Le forze nucleari strategiche e la deterrenza della Russia

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 18.02.2013

tumblr_m1tqlvfNqp1r84pkto1_500Rose Gottemoeller, Assistente del segretario di Stato al dipartimento per il controllo, la verifica e la conformità delle armi degli Stati Uniti e anche Vice Sottosegretaria per controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ha visitato Mosca di recente. La visita si è svolta nel quadro del secondo turno della politica del reset russo di Obama, che pone la questione del controllo degli armamenti strategici in cima alle priorità. “Coinvolgeremo la Russia in ulteriori riduzioni dei dei nostri arsenali nucleari”, ha detto Obama nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione. Secondo Foreign Policy, “Le riduzioni, così come ha espresso nel suo discorso a Praga 2009, nell’ambito del suo compito… potrebbero essere incluse nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti. Non c’è chiarezza su quali tipi di armi potrebbero essere inclusi nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti, ma l’amministrazione ha detto di essere aperta a colloqui su armi nucleari strategiche schierate, armi nucleari strategiche non schierate, armi nucleari tattiche e la difesa missilistica”. Il ministro degli Esteri russo Lavrov e il Vicepresidente Biden hanno discusso del controllo degli armamenti alla 49° conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera all’inizio di febbraio.
L’amministrazione Obama ritiene che le due parti possono proteggersi contro un’aggressione con un arsenale nucleare strategico pari alla metà o addirittura a un terzo del livello previsto dal Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche – 3 (START-3), in vigore dal febbraio 2011. In base ad esso, ad ogni parte è concesso schierare non più di 1.550 testate strategiche. Nell’ottobre 2012 la Russia era già entro il termine con 1.499 testate, mentre gli Stati Uniti ne avevano 1.737 nell’arsenale. Ulteriori riduzioni possono minacciare la sicurezza della Russia. I partner statunitensi della Russia continuano a percepire le forze nucleari strategiche come un mezzo per colpire un potenziale nemico. Da questo punto di vista, gli arsenali che possiedono le due parti sono davvero ridondanti. E’ da molto tempo che il pensiero strategico contemporaneo ha abbandonato l’idea prevalente negli anni ’60 e ’70, secondo cui migliaia di testate erano necessarie per infliggere danni inaccettabili alla controparte. Non è colpendo le aree protette, ma piuttosto importanti obiettivi infrastrutturali, economici e militari, che si distrugge il potenziale di resistenza del nemico, oggi.
Le proposte, che hanno portato ad Obama il Premio Nobel, erano state elaborate da 68 premi Nobel della Federazione degli scienziati americani. Consigliavano di puntare i missili strategici sulle aree densamente popolate delle 12 più grandi strutture economiche russe: Omsk, Angara, le raffinerie di petrolio di Kirishi, gli impianti metallurgici di Cherepovets, Magnitogorsk, Norilsk Nickel e Nizhnij Tagil, gli impianti di alluminio di Novokuznetsk e Bratsk e le centrali elettriche del Surgut, di Berezovskaja e Sredneuralskaja. I vincitori del Premio Nobel hanno detto che colpendo quelle strutture si paralizzerebbe l’economia russa e il Paese perderebbe la capacità di resistere. Secondo gli esperti della Federazione, il numero di silo russi presi di mira è diminuito di tre volte (660-220) e scenderà in futuro.
Nel 1960 Robert McNamara pensava che la perdita di almeno il 30% della popolazione, del 70% della produzione industriale e di circa 1000 strutture militari chiave equivaleva a subire danni inaccettabili. Oggi la distruzione delle infrastrutture potrebbe essere raggiunta con molte meno  testate. Ciò rende la potenzialità russa e degli Stati Uniti ridondante. Eppure il quadro è molto diverso se le armi strategiche sono viste non come strumento di distruzione, ma piuttosto come un elemento di deterrenza. Secondo la posizione della Russia, un Paese commettendo un atto di aggressione contro di essa dovrà affrontare ritorsioni garantite. Le forze strategiche russe hanno raggiunto la fase critica: la difesa missilistica degli Stati Uniti è in grado di intercettare 600-700 missili balistici ed è in fase di aggiornamento. Le stime indicano che solo il livello di 1.500 testate garantisce la capacità di colpire. Ulteriori riduzioni degli armamenti strategici, senza raggiungere un accordo sulla difesa missilistica, svaluteranno il potenziale di deterrenza della Russia, creando nuove minacce alla sicurezza della Russia e della sicurezza internazionale in generale… Mosca non vede la riduzione come una “questione da discutere nel prossimo futuro”. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich, “Non abbiamo ancora ricevuto proposte specifiche su ulteriori riduzioni dei nostri arsenali nucleari strategici. Se tali proposte vengono, sicuramente saranno studiate attentamente. La posizione della Russia sulla questione è ben nota. Nella fase attuale, la nostra priorità è la piena attuazione del nuovo Trattato Russia-USA START. Dopo l’implementazione del trattato, saremmo pronti a discutere di possibili ulteriori iniziative nel settore del disarmo nucleare. Allo stesso tempo, prenderemo in considerazione tutti i fattori che influenzano la stabilità strategica, ivi compresi i piani per implementare il sistema di difesa missilistico globale degli Stati Uniti, l’assenza di progressi nella ratifica del CTBT (Trattato sul bando totale esperimenti nucleari) negli Stati Uniti e negli altri Paesi della cosiddetta lista dei 44, la mancanza di volontà nel rinunciare alla possibilità di dispiegare armi nello spazio, la presenza di squilibri quantitativi e qualitativi nelle armi convenzionali in Europa, e altro”. Nelle condizioni attuale, la concentrazione sulle forze nucleari è una cosa naturale da fare.
Il Capo di Stato Maggiore russo Colonnello-Generale (tre stelle) Valerij Gerasimov, che ha presentato la sua relazione a un convegno dal titolo “La sicurezza militare della Russia nel 21° secolo” organizzato dalle commissioni per la sicurezza e la difesa della Duma e del Consiglio della Federazione di Russia, ha detto che “le forze nucleari strategiche rimangono una priorità per lo sviluppo delle forze armate russe nel prossimo futuro”. Ha sottolineato, “fino al 2030 è prevista l’espansione delle sfide e delle minacce a seguito della formazione del sistema multipolare.” Secondo lui, “La priorità è stata data alle forze nucleari strategiche per sostenere la loro capacità di contenimento strategico nucleare”. Ha citato i missili balistici intercontinentali terrestri a testata nucleare Topol-M e Jars, i nuovi sottomarini strategici e i Tu-160 e Tu-95MS come pilastri delle forze strategiche russe. Gerasimov ha detto che entro il 2015 la quota dei moderni armamenti russi potrebbe raggiungere il 30 per cento. Ha ricordato anche le forze aerospaziali come elemento del sistema di contenimento nucleare strategico e ha definito lo spazio informatico una nuova dimensione della guerra.
Affrontare la questione del controllo degli armamenti richiede un approccio globale. Gli Stati Uniti colloquiano sulla riduzione delle armi strategiche, ma si rifiutano ostinatamente di parlare di ridurre le potenzialità nucleari tattiche, disponendo al momento di circa 500 munizioni nucleari sul suolo europeo. Possono colpire la Russia e infliggere gli stessi danni delle armi strategiche. L’altro problema sono le munizioni convenzionali ad alta precisione, come i missili da crociera navali, per esempio. La loro forza d’urto è paragonabile alle armi nucleari, ma sono più mobili e non coperti da un qualsiasi accordo internazionale, rendondoli particolarmente pericolosi. Gli Stati Uniti hanno sui  missili da crociera navali un vantaggio di 30 a uno!

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Note su un meteorite, due Tu-95 e il disordine ordinato

Dedefensa 18 febbraio 2013
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Il 15, 16 e 17 febbraio 2013 si è assistito a notevoli sviluppi di ogni tipo d’informazione che meritano attenzione, prima sull’esplosione del meteorite sugli Urali, i cui diversi sviluppi portano ad una serie di ipotesi e asserzioni, per finire poi con la nuova incursione di due Tu-95 russi vicino e intorno all’isola di Guam, nel Pacifico centrale, dove gli Stati Uniti hanno una grande base militare. (Guam è la chiave di volta strategica della potenza militare degli Stati Uniti nel Pacifico centrale, tra l’America e l’Asia.) Cercheremo di collegare gli eventi tra di loro, in modo che s’illuminino a vicenda suggerendo la strana catena sviluppata dal sistema della comunicazione… In realtà, la parola “prova” è superflua, perché il sistema della comunicazione è, in questo caso, una guida sicura dalla brillante e innegabile creatività.

L’Apocalisse arriva il 15 febbraio 2013?
Per iniziare, ricordate questo. Da quasi un anno (si veda qui 5 marzo 2012), è stato annunciato il passaggio molto vicino alla Terra, da far temere un possibile impatto assolutamente devastante, di un asteroide. Il D-Day fu posto il 15 febbraio 2013 (precisione da calendario) e l’asteroide è stato nominato “2012AD14″ (poesia stellare). Abbiamo scritto, scaltri: “…la conferma da parte della NASA della traiettoria molto pericolosa dell’asteroide “2012AD14″, in relazione alla Terra, con un impatto probabile, e forse peggio, il 15 febbraio 2013. L’asteroide ha una dimensione di 60 metri e la notizia indulge a parlare di “nuova Apocalisse” (su Russia Today del 3 marzo 2012). Tutto questo può essere eccessivo o inappropriato, o anche realistico, ma ciò che è importante in questi tempi, pieno di rumori sulla Fine dei Tempi e il calendario Maya, è il simbolismo della cosa, un fattore psicologico di reale importanza.”

