Un lobbista della Shell a capo della Coalizione nazionale siriana

Le tante facce di Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib
Thierry Meyssan Voltairenet, Damasco (Siria), 19 novembre 2012

Totalmente sconosciuto al grande pubblico internazionale solo una settimana fa, Sheikh Moaz al-Khatib è stato nominato presidente della Coalizione nazionale siriana, che rappresenta l’opposizione  filo-occidentale al governo di Damasco. Descritto da una intensa campagna di pubbliche relazioni come un’alta personalità morale senza legami partigiani o economici, in realtà è sia un membro dei Fratelli musulmani che un dipendente della compagnia petrolifera Shell.

La frammentazione dell’esercito dell’opposizione siriana riflette i conflitti tra gli Stati che cercano un “cambio di regime” a Damasco. Particolarmente noto è il Consiglio Nazionale (CNS), anche noto come Consiglio di Istanbul perché è stato creato lì. Controllato con pugno mano di ferro dal DGSE francese e finanziato dal Qatar. I suoi membri, che hanno avuto il diritto di soggiornare in Francia e varie agevolazioni, sono costantemente messi sotto pressione dai servizi segreti che gli dettano qualsiasi intervento. Il Comitato di Coordinamento Locale (CCL) è formato da civili locali che sostengono la lotta armata. Infine, l’Esercito libero siriano (ELS), inquadrato principalmente dalla Turchia, incorpora la maggior parte dei combattenti, tra cui le brigate di al-Qaida. L’80% delle sue unità riconosce come leader spirituale il takfirista saudita Sheikh Adnan al-Arour. Cercando di recuperare la leadership e ristabilire l’ordine in questa cacofonia, Washington ha invitato la Lega Araba a convocare una riunione a Doha, per liquidare il CNS e costringere il maggior numero possibile di piccoli gruppi ad aderire a una singola struttura: la Coalizione nazionale delle forze di opposizione e della rivoluzione. Dietro le quinte, l’ambasciatore Robert S. Ford ha distribuito cariche e prebende. In ultima analisi, è emerso come presidente della Coalizione una personalità che non era mai stata citata dalla stampa: Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib.
Robert S. Ford è considerato il massimo esperto di Medio Oriente presso il Dipartimento di Stato. E’ stato assistente di John Negroponte dal 2004 al 2006, quando il capo delle spie in Iraq applicava il metodo che aveva sviluppato in Honduras: l’uso intensivo degli squadroni della morte e dei Contras. Poco prima degli eventi in Siria, è stato nominato dal Presidente Obama ambasciatore a Damasco, insediandolo nonostante l’opposizione del Senato. Immediatamente applicava il metodo di Negroponte in Siria, con i risultati che conosciamo. La moglie dell’ambasciatore Robert S. Ford, Alison Barkley, sovrintende alla logistica dell’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita.
Se la creazione della Coalizione nazionale serve a Washington per riprendersi il controllo dell’opposizione armata, non affronta la questione della rappresentatività. Subito le varie componenti dell’ELS si sono dissociate. In particolare, la Coalizione esclude l’opposizione ostile alla lotta armata, tra cui il Coordinamento Nazionale per il Cambiamento Democratico di Haytham al-Manna. La scelta di Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib risponde a un bisogno apparente: per essere riconosciuti dai combattenti è necessario che il presidente della Coalizione sia un religioso, ma per essere accettato dall’Occidente, deve apparire un moderato. Soprattutto in questo periodo di intensi negoziati, é necessario che questo presidente possa contare su forti competenze per discutere sul futuro del gas siriano, ma non deve parlarne in pubblico. Gli spin doctors statunitensi hanno subito rinnovato il fascino di Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib. Alcuni media ne hanno già fatto un leader “modello”. Quindi, un grande giornale statunitense lo descrive come “un prodotto unico della sua cultura, come Aung San Suu Kyi in Birmania” [1].
