Le orde terroristiche della NATO in Iraq un pretesto per l’invasione della Siria

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 13/06/2014
Bp2WnwaCYAIX1KiTutte le strade portano a Baghdad e lo Stato Islamico in Iraq e Siria (ISIS) le segue dal nord della Siria e dal sud della Turchia. Leggendo i titoli occidentali, due racconti zoppicanti iniziano a girare. La prima è che ciò costituisce il “fallimento” della politica statunitense in Medio Oriente, un alibi di come Stati Uniti e loro partner della NATO non devono in alcun modo essere considerati complici dell’attuale coordinato, massiccio, immensamente finanziato e pesantemente armato blitzkrieg del terrore su Baghdad. La seconda è come l’ISIS sembri “balzare” dalle dune di sabbia alle palme viaggiando senza problemi come militari professionisti in convogli di camion Toyota. In realtà l’ISIS è il prodotto di una cospirazione NATO-GCC risalente al 2007, quando i politici USA-sauditi cercarono d’innescare una guerra settaria regionale per eliminare dal Medio Oriente l’arco d’influenza dell’Iran dai suoi confini, attraverso Siria e Iraq, a Libano e Mediterraneo. L’ISIS è nutrito, addestrato, armato ed ampiamente finanziato da una coalizione di Stati della NATO e del Golfo Persico nel territorio della Turchia (NATO) dalle cui frontiere ha lanciato incursioni nel nord della Siria con, spesso, la copertura aerea e d’artiglieria turca. L’ultimo esempio è stata l’invasione di al-Qaida del villaggio di Qasab, provincia di Lataqia nel nord-ovest della Siria. A marzo, l’ISIS ritirò i suoi battaglioni terroristici dalle province di Lataqia e Idlib riposizionandole nella parte orientale della Siria, chiaramente preparandosi ad invadere l’Iraq settentrionale. Il Daily Star ha riportato, in un articolo di marzo intitolato “Il gruppo scissionista in Siria di al-Qaida lascia due province: attivisti”: l’ISIS, alienatasi molti ribelli occupando territori ed uccidendo capi rivali, s’è ritirato dalle province di Idlib e Latakia ed ha inviato le proprie forze nella provincia orientale di Raqqa e nella periferia orientale della città di Aleppo, dicono gli attivisti”. Il territorio occupato dall’ISIS attraversa la frontiera siriano-irachena, il che significa che qualsiasi campagna per sradicarla dal territorio iracheno può facilmente sconfinare in Siria. Questo è esattamente il punto. L’ISIS ha devastato Mosul, in Iraq vicino al confine turco, dirigendo a sud la guerra lampo del terrore che ora minaccia la capitale irachena Baghdad, e il governo iracheno valuta l’assistenza USA e/o NATO per spezzare l’ondata terroristica. Rafforzando tale pretesto, l’ISIS, sfidando ogni idea o tattica o strategica, ha sequestrato il consolato turco a Mosul, prendendo 80 ostaggi turchi, dando alla Turchia non solo un nuovo pretesto per invadere l’Iraq settentrionale, come ha fatto tante volte nel perseguire presunti militanti curdi, ma per invadere il territorio siriano dove risiede l’ISIS.

La Turchia ha già tentato di utilizzare attacchi false flag di al-Qaida per giustificare l’invasione della Siria
Scoprendo che la NATO ha pianificato un attacco falsa bandiera contro la Turchia per giustificare l’invasione turca del nord della Siria, l’International Business Times, nel suo articolo “La Turchia vieta YouTube: la trascrizione completa della conversazione trapelata sulla ‘guerra’ in Siria tra funzionari si Erdogan”, pubblica la trascrizione completa di una conversazione tra il capo dell’intelligence turca Hakan Fidan e il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu: “Il divieto del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan di YouTube avviene dopo che è trapelata una conversazione tra il capo dell’intelligence turco Hakan Fidan e il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, e volto a rimuoverlo dal sito dei video. I dettagli della conversazione trapelata, indicano che Erdogan pensava che un attacco alla Siria “deve essere un’opportunità per noi (la Turchia)”. Nella conversazione, il capo dell’intelligence Fidan diceva d’inviare quattro uomini dalla Siria ad attaccare la Turchia, per “farne un casus belli“. L’articolo inoltre indica: “Nel video trapelato, Fidan discute con Davutoglu, Guler e altri funzionari di una possibile operazione in Siria per assicurare la tomba di Suleyman Shah, nonno del fondatore dell’impero ottomano. Invece di quattro uomini che effettuano una false flag per occupare la tomba, sembra che un intero esercito di mercenari verrebbe utilizzato come pretesto per occupare tutto il nord dell’Iraq e la Siria orientale”.

Banche svaligiate per finanziare l’invasione? I media occidentali mettono il carro davanti ai buoi
Il racconto dell’ISIS che saccheggia armerie, autorimesse e banche viene accuratamente diffuso dai media occidentali per ritrarre l’invasione come  rivolta terrorista che si sostiene saccheggiando armi e denaro. In realtà, l’ISIS già possedeva tutto ciò di cui aveva bisogno prima d’iniziare la campagna dai territori siriano e turco. L’International Business Times, nel suo articolo “Mosul caduta: i jihadisti rubano 429 milioni di dollari dalla Banca centrale della città, divenendo la più ricca forza terroristica del mondo”, afferma: “Lo Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham (ISIS) è diventato il gruppo terroristico più ricco dopo il saccheggio 500 miliardi di dinari iracheni, l’equivalente di 429 milioni di dollari, dalla banca centrale di Mosul, secondo il governatore regionale. Il governatore di Ninive Athil al-Nujaifi ha confermato le notizie della televisione curda secondo cui i militanti dell’ISIS avevano rubato numerosi milioni dalla banche di Mosul. Una grande quantità di lingotti d’oro sarebbe stata rubata. Dopo l’assedio della seconda città del Paese, il bottino raccolto dal gruppo lo rende più ricco di al-Qaida stessa, quanto piccole nazioni come Tonga, Kiribati, Isole Marshall e isole Falkland”. Tale storia di copertina è l’ultima della lunga propaganda destinata a coprire il patrocinio ampiamente documentato dell’ISIS ed altre filiali di al-Qaida da parte di Stati Uniti, NATO e monarchie del Golfo Persico. I precedenti tentativi di spiegare perché dei presunti “moderati” ricevessero miliardi dall’occidente che finivano ad al-Qaida in Siria, avevano affermazioni secondo cui “le donazioni via twitter” eclissavano gli aiuti forniti da Stati Uniti, UE, NATO e Stati del Golfo Persico.

