Obama in Siria: salvataggio “pragmatico” dell’alleanza con al-Qaida

Vladimir Suchan 9 settembre 2014

1601112Il media propagandista per la IV Guerra Mondiale Business Insider (bel nome, vero?) ha inavvertitamente svelato la ragione della “campagna contro il SIIL” e il vero motivo del discorso politico di Obama sulla Siria. Si tratta solo di salvare l’esercito d’invasione costruito intorno ai due principali rami di al-Qaida, al-Nusra e SIIL, il cui compito è diffondere il caos, rovesciare il governo e distruggerne il Paese. Le forze del SIIL e quelle di al-Qaida, che gli Stati Uniti (e Business Insider) continuano a chiamare falsamente “laiche e moderate” (come ancora nell’articolo) sono “sull’orlo della più seria sconfitta” in Siria, stando per essere sconfitte ad Aleppo, seconda città della Siria dopo Damasco. Un rapporto dell’International Crisis Group imperialista dell’8 settembre avverte che se l’esercito mercenario d’invasione costruito dagli USA sarà scacciato dalla città, “gli Stati Uniti e i loro alleati perderanno il partner più importante sul campo di battaglia, una forza combattente credibile con anni di esperienza nei combattimenti contro SIIL e Assad“. La “lotta a SIIL e Assad” è, manco a dirlo, una menzogna spudorata. SIIL e al-Nusra sono le principali forze del cambio di regime degli USA. Tuttavia, Business Insider rivela inavvertitamente anche che l’esercito jihadista dominato da al-Nusra e SIIL (entrambi derivanti da al-Qaida) è rifornito, armato e sostenuto dalla Turchia, Stato chiave della NATO ed alleato degli Stati Uniti: “Il regime di Assad sta per recidere l’ultima via di rifornimento ai ribelli dalla Turchia“. Secondo Business Insider, “la stessa sopravvivenza” del cambio di regime degli USA tramite i fantocci di al-Qaida o “rivoluzione siriana”, dipende in larga misura dal controllo di Aleppo.
L’articolo rivela anche il fallimento dell’attacco chimico false flag dello scorso anno, che ha “effettivamente distrutto ogni possibilità di cambio degli Stati Uniti contro Assad, uno sviluppo che secondo l’ICG ha spezzato la coalizione ribelle e costretto alcune fazioni a un’alleanza pragmatica con il filo al-Qaida Jabhat al-Nusra“. Alleanza pragmatica con al-Qaida responsabile dell’11 settembre, sotto l’egida degli Stati Uniti? “Ciò che è in gioco in Aleppo non è la vittoria regime, ma la sconfitta dell’opposizione“, afferma il rapporto. In altre parole, gli Stati Uniti di Obama si agitano per salvare la forza d’invasione di al-Qaida dalla sconfitta, in nome della lotta contro uno dei suoi mostri, che la guerra contro l’Iraq aveva nutrito prima di allargarsi in Siria, nell’ambito della fusione tra Guerra al Terrore e Guerra del Terrore.

934837Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: per le elezioni presidenziali del 2014, l’occidente cerca voti dai “profughi siriani!”

Nasser Sharara, Global Research, 7 ottobre 2013 – al-Akhbar (Libano)
Articolo tradotto dall’arabo da Muna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

526943La carta dell’opzione militare è caduta dalla mano dei nemici occidentali e regionali del Presidente Bashar al-Assad, decisi a eliminarlo dal potere nell’evidente speranza di distruggere lo Stato siriano, come è avvenuto per tanti altri prima di lui. Ma Washington ha un’altra opzione, eliminarlo politicamente alle prossime elezioni presidenziali del 2014, se potranno contare sugli “elettori sfollati”, immersi nell’ambiente pro-opposizione dei vari Paesi obbligati ad ospitare la “diaspora siriana” che continuano a favorire… Prima di indulgere nella traduzione dell’articolo di Sharara su questo argomento, vorrei raccontare una piccola storia di tutti quei politici che si giustificano sostenendo di voler salvare l'”amichevole Libano” dagli artigli “della nemica Siria”. Mi ricordo quando lessi la lista dei nuovi membri del “club dei calunniatori” chiaramente incaricati di condizionare gli elettori siriani all’estero sotto l’egida di Elizabeth Guigou in persona. Il nostro ex-ministro della Giustizia è direttamente coinvolto nella distruzione della Siria? Mistero? In breve, una tavola rotonda si è tenuta il 1° ottobre presso l’Assemblea nazionale per un preteso “Sostegno al popolo siriano… Per sentire le voci della Libera Siria… la voce dell’opposizione democratica in Siria…”! I link [1] e [2] forniscono l’elenco di questi coraggiosi democratici che invocano il bombardamento della loro patria o di tentare di sabotare la prevista Conferenza Ginevra 2, tra cui la cosiddetta “Free Syrian Radio Rozana”, che trasmette da Parigi. Rozana! Passata la sorpresa, diciamo che il nome è azzeccato.
Infatti, al tempo dell’occupazione ottomana, una nave di Izmir si diresse verso Beirut, con l’unico scopo di inondare il mercato di prodotti essenziali, soprattutto alimentari, venduti a prezzi molto bassi per strangolarne l’economia. L’invasione a sorpresa poteva essere catastrofica per i commercianti di Beirut, se la “Camera di Commercio di Aleppo” non avesse inviato i suoi rappresentanti a comprare a un prezzo più alto, i loro beni divennero invendibili e ne limitarono l’impatto [3]. Allora camion con questi prodotti presero la strada per le città siriane… La nave pirata ottomana si chiamava “Rozana”! Rozana è anche il titolo di una delle più popolari canzoni in Libano e Siria. Fu scritta per riconoscimento della solidarietà dei commercianti di Aleppo ai loro fratelli di Beirut. Eric Chevallier, l’ex-ambasciatore francese in Siria che onorava della sua presenza il Club dei calunniatori, non l’ha sentita tra le tante calde serate dove veniva ricevuto da amico. Ascoltando la versione originale dell’incomparabile Sabah Faqri, diventata simbolo di Aleppo, ormai distrutta dall’interesse neo-ottomano con approvazione del governo francese. [4] Allora ascoltate questa seconda versione moderna, eseguita da una cittadina armena [5], quando gli armeni siriani vengono sfollati in Armenia da una guerra a forse un’altra… [6]. Grazie. [NdT]

Domina una sorta di guerra fredda nelle relazioni internazionali sulla questione della candidatura del Presidente Bashar al-Assad a un nuovo mandato, nel 2014. Dall’inizio degli eventi in Siria, i cosiddetti “Amici del popolo siriano” si sono fissati sul suo licenziamento e questo dopo non essere riusciti a cambiarne le posizioni secondo la formulata agenda dell’ex-segretario di Stato degli Stati Uniti Colin Powell, nel corso del suo famoso incontro nel 2003. Numerose conversazioni tra i diplomatici indicano che, dopo il fallimento dell’opzione militare per rimuoverlo dal potere, come teorizzava Robert Ford l’ex ambasciatore statunitense a Damasco, Washington ora passa a una nuova opzione del suo rovesciamento politico, sia impedendogli di candidarsi alle elezioni presidenziali, previste per il 2014, sia usando tutti i mezzi che per farlo perdere, se l’occidente non riesce ad impedire lo svolgimento di queste elezioni, con Bashar al-Assad candidato. Non è più un segreto che la Russia, l’Iran e gli Stati Uniti siano divisi su questa azione, ma finora molti non erano a conoscenza del fatto che Washington e i suoi alleati occidentali e arabi cercano di superare questo ostacolo, lavorando segretamente e di concerto nelle loro rispettive “sale operative”, pianificando progetti che garantiscano la sconfitta del presidente siriano, se le elezioni si terranno.

