Biolabs USA: una nuova epidemia di vaiolo in Georgia

Henry Kamens New Oriental Outlook 30/05/2014

800px-Biolab_Tbilisi_02-e1381199448933Jeffrey Silverman, giornalista investigativo nella Repubblica di Georgia e veterano dell’esercito statunitense, una volta era di stanza in un deposito di armi chimiche degli Stati Uniti, il Bluegrass Army Depot di Richmond, Kentucky, durante il suo servizio. Da tempo afferma che una struttura di ricerca biologica degli Stati Uniti, presso il Tbilisi International Airport, sia coinvolta non solo nel traffico di gas tossici e altri agenti utilizzati nei conflitti nel mondo, ma anche che sviluppi nuovi virus e presumibilmente ne infetti il bestiame, diffondendolo per vedere come gli ignari georgiani rispondono e il loro potenziale utilizzo militare. Per diversi anni Stati Uniti e Georgia hanno negato tale possibilità, rigettando totalmente le affermazioni di Silverman, nonostante il fatto che il laboratorio prenda il nome dal senatore Richard E. Lugar e sia stato ufficialmente inaugurato dall’ambasciatore degli Stati Uniti e dal presidente georgiano dell’epoca. Infatti, gli Stati Uniti insistevano tanto su ciò che il personale della struttura inesistente lo spedì all’ospedale con una ferita alla testa e l’ambasciata l’insultò personalmente sui media, mentre veniva screditato sul sito ufficiale degli Stati Uniti. L’ambasciata afferma che le sue affermazioni sulla politica degli Stati Uniti sono assolutamente senza alcun fondamento e che, purtroppo, ciò riflette la veridicità della  fonte. Nel frattempo però un paio di cose interessanti sono successe. In primo luogo l’esistenza del laboratorio è stata pubblicamente riconosciuta da Stati Uniti e Georgia, anche se fu descritto come un semplice istituto scientifico. Poi fu preso sotto il controllo del nuovo governo georgiano, per monitorare ciò che realmente vi succedeva. Poi armi biologiche furono utilizzate in Siria, Egitto, Iraq, Yemen, Afghanistan e Ucraina. Prendete una mappa, tracciare le linee tra questi Paesi e vedete dove s’incrociano. Ora il Center for Disease Control (sebbene non preventivo), o CDC, un’istituzione statunitense di Atlanta, annuncia in un comunicato stampa che un nuovo virus simile al vaiolo è stato scoperto nella Repubblica di Georgia. E’ stato catturato da due lavoratori zootecnici che vivono di allevamento. L’hanno recuperato, ma non si sa quanti altri ne siano stati colpiti prima che ciò venisse alla luce, e quanti ne saranno in futuro, non potendo curare un virus di cui non si sa nulla. Contattato in proposito, Silverman ha risposto: “Odio dirtelo, ma te l’avevo detto, e se volete i dettagli basta contattare il responsabile affari pubblici presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Tbilisi, di come impazzirono per screditare la mia indagine, rovinando la storia e la mia reputazione, e guardate le successive interviste rilasciate alla stampa georgiana lo scorso aprile, sui pericoli di una rete di laboratori di armi biologiche in costruzione in Georgia, uno in prossimità di Tbilisi, da parte del contraente dell’US DoD Bechtel National“. La storia viene ora raccolta dalla stampa mainstream, tra cui US National Public Radio, The Guardian e altri. Il tempo ci dirà quanto sia grave questa ultima epidemia, ma tutti devono fare attenzione.

Ciò che ha detto
Silverman fece la seguente dichiarazione lo scorso anno, segnalata da Veterans Today e dai media russi, tra cui la TV di Stato russo, cui diede un’intervista esclusiva nel maggio 2013. Silverman è anche capo dell’ufficio locale di Veterans Today e sulle questioni militari del giornale, fu redattore capo del Georgian Times e altre pubblicazioni regionali. “Presto mi resi conto che il governo degli Stati Uniti e il dipartimento della Difesa, DoD, volevano studiare nuovi ceppi infettivi come l’Anthrax, evoluti in natura tra mandrie di bovini nelle regioni rurali della Georgia. Va ricordato che questo piccolo Paese e Tbilisi una volta erano al centro del sistema di ricerca sulle armi biologiche, per la guerra contro animali e vegetali dell’Unione Sovietica. Ho potuto accedere ai progetti dell’impianto biologico e parlando con imprenditori e informatori, ben presto seppi che il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti gestisce una rete di laboratori in Georgia con capacità offensiva. Alcuni addirittura arrivarono ad affermare che il governo statunitense usa la Georgia e la sua popolazione nelle sue ricerche. Ho anche il sospetto di ciò, ed è per questo che cerco prove solide per l’accusa. La questione è se i georgiani siano usati nei sinistri bio-programmi e nei test sul campo dei vaccini. Può essere difficile dimostrarlo, ma anche gli Stati Uniti fecero esperimenti sulla propria popolazione negli anni, e possono utilizzare la popolazione della Georgia negli esperimenti sul campo per i vaccini, senza il loro pieno ed informato consenso“. Fondamentalmente Silverman ha accusato Georgia e US DoD di fare esperimenti sulla popolazione locale, senza il permesso, commettendo così atrocità degne di Joseph Mengele, il famigerato medico di Auschwitz. E’ noto che molti studi clinici furono condotti in Georgia, spesso di nascosto, tra cui alcuni su farmaci sperimentali per la TB. Questi studi sono finanziati dai soliti noti: agenzie di sviluppo, tra cui l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, e varie aziende farmaceutiche europee. L’eventuale esplosione di una nuova malattia del vaiolo può avere ampie conseguenze sulla salute pubblica. Ora il CDC è coinvolto nei regolari programmi di vaccinazione contro il vaiolo, reintegrabili come misura preventiva in quanto forniscono un certo grado di protezione da virus simili che influenzano il bestiame, come il vaiolo bovino. Come il vaiolo stesso, questi virus possono essere mortali per persone dal sistema immunitario soppresso.