Meteoriti ignoti
“2012AD14″ è arrivato poco prima del momento previsto, nella distanza specificata, senza deviare dalla sua rotta, come alcuni temevano (ma notizie rassicuranti furono date al riguardo un paio di giorni fa). Ma questo passaggio è andato completamente inosservato, perché la mattina dello stesso giorno un asteroide è passato sugli Urali, provocando un notevole esplosione, una grande onda d’urto, detriti, oltre un migliaio di feriti, notevoli danni, ecc. Con una velocità degna di lode, se crediamo che il sistema funzioni bene, l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e la NASA hanno annunciato subito che il meteorite non aveva nulla, ma proprio niente, a che vedere con “AD 2012 14″ in questo caso; quindi che non si pensi che “2012AA14″ sia stata una bufala… (Novosti, 15 febbraio 2013). “Il meteorite caduto su Cheljabinsk, negli Urali, non ha nulla a che fare con l’asteroide 2012AD14 che è passato vicino alla Terra la stessa sera, ha dichiarato l’agenzia spaziale statunitense (NASA). [...] L’agenzia spaziale europea (ESA) ha già negato che vi sia un legame tra la caduta del meteorite a Cheljabinsk e il passaggio imminente dell’asteroide DA14, a 27700 km dalla Terra.”

Un cielo affollato
Va da sé che alcuni hanno giudicato questo caso (entrambi i meteoriti) disturbante (no, nessuna relazione tra i due). Si può pertanto concludere che ci sia una gran folla in cielo, e vi è anche il sospetto che un altro meteorite sia esploso nel cielo della California la sera del 15 febbraio (Novosti, 16 febbraio 2013), e un altro lo stesso 15 febbraio a Cuba, o prima, chi lo sa… In quest’ultimo caso, la notizia, riferita da Xinhu citando una stazione TV locale del 15 febbraio 2013 (“Un oggetto sarebbe caduto dal cielo al centro di Cuba, nella notte del 14 febbraio, trasformandosi in una palla di fuoco “più grande del sole” prima che esplodesse, riferiva un canale TV cubano, citando testimoni oculari.”) sembrava unirsi come significativo elemento non controllato alla valanga incontrollata di notizie. Il sito Infowars.com, che non si ferma davanti a nessuna notizia, se viene da esso stesso, ha perfino ritenuto, e assai virtuosamente, d’obbligo avvertire i suoi lettori che non giurava sulla sua veridicità, riferendo la notizia (16 febbraio 2013): “Nota del redattore: c’è parecchia disinformazione su questo evento. Nessun video o immagine della presunta meteora proviene da fonti attendibili, al momento della stesura.”)

Dio ci parla…
Non è certo che il clero ortodosso ritenga che questo meteorite sugli Urali, un partner straniero di “2012 DA 14″, sia un atto di disinformazione divina. Al contrario, il metropolita della città di Cheljabinsk, la città più colpita dall’esplosione, ha confermato che era davvero un “avvertimento di Dio”. (Novosti, 15 febbraio 2013). “Il meteorite che ha provocato centinaia di feriti nella regione di Cheljabinsk, in Russia, è stato “il messaggio del Signore all’umanità”, ha detto un anziano sacerdote locale. “Dalle Scritture, sappiamo che il Signore manda spesso segnali e avvertimenti ai popoli attraverso le forze della natura”, ha detto Zlatoust Feofan, Metropolita di Cheljabinsk, in una dichiarazione rilasciata il 15 febbraio. “Penso che non solo i residenti della [regione] degli Urali, ma l’intera umanità, sia destinataria del meteorite, ricordandoci che viviamo in un mondo fragile e imprevedibile”, ha detto il sacerdote.”

Fioriscono i complotti
Tutto ciò suggerisce a Max Fisher, del Washington Post, sul suo blog nel sito del giornale, il 15 febbraio 2013, essere piuttosto frustrante… Per fortuna, Fisher ha fatto colazione con un amico di origine ucraina che l’aveva messo in guardia dalla profonda superstizione della popolazione arretrata della Russia (“Quando ho preso il caffè stamattina con un collega giornalista nato in Ucraina e che era appena tornato da un viaggio di reportage a Mosca, mi ha detto che l’unica cosa che dovrei tenere a mente sulla reazione del pubblico alla meteora che ha sorvolato la Russia centrale oggi, è la profonda superstizione il quel Paese…”). Fisher l’ha confermato immediatamente: le “teorie della cospirazione” fioriscono bene presso il popolo russo, grezzo e superstizioso, a differenza di quello degli Stati Uniti, di è cui nota l’indifferenza a queste cose stravaganti?… O no. Fisher, infine, ha buon gioco riconoscendo che tutti sono d’accordo pensando a un complotto.
Il sito RussiaSlam, che monitora i social media russi, raccoglie i commenti sul web nel Paese. Fino ad ora, le teorie sono l’Apocalisse biblica e un’invasione aliena. Un sondaggio sul sito web dell’agenzia Ridus mostra che il 51 per cento degli intervistati ritiene che la meteora sia l’inizio di un’invasione aliena, secondo RussiaSlam. “Per essere chiari, a giudicare dai commenti che RussiaSlam ha raccolto finora, la maggioranza degli utenti d’internet sembra ritenere la meteora soltanto un incidente, con qualche roteare d’occhi verso le teorie strambe. Ogni Paese, compresi gli Stati Uniti, ha la sua quota di strambe teorie del complotto. Momenti come questo possono fornire un’idea interessante di queste teorie…”

Zhirinovskij trepida di furia e informazioni
Infatti, era inutile andare su Internet. Basta ascoltare Zhirinovskij, vice-presidente della Duma, parlare in televisione. Voce della Russia ne ha riferito il 15 febbraio 2013. “La meteora che ha colpito gli Urali era in realtà un test militare condotto dagli statunitensi, ha detto Vladimir Zhirinovskij, vice-presidente della Duma di Stato russa. “Non era un meteorite, ma il test di nuove armi statunitensi. Kerry [John Kerry, il segretario di Stato degli USA] voleva avvertire Lavrov [Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo], che era in missione. Kerry ha voluto avvertire su una provocazione da parte degli Stati Uniti, che potrebbe influenzare la Russia”, ha detto Zhirinovskij, noto per le sue scioccanti dichiarazioni“. Russia Today del 15 febbraio 2013, ha ripreso le dichiarazioni di Zhirinovskij, mettendo enfasi sul lato farsesco, vale a dire, che Zhirinovskij non è serio: “un provocatore perenne che non è estraneo alle controversie.”
(A proposito, dobbiamo rassicurarci sul movimento continuo del sistema informativo, in ogni modo, rispetto a ciò che viene definita prudenza da Sioux sulla “realtà”… Alcuni, come Anthony Wile dell’assai serio sito The Daily Bell, e forse un po’ Paul Craig Robert, ben conosciuto su Internet e collaboratore di The Daily Bell, sospettano che Russia Today faccia parte con Soros, CFR e banda, di una cospirazione globalista, di cui uno degli aspetti è che sia anti-libertaria… Vedasi soprattutto ed ampiamente 13 dicembre 2012: “Elite neonaziste… Russia Today (RT) media controllato da Matrix e tassazione del governo globale“, e anche 23 dicembre 2012: “Ora Paul Craig Roberts si pone domande su RT“).

Precisazioni su Victoria Nuland
Colunque siano le profezie di Zhirinovskij, una almeno ha l’apparenza necessaria per essere qualificata “reale”. Lo strano tentativo mancato di Kerry di contattare per telefono Lavrov mentre era in Africa, irraggiungibile; impossibile per lui trovare cinque minuti per rispondere a Kerry, per almeno tre giorni, mentre Kerry avrebbe voluto, dopo un paio di parole sulla Siria, avvertirlo su una “provocazione”, probabilmente dei neocon o del Pentagono, nei bei cieli tersi degli Urali. Il giorno prima del meteorite, Victoria Nuland, portavoce del dipartimento di Stato aveva confermato la chiamata senza risposta di Kerry a Lavrov. (14 febbraio 2013): “Beh, come sapete, il tema della Siria è uscito con qualche dettaglio, nella loro conversazione introduttiva. Il segretario ha chiamato il ministro degli Esteri Lavrov un paio di giorni fa, principalmente per parlare della Corea del Nord, ma cerchiamo sempre di parlare con la nostra controparte russa sulla Siria, quando ci incontriamo. Il ministro degli Esteri ha scelto di non rispondere ancora alla chiamata.”)
Sulla “provocazione” di Zhirinovskij, invece, non una parola. Ancora, Nuland non ha mancato di smentire anche la “notizia”, incontrata qua e là, secondo cui Kerry aveva o avrebbe previsto, niente di meno, di incontrare Bashar al-Assad in Siria (di Kerry, seguito assai vicino dal Mossad, si dice abbi, o abbia avuto, un rapporto di amicizia con Assad). Si dice, e cosa non si dice?, che la voce di questo previsto “incontro”, vera o appropriatamente presunta, sia stata lanciata dai neocon per silurarlo pubblicamente. Nuland, che fa parte del team di Clinton, è una nota neocon, per gusto e alleanza (il marito è Robert Kagan), non è proprio gradita a Kerry. Deve lasciare il suo lavoro al dipartimento di Stato, alla fine del mese.

I Tu-95 all’assalto di Guam
Quasi allo stesso tempo, il 15 febbraio 2013, gli amici di Nuland pubblicavano sul Washington Free Beacon di Washington, sito notoriamente neocon e cinghia di trasmissione di Kristol (di The Weekly Standard), un articolo di Bill Gertz su un’incursione di due bombardieri russi lanciamissili da crociera a testata nucleare, Tu-95 Bear-H, dei veterani sempre arzilli, più attivi che mai, che volavano verso l’isola di Guam e le sue enormi basi degli Stati Uniti, nel Pacifico centrale. Gertz aveva effettivamente illustrato il caso, come al solito, suscitando la reazione del portavoce delle Forze aeree nel Pacifico, che ha confermato la cosa. (Gertz è lo steso tizio che ha pubblicato il caso dei sottomarini russi Akula e Sierra al largo della Florida; si veda in particolare l’8 novembre 2012.)
Due bombardieri russi dotati di armi nucleari si sono diretti verso l’isola di Guam nel Pacifico occidentale, questa settimana, quale ultimo segnale della crescente assertività strategica di Mosca verso gli Stati Uniti. I bombardieri strategici russi Tu-95 Bear-H sono dotati di missili da crociera a testata nucleare e sono stati seguiti da jet statunitensi mentre circumnavigavano Guam, il 12 febbraio, ore prima del discorso del presidente Barack Obama sullo stato dell’unione. “Il capitano dell’USAF Kim Bender, portavoce per l’aeronautica nel Pacifico, alle Hawaii, ha confermato l’incidente al Washington Free Beacon, dicendo che jet F-15 dell’USAF basata sull’Andersen Air Force Base, a Guam, “sono decollati e hanno seguito l’aereo.” “I Tu-95 sono stati intercettati ed hanno lasciato l’area in direzione nord. Nessuna ulteriore azione si è verificata”, ha detto. Bender non avrebbe rilasciato altri dettagli “per ragioni di sicurezza operativa.” “L’incidente è considerato assai insolito. I bombardieri strategici russi non sono noti per aver eseguito tali operazioni, in passato, nel Pacifico del sud partendo dalle basi dei bombardieri nell’Estremo Oriente russo, a migliaia di chilometri di distanza, e sorvolando sugli oceani.”
Aggiungiamo che l’informazione è stata raccolta da Russia Today (16 febbraio 2013), con un’illustrazione. Solo la vignetta è interessante, con due soldati di guardia a Guam che puntano un riflettore sui Tu-95, e uno di loro dice all’altro “Verranno a salvarci dal sequestro“; un’allerta, anche se ben montata, potrebbe essere un argomento per i parlamentari… Alla fine, questo funziona ancora. In questo senso, dobbiamo riconoscere gli sforzi del Washington Free Beacon, che presenta l’incursione dei Tu-95 come un prologo molto aggressivo della Russia (come della Cina…). “Guam è una delle principali basi strategiche militari statunitensi, nella nuova politica del “pivot” in Asia dell’amministrazione Obama. Di conseguenza, è un obiettivo di Cina e Corea del Nord. Entrambe hanno missili in grado di colpire l’isola, che si trova a circa 1700 km a est delle Filippine, nell’arcipelago delle Marianne. I voli dei bombardieri di questa settimana sono un segno che i russi prendono di mira l’isola, ha detto un funzionario della difesa…”

Sorcha ha detto la sua
Certo, abbiamo organizzato una catena di “informazioni” dal valore diverso, a partire da “2012AD14″, che non ha causato l’Apocalisse, ai due Tu-95 che hanno svolazzato su Guam… Ma come chiudere questa stringa unendo le due estremità? Possiamo contare su sorella Sorcha. (Non abbiate paura di consultare sorella Sorcha, si sa che non morde. Nel complesso, non dice più sciocchezze di Nuland e dei suoi amici neocon, e profetizzare il disastro di “2012AD14″ non è più avventuroso della virtuosa democratizzazione del Medio Oriente attaccando l’Iraq.) Tuttavia, è necessario accogliere la flessibilità con cui Sorcha si adatta notevolmente collegando l’esplosione del meteorite all’incursione dei due Tu-95, nella sequenza dei due eventi in 24 ore (vedasi 15 febbraio 2013 e 16 febbraio 2013).
Potendo collegare tutte le voci e tutti i fatti intorno alla sua narrazione su una estesa campagna di test di misteriose intercettazione di meteoriti nello spazio tramite UFO (Unindentified Flying Object) del Comando Strategico degli Stati Uniti (USSTRATCOM); citando alla rinfusa le telefonate perdute di Kerry, l’esplosione del meteorite di Cuba, la fonte indiscutibile e alquanto originale di Zhirinovskij, e l’annuncio dell’incursione dei due Tu-95, preludio secondo il Washington Free Beacon della lotta per il Pacifico e l’Asia, a partire dall’invasione di Guam…
“…Due bombardieri strategici nucleari Tu-95 messi in allerta da Putin, dicono fonti degli Stati Uniti, si sono diretti verso Guam immediatamente prima del “test” dell’USSTRATCOM, ricorrendo a diversi “rifornimenti multipli”, spingendo al decollo aerei da combattimento sia statunitensi che giapponesi per bloccarli. A parte la rabbia di Putin su questo “test” dell’USSTRATCOM, la relazione dice che il ministro degli Esteri Lavrov ha così “incensato la follia spaziale degli americani” che ha rifiutato di rispondere alle chiamate effettuate la scorsa settimana dal segretario di Stato John Kerry, anche se i diplomatici russi dicono che potranno incontrarsi a marzo. Riguardo il brutto esito del “test” dell’USSTRATCOM, la presente relazione afferma che si è trattato del primo tentativo di “raggio traente” statunitense, il 13 febbraio, che è fallito quando l’”oggetto celeste” che stavano cercando di “dirigere” verso l’Artico, s’è immerso nell’atmosfera esplodendo con grandi effetti distruttivi sulla città cubana di Rodas, presso Cienfuegos…”

L’obsolescenza della “realtà”
Così i “fatti”, e possiamo confondere vacche grasse con vacche magre, ovvero camuffare da mucche dei cavalli per venderne la carne meno tenera e meno costosa. Ora, possiamo concludere traendone il midollo sostanziale… Quale midollo sostanziale, mentre il Gargantua di Rabelais ci sembra una “fonte” più sicuro di tutto ciò che è sfilato nel flusso del sistema di comunicazione, tra il 15 e il 17 febbraio? S’impone quindi la consapevolezza che nulla in questa catena di “informazioni” che si riesce a chiudere, permetta una sua eventuale archiviazione.
Si può certamente adottare la cosiddetta politica della “razionalità”, separare tutto ciò, spezzettarlo, e dire che nulla ha a che fare con nulla e che, pertanto, ogni speculazione è inutile. Questo per quanto riguarda la conclusione: sarà che “nulla è realmente accaduto” e “niente di nuovo sotto il sole”…
Il sistema funziona, con meteoriti e ministri vistosamente assenti, e così via. Questa è l’opzione conservativa dello struzzo che seppellisce la testa sotto la sabbia per scoprire che tutti i grani sono equivalenti tra loro e la sabbia è sempre sabbia. Lasciamo questa virtù sospetta alla pigrizia mentale volta ad accettare le informazioni di sistema. Si conclude, quindi, che tutto diventa credibile in questo flusso di informazioni, dal livello più alto a quello più basso possibile, comprese la paranoia e schizofrenia di ognuno di esse, dal livello più alto possibile al più basso possibile. Inoltre, tutti sanno che la paranoia e la schizofrenia di ognuno di esse, e la misinformazione e la disinformazione, hanno diritto di citazione nell’evoluzione di un sistema segnato dalla maniaco-depressione. Allora, qual è la realtà in tutto questo?

“Puntare sulla la verità, non sulla precisione”
La risposta a questa domanda risiede in un’altra sequenza, una serie di domande: È utile distinguere la realtà? C’è ancora una “realtà” nel senso classico e consapevole della cosa, che merita di essere ricercata? Non dovremmo cercare di distinguerla dalle altre “realtà” che non lo sono in base alla comune comprensione, ma sono più vicine alla verità di quanto possa la “realtà nel senso classico e attuale delle cose“?
In una recensione entusiastica della serie House of cards, su cui ritorneremo, Ari Melber si dilunga (The Atlantic del 12 febbraio 2013) in merito alle critiche che potrebbero essere fatte in situazioni e azioni prese in prestito dai singoli personaggi rispetto alla situazione della leadership politica del Sistema di Washington. Poi taglia, in modo netto e chiaro: “l’obiettivo che avrebbe perso il punto. House of Cards punta alla verità, non alla precisione“. Ecco: la precisione dei fatti e delle circostanze è la “realtà” che non ha nulla a vedere con la verità. Questo tratto riassunto dell’apostrofo di Melber è più che mai costitutivo del nostro tempo, un punto in cui si trasforma la natura dei concetti e della “realtà” in un modo che i poveri di spirito giudicano perfettamente accurati che, spesso, sempre più spesso, formano una propria nuova natura, una verità falsamente ingannevole. Bisogna accettare quest’osservazione, che non definisce un nuovo mondo, ma un passaggio che caratterizza il mondo (o il “tempo”), nella crisi della dissoluzione in cui il sistema di comunicazione ha un ruolo fondamentale.
Così, in questa nuova serie, in cui abbiamo inserito questa nota d’analisi, è preferibile prestare la massima attenzione alla sequenza stessa, alla facilità con cui viene resa, supportandosi a vicenda volontariamente o meno, falsamente o meno, aprendo le psicologie a ogni interpretazioni che gli si offre, piuttosto che al significato pseudo-”fattuale” della “realtà”. La conclusione è quindi una conferma di ciò che constatiamo regolarmente, ancora e ancora…
• Il disordine, come definizione dominante del mondo, il disordine senza la necessaria violenza o agitazione, misura se stessa innanzitutto come indicazione potente della verità del mondo. E il disordine è presente tanto nel fatto che un meteorite che non era correlato al “2012DA14″ che certuni vedevano apocalittico,  arrangiandosi ad esplodere nello stesso giorno sugli Urali, che nella conferenza stampa di Nuland in partenza o nei voli spaziali di sorella Sorcha. Il disordine, quindi, come una definizione del mondo, vale a dire l’essenza della crisi del collasso in divenire.
• La potenza assolutamente dominante, travolgente, dell’onnipresente sistema di comunicazione, come creatore di una forma indistinta e sfuggente il cui ruolo principale è rendere ridicoli e risibili i tentativi di distinguere questa cosa obsoleta e ridicola chiamata “realtà”, con tutti i suoi dettagli quasi-scientifici e così rassicuranti. “Ciò farebbe perdere il punto. ["Il sistema di comunicazione"] punta alla verità, non alla precisione.”
• Quest’insieme assolutamente sfuggente rende sempre più obsoleto e senile la ragione sovvertita dal sistema, che vorrebbe incasellare tutti i fatti e tutti gli atti per nascondere il quadro generale della crisi del collasso; questo insieme indistinto della comunicazione nuovamente coinvolta nella dissoluzione di varie forme, o strutture rotte, derivanti dalla disintegrazione decisiva della nostra cosiddetta civiltà, compiuta nell’”epoca” precedente (1999/2001-2007).
Da questo punto di vista, la catena degli eventi del 15-17 febbraio è del tutto comprensibile, rivelatrice mediante conferma, completamente in linea. Quindi… possiamo concludere questa recensione di questo strano fine settimana del 2013, con tale domanda strana, succosa ed educativa dopo tutto, senza troppo indugiare a rispondere e senza alcun interesse reale nel cercare una risposta: quindi, Victoria Nuland è molto, molto più “seria” di sorella Sorcha? (E di Dedefensa.org, alla fine?)

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Anatomia dell’irrigidimento russo

Dedefensa 20 gennaio 2013

176692226Una nuova dichiarazione ufficiale russa conferma il blocco completo delle relazioni strategiche con gli Stati Uniti, tra cui la questione fondamentale per la Russia della rete antimissile (BDM e BMDE). Questa l’affermazione del leader russo più moderato, il Primo ministro Medvedev intervistato dalla CNN, nella trasmissione GPS di Zakarias Fareed. RussiaToday ha estratto da queste dichiarazioni, il 28 gennaio 2013, quelle sul punto in questione fondamentale per entrambi i paesi, ovvero la questione dello scudo antimissile. “Niente facilitazioni nei rapporti sulla difesa missilistica, nessuna flessibilità nelle proposte. Ci troviamo nella stessa posizione: la posizione degli Stati Uniti è una, la posizione della Federazione Russa è, purtroppo, diversa. E una convergenza delle posizioni non c’è [...] capiamo chiaramente che se non avremo garanzie nel sostenere i nostri programmi di parità (strategica), ciò significherà che la difesa missilistica opererà anche contro l’arsenale nucleare russo. Che cosa significa ciò? Significa che la parità che avevamo sottoscritto con il presidente Obama firmando il nuovo trattato START (un trattato  assai importante e utile, tra l’altro: credo che questo sia la conseguenza del cosiddetto reset), [la parità] ne sarà incrinata, perché la difesa missilistica è un’estensione reale delle capacità nucleari offensive, delle testate belliche nucleari…” Queste dichiarazioni non sono una novità, ma fissano con maggiore precisamente gli effetti del deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia, considerando ancora una volta la solita posizione di Medvedev.
Nonostante la moderazione scelta da Medvedev, che non dimentica mai di salutare il nuovo trattato START per il controllo degli armamenti, la ripresa del blocco totale e la pericolosità della situazione per la Russia viene chiaramente articolata. (Sappiamo che, come abbiamo già visto il 22 gennaio 2013, che lo stesso trattato sarà in pericolo se la situazione non cambia, e i russi non esiteranno a uscirsene per rafforzare il loro arsenale offensivo, in reazione alla pressione cui saranno sottoposti quando la rete antimissile sarà avviata in Europa, nel 2015.) Ma… invece di Russia e Stati Uniti, si dovrebbe parlare del deterioramento generale del clima, più in generale, tra la Russia e i paesi del blocco BAO, vale a dire, anche con l’Europa. Questo deterioramento riguarda ancor più la questione dell’antimissile (che interessa, anche indirettamente, l’Europa, a causa del futuro dispiegamento di missili in Europa, come si è visto anche in riferimento sempre al testo del 22 gennaio 2013).
La situazione generale è molto particolare, soprattutto per gli europei e l’UE, al punto che non dobbiamo esitare a definirla schizofrenica. Mentre la situazione specifica delle relazioni con la Russia continuerà a deteriorarsi, soprattutto a causa del comportamento sistematico dei Paesi del blocco BAO nei confronti della Russia, i circoli politici europei responsabili parallelamente si preoccuperanno ancor di più di questo degrado e delle sue conseguenze. C’è una corrente favorevole ai tentativi di cercare di migliorare questa situazione, o almeno di cercare di fermarne la  degradazione. Molti contatti informali devono essere o sono già stati avviati tra i due partner, e per quanti ci riguarda, come fonti delle nostre valutazioni, tra gli europei e i russi, principalmente ma non esclusivamente su iniziativa degli europei.
La parte europea si trova in una posizione un po’ diversa da quella degli Stati Uniti, non c’è un enorme ostacolo tra gli europei e la Russia, come quello dello scudo antimissile tra la Russia e gli Stati Uniti, ma questa constatazione dell’irresistibile degradazione delle relazioni sembra essere conseguenza di un clima che si muove in questa direzione, ma nulla può essere fatto contro di essa, apparentemente. Ciò che ci interessa qui non è tanto il contenuto di questi contatti specifici, dettaglianti una situazione dei rapporti assai povera, ecc., ma la mentalità dei russi così come potrebbe essere misurata e registrata nel corso di questi contatti. Ci sarebbero soprattutto due punti nelle impressioni raccolte da varie fonti.
• La prima riguarda la posizione dei russi in generale (ancora una volta, senza alcuna specifica questione, parliamo di uno stato mentale e della posizione politica generale). Sembra confermare che si è giunti in una situazione di stallo che non riguarda solo questa o quella questione (anche se il blocco si riferisce ovviamente a entrambe le questioni), ma riguarda l’atteggiamento generale dei russi. Sembra che una soglia sia stata varcata, la completa perdita di fiducia dei russi verso i loro “partner” del blocco BAO. Generalmente si ha un comportamento dei russi di completa trascuratezza verso i loro interlocutori del blocco BAO, il che significa che, in ogni incontro, in ogni negoziato, l’intervento dei partner dei russi viene eternamente introdotto infliggendo ai russi una lezione sui costumi democratici, i buoni costumi e il rispetto dei diritti vari (i diritti dell’uomo, ovviamente), accompagnata dal consiglio appena velato della necessità per la Russia di abbandonare un regime quasi-dittatoriale in cambio di un comportamento civile. I russi considerano questi interventi non solo infondati rispetto alle rispettive situazioni delle varie parti interessate (lo stato della democrazia negli Stati Uniti, per esempio, è spesso considerato dalla parte russa  peggiore e più corrotta rispetto alla situazione in Russia, e con numerose buone ragioni), ma più che altro come una palese interferenza negli affari interni di un Paese sovrano.
• Resta più che mai, e cresce fino a creare, anche ai russi stessi, un problema di notevoli dimensioni, la questione dell’incomprensione totale da parte dei russi verso la politica dei Paesi del blocco politico BAO, e specificamente di quella dell’Europa, in questo caso, della sua origine, della sua elaborazione, ecc. I russi si pongono queste domande e chiedono ai loro interlocutori: “Ma chi sviluppa queste politiche fondamentalmente e aspramente anti-russe, che violano qualsiasi rapporto tra nazioni sovrane?“, “Da dove provengono queste politiche?“, “Quali ne sono le cause e i fondamenti“? Ecc. Forse dovremmo includere, come abbozzo di una risposta che non fa luce sulle ragioni di fondo, naturalmente, ma che almeno misura la portata del problema, questa osservazione nel testo del 25 gennaio 2013, che fa un po’ luce sulla situazione straordinaria in cui il blocco BAO si trova in generale. Ciò si applica alla politica interventista del blocco BAO nella “Primavera araba”, ma potrebbe anche perfettamente spiegare le domande sulla politica del blocco BAO verso i russi: “Non sorprenderà coloro che vogliano, o coloro che non sanno fare altro che pensare come pensano, sapere che alcune persone ai vertici, [del blocco BAO], tra cui alcuni rarissimi esempi della diplomazia francese, comprendono senza esitazioni che il disegno politico del blocco BAO non è stato sviluppato da menti umane, ma è il risultato di una dinamica meccanicistica di cui nessuno può comprendere le procedure operative, e che quindi nessuno può modificare o interrompere.” (Questa situazione straordinaria è naturalmente un nostro riassunto del semplice fatto che non ci sono più politiche specifiche dei paesi del blocco BAO, ma semplicemente l’irresistibile inerzia di ciò che chiamiamo politica-sistema, voluta dal Sistema.)
Sappiamo che i russi sospettano qualcosa in tal senso da qualche tempo. A suo tempo (4 agosto 2008), Rogozin aveva espresso alcune ipotesi al riguardo, rilevando che la politica occidentale (del blocco BAO) è attuata da un Sistema (denominata “tecnologismo”) piuttosto che da un deliberato desiderio razionale e sicuro di sé nel raggiungere un obiettivo specifico, e anche Lavrov, il 6 giugno 2011, ha detto ai giornalisti: “Pensiamo che i nostri partner occidentali non comprendano che gli eventi in Libia stiano assumendo una svolta indesiderabile, ma le decisioni che hanno preso sono dettate dall’inerzia…” Putin stesso ha più volte espresso la sua perplessità su questa “politica” che non sembra rispondere a nessun processo razionale, nonostante le apparenze, per esempio quando si osserva il blocco politico BAO cercare in Libia e Siria un “cambio di regime”, che alla fine si  dimostra “costosa, inefficiente e largamente imprevedibile”, vale a dire in ultima analisi, informe e dettata da altri impulsi, chiaramente misteriosi (vedasi il 5 marzo 2012): “Con la scusa di voler cercare d’impedire la diffusione delle armi di distruzione di massa, [gli Stati Uniti] compiono dei tentativi che sono qualcosa d’altro di completamente diverso, che definiscono  altri obiettivi: il cambio di regime”, riferivano le agenzie citando Putin. Il Premier russo ha sottolineato che la politica estera degli Stati Uniti, soprattutto quella in Medio Oriente, è notevolmente costosa, inefficiente e imprevedibile. Inoltre Putin ha aggiunto, tra l’altro, che ciò può danneggiare alla fine Israele. “Hanno cambiato i regimi in Nord Africa. E poi che faranno? Alla fine, Israele potrebbe trovarsi tra il diavolo e le profondità del mare”, ha detto.”
I russi l’hanno ormai capito: la politica del blocco BAO non è qualcosa di razionale, che può essere compresa, discussa, negoziata, ma una sorta di fenomeno che pare sfuggire a coloro che sembrano guidarla. Oltre a questo, sembra anche chiaro che i russi abbiano deciso che non subiranno più, senza batter ciglio, le conseguenze di inaccettabili disagi, né che non irrigidiranno la propria politica per evitarle. Il rapporto tra il blocco BAO e la Russia sta per impantanarsi in una situazione assai critica, qualcosa che assomiglia a una crisi endemica di crescente tensione, sottoposta a ogni eventuale possibilità di esplosioni dettate dalle circostanze.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La militarizzazione dello spazio degli USA

