La situazione in Iraq, dal 28 giugno al 9 luglio

Alessandro Lattanzio, 10/7/2014

iraq-hell-terrorism-650_41628 giugno, un capo dell’ordine Naqshabandi, Qalid Ibrahim, viene ucciso a Baquba dalle forze speciali. Il SIIL distrugge tre moschee sciite: Husaniyah, Ahlulbayt e al-Haqim e tre mausolei, Qadir Ilyas, Imam Sad Ibn Aqil, Ar Mamut a Tal Afar. Il SIIL annuncia che santuari e mausolei nel suo territorio saranno distrutti. A Tiqrit, elicotteri da combattimento attaccano le postazioni dei terroristi prima dell’assalto dell’esercito. Il Tenente-Generale Sabah Fatawi, “I terroristi del SIIL hanno due scelte: fuggire o morire“. L’ammiraglio John Kirby, portavoce del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dichiara che gli Stati Uniti possono schierare 30000 soldati in Iraq in caso il presidente lo decida. 5 terroristi del SIIL sono eliminati dalle forze di sicurezza a Falluja; 20 autoveicoli dei terroristi distrutti presso Samara; Abu Abdul Hadi, capo del SIIL e altri 29 terroristi sono eliminati a Tiqrit. Qasim Ata, portavoce dell’esercito iracheno, afferma che i velivoli russi Sukhoj Su-25 sosterranno presto le operazioni dell’esercito. Le forniture di aerei militari russi all’Iraq rientrano nei contratti già stipulati e da completare entro la fine dell’estate, afferma l’ambasciatore russo in Iraq Ilja Morgunov. “Prevediamo di fornire 5-10 aeroplani entro la fine dell’estate, se non prima. I contratti furono conclusi nel 2013 e ora sono adempiuti. Non sono per gli aerei, ma anche per altri equipaggiamenti, che verranno consegnati appena pronti“. 5 aviogetti sono stati consegnati con un aereo da trasporto russo An-124. “Il Sukhoj Su-25 è un aereo da supporto aria-terra per le missioni antiterrorismo. In questi tempi difficili abbiamo grande bisogno di tali aeromobili. Con l’aiuto di Dio, potremo schierarli nei prossimi 3-4 giorni a sostegno delle nostre forze di terra, nelle operazioni contro il SIIL“, aveva detto il Tenente-Generale dell’esercito iracheno Anwar Hamad Ahmad. “Abbiamo piloti provetti e altri professionisti. I nostri amici russi hanno anche inviato i propri esperti per aiutarci nella preparazione dei velivoli. Anche la logistica è pianificata“. Gli aerei da combattimento saranno di stanza in una base aerea meridionale, mentre il comandante dell’aeronautica irachena Hamid al-Maliqi ha confermato l’invio di elicotteri d’attacco russi MI-35M e MI-28, per “supportare lo slancio” negli attacchi contro il SIIL. Il comandante ha firmato tre contratti con i russi e ha sottolineato l’importanza degli elicotteri quali “eccellenti armi antiterrorismo“. Se l’Iraq crolla potrebbe destabilizzare l’intero Medio Oriente e le regioni limitrofe, avvertiva il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, “Se crolla l’Iraq, e considerando che la Libia è quasi crollata, e qualcuno vuole che la Siria condivida un destino simile, l’intera regione semplicemente esploderebbe e i disordini diventerebbero sua caratteristica dominante, influenzando non solo Medio Oriente e Nord Africa, ma le regioni adiacenti. Esortiamo tutti a trarre le conclusioni da ciò che è successo in Iraq, Libia e Yemen. Non sono Londra e Washington che dovrebbero decidere,.. come in Iraq nel 2003, ma tutti i Paesi della regione, tutti i vicini dell’Iraq“, aveva detto Lavrov aggiungendo che Russia e Cina dovrebbero partecipare a “questa consultazione”. “Vorrei sottolineare ancora una volta, che tutti i vicini dell’Iraq dovrebbero partecipare ai negoziati, proprio come tutti i vicini della Siria dovrebbero discutere la questione siriana. Credo che un simile approccio dovrebbe essere adottato affrontando la crisi in Afghanistan. Se l’occidente smettesse di pensare di esser l’unico ad elaborare una strategia per tutta la comunità internazionale, la situazione si svilupperebbe in modo assai positivo“.
29 giugno, Qasim Ata afferma che 142 terroristi sono stati eliminati e 51 loro autoveicoli distrutti. Scontri tra le forze di sicurezza e il SIIL a sud di Tiqrit, nel villaggio di al-Rwashid. La milizia turcomanna cerca di spezzare la presa del SIIL sul villaggio sciita Bashir, presso Kirkuk. Unmanned Aerial Vehicles (UAV) dell’esercito iracheno bombardano le basi del SIIL a Mosul. Inoltre, al-Iraqiya TV ha riferito che aerei da combattimento iracheni avevano attaccato un convoglio di decine di autoveicoli del SIIL presso Samara eliminando tutti i terroristi a bordo, “la forza aerea irachena ha lanciato intensi e precisi attacchi aerei su raduni del SIIL presso Mosul”. Un nuovo gruppo di resistenza a Mosul, composto da 183 elementi, soldati e ufficiali dell’esercito, si propone di contrastare la presenza dei terroristi nella provincia di Niniwa.
30 giugno, il capo della più grande tribù sunnita irachena, Ali Hatim Sulaymani, dichiarava che continuerà a sostenere gli islamisti fintanto che Maliqi sarà al potere. Il re dell’Arabia Saudita Abdullah licenziava il viceministro della Difesa principe Qalid bin Bandar bin Abdulaziz, su raccomandazione del ministro della Difesa, principe Salman.
1 luglio, l’aeronautica irachena attaccava gli islamisti a Samara. La Turchia registrava un forte calo delle esportazioni in Iraq, pari al 21% rispetto l’anno precedente. Hossein Amir Abdul Allahaan, viceministro degli Esteri iraniano, durante la sua visita a Mosca dichiarava la volontà dell’Iran di fornire attrezzature militari a Baghdad, contro “il tentativo degli Stati Uniti di fare dell’Iraq una seconda Ucraina. … Anche se l’Iraq ha un forte esercito, l’Iran è pronto ad inviarvi consulenti militari per aiutarlo nella battaglia contro il SIIL. Tutte le fazioni irachene dovrebbero rispettare la costituzione del Paese“. Gli Stati Uniti inviavano altri 200 militari in Iraq assieme a droni ed elicotteri, per proteggere i propri interessi. Secondo l’ONU 2417 iracheni furono uccisi a giugno. Il capo del SIIL di Kirkuk, il ceceno Abu Baqr al-Shishani, veniva eliminato dai servizi di sicurezza iracheni. Altri 50 terroristi del SIIL eliminati ad ovest di Mosul. Scontri a Baquba, 1 soldato e 3 terroristi uccisi. Due IED esplodevano a Baghdad uccidendo 9 civili. I seguaci del movimento anti-iraniano del religioso sciita Mahmud al-Hasani al-Sarqi si scontravano a Qarbala con la polizia, 25 persone sarebbero morte. Il movimento blocca anche le strade per Nasiriya e Basrah. L’aeronautica siriana bombardava le posizioni del SIIL a Raqah, distruggendo il centro di ricerca agricolo usato dai terroristi come deposito per gli autoveicoli, un campo di addestramento usato dai terroristi come centro comando, una postazione a 10 chilometri dalla città e le basi del SIIL di Raqah, al-Manaqir e al-Hamrat, e le raffinerie di petrolio. Gli attacchi aerei distrussero numerosi autoveicoli sottratti dai terroristi all’esercito iracheno ed inviati in Siria.
