La Russia affronta una nuova minaccia missilistica

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation, 14/11/2012


E’ noto a tutti che il centro della spesa militare e della potenza militare globale si sposta verso l’Asia. L’Asia come perno degli Stati Uniti rischia di esacerbare la tendenza. Le potenze asiatiche iniziano a trasformare la crescita economica post-guerra fredda in potenza militare, producendo organizzazioni militari sempre più moderne ed efficienti. La maggior parte dei nuovi investimenti riguarda le capacità aero-navali; si tratta duìi un fenomeno universale. I fornitori di tecnologia della difesa più sofisticata iniziano a provenire dalla regione. Il Giappone, naturalmente, rimane costituzionalmente impegnato all’1% della spesa, ma è una quantità enorme tenendo conto dell’ampiezza dell’economia giapponese. Mentre appaiono nuove tecnologie innovative, sembra che non siano limitate dai confini della regione, ma abbiano un’influenza globale portando ad una svolta rivoluzionaria nella guerra contemporanea.
Il Giappone ha in programma “di sviluppare un drone che sarà dotato di missili a testata ad infrarossi per missioni a bassa quota, che potrebbero individuare un attacco missilistico nucleare nordcoreano e contrastare l’avanzata militare della Cina”, affermava il 4 novembre un rapporto del ministero della difesa giapponese. Secondo lo Yomiuri Shimbun, il ministero ha chiesto 3.000.000.000 di yen (372 milioni di dollari) per i prossimi quattro anni, per sviluppare il velivolo che entrerà in servizio nel 2020. Una parte di questo importo dovrebbe essere assegnato al progetto di bilancio da votare il prossimo dicembre. Taiwan e Corea del Sud stanno già guardando con interesse a tale processo. Essendo un alleato strategico degli Stati Uniti e con uno speciale accordo di cooperazione nella tecnologia della difesa missilistica, il Giappone avrà pieno accesso a tutto ciò che si studia negli Stati Uniti. Ciò significa che c’è da aspettarsi presto l’avvento di una nuova componente per la distruzione dei missili intercontinentali balistici (ICBM) russi. Ora la divergenza tra gli Stati Uniti (e alleati) e la Russia sulla questione sta diventando molto più complicata di quanto non lo sia stata finora…

