Il vertice BRICS traccia chiare linee rosse su Siria e Iran
aprile 7, 2013 Lascia un commento
Sharmin Narwani, The BRICS Post 3 aprile 2013
I BRICS sono diventati impossibili da ignorare. Alla chiusura del quinto vertice annuale dei BRICS a Durban, in Sud Africa, non c’era dubbio che questo gruppo di cinque economie in rapida crescita abbia avviato la revisione dell’ordine economico e politico mondiale. La Dichiarazione eThekwini, rilasciata al termine del vertice, è stata redatta in linguaggio non conflittuale, ma chiarisce palesemente che l’egemonia e l’unipolarità occidentali venivano presi di mira dal vertice. I BRICS hanno colpito alcuni dei principali punti deboli occidentali, annunciando la formazione di una banca di sviluppo comune finanziata con 50 miliardi di dollari, per rivaleggiare con il FMI e la Banca Mondiale. Sono stati firmati accordi per incrementare gli scambi inter-BRICS nelle rispettive valute, erodendo ulteriormente lo status del dollaro quale valuta di riserva mondiale. Una serie di inconfondibili sfide ai vecchi leader mondiali: riformate istituzioni ed economie, o lo faremo noi.
Con l’intento di riempire un vuoto della leadership economica e finanziaria globale, i BRICS hanno anche iniziato a tracciare alcune nette linee politiche. Per cominciare, il vertice era incentrato sullo sviluppo in Africa, un continente ricco di risorse in cui competono gli interessi economici, attirando linee di faglia geopolitica sempre più polarizzate negli ultimi anni. I BRICS sono stati invitati al tavolo africano dal loro nuovo Stato aderente, il Sud Africa, ed hanno usato questa opportunità per sostenere pienamente l’Unione africana (UA). L’UA è stata il tentativo africano di integrare e unificare economicamente il continente, attraverso la creazione di una moneta unica e di un fondo di sviluppo per poter bypassare il famigerato FMI, e militarmente attraverso la costituzione di organizzazioni di sicurezza/difesa e di forze militari congiunte, tra le altre cose. Per il successo dell’UA saranno necessari la riduzione dell’imperialismo occidentale vecchio stile nella regione, delle attività economiche estere di sfruttamento e impedire a forze straniere come l’AfriCom degli Stati Uniti (AFRICOM), d’insediarsi nel teatro militare africano.
Al centro dell’agenda del vertice vi è la determinazione dei BRICS di ancorare qualsiasi ordine globale emergente al “multilateralismo”, sia chiedendo seggi permanenti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sia erigendo costruzioni economiche alternative per modificare l’equilibrio di potere a loro favore, sia influenzando proattivamente i risultati nelle zone di conflitto mondiale.
Siria e Iran
Il vertice di Durban, pertanto, non aveva intenzione di ignorare le due questioni più importanti presso il Consiglio di sicurezza dell’ONU – Siria e Iran. I BRICS hanno collettivamente respinto ogni ulteriore militarizzazione di questi problemi, auspicando soluzioni politiche negoziate attraverso iniziative diplomatiche, esprimendo preoccupazione per le sanzioni unilaterali e avvertendo contro la violazione dell’”integrità territoriale e della sovranità” di queste nazioni. La Dichiarazione eThekwini dice dell’Iran: “Siamo convinti che non ci sia alternativa a una soluzione negoziata alla questione nucleare iraniana. Riconosciamo il diritto dell’Iran all’uso pacifico dell’energia nucleare, in linea con i suoi obblighi internazionali, e sosteniamo la risoluzione della questione attraverso mezzi e dialogo politici e diplomatici“. E sulla Siria, i BRICS hanno pienamente supportato i principi di Ginevra come quadro per risolvere il conflitto: “Crediamo che il comunicato congiunto del Gruppo di azione di Ginevra fornisca la base per la risoluzione della crisi siriana e riaffermiamo la nostra opposizione ad ogni ulteriore militarizzazione del conflitto. Un processo politico guidato dai siriani che conduca ad una transizione, può essere raggiunto solo attraverso l’ampio dialogo nazionale che soddisfi le legittime aspirazioni di tutte le componenti della società siriana, e il rispetto dell’indipendenza, dell’integrità territoriale e della sovranità siriana, come espresso dal Comunicato congiunto di Ginevra e dalle opportune risoluzioni del Consiglio di sicurezza“.