Quello che è stato trovato
chemweapon1Il virus scoperto di recente è stato descritto come “cugino di secondo grado del vaiolo“. Come il vaiolo provoca dolorose vesciche su mani e braccia e altri sintomi che includono febbre, ingrossamento dei linfonodi e debolezza generale. I due allevatori di bestiame che l’hanno preso negano di avere avuto vaccinazioni contro il vaiolo. Una volta erano obbligatorie, ma furono  sospese nel 1980, quando la malattia si supponeva debellata. Solo i militari sono vaccinati ora, e il laboratorio di Tbilisi è stato istituito dal dipartimento della Difesa statunitense, non dal dipartimento della Salute, impiegando scienziati militari. Il detective forense per le malattie Neil Vora, che ha guidato il team che ha fatto la scoperta, ha detto che “i ricercatori del CDC considerano tale famiglia di virus molto importante, perché il vaiolo potrebbe essere usato come agente nel bioterrorismo”. Ma come, se la malattia non esiste più? L’unico posto dove si può trovare il virus del vaiolo è un laboratorio di ricerca scientifica, i cui campioni sono ancora conservati. Gli Stati Uniti riconoscono che possono in qualche modo fuoriuscire da tali istituzioni ed essere usati in guerra. L’anno scorso il governo degli Stati Uniti spese circa 460 milioni di dollari per un relativamente nuovo farmaco sul vaiolo, nel caso in cui il virus fosse volutamente rilasciato con un attacco bioterroristico. La quantità di farmaco in questione potrebbe trattare circa due milioni di persone, essendo questa la dimensione di un previsto attacco. Quattro virus della famiglia orthopox colpiscono le persone: vaiolo, vaiolo bovino, monkeypox e vaiolo vaccino. Gli altri tre colpiscono gli animali all’inizio, e poi passano alle persone opportunisticamente. Ora che le persone non sono immunizzate contro il vaiolo, gli altri virus della stessa famiglia hanno spazio per riemergere, mentre l’immunizzazione contro uno dei quattro protegge anche contro gli altri. Ma non è chiaro perché un nuovo virus debba emergere, a meno che naturalmente qualcuno lo diffonda.

Quali conclusioni trarre?
Sappiamo che il laboratorio inesistente in Georgia, invece esiste, e che i laboratori hanno campioni dello stesso tipo del vaiolo apparso. Sappiamo che il nuovo virus, descritto dagli esperti statunitensi simile al vaiolo e membro della stessa famiglia virale, è stato scoperto in Georgia e ha colpito due allevatori. Inoltre, il precedente governo georgiano di Mikheil Saakashvili sospese l’immunizzazione del bestiame su richiesta del governo degli Stati Uniti in modo che il centro inesistente potesse studiare la diffusione delle malattie nelle mandrie di bovini georgiani. Tutto ciò  è coerente con quanto Silverman, egli stesso laureato e ricercatore su malattie degli animali nella Facoltà di Agraria dell’Università del Kentucky, dice da molti anni. Sostiene che il nuovo virus è probabilmente un ibrido, una combinazione di diversi virus legati per produrre il massimo effetto, essendo tale pratica seguita da molti anni e in diversi campi scientifici. Silverman richiama l’attenzione su una sospetta epidemia di morbillo in Georgia lo scorso anno, che colpì adulti e bambini, tra cui persone che già subirono tale malattia e avrebbero dovuto esserne immunizate permanentemente. Ricorda come egli stesso si sentì dire dai funzionari della sanità pubblica che doveva vaccinarsi, anche se aveva fatto tutte le vaccinazioni necessarie nelle forze armate degli Stati Uniti, che sapesse. Le vaccinazioni che i funzionari georgiani cercavano d’imporgli furono  donate dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Nessuno si preoccupò di avere il consenso informato di coloro cui dovevano somministrarli. Silverman ritiene che facevano parte dello stesso programma per iniettare malattie ai georgiani, a loro insaputa, per testare la reazione umana ai potenzialmente mortali nuovi virus utilizzabili in guerra.

La consistenza finale
Tutto ciò appare troppo brutto per essere vero, per alcuni. Fino a quando, forse, si tirano fuori un paio di nomi storici. Alois Brunner, il più ricercato criminale di guerra nazista, ancora forse in vita, sosteneva di aver lavorato per l’esercito statunitense come autista. Klaus Barbie, il Macellaio di Lione, fu impiegato dal controspionaggio degli Stati Uniti come consigliere, svelando le tecniche di interrogatorio e tortura nazista alle nuove generazioni, aiutato a sfuggire alla giustizia per molti anni venendo spedito in Bolivia attraverso la ratline degli USA. Walter Schreiber, responsabile per la sperimentazione sui detenuti dei campi di concentramento, fu portato negli Stati Uniti dal governo per lavorare nella Scuola di Medicina dell’Aeronautica Militare. La difesa, l’intelligence e il personale medico militare statunitensi di oggi sono stati addestrati da qualche parte, e volutamente scelti da una lunga serie di istruttori le cui competenze sono state tramandate di generazione in generazione. Questa rete di strutture include anche parti di Ucraina e Unione Sovietica, terreni fertili per la scienza dei pazzi.

Le attività del Pentagono in Ucraina
aaa1_747Gli Stati Uniti sono coinvolti anche nella costruzione di laboratori microbiologici in Ucraina. Il giornale ucraino ’2000′ riferiva che risiedenti di Kharkov visitarono la sede per esprimere preoccupazione sui piani di costruzione di un laboratorio biologico statunitense nei pressi della cittadina di Shelkostantsja, vicino Merefa. Fu riferito dalla stampa ucraina che il Pentagono è in procinto di costruire una rete di laboratori biologici in tutto il Paese, molti vicino ai confini di Russia, Bielorussia, Polonia e Moldavia. Sono già stati costruiti laboratori a Odessa, Dnepropetrovsk, Lugansk, Lvov, Vinnitsa, Ternopol, Uzhhorod, Kiev, Simferopol e Kherson. La gente del posto esprime ansia per i danni collaterali che potrebbero derivare dalla fuga di sostanze mortali. Tutte le attività di ricerca in Ucraina sono condotte nell’ambito del Cooperative Threat Reduction Agreement dell’agosto 2005. Il Pentagono (che non è un agenzia civile, ma il dipartimento della Difesa) è responsabile del programma. Accordi analoghi sono stati conclusi con Azerbaigian, Armenia, Kazakistan e Uzbekistan. L’accordo di cooperazione nella microbiologia tra Stati Uniti e Ucraina è scaduto nel maggio 2014, ma il programma è ancora attivo. Gli Stati Uniti insistono che dovrebbe essere prolungato fino al settembre 2017, nonostante l’assenza di un accordo, l’atmosfera politica e le forze di ultradestra in Ucraina. In breve, la scoperta di un nuovo virus bovino in Georgia, dove c’è un centro di ricerca biologica che ha i mezzi per produrlo, riposa su una logica orribile. Anche nelle ultime settimane vi sono state inspiegabili epidemie di meningite virale in scuole e asili della Georgia, coincidenza o no; decine di casi confermati finora. E’ stato così grave che le scuole sono state costrette a chiudere, mentre misure di riduzione del rischio sanitario sono state attuate per rallentarne la diffusione.

