Rubare il petrolio della Siria: il consorzio petrolifero UE-al-Qaida

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 1 maggio 2013
stevebell512La decisione dell’Unione europea di sostituire l’embargo sulle esportazioni di energia del governo siriano con l’importazione di petrolio dell”opposizione armata’ è un’altra flagrante violazione del diritto internazionale. Viola la dichiarazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1962 sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, ed è l’ennesima violazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull’inammissibilità dell’intervento e l’ingerenza negli affari interni degli Stati. Ma è molto più di una violazione tecnica della legge. Segna la discesa della civiltà nella barbarie. Londra e Parigi, più di Washington, sono in prima linea nell’aggressione contro la Siria.  Nonostante il fatto che sia stato ora confermato dalla maggior parte dei media, che l”opposizione  siriana’ è al-Qaida, Londra e Parigi persistono nella loro follia di armare i terroristi, utilizzando l’argomento spurio che se non armano i ‘moderati’, gli ‘estremisti’ occuperebbero il Paese. Tuttavia, nelle parole del New York Times, ‘in nessuna parte controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica degna di questo nome‘. [1] Il fatto che i “ribelli” siriani sono di fatto al-Qaida, è stata anche ammessa dal bellicista quotidiano francese Le Monde. [2] Così, Parigi e Londra  spingono all’ulteriore armamento di al-Qaida e alla legalizzazione del commercio petrolifero con i terroristi jihadisti. In parole povere questo significa che la rete terroristica nota al mondo come al-Qaida sarà presto uno dei partner dell’UE nel business del petrolio. Un nuovo assurdo capitolo nell’era del terrore sta per aprirsi.

Il diritto internazionale e le sue violazioni
La risoluzione 1803 delle Nazioni Unite del 1962, sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, afferma: ‘La violazione dei diritti dei popoli e delle nazioni alla sovranità sulle proprie ricchezze e risorse naturali è in contrasto con lo spirito e i principi della Carta delle Nazioni Unite e ostacola lo sviluppo della cooperazione internazionale e il mantenimento della pace‘ [3]. Jabhat al-Nusra e altri gruppi affiliati ad al-Qaida non rappresentano in alcun modo il popolo siriano, e non costituiscono uno Stato sovrano secondo il diritto internazionale. L”opposizione armata’ è al-Qaida, pertanto la decisione dell’Unione europea di acquistare ufficialmente petrolio dalle bande terroristiche che attualmente occupano territori della Repubblica araba siriana, costituisce un crimine odioso ed è un’ulteriore beffa ai principi base che regolano i rapporti tra gli Stati.
Il documento ONU del 1981 condanna esplicitamente: ‘La crescente minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale a causa del frequente ricorso a minaccia o uso della forza, aggressione, intimidazione, intervento e occupazione militare, escalation della presenza militare e tutte le altre forme di intervento o di interferenza, diretta o indiretta, palese o occulta, minacciando la sovranità e l’indipendenza politica degli altri Stati membri, con l’obiettivo di rovesciarne i governi‘. La dichiarazione continua condannando categoricamente il dispiegamento di “bande armate” e “mercenari” da parte degli Stati, per utilizzarli nel rovesciare i governi di altri Stati sovrani: ‘Consapevole del fatto che tali politiche mettono in pericolo l’indipendenza politica degli Stati, la libertà dei popoli e la sovranità permanente sulle loro risorse naturali, danneggiando in tal modo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Consapevoli anche della necessità indispensabile che qualsiasi minaccia di aggressione, qualsiasi arruolamento, qualsiasi utilizzo di bande armate, in particolare dei mercenari, contro Stati sovrani deve terminare definitivamente, al fine di consentire ai popoli di tutti gli Stati di determinare il proprio sistema politico, economico e  sociale, senza interferenze o controllo esterno.’ [4]
I governi occidentali, che per molti anni hanno apertamente e spudoratamente violato tutti i principi noti e concordati del diritto internazionale, armando bande di terroristi che uccidono e mutilano civili, finanziando criminali comuni, narcotraffico e reclutamento di bambini-soldato, sono oramai scesi ancor più in basso acquistando petrolio e gas da queste bande di terroristi, delle risorse naturali giuridicamente di proprietà della Repubblica araba siriana e dei suoi cittadini.

La collusione dei governi dell’UE con i terroristi
La discesa dell’Europa nella turpitudine morale e nell’illegalità assoluta è ulteriormente confermata dal fatto che le autorità europee non fanno nulla per impedire che giovani musulmani soggiogati vadano in Siria a combattere la guerra della NATO. Tuttavia, i funzionari degli Stati dell’UE ammettono che centinaia se non migliaia di jihadisti provenienti da Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Germania, Belgio, Paesi Bassi e altri Stati, abbiano raggiunto le fila dei cosiddetti ‘ribelli siriani’. Ma ammettono anche che la loro unica preoccupazione è che questi terroristi possano essere una minaccia alla sicurezza europea, se mai ritornassero. Il fatto che questi terroristi piazzino bombe in piazze affollate, auto, università, scuole, ospedali e moschee in tutta la Siria, che persino i report del dipartimento di Stato confermano, non sembra preoccupare i governi dell’UE. La loro unica preoccupazione è che potrebbero finalmente mordere la mano che li nutre. [5] Il capo dell”anti-terrorismo’ dell’UE, Gilles de Kerchove, racconta alla BBC: “Non tutti sono radicali quando se ne vanno, ma assai probabilmente molti di loro saranno radicalizzati laddove saranno addestrati. E come abbiamo visto, questo potrebbe portare ad una seria minaccia quando ritorneranno“. [6]
Sappiamo da fonti dell’intelligence israeliana che la maggior parte dei terroristi vengono addestrati nelle basi militari USA/NATO in Turchia e Giordania. [7] Quindi, perché il capo dell”anti-terrorismo’ dell’UE fa finta di non saperlo? Questo è il responsabile della protezione dell’Europa dal terrorismo? Come ho riferito prima, il magistrato dell”anti-terrorismo’ francese ha ammesso, alla radio di Stato francese, l’11 gennaio, che il governo francese era al fianco di al-Qaida in Siria: “Ci sono molti giovani jihadisti che vanno al confine turco per entrare in Siria a combattere il regime di Bashar, ma l’unica differenza è che lì non è la Francia il nemico. Quindi non lo vediamo allo stesso modo. Vediamo giovani che in questo momento combattono Bashar al-Assad, che saranno forse pericolosi in futuro, ma per il momento combattono Bashar al-Assad e la Francia è dalla loro parte, finché non ci attaccheranno’.’ [8]
Il cinico doppio standard secondo cui tutti i territori al di fuori dell’UE sono barbari e quindi al di fuori della sfera del diritto internazionale, è ormai diventata una politica che passa inosservata alle masse ipnotizzate dell’Europa. Le potenze euro-atlantiche si comportano non solo come dei criminali, ma ora vantano apertamente loro criminalità. Si dovrebbe anche notare che il governo francese ha deciso di chiamare il presidente siriano con il suo nome. Chiamare un ufficiale di Stato con il suo nome è un segno di profonda mancanza di rispetto, nell’etichetta francese. Dal regime di Sarkozy, la diplomazia francese è stata trascinata nel fango, con il corpo diplomatico della Francia che si comporta come un incrocio tra mocciosi viziati e squadristi fascisti.

La geopolitica petrolifera della Siria
La ricerca di fonti di energia a basso costo è uno dei contesti geopolitici che guida la guerra in Siria.  Christof Lehmann ha scritto che la scoperta del giacimento di gas di Pars, dell’Iran, nel 2007 e il piano di Teheran del gasdotto per il Mediterraneo orientale da costruire attraverso l’Iraq e la Siria, ha la possibilità di trasformare l’Iran in una potenza economica mondiale, dando a Teheran un’enorme effetto leva sulla politica in Medio Oriente dell’UE. Questo sviluppo potrebbe costituire una minaccia per l’entità sionista. Costituirebbe una minaccia esistenziale per i dispotici emirati del Golfo, che dipendono dalla potenza del petro-dollaro per la loro sopravvivenza. [9] Questo è uno dei motivi per cui la NATO e il Consiglio di cooperazione del Golfo usano terroristi di al-Qaida per spezzare l’alleanza sciita tra Iran, Iraq, Siria e Hezbollah in Libano. Come il geografo italiano Manlio Dinucci ha riferito, contrariamente ai pareri diffusi, la Siria ha enormi giacimenti di idrocarburi. Dinucci scrive: ‘La strategia di Stati Uniti/NATO si concentra sul supporto ai ribelli nell’occupare i campi petroliferi con un duplice scopo: privare lo Stato siriano delle entrate da esportazioni, già fortemente diminuite a seguito dell’embargo UE, e garantirsi che i giacimenti più grandi passino in futuro, attraverso i “ribelli”, sotto il controllo delle grandi compagnie petrolifere occidentali‘. [10]
La prima implementazione dell’ideologia dell”intervento umanitario’ avvenne durante i bombardamenti NATO della Serbia nel 1999. Da allora, l’entità amorfa nota come Kosovo è diventata lo Stato criminale numero uno dell’Europa, gestito da un criminale condannato per traffico di droga e di organi umani, e per strage, Hashim al-Thaci, un protetto di Bruxelles e Washington. Questo è il tipo di anti-Stato narco-mafioso che la NATO ha installato in Libia dopo la guerra lampo contro quel Paese nel 2011, ed è il tipo di regime criminale che dominerà la Siria se la NATO riuscisse a bombardarla. Si possono leggere centinaia di articoli della stampa ufficiale sulla criminalità del regime kosovaro e gli articoli che descrivono il caos nella Libia post-Gheddafi non sono pochi. Ma gli stessi media ignorano sistematicamente il fatto che sono stati loro a tifare per l’Esercito di liberazione del Kossovo della CIA, durante la distruzione della Jugoslavia. Le stesse prostitute ora spingono ad armare ulteriormente i terroristi in Siria e all’intervento militare della NATO.

