La guerra della NATO contro la Siria s’incarognisce

Tony Cartalucci Global Research, 10 dicembre 2013

379659L’occidente annaspa nel coprire la propaganda sulla Siria che un vincitore del Premio Pulitzer e l’Esercito elettronico siriano svelano.
Il giornalista vincitore del premio Pulitzer Seymour Hersh, che aveva avvertito già nel 2007 dei piani USraelo-sauditi per utilizzare al-Qaida quale ascaro per rovesciare il governo siriano, ha pubblicato un altro articolo dal titolo “Quale Sarin?“, in cui Hersh dice: “Barack Obama non ha detto tutto, questo autunno, quando ha cercato di fare sì che Bashar al-Assad venisse indicato quale responsabile dell’attacco di armi chimiche presso Damasco il 21 agosto. In alcuni casi, ha omesso importanti dati d’intelligence, mentre in altri ha presentato delle ipotesi come fatti. Più importante, non è riuscito a riconoscere ciò che era noto alla comunità d’intelligence degli Stati Uniti: l’esercito siriano non è l’unica parte nella guerra civile ad avere accesso al Sarin, l’agente nervino che secondo uno studio delle Nazioni Unite è stato utilizzato, ma senza valutarne la responsabilità nell’attacco missilistico. Nei mesi prima dell’attacco, le agenzie d’intelligence statunitensi produssero una serie di rapporti altamente classificati, culminando in un formale Ordine di Operazioni, un documento per la pianificazione di un’invasione terrestre, citando la prova che il Fronte al-Nusra, un gruppo jihadista affiliato ad al-Qaida, aveva appreso i metodi per produrre il Sarin in grandi quantità. Quando si verificò l’attacco di al-Nusra, se ne sarebbe dovuto sospettare, ma l’amministrazione scelse le informazioni che giustificassero l’attacco contro Assad.”
Il lungo articolo va avanti nei dettagli, nel modo in cui i leader occidentali manipolano intenzionalmente o addirittura fabbricano l’intelligence per giustificare l’intervento militare in Siria, stranamente simile alle bugie raccontate per giustificare l’invasione e l’occupazione dell’Iraq e l’escalation della guerra in Vietnam dal Golfo del Tonchino. Il rapporto rivela anche che al-Nusra, filiazione siriana di al-Qaida, è ritenuta dai servizi segreti statunitensi possedere da tempo armi chimiche. Questi sono gli stessi terroristi su cui Hersh aveva avvertito nel suo articolo del 2007 dal titolo “The Redirection: la nuova politica dell’amministrazione aiuterà i nostri nemici della guerra al terrorismo?“, che profeticamente dichiarava: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e il suo alleato Siria. Un sottoprodotto di queste attività è stato il rafforzamento dell’azione dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e solidali con al-Qaida“. Hersh mise in guardia l’opinione pubblica sul complotto occidentale che utilizza terroristi per rovesciare il governo sovrano della Siria (che si è svolto esattamente come ha predetto anni fa), così come il loro impiego di armi chimiche. Inoltre svelava il modo sistematico con cui l’occidente ha mentito sull’attacco chimico del 21 agosto 2013 a Damasco. Hersh ha riassunto nel suo ultimo articolo, ponendo una domanda fondamentale a coloro che ancora insistono nel dire che il governo siriano sia dietro l’attacco, e a cui non sono riusciti a rispondere: “La distorsione dei fatti sull’attacco del Sarin dell’amministrazione solleva una questione ineludibile: cosa sappiamo della volontà di Obama di allontanarsi dalla sua minaccia della ‘linea rossa’ per bombardare la Siria? Aveva affermato di avere prove ferree, ma improvvisamente decise di portare la questione al Congresso, e poi di accettare l’offerta di Assad di cedere le armi chimiche. Sembra possibile che a un certo punto abbia avuto davanti informazioni contraddittorie, con prove abbastanza forti da convincerlo a cancellare il suo piano di attacco ed accettare le critiche dei repubblicani.”
L’occidente ha abbandonato i suoi piani d’intervento militare in Siria, perché il mondo ha respinto la sua storia, e nonostante le assicurazioni dell’occidente di avere dati d’intelligence precisi, dopo molti mesi il coperchio è ancora ben chiuso. E’ chiaro che l’occidente voleva l’intervento militare nel peggiore dei modi, e non aveva alcuna vera intelligence che collegasse gli attacchi al governo siriano, che sicuramente avrebbe rivelato. Come sottolinea Hersh, non hanno mai avuto tali prove per iniziarla, dipendendo interamente dalla loro capacità di spacciare un altro mucchio di bugie.

Gli “esperti” da poltrona alla riscossa
Ma anche con la capitolazione dell’occidente in Siria, e nei mesi che passano senza un briciolo di prove credibili prodotte, i media occidentali continuano a perpetuare la narrazione originale. Tra questi ci sono ovviamente think-tank e facciate propagandistiche finanziati da corporazioni-finanziarie come la Brookings Institution, la rivista Foreign Policy, la Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD) e giornali di regime come il Guardian. In tutto questo primeggia l’autoproclamatosi esperto di armi Eliot Higgins, una facciata propagandistica 2.0 dell’occidente. L’inglese Higgins ha perso il lavoro e passa le sue giornate a scriminare sui social media “prove”, per farne poi analisi e relazioni. I media occidentali, avendo i propri propagandisti espulsi dalla Siria e molte “fonti” siriane smascherate nei miserabili tentativi di fabbricare e manipolare prove, hanno subito adottato Higgins elevando il blogger da poltrona ad “esperto analista.” Da allora, Higgins ha aderito al già screditato “Osservatorio siriano per i diritti umani”, un altro inglese su cui girano le favole siriane dell’occidente. Brian Whitaker del Guardian, sospettosamente vicino ad Higgins e al suo lavoro, ha recentemente pubblicato una sorprendente condanna del venerato giornalista vincitore del premio Pulitizer Seymour Hersh. In un pezzo dal titolo “Indagare sulle armi chimiche in Siria: il confronto Seymour Hersh – Moses Brown“, dove con “Moses Brown” si riferisce ad Eliot Higgins, Whitaker sostiene: “Nell’angolo blu, Seymour Hersh, uno dei giornalisti investigativi più famosi e ben pagati d’America. Nell’angolo rosso, Eliot Higgins, che si trova a casa in una città della provincia inglese a setacciare le sue scoperte internet, tweet e blog sotto lo pseudonimo di Moses Brown. Domenica, in un articolo di 5000 parole per la London Review of Books, Hersh ha suggerito che ribelli siriani, piuttosto che il regime, sarebbero responsabili degli attacchi chimici presso Damasco il 21 agosto. Lunedì, Higgins ha risposto sul sito di “Foreign Policy” demolendo il nucleo del ragionamento di Hersh in soli 1700 parole. Mentre cerca di riaccendere il dibattito sul “chi è stato” delle armi chimiche, l’articolo di Hersh ha involontariamente rivelato molto sulla natura mutevole del giornalismo investigativo. Hersh è della vecchia scuola. Opera in un mondo di contatti porta-a-porta, spesso fonti anonime ben piazzate, passaggio di frammenti di informazioni attorno cui costruisce un articolo che sfida la saggezza comune. Lo stile del giornalismo di Hersh ha certamente un posto, ma nell’era di internet è sminuito, come il lavoro sul web di Higgins ed altri dimostra continuamente”.
Whitaker tenta disperatamente di mantenere in carreggiata la nuova macchina propagandistica 2.0 del regime, manipolando i social media proprio nel modo con cui Hersh descrive venga manipolata l’intelligence pur di avere un qualsiasi risultato necessario a sostenere la narrazione prestabilita. Ciò che non si affronta è il fatto che il lavoro di Higgins dipende quasi interamente dai video pubblicati on-line da persone ignote e di cui può travisarne la natura, cosa fanno e per quali motivazioni, tale è la natura dell’anonimato sul web e perciò da sole queste prove sono inutili al di fuori del contesto geopolitico. Sia Whitaker che Higgins, che sostengono che il governo siriano sia responsabile degli attacchi, non riescono ad affrontare un’altra realtà lampante. Un attacco sotto falsa bandiera è volta apparire come opera del nemico. In altre parole, i terroristi in Siria utilizzano attrezzature, uniformi, armi e tattiche con cui accusare del crimine il governo siriano. Higgins ha dimostrato, finora, solo dettagli superficiali di un’operazione, convincendo proprio che si tratta di un attacco sotto falsa bandiera.