Stati Uniti, NATO e Stati del Golfo Persico sono dietro l’ISIS
Nel 2007, ben quattro anni prima dell’avvio della “primavera araba” nel 2011, l’articolo sul New Yorker del giornalista vincitore del premio Pulitzer, Seymour Hersh, dal titolo, “The Redirection: la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” dichiara espressamente: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Sottoprodotto di tali attività è il rafforzamento dell’azione dei gruppi estremisti sunniti dalla visione militante dell’Islam, ostili agli USA e simpatizzanti di al-Qaida”. Durante il conflitto siriano iniziato nel 2011, l’occidente e i suoi partner regionali hanno inviato miliardi in contanti, armi e attrezzature. Nel marzo 2013 l’articolo del Telegraph dal titolo “Stati Uniti ed Europa avviano un ponte aereo per armare i ribelli siriani attraverso Zagabria“, dice: “Da novembre, sono state inviate 3000 tonnellate di armi dell’ex-Jugoslavia a bordo di 75 aerei cargo dall’aeroporto di Zagabria ai ribelli, in gran parte attraverso la Giordania. La storia conferma che l’origine delle armi ex-jugoslave viste in numero crescente nelle mani dei ribelli sui video online, come descritto il mese scorso da The Daily Telegraph e altri giornali, suggerisce quantitativi assai maggiori di quanto sospettato. L’invio verrebbe pagato dall’Arabia Saudita agli ordini degli Stati Uniti, e il rifornimento delle armi organizzato attraverso Turchia e Giordania, confinanti della Siria. Ma l’articolo aggiunge che così come dalla Croazia, le armi provenivano “da diversi altri Paesi europei, tra cui la Gran Bretagna”, senza specificare se fossero armi fornite o procurate degli inglesi. È noto che consiglieri militari inglesi, tuttavia, operano nei Paesi confinanti con la Siria insieme a francesi e statunitensi, addestrando capi ribelli ed ex-ufficiali dell’esercito siriano. Gli statunitensi li addestrerebbero anche sulla protezione di siti di armi chimiche in Siria”.
Inoltre, The New York Times nel suo articolo, “L’invio di armi via aerea ai ribelli in Siria s’espande con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e la Turchia hanno fortemente aumentato il loro aiuto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria negli ultimi mesi, espandendo il ponte aereo segreto per armi e attrezzature ai rivoltosi contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo i dati del traffico aereo, le interviste a funzionari di diversi Paesi e i resoconti di capi ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012 e proseguito ad intermittenza fino allo scorso autunno, s’è ampliato in un flusso costante e molto più grande alla fine dello scorso anno, come mostrano i dati. È cresciuto fino a comprendere più di 160 voli di cargo militari giordani, sauditi e qatarioti che atterrano all’aeroporto Esenboga nei pressi di Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani. Con la promessa di nuovi aiuti, l’importo complessivo degli aiuti non letali dagli Stati Uniti alla coalizione e ai gruppi civici nel Paese è di 250 milioni di dollari. Durante l’incontro, Kerry ha invitato le altre nazioni ad intensificare la loro assistenza, con l’obiettivo di fornire un miliardo di dollari di aiuti internazionali”. Gli Stati Uniti ammisero anche che ufficialmente armano e addestrano terroristi in Siria. L’articolo del Washington Post, “Le armi statunitensi arrivano ai ribelli siriani“, riferiva: “La CIA ha iniziato a fornire armi ai ribelli in Siria, dopo mesi di ritardo negli aiuti letali promessi dall’amministrazione Obama, secondo funzionari statunitensi e figure siriane. Gli invii verso il Paese iniziarono nelle ultime due settimane, insieme con l’invio distinto dal dipartimento di Stato di autoveicoli ed altra attrezzatura, un flusso di materiale che segna un importante escalation del ruolo degli Stati Uniti nella guerra civile in Siria”. I media e i governi occidentali forniscono la loro visione ed ora si aspettano che il pubblico a creda che “donazioni via twitter” e “rapine in banca” siano superiori a tale inedita impresa logistica multinazionale facendo prevalere al-Qaida sulle inesistenti “forze moderate” filo-occidentali in Siria e creando legioni di terroristi fantasma capaci di occupare intere province oltre i confini nazionali. Le prove semplicemente non convincono.
I rapporti del Centro antiterrorismo di West Point dell’US Army, “Bombardieri, conti bancari e rinforzi: al-Qaida dentro e fuori l’Iraq” e “Combattenti stranieri di al-Qaida in Iraq“, chiariscono che le legioni di al-Qaida/ISIS furono create, finanziate ed armate dagli Stati del Golfo Persico e rinforzate da combattenti stranieri provenienti dall’epicentro terroristico libico di Bengasi, e dall’Arabia Saudita in particolare. Tali legioni sono attive da quando furono create dalla CIA e dalle intelligence pakistana e saudita negli anni ’80, per combattere le forze sovietiche in Afghanistan.

Un pretesto per l’invasione della NATO
Il territorio occupato dall’ISIS attraversa il confine iracheno-siriano formando una regione quasi dalle stesse dimensioni della Siria. Baghdad chiede l’intervento straniero, e l’ISIS da alla NATO il pretesto perfetto occupando il consolato turco di Mosul, permettendo una nuova invasione dell’Iraq. I media occidentali sfruttano la famigerata brutalità dell’ISIS’, come decapitazioni di massa e centinaia di migliaia di civili in fuga, attuando chiaramente la campagna per influenzare l’opinione pubblica a favore dell’intervento. Invadere l’Iraq settentrionale permetterebbe alla NATO di giustificare operazioni contro la Siria orientale. In realtà, ciò che la NATO farà è stabilire la tanta desiderata “zona cuscinetto” da cui i terroristi possano lanciare efficaci attacchi in profondità nel territorio siriano. Con la Siria occidentale che torna alla pace e all’ordine dopo le vittorie del governo siriano, l’ultimo fronte dei fantocci della NATO è l’arco del terrore di al-Qaida lungo il confine della Turchia e quello orientale e settentrionale tra Siria e Iraq. La presenza della NATO nel nord dell’Iraq ostacolerebbe la logistica iraniano-siriana. L’idea di una tale zona cuscinetto gira almeno dal marzo 2012, quando fu proposta dalla Brookings Institution finanziata dalle corporations finanziarie degli Stati Uniti, nel “Medio Oriente, Memo# 21: Valutare le opzioni del cambio di regime” in cui si dichiara espressamente: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici concentrati in primo luogo su come porre fine alle violenze e avere l’accesso umanitario, secondo la direzione di Annan. Ciò può portare alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che verrebbero sostenuti da un potere militare limitato. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti sulla Siria e potrebbe mantenere Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che una vasta coalizione con l’appropriato mandato internazionale possa aggiungere un’ulteriore azione coercitiva ai suoi sforzi“.
Nell’Iraq, la NATO usa i propri ascari terroristici per creare il pretesto per riattuare la strategia della “zona cuscinetto”. La prospettiva di Stati Uniti, NATO e Stati del Golfo Persico che riforniscono l’ISIS in Iraq è un dramma ironico, in quanto prova definitiva che svela l’incursione brutale dell’ISIS quale opera collettiva di tale coalizione, avviata per fini insidiosi. Invece, una campagna antiterrorismo congiunta iraniano-iracheno-siriana dovrebbe essere condotta per schiacciare il corpo di spedizione terroristico dei mercenari della NATO, una volta per tutte.

2014-06-11T223604Z_1_LYNXMPEA5A0YD_RTROPTP_4_IRAQ-SECURITYTony Cartalucci, ricercatore di geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

SIIS in Iraq e Siria: vergogna su Obama mentre Hezbollah sostiene il mosaico

Murad Makhmudov e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 11 giugno 2014