L’ottundimento europeo
I pontificatori dell’integrazione europea e del ruolo dell’Europa nel mondo, aggiungono pepe ai loro discorsi con pomposi riferimenti allo ‘Stato di diritto’ e all’universalità dei ‘valori europei’. Questa retorica spocchiosa viene incessantemente inculcata agli studenti europei nelle università e negli istituti di istruzione superiore, e viene ripetuto fino alla nausea dai mass media. Le persone che utilizzano il terrorismo di al-Qaida per favorire i loro interessi in Medio Oriente, insegnano nei corsi di prestigiose università europee sulle ‘relazioni internazionali’. Non c’è da meravigliarsi che le persone normali siano incapaci di vedere e capire quello che sta accadendo davanti ai loro occhi.  La portata e la complessità delle reti istituzionali globali, costruite su un impero di menzogne, ipocrisia e inganno, sono semplicemente troppo opprimenti per essere comprese da un intelletto incolto. Qualcosa che la nostra mente cerca di rifiutare, quando l’orrore della realtà supera i nostri orizzonti di tolleranza e intelligibilità. Quindi, la mente indietreggia, filtra il reale, preferendo invece vedere nei nostri maestri l’espressione di politiche complesse, contraddittorie e arcane, il cui contenuto morale è consegnato agli studi di “esperti” e “specialisti”, essi stessi prodotti e propagandisti delle stesse istituzioni corrotte.
Ora ci sono tante istituzioni accademiche, conferenze, fondazioni, gruppi di riflessione, istituti  politici e corsi universitari che proclamano le virtù dell”intervento umanitario’, che ha acquisito lo status di dogma. La ripetizione e la riproduzione di questo dogma da parte degli insegnanti del mondo accademico neoliberista ha trasformato ciò di cui la ragione critica normalmente si fa beffe, in un principio a priori della ‘governance globale’. Nel capitolo 22 del suo lavoro sul diritto internazionale De Juri Belli ac Pacis, (Sulla Legge di Guerra e pace), il grande giurista olandese del 17° secolo Ugo Grozio, scrisse: ‘Alcune guerre sono fondate su motivazioni reali ed altre solo su pretesti coloriti. Questa distinzione è stata notata da Polibio, che chiama i pretesti profaseis e le cause reali aitias. Così Alessandro fece guerra a Dario con il pretesto di vendicare le mancanze compiute dai persiani ai greci. Ma il vero motivo di quell’eroe coraggioso e intraprendente era la facile acquisizione di ricchezza e dominio, come le spedizioni di Senofonte e Agesilao gli avevano fatto capire‘. [13]
Poco è cambiato dai tempi di Alessandro Magno. Le guerre sono ancora combattute per saccheggiare e promuovere l’impero. Il vocabolario di Polibio su ‘profaseis’ e ‘aitias’ sarà ancora utile. Dall’inizio dell’incubo siriano nel 2011, il ‘profaseis’ propagato dalle agenzie mediatiche aziendali, che chiede l’intervento militare in Siria, sarebbe il desiderio di ‘proteggere i civili’ da un ‘regime brutale’. Solo gli ingenui e gli ignoranti possono ancora difendere queste sciocchezze mentre le stesse agenzie mediatiche hanno finalmente ammesso che l”opposizione’ è di fatto formata da al-Qaida, un dato fattuale che i media alternativi sottolineano dall’inizio delle violenze a Daraa, nel marzo 2011. L”Aitias” della NATO in questo conflitto è chiaro: spezzare e distruggere uno Stato sovrano indipendente, saccheggiarne tutte le risorse, stuprare e terrorizzare i suoi cittadini fino alla sottomissione scatenando sulla popolazione squadroni della morte di drogati e ipnotizzati, incolpando di tutto ciò costantemente il ‘regime’, per poi finire il Paese con una campagna di bombardamenti aerei intensi prima di insediare una mafia a governare il Paese. Infine, definire questo olocausto libertà e chiamare l’olocausto democrazia, è una formula collaudata che ora viene diffusa in tutto il mondo dalla megalomania della NATO che punta alla supremazia globale.
Ancora Grozio: “Altri pretesti fabbricati, anche se plausibili a prima vista, non sopporterebbero l’esame e la prova della rettitudine morale e, quando spogliati del loro travestimento, tali pretesti saranno trovati issati sull’ingiustizia. In tali conflitti, dice Livio, non è la prova della giustizia, ma un qualche oggetto di ambizione segreta e indisciplinata, che agisce come molla principale. La maggior parte delle potenze, dice Plutarco, impiegano le situazioni relative di pace e di guerra come una specie di moneta, per acquisire tutto ciò che ritengono opportuno.” Nell’Europa del 17° secolo di Ugo Grozio, devastata dalla guerra, stabilire la distinzione tra profaseis e aitias oppure tra pretesti e motivazioni reali per la guerra non era considerato eresia nel rigoroso dominio del discorso giuridico. Oggi, coloro che fanno tali distinzioni vengono tacciati di essere dei “complottisti paranoici”. In una intervista dal titolo ‘Il pensiero critico come solvente della Doxa’, il sociologo francese Loic Wacquant sostiene che ‘mai prima d’ora il falso pensiero e la falsa scienza sono stati così prolissi e onnipresenti.’ [14]
In questa epoca d’illegalità tecnologica, i precetti fondamentali del diritto internazionale e nazionale vengono smantellati. Con la promulgazione del Patriot Act e ora del National Defense Authorization Act, gli Stati Uniti regrediscono al tipo di tirannia giuridica che ha preceduto la stesura della Petizione dei Diritti in Inghilterra nel 1628, un documento che denunciava la detenzione senza processo, le torture e la legge marziale e forniva le basi giuridiche e morali per la rivoluzione inglese del 1640.

Conclusione
È necessario, dunque riflettere sulla guerra in corso nel Levante. Quello a cui assistiamo è la distruzione del sistema statale di Westfalia e un ritorno al caos della guerra dei trent’anni del 17° secolo, ma questa volta ai confini dell’Europa, dove il principio del bellum se ipsum alet, la guerra alimenterà se stessa, viene sfruttato dalle società militari private, da narcobande, reti terroristiche e organizzazioni criminali internazionali legate, direttamente e indirettamente, agli apparati ideologici statali delle potenze atlantiche. E così, l’UCK ha addestrato l”Esercito libero siriano’, mentre il Gruppo combattente islamico libico ha anche aderito alla ‘guerra santa’ in Siria. Come nella guerra dei Trent’anni, le bande armate mercenarie si finanziano saccheggiando le economie locali e vendendo il loro bottino di contrabbando. Intere fabbriche in Siria sono state smontate e rubate dai mercenari al servizio di Turchia e Qatar, mentre il commercio di droga è ora in forte espansione come mai prima. Quando un Paese viene distrutto e ridotto in feudi ed emirati dispotici, le società occidentali si muovono con le loro imprese militari private e procedono a saccheggiare le risorse del Paese, senza essere ostacolate dalle norme e dai regolamenti dello Stato Sovrano. Le orde del terrorismo poi passano al successivo Paese sulla lista nera della NATO. Questa è la strategia del caos della NATO, una forma di guerra liquida che si sta diffondendo rapidamente in tutto il Sud del mondo.
Data la criminalità delle compagnie petrolifere occidentali, in passato, forse non è del tutto sorprendente che oggi, sotto forma di UE, procedano apertamente all’acquisto di petrolio da  organizzazioni terroristiche. Ciò che è sorprendente, tuttavia, è la morbosa spensieratezza delle popolazioni in Europa. Come possono esserci così tante persone “rispettabili” nei nostri media e nelle istituzioni accademiche pronte a collaborare con i mafiosi? Perché ci sono state poche  manifestazioni di rilievo contro la NATO? Come è possibile che i poteri forti siano sempre autorizzati a farla franca con tale criminalità assoluta? Il poeta latino Orazio scrisse ‘neglecta solent incendia sumere vires’, un fuoco trascurato raccoglie sempre forza. Dalla distruzione della Repubblica Democratica dell’Afghanistan a opera dei terroristi mujahidin filo-occidentali, nel 1979, gli Stati sovrani sono caduti preda di mercenari e bande terroristiche sostenute dall’imperialismo occidentale, mentre le libertà civili sono state ridotte, in America e in Europa, in nome della ‘guerra al terrorismo’. Il fuoco allora si è diffuso nell’ex Jugoslavia, Ruanda, Costa d’Avorio, Sudan, Somalia, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Cecenia, Libia e ora Siria. Se i popoli non si svegliano e mobilitano contro i criminali che pianificano queste guerre, le fiamme della distruzione alla fine ritorneranno sotto forma di legge marziale, e un fascista panopticon stato di polizia sarà ritenuto necessario, durante il perseguimento di una terza guerra mondiale contro l’Iran, la Russia e la Cina. Se questo fuoco del terrorismo non verrà spento in Siria, si propagherà in Caucaso, Asia centrale, Russia e Cina orientale fino a quando qualsiasi ostacolo alla corsa della NATO al ‘dominio ad ampio spettro’ verrà eliminato e un iper-Stato tirannico aziendale dominerà il pianeta.
Le guerre mondiali sono esplose in passato, e data la scellerata volontà-di-potenza dei nostri attuali governanti, non vi è ragione di credere che una guerra mondiale non scoppi più. Molti in occidente, abituati alla violenza televisiva e all’indifferenza verso guerre lontane, hanno la tendenza a credere che la politica sia un campo che non li riguardi. Ma come dice il politico francese Charles de Montalambert, ‘Vous avez beau ne pas vous occuper de politique, la politique s’occupe de vous tout de même.’ [E' facile per voi non occuparvi della politica, ma la politica, tuttavia, si occuperà di voi lo stesso]. Alla luce degli eventi attuali, tale affermazione merita una riflessione.

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14]

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La verità su Boston: La “connection cecena”, al-Qaida e l’attentato alla maratona di Boston

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 22 aprile 2013

Il generale Tommy Franks insieme ad elementi delle Fozre spaciali USA

Il generale Tommy Franks insieme ad elementi delle Forze speciali USA

Nota del redattore di Global Research
Global Research pubblicherà una serie di articoli e relazioni, al fine di promuovere la “Verità su Boston”. L’obiettivo è affrontare e sfidare la versione ufficiale degli eventi riguardanti gli attentati di Boston, nonché le interpretazioni contorte dei media mainstream. Invitiamo i nostri lettori a sottoscrivere la “Verità su Boston” e a diffonderla sui social media, i media indipendenti e i blog.