Le dichiarazioni secondo cui i terroristi non possono produrre o gestire correttamente le armi chimiche, sono false
Whitaker saluta il pezzo di Higgins su Foregin Policy dal titolo arrogante ‘L’errore chimico di Hersh’, ma in realtà, tutto ciò che fa Higgins è sottolineare aspetti specifici dell’attacco, alcuni dei quali confermati, altri impliciti, secondo cui potrebbe essere stata opera del governo o dei terroristi. La questione cui Higgins non riesce a rispondere è la motivazione del governo per effettuare tali attacchi a pochi chilometri di distanza da una base delle Nazioni Unite, mentre le forze governative già vincono decisamente la guerra con armi convenzionali? L’unico possibile scenario che porterebbe il governo siriano a perdere questo conflitto, sarebbe l’intervento militare straniero, e il modo migliore per arrivarci sarebbe utilizzando armi chimiche. Verso la fine del brano di Higgin, anche lui, come i suoi amici del Guardian, tenta di sostenere che al-Nusra, contrariamente all’articolo di Hersh, molto probabilmente non può produrre Sarin. Afferma: “Ho chiesto allo specialista di armi chimiche Dan Kaszeta la sua opinione. Ha paragonato la possibilità di Jabhat al-Nusra di usare armi chimiche ad un altro attacco terroristico con Sarin: la gassificazione nel 1996 della metropolitana di Tokyo a opera della setta Aum Shinrikyo. L’esperienza giapponese del 1994-1996 ci dice che anche un grande e sofisticato sforzo da milioni di dollari, una grande struttura dedicata e molto lavoro, si produce qualche litro di Sarin, non tonnellate“, ha detto Kaszeta. “Anche se l’attacco del 21 agosto fosse stato limitato agli otto razzi Vulcano di cui si parla, abbiamo uno sforzo industriale di due ordini di grandezza più grande di quello di Aum Shinrikyo. Si tratta di un impegno non banale e molto costoso, e dubito fortemente se qualcuno dei possibili attori non statali coinvolti abbia una fabbrica per produrlo. Dove si trova questa fabbrica? Dove si trovano i rifiuti? Dove sono le decine di persone qualificate, non un membro di al-Qaida, necessarie per produrre questa quantità di materiale.”
Naturalmente, definire al-Nusra attore non statale non è del tutto vero. Al-Nusra e altre reti estremiste in Siria ricevono sostegno da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele, almeno dal 2007. Dal 2011, il Qatar e la Turchia hanno avuto un ruolo immenso nel sostenere al-Nusra, con il membro della NATO, la Turchia, che le fornisce rifugio e anche supporto logistico. Higgins e il suo “esperto” si chiedono dove siano fabbriche, rifiuti e personale qualificato, la risposta più probabile è da qualche parte in una delle tante nazioni che supportano al-Nusra. Certamente hanno la capacità di produrre e trasportare gas in Siria, o viceversa, fornendo ad al-Nusra mezzi e personale per produrlo in Siria. Higgins e il suo mancato “esperto” presentano al-Nusra come dei cavernicoli ingenui con quattro soldi, quando anche il dipartimento di Stato degli USA ha ammesso che nel 2012 l’organizzazione terroristica operava a livello nazionale, effettuando centinaia di attentati in tutto il Paese. Nel tentativo di coprire la crescente influenza della filo-occidentale al-Qaida in Siria, molti racconti su “donazioni via twitter” furono diffusi per spiegare come al-Nusra si espandesse più velocemente dei cosiddetti moderati che ricevevano miliardi di dollari in attrezzature, addestramento, veicoli e armi dall’occidente e dai suoi alleati regionali. In realtà, quel torrente di denaro e armi finiva intenzionalmente nelle mani di al-Nusra e di altri gruppi estremisti.
Chiaramente, se qualcuno in Siria, oltre al governo, produce e distribuisce armi chimiche, sarebbe al-Nusra. Higgins, Whitaker e altri giornalisti propagano la storia ufficiale dell’occidente, secondo cui non solo è sicuro che il governo l’abbia fatto, perché le “prove” lo suggeriscono e perché i militanti non possiedono armi chimiche, ma anche perché i militanti che lottano contro il governo non possiedono l’addestramento per effettuare tali attacchi. Higgins ha fatto un lavoro magistrale dimostrando che tutti i militanti avrebbero bisogno di un camion e di un tubo metallico per lanciare le munizioni implicate negli attacchi. Riguardo l’addestramento nella gestione delle armi chimiche, la CNN ha rivelato che gli Stati Uniti da tempo se ne occupano. L’articolo della CNN del dicembre 2012, dal titolo “Fonti: gli USA supportano l’addestramento dei ribelli siriani nella protezione delle armi chimiche“, dichiarava che: “Stati Uniti e alcuni alleati europei impiegano contractor della difesa per addestrare i ribelli siriani su come assicurarsi le armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario statunitense e diversi alti diplomatici. L’addestramento, che si svolge in Giordania e in Turchia, comporta il controllo e la sicurezza dei depositi e la gestione dei siti e dei materiali bellici, secondo le fonti. Alcuni dei contractors sono in Siria per cooperare con i ribelli nel monitorare alcuni dei siti, secondo uno dei funzionari”.

L’Esercito elettronico siriano svela le e-mail fasulle dei depravati media occidentali
Anche se forse Higgins e compagnia si sono persi l’articolo della CNN, ora è noto che almeno Higgins e molti altri giornalisti sapessero che contactors statunitensi erano presenti sul campo in Siria, che i militanti avevano accesso alle armi chimiche e, soprattutto, ne pianificavano l’utilizzo in un attacco sotto falsa bandiera nei mesi precedenti l’attacco del 21 agosto a Damasco. L’Esercito elettronico siriano (SEA) ha pubblicato le e-mail di questa settimana tra il contractor statunitense Matthew Van Dyke e membri dei media occidentali, tra cui Higgins. Le e-mail indicano che i militanti avevano armi chimiche e ne progettavano l’utilizzo in un attacco per incastrare il governo siriano, per istigare un maggiore intervento straniero. L’e-mail del SEA sono state confermate da Higgins stesso in una serie di tweet autoincriminanti dove, punto per punto, tenta di spiegare tali schiaccianti rivelazioni.

SkidMark_Moses_SEA_Admission_Dec9_2013È vero, ma… lo spacciatore Eliot Higgins, alias Moses Brown, potrebbe presto andare in pensione anticipata da propagandista di regime, non grazie a certe ONG occidentali che si occupano di trasparenza, ma all’Esercito elettronico siriano, elencato dall’FBI quale “terrorista”.

Vandick_clip_image002Le e-mail rivelano corrispondenze multiple sulle armi chimiche finite nelle mani dei terroristi volti ad utilizzarle in un’operazione sotto falsa bandiera. I mecenati di Higgins e Van Dyke si trovano in Virginia, “presso DC” (Langley è in Virginia) e offerte di lavoro per Higgins da ONG e da un azienda della difesa per l’”intelligence open source”, la nuova parola d’ordine usata da Higgins e Whitaker riguardo la nuova forma di propaganda cui entrambi partecipano.

NVCsc_2sc_4
Essere un propagandista è lucroso
Le e-mail mostrano la prescienza di armi chimiche nelle mani dei terroristi con cui ne pianificavano un’operazione sotto falsa bandiera. Higgins e altri ebbero questa informazione ed ora hanno anche l’articolo di Seymour Hersh, ma ancora avanzano l’argomento che i militanti non avevano né la capacità né i mezzi per effettuare gli attacchi. In realtà, sembra che i media occidentali e subalterni come Higgins, operino nel loro modo particolare per screditare una nozione affinché non sia neanche presa in considerazione. In altre parole, una concertata cover-up. Le e-mail di cui sopra, e altre in cache di grandi dimensioni, rivelano anche la possibile motivazione per queste menzogne. I cosiddetti giornalisti e ricercatori che spacciano la favola occidentale, sembrano godere di una vasta serie di offerte lucrose, così come di finanziamenti, per continuare il lavoro in cui sono già coinvolti. Ciò naturalmente, solo nel caso in cui i loro racconti coincidano con quelle di istituzioni, aziende e singoli individui finanziatori. Perché Higgins doveva parlare anche della possibilità di un attacco sotto falsa bandiera, quando tutto ciò l’avrebbe allontanato dal regime di cui così avidamente vuole essere parte? Il suo recente articolo su Foreign Policy e la sua promozione incessante del Guardian, sono favori che richiedono reciprocità, indicando una linea che spaccia le storie notoriamente ingannevoli di Higgins e di altri.
Higgins, Guardian e Foeign Policy sono pronti a screditare il giornalista Seymour Hersh per proteggere i loro interessi, illuminando così la profondità della depravazione in cui operano questi “nuovi” media che Whitaker celebra. Peggio per l’occidente, se la trasparenza e la responsabilità che sostengono di difendere non venissero controllate dal SEA, “un’organizzazione terroristica” secondo l’FBI, saremmo portati a credere a truffatori come Whitaker, Higgins e Van Dyke secondo cui il governo siriano e i loro sostenitori sono i cattivi, ma nelle loro parole e azioni vediamo la verità.

Nota:
La serie intera di e-mail svelate dal SEA che indicano Van Dyke e giornalisti associati, quali individui assolutamente depravati, ingannevoli e senza scrupoli, guidati da avidità e narcisismo incontenibili. Le e-mail rivelano anche “i carichi di aiuti” usati per portare armi e combattenti stranieri, che i siriani sono quasi tutti con il governo e che la cosiddetta rivoluzione è “falsa”. Van Dyke viene accusato di aver cospirato per uccidere un uomo e tutta la sua famiglia per una banale disputa personale, e molto, molto di più. I lettori sono invitati a spulciarne gli archivi e di seguire il SEA su Twitter@Official_SEA16.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come costringere l’opposizione armata siriana ai colloqui

Boris Dolgov Strategic Culture Foundation 22/11/2013

1234386I tentativi di distruggere la nazione siriana non hanno tregua dal marzo 2011, il che significa che sono ormai in corso da oltre due anni e mezzo. Durante questo periodo, molte decine di migliaia di persone hanno perso la vita (fino a circa 100000). Milioni sono i rifugiati, alcuni di questi sono profughi interni costretti ad abbandonare le case per sfuggire alle violenze dei gruppi armati anti-governativi che danno la caccia particolarmente alle minoranze religiose, cristiani, arabi, curdi e armeni. Molti vivono in condizioni di estrema difficoltà, e non hanno abbastanza da mangiare. In  conseguenza dei pogrom dei gruppi armati criminali che terrorizzano alcune regioni della Siria, l’infrastruttura produttiva del Paese è stata danneggiata. La crisi è aggravata dalle sanzioni imposte contro la Siria dagli Stati Uniti, da un certo numero di Paesi dell’UE, dalla Turchia e dalle monarchie del Golfo Persico. L’importo totale dei danni inflitti alla Siria nel conflitto equivale a quasi 100 miliardi di dollari, e gli esperti ritengono che la ricostruzione del Paese richiederà almeno 10 anni.
Quasi fin dall’inizio, il conflitto siriano non è stato un affare locale. L’incertezza data da una serie di problemi socio-economici e politici che scontentavano quote della popolazione fu abilmente sfruttata da forze esterne, fomentando il conflitto interno siriano finanziando e armando i gruppi estremisti e inviando mercenari stranieri in Siria. L’obiettivo dell’uso della forza esterna era rovesciare il governo di Bashar al-Assad, così come frammentare e distruggere la Siria in quanto alleato dell’Iran e del movimento Hezbollah. Secondo dati ufficiali, ci sarebbero attualmente più di 1000 gruppi armati antigovernativi operanti in Siria. Il numero totale di militanti coinvolti nell’assalto è oltre 70000. Un numero significativo di mercenari stranieri proviene da più di 80 Paesi da tutto il mondo, compresi Stati Uniti, Europa, Asia centrale, le regioni della Russia del Nord del Caucaso e del Volga. Chi supporta i “jihadisti” in Siria non nasconde il fatto che continuerà a  sostenerli. L’Arabia Saudita ha recentemente deciso di destinare ampie somme di denaro per addestrare altri mujahidin da inviare in Siria. Inoltre, sulla base delle dichiarazioni del presidente Obama, dovrei ricordare che il pianificato attacco militare degli Stati Uniti alla Siria non è stato annullato ma solo rinviato. Allo stesso tempo, un accordo di principio tra Russia e Stati Uniti sulla necessità della conferenza Ginevra-2 suscita la speranza che una soluzione politica alla crisi siriana possa essere trovata. La Siria adempie scrupolosamente a tutti i requisiti dell’accordo per il trasferimento della armi chimiche alla comunità internazionale, per distruggerle; tutto ciò viene confermato dai rappresentanti della Organizzazione Internazionale per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC). Il governo siriano ha ripetutamente espresso la volontà di partecipare alla conferenza di Ginevra 2. Damasco ha un approccio costruttivo sulla questione della soluzione politica in Siria, come confermato in una telefonata tra Bashar al-Assad e Vladimir Putin del 14 novembre 2013. Inoltre l’opposizione patriottica interna è disposta a dialogare con le autorità. Questa parte dell’opposizione siriana è composta dalle Commissioni di cooperazione, che includono i rappresentanti di 13 partiti; il Fronte Nazionale per il Cambiamento e Liberazione; la Coalizione delle Forze per il cambio pacifico che comprende 16 partiti; e i movimenti che esprimono gli interessi della comunità curda. I curdi hanno già formato i loro governi locali nelle zone che abitano nel nord della Siria.
Riguardo l’opposizione siriana esterna, rappresentata dalla Coalizione Nazionale delle forze di opposizione e rivoluzionarie (NCORF) che l’occidente si era affrettato a riconoscere come “unico legittimo rappresentante del popolo siriano“, ha dichiarato la volontà di partecipare alla conferenza di Ginevra 2, da un lato, ma dall’altro ha avanzato deliberatamente condizioni inaccettabili per coloro che desiderano partecipare alla conferenza, esigendo un termine per l’abbandono del potere da Assad. Il NCORF in nessun modo rappresenta tutta l’opposizione esterna. Vi è un certo numero di gruppi armati dell’opposizione che continua le azioni militari sia contro l’esercito siriano e sia tra essi, mentre terrorizzano la popolazione locale. Tra questi l’esercito libero siriano (ELS), che esplode dividendosi tra coloro che si affiancano alle forze governative e coloro che raggiungono gli islamisti radicali. I più grandi gruppi islamisti sono il Fronte Nusra e lo Stato Islamico della Siria, affiliati ad al-Qaida.
Il raggiungimento di una soluzione politica alla conferenza di Ginevra 2 (se ha luogo) è una questione relativamente complessa. Allo stesso tempo, se c’è volontà politica, in primo luogo da parte dei leader delle maggiori potenze e dei centri regionali di potere, trovare una soluzione alla crisi siriana è del tutto possibile; il ministro degli Esteri russo ha annunciato che “l’opposizione esterna siriana non deve essere convinta a partecipare ai colloqui, deve esservi costretta.” Ma come farlo? Dichiarando attraverso l’ONU che solo le forze politiche che s’impegnano a cessare di combattere e ad avviare il dialogo nazionale, saranno riconosciute come legittimi rappresentanti del popolo siriano. Stabilendo un cessate il fuoco tra tutte le parti che si deve rispettare. Quei gruppi che si rifiutano di rispettare il cessate il fuoco dovrebbero essere riconosciuti, sempre attraverso le Nazioni Unite, quali organizzazioni terroristiche (il Fronte Nusra, per inciso, è già nella lista degli Stati Uniti di tali organizzazioni). In accordo con la risoluzione delle Nazioni Unite, le sanzioni internazionali dovrebbero essere imposte contro le organizzazioni terroristiche e i loro sponsor…
Tenendo a mente il crescente ruolo della Russia in Medio Oriente, la diplomazia russa potrebbe svolgere un ruolo di primo piano nel risolvere la crisi siriana, soprattutto dato che la crisi ha già un impatto diretto sugli interessi della sicurezza nazionale della Russia.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.




Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come l’Egitto ha sventato il complotto di Ayman Zawahiri, Muhammad Mursi e Rashid Ghannuchi

Karim Zmerli, Tunisie-Secret, 3 novembre 2013

Le telefonate intercettate dai servizi egiziani mostrano l’estensione della congiura dei Fratelli musulmani e del loro braccio terroristico al-Qaida nella cosiddetta “primavera araba”. L’alleanza strategica tra Muhammad Mursi e Ayman Zawahiri è esattamente la stessa che il capo di al-Qaida ha stabilito con Rashid Ghannuchi, via Ansar al-Sharia. Ciò che succedeva in Egitto spiega cosa accadrà in Tunisia. Le rivelazioni dei quotidiani al-Ahram e al-Nahar.

obama-is-a-terrorist-Secondo i due principali quotidiani egiziani, al-Ahram e al-Nahar, le accuse contro Muhammad Mursi, che il governo non osa rivelare, sono molto più gravi di ciò di cui è stato accusato finora. Vi sono quattro telefonate che Mursi ebbe, direttamente o indirettamente, con il leader di al-Qaida, l’infame Ayman Zawahiri. Questo caso ci permette di capire il grado di coinvolgimento di al-Qaida nella “primavera araba” e di dedurre, dal caso egiziano, ciò che accade in Tunisia. Ayman Zawahiri è il successore del capo di al-Qaida Usama bin Ladin. Da giovanissimo attivista, il medico aderì alla setta dei Fratelli musulmani nel 1966. Nel 1979 fondò Jihad Islamica, l’organizzazione terrorista responsabile dell’assassinio di Sadat, il 6 ottobre 1981. Condannato e rilasciato dopo tre anni di prigione, si recò in Sudan e poi si unì ai jihadisti in Afghanistan per “colpire l’Armata Rossa sovietica.” Secondo l’Imam Sayad, ex-leader spirituale di Jihad islamica, nel suo libro “La vergogna della deroga” (2008), Ayman Zawahiri ha lavorato per un servizio estero attuando operazioni contro l’Egitto. Sul suo conto, vi è il tentato assassinio del primo ministro egiziano Atif Sidqi (1993) e il massacro di Luxor (62 morti), che gli valsero la pena di morte nel 1999. Nel suo libro, scritto insieme a bin Ladin, il “Fronte islamico mondiale contro ebrei e crociati” (1998), sostiene la jihad globale e la distruzione dei regimi arabi. È da quella data che la Jihad islamica si fuse ufficialmente con al-Qaida. Dopo la ben pianificata liquidazione di bin Ladin, Ayman Zawahiri divenne il n°1 di al-Qaida, nel giugno 2011. Per gli anglo-statunitensi era necessario un nuovo “partner” in questa nuova fase della “primavera araba”! Dalla sua nomina, intervenne per due volte via video per congratularsi con i tunisini per la loro “rivoluzione divina”.
Assicuratosi che il potere fosse irreversibile e che nessuno osasse sfidare il supporto degli Stati Uniti al loro progetto teocratico, Muhammad Mursi non ebbe paura di discutere con Ayman Zawahiri e Rashid Ghannuchi non nascose più la sua appartenenza alla Fratellanza musulmana islamista internazionale. Questi due lacchè dell’imperialismo si sentirono più invulnerabili del loro fratellino Barack Hussein Obama, dato il supporto finanziario del Qatar, che concesse al primo (Muhammad Mursi) 8 miliardi di dollari, e al secondo (Rashid Ghannuchi) 3 miliardi di dollari, affinché questi due Fratelli musulmani usurpassero ‘democraticamente’ il potere in Egitto e Tunisia. Con questo accordo tra gentiluomini, Muhammad Mursi dovette concedere quasi la metà del Sinai alle autorità islamiste di Gaza, in particolare ai terroristi di Hamas, a vantaggio d’Israele, e Rashid Ghannuchi dovrebbe concedere agli statunitensi una grande base nel sud della Tunisia, di cui abbiamo rivelato l’esistenza e la cui costruzione è quasi completata. Questa base sarà operativa all’inizio del gennaio 2014.
La prima telefonata registrata dai servizi egiziani indica l’accordo sulla collaborazione tra i Fratelli musulmani e al-Qaida, attraverso Muhammad Qairat al-Shatir, ricco camorrista e prima viceguida suprema dei Fratelli musulmani, Muhammad Zawahiri, fratello di Ayman Zawahiri, il terrorista islamico n°1 del mondo. La seconda telefonata tra Muhammad Mursi e Muhammad Zawahiri parla dell’avvio della collaborazione tra la presidenza egiziana e i Fratelli musulmani, da un lato, e dei Fratelli musulmani con al-Qaida, dall’altro, “per creare cellule nel Paese al fine di proteggere il nuovo governo“. In cambio, Mursi s’impegnava ad “attuare la sharia affermando che la Fratellanza musulmana, dovendo ancora prendere il potere, aveva bisogno del sostegno di tutti, non potendo attuare immediatamente il modello afgano” e che “procederà in modo progressivo” (si pensi alle confidenze di Rashid Ghannuchi ai salafiti di Ansar al-Sharia). Si scopre anche che, su richiesta di Ayman Zawahiri, Muhammad Mursi aveva liberato dei membri di al-Qaida imprigionati ai tempi di Mubaraq. La lista da amnistiare fu preparata da Muhammad Zawahiri e dal fratello Ayman, e poi presentata al Presidente della Repubblica d’Egitto che l’aveva convalidata. La stessa cosa è successa in Tunisia. I terroristi che compirono l’attentato contro la Griba di Djerba nel 2002 e portato all’operazione Sulaiman nel 2006, furono graziati da Monsif Marzuqi su richiesta di Rashid Ghannuchi, sotto il comando di Ayman Zawahiri.
Nella terza telefonata, Muhammad Mursi prometteva che sotto il suo governo non avrebbe mai incarcerato dei membri di al-Qaida. I due partiti dei Fratelli musulmani e di al-Qaida decisero di creare campi di addestramento per jihadisti nel Sinai, una pretesa “obbligatoria” di Ayman Zawahiri. Muhammad Mursi disse che era possibile soprattutto perché “non aveva alcun modo di costituire forze paramilitari per far fronte a qualsiasi tentativo di colpo di Stato.” Mursi effettivamente fornì quattro campi di addestramento ai jihadisti nel Sinai. La stessa cosa in Tunisia, con il pretesto che i jihadisti sono volontari per la guerra in Siria. La quarta telefonata fu registrata il 30 giugno 2013, il giorno del suo insediamento alla presidenza egiziana. Si svolse alla presenza di Shaiqa Assad e di Rafaa Tahtawi. Mursi chiese a Zawahiri d’”iniziare a colpire l’esercito nel Sinai, a difendere la propria legittimità perché ha già elementi che vogliono rovesciare il regime“. Nel pomeriggio, Muhammad Qairat al-Shatir incontrò una delegazione di jihadisti in presenza di Muhammad Zawahiri, chiedendogli di proteggere i musulmani e la presidenza dei fratelli da eventuali golpisti. Sappiamo il resto.
Tunisie-Secret non ha aspettato la nota analitica di Aaron Y.  Zellin dell’”Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente”, pubblicata il 25 ottobre, per svelare all’opinione pubblica tunisina i legami strutturali fra al-Nahda e Ansar al-Sharia, e le relazioni “fraterne” tra Rashid Ghannuchi e Saifallah bin Hassin, il mercenario di al-Qaida in Tunisia. Ma Aaron Y.  Zllin, la cui pubblicazione della nota non è casuale (!), dimenticava di dire che Muhammad Zawahiri ha visitato la Tunisia per incontrare, nella massima segretezza, Rashid Ghannuchi nel gennaio 2012, con una falsa identità e un passaporto sudanese. L’incontrò nuovamente a Doha, ai primi di giugno dello stesso anno, in presenza di Yusif Qaradawi. Ciò che è vero per l’Egitto è vero per la Tunisia. Su richiesta della CIA, i lacchè dell’imperialismo e del sionismo, Muhammad Mursi e Muhammad Badie in Egitto, e Rashid Ghannuchi e Monsif Marzuqi in Tunisia, volevano integrare al-Qaida nel gioco “democratico” post-rivoluzionario. Da un lato, questa strategia li ha affiancati a degli alleati temibili  e ingombranti, e in secondo luogo, gli statunitensi hanno dato un contributo capitale ad al-Qaida, divenendo un prezioso ed efficace esecutore dei loro piani in Siria, Iraq e Iran. Fu il generale Abdelfattah al-Sisi che ha sventato questo piano diabolico. Da qui la fobia di Ghannuchi e Marzuqi nel vedere lo scenario egiziano riprodursi in Tunisia.

Rached Ghannouchi, leader of the Islamist Ennahda movement, Tunisia's main Islamist political party, delivers a speech during a meeting regarding International Women's Day in Tunis
Butefliqa conferma i piani per una base militare statunitense in Tunisia
Karim Zmerli, Tunisie-Secret,  6 settembre 2013

Il presidente algerino ha confermato ciò che abbiamo rivelato meno di una settimana prima. Vale a dire l’idea di una base militare statunitense nella regione di Ramada. Oltre a due coraggiosi siti d’informazione, i media tunisini hanno trattato le nostre informazioni con omertà, o accusando Tunisie-Secret di disinformazione! Oggi, trasmettono la dichiarazione esplosiva del Presidente Butefliqa, senza spiegare ai loro lettori i pro e i contro di questo caso. Ecco la nostra risposta ai nostri “colleghi” in Tunisia, così come all”ambasciatore degli Stati Uniti in Tunisia, che lo stesso giorno e sul nostro sito, aveva smentito la nostra informazione.

