Basi militari ‘segrete’ nell’emisfero occidentale

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 13/04/2014

iAV.gKDS7p0YIl picco propagandistico sulla creazione della Russia di basi militari in America Latina e nei Caraibi non finisce. Su iniziativa dei centri da ‘guerra fredda’ degli Stati Uniti, scoperte su basi navali e aeree russe “segrete” in Nicaragua, Venezuela e perfino Argentina appaiono regolarmente nei media.  Più spesso che no, tali notizie sono accompagnate da fotografie di bombardieri strategici Tu-160 (‘Cigno Bianco’) e Tu-95MS, dell’incrociatore a propulsione nucleare Pjotr Velikij (‘Pietro il Grande’), e del grande cacciatorpediniere anti-sommergibile Ammiraglio Chabanenko, che avviarono le visite delle forze navali e aeree della Russia presso gli ospiti del continente americano nel 2008. L’esempio più recente di tale tipo è l’attracco nel porto dell’Avana della nave dell’intelligence russa Viktor Leonov. Nel novembre 2013, l’Assemblea Nazionale del Nicaragua ha ratificato la decisione del governo di permettere alle unità militari russe, navali e aeree, di visitare la repubblica nella prima metà del 2014. I loro equipaggi potranno partecipare all’addestramento dei  militari del Nicaragua e condividerne le esperienze. Il documento menziona anche navi e aerei militari di Cuba, Venezuela, Messico e Stati Uniti. Nel giugno di quest’anno, il governo di Daniel Ortega presenterà al parlamento la proroga del documento per ulteriori sei mesi. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha recentemente annunciato l’intenzione di aumentare il numero di basi all’estero. Ha anche detto che colloqui sono in corso con Cuba, Venezuela, Nicaragua, Vietnam, Singapore e Seychelles. Il Viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov ha spiegato la situazione così: “Quando si parla di valorizzare la presenza della marina russa in America Latina, s’intende soprattutto creare le condizioni per una procedura semplificata per le visite delle nostre navi russe nei porti dell’America Latina. Data la notevole distanza dalle coste russe, è ovvio che saremmo interessati a rifornirle di scorte di cibo e acqua, nonché ad organizzare le attività ricreative dei nostri marinai. In alcune circostanze, dobbiamo essere sicuri di poter svolgere piccole e medie riparazioni per le nostre navi”.
Il Presidente Daniel Ortega, ha prospettato la ‘presenza’ amichevole della Russia sulle rive dell’America Latina in un discorso ai militari del Nicaragua, il 6 aprile, dicendo da quando il governo sandinista è tornato al potere nel 2007, di essere disposto a cooperare con qualsiasi Paese possa contribuire a rafforzare e modernizzare l’esercito. Gli Stati Uniti non hanno dato al Paese alcuna speranza. Nonostante i già stretti legami tra Washington e i governi di destra del Nicaragua, il Pentagono non ha fatto alcun tentativo serio per equipaggiare l’esercito del Nicaragua con armi moderne. Gli Stati Uniti vedono sempre l’ideologia dei sandinisti come ostile. Perciò il governo del Nicaragua s’è rivolto alla Russia. Accordi di vasta portata nella cooperazione militare e tecnica sono stati firmati. Secondo Ortega, il contributo della Russia al processo di riarmo militare è “stabile, affidabile ed estremamente importante”, ed è accompagnato dalla previsione incondizionata di aiuti sociali ed economici al popolo nicaraguense. Sono stati inviati rifornimenti di grano, attrezzature agricole, autobus e autovetture. Una considerevole quantità di denaro è stata anche assegnata a  scopi umanitari, tra cui sanare le conseguenze delle catastrofi naturali. Analizzando il contenuto del discorso di Ortega ai militari, il quotidiano conservatore La Prensa di Managua ha osservato che Ortega “giustifica la possibile creazione di basi russe in Nicaragua”. Ecco una citazione dal discorso di Ortega: “Quante navi militari statunitensi hanno visitato (i nostri porti) tra il 2007 e il 2012? Quante navi statunitensi hanno trascorso mesi nei nostri porti dei Caraibi e dell’Oceano Pacifico? Navi militari sfilate per le missioni di pace! E quanti soldati e ufficiali statunitensi sono sbarcati nel nostro Paese diretti nelle loro basi?