Novemila poliziotti armati, tra cui squadre SWAT, sono stati impiegati in una caccia all’uomo per catturare un studente di 19 anni dell’Università del Massaschussettes, dopo che suo fratello Tamerlan Tsarnaev, il presunto ideatore della strage della maratona di Boston, è stato ucciso dalla polizia, presumibilmente dopo un inseguimento in auto e una sparatoria con la polizia. Ancora prima delle indagini della polizia, lo studente 19enne è già stato giudicato “colpevole”. Il principio giuridico fondamentale dell’”innocenza fino a prova contraria” è stato smantellato. Secondo il presidente Obama (un laureato alla Harvard Law School), lo studente di Boston è “colpevole” di crimini efferati (senza prove e prima di essere accusato da un tribunale): “Qualunque agenda odiosa abbia spinto questi uomini [sospetti] a tali atti efferati, non potranno prevalere. Qualunque cosa pensavano di poter raggiungere, hanno già fallito… Perché dei giovani che sono cresciuti e hanno studiato qui, nella nostra comunità e con la nostra ospitalità, sono così violenti?
Assieme alle presunte lettere con antrace e ricina, a Washington DC, misteriosamente emerse sulla scia immediata della tragedia di Boston, Washington e i media hanno sottolineato i tenui legami dei fratelli Tsarnaev con l’insurrezione jihadista in Cecenia. Secondo il Wall Street Journal, citando l’opinione di esperti: “…lo sfondo della [famiglia] cecena è forse in parte ciò che ha spinto [i due sospetti] a fare quello che hanno fatto“, ha detto Lorenzo Vidino, esperto di militanti ceceni presso il Centro per gli studi sulla sicurezza di Zurigo “… Un profilo sul social network russo Vkontakte, che sembra appartenere a Dzhokhar Tsarnaev, include una clip della propaganda jihadista che invita a recarsi in Siria per combattere a fianco dei ribelli, citando le parole del profeta Maometto.” [E' ampiamente documentato, si da il caso, che i combattenti stranieri jihadisti in Siria siano reclutati dagli Stati Uniti e dai loro alleati]. (Wall Street Journal, op cit.)
Ciò che è implicito è che, anche se i sospetti non sono legati ad una rete estremista musulmana, il loro patrimonio culturale personale e lo “sfondo” musulmano li inciterebbe, naturalmente, a commettere atti di violenza. In che modo questo concetto, che abitualmente associa i musulmani al terrorismo, ripetuto ad nauseam dai notiziari occidentali, influenza la mentalità umana? Mentre l’identità e le motivazioni dei sospetti sono all’esame degli investigatori della polizia, i fratelli Tsarnaev sono già stati classificati, senza prove a sostegno, “musulmani radicali”. In tutto il Paese i musulmani vengono demonizzati e insultati. Una nuova ondata di islamofobia si è avviata.

La creazione di una nuova leggenda: “la connection cecena”
Una nuova leggenda si disvela: “La connection cecena” che minaccia gli USA. L’islamismo creatosi nella Federazione Russa viene ora “esportato in America”. Propagato dai tabloid in tutti gli Stati Uniti, l’attentato della maratona di Boston del 15 aprile, il Giorno dei Patrioti, viene inesorabilmente comparato all’11 settembre 2001. Secondo il Council of Foreign Relations: “Le forze dell’ordine, a tutti i livelli, hanno fatto progressi nella sorveglianza e nel controllo dagli attentati dell’11 settembre 2001, ma persistono rischi per la sicurezza. Molti esperti dell’antiterrorismo sollecitano una nuova attenzione sulla capacità degli Stati Uniti di resistere e riprendersi da tali incidenti…
La tragedia di Boston viene utilizzata da Washington per inaugurare una nuova ondata di provvedimenti da Stato di polizia nei confronti di diverse categorie di “terroristi interni”? Questo evento catastrofico viene strumentalizzato per favorire la reazione del pubblico contro i musulmani? Viene utilizzato per ricostruire l’accettazione della santa crociata americana avviata durante l’amministrazione Bush, diretta contro un certo numero di Paesi musulmani, i quali avrebbero “dato rifugio a terroristi islamici“?
Secondo il potente Council of Foreign Relations (che esercita un’influenza pervasiva sia alla Casa Bianca che al dipartimento di Stato), gli attentati di Boston, ancora una volta, “sollevano lo spettro del terrorismo sul suolo statunitense, mettendo in evidenza le vulnerabilità di una società libera e aperta“. (Ibid) Contro il terrorismo, la legge marziale, che implica la sospensione delle libertà civili piuttosto che l’applicazione della legge civile, viene proposta quale soluzione. Secondo il segretario di Stato John Kerry, “penso che sia giusto dire che questa intera settimana abbiamo, piuttosto, affrontato direttamente il male”.
Si dispiega massiccio il consenso dei media (tra cui Hollywood) secondo cui gli USA sono ancora una volta sotto attacco. Questa volta, però, i presunti colpevoli sono “terroristi musulmani” non dell’Afghanistan o dell’Arabia Saudita, ma della Federazione Russa: “Se è stata stabilita una connessione tra i sospettati dell’attentato alla maratona e i separatisti ceceni, ciò indicherebbe per la prima volta che i militanti della ex-repubblica sovietica hanno lanciato un attacco mortale al di fuori della Russia. I ribelli ceceni negano qualsiasi legame con gli attentati alla maratona”. (US News)
“La connessione cecena” è ormai parte integrante del nuovo consenso mediatico. La patria americana viene potenzialmente minacciata da terroristi musulmani provenienti dalla Federazione russa, che hanno legami con al-Qaida. C’è anche un programma di politica estera dietro gli attentati. La Casa Bianca ha lasciato intendere che se i “fratelli ceceni” hanno collegamenti con l’Islam radicale, l’amministrazione “potrebbe ampliare gli sforzi dell’intelligence all’estero, nonché ampliare le misure di sorveglianza e di screening negli Stati Uniti.” Inoltre, la nuova narrazione terroristica coinvolge i jihadisti provenienti dalla Federazione russa, piuttosto che dal Medio Oriente. Vi sono implicazioni geopolitiche. Il collegamento ceceno sarà utilizzato dall’amministrazione come un rinnovato pretesto per fare pressioni su Mosca? Che tipo di propaganda mediatica rischia di emergere?

Al-Qaida e la CIA
Il pubblico statunitense viene ingannato. I media occultano attentamente le origini storiche del movimento jihadista in Cecenia e i suoi legami pervasivi con l’intelligence statunitense. Il nocciolo della questione è che il movimento jihadista è una creazione dell’intelligence degli Stati Uniti, che ha anche portato allo sviluppo dell’”Islam politico”. Mentre il ruolo della CIA a sostegno della jihad islamica (tra cui la maggior parte delle organizzazioni affiliate ad al-Qaida), è ampiamente documentato, vi è anche la prova che l’FBI ha segretamente equipaggiato e incitato i terroristi negli Stati Uniti. (Cfr. James Corbett, The Boston Bombings in Context: How the FBI Fosters, Funds and Equips American Terrorists, Global Research, 17 aprile 2013.)
L’agenda della CIA, a partire dalla fine degli anni ’70, era reclutare e addestrare “combattenti per la libertà” (mujahidin) jihadisti per condurre “una guerra di liberazione” contro il governo laico filo-sovietico dell’Afghanistan. La “Jihad islamica” (o guerra santa contro i sovietici), divenne parte integrante delle manovra d’intelligence della CIA. Ciò fu sostenuto dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita, con un ruolo significativo del finanziamento generato dal narcotraffico della Mezzaluna dorata: “Nel marzo 1985, il presidente Reagan firmava la National Security Decision Directive 166… [che] autorizzava l’intensificazione degli aiuti militari segreti ai mujahidin, e chiariva che la guerra segreta afghana aveva un nuovo obiettivo: sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan attraverso le azioni segrete e incoraggiare il ritiro sovietico. La nuova assistenza segreta degli USA ebbe inizio con un drammatico aumento delle forniture di armi, un aumento continuo da 65.000 tonnellate all’anno fino al 1987… così come un “incessante flusso” di specialisti della CIA e del Pentagono che si recavano nella sede dei servizi segreti dell’ISI pakistana, sulla strada principale per Rawalpindi, in Pakistan. Lì, gli specialisti della CIA incontravano gli ufficiali dei servizi segreti pakistani per pianificare le operazioni dei ribelli afghani.” (Steve Coll, The Washington Post, 19 luglio 1992.) Mujahidin di numerosi paesi musulmani furono reclutati dalla CIA. Jihadisti provenienti dalle repubbliche musulmane (e dalle regioni autonome) dell’Unione Sovietica furono reclutati. (Per un’analisi più approfondita vedasi Michel Chossudovsky, Al-Qaida e la “guerra al terrorismo”, Global Research, 20 gennaio 2008)