5807993-8658592In tutti i casi si è dimostrato, per quasi due anni (intervista a Ben Ali, omicidi politici di Tariq Maqi e Shuqri Belaid, il ruolo del Qatar nella destabilizzazione della Tunisia, il rientro in Tunisia del terrorista binladiano Tariq Marufi, il tradimento del generale Amar, il progetto islamico-fascista di al-Nahda, la spedizione jihadista in Siria, uomini d’affari disonesti, la frode elettorale dell’ottobre 2011…), non abbiamo mai cercato si disinformarvi o manipolarvi. A differenza di molti altri siti d’informazione tunisini, non siamo legati ad alcun partito politico, racket, camarilla di un qualsiasi Paese. Siamo completamente liberi e decisamente indipendenti. La base militare degli USA a Ramada non è né un sogno né disinformazione o manipolazione, o una cospirazione. E’ un fatto provato che abbiamo segnalato come tale perché la nostra fonte è indiscutibilmente affidabile. Non abbiamo pubblicato alcuna immagine satellitare e nessuna immagine topografica. Altri siti che hanno ripreso la nostra notizia, hanno fatto questo tipo di presentazione. Ma è pur vero che la base esiste. L’ambasciata degli Stati Uniti in Tunisia lo nega bellamente (vedasi la figura seguente), l’agente di Freedom House, Nureddin Bhiri, ha avuto l’ardire di dichiarare che “Queste voci sono destinate a minare la stabilità dello Stato” (TAP 4 settembre 2013). Ma questa base esiste. Questione di buon senso comune per le menti acute, se questa informazione era falsa, perché l’ambasciata degli Stati Uniti s’è presa il fastidio di negarlo lo stesso giorno e sulla pagina facebook di Tunisie-Secret? Perché Nureddin Bhiri, alias Mr. “Negazione”, che corrompe la giustizia salendo sulle spalle dei familiari dei prigionieri politici, ha tenuto una conferenza in cui si sentiva in dovere di smentire la “voce”? Tunisia, enorme base militare degli USA a Ramada

5823615-8684312Già nell’agosto 2012, durante il suo primo contatto con la stampa tunisina, il proconsole Jacob Walles aveva detto che “gli Stati Uniti non hanno basi militari in Tunisia e non hanno intenzione di andare in questa direzione,” aggiungendo che il suo Paese era disposto ad aiutare la Tunisia a “proteggere i suoi confini, affrontando il pericolo del terrorismo.” Aiutarla “supportando l’addestramento e la logistica in campo militare e nelle istituzioni della sicurezza“! Ora, questo potrebbe essere letto sul sito molto politicamente corretto di Leaders, del 28 marzo 2013: “Non c’è mai stata una questione per installare una base militare statunitense in Tunisia. Si tratta di “voci infondate”, ha detto il colonnello-maggiore Muqtar bin Nasr, portavoce del dipartimento della Difesa nazionale, reagendo alle false informazioni diffuse da alcuni media e social network. Il portavoce aveva detto alla TAP che l’incontro tra il generale Carter Ham, comandante dell’US Africa Command (AFRICOM), e il generale Rashid Amar, Capo di Stato Maggiore della Difesa, fu “una cortesia e un addio” per l’imminente pensionamento del generale statunitense (…) Gli Stati Uniti  chiesero il rafforzamento del coordinamento della sicurezza regionale tra Tunisia, Libia e Algeria per meglio affrontare le minacce sul territorio. Conservando al Nord Africa l’ultima visita nel continente africano prima del suo ritiro, il generale Carter Ham, comandante delle forze USA in Africa (Africom), ebbe una serie di colloqui a Tunisi con il capo del governo, Ali Larayadah, il nuovo ministro degli interni, Lutfi bin Jeddu e il Capo di Stato Maggiore congiunto, generale Rashid Amar. “Ci siamo concentrati, ha detto ai giornalisti, sulle sfide alla sicurezza evocando il tipo di assistenza che può essere fornita, in particolare in rapporto alle minacce di AQIM, nota non solo per la violenza e l’estremismo del gruppo che imperversa nella regione, tra i più potenti per  equipaggiamenti e risorse finanziarie. E’ chiaro che avendo un’organizzazione in molti Paesi, cerchi di affermarsi in Tunisia”. Il giornalista di Leaders concludeva: “Il comandante di AFRICOM ha detto che i suoi colloqui a Tunisi esplorarono alcune forme di cooperazione bilaterale e che l’incontro tra i funzionari dei due Paesi sviluppa la strategia in questo senso, seguendo le esigenze di Tunisia e gli interessi reciproci. Con il capo del governo, in particolare, ha osservato “un’attenzione molto alta” sulle questioni di sicurezza che mette in primo piano nelle sue preoccupazioni“.
Fu il 5 settembre 2013 che lo schiaffo svegliò gli scettici, i mercenari dei “liberatori” statunitensi e i cortigiani di al-Nahda. Il Presidente Abdelaziz Butefliqa disse che “l’Algeria non accetterà alcuna base militare ai suoi confini, anche se in nome della lotta contro il terrorismo.” Tutta la stampa algerina ne aveva parlato, e secondo al-Jajr,questa replica della presidenza algerina segue la richiesta statunitense agli algerini di creare una base militare, dopo il consenso e la predisposizione all’installazione di questa base dei tunisini”. Non si poteva essere più chiari. Il Presidente Butefliqa infatti dedicò la riunione del 2 settembre 2013, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’esercito algerino, Generale Ahmad Qaid Salah, alla situazione della sicurezza nei confini orientali di Algeria, condivisi con la Tunisia e la Libia. In questa riunione si discusse delle decisione di Ghannuchi e Marzuqi di dichiarare zona militare chiusa i confini meridionali. In tale occasione il presidente algerino ribadiva il rifiuto di qualsiasi presenza straniera ai confini del proprio Paese, una risposta diretta alla richiesta degli Stati Uniti che il governo fantoccio e venduto della Tunisia aveva già approvato.
Ai manipolatori, giornalisti corrotti, scettici o creduloni, si ricorda che il progetto di questa base militare degli Stati Uniti risale a qualche anno fa. Ecco la prova, ciò che scrisse la serissima rivista Jeune Afrique il 12 gennaio 2004, “Si ritiene che un recente studio condotto da James Carafano e Nile Gardine per conto della Fondazione Heritage, un think-tank vicino al partito Repubblicano (“L’assistenza militare degli Stati Uniti all’Africa: la soluzione migliore”), gli Stati Uniti erano pronti a riconsiderare la loro presenza militare nel continente. Il Nord Africa ora dipende dal Comando centrale (Centcom), di Doha, in Qatar, e l’Africa sub-sahariana dal Comando europeo (Eucom). Lo studio raccomanda la creazione di due basi militari statunitensi in Marocco e Tunisia, per preposizionare truppe ed attrezzature. Questo permetterebbe alle forze statunitensi di rispondere rapidamente, se necessario, in qualsiasi punto del continente”. Ecco testualmente quanto scritto da Jeune Afrique nelle sue note confidenziali, nove anni fa. Ecco il risultato di questo accordo. Alla fine del 2006, la base statunitense in Marocco è stata attivata, il che probabilmente spiega perché l’oligarchia di sua maestà non è stata spazzata via dal fango della “primavera araba”! Come abbiamo detto nel nostro precedente articolo, al momento Ben Ali, Muammar Gheddafi, Hosni Mubaraq e Butefliqa dissero di no a George W. Bush. Se le vere intenzioni degli Stati Uniti fossero state di combattere gli islamo-terroristi nel Maghreb, avrebbero cominciano liberando la Tunisia da Rashid Ghannuchi e dalla sua setta, che hanno messo al potere. Se tali erano le loro intenzioni, “avrebbero ripulito il bagno” (la frase è di Putin sui terroristi ceceni), dal libico Abdelhakim Belhadj, ex-servo di bin Ladin e mercenario dei servizi inglesi e statunitensi. Se tali erano le loro intenzioni, avrebbero cessato di sostenere finanziariamente e logisticamente la barbarie islamofascista in Siria. Se tali erano le loro intenzioni, l’avrebbero ordinato ai ratti di Arabia Saudita e Qatar, i principali finanziatori e ideologi degli islamo-terroristi in Africa del Nord, Medio Oriente, Africa ed Europa. Ma dal 2003 in Iraq, la strategia degli Stati Uniti è perfettamente chiara: usare la feccia di al-Qaida come burattino per infiltrasi nel mondo arabo con pretesti fasulli, che non ingannano più nessuno, sulla lotta contro il terrorismo da loro stessi creato. Questa obiettiva e machiavellica alleanza permette agli statunitensi di limitare l’espansione della Cina nel mondo arabo e di tenere fuori i russi, che riescono ancora a tenere la Siria e l’Algeria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi di al-Qaida infiltrati in Siria dalle forze speciali statunitensi e dalla CIA