iraqIl presidente Obama e gli altri capi di Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito dovrebbero essere ritenuti responsabili della ri-destabilizzazione dell’Iraq assieme alla destabilizzazione di Libia e Siria. Infatti, le conseguenze vengono sentite in Egitto, Libano, Mali, Tunisia e molto più lontano. Pertanto, i capi del Golfo e delle potenze occidentali assieme alla Turchia hanno scatenato forze che decapitano, massacrano minoranze, compiono attentati terroristici quotidianamente, distruggono monumenti e miriadi di altre barbarie. L’ex-capo degli USA George Bush junior iniziò la destabilizzazione dell’Iraq con scuse false e mendaci. Dopo anni finalmente si ha la stabilizzazione, nonostante il terrorismo sia una realtà in Iraq, e allora Obama apre le porte al caos che sostiene in Libia e Siria. Tale follia guida la grave crisi in Iraq a seguito del caos pianificato in Libia e Siria. Ironia della sorte, nonostante l’isteria di Israele e USA, Hezbollah in Libano supporta il mosaico del Levante. Dopo tutto, i cristiani in Siria fuggono e sono massacrati da terroristi e settari supportati da potenze del Golfo e Turchia. Naturalmente, il ruolo oscuro di USA, Francia e Regno Unito nell’inviarvi armi, combattenti e propaganda massiccia gioca un ruolo importante. Pertanto, Hezbollah è una potenza stabilizzante che opera assieme al principale partito cristiano in Libano di Michel Aoun. Questa realtà è ignorata comodamente da Israele e USA, perché non soddisfa il solito mantra contro Hezbollah. Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha avvertito della minaccia taqfira affermando: “Se tali (gruppi taqfiri) vincono in Siria, e se Dio vuole non accadrà, la Siria sarà peggio dell’Afghanistan“. Nasrallah continuava: “Se tali gruppi armati vincono, ci sarà un futuro per il Movimento Futuro in Libano? Ci sarà una possibilità per chiunque tranne i taqfiri, nel Paese?” Infatti, il recente attacco frontale totale dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham (SIIS) all’Iraq esprime vari motivi. Dopo tutto, è chiaro che il SIIS vuole staccare parti di Iraq e Siria creando uno Stato taqfiri da “anno zero dell’islamismo”, dove la mentalità salafita domini su tutto. Tuttavia, non è chiaro se il SIIS agisce sulla base della forza o perché le forze armate della Siria e i loro alleati, tra cui Hezbollah, respingono tali forze dal Paese. In entrambi i casi, è del tutto evidente che le forze centrali in Iraq devono iniziare a considerare un patto militare congiunto con la Siria, o almeno una maggiore cooperazione tra le due forze armate per attaccare il SIIS in modo coordinato. In altre parole, gli USA hanno in primo luogo destabilizzato l’Iraq sotto Bush figlio e poi tradito questa nazione con Obama quando sembrava che il peggio fosse passato, l’Iraq deve quindi avvicinarsi al governo della Siria. Dopo tutto, se il governo siriano cade, allora non solo crollerà il mosaico di questa nazione ma l’Iraq e il Libano subiranno terribili conseguenze ancora peggiori. Hezbollah l’ha pienamente compreso in Libano e assieme al governo della Siria è in prima linea nella guerra di civiltà, con cui taqfiri, petrodollari del Golfo e potenze occidentali cercano di schiacciare il mosaico del Levante.
Con i nuovi capi delle maggiori potenze della NATO e del Golfo, è chiaro che gli affiliati di al-Qaida e altri gruppi settari estremisti fioriscono. Nel nuovo ordine mondiale, da quando Obama è entrato in carica, è ovvio che al-Qaida e destabilizzazione si diffondono grazie ai petrodollari del Golfo e alle politiche torbide delle principali potenze occidentali. Pertanto, le varie forze settarie e taqfire crescono in tutto il Nord Africa, Africa occidentale, Medio Oriente e in altre parti del mondo, secondo gli intrighi del Golfo e occidentali. In altre parole, Usama bin Ladin era rintanato in un piccolo posto in Pakistan (chiaramente in cattiva salute, protetto dagli Stati Uniti e supportato dal  Pakistan) prima di essere ucciso. Tuttavia, oggi gli affiliati di al-Qaida e le forze settarie suscitano apertamente il caos per dei capricciosi torbidi obiettivi di politica estera. La ripetizione dell’Afghanistan degli anni ’80 e ’90 si rinnova in diverse nazioni perché le stesse potenze del Golfo e occidentali cercano di utilizzare la “bandiera terrorista e settaria”. Tuttavia, proprio come testimonia il contraccolpo dall’11 settembre, quando migliaia di innocenti furono uccisi, oggi l’Iraq  affronta tale ritorno di fiamma. La situazione di cui sopra è nauseante, perché in Siria gli stessi giocatori sono apertamente in combutta con vari gruppi terroristici, milizie settarie e forze mercenarie. In altre parole, tutte le decapitazioni in Siria da parte delle forze taqfiri e dell’esercito libero siriano (ELS) non significano nulla nei corridoi del potere delle prime nazioni del Golfo e occidentali. Allo stesso modo, la consapevolezza che le minoranze religiose in Siria affrontino un bagno di sangue, se il governo siriano crollasse, non sembra riguardare i soliti giocatori, pur sapendolo appieno. Tuttavia, il ritorno di fiamma in Iraq è una questione diversa, perché evidenzia il fallimento totale di Obama e di altre nazioni come il Regno Unito. Dopo tutto, migliaia di truppe alleate vi sono morte, e numerosi civili continuano a morire in Iraq. Eppure oggi è amico degli USA ma l’amministrazione Obama provoca quanto accade in Iraq per la propria politica contro il governo della Siria. Il SIIS lancia un’offensiva militare su Mosul e altre parti dell’Iraq. Nel frattempo l’amministrazione Obama ancora parla di assistere le varie forze in Siria, mentre l’Iraq è in fiamme e il Levante è minacciato. Attualmente, l’unica forza che redime è Hezbollah che rifiuta di piegarsi alle pressioni internazionali. Pertanto, in Siria le forze armate di questa nazione e altre forze fedeli al Presidente Bashar al-Assad resistono con Hezbollah preservando il ricco mosaico religioso del Levante. È giunto il momento che il governo iracheno unisca le forze con la Siria e Hezbollah perché gli amici degli USA inviano petrodollari del Golfo e jihadisti internazionali per diffondere il caos in Iraq.
Nasrallah ha dichiarato sull’Afghanistan: “Considerate l’esperienza dell’Afghanistan. Le fazioni jihadiste afghane combatterono uno dei due più potenti eserciti del mondo, l’esercito sovietico, che fu sconfitto in Afghanistan”. Tuttavia, Nasrallah continua: “C’erano alcune fazioni in Afghanistan dall’ideologia taqfira, esclusiva, discriminatoria, sanguinarie e omicida… le fazioni jihadiste afghane entrarono in un sanguinoso conflitto intestino… i jihadisti distrussero città e villaggi… cose che non fece neppure l’esercito sovietico… E ora, dov’è l’Afghanistan? Dal giorno in cui i sovietici si ritirarono ad oggi, portatemi un giorno in Afghanistan senza omicidi, feriti, profughi, distruzione e dove non sia difficile vivere. Portatemi un giorno di pace e felicità nella vita da tali (gruppi)...” Nonostante la realtà dell’Afghanistan, l’amministrazione Obama era disposta a vendere l’Egitto ai fratelli musulmani. Inoltre, sotto la supervisione sua e delle élite di Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito, allora affiliate ad al-Qaida e a varie forze settarie, furono avviate sommosse in molte nazioni. Infatti, l’Europa esporta sempre più terroristi taqfiri in Medio Oriente e altre parti del mondo. La realtà brutale è che Hezbollah e il governo della Siria si concentrano sulla conservazione del ricco mosaico del Levante. Tuttavia, le forze del settarismo e del terrorismo, apertamente supportate dagli amici di USA, Qatar, Arabia Saudita e Turchia, sono dedite a distruggere l’Iraq proprio come la Libia. Pertanto, l’Iraq dovrebbe riallinearsi con il governo della Siria ed Hezbollah, perché è del tutto ovvio che i petrodollari del Golfo e le ingerenze occidentali nel Levante sono alla radice dell’attuale avanzata del SIIS in tutta la regione.

Hezbollah-leader-Sheikh-Hassan-NasrallahTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra della NATO contro la Siria s’incarognisce

