Operazione d’intelligence israeliana? Arrestate quattro persone per sabotaggio delle infrastrutture nucleari dell’Iran

21st Century Wire, Global Research, 6 ottobre 2013

100406-D-7203C-004Quest’ultimo complotto per destabilizzare l’industria nucleare civile dell’Iran arriva a suggellare la recente operazione d’intelligence per eliminare gli scienziati nucleari iraniani. Tre scienziati nucleari iraniani sono stati uccisi da esplosioni misteriose negli ultimi tre anni, ed un quarto è sopravvissuto un altro attentato. Oltre a ciò, Stati Uniti ed Israele hanno orchestrato l’assai rischioso attacco cibernetico Stuxnet ai sistemi degli impianti nucleari dell’Iran, nel 2010, operazione discutibile che metteva in pericolo milioni di vite innocenti. Il generale statunitense James Cartwright è diventato quest’anno lo spifferatore di più alto rango nella storia degli Stati Uniti, svelando al New York Times lo Stuxnet e il Flame quali programmi per virus di USA-Israele. Per ricompensa l’amministrazione Obama l’ha incriminato con l’Espionage Act del 1917. Lo scorso venerdì mentre il presidente Obama affermava che Ruhani diceva “solo cose giuste”, il leader israeliano Benyamin Netanyahu avviava attivamente un’azione pubblica e privata per minare ogni possibilità di una soluzione diplomatica con l’Iran.
Andrew McKillop di 21st Century Wire spiega che l’antagonista, con l’agenda e l’ipocrisia sul tavolo, Israele avvia una campagna propagandistica per demonizzare l’Iran: “In una performance epica all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 1 ottobre, l’israeliano Benyamin Netanyahu ha castigato la strategia di Obama verso Teheran, raccontando ai leader mondiali che il presidente iraniano Hasan Ruhani è un “lupo travestito da pecora”. Sostiene che questo venditore da bazar di Teheran è ancora più pericoloso del tizio precedente, una minaccia musulmana (se non araba) credibile che, secondo Netanyahu, è determinato a usare l’ingenuo e pericoloso disgelo delle relazioni di Obama per far avanzare astutamente il presunto programma bellico nucleare iraniano”.
Gli analisti ritengono che Israele abbia già un arsenale nucleare perfettamente attivo con almeno 80 testate della potenza esplosiva pari a quella di Hiroshima, circa 13-16 kilotoni ciascuna”. Obama ha sempre avuto difficoltà a dare un seguito alla sua retorica, tanto che nessuno si aspetta che il presidente vada lontano nella diplomazia con l’Iran. È probabile che le sue aperture pacifiche siano parte di un’azione di retroguardia nelle PR della Casa Bianca, per salvare il presidente da un crollo  nel gradimento dell’opinione pubblica. Quando arriva il momento critico e Israele s’impegna nell’aggressione preventiva verso l’Iran, è certo che la facciata diplomatica di Washington si pieghi a favore della potente lobby israeliana che, in ultima analisi, detta l’agenda della politica estera di Washington. Quest’ultimo sabotaggio sembra intenzionato a far deragliare i tentativi di pace tra l’occidente e l’Iran.
RT riferisce, “Le autorità iraniane hanno arrestato quattro uomini per la pianificazione del sabotaggio di siti nucleari. L’annuncio arriva mentre il neo-presidente iraniano prende provvedimenti per placare i timori sul suo presunto programma di armamenti nucleari. Il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Ali Akbar Salehi, ha annunciato che “un certo numero di sabotatori” è stato sorpreso “in flagrante”, prima che potesse portare a termine il piano. Quattro di questi individui sono stati catturati in flagrante e gli interrogatori sono in corso“, ha detto secondo l’agenzia Mehr. Salehi non ha indicato  dettagli sul presunto complotto per sabotare gli impianti nucleari iraniani, e non ha specificato quali siti nucleari sono stati presi di mira. Ha aggiunto che i sospettati sono ora interrogati dalle autorità iraniane. L’Iran ha accusato l’occidente, in diverse occasioni, di sabotaggio del suo programma nucleare. In passato Teheran ha accusato Stati Uniti e Israele di aver orchestrato l’attacco informatico Stuxnet contro i gli impianti nucleari, nel 2010. L’Iran ha anche affermato che l’occidente è dietro l’assassinio dei suoi scienziati nucleari. L’arresto dei presunti sabotatori avviene  mentre il governo iraniano si adopera per dissipare i timori occidentali sul suo programma nucleare. L’occidente crede che l’Iran stia sviluppando armi nucleari, cosa che la leadership del Paese ha sempre negato, affermando che il suo programma nucleare ha scopi civili.
Il neo-incaricato presidente Hassan Ruhani ha spiazzato Washington con una mossa per riavviare i negoziati sul programma nucleare iraniano. Ruhani ha parlato al presidente Barack Obama, in una telefonata della scorsa settimana, il primo colloquio tra i leader statunitense e iraniano dopo oltre trent’anni. Così il Presidente Ruhani ha deciso d’incontrare i leader di Regno Unito, Germania, Francia, Russia e Cina a Ginevra, a metà ottobre, nei negoziati più decisivi. La nuova leadership moderata iraniana vuole revocare le sanzioni economiche paralizzanti contro Teheran, attuate da Washington al fine di limitare il programma nucleare iraniano. Teheran ha detto che la comunità internazionale deve avanzare nuove condizioni per i negoziati di Ginevra. Attualmente, Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia e Stati Uniti, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, più la Germania, chiedono che l’Iran cessi l’arricchimento dell’uranio al 20 per cento. Inoltre, hanno chiesto a Teheran di rinunciare a parte delle scorte di uranio. La nuova  posizione dell’Iran sulla questione nucleare è stata salutata dai leader mondiali come un passo nella giusta direzione, e la possibile fine della situazione di stallo diplomatico.