… Basi (estere) vietate dalla Costituzione, ma (in realtà) ancora presenti”. Per Ortega, il rafforzamento della sicurezza del Paese rimane un obiettivo strategico. Più potente l’esercito, più significativo il suo contributo nel tutelare ogni regione del Paese, e una vita più tranquilla per il popolo nicaraguense, nei nostri tempi difficili. Ortega insiste in particolare sulla necessità di rafforzare la lotta al traffico di droga, tenendo presente che il Nicaragua si trova ‘al crocevia’ dei traffici di cocaina e di altri allucinogeni da Colombia, Perù e Bolivia agli Stati Uniti. Le Forze armate del Nicaragua devono avere moderne capacità operative nel sequestrare e distruggere il traffico di droga via terra, aria e mare. Si potrebbe pensare che l’US Drug Enforcement Agency (DEA), a lungo presente nel Paese, avesse contribuito a modernizzare il suo arsenale. Ma l’Agenzia sviluppa la cooperazione bilaterale esclusivamente nei propri interessi, cioè espandendo la presenza militare statunitense nel Paese. I metodi autoritari della DEA alienano sempre più leader latinoamericani. Perciò le strutture preposte in Nicaragua e altri Paesi centroamericani hanno reagito positivamente al piano della Russia per la formazione di funzionari antidroga in una scuola speciale a Managua. I professionisti del Servizio anti-Narcotici Federale della Russia (FSKN) insegnano nella scuola, e coloro che la frequentano provengono da Nicaragua, Salvador, Panama, Honduras, Repubblica Dominicana e altri Paesi della regione. Il primo gruppo di operatori s’è già laureato. Gli Stati Uniti sono gelosi del successo della FSKN in Nicaragua e in America Latina. Per questo motivo Viktor Ivanov, presidente del Comitato antidroga dello Stato e direttore della FSKN, è stato inserito nella lista nera del governo degli Stati Uniti. I piani per una collaborazione tra Russia e Nicaragua per esplorare e utilizzare lo spazio viene  considerata dal Pentagono come “assai sospetto” quale “componente militare”. Tra l’altro, l’accordo prevede la costruzione di un sistema di sorveglianza satellitare GLONASS in Nicaragua. Attraverso i media del Paese sotto il suo ‘controllo’, l’ambasciata degli Stati Uniti conduce una campagna ostile contro il progetto, ponendo l’accento sul suo uso ‘probabile’ a fini di spionaggio dalla Russia. Questa preoccupazione dell’ambasciata, dove la maggioranza dei 200 diplomatici statunitensi sono dipendenti delle agenzie di intelligence che intenzionalmente lavorano contro il regime Ortega, non è che ironica.
La Russia sviluppa legami militari con Venezuela e Cuba in modo simile. Sembra che nel prossimo futuro, il problema di porre basi militari russe permanenti con grandi infrastrutture e personale militare dispiegato per lunghi periodi di tempo, non sarà più tale. Il Ministero degli Esteri della Russia ha definito gli articoli sulla creazione di basi militari russe in Argentina, una ‘provocazione’. L’unica base straniera al largo delle coste argentine si trova sulle Isole Falkland, occupate dagli inglesi. La presidentessa argentina Cristina Fernández ha definito le isole “base nucleare” della NATO, “la più grande base esistente a sud del 50° parallelo”. Gli strateghi della NATO provedono di coinvolgere le forze armate della Colombia nelle attività dell’alleanza militare. Nel giugno 2013, Juan Carlos Pinzón, ministro della Difesa nazionale della Colombia, firmò un accordo a Bruxelles sulla cooperazione e lo scambio di informazioni con la NATO. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha detto, a tal proposito, che l’accordo è stato stipulato “con l’obiettivo ulteriore” di aderire all’organizzazione. Un articolo sul sito aporrea.org commentava che, prima o poi, ci sarà una risposta adeguata all’espansione militare globale degli Stati Uniti e della NATO: “Se gli Stati Uniti hanno un numero incalcolabile di basi in tutto il mondo, allora è logico supporre che altre potenze inizieranno a creare proprie roccaforti. Se gli Stati Uniti hanno riempito l’Europa di missili puntati contro la Russia, è ovvio che la Russia possa rispondere in modo appropriato. Gli Stati Uniti vanno biasimati per la diffusione delle violenze in tutto il mondo, per la loro volontà di preservare l’egemonia. Dopo la sconfitta in Afghanistan, gli statunitensi sono costretti a ritirarsi dal Paese senza essere riusciti a creare una base con missili puntati soprattutto contro Russia, Cina, India e Iran. Ma il messaggio è chiaro: dalla seconda guerra mondiale, l’unico aggressore sul pianeta sono gli Stati Uniti”.

