Gli USA offrono l’ingerenza militare all’Argentina

Horacio Verbitsky, Página 12, Buenos Aires, 10 ottobre 2013 – Global Research

Mentre il Comando Sud nuovamente promuove il coinvolgimento dei militari latino-americani sulle questioni di sicurezza nazionale, alcuni candidati dell’opposizione (peronisti di destra, conservatori  di destra ed estrema destra) argentina, come Alfonsin, Massa, de Narváez e Michetti, propongono di reintrodurre la pena di morte senza processo per i sospetti narcotrafficanti. In una riunione del Vertice Inter-Americano della Difesa, Washington ha proposto che le Forze Armate siano coinvolte nella sicurezza ambientale (?) ed energetica, cosa cui l’Argentina s’è opposta.

map_2Il Comando Sud degli Stati Uniti raccomandava al consiglio della Giunta Interamericana della Difesa (JID nell’acronimo spagnolo) che le Forze Armate del continente partecipino al piano di sicurezza ambientale ed energetico, cui l’Argentina s’è opposta. Il contrasto verificatosi nel corso di una riunione informale della JID tenutasi a Washington, era un passo nell’escalation degli Stati Uniti per confondere i limiti tra le funzioni della difesa e della sicurezza, continuando poi alla sessione ordinaria della Commissione per la sicurezza emisferica dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). I diversi candidati dei partiti di opposizione in Argentina, come Ricardo Alfonsin, Sergio  Massas e Gabriela Michetti, raccomandano l’approvazione di una legge per la pena di morte senza processo preliminare ai presunti trafficanti di droga (o altro), la cui applicazione sarebbe attuata dalle Forze Armate. Nel loro territorio, gli Stati Uniti ne mantengono in vigore la separazione, dal 1878 con la legge “Posse Comitatus“, ma ultimamente hanno la tendenza a fornire alle polizie attrezzature belliche pesanti, finora considerate strettamente militari. Per contro, l’America Latina  propone che le Forze Armate siano dedicate ai compiti di polizia, sulla base della dottrina sulle nuove minacce, già in vigore da un decennio. L’articolo 2 dello statuto della JID afferma che scopo dell’organizzazione è prestare all’OAS e ai suoi Paesi membri, “consulenza tecnica e informazione su temi legati alle questioni militari e alla difesa dell’emisfero”, ma senza menzionare i problemi della sicurezza. Lo stesso per il “Piano Strategico della JID.” Ecco perché, nella riunione del 16 ottobre, gli Stati Uniti tentarono di ridefinire la portata del termine “questioni militari e di difesa” e i concetti di difesa e sicurezza. E’ probabile che la questione sia discussa tra il 21 e il 25 ottobre, durante la “Conferenza Inter-Americana sulla Logistica”, finanziata da aziende private e tenuta a Washington.