2 luglio, altri 5 aerei Sukhoj Su-25 arrivavano in Iraq. L’aeronautica irachena ora possiede 10 Su-25 forniti dalla Russia, assieme a 7 elicotteri russi, 3 Mil Mi-28 e 4 Mi-35M. Altri 24 Mi-28NE e Mi-35M saranno consegnati entro il 2016 con un contratto da 4,2 miliardi di dollari firmato nel 2012. Secondo fonti inglesi altri 7 Su-25 iraniani sarebbero arrivati a Baghdad per sostenere le operazioni delle forze armate irachene contro il SIIL. I velivoli sarebbero pilotati dai Pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC). Gli aerei sarebbero schierati, assieme ai Su-25 russi, nella base aerea Imam Ali. Secondo ACIG.org, l’Iran ha fornito agli iracheni 3 velivoli da combattimento Su-25UBKM e 4 Su-25KM. Tiqrit veniva sgombrata dai terroristi. L’ambasciatore iracheno negli Stati Uniti, Luqman al-Fayli, dichiarava: “Baghdad non può aspettare oltre l’assistenza degli Stati Uniti“, sottolineando che l’Iraq potrebbe rivolgersi ad altri governi per gli aiuti militari, come Iran e Turchia. Il dr. Haydar al-Abadi, portavoce di Maliqi, dichiarava, “Dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere in una guerra settaria: gli sciiti non sono contro sunniti, e il SIIL ha una propria agenda sull’Iraq. Qualunque cosa facciamo, anche se nominassimo un primo ministro sunnita, saranno contro di noi. Combatteranno anche contro Alawi perché è laico, anche se non sciita“. I Su-25 attaccavano le posizioni del SIIL ad Anbar e Babylon, eliminando 60 terroristi. Athil al-Nujayfi, governatore di Niniwa, chiedeva la creazione di un “territorio sunnita” in Iraq, sottolineando che la regione è ricca di petrolio, come i 15 giacimenti recentemente scoperti nella provincia di Anbar, oltre ad ampie risorse idriche. Il SIIL a Mosul chiedeva alle tribù alleate e ai combattenti baathisti di deporre le armi e giurare fedeltà al loro califfo. I capi di al-Qaida giordana Abu Muhammad al-Maqdisi e Muhammad Shalabi condannavano il SIIL. Scontri tra terroristi del SIIL e combattenti Naqshabandi ad Himrin, provincia di Niniwa, che lasciavano 4 morti. I terroristi del SIIL conquistavano la cittadina siriana di Buqamal, occupata dal rivale Jabhat al-Nusra. Il SIIL avanzava verso la roccaforte di Jabhat al-Nusra, Shuhayl. Masud Barzani incontrava il capo della Coalizione nazionale siriana Ahmad al-Jarba.
3 luglio, aeromobili iracheni bombardavano un convoglio di autocisterne del SIIL  presso il villaggio di al-Safra, a sud di Kirkuk. Il raid ha distruggeva 3 autocisterne e ne danneggiava altre 6. I peshmerga si scontravano con i militanti del SIIL a Baquba. Da Jurf al-Saqar, provincia di Babil, venivano cacciati i terroristi del SIIL, mentre l’aviazione bombardava Shurqat, nella provincia di Salahudin. Abu al-Ula al-Shami, capo del SIIL responsabile del reclutamento, veniva eliminato dalle forze di sicurezza ad Anbar. Usama al-Nujayfi, capo del partito Mutahidun, affermava di “aver ricevuto la conferma dal vicepresidente statunitense Joe Biden della ‘necessità di un cambio’ nel Paese. Maliqi è ormai il passato“, e giustificava l’indipendenza curda. La coalizione dello Stato di Diritto guidata da Nuri al-Maliqi dichiarava che non avrebbe permesso ad Usama al-Nujayfi di occupare la carica di presidente, primo ministro o presidente del parlamento. Il portavoce Muhammad al-Sayhud dichiarava: “la nostra convinzione è che Nujayfi abbia fallito nel processo politico iracheno“. L’esercito iracheno liberava il villaggio di Awja, a sud di Tiqrit, eliminando 50 terroristi.
4 luglio, scontri tra SIIL e peshmerga a Jalawa, provincia di Diyala. Il comando delle forze speciali degli Stati Uniti diventava operativo ad Irbil, nel Kurdistan iracheno. Le forze antiterrorismo del governo iracheno eliminavano 80 terroristi e 12 autoveicoli nella provincia di Salahudin, e controllavano Qarbala e le altre città coinvolte nella rivolta di Mahmud al-Sarqi. I velivoli Sukhoj Su-25 iracheni effettuavano attacchi a Kirkuk contro obiettivi del SIIL. 30 terroristi del SIIL venivano eliminati nell’assalto alla raffineria di Baiji. Maliqi dichiarava “Non rinuncerò mai alla mia candidatura a primo ministro“.
5 luglio, la Tunisia ritirava il personale diplomatico in Iraq. I curdi scoprivano finanziariamente e politicamente difficile dichiarare l’indipendenza, dato che per poter vendere il petrolio devono raffinarlo presso gli impianti di Baghdad. Una nave cisterna carica del loro greggio era al largo del Marocco in attesa di acquirenti. Le tribù irachene eliminavano un capo del SIIL, Nasir Sabat. Il pilota iraniano colonnello Shojat Alamdari Murjani cadeva in combattimento in Iraq, presso il santuario sciita di Samara. Il SIIL distruggeva un santuario sunnita, la tomba del nipote del secondo Califfo Umar ibn Qatab a Mosul. Rinforzi arrivavano alla raffineria di Baiji mentre si ebbero scontri tra il personale della sicurezza e milizie filogovernative con i terroristi a Babil, a sud di Baghdad. 2 civili venivano uccisi da 2 autobombe a Basrah. Husayn Firas al-Mashadani, l’emiro di al-Qaida in Iraq, veniva eliminato dalle forze di sicurezza irachene. Il primo ministro Nuri al-Maliqi avvertiva che un referendum sullo Stato curdo nel nord dell’Iraq è incostituzionale, “Nessuno ha il diritto di sfruttare gli eventi attuali per imporre il fatto compiuto, come è già accaduto nella regione curda“.
L’ambasciatore iracheno in Sud Africa, dr. Hisham al-Alawi, dichiarava “L’insurrezione non è solo un problema iracheno, ma internazionale, quindi richiede cooperazione internazionale per essere sconfitta. Le nostre forze di sicurezza hanno ripreso il controllo del campus universitario di Tiqrit e continuano le operazioni di rastrellamento in città, ma ci vorrà del tempo dato che gli insorti hanno piazzato molte bombe. Abbiamo ricevuto jet Sukhoj dalla Russia e attendiamo la consegna di alcuni jet F-16 dagli Stati Uniti. L’Iran ha offerto assistenza militare, se il nostro governo lo richiede, quindi abbiamo supporto morale e materiale da tutto il mondo. Gli insorti hanno ucciso più di 2000 uomini disarmati, donne e bambini nel tentativo di seminare paura tra la popolazione civile, così almeno mezzo milione di persone è fuggito dalle aree che controllano. Gli insorti provengono per lo più dell’apparato di sicurezza della vecchia dittatura. Hanno cercato di dipingerla come un conflitto settario, ma non è così, il capo dell’esercito e il capo delle forze speciali sono sunniti, 9 delle 14 divisioni sono guidate da generali sunniti. Abbiamo diviso il reddito tra le province sulla base della popolazione e le due province più povere sono infatti quelle sciite, a sud di Baghdad. Abbiamo avuto tre elezioni negli ultimi dieci anni e ridotto la disoccupazione dal 30 per cento nel 2003 all’11 per cento dell’anno scorso. Siamo impegnati in uno Stato federale democratico e unito nel rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. I ribelli hanno commesso crimini di guerra, ucciso 14 importanti imam sunniti e distrutto santuari. Questo è un modello visto in altre parti del mondo, motivo per cui diciamo che è una minaccia globale e dobbiamo avere la cooperazione internazionale per sconfiggerlo“.
