La Svolta: la Battaglia per al-Qusayr

Artiglieria, aeronautica e fanteria assistiti da Hezbollah e dai guerriglieri della Forza di Difesa Nazionale nella battaglia contro i gruppi militanti radicali divisi
Alaa, Haider, Wafa, Leith, Syrian Perspective, Sham FM – Syria Report 21 maggio 2013

984317In seguito a controllo dei villaggi che circondano la città chiave di al-Qusayr nella provincia di Homs, gli aerei siriani hanno lanciato volantini sulla città il 10 maggio. I volantini informavano i civili della città assediata di un corridoio a nord, attraverso cui venivano invitati a evacuare, in attesa dell’imminente offensiva per sradicare i militanti presenti. Gli osservatori si aspettavano una pronta offensiva, ma a causa della pausa per l’evacuazione dei civili, l’assalto era stato rinviato al 14 maggio circa. Recentemente, articoli suggeriscono che i civili che cercavano di andarsene sono stati costretti a rimanere, utilizzati come scudi umani dalle frammentate fazioni dei militanti.

Perché è importante al-Qusayr?
Al-Qusayr è una piccola città con una popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti, a circa 9 km dal confine nord del Libano. Si trova anche a 22 km a sud-ovest di Homs. Grazie alla sua vicinanza al Libano, al-Qusayr occupa una posizione interessante nel traffico di armi e di persone per i gruppi militanti. Al-Qusayr è un nodo strategico tra Damasco, le coste, Homs, Hama e Aleppo. Da marzo, l’esercito siriano è all’offensiva, sorvegliando le aree chiave di Aleppo, provincia di Damasco, Dara’a e Homs. L’obiettivo principale di queste operazioni puntiformi è la disgregazione e l’eliminazione delle linee di rifornimento dai Paesi vicini, la linea di sicurezza che consente ai gruppi militanti di continuare il loro logoramento delle installazioni dell’esercito siriano, come le basi aeree. Nel Rif Dimashq (provincia di Damasco) in particolare, le organizzazioni militanti hanno intensificato i tentativi di boicottare la vita quotidiana a Damasco con continui lanci di razzi e colpi di mortaio, e con le autobombe.
A seguito di uno straordinario dispiegamento di artiglieria e potenza aerea, il 19 maggio le forze siriane ed alleate, distaccamenti dei guerriglieri delle Forze di Difesa Nazionale (NDF) ed Hezbollah, hanno preso d’assalto al-Qusayr. Entro il primo giorno, il centro della città è stato occupato secondo testimonianze dalla chiesa, distrutta dai militanti, al-Qusayr ha una significativa popolazione cristiana. Secondo la nostra fonte, la più grande sfida per le truppe siriane e i suoi alleati guerriglieri, sono i militanti ceceni e i cecchini ben addestrati. Sottolineando l’importanza logistica e strategica della città, sono stati segnalati insorti ben armati che costantemente sparano centinaia di colpi al minuto, mentre schierano mortai e lanciarazzi. Il 20 maggio, è stato segnalato che l’esercito siriano aveva il controllo di oltre il 60% della città. Da allora, l’avanzata è stata indicata rallentare, ma in modo significativo essendo il ruolo delle unità aeree e blindate divenuto più limitato, utilizzando la fanteria con l’obiettivo di combattere in una zona densamente abitata. Significativamente, il comando siriano ha lasciato aperta la via di uscita a nord della città. Inizialmente, questo era il corridoio per i civili invitati ad evacuare nei giorni e nelle settimane prima dell’assalto. Poco si sa del motivo di una tale decisione, ma è molto probabile che sia al fine di attirare gli avversari in campo aperto per consentirne un bombardamento preciso e la sconfitta finale dei militanti armati che hanno esaurito i rifornimenti durante il loro accerchiamento. In effetti, una scissione in due gruppi si è avuta a seguito dell’accerchiamento quasi totale della città, tra coloro che vogliono combattere fino alla morte e coloro che vogliono evacuare in previsione dei bombardamenti di saturazione siriani sulla città.
Ad oggi, la progressione rimane lenta ma costante. Le varie brigate militari coinvolte nell’assalto multi-direzionale sulla città convergono nella zona sud, preparandosi a un assalto a ovest. La battaglia non è finita e che ne sarà dei rimanenti avversari nel corridoio settentrionale della città, resta da vedere. Il seguente video, girato nella periferia della città documenta l’inizio dell’assalto:


Dopo la battaglia di al-Qusayr

Una mappa pubblicata da Syrian Perspective, che mette in luce la strategia dell’esercito siriano.
syrpermapCome notato, i dintorni di al-Qusayr sono stati oggetto dell’accerchiamento e dell’ammassamento delle truppe siriane e alleate. A nord-ovest della città, i villaggi di al-Hamidiyah e al-Haydariya sono stati assicurati, completando una rete di postazioni e trincee intorno ai ribelli. Si prevede che i gruppi militanti saranno completamente circondati, assediati ed eliminati in modo da assicurare il Governatorato (provincia) di Homs nella sua interezza. La strategia dell’esercito per assicurare le città più importanti, cittadine e gli altri centri abitati, ponendo meno enfasi sulle posizioni rurali isolate, ha pagato. E’ possibile che l’esercito e i suoi alleati controlleranno pienamente l’ovest del Paese e si muoveranno verso est nel tentativo di affrontare al-Qaida e altre fazioni particolarmente attive in quella regione. Si notino le posizioni circostanti la città Hama, tra cui Talbiseh e Rastan.