Un programma di governo
Il programma dei lavori 2013-2014 della JID, firmato dal suo direttore, viceammiraglio Bento Costa Lima Leite de Albuquerque Junior, è un capitolo del programma di governo. Lontano da questioni militari e di difesa, aggiunge che la commissione si prenderà cura anche delle “discipline correlate all’emisfero“, mirando a promuovere la presenza della JID in diverse attività della Commissione della sicurezza emisferica e della Segreteria di Sicurezza Multidimensionale, due modi per evitare la separazione delle funzioni. Un altro obiettivo del piano di lavoro è costruire la JID come “organo consultivo tecnico permanente della Conferenza dei ministri della Difesa e stabilire relazioni per la cooperazione con le organizzazioni regionali e subregionali di difesa e sicurezza emisferiche.” Intendendo anche partecipare al coordinamento tra le Forze Armate e di sicurezza “nella lotta contro il narcotraffico” in America Centrale, e partecipare alla “4.ta Conferenza dei ministri della Sicurezza nelle Americhe.” La JID propone d’istruire il Comitato Inter-Americano dell’Antiterrorismo sui “diritti umani e le libertà fondamentali nella lotta contro il terrorismo” per armonizzare il suo piano di lavoro con quello della Commissione di Sicurezza emisferica e di convertire il Collegio Inter-Americano della Difesa in un istituto di eccellenza che offra corsi post-laurea, non solo nella difesa ma anche nella sicurezza. Al piano di lavoro della JID, la delegazione statunitense aggiunge una raccomandazione personale: che il Consiglio accetti la proposta presentata dal Comando Sud e collabori con le autorità per “lo sviluppo di un Piano per la cooperazione regionale in materia di sicurezza ambientale ed energetica.” La delegazione argentina ha presentato una serie di obiezioni a tale piano:
• per quanto riguarda l’obiettivo dell’aiuto umanitario e di ausilio in caso di calamità naturali, la Dichiarazione di San Salvador sulla sicurezza della cittadinanza fu invocata, prevedendo il monitoraggio di fenomeni incoerenti con l’enunciato generale su migrazione, traffico di esseri umani e criminalità transnazionale. Ma la Dichiarazione di San Salvador si riferisce a questioni di sicurezza pubblica e non riguarda le questioni militari o della difesa, l’unico intervento cui la JID è  autorizzata. Questo tema è di competenza esclusiva della JID, il cui statuto non prevedeva.
• Le nuove minacce considerate negli approcci multidimensionali non richiedono la neutralizzazione degli strumenti militari. In Argentina, la risposta concerne il ministero della Sicurezza e della Giustizia.
• Il proposto coordinamento della JID con la Segreteria di Sicurezza Multidimensionale esclude l’impiego delle forze armate nella pubblica sicurezza degli Stati, lotta alla droga, immigrazione, tratta di esseri umani e terrorismo, la cui competenza è di altri organi dell’OAS, la Commissione inter-americana contro l’abuso della droga (CICAD) e il Comitato inter-americano contro il terrorismo (CICTE). E’ altrettanto inaccettabile che il Consiglio partecipi a forum, conferenze e organizzazioni che si occupano di questi temi, che non rientrano nel mandato del Vertice Inter-Americano della Difesa.