‘L’Iran è ad un anno dall’avere armamento nucleare’
Tuttavia, Washington ha espresso scetticismo sulle motivazioni di Teheran. Venerdì scorso Obama ha detto che mentre Ruhani diceva “solo cose giuste“, restava da vedere se attuerà le promesse.  Inoltre, Obama ha dichiarato che l’Iran è a un anno dall’avere l’arma nucleare, citando fonti d’intelligence statunitensi. Israele, d’altro canto, sostiene che la volontà di Teheran di negoziare è solo uno stratagemma e che l’Iran sia a pochi mesi dall’avere capacità nucleari. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito che Israele colpirà gli impianti nucleari iraniani, se Teheran non cessa le sue presunte ambizioni nucleari. Martedì scorso Netanyahu ha invitato l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a non farsi ingannare dall’Iran, sottolineando che Israele è pronto ad “affrontare” da solo il Paese che ha etichettato come nemico dello Stato. “Ruhani è un lupo travestito da pecora, un lupo che pensa di poter gettare fumo negli occhi della comunità internazionale“, ha detto Netanyahu, che ha fatto appello alla comunità internazionale per mantenere le sanzioni finanziarie contro Teheran.”

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ginevra 2013, le carte cambiano

Louis Denghien, InfoSyrie 11 gennaio 2013

481829Ginevra ospita oggi, ancora una volta, un vertice diplomatico sulla Siria. Rispetto a quello tenutosi alla fine di giugno 2012, il contesto e l’atmosfera sono molto più favorevoli alla Siria e al suo presidente.