23987Henry Kamens, giornalista, esperto di Asia centrale e Caucaso, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Paura di Satana: perché gli Stati Uniti sono terrorizzati dal missile russo

Rakesh Krishnan Simha RBTH 23 maggio 2014

Gli sforzi degli statunitensi contro l’SS-18 della Russia, il missile strategico più potente del mondo, sono suscitati dal timore di vivere all’ombra della paura.

1400140427_ocherednoy-rossiysko-ukrainskiy-dnepr-startuet-v-iyuneNella storia umana non c’è mai stata un arma distruttiva come il missile balistico intercontinentale (ICBM) russo SS-18. Per comprendere il vero potere di questa arma da giudizio universale, provate a paragonarla alla testata nucleare degli Stati Uniti utilizzata per cancellare Hiroshima. La bomba di Hiroshima aveva una potenza di ‘soli’ 15 chiloton (KT) o 15000 tonnellate di TNT, eppure uccise 70000 persone. In confronto, un solo SS-18 trasporta fino a 10 testate nucleari indipendenti di circa 750 KT ciascuna. Alcuni missili sono armati con una colossale testata da 20000 KT. Durante i primi anni dell’era missilistica, gli Stati Uniti superavano la Russia in tecnologia e numeri, ma dai primi anni ’70, quando l’SS-18 entrò in servizio in numero significativo, Mosca colmò il gap missilistico e iniziò ad avanzare inesorabilmente. Nel 1990 Mosca aveva una riserva di circa 40000 testate nucleari (contro le 28000 degli Stati Uniti), ma utilizzando le sole 3000 sui suoi SS-18, avrebbe spazzato via tutta la vita umana negli Stati Uniti in 30 minuti. Nome in codice Satan per la NATO, il gigantesco SS-18 pesa 209000 kg. Il missile russo altamente preciso non solo penetra e distrugge i silos missilistici statunitensi, induriti a 300 psi, ma i suoi silos sono temprati fino agli incredibili 6000 psi, rendendo il missile del tutto inespugnabile. Sorprendentemente, per un missile del suo peso e lunghezza (33 metri) può virare (spostandosi su una serie di curve a forma di S per eludere le difese antimissile) e la sua microelettronica è indurita in modo da operare anche sotto attacco nucleare. Il Satan può irrompere nei complessi missilistici strategici statunitensi attraverso le cosiddette “finestre di vulnerabilità”. La potenza spaventosa di questo missile terrorizza la leadership statunitense, costringendo rapidamente Washington al tavolo dei negoziati. Nei Strategic Arms Limitation Talks dei primi anni ’70, si decise il drastico rallentamento della corsa agli armamenti, finora incontrollabile.

Obiettivo Satan
Poiché l’SS-18 rappresentava una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti, il missile fu al centro dei colloqui sugli armamenti tra le due superpotenze. Gli statunitensi si offrirono di togliere di mezzo i loro missili strategici in Europa se i russi avessero deciso profondi tagli alle loro forze missilistiche. Dei 308 silos di lancio degli SS-18 nel 1991, Mosca li ridusse a 154, secondo il trattato START I. START II eliminava tutti i missili SS-18, ma non entrò in vigore e i missili rimasero in servizio. Dal punto di vista della Russia il ritardo si dimostrò una fortuna. Mentre le relazioni con gli Stati Uniti si tesero per l’espansione della NATO sempre più vicina ai confini della Russia, Mosca decise di mantenere le sue superarmi. Ora che il finto romanticismo Russia-USA del 1991 è un lontano ricordo, è abbastanza chiaro al Cremlino che gli ICBM nei silos principali sono decisivi per avere una deterrenza. Ora con un improvviso tuffo nel passato, l’SS-18 è tornato alla ribalta, coinvolto nella guerra delle sanzioni. In risposta alla vaste sanzioni statunitensi, portando Mosca ad annunciare di voler sospendere la vendita di motori a razzo agli Stati Uniti, se tali motori venissero utilizzati per scopi militari, alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti hanno proposto una mossa pericolosa.
I deputati degli Stati Uniti vogliono che il loro governo avvii i colloqui con il governo ucraino per por termine alla cooperazione tra Kiev e Mosca sulla manutenzione degli SS-18. Gli statunitensi potrebbero avere una brutta sorpresa. Il missile è prodotto dal complesso industriale militare Juzhnoe Design Bureau dell’Ucraina, ma la Federation of American Scientist dice, “le imprese russe provvedono alla manutenzione degli SS-18 attualmente nell’arsenale”. Anche se gli ucraini sono coinvolti nella manutenzione di alcuni missili strategici russi, gli Stati Uniti non possono influenzare ciò di molto. Viktor Esin, l’ex-capo di Stato Maggiore del Comando missilistico strategico della Russia, ha detto a Nezavisimaja Gazeta che l’impresa ucraina “esiste principalmente grazie al denaro della Russia versato per la manutenzione fornita” al sistema missilistico. “Questi legami economici sono importanti, indipendentemente da chi sia al potere in Ucraina. E non credo che questo accordo intergovernativo sarà revocato“. In ogni caso, cercare di rovesciare la difesa missilistica strategica della Russia sarebbe un buon esempio di hara-kiri della civiltà. Gli Stati Uniti giocano alla roulette nucleare, senza badare alla capacità di reazione del Cremlino.

181825033Perché gli Stati Uniti non devono preoccuparsi
Sembra che l’acuta campagna contro gli SS-18 a Washington sia principalmente dovuta alle paure ataviche degli statunitensi sull’arma del giorno del giudizio che, frustrante, non è in loro controllo ma in possesso del rivale. Nel 21° secolo, quando la Russia non è più un nemico mortale, tali paure sono infondate. Un rapporto del dipartimento della Difesa (DOD) sulle forze nucleari russe, stilato in coordinamento con il direttore della National Intelligence, dice che anche il peggiore scenario di un primo attacco russo avrebbe “poco o nessun effetto” sulla capacità di ritorsione degli Stati Uniti. Il rapporto conclude che la Russia “non potrebbe avere un vantaggio militare significativo da qualsiasi espansione plausibile delle proprie forze nucleari strategiche, anche in caso di rottura o abbandono del nuovo trattato START“. Il Congresso degli Stati Uniti sembra intensificare la retorica perché semplicemente male informato, ignorante e profondamente grossolano.