Dalle previsioni sul crollo dell’esercito siriano alle continue vittorie sul campo
Le relazioni sulle nuove strategie di contro-insurrezione nei primi mesi del 2013, sembrano indicare dare frutti, con un netto aumento del morale delle truppe siriane. Rapporti da Damasco indicano un’amministrazione sempre più sicura. Più di recente, il trasferimento dalla Russia dell’avanzato missile anti-nave P-800 Oniks/Jakhont, sottolinea la posizione di Mosca sul conflitto, contraria all’intervento straniero. Una marcata rielaborazione dei metodi dell’esercito siriano può essere fatta risalire alle ultime settimane del 2012, quando rapporti sulle “vittorie dell’opposizione” venivano attribuite nella cattura di installazioni insignificanti e di posizioni isolate dell’esercito siriano. In realtà, i rapporti suggeriscono che gli strateghi militari avevano deciso contro la difesa di avamposti strategicamente poco importanti, a favore del consolidamento operativo delle truppe e degli equipaggiamenti, al fine di perseguire il confronto diretto con le organizzazioni militanti. L’esame della tendenza dell’esercito siriano verso la dottrina militare sovietica, dagli anni del presidente Hafiz al-Assad, e la stretta relazione tra l’Unione Sovietica, e oggi la Russia, sono importanti. Le lezioni russe dalla costosa guerra in Cecenia e la conseguente sconfitta dei gruppi jihadisti militanti, sono la chiave per una maggiore comprensione della logica siriana nell’affrontare gruppi militanti trincerati e spesso inafferrabili. Inoltre, il materiale militare sovietico ha avuto molte opportunità di presentare difetti e vantaggi.
L’esercito siriano, mal preparato all’assalto militante asimmetrico, armato e finanziato dall’estero, si è dimostrato notevolmente resistente. Nonostante l’hardware militare cruciale sia vecchio, è costituito però da veicoli e velivoli affidabili gestiti da personale ben addestrato, consentendo alle forze armate siriane di adottare una strategia di successo. In effetti, la narrazione dei media occidentali ha eseguito un’ampia inversione, dall’esercito che aveva i giorni contati, in ritirata, afflitto da defezioni e vicino al collasso. Invece erano assenti dalle notizie sui media occidentali, che spesso citano presunti esperti, rapporti esatti sulla dottrina dell’ordine di battaglia dell’esercito siriano, che indicavano la reputazione di uno degli eserciti meglio addestrati ed attrezzati della regione. Vale la pena considerare anche, che l’esercito ha spezzato i due assedi molto seguiti di Wadi al-Daif e Hamidiya, presso Maarat al-Numan, a metà aprile. I lanci aerei sugli impianti naturalmente sono stati interrotti, consentendo di concentrare maggiore potenza aerea su altri importanti focolai.
Il principio del presidente Hafiz al-Assad per mantenere un esercito ben disciplinato e competente, continua. Adeguatosi alle lezioni russe sul conflitto in Cecenia e all’esperienza, all’efficacia e alle tattiche di combattimento asimmetriche di Hezbollah, l’esercito siriano è all’altezza della sua reputazione di forza organizzata e coesa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CIA, il Qatar e la creazione di Jabhat al-Nusra