Sondaggi occidentali comprati con i soldi del Qatar
L’anno scorso, la “Qatar Foundation“, supervisionata da sheiqa Mozah, moglie dell’ex-emiro, ha commissionato un sondaggio dell’opinione pubblica mirata al probabile esito della “libera” elezione presidenziale in Siria. Va notato che ciò era compito di una squadra degli Stati Uniti, responsabile dell’indagine e che l’indagine doveva concentrarsi su due campioni di cittadini siriani: gli elettori in  Siria, e gli elettori siriani sfollati o rifugiati negli Stati di Golfo, Africa e Levante. L’indagine ha mostrato che il 54% dei siriani all’interno erano per la candidatura del Presidente Assad e la  continuazione di un suo altro mandato, mentre il 46% era contrario. Al contrario, l’83% dei siriani sfollati nel Golfo, il 93% degli sfollati in Africa e il 64% degli sfollati nel Levante era contro. Questa prima indagine fu seguita da altre indagini inedite, ordinate da società statunitensi e francesi, e ancora finanziate con soldi arabi. Queste indagini hanno mostrato essenzialmente gli stessi risultati: più del 50% dei siriani all’interno favoriva al-Assad, e oltre il 60% dei siriani rifugiati all’estero era contrario. Queste percentuali sono sostanzialmente molto importanti, perché hanno spinto Washington a concentrarsi su due aspetti specifici nel suo approccio alla crisi siriana, impedire ad al-Assad di rimanere nel 2014, per timore che vinca le elezioni, sulla base di questi dati ritenuti attendibili, e perseguendo la politica d’incoraggiamento dei Paesi vicini alla Siria per accogliere ancora più sfollati siriani. Una politica giustificata da considerazioni umanitarie, ma in realtà dettata dal fatto che la coalizione anti-Assad era costretta ad accettare una soluzione politica che prevede elezioni presidenziali con la sua partecipazione. In questo caso, il “miglior elettore” per rovesciare Assad diventa “l’elettore profugo!”
D’altra parte, queste società di sondaggio occidentali trovano che l’83% dei siriani che vive nei Paesi del Golfo e il 68% dei siriani che vive nel Levante, si opporrebbero alla rielezione, da ciò si spiega l’insistenza di Washington affinché il Libano apra le frontiere a tutti i siriani senza restrizioni… Gli Stati Uniti cercano di aumentare i dati degli oppositori in modo che quando arrivi il momento, i profughi siriani possano bloccare la prevista vittoria di Bashar al-Assad. Turchia e Giordania hanno rifiutato di accogliere altri rifugiati per motivi di sicurezza interna, il Libano è l’unico Paese che può aiutarli a raggiungere questo obiettivo. Così, uno dei piani attualmente sviluppato dagli statunitensi prevede, in vista della conferenza di Ginevra e della “transizione politica e l’istituzione di un organo di governo di transizione“, d’imporre un accordo che attribuisca ai profughi il diritto di voto all’estero e di organizzare seggi elettorali nel Paese in cui risiedono. Ma Damasco insiste sul fatto che il voto si svolga in Siria e se vi sarà una supervisione internazionale, sarà siriana e internazionale allo stesso tempo! Questo perché il conflitto è focalizzato sull’ambiente in cui i profughi potranno votare. E’ chiaro che la maggior parte dei Paesi che ospitano un gran numero di profughi siriani sono ostili ad Assad, in particolare i Paesi del Golfo e la Turchia, che operano per sconfiggerlo. Inoltre, i rifugiati in Giordania e Libano sono volutamente costretti a stabilirsi in zone in cui il clima politico sia ostile al governo siriano, e sono apertamente coinvolti nel sostegno all’opposizione siriana. Inoltre, il primo ministro libanese Najib Miqati ha detto in pubblico e in presenza di diplomatici, che il flusso di siriani in Libano è trattato al di fuori delle norme internazionali sull’accoglienza dei rifugiati. Un diplomatico chiaramente ha risposto: “Secondo le dichiarazioni di Miqati, è chiaro che il modo di affrontare l’afflusso di profughi non sia casuale!”.
Washington e i suoi alleati si rendono conto perfettamente che il clima politico-elettorale in Siria è sempre più a favore del regime, il che significa che non possono contare sugli elettori siriani in patria. La prova migliore è che il dollaro è sceso del 50% rispetto alla sterlina siriana, da quando Washington ha ritirato la minaccia di attacchi aerei contro la Siria (il dollaro è passato da 300 a 150 sterline siriane). La lettura politica di ciò, tra gli altri fatti, indica che l’élite urbana siriana, a maggioranza sunnita, è sollevata dal fatto che la minaccia di rovesciare il governo con la forza si sia dissipata, e ritiene che il parziale ritorno alla stabilità sia dovuto alla continuità e alla forza del governo che s’impone sulla scena internazionale. Pertanto, il “miglior elettore” anti-Assad è ancora “l’elettore profugo”; chi appartiene al blocco più grande non può essere manipolato per votare contro un nuovo mandato del presidente siriano. Un blocco basato su un’ampia e plurale base sociale che ha un solo nemico, “il sostituto sconosciuto” e il “terrorismo” che promettono alla Siria il destino di Afghanistan, Libia e dell’Iraq.

La forza di Assad proviene dall’interno
E’ chiaro che l’attuale teoria della rimozione del presidente siriano, sia creare un “effetto leva elettorale” fuori dal territorio siriano, facendo votare all’unisono con l’ambiente pro-opposizione. Ma altri fattori vengono presi in considerazione. Un fattore importante deriva dal fatto che grandi aree della Siria sono sotto il controllo diretto o indiretto del cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e del Levante [SIIL], del Fronte al-Nusra o di altri gruppi radicali terroristici, in cui votare o partecipare alle elezioni è proibito per motivi religiosi! Pertanto, è probabile che il giorno delle elezioni in Siria, il SIIL potrà commettere contro il voto lo stesso tipo di sanguinosi attacchi suicidi dell’Iraq,  influenzando l’affluenza alle urne nelle zone tenute dai terroristi. Un altro fattore da comprendere è che al-Assad sarà l’unico candidato “pro-stabilità” contro diversi candidati che rappresentano il contrario. Inoltre, sarà facile a Paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, la Francia e gli Stati Uniti accordarsi su un unico candidato anti-Assad, per evitare la dispersione dei voti dell”opposizione; se tali Paesi potranno far votare gli oppositori nei rispettivi territori o Paesi in cui essi esercitano la loro influenza. Alcune fonti riferiscono che Riyad favorisce le elezioni in due turni, perché servirebbero ad accordarsi su un unico candidato anti-Assad, una volta che i numerosi candidati dell’opposizione saranno eliminati al primo turno.

