Il Blitzkrieg di al-Qaida: i battaglioni terroristici occidentali puntano alla Russia

Tony Cartalucci Global Research, 1 settembre 2012 - Landdestroyer

La preparazione del terreno per i terroristi di al-Qaida, supportati dall’occidente, nella regione del Caucaso russo. Con gli Stati Uniti che apertamente supportano, armano e letteralmente “tifano” per al-Qaida in Siria, non dovrebbe essere una sorpresa che il loro sostegno alle altre operazioni di al-Qaida si stia ora lentamente svelando. Per decenni, delle brutali campagne terroristiche sono state condotte in Russia dalla fazione di al-Qaida nelle Montagne del Caucaso, che costituisce la spina dorsale dei cosiddetti “ribelli ceceni.”
Mentre un tempo gli Stati Uniti mostravano una finta solidarietà al governo russo, quando combatteva gli affiliati di al-Qaida che effettuavano attacchi attraverso le Montagne del Caucaso, nella regione meridionale della Russia, così come attentati in tutto il paese, tra cui Mosca stessa; la ricerca rivela che gli Stati Uniti hanno sostenuto di nascosto questi terroristi per tutto questo tempo. Proprio come gli Stati Uniti hanno creato, finanziato, armato e diretto al-Qaida nelle montagne dell’Afghanistan, negli anni ’80, ancora oggi finanziano, armano e dirigono al-Qaida dalla Libia alla Siria e alla Russia.

Gli Stati Uniti cercano di minare e sconvolgere l’ordine politico russo
Il Dipartimento di Stato è stato scoperto recentemente interferire pesantemente nella politica russa. Dal finanziamento del cosiddetto osservatorio elettorale “indipendente” Golos, che ha cercato di far cancellare le recenti elezioni, passandole come “truccate”, alle manifestazioni di piazza guidate dai membri dell’opposizione finanziata dagli USA, che sono stati colti letteralmente prendere ordini nell’ambasciata statunitense a Mosca; gli Stati Uniti chiaramente tentano di minare e sequestrare l’attuale ordine politico in Russia. La recente trovata pubblicitaria delle Pussy Riot è stata organizzata dall’opposizione finanziata dagli USA, e pienamente sfruttata da queste organizzazioni, dai loro sponsor stranieri e dai media occidentali. Mentre queste cosiddette opzioni soft-power vengono attuate, un complotto più sinistro è in fase di preparazione, coinvolgendo la rinascita del terrorismo nella regione del Caucaso russo, e che di sicuro filtrerebbe nel resto della Russia. Oggi è stato scoperto che molti dei fronti di propaganda che agiscono come centri di raccolta dei militanti ceceni, erano in realtà sovvenzionati dagli Stati Uniti.

I media aziendali preparano il terreno a un rinnovato terrorismo
Proprio come in Siria, dove i terroristi stranieri sono fallacemente ritratti come locali, giustificati come “combattenti per la libertà e pro-democrazia“, una storia analoga viene stilata per ripulire i terroristi che operano nelle montagne del Caucaso russo. Recentemente Reuters ha pubblicato l’articolo “Brutalità, la rabbia che alimenta la jihad nel Caucaso russo“, dove i lettori vengono bombardati da menzogne riguardo la genesi e la causa di fondo delle violenze nella regione.
Leggendola come una dichiarazione del Dipartimento di Stato USA, ci viene detto che i ceceni sono “afflitti dalla corruzione ufficiale” e vogliono un cambiamento “come quello visto nella rivoluzione egiziana, lo scorso anno.” Reuters non riconosce che “la rivoluzione dello scorso anno” sia divenuta quest’anno la tirannia della Fratellanza musulmana, piegando le libertà civili e imbavagliando le critiche della stampa locale, mentre sostiene le avventure all’estero di Wall Street e Londra.
Come in Siria, dove siamo costantemente rassicurati che la rivoluzione “per lo più” rifiuta l’estremismo settario, che viene giustamente accusato per le violenze, Reuters tenta di affermare che, mentre la violenza in Russia sembra “religiosa”, la maggior parte delle persone rifiutano la Sharia, che verrebbe inevitabilmente imposta da al-Qaida. Allo stesso modo, ci presentano Doku Umarov, che secondo Reutersguida un movimento clandestino per creare un emirato in tutta la regione del Caucaso.” Reuters omette di menzionare che Umarov è indicato dalle Nazioni Unite come affiliato di al-Qaida. Secondo le Nazioni Unite: “Doku Umarov è direttamente coinvolto nell’organizzazione di una serie di gravi atti di terrorismo: la cattura di aree residenziali nei distretti di Vedenski e Urus-Martanovski nella Repubblica cecena della Federazione russa (agosto 2002), il rapimento di personale presso l’Ufficio del Pubblico Ministero della Repubblica Cecena (dicembre 2002), e gli attentati dell’edificio che ospita il Dipartimento del Servizio federale di sicurezza russo della Repubblica di Inguscezia, nella città di Magas, e a due convogli ferroviari a Kislovodsk (settembre 2003). E’ stato uno dei principali organizzatori del raid dei militanti in Inguscezia, il 22 giugno 2004, della sortita di Groznij il 21 agosto 2004, della presa di ostaggi di Beslan dell’1-3 settembre 2004, e degli attentati terroristici alle stazioni della metropolitana a Mosca, il 29 marzo 2010.
Umarov, e i terroristi sotto il suo comando, guidano la cosiddetta Jihad, secondo la Reuters, che tenta di ripulire e sostenere dei terroristi inequivocabilmente legati ad al-Qaida, e che in nessun modo sono “combattenti per la libertà”, e la cui causa e modalità in alcun modo sono giustificabili.

Foto: “Bin Ladin della Russia,” Doku Umarov guida squadroni della morte terroristici in Cecenia dagli anni  ’90 al 2011, quando le Nazioni Unite alla fine lo hanno classificato come terrorista affiliato ad al-Qaida. A un certo punto, anche Umarov si è dichiarato “Emiro del Caucaso del Nord russo.” Il suo centro di propaganda, il Centro Kavkaz, è finanziato dal Dipartimento di Stato USA, così come molti fronti di supporto tra cui il National Endowment for Democracy, che finanzia la Società per l’amicizia russo-cecena. Il primo supporta attualmente gli sforzi degli Stati Uniti per rovesciare il governo siriano. Quest’ultima organizzazione attualmente sostiene il recente  stratagemma propagandistico del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti delle Pussy Riot.

Reuters non ammette che la fede musulmana della Cecenia sia stata deviata dalle pratiche tradizionali dal perverso insegnamento saudita diffuso dalle madrase, sia dall’estero che nelle montagne del Caucaso, nel corso degli ultimi 20 anni. Casualmente, l’Arabia Saudita aveva creato, con uno sforzo congiunto con gli Stati Uniti, al-Qaida, nel corso degli ultimi 30 anni. Si tratta di giovani che passando attraverso queste madrase, imparano tale perversa revisione dell’Islam, alimentando le fila della legione straniera dell’Occidente, al-Qaida.
Reuters sostiene che gli sforzi dell’ex-presidente russo Dmitrij Medvedev per ricostruire la regione e far rilassare le misure messe in atto per frenare l’estremismo settario, sono stati ampiamente lodati.  Le violenze recentemente divampate nella regione del Caucaso, sono spiegate da Reuters come il risultato del ritorno di Vladimir Putin alla presidenza russa, e in particolare dalla “frantumazione di ogni dissenso” al presidente ceceno Ramzan Kadyrov. Tuttavia, questa scusa sulfurea ignora il fatto che Kadyrov sia, in realtà, il presidente messo in carica nel corso del termine “progressista” di Medvedev, e presuppone che i lettori credano semplicisticamente che il presidente Putin, in carica da 4 mesi, abbia avuto abbastanza tempo per mutare così drasticamente il panorama politico della Cecenia, spingendo la gente a prendere le armi e le cinture da kamikaze.
La Reuters tenta di vendere l’idea che i militanti armati si stiano sollevando contro il governo, e l’idea che tenta di lasciare ai lettori è che le persone si rivolgono al terrorismo per l’assenza di un’alternativa migliore. Paradossalmente, scrive Reuters nello stesso articolo, questi terroristi prendono anche di mira le locali sette musulmane, perché, sostiene Reuters, sono “sostenute dallo stato.” In realtà, questa militanza guidata da al-Qaida sta cercando di ritagliarsi l’intera regione del Caucaso, dove indottrinare o uccidere gli abitanti del luogo, in sostanza una forma di imperialismo saudita-statunitense che supporta qualsiasi accusa dei ribelli alla Russia.