0905_g20_g19.jpg_1853027552La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

El Salvador diventerà un altro Venezuela?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 27 marzo 2014 131968399_11nIspirati dalle proteste antigovernative appoggiate dagli USA in Venezuela, gli oligarchi di El Salvador si preparano alla stessa strategia. Se i risultati elettorali non sono a suo vantaggio, l’opposizione venezuelana filo-USA si rifiuta di riconoscere l’esito delle elezioni del Venezuela. Ora tocca anche ad El Salvador. Gli oligarchi di destra del Partito Repubblicano Nazionale (ARENA) usano lo stesso copione degli oligarchi venezuelani. I capi di ARENA si rifiutano di riconoscere di aver perso le elezioni presidenziali del 2014 e che il Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí (FMLN) di sinistra ha vinto. Prima che tutte le schede elettorali venissero anche contate, ARENA accusava l’FMLN di frode sostenendo che le elezioni erano state truccate. Il candidato presidenziale di ARENA, Norman Quijano Noel González, promise che ARENA “non permetterà che questa vittoria ci venga rubata come in Venezuela” degli oppositori dei chavisti. Facendo eco al capo dell’opposizione venezuelana Henrique Capriles e al cosiddetta Movimento Unito Democratico (MUD), ARENA disse di “prepararsi alla guerra“. Per un po’ molti temettero che El Salvador, Paese profondamente polarizzato, ritornasse alla guerra civile. ARENA esortava l’esercito salvadoregno a rovesciare il governo e a permettere al suo candidato d’assumere la presidenza. Alla fine ARENA fu costretto ad ammettere la sconfitta e a riconoscere il vicepresidente del Salvador Sánchez Cerén e Oscar Ortiz, rispettivamente presidente e vicepresidente eletti. Sánchez ha battuto il candidato di ARENA, Norman Quijano, con il 0,22 per cento secondo il Tribunale Supremo Elettorale di El Salvador. Aveva ottenuto il 50,11 per cento dei voti, mentre Quijano il 49,89 per cento. Ho avuto il vantaggio di essere presente in El Salvador da osservatore internazionale per monitorare le elezioni. Ho potuto vedere il processo da vicino e osservare come entrambe le parti si sono comportate. Ho monitorato le elezioni presidenziali del 2 febbraio 2014; il voto a febbraio divenne il primo turno delle elezioni presidenziali, perché Sánchez e Ortíz ebbero il 48,93 per cento del voto. Dovevano averne il 50 per cento per vincere le elezioni senza un secondo turno. Il secondo turno hanno avuto luogo il 9 marzo. Tatticamente ARENA aveva cercato di annullare il maggior numero di voti possibile durante il primo turno. Un esempio è il caso delle schede dall’estero che ARENA annullò su basi tecniciste; molti elettori salvadoregni inviarono le schede elettorali del secondo turno invece di quelle del primo turno. Nonostante il fatto che la scelta elettorale degli elettori all’estero fosse chiara, ARENA fece sì che le loro schede elettorali fossero annullate per il loro voto di preferenza all’FMLN. È interessante notare che ARENA perse le elezioni presidenziali del 2009, anche se frodò. Gli ex-osservatori elettorali affermarono come i sindaci salvadoregni di ARENA concedessero falsi tesserini di riconoscimento salvadoregni a cittadini stranieri introdotti in El Salvador su autobus di altri Paesi dell’America centrale.