miraq 6 luglio, 20 terroristi vengono eliminati nella provincia di Salahudin, a Tiqrit, mentre un capo del SIIL e due guardie del corpo vengono eliminati da una IED, a nord-est di Baquba. Masud Barzani dichiarava a un giornale tedesco che la partizione dell’Iraq è inevitabile e che la Turchia è ormai un “buon vicino” del Kurdistan. Il ministero della Difesa iracheno inviava un battaglione di carri armati a supporto delle forze governative che combattono a Jurf al-Saqir, a nord di Babil. L’ex primo ministro iracheno Iyad Allawi incontrava funzionari turchi a Istanbul chiedendo a Maliqi di dimettersi. 3 civili uccisi a Baquba. L’esercito iracheno distruggeva 8 autoveicoli del SIIL presso la raffineria di Baiji e 5 autoveicoli di un convoglio del SIIL presso Falluja. Il giornale curdo Ozgur Gundem, del Partito dei lavoratori curdo, affermava che l’operazione avviata dal SIIL contro Mosul seguiva un piano stabilito in un incontro ad Amman, il 1° giugno, tra esponenti di Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Giordania, Turchia e il leader del Kurdistan Masud Barzani. Parteciparono alla riunione il capo dell’intelligence giordana e rappresentante del re Salah Qalab, il rappresentate del Partito Democratico del Kurdistan Azad Bervari, il vicepresidente dell’intelligence curda Masrur Barzani noto come “Juma”, rappresentanti del partito Baath, due delegati dell’esercito dei mujahidin, e rappresentanti di Ansar al-Islam, Ansar al-Sunnah, esercito della ‘Comunità vittoriosa’ maghrebina, “Brigate della Rivoluzione del 1920″, Esercito dell’Islam e un libico residente a Mosul. L’obiettivo della riunione era l’occupazione di Mosul e l’avanzata su Baghdad, con cui imporsi sull’Iraq, mentre Barzani riceveva il sostegno di Gran Bretagna, Israele e Turchia all’indipendenza del Kurdistan iracheno. Secondo la rete irachena al-Sumarya, il capo del SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, sarebbe in Siria dopo essere stato gravemente ferito in un raid aereo ad Anbar. Secondo il rappresentante del Parlamento internazionale iracheno, dr. Haydar al-Shara, “Le forze di sicurezza irachene hanno effettuato un’operazione nella città di Qaim, al confine con la Siria. Grazie ad intelligence accurata e con l’aiuto dell’aeronautica, avrebbero ferito gravemente il capo del SIIL. Dopo essere stato colpito, al-Baghdadi e vari elementi della sua organizzazione sono fuggiti nella vicina Siria, dove al-Baghdadi potrebbe essere morto per le ferite”. Iran e Russia concordi nel sostenere congiuntamente l’Iraq contro il terrorismo, affermava il Viceministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani Hossein Amir-Abdollahian. “Teheran e Mosca sostengono fermamente l’Iraq nella sua lotta contro il terrorismo e sosterranno nettamente la nazione e il governo iracheni nel proteggere unità, indipendenza e l’integrità territoriale irachene“. Iran e Russia si oppongono a qualsiasi cospirazione per la disintegrazione dell’Iraq, “Teheran e Mosca hanno stretto in molti casi una comune e coordinata posizione sugli sviluppi regionali. Se Maliqi viene riproposto come primo ministro dell’Iraq, lo sosterremo con forza; e chiunque altro venga eletto nell’ambito del risultato delle recenti elezione, sarà anch’egli sostenuto dalla Repubblica islamica dell’Iran. È una questione interna dell’Iraq”. Il generale di brigata iraniano Masud Jazayri indica negli USA il cervello dei gruppi terroristici nella regione.
7 luglio, il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian visiterà Oman, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti. Il comandante delle forze Basiji iraniane, Generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, dichiarava che un nuovo fronte di resistenza contro l’occidente si formerebbe in Iraq se gli Stati Uniti continueranno a proteggere i terroristi. Citibank e Standard Chartered Bank ritiravano i loro uffici dall’Iraq, come HSBC aveva già fatto a crisi iniziata. Il governo iracheno affermava di combattere contro SIIL, baathisti e l’ordine Naqshabandi. Il Kurdistan iracheno ha bisogno di 6 milioni di litri di benzina al giorno, per alimentare oltre 600000 vetture, ma ne produce solo 3,2 milioni di litri. Il governo locale ricorre al razionamento. La protezione del santuario di Samara dell’Imam Asqari veniva assegnata alle Brigate Badr guidate da Haji al-Amari e alla Asayb Ahlal Haq guidata da Qais al-Qazali, la periferia era assegnata alle Brigate della Pace di Muqtada Sadr, mentre la polizia federale veniva allontanata. Un alto comandante delle forze irachene, Maggior-Generale Najm Abdullah Sudan, della 6° Brigata, rimaneva ucciso nelle operazioni antiterrorismo presso Baghdad, dove 60 terroristi venivano eliminati dalle forze di sicurezza irachene. L’alleanza del Kurdistan dichiarava che non parteciperà ai colloqui per la formazione del governo fino a quando non sarà scelto un nuovo Primo ministro. Le forze peshmerga effettuavano operazioni contro il SIIL a Jalawla, presso Diyala. L’esercito e l’aviazione iracheni distruggevano 15 autoveicoli del SIIL a Baiji, provincia di Salahudin, mentre altri 125 terroristi venivano eliminati a Baghdad e dintorni. Il Primo ministro iracheno licenziava il comandante delle forze di terra irachene, Tenente-Generale Ali Ghaidan Majid, insieme al suo vice maggiore Abdul Rahman al-Handal e al suo capo di stato maggiore, Generale di brigata Hasan Abdul Razaq. La motivazione era la ritirata da Mosul di giugno.
8 luglio, l’esercito iracheno assaltava Tiqrit da nord. Muqtada Sadr incontrava la leadership delle Brigate della Pace a Samara. Ad al-Zwaya, a nord di Tiqrit, l’esercito distruggeva 3 autoveicoli del SIIL. Il religioso sunnita e capo degli Studiosi in Iraq, shayq Qalid al-Mulla dichiarava che nelle città sunnite verranno organizzati i Battaglioni di Difesa Nazionale per lottare contro i terroristi, in sintonia con l’appello lanciato da Sistani. Una bomba uccideva 3 poliziotti presso Samara. Diverse bombe a Baghdad uccidevano 3 civili e ne ferivano 17. Maliqi nominava il Generale Raid Shair Jawdat nuovo capo della polizia irachena. Abdulqadir Hamat, ex-colonnello dell’esercito baathista veniva eliminato assieme a 33 terroristi nei raid aerei governativi su Tal Afar. Altri 38 terroristi rimanevano feriti. Un ex-jihadista turco afferma che oltre 6000 islamisti turchi sono stati addestrati dal SIIL. Masud Barzani affermava che i curdi non sono più soggetti alla costituzione irachena. I curdi sosteevano di aver eliminato 200 terroristi del SIIL. Il Consiglio provinciale di Najaf vietava la vendita di merci saudite. L’inviato cinese in Medio Oriente Wu Sike  incontrava il premier iracheno Nuri al-Maliqi, affermando che la Cina è saldamente al fianco degli iracheni nella loro lotta per preservare la sovranità e l’indipendenza contro il terrorismo. Iraq e Cina hanno piena fiducia reciproca e sincera amicizia, dichiarava il Primo ministro, ringraziando il governo cinese per il sostegno a sovranità e indipendenza dell’Iraq, promettendo che Baghdad continuerà a promuovere la cooperazione con Pechino in tutti i settori. Invitava inoltre la Cina a partecipare alla ricostruzione del Paese. “La stabilità dell’Iraq è essenziale per la pace e la stabilità del Medio Oriente e del mondo”, dichiarava Wu. La Cina esorta la comunità internazionale a fare di più per aiutare l’Iraq, sottolineando che continuerà a fornire sostegno materiale all’Iraq.
9 luglio, 3 autobombe esplodevano a Hila, provincia di Babil, uccidendo 3 civili e ferendone 11. Abu Usama al-Musrati, emiro di Sadiya, veniva eliminato insieme a due guardie del corpo in un attentato nella provincia di Diyala. Aerei Sukhoj Su-25 bombardavano le posizioni del SIIL a Babil, eliminando 28 terroristi, mentre unità antiterrorismo del governo, in coordinamento con l’aviazione, assaltavano le posizioni del SIIL nella provincia di Salahudin. Agenti dei servizi segreti del Qatar venivano arrestati negli Emirati Arabi Uniti. La Coalizione nazionale siriana sostituiva Ahmad al-Jarba con Hadi al-Bahra, un agente dell’Arabia Saudita.