Nuovi sistemi d’arma
Nell’aprile di quest’anno la Corea del Nord ha lanciato quello che ha affermato essere un missile balistico. I radar di terra e i cacciatorpediniere Aegis del Giappone, supportati dai satelliti di sorveglianza dagli Stati Uniti, non sono riusciti a rintracciarlo. Si temeva che le capacità di monitoraggio del Giappone fossero insufficienti. La vera ragione era che l’oggetto non era mai andato abbastanza in alto da essere rilevato. Sempre a Tokyo ci si ricordò del problema della capacità di rilevare oggetti a bassa quota, nonché della fase iniziale del lancio di un missile. La risposta del governo giapponese fu iniziare un costoso programma per sviluppare velivoli non pilotati dotati di sensori a infrarossi ultrasensibili per monitorare i lanci di missili balistici (e possibilmente da crociera) e altri oggetti a bassa quota. Non se ne sa ancora nulla, sebbene brevi articoli siano apparsi sui media all’inizio del novembre 2012. Secondo fonti giapponesi, per lo più anonime, un prototipo di UAV, che sarebbe in grado di operare ad una quota di circa 13.500 metri, sarà presentato entro l’anno fiscale successivo ed entrerà in servizio nel 2020. Vorrei notare che è esattamente la tempistica annunciata dalla NATO per la Phased Adaptive Approach, entro cui si prevede che l’Aegis raggiungerà la sua piena capacità operativa intercontinentale. La cosa di primaria importanza è che il sistema rileverà i lanci in tempi più ridotti rispetto agli attuali radar terrestri.
Il nuovo sistema d’arma avrebbe la capacità di intercettare i missili balistici al primo stadio, o almeno di aggiungere una serie di punti nella “catena di eliminazione” con cui un missile balistico può essere abbattuto dal Giappone. Resta da vedere se il drone giapponese avrà abbastanza autonomia e se sarà dotato di missili aria-aria come, per esempio, i moderni AIM-120 AMRAAM con un secondo stadio a propellente liquido, che opererebbero come missili intercettori aerolanciati e rileverebbero i movimenti di oggetti a bassa quota sulle acque viciniori al Giappone. Poiché i piloti non sono necessari per guidare i droni, i velivoli dovrebbero essere in grado di pattugliare i cieli per 22 ore consecutive. Il ministero giapponese prevede di avere il progetto di un prototipo di UAV pronto entro il prossimo anno fiscale. Una volta completato, sarà sottoposto ai test di resistenza e altri. L’UAV sarà in grado di inseguire i missili dal loro lancio, operazione difficile per i satelliti. Anche se un missile non completa il lancio, l’UAV sarà in grado di rilevarlo. Il ministero si aspetta che l’UAV svolga altri compiti. Tra cui la sorveglianza marittima, come ad esempio controllare i movimenti della Marina cinese nel Mar Cinese Orientale, e la raccolta di informazioni sulle aree contaminate dalle sostanze radioattive fuoriuscite dal danneggiato reattore n° 1 della centrale nucleare di Fukushima della Tokyo Electric Power Co.
Non è necessario essere un esperto militare per sapere che rilevare un oggetto durante il suo decollo, offre notevoli vantaggi. Il missile non manovra e presenta una firma agli infrarossi molto elevata. È più lento nell’ascesa rispetto alla fase di rientro, rendendo l’intercettazione cinetica più facile da realizzare. Questo è uno dei motivi che suscitano i timori della Russia riguardo la difesa missilistica europea della NATO. Inoltre, un aeromobile da sorveglianza aerea situato in prossimità del sito di lancio, ovvierebbe al tempo e all’alta energia necessaria per intercettare un oggetto in volo da parte degli atuali intercettori basati a terra o in mare. Renderà le intercettazioni più economiche e veloci. Una cosa molto importante del sistema è che distruggere un missile balistico in quella fase significa che la sua distruzione si verificherà sul territorio nemico, piuttosto che altrove, per esempio in Giappone o nei cieli degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno dei propri progetti.
La Missile Defense Agency (MDA) ha testato “un sensore aeroportato” per velivoli senza pilota, come il General Atomics MQ-9 Reaper. Il direttore della MDA, Ten.-Gen. Patrick O’Reilly ha detto che il test di rilevazione di lanci di missili a una distanza di oltre 965 km ha avuto successo. La gamma delle opzioni per una intercettazione riuscita dipenderà dall’aggiornamento dei piccoli e leggeri missili trasportati dagli UAV, come da una velocità significativa necessaria per intercettare i missili balistici, soprattutto da grandi distanze. Gli ostacoli tecnologici per identificare e inseguire i lanci di missili sarebbero notevolmente ridotti se  dei satelliti ‘panoramici’ vi venissero coinvolti. Un nuovo concetto allo studio permetterebbe di distruggere i missili balistici di teatro subito dopo il lancio, quando sono ancora dei bersagli lenti e luminosi. Non c’è dubbio che si inizia proprio con la gittata di teatro per poi raggiungere la capacità intercontinentale. Inoltre, i progettisti di missili sono stati incoraggiati a lavorare su dei booster più potenti e a riprogettare missili abbastanza piccoli e leggeri da poter essere trasportati internamente ai velivoli. Devono essere abbastanza veloci, almeno 5 km al secondo, per impegnare i pesanti missili balistici durante il loro lancio e salita da distanze di 563 km o più. Questo è esattamente la velocità per poter avere la capacità parziale per distruggere un ICBM. Maggiore è la gittata, più veloce e più pesante deve essere l’intercettore. Gli esperti affermano che i sensori possono vedere la scia di lancio di un missile a una distanza di circa 560 km, da 19.800 metri di quota.
Alla fine di questo ottobre la società della difesa statunitense Boeing ha condotto un primo riuscito test di un drone denominato Counter-electronics High-powered Advanced Missile Project (CHAMP) (Progetto missilistico avanzato ad alta potenza per contromisure) in grado di emettere un  potente impulso a microonde, bruciando ogni componente elettronico sulla sua traiettoria, dai personal computer alle macchine fotografiche ad avanzati attrezzature ospedaliere e computer di controllo del volo. CHAMP si è avvicinato al suo primo obiettivo e ha sparato una raffica di microonde ad alta energia contro un edificio di due piani costruito sul campo di prova. All’interno   personal computer e sistemi elettrici erano stati attivati per valutare gli effetti delle potenti onde radio. CHAMP aveva eliminato con successo i sistemi informatici ed elettrici nell’edificio puntato. Anche le telecamere presenti per registrare il test sono state disattivare, senza danni collaterali. “Questa tecnologia segna una nuova era della guerra moderna”, ha detto Keith Coleman, il responsabile del programma CHAMP per la Boeing Phantom Works. “Nel prossimo futuro, questa tecnologia potrà essere utilizzata per rendere i sistemi elettronici e digitali inutili prima ancora che le prime truppe o aeromobili del nemico arrivino”. Questi droni sono stati propagandati come armi non letali, con lo scopo di fare fuori gli ‘impianti elettrici’ del nemico, come sistemi di puntamento o forse i database dell’intelligence. Ma non è mai stato detto che il test abbia dimostrato la capacità di disattivare i sistemi di comando e controllo dei siti degli ICBM. Non si hanno notizie su un sito per missile intercontinentale a cui è stato messo fuori uso il sistema di controllo; il sogno dei pianificatori militari. Oltre ai missili, spegnere un sistema informatico potrebbe portare a ulteriori perdite umane, a lungo termine, nel caso si distruggesse un sistema idrico o una diga controllati da computer.
La distruzione di un missile balistico durante la sua fase di lancio è quasi un compito arduo data la sua posizione in territorio nemico, ma è ancora più difficile nel caso in cui lo spazio aereo nemico sia coperto da forti sistemi di difesa. Tuttavia, i velivoli aerei senza pilota a bassa firma possono  penetrare inosservati in territorio nemico e volare più in prossimità di un sito di lancio degli aerei convenzionali, aumentando notevolmente le possibilità dell’intercettazione.

