Sarkozy e la Siria: l’avventura sta per finire!

Leon Camus, Geopolintel 20 gennaio 2012

La marea sta innegabilmente scendendo… Un giornalista muore ucciso dai ribelli mostrandoci il loro vero volto e l’arcivescovo di Aleppo, Jeanbart, accorda due interviste pubbliche simultanee, una pubblicato dall’onorevole corrispondente di Le Figaro Malbrunot, l’altra trasmessa sul canale pubblico France 24 … osservazioni fuori dal consenso che costituiscono forse dei segnali – anche se discreti – di una possibile inversione francese sul dossier siriano? Ora gli stati maggiori, in Francia e Germania, sembrano ormai del tutto sfavorevoli a un nuovo intervento nel Levante, mentre la contestazione sta mostrando segni di stanchezza… non fosse per gli attacchi crudeli da parte di sicari supervisionato e addestrati dalle forze speciali dell’asse demoniaco Parigi-Londra-Washington-Tel Aviv.
Così il tempo comincia a giocare certamente a favore del Baath e degli alawiti al potere! Ma anche della modernizzazione della Siria e delle sue istituzioni, perché no tutto il male viene per nuocere, e se la Siria non si spezza, se sfugge al caos programmato e alla guerra civile, poi al- Assad potrebbe certamente promulgare una nuova costituzione e rompere l’egemonia della politica Baath siriano, integrando o combinando tutte le iniziative sociali, culturali e confessionali senza esclusione – la questione del ruolo della Fratellanza Musulmana non è stata ancora decisa – come parte di un patto repubblicano e secolare ardentemente desiderato dalle comunità cristiane.
Inoltre le forze armate occidentali, tra cui gli Stati Uniti, colpite dal fiasco amaro in Iraq e in Afghanistan – il gatto scottato teme l’acqua fredda – non sono entusiasti della prospettiva di una nuova avventura militare in Siria, e oltre, in Iran. Perché la Siria non è la Libia, è un boccone grosso, che è anche più “attrezzato” dalla Russia da poco tornata dalla sua prima posizione di forte sostegno a Damasco! Quindi un’altra battuta d’arresto per il signor Sarkozy, diplomatica e militare questa volta, dopo la umiliante degradazione del rating da tripla-A dell’economia esagonale. Il subacqueo dell’Eliseo, perdendo ad uno ad uno le sue carte vincenti, soprattutto quella, a cento giorni dalle elezioni presidenziali, di apparire ancora una volta un signore della guerra … e così come non si cambia cavallo in mezzo al guado, durante le ostilità il popolo sovrano non dovrebbe licenziare il comandante supremo! Eppure, il presidente francese DOC sembra in questi giorni segnato da una feroce sfiga e appare ormai quasi nudo come un perdente all’alba sui gradini di un casinò … Tanto, che la questione si pone ora se potrebbe o meno finire per rinunciare a un secondo mandato? Chi lo sa?

La morte di un giornalista manipolata e sfruttata dai cinici
Gilles Jacquier, reporter di France 2, morto l’11 gennaio a Homs in Siria centrale, vittima di un razzo anticarro, che nell’attacco che ha provocato ha lasciato otto morti e 25 feriti. Dice [AFP]: “Davanti l’ospedale di Zahira, una folla di pro-Assad si era formata scandendo slogan pro-regime.  Improvvisamente un colpo di lanciarazzi anticarro ha colpito la folla … I giornalisti si precipitano a vedere, e in quel momento un secondo razzo ha colpito mortalmente Jacquier. “
Le cose sembrano semplici, e no. Il giorno dopo, il signor Juppe finora ministro degli esteri, ha chiesto che “un’inchiesta dovesse essere condotta in modo che fosse fatta piena luce sulle circostanze di questa morte!” [Parigi sospetta una manipolazione - Le Figaro 13 gennaio] Le cose sembravano ancora abbastanza chiare, ma l’Eliseo – per il quale “tutto fa brodo” – invece di lamentare la morte di un funzionario francese – France2 è un servizio pubblico, non è vero? -  non poteva non cavillare e non cercare pidocchi nella testa delle autorità siriane, il che significa che potrebbero essere gli istigatori delle sparatorie mortali (1).
Il senso comune non richiede di vedere in questo incidente una di quelle tristi vicende della guerra? Una guerra che subiscono i siriani a credere alle testimonianza che si moltiplicano, come quella dell’arcivescovo di Aleppo, Jean-Clement Jeanbart [FR24 13 gennaio 2012]. Ma è vero il contrario, come leggiamo, vediamo e sentiamo su questi vettori della propaganda che sono oggi i nostri liberi media, attivi sostenitori di tutte le interferenze e le guerre a colpi di bilanci manipolati e di informazioni distorte. Perché la distanza è sempre più ampio tra le informazioni “non allineate” sul caso siriano e ciò che i i media ufficiali dicono della ribellione … dandoci, ad esempio, per oro colato i “5000 morti per la repressione“. Dato avanzato, senza alcun fondamento serio, dal Segretariato generale delle Nazioni Unite [i cui elicotteri della pace e dell'armonia universale hanno partecipato attivamente ai bombardamenti del palazzo del Presidente della Costa d'Avorio, Laurent Gbagbo] e che non opera nessuna distinzione tra le vittime effettivamente dovute alle operazioni delle forze dell’ordine e quelle relative alla violenza delle fazioni dissidenti, tra cui, tra gli altri, Gilles Jacquier ha pagato con la vita!
Inoltre non è  un po sconveniente accusare in fretta, prima di qualsiasi indagine, anche se si è stabilito che la Francia è solo uno dei dinamitardi stranieri che lavorano sia all’interno che al di fuori del territorio della Siria, in Libano e Turchia? Non è questo il caso delle più bella specie di inversione di accusa, ossia di “proiezione” delle proprie intenzioni e efferatezze sugli altri? Cosa che la dice lunga sulla doppiezza e la capacità ai colpi bassi della squadra al timone di Parigi. Il giorno stesso di questo colpo riuscito (2), il presidente Sarkozy aveva chiesto che “le autorità siriane facessero luce sulla morte di un uomo che stava solo facendo il suo lavoro: informare“. O disinformare, a seconda di quale prospettiva si prende: Kosovo, Zaire, Algeria, Afghanistan, Primavera Araba, Jacquier è stato su tutti i fronti caldi degli ultimi dodici anni… Ora sappiamo qual è stato il lavoro d’inganno cui erano impegnate i media mainstream. Non è qui il caso di mettere in discussione i ragazzi che vengono pomposamente designati con il termine di “grandi reporter“, ma chi può ignorare ora che si può raccontare tutto e il suo contrario, a una telecamera? Le riprese in “primo piano” consentono di creare l’effetto di una folla laddove vi è raccolta una manciata di civili e di figuranti… come a Bengasi per il discorso trionfale di due minuti e 40 del signor Sarkozy, dopo il linciaggio del Rais ad caduto [Lemonde.fr 16 settembre].  Nagy Bocsa, un de Gaulle in sedicesimo, a disagio nei panni grandi del suo predecessore, da parte sua lancia un ansimante “Viva Bengasi, viva la Libia, viva l’amicizia tra la Francia e la Libia” (3). Questo per dire che quando si parla della “professione d’informare“, si può correttamente tambureggiare sul mento in modo molto dubbio… il signor Sarkozy, maestro della manipolazione, sa cosa sta succedendo in questo nobile campo (4).