• La missione della JID è sostenere la Segreteria pro tempore della Conferenza dei ministri della Difesa (sempre a carico del Paese ospite) e conservarne la memoria storica, ma non ha il diritto di convertirsi nel suo Segretariato tecnico permanente, dato che la Conferenza è un forum per il dialogo politico tra i ministri e la JID un organo di assistenza tecnico-militare dell’OSA.
• Occorre inoltre chiarire che queste funzioni di supporto devono essere esercitate solo su richiesta della Segreteria pro tempore.
•L’Argentina non accetta più la proposta di “strategie d’allineamento della difesa e della sicurezza“, che dovrebbe sostenere la JID.
• In riferimento agli strumenti che compongono il sistema di difesa inter-americano, il piano della JID assegna la funzione di cooperazione con altre organizzazioni inter-americane, mentre è autorizzata a farlo solo nel processo di revisione del sistema, sostenuta dall’Argentina e di cui la JID dovrebbe prendere atto.
La JID assume come “compiti impliciti” ruoli che superano i suoi compiti e missioni, menzionando tra essi la richiesta di certe informazioni che non sono di competenza della JID, come ad esempio  dati su tecnologia e industria. Le conclusioni della JID non menzionano il mandato aggiuntivo della Conferenza dei ministri della Difesa e dell’Assemblea generale dell’OSA, che costringono alla revisione di tutti gli strumenti e i componenti del sistema di difesa inter-americano, includendo soprattutto la stessa JID. Il conflitto viene definito in termini chiari. Mentre l’Argentina sostiene che il sistema politico rappresentato dai ministri della Difesa e dall’Assemblea Generale guiderà la revisione della Giunta Inter-Americana, la JID, che ha sede a Washington e il cui finanziamento è statunitense, si oppone alla revisione del suo ruolo e avanza nuove richieste agli organismi rappresentativi della volontà popolare. Durante l’ultimo incontro informale, non solo l’Argentina ha contestato la pretesa degli Stati Uniti che vorrebbe che il Comando Sud raccomandasse alla JID di partecipare alla sicurezza energetica e ambientale, creando nuovi rapporti topici tra le forze armate della regione sulla base dei modelli applicati da Nazioni Unite e NATO. Il Canada ha sostenuto che la creazione di un comando operativo richiede maggiori discussioni e dubitava del fatto che la commissione fosse competente in materia. Gli Stati Uniti hanno negato di aver proposto un ruolo operativo al Consiglio. Oltre a queste concordanze con il Canada, il Messico ha ricordato che ogni Paese ha servizi specializzati nella sicurezza energetica e ambientale, materie per le quali i militari, nel migliore dei casi, hanno una competenza sussidiaria, suggerendo che i Paesi d’accordo con la proposta possano partecipare in modo bilaterale al Comando Sud.
Questa è la logica che presiede da anni le proposte degli Stati Uniti avanzate nella regione: una proposizione generale che l’OSA non accetta e che poi s’impone nelle relazioni bilaterali con vari Paesi, a partire dai più deboli, sia con le minacce descritto, o di fronte al Pentagono e al Comando Sud, vero fautore e direttore delle politiche del suo Paese in Sud America. L’Argentina ribadisce alcune proposte fatte in occasione della riunione ordinaria della JID ad ottobre. In questa occasione, ha detto che, come gli altri Paesi sudamericani, dà priorità alla cooperazione in questi settori nel quadro sub-regionale dell’UNASUR, e che non sia opportuno mescolare la JID con soggetti lontani dalla difesa.