Le posizioni dei BRICS su Iran e Siria non possono, tuttavia, essere viste solo entro i parametri della dichiarazione del vertice. Per cominciare, l’affermazione non è una novità, i BRICS sono a favore di questi punti, in una forma o nell’altra, da quando rilasciarono il loro primo comunicato sulla politica estera nel novembre 2011. Per capire la profondità e l’ampiezza dell’impegno su queste prese di posizione sul Medio Oriente, vi è la necessità di guardare al di là del sterilizzato ambiente diplomatico del vertice. India, Brasile e Sud Africa, per esempio, non hanno fatto molti commenti su Siria e Iran, lasciando ai loro colleghi, membri permanenti del Consiglio di sicurezza, Russia e Cina, il ruolo di portavoce dei BRICS su questi temi. All’inizio di marzo, il presidente cinese Xi Jinping ha visitato Mosca nel suo primo viaggio all’estero da capo di Stato, dove ha detto: “Dobbiamo rispettare il diritto di ogni Paese del mondo a scegliere autonomamente il proprio percorso di sviluppo e a poter contrastare l’interferenza negli affari interni da parte di altri Paesi“. Un chiaro avvertimento contro l’aggressivo interventismo occidentale, la visita di Xi al russo Vladimir Putin ha sottolineato l’importanza della loro “partnership strategica” nelle questioni geopolitiche. Sulla Siria, in particolare, la Russia è andata avanti con la benedizione dei suoi colleghi dei BRICS, tra cui la Cina; così la visione critica di Mosca della situazione deve essere presa in considerazione.
I russi hanno recentemente pubblicato un documento di riflessione sull’importanza della loro partecipazione ai BRICS, una visione che riflette probabilmente simili priorità dei vertici degli altri Stati membri.
I BRICS tracciano linee rosse
Per tutti i BRICS, considerazioni finanziarie ed economiche sono la spinta trainante nella formalizzazione di questa coalizione strategica. Vi è, dicono i Russi, “il desiderio comune dei BRICS di riformare l’obsoleta architettura finanziaria ed economica internazionale che non tiene conto della maggiore potenza economica delle economie emergenti e dei Paesi in via di sviluppo.” Ma affinché si abbiano cambiamenti economici fondamentali, deve aversi anche un simultaneo riequilibrio del potere politico nel mondo. Mosca ritiene che i BRICS “possano potenzialmente diventare un elemento chiave del nuovo sistema di governance globale, soprattutto nei settori economici e finanziari. Allo stesso tempo, la Federazione russa distingue un posizionamento favorevole ai BRICS nel sistema mondiale, come nuovo modello di relazioni globali, sovrastante le vecchie linee di divisione tra Est e Ovest, Nord e Sud“.
E’ un nuovo mondo coraggioso, ma v’è anche il valore reale in alcuni dei vecchi modi. Per esempio, i BRICS sono grandi sostenitori dello stato di diritto negli affari mondiali, concetti che l’occidente propaganda, ma a cui raramente aderisce nel perseguimento dei propri interessi strategici, cioè con l’interventismo, il cambio di regime, la militarizzazione del conflitto. Per i russi, una priorità assoluta dei BRICS è “ottenere l’adesione degli Stati partecipanti allo stato di diritto nelle relazioni internazionali, aumentando progressivamente la cooperazione politica estera con i partner dei BRICS nell’interesse della pace e della sicurezza, nel rispetto della sovranità e integrità territoriale degli altri Stati e della non ingerenza nei loro affari interni“. I BRICS appoggiano il modulo delle Nazioni Unite nel contribuire al raggiungimento di questi principi di base. Per essi, non è il veicolo a essere rotto, il problema sono i suoi piloti. E in particolare l’idea che il cambiamento di regime, le sanzioni e gli interventi militari siano strumenti accettabili negli affari internazionali.