Il trionfo della linea russa
Il vertice è più modesto rispetto al precedente: non vi partecipano che i russi, gli statunitensi e l’inviato delle Nazioni Unite Lakhdar Brahimi. E’ un livello più modesto, in quanto anche i due paesi sono rappresentati, da parte russa dal viceministro degli esteri Mikhail Bogdanov, e da parte degli Stati Uniti dal vicesegretario di Stato William Burns, rispetto a quando Sergej Lavrov e Hillary Clinton si incontrarono a Ginevra a giugno. Questa relativa “modestia” attesta il fatto che l’ordine del giorno degli Stati Uniti sulla questione siriana è meno importante o urgente di prima. In ogni caso, l’amministrazione Obama 2 in questi giorni ha cambiato vertici e probabilmente linea  diplomatica.
Usciti gli interventisti (e ultra-sionisti) Hillary Clinton (politica estera) e Leon Panetta (difesa), sono stati sostituiti rispettivamente da John Kerry e Chuck Hagel, il primo noto per la sua conoscenza della zona e di Bashar al-Assad, il secondo per la sua critica contro la guerra e la posizione di allineamento sistematico degli interessi nazionali a quelli israeliani. Da parte russa la linea è immutata: il portavoce del ministero degli esteri, Aleksandr Lukashevich, ha ribadito il 10 gennaio che “solo i siriani possono decidere il modello di sviluppo a lungo termine del loro paese“, e quindi scegliere i loro governanti. In una chiara allusione al primo di essi, Lukashevich ha anche affermato la necessità di creare le condizioni per un dialogo tra le autorità e l’opposizione “senza condizioni preliminari, secondo il comunicato di Ginevra“, adottato dopo il summit internazionale del 30 giugno 2012, che non chiedeva più l’allontanamento dal potere del presidente Bashar come condizione sine qua non per l’apertura dei negoziati inter-siriani. Nel dire ciò, il portavoce della diplomazia russa rispondeva nettamente alla sua controparte statunitense Victoria Nuland, che aveva detto il giorno prima ai giornalisti che Washington intende rinnovare a Ginevra le pressioni diplomatiche per allontanare Bashar: un obiettivo che sembra oggi ancora meno raggiungibile rispetto al 30 giugno. E che in ogni caso non è più la preoccupazione principale degli Stati Uniti nella regione.
La posizione russa è stata sostenuta, sempre il 10 gennaio, da una dichiarazione congiunta dei paesi BRICS, organizzazione della cooperazione tra Russia, Cina, India, Brasile e Sud Africa, presentata dal consigliere per la sicurezza nazionale indiana Shivshankar Menon. Una dichiarazione che sembra essere una replica di quella di Lukashevich: “I siriani soltanto possono decidere il loro futuro. Gli altri paesi non possono intervenire nei negoziati“. Menon stava parlando, si deve rilevare, alla fine dei colloqui sulle questioni internazionali con il suo omologo del Consiglio di sicurezza russo Nikolaj Patrushev. E questo fronte comune dei BRICS si basa su posizioni definite da mesi, riecevendo anche il sostegno di Iran ed Egitto: in una visita a Cairo, il ministro degli esteri iraniano Ali Akbar Salehi ha firmato con il suo collega egiziano Mohamed Kamel Amr la dichiarazione sulla Siria in favore di una soluzione politica e senza ingerenze esterne. Salehi ha anche inviato al presidente Morsi un formale invito di Mahmoud Ahamadinejab per visitare l’Iran, nel corso del riavvicinamento in via di definizione tra l’Egitto, paese sunnita diretto dai Fratelli musulmani e quindi ostile al governo siriano, e l’Iran, uno dei più saldi sostenitori regionali di Bashar al-Assad; ciò dopo la spettacolare presenza, lo scorso agosto, di Morsi al vertice dei Non Allineati a Teheran. È piuttosto l’Egitto che si avvicina alla posizione iraniana, in un cambiamento dalle ampie conseguenze in tutto il mondo arabo, e nella Lega araba.
Ma questa linea generale di sostegno a una soluzione politica negoziata tra i siriani, promossa da Mosca da mesi, è ovviamente una condanna implicita dell’opposizione radicale e dei suoi sostenitori occidentali e monarchici arabi. Perché è da questo lato che è stato chiesto più volte l’intervento straniero, mentre nel frattempo armavano apertamente i ribelli. L’interventismo è chiaramente dalla parte dell’opposizione in esilio ed islamista; per convincersene bisogna leggere le ultime dichiarazioni del ministro degli esteri britannico William Hague, che parla di nuovo di armare i suoi cari ribelli, rifiutandosi di contrattare, assieme al presidente della Coalizione nazionale dell’opposizione, lo sceicco al-Khatib, suo “ambasciatore” a Parigi, che ha detto al Nouvel Observateur che la soluzione in Siria può essere solo militare. E proprio queste posizioni estreme non sono più sostenute dal più potente degli sponsor dell’opposizione radicale siriana: Washington è preoccupata dall’avanzata politica, se non militare, dei salafiti filo-al-Qaida, nell’insurrezione che ha avviato le ostilità contro il regime baathista, alleato dell’Iran.
I nuovi vertici di Obama 2 dovrebbero promuovere una nuova linea sulla Siria, meno offensiva. E se gli statunitensi dovessero ritirarsi dalla partita, Qatar e Turchia si troveranno molto isolati. Una parola su Lakhdar Brahimi, molto attaccato dai media siriani dopo la sua ultima affermazione abbastanza sprezzante nei confronti di Bashar al-Assad. Si è scusato per le parole che ha usato verso il presidente siriano. Ma non ha ceduto sul fondo del suo intervento, che Bashar deve dimettersi. In ogni caso, questa posizione, tardiva e “qataro-compatibile”, avrà poco peso verso la determinazione russa (e il “passaggio” statunitense): ovviamente, Brahimi dovrebbe essere questo venerdì a Ginevra. Il prestigio di una pura comparsata.