La marea sta cambiando e la Russia, ieri titubante, rafforza il suo anti-euroatlantismo
Martedì 10 gennaio dopo tre giorni di sosta sulla costa siriana di fronte al porto di Tartus, la portaerei Admiral Kuznetsov riprendeva il largo. La nave ammiraglia era accompagnata da cinque altri navi e da diversi sottomarini, da cui sono stati scaricate equipaggiamenti indefiniti! La Russia, già il principale fornitore di armi della Siria durante la Guerra Fredda, si oppone con fermezza nel Consiglio di Sicurezza a qualsiasi embargo sulle armi che potrebbe essere adottato contro Damasco. Se fra gli equipaggiamenti sbarcati vi fossero elementi delle batterie dei famosi missili supersonici anti-aerei S-300, dovrebbe essere un segreto degli dei della guerra…
Tre giorni dopo, il 13 [AFP], il viceministro russo degli affari esteri, Gennady Gatilov, aveva duramente denunciato le modifiche apportate dal triangolo del male anglo-franco-statunitense al suo progetto di risoluzione sugli eventi siriani, considerato che tali modifiche camuffavano l’intento di rovesciare il regime (5). Una falsa dichiarazione sulla merce dal medesimo tono sulla Libia, una deviazione della Risoluzione 1973, che serviva da pretesto per condurre una volgare guerra di conquista, con il pretesto d’intervenire a favore della popolazione in pericolo … A metà dicembre, Mosca aveva infatti presentato un progetto di risoluzione – ritenuto troppo moderato dagli interventisti guerrafondai di Washington, Londra, Berlino e Parigi – che condannava la violenza “da tutte le parti, compreso l’uso sproporzionato della forza delle autorità siriane“. Ma era troppo ragionevole per questi signori democratici con il fiore nel fucile!

Auto-denuncia dei media-menzogna
Intanto la stampa inglese conferma – con cinismo e una certa incoscienza – che le forze speciali di Sua Maestà, la CIA e l’MI6 sostengono l’insurrezione armata e addestrano i ribelli siriani seguendo un modus operandi simile a quello attuato in Libia dalle SAS – British Special Air Services – dove operavano sul campo ben prima dell’avvio degli attacchi aerei della NATO (6). Allo stesso modo, le forze speciali inglesi e francesi addestrano attualmente gli elementi del libero esercito siriano… in terra turca, ma probabilmente anche in Libia e nel Nord del Libano, mentre gli statunitensi gli fornirebbero la loro logistica nel settore delle telecomunicazioni!
Difficile sapere ciò che realmente succede. Le voci sono all’ordine del giorno, in un modo o nell’altro e la guerra dei comunicati infuria. Il LES sostiene che circa 40.000 persone hanno defezionato – vale a dire, con linguaggio semplice, disertato – dal 15 marzo 2011, ma i numeri sono fantastici e non sono assolutamente verificabili… Come la maggior parte delle cifre sparate con un aplomb infernale da inviati molto speciali, soliti nel ripetere a ciclo continuo ciò che tutta la loro professione ha sedimentato per tutto il tempo. Nessuna menzione, naturalmente, di fatti e prove che potrebbero correggere, o smentito, l’idillica visione drammatica di un popolo che lotta per la propria libertà … Così come la voce persistente di un contingente di combattenti libici giunti ad aiutare i radicali salafiti sunniti locali. Un ritorno delle Brigate Internazionali, in qualche modo, questa volta non a favore del bolscevismo, ma del Nuovo Ordine Mondiale ebraico-protestante, liberale e shariatico assieme! Suona familiare per chi si ricorda dei jihadisti reclutati dagli operativi di al-Qaida in Afghanistan, una volta al servizio della CIA sotto la copertura dell’ISI pakistano e sotto la guida di Usama bin Ladin, zelota del proselitismo e del rigorismo wahabita saudita.
Il 3 ottobre il Consiglio nazionale siriano – CNS – ha esortato la comunità internazionale ad intervenire in Siria per fornire cure e assistenza al “popolo assassinato“. Sempre una manciata di dissidenti è stato in grado di pretendere di essere e di rappresentare “il popolo” tutto … le ultra-minoranze parlano sempre in tali circostanze, a nome della maggioranza, che non può mai farlo. Resta il fatto che il politologo Bassma Kodmani, membro del Segretariato generale del CNS – il suo Politburo! – tradisse incidentalmente [Le Figaro 3 ottobre 2011] una realtà sul terreno meno gloriosa, confessando al quotidiano del signor Dassault che, al momento, la protesta è in procinto di vacillare, concordando sul fatto che “la strategia delle repressione del potere è molto più efficiente oggi che all’inizio delle proteste. I manifestanti a volte trovano difficile continuare. Per questo motivo, il Consiglio nazionale siriano chiede per il popolo la protezione della comunità internazionale“. E il CNS è stato ascoltato essendo stato creato proprio per questo motivo: esigere in modo pressante, e dunque giustificare, un un intervento esterno della “Comunità Internazionale“!
Si noti che i membri di questo famoso CNS, rappresentante in linea di principio – ma solo in linea di principio – della nazione siriana, è quasi completamente sconosciuto o a volte peggio, odiato da essa (7)… A differenza di Assad, che non è mai stato più legittimato ai suoi occhi! Un falso paradosso, naturalmente. Chi si chiede o anche si offende che i media occidentali non raccontino gli omicidi e le atrocità dell’opposizione siriana, presentandoceli solo come vittime pietose della vendetta di uno Stato tirannico? Al contrario, quando si tratta di un giornalista straniero, il francese in questo caso, tutti si sbizzarriscono a lanciare sospetti nei confronti delle autorità legittime, a priori colpevole dei crimini dei i ribelli! Chi potrà capirlo?
Per quanto riguarda la signora Bassma Kodmani, che vive in Francia dal 1968m non può certo pretendere di conoscere dall’interno gli sviluppi e gli eventi che interessano in questo momento il suo paese d’origine. Non ha conosciuto l’era di Hafiz al-Assad, padre di Bashar e fondatore del regime attuale, tanto che evoca con compiacenza, nel programma di dibattito de la CinqC dans l’air“, la crisi economica siriana mentre l’economia del paese sta vivendo una crescita a ritmo sostenuto intorno al 4-5%, e un PIL pro capite che sarebbe raddoppiato dall’avvento al potere di Bashar al-Assad, nel 2000!