Una TV per le “minoranze”
Recenti notizie indicano che, nel contesto dei preparativi elettorali del campo anti-Assad, spicca nei piani dell’opposizione siriana, su richiesta di Arabia Saudita e la Francia, la creazione di una rete satellitare per le cosiddette “minoranze” in Siria e il Medio Oriente. L’obiettivo sarebbe attrarre il maggior numero di voti cristiani e curdi, soprattutto per contrastare il discorso del Vaticano preoccupato dal futuro dei cristiani in Siria e Medio Oriente con la cosiddetta primavera araba.

Note:
[1] Invito alla tavola rotonda presso l’Assemblea Nazionale: la voce della Siria libera!
[2] Il blog di Filippe Baumel
Invito giustificato, tra l’altro, dall’amministrazione “delle zone sottratte dal controllo del potere.”  Ecco le famose “zone liberate” dagli zombie assassini e dai ladri di petrolio venduto a poco prezzo, nel nord della Siria… forse sfuggiti al controllo dei loro sponsor. Ma di cui Baumel se ne frega. E’ sulla cresta dell’onda dicendo di portare il progresso laddove non ce lo aspettavamo: “La politica di fermezza auspicata dal Presidente della Repubblica verso il regime di Bashar al-Assad, che non ha esitato a lanciare massicci attacchi con i gas contro la popolazione civile, ha favorito lo sviluppo del piano di monitoraggio delle sue armi chimiche, negoziato a Ginevra tra i russi e gli americani. Senza la minaccia dell’uso della forza, che ha convinto Mosca a fare pressione su Damasco per riprendere il dialogo con Washington, il piano sarebbe presto stato lettera morta, come gli accordi precedenti. Fatte salve le possibilità di successo in un paese devastato, è chiaro che il dittatore ha decisamente ripreso bombardamenti e uccisioni, arresti e torture. Nessuna soluzione politica può prevalere se non tiene in considerazione le aspirazioni del popolo siriano e le sofferenze che ha dovuto sopportare per due anni e mezzo nella ricerca della libertà. Dobbiamo aiutare l’opposizione democratica siriana ad avere più voce. Combattendo con le unghie e i denti gli apologeti della repressione e fanatici della jihad, cerca ancora di difendere ed amministrare le aree sottratte al controllo del potere, cercando di tracciare la prospettiva di una società della tolleranza in Siria. Le sue grida di aiuto possono essere ignorate?
[3] as-Safir 27/09/2013: Il debito morale di Beirut verso Aleppo…
[4] Rozana: versione interpretata da Sabah Faqri di Aleppo
[5] Rozana: versione moderna eseguita da Lena Chemamian
Dio punirà Rozana per quello che ci ha fatto…
Voi che andate ad Aleppo, il mio amore è con voi…
Sotto le uve che portate, e le mele…
[6] AFP: L’Azerbaijan accusa l’Armenia di insediare i rifugiati siriani in Nagorno Karabakh

Nasser Sharara è giornalista ed analista politico libanese.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaggio del testimone alla nuova generazione di siriani