Divorzio Qatar-Arabia Saudita?
Doha e Ankara rischiano di essere “ancora più isolati”, secondo un articolo pubblicato l’11 gennaio dal quotidiano libanese anti-Bashar L’Orient Le Jour, ci sarebbe acqua nel gas (o petrolio) tra il Qatar e il regno finora fratello dell’Arabia Saudita, in particolare sulla Siria. Infatti, secondo la giornalista Scarlett Haddad (che lavora anche per il quotidiano francofono libanese L’Express),  basandosi su confidenze dei “circoli diplomatici libanesi”, il regime siriano sfrutta non solo i vantaggi dei recenti successi militari a Damasco, Aleppo, Homs e Idlib, ma della “congiuntura in evoluzione nel mondo arabo”. E la congiuntura sarebbe la seguente: si è riallineato anche il capo della diplomazia saudita, il principe Saud al-Faisal, dopo un incontro con il suo omologo egiziano Amr (decisamente attivo) per una soluzione politica in Siria; abbandonando così la linea di armare le bande adottata in precedenza da Riyadh. Ma c’è di più, ha annunciato Scarlett Haddad: il figlio di re Abdullah, il principe ereditario Abdel Aziz ha incontrato “recentemente” ufficiali siriani in Giordania. Funzionari debitamente autorizzati da Damasco che hanno chiesto la fine degli aiuti sauditi all’opposizione armata. Scarlett Haddad ha detto che dopo questo incontro riservato, gli aiuti sauditi sono diminuiti drasticamente, ma senza fermarsi del tutto.
I diplomatici libanesi intervistatati dalla giornalista, notavano a questo proposito che, nel corso del suo recente intervento pubblico, Bashar non ha attaccato l’Arabia Saudita, finora uno dei suoi nemici regionali più aggressivi. Scarlett Haddad ha aggiunto che si sono avuti incontri tra funzionari dei servizi segreti militari siriani ed egiziani. E altri Stati del Golfo, come il Kuwait, l’Oman, gli Emirati Arabi Uniti e la Giordania hanno parlato, in modo piuttosto pacato, a favore di una soluzione politica, e non militare-rivoluzionaria, in Siria. La ragione di questo cambiamento che lascia solo il Qatar? Beh, è la stessa ragione che spiega la nuova cautela statunitense: “Il Regno hashemita (Giordania) e gli Emirati Arabi Uniti, ha scritto Scarlett Haddad, hanno ancor più paura dell’ascesa degli islamisti e dei Fratelli musulmani, in particolare, che cominciano a metterli sotto pressione in patria.”