La marea stra cominciando a cambiare?
Eppure, alla fine emergono alcune convinzioni, nonostante tutta questa nebbia di informazioni contraddittorie: gli eventi siriani non hanno nulla, assolutamente nulla a che fare con una rivolta popolare: i dati sono fasulli, la rivolta si limita al sud-ovest del paese, dove l’influenza dei Fratelli Musulmani è presente – Hama, Homs e Deraa nei pressi del confine libanese-israeliano-giordano – e dove la rivolta ha avuto inizio. Tuttavia il regime tiene, godendo di un innegabile sostegno popolare e la rivolta è in fase di stallo. Si sarebbe probabilmente già estinta, se non fosse stata rifornita di armi dall’estero, e se le democrazie occidentali non continuassero a soffiare sul fuoco.
La Russia – anche se molto vicina alla scadenza presidenziale – ha invece indurito i toni e si è unita a un fronte del rifiuto – a qualsiasi sanzione e misura coercitiva nei confronti di Damasco- la Cina intrattabile su questo tema e… questo non fa ben sperare per l’agenda  atlantista, che rischia di esserne sconvolta.
Il semplice fatto che Le Figaro dell’11 gennaio, poi del 13, e France 24 abbiano dato la parola a Jean-Clement Jeanbart, Arcivescovo cattolico di Aleppo, è un fatto degno di nota nel deserto intellettuale del Paf – panorama audiovisivo francese. Questi chiaramente indica senza ambiguità e senza precauzione oratoria eccessiva, la paura delle chiese siriane, data la persecuzione dei cattolici assiro-caldei e nestoriani vittime in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein, che ne era il grande protettore. I cristiani hanno paura di soffrire in realtà un destino simile nell’eventuale caduta del regime baathista e nell’avvento al potere inevitabile dei Fratelli Musulmani, che oggi si presentano come moderati.  Tale libertà di parola segna un chiaro punto di svolta notevole nella copertura mediatica della Siria, tanto più che il presentatore non ha mostrato sintomi e tic di fastidio che di solito si verificano quando un ospite supera l’opinione dominante o il politicamente corretto di rigore. Vale la pena considerarlo. Ma lasciamo la parola a un testimone credibile e critico…

Cosa ha detto il vescovo Jeanbart?
Siamo molto preoccupati per le conseguenze di un rovesciamento del regime, che spingerebbe molti della nostra gente ad emigrare, come in Iraq alla caduta di Saddam Hussein… Temiamo il dominio dei dogmatici Fratelli Musulmani … Proprio perché non pesano molto [15% della popolazione] gli islamisti vogliono al più presto rovesciare il regime. Questo è anche il motivo per cui sono attivi anche nelle file dell’opposizione fuori dal paese e rifiutano qualsiasi dialogo con il governo. I Fratelli Musulmani non possono recuperare che nel contesto di un rovesciamento brutale in cui affermano di aver partecipato dall’estero, attraverso il sostegno dei turchi e delle monarchie del Golfo. Come in Libia.”

Che fare?
“… Abbiamo bisogno di una transizione democratica nel quadro delle riforme cui l’autorità deve impegnarsi. E’ ancora possibile. Bashar Assad è in procinto di persuadere il partito Baath ad accettare le riforme. Sono stati compiuti dei progressi… Una nuova Costituzione sarà annunciata il prossimo mese… sarà prevista che nessun partito possa basarsi su una confessione. Il Presidente non può essere eletto più di due volte, e l’articolo VIII, che garantiva l’egemonia del Baath verrò eliminato. Nonostante la violenza, dobbiamo anche dare la possibilità ad Assad… il regime ha il sostegno delle minoranze. Gli alawiti sono circa il 12-13% e sostengono appieno il presidente, le minacce fatte dai Fratelli Musulmani hanno unito la comunità nella paura della resa dei conti. I cristiani sono circa il 10%, con il 90% di loro a sostegno del regime; curdi, drusi e ismailiti nella stessa proporzione. E non dimenticate i 2,5 milioni di baathisti che anche loro hanno un interesse a che il regime sopravviva. Se si andate dai commercianti sunniti di Damasco e Aleppo, probabilmente otre il 50% sostiene Bashar. E gli attacchi terroristici stanno ora unendo i siriani attorno al potere. Abbiamo paura. Abbiamo sempre vissuto in un paese sicuro. Non vogliamo sembrare l’Iraq. E poi l’evoluzione delle transizioni in Libia e in Egitto non ci rassicura. Tutto ciò rafforza il potere, anche se certamente reprime troppo.”

L’opposizione all’estero?
L’avrei appoggiato, se i suoi leader non avessero approvato l’intervento straniero contro il mio paese. Ma fin dall’inizio hanno rifiutato ogni dialogo. Hanno il diritto di criticare, ma senza andare fino al punto di distruggere la Siria. Inoltre, la loro rappresentatività tra la popolazione è bassa. Non avevamo mai sentito parlare di Buhran Ghalioun o Bassma Kodmani prima di questi eventi. Gli unici di cui conosciamo i nomi sono quelli legati ai Fratelli Musulmani che avevano dei legami antichi in Siria.”

L’atteggiamento della Francia?
“Non nego che ci sia un’ambiguità che non capisco. La posizione francese non va né nella direzione del pensiero repubblicano, né nella direzione dei suoi interessi. La Francia non ha mai avuto molto riguardo verso la Siria negli ultimi anni. Ad Aleppo, sono riuscito ad aprire quattro scuole in partnernariato  con la Francia. Perché essere così contrari alla Siria? Non avremmo mai immaginato dalla Francia, soprattutto noi cristiani.” (8)

“Il presidente siriano è leale, lo conosco bene”
Su France 24 Jean-Clement Jeanbart, in diretta e quindi non oggetto di alcuna riserva mentale inerente alle rigide colonne di Le Figaro, esprime da sé e senza essere rivisto e corretto dagli scribacchini di servizio… Così Bashar al-Assad è secondo il prelato, che pesa le sue parole e ripete “un uomo leale e onesto” e non il mostro sanguinario di solito presentato nei nostri liberi media. “Un uomo leale e sincero … a cui deve essere consentita la possibilità di fare riforme per portare il paese fuori dall’impasse.” Viviamo qui, una tacca sopra il differito e il camuffato della parola scritta: “Noi cristiani, abbiamo paura. Temiamo non solo una guerra civile, ma anche il dominio dei fondamentalisti salafiti“. I fatti sono detti!