Satan vive
Nel frattempo, 50 anni dopo la sua prima adozione, l’SS-18 è pronto come sempre. Mentre le forze missilistiche strategiche della Russia riceveranno più di 400 nuovi missili in 10 anni, nell’ambito del programma di modernizzazione, Satan sembra destinato a sopravvivere facilmente fino al 2040 grazie agli aggiornamenti. Strategy Page riferisce: “La maggior parte dei lanci di prova negli ultimi dieci anni ha avuto successo, e altri test di controllo di qualità sono stati positivi. Nonostante il crollo post-Guerra Fredda dei militari russi, finanze e personale di qualità continuano ad andare alle forze missilistiche, l’estrema difesa della nazione più grande del pianeta“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il deterrente definitivo: come funziona il sistema russo ‘Perimetro’

Anton Valagin, Rossijskaja Gazeta 3 aprile 2014 – RBTH

Il Sistema di Difesa finale russo invierà un attacco nucleare di ritorsione, anche se le linee comando e comunicazione delle forze strategiche missilistiche sono totalmente distrutte. Il sistema si chiama ‘Perimetro’ e negli Stati Uniti è stato soprannominato ‘mano morta’.

199680215Il comando e controllo principale dei missili strategici si chiama Kazbek. E’ famoso per la valigetta nucleare, nome in codice Cheget. Perimetro è un sistema di comando alternativo delle forze nucleari della Russia. E’ stato progettato per controllare automaticamente un attacco nucleare massiccio. Lo sviluppo del sistema di ritorsione assicurato iniziò durante la Guerra Fredda, quando divenne chiaro che i sistemi di guerra elettronica, costantemente migliorati, avrebbero presto potuto bloccare i canali regolari di controllo delle forze nucleari strategiche. È stato necessario un sistema di comunicazione di backup che garantisse ai comandi il controllo dei lanciatori. Fu allora che l’idea venne concepita utilizzando un missile dotato di un potente trasmettitore radio come collegamento per le comunicazioni. Mentre sorvola l’Unione Sovietica, il missile invierebbe il comando di lancio non solo ai centri di comando della forza missilistica strategica, ma anche direttamente ai lanciatori. Il 30 agosto 1974 il decreto segreto N°695-227 dell’URSS ordinò al Juzhnoe Design Bureau di Dnepropetrovsk, produttore di missili balistici intercontinentali, di creare questo sistema. L’UR-100UTTKh (designazione NATO Spanker) fu utilizzato come base del sistema. I test di volo iniziarono nel 1979, e il primo lancio riuscito con il trasmettitore avvenne il 26 dicembre. I test confermarono che tutti i componenti del sistema Perimetro potevano interagire con successo, e che la testata del comando missilistico avrebbe indicato la traiettoria desiderata. Nel novembre 1984 il missile comando fu lanciato da Polotsk e diede un comando all’impianto del silo di lancio di un ICBM RS-20 (SS-18 Satan) di Bajkonur. Il Satan fu lanciato, e dopo che ogni stadio venne testato, fu confermato quando la testata cadde sul quadrante giusto del poligono di Kura nella penisola di Kamchatka. Nel gennaio 1985, Perimetro entrò in servizio. Da allora il sistema è stato aggiornato più volte, ora i moderni ICBM sono utilizzati come missili comando.

Quattro ‘se’
Il sistema si compone di missili balistici comando che invece di volare verso il nemico, volano sulla Russia, e invece di testate termonucleari, trasportano trasmettitori che inviano il comando di lancio di tutti i missili da combattimento disponibili su silos, aerei, sottomarini e unità terrestri mobili. Il sistema è completamente automatizzato, il fattore umano è escluso o minimizzato. La decisione di lanciare i missili comando è presa da un sistema di controllo e comando autonomo, un sistema d’intelligenza artificiale complessa che riceve e analizza un’ampia varietà di informazioni su attività sismica, radiazioni, pressione atmosferica e intensità delle vibrazioni delle radiofrequenze militari. Controlla la telemetria dai posti di osservazione della forza missilistica strategica e i dati provenienti dai sistemi di allerta precoce (EWS). Se rileva, per esempio, più fonti puntuali di potenti ionizzanti e radiazioni elettromagnetiche, li confronta con i dati sui disturbi sismici nelle stesse posizioni, e prende la decisione se ci sia o meno un attacco nucleare massiccio. In quest’ultimo caso, Perimetro avvierebbe l’attacco di rappresaglia bypassando anche Kazbek.
Un altro scenario è il caso in cui la leadership del Paese riceva informazioni dal sistema di allerta precoce secondo cui altri Paesi hanno lanciato missili, attiverebbe Perimetro. Se il comando di arresto non arriva entro un certo periodo di tempo, il sistema lancerebbe i missili. Ciò elimina il fattore umano e garantisce che vi sia l’attacco di rappresaglia, anche se le squadre di comando e lancio sono state completamente distrutte.
In tempo di pace, Perimetro è dormiente, ma continua comunque ad analizzare le informazioni in entrata. Quando è in allerta o quando riceve un segnale di avvertimento da EWS, forze strategiche, o altri sistemi, una rete di sensori di monitoraggio viene attivata per rilevare i segni delle esplosioni nucleari. I leader russi hanno ripetutamente assicurato i governi stranieri che non vi è alcun rischio di un lancio accidentale o non autorizzato. Prima di lanciare, Perimetro controlla quattro condizioni. In primo luogo, se c’è un attacco nucleare. Poi controlla le comunicazioni con lo Stato Maggiore.  Se ci sono ancora, il sistema si spegne. Se lo Stato Maggiore non risponde, Perimetro invia una richiesta a Kazbek. Se non c’è risposta neanche da lì, l’intelligenza artificiale dà ad ogni persona nel bunker di comando il diritto di decidere. E solo allora s’attiva.

e529737d69e7dfe926437421716Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Gli USA in allerta per un possibile attacco nucleare