La deriva delle frontiere
La netta separazione tra la difesa nazionale e la sicurezza interna, è uno degli accordi fondamentali della democrazia argentina, cristallizzata da tre atti e un decreto sanzionati da quattro diversi governi. La legge sulla Difesa Nazionale emanata nel 1988 dal presidente Raul Alfonsin; quella sulla sicurezza interna del 1992 del presidente Carlos Menem; quella sull’intelligence nazionale nel 2001 del presidente Fernando de la Rua, e il decreto che disciplina la legge sulla difesa del presidente Kirchner, del 2006. L’articolo 4 della legge sulla Difesa afferma che “si terrà conto costantemente della fondamentale differenza tra sicurezza nazionale e difesa della Patria“. Ma 18 anni passarono prima della sua regolamentazione. Jaunarena Horacio, che fu ministra dei presidenti Raul Alfonsin, Fernando de la Rua e dell’ex senatore in carica Eduardo Duhalde, disse in un seminario organizzato da Menem e Eduardo Roberto Dromi, che non l’aveva mai regolamentato perché non era d’accordo con la lettera e lo spirito della legge. Le considerazioni sul decreto che la ministra Nilda Garré firmò insieme a Kirchner, scarta in modo esplicito l’utilizzo dello strumento militare per operazioni lontane dalla difesa, comunemente note sotto il nome di “nuove minacce”. In caso contrario, vi sarebbe una “crisi grave e inesorabile della dottrina, organizzazione e funzionamento di uno strumento progettato per assumere responsabilità funzionalmente distinte da quelle tipiche della polizia.”
Con la presidenza di CFK (Cristina Fernandez de Kirchner), tre progetti sono stati presentati al Congresso, di cui ripercorriamo il cammino:
• Il prima nel 2010, porta la firma di Francisco de Narvez e gli altri membri del peronismo d’opposizione (Dossier della Camera dei Deputati 6657-D-2010. Procedura parlamentare 130 09/09/2010, difesa nazionale contro le minacce aeree.)
• Il secondo del 2011 fu presentato dalla deputata del PRO Gabriela Michetti, con lo stesso de Narvaez e diversi membri dei due partiti (Dossier della Camera dei Rappresentanti, 1791-D-2011. Procedura parlamentare 0028, 13/04/2011. Creazione del Piano Nazionale per la Protezione aerea della frontiera settentrionale).
• La terza volta quest’anno, dal deputato radicale Ricardo Alfonsin e altri legislatori del suo partito (Dossier  4817-D-2013. Processo parlamentare 073, 18/06/2013, Legge per la piena lotta contro il traffico di stupefacenti).
Tutti coincidono nell’ordinare alle Forze Armate la distruzione di aeromobili che non rispondono ad appelli inviati via radio, segnali di emergenza visivi o tiro con munizioni traccianti (de Narvaez); la distruzione deve essere autorizzata dal Presidente della Nazione o dal delegato del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare o dall’autorità delegata dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare (Alfonsin) e “in nessun caso le autorità consentiranno agli aeromobili indagati, irregolari od ostili di fuggire in territorio straniero” (Michetti). Il progetto di Michetti è il più esplicito, “le ipotesi di un conflitto “nel sub-continente” (sic) sono scomparse e ora i nemici dello Stato sono terrorismo, narcoguerriglia, movimenti separatisti, pirateria, ecc”. Queste minacce “sono di tale portata che dovrebbero essere considerati compiti specifici della difesa nazionale.” A tale gruppo si aggiunse il candidato parlamentare del Fronte Rinnovatore Sergio Massa, che ha sostenuto fosse urgente emanare una legislazione per “dirottare gli aerei dei narcos che entrano nel Paese“. La maggioranza governativa si oppone esplicitamente a tale riforma. Infatti, nell'”Operazione Fortin Norte“, l’esercito non ha ricevuto dal ministero della Difesa regole d’ingaggio, ma solo norme di comportamento che escludono l’ingaggio al combattimento, e a Rio Gallegos, il ministro della Difesa Augustin Rossi ordinò di limitarsi ad occupare parte dei terreni di proprietà dell’esercito, in modo che non vi fosse alcuna intrusione, e senza nemmeno portare armi da fuoco.
I progetti di Massa, Michetti, Alfonsin e de Narvaez autorizzano le Forze Armate ad applicare la pena di morte senza processo, sulla base unicamente del sospetto, anche verso chi si starebbe allontanando dal Paese. Fortunatamente, non è certo che queste proposte arrivino al Congresso data la maggioranza governativa.