Al-Qaida e la Jihad in Cecenia
La Cecenia è una regione autonoma della Federazione Russa. Tra le reclute per l’addestramento specializzato nei primi anni ’90, vi era il capo della ribellione cecena Shamil Basaev che immediatamente dopo la guerra fredda, guidò la prima guerra secessionista della Cecenia contro la Russia. “Nel corso del suo addestramento in Afghanistan, Shamil Basaev si collegò con il veterano comandante dei mujahidin, il saudita “al-Qattab”, che aveva combattuto come volontario in Afghanistan. Appena pochi mesi dopo il ritorno di Basaev a Groznij, al-Qattab fu invitato (all’inizio del 1995) ad istituire una base militare in Cecenia per l’addestramento dei mujahidin. Secondo la BBC, l’invio di al-Qattab in Cecenia era stato “organizzato attraverso l’Organizzazione [Internazionale] saudita Islamic Relief, un’organizzazione religiosa militante finanziata da moschee e ricchi individui che inviano fondi in Cecenia”. (BBC, 29 settembre 1999). L’evidenza suggerisce che Shamil Basaev avesse legami con l’intelligence USA a partire dalla fine degli anni ’80. Fu coinvolto nel colpo di Stato del 1991 che portò alla disgregazione dell’Unione Sovietica. Successivamente fu coinvolto nella dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Cecenia dalla Federazione Russa, nel novembre 1991. Nel 1992 ha guidato una rivolta contro i combattenti armeni nell’enclave del Nagorno-Karabakh. Fu anche presente in Abkhazia, la regione separatista in gran parte musulmana, della Georgia.
La prima guerra cecena (1994-1996) esplose immediatamente dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Faceva parte di una operazione segreta degli Stati Uniti per destabilizzare la Federazione Russa. La seconda guerra cecena venne combattuta nel 1999-2000. In linea di massima, le stesse tattiche terroristiche applicate dai guerriglieri in Afghanistan vennero attuate anche in Cecenia. Secondo Yossef Bodansky, direttore della Task Force sul terrorismo e la guerra non convenzionale del Congresso degli Stati Uniti, l’insurrezione in Cecenia era stata pianificata durante un summit segreto di Hizb Allah Internazionale tenutosi nel 1996 a Mogadiscio, in Somalia. (Levon Sevunts, “Who’s Calling The Shots? Chechen conflict finds Islamic roots in Afghanistan and Pakistan“, The Gazzette, Montreal, 26 ottobre 1999.) E’ ovvio che il coinvolgimento dell’ISI pakistana in Cecenia “va ben oltre la fornitura ai ceceni di armi e capacità: L’ISI e i suoi rappresentanti fondamentalisti islamici in effetti guidano questa guerra.” (Ibid.) L’ISI è permanentemente collegata alla CIA. Ciò significa che l’intelligence degli Stati Uniti, usando l’Inter Services Intelligence (ISI) del Pakistan come tramite, dirigeva il tiro nella guerra in Cecenia. Il principale oleodotto della Russia transita attraverso la Cecenia e il Daghestan. Nonostante la condanna di Washington del “terrorismo islamico”, i beneficiari delle guerre in Cecenia furono i conglomerati petroliferi anglo-statunitensi che si contendevano il controllo completo sulle risorse petrolifere e gli oleodotti provenienti dal bacino del Mar Caspio.
I due principali eserciti ribelli ceceni (che all’epoca erano guidati dai comandanti Shamil Basaev e emiro al-Qattab), stimati in 35.000 uomini, furono sostenuti dalla CIA e dal suo omologo pakistano, l’ISI, svolgendo un ruolo chiave nell’organizzare e addestrare l’esercito ribelle ceceno: “[Nel 1994] l’ISI pakistana [in collegamento con la CIA] organizzò Basaev e i suoi fidati luogotenenti, sottoponendoli ad un intensivo indottrinamento islamico e all’addestramento alla guerriglia nella provincia di Khost, nell’Afghanistan, presso il campo Amir Muawia, istituito nei primi anni ’80 dalla CIA e dall’ISI e gestito dal famoso signore della guerra afghano Gulbuddin Hekmatyar. Nel luglio 1994, dopo la promozione ad Amir Muawia, Basaev venne trasferito nella base di Markaz-i-Dawar in Pakistan per essere addestrato in tecniche avanzate di guerriglia. In Pakistan, Basaev incontrò i vertici militari e dei servizi segreti pakistani: il ministro della Difesa generale Aftab Shahban Mirani, il ministro degli Interni generale Naserullah Babar e il capo del settore dell’ISI incaricato di sostenere le cause islamiche, generale Javed Ashraf (ora tutti in pensione). Tali legami ad alto livello si dimostrarono molto utili per Basaev.” (Ibid.) Dopo il suo addestramento e indottrinamento, Basaev venne assegnato alla guida dell’assalto contro le truppe federali russe nella prima guerra cecena, nel 1995. La sua organizzazione aveva anche sviluppato forti legami con gruppi criminali a Mosca, nonché con il crimine organizzato albanese e l’UCK. (Vitalij Romanov e Viktor Jadukha, “Chechen Front Moves To Kosovo“, Segodnia, Mosca, 23 febbraio 2000) L’insurrezione cecena sul modello della jihad in Afghanistan sponsorizzata dalla CIA, servì anche come modello per diversi interventi militari sponsorizzati da USA-NATO, tra cui Bosnia (1992-1995), Kosovo (1999), Libia (2011) Siria (2011).

I ribelli ceceni: un’operazione segreta degli Stati Uniti per destabilizzare la Federazione Russa
Nel 1994-1996 la guerra cecena, istigata dai principali movimenti ribelli contro Mosca, servì a minare le istituzioni statali laiche. L’adozione della legge islamica nelle società musulmane, in gran parte secolarizzate, dell’ex Unione Sovietica, favoriva gli interessi strategici degli Stati Uniti nella regione. Un sistema parallelo di governi locali, controllati dalla milizia islamica, era stato impiantato in molte località in Cecenia. In alcune piccole città e villaggi, dei campi per la Sharia islamica furono istituiti nell’ambito di un regime di terrorismo politico. Gli aiuti finanziari dall’Arabia Saudita e dagli Stati del Golfo agli eserciti ribelli erano subordinati all’installazione dei tribunali della sharia, nonostante la forte opposizione della popolazione. Il Giudice Principale ed emiro dei tribunali della sharia in Cecenia era lo sceicco Abu Omar, che “giunse in Cecenia nel 1995 e si unì ai ranghi dei mujahidin guidati da Ibn-al-Qattab… Si mise a insegnare l’Islam con l’Aqidah corretta ai mujahidin ceceni, molti dei quali avevano credenze errate e distorte sull’Islam.” (Global Muslim News, dicembre 1997).
Il movimento wahabita dell’Arabia Saudita non solo tentava di abbattere le istituzioni statali civili in Daghestan e in Cecenia, ma anche cercava di eliminare i tradizionali leader musulmani sufi. Infatti, la resistenza ai ribelli islamici e ai combattenti stranieri in Daghestan si basava sull’alleanza dei governi locali (laici) con gli sceicchi sufi: “Questi gruppi [wahabiti] costituivano una piccolissima ma ben finanziata e ben armata minoranza. Proponevano questi attentai per terrorizzare il cuore delle masse… Creando anarchia ed illegalità, questi gruppi possono far valere la proprio dura ed intollerante versione dell’Islam… Questi gruppi non rappresentano il punto di vista comune dell’Islam, adottato dalla stragrande maggioranza dei musulmani e degli studiosi islamici, per i quali l’Islam esemplifica l’esempio perfezionato di civiltà e moralità. Rappresentano ciò che non è altro che un movimento anarchico con un’etichetta islamica… Il loro intento non è tanto creare uno Stato islamico, ma creare uno stato di confusione in cui possano prosperare.” (Mateen Siddiqui, “Differentiating Islam from Militant ‘Islamists’”, San Francisco Chronicle, 21 settembre 1999)
La seconda guerra cecena venne avviata da Vladimir Putin nel 1999, con l’obiettivo di consolidare il ruolo del governo centrale e di sconfiggere i terroristi ceceni sponsorizzati dagli USA contro la Russia.

False Flags
Il 19enne sospettato viene utilizzato come capro espiatorio. Non è neanche nato in Cecenia. Mentre lui e suo fratello non avevano alcun collegamento con il movimento jihadista, i media statunitensi creano attentamente una “connection cecena”, puntando a un modello di comportamento intrinseco associato ai musulmani: “I fratelli hanno vissuto per 10 anni negli Stati Uniti, nel periodo formativo della loro vita, presentando un comportamento normale per degli immigrati di prima generazione, ha detto Mitchell Silber, un ex agente del dipartimento di Polizia di New York. “La domanda è, che cosa ha catalizzato il cambiamento? Il nazionalismo ceceno? Hanno iniziato con il nazionalismo ceceno e in qualche modo sono passati alla causa della Jihad panislamista” (“Renewed Fears About Homegrown Terror Threat”, WSJ, 20 aprile 2013)
Ci sono prove, tuttavia, dalle testimonianze dei familiari che i fratelli Tsarnaev erano seguiti dall’FBI da diversi anni, prima degli attentati di Boston, e sono stati oggetto di ricorrenti minacce e molestie. Confermato dal Wall Street Journal, l’FBI avrebbe “intervistato” Tamerlan Tsarnaev nel 2011. (Ibid.) Ciò che è evidente è che il governo degli Stati Uniti non sia impegnato a combattere i terroristi. Tutto il contrario. L’intelligence statunitense ha reclutato e guidato i terroristi per più di 30 anni, mentre allo stesso tempo sosteneva l’idea assurda che questi terroristi, che sono in buona fede una “risorsa dell’intelligence” della CIA, costituiscono una minaccia al territorio statunitense. Queste presunte minacce da parte di “un nemico esterno”, fanno parte di una manovra propagandistica dietro la “guerra globale al terrorismo” (GWOT).

Qual è la verità?
Lo sviluppo di una milizia terrorista islamista in diversi Paesi del mondo, è parte di un complesso piano dell’intelligence degli Stati Uniti. Mentre i fratelli Tsarnaev vengono casualmente accusati, senza prove, di avere legami con i terroristi ceceni, la domanda importante è chi c’è dietro i terroristi ceceni? Con una logica completamente contorta, i protagonisti della ‘guerra globale al terrorismo’ contro i musulmani sono gli architetti de facto del “terrorismo islamico”.

