Spionaggio USA in Venezuela: Colpo di Stato all’opera

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 18.05.2013
tracyobamalargeTracy è arrivato in Venezuela nel settembre 2012 posando da regista con il compito di seguire la campagna pre-elettorale dell’allora presidente Hugo Chavez e del candidato dell’opposizione Henrique Capriles. Ma si comportò in modo insolito fin da subito. Per esempio, non è mai apparso nel Quartier generale dell’Associazione di Corrispondenti Esteri (APEX). Perfino i corrispondenti indipendenti fanno in modo di rendere il loro soggiorno nel Paese più comodo, evitando di apparire come dei giornalisti petulanti dalle troppe domande. Tracy sapeva bene dove andare a Caracas e non trovava difficoltà nel trovare le persone giuste. Usò un elenco di individui raccomandati per stabilire i primi contatti con attivisti dell’opposizione radicale e avviarne il finanziamento delle attività. I contatti inclusero la Juventud Activa de Venezuela Unida – JAVU e il Movimento Venezuelano del 13 aprile. Strinse legami con il Movimento Rivoluzionario Tupamaro, guidato da persone che più di una volta hanno detto di esser pronte a prendere le armi se l’opposizione avesse tentato di rovesciare il governo legittimo. In particolare, Tracy cercava di valutare quanto sia potente l’organizzazione ed ammise che possiede realmente la capacità di usare la forza, così come quanto fosse efficace la sua interazione con le forze di sicurezza. Secondo SEBIN, la missione principale di Tracy era provocare conflitti e scontri tra chavisti e l’opposizione o, in altre parole, creare i presupposti per la guerra civile.
Agendo sotto copertura, Tracy è riuscito sorprendentemente a sguazzarvi sempre bene. Per esempio, ha ripreso le istruzioni ai giovani militanti dell’opposizione, contro le forze di polizia, date dal generale in pensione Antonio Rivero, figura di spicco dell’organizzazione estremista Volontà del Popolo. Ha anche ripreso i disordini vicino all’ambasciata di Cuba a Caracas, il 14 febbraio 2013. Tracy è stato visto da agenti di sicurezza del SEBIN a Puerto Cabello, dove si trova la principale base navale del Paese. Il giornalista ha prestato particolare interesse al palazzo presidenziale e ha cercato di scattarne delle foto (cosa vietata senza un permesso speciale). Facendo questo, è stato arrestato dalle guardie, che lo rilasciarono molto presto. Le guardie del palazzo erano in allerta da maggio 2004, la misura era dovuta a un tentativo di assaltare l’edificio per uccidere il Presidente Chavez da parte di una formazione di 130 cospiratori di estrema destra e di paramilitari colombiani con divise di fatica militari venezuelane. Gli analisti del SEBIN non hanno dubbi che Tracy abbia ricevuto un addestramento specifico per operare in “ambiente ostile”. La congettura è corroborata dalla sua grande abilità nel penetrare varie organizzazioni. E’ ancora poco chiaro se sia stato addestrato dalla Central Intelligence Agency, dalla Defense Intelligence Agency o dalla Drug Enforcement Administration (DEA) degli Stati Uniti. Lo statunitense non era troppo loquace quando interrogato, fingendo che il suo spagnolo non fosse adeguato. Le domande venivano poste con l’aiuto di un interprete dandogli la possibilità di pensare sulle risposte. La giornalista venezuelana Ivana Cardinale ha detto, in un articolo pubblicato da aporrea.org, che ha fatto ricerche  su Internet, subito dopo lo scandalo, per trovare qualcosa sul regista, ma non ha scovato nulla! Due-tre settimane dopo fu sorpresa nel scoprire che, “improvvisamente”, i risultati di Google mostravano informazioni e non-so-quante-foto di Tim Tracy. Forse hanno pensato che i servizi di sicurezza venezuelani sarebbero stati troppo impegnati con il Presidente Chavez in difficoltà, per prestare attenzione a un collegamento. Anche il suo passaporto aveva solo un anno di validità. Pensavano che il regime sarebbe caduto prima della scadenza?
Dopo la detenzione di Tracy, una campagna per la sua difesa venne lanciata negli Stati Uniti. Non importa quanto si dimostrassero nette le prove, gli amici e i parenti più prossimi dissero che era innocente. Beh, i genitori e un paio di borsisti universitari della Georgetown potrebbero essere stati degli attori. Ed anche le informazioni circa la sua permanenza all’università sono torbide, non concretizzate da date precise. Forse perché si crede che l’università, e giustamente, sia il centro accademico della CIA. Lo stesso presidente Obama agì in sua difesa. Durante la sua visita in America Latina, Obama disse che le accuse contro il documentarista Tim Tracy, 35 anni, erano “ridicole”. E il caso di Tracy verrà gestito come ogni altro in cui un cittadino degli Stati Uniti finisce in un “groviglio legale” all’estero. Aengus James ammette di essere amico e socio di Tracy a Hollywood, California. L’uomo è un vero regista e produttore, ma il nome di Tracy non è mai menzionato in nessuno dei suoi film. Può essere che sia stato avvicinato con la richiesta di dare una mano al connazionale, nei guai a causa della sua lotta contro il “comunismo in America Latina”. James ha accettato di aiutarlo, “Non hanno preso un agente della CIA. Non hanno preso un giornalista. Hanno preso un bambino con una macchina fotografica“, ha detto. Descriveva James Tracy come “senza paura”, ma anche un po’ donchisciottesco. “Tutta questa storia è nata durante una festa nel sud della Florida”, ha detto. “Ha incontrato questa ragazza carina che gli dice: ‘Se sei veramente un documentarista, verrai a raccontare la storia di ciò che sta accadendo in Venezuela’, e se dici una cosa del genere a Tim, lui va, anche se non conosce una sola persona o non sa nulla della situazione politica o delle conseguenze.” James ha davvero inventiva nel raffigurare Tracy come un uomo che si tiene lontano dalla politica, con l’inclinazione alle avventure, troppo vivace e ingenuo per i suoi 35 anni. Che cosa volete da uno come lui?
Apparvero articoli sul materiale raccolto da Tracy per un film sulle organizzazioni criminali che operano nel nord degli Stati Uniti nel contrabbando, nella droga e nella tratta di esseri umani. Ma dove è il film? Forse Tracy ha agito come regista da qualche parte nella zona di frontiera canadese, ma in realtà ha lavorato per la DEA mantenendo i locali trafficanti di droga sotto sorveglianza. Non è forse la ragione per cui i funzionari degli Stati Uniti indugiarono quando il caso di Tracy venne alla ribalta? Le attività della DEA sono vietaei in Venezuela a causa del precedente coinvolgimento dell’agenzia nel raccogliere informazioni su politici e militari venezuelani. Coloro che furono reclutati, sono stati utilizzati per gestire il traffico di cocaina o per operare contro il governo di Chavez. La situazione nel Paese è già abbastanza complicata, l’ambasciata degli Stati Uniti è sotto stretto e intensificato controllo dalle forze dell’ordine venezuelane. E non poteva essere altrimenti, se si prendono in considerazione i diversi fatti sul coinvolgimento dell’ambasciata in cospirazioni, tra cui il tentato colpo di Stato dell’aprile 2002 e lo “sciopero del petrolio” tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003. Ecco perché operatori come Tracy vengono inviati in Venezuela per pianificare un altro complotto. Con Washington che vede, nella situazione dopo le elezioni del 14 Aprile 2013, quando Maduro ha vinto con un vantaggio stretto, favorevole a un “cambio di regime” con il “soft power” e l’aiuto dei leader e degli studenti dell’opposizione.
Gli Stati Uniti ritengono che vi sia la solida possibilità di credere che la sconfitta di Capriles possa essere trasformata in una revanche, aumentando gradualmente la pressione sul leader bolivariano.  L’opposizione agisce liberamente, controlla l’80% dei canali TV e delle stazioni radio che ne diffondono la propaganda, i giovani radicali incitano le proteste nelle grandi città, con tentativi di bloccare gli edifici amministrativi, e le forze di polizia vengono provocate in azioni repressive.  L’opposizione possiede un potenziale di mobilitazione con cui fare i conti. In determinate circostanze può ripetere le manifestazioni dell’aprile 2002, quando Chavez fu temporaneamente costretto a lasciare il potere. L’inflazione, scarsità di cibo causata dalle società private (la ripetizione dello scenario cileno), campagne di propaganda che gonfiano la questione della corruzione ai vertici in modo sproporzionato, qualcuno che ha sempre qualche motivo di esser stufo dei politici del “periodo di Chavez”, alcuni dei quali appartengono alla “quinta colonna” nel governo, tutti questi problemi sono davvero difficili da affrontare. Nicolas Maduro saprà evitare uno scenario tipo aprile 2002, quando l’opposizione grazie a nuove nomine e a divisioni interne proprio nel palazzo Miraflores, gettò dei bolivariani dietro le sbarre senza un processo? Allora il presidente Pedro Carmona disse che Chavez doveva essere eliminato. Anche Capriles e il suo team saranno degli spietati liquidatori del potere bolivariano. Spargono sangue, ma si può essere certi che l’impero non interverrà. Questa è la legge della vendetta.
… Nell’aprile 2010 agenti del servizio d’intelligence colombiano DAS furono arrestati nello Stato di Barinas, stavano raccogliendo informazioni sulle infrastrutture energetiche venezuelane E’ ben noto che il DAS collabori strettamente con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti. Nell’agosto 2012 un marine statunitense in pensione, che operò in Afghanistan e in Iraq, fu arrestato nello Stato di Tachira. Prima della cattura, cercò di cancellare i suoi appunti. Non molto tempo fa le autorità  dichiararono persone non grate due addetti militari degli Stati Uniti. Ufficiali patriottici  venezuelani indicarono che cercavano di reclutare agenti tra le fila dell’Aeronautica. Il numero di tali episodi è in aumento, lo testimonia il fatto che gli sforzi ostili per la raccolta d’informazioni si sono intensificati. In questo modo le informazioni sulle infrastrutture energetiche vengono utilizzate dai nemici del regime bolivariano per causare dei black-out. La gente ha dovuto attendere dei giorni prima che l’energia venisse ripristinata. Il ripetersi di tali incidenti conduce all’esasperazione degli elettori, che cresce in proporzione. Ciò fu uno dei motivi del critico passaggio a favore dell’opposizione, dalle elezioni del 7 ottobre 2012 a quelle del 14 aprile di quest’anno.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: sconfitto il tentativo di colpo di Stato