“Assad manterrà le sue promesse”
Il vero problema della Siria non è “la dittatura del presidente alawita, ma la dittatura del partito Baath … Questo regime è dittatoriale, non avanza. Ci  sono cose buone e cattive in questo partito, ma ora il male prende il sopravvento.” Il Vescovo Jeanbart rimonta la corrente con pazienza: “La televisione non mostra che le manifestazioni anti-regime, ci sono, ma vi posso assicurare che la mobilitazione pro-Assad ha altresì avuto luogo, e riuniscono ogni giorno centinaia di migliaia di persone”. “…Assad ha promesso un referendum su una nuova costituzione a marzo, lasciatelo lavorare… mi aspetto che il presidente mantenga la sua promessa. E credo che lo farà!” Non c’è dubbio che, se può, se le forze speciali anglo-franco-qatarioti gli lasciano il tempo e se il Baath, forte dei precedenti iracheno e libico, non indurisce la politica di repressione, apparentemente troppo spesso indiscriminata.

Iniziativa contro la guerra: resistenti di tutti i paesi unitevi!
In definitiva, c’è di tutto, c’è un “buono e un cattivo colesterolo“, una sinistra buona e una sinistra detestabile, una destra del denaro e una destra dei valori … Su iniziativa di Domenico Losurdo, comunista italiano professore di storia della filosofia presso l’Università di Urbino, che ha fatto un appello multilingue internazionale ai governi occidentali che invita a spegnere la macchina distruggi popoli che i nostri governi hanno avviato nel Medio Oriente e nel Golfo Persico … Un dispositivo il cui ticchettio infernale ogni giorno, è ulteriormente amplificato dalle casse di risonanza dei concerti mediatici.
In sostanza, ecco cosa dice l’appello, e possiamo fare nostro: “Ora che si sta preparando una guerra vergognosa contro Iran e Siria, due paesi strategicamente importanti, ricchi di materie prime e che rifiutano, in modo politicamente indipendente, di sottomettersi ai dettami atlantisti. Aggressione della NATO contro la Siria o l’Iran sarebbe tale da causare un conflitto diretto con la Russia e la Cina, con conseguenze inimmaginabili.”…
Continue minacce di guerra, il dispiegamento di truppe ai confini di Iran e Siria, per non parlare del terrorismo e del  sabotaggio da parte delle forze speciali infiltrate, tutto parte dell’arsenale con cui gli Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia cercano di imporre il loro imperium a entrambi gli stati. Così gli Stati Uniti e Unione europea intendono in modo cinico e inumano paralizzare con l’embargo sul commercio estero e le operazioni finanziarie, questi paesi. Deliberatamente, vogliono far collassare le economie di Iran e Siria nel marasma totale, moltiplicando il numero dei disoccupati e mettendo in pericolo l’approvvigionamento della popolazione. Per trovare un pretesto per un intervento armato, progettato molto tempo fa,  cercano di fomentare conflitti etnici e sociali interno e provocare la guerra civile“. Non possiamo dire meglio!

Note
(1) Le Figaro 13 gennaio, Parigi, secondo “una fonte vicina al presidente Sarkozy“, sospetta una “manipolazione” delle autorità siriane, che sarebbero coinvolte nella morte del giornalista di France 2, dato che “i funzionari siriani erano i soli a sapere che un gruppo di giornalisti occidentali visitava Homs quel giorno.” Se non fosse così grottesco, sarebbe ridicolo, ricordandoci l’accanimento di Chirac – e della comunità internazionale! – ad attribuire ad al-Assad assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri, nel febbraio 2005. Ci ricorda anche lo sfruttamento dell’attentato di Markale, il principale mercato di Sarajevo, il 5 febbraio 1994, che ha dato il pretesto necessario per la NATO a stringere la presa sui serbi, accusati di esserne gli autori…  Mentre molte testimonianze contraddicono la versione attribuita ai “cetnici” di questo atto di terrorismo, il signor Juppe aveva già detto nella trasmissione televisiva 7/7: “Fondamentalmente, non importa chi ha sparato, la questione non è quella! I colpevoli sono i responsabili della violenza che prevale a Sarajevo, vale a dire i serbi“! Sentenza evidentemente applicabile o riutilizzabile nelle circostanze attuali e nella morte del giornalista francese.
(2) Nonostante l’apparente ironia, naturalmente, comprendiamo  beninteso il dolore dei parenti del defunto giornalista, sfortunata vittima di una politica del governo che istiga una guerra civile in favore di un nuovo  Califfato e dell’unificazione dell’area islamica convertita ai benefici della democrazia universale inventato a Manhattan, Brooklyn e Chicago.
(3) Il 24 luglio 1967, il capo dello stato lanciava a Montreal un “Viva il Quebec libero!” di fronte a cinquecentomila persone, grido del cuore che avrebbe innescato una straordinaria crisi diplomatica tra Parigi e Ottawa.
(4) probabilmente non è pura coincidenza che l’articolo 27 (modificato nel settembre 2000 e il cui utilizzo risulta dall’iniziativa esclusiva del procuratore) della legge del 1881 sulla stampa volta a punire il reato di “notizie false“, non è mai stata adattata ai cambiamenti della società dell’informazione e alla sua capacità di diffondere falsificazioni di ogni genere. Eppure nessuno sa fin troppo bene che l’informazione distorta, falsata, possono essere la causa di moti gravi, e in alcuni casi può costituire un atto di alto tradimento. Ricordiamoci il “Dispaccio Ems” – telegramma inviato dal Cancelliere Bismarck il 13 Luglio 1870 – la cui trascrizione troncata fu all’origine della disastrosa guerra franco-prussiana, che a sua volta ha causato la Grande Guerra.
(5) L’opposizione russa ai bellicosi ‘progetti’ atlantisti verso la Siria e l’Iran, che dovrebbe essere presto sottoposto a un nuovo embargo rafforzato – in particolare sulle sue esportazioni di greggio – da parte dei ventisette. La Russia ha accettato fino ad ora quattro sanzioni, ma ora, come la Cina comunista, intende opporsi categoricamente a ogni “nuova sanzione contro l’Iran e così a una possibile operazione militare“. Si noti che questi sono i vertici di Mosca che parlano in questo momento di guerra potenziale, e non un qualsiasi blogger affetto da paranoia acuta! L’UE, dopo l’adozione a rimorchio degli USA, del principio di un embargo petrolifero contro l’Iran, sta preparando anche per il 23 gennaio un dispositivo per ulteriori sanzioni, ossia il garrotamento totale dell’Iran restio, fino alla sua asfissia finale… non fosse per il cordone ombelicale che lo collega alla Cina attraverso il Pakistan.
(6) Si veda Michel Chossudovsky, professore all’Università di Ottawa, “Global Research“, 7 gennaio, sulla base l’articolo “British Special Forces Training Syrian Rebels?” - 5 gennaio. Fonte non verificata.
(7) Gli statunitensi avevano usato per l’Iraq, con metodo identico, Ahmed Chalabi, il truffatore noto – vedi il fallimento della banca giordana Petra – in combutta con il più influente Likudniki di Washington, che insegna presso l’Università di Chicago e al MIT (?), fu posto a capo del fantomatico Congresso Nazionale Iracheno, con il compito di convalidare il  devastante mito delle armi di distruzione di massa. Come premio  fu nominato ministro del petrolio nel 2005, poi viceprimo ministro dal maggio 2005 al maggio 2006. Smascherato, è finalmente scomparso nel nulla, tuttavia, Ahmed Chalabi continuerebbe ad essere un membro del Gruppo Bilderberg!
(8) Intervista di Georges Malbrunot – Le Figaro 11 Gennaio 2012