Franklin Lamb (USA) Oriental Review 28 settembre 2013

543266Pochi immaginano, nella Repubblica Araba di Siria, in questi giorni l’urgenza e l’enormità del compito della ricostruzione del loro antico Paese dalla guerra inflitta che ha causato distruzioni e una carneficina durate già più della metà della prima guerra mondiale, avvicinandosi alla metà della durata della seconda guerra mondiale. Per questa civiltà di dieci millenni e le migliaia di tesori inestimabili parzialmente distrutti, sono necessari molti sforzi urgenti, oggi, per preservare e proteggere le strutture dai ladri e dai danni della guerra. Non molti qui sarebbero d’accordo con questa priorità del governo siriano. Diversi siti storici, danneggiati o in pericolo, sono compresi tra quelli elencati sul World Heritage List dell’UNESCO, come l’antica città di Aleppo (1986), l’antica città di Bosra (1980), l’antica città di Damasco (1979), i borghi antichi della Siria settentrionale (2011), il Crac des Chevaliers e il Qal’at Salah al-Din (2006) e il sito di Palmira (1980). Mercati secolari e tesori archeologici sono già stati sventrati dalle fiamme e dagli scontri in luoghi come Aleppo e Homs. Si esaminano e discutono, in Siria e Libano, alcune valutazioni dei danni provocati in fase di minuziosa documentazione, oltre ad avere alcune sintesi su dati e analisi raccolti sul posto dagli investigatori governativi; è chiaro che i piani per la ricostruzione saranno al più presto possibile approntati. Prendendo l’iniziativa nel raccogliere aiuti, la popolazione siriana nonché i funzionari, mostrano di reprimere l’ansia, in attesa di veder apparire il primo segno di un vero cessate il fuoco, in modo da cominciare a ricostruire il Paese.
La ricostruzione della Siria sarà agevolata dai tre rimpasti del regime dall’inizio della rivolta del marzo 2011, che ha infuso molto ‘sangue nuovo’ nel governo siriano. Questo processo ha incluso più di 20 cambiamenti ministeriali negli ultimi mesi, in alcuni casi sostituendo ben radicati e influenti, e anche un po’ fossilizzati, operatori politici con ruoli governativi decennali, in passato.  La coraggiosa iniziativa riformista è volta a rimescolare le stanze del potere e ha rivendicare un obiettivo: sostenere e realizzare la riforma. Diversi funzionari hanno espresso a questo osservatore le loro convinzioni profonde e il loro impegno nelle riforme, che si nota diffondersi dentro e fuori del governo. “Dio sa che abbiamo commesso gravi errori e falsi giudizi, e che saremo giudicati da Dio per i nostri fallimenti. Ma nel frattempo abbiamo bisogno di ricreare le nostre persone, famiglie e il nostro amor proprio. Stiamo avviando riforme massicce qui in Siria, non ancora evidenti, ma che sorprenderanno e piaceranno a molti. Siamo siriani! Sappiamo ciò che è giusto e che i cambiamenti e le riforme sono in ritardo, ciò è nostro dovere!” L’ultima nomina di 7 ministri, noti per la loro competenza senza pedigree politico, del mese scorso, comprende diversi ‘indipendenti’ destinati, secondo un consigliere del presidente siriano Assad, a portare l’assai necessaria nuove linfa ed energia alla leadership. Il loro mandato è affrontare le sfide attuali, evitando tuttavia d’impigliarsi in passati obblighi politici. Questi ‘migliori e più brillanti’ sono stati nominati per aiutare a ricostruire la Siria, è stato spiegato a questo osservatore da due professori universitari, quale priorità del governo, ma senza l’arroganza da noblesse oblige americana dei migliori e più brillanti, o le tendenze fasciste di ‘bambini prodigio’ degli anni ’60 come i fratelli Bundy e McNamara.
Le modifiche più recenti hanno incluso la nomina dei seguenti signori (ma nessuna donna!), noti per la loro competenza, piuttosto che da semplici sostenitori del governo partito Baath.
– Qadri Jamil: Vice Primo Ministro dell’economia
– Maliq Ali: Ministro dell’istruzione superiore
– Qodr Orfali: Ministro dell’Economia e del Commercio Estero
– Qamal al-Din Tuma: Ministro dell’industria
– Samir Amin Izzat Qadi: Ministro del commercio interno e la protezione dei consumatori
– Bishar Riyad Yazigi: Ministro del Turismo
– Hassib Elias Shammas: Ministro di Stato, sostituisce Najm al-Din Qareit.
Della “nuova razza” di dipendenti pubblici siriani è Bishar Riyad Yazigi, un membro indipendente del Parlamento, nominato per via della sua visione su come ripristinare in Siria la vitale industria del turismo, nell’ambito della ricostruzione del Paese, e per cui è stato nominato ministro il 22 agosto 2013. Il ministro Yazigi, che ho incontrato sul Monte Qassyun diverse settimane fa, dal fascino, vigore, idee progressiste e carisma tipicamente kennediane. Uomo d’affari nato ad Aleppo nel 1972, è attualmente il più giovane membro del Governo Assad, e come gli altri non è un aderente del partito Baath. Ha conseguito una laurea in Ingegneria Informatica dell’Università di Aleppo (1995) ed è membro indipendente dell’Assemblea del Popolo (Parlamento siriano) per la città di Aleppo. E’ sposato ed ha tre figli. Yazigi è noto per aver trascorso questi giorni lavorando senza sosta per ricostruire l’industria turistica della Siria. “Non solo per aiutare la nostra economia, anche se il turismo ha portato oltre 8 miliardi di dollari l’anno prima della crisi, due anni e mezzo fa“, ha spiegato un funzionario che ammira Yazigi, “ma il Ministero del Turismo è al lavoro per riconnettersi con il mondo, in modo che noi siriani possiamo raggiungerlo. I tesori della Siria, la culla della civiltà che siamo, fondamentalmente appartengono a tutta l’umanità e si prega di accettare la nostra promessa che faremo del nostro meglio per riparare tutti i danni alle antichità e accoglieremo ogni assistenza, e daremo il benvenuto a ogni nuovo visitatore al più presto, Inshallah (se Dio vuole).”
All’inizio di questo mese, il ministro Yazigi ha sottolineato ad un raduno dei membri della “Fedeltà alla Siria”, ansiosi di iniziare a ricostruire il loro Paese, l’importanza delle ONG nel rivelare la realtà dei fatti in Siria all’opinione pubblica mondiale, e si è impegnato a collaborare con loro per presentare l’immagine della Siria come meta turistica, data la sua ricchezza in monumenti storici e religiosi. L’incontro dei membri dell’iniziativa “Fedeltà alla Siria”, ha sottolineato che il Ministero del Turismo è al lavoro per mostrare l’immagine della Siria come meta turistica dalla ricchezza senza pari in monumenti storici e religiosi, e che tutti i siriani devono raddoppiare gli sforzi per raggiungere i loro obiettivi “potenziando i valori sociali e lo sviluppo delle capacità nazionali per servire al meglio gli interessi della Siria”. I compiti dei riformatori siriani sono scoraggianti. Eppure così erano quelli, certamente su scala minore, che affrontò il Libano dopo i 33 giorni di bombardamenti distruttivi del governo israeliano, che impiegava, come fan da più di tre decenni, una vasta gamma di armi statunitensi donate da contribuenti statunitensi, senza saperlo, senza consenso e senza la possibilità di opporvisi.
Il costo della ricostruzione in Siria è forse incalcolabile. Il governo siriano ha annunciato questa settimana che ha stanziato 50 miliardi di sterline siriane (250 milioni di dollari), nel prossimo anno, per la ricostruzione nel Paese devastato dalla guerra. Per il 2013, la cifra era di 300 miliardi di sterline siriane (1,2 miliardi dollari). Ma queste somme sono una goccia nel mare. Secondo gli esperti immobiliari siriani, tra cui Ammar Yussef, se la guerra in Siria si fermasse improvvisamente e la ricostruzione iniziasse oggi, circa 73 miliardi dollari sarebbero necessari per mettere il Paese in carreggiata. Yussef insiste sul fatto che bombardamenti, combattimenti e sabotaggio delle infrastrutture durante il conflitto, entro il 30 agosto 2013, hanno in parte o completamente distrutto 1,5 milioni di abitazioni. Se la ricostruzione dovesse iniziare oggi, guidata dal nuovo ‘team della riforma’, includerebbe la ricostruzione di più di 11.000 siti, alcuni quartieri interi, richiedendo 15.000 autocarri, 10.000 betoniere e più di sei milioni di lavoratori qualificati. Un economista, Abdullah al-Dardari, che ora lavora con l’agenzia di sviluppo delle Nazioni Unite a Beirut, afferma che più di due anni di combattimenti sono costati alla Siria almeno 60 miliardi dollari e causato il collasso della vitale industria petrolifera. Un quarto di tutte le case è stato distrutto o gravemente danneggiato, e gran parte del sistema medico è in rovina. La squadra di al-Dardari stima il danno complessivo all’economia della Siria, da tre anni in conflitto, a 60 – 80 miliardi di dollari.  L’economia siriana è crollata di circa il 35 per cento, rispetto alla crescita annua del 6 per cento che la Siria segnava nei cinque anni prima del conflitto iniziato nel marzo 2011. L’economia ha perso quasi il 40 per cento del suo PIL, e le riserve estere sono state ampiamente impoverite. Come notato sopra, la disoccupazione è arrivata da 500.000 prima della crisi ad almeno 2,5 milioni di quest’anno.  I combattimenti hanno distrutto o danneggiato 1,2 milioni di abitazioni nazionalmente, un quarto di tutte le case siriane, sostiene al-Dardari. Inoltre, circa 3.000 scuole e 2.000 fabbriche sono state distrutte, e quasi la metà del sistema sanitario, compresi ospedali e centri sanitari, è in rovina.  Prima della rivolta, il settore petrolifero era un pilastro dell’economia della Siria, con il Paese che produceva circa 380.000 barili al giorno e le esportazioni, soprattutto in Europa, che portano più di 3 miliardi di dollari, nel 2010. Ma tale industria vitale è in rovina, avendo i ribelli occupato molti campi petroliferi del Paese, incendiato i pozzi e saccheggiato il greggio. Le esportazioni sono  praticamente a un punto morto, mentre la produzione si è ridotta. La Siria ha ancora la risorsa vitale di una forza lavoro di alta qualità per avviare la ricostruzione, e i suoi lavoratori sono pronti a cominciare da oggi, dato che la disoccupazione attuale in Siria, come osservato in precedenza, secondo gli interlocutori di questo osservatore al Ministero dell’Economia e dell’Industria. I lavoratori siriani sono forse i migliori e più affidabili al mondo. Ben noti nel ricostruire e gestire il Libano e il Levante, anche se attualmente sono pagati dalla metà a un terzo di quello che ricevono cittadini meno produttivi.
Nonostante le enormi sfide, sembra farsi un po’ di luce all’orizzonte, se i governi associatisi alla crisi in Siria, torcendosi le mani per la miseria umana e la distruzione accumulati, decideranno un cessate il fuoco permanente durante il serio disgelo nelle comunicazioni. La nuova generazione di funzionari incaricati della salvezza e della ricostruzione della Siria, sembra a posto e ansiosa di entrare nelle zone di guerra. Dovere del politico è aprirgli la strada, senza ulteriori ritardi.