I BRICS, secondo Mosca, possono “migliorare ogni interazione possibile nelle Nazioni Unite, nonché preservare e rafforzare il ruolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come ente dalla responsabilità principale nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, impedendo l’uso dell’ONU, e prima di tutto del Consiglio di Sicurezza, per coprire la via alla rimozione dei regimi indesiderati e all’imposizione di soluzioni unilaterali a situazioni conflittuali, incluso l’uso della forza”. Per inciso, non è certo una coincidenza che il presidente siriano Bashar al-Assad abbia inviato una lettera ampiamente pubblicizzata, al vertice dei BRICS. Qui, dopo tutto, il capo di Stato di una nazione sovrana chiede aiuto ai BRICS in ascesa, per proteggere l’integrità territoriale della Siria contro la “palese interferenza straniera” che opera in contraddizione con la “Carta delle Nazioni Unite.” La lettera colpiva tutti i punti sensibili dei BRICS: stato di diritto nelle relazioni internazionali, conservazione della pace e della sicurezza mondiali, risoluzione pacifica dei conflitti, de-militarizzazione… e riconoscimento dell’importanza dei BRICS nel nuovo ordine mondiale. La lettera di Assad è arrivata il giorno dopo che la Lega Araba aveva assegnato il seggio della Siria alla coalizione dell’opposizione estera sostenuta dai nemici della Siria, una mossa che i russi definiscono “illegale e non valida”, un ostacolo alla risoluzione pacifica del conflitto. Può darsi che i BRICS diano l’esempio qui. Ricevendo questa lettera al vertice, si conferisce chiaramente legittimità ad Assad e alle sue richieste, ed è difficile immaginare che questo non sia stato un evento coordinato in anticipo.
Le posizioni di Mosca sulla questione siriana non possono essere escluse dal contesto dei principi condivisi dai BRICS. I russi potrebbero avere maggiori carte da giocare in ciò che accade in Siria, come anche altre in Iran, ma queste sono le linee rosse coerenti in ciò che i BRICS sperano di raggiungere a livello globale. E sono anche pronti a scommetterci sopra. Parte della scommessa è che le vacillanti economie occidentali non possono andare molto lontano, con l’attuale andazzo ci vorrà solo “tempo” per vedere materializzarsi questi cambiamenti globali. In ogni caso, poco dopo la conclusione del vertice, la Russia ha promesso di evitare qualsiasi misura del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per assegnare il seggio della Siria all’opposizione.
Il potenziale caos appare all’orizzonte, mentre un nuovo ordine politico emerge, e i BRICS non saranno timidi nel sostenere con forza i loro ordini del giorno collettivi, un compito reso più facile dal notevole peso che hanno acquisito. Durante il volo di ritorno da Durban a Mosca, Putin ha ordinato improvvise grandi manovre militari nel Mar Nero, vicino al nemico della Siria, la Turchia, una mossa che la maggior parte degli osservatori ritiene un avvertimento agli interventisti stranieri in Siria. E’ improbabile che le nazioni BRICS andranno lontane nel tracciare tali linee rosse, senza difenderle. Come ciò possa trasparire nei casi di Siria o Iran è incerto, è poco probabile che vedremo l’esercito dei BRICS combattere battaglie nell’immediato futuro. D’altra parte, questi rapporti strategici probabilmente daranno luogo a posizioni militari coordinate e a una pianificazione delle forze speciali esattamente per questo tipo di scenari. Ciò non è difficile da immaginare. I BRIC erano solo un acronimo creato dalla Goldman Sachs per descrivere alcune economie emergenti in rapida crescita, qualche anno fa. Oggi sono impegnati in esercitazioni militari bilaterali, nel finanziamento di banche, creazione di istituzioni e ridefinizione delle priorità globali del 21° secolo.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle editoriali.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora