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’insurrezione di al-Qaida in Siria: Reclutare jihadisti per le “guerre umanitarie” della NATO

PARTE III
Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 2 Settembre 2011

Parte I
Una “guerra umanitaria” contro la Siria? Escalation militare. Verso una guerra nel grande Medio Oriente-Asia Centrale?

Parte II
L’”Opzione Salvador” del Pentagono: Lo schieramento degli squadroni della morte in Iraq e in Siria

Cosa ha provocato la crisi in Siria?
Non è il risultato delle divisioni politiche interne, ma piuttosto la conseguenza di un piano deliberato dell’alleanza USA-NATO per innescare il caos sociale, screditare il governo siriano di Bashar al-Assad e infine destabilizzare la Siria come Stato Nazione. Dalla metà del marzo 2011, i gruppi armati islamici segretamente supportati da servizi segreti occidentali e israeliani, hanno condotto attacchi terroristici contro edifici governativi e appiccato incendi dolosi. Come ampiamente documentato, uomini armati e cecchini addestrati hanno preso di mira la polizia, le forze armate e civili disarmati. L’obiettivo di questa insurrezione armata è innescare la reazione della polizia e delle forze armate, compreso il dispiegamento di carri armati e mezzi blindati, al fine di giustificare un eventuale intervento “umanitario” militare della NATO, sotto il mandato della “responsabilità di proteggere“.

La natura del sistema politico siriano
Vi è certamente motivo di tensioni sociali e per la protesta di massa in Siria: la disoccupazione è aumentata negli ultimi anni, le condizioni sociali si sono deteriorate, soprattutto dopo l’approvazione, nel 2006, di radicali riforme economiche sotto la guida del FMI. Che poi hanno incluso misure di austerità, il congelamento dei salari, la deregolamentazione del sistema finanziario, la riforma del commercio e la privatizzazione.(Vedasi IMF Syrian Arab Republic — IMF Article IV Consultation Mission’s Concluding Statement, 2006).
Inoltre, vi sono gravi divisioni all’interno del governo e dei militari. Il quadro politico populista del partito Baath è stato in gran parte eroso. Una fazione all’interno dell’establishment politico al potere ha abbracciato l’agenda neoliberista. A sua volta, l’adozione del FMI come “medicina economica” è servito ad arricchire l’elite economica dominante. Le fazioni filo-USA si sonno radicate anche ai più alti gradi delle forze armate e dell’intelligence siriane. Ma il movimento “pro-democrazia” integrato dagli islamisti e sostenuto dalla NATO e dalla “comunità internazionale“, non proviene dal pilastro della società civile siriana.
Le proteste, in gran parte dominate dagli islamisti, rappresentano una frazione molto piccola dell’opinione pubblica siriana. Hanno una natura settaria. Lo fanno senza affrontare le questioni più ampie della disuguaglianza sociale, i diritti civili e la disoccupazione. La maggioranza della popolazione siriana (compresi gli oppositori al governo al-Assad) non supportano il “movimento di protesta“, che è caratterizzato dall’insurrezione armata. In realtà tutto il contrario. Ironia della sorte, nonostante la sua natura autoritaria, vi è un notevole sostegno popolare al governo del presidente Bashar al-Assad, cosa confermata dalle grandi manifestazioni filo-governative. La Siria costituisce l’unico (rimanente) stato indipendente laico nel mondo arabo. La sua base populista, anti-imperialista e laica è ereditata dal dominante partito Baath, che integra musulmani, cristiani e drusi. Sostiene la lotta del popolo palestinese.
L’obiettivo dell’alleanza USA-NATO è in ultima analisi di spostare e distruggere lo Stato laico siriano, eliminare o cooptare l’elite economica nazionale ed infine sostituire il governo siriano di Bashar al-Assad con un sceiccato arabo, una repubblica islamica pro-USA o che adotta una “democrazia” pro-Stati Uniti. Il ruolo dell’alleanza militare USA-NATO-Israele nello scatenare l’insurrezione armata, non viene  indicato dai media occidentali. Inoltre, diverse “voci progressiste” hanno accettato il “consenso della NATO” quale valore nominale: “una protesta pacifica“, che viene “violentemente repressa dalla polizia e dalle forze armate siriane“.