Franklin Lamb volontario del programma di borse di studio Sabra-Shatila (SSSP) nel campo di Shatila. Attualmente vive a Damasco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco chimico a Ghuta: dove sono finiti i bambini?

Oriental Review 20 settembre 2013

al-ghoutaIl rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato all’inizio di questa settimana, sul presunto utilizzo di armi chimiche nella zona di Ghuta a Damasco, il 21 agosto 2013, ha chiarito molte questioni ma ha lasciato senza risposta le domande fondamentali: chi ha compiuto l’attacco e chi sono le vittime?
Il gruppo di ispettori delle Nazioni Unite guidato dal prof. Ake Sellstrom, sostiene di aver raccolto “prove convincenti dell’utilizzo di razzi superficie-superficie contenenti gas nervino Sarin...”, razzi del calibro di 140 mm sarebbero stati lanciati da una località non specificata, da qualche parte “nel nord-ovest.” Il rapporto indica che il gruppo di ispettori fosse protetto da forze dell’opposizione nei siti di indagine e che tali aree “…erano state visitate da altri individui, sia prima che durante l’indagine“. Si afferma inoltre che “frammenti e altre possibili prove sono chiaramente state manipolate prima dell’arrivo della squadra investigativa.” Gli esperti si sono inoltre lamentati del “periodo di tempo assai limitato per condurre un’indagine dettagliata”.
Secondo una ricerca di New Oriental Outlook, il calibro dei razzi suggerisce che un lanciarazzi multiplo di fabbricazione sovietica BM-14, da 140 mm, sia stato probabilmente utilizzato per bombardare Ghuta orientale. Questo lanciarazzi, progettato nel 1951, in precedenza faceva parte dell’arsenale dell’esercito siriano, fino a quando non fu sostituito decenni fa dai più recenti lanciarazzi BM-21 (Grad, calibro 122 mm, progettato nel 1963) e Tipo 63 (da 107 mm) di fabbricazione cinese. Tuttavia, solo i vecchi BM-14 sono ampiamente disponibili nella regione e sono stati utilizzati, per esempio, dai ribelli algerini negli anni ’90 e dai taliban nel 2000. Sono molto compatti e potrebbero facilmente esser stati segretamente trasportati in una qualsiasi posizione, quella notte fatale, anche nella zona controllata dalle forze governative. Pertanto la posizione presunta della piattaforma di lancio è insignificante, quando si sarebbe potuto utilizzare un qualsiasi punto della periferia abbandonata di Damasco, che si trovasse entro il suo raggio d’azione.
Un altro dettaglio è stato reso pubblico, l’etichetta trovata su una testata. Mikhail Barabanov, esperto del Centro russo per l’analisi delle strategie e delle tecnologie, ha commentato che questa etichetta corrisponde a quelle dei razzi prodotti nel 1967 a Novosibirsk (Russia). Ci si potrebbe giustamente chiedere perché l’esercito siriano avrebbe lanciato un razzo vecchio di 46 anni, quando ha abbondanti scorte di armi moderne e molto più affidabili. E’ anche interessante notare che la produzione di armi chimiche in Siria ha avuto inizio nel 1990, quando impianti chimici furono costruiti presso Damasco, Homs, Hama e Aleppo. Così, quei razzi, pieni di agenti chimici, devono essere datati alla stessa epoca o successiva. Se la data di produzione di un razzo non corrisponde alla data di produzione del suo agente chimico, è ovvio che la testata sia stata riempita in un laboratorio sotterraneo, o anche in un luogo improvvisato. Ciò è pienamente in linea con la prima prova riguardante l’uso di armi chimiche rudimentali da parte dei ribelli in Siria. Quindi, nonostante le affermazioni affrettate di Washington secondo cui il Rapporto delle Nazioni Unite accusa le forze governative siriane quali unici possibili responsabili dell’attacco chimico a Ghuta orientale, il 21 agosto, i veri dati del rapporto sembrano dimostrare il contrario: l’attacco è stato condotto dai ribelli e dai loro mandanti, in un classica operazione false flag volta ad attirare le forze militari straniere in un intervento in Siria. Elaborando le notevoli osservazioni di George Galloway durante la storica sessione del parlamento inglese sulla Siria, a fine agosto, vorremmo affermare che “lanciare un attacco con armi chimiche a Damasco, il giorno in cui il gruppo di ispettori chimici delle Nazioni Unite arrivava a Damasco, usando un lanciarazzi obsoleto, dovrebbe portare a una nuova definizione della follia.”
E ora, le vittime chi sono? Il rapporto della Squadra di Supporto Internazionale di Musalaha (Riconciliazione), in Siria (ISTEAMS), sostiene che basandosi sulle testimonianze oculari e prove video, le zone colpite fossero state in gran parte abbandonate dai residenti locali, nei giorni precedenti l’attacco. Eppure, il filmato diffuso mostra un gran numero di vittime molto giovani. Il rapporto analizza a fondo quasi tutti i video rilevando che furono postati su YouTube il giorno dell’attacco, rivelando anche una serie di fatti che sfidano la versione nota di questa tragedia. Per esempio, perché ci sono così tanti bambini non identificati tra coloro che furono colpiti, in quei video? Perché non ci sono quasi donne? Perché alcuni dei video mostrano chiari segni di sofisticate sovrapposizioni? Perché, in molti casi, gli stessi individui vengono indicati sia morti che vivi? Dove sono i 1458 cadaveri, oltre agli otto la cui sepoltura è stata documentata? Finora non abbiamo avuto dirette e chiare risposte a queste domande. Tuttavia, la relazione dell’ISTEAMS fornisce la prova terribile che potrebbe far luce sulla vera storia oscura dietro la spaventosa manipolazione mediatica di Ghuta orientale. Si parla del rapimento di decine di civili alawiti poco prima degli attacchi chimici, a Lataqia, da parte di Jubhat al-Nusra, la più potente organizzazione terroristica che opera in Siria. Il 4 agosto, circa 150 donne e bambini furono rapiti da 11 villaggi nelle montagne di Lataqia. Finora non c’è stata alcuna informazione sulla loro condizione e il loro destino. Di seguito è riportato l’elenco completo dei nomi dei bambini sotto i 15 anni rapiti:
Muhammad Qamal Shihad (9), Rand Qamal Shihad (11), Nasr Qamal Shihad (7), Nagham Jawdat Shihad (13), Nathalie Jawdat Shihad (5), Bashar Jawdat Shihad (2), Hamza Ahmad Shihad (9), Amer Ghassan Yahya (8), Haydar Nazim Shihad (12), Zein Nazim Shihad (3), Mehrez Baraqat Shihad (13), Bachar Imad al-Sheiq Ibrahim (12), Ahmad Imad al-Sheiq Ibrahim (13), Jafar Imad al- Sheiq Ibrahim (14), Jafar Adam Ismail (2), Yazan Haydar Haydar (11), Dua Wail Mariam (neonato), Ala Wail Mariam (neonato), Ahamad Ayman Mariam (neonato), Farah Ayman Mariam (neonato), Marah Ayman Mariam (neonato), Mohammad Ayman Mariam (neonato), Dala Ayman Mariam (neonato), Haydar Fayyad Mariam (neonato), Qodor Mazen Traybush (neonato), Dina Munzer Darwish (neonato), Bana Munzer Darwish (neonato), Sham Munzer Darwish (neonato), Ali Baraqat Darwish (neonato), Abdel Qarim Baraqat Darwish (neonato), Abir Baraqat Darwish (neonato), Taym Hani Shquhi (1), Luqman Bassam Fatim (9), Nibal Bassam Fatim (8), Sylvia Bassam Fatim (6), Ghaydak Wafiq Ibrahim (10), Moqdad Wafiq Ibrahim (14), Alaa Nazim Selim (neonato), Rima Nazim Selim (neonato), Rasha Nazim Selim (neonato), Limar Ramiz Selim (neonato), Salim Ramiz Selim (neonato), Shamas Ramiz Selim (neonato), Sali Ramiz Selim (neonato), Tim Azab Selim (neonato), Batul Samir Selim (14), Luqain Talal Selim (15), Wajad Talal Selim (neonato), Jawa Talal Selim (neonato), Hanin Talal Selim (neonato), Rima Talal Selim (neonato), Hussein Ayman Ibrahim (3), Zahra Ayman Ibrahim (8), Mariam Ayman Ibrahim (5), Batul Ghassan al-Qusayb (15), Wakar Ghassan al-Qussayb (14), Sandas Ghassan al-Qussayb (13), Zeina Adnan Fatima (6), Hussein Adnan Fatima (4).
Nel caso in cui almeno uno di loro sia identificato da parenti sopravvissuti, nel materiale video di Ghuta orientale, ci dovrebbe essere una base legale sufficiente per includere Jabhat al-Nusrah e altri gruppi ribelli in Siria, nelle liste per le sanzioni dell’ONU e per una procedura giudiziaria nazionale ed internazionale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il dollaro e la crisi siriana