Chi è più isolato oggi? Bashar o l’emiro del Qatar?
Ciò è particolarmente vero in Giordania, dove i Fratelli sono la principale opposizione al regime filo-occidentale di re Abdullah. Si noti che se tutte le teste coronate arabe sono inquietate dai Fratelli musulmani, cosa penseranno dei jihadisti-salafiti che operano in Siria! In breve, i seminatori di vento fondamentalista si preoccupano ora della tempesta che stanno raccogliendo. Ancora una volta, è un giornale importante del Medio Oriente, che non è noto per la sua gentilezza verso la Siria di Bashar, che pubblica tali informazioni; sarebbe interessante sapere cosa ne pensano, per esempio, Le Monde o Libération.
A questo proposito, va ricordato che uno dei jingle dei nostri media, da un anno e mezzo, è che Bashar al-Assad è “sempre più isolato”. Da allora diciamo che si sono sbagliati o che hanno mentito. Lo ripetiamo ancora con forza maggiore, alla luce dei recenti sviluppi. E Scarlett Haddad lo dice per noi, ciò “suggerisce che la situazione attuale del presidente siriano sarebbe molto più favorevole rispetto a un paio di mesi fa”. “Questa è anche la ragione, dice, per  cui ha scelto di parlare in questo momento“. Anche se la giornalista conclude il suo articolo dicendo che, per ragioni di prestigio, in qualche modo, “la comunità occidentale, gli Stati Uniti in testa, non possono in nessun caso accettare di vedere Assad vincere lo scontro con l’opposizione“. Solo che, come abbiamo già detto in precedenza, gli Stati Uniti del 2013 non sono proprio quelli del 2012. E anche in circostanze obiettivamente più favorevoli, la coalizione occidentale non è riuscita a minacciare seriamente il governo siriano.
Così, oggi, Bashar è “sempre più isolato”? Non proprio. Al contrario, lo sono l’emiro del Qatar e François Hollande…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Triplice Intesa Eurasiatica: Toccate l’Iran e sentirete la Russia e la Cina

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 22.01.2012

Nonostante le aree di differenza e la rivalità tra Mosca e Teheran,  i legami russo-iraniani si rafforzano. Sia la Russia che l’Iran hanno molto in comune. Sono entrambi grandi esportatori di energia, hanno interessi profondamente radicati nel Caucaso meridionale, si oppongono allo scudo missilistico della NATO e desidera tenere alla larga gli Stati Uniti e l’Unione europea dal controllo dei corridoi energetici nel bacino del Mar Caspio. Mosca e Teheran condividono anche molti alleati, dall’Armenia, Tagikistan e Bielorussia a Siria e Venezuela. Ma sopra ogni cosa, entrambe le repubbliche sono anche i due principali obiettivi geo-strategici di Washington.