L’insurrezione è integrata dai terroristi
Al-Jazeera, la stampa israeliana e libanese confermano che “i manifestanti” avevano bruciato il quartier generale del partito Baath e il tribunale di Daraa a metà marzo, mentre allo stesso tempo, sostengono che le manifestazioni fossero “pacifiche“. I terroristi hanno infiltrato il movimento di protesta civile. Simili azioni di incendi dolosi sono stati effettuati a fine luglio ad Hama. Edifici pubblici, tra cui il Palazzo di Giustizia e la Banca Agricola, sono stati dati alle fiamme. Questa insurrezione è diretta contro lo Stato laico. Il suo obiettivo ultimo è la destabilizzazione politica e il cambio di regime. Le squadre d’assalto di uomini armati sono coinvolte in atti terroristici diretti contro le forze e i civili siriani.
I civili che appoggiano il governo sono oggetto di minacce e intimidazioni. I civili filo-governativi sono anche oggetto di omicidi mirati da parte di uomini armati: “A Karak, un villaggio vicino Dara’a, i salafiti hanno costretto gli abitanti ad unirsi alle proteste anti-governative e a rimuovere le foto del Presidente Assad dalle loro case. Testimoni hanno riferito che un giovane musulmano che si era rifiutato di rimuovere una foto è stato trovato impiccato nel suo portico, la mattina successiva. La gente vuole uscire e chiedere pacificamente alcune riforme, ma i gruppi musulmani salafiti perseguono furtivamente il loro obiettivo, che non è quello di apportare modifiche per il miglioramento della Siria, ma conquistare il paese alla loro agenda.” (International Christian Concern (ICC), 4 maggio 2011)
Alla fine di luglio, i terroristi hanno attaccato un treno in viaggio tra Aleppo e Damasco: “Il treno trasportava 480 passeggeri… I terroristi hanno smantellato i binari causando l’incidente … Il locomotore è stato bruciato … le altre carrozze sono deragliate e si sono capovolte su un fianco …” (citato in Terrorists attacked a train traveling from Aleppo to Damascus – YouTube, Truth Syria) La maggior parte dei passeggeri del treno “erano bambini, donne e pazienti che erano in viaggio per sottoporsi a interventi chirurgici.” (Saboteurs Target a Train Traveling from Aleppo to Damascus, Driver Martyred – Local – jpnews-sy.com, 24 luglio 2011)

Il reclutamento dei Mujahidin: la NATO e la Turchia
Questa insurrezione in Siria ha caratteristiche simili a quelle della Libia: è integrata da brigate paramilitari affiliate ad al-Qaida. I recenti sviluppi indicano una vera e propria insurrezione armata, integrata da islamisti “combattenti per la libertà” sostenuti, addestrati ed equipaggiati dalla NATO e dal comando supremo della Turchia. Secondo fonti dell’intelligence israeliana: “Il quartier generale della NATO a Bruxelles e il comando supremo turco nel frattempo stanno elaborando piani per il loro primo passo militare in Siria, armare i ribelli con armi anticarro ed anti-elicotteri per contrastare il giro di vite del regime di Assad verso il dissenso. Invece di ripetere il modello libico degli attacchi aerei, gli strateghi della NATO stanno pensando più in termini di invio di grandi quantità di missili anticarro e antiaerei, mortai e mitragliatrici pesanti, nei centri di protesta, per controbattere ai blindati delle forze governative.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011)
Secondo fonti militari e di intelligence, la NATO, la Turchia e l’Arabia Saudita hanno discusso “la forma che questo intervento avrebbe preso“.

Il cambiamento della struttura del comando militare della Turchia
Alla fine di luglio, il comandante in capo dell’esercito e capo dello stato maggiore congiunto della Turchia, il generale Isik Kosaner, si è dimesso insieme ai comandanti della Marina e dell’Aeronautica. Il Generale Kosaner rappresentava una posizione ampiamente laica all’interno delle Forze Armate. Il Generale Necdet Ozel è stato nominato suo sostituto a comandante dell’esercito e capo capo dello stato maggiore congiunto. Questi sviluppi sono di importanza cruciale. Indicano un cambiamento nel comando militare della Turchia in favore dei Fratelli Musulmani, tra cui un supporto migliore all’insurrezione armata nel nord della Siria. Fonti militari confermano anche che i ribelli siriani “sono stati addestrati all’uso delle nuove armi da ufficiali militari turchi negli impianti di fortuna nelle basi turche, vicino al confine siriano.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011)
La consegna di armi ai ribelli è attuata “via terra, in particolare attraverso la Turchia e sotto la protezione dell’esercito turco …. In alternativa, le armi sarebbero trasportate in Siria sotto scorta militare turca e trasferiti ai leader della  ribellione a rendez-vous pre-organizzati.” (Ibid)
Questi vari sviluppi puntano verso la possibilità di un coinvolgimento diretto delle truppe turche nel conflitto, che potrebbe potenzialmente portare ad un più ampio confronto militare tra Siria e Turchia, così come al coinvolgimento diretto delle truppe turche in territorio siriano. “Una guerra che coinvolgesse le truppe di terra turche, comporterebbe l’invio di truppe in Siria del Nord e il ritagliarsi una sacca militare da cui i ribelli siriani sarebbero assistiti con l’aiuto militare, logistico e medico“. (Assad may opt for war to escape Russian, Arab, European ultimatums, Debkafile, 31 agosto 2011).
Come nel caso della Libia, il sostegno finanziario è apportato alle forze ribelli siriani dall’Arabia Saudita. “Ankara e Riad forniranno ai movimenti anti-Assad grandi quantità di armi e fondi da contrabbando dall’esterno della Siria” (Ibid). Il dispiegamento di truppe saudite e del GCC è anche contemplato per il sud della Siria, in coordinamento con la Turchia (Ibid).

Il reclutamento di migliaia di jihadisti
La NATO e il comando supremo turco, contemplano anche lo sviluppo di una jihad diretta al reclutamento di migliaia di “combattenti per la libertà“, ricordando l’arruolamento di mujahideen nella jihad (guerra santa) pagata della CIA, nel periodo di massimo splendore della guerra in Afghanistan: “Si è anche discusso a Bruxelles e a Ankara, nostre fonti ci dicono, una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani in paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano, per combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, il loro addestramento e un passaggio sicuro in Siria“. (Ibid)
Questo reclutamento di mujahidin per combattere le guerre umanitarie della NATO (tra cui Libia e Siria) è ben avviato. Circa 1500 jihadisti dell’Afghanistan, addestrati dalla CIA, furono inviati a combattere con i ribelli “pro-democrazia” sotto la guida dell’”ex” comandante del Gruppo combattente islamico in Libia (LIFG), Abdel Hakim Belhadj: “La maggior parte degli uomini sono stati reclutati dall’Afghanistan. Sono uzbeki, hazara e persiani. Secondo il filmato, questi uomini vestiti nello stile usbeco di Shalwar e hazara-uzbeko di Kurta, si trovano tra i combattimenti nelle città libiche.” (The Nation, Pakistan)
Il modello libico delle forze ribelli integrate dalla brigate islamiche e dalle forze speciali della NATO, dovrebbe essere applicato in Siria, dove i combattenti islamici, sostenuti dai servizi segreti occidentali e israeliani, sono già stati schierati.