Tony Cartalucci, Land Destroyer 1 novembre 2013

1150898Un recente articolo del Daily Telegraph rivela che l’esercito terrorista di al-Qaida usa un membro della NATO, la Turchia, come trampolino di lancio per l’invasione della vicina Siria. La NATO  dirige la cosiddetta “guerra al terrore” iniziata nel 2001, dopo che terroristi di al-Qaida avrebbero diretto quattro aerei di linea contro vari obiettivi sulla costa orientale degli Stati Uniti, come le torri del World Trade e il Pentagono. Quasi 3.000 persone morirono in un solo giorno. L’invasione dell’Afghanistan, prontamente seguita, si basava sulla finzione del voler “scovare” i membri di al-Qaida. L’invasione e la quasi decennale occupazione dell’Iraq, seguirono poco dopo. Eppure, nonostante tutto ciò, la Turchia, membro della NATO dai primi anni ’50, sembra essere colpevole del grave crimine che avrebbe causato l’invasione dell’Afghanistan e la sua attuale occupazione, cioè ospitare i terroristi di al-Qaida. L’esercito di al-Qaida (da quasi 3 anni) usa la Turchia meridionale come santuario da cui avviare l’invasione della Siria, che viene maliziosamente ritratta dai media occidentali come “guerra civile”. Peggio, questi terroristi, che letteralmente portano la bandiera di al-Qaida in battaglia, passano dagli avamposti della CIA, dai campi di addestramento per le operazioni speciali statunitensi, inglesi e francesi, e dai campi profughi finanziati dagli occidentali, per poi commettere vaste atrocità in Siria.
Ciò sfida ogni spiegazione, tranne una, la “Guerra al Terrore” è una frode e gli stessi terroristi che hanno ucciso migliaia di soldati occidentali inseguendoli in tutto il pianeta, sono armati, finanziati, addestrati, appoggiati e ricostituiti dall’occidente stesso, per avere la scusa per continuare l’aggressione perpetua, l’occupazione globale e  guerre dagli immensi profitti finanziari e  geopolitici. Il Daily Telegraph, nel suo articolo, “Le reclute di al-Qaida entrano in Siria dai  nascondigli in Turchia“, ha recentemente riportato: “Centinaia di reclute di al-Qaida vengono accolte nei santuari nel sud della Turchia, prima d’infiltrasi oltre confine per condurre “jihad” in Siria, ha appreso il Daily Telegraph. La rete di nascondigli permette il costante flusso di combattenti stranieri, tra cui inglesi, nella guerra civile nel Paese, secondo alcuni volontari. Questi jihadisti stranieri hanno grandemente eclissato l’ala “moderata” dei ribelli dell’esercito libero siriano sostenuto dall’occidente. La capacità di al-Qaida di utilizzare il territorio turco solleva interrogativi sul ruolo che il membro della NATO gioca nella guerra civile in Siria. La Turchia ha sostenuto i ribelli sin dall’inizio, e il suo governo è stato costretto a condividere le preoccupazioni dell’occidente su al-Qaida. Ma gli esperti dicono che vi è la crescente paura che le autorità turche possano aver perso il controllo sulle nuove reclute del movimento di al-Qaida, o forse anche chiuso un occhio”.
Naturalmente, il Telegraph inganna i suoi lettori. L’utilizzo di al-Qaida quale ascaro contro la Siria non è un caso imprevedibile e sfortunato del conflitto siriano, ma rientra invece nel ben documentato piano occidentale, svelato già nel 2007 dal giornalista vincitore del Pulitzer, Seymour Hersh, nel suo articolo “Il reindirizzamento“, dove afferma: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida.” Chiaramente, l’unica cosa di cui NATO, Turchia e stampa occidentale hanno “perso il controllo” è la favola usata per ingannare il pubblico.

La CIA non solo supervisiona al-Qaida, ma l’arma
Il New York Times, nel suo articolo del marzo 2013: “Il ponte aereo per armare i ribelli in Siria si espande, con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e turco hanno fortemente aumentato il loro supporto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria, negli ultimi mesi, espandendo il ponte aereo segreto per armare e attrezzare la rivolta contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo dati del traffico aereo, interviste a funzionari di diversi Paesi e resoconti dei comandanti ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012 e proseguito ad intermittenza fino allo scorso autunno, s’è ampliato in un costante e grande flusso alla fine dello scorso anno, indicano i dati. E’ cresciuto fino a più di 160 voli dei cargo militari giordani, sauditi e qatarioti che atterrano a Esenboga vicino Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani”. Il pezzo del New York Times tenta di ridurre il ruolo degli USA nell’armamento dei militanti in Siria. Il Times continua affermando: “Il governo statunitense era coinvolto, ha detto un ex-funzionario, in parte perché c’era la sensazione che altri Stati avrebbero armato i ribelli comunque. Il ruolo della CIA nelle spedizioni, ha detto, ha permesso agli Stati Uniti una certa influenza sul processo, compreso il tentativo di allontanare le armi dai gruppi islamici e di convincere i donatori a trattenere i missili antiaerei portatili che potrebbero essere usati in futuri attacchi terroristici contro aeromobili civili”. Proprio come il Telegraph, il Times mente apertamente ai lettori. I cosiddetti “islamisti” costituiscono il grosso dell’aggressione armata contro il governo siriano, come specificamente delineato dai piani esposti da Hersh nel 2007, oggi attuati dalla CIA nel territorio del membro della NATO Turchia, lungo il confine turco-siriano.

Le forze speciali occidentali addestrano i terroristi di al-Qaida
Oltre alla CIA, le forze speciali occidentali cooperano insieme in Siria. Nel giugno 2013 l’articolo del LA Times intitolato “Gli USA hanno addestrato e armato segretamente i ribelli in Siria fin dal 2012“, ammetteva: “Agenti della CIA e truppe per le operazioni speciali hanno addestrato i ribelli sulle armi anticarro e antiaereo in Giordania e in Turchia”. Il LA Times proseguiva: “Agenti della CIA e truppe speciali degli USA hanno segretamente addestrato i ribelli siriani sulle armi anticarro e antiaeree dalla fine dell’anno scorso, mesi prima che il presidente Obama approvasse l’intenzione di armarli direttamente, secondo funzionari statunitensi e comandanti ribelli. L’addestramento segreto  degli Stati Uniti presso le basi in Giordania e in Turchia, con la decisione di Obama di questo mese d’inviare armi e munizioni ai ribelli, ha risollevato le speranze dell’opposizione siriana assediata, secondo cui infine Washington avrebbe inviato anche armi pesanti. Finora i ribelli dicono di non avere le armi di cui hanno bisogno per riprendere l’offensiva nell’aspra guerra civile nel Paese”.
Il fronte al-Nusra di al-Qaida s’è affermato sui campi di battaglia della Siria presumibilmente grazie alle sue capacità marziali, in contrasto con i maldestri “moderati” presumibilmente addestrati dalle forze speciali statunitensi. Come è possibile che l’occidente e i suoi partner regionali come Arabia Saudita e Qatar, armino, finanzino e certamente addestrino gli eserciti dei “moderati”, mentre al-Qaida riesce a prevalere? Chi l’arma, la finanzia e l’addestra? La risposta è semplice, non ci sono mai stati “moderati”, nonostante le manipolazioni dei media occidentali che insistono sul contrario, è l’occidente che aiuta intenzionalmente al-Qaida, proprio come previsto nel 2007. Migliaia di soldati occidentali sono morti e continuano a morire nella cosiddetta “guerra al terrore”. Molti di più sono stati mutilati e/o psicologicamente segnati. L’evidenza suggerisce che non vi sia stata soluzione di continuità tra l’appoggio degli USA ad al-Qaida nell’Afghanistan degli anni ’80 ed oggi, e che anche se le truppe USA hanno combattuto in Iraq, l’occidente e i suoi partner Arabia Saudita, Qatar e Israele armano e inviano terroristi nel Paese per alimentarne la violenza settaria volta specificamente ad avviare le attività strategiche necessarie per una guerra segreta/per procura contro Iran, Siria e Libano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strage in Kenya: trarre “benefici” dalla collaborazione con l’US AFRICOM