La Triplice Intesa Eurasiatica e il valore dell’Iran per la Russia e la Cina
Con l’inclusione dei cinesi, la Federazione Russa e l’Iran sono ampiamente considerati alleati e partner. Insieme la Federazione della Russia, la Repubblica Popolare cinese e la Repubblica islamica dell’Iran formano una barriera contro gli Stati Uniti. I tre lo formano questo una triplice alleanza, il nucleo di una coalizione eurasiatica che resiste all’invasione di Washington dell’Eurasia e alla ricerca degli USA all’egemonia globale. I cinesi affrontano soprattutto l’invasione degli Stati Uniti nell’est asiatico e nel Pacifico, gli iraniani affrontano soprattutto l’invasione degli Stati Uniti nell’Asia sud-occidentale, e i russi l’invasione degli Stati Uniti dell’Europa orientale. Tutti e tre gli stati devono affrontare l’invasione degli Stati Uniti in Asia centrale e sono diffidenti nei confronti della presenza militare USA e NATO in Afghanistan.
L’Iran può essere caratterizzato come un perno  geo-strategico. L’intera equazione geo-politica in Eurasia cambierà in base all’orbita politico dell’Iran. Se l’Iran dovesse allearsi con gli Stati Uniti e diventare ostile a Pechino e Mosca, potrebbe seriamente destabilizzare la Russia e la Cina e devastare entrambe le nazioni. Ciò sarebbe dovuto ai suoi legami etnico-culturali, linguistici, economici, religiosi e geo-politici dal Caucaso all’Asia centrale.
L’Iran potrebbe anche diventare il più grande canale per l’influenza e l’espansione degli Stati Uniti nel Caucaso e in Asia centrale, perché l’Iran è la porta verso il ventre molle meridionale della Russia (o “estero vicino”) nel Caucaso e nell’Asia centrale. In tale scenario, la Russia come corridoio energetico verrebbe effettivamente sconvolta e sfidata, mentre  Washington sbloccherebbe il potenziale iraniano come corridoio energetico primario per il Mar Caspio e sostenitore delle pipeline iraniane. Parte del successo della Russia come via di transito dell’energia è dovuta agli sforzi statunitensi d’indebolire l’Iran, impedendo il transito dell’energia attraverso il territorio iraniano.
Se l’Iran cambiasse campo, anche l’economia e la sicurezza nazionale cinesi sarebbe tenute in ostaggio per due motivi. La sicurezza energetica cinese sarebbe minacciata direttamente per via del fatto che le riserve energetiche iraniane non sarebbero più sicure e sarebbero soggette agli interessi geopolitici degli USA. Inoltre, l’Asia centrale potrebbe anche ri-orientare la sua orbita se Washington dovesse aprire un canale diretto al mare aperto attraverso l’Iran.
Così, sia la Russia che la Cina vogliono una alleanza strategica con l’Iran, come mezzo per parare l’invasione  geo-politica di Washington. La “Fortezza Eurasia” sarebbe vulnerabile senza l’Iran. Questo è il motivo per cui né la Russia né la Cina potrebbero mai accettare una guerra contro l’Iran.  Se Washington dovesse trasformare l’Iran in un cliente, allora la Russia e la Cina sarebbero in pericolo.

Fraintendere  il sostegno di Cina e Russia alle sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU
C’è un grande fraintendimento sul passato sostegno russo e cinese alle sanzioni ONU contro l’Iran. Anche se Pechino e Mosca permisero che le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite passassero contro il loro alleato iraniano, lo hanno fatto per motivi strategici volti a mantenere l’Iran al di fuori dell’orbita di Washington. In realtà, per gli Stati Uniti sarebbe assai meglio cooptare Teheran come partner satellitare o minore, che correre rischi inutili e azzardati di una vera e propria guerra contro gli iraniani. Il sostegno russo e cinese alle passate sanzioni hanno consentito che una più ampia frattura emergesse tra l’Iran e Washington. A questo proposito, la realpolitik è all’opera. Mentre le tensioni irano-statunitensi aumentano, le relazioni dell’Iran con la Russia e la Cina diventano più strette e l’Iran consolida sempre più il suo campo con Mosca e Pechino.
Russia e Cina non avrebbero mai sostenuto delle sanzioni paralizzanti o qualsiasi forma di embargo economico, che potessero minacciare la sicurezza nazionale iraniana. Questo è il motivo per cui sia la Cina che la Russia hanno rifiutato di essere costrette da Washington a unirsi alle sue nuove sanzioni unilaterali del 2012. I russi hanno anche messo in guardia l’Unione europea dall’essere la pedina di Washington, perché sono autolesionistici nel giocare secondo gli schemi degli Stati Uniti. A questo proposito, la Russia ha commentato i piani impraticabili e praticamente inefficaci dell’UE per un embargo petrolifero contro l’Iran. Teheran ha anche fatto simili ammonimenti e ha respinto l’embargo petrolifero dell’UE come una tattica psicologica che è destinata a fallire.