Gordon Duff  PressTV  – Reseau International

MIDEAST-ISRAEL-60 YEARS-NAVYGli Stati Uniti sono in allerta e hanno schierato mezzi militari sulla costa atlantica da New York a Charleston, per un attacco con missili da crociera o aerei a bassa quota. Tali misure di sicurezza rafforzate sono iniziate con l’inasprimento delle minacce d’Israele all’Iran, ma sono aumentate dopo la misteriosa scomparsa del Volo 370 delle Malaysia Airlines. Fonti ai vertici delle forze armate e dell’intelligence USA citano la possibilità di un attacco terroristico che vedrebbe anche l’uso di armi nucleari lanciate da un sottomarino. Tuttavia, il piano di cui siamo stati informati dovrebbe riguardare un aereo dirottato da imputare agli iraniani, come Joel Rosenberg ha detto in un’intervista con Greta Van Susteren su Fox News il 18 marzo. Secondo lui, gli iraniani avrebbero dirottato l’aereo per attaccare Israele. Gli Stati Uniti, tuttavia, ritengono che altri che non l’Iran valutino un attacco contro Stati Uniti e non Israele, con l’intenzione di incolpare l’Iran.
Ieri, il reporter investigativo Chris Bollyn ha fatto una scoperta sorprendente: “Secondo i rapporti di osservatori aeronautici, Israele ha un Boeing identico a quello delle Malaysia Airlines. Il Boeing 777-200 è di stanza a Tel Aviv dal novembre 2013. La sola differenza visibile tra l’aereo scomparso e quello di Tel Aviv sarebbe il numero di serie. Cosa pianificano gli israeliani con tale doppione dell’aereo delle Malaysia Airlines? Utilizzando il gemello che hanno in deposito, i cervelli del terrorismo potrebbero aver programmato un piano sinistro in cui l’aereo scomparso riappare per un atroce attacco sotto falsa bandiera. Il fatto che il pubblico sappia dell’esistenza dell’aereo gemello di Tel Aviv potrebbe impedire che tale piano malvagio abbia successo“. Dopo la pubblicazione dell’articolo dettagliato e motivato di Bollyn, Tel Aviv ha lanciato un’offensiva mediatica su larga scala. Tuttavia, fonti statunitensi dicono che tale operazione si sia rivoltata contro gli israeliani, ciò significa che se il loro ruolo nel caso dell’aereo scomparso non era mai stato menzionato prima, ora lo è certamente. Una fonte di alto rango ha detto: “Alla luce degli sforzi israeliani per il rilascio di Jonathan Pollard, compreso un ricatto manifesto, il deterioramento delle relazioni tra Israele e l’amministrazione Obama ha creato una situazione molto pericolosa. Israele potrebbe fare qualsiasi cosa“.

L’avvertimento di Obama al vertice sul nucleare
Il 25 marzo 2014 il presidente Obama ha partecipato al Vertice sulla sicurezza nucleare a L’Aia, Paesi Bassi. 53 capi di Stato vi hanno partecipato. Il primo ministro d’Israele Netanyahu non era presente. Era il 3° Summit sulla sicurezza nucleare boicottato da Israele finora. Alla conferenza stampa di chiusura, il primo ministro olandese Mark Rutte aveva appena finito di congratularsi con l’Iran sulla cooperazione, lodando gli Stati Uniti per il loro successo diplomatico. Rutte fece il seguente annuncio accanto al presidente Obama: “...Si fanno progressi. Prendete l’Iran. Ho parlato con il Presidente Ruhani a Davos al World Economic Forum di gennaio. Ora abbiamo accordi provvisori. Potendo parlare con il Presidente Rouhani, sono il primo leader olandese, da oltre 30 anni, a poter discutere con il leader iraniano; è stato possibile solo grazie agli accordi interinali che sembrano reggere. Gli USA hanno la leadership anche qui“. Poi, il presidente Obama ha detto: “Quando si tratta della nostra sicurezza, continuo ad essere molto più preoccupato dalla prospettiva di un’arma nucleare fatta esplodere a Manhattan“. Normalmente, un tale avvertimento sembrerebbe meno inquietante, ma non viviamo in tempi normali.

Misure speciali
Il dispiegamento prevede velivoli AWACS (Airborne Warning and Control), sistemi di difesa missilistica navali AEGIS e sistemi per la difesa contro missili da crociera JLENS montati su aerostati. Non è inusuale che le navi AEGIS siano dispiegate al largo. È una procedura standard per usare gli AEGIS a difesa di New York e Washington fin dagli “errori procedurali” del NORAD durante l’11/9. Tuttavia, i sistemi AEGIS che furono assegnati a sostegno dell’”Iron Dome“, il famoso sistema di difesa missilistica di Israele, ora non lo sono più. Questo cambiamento indica una o più modifiche nella politica strategica degli Stati Uniti:
• La minaccia di un attacco preventivo contro Israele da parte dell’Iran è considerata inesistente.
• I ritiro dei sistemi dall’”Iron Dome” offre agli Stati Uniti la leva necessaria per rinnovare i colloqui con i palestinesi.
• Gli Stati Uniti riconoscono le relazioni pericolose esistenti tra le fazioni estremiste in Israele e negli Stati Uniti, capaci di azioni come il terrorismo nucleare contro le due nazioni.