Ecco il ritratto che traccia Agence France Presse (AFP): “Lo sceicco Ahmad Al-Khatib Moaz, l’uomo del consenso Nato nel 1960, lo sceicco Ahmad Moaz al-Khatib è un moderato religioso, un tempo imam della Moschea degli Omayyadi di Damasco, e non appartiene ad alcun partito politico. E’ questa indipendenza e la sua vicinanza a Riad Seif, ispiratore dell’iniziativa per una vasta coalizione, che ha fatto di lui un candidato ampiamente riconosciuto per la leadership dell’opposizione. Sufi dell’Islam, il religioso ha studiato relazioni internazionali e diplomazia, e non è legato ai Fratelli musulmani o a una qualsiasi forza di opposizione islamista. Più volte arrestato nel 2012 per aver chiesto pubblicamente la caduta del regime di Damasco, gli è stato proibito di parlare in moschea dalle autorità siriane, ed ha trovato rifugio in Qatar. Originario di Damasco, ha svolto un ruolo decisivo nella mobilitazione nella periferia della capitale, soprattutto a Douma, molto attiva sin dall’inizio della mobilitazione pacifica nel marzo 2011. “Shaykh al-Khatib è una figura di spicco che ha un reale sostegno popolare”, ha detto Khaled al-Zayni, membro del Consiglio nazionale siriano (CNS)” [2].
La verità è ben diversa. In realtà, non vi è alcuna prova che lo sceicco Ahmad Moaz al-Khatib abbia mai studiato relazioni internazionali e diplomazia, ma ha un background ingegneristico in geofisica e ha lavorato per sei anni presso la al-Furat Petroleum Company (1985-91). Questa società è una joint venture tra l’azienda nazionale e le compagnie petrolifere estere, tra cui l’anglo-olandese Shell, con il quale ha mantenuto dei legami. Nel 1992, ha ereditato dal padre sceicco Muhammad Abu al-Faraj al-Khatib, la carica di prestigioso predicatore della Moschea degli Omayyadi. È stato subito  sollevato dal suo incarico e gli è stato proibito la predicazione in tutta la Siria. Tuttavia, questo episodio non accadde nel 2012 e non ha nulla a che fare con gli eventi in corso, ma avvenne venti anni fa, sotto Hafez al-Assad. La Siria allora sosteneva l’intervento internazionale per liberare il Kuwait, che assieme al rispetto del diritto internazionale, voleva farla finita con il rivale iracheno e  avvicinarsi all’Occidente. Lo sceicco, a sua volta, si era opposto a “Desert Storm” per gli stessi motivi di carattere religioso enunciati da Usama bin Ladin, a cui si richiamava all’epoca, tra cui il rifiuto della presenza occidentale nella terra saudita, considerata un sacrilegio. Questo lo portò a pronunciare discorsi antisemiti e anti-occidentali.
Successivamente, lo sceicco ha continuato l’attività di educazione religiosa, in particolare presso l’Istituto olandese a Damasco. Ha intrapreso numerosi viaggi all’estero, soprattutto nei Paesi Bassi,  Regno Unito e Stati Uniti. Infine, si stabilì in Qatar. Nel 2003-04 è tornato in Siria come lobbista della Shell per l’aggiudicazione di concessioni su petrolio e gas. Era ritornato in Siria agli inizi del 2012, per istigare il quartiere di Douma (sobborgo di Damasco). Arrestato, poi graziato, ha lasciato il paese a luglio e si è stabilito a Cairo. La sua famiglia è di tradizione sufi, ma a differenza delle pretese di AFP, è un membro dei Fratelli musulmani e l’ha anche dimostrato alla fine del suo discorso inaugurale a Doha. Con la solita tecnica della Fratellanza, adatta non solo la forma ma anche la sostanza del suo discorso al pubblico. A volte, è a favore di una società multi-religiosa, a volte per il ripristino della sharia. Nei suoi scritti ha definito il popolo ebraico come “nemico di Dio” e i musulmani sciiti “eretici negazionisti”, epiteti che equivalgono alla condanna a morte.
In ultima analisi, l’ambasciatore Robert S. Ford ha giocato bene. Washington, ancora una volta ha ingannato i suoi alleati. Come in Libia, la Francia si è assunta tutti i rischi, ma dal grande accordo che si annuncia Total non trarrà alcun beneficio.

Thierry Meyssan

[1] “A model leader for Syria?” editoriale del Christian Science Monitor, 14 novembre 2012.
[2] “Un religieux, un ex-député et une femme à la tête de l’opposition syrienne“, AFP, 12 novembre 2012.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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