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/12/2012

x37-orbit-580x424L’11 dicembre 2012 un velivolo, un Boeing X-37B, veniva lanciato da Cape Canaveral per il suo terzo volo di prova. Il primo velivolo orbitale di prova (OTV-1) venne lanciato nell’aprile 2010 e tornò sulla Terra a dicembre. Fu il primo velivolo senza equipaggio degli Stati Uniti a tornare dallo spazio e ad atterrare da solo. La navetta spaziale era l’unico velivolo spaziale in grado di atterrare su una pista. Un secondo OTV-2 ha stabilito un record, per un velivolo spaziale riutilizzabile, a giugno del 2012, quando ha completato una missione di 469 giorni. In confronto, la più lunga missione dello Space Shuttle era durata 17 giorni.
Il velivolo orbitale sperimentale (X-37B), fu ideato dalla NASA nel 1999, ma il progetto venne assegnato alla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) nel 2004, e poi all’US Air Force nel 2006. Si tratta di un spazioplano senza pilota riutilizzabile a decollo verticale e atterraggio orizzontale. L’X-37B può rientrare nell’atmosfera terrestre e atterrare autonomamente senza pilota. Il robot può anche regolare la sua orbita nello spazio invece di seguire la stessa prevedibile orbita, una volta decollato. La navetta non ha un abitacolo, nessun sistema di supporto vitale, e né l’Air Force, né la NASA hanno espresso il desiderio di aggiornarlo al volo spaziale umano. L’autonomia della navetta orbitale è dovuta ai suoi pannelli solari che generano potenza elettrica dopo essere dispiegati dal vano di carico, permettendogli di rimanere in orbita per 270 giorni. L’X-37B è lungo 8,8 metri e largo 4,5 m, con un vano di carico delle dimensioni di un camioncino. Due velivoli X-37B potrebbero rientrare nel vano di carico di uno Space Shuttle.
Il costo totale del progetto è sconosciuto poiché il bilancio è classificato da quando il progetto X-37B è stato trasferito alla DARPA. L’identità specifica del carico utile non è stato rivelato… L’Air Force ha dichiarato solo che il velivolo spaziale avrebbe “eseguito vari esperimenti e consentito a sensori, sottosistemi, componenti per satellite e alla tecnologia associata di essere immessi nello spazio e fatti rientrare.”

Una missione da interpretare
Le fonti ufficiali dell’US Air Force dicono che il velivolo viene utilizzato come “programma di test sperimentali per la dimostrazione tecnologica di una piattaforma a controllo remoto, affidabile e riutilizzabile, da testare nello spazio per conto dell’US Air Force.” Vi sono diverse versioni di ciò che il velivolo spaziale dovrebbe fare, mentre orbita intorno al pianeta in quote dichiarate che variano da 200 a 750 km sopra la superficie terrestre. L’idea iniziale era che il velivolo spaziale agisse come un nuovo tipo di satellite di sorveglianza che potesse cambiare le orbite volando sopra un determinato territorio della Terra. Questa versione è confermata dal fatto che la navetta ha sorvolato Afghanistan, Iran, Iraq, Corea del Nord, Pakistan e ha cambiato orbita più di una volta.
E’ quasi certamente un aereo spia, o almeno un banco prova per attrezzature di sorveglianza spaziale, e una piattaforma di lancio per mini-satelliti spia. Il carico utile del veicolo è sufficiente per alcuni equipaggiamenti da spionaggio come telecamere e sensori. Il velivolo non ha un portello di attracco, non potendo così essere un altro piccolo velivolo da carico per la ISS o qualsiasi altra stazione orbitale. Sarebbe anche un modello di prova per un futuro “bombardiere spaziale” che sarebbe in grado di distruggere obiettivi dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B, in sé, possa essere un sistema da bombardamento nucleare, se l’astronave è destinata a rientrare nell’atmosfera terrestre e, con il pilota automatico, sganciare bombe su un bersaglio nemico. Ma altri analisti non sono d’accordo, dicendo che il carico utile è troppo piccolo e le specifiche non sono conformi allo scopo. Alcuni ipotizzano che l’X-37B sia un satellite-tracker o un satellite-killer. O entrambe le cose.
James Lewis, direttore del Programma di Tecnologia e Politiche Pubbliche presso il Centro di studi strategici e internazionali di Washington, dice che la durata della missione indica che l’OTV ha anche una missione ancor più segreta. Non ci sarebbe la necessità di rimanere in orbita per mesi, altrimenti, dice Lewis. “Non si tratta solo di un bus progettato per prendere le cose nello spazio e riportarle indietro.” Questo esperimento dimostra che gli Stati Uniti possono utilizzare lo spazio “come piattaforma per i sensori in grado di raccogliere dati dagli altri paesi e in in modo veramente continuo” aggiunge. Nel caso dell’X-37B ciò probabilmente comprende la raccolta “di segnali elettronici di tutti i tipi“, che si tratti di comunicazioni a microonde o della capacità di misurare dei dati a distanza. “Nel caso, per esempio, del recente lancio del missile nordcoreano, questo potrebbe includere i messaggi tra il controllo a terra ed il missile, così come misurare la firma termica e la traiettoria del lancio” (1).
Il presidente di Global Network, Dave Webb (che è anche il presidente della Campagna per il disarmo nucleare del Regno Unito) ritiene che il velivolo spaziale sia parte degli sforzi del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire ovunque nel mondo con una testata convenzionale, e in meno di un’ora. Dice: “Crediamo che lo spazioplano X-37B faccia parte degli sforzi del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire ovunque nel mondo con una testata convenzionale in meno di un’ora; noto come Prompt Global Strike. Così, mentre gli Stati Uniti portano avanti questi tipi di sistemi di attacco globale spaziali, sarà probabile che la Russia e la Cina saranno costrette a rispondere, rifiutandosi di ridurre le armi nucleari e sviluppando tecnologie spaziali per contrastare il programma degli Stati Uniti. “Global Networ sostiene che lo sviluppo di questi nuovi spazioplani è uno dei motivi per cui l’amministrazione Obama e il Pentagono sono desiderosi di ridurre le scorte di armi nucleari di Russia e Cina, in futuro. Come elementi chiave dell’avanzamento del programma di primo attacco degli Stati Uniti (insieme ai sistemi della cosiddetta ‘difesa antimissile’), diventano ancora più efficaci se gli Stati Uniti possono far ridurre le capacità di rappresaglia nucleare dei loro potenziali rivali, fornendo al Pentagono una probabilità ancora maggiore di scagliare con successo un decisivo attacco di primo colpo” (2).
Il ruolo della navetta può essere ampliato in futuro. Allo stato attuale, il velivolo potrebbe condurre missioni di carico attraccando ai vani di approdo congiunto di un avamposto orbitante, affermano dei funzionari della Boeing (3).
Vorrei aggiungere qualcosa, un parere strettamente personale sulla base di una modesta esperienza militare. Le altitudini utilizzate a fini militari e di esplorazione, oggi, vanno da 0 a 20 km e da 140 km in poi. C’è un vuoto da riempire tra tali orbite, che viene considerato come un potenziale teatro bellico. L’X-37 è chiaramente un mezzo per riempire il vuoto dall’”alto” in basso, mentre il Boeing X-51 (noto anche come X-51 Wave Rider), va dal “basso” o da un livello inferiore in alto. L’X-51 è un velivolo senza pilota per la dimostrazione nelle prove di volo del scramjet ipersonico (Mach 6, circa 4.000 miglia orarie (6.400 km/h) in quota). Nelle dimostrazioni di volo, l’X-51 viene trasportato da un B-52 ad una altitudine di circa 50.000 piedi (15,2 chilometri) e poi rilasciato sopra l’oceano. Il programma è gestito dall’US Air Force. La navetta ha completato con successo il suo primo volo a motore nel maggio 2010, ed ha anche compiuto il volo alla velocità di oltre Mach 5 di maggiore durata.