Horacio Verbitsky. Scrittore, ricercatore e giornalista argentino. Attualmente presiede il Centro per gli Studi Legali e Sociali (CELS).
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nuovi documenti rivelano che il Venezuela è al centro dello spionaggio USA

Tamara Pearson, Venezuelanalysis, 6 novembre 2013

CBD5BD70E18CD2129969E79B45B631Secondo documenti della NSA degli Stati Uniti fatti trapelati da Edward Snowden e pubblicati di recente dal New York Times, il Venezuela è stato uno degli obiettivi principali dell’Agenzia di spionaggio. Gli Stati Uniti sembravano particolarmente interessati all’influenza regionale del Venezuela. Il New York Times (NYT) ha pubblicato un documento ufficiale dell’NSA, il 2 novembre, che riassume le priorità dell’agenzia nel 2007 per i successivi 12-18 mesi riguardo la signal intelligence (SIGINT) o le intercettazioni.
Il documento o “Lista delle missioni strategiche” dettaglia le 16 priorità “tematiche” come  terrorismo, sicurezza nazionale e armi di distruzione di massa, oltre a sei “obiettivi duraturi“. Gli obiettivi duraturi sono sei Paesi che secondo la NSA bisognava “indirizzarsi in modo olistico per la loro importanza strategica”. Il  Venezuela era menzionato come uno dei sei “obiettivi duraturi“, così come in molte delle 16 aree tematiche. L’obiettivo della NSA verso il Venezuela, nel 2007, quale “obiettivo duraturo” era “impedire politicamente (sic) al Venezuela di raggiungere l’obiettivo della leadership regionale e di perseguire politiche che influiscano negativamente sugli interessi globali degli Stati Uniti“. La NSA si focalizzava nel fornire dati SIGINT “ai decisori degli Stati Uniti per una prospettiva olistica delle tendenze e degli sviluppi regionali, con una valutazione/previsione su direzione, piani, intenzioni e capacità strategici che colpissero gli interessi degli Stati Uniti“.
La NSA s’è, in generale, incentrata sulla potenza regionale del Venezuela e “sul progresso di (Hugo) Chavez nelle sue iniziative volte a perseguire obiettivi regionali di politica energetica, economica ed ideologica“. La NSA quell’anno decise anche di concentrarsi sulla valutazione della “stabilità del regime, in particolare nel settore energetico” del Venezuela e sulla “profondità e ampiezza” dei suoi rapporti con Iran, Cuba, Cina e Russia. Gli altri Paesi scelti quali “obiettivi duraturi” furono Cina,  Corea democratica, Iran, Iraq e Russia. Il Venezuela è stato anche uno dei principali Paesi nelle 16 aree tematiche. Nell’area stabilità statale/politica, l’obiettivo della NSA era fornire “l’avvertimento dell’imminente instabilità dello Stato“, in Venezuela e Bolivia, e “gli sviluppi latinoamericani bolivariani” furono una priorità nel monitoraggio delle “attività politiche interne che potrebbero sfociare in una crisi“. Allo stesso modo, il documento elencava il Venezuela come uno dei settori in cui la NSA “monitorava le tensioni regionali che potrebbero degenerare in conflitto/crisi“, notando la preoccupazione su come una tale crisi, in Venezuela, potesse “avere un impatto sulla regione circostante”. Nel topic “Information Operations“, è chiaro che la NSA era impegnata in “inganno militare” (MILDEC), “operazioni psicologiche” (PSYOP) e “comunicazioni strategiche inter-agenzia… per influenzare il comportamento e le attività dei bersagli“, al fine d’indurre in errore i cosiddetti avversari in Venezuela, Iran, Corea democratica e Cina. Il Venezuela era anche nella lista della NSA dei Paesi in cui “viene assicurato il vantaggio diplomatico nella politica estera degli Stati Uniti” attraverso il monitoraggio delle comunicazioni diplomatiche.
Nel suo articolo sui documenti trapelati, il NYT ha descritto una presentazione PowerPoint dell’agosto 2010 sullo “Sviluppo della missione economica venezuelana“. Secondo il New York Times, “l’NSA monitorava il flusso di miliardi di dollari tra Caracas e Cina (sistemi radar e  perforazione petrolifera), Russia (aerei da combattimento MiG e missili spallegiabili) e Iran (fabbrica per la produzione di droni)”. Il giornale afferma anche che la NSA sorvegliò il Ministero delle Finanze e della Pianificazione del Venezuela, controllando la posta elettronica governativa e dei primi 10 funzionari economici venezuelani. “Un ufficiale della NSA in Texas, in altre parole, veniva pagato per esaminare ogni giorno i messaggi privati di oscuri burocrati venezuelani, a caccia di curiosità (sic) che potessero offrire un qualche misero vantaggio politico“, dichiarava il New York Times.

