802333Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CIA minacciata da purghe mentre la situazione rimane tesa in Ucraina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 26/05/2014
john-o-brennanDiversi agenti della CIA si sono suicidati negli ultimi anni. E’ difficile fornire cifre esatte, l’informazione è classificata. Secondo statistiche evidentemente gonfiate, il tasso annuale di suicidi nelle forze armate è 250-400. In confronto il presunto tasso della CIA è 30-50. Cercano di evitare la pubblicità nel caso dei suicidi degli agenti sotto copertura. Ma è difficile nascondere qualcosa quando succede a funzionari altolocati. Secondo il “Washington Times”, un alto funzionario della CIA è morto in un apparente suicidio ai primi di aprile, per le ferite riportate dopo essere saltato da un palazzo in Virginia del Nord. Il portavoce della CIA Christopher White ha confermato la morte e ha detto che l’incidente non ha avuto luogo presso la sede della CIA di McLean, in Virginia “Possiamo confermare che c’è stato un ferito a morte in una struttura dove svolgeva un lavoro interinale”, ha detto White al Washington Free Beacon. “E’ stato ricoverato in un ospedale locale dove in seguito è morto. Per motivi di privacy e rispetto per la famiglia, non rilasciamo ulteriori informazioni al momento”. Il nome del defunto venne menzionato in un primo momento, pur rispettando la privacy dei familiari. Nessuna indicazione esatta dell’incidente è stata divulgata. Il tempo è passato alleviando lo stress post-traumatico dei parenti della vittima, ma ancora nessuna  informazione sul morto e le ragioni del suicidio sono trapelate nella stampa. Cos’è realmente accaduto? Perché un alto funzionario fa una cosa simile? Era davvero un suicidio?
Blogger statunitensi e canadesi offrono diverse interpretazioni, alcune degne di nota. Uno dei motivi potrebbe essere la decisione del Senate Intelligence Committee di pubblicare una relazione sui brutali metodi d’interrogatorio praticati dalla Central Intelligence Agency, nonché dai servizi speciali di Romania, Polonia, Lituania e altri Paesi. Il documento indica centinaia di casi di sospettati di attività terroristiche detenuti discretamente in carceri segrete della CIA e torturati per avere le informazioni volute. Torture di massa hanno permesso a molti agenti della CIA di avere promozioni, decorazioni e benefici materiali lavorando in condizioni estremamente difficili. Credevano che le registrazioni delle loro “gesta eroiche” sarebbero state per sempre sepolte negli archivi della CIA. Ma ci sono casi in cui i nomi degli esecutori di ordini criminali vengono svelati,  video e foto di orrende torture diventano pubbliche e sono studiate da esperti, e prima o poi utilizzate come prova durante le cause indette da vittime innocenti. Una delle versioni dice che il suicida voleva fuggire come Edward Snowden. Non poteva perdonare il sistema per l’inclusione del suo nome nella lunga lista di coloro coinvolti nella creazione e gestione di prigioni segrete in Europa orientale. Aveva parecchio da raccontare essendo un membro della cerchia ristretta di John Brennan, anche prima della nomina di quest’ultimo a direttore della CIA. Il suicida fu coinvolto nella pianificazione e nelle operazioni delle guerre in Iraq e in Afghanistan. I blogger dicono che si era specializzato sull’Europa orientale. Le sue ultime attività erano centrate principalmente sull’Ucraina. Aveva stretti contatti con Defense Intelligence e Drug Enforcement Agency. Le sue attività riguardavano i piani di clandestini volti a sottrarre l’Ucraina dall’influenza della Russia. Conosceva i nomi degli agenti della CIA che agiscono sotto copertura, compresi alti funzionari della junta. Scappando avrebbe potuto usare le informazioni a suo vantaggio. Uno dei blogger ha ipotizzato che l’agente della CIA morto volesse far esplodere “una nuova bomba” pubblicando uno scoop con nuove rivelazioni sulle attività criminali dei servizi speciali degli Stati Uniti, ma la sua intenzione divenne nota… Poi i vertici della Central Intelligence Agency decisero che il modo migliore per uscirsene era suicidarlo. In questo caso nessuno avrebbe indagato lasciando segrete le motivazioni del caso e i nomi dei colpevoli. Il governo e la CIA sanno nascondere bene i legami, hanno sempre eliminano quelli che li tenevano. Il suicidio è frequente tra mercenari e militari.  Tornati a casa, molti di loro cercano di rivelare i crimini commessi dai loro compatrioti contro i prigionieri di guerra e i civili. Alcuni hanno deciso di farla finita a causa della depressione. Ma la vera causa della loro morte è una, essere perseguiti dagli agenti della sicurezza interna della CIA.
article-2275258-176A89CF000005DC-353_634x373John Brennan, il direttore della CIA, è l’alto funzionario che emette gli ordini per la liquidazione fisica. Con grande fervore ostacola qualsiasi tentativo di rivelare le attività d’intelligence dell’Arabia Saudita e il suo coinvolgimento nell’attacco dell’11/9 contro le torri gemelle. Brennan ebbe intensi contatti con i sauditi prima del tragico evento. È preoccupato dai tentativi di rivangare il passato. Nel febbraio 2013 l’autore cospirazionista Phillip Marshall, ex-pilota e famoso autore, fu trovato morto insieme ai suoi due figli nella loro casa in California. I suoi lavori erano dedicati principalmente ai “punti oscuri” della storia moderna degli Stati Uniti. In “The Big Bamboozle: 9/11 and the War on Terror” del 2012, teorizzò che non fu al-Qaida, ma piuttosto funzionari governativi sauditi e statunitensi ad orchestrare l’11/9. Il libro citava John Brennan tra le personalità coinvolte nelle esplosioni misteriose delle torri. I figli di Marshall e il cane della famiglia furono uccisi. L’ex-moglie del giornalista e madre dei due bambini era in viaggio all’estero, al momento della morte. Michael Mahon Hastings, noto giornalista di Rolling Stone, era deceduto in un incidente automobilistico il 18 giugno 2013, a Los Angeles, California. Raccoglieva informazioni rivelatrici su John Brennan e si lamentò di essere perseguito da Central Intelligence Agency e Federal Bureau of Investigation. Michael espresse apertamente la paura di essere oggetto di un assassinio. L’incidente confermò le sue apprensioni. Presumibilmente ci furono tre esplosioni nella vettura. Ma nessuna indagine approfondita fu condotta. Il suo corpo è stato cremato contro la volontà della famiglia distruggendo le possibili prove che avrebbero potuto smentire la spiegazione che fosse morto in un incidente.
La recente visita di John Brennan in Ucraina era anche destinata a calmare i timori dei suoi subordinati a Kiev. Ha dovuto convincerli che non ci sarebbero state fughe di informazioni che avrebbero causato rivelazioni scandalose e danneggiato la cooperazione sulla sicurezza Stati Uniti-Ucraina. Central Intelligence Agency, Federal Bureau of Investigation, Defense Intelligence Agency e Drug Enforcement Agency continueranno le loro attività di consulenza e altri sforzi volti a “stabilizzare” il Paese. Altri consiglieri statunitensi saranno inviati in Ucraina per assistere le strutture di sicurezza e affrontare i problemi legati all’instabilità nella parte sud-orientale del Paese.  Si presuppone che i consiglieri potranno intervenire al posto dei comandanti militari ucraini e condurre le operazioni in prima linea contro i “separatisti”. Ovunque sia andato durante la visita a Kiev, Brennan ha sempre finito i suoi discorsi con “gli ucraini hanno il diritto di risolvere i propri affari senza interferenze”. A credergli, questo sarebbe l’obiettivo degli Stati Uniti.

MarshallLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jerome Kerviel e il jackpot francese dell’11 settembre

Reseau International 20 maggio 2014

340948_Sep-11-attacksNel 2009, l’ex-trader, oggi in carcere, aveva rivelato una strana informazione ignorata dalla stampa mainstream. “Il miglior affare nella storia della Société Générale fu condotto l’11 settembre 2001. È ciò che mi fu detto da uno dei manager. Sembra che quel giorno, i profitti furono enormi”. Tale affermazione enigmatica fu formulata nel 2009 da Jerome Kerviel. L’ex-trader della Société Générale aveva informato Elizabeth Fleury, giornalista parigina, che la sua banca avrebbe registrato un guadagno azionario record in conseguenza dell’attacco terroristico. Contesto: sette giorni dopo i fatti di New York e del Pentagono, osservatori finanziari scoprirono che speculatori misteriosi avevano ricavato, in tutto il mondo, enormi profitti dalle scommesse fatte tra fine agosto e primi di settembre sulle azioni delle aziende interessate dagli attacchi. Fu la prima indicazione di un insider trading mondiale su diverse piazze borsistiche: Chicago, Londra, Francoforte, Milano, Tokyo, Singapore e Parigi. In Francia, Laurent Fabius, ministro delle Finanze del governo Jospin, suggerì un legame tra tali movimenti finanziari e il terrorismo: “Non è affatto impossibile che gli sponsor degli attentati dell’11 settembre siano gli autori di tale speculazione”. “I nostri computer identificarono una serie di anomalie su cui lavoriamo duro, data la coincidenza con gli attacchi“, disse a RMC il direttore generale della Commission des opérations boursières (COB), Gérard Rameix.
Jerome-Kerviel-1024x652Un interessato al caso, intervistato dalla giornalista Martine Orange di Le Monde, riconobbe, come molti esperti di transazioni borsistiche, il suo stupore: “Non si può fare a meno di essere colpiti dai grandi volumi scambiati e dalle aree scelte“. Pochi giorni dopo, tutto cambia, le autorità occidentali indicarono laconicamente che le indagini non riuscirono a stabilire un legame tra tali speculatori ed al-Qaida, il gruppo subito accusato dell’11 settembre. In una parola, era l’insabbiatura del caso che avrebbe portato ad identificare coloro che, vivendo tra noi e non nelle grotte di Tora Bora, ebbero informazioni dettagliate sugli attacchi imminenti da cui trassero vantaggio. Nel 2010, aprendo un’indagine online sul tema, ovviamente complesso e delicato, volevo saperne di più da Jerome Kerviel. Chi erano i responsabili? Qual era la fonte di tali informazioni? E quanto ci guadagnarono? Contattai Olivier Metzner, legale di Jerome Kerviel. Dopo diversi scambi telefonici, l’avvocato, poi suicidatosi, mi disse infine che il suo cliente non voleva fare alcun commento su tali affermazioni, finché il suo tempestoso processo con la Société Générale fosse finito. Oggi, Jerome Kerviel è nel carcere di Nizza e deve ancora scontarvi tre anni. Pur dichiarandosi colpevole, l’uomo si lamenta che l’indagine contro di lui subì molte pressioni occulte dalla Société Générale.
Direbbe altro, ora che è in carcere, nella sua dichiarazione sui profitti raccolti l’11 settembre 2001 dal prestigioso istituto finanziario che l’assunse nell’agosto 2000? Normalmente tale osservazione avrebbe fatto notizia: poche settimane dopo gli attentati, molti media, in Francia e all’estero, s’interessarono agli speculatori, prima di cedere all’opacità delle autorità del mercato. Tuttavia, in questo caso, le informazioni di Kerviel sulla sua banca, che avrebbe beneficiato notevolmente dalle operazioni interne condotte a monte dell’11 settembre, non provocarono alcuna indagine.

Auto-censura e doppi standard
Robert Addison DayNel 2010, l’Autorité des marchés financiers licenziò Robert Addison Day, sospettato di insider trading. Il miliardario statunitense, vicino al clan Bush e ai servizi segreti, divenne nell’aprile 2001 membro del Consiglio di Amministrazione della Société Générale dopo aver ceduto alla banca francese la sua società finanziaria di Los Angeles TCW (Trust Company of the West), specializzata nei CDO, prodotti finanziari rischiosi composti da subprime. Attraverso la sua controllata statunitense, la Société Générale investì 40 miliardi di dollari su tali investimenti pericolosi. Nel gennaio 2008, poco prima dello scoppio dello scandalo della vicenda Kerviel, Robert Day vendette oltre 125 milioni di titoli della banca. Le perdite poi attribuite a Jerome Kerviel, 4,9 miliardi di dollari, non sarebbero state note all’affarista californiano. Non poteva però ignorare la prognosi pessimistica della Société Générale del mercato statunitense dei subprime: nel novembre 2007, la banca francese stimò il costo a 203 milioni di euro del riaggiustamento; il 24 gennaio 2008, il giorno in cui scoppiò lo scandalo del “trader pazzo”, la cifra era di 2,6 miliardi di euro. Sospettato assieme al capo della divisione investimenti Jean-Pierre Mustier, di guadagno fraudolento da informazioni riservate, Robert Day venne infine messo “fuori gioco”. Come il suo predecessore (COB), l’Autorité des Marchés Financiers è spesso accomodante quando si tratta di rintracciare l’insider trading commesso da dirigenti. Dal 2010, quando lasciò la Société Générale, Robert Day si dedica agli investimenti negli Stati Uniti. La sua azienda, assai coinvolta nel mercato israeliano, fu acquistata alla Société Générale da una potente organizzazione finanziaria legata alla CIA e al complesso militare-industriale Carlyle. Il suo co-CEO, David Rubenstein, ha recentemente rilasciato un’intervista in cui il mecenate della comunità ebraica saluta (13′ 54) la transazione del febbraio 2013 tra il suo gruppo e la banca francese.

Identificare istituzioni e individui arricchitisi con gli scambi dell’11 settembre è importante: alcuni furono gestiti da Parigi attraverso banche come la Société Générale. Michael Ruppert, giornalista investigativo che svelò molte informazioni su ciò e con cui avevo corrisposto, era convinto che i principali beneficiari fossero vicini a certi funzionari dei servizi segreti europei, israeliani e statunitensi, che condivisero l’identica sofisticata prescienza degli attacchi. Risalendo l’insider trading dell’11 settembre, in ultima analisi, si potrebbe identificare la rete dei “mandanti” come  giustamente sottolinea Laurent Fabius. Il 6 ottobre 2001 a Washington, questo sodale del  movimento sionista statunitense, allora ministro delle Finanze, fu nominato dai suoi colleghi del G7 loro portavoce nel guidare gli scambi relativi alla “lotta al finanziamento del terrorismo“. Nel mirino al-Qaida e i suoi contatti in ambito islamico. Ignorati furono gli operatori di borsa che agendo in Europa, Nord America e Asia del Sud-Est guadagnarono milioni di dollari dall’operazione false flag USA-Israele, di cui sapevano in anticipo grazie alle loro connessioni con il mondo dell’intelligence.

FALSE-FLAG-14-wTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH370: Inside job?

Aangirfan 16 marzo 20141
no-clue-about-malaysia-airlines-mh370Il 16 marzo 2014, l’esperta di antiterrorismo inglese dr.ssa Sally Leivesley avrebbe detto che, nel caso MH370, sembra che vi sia la pianificazione di qualcuno dalle ampie ed avanzate conoscenze ingegneristiche. I dirottatori avrebbero cambiato velocità, altitudine e rotta dell’MH370 inviando segnali radio al sistema di controllo del volo di bordo. Possono averlo fatto atterrare o schiantare via telecomando. Tra i possibili colpevoli una potenza straniera.
James R. ha detto: “L’annuncio che l’MH 370 era ancora in volo e che venne rilevato sul radar alle 08:11, indica che le ricerche sul mare della Cina meridionale siano state una perdita di tempo farsesca. Eppure qualcuno ha avuto questa informazione ed apparentemente non fece nulla, lasciando che l’inutile ricerca continuasse per quasi una settimana. Le informazioni rilasciate dalle autorità malesi indicano che l’aereo fu dirottato via telecomando. L’equipaggio non poteva nascondere l’aeromobile ai radar. Il radar non dipende da alcuna attrezzatura sull’aereo, non può essere spento. Solo notevoli capacità di guerra elettronica possono far scomparire un aereo dai radar sull’oceano… quasi certamente gli Stati Uniti o una società alleata sotto il loro controllo (hanno fatto sparire l’aereo)“. Come riportato dal Telegraph, è emersa la prova di un possibile complotto della CIA in stile 11/9 riguardo l’MH370. Sajid Muhammad Badat di origine inglese, un agente ‘CIA-MI6-al-Qaida‘, ha recentemente detto in tribunale che 4-5 malesi progettavano di dirottare un aereo usando una bomba nascosta in una scarpa per abbattere la porta della cabina di guida. Saajid Muhammad Badat ha detto che aveva incontrato agenti malesi di CIA-MI6-al-Qaida, uno dei quali pilota, in Afghanistan dandogli una bomba-scarpa da utilizzare per prendere il controllo di un aeromobile. La possibilità di un tale complotto, ordito dalle menti della CIA degli attacchi dell’11/9 alle Torri Gemelle di New York, è stata sostenuta dall’ammissione di Najib Razak, primo ministro della Malesia, secondo cui i sistemi di comunicazione del Boeing 777 furono deliberatamente spenti “da qualcuno a bordo”. I genitori di Sajid  Muhammad Badat, Muhammad Badat e Zubayda Patel, giunsero in Gran Bretagna dal Malawi, dove facevano parte della comunità asiatica portatavi per governare il Paese quando era una colonia inglese. Suo padre è un giornalaio e ancora gestisce l’edicola. Badat frequentò il ginnasio Cript nel Regno Unito, dove ebbe il diploma.