L’unione tra Dipartimento di Stato degli USA, l’opposizione finanziata da statunitensi e sauditi, e i terroristi armati
In realtà, l’Occidente si oppone al ritorno in carica del Presidente Putin. L’Occidente è anche contrario a dargli la stabilità per fare uscire la Russia socialmente, economicamente e geopoliticamente fuori dal consenso di Wall Street-Londra. Pertanto, hanno stabilito che elementi stranieri armati e la diretta militanza mercenaria, una spiegazione molto più realistica per l’improvviso aumento delle violenze, saranno utilizzati per garantirsi che il controllo del Presidente Putin sulla nazione sia invece destabilizzata. Lo strumento scelto, come è stato negli anni ’80 in Afghanistan, sono i terroristi finanziati dagli statunitensi e dai sauditi, indottrinati dall’estremismo settario, armati fino ai denti e scatenati a diffondere regressione e distruzione contro tutti i bersagli della politica estera occidentale.
Mentre i gruppi di opposizione appoggiati dagli USA tentano di gettare le basi per demonizzare il Presidente Putin e l’attuale ordine politico russo a Mosca, Washington sta lavorando diligentemente per sollevare la minaccia militante affinché possa sconvolgere l’apparato di sicurezza della Russia, s assai similmente al modo descritto dai responsabili politici statunitensi del Brookings Institution, nella relazione Quale via per la Persia?, riguardante l’Iran. Infliggere alla Russia una considerevole minaccia militante entro i suoi confini, ottunderebbe anche la capacità della Russia di contrastare altrove le campagne egemoniche dell’Occidente, come in Siria, contro l’Iran e in tutta l’Asia centrale. Idealmente, collegando l’insorgenza sostenuta dagli USA ai manifestanti a Mosca, e dipingendola come una unica “rivolta politica”, come ha fatto in Siria, sarebbe l’obiettivo finale, aprendo la porta a più ampie operazioni segrete, da effettuarsi in tutto il territorio nazionale, nonché  motivare sanzioni e altre misure punitive da adottare.
Il trucco dei propagandisti professionisti di Reuters, CNN, BBC e altri, è legare in modo stabile i fantocci del Dipartimento di Stato USA a Mosca con la militanza in Cecenia. Adottandone lo stesso linguaggio e la presunta causa di lotta alla “corruzione” e all’”oppressione”, già i media cercano di intrecciare entrambi i movimenti, anche se essi non sono in alcun modo collegati, tranne che per il loro sostegno straniero.

Aprire la via alle orde: dalla Libia alla montagne del Caucaso
La creazione di un fronte unito contro l’Iran è l’obiettivo immediato della primavera araba. Ha lasciato il mondo arabo in disordine e ha addirittura rovesciato governi nazionalisti, sostituendoli con degli eclettici fantocci occidentali. Tunisia, Libia ed Egitto sono gestiti da diretti delegati della politica estera degli Stati Uniti, mentre la Siria, il Libano e l’Iran combattono terroristi stranieri, aiutati dagli emergenti governi estremisti settari della regione.