Phil Greaves, Global Research, 17 maggio 2013

556754Una recente intervista rilasciata da un ‘anonimo’ funzionario della sicurezza del Qatar, ha gettato ulteriore luce sull’invio segreto dalla CIA di armi ai militanti che combattono in Siria. In questo articolo della Reuters, il funzionario ‘anonimo’ della sicurezza e diversi comandanti ribelli confermano che il Qatar ha “strettamente coordinato i traffici di armi dirette [plurale] alla Siria“, per la presunta preoccupazione che le armi finiscano nelle mani di militanti estremisti islamici legati ad al-Qaida; gli stessi militanti, come notato in precedenza, che continuano a formare la punta di lancia della rivolta contro il governo siriano: “I combattenti ribelli in Siria dicono che negli ultimi mesi il sistema di distribuzione delle armi è diventato più centralizzato, con le armi consegnate attraverso il Comando Generale della Coalizione dell’opposizione nazionale guidata da Selim Idriss, un generale che ha disertato ed è uno dei preferiti da Washington.”
Ciò che è stato da tempo confermato dalle “fonti ufficiali” sulla stampa mainstream, è che queste spedizioni di armi sono iniziate almeno “all’inizio del 2012″. Possiamo essere sicuri, come nella maggior parte dei resoconti ufficiali, che libertà d’azione sia stata concessa con queste dichiarazioni: è assai probabile che un piccolo traffico di armi in Siria sia iniziato molto prima che le dichiarazioni di testimoni oculari, in Libia, confermassero che le spedizioni di armi dal porto di Misurata, roccaforte del Libyan Islamic Fighting Group, cominciassero subito dopo la caduta di Gheddafi. Sibel Edmonds ha anche riferito, nel novembre 2011, quindi molto prima che i grandi media lo rivelassero, che la CIA, insieme ai suoi omologhi turchi e della NATO, operava dal “centro nevralgico” congiunto statunitense-turco della base aerea di Incirlik, in Turchia, coordinando ‘ribelli’ e ‘attivisti’ già dall’aprile-maggio del 2011. Edmonds teorizza che probabilmente ciò fu una delle prime fasi in cui la CIA e i suoi partner regionali avviarono il contrabbando di armi, combattenti e materiale in Siria, mentre la rivolta prendeva piede.
Molte di queste informazioni di base, ‘fonti ufficiali’ e discrepanze sui resoconti danno l’impressione che i media non diano le informazioni quando le ricevono e che trattengano gli elementi cruciali degli eventi, adattandosi alla favola delle “forze di Assad che uccidono manifestanti pacifici“. Ciò che apprendiamo dal rapporto Reuters è che il Qatar (agendo direttamente agli ordini della CIA) ha scelto di “stringere” il coordinamento delle sue forniture di armi alla Siria, non essendoci modo coerente e strutturato di distribuire le armi, una volta raggiunto il confine con la Siria: “Il Qatar ora [maggio 2013] passa alla Coalizione aiuti umanitari e militari attraverso il comando militare,” ha detto un comandante nel nord della Siria intervistato a Beirut. Ciò pone subito la domanda: chi distribuiva le migliaia di tonnellate di armi del Qatar (su ordine della CIA) prima dell’aprile 2013? L’articolo prosegue affermando: “Prima che la coalizione fosse formata, passavano attraverso gli uffici di collegamento e altre formazioni militari e civili. Ciò all’inizio. Ora è diverso, tutto passa  attraverso la Coalizione e il comando militare”. “Vi sono molte consultazioni con la CIA, che aiuta il Qatar nell’acquisto e trasferimento delle armi in Siria, ma solo come consulente” ha detto. La CIA ha rifiutato di commentare.
Questo pezzo di disinformazione deve essere preso almeno con un pizzico di sale. Quali sono esattamente gli “uffici di collegamento, e le formazioni militari e civili?” L”opposizione’ non ha mai avuto nulla di simile a una formazione militare. Indipendentemente da ciò, questo pone diversi interrogativi e serie domande sui resoconti sul conflitto siriano. Sappiamo da tempo che il principale fornitore di armi ai ‘ribelli’ era ed è tuttora il Qatar, agendo direttamente sotto la “consulenza” della CIA. Sappiamo anche che queste spedizioni di armi furono notevoli “all’inizio del 2012″ e continuarono a crescere in quantità e frequenza. Un’inchiesta del New York Times ha confermato che è stato proprio così, riferendo che ottantacinque aerei cargo militari hanno volavato dal Qatar alla Turchia portando le armi dirette alla Siria tra gennaio 2012 e marzo 2013. (Il carico massimo di un aereo da trasporto militare medio è di circa 50-60 tonnellate.) Quali altri simili aspetti del conflitto sappiamo essere iniziati e progrediti “dall’inizio del 2012″? La dinamica più chiara e lampante verificatasi lungo questo lasso di tempo, e che ha continuato a crescere e aumentare notevolmente, sono il numero di morti che quello dei profughi all’interno della Siria. Come ampiamente indicato prima, il numero di morti in Siria è mensilmente quasi raddoppiato “dall’inizio del 2012″, e ha continuato ad aumentare rapidamente. Tutte le risorse disponibili e i dati sui morti forniti dai gruppi di opposizione o di ‘attivisti’, grosso modo lo confermano, come si può vedere in questo grafico compilato dalla Reuters:
bko-berciaauaye-largeUn altro fattore critico collega direttamente l’aumento del flusso di armi (ad opera di CIA/Qatar) all’enorme aumento del numero di morti. Cioè: il successo, la proliferazione e il rafforzamento di Jabhat al-Nusra e di simili gruppi militanti salafiti/jihadisti. Jabhat al-Nusra o, come è ormai noto, Stato Islamico d’Iraq e al-Sham (ISIS) era attivo in Siria come derivazione dal gruppo Stato islamico dell’Iraq (al-Qaida in Iraq – IQA) anni prima della rivolta siriana. In effetti, fin dalla formazione di IQA nelle regioni orientali della Siria (confinante con l’ovest iracheno e la provincia di Anbar), queste sono state un focolaio delle attività di al-Qaida subito dopo l’invasione degli Stati Uniti nel 2003. E’ fuor di dubbio che Jabhat al-Nusra e altri gruppi salafiti/jihadisti collaborazionisti, siano la forza trainante della rivolta armata. Per la maggior parte del conflitto armato, è stato Jabhat al-Nusra che ha condotto gli attacchi degli insorti alle principali installazioni militari siriane; le basi della difesa aerea e le autostrade costiere nei seri tentativi di bloccare le linee di rifornimento dell’EAS, la stragrande maggioranza degli attentati suicidi in aree civili e degli omicidi di importanti funzionari della sicurezza pubblica. Questi gruppi estremisti sono divenuti sempre più attrezzati, più organizzati, ben finanziati e, soprattutto, con i maggior successi sul terreno. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo pretendono di avere armato, addestrato e sostenuto solo i ribelli ‘controllati’ e ‘moderati’, la realtà in Siria non dimostra assolutamente alcuna coerenza con queste affermazioni.