1535591Fonti:
Electronic Resistance
ITAR-TASS
Iraqi News
Nsnbc
Nsnbc
PressTV
Reseau International
Reseau International
RussiaToday
The Aviationist
The BRICS Post
Vineyard Saker
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Voice of Russia

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La situazione in Libia dal 20 maggio al 9 luglio 2014

Alessandro Lattanzio, 9/7/2014
628x471Il 20 maggio, quattro massicce esplosioni colpivano la zona residenziale vicino alla strada per l’aeroporto di Tripoli, causando 4 morti e 7 feriti. La maggior parte delle forze del cosiddetto Scudo centrale della Libia era tornata a Misurata mentre un contingente era diretto verso Tripoli. L’Unione delle Famiglie dei Martiri di Misurata condannava le operazioni del generale Qalifa Haftar contro gli islamisti. Una milizia islamista aveva attacco l’ospedale di Derna. Uomini armati attaccavano anche la residenza del nuovo primo ministro libico Ahmad Mitiq. Le guardie di Mitiq risposero al fuoco ferendo e arrestando due aggressori.
Il 25 maggio gli Stati Uniti inviavano 1000 marine della nave d’assalto anfibio USS Bataan presso le coste Libiche, in vista dell’evacuazione dell’ambasciata degli Stati Uniti. Washington aveva suggerito ai suoi concittadini in Libia “di partire immediatamente“. Gli Stati Uniti dispiegavano a Sigonella 250 marine, 7 velivoli Osprey e 3 aerei da rifornimento. Muhammad Zahawi, capo di Ansar al-Sharia, avvertiva contro qualsiasi interferenza degli Stati Uniti nella rivolta in Libia, “Ricordiamo all’America le sconfitte in Afghanistan, Iraq e Somalia; dovrebbe affrontare qualcosa di molto peggio in Libia. E’ stata l’America ad inviare Haftar a portare il Paese verso la guerra e lo spargimento di sangue“. Un ufficiale delle forze speciali degli Stati Uniti affermava che il dispiegamento di droni e 80 soldati statunitensi in Ciad era volto ad intensificare le operazioni regionali, “E’ un’operazione che comprende le cosiddette operazioni antiterrorismo in Nigeria, Ciad, Niger, Mali, Libia e Algeria“.
Bernard-Henri Lévy il 22 maggio si era recato a Tripoli, dove rimase per 2 ore all’aeroporto internazionale di Mitiga, incontrandosi con il terrorista Ali Belhadj, per negoziare il ritorno di Ali Zaydan, l’ex primo ministro fuggito in Europa. Ad al-Aziziya, città a 55 chilometri a sud di Tripoli, si svolse il 25 maggio la Conferenza delle tribù libiche che riunì 2000 capi tribù libici. Il consiglio decise:
1 – Scioglimento del Congresso Generale Nazionale libico.
2 – Abolizione di tutte le leggi approvate da tale struttura illegale ed anche quelle adottate sotto la minaccia delle armi dal governo.
3 – Abolizione di tutti i contratti ed impegni sottoscritti dal governo, perché in contrasto con la sovranità del Paese.
4 – Scioglimento delle milizie e divieto ad esercito e polizia di schierare armi. Ammettere che attaccare una regione o una tribù è come attaccare l’intero Paese.
5 – Ritorno degli esiliati, instaurando il dialogo nazionale e l’amnistia per tutti coloro che non hanno ucciso o derubato libici.
6 – Rilascio di tutti i prigionieri e far decadere le accuse contro di loro.
7 – Ristabilire esercito, polizia e controllo delle frontiere.
8 – Aggiornamento dei documenti di identità per certificare la cittadinanza di chiunque affermi essere libico.
9 – Indennizzo per tutte le vittime della guerra che avranno diritto al titolo di martire.
10 – Si ordina a militari e poliziotti allontanatasi dai loro compiti di ritornare alle loro funzioni, recuperare le armi delle milizie e assicurare la protezione delle zone tribali e di frontiera.
11 – Appellarsi a tutte le organizzazioni internazionali affinché aiutino e proteggano la salvaguardia nazionale libica.
12 – Le tribù assicurano il rispetto degli interessi di individui e nazioni in tutto il territorio libico.
13 – Le tribù rifiutano qualsiasi governo che agisca sotto qualsiasi bandiera, che non tenga in considerazione l’integrità territoriale e il fatto che la nazione è la prima tribù nel Paese sul quale tutto si fonda.
14 – Il Consiglio supremo da il benvenuto a tribù, regioni o istituzioni civili che vogliano partecipare alla ricostruzione nazionale.
15 – Il Consiglio, nella fase di transizione, è pronto ad assumere il potere fino a quando il Paese avrà una Costituzione e potrà eleggere un Parlamento e un Presidente.
Unità del 4° Reggimento paracadutisti dell’esercito algerino operano fino a 200 chilometri entro la Libia, in operazioni coordinate con il Reggimento di Uargla (700 chilometri a sud di Algeri) e i tiratori del GIS (Gruppo Intervento Speciale) del DRS (Dipartimento di Intelligence e Sicurezza). Tali operazioni vengono condotte con l’assistenza delle milizie di Zintan e dei Warfala, sempre fedeli alla Jamhiriya e che controllano la città di Bani Walid. Tali operazioni sono svolte contro i campi di addestramento dei terroristi in Libia, dove almeno tredici capi dei gruppi terroristici vennero eliminati mentre progettavano attacchi agli impianti petroliferi di Hasi Masaud in Algeria. In un’altra operazione venne eliminato il capo della milizia islamista di Misurata. Anche la Tunisia ha impiegato il suo reggimento di elicotteri d’attacco dell’esercito contro gruppi terroristici a Ghardimau e nel governatorato di Jinduba.
Il 4 giugno un attacco suicida contro la residenza dell’ex-generale Qalifa Haftar uccideva quattro guardie, ad Abyar, 60 chilometri a est di Bengasi. L’attentato seguiva gli scontri tra le forze di Haftar e gli islamisti avutisi a Bengasi il 3 giugno, quando tre gruppi islamisti attaccarono una base di Haftar. Elicotteri delle forze di Haftar risposero all’attacco. Il governo ordinava la chiusura di scuole, università, negozi, aziende e dell’aeroporto. Almeno 20 i morti e 70 i feriti. Il 2 giugno un aereo da guerra di Haftar bombardava l’università durante un raid contro una vicina base islamista. mentre la sede del Primo Ministro a Tripoli veniva attaccata. Nel frattempo, gli scioperi nelle raffinerie causavano penuria di benzina; la produzione era comunque oramai pari solo al 10 per cento di quella precedente al 2011. Secondo Sadiq al-Qabir, governatore della Banca centrale, la Libia ha tratto solo 6 miliardi di dollari dalle esportazioni energetiche nei primi quattro mesi del 2014, meno di un quarto dei 18 miliardi previsti. Ciò suscitava attriti tra la Banca e il parlamento, che non potendo varare la finanziaria chiese alla banca centrale di sbloccare 110 miliardi di dollari di riserve valutarie. L’ex-premier al-Thani accusava Qabir di agire da “dittatore”, bloccando la spesa approvata dal parlamento e il vicegovernatore Ali Muhammad al-Habri chiedeva di licenziare  dipendenti statali. La valuta libica si svalutava del 7% verso il dollaro, sul mercato nero. Ciò colpiva i 30 miliardi di prodotti alimentari importati in Libia da Europa, Tunisia e Turchia.
Il 29 maggio, secondo il think tank inglese The Henry Jackson Society, un’operazione delle forze speciali statunitensi, francesi e algerine sarebbe scattata nella Libia meridionale contro i terroristi dell’AQIM, per distruggerne i depositi di armi, le infrastrutture di addestramento e comunicazioni. Il capo di AQIM, Muqtar Belmuqtar, sarebbe stato l’obiettivo prioritario dei commando algerini nell’operazione che coinvolgeva 3500 militari del Reggimento Paracadutisti e 1500 del gruppo di sostegno e supporto logistico. Un’altra fonte diplomatica affermava che i 5000 soldati mobilitati erano appoggiati da blindati BTR, veicoli armati 4×4, velivoli da trasporto, cacciabombardieri, elicotteri d’assalto e d’attacco Mi-24, aerei da ricognizione e UAV. Il Reggimento Paracadutisti è lo stesso dell’operazione Scorpion del gennaio 2013, per la liberazione del complesso gasifero Tiguenturin di In Amenas. Il ruolo dei paracadutisti algerini sarebbe stato sigillare il confine, chiudere i punti di rifornimento e tagliare la ritirata ai gruppi che cercavano di fuggire in Libia orientale. Per dissuadere una puntata nel Sahel, l’esercito ciadiano assicurava il controllo della striscia di Aozou e il Tibesti, lasciando poco margine ai jihadisti. L’esercito francese aveva richiamato il Comando Operazioni Speciali distaccato in Niger, dotato di veicoli da ricognizione, elicotteri d’attacco Tiger ed elicotteri d’assalto Caracal. I 5-800 uomini dell’esercito degli Stati Uniti, con Hercules ed Osprey, avrebbero inseguito i gruppi jihadisti nel Sud e occupato i siti petroliferi libici. L’obiettivo degli algerini era ripulire il Nalut Zintan, al confine con la Tunisia, dai campi di addestramento jihadisti e dalle basi per l’invio di armi in Algeria, per poi spingersi verso Sabha, nodo logistico nel deserto libico. Il Generale Bualim Madi, a capo della Direzione centrale informazioni e orientamento dell’ANP, l’esercito algerino, aveva dichiarato che “la situazione al confine era preoccupante“.
Le agenzie di sicurezza e d’intelligence egiziane, algerine e tunisine si riunivano agli inizi di luglio per coordinare la lotta contro l’espansione dello Stato Islamico (IS) in Libia, particolarmente di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM). La Libia post-Jamahiriya è divenuta fonte d’instabilità e terreno per lo sviluppo della minaccia degli estremisti islamisti dello Stato Islamico in Iraq e Levante (SIIL). “Riceviamo rapporti che indicano jihadisti libici e tunisini rientrare nei Paesi d’origine per creare filiali del SIIL in Nord Africa”, affermava una fonte della sicurezza algerina al quotidiano al-Qabar. Il Qatar ha “un suo impatto sui salafiti jihadisti in Libia” mobilitandoli contro il SIIL, aggiungendo che agenti dei servizi segreti del Qatar avevano visitato ai primi di luglio Algeria, Tunisia e Libia. “L’Egitto opera sul controllo delle frontiere con la Libia dal territorio egiziano, piuttosto che inviare forze in Libia“, affermava l’esperto di strategia Ahmad Abdal Hamid. L’Egitto si coordina con Algeria e altri Paesi africani, così come con Giordania e Paesi del Golfo, per unificare la posizione araba e africana contro il terrorismo. Il presidente Abdal Fatah al-Sisi visitava l’Algeria a giugno, sviluppando le relazioni  strategiche tra Egitto ed Algeria. “La Libia va verso la secessione di tre Stati: Bengasi, Tripoli e Fezzan, e il governo egiziano è decisamente contrario a ciò“, affermava l’esperto Talat Mussa. Sisi aveva anche affermato che l’indipendenza del Kurdistan iracheno sarebbe una catastrofe. Secondo al-Qabar, i jihadisti di AQIM supportano il SIIL, provocando scontri interni, in Libia, tra terroristi di al-Qaida e jihadisti del SIIL.
Infine, 630000 dei 3,4 milioni di libici votarono il 25 giugno 2014 alle elezioni parlamentari, con un tasso di affluenza del 18,52%. In altre parole, l’81,5% degli elettori libici non partecipava all’elezione del Congresso generale nazionale.