Tony Cartalucci Global Research, 10 dicembre 2013

379659L’occidente annaspa nel coprire la propaganda sulla Siria che un vincitore del Premio Pulitzer e l’Esercito elettronico siriano svelano.
Il giornalista vincitore del premio Pulitzer Seymour Hersh, che aveva avvertito già nel 2007 dei piani USraelo-sauditi per utilizzare al-Qaida quale ascaro per rovesciare il governo siriano, ha pubblicato un altro articolo dal titolo “Quale Sarin?“, in cui Hersh dice: “Barack Obama non ha detto tutto, questo autunno, quando ha cercato di fare sì che Bashar al-Assad venisse indicato quale responsabile dell’attacco di armi chimiche presso Damasco il 21 agosto. In alcuni casi, ha omesso importanti dati d’intelligence, mentre in altri ha presentato delle ipotesi come fatti. Più importante, non è riuscito a riconoscere ciò che era noto alla comunità d’intelligence degli Stati Uniti: l’esercito siriano non è l’unica parte nella guerra civile ad avere accesso al Sarin, l’agente nervino che secondo uno studio delle Nazioni Unite è stato utilizzato, ma senza valutarne la responsabilità nell’attacco missilistico. Nei mesi prima dell’attacco, le agenzie d’intelligence statunitensi produssero una serie di rapporti altamente classificati, culminando in un formale Ordine di Operazioni, un documento per la pianificazione di un’invasione terrestre, citando la prova che il Fronte al-Nusra, un gruppo jihadista affiliato ad al-Qaida, aveva appreso i metodi per produrre il Sarin in grandi quantità. Quando si verificò l’attacco di al-Nusra, se ne sarebbe dovuto sospettare, ma l’amministrazione scelse le informazioni che giustificassero l’attacco contro Assad.”
Il lungo articolo va avanti nei dettagli, nel modo in cui i leader occidentali manipolano intenzionalmente o addirittura fabbricano l’intelligence per giustificare l’intervento militare in Siria, stranamente simile alle bugie raccontate per giustificare l’invasione e l’occupazione dell’Iraq e l’escalation della guerra in Vietnam dal Golfo del Tonchino. Il rapporto rivela anche che al-Nusra, filiazione siriana di al-Qaida, è ritenuta dai servizi segreti statunitensi possedere da tempo armi chimiche. Questi sono gli stessi terroristi su cui Hersh aveva avvertito nel suo articolo del 2007 dal titolo “The Redirection: la nuova politica dell’amministrazione aiuterà i nostri nemici della guerra al terrorismo?“, che profeticamente dichiarava: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e il suo alleato Siria. Un sottoprodotto di queste attività è stato il rafforzamento dell’azione dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e solidali con al-Qaida“. Hersh mise in guardia l’opinione pubblica sul complotto occidentale che utilizza terroristi per rovesciare il governo sovrano della Siria (che si è svolto esattamente come ha predetto anni fa), così come il loro impiego di armi chimiche. Inoltre svelava il modo sistematico con cui l’occidente ha mentito sull’attacco chimico del 21 agosto 2013 a Damasco. Hersh ha riassunto nel suo ultimo articolo, ponendo una domanda fondamentale a coloro che ancora insistono nel dire che il governo siriano sia dietro l’attacco, e a cui non sono riusciti a rispondere: “La distorsione dei fatti sull’attacco del Sarin dell’amministrazione solleva una questione ineludibile: cosa sappiamo della volontà di Obama di allontanarsi dalla sua minaccia della ‘linea rossa’ per bombardare la Siria? Aveva affermato di avere prove ferree, ma improvvisamente decise di portare la questione al Congresso, e poi di accettare l’offerta di Assad di cedere le armi chimiche. Sembra possibile che a un certo punto abbia avuto davanti informazioni contraddittorie, con prove abbastanza forti da convincerlo a cancellare il suo piano di attacco ed accettare le critiche dei repubblicani.”
L’occidente ha abbandonato i suoi piani d’intervento militare in Siria, perché il mondo ha respinto la sua storia, e nonostante le assicurazioni dell’occidente di avere dati d’intelligence precisi, dopo molti mesi il coperchio è ancora ben chiuso. E’ chiaro che l’occidente voleva l’intervento militare nel peggiore dei modi, e non aveva alcuna vera intelligence che collegasse gli attacchi al governo siriano, che sicuramente avrebbe rivelato. Come sottolinea Hersh, non hanno mai avuto tali prove per iniziarla, dipendendo interamente dalla loro capacità di spacciare un altro mucchio di bugie.

Gli “esperti” da poltrona alla riscossa
Ma anche con la capitolazione dell’occidente in Siria, e nei mesi che passano senza un briciolo di prove credibili prodotte, i media occidentali continuano a perpetuare la narrazione originale. Tra questi ci sono ovviamente think-tank e facciate propagandistiche finanziati da corporazioni-finanziarie come la Brookings Institution, la rivista Foreign Policy, la Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD) e giornali di regime come il Guardian. In tutto questo primeggia l’autoproclamatosi esperto di armi Eliot Higgins, una facciata propagandistica 2.0 dell’occidente. L’inglese Higgins ha perso il lavoro e passa le sue giornate a scriminare sui social media “prove”, per farne poi analisi e relazioni. I media occidentali, avendo i propri propagandisti espulsi dalla Siria e molte “fonti” siriane smascherate nei miserabili tentativi di fabbricare e manipolare prove, hanno subito adottato Higgins elevando il blogger da poltrona ad “esperto analista.” Da allora, Higgins ha aderito al già screditato “Osservatorio siriano per i diritti umani”, un altro inglese su cui girano le favole siriane dell’occidente. Brian Whitaker del Guardian, sospettosamente vicino ad Higgins e al suo lavoro, ha recentemente pubblicato una sorprendente condanna del venerato giornalista vincitore del premio Pulitizer Seymour Hersh. In un pezzo dal titolo “Indagare sulle armi chimiche in Siria: il confronto Seymour Hersh – Moses Brown“, dove con “Moses Brown” si riferisce ad Eliot Higgins, Whitaker sostiene: “Nell’angolo blu, Seymour Hersh, uno dei giornalisti investigativi più famosi e ben pagati d’America. Nell’angolo rosso, Eliot Higgins, che si trova a casa in una città della provincia inglese a setacciare le sue scoperte internet, tweet e blog sotto lo pseudonimo di Moses Brown. Domenica, in un articolo di 5000 parole per la London Review of Books, Hersh ha suggerito che ribelli siriani, piuttosto che il regime, sarebbero responsabili degli attacchi chimici presso Damasco il 21 agosto. Lunedì, Higgins ha risposto sul sito di “Foreign Policy” demolendo il nucleo del ragionamento di Hersh in soli 1700 parole. Mentre cerca di riaccendere il dibattito sul “chi è stato” delle armi chimiche, l’articolo di Hersh ha involontariamente rivelato molto sulla natura mutevole del giornalismo investigativo. Hersh è della vecchia scuola. Opera in un mondo di contatti porta-a-porta, spesso fonti anonime ben piazzate, passaggio di frammenti di informazioni attorno cui costruisce un articolo che sfida la saggezza comune. Lo stile del giornalismo di Hersh ha certamente un posto, ma nell’era di internet è sminuito, come il lavoro sul web di Higgins ed altri dimostra continuamente”.
Whitaker tenta disperatamente di mantenere in carreggiata la nuova macchina propagandistica 2.0 del regime, manipolando i social media proprio nel modo con cui Hersh descrive venga manipolata l’intelligence pur di avere un qualsiasi risultato necessario a sostenere la narrazione prestabilita. Ciò che non si affronta è il fatto che il lavoro di Higgins dipende quasi interamente dai video pubblicati on-line da persone ignote e di cui può travisarne la natura, cosa fanno e per quali motivazioni, tale è la natura dell’anonimato sul web e perciò da sole queste prove sono inutili al di fuori del contesto geopolitico. Sia Whitaker che Higgins, che sostengono che il governo siriano sia responsabile degli attacchi, non riescono ad affrontare un’altra realtà lampante. Un attacco sotto falsa bandiera è volta apparire come opera del nemico. In altre parole, i terroristi in Siria utilizzano attrezzature, uniformi, armi e tattiche con cui accusare del crimine il governo siriano. Higgins ha dimostrato, finora, solo dettagli superficiali di un’operazione, convincendo proprio che si tratta di un attacco sotto falsa bandiera.

Le dichiarazioni secondo cui i terroristi non possono produrre o gestire correttamente le armi chimiche, sono false
Whitaker saluta il pezzo di Higgins su Foregin Policy dal titolo arrogante ‘L’errore chimico di Hersh’, ma in realtà, tutto ciò che fa Higgins è sottolineare aspetti specifici dell’attacco, alcuni dei quali confermati, altri impliciti, secondo cui potrebbe essere stata opera del governo o dei terroristi. La questione cui Higgins non riesce a rispondere è la motivazione del governo per effettuare tali attacchi a pochi chilometri di distanza da una base delle Nazioni Unite, mentre le forze governative già vincono decisamente la guerra con armi convenzionali? L’unico possibile scenario che porterebbe il governo siriano a perdere questo conflitto, sarebbe l’intervento militare straniero, e il modo migliore per arrivarci sarebbe utilizzando armi chimiche. Verso la fine del brano di Higgin, anche lui, come i suoi amici del Guardian, tenta di sostenere che al-Nusra, contrariamente all’articolo di Hersh, molto probabilmente non può produrre Sarin. Afferma: “Ho chiesto allo specialista di armi chimiche Dan Kaszeta la sua opinione. Ha paragonato la possibilità di Jabhat al-Nusra di usare armi chimiche ad un altro attacco terroristico con Sarin: la gassificazione nel 1996 della metropolitana di Tokyo a opera della setta Aum Shinrikyo. L’esperienza giapponese del 1994-1996 ci dice che anche un grande e sofisticato sforzo da milioni di dollari, una grande struttura dedicata e molto lavoro, si produce qualche litro di Sarin, non tonnellate“, ha detto Kaszeta. “Anche se l’attacco del 21 agosto fosse stato limitato agli otto razzi Vulcano di cui si parla, abbiamo uno sforzo industriale di due ordini di grandezza più grande di quello di Aum Shinrikyo. Si tratta di un impegno non banale e molto costoso, e dubito fortemente se qualcuno dei possibili attori non statali coinvolti abbia una fabbrica per produrlo. Dove si trova questa fabbrica? Dove si trovano i rifiuti? Dove sono le decine di persone qualificate, non un membro di al-Qaida, necessarie per produrre questa quantità di materiale.”
Naturalmente, definire al-Nusra attore non statale non è del tutto vero. Al-Nusra e altre reti estremiste in Siria ricevono sostegno da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele, almeno dal 2007. Dal 2011, il Qatar e la Turchia hanno avuto un ruolo immenso nel sostenere al-Nusra, con il membro della NATO, la Turchia, che le fornisce rifugio e anche supporto logistico. Higgins e il suo “esperto” si chiedono dove siano fabbriche, rifiuti e personale qualificato, la risposta più probabile è da qualche parte in una delle tante nazioni che supportano al-Nusra. Certamente hanno la capacità di produrre e trasportare gas in Siria, o viceversa, fornendo ad al-Nusra mezzi e personale per produrlo in Siria. Higgins e il suo mancato “esperto” presentano al-Nusra come dei cavernicoli ingenui con quattro soldi, quando anche il dipartimento di Stato degli USA ha ammesso che nel 2012 l’organizzazione terroristica operava a livello nazionale, effettuando centinaia di attentati in tutto il Paese. Nel tentativo di coprire la crescente influenza della filo-occidentale al-Qaida in Siria, molti racconti su “donazioni via twitter” furono diffusi per spiegare come al-Nusra si espandesse più velocemente dei cosiddetti moderati che ricevevano miliardi di dollari in attrezzature, addestramento, veicoli e armi dall’occidente e dai suoi alleati regionali. In realtà, quel torrente di denaro e armi finiva intenzionalmente nelle mani di al-Nusra e di altri gruppi estremisti.
Chiaramente, se qualcuno in Siria, oltre al governo, produce e distribuisce armi chimiche, sarebbe al-Nusra. Higgins, Whitaker e altri giornalisti propagano la storia ufficiale dell’occidente, secondo cui non solo è sicuro che il governo l’abbia fatto, perché le “prove” lo suggeriscono e perché i militanti non possiedono armi chimiche, ma anche perché i militanti che lottano contro il governo non possiedono l’addestramento per effettuare tali attacchi. Higgins ha fatto un lavoro magistrale dimostrando che tutti i militanti avrebbero bisogno di un camion e di un tubo metallico per lanciare le munizioni implicate negli attacchi. Riguardo l’addestramento nella gestione delle armi chimiche, la CNN ha rivelato che gli Stati Uniti da tempo se ne occupano. L’articolo della CNN del dicembre 2012, dal titolo “Fonti: gli USA supportano l’addestramento dei ribelli siriani nella protezione delle armi chimiche“, dichiarava che: “Stati Uniti e alcuni alleati europei impiegano contractor della difesa per addestrare i ribelli siriani su come assicurarsi le armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario statunitense e diversi alti diplomatici. L’addestramento, che si svolge in Giordania e in Turchia, comporta il controllo e la sicurezza dei depositi e la gestione dei siti e dei materiali bellici, secondo le fonti. Alcuni dei contractors sono in Siria per cooperare con i ribelli nel monitorare alcuni dei siti, secondo uno dei funzionari”.

L’Esercito elettronico siriano svela le e-mail fasulle dei depravati media occidentali
Anche se forse Higgins e compagnia si sono persi l’articolo della CNN, ora è noto che almeno Higgins e molti altri giornalisti sapessero che contactors statunitensi erano presenti sul campo in Siria, che i militanti avevano accesso alle armi chimiche e, soprattutto, ne pianificavano l’utilizzo in un attacco sotto falsa bandiera nei mesi precedenti l’attacco del 21 agosto a Damasco. L’Esercito elettronico siriano (SEA) ha pubblicato le e-mail di questa settimana tra il contractor statunitense Matthew Van Dyke e membri dei media occidentali, tra cui Higgins. Le e-mail indicano che i militanti avevano armi chimiche e ne progettavano l’utilizzo in un attacco per incastrare il governo siriano, per istigare un maggiore intervento straniero. L’e-mail del SEA sono state confermate da Higgins stesso in una serie di tweet autoincriminanti dove, punto per punto, tenta di spiegare tali schiaccianti rivelazioni.

SkidMark_Moses_SEA_Admission_Dec9_2013È vero, ma… lo spacciatore Eliot Higgins, alias Moses Brown, potrebbe presto andare in pensione anticipata da propagandista di regime, non grazie a certe ONG occidentali che si occupano di trasparenza, ma all’Esercito elettronico siriano, elencato dall’FBI quale “terrorista”.

Vandick_clip_image002Le e-mail rivelano corrispondenze multiple sulle armi chimiche finite nelle mani dei terroristi volti ad utilizzarle in un’operazione sotto falsa bandiera. I mecenati di Higgins e Van Dyke si trovano in Virginia, “presso DC” (Langley è in Virginia) e offerte di lavoro per Higgins da ONG e da un azienda della difesa per l'”intelligence open source”, la nuova parola d’ordine usata da Higgins e Whitaker riguardo la nuova forma di propaganda cui entrambi partecipano.

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Essere un propagandista è lucroso
Le e-mail mostrano la prescienza di armi chimiche nelle mani dei terroristi con cui ne pianificavano un’operazione sotto falsa bandiera. Higgins e altri ebbero questa informazione ed ora hanno anche l’articolo di Seymour Hersh, ma ancora avanzano l’argomento che i militanti non avevano né la capacità né i mezzi per effettuare gli attacchi. In realtà, sembra che i media occidentali e subalterni come Higgins, operino nel loro modo particolare per screditare una nozione affinché non sia neanche presa in considerazione. In altre parole, una concertata cover-up. Le e-mail di cui sopra, e altre in cache di grandi dimensioni, rivelano anche la possibile motivazione per queste menzogne. I cosiddetti giornalisti e ricercatori che spacciano la favola occidentale, sembrano godere di una vasta serie di offerte lucrose, così come di finanziamenti, per continuare il lavoro in cui sono già coinvolti. Ciò naturalmente, solo nel caso in cui i loro racconti coincidano con quelle di istituzioni, aziende e singoli individui finanziatori. Perché Higgins doveva parlare anche della possibilità di un attacco sotto falsa bandiera, quando tutto ciò l’avrebbe allontanato dal regime di cui così avidamente vuole essere parte? Il suo recente articolo su Foreign Policy e la sua promozione incessante del Guardian, sono favori che richiedono reciprocità, indicando una linea che spaccia le storie notoriamente ingannevoli di Higgins e di altri.
Higgins, Guardian e Foeign Policy sono pronti a screditare il giornalista Seymour Hersh per proteggere i loro interessi, illuminando così la profondità della depravazione in cui operano questi “nuovi” media che Whitaker celebra. Peggio per l’occidente, se la trasparenza e la responsabilità che sostengono di difendere non venissero controllate dal SEA, “un’organizzazione terroristica” secondo l’FBI, saremmo portati a credere a truffatori come Whitaker, Higgins e Van Dyke secondo cui il governo siriano e i loro sostenitori sono i cattivi, ma nelle loro parole e azioni vediamo la verità.