Ora abbiamo alcune opzioni teoriche, primo: la CIA sosterrà, come l’amministrazione statunitense afferma, di aver armato e supportato solo gruppi moderati e ‘coordinati’; come abbiano fatto gli  estremisti va oltre il mandato della CIA. Scaricandone così la responsabilità solo al Qatar o ai contrabbandieri turchi che trasportano armi in Siria. Anche in questo caso, il servizio d’intelligence del Qatar può anche rivendicare una negazione plausibile, passando la patata bollente ai contrabbandieri e ai ribelli che ne controllano il traffico al confine turco. Quindi le ramificazioni di questa politica, anche se fosse vera, assolverebbe dall’incoscienza puramente distruttiva e dall’evidente rafforzamento degli estremisti che ha permesso? Un altro risultato probabile, o negazione dell’associazione con questi gruppi, sarà che l’esercito arabo siriano e il governo siriano, a causa della presunta leadership degli alawiti, avrebbero preso la decisione di instillare consapevolmente il settarismo nel conflitto, al fine di reprimere il movimento di protesta. Quando si guardano da vicino le aperture del governo siriano verso il movimento di protesta pacifica, e le concessioni del governo di Assad fatte durante le prime fasi della protesta, è ancora una volta difficile vedervi una qualsiasi realtà confermare l’intenzione di Assad di dividere la Siria e d’iniziare una guerra settaria su vasta scala. In effetti, molte concessioni sono state fatte, tra cui: massiccia liberazione di prigionieri politici; una nuova costituzione che promette pluralità politica e un massimo di mandati presidenziali, il licenziamento di diversi governatori regionali e il licenziamento completo del governo siriano. Queste concessioni non recano il segno distintivo di un leader che cerca di emarginare la maggioranza del suo Paese, dove la popolazione sunnita era, ed è, fortemente rappresentata sia nel governo che nell’esercito.
La cosa più probabile, è che la CIA, insieme ai suoi partner del Qatar, conosca bene l’ideologia di chi arma e sostiene, scegliendo di perseguire questa politica semplicemente perché la più efficace a indebolire l’esercito siriano e a dividere il pacifico e multi-etnico tessuto della società siriana. Come detto sopra, è Jabhat al-Nusra che guida la lotta in Siria e che ha colpito le basi della difesa aerea della Siria in parecchie occasioni. Quale minaccia i missili antiaerei e i radar della difesa rappresentano per i piccoli gruppi di insorti con armi leggere, è difficile capirlo, suggerendo che questi gruppi agiscano su ordini di Stati esteri, le cui intelligence li utilizzano perseguendo il risultato desiderato d’indebolire le capacità di difesa strategica della Siria. Per coloro che studiano gli incessanti tentativi di sovversione e destabilizzazione dei governi degli Stati Uniti, questa tattica di fomentare e sostenere gli estremisti islamici non sarà una sorpresa. Non è solo la capacità tattica e l’esperienza in battaglia di Jabhat al-Nusra (IQA) che l’ha spinta alla leadership, senza soldi né armi e con il solo appello psicologico per avvincere le reclute, l’esperienza non vale nulla. Questi gruppi, presumibilmente originati da “al-Qaida”, sono più un’ideologia che formazioni operative coerenti e capaci di condurre una guerra internazionale; formano le “truppe d’assalto” settarie che da tempo gli Stati Uniti e i loro alleati hanno concordato di fomentare per sostenere i loro tentativi di bloccare la “resistenza” della “mezzaluna sciita”, allevandole letteralmente in modo incontrollato. Il Qatar (su “consulenza” della CIA) ha tacitamente incoraggiato, promosso e armato quei gruppi divenuti oggi i più importanti: gli estremisti salafiti/jihadisti che abbracciano l’odio settario contro sciiti e minoranze per promuovere divisione e caos sociale. Questo presumibilmente è accaduto proprio sotto il naso della CIA, con la sua tacita “consulenza” e senza riuscire a notare questa dinamica estremista in rapida espansione? Un altro possibile vantaggio per gli Stati Uniti e i loro alleati è stato recentemente sottolineato dal commentatore politico libanese Dr. Asad Abu Khalil, che ha osservato: “elencando il fronte al-Nusrah quale organizzazione terroristica, il governo degli Stati Uniti ha sostanzialmente concesso la licenza a tutti gli altri gruppi armati siriani di commettere ogni sorta di crimini di guerra. Quindi un qualsiasi gruppo armato può farla franca con i suoi crimini di guerra se solo batte la bandiera di al-Nusrah. È tutto quello che ci vuole. Così un gruppo armato appartenente all’ombrello del libero esercito siriano, per esempio, può commettere crimini di guerra, e quindi emettere una condanna il successivo giorno. Si tratta di una licenza illimitata ai crimini di guerra.”
Una forza a tutti gli effetti e totalmente malleabile delegata ai combattimenti, che promuove la sovversione, la divisione settaria e il caos totale per raggiungere l’obiettivo desiderato dagli Stati Uniti della distruzione dello Stato siriano, ergo: la rimozione di un alleato chiave dell’Iran e della resistenza all’egemonia occidentale nel Medio Oriente. Quando l’estremismo e la brutalità diventano troppo appariscenti per consentirne l’aperto sostegno occidentale, gli Stati Uniti indicano dei “terroristi” che, con un cambio di casacca, diventano la menzogna che è l’”ELS”.