mapoflibyaFonti:
Allain Jules
Cameroon Voice
Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
Palestine Solidarité
Strategika51
Wsws

Abu Baqr al-Baghdadi, mercenario di Qatar e Stati Uniti

Nabil Ben Yahmad Tunisie Secret 7 luglio 2014

Diversi media parlano, ma alcuno osa dire chi sia davvero Awad Ibrahim al-Baqri, alias Abu Baqr al-Baghdadi, creatura di CIA e servizi del Qatar sfuggita al loro controllo come il predecessore Usama bin Ladin. Precisazione: il ministero degli Interni iracheno ha negato che l’uomo che appare nei video sia Abu Baqr al-Baghdadi, gravemente ferito da oltre una settimana e trasferito in Siria.

irak_syrieIl capo del gruppo ultraradicale Stato islamico (SI), Abu Baqr al-Baghdadi (43 anni), recentemente auto-nominatosi “califfo” è apparso il 5 luglio, per la prima volta, in un video pubblicato sui siti jihadisti, invitando tutti i musulmani ad obbedirgli. La prima fedeltà gli è giunta da un tunisino, Sayfadin al-Rayas portavoce di Ansar al-Sharia nel Paese della “rivoluzione dei gelsomini”!

Omelia trionfalistica, califfato spettrale
Nella sua omelia, il presunto Abu Baqr al-Baghdadi ha detto: “Allah ha promesso la vittoria ai combattenti. Abbiamo un libro che guida e una spada che conquista… E ora Allah farà trionfare i musulmani che, dopo lunghi anni di jihad e pazienza, si precipitano ad annunciare il califfato e la designazione dell’Imam, un dovere dei musulmani. L’istituzione del califfato è un dovere trascurato per secoli, e così il califfato s’è eclissato dal mondo che ha ignorato i musulmani…” Ripetendo parola per parola il famoso discorso del primo califfo dell’Islam, Abu Baqr al-Sidiq, che governò nel 632-634, l’impostore di Mosul ha aggiunto: “Sono il Wali (sponsor) nominato alla guida e questa pesante responsabilità mi travolge perché non sono migliore di voi. Se mi vedete sulla retta via, aiutatemi; se mi vedete deviare consigliatemi ed obbedirò. Se non obbedisco ad Allah, non datemi obbedienza”. Continuando nel suo delirio, Abu Baqr al-Baghdadi ha detto: “Non vi faccio le promesse che re e governanti fanno, e cioè pace, prosperità e sicurezza. Prometto invece ciò che Allah ha promesso ai credenti!” Due giorni dopo, i jihadisti dello Stato Islamico in Iraq e Levante (SIIL) proclamano la creazione del califfato nei territori occupati in Iraq e Siria, prima di annunciare di aver cambiato il nome del loro gruppo in “Stato islamico”, tout court, senza riferimento geografico.

Califfo di Allah o mercenario degli USA?
Abu Baqr al-Baghdadi, terrorista sunnita finora nell’ombra, ha fatto appello nel suo sermone a Mosul, la seconda città dell’Iraq occupata nell’offensiva lanciata il 9 giugno dai suoi combattenti in Iraq, occupando ampie fasce di territorio. Ma in una dichiarazione alla Reuters, il portavoce del ministero degli Interni iracheno ha detto che dall'”analisi del video, l’individuo proclamatosi califfo non è Abu Baqr al-Baghdadi, essendo stato ferito nella regione di al-Anbar con il suo compagno Abu Muhammad al-Tunisi, trasferendosi nei territori siriani sotto il controllo dei jihadisti”. Il 43enne presunto califfo con Rolex in realtà si chiama Ibrahim Awad al-Baqri. Ex-studente di teologia, si unì alla resistenza irachena durante l’invasione imperialista delle truppe anglo-statunitensi, nel 2003. Fatto prigioniero quello stesso anno, fu misteriosamente rilasciato nel 2006 con la missione d’infiltrare al-Qaida in Iraq, entrando in contatto con il capo di al-Qaida in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi. In Giordania si faceva chiamare Ahmad Fadil al-Nazat al-Qalayla. Autore di numerosi attentati che fecero migliaia di morti tra i civili sciiti, divenne il nemico n°1 delle forze colonialiste e imperialiste in Iraq. Fu lui che fece esplodere, il 19 agosto 2003, l’edificio che ospitava il personale delle Nazioni Unite a Baghdad, uccidendo 22 persone, tra cui il rappresentante delle Nazioni Unite, il brasiliano Sergio Vieira de Mello. È anche l’ideatore dell’attentato del 29 agosto 2003 contro la moschea di Ali a Najaf, città santa sciita, facendo 85 vittime. L’11 maggio 2004 diffuse su internet un video della decapitazione del giovane ostaggio statunitense Nicholas Berg. E’ da quel momento che sulla sua testa gli statunitensi posero una taglia di 25 milioni di dollari per la sua cattura, la stessa di Usama bin Ladin!
Il 7 giugno 2006, durante un bombardamento di 2 F-16 degli Stati Uniti su Hibhib, a nord di Baquba, 50 chilometri a nordest di Baghdad, Ahmad Fadil al-Nazat al-Qalayla, alias Abu Musab al-Zarqawi, venne eliminato con sette dei suoi assistenti, tra cui il consigliere religioso shayq Abdal Rahman. 24 ore prima aveva organizzato un “summit” jihadista al quale parteciparono Abu Baqr al-Baghdadi e il suo gruppo! Nabil Nuaym, terrorista egiziano pentito testimoniò alla TV egiziana “laddove passava al-Baghdadi, l’US Air Force compiva attacchi mirati dopo poche ore!

Missione compiuta, rinnovo del contratto
Rimossa la mente di al-Qaida in Iraq, Abu Baqr al-Baghdadi poté costituire un proprio gruppo, il SII, per sradicare ciò che restava di al-Qaida nel Paese di Sadam Husayn ed affrontare la vera resistenza patriottica e baathista. 30 milioni di dollari gli furono versati dai generosi donatori qatarioti e sauditi. Nel 2007-2009 il SII soppianta al-Qaida in Iraq, ma con la “primavera araba”, l’attenzione non era più rivolta alla guerra contro l’influenza iraniana in Iraq ma alla distruzione dello Stato siriano. Tutte le truppe furono poi trasferite da Baghdad ai territori siriani, unendosi ai mercenari accorsi da tutto il mondo, facendosi chiamare SIIL. Il mandato del nuovo accordo di Abu Baqr al-Baghdadi con gli sponsor statunitensi, qatarioti, sauditi e turchi doveva essere a tempo determinato, mentre l’eroica resistenza di popolo e governo siriani l’hanno fatto fallire. Non essendo riuscito a far cadere lo Stato siriano, i mercenari islamo-atlantista videro ampliato e modificato l’accordo: rientro nei territori iracheni per punire lo sciita Nuri al-Maliqi, accusato dagli imperialisti di sostenere il regime siriano, e scatenare una guerra spietata contro l’Iran, principale alleato tattico regionale della Siria. La prova che gli statunitensi tirino le fila è l’invio di 200 consiglieri militari per “inquadrare” l’esercito iracheno, invece d’inviare truppe per fermare le offensive jihadiste in Iraq, che occupano da tre settimane Mosul, la seconda città, e gran parte della provincia di Niniwa (nord), così come parte di Diyala (a est), Salahuddin (nord) e Kirkuk (ovest); a differenza della Russia, principale alleato strategico della Siria, che ha immediatamente consegnato 5 Sukhoj.
Come al solito, gli statunitensi giocano all’apprendista stregone. Se il loro piano ha avuto relativamente successo finora, il Kurdistan ha approfittato della situazione per avviare l’indipendenza dall’Iraq, come voluto da Israele e Stati Uniti, l’annuncio del califfato di Abu Baqr al-Baghdadi è una cattiva sorpresa soprattutto per i loro Stati satelliti, Qatar e Arabia Saudita. Come il loro robot Usama bin Ladin, Abu Baqr al-Baghdadi sembra un drone fuori controllo. La sua distruzione sembra imminente e la sua testa è già stata valutata dagli yankees 10 milioni di dollari. Molto meno rispetto a colui che contribuì ad eliminare, ossia Abu Musab al-Zarqawi, che valeva 25 milioni di dollari!

isisTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come CIA e Mossad operano: il caos turco

Aanirfan 1 luglio 2014

I malvagi procuratori della Turchia vogliono una lunga condanna per un 13enne. Il ragazzo è accusato di aver partecipato alla protesta contro la morte di 300 persone nell’esplosione della miniera di Soma del maggio 2014. I pubblici ministeri chiedono tre anni di carcere per un 13enne (Hurriyet Daily News)

TURKEY-GOVERNMENT-PARLIAMENTLa Turchia è stato un forte alleato di Israele e Stati Uniti, e ha giocato un ruolo negli eventi dell’11 settembre. Molte operazioni di terrorismo false flag furono organizzate da CIA e generali turchi nei decenni passati. Tuttavia, quando la CIA mise Recep Erdogan al potere come primo ministro della Turchia, il suo governo perseguì alcuni leader militari per la pianificazione di atti terroristici volti a rovesciarne il governo. Secondo quanto riferito, Erdogan potrebbe avere perseguito degli innocenti. Il 18 giugno 2014 un tribunale di Istanbul ha ordinato la liberazione di 230 persone, per lo più ufficiali dell’esercito, condannate con prove apparentemente manipolate di aver cercato di rovesciare Erdogan. Il primo ministro della Turchia

20140628_EUP001_0Il 4 febbraio 2008, fummo scioccati quando il sito della BBC pubblicò un articolo dal titolo: ‘Voci di un complotto dei funzionari della sicurezza golpisti dello Stato profondo, mettono in fermento la  Turchia’.
Sarah Rainsford della BBC riferiva della banda fascista nota come Ergenekon, (strumento della CIA). Tale gruppo presumibilmente complottava per rovesciare il governo turco. Ora, perché mai la BBC rivela informazioni sullo ‘Stato profondo’ che compie atti di terrorismo? Possiamo solo supporre che la BBC sia parte del complotto Ergenekon per far avanzare il primo ministro ‘islamista’ colpendo alcuni generali antisemiti considerati troppo nazionalisti (e troppo interessati a legarsi alla Russia piuttosto che agli Stati Uniti). Ciò quando la CIA usa musulmani, piuttosto che fascisti, per le sue operazioni terroristiche sotto falsa bandiera in stile Gladio. Si sospetta che il cervello dei procedimenti contro gli ufficiali dell’esercito sia stato l’ex-alleato di Erdogan Fethullah Gulen. Erdogan recentemente ha epurato le istituzioni governative dai sostenitori del suo ex-alleato Fethullah Gulen. Gulen è un religioso musulmano che vive in Pennsylvania, ed è accusato di lavorare per la CIA e di finanziarsi con il traffico di eroina. Il primo ministro Erdogan, magari dopo aver litigato con la CIA, ora cerca di essere amico dell’esercito turco. Il primo ministro Erdogan sarebbe un miliardario corrotto. Erdogan è un miliardario corrotto? e si dice che sia anche segretamente ebreo. Erdogan è ebreo? Diamo un’occhiata ad alcuni fatti.
Secondo quanto riferito, i capi militari turchi pianificarono atti di terrorismo che avrebbero dovuto essere attribuiti ad al-Qaida. (Il colpo di Stato denunciato prevedeva di ritornare al 1923) Ergenekon è un organizzazione segreta fascista legata alla CIA in Turchia, che di volta in volta compie atti di terrorismo e colpi di Stato fascisti. Ergenekon è legata ai militari turchi. I media turchi ed altri hanno riferito che il Mossad sosteneva Ergenekon. (Mossad implicato in un complotto golpista in Turchia) Turchia e Israele collaborarono per sabotare il convoglio per Gaza attaccato il 31 maggio 2010? Secondo quanto riferito la CIA sosteneva Ergenekon. (Aangirfan: Il terrorismo di Gladio a Istanbul, New York, Jakarta...) Ergenekon era legata al contrabbando di eroina dall’Afghanistan attraverso la Turchia. (Golpe dello Stato profondo sventato in Turchia) Già nel gennaio 2010 si seppe che dei militari turchi, legati a Ergenekon, presumibilmente concepirono l’operazione Cage nell’ambito dei piani per rovesciare il governo turco. (Indagini su Cage approfonditi dall’accusa di Poyrazkoy) L’operazione Cage avrebbe previsto l’assassinio di bambini facendo detonare esplosivi durante gite scolastiche nei musei militari.

brahimFitrinaIl generale Firtina, addetto a Washington nel 1991. The Middle East Report concluse nel 1998 che, probabilmente la maggiore mossa strategica negli anni di Clinton fu “Il Patto di Ankara”, un’alleanza tra l’esercito turco, Stati Uniti ed Israele. (Turchia, droga, alleanza faustiana & Sibel Edmonds)

_75649284_erdLa presunta operazione Mazza prevedeva l’abbattimento di un aereo. Una valigia con documenti rivela l’operazione Mazza (Sledgehammer) del 2003, su terrorismo e  colpo di Stato in Turchia. Molti vertici militari erano nominati nei documenti di Sledgehammer. Se i documenti sono  credibili, l’esercito turco prevedeva di abbattere un aereo turco ed incolparne la Grecia. ‘L’idea era creare l’unità nazionalista necessaria a un colpo di Stato‘. Se i documenti sono credibili, l’esercito prevedeva di far esplodere bombe nelle moschee. Il principale documento di Sledgehammer illustra come sfruttare il caos dopo gli attacchi coordinati in grandi città, in particolare Istanbul. Ciò fu scritto parecchi mesi prima degli attentati contro il consolato inglese, la banca HSBC e sinagoghe di Istanbul. I documenti di Sledgehammer rivelano che gli stadi dovevano essere preparati per detenzioni di massa. Nel 2007, un tribunale turco condannò sette “sospetti militanti di al-Qaida al carcere a vita per gli attentati del novembre 2003 a Istanbul che colpirono il consolato inglese, la banca HSBC e due sinagoghe. Tra gli imputati vi era il siriano Luay al-Saqa, noto anche come Luay Saqra. (Sospetti di al-Qaida sotto processo per gli attentati di Istanbul, rinviati… )
Il Console Generale inglese Roger Short fu ucciso dalla bomba mentre entrava nel consolato. La stampa ha confermato che aveva annullato un appuntamento all’ultimo minuto e “se fosse andato all’appuntamento, sarebbe vivo”. Secondo Michel Chossudovsky, su Globalresearch,Gli attacchi condizionarono la partecipazione della Turchia nella guerra al terrorismo. Gli attacchi servivano a rafforzare l’asse militare anglo-statunitense e la legittimità della ‘guerra al terrorismo’ di Bush“.
Ercan Gun, di Today Zaman legato a Gulen, il 15 agosto 2005 riferì che il militante siriano di al-Qaida Luay Saqra fu arrestato per aver organizzato gli attentati d’Istanbul del 15-23 novembre 2003. Saqra ‘confessò alla polizia turca di aver dato dei passaporti ai terroristi dell’11 settembre‘. Saqra ‘sostiene di conoscere Muhammad Ata’. Saqra ‘dice di bere alcol e di non pregare‘. Saqra avrebbe detto: “Sono una delle persone che conobbe i responsabili dell’11 settembre, e conoscevo tempi e piani prima degli attacchi. Ho anche partecipato ai preparativi degli attentati al WT-1 e al Pentagono. Ho fornito denaro e passaporti“. Secondo quanto riferito, alcuni dei passaporti che Saqra afferma di aver fornito, furono trovati tra le rovine del World Trade Centre 1. Ercan Gun si chiede se al-Qaida sia un’operazione dei servizi segreti. Saqra fu interrogato per 4 giorni presso l’Anti-Terror Headquarters Department d’Istanbul. Secondo quanto riferito avrebbe dato alcune importanti informazioni. Secondo Ercan Gun, gli specialisti dell’intelligence turca ora credono che:
1. al-Qaida sua un’operazione dei servizi segreti.
2. al-Qaida sia legata alla strategia della tensione.
3. Saqra, il quinto uomo al vertice di al-Qaida, avrebbe avuto un impiego presso la CIA. La CIA gli diede una grossa somma di denaro e sostene di averne perso i contatti. Il servizio di sicurezza turco MIT catturò Saqra e l’interrogò. Terrorismo: il capo di al-Qaida Saqra ha lavorato per la CIA.