La mentalità da “guerra globale al terrorismo”
La mentalità da “guerra al terrorismo” costruisce il consenso: milioni di statunitensi vengono portati a credere che un apparato di polizia militarizzata sia necessario per proteggere la democrazia. Non si rendono conto che il governo degli Stati Uniti è la principale fonte del terrorismo sia nazionale che internazionale. I media aziendali sono il braccio propagandistico di Washington, che ritraggono i musulmani come una minaccia alla sicurezza nazionale. A questo punto della nostra storia, al crocevia della crisi economica e sociale mondiale, gli attentati di Boston hanno un ruolo centrale. Giustificano lo Stato di Sicurezza Nazionale. L’evoluzione degli Stati Uniti a Stato di Polizia viene quindi accolta come mezzo per proteggere le libertà civili. Con la scusa della lotta al terrorismo, le uccisioni extragiudiziali, la sospensione dell’habeas corpus e la tortura vengono giustamente considerati come mezzi per difendere la Costituzione degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, i terroristi, creati e supportati dalla CIA, vengono utilizzati per partecipare ad azioni  terroristiche “false flag” al fine di giustificare l’avvio di una crociata militare globale contro i Paesi musulmani, a cui capita di essere delle economie petrolifere.

Tommy-Franks-Reuters-960x715“La produzione di stragi”
L’ex comandante del CENTCOM, il generale Tommy Franks che guidò l’invasione dell’Iraq nel 2003, aveva delineato uno scenario di ciò che descrisse come “un grave evento che causa vittime” sul suolo statunitense, (un secondo 11 settembre). Implicita nella dichiarazione del generale Franks era l’idea e la convinzione che la morte di civili sia necessaria per sensibilizzare e avere il sostegno dell’opinione pubblica alla “guerra globale al terrorismo”. “[Un] grave evento terroristico che causi numerose vittime [avverrà] in qualche parte del mondo occidentale; potrebbe accadere negli Stati Uniti d’America, spingendo la nostra popolazione a mettere in discussione la nostra Costituzione e a iniziare a militarizzare il nostro Paese al fine di evitare il ripetersi di un altro grande evento che causi numerose vittime”. (Intervista al generale Tommy Franks, Cigar Aficionado, dicembre 2003)
Mentre l’attentato di Boston è di natura completamente diversa dall’”evento catastrofico” alluso dal generale Tommy Franks, l’amministrazione, comunque, appare impregnata dalla logica della “militarizzare del nostro Paese”, come mezzo per “proteggere la democrazia.” Gli eventi di Boston vengono già utilizzati per galvanizzare il sostegno pubblico a un ampio apparato dell’antiterrorismo interno. Quest’ultimo verrebbe usato assieme agli omicidi extragiudiziali contro i cosiddetti “terroristi radicalizzati interni”: “Dal 2001 la politica dell’antiterrorismo degli Stati Uniti si è concentrata in gran parte nell’uccidere i terroristi all’estero o impedendogli di entrare negli Stati Uniti, ma gli attentati di Boston dimostrano come la diffusione delle tattiche terroristiche trascenda facilmente le frontiere. Contrastare piccoli gruppi di individui negli Stati Uniti può essere un compito tormentato”.
Bruce Riedel, direttore del Progetto Intelligence presso la Brookings Institution, un think tank apartitico di Washington, ha detto che l’attentato di Boston è probabilmente un presagio. “Siamo propensi a vederlo come il futuro fronte delle minacce terroristiche negli Stati Uniti“, ha detto, aggiungendo che il caso di un piccolo numero di radicali che vivono e complottano negli Stati Uniti, è “il peggiore incubo della comunità dell’antiterrorismo: il terrorismo interno di estremisti che acquisiscono le proprie capacità tramite Internet.” (WSJ, 20 aprile, op. cit.)
Il “grave evento terroristico che causa numerose vittime” è stato confermato dal generale Franks quale cruciale punto di svolta politico. Gli attentati di Boston costituiscono un punto di transizione, uno spartiacque che contribuisce in definitiva alla graduale sospensione del governo costituzionale?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: CIA, islamisti, Halliburton e falsi massacri

Dean Henderson – 24 febbraio 2013
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Al-Qaida alla riscossa
Anche se il presidente Clinton propugnava una tregua nella regione, il presidente dei Capi di stato maggiore congiunto, generale John Shalikashvili, ora direttore del Carlyle Group, si incontrava con i comandanti militari croati a Zagabria, per coordinare il dispiegamento di 25.000 soldati statunitensi per gestire gli eserciti separatisti di Croazia e Bosnia-Erzegovina. I fondamentalisti islamici si riversavano in Bosnia, dove furono addestrati dagli ex-leader dei mujahidin afghani, tra cui Usama bin Ladin. Anche i mullah iraniani inviarono combattenti con la benedizione dell’amministrazione Clinton. Al-Qaida di Bin Ladin formò una cellula di combattenti bosniaci nota come Takfir wal Hijra (Espiazione ed Esilio). Alcuni del dipartimento di Stato di Clinton, erano nervosi in merito al crescente numero di islamici in Bosnia, ma la CIA si oppose all’espulsione di al-Qaida. [1] Si organizzò anche per rimuovere alcuni gruppi terroristici da una lista di controllo del dipartimento di Stato, in modo che i membri potessero viaggiare liberamente nei Balcani, per prendere parte alla guerra.
Dall’altra parte del mare Adriatico, in Italia, l’imam Anwar Shaban reclutava combattenti per la Bosnia nel Centro islamico di Milano. Shaban era un seguace dello sceicco radicale Omar Abdel Rahman, che la CIA aveva portato negli Stati Uniti negli anni ’80 per reclutare mujahidin per la guerra in Afghanistan. Rahman era il leader spirituale della Jihad islamica egiziana, un ramo della Fratellanza musulmana, una società segreta dominata dalla Casa dei Saud. Il Centro islamico di Milano era finanziato da Ahmed Idris Nasreddin, un ricco kuwaitiano che agiva in qualità di console onorario del Kuwait in Italia. Nasreddin fondò al-Taqwa, una società svizzera, ma con sede alle Bahamas, che cambiò nome in Nada Management, per onorare il presidente Youssef Nada, un importante leader dei Fratelli musulmani. Nada management è recentemente finita sotto inchiesta per il suo ruolo nel finanziamento del terrorismo globale. [2]
Nel 1995, il governo del protetto della CIA, Gulbuddin Hekmatyar, si fece da parte in Afghanistan, dando il via al regime dei taliban, che consegnarono i loro campi di addestramento al confine con il Pakistan al pakistano Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (Jui), che aveva sostenuto l’ascesa dei talebani in stretta collaborazione con l’intelligence pakistana ISI. Il JUI reclutava e addestrava i volontari per combattere in Bosnia, e poi in Kosovo. L’esercito bosniaco, il cui addestramento fu affidato alla MPRI, finanziata dai sauditi e dai kuwaitiani, venne anche finanziato tramite il narcotraffico della mezzaluna d’oro, i cui trafficanti avevano stabilito le rotte per il contrabbando verso l’Europa, attraverso la Bosnia. [3]
La CIA organizzò il passaggio sicuro per i membri della Jihad islamica, ricercati in Egitto, e i terroristi del Gruppo Islamico Armato (GIA) in fuga dall’Algeria, dove avevano rovesciato il governo nazionalista di Chadli Bendjedid, che si era rifiutato di approvare la legge sugli idrocarburi per conto dei Quattro Cavalieri. Il 18 gennaio 2002, una cellula del GIA di sei elementi fu intercettata mentre programmava di far saltare in aria l’ambasciata statunitense a Sarajevo. Il fabbro dell’ambasciata era il suocero di uno dei sospettati. Aveva dato al GIA le chiavi e i codici di accesso per attuare la loro missione. Migliaia di musulmani bosniaci arrabbiati protestarono mentre i terroristi filo-sauditi venivano consegnati agli Stati Uniti. [4] Improvvisamente i media corporativi degli Stati Uniti espressero toni meno simpatici verso i musulmani bosniaci, che qualche anno prima erano stati fabbricati elettronicamente per far lacrimare ogni famiglia statunitense.

Pulizia etnica al rovescio
Migliaia di serbo-bosniaci si riunivano tutti i giorni nel sobborgo di Ilijas, a Sarajevo, per protestare contro la cessione della periferia della città, prevalentemente serba, alla Federazione croato-musulmana, secondo gli accordi di Dayton. Il generale francese Jean-René Bachelet, che comandava le truppe delle Nazioni Unite a Sarajevo, definì l’accordo “pulizia etnica”, la frase che gli USA usavano contro i serbi durante la guerra. Bachelet inizialmente si rifiutò di disporre le truppe per far rispettare le disposizioni di Dayton, ma alla fine si piegò sotto la pressione di Parigi. Gli jugoslavi protestarono anche contro la presenza nel Paese di 60.000 uomini della NATO. [5] La TV di Pale riferì che “le forze della NATO hanno usato armi nucleari a bassa intensità, quando condussero raid aerei sulle posizioni serbe intorno a Sarajevo, Gorazde e Majevica, nell’agosto e settembre 1995. Gli esperti sono giunti alla conclusione che alcune persone mostrano segni di contaminazione da radiazioni“, e che il “generale jugoslavo Djordje Djukic era stato torturato dal Tribunale penale internazionale dell’Aja“. Poco dopo il tribunale dichiarò che il generale era morto. Mentre lottava per la vita, Djukic condannò il procuratore capo del Tribunale Richard Goldstone come “assassino dalla faccia di bambino e nemico dei serbi“. [6]
Pale trasmise un altro programma dal titolo Genocidio, che documentava il terrorismo di al-Qaida contro i serbi, e mostrava Borvivoje Sendic, vicepresidente del Partito democratico serbo, commentare che alle prossime elezioni jugoslave, “La comunità internazionale cercherà di intervenire nelle prossime elezioni. Ma i serbi non si lasceranno truffare, questa volta, in segno di rispetto per tutti i caduti…” Mirjana Markovic, moglie del presidente Milosevic e a capo del partito Sinistra Unita, alleato con il Partito socialista del marito, disse nel 1996 che i manifestanti a Belgrado venivano a fomentare la guerra civile; molti portavano le bandiere statunitense e tedesca. Markovic denunciò entrambe le nazioni come le “forze oscure” dietro i tumulti. Le interferenze statunitensi a Belgrado continuarono nel nuovo millennio. Il 7 febbraio 2000 il ministro della difesa jugoslavo, Pavle Bula, fu assassinato nel ristorante del cugino, a Belgrado. Il ministro dell’Informazione della Jugoslavia rilasciò una dichiarazione dicendo che “i servizi segreti stranieri” ne erano responsabili. Vojoslav Seselj, leader del Partito radicale serbo, disse che l’assassinio era stato effettuato da “agenti degli Stati Uniti, britannici o francesi“. [7]
Milosevic, rieletto a capo del Partito Socialista nel novembre 2000, con l’86,55% dei voti, venne consegnato al Tribunale per i crimini di guerra in cambio di un pacchetto di aiuti del FMI al nuovo governo di Belgrado. Milosevic era provocatorio a L’Aja, dicendo che non c’era bisogno di rispondere alle domande, in quanto il giudice non aveva legittimità o giurisdizione. Definì il tribunale “la nuova Gestapo dell’Aja“, e disse “il genocidio è stato commesso contro i serbi da una parte della comunità internazionale“. Peter Finn, il giornalista del Washington Post che aveva diretto le aggressioni a Milosevic, vomitando acriticamente le accuse di pulizia etnica, da parte dei serbi, fabbricate dalla CIA, passò il  2000 ammettendo che era stato ingannato riguardo le presunte atrocità serbe. Finn scrisse il 17 gennaio 2000, sul Post, “le accuse occidentali che vi fossero dei campi per lo stupro gestiti dai serbi… e accuse dalle oscure origini, su alcune pubblicazioni, che i serbi si dedicassero alla mutilazione di morti e di vivi… tutte si dimostrarono false.” I bambini jugoslavi avevano il loro modo di protestare contro l’occupazione del loro Paese. Agli studenti della scuola elementare Peter Petrovic Nyegos fu chiesto di prestare il proprio talento artistico per riassumere la guerra condotta nel loro Paese. Un bambino disegnò una grassa prostituta americana che portava a spasso un cane di nome “Europa”, un altro ritraeva il linciaggio del Ku Klux Klan di soldati serbi, mentre un terzo rappresentava gli aerei dell’UNICEF bombardare i bambini serbi.