Alcune teorie del complotto sulla chiusura delle ambasciate
Nel 2010, lo storico israeliano Martin van Creveld dichiarò che Israele era pronto ad usare armi nucleari contro le capitali del mondo, se “lo Stato ebraico” fosse minacciato. Creveld, che sostiene il ritiro d’Israele nei confini del 1967, è un professore rispettato e pragmatico, e non avrebbe fatti minacce. Avrebbe tentato, a suo modo, d’informare il mondo di una tale possibilità. Quattro giorni fa il ministero degli Esteri israeliano ha chiuso tutte le ambasciate a causa di una controversia salariale con un sindacato. Anche se questo può essere vero, altri “meno fiduciosi” citano la vecchia diceria che vuole Israele aver accumulato armi nucleari in tutte le sue ambasciate. Le armi nucleari tra le altre cose emettono fotoni ad alta energia, il SNM (materiale nucleare speciale) è rilevabile dai sensori satellitari, anche se depositato in un contenitore schermato. Le fonti dicono che “SNM” è stato rilevato in ambasciate e consolati israeliani. Si tratta in realtà di un piano di guerra che include attacchi simultanei ad ambasciate e consolati nel mondo della nazione obiettivo. Anche se nessuna specifica menzione d’Israele viene fatta, l’”opzione Sansone” è l’infame piano israeliano per “trascinare il mondo” in caso di minacce, facendo pensare alle dichiarazioni enigmatiche Creveld. Così, con la misteriosa chiusura degli impianti israeliani in tutto il mondo, i cospirazionisti credono che tali strutture contengano armi nucleari “apocalittiche”.
Altri fattori utilizzati per costruire un mosaico realistico della minaccia:
- La indiscriminate accuse d’Israele sul ruolo dell’Iran nel dirottamento del Volo 370 delle Malaysia Airlines
- Gli Stati Uniti adottano livelli DEFCON che non si vedevano dalla crisi dei missili di Cuba
- L’aumento delle minacce israeliane di attacco preventivo contro l’Iran
- la richiesta di alcuni parlamentari degli Stati Uniti per un attacco nucleare contro l’Iran
- La rimozione di oltre il 70% del personale del comando armamenti nucleari negli Stati Uniti, per “cattiva condotta”.

Il silenzio è d’oro
Assediato da tutte le parti, Israele aveva la possibilità di esercitare moderazione intelligente e diplomazia in risposta all’inaudita condanna globale senza. Tuttavia, ha scelto di usare ogni opzione immaginabile per aumentare non solo disprezzo ed isolamento, ma anche per farsi vedere come ostile ed irresponsabile il più possibile. Ci si può chiedere se tale politica sia volta ad unire gli ebrei dietro gli errori di tali suicidi israeliani piuttosto che per supportare lo “Stato ebraico”.

jlens-0713-deTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Georgia: scomparso il laboratorio di bio-armi a Tbilisi

Henry Kamens New Oriental Outlook 15/02/2014

800px-Biolab_Tbilisi_02Una cosa curiosa è accaduta in Georgia l’anno scorso. Dopo le diffuse speculazioni sui media nell’aprile 2013, secondo cui la Georgia ospitava un laboratorio di armi biologiche, il Richard G. Lugar Center for Public and Animal Health Research di Tbilisi, che gli Stati Uniti avevano a lungo negato esistesse, la struttura, recentemente riconosciuta, fu visitata dal premier della Georgia, dal ministro della Salute georgiano e dell’ambasciatore degli Stati Uniti. Poche ore dopo il governo georgiano annunciava formalmente la liquidazione di tale centro, senza spiegazioni. La maggior parte dei Paesi è orgogliosa del proprio sviluppo scientifico e avrebbe esposto un centro di ricerca sulla salute pubblica e degli animali con orgoglio, in particolare se creato e finanziato dai più prestigiosi degli alleati, gli Stati Uniti. Pertanto, l’improvvisa chiusura di tale impianto nel maggio 2013, solleva molte domande su quale fosse il suo vero scopo, e quali negoziati hanno avuto luogo per installarlo in Georgia e quindi chiuderlo. Sarebbe facile rispondere a queste domande se il laboratorio fosse stato effettivamente chiuso. Ma questo non è successo. Secondo il decreto del governo georgiano 422 del 7 maggio 2013, le attività del Centro dovevano essere trasferite al Centro Nazionale per il controllo delle malattie della Georgia e una commissione per la liquidazione sarebbe stata istituita e presieduta dai rappresentanti di vari enti governativi. Tuttavia, come già riportato, quando i giornalisti interrogarono il personale del Center for Disease Control di Atlanta (CDC) fu detto che “il laboratorio è gestito dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti” suggerendo di contattare l’USAMIRID (US Army Medical Research Institute di Infectious Diseases). Nulla s’è saputo di ciò da allora. Si potrebbe pensare che il neo-eletto governo georgiano si sia preoccupato del mancato adempimento di un suo ordine o, se ciò fosse stato fatto con il suo consenso, spiegare perché il laboratorio rimaneva sotto il controllo delle forze armate statunitensi, almeno secondo il CDC, quando la sua esistenza era oggetto di tanta speculazione sui media.
Quando il laboratorio è stato chiuso è stato affermato che non era attivo e che mai lo era stato. Allora qual è il problema? Perché improvvisamente liquidarlo e consegnarne il patrimonio implicitamente inesistente a un’altra agenzia, se in realtà non aveva mai iniziato ad operare? Fu a lungo ipotizzato che la Georgia conducesse esperimenti pericolosi con agenti biologici. Voce della Russia, funzionari della sanità pubblica russi e media di diversi Paesi l’avevano segnalato. Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE, Organisation Mondiale de la Santé Animale), in Georgia microbiologi e virologi georgiani e statunitensi conducono una ricerca congiunta sul virus del colera. Gli enti che partecipano a tale progetto sono USAMRIID, Fort Detrick e l’Istituto di Batteriologia, Microbiologia e Virologia georgiano. Dato l’equilibrio delle risorse tra questi due organi, il progetto può quindi essere meglio descritto come militare, piuttosto che di natura civile. Molti articoli indicano che gli Stati Uniti sono impegnati nella ricerca su armi biologiche illegali, indicandola come violazione della Convenzione sulle armi biologiche (BWC).
Ci sono anche molti statunitensi ed altri che trafficano con Tbilisi, che si possono incontrare nei soliti luoghi di ritrovo per stranieri, e che chiaramente lavorano in questo laboratorio, presumibilmente non attivo. Uno dei suoi dipendenti ha recentemente detto, per difendersi: “Ho già detto che non ci sono agenti biologici in tutto l’edificio? Questo è ciò che rende così divertente queste storie. Ho letto di tutti questi pericoli e che possa accadere qualcosa in Georgia, coincidenza? E’ ridicolo. Non voglio lavorare in un edificio carico di germi pericolosi“. Infatti, giornalisti e fonti esteri suggeriscono che sia stato usato come centro di comando e controllo, non come laboratorio, per numerosi anni, rientrando in un progetto da 40 milioni di dollari, che poi è finito per costarne quasi 300, come al solito in Georgia.