Nota:
La serie intera di e-mail svelate dal SEA che indicano Van Dyke e giornalisti associati, quali individui assolutamente depravati, ingannevoli e senza scrupoli, guidati da avidità e narcisismo incontenibili. Le e-mail rivelano anche “i carichi di aiuti” usati per portare armi e combattenti stranieri, che i siriani sono quasi tutti con il governo e che la cosiddetta rivoluzione è “falsa”. Van Dyke viene accusato di aver cospirato per uccidere un uomo e tutta la sua famiglia per una banale disputa personale, e molto, molto di più. I lettori sono invitati a spulciarne gli archivi e di seguire il SEA su Twitter@Official_SEA16.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come costringere l’opposizione armata siriana ai colloqui

Boris Dolgov Strategic Culture Foundation 22/11/2013

1234386I tentativi di distruggere la nazione siriana non hanno tregua dal marzo 2011, il che significa che sono ormai in corso da oltre due anni e mezzo. Durante questo periodo, molte decine di migliaia di persone hanno perso la vita (fino a circa 100000). Milioni sono i rifugiati, alcuni di questi sono profughi interni costretti ad abbandonare le case per sfuggire alle violenze dei gruppi armati anti-governativi che danno la caccia particolarmente alle minoranze religiose, cristiani, arabi, curdi e armeni. Molti vivono in condizioni di estrema difficoltà, e non hanno abbastanza da mangiare. In  conseguenza dei pogrom dei gruppi armati criminali che terrorizzano alcune regioni della Siria, l’infrastruttura produttiva del Paese è stata danneggiata. La crisi è aggravata dalle sanzioni imposte contro la Siria dagli Stati Uniti, da un certo numero di Paesi dell’UE, dalla Turchia e dalle monarchie del Golfo Persico. L’importo totale dei danni inflitti alla Siria nel conflitto equivale a quasi 100 miliardi di dollari, e gli esperti ritengono che la ricostruzione del Paese richiederà almeno 10 anni.
Quasi fin dall’inizio, il conflitto siriano non è stato un affare locale. L’incertezza data da una serie di problemi socio-economici e politici che scontentavano quote della popolazione fu abilmente sfruttata da forze esterne, fomentando il conflitto interno siriano finanziando e armando i gruppi estremisti e inviando mercenari stranieri in Siria. L’obiettivo dell’uso della forza esterna era rovesciare il governo di Bashar al-Assad, così come frammentare e distruggere la Siria in quanto alleato dell’Iran e del movimento Hezbollah. Secondo dati ufficiali, ci sarebbero attualmente più di 1000 gruppi armati antigovernativi operanti in Siria. Il numero totale di militanti coinvolti nell’assalto è oltre 70000. Un numero significativo di mercenari stranieri proviene da più di 80 Paesi da tutto il mondo, compresi Stati Uniti, Europa, Asia centrale, le regioni della Russia del Nord del Caucaso e del Volga. Chi supporta i “jihadisti” in Siria non nasconde il fatto che continuerà a  sostenerli. L’Arabia Saudita ha recentemente deciso di destinare ampie somme di denaro per addestrare altri mujahidin da inviare in Siria. Inoltre, sulla base delle dichiarazioni del presidente Obama, dovrei ricordare che il pianificato attacco militare degli Stati Uniti alla Siria non è stato annullato ma solo rinviato. Allo stesso tempo, un accordo di principio tra Russia e Stati Uniti sulla necessità della conferenza Ginevra-2 suscita la speranza che una soluzione politica alla crisi siriana possa essere trovata. La Siria adempie scrupolosamente a tutti i requisiti dell’accordo per il trasferimento della armi chimiche alla comunità internazionale, per distruggerle; tutto ciò viene confermato dai rappresentanti della Organizzazione Internazionale per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC). Il governo siriano ha ripetutamente espresso la volontà di partecipare alla conferenza di Ginevra 2. Damasco ha un approccio costruttivo sulla questione della soluzione politica in Siria, come confermato in una telefonata tra Bashar al-Assad e Vladimir Putin del 14 novembre 2013. Inoltre l’opposizione patriottica interna è disposta a dialogare con le autorità. Questa parte dell’opposizione siriana è composta dalle Commissioni di cooperazione, che includono i rappresentanti di 13 partiti; il Fronte Nazionale per il Cambiamento e Liberazione; la Coalizione delle Forze per il cambio pacifico che comprende 16 partiti; e i movimenti che esprimono gli interessi della comunità curda. I curdi hanno già formato i loro governi locali nelle zone che abitano nel nord della Siria.
Riguardo l’opposizione siriana esterna, rappresentata dalla Coalizione Nazionale delle forze di opposizione e rivoluzionarie (NCORF) che l’occidente si era affrettato a riconoscere come “unico legittimo rappresentante del popolo siriano“, ha dichiarato la volontà di partecipare alla conferenza di Ginevra 2, da un lato, ma dall’altro ha avanzato deliberatamente condizioni inaccettabili per coloro che desiderano partecipare alla conferenza, esigendo un termine per l’abbandono del potere da Assad. Il NCORF in nessun modo rappresenta tutta l’opposizione esterna. Vi è un certo numero di gruppi armati dell’opposizione che continua le azioni militari sia contro l’esercito siriano e sia tra essi, mentre terrorizzano la popolazione locale. Tra questi l’esercito libero siriano (ELS), che esplode dividendosi tra coloro che si affiancano alle forze governative e coloro che raggiungono gli islamisti radicali. I più grandi gruppi islamisti sono il Fronte Nusra e lo Stato Islamico della Siria, affiliati ad al-Qaida.
Il raggiungimento di una soluzione politica alla conferenza di Ginevra 2 (se ha luogo) è una questione relativamente complessa. Allo stesso tempo, se c’è volontà politica, in primo luogo da parte dei leader delle maggiori potenze e dei centri regionali di potere, trovare una soluzione alla crisi siriana è del tutto possibile; il ministro degli Esteri russo ha annunciato che “l’opposizione esterna siriana non deve essere convinta a partecipare ai colloqui, deve esservi costretta.” Ma come farlo? Dichiarando attraverso l’ONU che solo le forze politiche che s’impegnano a cessare di combattere e ad avviare il dialogo nazionale, saranno riconosciute come legittimi rappresentanti del popolo siriano. Stabilendo un cessate il fuoco tra tutte le parti che si deve rispettare. Quei gruppi che si rifiutano di rispettare il cessate il fuoco dovrebbero essere riconosciuti, sempre attraverso le Nazioni Unite, quali organizzazioni terroristiche (il Fronte Nusra, per inciso, è già nella lista degli Stati Uniti di tali organizzazioni). In accordo con la risoluzione delle Nazioni Unite, le sanzioni internazionali dovrebbero essere imposte contro le organizzazioni terroristiche e i loro sponsor…
Tenendo a mente il crescente ruolo della Russia in Medio Oriente, la diplomazia russa potrebbe svolgere un ruolo di primo piano nel risolvere la crisi siriana, soprattutto dato che la crisi ha già un impatto diretto sugli interessi della sicurezza nazionale della Russia.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.




Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come l’Egitto ha sventato il complotto di Ayman Zawahiri, Muhammad Mursi e Rashid Ghannuchi

Karim Zmerli, Tunisie-Secret, 3 novembre 2013

Le telefonate intercettate dai servizi egiziani mostrano l’estensione della congiura dei Fratelli musulmani e del loro braccio terroristico al-Qaida nella cosiddetta “primavera araba”. L’alleanza strategica tra Muhammad Mursi e Ayman Zawahiri è esattamente la stessa che il capo di al-Qaida ha stabilito con Rashid Ghannuchi, via Ansar al-Sharia. Ciò che succedeva in Egitto spiega cosa accadrà in Tunisia. Le rivelazioni dei quotidiani al-Ahram e al-Nahar.