L’ex presidente Lula critica le interferenze degli Stati Uniti nelle elezioni venezuelane
Thierry Deronne, Ciudad Caracas Info, Caracas, 17-18 aprile 2013 – Venezuela Infos

534321Come sappiamo, alle prime ore dell’annuncio della vittoria del bolivariano Nicolas Maduro, gli attivisti dell’ex candidato di destra Capriles Radonski (1) obbedendo ai suoi ordini, scendevano in piazza per scatenare la loro rabbia. Conclusione: otto cittadini uccisi, tra cui due destinatari della Grande Missione degli Alloggi, residenti in un comune di destra (Baruta) e 63 feriti, mentre le sedi del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), dei Centri di salute integrali, dei media comunitari, la sede regionale del Consiglio Nazionale Elettorale e le case dei funzionari governativi sono stati attaccati e bruciati. Questa violenza razzista ha beneficiato della compiacenza dei media privati venezuelani, maggioritari in Venezuela, che occultano le vittime (2), e dai loro relè mediatici internazionali, come durante il golpe contro il presidente Zelaya (in Honduras) del 28 giugno 2009 e il golpe contro Hugo Chavez del 12 aprile 2002.
A livello nazionale, una frangia di elettori di Capriles si è smarcata dalla sua strategia omicida, già usata durante il colpo di Stato del 2002, e ha espresso la propria indignazione per gli assassini (3).  In ogni caso, la maggioranza della popolazione non l’ha seguito, proseguendo le attività quotidiane o mobilitandosi pacificamente per difendere il verdetto delle urne. I consulenti mediatici di Capriles  avevano cercato, in questi mesi, di rifargli un nuovo look sociale e democratico, imitando la rivoluzione chavista e rinnovandosi da “Lula venezuelano” che manterrebbe le missioni sociali, arrivando persino a ringraziare i medici cubani. Questa cosmesi è ormai distrutta e il candidato neoliberista sembra rendersene conto annullando le nuove manifestazioni. Continui rapporti  suggeriscono che ora Radonski abbia intenzione di montare un “auto-attentato” per continuare ad alimentare i media internazionali. Mentre denuncia la “frode” davanti le telecamere di tutto il mondo, non ha impugnato né chiesto il riconteggio dal Centro Nazionale Elettorale. È il CNE che l’ha deciso il 18 aprile, estendendo il controllo sul 54% dei seggi (una verifica statistica già sufficiente e di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro Paese), al restante 46%. L’elezione è stata convalidata dagli osservatori internazionali, tra cui quelli di UNASUR e dell’UNIORE.
A livello internazionale, tutti i governi, dal Brasile alla Russia, dalla Francia alla Cina, hanno pienamente riconosciuto Nicolas Maduro presidente costituzionale del Venezuela (tra cui BRICS, il Movimento dei Paesi Non Allineati, MERCOSUR, UNASUR i cui 12 Paesi latino-americani si riuniscono questo 18 aprile a Lima per sostenere il Presidente Maduro). Gli ultimi alleati della destra venezuelana (OSA e Spagna) sono stati obbligati a seguire la comunità internazionale, riconoscendo la vittoria del candidato bolivariano. Il governo degli Stati Uniti si trova isolato nel suo rifiuto di riconoscere la volontà degli elettori.
Dalla Germania, il presidente ecuadoriano Rafael Correa ha condannato gli atti di violenza perpetrati dalla destra di Capriles Radonski: è sempre la strategia della destra venezuelana con il sostegno di gruppi nazionali e stranieri, per avere un voto serrato, al fine di minare le elezioni e  giocare la carta della destabilizzazione. Evo Morales ha elogiato i “fratelli venezuelani che hanno sventato un nuovo tentativo di colpo di Stato” e ha letto pubblicamente il messaggio con cui il segretario di Stato John Kerry, del governo degli Stati Uniti, ha detto che “il continente latino-americano è il nostro cortile di casa, è fondamentale per noi“. Il presidente boliviano, su questo messaggio fa presagire ulteriori tentativi di colpi di Stato. L’ex presidente Lula, che si è congratulato con Nicolas Maduro, ha detto che quando si svolgono funzioni presidenziali, vi sono cose di cui non si può parlare per diplomazia, ma oggi posso dire che di volta in volta gli Stati Uniti interferiscono nelle elezioni tenutesi negli altri Paesi. Dovrebbero farsi gli affari propri e lasciarci scegliere il nostro destino.
Durante l’inaugurazione del nuovo ospedale pubblico “Cipriano Castro” nello Stato di Aragua, il 16 aprile, il Presidente Maduro ha accusato gli Stati Uniti di finanziare la destabilizzazione della democrazia: “Ho detto al popolo “pazienza”, non ci può essere uno scontro del popolo contro il popolo. Questo è ciò che la destra vuole per giustificare l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela“.  Il nuovo ospedale, situato nella famosa zona di San Vicente, del comune Maracay, abitata per lo più da famiglie della classe operaia, è equipaggiato con le più moderne tecnologie per l’emergenza, la pediatria e la chirurgia. Le cure sono totalmente gratuite. Lo stesso giorno altri due Centri di Diagnosi Integrale sono stati aperti a La Vega (quartiere popolare di Caracas) e nel comune di La Victoria (Stato Aragua). Il CDI di La Vega è il trentottesimo della capitale e resterà aperto 24 ore su 24. Il secondo mette a disposizione degli abitanti sale ospedaliere di terapia intensiva, chirurgia, oculistica, endoscopia, cardiologia, ecografia, radiologia e traumatologia: “E’ la salute nel socialismo, come afferma la Costituzione Bolivariana: un sistema di salute pubblico gratuito, come avevamo scritto da componenti parlamentari nel 1999“, ha detto Maduro, prima di annunciare “misure drastiche per risolvere i problemi del sistema elettrico nazionale” ed avviare “il governo delle piazze“, ascoltando le critiche e le proposte dei movimenti sociali. “Le missioni educative saranno rivitalizzate, lavorando con le amministrazioni locali, la Grande Missione per gli Alloggi, per non conoscerne solo l’aspetto quantitativo, ma anche, sul campo, come migliorarne la qualità“.
Il 19 aprile, prendendo le sue funzioni ufficiali, il nuovo presidente del Venezuela sarà accompagnato da tutti i capi di Stato dell’America Latina e da altri rappresentanti internazionali, oltre alla grande mobilitazione degli elettori bolivariani.

Note:
1.  Sui colpi di Stato in Paraguay e l’Honduras, dobbiamo aggiungere gli elementi finanziati in modo occulto dalle reti di destra (reti criminali collegate alla mafie della droga, ai mercenari stranieri, tra cui salvadoregni e statunitensi, ai paramilitari colombiani legati all’ex-presidente Uribe, ecc.).
2. Il dominio dei media privati in Venezuela
3. Il giornalista Maurice Lemoine ha detto che “il 26 marzo, tre membri della destra, Ricardo Sánchez (supplente di María Corina Machado), Andres Avelino (supplente di Edgar Zambrano) e Carlos Vargas (supplente di Rodolfo Rodríguez), hanno ritirato il loro sostegno a Capriles denunciando l’esistenza di un piano sviluppato dal MUD per rifiutare i risultati della CNE sulle elezioni del 14 aprile, e orchestrare un periodo di violenze nel Paese.” Leggasi “Venezuela, la vittoria del “chavismo senza Chavez”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Elezioni del presidente del Venezuela: l’opposizione non ha alcuna chance