Il terrorismo nordafricano della NATO spazza il Kenya
Tony Cartalucci LandDestroyer, 23 settembre 2013
Political-Regional-Horn-Africa-MapValutando come i media occidentali ritraggono l’assedio del centro commerciale Westgate in Kenya, nella capitale Nairobi, sembra che si tratti ancora di un attentato senza senso da parte dei “fanatici religiosi” del ramo somalo di al-Qaida, al-Shabab. Già i politici keniani e occidentali, nonché gli editoriali dei media occidentali, tentano di usare l’attacco come pretesto per lanciare una campagna militare contro la vicina Somalia, mentre alimentano sentimenti anti-musulmani nell’opinione pubblica profondamente ignorante dell’occidente. Come racconta l’articolo di USA Today intitolato, “L’attacco al centro commerciale di Nairobi è un attacco contro tutti noi“, il cui sottotitolo enuncia: “Come l’11/9, i terroristi conducono una guerra contro il nostro moderno modo di vivere democratico. Oggi, siamo tutti keniani”. L’editoriale continua affermando: “Altrettanto importante: la battaglia non è solo keniana o africana. La Somalia potrebbe essere il nuovo Afghanistan. Una Somalia senza legge e fondamentalista potrebbe incubare gli attacchi di un nuovo Usama bin Ladin somalo agli Stati Uniti, proprio come l’Afghanistan ha protetto e nutrito bin Ladin e al-Qaida”. E: “Dopo l’attentato di Nairobi, il messaggio deve essere “siamo tutti keniani”. Non solo per la nostra simpatia. Ma anche per impedire totalmente un altro attacco terroristico. Lasciare la Somalia ad al-Shabab non è un’opzione”.

Kenya: un ascaro nell’aggressione degli Stati Uniti all’Africa
Ciò che USA Today omette di menzionare, anche se allude a un intervento militare imminente in Somalia, è che il Kenya ha già partecipato a operazioni militari contro il suo vicino settentrionale, compresa l’invasione militare su vasta scala e completa del supporto militare statunitense e francese, nel 2011. Nell’ottobre 2011 l’articolo dell’inglese The Independent, “L’invasione della Somalia sostenuta dall’occidente, dice il Kenya“, riferiva che: “Il Kenya ha confermato che gli alleati occidentali si sono uniti alla sua guerra contro i militanti islamici di al-Shabab, nonostante le smentite di Stati Uniti e Francia, coinvolti nella lotta nel sud della Somalia. Forze militari straniere hanno effettuato attacchi aerei e un bombardamento navale vicino alla roccaforte dei militanti di Chisimaio, ha detto ieri un portavoce dell’esercito keniano. Ci sono certamente altri attori in questo teatro che effettuano altri attacchi”, ha detto il maggiore keniano Emmanuel Chirchir. L’invasione del Kenya ha già causato una grave frattura tra il primo ministro ad interim e il presidente della Somalia, che ieri ha condannato la presenza di truppe straniere nel suo Paese”.
Mentre gli Stati Uniti tentavano di negare ogni ruolo nell’invasione, certamente effettuarono periodici attacchi aerei e con droni in tutta la Somalia, come riportato nel 2012 dall’articolo della BBC, “L’attacco aereo in Somalia: uccisi dei militanti stranieri di al-Shabab” “L’esercito statunitense, che ha una base nella vicina Gibuti, ha già effettuato attacchi con droni in Somalia. Ha anche lanciato attacchi aerei contro presunti militanti di al-Qaida nel Paese.
Prima di utilizzare il Kenya come ascaro per l’aggressione degli Stati Uniti  all’Africa, in oltre due decenni di operazioni militari unilaterali, segrete, gli Stati Uniti avevano sostenuto due invasioni etiopiche della Somalia. La prima invasione appoggiata dagli USA, sotto l’allora presidente degli Stati Uniti George Bush, fu effettuata nel 2006. USA Today ha riportato nel suo articolo del 2007, “Sostegno chiave degli USA all’invasione dell’Etiopia” che: “Gli Stati Uniti hanno tranquillamente inviato armi e consiglieri militari in Etiopia, la cui recente invasione della Somalia ha aperto un nuovo fronte nella guerra di Bush al terrorismo”. La seconda invasione etiope della Somalia, sostenuta dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, avvenne nel 2011, coordinando il sostegno statunitense-francese all’avventura extraterritoriale del Kenya in territorio somalo. L’articolo del dicembre 2011 de The Independent,L’invasione ONU della Somalia termina nel caos“, riferiva che: “L’invasione del Kenya della Somalia, salutata dall’occidente e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, era volta a dare il KO al gruppo militante islamico al-Shabab. Invece ha trascinato la rivale regionale Etiopia ancora in Somalia, fomentato i signori della guerra e riacceso il sostegno popolare ai fondamentalisti, la cui disponibilità a lasciare che i somali morissero di fame, piuttosto che ricevere aiuti esteri, aveva suscitato molto odio nei loro confronti.” Fu infatti quell’invasione militare sostenuta dagli USA, che avrebbe dato una presunta motivazione ai terroristi di al-Shabab che questa settimana hanno attaccato il Kenya Westgate Mall.