obama-is-a-terrorist-Secondo i due principali quotidiani egiziani, al-Ahram e al-Nahar, le accuse contro Muhammad Mursi, che il governo non osa rivelare, sono molto più gravi di ciò di cui è stato accusato finora. Vi sono quattro telefonate che Mursi ebbe, direttamente o indirettamente, con il leader di al-Qaida, l’infame Ayman Zawahiri. Questo caso ci permette di capire il grado di coinvolgimento di al-Qaida nella “primavera araba” e di dedurre, dal caso egiziano, ciò che accade in Tunisia. Ayman Zawahiri è il successore del capo di al-Qaida Usama bin Ladin. Da giovanissimo attivista, il medico aderì alla setta dei Fratelli musulmani nel 1966. Nel 1979 fondò Jihad Islamica, l’organizzazione terrorista responsabile dell’assassinio di Sadat, il 6 ottobre 1981. Condannato e rilasciato dopo tre anni di prigione, si recò in Sudan e poi si unì ai jihadisti in Afghanistan per “colpire l’Armata Rossa sovietica.” Secondo l’Imam Sayad, ex-leader spirituale di Jihad islamica, nel suo libro “La vergogna della deroga” (2008), Ayman Zawahiri ha lavorato per un servizio estero attuando operazioni contro l’Egitto. Sul suo conto, vi è il tentato assassinio del primo ministro egiziano Atif Sidqi (1993) e il massacro di Luxor (62 morti), che gli valsero la pena di morte nel 1999. Nel suo libro, scritto insieme a bin Ladin, il “Fronte islamico mondiale contro ebrei e crociati” (1998), sostiene la jihad globale e la distruzione dei regimi arabi. È da quella data che la Jihad islamica si fuse ufficialmente con al-Qaida. Dopo la ben pianificata liquidazione di bin Ladin, Ayman Zawahiri divenne il n°1 di al-Qaida, nel giugno 2011. Per gli anglo-statunitensi era necessario un nuovo “partner” in questa nuova fase della “primavera araba”! Dalla sua nomina, intervenne per due volte via video per congratularsi con i tunisini per la loro “rivoluzione divina”.
Assicuratosi che il potere fosse irreversibile e che nessuno osasse sfidare il supporto degli Stati Uniti al loro progetto teocratico, Muhammad Mursi non ebbe paura di discutere con Ayman Zawahiri e Rashid Ghannuchi non nascose più la sua appartenenza alla Fratellanza musulmana islamista internazionale. Questi due lacchè dell’imperialismo si sentirono più invulnerabili del loro fratellino Barack Hussein Obama, dato il supporto finanziario del Qatar, che concesse al primo (Muhammad Mursi) 8 miliardi di dollari, e al secondo (Rashid Ghannuchi) 3 miliardi di dollari, affinché questi due Fratelli musulmani usurpassero ‘democraticamente’ il potere in Egitto e Tunisia. Con questo accordo tra gentiluomini, Muhammad Mursi dovette concedere quasi la metà del Sinai alle autorità islamiste di Gaza, in particolare ai terroristi di Hamas, a vantaggio d’Israele, e Rashid Ghannuchi dovrebbe concedere agli statunitensi una grande base nel sud della Tunisia, di cui abbiamo rivelato l’esistenza e la cui costruzione è quasi completata. Questa base sarà operativa all’inizio del gennaio 2014.
La prima telefonata registrata dai servizi egiziani indica l’accordo sulla collaborazione tra i Fratelli musulmani e al-Qaida, attraverso Muhammad Qairat al-Shatir, ricco camorrista e prima viceguida suprema dei Fratelli musulmani, Muhammad Zawahiri, fratello di Ayman Zawahiri, il terrorista islamico n°1 del mondo. La seconda telefonata tra Muhammad Mursi e Muhammad Zawahiri parla dell’avvio della collaborazione tra la presidenza egiziana e i Fratelli musulmani, da un lato, e dei Fratelli musulmani con al-Qaida, dall’altro, “per creare cellule nel Paese al fine di proteggere il nuovo governo“. In cambio, Mursi s’impegnava ad “attuare la sharia affermando che la Fratellanza musulmana, dovendo ancora prendere il potere, aveva bisogno del sostegno di tutti, non potendo attuare immediatamente il modello afgano” e che “procederà in modo progressivo” (si pensi alle confidenze di Rashid Ghannuchi ai salafiti di Ansar al-Sharia). Si scopre anche che, su richiesta di Ayman Zawahiri, Muhammad Mursi aveva liberato dei membri di al-Qaida imprigionati ai tempi di Mubaraq. La lista da amnistiare fu preparata da Muhammad Zawahiri e dal fratello Ayman, e poi presentata al Presidente della Repubblica d’Egitto che l’aveva convalidata. La stessa cosa è successa in Tunisia. I terroristi che compirono l’attentato contro la Griba di Djerba nel 2002 e portato all’operazione Sulaiman nel 2006, furono graziati da Monsif Marzuqi su richiesta di Rashid Ghannuchi, sotto il comando di Ayman Zawahiri.
Nella terza telefonata, Muhammad Mursi prometteva che sotto il suo governo non avrebbe mai incarcerato dei membri di al-Qaida. I due partiti dei Fratelli musulmani e di al-Qaida decisero di creare campi di addestramento per jihadisti nel Sinai, una pretesa “obbligatoria” di Ayman Zawahiri. Muhammad Mursi disse che era possibile soprattutto perché “non aveva alcun modo di costituire forze paramilitari per far fronte a qualsiasi tentativo di colpo di Stato.” Mursi effettivamente fornì quattro campi di addestramento ai jihadisti nel Sinai. La stessa cosa in Tunisia, con il pretesto che i jihadisti sono volontari per la guerra in Siria. La quarta telefonata fu registrata il 30 giugno 2013, il giorno del suo insediamento alla presidenza egiziana. Si svolse alla presenza di Shaiqa Assad e di Rafaa Tahtawi. Mursi chiese a Zawahiri d'”iniziare a colpire l’esercito nel Sinai, a difendere la propria legittimità perché ha già elementi che vogliono rovesciare il regime“. Nel pomeriggio, Muhammad Qairat al-Shatir incontrò una delegazione di jihadisti in presenza di Muhammad Zawahiri, chiedendogli di proteggere i musulmani e la presidenza dei fratelli da eventuali golpisti. Sappiamo il resto.
Tunisie-Secret non ha aspettato la nota analitica di Aaron Y.  Zellin dell'”Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente”, pubblicata il 25 ottobre, per svelare all’opinione pubblica tunisina i legami strutturali fra al-Nahda e Ansar al-Sharia, e le relazioni “fraterne” tra Rashid Ghannuchi e Saifallah bin Hassin, il mercenario di al-Qaida in Tunisia. Ma Aaron Y.  Zllin, la cui pubblicazione della nota non è casuale (!), dimenticava di dire che Muhammad Zawahiri ha visitato la Tunisia per incontrare, nella massima segretezza, Rashid Ghannuchi nel gennaio 2012, con una falsa identità e un passaporto sudanese. L’incontrò nuovamente a Doha, ai primi di giugno dello stesso anno, in presenza di Yusif Qaradawi. Ciò che è vero per l’Egitto è vero per la Tunisia. Su richiesta della CIA, i lacchè dell’imperialismo e del sionismo, Muhammad Mursi e Muhammad Badie in Egitto, e Rashid Ghannuchi e Monsif Marzuqi in Tunisia, volevano integrare al-Qaida nel gioco “democratico” post-rivoluzionario. Da un lato, questa strategia li ha affiancati a degli alleati temibili  e ingombranti, e in secondo luogo, gli statunitensi hanno dato un contributo capitale ad al-Qaida, divenendo un prezioso ed efficace esecutore dei loro piani in Siria, Iraq e Iran. Fu il generale Abdelfattah al-Sisi che ha sventato questo piano diabolico. Da qui la fobia di Ghannuchi e Marzuqi nel vedere lo scenario egiziano riprodursi in Tunisia.

Rached Ghannouchi, leader of the Islamist Ennahda movement, Tunisia's main Islamist political party, delivers a speech during a meeting regarding International Women's Day in Tunis
Butefliqa conferma i piani per una base militare statunitense in Tunisia
Karim Zmerli, Tunisie-Secret,  6 settembre 2013

Il presidente algerino ha confermato ciò che abbiamo rivelato meno di una settimana prima. Vale a dire l’idea di una base militare statunitense nella regione di Ramada. Oltre a due coraggiosi siti d’informazione, i media tunisini hanno trattato le nostre informazioni con omertà, o accusando Tunisie-Secret di disinformazione! Oggi, trasmettono la dichiarazione esplosiva del Presidente Butefliqa, senza spiegare ai loro lettori i pro e i contro di questo caso. Ecco la nostra risposta ai nostri “colleghi” in Tunisia, così come all”ambasciatore degli Stati Uniti in Tunisia, che lo stesso giorno e sul nostro sito, aveva smentito la nostra informazione.