La Brown & Root del problema
L’esercito croato comprò molte armi dal trafficante d’armi tedesco Ernst Werner Glatt, fornitore preferito della CIA sia con i contras del Nicaragua che con i mujahidin afghani. A un certo punto  Glatt inviava ai croati 200 milioni di dollari in armi all’anno, con gran parte del conto pagato dai sauditi. Glatt operò così bene, per se stesso, che poté andare in pensione in una tenuta della Virginia che si chiama Black Eagle. L’aquila nera era l’emblema ufficiale del governo nazista tedesco ed era stato il nome in codice per le operazioni Contras-cocaina di Oliver North, sotto la supervisione del generale panamense Manuel Noriega, per conto dei suoi boss della CIA e del Mossad. [8]
I contratti militari venivano distribuiti con la parsimonia delle caramelle, durante il conflitto nei Balcani, ma nessuna impresa guadagnò più della Brown & Root, che in seguito si fuse con il gigante delle costruzioni MW Kellogg, per diventare KBR. KBR è una filiale della Halliburton, di  Houston, dove Dick Cheney era al timone. Halliburton possiede anche la Dresser Industries, dove Lawrence Eagleburger faceva parte del consiglio di amministrazione. L’azienda è una piovra globale con sedi in 130 Paesi e più di 100.000 dipendenti. Cheney non era schizzinoso sui clienti dell’azienda, facendo ottimi affari con i dittatori nigeriani, Saddam Hussein e la giunta militare del Myanmar. [9] Brown & Root fu pagata 546 milioni dollari per costruire latrine, caserme e altre infrastrutture necessarie per mantenere le truppe della NATO e delle Nazioni Unite che occupano la Jugoslavia. Tre anni dopo, l’azienda venne pagata con altri 400 milioni di dollari per il supporto logistico in Bosnia, Croazia e Ungheria, dove la controllata della Brown & Root, conosciuta come International American Products, forniva supporto alle truppe. Gli addetti alla cucina ungheresi accusarono le truppe statunitensi, che frequentavano il loro posto di lavoro, di continue molestie sessuali e sfruttamento.
La società di Cheney ottenne anche contratti per rinforzare le basi militari USA in Italia. Brown & Root, che godeva del monopolio delle attività di supporto delle truppe, fin dalla guerra del Golfo, ricavo più di 260 milioni dollari facendo un lavoro simile durante le avventure militari degli Stati Uniti ad Haiti, in Somalia e in Ruanda. [10] Nel 1999 stipulò un contratto da 900 milioni dollari nei Balcani. Nel 2000, l’anno in cui Cheney si dimise per diventare il compagno di corsa del candidato Bush Jr., la Brown & Root ricevette 300 milioni di dollari con un contratto della marina degli Stati Uniti per migliorare le basi all’estero, un contratto da 100 milioni di dollari per migliorare la sicurezza delle ambasciate degli Stati Uniti in tutto il mondo e un contratto da 40 milioni dollari per gestire il National Institutes of Health. Cheney ha ricevuto un enorme pacchetto di pensionamento da 20 milioni dollari dalla Halliburton. E ancora 10 milioni di dollari di stock option. Lo stipendio alla Halliburton di Cheney, dove era presidente e amministratore delegato nel 1995-2000, era di 1,3 milioni dollari all’anno. [11]
Nel 1996, il segretario statunitense al commercio Mickey Kantor arrivò a Zagabria con i rappresentanti di 18 multinazionali statunitensi. Kantor e il suo entourage negoziarono un accordo d’investimento per ricostruire la Croazia, sarebbe stata una manna per le aziende. Bechtel, mai negligente nel fiutare un contratto pubblico, ne ottenne due per costruire centrali elettriche dal governo della Croazia. Gran parte degli sforzi per la ricostruzione bosniaca fu presieduta dal 353.mo Commando Affari Civili, una unità di riserva dell’esercito del Bronx, con grande connessioni con le corporazioni statunitensi. L’unità era guidata dal colonnello dell’esercito statunitense Michael Hess, che frequentava la nuova sede della Banca Mondiale istituita a Sarajevo. Datore di lavoro di Hess, al solito, era Citigroup dove operava come Relationship Manager per la Scandinavia, la Finlandia e il Benelux. Un altro membro della 353.ma Unità era un vice-presidente della ABN Amro Holdings NV, il colosso bancario olandese che nel 1997 rilevò la fallimentare vecchia banca britannica Barings, successivamente incorporata nella Royal Bank of Scotland. Nel  353.mo militavano anche un ingegnere della Schering-Plough, un broker della Merrill Lynch ed un ex manager della AT&T. Altri membri lavoravano per Texas Instruments, American Airlines, l’agenzia militare privata BDM Internazional, che addestrava i sauditi, e il gigante della difesa Lockheed Martin.
Il banchiere della ABN Amro, Renato Bacci, si incaricò della formazione dei banchieri della Bosnia, nel passaggio dal socialismo al capitalismo. Il tenente-colonnello del 353.mo, Gerry Suchanek, insegnava economia presso l’University of Iowa. Ha detto del suo lavoro, “Tutto quello che faccio a casa è insegnare il capitalismo. Tutto quello che faccio qui è lo stesso“. [12] La CIA aveva completato la partizione della maggior parte della Jugoslavia e gli agenti del capitale internazionale stavano avendo il sopravvento. Il problema era che la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, le enormi riserve di carbone e i giacimenti nell’Adriatico che Big Oil ambiva. Ottenere tali attività richiese il distacco della porzione di territorio più indisciplinata dal governo centrale di Belgrado.

[1] “Bin Laden’s Invisible Network“. Evan Thomas. Newsweek. 10-29-01. p.42
[2] “New Links in the bin Laden Money Chain”. Mark Hosenball. Newsweek. 11-12-01
[3] “Who is Osama bin Laden?” Michel Chossudovsky. Gobalresearch.ca 11-2001
[4] CNN Headline News. 1-18-02
[5] “Serbs Will Never Give In, Military Chief Says”. AP. Great Falls Tribune. 12-3-95. p.1
[6] “TV Station Feeds Serbs Exclusive Propaganda”. Chris Hedges. New York Times. 6-9-96
[7] Cody. p.1
[8] Silverstein
[9] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[10] “Bosnia Mission Enriches Firm Headed by Ex-Defense Official”. AP. Missoulian. 3-23-96
[11] “Cheney’s Firm Profited from Military Roles Bush Attacked”. AP. St. Louis Post-Dispatch. 8-27-00. p.A1
[12] “An Army Reserve Unit Guides Reconstruction of Postwar Bosnia”. Thomas Ricks. Wall Street Journal. 6-10-96. p.A1