L’attivazione di divisioni tra fazioni all’interno della società siriana
La Siria è uno Stato laico in cui musulmani e cristiani hanno un patrimonio comune fin dal periodo paleocristiano ed hanno convissuto per secoli. Il sostegno segreto viene incanalato ai combattenti jihadisti, che a loro volta sono responsabili di atti di violenza settari contro alawita, cristiani e drusi. Ai primi di maggio, come parte del “movimento di protesta” antigovernativo, uomini armati sono stati segnalati per aver attaccato case di cristiani a Daraa, nel sud della Siria:
In un villaggio cristiano presso Dara’a, nel sud della Siria, testimoni oculari hanno riferito che venti uomini mascherati in moto, hanno aperto il fuoco su una casa cristiana, gridando insulti contro i cristiani per strada. Secondo un’altra fonte della ICC in Siria, le chiese hanno ricevuto lettere minatorie durante le vacanze di Pasqua, dicendogli o di unirsi ai manifestanti salafiti o di andarsene.” La scorsa settimana a Duma, un sobborgo di Damasco, i salafiti cantavano “alawiti nella tomba e cristiani a Beirut!” Secondo una fonte della ICC e Tayyar.org, una agenzia di stampa libanese. I cristiani in Siria sono preoccupati che l’agenda di molti estremisti islamici in Siria, tra cui i salafiti, sia di espellere i cristiani dal governo e cacciarli dal paese. “Se i  musulmani salafiti ottengono influenza politica, faranno in modo che non ci sia più nessuna traccia di cristianesimo in Siria“, ha detto alla ICC un leader cristiano siriano. “Vogliamo migliorare la vita e i diritti in Siria sotto questo presidente, ma noi non vogliamo il terrorismo. I cristiani saranno i primi a pagare il prezzo del terrorismo. … Ciò che i cristiani chiedono è la consapevolezza che mentre i cambiamenti stanno avvenendo, non dovrebbe accadere per certe agende o certe persone, ma per il popolo della Siria, in modo pacifico e sotto il governo attuale“. Aidan Clay, Direttore Regionale della ICC in Medio Oriente, ha detto: “A differenza dell’Egitto, dove i cristiani hanno prevalentemente sostenuto la rivoluzione che ha rimosso il presidente Hosni Mubarak dal potere, i cristiani siriani vogliono la pace, mentre esigono una maggiore libertà con il governo attuale. I cristiani prevedono che solo caos e spargimento di sangue seguiranno, se le richieste dei salafiti saranno soddisfatte. Esortiamo il governo statunitense ad agire con saggezza e con attenzione, durante lo sviluppo di politiche che hanno profonde implicazioni politiche per le minoranze della Siria, e non sostengano indirettamente un punto d’appoggio che possa essere utilizzato dai salafiti per attuare la loro agenda radicale.” (Syrian Christians Threatened by Salafi Protestors, Persecution News, International Christian Concern (ICC), 4 maggio 2011)
Gli attacchi ai cristiani in Siria ricordano le uccisioni degli squadrone della morte contro i cristiani caldei in Iraq.

La formazione di un Consiglio di Salvezza Nazionale (CSN) sul modello del Consiglio transizione della Libia (CNT)
Un primo passo verso l’instaurazione di un governo provvisorio in esilio è stato previsto nella cosiddetta Conferenza di Salvezza Nazionale di Istanbul (16 luglio 2011), alla presenza di circa 300 siriani in esilio. Questo conferenza ha portato alla formazione di un Consiglio di Salvezza Nazionale (CSN), composto da 25 membri, sul modello del Consiglio di transizione della Libia.
“I presenti alla fine hanno concordato un’iniziativa che selezionerà 25 membri da più di 300 presenti a Istanbul e 50 dalla Siria, creando un consiglio di 75 membri per rappresentare la rivolta in corso. Il consiglio lavorerà anche verso la formazione di un governo di unità nazionale che possa guidare la Siria in un periodo transitorio, in caso di caduta del regime. In questo periodo transitorio, cercherà di amministrare una road-map che ristrutturi lo stato siriano da una dittatura, smantellando lo stato di polizia, a una democrazia rappresentativa. Tuttavia, i presenti hanno rifiutato l’idea di formare un governo ombra in questo momento….” (Syrian opposition conference in Istanbul and the formation of a joint council Syria Revolts, 18 luglio 2011)
Il CSN ha previsto la formazione di un “Gabinetto” di 11 membri, che potrebbe agire come  governo de facto provvisorio in caso di “crollo del regime“. Il CSN è dominata dall’illegale Fratellanza musulmana siriana e dai liberali della comunità degli esuli siriani. (Syrian exiles vote for ‘transitional government’, Sidney Morning Herald, 19 luglio 2011)

Il ruolo centrale del generale David Petraeus: il nuovo capo della CIA  del Presidente Obama
Recentemente nominato capo della CIA da Obama, David Petraeus che ha guidato il programma di “Countroinsurrezione” MNSTC a Baghdad, nel 2004, in coordinamento con l’ambasciatore John Negroponte, dovrebbe svolgere un ruolo chiave nell’intelligence in relazione alla Siria – tra cui il sostegno segreto alle forze di opposizione e ai “combattenti della libertà“, l’infiltrazione dei servizi segreti e delle forze armate siriani, ecc. I lavori saranno eseguiti in collaborazione con l’Ambasciatore Robert S. Ford. entrambi gli uomini hanno lavorato insieme in Iraq, dove facevano parte del grande team di Negroponte a Baghdad, nel 2004-2005.
Secondo i rapporti, il generale Petraeus si è recato in Turchia a metà luglio per incontrare i membri del Consiglio di Salvezza Nazionale. L’incontro organizzato dal ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, ha avuto luogo subito dopo la Conferenza della Salvezza Nazionale (16-18 luglio 2011): “La fonte ha notato che Petraeous ha sottolineato il suo sostegno durante la riunione all’idea di creare un governo in esilio, un governo che sia guidato dai Fratelli Musulmani e dai loro alleati, e assistito da funzionari militari statunitensi...” (Vedasi The Syrian Opposition and the CIA – Another Evidence of Treason – YouTube).
Mentre la visita ufficiale della segretaria di Stato Hillary Clinton in Turchia, è coincisa con lo svolgimento della Conferenza di Salvezza Nazionale, non ci sono conferme che Clinton abbia incontrato i membri del CSN. Ufficialmente, Hillary Clinton ha incontrato i membri dell’opposizione siriana “per la prima volta” il 2 agosto. (Syria Opposition Meets With Clinton – WSJ.com, 3 agosto 2011).