Russia
Subito dopo l’elezione del presidente degli Stati Uniti, Putin ha inviato ad Obama le sue congratulazioni esprimendo la speranza che le relazioni bilaterali migliorino, invitando il neo-eletto presidente a visitare la Russia l’anno prossimo. Come è noto, la polemica sul programma dello scudo missilistico crea tensione fra Stati Uniti e Russia. Mosca ha respinto le assicurazioni di Washington secondo cui lo scudo è destinato a contrastare potenziali minacce missilistiche dall’Iran e ha espresso la preoccupazione che il sistema possa minacciare il deterrente nucleare russo. A  marzo Obama, senza sapere che stava parlando con un microfono aperto, aveva detto a Dmitrij Medvedev, l’allora presidente della Russia, che avrebbe avuto maggiore flessibilità sulla questione dopo le elezioni di novembre. L’8 novembre, subito dopo la rielezione del signor Obama, il viceprimo ministro della Russia, Dmitrij Rogozin, sembrava cercasse di ricordare a Obama la sua promessa di una conferenza internazionale a Mosca. Ha detto che Mosca spera che il presidente degli Stati Uniti ascolti le preoccupazioni della Russia sulla difesa missilistica della NATO in Europa. Parlando con RIA-Novosti il 12 novembre ha detto, “la Russia reagirà in maniera più decisa a ogni nave statunitense dotata del sistema di combattimento Aegis che tenti di navigare presso le sue coste”.
Quanto a Rogozin, la difesa antimissile degli Stati Uniti destabilizza le relazioni Russia-Stati Uniti in questo momento. Commentando la vittoria di Obama, il Viceministro degli esteri Sergei Rjabkov ha detto che Mosca è ancora intenzionata a collaborare con i paesi della NATO, se le circostanze lo permettono; tuttavia continuerà a spingere per avere solide garanzie da Washington. I colloqui Russia-USA per la riduzione degli armamenti non andranno avanti fino a quando le due parti risolveranno la spinosa questione della difesa missilistica. La questione comprende anche le componenti dello scudo della difesa missilistica in Europa e in altre regioni, ha aggiunto Rjabkov. La Russia pretende garanzie giuridicamente vincolanti che il sistema di difesa missilistico non sia rivolto contro la Russia, e non accetterà alcuna assicurazione verbale in alternativa. Il piano di Mosca di ridurre le scorte nucleari dipende da tutti i fattori più rilevanti che influenzano la sua ‘stabilità strategica’, compresi i piani di alcuni partner occidentali per schierare la progettata difesa antimissile in Europa, ha detto.
Resta da vedere come la tecnologia creata da Stati Uniti, Giappone e altri alleati degli statunitensi che partecipano al progetto dello scudo missilistico influenzerà il processo. Ma non c’è dubbio che la realizzazione di nuovi elementi della difesa missilistica difficilmente migliorerà le relazioni bilaterali e, senza dubbio, provocherà delle misure di ritorsione da parte della Russia.

La ripubblicazione è gradito con alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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