article-2134056-02397C260000044D-390_634x427Il 15 marzo 2014, il primo ministro malese Najib Razak ha detto:
1. il Volo 370 è stato probabilmente dirottato da qualcuno a bordo
2. il Volo 370 ha volato per più di sette ore, e potrebbe aver raggiunto il Kazakhstan
Il primo ministro Najib Razak ha detto che anche se i movimenti fossero stati coerenti con atti deliberati, ciò non confermava che l’aereo fosse stato dirottato. In relazione all’MH370, funzionari e altri hanno fatto dichiarazioni contrastanti, suggerendo che alcuni di loro possano avere qualcosa da nascondere.
1. Una teoria, avanzata dalla Professional Pilots Rumour Network, afferma che l’MH 370 è stato colpito da missili e che i Paesi limitrofi sono coinvolti in una cover-up o cospirazione. Tuttavia, i satelliti statunitensi non avrebbe rintracciato alcuna esplosione.
2. C’erano voci secondo cui l’MH370 era atterrato in Cina, a Xian o Nanjing. Queste voci sono state smentite dalle Malaysian Airlines.
3. Le Malaysia Airlines inizialmente dissero che l’MH370 perse il contatto con il controllo del traffico aereo alle 02:40. Le Malaysia Airlines più tardi disse che il contatto fu perso alle 01:30, come mostrano i dati sui siti web di monitoraggio dei voli.
4. Il governo malaysiano ha detto, il giorno della scomparsa dell’MH370, che c’erano indicazioni che l’aereo aveva ‘tentato di rientrare’. Giorni dopo, un ufficiale avrebbe detto che i militari avevano rilevato quello che poteva essere l’aereo sulle registrazioni radar della difesa aerea, indicando che l’aereo potrebbe aver volato sullo Stretto di Malacca. Il generale malese Rodzali Daud più tardi disse che “non fece tali dichiarazioni“.
5. Funzionari malesi, inizialmente dissero che quattro o cinque passeggeri avevano fatto il check-in per il volo, ma non salirono a bordo e il loro bagaglio fu sbarcato dall’aereo. Giorni dopo, i funzionari malesi dissero che nessun bagaglio era stato rimosso.
6. Il ministro degli Interni malese Ahmad Zahid Hamidi inizialmente descrisse i due passeggeri con i passaporti rubati dai lineamenti asiatici. Il giorno dopo, il capo dell’aviazione civile della Malesia, Azharuddin Abdul Rahman, sembrava indicare che uno di questi passeggeri fosse nero. I due uomini furono successivamente identificati dall’Interpol come iraniani. Le foto dei due uomini diffuse dalla polizia malese, dalle gambe identiche, si sono rivelate manipolate digitalmente. La risposta malese al volo scomparso MH370
7. Il Wall Street Journal ha detto che investigatori dell’aviazione e funzionari della sicurezza nazionale statunitensi credevano che l’aereo, dopo la scomparsa, avesse volato per cinque ore, secondo i dati scaricati automaticamente dai motori dell’aereo. Tuttavia, il 14 marzo 2014, la Rolls-Royce avrebbe detto di essere d’accordo con il governo malese, secondo cui l’MH370 non può aver volato per ore dopo la scomparsa.

Missing Malaysian Airways.jpgSopra, vediamo la distanza minima, circa 2500 chilometri, che l’MH370 può aver coperto dopo la ‘scomparsa’.
La Rolls-Royce concorda con la Malaysia sui dati dei motori del jet scomparso

Army-bases-online_2614912aLe principali basi militari. 8) Brunei, 10) Corea del Sud, 11) Giappone
L’MH370 avrebbe potuto raggiungere alcune delle basi militari qui sopra.
12) Guam – Andersen Air Force Base.
14) Diego Garcia.
C’è una base militare nelle isole Andamane
L’MH370 potrebbe essere stato costretto ad atterrare a Guam? Guam potrebbe essere stato il bersaglio di un complotto terroristico con questo aereo? Nel febbraio 2014, sull’Andersen Air Force Base di Guam, più di 1800 effettivi e circa 50 aeromobili di US Air Force, US Navy, Japan Air Self-Defense Force, Royal Australian Air Force e Republic of Korea Air Forces si riunirono per un’esercitazione militare. L’esercitazione era caratterizzata da velivoli comando e controllo (AWACS) di Stati Uniti, JASDF e RAAF. Cope Nord 2014 inizia sull’Andersen AFB a Guam

Foreign Observers/Valiant ShieldAndersen Air Force Base, Guam: Colonnello Charles McMillan, Comandante del 36.th Contingency Response Group, saluta i membri del ministero della Difesa cinese ad Andersen, 19 giugno 2006. Più di 40 osservatori di diversi Paesi, tra cui Cina, Australia, Giappone, India, Singapore, Repubblica di Corea e Russia assistettero a Valiant Shield, esercitazione che mostrava la capacità degli Stati Uniti e l’interoperabilità nella cooperazione come forza congiunta. Valiant Shield
Alcune domande sul Malaysia Air Flight 370

adamanL’ultima traccia sui radar militari suggerisce che l’aereo volava verso le isole Andamane dell’India, un arcipelago tra il Mar delle Andamane e il Golfo del Bengala.I dati dei radar: esclusivo
L’India ha una base navale nelle isole Andamane. Nel 2013, gli Stati Uniti avrebbero avuto dei piani per una base aerea nelle Isole Andamane. I piani per una base militare degli Stati Uniti nelle isole Andamane
L’ambasciatore malese in Cina ha ricevuto conferma che i militari malesi avevano rilevato un jet ignoto solo un’ora dopo che il volo MH370 era svanito. Jet Rogue

NATO-E-3-AWACSSi ritiene che il Volo 377 delle compagnie aeree malesi sarebbe stato dirottato da un aereo AWACS dell’aviazione statunitense. L’11/9 aerei AWACS furono visti osservare o controllare i crash contro le torri gemelle. (JimStone freelance)
Gli Stati Uniti hanno basi per aerei AWACS in Asia. AWACS significa ‘Allarme e controllo precoce aeroportato’.