Il ruolo dei media occidentali
I media occidentali hanno giocato un ruolo centrale nell’offuscare la natura delle interferenze straniere in Siria, incluso il supporto esterno agli insorti armati. In coro hanno descritto i recenti avvenimenti in Siria come un “movimento di protesta pacifica” rivolto contro il governo di Bashar al-Assad, quando le prove confermano ampiamente che i gruppi paramilitari islamici sono coinvolti in atti terroristici. Questi stessi gruppi islamici si sono infiltrati nelle manifestazioni di protesta. Le distorsioni dei media occidentali abbondano. Le grandi manifestazioni “filo-governative” (comprese le fotografie) sono casualmente presentato come “prova” di una movimento di protesta di massa contro il governo. I rapporti sulle vittime sono basate su “testimonianze oculari” non confermate o sulle fonti dell’opposizione siriana in esilio.
Sham News e il londinese Syria Observatory for Human Rights sono abbondantemente citati dai media occidentali come “fonti affidabili” con il solito disclaimer. Il notiziario di intelligence d’Israele, Debka, mentre evita la questione della rivolta armata, riconosce tacitamente che le forze siriane affrontano una organizzazione paramilitare: “[Le forze siriane] stanno ora affrontando una forte resistenza: In attesa di loro vi sono trappole anticarro e barriere fortificate presidiato da manifestanti armati di mitragliatrici pesanti.” (DEBKAfile).
Da quando dei pacifici manifestanti civili sono armati di “mitragliatrici pesanti” e “trappole anticarro“? Abbiamo a che fare con paramilitari addestrati. Sebbene Shaam News sia citata come fonte dei rapporti di Associated Press e delle foto, Sham News (SNN) non è una agenzia di stampa riconosciuta. SNN si descrive come “un gruppo di patriottici giovani attivisti siriani che chiedono libertà e dignità per il popolo siriano…” con pagine su Facebook e Twitter. (Vedasi Shaam News Network)
Una foto dell’Associated Press di un raduno di massa a Hama, reca il seguente avviso: “L’Associated Press non è in grado di verificare in modo indipendente l’autenticità, contenuto, luogo o data di questa foto. Foto: HO/Shaam News Network.”
Eppure queste stesse foto non confermate vengono usate abbondantemente nei media mainstream. L’assenza di dati verificabili, tuttavia, non ha impedito che i media occidentali di pubblicare “dati autorevoli” sul numero di vittime: “Oltre 1600 morti, 2000 feriti (al-Jazeera, 27 luglio) e quasi 3.000 sparizioni (CNN, 28 luglio).” Quali sono le fonti di questi dati? Chi è responsabile delle vittime? L’ambasciatore statunitense Robert S. Ford ha candidamente dichiarato, ad una audizione presso la commissione del Senato, che: “L’arma più pericolosa che ho visto era una fionda“. E con questo slogan della fionda, una bugia, è stato citato continuamente a sostegno del carattere non violento del movimento di protesta e nel fornire un “volto umanitario” all’ambasciatore Robert S. Ford che, non dimentichiamolo, fece parte del piano di Negroponte per istituire gli squadroni della morte in Iraq, sul modello di quelli di El Salvador e Honduras. La menzogna diventa la verità.

La responsabilità del governo siriano
Il governo siriano, i suoi militari e le sue forze di polizia, portano un fardello di responsabilità nel modo in cui hanno risposto alla rivolta causando morti tra i civili e la polizia. Ma questo problema, che è oggetto di una discussione aperta in Siria, non può essere significativamente affrontato senza analizzare come gli Stati Uniti e i loro alleati, hanno sostenuto e finanziato l’insurrezione islamista integrata da gruppi paramilitari e dagli squadroni della morte. La responsabilità primaria per le morti civili spetta a Washington, Bruxelles e Ankara, che hanno sostenuto la creazione e l’incursione di “combattenti per la libertà” islamici. Hanno anche facilitato il finanziamento e la consegna di armi agli insorti.
Dal momento che l’esistenza di una insurrezione armata (sostenuta da potenze straniere) non è riconosciuta dai governi della NATO e dai media, parimenti, queste morti vengono attribuite, senza ulteriori spiegazioni, esclusivamente alle forze del governo che “sparano sui civili indifesi” o alle forze governative che sparano ai disertori della polizia …

Bivio pericoloso: verso una guerra nel grande Medio Oriente – Asia centrale
L’escalation è parte integrante del programma militare. La destabilizzazione di Stati sovrani attraverso il “cambio di regime” è strettamente coordinata con la pianificazione militare. C’è una roadmap militare caratterizzata da una sequenza di teatri di guerra USA-NATO. I preparativi di guerra per attaccare la Siria e l’Iran sono in “uno stato avanzato di preparazione” da diversi anni. I pianificatori militari di Stati Uniti, NATO e Israele, hanno delineato i contorni di una campagna “umanitaria” militare, in cui la Turchia (la seconda più grande forza militare nella NATO), avrebbe giocato un ruolo centrale.
Nei recenti sviluppi, la Turchia ha lasciato intendere che Ankara sta prendendo in considerazione un’azione militare contro la Siria, se il governo al-Assad non cessa “immediatamente e senza condizioni” le sue azioni contro i “contestatori“.  In una amara ironia, i combattenti islamici che operano in Siria, che stanno terrorizzando la popolazione civile, sono addestrati e finanziati dal governo turco di Erdogan. Queste minacce velate puntano verso il possibile coinvolgimento di truppe turche nel territorio siriano, che potrebbe evolvere verso un vero e proprio intervento “umanitario” militare della NATO.
Siamo ad un bivio pericoloso. Dove una operazione militare USA-NATO sta per essere lanciata contro la Siria, e che inghiottirebbe la grande regione del Medio Oriente e dell’Asia centrale, dal Nord Africa al Mediterraneo orientale e al confine di Afghanistan-Pakistan con la Cina, nel turbine di una guerra estesa regionale.
Ci sono attualmente quattro distinti teatri di guerra: Afghanistan-Pakistan, Iraq, Palestina e Libia. Un attacco alla Siria porterebbe alla integrazione di questi teatri di guerra separati, portando infine alla grande guerra del Medio Oriente-Asia Centrale. La strada per Teheran passa per Damasco. Una guerra USA-NATO promossa contro l’Iran comporterebbe, come primo passo, una campagna di destabilizzazione (“cambio di regime“), comprese operazioni segrete di intelligence a sostegno delle forze ribelli contrarie al governo siriano.
Una guerra contro la Siria potrebbe evolvere verso una campagna militare USA-NATO diretta contro l’Iran, in cui Turchia e Israele verrebbero direttamente coinvolte. Contribuirebbe anche alla destabilizzazione in corso del Libano.
E’ fondamentale diffondere le notizie e rompere i canali di disinformazione dei media. Una comprensione critica e imparziale di ciò che accade in Siria è di cruciale importanza, per invertire la marea dell’escalation militare verso una grande guerra regionale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru 

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