Nikolaj Malishevskij, Strategic Culture Foundation, 14.09.2013

254627L’iniziativa di Mosca di trasferire le armi chimiche siriane sotto controllo internazionale, ha influenzato positivamente gli Stati Uniti, che prevedevano di lanciare un’aggressione contro la Siria. Nel frattempo, il successo diplomatico porterà solo a una pace temporanea in Medio Oriente, poiché Washington, in ultima analisi, non metterà da parte i suoi piani ostili. Da un lato, l’opinione pubblica è fortemente contraria ai piani d’intervento degli USA, ed è un fattore che conta. Questo è ciò che dovrebbe essere preso in considerazione: a) secondo i sondaggi, oltre il 70 per cento degli statunitensi sono contro i piani d’attacco di Obama. b) L’opinione pubblica mondiale vede l’iniziativa della Russia come una via d’uscita dalla pericolosa situazione di stallo. È sbalorditivo come gli USA giochino con il fuoco in una regione chiamata la “polveriera” del mondo. Non dimentichiamo che Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, ha fatto una dichiarazione ufficiale a sostegno della proposta della Russia.
D’altra parte, gli Stati Uniti conservano ancora l’inesorabile desiderio di lanciare un attacco. Ma è una strada sconnessa con molti ostacoli. Com’è noto, l’attacco chimico del 21 agosto nella periferia di Damasco, non è stato perpetrato dall’esercito regolare siriano, ma piuttosto dai suoi nemici. Ci sono stati altri casi in cui le armi chimiche furono utilizzate dalle bande armate. Questo è ciò che la relazione di 100 pagine della Russia sull’attacco chimico a Khan al-Assal, vicino Aleppo, dice. L’attacco avvenne il 19 marzo, nella parte settentrionale del Paese. La relazione è stata presentata alle Nazioni Unite. A maggio, l’inquirente dell’ONU Carla Del Ponte aveva detto che c’erano forti sospetti che i ribelli siriani avessero usato gas nervino sarin. Ci sono ragioni per credere che gli attacchi possano essere ripetuti. Le provocazioni perseguono lo stesso obiettivo, forniscono a Stati Uniti, Francia e agli altri Stati della coalizione anti-Siria, che possiedono enormi arsenali chimici, una giustificazione per avanzare le richieste per un ulteriore disarmo unilaterale di Damasco, minacciando un attacco con il pretesto della “lotta al terrorismo”. Ma le armi chimiche non sono l’unico deterrente della Siria contro un intervento.
Per esempio, le forze per le operazioni speciali siriane sono pronte ad essere utilizzate negli Stati Uniti, il risultato può andare al di là di ogni più inverosimile aspettativa. Secondo il Ministero della Difesa della Siria, centinaia di soldati per le operazioni speciali dell’esercito siriano, sono attualmente situati nel territorio degli Stati Uniti. Tutti i combattenti sono raggruppati in unità di 3-7 elementi impiegati dalle forze speciali siriane “al-Qassam”, e sottoposti a un addestramento completo. Sono abilitati ad effettuare operazioni di sabotaggio negli Stati Uniti. Gli obiettivi potenziali che possono essere danneggiati comprendono ferrovie, centrali elettriche, acquedotti, terminali petroliferi e del gas, e obiettivi militari, per lo più basi aeree e navali. Una fonte ha detto che la leadership siriana ha scelto questa strategia, basandosi sulle esperienze delle guerre in Jugoslavia, Iraq e Libia, dove l’aggressione si rifletté nella posizione difensiva di questi Paesi, destinata al fallimento. Le forze speciali siriane hanno una ricca esperienza, avendo affinato le loro capacità nelle guerre contro Israele, e nelle azioni di combattimento che si svolgono in Libano e in Siria. I soldati non devono andare negli Stati Uniti, per causargli gravi danni. La collaborazione con squadre per operazioni speciali iraniane, farà aumentare immensamente l’efficacia delle operazioni in dimensioni, numeri e perdite economiche. Tali forze possono colpire gli interessi statunitensi in Israele, Turchia, Arabia Saudita, ecc.
L’Arabia Saudita è uno dei guerrafondai più attivi. Non senza ragione è preoccupata dalla prospettiva dei disordini sciiti, diventati imminenti di recente. Gli sciiti costituiscono il 15 per cento della popolazione, ma nutrono forti sentimenti filo-iraniani (con il sostegno di altri sciiti che costituiscono la maggioranza della popolazione in Iraq, Bahrein e delle grandi comunità sciite in Libano). La maggior parte degli sciiti sauditi si concentra a Qasa, sulle rive del Golfo Persico, dove si trova il maggiore giacimento di petrolio del Paese. L’Egitto è anch’esso una sorta di deterrente. Si sta preparando al braccio di ferro tra il governo e gli islamisti supportati da Ankara. Un intervento contro la Siria potrebbe provocare la guerra civile in Egitto, bloccando il traffico di petroliere nel canale di Suez. Per circumnavigare l’Africa occorrono oltre due settimane. La rotta della Russia settentrionale è il percorso più breve che colleghi i principali poli economici del pianeta (Europa occidentale, Nord America e Sud-Est asiatico), ma non è ancora pronto ad affrontare un compito di questa portata. Nel caso in cui l’attacco contro la Siria venga effettuato, sorgeranno problemi anche per i prezzi del petrolio, che inesorabilmente saliranno, e il dollaro non sarà più la valuta di riserva mondiale: nella prima metà del 2013 Iran, Australia e cinque dei dieci leader economici mondiali, tra cui Cina, Giappone, India e Russia, hanno deciso di abbandonare l’uso del dollaro per le transazioni commerciali internazionali. Mosca, il più grande esportatore di petrolio, e Pechino, il primo importatore mondiale di petrolio, sono pronte a rimuovere il dollaro come valuta di scambio del petrolio, in qualsiasi momento. Ciò costituisce una grave minaccia per gli Stati Uniti d’America. Perciò l’intenzione di intervenire contro la Siria appare un tentativo per rimandare il crollo della valuta statunitense. Non è un caso che l’aggravamento della situazione in Siria coincida con il rinvio del dibattito sul default negli Stati Uniti, da febbraio a questo autunno. Non è la democrazia in Siria che suscita grande preoccupazione a Washington, ma piuttosto il tetto del debito, il problema che può trasformare gli Stati Uniti in uno “stato fallito”…