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Mali, Hagel e i Rothschild

Dean Henderson, 31 gennaio 2013

mali_mapIeri, per inviare un messaggio al Comitato per le Forze Armate del Senato degli Stati Uniti, Israele ha bombardato un convoglio sul confine Siria/Libano. Sembra aver funzionato. Questa mattina, i falchi-galline presenti in tale commissione, come McCain e Inhofe, erano occupati a mettere sulla graticola la nomina di Obama a segretario alla Difesa del senatore Chuck Hagel (R-NE), sulla sua indefessa fedeltà alla madrepatria Israele e al complesso militare-industriale.
Nel frattempo, i bankster Illuminati della City di Londra, guidati dai Rothschild che gestiscono quel circo altrimenti noto come Israele, cercano di arraffare più risorse globali, e questa volta nel paese nord africano del Mali. A febbraio i ribelli tuareg del nord del Mali, con l’aiuto dei resti di al-Qaida addestrati e armati dalle agenzie di intelligence dei Rothschild, MI6 e Mossad, per rovesciare il governo di Gheddafi della vicina Libia, attaccavano le truppe governative nella città di confine algerina di Tinzaouaten.
I  tribali secolari tuareg, rappresentati dal Movimento di Liberazione Nazionale Azawad, chiedono da decenni una maggiore autonomia dal governo centrale di Bamako. Eppure sono sempre stati contenti di rimanere nella loro patria, nel nord del Mali. Ma le forze libiche di al-Qaida nel Maghreb, che si fanno chiamare Ansar al-Din, hanno chiesto l’imposizione della legge islamica nel nord del Mali, e poi misteriosamente hanno attaccato verso sud. Perché, se stavano tentando di trasformare il nord del Mali in un santuario di al-Qaida (come la propaganda “ufficiale” ci dice),  attaccare il governo centrale del Mali e far saltare la loro copertura? Questi islamisti sono anche responsabili, con l’aiuto degli Emirati Arabi Uniti, dell’attacco contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi, dove è rimasto ucciso l’ambasciatore statunitense Christopher Stevens con altri tre, montando il vecchio trucco della destabilizzazione M16/Mossad a nome dei vampiri di risorse della City dei Rothschild di Londra (vedasi il mio libro “Big Oil & i suoi banchieri”).
Parlando, la settimana scorsa, al Centro Bunche Ralph, il capo di AFRICOM, Generale Ham, ha ammesso che gli Stati Uniti avevano addestrato molti dei ribelli coinvolti nel colpo di stato in Mali del 2012, tra cui il loro leader, capitano Amadou Sanogo. Il 18 aprile 2012 il democraticamente eletto, per due volte, Presidente Amadou Toumani Toure è stato costretto a dimettersi poco prima delle elezioni presidenziali in cui non poteva candidarsi. È interessante notare che tutti gli altri vincitori potenziali in quelle elezioni, erano contrari a qualsiasi  intervento straniero in Mali per “respingere” la ribellione di “al-Qaida“.
Nonostante i sentimenti anti-intervento del popolo del Mali, subito ci furono le grida dall’ECOWAS e dal Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla necessità di inviare truppe straniere in Mali. L’11 gennaio i francesi, ex padroni coloniali, hanno fatto proprio questo. Allora perché i francesi intervengono in Mali, ma non nella Repubblica Centrafricana, il cui governo è stato attaccato dai ribelli? La vera ragione della provocazione di al-Qaida, era rendere “necessario” l’intervento straniero per impadronirsi delle ricche risorse minerarie recentemente scoperte nel sottosuolo del Mali. Già terzo produttore africano di oro, il Mali è anche ricco di diamanti, uranio, ferro, manganese, bauxite, litio, fosfato, lignite, rame, gesso e marmo. L’esplorazione petrolifera è recentemente aumentata in Mali e la nazione ha il potenziale per diventare una importante via di comunicazione tra l’Africa sub-sahariana e l’Europa.
Con l’ennesimo furto di risorse da parte dei Rothschild, questa volta in gran parte pagata dai generosi contribuenti della classe media francese, la conferma di Chuck Hagel può essere vista come un evento causale. Se confermato, potremmo vedere sia un significativo allontanamento da Israele che dei sostanziali tagli al Pentagono. Bombardamenti di frontiera, escalation e altre minacce a parte, è il momento di sciacquare via dalla siepe i terroristi israeliani, e seguirne la puzza per tutta la catena alimentare arrivando alla feccia che i Rothschild mantengono per eseguire queste provocazioni.

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & i loro banchieri nel Golfo Persico; I quattro cavalieri, le otto famiglie e le loro reti d’intelligence, del narcotraffico e del terrorismo globali, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, e Stickin ‘in to the Matrix . Potete iscrivervi gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Al-Qaida nel Maghreb islamico: Chi sono e chi c’è dietro?

Prof Michel Chossudovsky, GlobalResearch, 21 gennaio 2013

74681Chi c’è dietro il gruppo terroristico che ha attaccato il complesso gasifero della BP-Statoil-Sonatrach del giacimento di Amenas, che si trova al confine con la Libia nel sud-est dell’Algeria? L’operazione era stata coordinata da Moqtar Belmoqtar, leader della brigata islamista al-Mulathamin, o “coloro che si firmano con il sangue”, affiliata ad al-Qaida. L’organizzazione di Belmoqtar è coinvolta nel traffico di droga, nel contrabbando e nel sequestro di stranieri nel Nord Africa. Sebbene la sua ubicazione sia nota, l’intelligence francese ha soprannominato Belmoqtar “l’imprendibile”. Belmoqtar si è assunta la responsabilità, per conto di al-Qaida, del rapimento di 41 ostaggi occidentali, tra cui 7 statunitensi, nel complesso gasifero della alla BP di Amenas. Belmoqtar, tuttavia, non è stato direttamente coinvolto nell’attacco vero e proprio. Il comandante sul campo dell’operazione era Abdul Rahman al-Nigeri, un veterano jihadista del Niger, che aveva fatto parte del Gruppo Algerino per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) nel 2005. (Albawaba, 17 gennaio 2013)
L’operazione per il sequestro di Amenas è stata effettuata cinque giorni dopo l’avvio degli attacchi aerei della Francia contro i militanti di al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) nel nord del Mali. Le forze speciali francesi e le truppe del Mali hanno ripreso il controllo di Diabaly e Konna, due cittadine a nord di Mopti. La città di Diabaly era stata apparentemente presa pochi giorni prima dai combattenti guidati da uno dei principali comandanti di AQIM, Abdelhamid Abu Zeid. Mentre l’attacco terroristico e il sequestro dell’impianto gasifero d’In Amenas è stato descritto come una vendetta, non è stata per nulla improvvisato, come confermato dagli analisti, l’operazione con ogni probabilità è stata pianificata con largo anticipo: “Ufficiali europei e statunitensi dicono che il raid era quasi certamente fin troppo elaborato, per essere stato pianificato in così breve tempo, anche se l’operazione della Francia avrebbe spinto i combattenti a condurre un assalto che avevano già preparato.” Secondo i recenti rapporti (20 gennaio 2012) ci sono state circa 80 vittime, tra ostaggi e combattenti jihadisti. Vi erano diverse centinaia di lavoratori nell’impianto gasifero, la maggior parte dei quali  algerini. “Tra le persone soccorse, solo 107 su 792 lavoratori erano stranieri“, secondo il ministero degli Interni algerino. I governi britannico e francese incolpano i jihadisti. Secondo il primo ministro britannico David Cameron: “Naturalmente la gente farà delle domande sulla reazione algerina a questi eventi, ma vorrei solo dire che la responsabilità di queste morti ricade direttamente sui terroristi che hanno lanciato questo attacco, feroce e vile”. (Reuters, 20 gennaio 2013). Notizie di stampa confermano, tuttavia, che il gran numero di morti tra gli ostaggi e i combattenti islamici è stato il risultato dei bombardamenti delle forze algerine.
Dei negoziati con i rapitori, che avrebbero potuto salvare delle vite, non sono stati seriamente contemplati né dai governi algerini né da quelli occidentali. I militanti chiedevano la fine degli attacchi francesi nel nord del Mali, in cambio della sicurezza per gli ostaggi. Il leader di al-Qaida Belmoqtar aveva affermato: “Siamo pronti a negoziare con l’occidente e il governo algerino, a condizione che s’interrompano i bombardamenti dei musulmani del Mali.” (Reuters, 20 gennaio 2013) Nelle fila dei jihadisti vi erano mercenari provenienti da un certo numero di paesi musulmani, tra cui la Libia (ancora da confermare), così come dei combattenti provenienti da paesi occidentali.

Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM). Chi è?
Vi è un certo numero di gruppi affiliati attivamente presenti nel nord del Mali:
Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), guidato da Abdelmaleq Druqdel, “l’emiro di al-Qaida nel Maghreb islamico“,
Ansar al-Din guidato da Iyad Ag Ghaly,
• il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO).
Il Gruppo Islamico Armato, o Groupe Islamique Armé (GIA) che era in primo piano negli anni ’90, è in gran parte defunto. I suoi membri hanno aderito ad AQIM. Il Movimento Nazionale per la Liberazione del Azawad (MNLA) è un movimento per l’indipendenza tuareg, nazionalista e laico.