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 8 aprile 2013

484083Uno scienziato politico venezuelano che conosco mi ha detto, un paio di anni fa, che l’opposizione aveva un candidato presidenziale promettente, Alberto C. Vollmer, un giovane distillatore di rum e proprietario terriero che ricopriva la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione e Amministratore Delegato di Ron Santa Teresa. Centinaia di persone, contadini senza terra ed elementi declassati, improvvisamente occuparono le sue terre. Ma invece di usare la forza per cacciarli, iniziò a parlargli, raggiungendo un accordo. In Venezuela, le occupazioni del genere venivano normalmente respinte arruolando pistoleros, chiamati a fare il lavoro sporco dai capi.  Gestì la situazione in modo assai diverso. Non ci fu alcun spargimento di sangue quella volta.  Accompagnato da un poliziotto, Vollmer avvicinò gli occupanti per sapere di preciso ciò che volevano. Di conseguenza furono autorizzati a vivere sulla tenuta. C’erano case costruite per ospitare gli indigenti, un servizio medico venne fornito a tutti loro e una scuola fu costruita per i loro figli. Questo esperimento fu un caso unico, un’esperienza da studiare per i think tank economici dell’America Latina. Il carismatico Vollmer, di origine tedesca, sembra essere fedele al regime bolivariano, è finito nella lista mondiale dei leader neoliberali globali.
Vollmer era troppo indipendente per diventare un candidato. Così chi tira le fila di nascosto ha guardato altrove, lasciando spazio al docile Henrique Capriles Radonsky, rampollo 40enne di una ricca famiglia ebrea. La famiglia è proprietaria di industrie, media, nel cui campo dell’intrattenimento fa la parte del leone. Le sue vedute destrorse sono in larga parte spiegate dalle sue origini e dai legami famigliari con i partner commerciali degli Stati Uniti e di Israele… Negli anni scolastici, Henrique aderì alla TFP (Tradizione, Famiglia, Proprietà), un’organizzazione di destra che combatteva il marxismo e la Teologia della Liberazione e manteneva stretti legami con para-militari estremisti. Il suo leader, Alejandro Pe?a Esclusa, ebbe un’enorme influenza su Henrique. Sostenne pienamente gli appelli di Esclusa ad usare la violenza contro i nemici. Ma il Venezuela vietò l’organizzazione nel 1984, essendo coinvolto nel tentato omicidio di Giovanni Paolo II. La prima cosa che fece Henrique, fu di nascondere la bandiera della TFP che sventolava nelle manifestazioni.
Laureatosi, Capriles entrò in politica e divenne un membro del parlamento nel 1998. Nel 2000 fu  coinvolto nella creazione di Primero Justicia (Movimiento Primero Justicia), un partito politico di centro-destra finanziato dalla CIA. Fin dai primi giorni della sua fondazione, il partito è stato visto come uno strumento per combattere le politiche di Chavez. Assegnato al distretto della capitale di Baruta, Capriles condusse la caccia alle streghe contro i sostenitori del governo bolivariano e organizzò l’assalto all’ambasciata cubana. Incontrando German Sanchez, l’ambasciatore cubano, pretese di avere accesso a ogni angolo dell’edificio dell’ambasciata, per assicurarsi che dirigenti chavisti non vi avessero trovato rifugio. Sanchez rifiutò risolutamente l’ultimatum e avvertì che il personale dell’ambasciata era pronto a resistere con tutti i mezzi a disposizione. Capriles non ebbe il coraggio di attaccare, ma l’ambasciata fu assediata interrompendo energia elettrica, acqua, fognatura, mentre tutte le vetture con targa diplomatica furono danneggiate. Capriles ha passato diversi mesi in carcere per questi crimini.
Nel luglio-ottobre 2012 Capriles guidò l’opposizione alle elezioni presidenziali. Chavez aveva gravi problemi di salute, dopo aver subito diversi interventi chirurgici e chemioterpaici. Ma riuscì a riprendersi e a sconfiggere l’avversario ottenendo il 55% dei voti contro il 44% di Capriles. Molti studiosi politici venezuelani pensano che la sua grave malattia sia stato un complotto, un cancro inoculato dai nemici per disabilitarlo prima delle elezioni di ottobre. Si suppose che Capriles avesse una buona possibilità di vincere di fronte a qualsiasi altro candidato bolivariano. La giornalista venezuelana Ivana Cardinale è sicura che l’intelligence israeliana ne sia stata coinvolta. Il Presidente aveva cacciato l’ambasciatore d’Israele e maledetto pubblicamente lo Stato israeliano per l’uccisione di centinaia di libanesi. Il rafforzamento delle relazioni tra il Venezuela e la Palestina è ritenuta inaccettabile da Israele. Era visto come un pericoloso precedente seguito da altri Stati latino-americani. La nazionalizzazione dell’oro e dei diamanti, prima sotto il controllo degli imprenditori israeliani, suscitò la rabbiosa reazione di Tel Aviv. Cardinale sottolinea che il Mossad e la CIA hanno una lunga esperienza in operazioni in Venezuela; incitando ai colpi di stato, destabilizzando il Paese e finanziando l’opposizione, i giornalisti anti-governativi e le proteste  inscenate dagli studenti. Dice che Capriles è un ebreo che finge di essere un cattolico, e che è un candidato sostenuto dal Mossad. Secondo lei, agenti del Mossad erano le sue guardie nelle scorse elezioni. Cardinale ricordò l’incidente della sinagoga a Caracas saccheggiata nel 2009. Uomini armati fecero irruzione nell’edificio e l’imbrattarono scrivendo slogan, tra cui “ebrei andatevene”, sulle pareti, prima di distruggere oggetti religiosi. La guardia del corpo del rabbino e un gruppo di poliziotti, ne furono i responsabili. Cardinale ammise la possibilità che i poliziotti fossero stati pagati per accusare i sostenitori di Chavez. Si chiede se gli attentati contro le sinagoghe a Caracas continueranno ad imitare le azioni antiebraiche o se lo stesso Shimon Peres ammetterà mai il coinvolgimento d’Israele e confesserà che Israele ha ucciso Chavez nello stesso modo con cui ha ucciso Arafat. Si noti che agenti del Mossad controllavano le posizioni chiave nella polizia segreta venezuelana prima di Chavez. Alcuni di loro hanno lasciato il Paese dopo l’avvento di Chavez nel febbraio del 1999, altri sono ricorsi all’arte del mimetismo e hanno continuato le loro attività sovversive. Le indagini vengono svolte per impedire la possibilità che i leader bolivariani cadano preda di malattie impreviste.
Secondo il sondaggio condotto da Hinterlaces il 4 aprile, Capriles non ha alcuna possibilità di vincere le elezioni presidenziali, se non in caso di una qualche “emergenza”. Oscar Schemel, capo dell’agenzia di sondaggi Hinterlaces, ha detto che Nicolas Maduro vince sui dibattiti ideologici, perché la sua fedeltà al chavismo gli dà un vantaggio. A 10 giorni dalle elezioni, in programma per il 14 aprile, i sondaggi danno a Maduro un vantaggio del 20%. Secondo Shemel, l’assenza di Chavez provoca instabilità emotiva tra le fila chaviste. La base si sente vulnerabile avendo perso il leader che li difese, gli restituì i diritti e li rese i principali partecipi della vita nazionale, in modo che possa rendersi conto che erano sempre dei cittadini. Non li portava all’immobilismo, piuttosto radicava il chavismo come movimento politico. Dopo aver saputo dell’intenzione di Capriles di ritirarsi dalla corsa, in vista dell’inevitabile sconfitta, Nicolas Maduro ha chiesto al suo avversario di continuarla. Secondo i media bolivariani, Capriles si è comprato un appartamento da 5 milioni di dollari a Manhattan, New York. Questo tipo di informazioni disorienta gli elettori dell’opposizione. Capriles ha perso almeno il 5% dei voti recentemente, ma la cosa più importante, è che si trova ad affrontare molti avversari clandestini, soprattutto nelle file dei partiti borghesi tradizionali, Azione Democratica (AD) e Partito Democristiano (COPEI), che ne minano gli sforzi.
Non importa, il fattore decisivo, prima delle elezioni del 14 aprile, è la mobilitazione del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Le informazioni provenienti dalle città che Nicolas Maduro ha visitato, testimonia il fatto che Hugo Chavez è in grado di vincere la battaglia per il socialismo, il progresso e la prosperità del popolo, anche dopo la morte. In tutti gli angoli del Paese, il popolo dice che “Chavez ci ha detto di vincere, e lo faremo a qualsiasi prezzo!

E’ gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chavez continua a spaventare gli USA

Gli Stati Uniti continuano a diffamare Caracas anche dopo la morte di Chavez
Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 30 marzo 2013

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Il giorno in cui è stato annunciato che il presidente del Venezuela Hugo Chávez era morto per un cancro non identificato, due diplomatici statunitensi venivano espulsi come persone non grate a Caracas, mentre cercavano di organizzare un qualche tipo di colpo di stato e di cospirazione contro il Venezuela. Evitando di attirare un’attenzione ancora più negativa, l’amministrazione Obama avrebbe tranquillamente aspettato fino al 9 marzo, il giorno dopo il funerale di Stato di Chávez, per vendicarsi con l’espulsione di due diplomatici venezuelani. Il Vicepresidente esecutivo Nicolás Maduro Moros annunciava pubblicamente che il suo governo crede che un’operazione sporca abbia  causato la morte del Presidente Chávez. Maduro ha sostenuto che i nemici “imperialisti” dell’America Latina (leggasi il governo degli Stati Uniti) avevano contagiato Chávez con un certo tipo di agente patologico che ne ha causato il cancro terminale. Si trattava di una sensazione ripresa da un paio di leader mondiali; il boliviano Evo Morales e l’iraniano Mahmoud Ahmadinejad hanno detto che anche loro sospettano un’operazione sporca. Maduro ha anche annunciato che un’indagine  scientifica sarebbe stata avviata per vedere se il defunto leader del Venezuela sia stato assassinato.
Se l’ipotesi del governo venezuelano può essere spazzata via come fantasia e posa paranoica dai suoi avversari, vale la pena notare che è ormai generalmente accettato che il defunto Yasser Arafat,  presidente della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e capo della l’Autorità palestinese, sia stato ucciso per intossicazione da polonio radioattivo. L’assassinio per avvelenamento non è così peregrino, come qualcuno potrebbe pensare inizialmente. L’avvelenamento è in realtà un modus operandi scelto per gli assassinii politici. Ad esempio, la Central Intelligence Agency (CIA) ha cercato di uccidere di Cuba Fidel Castro con sigari avvelenati e, in seguito, attraverso ciò che gli psicologi sociali descriverebbero la “percezione dell’immagine speculare” negli altri della CIA, essa accusava l’Iraq di usare le sue stesse tattiche di assassinio. Né si deve dimenticare che il Presidente Chávez era l’uomo contro cui gli Stati Uniti hanno organizzato un colpo di stato nel 2002, nel tentativo di proteggere i giacimenti di petrolio del Venezuela, prima che Stati Uniti e Regno Unito invadessero l’Iraq nel 2003. Chávez fu fatto prigioniero e poi portato in un aeroporto da cui i golpisti volevano esiliarlo dal Venezuela, ma solo dopo aver firmato una lettera di dimissioni che gli Stati Uniti gli avevano chiesto di procurarsi, per legalizzare la loro illegale occupazione del governo nazionale a Caracas. Pedro Francisco Carmona, ricco uomo d’affari e capo della Camera di Commercio venezuelana, sarebbe diventato presidente ad interim. L’ambasciatore degli Stati Uniti Charles Shapiro si precipitò ad incontrare i leader del colpo di stato e, anche a farsi riprendere gioioso con loro, mentre la Corte Suprema del Venezuela, i membri dell’Assemblea Nazionale (Parlamento) e della Commissione elettorale venivano tutti dimessi.
Gli Stati Uniti furono coinvolti e furono consapevoli di ogni aspetto del colpo di stato. Il Pentagono aveva ufficiali nella base dove Chávez era stato imprigionato e ufficiali delle forze armate degli Stati Uniti avevano incontrato in precedenza i golpisti. Attraverso l’accesso ai documenti del governo federale statunitense, in base al Freedom of Information Act, è stato anche dimostrato che la CIA aveva fornito i piani alla cospirazione golpista, cinque giorni prima che si attivasse. Il presidente golpista Carmona non sarebbe nemmeno fuggito nell’ambasciata colombiana per entrare negli Stati Uniti, sarebbe stato portato in Colombia, da dove sarebbe entrato negli Stati Uniti.