Aspetti giuridici
Dalla metà del XX.mo secolo, lo spazio è stato utilizzato per le operazioni dei velivoli spaziali militari come i satelliti per le comunicazioni e la ricognizione, e da alcuni missili balistici che passano attraverso lo spazio durante il volo. Finora, tuttavia, le armi non sono state dislocate nello spazio. Le armi nucleari e di distruzione di massa sono vietate nello spazio in virtù del trattato del 1967, i cui principi governano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’uso dello spazio, compresi la Luna e gli altri corpi celesti, che di solito viene chiamato Trattato sullo Spazio. Ma il Trattato non vieta il posizionamento di armi convenzionali in orbita. Azioni e piani attuali di Washington hanno suscitato preoccupazioni sulle armi non nucleari nello spazio. Attraverso risoluzioni e discussioni in seno alle Nazioni Unite, un accordo generale ha dichiarato che una corsa agli armamenti nello spazio deve essere evitata. Tuttavia, a causa della struttura del regime giuridico internazionale e ad eccezione di un piccolo numero di stati, come gli Stati Uniti, per esempio, non è ancora stato negoziato un trattato per impedire completamente lo schieramento di armi spaziali. Gli Stati Uniti sostengono che una corsa agli armamenti nello spazio non esiste ancora, e non è quindi necessario intervenire sulla questione.
Il 12 febbraio 2008, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, rivolgendosi alla Conferenza aveva presentato un progetto della Russia di trattato per la prevenzione del collocamento di armi nello spazio, la minaccia o l’uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), sostenuto anche dalla Cina. Fu il primo progetto di trattato sulla questione formalmente presentato alla Conferenza sul Disarmo (CD), anche se si basava su elementi proposti in un documento di lavoro per il CD, del giugno 2002, da Russia, Cina, Vietnam, Indonesia, Bielorussia, Zimbabwe e Siria. Il Ministro Lavrov aveva spiegato che il progetto di trattato era volto “ad eliminare le lacune esistenti nel diritto spaziale internazionale, creare le condizioni per l’esplorazione e l’utilizzo dello spazio, a conservare le costose proprietà spaziali, a rafforzare la sicurezza generale e il controllo degli armamenti.” In precedenza la Cina e la Russia avevano presentato diversi “documenti di lavoro” per impedire una corsa agli armamenti nello spazio, ed elementi preliminari del trattato definito dai precedenti documenti congiunti.
L’allora Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, in un discorso al gruppo sul disarmo, espresse costernazione per la lunga impasse nei colloqui volti a fermare la diffusione di armi pericolose. Eppure l’iniziativa di Russia-Cina non è arrivata a compimento per l’opposizione degli Stati Uniti. Donald Mahley, in qualità di viceassistente del segretario si Stato statunitense per la riduzione delle minacce, i controlli sulle esportazioni e le trattative, aveva detto, “Gli accordi vincolanti sul controllo degli armamenti non sono che semplicemente uno strumento efficace per migliorare le interessi a lungo termine per la sicurezza spaziale degli Stati Uniti e dei loro alleati.”
Gli Stati Uniti continuano a investire in programmi che potrebbero fornire armamenti anti-satelliti e spaziali. Nel luglio 2010, l’amministrazione Obama lanciava la nuova politica spaziale nazionale degli Stati Uniti, affermando: “Gli Stati Uniti restano impegnati nell’utilizzo di sistemi spaziali a sostegno della propria sicurezza nazionale e interna. Gli Stati Uniti investono nella capacità di conoscere la situazione e di lanciare velivoli; di sviluppare i mezzi per garantire le funzioni essenziali delle missioni spaziali, di migliorare la nostra capacità di identificare e caratterizzare le minacce, di dissuadere, difendere e, se necessario, sconfiggere le minacce volte a interferire o ad attaccare sistemi spaziali degli Stati Uniti o degli alleati“(4).
La nuova politica rileva inoltre che gli Stati Uniti esamineranno proposte e concetti sulle misure di controllo degli armamenti, se sono “equi, effettivamente verificabili e volti a migliorare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro alleati.” Secondo gli Stati Uniti, il comune progetto di trattato russo-cinese sulla prevenzione del collocamento di armi nello spazio (PPWT) non rispondeva ai criteri degli Stati Uniti, in quanto è “fondamentalmente errato” e non forniva motivi per iniziare dei negoziati. In qualche modo, gli Stati Uniti non sono riusciti a venire incontro a una qualsiasi altra iniziativa, finora, dando priorità alla continua militarizzazione dello spazio.
Militarizzare lo spazio distruggerà l’equilibrio e la stabilità strategica, minerà la sicurezza internazionale e nazionale, compromettendo il regime di controllo delle armi e provocando una corsa agli armamenti. Il modo per evitarlo è un trattato multilaterale per non lanciare velivoli spaziali militari in missioni avvolte dal segreto.

Riferimenti:
1. The Christian Science Monitor, US launches super-secret, orbiting, robotic plane, 12 dicembre 2012,
2. War is Crime.org, Planned Military Space Plane Launch Highlights Keep Space for Peace Week Concerns, 6 ottobre 2012
3. The space.com, Air Force’s Secret X-37B Space Plane Lands in Calif. After Mystery Mission, 16 giugno 2012
4. National_Space_Policy_6-28-10