04119845-1024x958I due uomini con “passaporti rubati”. Malaysia Airlines e il caso delle gambe mancanti
Il Wall Street Journal ha riportato che gli investigatori statunitensi sospettano che il jet di linea malese scomparso abbia volato per 4-5 ore una volta perso il contatto con i controllori del traffico aereo. Ciò sulla base di dati provenienti dai motori dell’aereo, che vengono scaricati e trasmessi a terra automaticamente nei programmi di manutenzione ordinaria. L’aereo scomparso delle Malaysia Airlines ha ‘volato per quattro ore’ dopo la scomparsa dai radar…
Il 13 marzo 2014, le autorità malesi hanno detto che non vi era alcuna prova che l’aereo di linea avesse volato per ore dopo aver perso il contatto con i controllori del traffico aereo, continuando a trasmettere i dati tecnici. La Malaysia dice che non c’è alcuna prova che l’aereo scomparso abbia volato per ore dopo aver perso i contatti

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaporti rubati – Malaysian Airlines MH370

Aangirfan 11 marzo 2014

Rodzali_Daud_09032014_840_521_100Il Comandante delle forze aeree della Malesia, Generale Rodzali Daud

La Royal Malaysian Air force respinge un articolo del quotidiano Berita Harian secondo cui il comandante dell’aviazione avrebbe detto che l’aereo avrebbe virato attraversando la Malesia e volando ad ovest dello Stretto di Malacca.” MH370 rivelato
L’11 marzo 2014, tre giorni dopo la scomparsa dell’aereo, il comandante dell’aviazione della Malaysia, Generale Rodzali Daud, avrebbe detto a un giornale malese che i militari ricevevano “segnali” dall’aereo dopo che aveva smesso di comunicare con i controllori, virando da nord-est verso ovest, abbassando la quota e volando per centinaia di miglia sulla penisola della Malesia e sullo stretto di Malacca prima che le tracce svanissero. Tengku Sariffuddin Tengku Ahmad, portavoce del primo ministro, ha detto in un’intervista telefonica, di aver contattato i comandi militari che gli dissero che non vi era alcuna prova che l’aereo avesse riattraversato la penisola malese. “Il governo e la compagnia aerea hanno rilasciato informazioni imprecise, incomplete e talvolta inaffidabili, dove funzionari civili a volte contraddicevano i militari.” Il Generale Tan Sri Rodzali Daud, comandante della Royal Malaysian Air Force (RMAF), ha fatto la seguente dichiarazione ufficiale: “L’ultima volta che l’aereo è stato rilevato dalla torre di controllo era presso Pulau Perak nello stretto di Malacca, alle 2.40 del mattino, prima che il segnale scomparisse senza lasciare traccia. Tengo a precisare che non ho fatto dichiarazioni in precedenza”. L’articolo di Berita Harian su ricerca e salvataggio-Rodzali Daud
Il comandante dell’aviazione aveva detto che, secondo i radar militari, il Malaysian Airlines MH370 aveva virato e volato per centinaia di chilometri verso ovest, dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo civile. “Ha cambiato rotta dopo Kota Bharu ed ha abbassato la quota. Ed era sullo Stretto di Malacca“, ha detto l’alto ufficiale militare malese a Reuters. Ciò sembrerebbe escludere un guasto meccanico improvviso, in quanto significherebbe che l’aereo ha volato per almeno 500 km dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo. Le autorità malesi avevano detto in precedenza che il volo MH370 era scomparso circa un’ora dopo il decollo da Kuala Lumpur. I militari della Malaysia hanno rintracciato l’aereo scomparso sulla costa occidentale. L’eco radar fu visto l’ultima volta nei pressi di Pulau Perak nello Stretto di Malacca. La Polizia di Bharu ha confermato che abitanti locali hanno detto di aver visto luci e un aereo a bassa quota su Bharu. Aviation Herald

Search Continues For Missing Malaysian Airliner Carrying 239 PassengersL’International Business Times suggerisce che il volo Malaysia Airlines MH370 sia stato dirottato. Vari giornali riportano che, parecchio tempo dopo che l’aereo era scomparso, i cellulari dei passeggeri funzionavano quando venivano chiamati dai parenti. Ma tali affermazioni non sono state raccolte. La sorella di uno dei passeggeri cinesi ha riferito: “Questa mattina, intorno alle 11:40, ho chiamato il numero di mio fratello due volte, che sentivo squillare. Alle 14:00, ho chiamato ancora e ancora sentivo squillare”. Un cinese ha chiamato il fratello sull’aereo scomparso, ed ha riferito che il telefono suonò tre volte prima di sentirlo riagganciare.
20 passeggeri dell’aereo scomparso sono “scienziati elettronici di fama mondiale” della Freescale Semiconductor di Austin. Secondo una teoria questi scienziati saprebbero far scomparire un aereo. L’aereo della Malaysia occultato da armi elettroniche? 20 passeggeri erano esperti di guerra elettronica.
Etihad 777 flightPattaya, in Thailandia, è un’importante base della CIA ed alleati. Un agente turistico di Pattaya ha detto che, il 1° marzo 2014, un uomo d’affari iraniano, il ‘signor Ali’, chiese di prenotare i biglietti per due uomini, di cui si scoprì avere passaporti rubati. Inizialmente li prenotò per altre compagnie aeree, ma tali prenotazioni scaderono. Quindi, il 6 marzo, li prenotò di nuovo per il volo Malaysian Airlines MH370. Nel 1955, si ritiene che un uomo delle pulizie dell’Hong Kong International Airport sia riuscito a piazzare una bomba su un volo Air India per Giacarta che si credeva avesse a bordo il premier cinese Zhou Enlai. Ma Zhou non viaggiava, ma il velivolo fu distrutto. Il 7 marzo 2008 (quasi sei anni prima del giorno della scomparsa dell’MH370), una 19enne di nome Guzalinur Turdi avrebbe tentato di distruggere un volo della China Southern in viaggio da Urumqi, nella provincia dello Xinjiang, a Pechino.

azharuddin-abdul-rahman-ahmad-jauhari-yahyainIl capo dell’aviazione civile Malesia Azharuddin Abdul Rahman ha detto che i due uomini che si erano imbarcati non avevano un ‘aspetto asiatico’. Un giornalista gli chiese chi sembrassero ‘grosso modo’. Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Conosce un calciatore di nome (Mario) Balotelli? È un italiano. Sapete che aspetto ha?’ Un giornalista rispose, ‘E’ nero?’ Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Sì’.

IranAir_Flight_655_by_kombizzSecondo fonti, la CIA e i suoi alleati abbatterono il volo PanAm 103 su Lockerbie. Nel 1988, l’incrociatore lanciamissili dell’United States Navy, USS Vincennes, abbatté l’Iran Air Flight 655, un volo di linea dell’Iran Air da Teheran a Dubai. L’attacco avvenne nello spazio aereo iraniano, sulle acque territoriali iraniane nel Golfo Persico, e sulla consueta rotta di volo. Il velivolo, un Airbus A300-203B2, fu distrutto da un missile superficie-aria SM-2MR sparato dal Vincennes. Tutti i 290 passeggeri a bordo, tra cui 66 bambini e 16 membri dell’equipaggio, morirono.

abu-nidalAbu Nidal avrebbe effettuato l’attentato di Lockerbie. Abu Nidal era un agente degli Stati Uniti. L’ex-deputato laburista inglese Tam Dalyell ed il professore di diritto di Edimburgo Robert Black “per molto tempo credettero che Abu Nidal, morto in Iraq nel 2002, e il suo PFLP-GC, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (sbagliato, il gruppo di Nidal si chiamava Fatah, il FPLP-GC è sempre stato guidato da Ahmad Jibril, suo nemico mortale. NdT), fossero responsabili della bomba che fece esplodere il volo Pan Am 103 su Lockerbie il 21 dicembre 1988, con la perdita di 270 vite umane“. Dalyell e Black sollecitarono i governi scozzese e inglese a rispondere alle notizie secondo cui Abu Nidal fosse un agente degli Stati Uniti. (Was Lockerbie suspect working for US? – Scotsman.com NewsAbu Nidal – Mossad terrorist) (Abu Nidal, notorious Palestinian mercenary, ‘was a US spy’, Lockerbie is about heroin)

malaysia-airlines-mh370-search-areaI due passeggeri che viaggiavano con passaporti rubati sul volo della Malaysia Airlines MH370 sarebbero stati iraniani. Un amico di uno degli iraniani ha detto alla BBC Persia di aver ospitato la coppia a Kuala Lumpur dopo il loro arrivo dall’Iran, giorni prima del volo per Pechino. La fonte, che sostiene di conoscere uno degli uomini fin dalla scuola in Iran, ha detto che i due avevano acquistato i passaporti falsi perché volevano emigrare in Europa. Avevano comprato i passaporti a Kuala Lumpur, nonché biglietti per Amsterdam, via Pechino. Il corrispondente ha detto a BBC Persia che uno degli iraniani andava a Francoforte, in Germania, dove vive sua madre, mentre l’altro voleva recarsi in Danimarca. Il corrispondente di BBC Persia ha detto al Telegraph che i due iraniani stavano “cercavano un posto dove stabilirsi“. (Mirror) Non ci fidiamo di BBC o Telegraph. Sembra una montatura creata dagli spettri.