Phil Greaves è uno scrittore ed analista inglese dedito all’analisi della politica estera anglo-statunitense e dei conflitti nel medio oriente dalla seconda guerra mondiale.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qusayrgrad della III Guerra Mondiale?

SyriaNews

4117644-3x2-700x467[1]Una tranquilla città di confine di 30.000 abitanti circondata da bellissime orchidee, una città un tempo molto bella e in posizione strategica, come tutte le città siriane, la maggior parte strategiche al microscopio internazionale, ma questa volta non a causa di una qualsiasi ragione geografica, storia o artistica, ma per motivi molto più pericolosi, si tratta della guerra nucleare la cui fiamma nucleare potrebbe essere stata già accesa. La città di al-Qusayr prenderà presto il nome di ‘Qusayrgrad’.
Il vecchio Hafiz al-Assad ha detto una volta: “Siamo i migliori a giocare sul bordo del baratro, e se cadiamo, cadiamo sui corpi dei nostri nemici“, il giovane leone della Siria ha ereditato molte  funzioni dal padre, e questa è uno di esse. Dopo due anni, gli aggressori pensavano di avere il sopravvento nella crisi siriana, e nonostante le centinaia di avvertimenti da Damasco e dai suoi alleati, tra cui dal Presidente Bashar al-Assad: “Se la Siria cade, vi sarà un terremoto, un errore di calcolo e l’intera regione sarà devastata da un terremoto”. Gli strateghi occidentali notoriamente arroganti e razzisti, in altre parole stupidi, hanno sminuito gli avvertimenti di Assad, che continuava a dire che la Siria è diversa, non è la Libia, l’Iraq, la Somalia o qualsiasi altro Paese ‘democratizzato’ dall’occidente, come andavano dicendo saltellando i media occidentali tradizionali, sapendo e nascondendo l’infiltrazione in Siria più di 40.000 terroristi stranieri di al-Qaida, come l’inviato dell’ONU Ibrahim ha confermato. Sappiamo che è ciò che ne resta, oggi, su un totale di 125.000 almeno, unitisi ai criminali locali reclutati. I terroristi che controllavano la maggior parte delle campagne di Aleppo e la città di Raqqa, i migliaia provenienti dalla Giordania nel sud che occuparono la città di Daraa, caduta nelle loro mani, che infestarono la provincia di Damasco in molti luoghi, soprattutto Daraya e al-Utaibah, da cui i colpi di mortaio iniziarono a cadere sulla capitale. Non poteva andare meglio per i criminali Stati occidentali; la loro base nella città di al-Qusayr è il loro comando e centro di controllo principale, con ufficiali dei servizi segreti qatarioti, sauditi, israeliani turchi, francesi, statunitensi, inglesi e tedeschi infiltratisi dal Libano, in particolare i francesi, che scomparvero dalla loro base nel nord del Libano quando Damasco non cadde.
La Siria di Assad era sul bordo del baratro sempre più sottile, restando solo con il suo vertice superiore, ma le Forze di Difesa Nazionale avevano finito l’addestramento intensivo, a Hezbollah era stato chiesto di custodire i santuari religiosi con l’aiuto dei comitati locali, un’amnistia presidenziale era stata emanata il 16 aprile, e un mese era stato concesso ai criminali per arrendersi.  Un’amnistia presidenziale in mezzo a tutto questo?! L’EAS ha avuto l’ordine: liberare il Paese e sterminare i terroristi. E l’EAS l’ha eseguito.
600 terroristi a Jididet Fadhl, presso Damasco, sono svaniti in 3 ore, facendo impazzire i chierici  wahhabiti che avevano dichiarato la jihad contro la Siria, a cui non risponde più nessuno; la strada dal centro di Hama ad Aleppo, nel nord, è ripulita, un’altra strada è ripulita da Idlib, nel nord ovest, alla provincia di Latakia, assai infestata da terroristi infiltrati dall’intelligence turca, dove le enormi operazioni dell’EAS, delle FDN e della resistenza locale siriana hanno eliminato decine di terroristi, liberando Qirbet Solas, Quota 45 e altri siti strategici; la città di al-Utaibah vicino all’aeroporto internazionale di Damasco e centro di comando e controllo dei terroristi nel sud, provenienti e riforniti dall’Iraq e dalla Giordania, attraverso il deserto, è caduta nelle mani dell’EAS, che poi avvolge la provincia, spostandosi a nord e a sud, e recupera la città strategica di Qirbet Ghazalah, infliggendo così un colpo decisivo ai terroristi nel sud, uccidendo, almeno secondo le stime, 1600 terroristi. E più importante è l’avanzata tra i villaggi e le città ad ovest del fiume Oronte, nella provincia di al-Qusayr, liberandole una dopo l’altra, accerchiando la città e impedendo ai terroristi di fuggire verso il Libano. Le armi chimiche, il cui utilizzo da parte dell’esercito arabo siriano contro i civili, avrebbe attraversato la linea rossa di Obama, non sono state utilizzate; la linea rossa di Obama non é stata attraversata, e la confusione e l’isteria regnano nel campo occidentale da quando pensava di celebrare la vittoria, invece iniziando a ricevere brutte notizie dalla Siria, ma buone per il mondo intero. Israele viene coinvolto direttamente e compie un raid contro le galline dei pollai e un deposito di armi nei pressi di Damasco, molto probabilmente utilizzando mini-bombe nucleari, in coordinamento con i combattenti di al-Qaida che avevano attaccato 19 diversi posti di blocco dell’EAS intorno alla capitale, un altro epico fallimento. L’ex-ambasciatore statunitense in Siria, Robert S. Ford, il padre degli squadroni della morte iracheni noti per uccidere sciiti e sunniti iracheni, oltre ai marine, arriva in una città di confine tra Siria e Turchia, proprio quando una doppia esplosione si verifica in quella città uccidendo più di 40 esseri umani e ferendone circa 100; le accuse contro la Siria sono immediate. Perché questa pazzia improvvisa? La NATO perde, ma c’è altro.
L’esercito arabo siriano invita i terroristi di al-Qusayr ad arrendersi, non c’è più il corridoio per fuggire, il corridoio che hanno usato per entrare, e l’amnistia presidenziale è passata, i terroristi si rifiutano di arrendersi e le notizie di trattative segrete con il governo siriano, con cui l’occidente chiede all’EAS di riaprire il corridoio affinché coloro che sono nella città di al-Qusayr si ritirino in Libano, sono respinte dalla Siria, e John Kerry va a Mosca, Cameron il giorno successivo visita Mosca, Laurent Fabius, che insisteva su una soluzione militare della crisi siriana, improvvisamente afferma che ci deve essere una soluzione pacifica alla crisi politica. Dopo più di due anni, e per al-Qusayr avviene questa svolta? Aspettate. Kerry è d’accordo con i russi sulla soluzione pacifica e una nuova conferenza internazionale per risolvere la crisi siriana, con Ginevra 2; il giorno dopo Kerry sostiene che laddove non è riuscita Ginevra 1, fallirà Ginevra 2, ovvero la partenza di Assad.  Cameron è d’accordo con i russi sulla soluzione pacifica e la nuova conferenza internazionale per risolvere la crisi siriana, Ginevra 2, lascia la Russia per Washington e riprende di nuovo la storia delle armi chimiche! Cosa c’è nella città di al-Qusayr?
Ricapitoliamo: incursione d’Israele, attentati a Reyhanli, le ripetute accuse sulle armi di distruzione di massa ‘irachene’, funzionari occidentali in pellegrinaggio a Mosca e infine il dipartimento di Stato degli Stati Uniti che presente direttamente la seguente questione in inglese, arabo e persiano..!  Qusayr è la parola chiave principale:

Il dipartimento di Stato sui volantini a Qusayr, Siria
10 maggio 2013
DIPARTIMENTO DI STATO
Ufficio del Portavoce
10 Maggio 2013
2013/0551

DICHIARAZIONE DI JEN PSAKI, Portavoce

Volantini su Qusayr, Siria
Siamo profondamente preoccupati per le notizie secondo cui il regime di Assad ha lanciato volantini su Qusayr dicendo ai civili di evacuare o saranno considerati combattenti. Condanniamo con forza qualsiasi bombardamento di civili o minacce di farlo. Disporre un diverso dislocamento della popolazione civile in queste circostanze, è l’ultima dimostrazione di brutalità da parte del regime.
I continui indiscriminati bombardamenti aerei del regime su aree civili, tra cui panifici, file per il pane e ospedali, viola il diritto internazionale umanitario. Mentre notizie terribili su atrocità e massacri del regime continuano ad emergere, il regime di Assad e tutti i suoi sostenitori che commettono crimini contro il popolo siriano, dovrebbero sapere che il mondo sta guardando e che saranno identificati e ritenuti responsabili. Mentre il popolo siriano affronta tali responsabilità, gli Stati Uniti continueranno a lavorare con i siriani e la comunità internazionale per sostenere la documentazione delle violazioni.

Parole chiave: Siria, Qusayr, diritti umani, violazioni del diritto umanitario
IIPdigital

Perché non ci sono state dichiarazioni simili per Utaibah, Qirbet Ghazalah, Jididet Fadhl, la provincia meridionale di Aleppo, e tutto il resto?  L’occidente scatenerà stupidamente la Terza Guerra Mondiale, l’Armageddon per salvarsi dall’umiliazione di ciò che il mondo conoscerà su al-Qusayr? L’Iran ha mostrato solidarietà alla Siria, Hezbollah ha dichiarato che si unirà alla lotta  contro l’intervento straniero. L’esercito turco, sicuramente, secondo l’autore, non appoggerà il Primo ministro dei Fratelli musulmani Erdogan e si rifiuterà di essere coinvolto in una guerra tra Paesi musulmani per niente. I russi non permetteranno che il loro unico punto d’appoggio al mondo, al di fuori del Mar Nero, cada, non aderiranno alla lotta, ma sosterranno i loro alleati.
L’occidente è in grado di commettere stupidità e grandi crimini, speriamo che ci sia qualcuno sano di mente che l’impedisca.
Nel frattempo, guardate questo breve reportage dalla periferia di al-Qusayr:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La valutazione degli attacchi israeliani in Siria

Conflicts Forum – Dedefensa

E’ noto (vedasi 22 ottobre 2013), che l’istituto di ricerca Conflicts Forum di Beirut, sotto la direzione di Alastair Crooke, produca un’eccellente analisi della situazione e della crisi in Medio Oriente, attualmente concentrandosi principalmente sulla crisi siriana. L’istituto  pubblica settimanalmente un commento generale della regione. In questa edizione del 3-10 Maggio 2013, Conflicts Forum si concentra esclusivamente sulla grande storia degli attacchi israeliani alla Siria, analizzando, interpretando e cercando di capire i motivi militari e/o politici dietro queste azioni, considerandone le conseguenze, ecc. Commento illuminante.