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - Sitoaurora

La Cina è una minaccia militare? Perché la Cina è innervosita dal Perno di Obama

F. William Engdahl, Global Research, 21 novembre 2012

Leggendo i media mainstream occidentali, si potrebbe concludere che la Cina è diventata un gigante economico intenzionato a mostrare la sua forza militare, avviando una massiccia corsa agli armamenti. La Cina ha designato il suo nuovo presidente, Xi Jinping, che ha appena sostituito il  predecessore Hu Jintao sia al vertice del partito comunista che della potente Commissione militare centrale, dando a Xi il controllo completo delle forze armate e del partito. Una recente analisi della BBC, nell’articolo intitolato “La Cina estende la portata militare“, nella tipica copertura mediatica occidentale del programma militare della Cina: “La prima portaerei della Cina inizierà le prove in mare entro la fine dell’anno. Alla fine dell’anno scorso, erano trapelate le prime immagini del prototipo del nuovo caccia “stealth” di Pechino. E gli esperti militari statunitensi ritengono che la Cina abbia iniziato a schierare il primo missile balistico a lungo raggio in grado di colpire una nave in movimento in mare“. [1]
In Giappone, i politici nazionalisti, come l’ambizioso governatore di Tokyo Shintaro Ishihara e Toru Hashimoto, sindaco di Osaka, ottengono popolarità con la retorica anti-cinese, sostenendo che il Giappone deve sviluppare le capacità per opporsi alla supremazia militare cinese. A maggio l’autorevole New York Times ha pubblicato un articolo allarmante sull’annunciato “incremento a due cifre” delle spese militari della Cina. Nell’articolo si parla di un aumento dell’11% rispetto al bilancio precedente, di gran lunga inferiore perfino al tasso di inflazione. Tuttavia, quando si esamina in dettaglio il reimpiego effettivo e le mosse militari delle forze armate statunitensi nella regione dell’Asia, dopo l’annuncio del presidente Obama dell’”Asia Pivot”, per una nuova  ridefinizione delle capacità militari degli Stati Uniti passando dall’Europa occidentale alla regione dell’Asia, diventa chiaro che la Cina reagisce allo scopo di affrontare le future molto reali minacce alla sua sovranità, piuttosto che agire aggressivamente.
Il semplice fatto che il presidente al potere Obama, nel corso dei dibattiti presidenziali televisivi nazionali, abbia etichettato la Cina come “avversario” è indicativo del cambiamento della posizione militare degli Stati Uniti. La profondità e la natura del perno degli Stati Uniti sulla Cina è cristallino quando si guardano più da vicino i recenti sviluppi dello schieramento asiatico dell’US Missile Defense, chiaramente rivolto contro la Cina e nessun altro. La Cina ufficialmente spende appena il 10% di quello che gli Stati Uniti spendono per la loro difesa, circa 90 miliardi di dollari, e se alcune importazioni di armi e altri costi vi sono inclusi, forse si arriva a 111 miliardi di dollari all’anno. Anche se le autorità cinesi non pubblicano i dati completi su tali aree sensibili, è chiaro che la Cina spende solo una parte degli Stati Uniti, partendo da una base militare-tecnologica di gran lunga inferiore rispetto agli Stati Uniti.
Il bilancio della difesa degli Stati Uniti non è solo di gran lunga il più grande del mondo. Domina tutti gli altri, ed è del tutto indipendente da qualsiasi minaccia percepibile. Nel XIX.mo secolo, la Royal Navy inglese costruì la sua flotta in base alle flotte dei due potenziali nemici più potenti della Gran Bretagna; gli strateghi del bilancio della difesa degli USA, affermano che sarebbe una “catastrofe” se gli Stati Uniti avessero una marina meno di cinque volte superiore a quelle di Cina e Russia messe insieme.[2]
Se includiamo la spesa da parte della Russia, il più forte alleato della Cina nella Shanghai Cooperation Organization, la loro spesa totale annuale combinata per la difesa sarebbe di quasi 142 miliardi dollari. Le dieci prime nazioni al mondo per spesa per la difesa, oltre agli Stati Uniti, la più grande, e la Cina, la seconda più grande del Mondo, sono Regno Unito, Francia, Giappone, Russia, Arabia Saudita, Germania, India e Brasile. Nel 2011, la spesa militare degli Stati Uniti era pari a uno sbalorditivo 46% della spesa totale di un mondo di 171 stati, quasi la metà del mondo intero. [3]
Chiaramente, con tutta la sua retorica sulle missioni di mantenimento della pace e per la promozione della “democrazia”, il Pentagono sviluppa ciò che i suoi pianificatori chiamano “Full Spectrum Dominance”, il controllo totale globale aereo, terrestre, marittimo, spaziale, cosmico e ora cyberspaziale. [4] E’ chiaramente determinato a usare la sua forza militare per garantirsi il dominio o l’egemonia globale. Nessun altra interpretazione è possibile. La Cina di oggi, per via della sua dinamica crescita economica e la sua determinazione nel perseguire gli interessi sovrani nazionali cinesi, e solo perché esiste, sta diventando “l’immagine del nemico” o il nuovo avversario del Pentagono, sostituendo l’”immagine del nemico” non più utile dell’islam, usata dal settembre 2001 dall’amministrazione Bush-Cheney per giustificare l’esercizio del potere globale del Pentagono. Dopo quasi due decenni di abbandono dei propri interessi in Asia orientale, nel 2011, l’amministrazione Obama ha annunciato che gli Stati Uniti ne avrebbero fatto “il perno strategico” nella loro politica estera, concentrando l’attenzione politica e militare sulla regione dell’Asia-Pacifico, in particolare Sud-Est asiatico, cioè, la Cina.

Parte II: la ‘Dottrina Obama’ e il BMD asiatico
Fino ad oggi il cuore delle fasi iniziali del Perno Cinese comporterà la costruzione di un massiccio anello antimissile intorno alla Cina per neutralizzarne il potenziale d’attacco nucleare. Durante gli ultimi mesi del 2011, l’amministrazione Obama ha chiaramente definito la nuova dottrina della minaccia e della prontezza militare degli Stati Uniti sulla scia dei fallimenti militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Durante un viaggio presidenziale in Estremo Oriente, mentre era in Australia, il Presidente degli Stati Uniti ha presentato ciò che viene chiamata ‘Dottrina Obama’. [5]
Le seguenti sezioni del discorso di Obama in Australia valgono d’essere citate in dettaglio: “Con la maggior parte delle centrali nucleari del mondo e più di metà del genere umano, l’Asia in gran parte definirà se il secolo prossimo sarà segnato da conflitti o dalla cooperazione… In qualità di Presidente ho quindi preso una decisione deliberata e strategica… gli Stati Uniti giocheranno un ruolo più ampio e di lunga durata nel plasmare questa regione e il suo futuro… ho indicato alla mia squadra di sicurezza nazionale di rendere la nostra presenza e missione nel Pacifico-Asia una priorità assoluta… Preserveremo la nostra unica capacità di proiettare potenza e scoraggiare le minacce alla pace… Gli Stati Uniti sono una potenza del Pacifico e siamo qui per rimanervi. In realtà, stiamo già modernizzando la postura difensiva dell’America nell’Asia-Pacifico. …Vediamo la nostra nuova postura qui in Australia… credo che si possano affrontare sfide comuni, quali la proliferazione e la sicurezza marittima, e la cooperazione nel Mar Cinese Meridionale.” [6]
Il 24 agosto, 2012, il Wall Street Journal di New York riportava che l’amministrazione Obama, nell’ambito della sua nuova politica imperniata sulla Cina, amplierà il suo scudo di difesa missilistica, la difesa antimissile balistico o BMD, come è noto in campo militare, alla regione dell’Asia-Pacifico. [7] La ragione ufficiale del Pentagono per il nuovo dispiegamento della sua BMD nel teatro asiatico è proteggere Giappone, Corea del Sud e altri paesi alleati degli Stati Uniti nella regione contro un attacco missilistico nucleare della Corea del Nord. Questo argomento non regge ad un attento esame. In realtà, secondo numerose segnalazioni, Washington ha deciso di investire su una grande rete per la difesa antimissile in Giappone, Corea del Sud e Australia. Il vero obiettivo del sistema BMD non è la Corea del Nord, ma piuttosto la Repubblica Popolare Cinese, l’unica potenza nella regione a possedere anche una potenziale minaccia nucleare con grandi capacità di lancio a lungo raggio. Fa parte della nuova strategia del Pentagono imporre il pieno controllo sullo sviluppo futuro della Cina. L’offensiva della BMD di Washington deve essere vista anche alla luce della tempestiva decisione, del governo giapponese, di provocare deliberatamente le tensioni con la Cina sulle controverse isole Diaoyu nel Mar Cinese orientale, una regione ritenuta enormemente ricca di gas. [8]

Parte III: Giappone, chiave della difesa antimissile
Nel settembre 2012, il segretario alla difesa Leon Panetta annunciava che gli Stati Uniti e il Giappone avevano raggiunto un importante accordo per schierare un secondo grande avanzato radar della difesa antimissile sul territorio giapponese. [9] Nel suo annuncio Panetta dichiarava: “Lo scopo di ciò è rafforzare la nostra capacità di difendere il Giappone. È stato inoltre progettato per aiutare le avanguardie delle forze americane e inoltre sarà efficace nel proteggere gli Stati Uniti dalla minaccia dei missili balistici nordcoreani“. [10] Uno sguardo alla mappa mostra i buchi nucleari della dichiarazione di Panetta. I siti missilistici cinesi sono appena oltre il confine coreano, entro la gittata della nuova installazione della BMD di Stati Uniti-Giappone. La decisione di Washington di installare infrastrutture avanzate della BMD in Giappone è stata presa tempo fa, nell’ambito della strategia per il dominio globale militare degli Stati Uniti.
La cooperazione nella BMD con il Giappone iniziò il 19 dicembre 2003, quando il governo giapponese emise il decreto governativo “Introduzione del sistema della Ballistic Missile Defense e altre misure.” Da allora, l’istituzione di un robusto sistema di difesa missilistica è stata la priorità per la sicurezza nazionale del Giappone. Secondo l’interpretazione del governo giapponese dell’articolo 9 della Costituzione del Giappone, la partecipazione del Giappone a un sistema di difesa collettivo è vietata, in quanto utilizza le capacità della difesa antimissile per difendere un paese terzo, anche se è un alleato come gli Stati Uniti. Shinzo Abe, capo del Partito LiberalDemocratico, quasi certo di divenire primo ministro dopo le elezioni del 16 dicembre per la Camera Bassa, è un forte sostenitore della BMD e della modifica dell’articolo 9. Ciò significa che ci si può aspettare un grande cambiamento verso una posizione militare ulteriormente anticinese du Tokyo. [11]
Secondo i resoconti della stampa militare statunitense, la caratteristica più importante del nuovo progetto BMD giapponese sarà l’installazione di un potente radar di preallarme ‘X-band’, della Raytheon Co. E’ “un grande centro di controllo del tiro ‘phased array’, con capacità di rilevamento di precisione e di sostegno all’intercettazione”, progettato per contrastare le minacce degli ‘stati canaglia’. Sarà installato su un’anonima isola meridionale giapponese. [12] Il ministro della difesa del Giappone Satoshi Morimoto ha confermato che Tokyo e Washington “hanno avuto varie discussioni sulla difesa antimissile, tra cui modalità di schieramento del sistema radar in banda-X degli Stati Uniti“. [13] il Giappone ospita già un radar in banda X nella prefettura settentrionale di Aomori, dal 2006. E’ fortemente contrastato dai residenti locali che temono, non senza ragione, che la presenza del radar li renda un bersaglio per dei potenziali attacchi nemici. [14]