MH370-Malaysia_Airlines-mas-last-location-graphics-updated-080314-kamarul_540_342_100Il 9 marzo 2014, un gruppo chiamato Brigata dei Martiri cinesi ha rivendicato la scomparsa del volo Malaysia Airlines MH370. Il gruppo, sconosciuto prima d’ora, ha inviato una mail ai giornalisti in  Cina che dice: “Tu uccidi uno del nostro clan, noi ne uccideremo 100 di voi per risposta“. Il ministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Seri Hishammuddin Hussein, ha detto ai giornalisti di dubitare della legittimità della rivendicazione. Altri funzionari hanno detto che la dichiarazione è  un falso per aumentare le tensioni etniche tra uiguri e cinesi Han dopo il recente attentato all’arma bianca nella città sud-occidentale di Kunming, il 1° marzo, che ha lasciato 29 morti e 140 altri feriti. Il comandante dell’aviazione civile della Malesia Azaharuddin Abdul Rahman ha detto che i funzionari avevano esaminato il nastro di sorveglianza dell’ingresso all’aereo e ora dicono che la coppia non era asiatica, come inizialmente indicato. “Abbiamo confermato che non sono maschi asiatici, ha detto Rahman, aggiungendo che uno degli uomini era nero. Uno era stato identificato, dissero i funzionari, anche se si rifiutarono di comunicare nome o nazionalità. Un’operatrice telefonica cinese della compagnia aerea KLM ha confermato che i passeggeri che viaggiavano con i passaporti rubati avevano prenotato biglietti di sola andata sullo stesso volo KLM, da Pechino a Amsterdam”. Gruppo cinese rivendica la scomparsa del jet

Operation-Northwoods-1L’operazione Northwoods del Pentagono. Un aereo doveva essere abbattuto e l’incidente attribuito a Cuba. Di chi è la colpa del 9/11?
Il South China Morning Post ha detto che il capo dei servizi segreti di Taiwan aveva ricevuto un’allerta su “attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Pechino“, il 4 marzo, tre giorni dopo l’assalto alla stazione ferroviaria di Kunming in Cina, che lasciò 29 morti. “I capi della sicurezza  avrebbero ricevuto l’allerta sulle China Airlines, dopo una telefonata alla società la mattina della giornata, da un uomo che parla in francese e sosteneva di voler avvertire su possibili attività terroristiche“. Taiwan avvertita di un possibile attentato in Cina
Il ministro degli Interni della Malesia ha detto che i due passeggeri con i passaporti rubati che salirono sull’aereo della Malaysia Airlines scomparso avevano “caratteristiche facciali asiatiche“, secondo un articolo.

flugzeugabsturz-der-screenshot-von-flightradar24-com-zeigt-die-letzte-bekannte-position-des-malaysian-airlines-fluges-mh370-auf-dem-weg-von-kuala-lumRupert Murdoch twitta che i jihadisti sono responsabili dell’incidente della Malaysian Airlines. Murdoch la vede come un’opportunità degli Stati Uniti per avvicinarsi alla Cina.
Rupert Murdoch @ rupertmurdoch
Il crash del 777 conferma che i jihadisti vogliono creare problemi alla Cina. Chance per gli Stati Uniti di fare causa comune, amicizia con la Cina mentre la Russia minaccia.
15:15 – 9 marzo 2014
I “terroristi” responsabili dell’incidente aereo della compagnia malese? I timori crescono con la scoperta che due passeggeri usavano passaporti rubati. “Un funzionario europeo si è detto sorpreso che fosse stato possibile il check-in di passaporti rubati all’aeroporto di Kuala Lumpur e che un avviso avrebbe dovuto apparire sul computer dell’agente della compagnia aerea“. I passaporti rubati aggiungono mistero sulla scomparsa della Malaysia Airlines
Cinque passeggeri prenotati non erano a bordo. La BBC ha confermato che un uomo che usava  un falso passaporto italiano e un altro con un falso passaporto austriaco, acquistarono i biglietti nello stesso momenti, ed entrambi prenotarono la stessa coincidenza da Pechino all’Europa“. L’aereo scomparso della Malaysia Airlines ‘potrebbe essere tornato indietro’
Un anonimo funzionario del governo statunitense ha detto al New York Times che il Pentagono ha rivisto il sistema di rilevazione flash nel mondo, e ha visto alcun segno di un’esplosione. Agenzie antiterrorismo allertate sul volo scomparso MH370 della Malaysian Airlines

73483790_china_malaysia_plane3_624Parte della ‘pianificazione della CIA’ degli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti avvenne in Malesia. Malesia e 9/11 ‘L’ideatore’ dei “bombardamenti della CIA” sull’isola indonesiana di Bali, nel 2002, Riduan Isamuddin, è malese. La CIA in Malesia e Indonesia, Hambali/ La bomba di Bali – Inside Job.
Nel caso del volo MH370 della Malaysia Airlines, le autorità malesi indagano sulla possibile falla dopo l’allerta sui passaporti rubati. La notizie sui due passeggeri, italiano e austriaco, indicati sul volo ma che non sono mai saliti a bordo dell’aereo. L’italiano Luigi Maraldi e l’austriaco Christian Kozel ebbero i loro passaporti rubati qualche tempo fa. Il Viceministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Aziz Kaprawi, ha detto che le autorità indagano su una possibile falla. Secondo The Telegraph, il 37enne Maraldi ha detto ai suoi genitori che era in Thailandia e non era mai salito sul volo, dopo che il suo nome era apparso sui giornali. In un articolo di The Guardian, il portavoce del ministero degli Esteri austriaco Martin Weiss avrebbe detto che il cittadino austriaco indicato è al sicuro in Austria e che alcuni anni fa ebbe il passaporto rubato in Thailandia. I passaporti dei dirottatori dell’11 settembre furono emessi dalla CIA – Whistleblower Michael Springmann

china-malaysiaIl presidente cinese Xi Jinping e il Primo ministro della Malesia Najib Razak a Kula Lumpur, ottobre 2013. Nell’ottobre 2013, “Cina e Malesia decisero di rafforzare i rapporti e di raddoppiare il commercio bilaterale a 160 miliardi dollari entro il 2017. Gli osservatori ritengono che l’accordo sottolinei la crescente influenza della Cina nella regione, in un momento in cui gli Stati Uniti lottano contro la crisi politica e fiscale interna. I leader dei due Paesi annunciarono l’intenzione di aumentare la cooperazione economica e della difesa e il presidente cinese Xi Jinping ha detto nella conferenza stampa nella capitale amministrativa malese Putrajaya: ‘Abbiamo deciso di rafforzare la nostra partnership nella difesa navale, le esercitazioni militari congiunte per combattere terrorismo e la criminalità transnazionale e di promuovere la sicurezza’”. Cina e Malesia allargano i rapporti nella difesa ed economici

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La “Stalingrado” dell’Arabia Saudita

Sergej Israpilov (Russia)  Nakanune 3 febbraio 2014 – Oriental Review

- Se combatti per la democrazia,come dice, ignora il nostro terrorismo,e vendici miliardi di armamaenti avanzati, Non faccio promesse, devo pensare al prezzo del petrolio. - Lo so! Siamo sempre amici.

– Se parli di democrazia, ignora il nostro terrorismo e vendici miliardi di armamenti avanzati, Non faccio promesse, devo pensare al prezzo del petrolio. – Lo so! Siamo sempre amici.

I problemi dei Paesi islamici sono stati a lungo una priorità della politica globale e dei media internazionali. La crisi continua ad allargarsi verso nuovi Paesi e regioni. Se raggiunge l’Arabia Saudita, il Paese più influente nel mondo arabo, che succederà? Gli Stati Uniti continueranno a sostenere il loro alleato regionale?