Le menzogne come metodo
Indipendentemente dalle opinioni politiche e dalle interpretazioni in merito agli anni di Hugo Chávez, la natura di parte delle relazioni dei media mainstream su di lui, da posti come Stati Uniti,  Gran Bretagna e Canada, sono difficili da dimenticare. Il motivo era che “il Venezuela può guardare a un futuro migliore e alla libertà, ora che Chávez è morto.” Queste affermazioni sono volutamente fuorvianti e confezionate per diffondere un’interpretazione negativa del leader venezuelano come dittatore. Così, il Venezuela di Chávez viene casualmente presentato come una repubblica delle banane non democratica e politicamente ed economicamente instabile. Non importa il fatto che osservatori elettorali internazionali concordino sul fatto che in Venezuela, da quando Chavez è salito al potere, le elezioni sono state impeccabilmente eque, trasparenti e libere. Questa narrativa dimostra sistematicamente il fatto che i programmi di Chávez hanno notevolmente innalzato il tenore di vita del Paese e ridotto della metà la povertà e ignorato il fatto che i “mercati bolivariani” hanno abbassato i prezzi delle merci di circa il 40%. Non importa che i programmi di assistenza sanitaria e i tassi di istruzione si siano notevolmente ampliati e siano diventati universalmente gratuiti. A quasi due milioni di persone è stato insegnato a leggere, sotto l’amministrazione di Chávez, mentre l’economia è più che raddoppiata, pochi anni dopo il fallito colpo di stato sostenuto dagli USA, nel 2002. I fatti non sono mai stati presi in considerazione nella politica estera degli Stati Uniti, sia che si tratti delle armi di distruzione di massa (WMD) in Iraq o dell’affondamento dell’USS Maine a L’Avana.
La realtà non ha impedito agli Stati Uniti di diffamare Caracas attraverso un intera serie di bugie ed  hanno continuato anche con la morte di Chávez. Il suo funerale di Stato è stato descritto come un festival chavista, con un notevole ridimensionamento della folla in semplici “migliaia.” L’indicazione dei numeri sarebbe stata diversa, in termini di precisione, se si fosse trattato del funerale di un leader degli Stati Uniti o del Regno Unito. Le generalizzazioni, le ambiguità e i termini lessicali li tradiscono come tentativo sistematico di costruire una percezione negativa di Hugo Chávez e d’indirizzare l’elaborazione interpretativa del pubblico e dei lettori. In primo luogo, molti degli articoli hanno sottolineato che dittatori e uomini forti hanno partecipato al funerale. Creando un’associazione nella mente del pubblico e dei lettori, per far generalizzare l’idea di Chávez quale membro di un club autoritario, estendendo la categoria del dittatore anche a lui. È per questo che l’evento è stato anche rappresentato, in alcuni articoli, come una riunione dell’”Asse del Male”. A ciò, di solito segue un caso specifico con cui si indica la folla venezuelana come “sostenitori di Chávez.” Utilizzando l’analisi critica del discorso, lo si può anche essere collegare a un eccesso di lessicalizzazione. La super-lessicalizzazione codifica una percezione specifica attraverso l’uso eccessivo e ripetitivo di specifiche parole descrittive. Le persone demonizzate/estraniate o impotenti, di solito vengono super-lessicalizzate, ad esempio i criminali afro-americani o ispanici degli Stati Uniti, verranno definiti “criminali afro-americani” e “ispanici criminali”, mentre i criminali considerati bianchi, saranno semplicemente indicati come semplici criminali nella narrativa super-lessicalizza.
Gli alleati del Venezuela vengono denominati “alleati di Chávez”, per personalizzare le relazioni e alienare i legami del Venezuela con Paesi come l’Iran, indicandoli come innaturali. Oltre a Fox News, molti degli stessi media che hanno riportato il funerale di Chávez, non indicano le folle di statunitensi che si assembrano a Capitol Hill per l’inaugurazione presidenziale come “pro-Obama” o “sostenitori di Obama”. I cittadini britannici che si recano a Buckingham Palace, per il giubileo o  qualche altro evento regale che coinvolge la monarchia britannica, non vengono indicati come “monarchici” o “realisti”. Se c’è una folla pro-Obama o dei monarchici inglesi, ci devono essere anche gruppi anti-Obama e repubblicani inglesi, ma la folla di Capitol Hill o di Buckingham Palace viene semplicemente generalizzata rispettivamente come cittadini statunitensi e popolo inglese.
Gli oppositori di Chávez sostengono che il Venezuela non è una democrazia o che non sia migliorata sotto la sua amministrazione. A parte che ciò è perversamente falso, a questi attori dovrebbe essere chiesto “rispetto a cosa?” Il Venezuela è diventato una democrazia soprattutto con la presidenza di Hugo Chávez e le condizioni di vita degli strati più poveri sono migliorate. Prima di Chávez, l’inflazione era al 70% e vi furono gravi tagli in quel poco di spesa pubblica fatta del governo del Venezuela. L’ultimo presidente, come molti membri dell’opposizione, è stato anche sorpreso a derubare il tesoro del Paese. Tutto ciò e la povertà del Paese, tuttavia, non sono dei problemi per i critici di Chávez, dentro e fuori il Venezuela. Questi critici o curano gli interessi di un’élite minoritaria della società venezuelana o ancora una volta si trasformano in satrapi degli statunitensi del Venezuela. Ironia della sorte, è anche a causa delle stesse leggi sulla libertà dei media, che Chavez indicò al Venezuela che l’opposizione nel suo Paese poteva criticarlo, e in molti casi calunniarlo soltanto, mentre Fox News effettuava attacchi ad hominem, con infotainment e annunci nel suo network mediatico compresa la famigerata Radio Caracas Televisión (RCTV), che sostenne il golpe del 2002. A parte i media di Stato, che hanno un pubblico che ammonta a non più del 10% del pubblico nazionale, si deve anche notare che l’opposizione detiene l’80% o più dei media mainstream del Venezuela.

Culto della personalità al passaggio della fiaccola
424593 Con Chávez morto, il mondo potrà vedere se la Rivoluzione Bolivariana è tenuta insieme da un culto della personalità, basata soprattutto sulla sua persona, o meno. La vitalità del progetto politico di Chavez sarà testata nel Venezuela post-Chávez. Dal 2011, la leadership degli Stati Uniti ha prontamente monitorato la salute di Hugo Chávez, così come ha avidamente guardato all’invecchiamento dei Castro sull’isola di Cuba. Le vibrazioni emesse dalla leadership di Washington DC, ritenevano che Chávez fosse la forza che tenesse insieme il Partito Socialista Unito del Venezuela. Nicolás Maduro, ora presidente ad interim, è stato scelto per portare avanti la fiaccola della Rivoluzione Bolivariana, perché a detta di tutti veniva percepito come un luogotenente estremamente fedele a Hugo Chávez. Nell’ottobre 2012, questo è ciò che spinse un  Chávez in difficoltà a scegliere Maduro come Vicepresidente esecutivo del Paese. Chávez stava prendendo le dovute precauzioni preparando Maduro a prendere in consegna il suo ruolo di leader del Venezuela. Pur essendo un fedele chavista, candidati di gran lunga più forti e politicamente aggressivi, come il Presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello e il ministro del Petrolio Rafael Ramírez, avrebbero potuto sfidare Maduro e concorrere per conquistare la leadership del Partito Socialista Unito e la carica di presidente venezuelano.
Nel 2012, Chávez vinse le elezioni presidenziali ottenendo il 55% dei voti, mentre il suo avversario ebbe circa il 44,3% dei voti. Nel 2010, il Partito Socialista Unito ebbe il 48,3% dei voti, mentre i partiti di opposizione ne ebbero il 47,2%. Escludendo il 4% circa dei voti che gli alleati del Partito Socialista Unito ottennero, il margine di differenza nel 2010 era dell’1,1%. L’Assemblea Nazionale del Venezuela non sarebbe stata dominata dal Partito Socialista Unito e dei suoi alleati, e avrebbe potuto anche perdere le elezioni del 2010, se i distretti elettorali del Paese non fossero stati ridisegnati prima delle elezioni parlamentari. Le manovre politiche per il potere, tra il Partito Socialista Unito e i suoi alleati, potrebbero avere conseguenze disastrose per il progetto bolivariano in Venezuela. Il Partito Socialista Unito potrebbe tornare alle vecchie linee di frattura settarie o a nuove fratture. Sono queste le divisioni politiche tra i partiti di sinistra del Venezuela, che Hugo Chávez temeva consentissero all’opposizione sostenuta dagli statunitensi di prendersi il Paese attraverso elezioni presidenziali e parlamentari, spingendolo a creare il Partito Socialista Unito nel 2007. In effetti, la coalizione di opposizione filo-statunitense perse le ultime elezioni presidenziali e parlamentari con margini relativamente piccoli.
Non appena morto Hugo Chávez, membri dell’opposizione venezuelana hanno avviato nuove consultazioni con i loro clienti a Washington, DC. Il divide et impera è l’obiettivo contro i chavisti.  Questo è lo scenario che sia l’opposizione venezuelana che il governo degli Stati Uniti vogliono indurre. Ciò è uno dei motivi per cui l’opposizione ha cercato di utilizzare la costituzione per spingere il Presidente dell’Assemblea nazionale, Diosdado Cabello, ad assumere la presidenza ad interim, sperando di creare una frattura tra lui e Nicolás Maduro che avrebbe diviso e, infine, indebolito i chavisti. L’articolo 233 della Costituzione venezuelana afferma che il Presidente dell’Assemblea Nazionale diventa il presidente ad interim del paese, se la persona che è stata eletta presidente, ma che non è stata insediata dall’Assemblea Nazionale o dalla Corte Suprema del Paese, o se non agisce o muore. Il Vicepresidente esecutivo diventa presidente ad interim se il neo-presidente o presidente muore. In entrambi i casi è costituzionalmente previsto, in forza dell’articolo 233, che una nuova elezione presidenziale debba svolgersi entro trenta giorni. Settimane dopo aver assunto la presidenza ad interim, Maduro ha anche rivelato che la CIA e il Pentagono hanno ordito un piano per assassinare il suo rivale dell’opposizione della Coalizione per l’Unità Democratica (MUD), che dovrebbe affrontare il 14 aprile 2013. Lo scopo di tale assassinio è polarizzare ulteriormente il Paese e destabilizzare il Venezuela, forse anche di iniziare una guerra civile o d’isolarlo a livello internazionale.