Foto: AQIM dal nord del Mali, LIFG dalla Libia, Fratelli Musulmani in Egitto, con il supporto da Arabia Saudita, Israele, Qatar, Turchia e altri, convergono verso la Siria (in nero), e poi l’Iran. Qualora la Siria o l’Iran, o entrambi, cedano alle brigate terroristiche filo-occidentali, e se l’Occidente riuscisse a utilizzare i curdi in Turchia e nel nord dell’Iraq, per creare un percorso (in rosso), verrà aperta la strada tra le montagne del Caucaso verso la recalcitrante Russia e su Mosca stessa. Le nazioni che si trovano sul percorso di questa orda, comprese la Turchia e la Georgia, rischiano di essere colpite o coinvolte in prolungati e costosi conflitti. Altre nazioni che rischiano molto dal terrorismo sostenuto dall’Occidente, includono l’Algeria, il Pakistan e la Cina.

La Libia è diventata un rifugio sicuro per al-Qaida, un accampamento terroristico dalle dimensioni di una nazione, che incanala armi della NATO, contanti e combattenti addestrati verso i confini dei nemici dell’Occidente. La Siria si trova ad affrontare essenzialmente un’invasione militare guidata da terroristi libici, aiutati dalla NATO, in particolare dalla Turchia, e dal Gulf Cooperation Council (GCC), in particolare dall’Arabia Saudita e dal Qatar.
Se la Siria o l’Iran, o entrambi collassano, e l’Occidente riesce a ritagliarsi una regione curda per i militanti armati fedeli alla sua causa, i militanti di tutto il mondo arabo potrebbero essere addestrati dal Mali e dalla Libia, dalla Siria e dal Kurdistan, con armi e materiali da tutto il mondo, tutti controllati e diretti alle montagne del Caucaso e in Russia. La Turchia, naturalmente, sarebbe la grande perdente, venendo privata di una parte del proprio territorio, aggiunto al Kurdistan come parte della via; una mossa azzardata del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che al tempo stesso è consapevole e maliziosamente indifferente ai presunti vantaggi nel proprio avanzamento nell’élite di Wall Street-Londra, a detrimento collettivo della Turchia e del suo futuro.
Mentre sembra improbabile che una tale mossa possa essere concepita e tanto meno eseguita, va ricordato che la primavera araba e la successiva violenta sovversione della Siria furono progettate fin dal 2007-2008, con la conseguenza indiretta di minare l’Iran, come ultimo obiettivo. Che tutto ciò sia parte di una grandiosa strategia nata dalle macchinazioni del lontano 1991, orchestrata dai responsabili politici degli Stati Uniti, che paragonano la geopolitica e la mappa del mondo ad una “Grande Scacchiera”, è abbastanza facile da comprendere.
Non c’è modo migliore per controllare le vaste risorse, la geografia e le popolazioni dell’Eurasia e oltre, assicurandosi ogni cosa dal Nord Africa, dal Medio Oriente e dall’Eurasia, che utilizzare dei fanatici medievali, ignoranti, indottrinati e guidati da co-cospiratori doppiogiochisti che operano d’accordo con le multinazionali-finanziarie occidentali, mantenendo le proprie popolazioni nella paura e nell’ignoranza, e contemporaneamente diffondendo al-Qaida in tutto il mondo in via di sviluppo, permettendo all’Occidente di imporre drastiche misure repressive interne, soffocando la vera indipendenza politica ed economica e l’auto-determinazione delle proprie popolazioni.
Il risultato è l’egemonia globale incontrastata, sia in patria che all’estero, su una popolazione mondiale sottoposta alle macchinazioni e ai capricci di una dittatura scientifica radicata nell’eugenetica hitleriana e nell’ideologia malthusiana.

Copyright © Tony Cartalucci, Global Research, 2012

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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