La reazione del governo venezuelano
Ieri il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha reagito alla nuova fuga. “E’ inaccettabile spiarci… e anche qualsiasi altro governo”, ha detto. “Non è una sorpresa, lo sapevamo, e proprio (queste cose) hanno fatto sì che il rapporto tra Venezuela e Stati Uniti siano al livello attuale“. Venezuela e  Stati Uniti non hanno ambasciatori dal 2010. Nell’ottobre di quest’anno il Venezuela ha anche espulso tre diplomatici statunitensi, tra cui il suo incaricato d’affari, accusandoli di complottare per destabilizzarlo. Il giorno dopo gli Stati Uniti espulsero tre diplomatici venezuelani, tra cui l’incaricato d’affari Calixto Ortega. Rodrigo Cabezas, ex-ministro delle finanze nel 2007 e quindi probabilmente uno dei dieci funzionari spiati, ha detto: “Per noi è chiaro che il sistema di spionaggio nordamericano viola l’articolo 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani… ogni Paese dell’America Latina e dei Caraibi… dovrebbe prendere precauzioni per garantirsi che… le multinazionali che gestiscono le informazioni non si prestino a spiare i cittadini e i loro governi“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La casa dello Zio Sam va a pezzi

Jurij Baranchik, Strategic Culture Foundation, 05.11.2013

Michelle dov'è il mio premio Nobel?

Michelle dov’è il mio premio Nobel?