Il futuro del socialismo del XXI.mo secolo in America Latina
La Rivoluzione Bolivariana è un movimento sociale e politico. Può essere etichettato in diversi modi, dal chavismo al socialismo del XXI.mo secolo. Uno dei modi migliori per descriverlo è dalla forma assai inclusiva di governo basata sulla pratica della più ampia partecipazione democratica delle classi povere e diseredate nella gestione dello Stato. Nonostante si alienasse la classe media, Chávez ha lavorato per un fronte unito nazionale e internazionale, entrando nella scena politica del Venezuela con una coalizione di diverse forze di sinistra, soldati di carriera e piccoli capitalisti. Nel contesto dell’egemonia di classe, questo è ciò che Antonio Gramsci avrebbe descritto come il processo della “costruzione del blocco”, parte continua e simultanea della guerra di manovra e della guerra di posizione. Nel contesto dell’egemonia a livello internazionale, i neo-gramsciani potrebbero anche usare un termine come formazione del blocco per descrivere le alleanze che il Venezuela e i suoi alleati latino-americani hanno formato con Paesi come la Russia e l’Iran. Insieme a enormi quantità di petrolio e di denaro, questo concetto di formazione blocco ha portato al successo del Venezuela.
L’importanza del petrolio venezuelano per l’economia degli Stati Uniti è fondamentale. Vi sono speranze a Washington DC, che Caracas intraprenda azioni per un riavvicinamento con il governo degli Stati Uniti, sia sotto Nicolás Maduro, o con un leader dell’opposizione MUD, come il  governatore Henrique Capriles Radonski. Capriles è un avvocato, governatore di Miranda,  candidato presidenziale del MUD e la persona che Maduro ha indicato essere obiettivo di un piano di assassinio degli Stati Uniti, volto a destabilizzare il Paese. Il messaggio nel sermone speciale del reverendo Jesse Jackson, al funerale di  Chávez, proponendo di colmare il divario tra gli Stati Uniti e il Venezuela, significa molto di più in queste circostanze. Anche se Jesse Jackson avrebbe partecipato al funerale come privato cittadino degli Stati Uniti, da ministro battista e deputato democratico degli Stati Uniti si occupa di diplomazia informale, facendo da canale tra Caracas e l’amministrazione Obama. Come altri politici del MUD, Henrique Capriles ha reso chiara la sua posizione nei confronti delle relazioni con gli Stati Uniti e internazionali. Ha detto che il Venezuela dovrebbe tagliare o ridurre le sue relazioni con Cuba, Cina, Russia e Iran. Sostiene i proprietari terrieri e ha denunciato la rivoluzione bolivariana di Chávez quale demagogia di un incompetente leader socialista.
Per quanto riguarda Nicolás Maduro, vi sono speculazioni sul percorso su cui intende indirizzare il Venezuela. È già stato visto, con sospetto, come un pragmatico. Molti chavisti non sono troppo entusiasti di lui. C’è già una speculazione secondo cui opererebbe per un certo tipo di riavvicinamento con gli Stati Uniti, minacciando gli interessi in Venezuela dei partner economici e alleati cubani, cinesi, bielorussi, russi e iraniani. Se reindirizzerà l’orbita del Venezuela, non sarà il primo successore politico di uno Stato che ri-orienta la posizione del proprio Paese. Chávez ha liberato il Venezuela dal controllo degli Stati Uniti ed ha inviato aiuti a Cuba. I due Paesi sono rimasti soli per anni, in America Latina, fino a quando una nuova generazione di leader politici regionali è emersa in Paesi come Bolivia ed Ecuador. Allo stesso tempo, il Presidente Chávez ha lavorato duramente per aiutare altri Paesi latinoamericani a diventare economicamente e politicamente indipendenti. Dopo la morte di Chávez, Cristina Fernández de Kirchner ha detto che solo Hugo Chávez, nel mondo, ha avuto il coraggio di sostenere l’Argentina e aiutarla contro la catena soffocante del debito con cui il FMI e il neoliberismo avevano immobilizzato Buenos Aires.
Il fondatore del Movimento verso il Socialismo (un ramo del Partito comunista del Venezuela) e avversario di Chávez, Teodoro Petkoff, ha detto durante i primi anni della presidenza di Hugo Chavez che, mentre il governo del Venezuela era cambiato, la sua società era rimasta la stessa. Ciò era vero all’inizio, ma lo è sempre stato di meno con il tempo. Gli aspetti sociali ed educativi della Rivoluzione Bolivariana hanno messo in discussione la presa delle vecchie élite su una parte significativa degli strati più bassi della società venezuelana, consentendo alle classi inferiori di formare un particolare modello di consapevolezza politica. Anche se la povertà, la criminalità e la corruzione sono ancora presenti in Venezuela, il Paese ha percorso una lunga strada. Hugo Chávez, l’uomo chiamato El Presidente Comandante dai suoi sostenitori, è morto, ma ha lasciato un segno nel panorama politico dell’America Latina e un Venezuela polarizzato che gli Stati Uniti ora cercano di sfruttare in sua assenza.

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Mahdi Darius Nazemroaya
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro LattanzioSitoAurora

P2, IOR e Narcotraffico

Massoni, Chase Manhattan e l’armamento di Saddam Hussein
Dean Henderson  23 marzo 2013

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Lo specchio riflesso della Chase Manhattan
imagesCA7331HGIl consiglio di amministrazione della Chase Manhattan Bank aveva una massiccia presenza nel consiglio di consulenza per la politica internazionale della Banca Nazionale del Lavoro di (BNL).  Infatti i due consigli si rispecchiavano. Insieme al presidente della Chase David Rockefeller e al suo datato luogotenente Henry Kissinger, i due cda incastrati comprendevano il socio della Fluor Arabia Sheik Ahmed Juffali, il magnate indiano Ratan Tata, l’insider della Royal Bank of Canada Gustavo Cisneros, Giovanni Agnelli del conglomerato italiano FIAT, Pehr Gyllenhammar della svedese Volvo, il presidente della Mitsubishi Koichiro Ejiri e l’inglese Lord Carrington. I membri del consiglio consultivo della BNL comprendeva l’ex primo ministro canadese Pierre Trudeau, l’ex segretario alla Difesa britannico Lord Thornycroft, l’inglese Lord Ezra e il presidente della Petrofina Jean-Pierre Amory. [1]
Roy William Harris non era in questa squadra di élite dell’oligarchia internazionale, ma era una star presso l’unità di trading Energy Philbro della Salomon Brothers, che Salomon (ora parte di Citigroup) acquistò dalla famiglia Oppenheimer. Con i finanziamenti della Chase Manhattan di David Rockefeller, Harris fondò l’Arochem, una società privata per la raffinazione del petrolio,  fallita nel 1992 dopo aver dilapidato 200 milioni di dollari. Harris insistette di aver perso il denaro nel traffico di petrolio, ma il giudice, non bevendosela, lo spedì in prigione. Harris fece affari con la Bayoil, un’affiliata della Bay, facciata delle industrie di armi irachene. Bayoil era gestita da David Chalmers Bay, nel 1987, e svolgeva il ruolo d’intermediario nella rete irachena petrolio in cambio di armi, che coinvolgeva il trafficante d’armi cileno Carlos Cardoen, che aveva legami con la polizia segreta di Pinochet, la DINA. Cardoen era proprietario delle Industrias Cardoen-Chile e divenne rapidamente il più grande fornitore di armi dell’Iraq. La società costruì e inviò armi della società sudafricana Armscor, da tempo gestita dalla CIA. Secondo un’indagine di ABC Nightline, il direttore della CIA di Bush, Robert Gates, lavorò a stretto contatto con Cardoen. La Bayoil una volta affermò di possedere l’Arochem. Le società avevano in comune un edificio direzionale a Stamford, Connecticut. I 200 milioni che Harris aveva smarrito vennero probabilmente scremati dalla Arochem, finanziata dalla Chase, per alimentare il regime petrolio in cambio di armi della Cardoen e della CIA. L’avvocato di Harris, David Lewis, fu l’avvocato difensore della società gestita dai ragazzi della CIA Manuel Noriega e Ed Wilson. [2] La Bayoil venne fondata come Bay Petroleum nel 1935 dallo zio di Chalmers, un agente dell’OSS. La Bay fu venduta alla Tenneco nel 1955 e il padre di Chalmers avviò la Coral Petroleum, che operò in tutto il Medio Oriente. La Coral è fallita nel 1983, ma il padre di David trovò i mezzi per ritirarsi in una grande tenuta in Messico. [3] Coral Petroleum è anche il nome della ditta di sheik Khalid bin Mahfouz che ha una joint venture nel Mar Caspio con i Quattro Cavalieri. David Chalmers Bay iniziò a trattare con gli iracheni nel 1987, mentre lavorava con la Carey Petroleum, di proprietà di Ed Carey, fratello del  governatore di New York Hugh. Il trafficante di armi cileno Cardoen inviava navi cariche di bombe a grappolo a Saddam. Le spedizioni venivano pagate con petrolio iracheno, offerto a Cardoen con l’intermediazione di Chalmers, che procurava lo zirconio per le sue bombe a grappolo dalla Teledyne Industries dell’Oregon.[4]
L’informatore della DEA John Pastis disse che Chalmers gli assicurò che il governo degli Stati Uniti aveva approvato l’affare. Nel 1988 Chalmers presentò i piani per la costruzione del complesso per il gas mostarda PC-2, del valore di 3 miliardi di dollari, in Iraq, in seguito costruito dalla Bechtel. Nello stesso anno, Oscar Wyatt, presidente della raffineria petrolifera Coastal Corporation, si vantava su Vanity Fair di aver fatto molti favori al direttore della CIA di Reagan, Bill Casey, durante i numerosi rapporti della Coastal con il governo iracheno. Roy William Harris fondò l’Arochem comprando un impianto di benzene portoricano nel 1987. Il finanziatore dell’operazione, la Chase Manhattan, mise a disposizione il doppio del denaro effettivamente necessario ad Harris, soldi che potrebbero essere stati dirottati verso le operazioni di Cardoen. L’associato di Harris, John Moller, dirigeva l’US Petroleum di Los Angeles. Lui e Harris avrebbero comprato opzioni put su azioni costosissime, con i profitti di questa vendite allo scoperto che finivano nei conti privati di Harris. La Delaney Petroleum di Londra, di proprietà di un amico di David Chalmer Bay, Michael Linehan, acquistò anch’essa opzioni put traendone profitto. Uno dei trader del petrolio della Delaney era Oscar Wyatt, figlio del presidente della Coastal Steven. La mente di questo complesso traffico di metalli e petrolio era Irwin Vosko che gestiva un ufficio della Bayoil alle Bahamas assieme a Peter Shaddick. Shaddick aiutò il presidente del Banco Ambrosiano Michele Sindona a saccheggiare la filo-pedofila Franklin National Bank, nel 1974. Sindona, era grande amico del segretario al Tesoro di Nixon, David Kennedy, che non fu mai condannato. Shaddick ricevette un misero anno di prigione. L’Arochem aveva sede off-shore nelle isole Cayman, dove l’intelligence saudita era occupata nel riciclaggio del denaro della droga del Cartello di Medellin. Quando il procuratore generale del Connecticut avviò un’indagine sull’Arochem, la Chase Manhattan assunse il futuro direttore della FBI e della CIA, William Webster. Webster fece in modo che una unità dell’FBI vicino a lui beccasse Roy William Harris prima che un gruppo diverso dell’FBI, di Stamford, CT, lo facesse. L’Arochem fallì. La Chase Manhattan scaricò le sue sofferenze nell’Arochem su un pool di piccole banche europee, che vi persero 15 milioni di dollari, vendendo poi la raffineria dell’Arochem, a Porto Rico, all’investitore israeliano Gad Zeevi, che possiedeva un’altra raffineria sull’isola, finanziata dalla Chase, per 6 milioni di dollari. Le banche europee citarono in giudizio la Chase e persero. Una causa del curatore fallimentare dell’Arochem affermava che la Chase aveva “saccheggiato le attività dell’Arochem“. La Chase negò qualsiasi conoscenza dei suoi prestiti all’Arochem nell’intermediazione armi contro petrolio con gli iracheni.[5]
Un altro grande trafficante di petrolio internazionale, Roger Tamraz, donò 300.000 dollari al Partito Democratico nel 1995-1996. Tamraz fu accusato di frode e appropriazione indebita in Francia, dove controllava la Banque de Participations et Placements di Parigi, dal 1987 fino a quando il governo francese la chiuse, mentre nel frattempo la Banca d’Inghilterra chiudeva la BCCI. Il nome della banca di Tamraz era sorprendentemente simile alla filiale svizzera della BCCI, la Banque de Commerce et de Placements. Stessa storia con i depositanti, tra cui il governo zairese, che vennero truffati quando 47 milioni di dollari scomparvero nel nulla. Tamraz trasferì i soldi alla sua Almashrek Bank of Beirut, nel suo Paese d’origine, il Libano, ripulendo i depositanti della Almashrek di altri 200 milioni di dollari.[6] Tamraz era stato presidente sia della Capital Oil Ltd., che della Tamoil Inc. Fu uno dei primi promotori dell’oleodotto del Mare Caspio da Baku, Azerbaijan, alla Turchia, e prese la cinese National Petroleum Company come partner nel progetto. Accompagnò il segretario al Commercio di Clinton, Ron Brown, nelle missioni commerciali in Russia, ma prima si diresse presso l’Arabian Corporation in Lussemburgo, tra i cui investitori vi erano cui Gaith Pharaon e lo sceicco Mohammed Bedrani, nipote del capo dell’intelligence saudita e il truffatore della BCCI, lo sceicco Kamal Adham.[7] Amante del panno verde, si recò nei casinò di Montecarlo. Ron Brown morì per una ferita da arma da fuoco alla testa, in un incidente aereo sulla Jugoslavia. Il pioniere del gasdotto del Mar Caspio Tamraz divenne sacrificabile e fu spedito in galera. E il Sea Caspian Pipeline Consortium nacque il 28 novembre 2001, sotto il controllo dei quattro cavalieri, che gli amici della Bechtel costruirono. Nel maggio 2005 emerse lo scandalo che coinvolgeva i traffici illegali di petrolio iracheno durante il periodo delle sanzioni degli anni ’90. Secondo un articolo sul Newshour di Jim Lehrer, del 18 maggio 2005, la Bayoil importò oltre 200 milioni di barili di greggio dal mercato nero iracheno, durante il periodo delle sanzioni.