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una guerra per coprire le prove che la NATO usa armi chimiche

Aleksandr Mezjaev Strategic Culture Foundation 30.08.2013

Steve Bell 15.03.2012Gli Stati Uniti hanno annunciato i loro piani per colpire la Siria al più presto. Mosca ha reagito immediatamente. La dichiarazione del Ministero degli Esteri della Russia era molto risoluta. “Tutto questo ci ricorda gli eventi accaduti 10 anni fa, quando sulla base di informazioni false sul possesso degli iracheni di armi di distruzione di massa, gli Stati Uniti scavalcarono le Nazioni Unite e avviarono un’azione le cui conseguenze sono ben note a tutti”, ha detto il ministero in un comunicato pubblicato sul web. Inoltre sottolineava che la decisione di lanciare un intervento veniva presa ignorando le ampie prove che dimostravano che l’azione fosse una provocazione inscenata dalla cosiddetta ‘opposizione’. Mosca invita l’occidente dall’astenersi da azioni che contrastano con le norme giuridiche internazionali. E’ assai importante rendersi conto che una guerra occidentale contro la Siria si tradurrà in una grave violazione del diritto internazionale. In primo luogo, sarà un’aggressione, il crimine internazionale più grave. In secondo luogo, l’uso della forza a dispetto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, violerà il fondamentale trattato internazionale della Carta delle Nazioni Unite. Questo è il trattato che gode di priorità rispetto a qualsiasi altro accordo. Non importa che il ministro degli Esteri britannico William Hague abbia già dichiarato che l’azione non ha bisogno dell’approvazione del Consiglio di sicurezza.
L’occidente è preda dell’isteria pre-bellica, ma non tutti sono disposti a farne parte. Parlando con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, l’inviato speciale dell’ONU Lakhdar Brahimi ha detto che questo è un momento critico e tutte le parti, compresi gli attori stranieri, dovrebbero agire in modo responsabile per non ripetere gli errori del passato. Nella conferenza stampa del 28 agosto, è stato più esplicito dicendo che è contrario a un intervento militare per principio. Ban Ki-Moon ha sottolineato due punti importanti nella sua dichiarazione sulla Siria. In primo luogo, parlando all’Aja, ha esortato i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a cercare una soluzione diplomatica, dicendo: “Date alla Pace una chance, date una possibilità alla diplomazia, smettete di combattere ed iniziate a parlare”, aveva anche sottolineato la necessità di rispettare le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite. In secondo luogo, ha pronunciato una dichiarazione alquanto straordinaria, nel suo caso, menzionando il fatto che il Tribunale sui crimini internazionali dell’Aja dovrebbe essere preso in considerazione da coloro che vogliono commettere un crimine internazionale. Sembrava molto convincente, non importa se si riferisse agli Stati Uniti d’America e alla Gran Bretagna o meno. E’ assai chiaro chi stia per commettere un altro crimine internazionale, oggi. Nel frattempo, non è chiaro cosa esattamente sia accaduto in una periferia di Damasco il 21 agosto. Il basso livello di consapevolezza è corroborata dalle dichiarazioni rese da persone che ne sanno più di chiunque altro. Per esempio, Brahimi ha detto alla conferenza stampa del 28 agosto che, “in questi ultimi giorni, gli sviluppi sono stati ancora più drammatici, con ciò che è successo il 21 agosto, la settimana scorsa. Sembra che un qualche tipo di sostanza sia stata utilizzata, uccidendo molte persone. Centinaia. Sicuramente diverse centinaia. Alcuni dicono 300, altri 600, forse 1.000, forse più di 1.000 persone. Questo è ovviamente inaccettabile. È scandaloso. Ciò conferma quanto sia pericolosa la situazione in Siria e quanto sia importante per i siriani e la comunità internazionale avere davvero la volontà politica di affrontare seriamente la questione e cercarvi una soluzione”. (1) Questo è un modo ridicolo di parlare di “dettagli” precisi. E’ semplicemente chiaro che non ci sono vere prove in relazione agli eventi del 21 agosto.
Il fatto che Stati Uniti e Gran Bretagna abbiano tanta fretta nell’accelerare il passo dopo l’incidente del 21 agosto, rivela l’intenzione d’interferire nelle attività degli ispettori delle Nazioni Unite che hanno iniziato a indagare su ciò che è accaduto in loco. Il ministro degli Esteri russo ha detto, “abbiamo una domanda che sorge spontanea: perché i nostri partner occidentali, che ora sono così preoccupati per il rischio della scomparsa degli indizi, non lo furono affatto riguardo la conservazione di testimonianze materiali, quando bloccarono l’invio degli esperti delle Nazioni Unite per indagare sul caso dell’uso di armi chimiche a Khan al-Asal, il 19 marzo”. Credo che non ci sia nulla di clamoroso. Era un modo che l’occidente ha utilizzato per ostacolare le indagini sugli eventi di marzo, e ora ricorre ad altri modi per lo stesso scopo. Questa straordinaria impulsività nel lanciare un’operazione militare, significa solo una cosa: l’occidente cerca di nascondere le prove della propria partecipazione all’uso di armi chimiche in Siria…
Il 28 agosto, il primo ministro David Cameron aveva scritto su twitter che il Regno Unito stava per presentare un proprio progetto di risoluzione sulla Siria ai cinque membri del Consiglio di sicurezza. (2) I tempi per una tale iniziativa davano un intervallo: il lavoro della missione d’ispezione delle Nazioni Unite non è finito e i colloqui di Ginevra-2 vanno avanti. La dichiarazione del ministro degli Esteri inglese William Hague dava qualche indizio. Pur ammettendo che non aveva le prove dell’uso di armi chimiche da parte della Siria, Hague ha detto (per favore, fate attenzione qui!) che era la Siria che doveva dimostrare di non aver usato armi chimiche. Il tweet di Cameron sul progetto di risoluzione è di natura ancora più provocatorio, dicendo che la bozza condannava l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad. Il progetto viene presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui la Russia, a dispetto del fatto che gli esperti russi avessero condotto una propria indagine e che il dossier completo era stato presentato al Segretariato delle Nazioni Unite, il 24 agosto. La prova era ben documentata e forniva la dimostrazione che era stata l”opposizione’ ad aver usato armi chimiche nel distretto di Aleppo di Khan al-Asal. Ciò in realtà significa che la Russia, il Paese che sa di certo chi ha usato esattamente le armi chimiche, dovrebbe riconoscere che le sue constatazioni sono sbagliate e che il crimine è stato commesso da altri.