Il processo d’indebolimento della posizione mondiale degli USA è avviato. La casa che lo Zio Sam aveva costruito si va disintegrando crepa dopo crepa. La sfiducia nel Grande Fratello statunitense da parte dell’Unione europea è iniziata con le rivelazioni di Bradley Manning, rafforzando le fughe di  WikiLeaks. Il colpo successivo fu sferrato da Edward Snowden. Di conseguenza, la Germania ha posto fine al suo accordo sulle attività d’intelligence che aveva stipulato con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna durante la Guerra Fredda. Angela Merkel, il cui telefono fu sorvegliato dalla NSA fin dal 2002, ha dichiarato che tali pratiche nei confronti degli alleati sono inaccettabili. Obama si trova in una posizione scomoda, che da presidente di una grande potenza è stato costretto a dichiarare di non sapere nulla del fatto che il telefono della Cancelliera della Repubblica federale della Germania fosse sorvegliato, ma dopo i media tedeschi hanno chiarito definitivamente il problema: l’intercettazione delle conversazioni telefoniche della Merkel furono ordinate dallo stesso Obama. Di conseguenza, l’Europa ha già rifiutato agli Stati Uniti l’accesso al suo database finanziario, chiamato SWIFT, che si trova in Svizzera e contiene informazioni su miliardi di transazioni in tutto il mondo. I deputati del Parlamento europeo hanno deciso questo passo alla fine di ottobre. 280 deputati del Parlamento europeo hanno votato a sostegno della decisione di bloccare l’accesso al database. Inoltre, il Parlamento europeo prevede di vietare alle grandi imprese di fornire informazioni personali dei cittadini dell’Unione europea alle autorità di altri Paesi. I parlamentari hanno elaborato un emendamento alla legge sulle informazioni personali. Secondo questo emendamento, grandi aziende come Google o Yahoo sono costrette a chiedere il permesso delle autorità comunitarie prima di consegnare le informazioni sui propri utenti agli Stati Uniti.
Il capo del ministero della Giustizia tedesco, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ha recentemente dichiarato alla radio Deutschlandfunk che: “Se i nostri sospetti sono confermati e la questione arriva all’avvio del procedimento, l’Ufficio della Procura federale inizierà ad esplorare la questione di una possibile interrogazione con Snowden quale testimone”. Secondo il ministro, l’Unione europea dovrebbe sospendere l’accordo tra l’Unione europea e gli Stati Uniti sul controllo del finanziamento delle attività terroristiche: “Le scuse di Obama non sono sufficienti. A mio avviso, il punto cruciale è se gli statunitensi cambieranno la loro politica di raccolta dei dati senza alcuna limitazione o no”. Ancora un’altra conseguenza delle rivelazioni di Snowden, per gli Stati Uniti, è stata la decisione dei leader dei 28 Stati membri dell’UE di autorizzare la cancelliera tedesca e il presidente francese a discutere il problema delle intercettazioni telefoniche con l’amministrazione di Barack Obama, al fine di giungere ad una comprensione reciproca sui limiti del lecito, riguardo le attività d’intelligence. Questa iniziativa è anche sostenuta dal primo ministro inglese David Cameron, nonostante il “rapporto speciale” che gli inglesi hanno con gli Stati Uniti.
Tenuto conto del fatto che le attuali rivelazioni di Snowden potrebbero non essere le ultime, è possibile supporre che la fu armonia nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa sia ancora lontana. Lo spionaggio dei propri alleati da parte degli USA ha danneggiato la partnership transatlantica.  Berlino mostra la massima determinazione, a tal proposito, e questo nonostante la forza della lobby filo-statunitense in Germania.
Nel frattempo, in tutto questo è avviato anche il processo d’indebolimento dell’influenza statunitense in Medio Oriente. L’infruttuoso tentativo di Washington di risolvere la “questione siriana” usando la forza militare, non ha consentito a Barack Obama di aver alcuna influenza degna di nota nell’agenda del G20 a San Pietroburgo. La cosa non si limita solo alla Siria, però. Gli Stati Uniti sono costretti a rivedere alla base la loro politica in Medio Oriente, già iniziando a volgere l’attenzione dalla collaborazione con i regimi dispotici del Golfo Persico allo sviluppo di relazioni con l’Iran. Riyadh ha reagito piuttosto drammaticamente a questa manovra di Washington, minacciando di rivedere i propri rapporti con gli Stati Uniti. Teheran chiaramente non ha fretta di accettare le regole del gioco degli USA. Le crepe appaiono quindi nei rapporti degli USA con i suoi alleati del Medio Oriente, come l’Arabia Saudita e Qatar. Allo stesso tempo, il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan è più vicino. In Kirghizistan, agli statunitensi è stato chiesto di lasciare la base militare di Manas. Inoltre è sempre più difficile per Washington mantenere la propria influenza in America Latina. Se il Brasile riesce a mantenere stabili i suoi tassi di crescita economica, occuperà esattamente la stessa posizione, in America Latina, della Germania in Europa. I legami economici, militari e politici del Brasile e degli altri importanti Paesi dell’America Latina con la Russia e la Cina, sono sempre più forti. E questo non sarà senza conseguenze per la politica estera statunitense e la sua recente crisi budgetaria. Vi è la crescente consapevolezza che l’enorme debito statunitense, come sottolinea il professor Valentin Katasonov, rappresenti una “minaccia per la stabilità dell’economia globale”.
Nel complesso, i risultati delle politiche estera e nazionale statunitense nel 2013 non sono promettenti, e particolarmente per nulla confortanti per Washington. La casa che lo Zio Sam ha creato è afflitta da gravi crepe in numerose direzioni: vi è il crescente conflitto nelle relazioni degli USA con la maggior parte dei loro alleati, la possibilità di un intervento militare degli Stati Uniti in situazioni di crisi internazionali, senza un mandato delle Nazioni Unite, si attenua, e l’economia degli Stati Uniti, costruita su un dollaro privo di base, viene percepita come una minaccia all’economia globale, lo stato d’animo contrariato s’intensifica negli stessi Stati Uniti, e vi sono grandi enclavi che appaiono in numerose grandi città, in cui il potere legittimo, in sostanza, non appare più valido e aumentano i segnali di uno scisma nella classe dirigente statunitense…
Tutti questi punti non indicano che presto saremo testimoni della fine della Pax Americana?