La cooperazione russo-iraniana nella sicurezza e nel coordinamento strategico
Nell’agosto 2011, il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran, il segretario generale Saaed (Said) Jalili, e il capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza della Federazione Russa, il segretario Nikolaj Platonovich Patrushev, si incontravano a Teheran per parlare del programma energetico nucleare iraniano e della cooperazione bilaterale. La Russia ha voluto aiutare l’Iran ha respingere le nuove accuse con cui Washington si stava preparando ad attaccare l’Iran. Poco dopo Patrushev e il suo team russo sono giunti a Teheran, il ministro degli esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, sarebbe volato a Mosca.
Nel settembre 2011 sia Jalili che Patrushev si sarebbero incontrato di nuovo, ma questa volta in Russia. Jalili dovrebbe andare a Mosca e poi attraversare gli Urali per recarsi nella città russa di Ekaterinburg. L’incontro di Ekaterinburg tra i due ha avuto luogo a margine di un vertice sulla sicurezza internazionale, ed è stato importante, perché è stato annunciato che i vertici degli enti di sicurezza nazionale di Mosca e Teheran si sarebbero d’ora in poi coordinati, organizzando riunioni regolari, e un protocollo è stato firmato da entrambi a sostegno di ciò. A Ekaterinburg, sia Jalili che Patrushev hanno anche tenuto riunioni con la loro controparte cinese, Meng Jianzhu. Il risultato della riunione sarebbe che Jalili e Jianzhu richiederebbero misure analoghe da adottare da parte dei consigli di sicurezza nazionale dell’Iran e della Cina. Cinesi e iraniani avrebbero anche effettuato degli appelli per l’istituzione di un consiglio di sicurezza sovranazionale all’interno del Consiglio della Shanghai Cooperation Organization, per affrontare le minacce comuni a Pechino, Teheran, Mosca e del resto dell’organizzazione eurasiatica.
Sempre nel settembre 2011, Dmitrij Rogozin, l’inviato russo presso la NATO, ha annunciato che avrebbe visitato Teheran nel prossimo futuro per parlare del progetto dello scudo missilistico della NATO, a cui sia il Cremlino che l’Iran si oppongono; e subito compariva un articolo che affermava che la Russia, Iran e Cina stamno progettando la creazione di uno scudo missilistico congiunto. Rogozin, che nell’agosto 2011 aveva avvertito che la Siria e lo Yemen sarebbero stati attaccati per poter avviare il confronto con Teheran, avrebbe risposto agli articoli confutando pubblicamente i piani per la creazione di un programma per uno scudo missilistico congiunto sino-russo-iraniano.
Il mese seguente, nell’ottobre del 2011, i ministeri degli affari esteri di Russia e dell’Iran annunciavano che avrebbero ampliato i legami in tutti i campi. Poco dopo, nel novembre 2011, l’Iran e la Russia hanno firmato un accordo di cooperazione e di partnership strategica tra i loro rispettivi più importanti enti di sicurezza riguardanti economia, politica, sicurezza, intelligence e coordinamento. Questo era stato anticipato da un documento su cui russi e iraniani stavano lavorando da tempo. L’accordo è stato firmato a Mosca dal segretario generale del Consiglio supremo di sicurezza dell’Iran, Ali Bagheri (Baqeri), e dal Sottosegretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Russia, Evgenij Lukjanov.
Nel novembre 2011, il capo del Comitato per gli affari internazionali della Duma russa, Konstantin Kosachev, aveva anche annunciato che la Russia deve fare tutto il possibile per impedire un attacco al vicino Iran. Alla fine di novembre 2011 è stato anche annunciato, ancora una volta, che Dmitrij Rogozin avrebbe sicuramente visitato sia Teheran che Pechino nel 2012. E’ stato rivelato che Rogozin e un team di funzionari russi sarebbero andati in Iran e in Cina per delle discussioni strategiche sulle strategie collettive contro le minacce comuni.