L’Arabia Saudita sfida il mondo intero
Informazioni recenti indicano che i terroristi del gruppo islamico Ansar al-Sunna rivendicano gli attentati dell’anno scorso a Volgograd. Il testo della dichiarazione è stato pubblicato su diversi siti islamici, e un video dai mujahidin del gruppo insorto Ansar al-Sunna, guidato dall’emiro Omar, è stato pubblicato su YouTube. Il video pubblicato il 19 gennaio mostra due giovani che si chiamano Sulayman e Abdurrahman, con fucili mitragliatori, sostenere di essere gli attentatori. In precedenza, il ministero degli Esteri russo aveva dichiarato, “Non ci ritireremo, ma continueremo inflessibili la nostra battaglia, passo dopo passo, contro un nemico infido che non conosce confini e può essere fermato solo collaborando. Queste incursioni criminali a Volgograd, così come gli attentati in Stati Uniti, Siria, Iraq, Libia, Afghanistan, Nigeria e altri Paesi, sono stati organizzati utilizzando lo stesso modello, hanno gli stessi mandanti“. A sua volta, il ministro dell’Informazione siriano Umran al-Zubi aveva dichiarato all’inizio di gennaio, “Le stesse forze sono dietro gli attentati terroristici in Siria, Iraq e Russia. Se da un lato hanno miliardi di dollari a disposizione, ciò non significa che possono compiere attacchi terroristici impunemente e ovunque vogliano“, aggiungeva.
Rispetto alle stragi in Siria, Libia, Libano e Iraq, la situazione in Arabia Saudita sembra relativamente stabile. Ma il regno è sempre più intrappolato dall’ampliarsi dell’instabilità  generata dalla “primavera araba” che incancrenisce la regione, anche grazie al finanziamento della monarchia. Ciò in particolare, si può vederlo nella guerra che infuria tra sciiti e sunniti. Come l’Arabia Saudita continuerà ad espandersi tra la diminuzione delle opportunità e un numero crescente di nemici? Oggi l’Arabia Saudita è un Paese ricco che partecipa attivamente a manifestazioni internazionali e cerca di esercitarvi l’influenza. Tuttavia, i principali strumenti del Paese sono finanziari. Il regno cerca di posizionarsi contro nemici regionali e globali senza un forte esercito o una flotta, senza armi nucleari, senza industria della difesa o infrastrutture scientifiche, senza poter fornire al proprio popolo cibo e beni… Nonostante i prezzi internazionali elevati del petrolio, la posizione economica del regno di Arabia Saudita s’è recentemente complicata. Negli ultimi 30 anni la popolazione è quadruplicata, da 5 a 20000000 (secondo il censimento del 2010), e supererà i 28 milioni una volta contati i lavoratori stranieri. Naturalmente i loro bisogni e richieste sono cresciuti. Oggi il regno di Arabia Saudita non è più un piccolo Paese dal reddito enorme, ma un grande Paese che vive con lo stesso reddito di prima. Il petrolio impone ancora un prezzo elevato, ma ne viene improvvisamente prodotto di più in tutto il mondo. Il regno ha ora nuovi e potenti concorrenti, come Angola, Messico e Venezuela. L’esportazione della Russia è aumentata nettamente e gli Stati Uniti, ora il maggiore importatore mondiale di petrolio, sono destinati a diventarne esportatori. I maggiori consumatori di petrolio saudita sono attualmente Cina, India e Paesi del sud est asiatico, alimentando il desiderio dell’occidente di sovvertire la situazione politica  regionale. Il regno rimane dipendente al 90% dal petrolio, per il suo reddito. Nel 1990 fu mostrato il grande spettacolo di tentare di sviluppare il settore non petrolifero dell’economia, ma non s’é ancora dimostrato fruttuoso. Una quota crescente del petrolio viene consumata dal mercato interno.
In tali circostanze, la politica estera dell’Arabia Saudita non è più sicura come prima. Il lungo conflitto in Siria s’è già riversato oltre i confini del Paese e si materializza come guerra settaria nei Paesi vicini. L’Iraq è fondamentalmente destabilizzato dai terrorismo, ben 10000 civili sono stati uccisi solo lo scorso anno. La guerra in Libano divampa. Le tensioni crescono in Giordania… L’Arabia Saudita ha sostenuto i conflitti in questi Paesi, in passato, ma ora non può tenerli sotto controllo. La guerra tra sunniti e sciiti risucchia milioni di persone e quantità crescenti di risorse. Tale politica estera genera conflitti. Per via della situazione in Siria e in Egitto, il regno ha persino litigato con i suoi alleati regionali: Turchia e Qatar. Le relazioni con le altre monarchie della penisola arabica sono diminuite. All’ultimo vertice del GCC in Quwayt, le altre cinque monarchie hanno respinto la precedente decisione di fondersi in una confederazione. Oggi l’Arabia Saudita viene trascinata nella tempesta politica che coinvolge l’intero mondo islamico. Nessun segno del deterioramento della situazione politica nel regno appare ancora, ma ci sono fattori esterni che l’Arabia Saudita non può più abbandonare ai venti del destino, e che potrebbero facilmente turbarne la stabilità politica.

Qual è stato il costo dell'”amicizia” degli USA con l’Arabia Saudita?
In molti modi, il futuro del regno dipenderà dalla posizione degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno la reputazione di Paese che non perdona mai la violazione dei propri interessi, tanto meno un qualsiasi attacco da uno Stato più debole. Così è sorprendente che gli Stati Uniti abbiano speso decenni a sminuire le azioni ostili dei sauditi. Mai prima un qualsiasi Paese aveva causato tali danni, impunemente, agli Stati Uniti come l’Arabia Saudita. Migliaia di statunitensi furono uccisi, e senza reazioni. In particolare, 15 dei 19 dirottatori coinvolti negli attacchi a New York e Washington nel 2001 erano di nazionalità saudita. Ma ciò non comportò conseguenze per l’Arabia Saudita. Dopo l’attacco al World Trade Center, la “guerra al terrore” proclamata a gran voce fu stranamente usata come pretesto per l’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan, e per degli attacchi in Filippine, Yemen, Somalia e Sahara occidentale. Oltre alle 2977 vite perse negli attacchi terroristici, altre 6794 vittime (senza contare quelle tra le forze di sicurezza private) furono rivendicate da tali guerre che non portarono alcuna vittoria agli Stati Uniti. Non è un segreto che gli Stati Uniti persero almeno 2000 miliardi di dollari e migliaia di vite nel corso di questo decennio combattendo i terroristi in Iraq, Afghanistan e in tutto il mondo.
Nel frattempo, i terroristi uccisero degli statunitensi anche in Arabia Saudita. Oltre all’esplosione di Dhahran nel maggio 2003, attentatori suicidi uccisero 35 persone a Riyadh, alla vigilia della visita del segretario di Stato Colin Powell. Nel luglio 2004, tre soldati statunitensi furono uccisi. Quella stessa settimana un ingegnere statunitense fu rapito e decapitato. Nel dicembre 2004, si ebbe un attentato contro il consolato USA a Jeddah e cinque membri del personale morirono. Nel dicembre 2009 il sito Wikileaks rivelò al mondo che i diplomatici statunitensi erano ben consapevoli del fatto che l’Arabia Saudita sia la fonte “più significativa” dei finanziamenti ai gruppi terroristici sunniti di tutto il mondo. Global Research ha recentemente scritto: “Mentre gli Stati Uniti sono stretti alleati di Arabia Saudita e Qatar, è chiaro che i primi finanziatori dei gruppi estremisti negli ultimi 3 decenni, tra cui al-Qaida, siano infatti Arabia Saudita e Qatar… L’Arabia Saudita è la maggiore  fonte mondiale di fondi per gruppi islamisti come taliban e Lashkar-e-Taiba, ma il governo saudita è riluttante a limitare il flusso di denaro“. Anche se i leader di Arabia Saudita non sono direttamente responsabili del sostegno diretto alle attività anti-americane, i terroristi ne sarebbero ostacolati senza il flusso di denaro dal regno. Il Rapporto della Commissione 9/11 conclude che gli attacchi terroristici negli Stati Uniti sarebbero stati impossibili senza finanziamenti esterni assai generosi: “Gli ideatori del 9/11 infine spesero tra i 400000 e i 500000 dollari per pianificare e condurre l’attacco… I dirottatori spesero più di 270 mila dollari negli Stati Uniti… Le spese aggiuntive inclusero viaggi per avere passaporti e visti per recarsi negli Stati Uniti, le spese sostenute dai capi del complotto, nonché le spese delle persone scelte come dirottatori che infine non parteciparono.”
Se venisse accertato che i sauditi hanno lo zampino negli attentati di Volgograd, ciò vorrebbe dire una cosa. L’Arabia Saudita non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivere nei suoi confini attuali e sotto il regno della dinastia attuale. A differenza di certi vecchi amici di Damasco, la protezione diplomatica del regime dei Saud difficilmente rientra nell’agenda di Mosca. Riyadh potrebbe pagare cara aver ignorato le lezioni di Stalingrado nella Seconda Guerra Mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La liquidazione di Majid e l’11/9