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un’Unione è Nata: America Latina in Rivoluzione

La Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC)
Eva Golinger Global Research, 8 dicembre 2011 – Chavezcode.com

Mentre gran parte del mondo è in crisi e le proteste erompono in tutta Europa e negli Stati Uniti, le nazioni dell’America Latina e dei Caraibi  costruiscono l’accordo consenso, promuovono la giustizia sociale e una crescente positiva cooperazione nella regione. Trasformazioni sociali, politiche ed economiche hanno avuto luogo attraverso i processi democratici in paesi come Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Uruguay, Argentina e Brasile in tutto il decennio, portando ad una massiccia riduzione della povertà e disparità di reddito nella regione, e a un notevole aumento nei servizi sociali, qualità della vita e partecipazione diretta nel processo politico. 
Una delle principali iniziative dei governi progressisti latino-americani di questo secolo, è stata la creazione di nuove organizzazioni regionali che promuovono l’integrazione, la cooperazione e la solidarietà tra le nazioni vicine. Cuba e Venezuela ha iniziato questo processo nel 2004 con la fondazione dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), che ora include Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Dominica, St. Vincent e Grenadine e Antigua e Barbuda. ALBA è stata inizialmente lanciata in risposta al fallito tentativo del governo statunitense di imporre il suo accordo di libero scambio delle Americhe (ALCA) in tutta la regione. Oggi ALBA è una prospera organizzazione multilaterale in cui i paesi membri condividono simili visioni politiche per i loro paesi e per la regione, e comprende numerosi accordi di cooperazione negli ambiti economico, sociale e culturale. La base fondamentale del commercio tra le nazioni ALBA è la solidarietà e il mutuo beneficio. Non c’è competizione, sfruttamento o tentativo di dominare tra gli stati ALBA. ALBA conta anche su una propria moneta, il Sucre, che consente il commercio tra stati membri, senza la dipendenza dal dollaro americano. 
Nel 2008, l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) è stata formalmente istituita come un organismo regionale che rappresenta gli stati del Sud America. Mentre ALBA è molto più consolidata come voce politica unificata, UNASUR rappresenta una diversità di posizioni politiche, modelli economici e visioni per la regione. Ma i membri UNASUR condividono l’obiettivo comune di lavorare verso l’unità regionale e per garantire la risoluzione dei conflitti attraverso mezzi pacifici e diplomatici. UNASUR ha già giocato un ruolo chiave nella pacifica risoluzione delle controversie in Bolivia, in particolare durante un tentato colpo di stato contro il governo di Evo Morales nel 2008, e ha anche moderato con successo un grave conflitto tra Colombia e Venezuela, conducendo al ristabilimento delle relazioni nel 2010. 
Duecento anni fa, eroe dell’indipendenza sudamericana Simon Bolivar, nativo del Venezuela, sognava di costruire l’unità regionale e la creazione di una “Patria Grande” in America Latina.  Dopo aver ottenuto l’indipendenza per il Venezuela, Bolivia, Ecuador e Colombia, e la lottato contro i colonialisti in diverse nazioni caraibiche, Bolivar ha cercato di trasformare questo sogno dell’unità latino-americani in realtà. I suoi sforzi furono sabotati da potenti interessi contrari alla creazione di un solido blocco regionale, e alla fine, con l’aiuto degli Stati Uniti, Bolivar è stato estromesso dal suo governo in Venezuela e morì isolato in Colombia diversi anni dopo. Nel frattempo, il governo statunitense aveva proceduto ad attuare la sua Dottrina Monroe, un primo decreto dichiarato dal presidente James Monroe nel 1823 per assicurare il dominio degli Stati Uniti e il controllo delle neo-liberatesi nazioni dell’America Latina e dei Caraibi.
Quasi duecento anni di invasioni, interventi, aggressioni, colpi di Stato e di ostilità condotti dal governo degli Stati Uniti contro le nazioni dell’America Latina all’ombra dei secoli 19.mo e 20.mo.  Entro la fine del 20.mo secolo, Washington aveva imposto con successo i governi ad ogni nazione dell’America Latina e dei Caraibi che erano subordinati alla sua agenda, con l’eccezione di Cuba. La Dottrina Monroe era stato raggiunta, e gli Stati Uniti si sentivano fiducioso del loro controllo sul loro “cortile”.
La svolta inaspettata all’inizio del 21° secolo in Venezuela, in passato uno dei partner più stabili e servili di Washington, fu uno shock per gli Stati Uniti. Hugo Chavez è stato eletto presidente e una rivoluzione era cominciata. Un tentativo di colpo di stato nel 2002 non è riuscito a sovvertire il progresso della Rivoluzione Bolivariana e la diffusione della febbre rivoluzionaria in tutta la regione. Presto Bolivia e poi Nicaragua ed Ecuador seguirono. Argentina, Brasile e Uruguay elessero dei presidenti socialisti, due dei quali ex-guerriglieri. I mutamenti maggiori iniziarono a verificarsi in tutta la regione, mentre i popoli di questo vasto continente vario e ricco, assunsero il potere e fecero sentire la loro voce.
Le trasformazioni sociali in Venezuela, che ha dato voce al potere della gente, divennero esemplari per gli altri nella regione, mentre il presidente Chavez sfidava l’imperialismo statunitense. Un forte sentimento di sovranità e d’indipendenza latinoamericana cresceva, raggiungendo anche quelli con i governi allineati agli interessi degli USA e al controllo delle multinazionali.
Il 2-3 dicembre 2011, la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) è nata e la travolgente forza di un continente di quasi 600 milioni di uomini ha realizzato un sogno di unità vecchio di 200 anni. Le 33 nazioni che fanno parte della CELAC sono tutte d’accordo sulla necessità indiscutibile di costruire una organizzazione regionale che rappresenti i loro interessi, e che escluda la prepotente presenza di Stati Uniti e Canada. Se alla CELAC ci vorrà del tempo per consolidare l’impegno eccezionale evidenziato dai 33 stati presenti al suo lancio a Caracas, in Venezuela, non può essere sottovalutata.
La CELAC dovrà superare i tentativi di sabotaggio e neutralizzazione della sua espansione e della sua resistenza, e le minacce contro di essa e gli intenti di dividere i paesi membri saranno numerosi e frequenti. Ma la resistenza dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi, che hanno ripreso questo cammino di unità e indipendenza dopo quasi duecento anni di aggressione imperialista, dimostra la forza potente che ha portato questa regione a diventare una fonte di ispirazione per coloro che cercano la giustizia sociale e la vera libertà in tutto il mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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