La Sicurezza Nazionale della Russia e quella dell’Iran sono legate
Il 12 gennaio 2012, Nikolaj Patrushev ha detto ad Interfax che temeva che una grande guerra stesse per esplodere e che Tel Aviv stesse spingendo gli Stati Uniti ad attaccare l’Iran. Ha respinto le pretese che l’Iran stia fabbricando clandestinamente delle armi nucleari e ha detto che per anni il mondo aveva sempre sentito dire ad nauseam che l’Iran avrebbe avuto la bomba atomica la settimana prossima. I suoi commenti sarebbero stati seguiti da un terribile avvertimento da Dmitrij Rogozin.
Il 13 gennaio 2012, Rogozin, che il Cremlino annunciava sarebbe diventato viceprimo ministro russo, ha dichiarato che qualsiasi tentativo di intervento militare contro l’Iran sarebbe una minaccia alla sicurezza nazionale della Russia. In altre parole, un attacco a Teheran è un attacco a Mosca. Nel 2007, Vladimir Putin aveva sostanzialmente detto la stessa cosa, quando era a Teheran per un vertice sul Mar Caspio, provocando allarme presso George W. Bush Jr., avvertendo che la Terza Guerra Mondiale avrebbe potuto scoppiare per l’Iran. L’affermazione di Rogozin è semplicemente una dichiarazione di ciò che è stata la posizione della Russia per tutto questo tempo: se l’Iran dovesse cadere, la Russia sarebbe in pericolo.
L’Iran è un obiettivo dell’ostilità degli Stati Uniti, non solo per le sue vaste riserve di energia e  risorse naturali, ma a causa di importanti considerazioni geo-strategiche che lo rendono un trampolino di lancio strategico contro la Russia e la Cina. Le strade per Mosca e Pechino passano per Teheran, così come la strada per Teheran passa per Damasco, Baghdad e Beirut. Né gli USA vogliono controllare il petrolio e il gas iraniani per mere ragioni economiche o di consumo. Washington vuole mettere la museruola alla Cina attraverso il controllo della sicurezza energetica cinese e vuole che le esportazioni energetiche iraniane siano scambiate in dollari USA, per assicurare l’uso continuo del dollaro nelle transazioni internazionali.
Inoltre, l’Iran ha stipulato  accordi con partner commerciali come la Cina e l’India, in cui le transazioni commerciali non avranno luogo con gli euro o i dollari statunitensi. Nel gennaio 2012, sia russi che gli iraniani hanno sostituito il dollaro con le loro monete nazionali, rispettivamente il rublo russo e il rial iraniano, nei loro scambi bilaterali. Questo è un duro colpo economico e finanziario negli Stati Uniti.

La Siria è al centro delle preoccupazioni sulla sicurezza nazionale dell’Iran e della Russia
Russia, Cina e Iran supportano fermamente la Siria. L’assedio diplomatico ed economico contro la Siria è legato alla posta geo-politica in gioco per il controllo dell’Eurasia. L’instabilità in Siria è legata all’obiettivo di combattere l’Iran e, infine, di trasformarlo in un partner degli Stati Uniti contro Russia e Cina.
Il cancellato o ritardato dispiegamento di migliaia di truppe statunitensi in Israele per Austere Challenge 2012, era volto a far aumentare la pressione contro la Siria. Sulla base di frammenti di un rapporto di Voce della Russia, i media russi hanno riferito erroneamente che Austere Challenge 2012 si sarebbe tenuta nel Golfo Persico, venendo erroneamente ripresa dagli organi di informazione di altre parti del mondo. Ciò ha contribuito ha mettere in evidenza il collegamento iraniano a spese di quelli siriano e libanese. Il dispiegamento delle truppe statunitensi era rivolto principalmente contro la Siria, per isolare e contrastare l’Iran. Speculativamente, la cancellazione o il ritardo delle esercitazioni missilistiche israelo-statunitensi comprendevano probabilmente attacchi con missili e razzi non solo dall’Iran, ma anche da Siria, Libano e Territori palestinesi.
A parte i suoi porti navali in Siria, la Russia non vuole vedere la Siria utilizzata per re-indirizzare i coordinatori energetici del bacino del Caspio e del bacino del Mediterraneo. Se la Siria dovesse cadere, tali rotte verrebbero sincronizzati in modo da riflettere la nuova realtà geo-politica. A spese dell’Iran, l’energia dal Golfo Persico potrebbe anche essere dirottata verso il Mediterraneo attraverso Libano e Siria, nel Levante.
 
La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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