Niente di male
1771535Il 27-29 luglio 1989, una settimana prima che l’FBI facesse irruzione negli uffici della BNL ad Atlanta, la banca trasferì grandi quantità di denaro della BCCI attraverso la Morgan Guaranty Trust. Il 4 agosto, il giorno del raid, William Hendricks III, alto funzionario presso il dipartimento di Giustizia di Bush, si dimise per lavorare in uno studio legale che rappresentava la BNL. Si era unito all’ex procuratore generale Carter Griffin Bell, che in precedenza aveva mediato l’acquisizione dalla BCCI della National Bank of Georgia, e a William Rogers, l’ex segretario di Stato di Nixon e procuratore generale di Eisenhower. Bell fu trattenuto da George Bush durante le udienze Iran/Contra e lavorò per l’EF Hutton quando la società fu accusata di frode nell’emissione di assegni, nel 1985. Bell rappresentò l’Exxon durante il disastro della petroliera Valdez, difese l’AH Robbins durante la controversia con la Dalkon Shield e si battè per la Dow Corning, quando finì sotto indagine per le sue protesi mammarie al silicone fasulle. Rogers andò in soccorso del capo dei servizi segreti sauditi Adham, nel corso delle indagini sulla BCCI. L’ufficiale del dipartimento della Giustizia di Bush, Joe Whitley, si dimise tranquillamente per unirsi alla società legale di Atlanta che rappresentava la Matrix-Churchill. Per i suoi sforzi, Whitley fu nominato procuratore di Atlanta dal procuratore generale Richard Thornburgh, il giorno dopo che l’Iraq aveva attaccato il Kuwait. Whitley sostituì William Barr, che aveva sostituito Thornburgh come procuratore generale. Thornburgh nominò Roberto Martinez, l’avvocato che rappresentava il trafficante di armi cileno Carlos Cardoen, a procuratore di Miami.[8] Il revisore della BNL di New York, Louis Messere, distrusse dei documenti durante il raid dell’FBI. Pochi giorni dopo il raid, il colonnello Giuseppe Schiavo, l’addetto militare italiano a Baghdad, fu ucciso a casa sua, a Torino. L’ex capo esecutivo della Citigroup, Paolo Di Vito, s’incaricò di limitare i danni alla BNL di Roma su raccomandazione di Henry Kissinger. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Peter Secchia, l’aiutò nell’opera di pulizia a Roma. Il dipartimento della Giustizia di Bush trasformò il direttore della BNL di Atlanta, Christopher Drogoul, in capro espiatorio nel successivo insabbiamento. Il funzionario della BNL Franz von Wedel mise in grave difficoltà questa strategia, quando testimoniò che Drogoul aveva agito su consiglio dei consulenti della banca, la Kissinger Associates. Drogoul fu interrogato per sei settimane da una task force del governo che investigava sulla BNL, guidata da Arthur Wade, testimoniando sotto giuramento che la RD&D era una copertura della CIA per le transazioni BNL/Iraq. Neppure le trascrizioni ufficiali di corte mostrano la “risposta” a questa domanda. I funzionari doganali che cercarono di convocare Dale Toler, il fantasma della NSA che aveva guidato la RD&D, furono trasferiti immediatamente.[9] Il dipartimento della Giustizia inviò una nota alla Federal Reserve, dicendo di non voler fornire i 70 documenti relativi alla BNL al presidente del Comitato sulle banche del Congresso, Henry Gonzalez (D-TX), che aveva avviato l’indagine più approfondita sulla BNL fino ad oggi. La Federal Reserve impedì a Gonzalez anche di scoprire di chi realmente fosse di proprietà la Banca Centrale dell’Iraq. Il Consiglio consultivo nazionale, guidato dal segretario del Tesoro di Bush, James Brady, trattenne i verbali delle riunioni del 1989-1990 sulla BNL, dalle audizioni di Gonzalez. Il fiero Gonzalez, che fu minacciato all’aeroporto San Antonio, per la sua indagine, da G. Gordon Liddy,  concluse, “Gli Stati Uniti non hanno alcun controllo normativo su 800 miliardi di dollari noti come ‘finanziaria estera’, molti dei quali sono legati al traffico di droga“.[10]
L’agente della NSA della Kissinger Associated, Brent Scowcroft e il segretario al commercio del Texas, Robert Mosbacher, ignorarono gli inviti del presidente del Comitato sulle banche del Senato Don Riegle (D-MI) a testimoniare sulla BNL. Scowcroft invocò il “privilegio esecutivo” per schivare richieste simili delle Commissioni sul Sistema Bancario della Congresso. Sei giorni prima  che Christopher Drogoul venisse incriminato, Henry Kissinger si dimise dal consiglio della BNL. Lo stesso giorno l’Iraq si arrese nella guerra del Golfo. Il giudice della corte federale distrettuale di Atlanta, Marvin Shoob, che sentì le tirate giudiziarie nei confronti della Drogoul, condivise i sospetti di Gonzalez, affermando, “Il fumo esce da ogni finestra. Devo concludere che l’edificio è in fiamme“. Shoob mollò il caso BNL nell’ottobre 1992, rilasciando una dichiarazione di 15 pagine che accusava il cover-up di CIA/BNL di Roma. Come saluto d’addio, il giudice Shoob si rifiutò di condannare cinque imputati che avevano patteggiato con i pubblici ministeri, descrivendoli come “pesci piccoli e pedoni di una cospirazione molto più grande“. Nel 1992, il sostituto del giudice Shoob, Frederick Lacey, rilasciò una dichiarazione negando la necessità di un procuratore speciale, perché non vi era “alcuna prova del coinvolgimento della CIA nell’armamento di Saddam Hussein“. Il deputato Charles Schumer (D-NY) accusò sia Lacey che il procuratore generale William Barr, che aveva nominato Lacey, di avere conflitti d’interesse. Schumer disse della dichiarazione di Lacey, “penso che giri intorno ai fatti“.[11] Barr era d’accordo con Lacey nel negare le ripetute richieste del Congresso di nominare un consulente indipendente per indagare sulla BNL, il primo atto del genere da parte di un procuratore generale, da quanto la figura del consulente indipendente era stata creata, nel 1978. Il deputato Jack Brooks (D-TX) accusò Barr di ostruzionismo, mentre il presidente del Comitato sulle banche del Congresso, Gonzalez, preparò una risoluzione per chiedere al Congresso l’impeachment di Barr per ostruzione alla giustizia. Il deputato Charlie Rose (D-NC) dichiarò: “Credo che i documenti siano stati falsificati, i funzionari del governo hanno mentito al Congresso e c’è stato un cover-up da parte della Casa Bianca.” Mentre il coro di dissenso si faceva più forte, Barr ordinò al direttore dell’FBI, William Sessions, di avviare le indagini della sua agenzia sulle connessioni della BNL con i vertici politici ed economici. Quattro giorni dopo, il dipartimento della Giustizia aveva annunciato che avrebbe avviato un’indagine separata sul Procuratore Generale per il suo conto spese. Qualcuno inviava un non così sottile messaggio a Barr. Le indagini dell’FBI non decollarono mai.
Lacey, Barr e Thornburgh avevano tutti stretti legami con i servizi segreti. Lacey in precedenza fu uno dei sette giudici che sedettero nella super-segreta Corte di sorveglianza dell’intelligence straniera (FISA), che emise rapidamente mandati per la NSA sulle intercettazioni elettroniche e telefoniche. Un altro ex giudice della FISA, Albert Bryan, è Gran Maestro della Loggia massonica di Washington DC, la più potente della nazione.[12] Il presidente Gonzalez accusò il cover-up della CIA di Thornburgh, per “ritardare le incriminazioni sulla BNL, cercando ripetutamente di bloccare l’indagine della commissione, sotto il falso pretesto che avrebbe messo in pericolo la sicurezza nazionale.” Nel 1993, il presidente Clinton rilasciò una dichiarazione a discarico dei funzionari di Bush nel caso della BNL, dopo che il suo dipartimento della Giustizia aveva bloccato i tentativi degli avvocati di Christopher Drogoul di citare in giudizio George Bush, Lawrence Eagleburger e James Baker III. Il giudice federale Marvin Shoob disse che tale conclusione di Clinton poteva essere stata raggiunta solo in una “terra di nessuno”. Clinton poi si rifiutò di rilasciare i documenti dell’esecutivo per le indagini di Gonzalez. La corsa di Clinton a tagliare i ponti ebbe molto a che fare con la protezione della First Lady. Nel 1990-1992 Hillary Clinton, come direttrice di Wal-Mart, fu anche l’agente aziendale e membro della direzione della LaFarge Corporation, una società affiliata alla Kennametal, una delle società che armarono illegalmente gli iracheni attraverso la BNL. Secondo una lettera del procuratore Marianne Gasior al segretario al Tesoro di Clinton, Robert Rubin, la Kennametal spediva le sue armi in Iraq attraverso l’Ordnance Center dello stabilimento della Lafarge, nella penisola di Marblehead, in Ohio. Alla fine il consiglio guidato da Griffin Bell ottenne 400 milioni di dollari di liquidazione dalla BNL. I contribuenti degli Stati Uniti, già scossi dal default iracheno sui prestiti di BNL, CCC e BEI, pagarono il conto, mentre le società e i banchieri festeggiavano con Saddam a Baghdad.