Gli stessi terroristi che gli Stati Uniti armano in Siria, uccidono civili in Kenya
A partire dal 2011, gli analisti geopolitici hanno avvertito che l’intervento di Stati Uniti, Regno Unito e Francia in Libia avrebbe creato un emirato terroristico che avrebbe scatenato la destabilizzazione islamista in tutta l’Africa del Nord e oltre. Dal Mali al Kenya, e per quanto riguarda la Siria, la violenza direttamente collegata ai militanti e agli aiuti e alle armi che hanno ricevuto dall’occidente in Libia, ora viene sentita. Poco dopo l’intervento della NATO in Libia, al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), che il dipartimento di Stato ha definito organizzazione terroristica (numero 38 della lista), ha svolto un ruolo centrale nell’invasione del nord del Mali, fornendo il pretesto per l’intervento militare e l’occupazione francese. AQIM, naturalmente, s’è fusa con il Gruppo combattente islamico libico di al-Qaida (LIFG), le truppe di terra utilizzate per il cambio di regime della NATO in Libia nel 2011. In un rapporto del Centro per la lotta al terrorismo (CTC) di West Point del 2007 e in un altro rapporto del CTC del 2011, “Chi sono gli estremisti islamici che lottano con i ribelli in Libia?“, AQIM viene specificamente menzionato lavorare a stretto contatto con il Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Quest’ultimo rapporto ammette: “Ci sono state anche segnalazioni, negli ultimi anni, su un gruppo di libici che si è recato in Algeria per addestrarsi con al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), anche se tali rapporti non sono confermati. AQIM ha cercato di capitalizzare la situazione in Libia.”
L’analista geopolitico Pepe Escobar ha elaborato, su un articolo per Asia Times: “Come al-Qaida governa Tripoli“, che: “Fondamentalmente, ancora nel 2007, il numero due di al-Qaida, Zawahiri, ha annunciato ufficialmente la fusione tra il LIFG e al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM). Quindi, a tutti gli effetti, da allora, LIFG/AQIM sono la stessa cosa, e Belhaj era/è il suo emiro“. “Belhaj”, ovvero Hakim Abdul Belhaj, leader del LIFG in Libia, ha condotto con il sostegno, le armi, i finanziamenti e il riconoscimento diplomatico della NATO, il rovesciamento di Muammar Gheddafi e ora ha gettato la nazione in una lotta intestina razzista genocida. Questo intervento ha visto anche l’epicentro della ribellione, Bengasi, staccarsi da Tripoli come semi-autonomo “Emirato del Terrore.” L’ultima campagna di Belhaj si svolge in Siria, dove ha apertamente passato il confine turco-siriano impegnando armi, denaro e combattenti nel cosiddetto “Esercito libero siriano”, ancora una volta sotto gli auspici del sostegno della NATO. Il torrente di militanti e di armi che scorre dalla Libia alla Siria, a sostenere il cambiamento di regime voluto dall’occidente contro il governo siriano, è stato ampiamente documentato nel corso degli ultimi 2 anni. Nel novembre 2011, il Telegraph nel suo articolo “Il capo islamista libico ha incontrato il gruppo dell’opposizione armata siriana“, riferiva: “Abdulhakim Belhadj, capo del consiglio militare di Tripoli ed ex-leader del Gruppo combattente islamico libico ha incontrato i leader dell’esercito libero siriano a Istanbul e al confine con la Turchia“, ha detto un ufficiale che collabora con Belhadj. ‘Mustafa Abdul Jalil (presidente libico ad interim) l’ha mandato lì.” Un altro articolo del Telegraph, “I nuovi governanti della Libia offrono armi ai ribelli siriani“, ammette che “i ribelli siriani avevano avuto colloqui segreti con le nuove autorità della Libia, al fine di assicurarsi armi e denaro per la loro insurrezione contro il regime del Presidente Bashar al-Assad, ha appreso il Daily Telegraph. Alla riunione, tenutasi a Istanbul con ufficiali turchi, i siriani hanno chiesto “assistenza” ai rappresentanti libici e sono state offerte armi e potenzialmente volontari”. “C’è in programma d’inviare armi e perfino combattenti libici in Siria“, ha detto una fonte libica, parlando in condizione di anonimato. “C’è un intervento militare in corso. Nel giro di poche settimane si vedrà.” Più tardi, quel mese, circa 600 terroristi libici sarebbero entrati in Siria per iniziare le operazioni di combattimento e più di recente, il mese scorso, la CNN, di cui Ivan Watson aveva accompagnato i terroristi oltre il confine turco-siriano e ad Aleppo, rivelava che combattenti stranieri erano presenti tra i militanti, soprattutto libici, riconoscendo che: “Nel frattempo, i residenti del villaggio in cui avevano sede i ‘Falchi siriani’, hanno detto che c’erano combattenti di varie nazionalità nordafricane anche nei ranghi della brigata. Un volontario combattente libico aveva anche detto alla CNN che intendeva recarsi dalla Turchia in Siria, entro pochi giorni, per aggiungere un “plotone” di combattenti libici nel movimento armato”. La CNN aveva anche aggiunto: “Mercoledì scorso, il team della CNN aveva incontrato un combattente libico che aveva attraversato il confine con la Siria dalla Turchia con altri quattro libici. Il combattente indossava una mimetica e aveva con sé un  Kalashnikov. Ha detto che altri combattenti libici erano in viaggio. Parte dei combattenti stranieri è chiaramente attratta perché vede tutto ciò come… una jihad. Quindi questa è una calamita per i jihadisti che vi vedono una lotta per i sunniti”. L’articolo della CNN confermava le informazioni del 2011 sulla presenza di un gran numero di terroristi libici, forniti di denaro e armi dalla NATO, diretti in Siria, con noti comandanti terroristici del LIFG che prendevano accordi.
Al-Shabab, ramo somalo di al-Qaida, è anche direttamente collegato ad AQIM e alla miriade di altri filiali estremiste di al-Qaida, come LIFG in Libia, e il più recente fronte al-Nusra in Siria. La BBC, nel suo articolo del 2012 dal titolo “I militanti islamici dell’Africa ‘coordinano gli sforzi‘”, dichiarava: “Tre dei più grandi gruppi islamisti in Africa cercano di coordinare i loro sforzi, avverte il capo del Comando Africa degli Stati Uniti. Il Gen. Carter Ham ha detto, in particolare, che la nordafricana al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) probabilmente condivide esplosivi e fondi con la nigeriana Boko Haram. Parlando a Washington, ha detto che il movimento separatista nel nord del Mali aveva fornito ad AQIM un “rifugio sicuro”. Al-Shabab in Somalia era l’altro gruppo “più pericoloso”, ha detto”.
Questa collaborazione tra AQIM, Boko Haram e al-Shabab fu chiaramente rafforzata dall’immenso flusso di denaro e armi forniti dalla NATO e che scorreva in Libia prima di rovesciare il governo libico, e poi inviati in Siria per rovesciarne il governo. L’assistenza della NATO nell’espansione della capacità operativa di al-Qaida in Nord Africa non può che aver aiutato terroristi, come quelli che hanno assediato il Kenya Westgate Mall, nell’effettuare operazioni transfrontaliere di questa scala. Nonostante i tentativi dell’occidente di fornire altre spiegazioni su dove al-Qaida riceva fondi, reclute e armi per realizzare azioni globali, è chiaro che si tratta di un prodotto sponsorizzato da Stati come Stati Uniti, Regno Unito, Francia , Arabia Saudita, Israele, Qatar, Turchia, Giordania e altri. In effetti, l’attacco di al-Shabab in Kenya è un ripugnante e ingiustificabile terrorismo, tuttavia, ciò che i keniani e il mondo nel suo complesso devono ricordare, è chi li ha armati, continua a sostenerli cedendogli intere nazioni (Libia) come santuari, e ne riempie le fila e gli arsenali con miliardi in contanti e migliaia di tonnellate di armi alla volta, in zone di guerra come la Siria. L’esistenza di al-Shabab, insieme alla sua controparte AQIM in Africa del Nord, LIFG in Libia, Boko Haram in Nigeria e al-Nusra in Siria, è dovuta interamente al sostegno finanziario e militare occidentale, occulto e palese. Il sangue degli innocenti del Kenya è sulle mani di chi, nel governo keniota, volontariamente agisce da ascaro nell’aggressione degli Stati Uniti all’Africa, e di quegli occidentali che usano al-Qaida come strumento geopolitico per raggiungere i propri obiettivi globali.

Al-Qaida: il pretesto perfetto per invadere, l’esercito mercenario perfetto per condurre guerre occulte
Al-Qaida, per l’occidente, è l’ultimo attrezzo geopolitico. Può essere usato come pretesto per invadere, così come esercito mercenario quasi inesauribile per condurre campagne terroristiche indiscriminate e anche grandi guerre, come si è visto in Siria e in Libia, per raggiungere gli scopi dell’occidente. Inoltre, l’onnipresente nebulosa al-Qaida serve a giustificare la spoliazione dei diritti e delle libertà della gente in tutta la civiltà occidentale, perpetuando un clima di paura in cui i semi della guerra, molto redditizi, possano essere seminati e mietuti continuamente. Come redditizi? Un documento della Scuola Kennedy di Harvard, dal titolo “L’eredità finanziaria di Iraq e Afghanistan“, indica un totale delle spese per le guerre in Afghanistan e in Iraq, in circa 4-6 miliardi di dollari. Questi 4-6 miliardi di dollari non sono finiti in un buco nero. Questi 4-6 miliardi di dollari sono andati alle aziende di Fortune 500, che hanno ideato e promosso questi conflitti presso il pubblico statunitense, in primo luogo. Il Washington Post nel suo articolo: “Gli americani chiacchierano tanto sulla ‘Siria’ quasi quanto del ‘twerking’, e anche di più“, celebrava l’ignoranza del pubblico in generale riguardo la geopolitica. Dichiarava: “Il fatto che più persone seguono il twerking che la Siria non è necessariamente una cattiva notizia. Condividono, come nota Pecora Galleggiante, “qualcosa a parte la recente attenzione dei media”: è un fenomeno della cultura pop (più divertente e più accessibile a un’ampia fascia di popolazione) che una complicata e tragica notizia del mondo (di fondamentale importanza, ma non molto divertente, soprattutto su una piattaforma che molti usano per passatempo)”. Continuava affermando: “Naturalmente, anche se contattiamo tutti i 300 milioni di americani sul loro interesse relativo al twerking e alla Siria, il twerking probabilmente vince, e va bene anche così. Ci sono molti validi motivi per cui un individuo o una popolazione non si curi delle notizie dall’estero, cose come la mancanza di istruzione e un accesso limitato al computer o ai giornali”. E’ questa “mancanza di educazione” che il comitato editoriale del Washington Post e gli interessi particolari che lo dirigono, pretende “essere un bene”, permettendo a questi interessi particolari di continuare ad usare al-Qaida sia come male assoluto che ad ingrossare le fila inesauribili dei “combattenti per la libertà” globali.
Il suddetto editoriale di USA Today cerca di sfruttare l’ultima tragedia in Kenya avvertendo: “L’assalto al centro commerciale di Nairobi è straziante, le cui storie possono così facilmente essere storie americane”. I veri interessi che guidano e si approfittano del terrorismo globale di al-Qaida, dovrebbero decidere se queste storie hanno bisogno di essere “americane”, e sarà così, a meno che non si rettifichi la “mancanza di educazione” che questi interessi particolari hanno coltivato con cura e che assicurano essere “okay”.

-
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 281 follower