Parte IV: La BMD in tutta l’Asia
La decisione degli Stati Uniti di dare priorità all’installazione della sua BMD in Asia coinvolge non solo il Giappone. Washington sta anche aiutando l’India a migliorare il suo nuovo sistema di difesa missilistica. Gli indiani vogliono costruire una rete multi-livello di difesa missilistica con l’aiuto degli Stati Uniti. Pubblicamente il governo indiano cita il Pakistan come causa. In privato, è la Cina. L’India ha testato il suo missile balistico a gittata intermedia Agni-V, all’inizio di quest’anno e la stampa indiana ha apertamente citato la capacità del sistema di colpire qualsiasi parte della Cina, come sua caratteristica più importante. [15] Secondo Steven Hildreth, un esperto di difesa antimissile del Congressional Research Service di Washington, negli Stati Uniti, ciò “getta le basi” per un sistema di difesa antimissile regionale che consisterebbe nelle difese contro i missili balistici degli USA in combinazione con quelle delle potenze regionali, in particolare Giappone, Corea del Sud e Australia. Anche se presumibilmente finalizzata a contenere le minacce dalla Corea del Nord, Hildreth ha anche affermato, “la realtà è che stiamo anche guardando, a lungo termine, all’elefante nella stanza, cioè la Cina.”
Secondo un rapporto del Wall Street Journal, il radar in banda-X permetterebbe agli Stati Uniti di ‘sbirciare più in profondità’ in Cina, oltre alla Corea del Nord. [16] Come pure vi sono relazioni da parte di anonimi funzionari del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, su un terzo radar in banda-X che verrebbe posizionato nelle Filippine, permettendo al Pentagono di monitorare con precisione i missili balistici lanciati dalla Corea del Nord, ma anche da buona parte della Cina. [17] Oltre al Giappone, Washington ha invitato la Corea del Sud e l’Australia a partecipare al programma asiatico della BMD. Il quotidiano ufficiale cinese in lingua inglese, Global Times, ha sottolineato “Tra le potenze nucleari, la Cina ha il minor numero di armi nucleari. E’ anche l’unico paese ad essersi impegnato nella dottrina del ‘non primo uso’. L’installazione di un sistema di difesa missilistico in Asia non rispetta la politica nucleare della Cina.” L’articolo del Global Times osserva ancora: “Se Giappone, Corea del Sud e Australia aderiscono al sistema, una viziosa corsa agli armamenti in Asia potrebbe accendersi. Non è ciò che la Cina vuole, ma dovrà fare i conti con la corsa agli armamenti, se accadesse. Gli Stati Uniti stanno sconvolgendo l’Asia. La regione in futuro può vedersi intensificare i conflitti. La Cina dovrebbe fare tutti gli sforzi possibili per impedirlo, ma deve preparasi al peggio”. [18]

Parte V: la BMD incoraggia il Primo Attacco nucleare
La strategia della BMD degli Stati Uniti in Asia segue una decisione presa dalle amministrazioni Bush e Obama per lo schieramento del primo anello della BMD che circonda la Russia con installazioni in Polonia, Repubblica Ceca e Turchia, mirato contro l’arsenale russo dei missili balistici intercontinentali. Mentre alti ufficiali in pensione delle forze armate USA hanno messo in guardia che lo schieramento della difesa antimissili balistici contro un potenziale avversario nucleare, come Russia, Cina, Corea del Nord o Iran, sarebbe una follia in stretti termini di strategia militare. Con anche un primitivo scudo di difesa missilistica, gli Stati Uniti potrebbero lanciare un primo attacco contro i silos dei missili e le flotte dei sottomarini russi o cinesi, con meno timore di ritorsioni efficaci; ma i pochi missili nucleari russi o cinesi rimasti sarebbero in grado di lanciare una risposta sufficientemente distruttiva.
Durante la Guerra Fredda, la capacità del Patto di Varsavia e della NATO per annientarsi reciprocamente aveva portato ad una situazione di stallo nucleare, soprannominata dagli strateghi militari MAD-mutua distruzione assicurata. Era spaventoso ma, in un certo senso bizzarramente più stabile di quello che sarebbe accaduto con la ricerca unilaterale degli Stati Uniti della supremazia nucleare. La MAD era basata sulla prospettiva della reciproca distruzione nucleare, senza alcun vantaggio decisivo per nessuna delle parti, ma ha portato ad un Mondo in cui la guerra nucleare era diventata ‘impensabile’. Ora gli Stati Uniti, con la BMD in Europa contro la Russia e in Asia contro la Cina, perseguono la possibilità di una guerra nucleare come ‘pensabile.’ Questa è una vera e propria ‘pazzia.’ La prima nazione con scudo ‘difesa’, con la difesa antimissile balistico (BMD), avrebbe di fatto la ‘capacità del primo colpo,’ facendo della BMD un sistema non difensivo ma offensivo all’estremo. Il Tenente-Colonnello Robert Bowman, direttore del Programma di Difesa Antimissile dell’aviazione degli degli Stati Uniti, durante l’era Reagan, ha recentemente definito la difesa missilistica, “l’anello mancante per un Primo Attacco.” [19] La BMD fornisce l’incentivo per attuare il primo colpo nucleare, qualcosa di mai prima immaginabile a causa dell’incertezza che la nazione non divenisse  un cumulo di macerie radioattive. In termini militari, la BMD è offensiva, non difensiva come dice il nome, e dovrebbe correttamente essere chiamata Attacco dei Missili Balistici.

Note ulteriori: Bowman
Sotto Reagan e Bush I, si chiamava Strategic Defense Initiative Organization (SDIO). Sotto la presidenza di Clinton, è diventata la Ballistic Missile Defense Organization (BMDO). Ora Bush II ha creato la Missile Defense Agency (MDA) e gli ha dato la libertà di vigilanza e di controllo precedentemente goduto solo dai programmi neri o top secret. Se il Congresso non agisce subito, questa nuova agenzia indipendente può prendersi un bilancio essenzialmente illimitato e spendere al di fuori del controllo pubblico e del Congresso, in armi di cui non sapremo nulla fino a quando saranno nello spazio. In teoria, quindi, i guerrieri spaziali governerebbero il mondo, potendo distruggere qualsiasi bersaglio sulla Terra senza preavviso. Saranno queste nuove superarmi a dare  sicurezza al popolo statunitense? Difficilmente. [20]
Lo schieramento principale della BMD di Washington in tutta l’Asia, è una delle probabili ragioni principali per l’improvvisa decisione di ritardare il 18.mo Congresso del Partito fino a dopo le elezioni degli Stati Uniti, per vedere se la Cina avrebbe avuto di fronte il presidente Romney o il presidente Obama. Ciò si concretizza in termini di decisioni militari degli USA, nei pochi mesi da quando Obama ha proclamato la sua Dottrina del Perno in Asia, chiarendo perché la Dottrina Obama rende la Cina sempre più nervosa per il ‘perno’ di Obama.

F. William Engdahl è economista e analista geopolitico. Maggiori informazioni su i suoi vari libri e articoli si possono trovare su www.williamengdahl.com

Note:
[1] Jonathan Marcus, China extending military reach, 14 giugno 2011
[2] Winslow Wheeler, The Military Imbalance: How The US Outspends the World, 16  marzo 2012.
[3] Ibid.
[4] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, 2010, edition.engdahl, Wiesbaden.
[5] President Barack Obama, Remarks By President Obama to the Australian Parliament, 17 novembre 2011.
[6] Ibid.
[7] Brian Spegele et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, The Wall Street Journal, 24 agosto 2012.
[8] Kazunori Takada, Japanese firms shut China plants, US urges calm in islands row, Reuters, 17 settembre 2012.
[9] Thom Shanker and Ian Johnson, US Accord With Japan Over Missile Defense Draws Criticism in China, The New York Times, 17 settembre 2012
[10] Chris Carroll, US, Japan Announce Expanded Missile Defense System, 17 settembre 2012, Stars and Stripes
[11] Masako Toki, Missile defense in Japan, Bulletin of the Atomic Scientists, 16 gennaio 2009
[12] RT, Shield revealed US spreads missile defenses East, Russia Today, 24 agosto 2012.
[13] Brian Spegele, et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, Wall Street Journal, 24 agosto 2012
[14] Ibid.
[15] Trefor Moss, Asia’s New Arms Race: Missiles, Missile Defenses, 27 agosto 2012.
[16] RT, op. cit.
[17] Brian Spegele, op. cit.
[18] Global Times, US missile shield fosters Asian arms race, Beijing, Global Times, 29 marzo 2012.
[19] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, edition.engdahl,Wiesbaden, 2009, p. 162.
[20] Ibid., p. 161.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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