Esiste un complotto per frantumare la Turchia?
GladioEmblemAttualmente i turchi sono stufi del sostegno del loro premier all’aggressione d’Israele alla Siria. Secondo quanto riferito, uno degli obiettivi dell’attacco della CIA alla Siria è frantumare Turchia, Libano e Iraq. “La Turchia verrebbe indebolita e divisa. proprio come Stati Uniti, NATO e Israele hanno previsto nel loro piano per creare un nuovo ‘Medio Oriente’“. Il Prof. Dr. Umit Ozdag dichiarò che: “Gli Stati Uniti mirano a creare una Turchia federale anziché uno Stato turco unitario“. (Il nazionalista Prof. Ozdag: gli Stati Uniti dietro l’Operazione Ergenekon)
Di seguito Voltaire riporta su La spinta per innescare una guerra civile turca attraverso il pantano siriano. La Turchia è di per sé un obiettivo importante da destabilizzare, sconvolgere ed infine balcanizzare attraverso la sua partecipazione all’assedio dagli USA alla Siria… Se lo Stato siriano crollasse, la vicina Turchia sarà il primo perdente… Erdogan è riuscito ad alienarsi la Russia e i tre più importanti vicini della Turchia… In Turchia le tensioni sul fianco orientale si accumulano con Iraq e Iran… Vi è anche un crescente risentimento tra i cittadini turchi verso la cooperazione di Erdogan con Stati Uniti, NATO, Israele e dittature arabe come Qatar e Arabia Saudita contro i siriani ed altri. La maggioranza dei cittadini turchi si oppone ai rapporti con Israele, ad ospitare le strutture della NATO, allo scudo missilistico e alla cooperazione con gli Stati Uniti in Medio Oriente… Segmenti militari turchi sono in contrasto con il governo turco e l’esercito è diviso sulla politica estera turca. Erdogan non ha la fiducia di nemmeno la metà dei capi militari della Turchia e ne ha arrestato una quarantina per aver pianificato il suo rovesciamento… Le minoranze in Turchia costituiscono almeno un terzo del Paese. Una parte significativa delle minoranze della Turchia ha legami con Siria, Iraq o Iran. I curdi e altri popoli iranici da soli sono circa il 25% della popolazione turca, il che significa che un cittadino turco su quattro è curdo o iranico. Altre minoranze etniche sono arabi, armeni, assiri, azeri, bulgari e greci… Dal 20% al 30% o più della popolazione turca può essere classificata sciita, come aleviti, alawiti e duodecimani. La guerra civile in Turchia è una possibilità reale… L’assedio degli USA alla Siria si propone di creare il caos nel Medio Oriente e accendere altri conflitti regionali. Violenze e conflitto in Siria sono destinati a consumare anche Libano e Iraq… Attualmente, sul sito del Foreign Office inglese si legge: “Manifestazioni sono in corso ad Istanbul e altre città della Turchia, tra cui Ankara“.
Per molti anni, tutti i generali turchi sembravano amici di Israele e Pentagono. Secondo quanto riferito, i generali turchi del gruppo ‘fascista’ Ergenekon erano felici di compiere atti di terrorismo ‘false flag’ per conto della CIA. (Il nazionalista Prof. Ozdag: gli Stati Uniti sono dietro l’Operazione Ergenekon) I generali turchi erano felici di rovesciare i governi turchi che a Israele e Pentagono non piacevano. I generali turchi erano legati a Gladio della CIA. Nel gennaio 2009, un articolo del Turkish Weekly suggeriva che alcuni generali coinvolti con Ergenekon fossero contro Israele e Stati Uniti. (La politica estera di Ergenekon) Secondo il Turkish Weekly: “La maggior parte dei membri di Ergenekon è antisemita. Sostengono  che il Mossad ha svolto un ruolo occulto nella politica turca con l’obiettivo di dividere il Paese”. Il complotto Ergenekon fu svelato quando la CIA si rivolse agli islamisti. (L’indagine su Ergenekon si accende con l’interrogatorio di un generale e un ammiraglio)
Pentagono e CIA ora utilizzano Gladio-B, che si avvale degli islamisti più che dei generali turchi. Attualmente la CIA controllerebbe la Turchia utilizzando il suo agente Fethullah Gulen e il suo movimento islamista. I militari sarebbero divisi in due fazioni. Ci sono coloro interessati ad avere legami con i vicini Russia e Iran e coloro che vi si oppongono. Quest’ultima fazione vuole essere vicina a Israele, Stati Uniti ed Europa. Israele teme una Turchia nucleare. (Israele avverte la Grecia: la Turchia diventerà presto una potenza nucleare / La Russia si dice pronta ad aiutare la Turchia a costruire centrale nucleare)
Lo ‘Stato profondo’ mira a mantenere le élite al potere. Secondo Peter Dale Scott (“Stato profondo” dietro la democrazia USA): “Il termine ‘Stato profondo’ è turco. Fu inventato dopo l’incidente di una mercedes per eccesso di velocità nel 1996, i cui i passeggeri erano: un parlamentare, una regina di bellezza, un capitano della polizia locale e un importante trafficante di droga turco e capo dell’organizzazione paramilitare criminale Lupi grigi, che andava in giro ad ammazzare gente. Apparve assai chiaro in Turchia che c’era una relazione segreta tra la polizia… e questi criminali a nome dello Stato… Lo ‘Stato profondo’ è… un governo segreto parallelo, organizzato da intelligence e apparati di sicurezza, finanziato dal narcotraffico e impegnato in violenze illegali per proteggere lo Stato e gli interessi dei militari dalle minacce provenienti da intellettuali, gruppi religiosi e, occasionalmente, dal governo costituzionale“. L’attentato a Bologna del 1980 fu imputato ad agenti della CIA e della NATO che lavoravano nell’operazione Gladio. L’operazione Gladio era coinvolta nella “strategia della tensione”. La strategia coinvolse terroristi di destra nel compiere attentati terroristici in Europa e Turchia. L’operazione Gladio sarebbe organizzata da NATO e CIA.
I Contra dell’organizzazione Gladio in Turchia furono istituiti nel 1950 e svolsero un ruolo significativo nei governi fascisti della moderna Turchia, indipendentemente che avessero una patina di democrazia parlamentare o fossero una aperta giunta militare“. (Spitfirelist) “Utilizzando il fascista Partito di Azione Nazionale e la sua ala giovanile, i Lupi grigi, la ‘Stay Behind’ turca attuò anche il programma terroristico di destra e la destabilizzazione avutasi in Italia“. Altri pezzi del puzzle: quando il primo ministro islamista Necemettin Erbakan prese il potere nel 1996, i militari turchi subito lo esautorarono. Nelle elezioni per il parlamento turco del 3 novembre 2002, un nuovo partito venne formato dal movimento islamico bandito, il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP), che ebbe il 35 per cento del voto popolare e 363 dei 550 seggi. Ciò preoccupò Pentagono, Israele, l’industria della droga e i militari turchi.
Secondo un articolo di The Jerusalem Post, la cooperazione nell’intelligence fra Mossad e servizio di sicurezza turco MIT “fu sancita con un accordo di 12 clausole firmato durante una visita in Israele, nel 1993, del ministro degli Esteri turco Hikmat Chetin”. Poco dopo, secondo la relazione della newsletter di Londra Foreign Report, una grande operazione del Mossad fu creata in Turchia, con agenti del Mossad a Istanbul e Ankara.