Gli gnomi di Zurigo
OO2o4kTgOElXZx88CZ0u80SIprJG7GGA1RCvVEw-jKK+Jyw1Y28owFi8FAzJRTq1Un’indagine italiana nel 1981 rivelava che cinque top manager della BNL di Roma, tra cui il direttore generale Alberto Ferrari, erano membri della loggia massonica italiana P-2.[13] La P-2 aveva un debole per i dittatori sudamericani, gli squadroni della morte fascisti e i trafficanti di droga. Le attività della P-2 colpivano il continente europeo. Il capo della loggia P-2 del Grande Oriente, Roberto Calvi, controllava il Banco Ambrosiano. Calvi fu invitato una volta al ranch di John Connelly, in Texas, dove i due fondarono un’altra facciata della P-2 denominata Comitato per la Difesa del Mediterraneo. Calvi fu indicato come “banchiere di Dio”. Quando Papa Giovanni Paolo I avviò un’indagine sul Banco Ambrosiano e il suo collegamento con la banca vaticana, l’Istituto per le Opere di Religione (IOR), fu trovato morto dopo soli 34 giorni essere arrivato alla Santa Sede. Calvi fu trovato impiccato poco dopo, in un’impalcatura sotto il Blackfriars Bridge di Londra, con 15.000 dollari in tasca e un mattone (un simbolo massonico) appeso al collo. Ore prima, la segretaria di Calvi, Graziella Corrocher, fu vista volare da una finestra del 4° piano della sede milanese dell’Ambrosiano. Era stata anche la contabile dei massoni della P-2.[14]
Il segretario al Tesoro di Nixon, David Kennedy, grande amico di Michele Sindona, era socio di Roberto Calvi al Banco Amrosiano. Sindona incanalava il denaro della CIA al Vaticano e ai partiti democristiani europei, che la CIA preferiva di gran lunga ai socialisti. Sindona collaborava con lo IOR e con il capo banchiere statunitense della Continental Illinois del Vaticano, per acquistare la milanese Banca Privata Finanziara (BPF) e la ginevrina Banque de Financement. Il consorzio fu lanciò la Moneyrex di Roma, che più di 850 banche internazionali utilizzarono per diffondere i proventi dell’eroina della mafia italiana e della P-2. Parecchi di essi venivano riciclati dal Vaticano in Svizzera. [15] Sindona aveva stretti legami con la famiglia criminale dei Gambino. Saccheggiò la Franklin National Bank che, secondo il libro dell’ex senatore dello Stato del Nebraska John DeCamp, The Franklin Cover-up, era l’epicentro di un giro internazionale di pedofili. Nel 1969 Sindona era consulente finanziario di Papa Paolo VI e la Banca Vaticana divenne la più grande azionista dell’Ambrosiano.[16] Nel 1986, Sindona fu condannato per aver ordinato la morte del suo liquidatore Giorgio Ambrosoli, che fu ucciso nel 1979, dopo aver trovato prove delle attività criminali mentre lavorava a casa di Sindona. Due giorni dopo essere stato condannato all’ergastolo, Sindona fu trovato morto nella sua cella per avvelenamento da cianuro. Poco prima della morte Sindona aveva dichiarato: “Hanno paura che possa rivelare alcune informazioni molto delicate, che non vogliono siano divulgate“.[17] Nel 1967, la Continental Illinois inviò 4milioni di dollari attraverso la BPF per finanziare un colpo di Stato della destra in Grecia, sponsorizzato dalla CIA, che rovesciò i socialisti e fece nascere la sinistra clandestina del 17 Novembre, che da allora ha ucciso ufficiali e banchieri statunitensi e britanniche. Nel corso delle elezioni del 1972, la Continental utilizzò la BPF per canalizzare 10 milioni di dollari in fondi della CIA alla Democrazia Cristiana. Nel 1973 il CEO della Continental David Kennedy, entrò nel consiglio di FASCO, la holding che controllava dal Liechtenstein il Banco Ambrosiano. FASCO era gestita dalla CIA per finanziare la P-2 e aveva stretti legami con la Gulf & Western Corporation, controllata dalla United Brands degli spacciatori Carl Lindner e Max Fischer. La Continental erogò frequenti finanziamenti ai Quattro Cavalieri, incanalando i fondi per la diocesi di Chicago del vescovo controllato dalla CIA Paul Marcinkus, che aiutava la Ditta a finanziare il movimento polacco Solidarnosch, e che poi  presiedette la Banca nazionale di Cicero, la risurrezione immacolata della BCCI, situata nel sobborgo di Chicago, “terra di Al Capone”, Cicero. Il leader della P-2 Calvi, era ufficiale pagatore del movimento polacco Solidarnosch e aiutò il Vaticano ad acquistare immobili negli Stati Uniti, tra cui il complesso del Watergate. Quando La Continental finì sotto la Bank of America, fondatrice della BCCI, ne prese il controllo con un penny per ogni dollaro, con un’asta fallimentare. Il servizio segreto del Vaticano, l’Opus Dei, spesso definita la “santa mafia”, era dietro la nomina del cardinale polacco Karol Wojtyla a Papa Giovanni Paolo II. Il nuovo Papa lanciò l’offensiva dell’Opus Dei/Vaticano per abbattere i movimenti latino-americani della teologia della liberazione e il comunismo dell’Europa orientale. Roberto Calvi andava ad incontrare i finanzieri dell’Opus Dei, la notte in cui fu scoperto il suo corpo carico di mattoni. Nel numero del gennaio 2004, Counterpunch rivelò che il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Anton Scalia, è un membro dell’Opus Dei.
Più a sud, alla P-2 di Calvi si era associata Patria y Libertad, fondata da Stefano Delle Chiaie in Cile. Delle Chiaie aveva incontrato spesso il generale Augusto Pinochet, mentre la P-2 collaborava con il piano Trak II della CIA per rovesciare il presidente socialista Salvador Allende. Patria y Libertad e Delle Chiaie si unirono a Michael Townley della P-2, per scatenare violenze per le strade di Washington, nel 1973, quando misero una bomba nell’auto dell’oppositore di Pinochet Orlando Letelier, uccidendolo assieme a Ronni Moffit, dell’Istituto di studi politici di sinistra. Letelier era sulla lista nera nell’ambito della stessa operazione Condor in cui l’agente della DINA cilena, Carlos Cardoen, contrabbandava armi in Iraq. Altri, nella lista degli obiettivi della CIA, erano il generale cileno Carlos Prats, il nazionalista argentino Juan Torres, i politici uruguaiani Hector Gutierrez e Zelmar Michelini, e il generale boliviano Joaquin Zenteno.[18] Il direttore della CIA George Bush, che aveva già contribuito a coprire l’attentato a JFK, ora soppresse le testimonianze del ruolo della DINA (e forse anche proprio) negli omicidi Letelier e Moffit. Lo spargimento di sangue era assai peggiore nel Cile di Pinochet, dove si scatenò il dominio terroristico sulla sinistra cilena. Licio Gelli, un veterano pro-franchista della guerra civile spagnola, è stato il fondatore della P-2. Aveva aiutato l’OSS a creare la “linea dei topi” con la quale i criminali di guerra nazisti fuggirono in Sud America. Gelli era la prima versione di Carlos Cardoen, negoziando numerosi accordi armi-petrolio per conto dei Quattro Cavalieri e della CIA. Fu consulente economico dell’uomo forte argentino Juan Peron e ambasciatore dei Cavalieri di Malta in Uruguay, una grande lavanderia dei narcodollari del Sud America, dove il compare del Vaticano, Umberto Ortolani, possedeva una grande banca. Gelli era un partner commerciale di Klaus Barbie e ospite d’onore alla nomina del 1981 del presidente Reagan. Gelli affermò di essere amico di George Bush, membro onorario della P-2 e 33° grado della massoneria.
Nel 1981 le autorità italiane scoprirono quello che gli atti giudiziari descrissero come “una struttura segreta (che) ha avuto l’incredibile capacità di controllare le istituzioni dello Stato, fino al punto di diventare quasi uno Stato-nello-Stato“. In una perquisizione della casa di Lucio Gelli, la polizia  trovò un elenco dei collaboratori massoni, che comprendeva tre ministri, 40 parlamentari, 43 generali, otto ammiragli, capi dell’intelligence, capi della polizia di quattro grandi città, industriali, banchieri, diplomatici e celebrità. [19] Trovarono anche un documento dal titolo ‘La strategia della tensione‘, che proponeva la fabbricazione del terrore per screditare le Brigate Rosse italiane e costringere gli italiani a chiedere un governo più autoritario, fascista. Il progetto era una evoluzione di Gladio, la strategia segreta della NATO attuata dopo la seconda guerra mondiale, che sosteneva l’alleanza tra il Vaticano, la mafia, la CIA e i Cavalieri di Malta. Nel 1980, gli operatori della P-2 bombardarono la stazione ferroviaria di Bologna, uccidendo 85 persone, quindi ne incolparono le Brigate Rosse. Nel 1978, il primo ministro italiano Aldo Moro fu rapito e ucciso, presumibilmente dalle Brigate Rosse. Sia la vedova di Moro che uno i suoi più stretti collaboratori dicono che a Moro Henry Kissinger disse di fermare le sua politica di stabilizzazione o “la pagherà cara“. Kissinger fu chiamato a testimoniare dall’ex-primo ministro italiano Giulio Andreotti, un caro amico di Licio Gelli, mentre era processato per coinvolgimento con la mafia. [20] Un articolo dell’Independent di Londra dichiarava che l’omicidio di Moro potrebbe essere stato un colpo della CIA/P-2. Manzur al-Kassar, finanziato dalla P-2, gestiva una rete top-secret della CIA dedita al traffico di eroina in Siria. I media italiani riferirono che la P-2 era finanziata tramite una società panamense chiamata Amitalia, e sostenne che parte del motivo dell’invasione statunitense di Panama, era distruggere i documenti che collegavano George Bush, la CIA e i massoni della P-2 all’attentato di Lockerbie. La P-2 reclutò alti ufficiali sudamericani, trafficava in armi e droga, e sostenne sia i partiti di estrema destra che di estrema sinistra, utilizzando la “strategia della tensione” per creare un clima di paura favorevole ai colpi di Stato militari, che avrebbero portato al potere i fascisti della “legge e ordine”. [21]
L’Opus Dei del Vaticano aveva forti legami con la P-2 e il movimento fascista Patria y Libertad, in Sud America. La CIA e la P-2 appoggiarono il regime del narco-terrorista Alberto Fujimori in Perù durante gli anni ’90, attraverso il loro surrogato peruviano, il Servizio d’Intelligence Nazionale, il cui acronimo è abbastanza appropriato, SIN. Fujimori lanciò una campagna a base di terrorismo di Stato contro la sinistra peruviana, cancellando temporaneamente due gruppi ribelli indiani, Sendero Luminoso e il Tupac Amaru. Nel 1991 il SIN uccise diciassette civili nel sobborgo povero di Barrios Altos, a Lima. Due anni dopo il SIN fece sparire nove studenti universitari e un professore di La Cantuta. Il capo del SIN era Vladimiro Montesinos che difese i trafficanti di droga nei tribunali, come attività secondaria. Nel 1996 i ribelli del Tupac Amaru occuparono la residenza dell’ambasciatore giapponese a Lima e presero diversi ostaggi. Il capo negoziatore di Fujimori, durante la crisi, era monsignor Juan Luis Cipriani, sostenitore di destra di Fujimori e membro dell’Opus Dei. Il SIN e le forze speciali peruviane fecero breccia nella casa e posero fine a un mese di stallo nella loro tipica maniera sanguinaria, uccidendo tutti i sequestratori. Un degli ostaggi rilasciati in precedenza era Kieran Metcalfe, un dirigente minerario canadese. Metcalfe disse dei suoi rapitori, “non sono sicuro se qualcuno si sia schierato con queste persone, ma penso che molti abbiano provato un certo rispetto verso loro (del Tupac Amaru)“. Nel 2001 il capo del SIN Montesinos, fu accusato di essere al soldo dei trafficanti di droga e fu costretto a fuggire a Panama, per evitare il processo. Il presidente Fujimori sapeva di essere il prossimo e fuggì in Giappone, suo luogo d’origine, dove gli venne data subito una cattedra presso l’Università di Kyoto. Il nuovo presidente peruviano, Alejandro Toledo, chiese al Giappone l’estradizione di Fujimori, per processarlo. Il governo giapponese si rifiutò. Toledo, un ex dirigente della Banca Mondiale, divenne sempre più impopolare a causa del suo programma di privatizzazioni. Nel 1993 il presidente argentino Carlos Menem, un caro amico della Citigroup e della famiglia Bush, si dimise per uno grave scandalo sul narcotraffico. Menem fu solo l’ultimo di una serie di criminali che gestirono l’Argentina, a lungo punto di ritrovo preferito della HSBC del Sud-Est asiatico, finanziato dall’eroina che entrava in America Latina. Nel 1968, la CIA iniziò l’addestramento della polizia e degli squadroni della morte in Uruguay, Brasile e Argentina, per attaccare i gruppi della sinistra rivoluzionaria. La regione divenne un nesso orwelliano di sanguinari dittatori fascisti e del narcotraffico della CIA/P-2. Le giunte argentine erano particolarmente brutali. La CIA usò il narcotrafficante della mafia corsa Augusto Ricord, per infiltrarsi nei movimenti di sinistra. In Argentina, il contrabbandiere di Ricord, Christian David, s’infiltrò nel gruppo rivoluzionario dei Tupamaros, che avevano rapito i torturatori della CIA Dan Mitrione e Fry Claude. Mitrione fu giustiziato.[22] David recentemente ha dichiarato, dalla sua cella, che gli venne offerto un contratto per assassinare John F. Kennedy, ma che rifiutò. Ha detto che vecchie famiglie di banchieri assoldarono dei siciliani per l’omicidio Kennedy. Nel 1997, le madri di Plazo de Mayo, un gruppo argentino di madri i cui figli e figlie erano morti nel Paese durante il genocidio sponsorizzato dalla CIA, accusarono l’inviato del Vaticano in Argentina, nel 1974-1980, Pio Laghi di aver avuto un ruolo nelle torture, sparizioni e omicidi dei loro figli. Laghi fu inviato dal Vaticano negli Stati Uniti, per dirigere la Congregazione per l’Educazione Cattolica, che supervisiona le scuole cattoliche in tutto il mondo.[23] Decenni di narco-corruzione hanno lasciato l’economia argentina nel caos. Alla fine del 2001, l’Argentina omise di pagare il debito di 132 miliardi dollari ai banchieri internazionali guidati dalla Citigroup. Manifestanti attaccarono le banche argentine, il peso argentino fu gravemente svalutato e il Fondo monetario internazionale emise le tipiche richieste di austerità. Cinque presidenti dopo, l’Argentina s’è rifiutata di conformarsi alle pretese del FMI e rimane esclusa dal credito internazionale.
La direzione che guidava i massoni della P-2 che hanno terrorizzato l’America del Sud e armato Saddam attraverso la BNL, ha sede in Svizzera, nella Loggia Alpina. I membri della direzione della Loggia Alpina includono Stefano Delle Chiaie, Lucio Gelli, il fondatore del Club di Roma e avvocato dello spopolamento Aurelio Peccei e Henry Kissinger. La Loggia Alpina è raggiunta da ogni banchiere svizzero che si rispetti. I potenti dell’Alpina vengono spesso indicati come gli gnomi di Zurigo. Loggia Alpina, Banco Ambrosiano, P-2 e Lucio Gelli sono collegati al Priorato di Sion attraverso un gruppo filonazista francese noto come Galates Alpha.[24] Il predecessore della P-2, la P-1 fu fondata da Giuseppe Mazzini, 33° grado della massoneria e Gran Maestro della Gran Loggia d’Oriente a Roma, il cui nome era sinonimo di mafia. La P-1 di Mazzini non fu costituita dai sicari analfabeti dei ristoranti italiani che i media corporativi degli Stati Uniti piace far passare come  mafia tipo Padrino, Sopranos, ecc. Piuttosto P-1, P-2 e logge massoniche, in tutto il mondo, sono le vere sedi della mafia, che viene arruolata dal delicato sorseggiatore di tè in guanti bianchi Duca di Kent, a Londra, che risponde direttamente alla cugina Regina Elisabetta II, il parente della famiglia Bush che presiede la Camera dei Windsor.[25] Numerosi documenti del Priorato di Sion conservati presso la Biblioteca nazionale francese sono stati pubblicati dalla Loggia Alpina. Il giornalista francese Mathieu Paolio affermava di aver visto questi stessi documenti nella libreria Alpina. Poco tempo dopo la pubblicazione di un libro che descrive l’interesse del Priorato nella linea di sangue dei Merovingi, Paolio fu trasferito in Israele dove fu giustiziato come spia. Altri documenti del Priorato di Sion che elencano la genealogia della dinastia merovingia, si trovavano presso il Triangolo d’Argento dei Lloyd di Londra, fino al 1979. Tutti gli inglesi collegati al Priorato sono dirigenti dell’enorme società di assicurazione conosciuta come Guardian Assurance o Guardian Royal Exchange Association.[26] Hanno tutti titoli nobiliari o sono collegati al settore bancario internazionale, alla famiglia Churchill o ai servizi segreti inglesi.