Dedefensa 7 gennaio 2014
5179_600Inizialmente, vi sono l’importanza e i vari misteri dell'”arresto” (le virgolette necessarie), il 24 o 26 dicembre 2013 in Libano, da parte dell’esercito libanese, a quanto pare di Majid al-Majid, importante figura di nazionalità saudita, leader terrorista di un gruppo vicino ad al-Qaida (BAA o gruppo Brigata Abudullah Azzam, legata al gruppo del SIIS o Stato islamico dell’Iraq e della Siria, collegato ad al-Qaida, per così dire, ecc…), ma forse anche probabilmente un importante membro di spicco dell’intelligence saudita. E poi c’è la sua morte misteriosa, il 3 gennaio 2014, probabilmente mentre era ricoverato in ospedale, secondo la versione “ufficiale”, perché avrebbe ceduto alla grave malattia di cui soffriva; ma secondo altre versioni, speculative ma basate sull’estrema importanza del personaggio, morto quando era interrogato o anche torturato, o anche “solo” più sbrigativamente liquidato…
L’importanza del personaggio, in particolare secondo il testo di Ibrahim al-Amin, redattore capo di al-Akhbar, quotidiano libanese “pro-resistenza”, del 4 gennaio 2014. Il testo è stato scritto mentre Majid doveva ancora esser vivo, con il titolo “Dobbiamo impedire che Majid sia liquidato” con un aggiornamento dell’“ultimo minuto” “Majid al-Majid è morto mentre era in custodia libanese il 4 gennaio“. Alcuni estratti del testo, con l’accento su ciò che è importante evidenziare. “Come affermano gli agenti della sicurezza strettamente interessati al suo caso, Majid è una figura forte tra i suoi sostenitori e seguaci. Le fonti della sicurezza dicono che i sodali di Majid hanno compiuto azioni che dimostrano la loro fede in lui, al punto da essere disposti a sacrificare la propria vita. [...] Majid, secondo gli esperti dei gruppi estremisti, conosce i segreti di almeno 10 anni di azioni dirette. Il suo peregrinare lo ha portato dall’Arabia Saudita a Iraq, Siria e Libano, e anche all’Afghanistan e al Pakistan, durante il quale conobbe un paio di individui che l’avrebbero fatto entrare in al-Qaida. Majid ebbe anche un ruolo chiave nell’aiutare i jihadisti a raggrupparsi in strutture decentrate dopo l’invasione degli USA dell’Afghanistan e lo smantellamento della leadership di al-Qaida. Le presunte informazioni in suo possesso riguardano numerosi operatori, dettagli operativi, forma e obiettivi delle cellule dormienti e modifiche apportate al modus operandi dei gruppi jihadisti dopo l’invasione degli USA dell’Iraq e la crisi siriana. Majid conosce profondamente come i leader e i membri dei gruppi siano finanziati, a chi vengono concessi fondi, e anche molti contatti economici, politici, di sicurezza, militari del gruppo che hanno contribuito ad attivarlo in diversi Paesi, tra cui in Libano [...] Ancora più importante, Majid, nonostante la malattia, è rimasto in contatto con le cellule che avevano il compito di attaccare Hezbollah e l’esercito libanese in tutto il Libano. L’uomo forse sa tutto dei bersagli che il suo gruppo intende attaccare, ma soprattutto, conosce i segreti più importanti dei legami con governi ed agenzie arabi e occidentali, specialmente con gli uomini ombra dei sauditi nel Levante e in Iraq. Eppure, per quanto Majid sia un obiettivo di alto valore, molte agenzie nella regione e nel mondo non lo seguivano più, e per quanto il suo arresto sia un risultato importante, a prescindere da come e perché sia avvenuto, il suo caso è avvolto nel mistero, spingendo a dedurre che la sua cattura sia una questione difficile per chi l’ha decisa, e che ora sia diventato un peso.”
• Le circostanze dell’arresto, vari misteri e incognite appaiono chiaramente secondo le fonti. DEBKAfiles, annunciando la notizia il 1 gennaio 2014, è abbastanza eloquente e speculativo, contrariamente alle sue abitudini, rifacendosi a informazioni di tipo operativo, immergendosi nel caso delle moltitudini delle organizzazioni terroristiche islamiste, ecc., in Siria. Al-Akhbar, ancora una volta, il 3 gennaio 2014, per la penna di uno dei suoi giornalisti, Razdwan Mortada, fornisce varie indicazioni sostantivanti la natura misteriosa e complessa di tale arresto. A questo punto, come il sopra indicato articolo del giorno prima del suo caporedattore, Mortada adotta la versione della malattia, ma implicando interessanti fonti alla base dell’operazione, rendendo il suo “arresto” niente di meno che un intervento medico di emergenza per cercare di salvare Majid. Ancora una volta, sottolineiamo… “Nulla di questa operazione era ordinaria, come Majid non era un uomo ordinario. È l’emiro di una delle organizzazioni più importanti e misteriose della jihad internazionale. Dieci giorni fa l’intelligence militare statunitense ha inviato un cablo urgente alla sicurezza strategica del ministero della Difesa libanese, rivelando che Majid era in una zona montuosa nei pressi della città di confine libanese di Ersal. In seguito, fu trasferito in una casa della città per via delle sue condizioni di salute critiche. Due giorni dopo, un altro cablo giunse indicando che si intendeva trasportare Majid in un ospedale di Beirut per sottoporlo a dialisi urgente. Il 24 dicembre, un’ambulanza portò Majid da Ersal al Maqasid Hospital di Beirut, e un altro cablo confermava il trasferimento.”
• Poi c’è l’intervento saudita e le pressioni e le questioni iraniane. Quest’ultimo punto si giustifica con la pretesa che Majid abbia condotto l’attentato contro l’ambasciata iraniana a Beirut, la richiesta di un parlamentare iraniano per l’autopsia congiunta su Majid (PressTV.ir, riportato dall’agenzia Trends.News, il 5 gennaio 2014), a seguito degli interventi iraniani per vedere il prigioniero Majid, insieme ai sauditi che avevano avviato tale procedura, e il rifiuto dei sauditi della presenza iraniana. Infine, i sauditi hanno deciso per l’autopsia, ma solo per i sauditi, giustificandosi con la nazionalità (saudita) del morto. (Secondo Now, quotidiano libanese del 5 gennaio 2014.)
• Nel frattempo, fonti iraniane hanno detto che l’Arabia Saudita aveva offerto 3 miliardi di dollari al governo libanese per l’estradizione di Majid. (Un lungo testo dell’agenzia Fars del 4 gennaio 2014, collega Majid all’intelligence del principe saudita Bandar, ricordando varie avventure e intrighi di Bandar, in particolare nei confronti dei russi e della sicurezza delle Olimpiadi di Sochi.) Un dispaccio della Fars riferiva il 4 gennaio 2014 l’intervento di un membro della commissione per gli esteri iraniano su questo aspetto del caso Majid, aggiungendo che l’Iran ha il diritto di presentare una denuncia alle Nazioni Unite contro l’Arabia Saudita, per via della bomba contro l’ambasciata iraniana a Beirut del 25 novembre. “Proprio oggi, alti parlamentari di Teheran hanno rivelato che l’Arabia Saudita ha offerto 3 miliardi di dollari al governo libanese per l’estradizione di al-Majid, il presunto capo delle brigate Abdullah Azzam – battaglione Ziad al-Jarrah, che ha rivendicato l’attentato di novembre contro l’ambasciata iraniana a Beirut che uccise 25 persone. Il governo saudita ha concesso 3 miliardi per l’estradizione del responsabile dell’esplosione all’ambasciata iraniana in Libano, indicando che le osservazioni che potrebbe fare sono di vitale importanza per il governo saudita”, aveva detto alla FNA il Vicepresidente della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento Mansur Haqiqatpur. “L’Arabia Saudita ha chiesto al Libano di estradare Majid in cambio di 3 miliardi di dollari”, ha ribadito. Haqiqatpur ha anche sottolineato che Teheran ha il diritto di denunciare alle Nazioni Unite l’Arabia Saudita per l’attentato di novembre contro l’ambasciata iraniana a Beirut.