(1) Registrazione video della conferenza stampa di Brahimi
(2) Tweet del primo ministro David Cameron

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA sconfessano i ribelli siriani

Ljuba Lulko, Pravda.ru 26.08.2013

1236755Il Presidente del Joint Chiefs of Staff, Generale Martin Dempsey, ha detto che i ribelli siriani non potrebbero promuovere gli interessi statunitensi in questa fase. Il “falco” che recentemente aveva proposto cinque opzioni per l’intervento in Siria s’è arreso. La dichiarazione segna la posizione dei militari, che non consiglia un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel conflitto in Siria. CBS ha citato Dempsey, che in una lettera al membro del Congresso dello Stato di New York Eliot Engel, ha scritto che oggi in Siria, gli Stati Uniti dovrebbero scegliere non tra due, ma tra molti partiti. Ha aggiunto che il partito scelto dagli USA deve essere pronto a difendere sia i propri interessi che quelli degli Stati Uniti, quando la situazione sarà a suo favore. Oggi, nessuna delle parti è pronta a ciò, ha detto il generale. Il membro del Congresso Engel ha chiesto un chiarimento sulla possibile azione militare degli Stati Uniti in Siria. In particolare, ha chiesto della possibilità di attacchi missilistici sulle basi aeree siriane che, a suo parere, aiuterebbero in maniera significativa i “ribelli” senza il pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nelle operazioni di terra. Dempsey ha detto che gli Stati Uniti potrebbero distruggere l’aviazione siriana ed eliminare la capacità del ‘regime di Assad’ di bombardare dall’aria l’opposizione. Tuttavia, secondo lui, questa mossa potrebbe potenzialmente aumentare l’impegno degli Stati Uniti entrando direttamente in un conflitto senza affrontarne le cause alla radice.
Il generale ha scritto che l’uso della forza militare può modificare l’equilibrio militare in vari modi, ma non risolverà le principali questioni etniche, storiche, religiose e tribali che alimentano il conflitto. Ha detto che credeva che gli Stati Uniti potrebbero aggravare notevolmente la crisi umanitaria. Sembrano pacifismo e saggezza stupefacenti per un militare. Secondo Dempsey, Washington ritiene che qualsiasi opposizione che ora potrebbe teoricamente sostituire Bashar al-Assad, infatti, non migliorerebbe le cose, e potrebbe anche peggiorarle. Sembra che la brutta esperienza dell’Afghanistan, dove gli Stati Uniti hanno cercato di combinare l’azione militare con corruzione, costruzione di una coalizione e sforzi umanitari, al fine di “vincere i cuori e le menti del popolo afghano”, sia servita da buona lezione. Le autorità statunitensi temono una ripetizione dell’Afghanistan, diventato terreno fertile per Usama bin Ladin e al-Qaida. Engel non era soddisfatto della risposta del generale. Il membro del Congresso ritiene che il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto siriano sia una scelta tra l’accelerazione della fine del regime di Bashar al-Assad e la sua continuazione, più che una scelta tra i gruppi ribelli.
Dempsey ha presentato la posizione ufficiale del Pentagono sulla questione dell’intervento in Siria, e lo ha fatto solo una settimana dopo la pubblicazione delle cinque opzioni per tale intervento. Oltre a limitati attacchi aerei, aveva proposto la creazione di una no-fly zone su tutta la Siria, l’addestramento delle forze di opposizione in aree di sicurezza, la creazione di zone cuscinetto come santuari per i militanti, e la distruzione o il sequestro di armi chimiche. Chi ha influenzato il parere del generale? Le dichiarazioni sono state pubblicate quasi subito dopo un’altra provocazione, una strage di siriani inermi in un presunto attacco chimico delle truppe governative. Possiamo supporre che gli Stati Uniti abbiano le prove di chi utilizza armi chimiche in Siria. Questi sospetti sono rinforzati da semplici pensieri sulle ragioni per cui il Presidente della Siria avrebbe bisogno di usare armi chimiche il secondo giorno della missione degli ispettori ONU. Damasco non ha bisogno di un tale attacco con gravi perdite di vite umane, mentre la sua superiorità nel conflitto armato è evidente.
Nel corso degli ultimi dodici anni, i “neo-conservatori” e altri “falchi” guerrafondai statunitensi hanno presentato l’intervento militare in Medio Oriente come l’unico modo per combattere il terrorismo, promuovere la stabilità nella regione e salvaguardare i valori democratici. Il mese scorso, i taliban aprivano un ufficio a Doha (Qatar) per avviare trattative di pace con gli Stati Uniti, tuttavia, l’intervento in Afghanistan fu attuato per distruggerli. Quando gli Stati Uniti hanno lasciato l’Iraq, il Paese era immerso nel caos, con infrastruttura distrutte e una guerra inter-religiosa, due milioni di profughi sull’orlo di un disastro umanitario, antiche comunità cristiane distrutte, e il governo iracheno che intende cooperare con l’Iran. L’intervento degli Stati Uniti in Libia ha portato alla nascita di un governo nominale che non controlla il Paese e invia islamisti in tutta l’Africa. Un ex alleato, l’Egitto, oggi è controllato da una giunta militare dotata della tecnologia militare più recente degli Stati Uniti. Il governo democraticamente eletto è stato rovesciato, e i “Fratelli musulmani” hanno scelto di collaborare non con gli Stati Uniti, ma con l’Iran. Ovunque si sono svolte elezioni democratiche dopo la “primavera araba”, sono stati eletti governi dalle dubbie prospettive di sostegno a Stati Uniti o Israele. In dodici anni di guerra attiva, gli Stati Uniti non hanno potuto affermare i propri interessi nella regione, al contrario, perdono influenza con la prospettiva del rafforzamento del sentimento anti-americano. Se le truppe governative siriane riprendono ai terroristi le importanti città di Homs e Aleppo, la guerra in Siria si concluderà con la vittoria di Bashar al-Assad. Questo sarà il primo caso di vittoria anti-americana sul campo dal crollo dell’Unione Sovietica, e si tratterebbe di un colpo senza precedenti al potere geopolitico degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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