Note
[1] “Kissinger Associates, Scowcroft, Eagleburger, Stoga, Iraq and BNL”. Presidente Henry Gonzalez. H2694.  Senate House Banking Committee. 4-28-92
[2] “Oilman, Trader, Banker, Spy”. James Norton. Forbes . 1-30-95. p.84
[3] Ibid
[4] Shell Game: A True Story of Banking, Spies, Lies, Politics and the Arming of Saddam Hussein. Peter Mantius.  Printing of St. Martin. New York.  1995.  p.56
[5] Norton. p.85
[6] “Fundraising Figure Faces Trial in France”. Anne Swardson. Washington Post. 10-10-97
[7] “Oil Financier Got US Security Briefing While Negotiating to Build Big Pipeline”. Michael K. Frisby. Wall Street Journal . 3-14-97.  p.14
[8] “A Gift for George: Why is Bill Clinton so Desperate to Bury Bush’s Iraqgate Scandal?” Stephen Pizzo. Mother Jones. 11/12, 1993. p.62
[9] “CIA to Furnish Files in BNL Case”. John J. Fialka. Wall Street Journal . 9-21-92. p.A1
[10] “My Advice to the Privileged Orders”. Chairman Henry Gonzalez (D-TX). H1107.  Senate House Banking Committee. 3-9-92
[11] Evening Edition. National Public Radio. 12-9-92
[12] The Puzzle Palace: America’ National Security Agency and its Special Relationship with Britain’s GCHQ. James Bamford. Sidgwick and Jackson.  Londra.  1983
[13] Mantius. p.101
[14] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs. HarperCollins Publishers. New York.  2000. p.258
[15] Hot Money and the Politics of Debt. RT Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York.  1987.  p.52
[16] In Banks We Trust. Penny Lernoux. Anchor Press/Doubleday.  Garden City, NY. 1984. p.146
[17] Marrs. p.259
[18] The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston.  1980. p.204
[19] Marrs. p.257
[20] Ibid. p.258
[21] Naylor. p.78
[22] Kruger. p.78
[23] “Group Accuses Papal Envoy of Role in Argentina’s Dirty War”. AP. Missoulian. 5-21-97
[24] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review.  Washington, DC. 1992. p.367
[25] Ibid
[26] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK.

Traduzione di Alessandro LattanzioSitoAurora

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