529056Conflicts Forum: Commento settimanale (3-10 maggio)
• L’obiettivo principale di questa settimana è valutare la ‘logica’ dietro gli attacchi israeliani contro la Siria negli scorsi venerdì e domenica, e di valutarne le conseguenze. Apparentemente, Israele ha sostenuto che le sue azioni erano dirette contro Hezbollah per impedirgli di ricevere le armi strategiche che ‘cambiano il gioco’. Questa politica è stata annunciata in occidente negli ultimi anni (per contesti diversi: prima i missili terra-aria S-300, poi i razzi Fateh-110 e ultimamente le armi chimiche). Gli Stati occidentali l’hanno accettato silenziosamente e quindi hanno approvato la rivendicazione di questo ‘diritto’, e tale pretesto viene quindi, senza alcun dubbio, visto in Israele come una cosa contro cui gli Stati occidentali non possono facilmente obiettare.  Quasi una settimana dopo, però, non ci sono prove sostanziali che le armi destinate a Hezbollah siano state difatti intercettate. È vero, la struttura di ricerca di Jurmana, vicino a Damasco, un sito noto per essere stato creato per soddisfare le esigenze militari dei movimenti di resistenza in Libano e in Palestina, è stato attaccato da missili con una spettacolare azione pirotecnica, domenica scorsa, ma informalmente le fonti di Hezbollah suggeriscono che una partita di armi “efficaci” era da poco già arrivata (questo è stato confermato anche dai giornalisti di alto livello della stampa israeliana).
Forse collegato a questo, il Libano, da venerdì in poi, è stato oggetto di continui sorvoli a bassa quota di aerei israeliani, come se gli israeliani avessero fallito nel loro obiettivo iniziale, ma che ancora cercassero di individuare il carico, senza riuscire a fermarlo (supponendo che la pretesa di Hezbollah venga considerata accurata, il che probabilmente è). E’ assai  probabile, comunque, che Israele abbia parzialmente ricevuto dell’intelligence su un trasferimento, che i funzionari israeliani hanno presentato nel loro show ambulante per l’Europa ottenendo sostegno alla loro missione.
In ogni caso, mentre la polvere si deposita, sembra che le vittime a Damasco siano state molto, molto meno di quanto affermato dalle fonti dell’opposizione (l’esercito siriano è un esercito di cittadini, e le grandi perdite, come sostenuto, non potrebbero realisticamente essere nascoste alla popolazione), e nessun risultato strategico militare ne è conseguito. Hezbollah è già completamente armato, e l’intelligence israeliana suggerisce da tempo che i missili Fateh-110 fanno già parte del suo arsenale.
Tutto ciò suggerisce quindi che l’attacco è stato più politico che sostanziale. Qual’è poi la logica d’Israele? Il parere in questa regione suggerisce due possibilità: la prima è collegata alla tempistica: il raid è avvenuto sulla scia dei sostanziali progressi dell’esercito siriano contro l’opposizione armata. Ci sono alcuni resoconti non sostanziati ma altamente visibili, secondo cui l’attacco d’Israele in stile colpisci e spaventa a Damasco, potesse essere  destinato a dare impulso all’opposizione, facilitandone un assalto all’interno di Damasco, poco prima della riunione di Kerry-Putin a Mosca, un evento che se fosse riuscito e avesse avuto successo, avrebbe rafforzato l’opposizione in questi colloqui. Più probabile, a nostro avviso, è che tutta questa vicenda sia stata costruita con l’obiettivo di sostenere l’opinione interna degli Stati Uniti a favore di un intervento più diretto in Siria. Israele senza dubbio ha calcolato (correttamente) che potrebbe cavarsela solo con un intervento così dimostrativo in Siria, senza iniziare una guerra, se gli interventisti riuscissero a spingere Obama ad ignorare la sua ‘linea rossa’ sulla questione della Siria utilizzando tale precedente, divenendo più forti nella loro posizione nei confronti di Obama e spingendolo a intervenire anche in Iran.
• Le implicazioni strategiche degli attacchi israeliani, effettivamente hanno alzato il conflitto siriano da guerra per procura contenuta, combattuta all’interno della Siria, a una in cui i soggetti esterni (Israele, Iran, Hezbollah e Russia) sono sull’orlo dell’intervento militare esterno diretto nel conflitto, conseguenza degli ultimi tre interventi diretti d’Israele in Siria, e nel caso in cui Israele montasse un nuovo attacco. In altre parole, le azioni israeliane ci fanno correre maggiori rischi, facendo evolvere il conflitto siriano in un grande conflitto regionale. Tra le conseguenze degli attacchi di domenica, gli israeliani e altre fonti (vedi qui) hanno segnalato la reazione fortemente contrariata dall’azione israeliana del Presidente Putin. Putin avrebbe avvertito direttamente Netanyahu che la Russia non avrebbe tollerato alcun ulteriore attacco alla Siria, e che una simile mossa avrebbe portato a una risposta diretta russa alle sue azioni, come l’invio di altri sistemi d’arma russi in Siria. (Netanyahu, inoltre, avrebbe ricevuto una fredda accoglienza nella sua successiva visita in Cina, ma non fino al punto del verbale ‘avvertimento’ che ha ricevuto da Mosca). La Guida suprema iraniana ha anch’egli promesso sostegno ‘integrale e senza limiti’ alla Siria, e il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha parlato di una più stretta alleanza militare con la Siria, e della decisione della Siria, di conseguenza, di accelerarne l’approvvigionamento di armi e d’includervi nuovi ‘equilibri mutevoli’ a vantaggio di Hezbollah (una sfida diretta a Israele). Sorprendentemente, il leader di Hezbollah ha anche sottolineato la decisione siriana di ‘recuperare’ il Golan, come ulteriore ricaduta degli attacchi israeliani. Siamo quindi sull’orlo della guerra? A questo punto, probabilmente no. Gli sforzi (interni ed esterni) per trascinare Obama nell’intervento in Siria per una presunta violazione della sua ‘linea rossa’ sulle armi chimiche, sono alquanto ‘collassati’; come Obama ha spiegato: “Abbiamo la prova che vi è stato l’uso di armi chimiche in Siria, ma non prendiamo decisioni basate su ciò che viene “percepito”. E io non posso organizzare coalizioni internazionali sulla base della “percezione”. Abbiamo la prova che, in passato, tra l’altro, ciò non ha funzionato”. La prova non è lì, e il procuratore dell’ICC, Carla del Ponte ha dichiarato che vi erano sospetti sull’uso del gas nervino sarin, ma da parte dell’opposizione piuttosto che da parte del governo siriano, permettendo ad Obama di scalciare il problema nel sottobosco di una approfondita (e lunga) indagine. Conflicts Forum ritiene che Obama, tenendo a mente la sua eredità storica, si aggrappi ancora al desiderio di essere visto storicamente come l’uomo che ha fatto uscire gli USA dalle loro fastidiose guerre in Medio Oriente, piuttosto che di averne iniziate altre. Fonti iraniane hanno notato che a seguito dell’azione israeliana, è arrivato il messaggio a Iran, Siria e Russia che gli Stati Uniti non hanno intenzione d’intervenire militarmente, e che anche Israele, in seguito, ha inviato un’ondata di messaggi secondo cui non sta per iniziare una guerra.
• Dove ciò lascia la Siria? Emerge una posizione più fiduciosa e forte sia militarmente che politicamente (vedi qui per i recenti commenti ottimistici di un funzionario siriano). Per il momento, l’attenzione ora sarà sulla questione dei possibili negoziati in una conferenza internazionale proposta per la fine di maggio. In ambito politico, sono gli Stati Uniti, avendo chiuso gli occhi per primi, che si avvicinano alla posizione russa (cioè abbandonando la vecchia richiesta che Assad debba andarsene), mentre la Siria, l’Iran ed Hezbollah, in questi ultimi giorni, hanno espresso pubblicamente il consolidarsi di un rinvigorito Fronte della Resistenza. Ma l’occidente sarà in grado di svolgere la sua parte del patto con Mosca, presentando un’opposizione quale partner credibile (ed efficace) al tavolo dei negoziati? La Russia non avrà una corrispondente difficoltà con Damasco. E nel frattempo le forze governative siriane probabilmente perseguiranno il loro obiettivo di ampliare ulteriormente i loro successi militari sul campo. Ma questo, a quanto pare, non dispiace agli Stati Uniti: segnale, forse, dell’inizio di un grande cambiamento nel modo di pensare degli Stati Uniti. Rapporti dai colloqui di Mosca, suggeriscono che un obiettivo principale degli USA a Mosca è diventato il mantenimento dell’esercito siriano (anche sotto il comando di Assad). Sembra che  tardivamente gli Stati Uniti possano rinunciare alla speranza, se mai è veramente esistita al di là di un sogno irrealizzabile, che l’opposizione non abbia alcuna prospettiva (o addirittura volontà) di eliminare i gruppi armati islamisti, in particolare il Fronte al-Nusra collegato ad al-Qaida. E ora gli Stati Uniti sembrano orientati a ritenere che sia l’esercito siriano a rappresentare l’unica forza in grado di distruggere al-Qaida in Siria, e per di più riuscendoci. Forse nessun cessate il fuoco, quindi? L’esercito siriano continua ad attaccare l’opposizione islamista, mentre in parallelo l’opposizione non-jihadista verrebbe invitata alle trattative. Ciò è possibile? Possono i cosiddetti ‘laici’ accettare questa divisione? Gli statunitensi stanno già preparando l’opposizione alla trattativa, ma può l’opposizione più laica partecipare davvero alle trattative con il governo, mentre il Fronte al-Nusra viene distrutto dall’esercito siriano? Verrà mai tenuta la conferenza? Se no, allora cosa?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: dopo la strage di Banias, il massacro della verità