5807993-8658592In tutti i casi si è dimostrato, per quasi due anni (intervista a Ben Ali, omicidi politici di Tariq Maqi e Shuqri Belaid, il ruolo del Qatar nella destabilizzazione della Tunisia, il rientro in Tunisia del terrorista binladiano Tariq Marufi, il tradimento del generale Amar, il progetto islamico-fascista di al-Nahda, la spedizione jihadista in Siria, uomini d’affari disonesti, la frode elettorale dell’ottobre 2011…), non abbiamo mai cercato si disinformarvi o manipolarvi. A differenza di molti altri siti d’informazione tunisini, non siamo legati ad alcun partito politico, racket, camarilla di un qualsiasi Paese. Siamo completamente liberi e decisamente indipendenti. La base militare degli USA a Ramada non è né un sogno né disinformazione o manipolazione, o una cospirazione. E’ un fatto provato che abbiamo segnalato come tale perché la nostra fonte è indiscutibilmente affidabile. Non abbiamo pubblicato alcuna immagine satellitare e nessuna immagine topografica. Altri siti che hanno ripreso la nostra notizia, hanno fatto questo tipo di presentazione. Ma è pur vero che la base esiste. L’ambasciata degli Stati Uniti in Tunisia lo nega bellamente (vedasi la figura seguente), l’agente di Freedom House, Nureddin Bhiri, ha avuto l’ardire di dichiarare che “Queste voci sono destinate a minare la stabilità dello Stato” (TAP 4 settembre 2013). Ma questa base esiste. Questione di buon senso comune per le menti acute, se questa informazione era falsa, perché l’ambasciata degli Stati Uniti s’è presa il fastidio di negarlo lo stesso giorno e sulla pagina facebook di Tunisie-Secret? Perché Nureddin Bhiri, alias Mr. “Negazione”, che corrompe la giustizia salendo sulle spalle dei familiari dei prigionieri politici, ha tenuto una conferenza in cui si sentiva in dovere di smentire la “voce”? Tunisia, enorme base militare degli USA a Ramada

5823615-8684312Già nell’agosto 2012, durante il suo primo contatto con la stampa tunisina, il proconsole Jacob Walles aveva detto che “gli Stati Uniti non hanno basi militari in Tunisia e non hanno intenzione di andare in questa direzione,” aggiungendo che il suo Paese era disposto ad aiutare la Tunisia a “proteggere i suoi confini, affrontando il pericolo del terrorismo.” Aiutarla “supportando l’addestramento e la logistica in campo militare e nelle istituzioni della sicurezza“! Ora, questo potrebbe essere letto sul sito molto politicamente corretto di Leaders, del 28 marzo 2013: “Non c’è mai stata una questione per installare una base militare statunitense in Tunisia. Si tratta di “voci infondate”, ha detto il colonnello-maggiore Muqtar bin Nasr, portavoce del dipartimento della Difesa nazionale, reagendo alle false informazioni diffuse da alcuni media e social network. Il portavoce aveva detto alla TAP che l’incontro tra il generale Carter Ham, comandante dell’US Africa Command (AFRICOM), e il generale Rashid Amar, Capo di Stato Maggiore della Difesa, fu “una cortesia e un addio” per l’imminente pensionamento del generale statunitense (…) Gli Stati Uniti  chiesero il rafforzamento del coordinamento della sicurezza regionale tra Tunisia, Libia e Algeria per meglio affrontare le minacce sul territorio. Conservando al Nord Africa l’ultima visita nel continente africano prima del suo ritiro, il generale Carter Ham, comandante delle forze USA in Africa (Africom), ebbe una serie di colloqui a Tunisi con il capo del governo, Ali Larayadah, il nuovo ministro degli interni, Lutfi bin Jeddu e il Capo di Stato Maggiore congiunto, generale Rashid Amar. “Ci siamo concentrati, ha detto ai giornalisti, sulle sfide alla sicurezza evocando il tipo di assistenza che può essere fornita, in particolare in rapporto alle minacce di AQIM, nota non solo per la violenza e l’estremismo del gruppo che imperversa nella regione, tra i più potenti per  equipaggiamenti e risorse finanziarie. E’ chiaro che avendo un’organizzazione in molti Paesi, cerchi di affermarsi in Tunisia”. Il giornalista di Leaders concludeva: “Il comandante di AFRICOM ha detto che i suoi colloqui a Tunisi esplorarono alcune forme di cooperazione bilaterale e che l’incontro tra i funzionari dei due Paesi sviluppa la strategia in questo senso, seguendo le esigenze di Tunisia e gli interessi reciproci. Con il capo del governo, in particolare, ha osservato “un’attenzione molto alta” sulle questioni di sicurezza che mette in primo piano nelle sue preoccupazioni“.
Fu il 5 settembre 2013 che lo schiaffo svegliò gli scettici, i mercenari dei “liberatori” statunitensi e i cortigiani di al-Nahda. Il Presidente Abdelaziz Butefliqa disse che “l’Algeria non accetterà alcuna base militare ai suoi confini, anche se in nome della lotta contro il terrorismo.” Tutta la stampa algerina ne aveva parlato, e secondo al-Jajr,questa replica della presidenza algerina segue la richiesta statunitense agli algerini di creare una base militare, dopo il consenso e la predisposizione all’installazione di questa base dei tunisini”. Non si poteva essere più chiari. Il Presidente Butefliqa infatti dedicò la riunione del 2 settembre 2013, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’esercito algerino, Generale Ahmad Qaid Salah, alla situazione della sicurezza nei confini orientali di Algeria, condivisi con la Tunisia e la Libia. In questa riunione si discusse delle decisione di Ghannuchi e Marzuqi di dichiarare zona militare chiusa i confini meridionali. In tale occasione il presidente algerino ribadiva il rifiuto di qualsiasi presenza straniera ai confini del proprio Paese, una risposta diretta alla richiesta degli Stati Uniti che il governo fantoccio e venduto della Tunisia aveva già approvato.
Ai manipolatori, giornalisti corrotti, scettici o creduloni, si ricorda che il progetto di questa base militare degli Stati Uniti risale a qualche anno fa. Ecco la prova, ciò che scrisse la serissima rivista Jeune Afrique il 12 gennaio 2004, “Si ritiene che un recente studio condotto da James Carafano e Nile Gardine per conto della Fondazione Heritage, un think-tank vicino al partito Repubblicano (“L’assistenza militare degli Stati Uniti all’Africa: la soluzione migliore”), gli Stati Uniti erano pronti a riconsiderare la loro presenza militare nel continente. Il Nord Africa ora dipende dal Comando centrale (Centcom), di Doha, in Qatar, e l’Africa sub-sahariana dal Comando europeo (Eucom). Lo studio raccomanda la creazione di due basi militari statunitensi in Marocco e Tunisia, per preposizionare truppe ed attrezzature. Questo permetterebbe alle forze statunitensi di rispondere rapidamente, se necessario, in qualsiasi punto del continente”. Ecco testualmente quanto scritto da Jeune Afrique nelle sue note confidenziali, nove anni fa. Ecco il risultato di questo accordo. Alla fine del 2006, la base statunitense in Marocco è stata attivata, il che probabilmente spiega perché l’oligarchia di sua maestà non è stata spazzata via dal fango della “primavera araba”! Come abbiamo detto nel nostro precedente articolo, al momento Ben Ali, Muammar Gheddafi, Hosni Mubaraq e Butefliqa dissero di no a George W. Bush. Se le vere intenzioni degli Stati Uniti fossero state di combattere gli islamo-terroristi nel Maghreb, avrebbero cominciano liberando la Tunisia da Rashid Ghannuchi e dalla sua setta, che hanno messo al potere. Se tali erano le loro intenzioni, “avrebbero ripulito il bagno” (la frase è di Putin sui terroristi ceceni), dal libico Abdelhakim Belhadj, ex-servo di bin Ladin e mercenario dei servizi inglesi e statunitensi. Se tali erano le loro intenzioni, avrebbero cessato di sostenere finanziariamente e logisticamente la barbarie islamofascista in Siria. Se tali erano le loro intenzioni, l’avrebbero ordinato ai ratti di Arabia Saudita e Qatar, i principali finanziatori e ideologi degli islamo-terroristi in Africa del Nord, Medio Oriente, Africa ed Europa. Ma dal 2003 in Iraq, la strategia degli Stati Uniti è perfettamente chiara: usare la feccia di al-Qaida come burattino per infiltrasi nel mondo arabo con pretesti fasulli, che non ingannano più nessuno, sulla lotta contro il terrorismo da loro stessi creato. Questa obiettiva e machiavellica alleanza permette agli statunitensi di limitare l’espansione della Cina nel mondo arabo e di tenere fuori i russi, che riescono ancora a tenere la Siria e l’Algeria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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