• Infine, il 5 gennaio 2014, la TV libanese al-Jahud rilanciava l’agenzia iraniana Fars, e quindi il sito ThereAreNoSunGlasses.wordpress.com diceva che un diplomatico saudita aveva visitato Majid poco prima della morte. Ciò viene presentato nel testo dal titolo “Il bacio della morte” saudita a Majid (“Il diplomatico saudita ha dato il bacio della morte a Majid?“): “Il canale televisivo libanese al-Jadid ha riferito che l’attaché dell’ambasciata saudita a Beirut ha incontrato Majid presso l’ospedale dov’era in dialisi, 24 ore prima della morte.”
• Vediamo che ci sono prove sufficienti per interpretare immediatamente l’arresto e questa morte rapida, ovviamente così sospetta accanto alle affermazioni secondo cui Majid era stato “arrestato” piuttosto che essere curato, quale elemento drammatico nel caso che coinvolge numerosi e certe importanti collusioni, saudite in particolare, riguardanti le varie situazioni del terrorismo, sullo sfondo dei legami tra Arabia Saudita e Stati Uniti… Infatti, quest’ultimo aspetto viene affrontato da M. K. Bhadrakumar scrivendo una nota molto breve, il 5 gennaio 2014, sul suo blog (Indian PunchLine) sotto un titolo abbastanza ambiguo, considerando il contenuto del testo, “Majid non parlerà ma Obama dovrebbe preoccuparsi.” Bhadrakumar è generalmente ben informato su tali complicati casi mediorientali riguardanti l’Iran e l’Arabia Saudita, e le molteplici ramificazioni del terrorismo in gran parte finanziato dall’Arabia Saudita. Inoltre, come rispettato ex-diplomatico, non fa del sensazionalismo o segue cosiddette tesi “complottiste”… L’allusione cui  accenna sulla nuova situazione a Washington, dove la giustizia degli Stati Uniti ha permesso di esaminare il possibile coinvolgimento saudita nell’attacco dell’11 settembre 2001 (26 dicembre 2013) in vari processi indetti dalle famiglie delle vittime dell’attentato, è il principale punto d’interesse per noi su ciò che sarebbe il “doppio cappello” di Majid (leader terrorista della BAA, ma anche membro dell’intelligence saudita”, i segreti più importanti sui legami con governi e agenzie arabi e occidentali”). Ecco l’estratto del testo di Bhadrakumar che effettivamente interessa, che si concentra anche sul potenziale impatto del destino di Majid in Libano, con il rischio di una nuova guerra civile… “L’intelligenza saudita avrebbe temuto che Majid al-Majid potesse vuotare il sacco sui legami della BAA con al-Qaida. Il punto è che la BAA è sostenuta dalla intelligence saudita, anche se è elencata dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica. L’ambiguità saudita è tipica, Majid al-Majid è nella lista di Riyadh dei terroristi ricercati, ma la BAA gode di un sostegno segreto. In breve, se fosse rimasto in vita, c’era la pericolosa possibilità che gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a esaminare i legami dell’Arabia Saudita con al-Qaida. La Corte d’Appello degli Stati Uniti ha recentemente ordinato che il ruolo saudita negli attacchi dell’11/9 sia sottoposto a esame. Tutto ciò evidenzia ancora una volta che i legami degli USA con l’Arabia Saudita hanno bisogno di un attenta riflessione da parte dell’amministrazione di Barack Obama. La tesi che se gli Stati Uniti concorrono con l’Arabia Saudita, quest’ultima potrebbe cercare nuove alleanze, è un argomentazione ingenua. La questione centrale è se nell’interesse degli Stati Uniti se all’Arabia Saudita sia consentito cavarsela per i suoi legami con al-Qaida davanti al mondo occidentale (o al Medio Oriente). La Siria è il banco di prova. La continua ambivalenza degli Stati Uniti su tale punto rafforza il sospetto che anche Washington potrebbe aver usato al-Qaida quale strumento delle sue politiche regionali, come in Afghanistan e Iraq.”
Non è chiaro che cosa esattamente Bhadrakumar intenda quando scrive nel suo testo “Obama dovrebbe preoccuparsi“. Sono le implicazioni degli USA con il terrorismo di al-Qaida finanziato principalmente dall’Arabia Saudita, dove l’antagonismo USA-Arabia diventa estremo, con le rivelazioni che possono sorgere su queste implicazioni, volontariamente o meno diffuse dai sauditi che sostituirebbero la complicità con gli Stati Uniti con  il confronto? Senza dubbio, ma bisogna  andare al cuore della questione osservando tali collusioni con il terrorismo che uniscono Stati Uniti e Arabia Saudita, arrivando all’11 settembre 2001, quando la giustizia degli Stati Uniti autorizza i processi che indagano sulla possibilità del coinvolgimento saudita nell’attacco, in un momento, nel 2001, in cui i legami triangolari USA-Arabia Saudita-terroristi di al-Qaida era al massimo? Questi problemi, oggi hanno pieno significato alla luce del caso del terrorista Majid, ufficiale dei servizi segreti che doveva saperne molto sul rapporto tra le intelligence saudita e occidentali (USA, ovviamente) con il terrorismo di al-Qaida, mentre fonti indicano che l’intelligence militare degli Stati Uniti (la DIA?) avrebbe “incastrato” Majid indicandolo all’esercito libanese. (Quest’ultimo appare anch’esso ambiguo sulla data precisa, i legami militari (degli Stati Uniti) con i militari (libanesi) potendo benissimo rendersi indipendenti da altre intelligence interessate (di Stati Uniti, Libano, Arabia Saudita) o anche mettersi in concorrenza, per esempio, “salvando” Majid che sa molto.) E’ impossibile estrarre da tutto ciò una solida conclusione sul caso nel quadro complesso del terrorismo di al-Qaida e delle operazioni saudite, se non impegnandosi in una serie di speculazioni  gratuite, al momento basate sul nulla. Per contro, il riferimento diretto di un commentatore del calibro di M. K. Bhadrakumar, che esamina il coinvolgimento saudita sull’11 settembre alla luce del deterioramento delle relazioni USA-Arabia Saudita, e con la possibilità che il caso Majid abbia un notevole significato implicito. In generale, ci rendiamo conto che l’attuale tensione tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, se diventerà più forte e strutturale, avrà molti effetti in diversi affari  attuali, lotte, conflitti d’interesse, ecc., Ma anche coprirà un punto chiave che ci sia la possibilità estremamente forte, con un incidente o altro, che una rivelazione raccolta dalla giustizia degli Stati Uniti possa far rivedere la “versione ufficiale” dell’attacco dell’11 settembre 2001, ora “ufficialmente” messa in dubbio (l’intervento di due parlamentari degli Stati Uniti in tale senso, alla Camera, come riportato nel nostro testo del 26 dicembre 2013. Dobbiamo quindi confermare che ciò è davvero un nuovo capitolo dell’attacco dell’11 settembre in cui, in effetti, il “complottismo” non è più un argomento controverso e a senso unico, precedentemente usato da un sistema mediatico ben oliato, ma un’ipotesi concreta e imprevedibile nei suoi effetti, sia operativamente legata agli interessi (Stati Uniti e Arabia Saudita) adesso antagonisti, sia giuridicamente, nel senso stretto della giustizia degli Stati Uniti.

saudi-states-of-america-911Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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