Lo sfondo di questa storia
BioIl Richard G. Lugar Center for Public and Animal Health Research fu aperto con l’assistenza del governo statunitense nel quadro del programma di riduzione della Difesa. Il presunto scopo di tali programmi è mettere sotto controllo nazionale le scorte di armi e agenti biologici rimasti dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ufficialmente, gli specialisti vi studiano la genetica dei batteri e dei virus, nonostante non fosse attivo secondo queste stesse fonti ufficiali. I contribuenti statunitensi potrebbero avere qualcosa da dire su come i loro fondi vengono spesi impiegando squadre di scienziati, che non costano poco, che vivono in un Paese straniero e presumibilmente s’impegnano in certi lavori per conto proprio. L’ex-consulente mediatico del presidente, Jeffrey Silverman, ritiene che il laboratorio fosse probabilmente impegnato nello sviluppo di un virus, piuttosto che studiarli. Ha anche affermato che il centro esisteva quando veniva negato, e da allora s’è dimostrato come una grande quantità di armi, comprese quelle biologiche, furono spedite dalla Georgia in zone calde del mondo, a sostegno delle posizioni degli Stati Uniti. Vi sono anche i piani di un impianto del Centro che sembrava essere progettato per lo smaltimento di corpi. Del personale che lavorava presso il centro rispose a queste affermazioni, quando fu ricoverato nel novembre scorso per una mattonata sulla fronte. Silverman ritiene che una delle attività del centro sia iniettare nuovi ceppi di agenti biologici in animali utilizzati per la nutrizione, per vedere come il sistema immunitario dei georgiani funziona e come reagisce quando esposto a tali agenti. Cose simili sono state anche sostenute da Ragnar Skre, un giornalista norvegese che fu aggredito da cinque uomini mascherati, poche ore dopo una visita sul posto. Queste affermazioni oltraggiose su atrocità nazistoidi sarebbero incredibili se non fosse per due fattori. Uno, si tratta della Georgia, dove la storia recente ha dimostrato che le affermazioni più estreme sono anche le più probabili a dimostrarsi vere. Due, Silverman finora ha avuto ragione.
Molti media russi e statunitensi hanno affermato che la diffusione di tali malattie pericolose, come l’influenza suina e la febbre del coniglio in Georgia, sia collegata agli esperimenti con agenti biologici. Un improvviso scoppio inspiegabile di morbillo, non limitato ai bambini come avviene di solito, fu collegato a tale programma. Si è anche affermato che in Georgia gli statunitensi abbiano una scorta segreta del mortale virus del vaiolo, anche se puramente a scopo di ricerca. Paata Imnadze, Vicedirettore del Centro Nazionale per il controllo delle malattie della Georgia, che doveva rilevare le attività del laboratorio, ha cercato di smentire l’aumento di influenza e morbillo affermando specificatamente che non aveva “nulla a che fare con il laboratorio“. “Allo stato attuale, gli anziani sono sempre malati perché la loro immunità è bassa. Nel 2008 abbiamo lanciato una vasta campagna per vaccinare un milione di persone, ma ne abbiamo vaccinati solo 500000, e ora ne vediamo le conseguenze“, ha detto. Tuttavia, Imnadze non ha potuto spiegare perché il vaccino per la malattia dei bambini fosse stato donato dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, piuttosto che da un ente della sanità pubblica come il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta, in Georgia. Inoltre, non ha spiegato perché il “consenso informato” non era stato ottenuto dai vaccinati, compresi gli adulti, come la legge richiede. Silverman sostiene che alcuni componenti di questo vaccino non fossero così innocui, e la sua donazione fosse probabilmente parte di un esperimento oscuro.
Nell’ambito della stessa esercitazione sul controllo dei danni, il 13 settembre dello scorso anno, l’ufficio di Voice of America di Mosca parlò del laboratorio finanziato dagli Stati Uniti in Georgia e respinse la tesi che fosse parte di un programma per armi biologiche. Inoltre affermò che queste accuse erano di carattere politico, dato che il Cremlino presumibilmente li fabbricava per avere “un motivo per bloccare l’importazione di frutta e verdura georgiane“. Tali importazioni sono state effettivamente riprese. Il governo georgiano ha descritto come “assurda” la dichiarazione secondo cui un laboratorio alla periferia di Tbilisi sviluppasse virus pericolosi per la salute, testati sugli abitanti della zona. La deputata Irina Imerlishvili ha detto che “il laboratorio fu aperto dal governo del presidente Saakashvili. Lui stesso partecipò alla cerimonia. E’ ben noto che Saakashvili non ama il proprio popolo e ama condurre esperimenti su di esso, naturalmente. Tuttavia, credo che ciò non abbia nulla a che fare con questo caso.” La chiusura del Centro è stato minimizzato dalle fonti ufficiali. Secondo il Georgian Times, un settimanale in lingua inglese, Amiran Gamkrelidze, responsabile del Centro Nazionale per il controllo delle malattie (NCDC) della Georgia , sostiene che il decreto di liquidazione riguardi soltanto lo status giuridico del centro. “Il centro di ricerca è una persona giuridica di diritto privato, e il NCDC è una persona giuridica di diritto pubblico.  Abbiamo dovuto cambiare il suo status giuridico per renderlo proprietà del NCDC“, ha detto al Georgian Times. “Questo non significa che il laboratorio sarà venduto o che il suo profilo sarà cambiato. Manterrà il vecchio nome, ma sarà fuso con il NCDC e avrà un consiglio di sorveglianza multi-settoriale, presieduto dal ministero della Salute“, ha aggiunto. Non ha spiegato però il motivo per cui un centro non funzionante sarebbe descritto in “liquidazione”, piuttosto che messo sotto nuova gestione.
E non finisce qui. Ci sono prove che il Richard Lugar Lab sia una delle tante strutture il cui riconoscimento dell’esistenza sia fondamentalmente un inganno. Tutti i laboratori finora identificati sono collegati al programma Biological Weapon Proliferation Prevention (BWPP) e a vari progetti nel suo ambito. Un altro laboratorio che si occupa di malattie delle piante opera a Kobuleti, sulla costa del Mar Nero, sotto gli auspici del ministero della Difesa del Regno Unito. C’è anche un laboratorio biologico minore a Kutaisi, nella Georgia centrale.