Bahar Kimyongür, Investig’Action, Bruxelles 9 maggio 2013

La Siria continua ad agonizzare. Quando preghiamo tutti i pantheon della terra che l’incubo finisca, continua al meglio. Questa volta, l’incubo colpisce Banias, una tranquilla cittadina sulle coste siriane finora risparmiata dalle violenze. All’inizio di maggio, a Banias, l’innocenza è stata vilmente assassinata. Le donne e i figli più belli tra i fiori più belli della Siria nel periodo di massimo splendore, sono stati uccisi, fucilati, pugnalati da … da chi? Ad ogni uccisione, la stessa domanda  insopportabile porta e riversa nei nostri cuori rabbia e disperazione. E quando gradualmente ci riprendiamo la mente, cerchiamo di capire l’indicibile, i padroni del pensiero alla moda già sono sul campo, spingendo le indagini su una sola direzione. Per ora, la confusione e l’inquinamento ambientale mediatico ci impediscono di dire chi sia l’autore di questi omicidi. Tuttavia, con le limitate informazioni che abbiamo, possiamo almeno dire chi non lo sia.

REYHAN~1La regione costiera della Siria, ultima isola relativamente pacifica della Siria, è stata macchiata con il sangue dei suoi bambini, uccisi da mani oscure. A seguito delle uccisioni che si sono avute all’inizio di questo mese, sono già centinaia i morti. Anche se gli autori di questo crimine efferato non sono noti, le reti sociali pro-ribelli si sono affrettate ad accusare il governo siriano e, in particolare, il capo di origine turca della milizia filo-governativa Mihraç Ural. In un video pubblicato sul sito (momentaneamente offline) del movimento chiamato Muqawama Suriy (Resistenza siriana), si vede spiegare la sconfitta dei terroristi nella parte settentrionale della provincia di Latakia. Ecco un estratto del video che suscita polemiche. Spiega la necessità di ripulire la zona di Banias, dove i terroristi cercano di farsi strada verso il mare dopo la loro sconfitta a Khirbet Soulas, un villaggio nei pressi del Deposito 16 del lago di Tishreen. Video della battaglia di Soulas Khirbet, di fonte ribelle, del 29 aprile 2013.
La parola pulizia, “tathir”, usata da Mihraç Ural è un luogocomune utilizzato da tutte le parti nel conflitto in Siria e non indica un’operazione di pulizia etnica come sostengono i media turchi e occidentali. Le vittime dei massacri sono sunniti di Banias, e i media turchi hanno immediatamente colto l’occasione per regolare i conti con l’uomo, un veterano del dissenso marxista turco. Un tempo ciò veniva sfruttato dai siti di estrema destra che hanno trovato nel turco Mihraç Ural l’ideale nemico alawita filo-governativo e comunista. La tesi del coinvolgimento di Mihraç Ural e del suo gruppo armato, tuttavia, non cammina per diversi motivi. In primo luogo, in quanto attivista dalla lunga esperienza nella sinistra turca, Mihraç Ural non ha né il profilo né il discorso o la pratica dello stragista. La sua lotta è patriottica e internazionalista. Mihraç Ural proviene dalla Sinistra rivoluzionaria turca, un movimento politico che, nonostante i suoi molti errori, non ha mai praticato il terrorismo che prende deliberatamente di mira i civili. Prima di mobilitarsi nella guerra dei siriani contro i gruppi jihadisti che infiltravano il confine, Mihraç Ural ha diretto un gruppo scissionista del Partito-Fronte di liberazione popolare di Turchia (THKP-C), chiamato i Soccorritori (Acilciler).
Il THKP-C è un’organizzazione politico-militare nata alla fine degli anni ’60 sulla scia delle rivolte di studenti e lavoratori che scossero la Turchia. Il colpo di stato militare del 12 marzo 1971 e la caccia all’uomo che ne seguì e infine l’assassinio dei massimi leader del THKP-C nel Paese, a Kizildere nel 1972, assieme al fondatore Mahir Cayan, infersero un duro colpo al movimento. Dal 1974, decine di migliaia di giovani presero la fiaccola della lotta rivoluzionaria contro il fascismo e si proclamarono eredi del THKP-C. Tra i movimenti che si sono succeduti al THKP-C, i più famosi sono la Via rivoluzionaria (come Devrimci Yol) e la Sinistra rivoluzionaria (come Devrimci Sol), da cui nacque l’attuale potente movimento chiamato DHKP-C (Partito Rivoluzionario-Fronte di Liberazione del Popolo). Oltre a Dev-Yol e Dev-Sol, una miriade di piccoli gruppi come Dev-Savas (Guerra rivoluzionaria), Halkin Devrimci Öncüleri (Avanguardia rivoluzionaria del popolo) e Acilciler (i Soccorritori) nacquero in Turchia. Oggi, di tutti questi gruppi nati dal THKP-C, solo il DHKP-C è sopravvissuto. Ma verso la fine degli anni ’70, questi movimenti erano attivi e impegnati nella resistenza armata contro il regime turco e contro le milizie fasciste addestrate dalla CIA e comunemente chiamate Lupi grigi.
Mihraç Ural è stato il fondatore della fazione marxista-leninista conosciuta come “I Soccorritori.” Alawita di Antiochia, le sue origini arabe lo portarono a studiare la storia della città e del Sangiaccato di Alessandretta (Hatay in turco), la provincia di cui è capoluogo. Pur sostenendo il comunismo, i Soccorritori divennero gradualmente un’organizzazione in lotta per la liberazione della provincia di Hatay dall’occupazione turca e la sua annessione alla Siria. Mihraç Ural fu arrestato poco prima del colpo di stato militare del 12 settembre 1980, che pose fine alla guerra civile tra le forze di sinistra e di destra. Dopo la fuga dal carcere di Adana, andò in esilio in Siria e avendo origine siriana, ottenne la cittadinanza siriana. Da 32 anni, Mihraç Ural pertanto vive nel Paese di Assad.
Rapidamente emarginati dall’arena politica turca, i leader dei “Soccorritori” cercarono d’infonderle nuova vita in Siria. Il regime di Damasco gli diede un campo di addestramento nella valle della Beqaa in Libano, accanto ai campi della sinistra rivoluzionaria turca come il Devrimçi Sol e il Partito dei lavoratori curdi, il PKK. Ma l’esilio ebbe rapidamente ragione della combattività del  gruppo di Mihraç Ural. In Turchia, i Soccorritori non ebbero che una manciata di sostenitori arabi nella città di Antiochia. Isolato, Mihraç Ural infine quasi sciolse il movimento e divenne scrittore e giornalista impegnato, ma relativamente indipendente. Dall’esilio siriano, ha pubblicato regolarmente articoli sulla politica interna turca, la geopolitica nel mondo arabo, la questione curda e il PKK, organizzazione con la quale ha mantenuto buoni rapporti, la questione della minoranza turca degli alawiti e la storia della questione di Hatay. Quando la primavera siriana esplose, come la maggior parte degli attivisti della sinistra turca, ha accusato i ribelli di essere mercenari al soldo delle potenze imperialiste e dichiarò la sua lotta in sostegno della Siria “laica e progressista”.
Nel 2012, Ural Mihraç creò nella regione di Idlib il Muqawama Suriy (Resistenza siriana), un’organizzazione patriottica per la protezione dei civili di carattere multietnico. Mihraç Ural e i combattenti provenienti principalmente da famiglie arabe transfrontaliere si diedero alla macchia  nelle aree forestali di Latakia, lungo il confine turco-siriano sul lato del Kassab, per evitare che i mercenari salafiti s’infiltrassero in Siria. L’organizzazione ha beneficiato fin dall’inizio di una relativa autonomia politica e militare. A differenza di altri comitati popolari e delle forze di difesa nazionale che supportano l’esercito arabo siriano nella sua “guerra contro il terrorismo”, il Muqawama Suriy ha la sua bandiera con la stella rossa e difende il suo progetto politico chiaramente socialista. Nelle parate militari, il Muqawama Suriy espone il ritratto di Che Guevara. Mihraç Ural è anche da molto tempo critico verso il socialismo in Siria. Ritiene che l’ideologia baathista sia obsoleta e non soddisfi gli interessi di ampi segmenti della popolazione siriana.
Se il bilancio del suo impegno politico può essere sconcertante, un attivista del suo calibro non si sporcherebbe mai le mani con un omicidio senza senso. La sinistra radicale “turca” è totalmente estranea a tali pratiche. La sua ragione d’essere è la stessa brutalità dello Stato turco. Abbiamo contattato telefonicamente Mihraç Ural per avere il suo parere in merito alle accuse che lo descrivono come un genocida anti-sunnita. Il minimo che possiamo dire è che Ural è schifato dall”odiosa campagna diffamatoria.” Conta anche d’inviare un video polemico che proverebbe che i suoi propositi sono stati deviati maliziosamente. Afferma che non era a Banias al momento delle stragi che attribuisce ai terroristi wahabiti e che il video polemico è stato ripreso durante il funerale di Ali Khalil, un militante lealista ucciso nella battaglia di Khirbet Sulas. Mihraç Ural ha detto che i terroristi wahabiti hanno cominciato uccidendo la famiglia dello sceicco Omar Bayassi, imam della moschea di Bayda, con la moglie e il figlio (vedi link di facebook ) e poi hanno trasformato la moschea in una base salafita mutando la natura dell’appello alla preghiera. Ha aggiunto che di fronte alle loro ripetute schiaccianti sconfitte, i terroristi hanno deciso d’incendiare la regione di Banyas, un’operazione denominata “Vulcano della Costa” dallo sceicco salafita quwaitiano Naif Hajjaj al-Ajami, noto per i suoi sermoni razzisti. Anche secondo loro, i massacri di Banias sono opera dei gruppi armati salafiti che volevano vendicare il rifiuto di alcuni uomini di prendere le armi al loro fianco.
Mihraç Ural insiste sui principi morali che caratterizzano l’organizzazione: “Il nostro codice di comportamento implica che mai attaccheremo un disarmato, di non fare del male a donne, bambini e anziani, per cui invece lottiamo proteggendoli“, ha concluso. Gli oppositori anti-baathisti Ahmad Ibrahim e soprattutto il blogger Ahmad Abu al-Qair, nativi di Banias, dicono anche che Mihraç Ural, soprannominato “al-Kayyal“, non ha nulla a che fare con la strage di Banias. Ahmad Ibrahim Abu al-Qair indica le responsabilità dei gruppi terroristici sconfitti su tutti i fronti e denuncia l’assalto agli sbarramenti militari nelle zone costiere, rimaste relativamente intoccate dalle violenze. I dissidenti siriani accusano anche Ibrahim Yasa, un attivista razzista turco e direttore di un sito anti-sciita, di aver diffuso la menzogna sulle responsabilità di Mihraç Ural nei massacri di Banias. Il sito del militante turco anti-sciita e filo-ribelle è Irantehlikesi.com (che significa “Il pericolo dell’Iran“).
Per ora, non sappiamo chi sono gli autori delle stragi di Banias, ma i primi elementi dell’indagine tendono a discolpare Mihraç Ural e il suo gruppo armato. In nome della giustizia e di tutti gli innocenti massacrati a Banias, continueremo la nostra ricerca per fare luce su questa nuova pagina oscura della guerra in Siria.

Bahar Kimyongür è autore di Syriana, la conquista continua.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 142 follower