Kurdistan_bajarI vertici militari turchi incontrano Wolfowitz il giorno prima degli attentati d’Istanbul
Global Research
I due attentati di Istanbul all’HSBC, nel quartiere finanziario, e al consolato inglese, secondo i resoconti dei media, “erano concomitanti alla visita del presidente George Bush a Londra“. Gli attentati ebbero luogo il giorno successivo alla riunione annuale del gruppo misto della Difesa Turchia-USA (17-19 novembre 2003). Il console generale inglese Roger Short fu ucciso da una bomba mentre entrava nel consolato. Notizie confermano che aveva annullato un appuntamento all’ultimo minuto e “se vi fosse andato, sarebbe vivo”. Gli attentati crearono le condizioni per la partecipazione della Turchia alla guerra al terrorismo. Gli attentati servono a rafforzare l’asse militare anglo-statunitense e la legittimità della “guerra al terrorismo” di Bush. Gli attentati d’Istanbul servono anche a sostenere la legittimità traballante del primo ministro Tony Blair davanti la montante opposizione politica alla partecipazione della Gran Bretagna alla guerra degli Stati Uniti. Michel Chossudovsky, 11/21/03

Un quotidiano turco vicino al governo del partito Giustizia e Sviluppo ha citato fonti d’intelligence turche dire che il Mossad aveva creato l’organizzazione che lanciò i due attentati del 15 novembre 2003“. (Media Rreview)

La Turchia è un importante punto per la raffinazione e il transito dell’eroina dall’Asia del sud-ovet all’Europa occidentale. Kendal Nezan, scrive per Le Monde Diplomatique riferendo che MIT e polizia nazionale turca sostengono attivamente il narcotraffico, non solo per profitto, ma anche per disperazione…  “Secondo il quotidiano Hürriyet, il traffico di eroina della Turchia ha portato 25 miliardi dollari nel 1995 e 37,5 miliardi nel 1996… solo le reti criminali che operano in stretta collaborazione con polizia ed esercito possono organizzare il traffico su tale scala. I baroni della droga hanno dichiarato pubblicamente, alla televisione turca e occidentale, di aver lavorato sotto la protezione del governo turco e averne beneficiato finanziariamente. I trafficanti viaggiano con passaporti diplomatici. La droga è trasportata su elicotteri militari dal confine iraniano“.

The Middle East Report concluse nel 1998 che, probabilmente, la maggiore mossa strategica di Clinton potrebbe essere il “Patto di Ankara”, un’alleanza tra Stati Uniti, Turchia e Israele che aggira essenzialmente il collo di bottiglia dei Paesi arabi. In precedenza, nel 1998, le forze militari israeliane, turche e statunitensi erano impegnate in esercitazioni nel Mediterraneo, secondo Reuters e Agence France Press. “Tali manovre indicano agli Stati radicali della regione che vi è una forte alleanza tra Israele, Turchia e Stati Uniti, e che devono temerla“. Gli articoli indicavano che la CIA e l’intelligence del Pentagono presiedevano da anni regolarmente le riunioni dei funzionari turchi e israeliani a Tel Aviv.
Aangirfan: Turchia, bombe terroristiche, CIA e Mossad

obama_erdogan1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran si prepara a sconfiggere il SIIL

MK Bhadrakumar – 1 luglio 2014
mappedDopo una pausa di una settimana, Teheran ha mutato retorica e approccio sulla crisi in Iraq e Siria.  Allusioni e suggerimenti oscuri delle dichiarazioni iraniane, sono sostituiti da aperte critiche al supporto saudita allo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL). Due esponenti di spicco della commissione della Majlis sulla politica estera e di sicurezza si scagliano contro Riyadh: “L’Arabia Saudita è il sostenitore spirituale, materiale e ideologico del SIIL e il re saudita aveva incaricato l’ex-capo dei servizi segreti del Paese (principe Bandar) della missione speciale di sostenere il SIIL“. (Mohammad Hassan Asafari). E’ estremamente raro che il re Abdullah sia denunciato per nome in una dichiarazione iraniana. Ancora, un altro eminente deputato, Mohammad Saleh Jokar, ha implicitamente avvertito Riyadh dal tirare pietre su una casa di vetro, “Invece d’interferire negli affari iracheni e seguire le trame degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita farebbe bene ad affrontare i propri affari interni“. Secondo la linea iraniana la lotta di successione nella famiglia reale saudita si acutizza. Significativamente, la Guida Suprema Ali Khamenei ha ripetuto un’espressione coniata dall’Imam Khomeini nei primi anni della rivoluzione iraniana, riferendosi all’Arabia Saudita come il barboncino degli Stati Uniti e complice occulto d’Israele. Khamenei ha anche detto, ad un uditorio di lettori del Corano a Teheran, che c’è differenza tra l'”American Islam” e il vero Islam, “L’Islam americano, pur avendo aspetto e nome islamico, è conforme al dispotismo e al sionismo… e totalmente al servizio degli obiettivi del sionismo e degli Stati Uniti“. Nel frattempo, l’aperto sostegno del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’idea di uno Stato curdo indipendente nel nord dell’Iraq, oltre le visite del segretario di Stato USA John Kerry e del ministro degli Esteri inglese William Hague ad Irbil la scorsa settimana, hanno allertato Teheran sulla strategia anglo-statunitense volta (con la partecipazione d’Israele) a creare uno petro-Stato ai  confini occidentali dell’Iran.
Teheran sorveglia la forte presenza dell’intelligence israeliana ad Irbil. In una dichiarazione Teheran minaccia direttamente la nascita di un Kurdistan indipendente. Il Viceministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian ha consigliato la leadership curda che non sarebbe saggio perseguire la secessione. Un importante deputato iracheno ha criticato apertamente il capo curdo Masud Barzani e le sue dichiarazioni sull’annessione di Kirkuk. Barzani è vicino all’intelligence israeliana.  L’attività d’intelligence israeliana s’è intensificata nella regione del Kurdistan e la mossa di Netanyahu di sfruttare le differenze intra-irachene, in parte spiegherebbe la possibilità che Teheran possa considerare la ripresa dell’assistenza ad Hamas. I legami di Teheran con Hamas si sono atrofizzati negli ultimi anni, dopo la decisione catastrofica di Qalid Mishaal di lasciare Damasco e prendere la residenza a Doha, allineandosi con i Paesi della regione sostenitori del cambio di regime in Siria. Senza dubbio, Mishaal è un uomo più triste e saggio oggi come risulta dalla lettera al presidente iraniano Hassan Ruhani, a cui chiede aiuto. Inoltre, Teheran ha fatto un passo importante sul fronte diplomatico. Abdollahian s’è recato a Mosca nel fine settimana, per consultazioni con il suo omologo russo sugli sviluppi in Iraq-Siria, in particolare la necessità di vanificare la strategia degli Stati Uniti. Lo stretto coordinamento russo-iraniano è evidente nei colloqui a Mosca. Per essere sicuri, l’Iran accoglie con favore la mossa russa d’inviare aviogetti e consiglieri militari a Baghdad. L’obiettivo dei due Paesi è impedire a Washington la prerogativa di dettare condizioni al governo iracheno. È interessante notare che Mosca ha risposto alla richiesta di aiuto del Primo ministro in carica Nuri al-Maliqi, nonostante i disperati tentativi di Washington di rimuoverlo dal potere e sostituirlo con una figura flessibile a capo del governo di Baghdad. I media occidentali hanno descritto Maliqi come un caso chiuso, ma Mosca e Teheran potrebbero vederla in modo diverso.
Ancora una volta, Teheran ha concluso che la saga del SIIL in Iraq è un’operazione segreta USA-Arabia Saudita che esclude il Qatar (i legami sauditi-qatarioti sono freddi). La cabala che ha incontrato Kerry a Parigi, il 26 giugno, per discutere della road map per Iraq e Siria includeva Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania, ma il Qatar ha brillato per la sua assenza. Così, Ruhani ha preso il telefono e ha discusso sull’Iraq e la sfida del SIIL con l’emiro del Qatar. Ruhani ha proposto che Iran e Qatar uniscano le forze per combattere il terrorismo in Iraq. Allo stesso modo, Teheran ha ribadito il suo sostegno a Bashar in Siria in una telefonata del Primo Vicepresidente iraniano Eshaq Jahangiri al Primo ministro siriano Wail al-Halqi. Il risultato di queste mosse sul fronte diplomatico è che l’Iran spera d’infliggere una pesante sconfitta al SIIL. Una mobilitazione a tal fine è chiaramente in corso. L’Iran non permetterà che la vittoria in Siria sia messa in discussione dalle parti sconfitte tramite l’avanzata del SIIL in Iraq; né potrà tollerare il rovesciamento del potere sciita in Iraq attraverso la scappatoia della ‘balcanizzazione’ del Paese. Insomma, Teheran non è disposta a transigere sui propri interessi vitali e preoccupazioni principali in Siria e Iraq, semplicemente perché i colloqui sul nucleare tra P5+1 e Iran si avvicinano alla conclusione.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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