Cenni storici
Nel settembre 2006, il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) unì le forze con al-Qaida. Il GSPC è stato fondato da Hassan Hattab, un ex comandante del GIA. Nel gennaio 2007, il gruppo mutò ufficialmente il nome in al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM). Nei primi mesi del 2007 la nuova formazione stabilì stretti rapporti con il Gruppo combattente islamico libico (LIFG). I comandanti del GSPC si ispirano all’insegnamento religioso del salafismo dell’Arabia Saudita, che storicamente ha svolto un ruolo importante nell’addestramento dei mujahidin in Afghanistan. La storia dei comandanti jihadisti di AQIM è importante per affrontare la questione più ampia:
• Chi c’è dietro le varie fazioni affiliate ad al-Qaida?
• Chi sostiene i terroristi?
• Quali interessi politici ed economici servono?
Il Counsil on Foreign Relations (CFR) di Washington fa risalire le origini di AQIM alla guerra in Afghanistan: “La maggior parte dei leader principali di AQIM si crede sia stato addestrata in Afghanistan durante la guerra contro i sovietici, nel 1979-1989, nell’ambito del gruppo di volontari del Nord Africa conosciuto come “arabi afghani”, che ritornarono nella regione e radicalizzarono i movimenti islamici, negli anni che seguirono. Il gruppo è diviso in “katiba” o brigate, che  raggruppano cellule diverse e spesso indipendenti. Il comandante supremo del gruppo, o emiro, dal 2004 è Abdelmaleq Druqdel, noto anche come Abu Mussab Abdelwadud, un ingegnere esperto di esplosivi che ha combattuto in Afghanistan ed ha origini nel GIA in Algeria. Fu sotto la guida di Druqdel che AQIM dichiarò che la Francia è il suo obiettivo principale. Uno dei “più violenti e radicali” leader di AQIM è Abdelhamid Abu Zeid, secondo gli esperti di antiterrorismo. Abu Zied è legato a diversi rapimenti ed esecuzioni di cittadini europei nella regione”. (Council on Foreign Relations, al-Qaida nel Maghreb Islamico, Cfr.org, senza data).
Ciò che il rapporto del CFR non riesce a ricordare è che la Jihad islamica in Afghanistan fu un’iniziativa della CIA, avviata nel 1979 durante l’amministrazione Carter. Venne attivamente sostenuta dal presidente Ronald Reagan nel corso degli anni ’80. Nel 1979, la più grande operazione segreta nella storia della CIA venne attuata in Afghanistan. Missionari wahabiti provenienti dall’Arabia Saudita crearono delle scuole coraniche (madrase) in Pakistan e Afghanistan. I libri di testo islamici utilizzati nelle madrasse venivano stampati e pubblicati in Nebraska. Il finanziamento occulto veniva incanalato ai mujahidin con il sostegno della CIA: “Con l’attivo incoraggiamento della CIA e dell’ISI pakistano, che volevano trasformare la jihad afghana in una guerra globale condotta da tutti gli stati musulmani contro l’Unione Sovietica, circa 35.000 musulmani radicali provenienti da 40 paesi islamici si unirono alla lotta in Afghanistan, tra il 1982 e il 1992. Decine di migliaia di persone andarono a studiare nelle madrase pakistane. Alla fine, più di 100.000 musulmani radicali stranieri furono direttamente influenzati dalla jihad afghana.” (Ahmed Rashid, “I taliban: l’esportazione dell’estremismo“, Foreign Affairs, novembre-dicembre 1999).
La Central Intelligence Agency (CIA), usando i militari pakistani dell’Inter-Services Intelligence (ISI), svolse un ruolo chiave nell’addestramento dei mujahidin. A sua volta, l’addestramento dei guerriglieri sponsorizzati dalla CIA venne integrato con gli insegnamenti dell’Islam: “Nel marzo 1985, il presidente Reagan firmava la Decisione direttiva per la Sicurezza Nazionale N° 166, … [che] autorizzava [l']intensificazione degli aiuti militari occulti ai mujahidin, e chiariva che la guerra segreta afghana aveva un nuovo obiettivo: sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan attraverso azioni occulte e incoraggiare il ritiro sovietico. La nuova assistenza segreta degli Stati Uniti iniziò con un drammatico aumento delle forniture di armi, un costante aumento fino a 65.000 tonnellate all’anno nel 1987… così come un “flusso incessante” di specialisti della CIA e del Pentagono che si recarono al quartier generale segreto dell’ISI pakistana, sulla strada principale di Rawalpindi, in Pakistan. Gli specialisti della CIA incontrarono i funzionari dell’intelligence pakistana per pianificare le operazioni dei ribelli afghani.” (Steve Coll, Washington Post, 19 luglio 1992)
Moqtar Belmoqtar, la mente dietro l’attacco terroristico della brigata islamista al-Mulathamin al  complesso gasifero di Amenas, è uno dei membri fondatori di AQIM. Fu addestrato e reclutato dalla CIA in Afghanistan. Belmoqtar era un volontario nordafricano, un “afgano arabo” arruolatosi a 19 anni come mujahidin per combattere nelle fila di al-Qaida in Afghanistan, in un momento in cui la CIA e la sua affiliata pakistana, l’Inter Services Intelligence (ISI), sostenevano attivamente sia il reclutamento che l’addestramento dei jihadisti. Moqtar Belmoqar ha combattuto nella “guerra civile” in Afghanistan. Tornato in Algeria nel 1993, si unì al GSPC. La storia di Belmoqtar e il suo coinvolgimento in Afghanistan suggeriscono che sia stato sponsorizzato quale “asset dell’intelligence” statunitense.

Il ruolo degli alleati degli USA: Arabia Saudita e Qatar
Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) fin dal 2007 aveva stabilito una stretta relazione con il Gruppo combattente islamico libico (LIFG), i cui leader erano stati addestrati e reclutati in Afghanistan dalla CIA. Il LIFG era sostenuto segretamente dalla CIA e dall’MI6 britannico. Il LIFG è stato supportato direttamente dalla NATO durante la guerra del 2011 contro la Libia, “fornendo  armi, addestramento, forze speciali e perfino aerei per aiutarlo a rovesciare il governo della Libia.” (Tony Cartalucci, The Geopolitical Reordering of Africa: US Covert Support to Al Qaeda in Northern Mali, France “Comes to the Rescue”, Global Research, gennaio 2013).
Le Forze speciali britanniche SAS giunsero in Libia prima dell’inizio dell’insurrezione, in qualità di consulenti militari del LIFG. Recentemente, relazioni confermano che AQIM ha ricevuto armi dal Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Mercenari del LIFG si sono integrati nelle brigate di AQIM. Secondo il comandante Moqtar Belmoqtar, che ha coordinato l’operazione del sequestro  di In Amenas: “Siamo uno dei principali beneficiari delle rivoluzioni nel mondo arabo. Per quanto ci riguarda, abbiamo ottenuto delle armi (dalla Libia), questa è una cosa naturale in simili circostanze.“ Hanford
L’impianto della BP ad In Amenas è situato direttamente sul confine con la Libia. Si sospetta che vi fosse un contingente di combattenti del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) coinvolto nell’operazione. AQIM ha anche legami con il Fronte al-Nusra in Siria, sostenuto segretamente da Arabia Saudita e Qatar. Al-Qaida nel Maghreb Islamico è indelebilmente legato all’agenda delle intelligence occidentali. È descritto come “uno dei più ricchi e più armati gruppi militanti della regione“, finanziato segretamente da Arabia Saudita e Qatar. Il giornale francese Canard enchaîné ha rivelato (nel giugno 2012) che il Qatar (un fedele alleato degli Stati Uniti) ha finanziato varie entità terroristiche in Mali, tra cui il salafita Ansar al-Din: “I ribelli tuareg del MNLA (indipendentisti e laici), Ansar al-Din, AQIM (al-Qaida nel Maghreb islamico) e Mujao (Jihad in Africa occidentale), ricevono dollari dal Qatar, secondo un rapporto (The Examiner). Il giornale satirico francese Canard enchaîné riportava [nel giugno 2012] che il Qatar stava probabilmente finanziando gruppi armati nel nord del Mali, che si diffondevano in Algeria e nell’Africa occidentale. I sospetti che Ansar al-Din, il principale gruppo armato pro-shari’ah nella regione, abbia ricevuto finanziamenti dal Qatar, circolano in Mali da diversi mesi. Rapporti (ancora non confermati) su un aereo del ‘Qatar’ che sarebbe atterrato a Gao carico di armi, denaro e droga, per esempio, sono emersi all’inizio del conflitto.
L’articolo originale cita un rapporto dell’intelligence militare francese che indicava che il Qatar forniva sostegno finanziario a tutti e tre i principali gruppi armati nel nord del Mali: l’Ansar al-Din di Iyad Ag Ghali, al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) e il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO). L’importo del finanziamento concesso a ciascuno dei gruppi non viene menzionato, ma si parla di rapporti ripetuti del DGSE francese al ministero della Difesa, che indicavano il sostegno del Qatar al ‘terrorismo’ nel nord del Mali
.”
Il ruolo di al-Qaida nel Maghreb islamico come attività dell’intelligence deve essere attentamente valutata. L’insurrezione islamica crea le condizioni che favoriscono la destabilizzazione politica del Mali come Stato-nazione. Quali interessi geopolitici vengono serviti?

Osservazioni conclusive: “The American Sudan”
Con amara ironia, il sequestro nel sud dell’Algeria e la tragedia risultante dall’operazione militare di “salvataggio” algerina, fornisce una giustificazione umanitaria all’intervento militare occidentale guidato dall’US AFRICOM. Quest’ultimo non opera solo in Mali e Algeria. Potrebbe anche includere la vasta regione che si estende sulla cintura sub-sahariana del Sahel, dalla Mauritania al confine occidentale del Sudan. Questa escalation è parte di un piano militare e strategico degli Stati Uniti, fase segeunte della militarizzazione del continente africano, “un passo successivo” della guerra USA-NATO in Libia del 2011. Si tratta di un progetto di conquista neo-coloniale degli Stati Uniti di una vasta area.
Mentre la Francia è l’ex potenza coloniale che interviene a nome di Washington, la fine del gioco  vedrà l’esclusione della Francia, infine, dal Maghreb e dall’Africa sub-sahariana. Questo declassamento della Francia come potenza coloniale, è stato avviato fin dalla guerra di Indocina nel 1950. Mentre gli Stati Uniti si preparano, a breve, a condividere il bottino di guerra con la Francia, l’obiettivo ultimo di Washington è “ridisegnare la mappa del continente africano” e infine portare l’Africa francofona nella sfera di influenza statunitense. Quest’ultima si estenderebbe su tutto il continente, dalla Mauritania sull’Atlantico a Sudan, Etiopia e Somalia. Un analogo processo di esclusione della Francia dall’Africa francofona è in corso dal 1990 in Ruanda, Burundi e  Repubblica del Congo. A sua volta, il francese quale lingua ufficiale nell’Africa francofona, viene insidiato. Oggi in Ruanda l’inglese è la lingua ufficiale, accanto al kinyarwanda e al francese. Da quando l’RPF è al governo, dal 1994, l’istruzione secondaria veniva offerta in francese o in inglese. Ma dal 2009 viene offerta solo in inglese. L’università, dal 1994, non utilizza più il francese. (Il presidente del Ruanda Paul Kagame non legge o non parla francese). Nel 2009, il Rwanda entrava a far parte del Commonwealth.
La posta in gioco è un vasto territorio che, durante il periodo coloniale francese copriva l’Africa occidentale ed equatoriale francese. Il Mali durante il periodo francese veniva indicato come Le Soudan français (il Sudan francese). Ironia della sorte, questo processo di indebolimento e, infine, di esclusione della Francia dall’Africa francofona viene effettuato con l’avallo tacito dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e del presidente François Hollande, entrambi al servizio degli interessi geopolitici degli Stati Uniti, a danno di quelli della Repubblica francese. La militarizzazione del continente africano fa parte del mandato dell’US AFRICOM. L’obiettivo a lungo termine è esercitare il controllo geopolitico e militare su una vasta area, che storicamente rientrava nella sfera d’influenza della Francia.
Questa zona è ricca di petrolio, gas, oro, uranio e minerali strategici. (Cfr. R. Teichman, The War on Mali. What you Should Know: An Eldorado of Uranium, Gold, Petroleum, Strategic Minerals…, Global Research, 15 gennaio 2013)

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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