Inventare il futuro
Ci sono anche collegamenti non-così-segreti tra i bio-laboratori in Georgia, il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e i Lincoln Labs del MIT, in particolare il Research Group 48, (biometria forense) impegnato in operazioni in Iraq e in Afghanistan e in stretta collaborazione con il Team di vigilanza persistente (Gruppo 99). Un altro vaso di Pandora in attesa di aprirsi e la tempistica per farlo può essere quella giusta, con tutto ciò che succede nella regione. Fonti dell’intelligence georgiano affermano che non sia un caso che ci siano molti collegamenti ai vertici dell’intelligence fra Boston (non solo MIT e Lincoln Labs, ma altre strutture) e il programma del laboratorio di Tbilisi. La struttura di Boston lavora a stretto contatto con l’Army DA G2 (intelligence) sulla biometria e le applicazioni dell’intelligence. Sviluppando congiuntamente specificamente tecnologia biometrica (DNA, voce, viso), politica forense e concetti operativi. Il laboratorio di Boston è impegnato in molti programmi del dipartimento dell’Homeland Security e del dipartimento della Difesa, in queste aree. Sulla base delle relazioni della Fondazione per la Cultura Strategica russa alla fine dell’anno scorso, gli agenti dell’intelligence georgiani “più favorevoli” al primo ministro Bidzina Ivanashvili hanno collegato i punti tra la fine del presunto attentatore della maratona di Boston, Tamerlan Tsarnaev, la Jamestown Foundation della CIA e l’addestramento di operatori daghestani e ceceni, come Tsarnaev, nei seminari del 2012 co-sponsorizzati dall’Ilia State University di Tbilisi. Anche qui vi è un chiaro collegamento Tbilisi-Boston.
L’intelligence georgiana infatti è ormai diventata una continua fonte di informazioni sulle attività nel Caucaso e zone circostanti di CIA e Mossad, e dei collegamenti con programmi a Boston riguardanti Tbilisi. C’è una ragione, è ovvio che l’accordo con DTRA e Defense Intelligence Agency relativo al Lugar Center, fatto dal presidente pro-USA e filo-israeliano Mikheil Saakashvili, non sia accettabile per il nuovo governo georgiano. Non vi è dubbio che la TV e la stampa filo-governativi siano strumentali nel cambiare la direzione del laboratorio, fornendo una copertura concertata alle accuse su “qualcosa di sinistro che vi  accade” e che “il bene pubblico” o “la salute pubblico” non ne siano mai state le vere mansioni. La Russia a lungo ha sostenuto che, anche quando tale struttura non esisteva ufficialmente, la Georgia diffondeva virus dannosi tra i cittadini della Russia, e questo è il vero motivo tacito per cui la Russia impose l’embargo sui prodotti agricoli georgiani nel 2006. Ora, con il ritorno della democrazia in Georgia, le barriere sono state abbattute e si è avuto rapidamente un miglioramento delle relazioni. Per mostrarsi seria, anche a lungo, come la Russia e altri hanno sempre sostenuto, la Georgia ha deciso tranquillamente di mettere il laboratorio in naftalina, chiedendo che tale struttura sia ricostruita per il suo scopo originale operando come centro di ricerca per la salute pubblica e veterinaria.

Bechtel Nazionale
Il laboratorio di Tbilisi era effettivamente gestito dalla Bechtel Nazionale, un appaltatore della difesa statunitense implicato in una vasta serie di traffici di armi e riciclaggio di denaro. Stipulò un accordo con la Technology Company Management (TMC) georgiana sulla non proliferazione biologica, sotto l’apparente veste di un programma civile. Un generale fu inizialmente incaricato di dirigere tale programma dagli Stati Uniti, nonostante la sua totale mancanza di formazione scientifica o specializzazione nella salute umana o animale. L’ambasciata statunitense in Georgia rispose agli articoli della ricista Georgian Times sul laboratorio, rilasciando una dichiarazione nell’aprile dello scorso anno, che diceva: “Gli Stati Uniti sostengono con forza la libertà di parola e di stampa e da tempo sostengono un ambiente libero e pluralistico nei media, in Georgia e altrove. Tuttavia, la libertà giornalistica comporta responsabilità, ivi compresa la responsabilità di confermare le informazioni prima di segnalarle. I brani dell’intervista a Kviris Palitra, pubblicata oggi sul suo sito web e pagina facebook, contengono una serie di dichiarazioni sulla politica degli Stati Uniti assolutamente prive di fondamento e che, purtroppo, si riflettono sulla veridicità della loro fonte apparente“. Mai l’ambasciata degli Stati Uniti, in realtà, ha presentato una sola prova per confutare le affermazioni fatte sul laboratorio. Le interviste sulla potenziale minaccia rappresentata da tale laboratorio furono trasmesse su quasi tutte le principali reti televisive georgiane, con la notevole eccezione di Rustavi2, portavoce dell’ex-regime di Saakashvili strettamente legato all’intelligence degli Stati Uniti e all’US National Security New Reporting Service.
Se accettiamo che il Richard Lugar Center sia effettivamente funzionante e faccia un buon lavoro, identificando agenti infettivi nocivi per gli animali e la salute, lavorando per combatterli, non c’è nulla di cui preoccuparsi. Ma il centro è stato attivo per circa 10 anni, e in tutto questo tempo non abbiamo mai sentito parlare delle sue ricerche, o che abbiano mai prodotto un qualche risultato positivo. Le uniche cose che sappiamo è che si trattava di un presunto laboratorio di bio-armi che il nuovo governo georgiano ha ritenuto di liquidare dopo che la sua esistenza non poteva più essere apertamente negata.

Cosa succederà dopo?
Ora, per molti non è un brutto momento per finirla con questa bio-infezione. Così tante persone cercano in tante altre direzioni, guidate dai media di qui. Una bella epidemia potrebbe agire da  spinta politica e aiutando lo sforzo bellico della NATO e degli Stati Uniti nel mondo arabo. La loro macchina di PR non funziona molto bene in questo momento, corrosa dalla Flack delle conseguenze non intenzionali delle operazioni militari degli Stati Uniti e dei diversi attacchi sotto falsa bandiera, e quando la persuasione non funziona, l’unica opzione rimasta è usare le brutte maniere. Tutto è possibile per gli statunitensi e i loro partner strategici, anche scatenare attacchi con l’antrace. Se si verificassero, naturalmente si supporrà che uno di quei leader arabi pazzi che hanno intrapreso un programma biologico, abbiano trovato un paio di capsule di Petri dimenticate. Anche se ciò fosse vero, c’è solo un posto da cui potrebbero averle ottenute. Basta guardare chi finanzia i laboratori in cui sappiamo si fanno tali ricerche.

mag-article-largeHenry Kamens, giornalista, esperto di Asia centrale e Caucaso, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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