I gringos non hanno perso tutta la loro influenza
Il governo degli Stati Uniti aveva sostenuto ARENA alle elezioni presidenziali del 2004 e del 2009. Prima di questo, durante la guerra civile negli anni ’80, il governo USA sosteneva gli oligarchi salvadoregni al potere in un continuum di regimi non democratici. Washington intervenne direttamente in El Salvador e il Pentagono combatté in nome degli oligarchi. Il governo degli Stati Uniti, tuttavia, non approvava pubblicamente ARENA questa volta. Il silenzio di Washington durante la campagna elettorale del 2014 era sospetta e ne parlai con vari funzionari del Salvador e politici dell’FMLN. Mentre mi stavo preparando per le elezioni a San Salvador, fui informato dai colleghi del contingente canadese che William G. Walker, diplomatico di carriera ed ex-ambasciatore USA in El Salvador nel 1988-1992, aveva scritto un simpatico editoriale sul New York Times intitolato “Non si tema la sinistra in El Salvador“. L’articolo di Walker di gennaio 2014 era un messaggio pre-elettorale ai politici e funzionari della cosiddetta cintura di Washington, secondo cui non vi era alcuna necessità di allarmarsi per la vittoria dell’FMLN. “Il rullo di tamburi è iniziato questo mese, quando Elliott Abrams, che curò la politica dell’America Centrale dell’amministrazione Reagan durante la guerra civile in El Salvador, ha avvertito sul Washington Post dei pericoli della “vittoria elettorale del vicepresidente salvadoregno Sánchez, come pretende il NYT“. Altri conservatori fecero eco. L’implicita minaccia era che se i salvadoregni fanno la scelta sbagliata, gli USA ridurranno gli aiuti”, ha scritto l’ex diplomatico, parlando della linea che Abrams e una sezione della classe dirigente degli Stati Uniti avevano adottato. Walker, però, rompe con Elliott Abrams così: “Dal 1985 al 1988 ho lavorato a stretto contatto con Abrams al dipartimento di Stato. Rispetto la sua onestà, ma credo che sbagli in questo caso“. E’ necessaria una pausa. Chiedo scusa: Elliott Abrams, onesto? Questi è lo stesso superneocon propagandista della fondazione Progetto per un Nuovo Secolo Americano e pianificatore della conquista del mondo, esempio di disonestà in tutta la sua carriera. È uno dei mascalzoni della cabala di Bush II, che mentì spudoratamente al mondo sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq per giustificare l’invasione anglo-statunitense di Baghdad nel 2003. Su Libia e Siria sostenne sempre la guerra. È un sostenitore impenitente del militarismo e dell’imperialismo guerrafondaio contro l’Iran, e per anni ha utilizzato il dubbio discorso di Benjamin Netanyahu che falsamente sostiene che Teheran sia vicina alla bomba nucleare. Ora vuole che Stati Uniti e NATO affrontino la Russia sulla crisi in Ucraina. Walker stesso è tutt’altro che un santo. Appena ho sentito che Walker ha preso tale posizione, mi sono preoccupato. Dopo tutto fu il funzionario statunitense che collaborò strettamente con l’esercito salvadoregno e con gli squadroni della morte in San Salvador nella repressione contro la maggioranza della popolazione e ogni forma di dissenso. Walker fu inviato in El Salvador da Washington, per la sua esperienza con milizie e squadroni della morte. Non solo tale funzionario statunitense era coinvolto nell’organizzazione delle squadre della morte, ma coordinò l’intervento militare statunitense in El Salvador, mentre il vicesegretario di Stato dell’amministrazione Reagan forniva un fondamentale sostegno (assieme alla disgraziato tenente colonnello Oliver North) all’insurrezione dei narcos dei Contra della CIA nel vicino Nicaragua. Tutto ciò suona familiare? Dovrebbe. Per coloro che non lo sanno, le attività di Walker in Nicaragua portarono allo scandalo Iran-Contra, dove il pubblico statunitense scoprì le guerre sporche del loro governo, coinvolto nel narcotraffico e nel traffico di armi internazionale per mezzo di gente come Elliott Abram e i suoi amici, che apertamente disobbedirono all’emendamento Boland che proibiva al governo degli Stati Uniti di continuare a finanziare il rovesciamento del governo nicaraguense tramite la contro-rivoluzione. I membri del dipartimento di Stato degli Stati Uniti “sostennero che i Contras erano coinvolti nel traffico di droga“, secondo un rapporto del 1989 del Comitato di Kerry, dal nome, avete indovinato, del bugiardo giramondo sconclusionato John Kerry. Anche i loro amici d’Israele furono coinvolti nell’invio di armi in America Centrale.

Cercando un accordo con Washington
A causa del coinvolgimento nel contrabbando di armi, traffico di stupefacenti e squadre della morte, Walker ebbe finalmente un posto di lavoro nella provincia serba secessionista del Kosovo, dove le milizie dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) erano coinvolte nel contrabbando di armi e nel traffico di stupefacenti, poi fu promosso a capo della Missione di Verifica in Kosovo (KVM) dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Walker sul suo articolo per il NYT prosegue: “Vado spesso in El Salvador per affari. Ho visto cos’è il Paese e cos’è il FMLN, sono cambiati nei 22 anni dalla fine della guerra nel 1992. Chi diffonde paura è rimasto nel passato“. L’inferno non congelerà. La posizione di Walker sul FMLN ha una spiegazione razionale rassicurando i funzionari degli Stati Uniti in merito a una vittoria del FMLN. I gringos hanno ancora ampio controllo. Vittoria del FMLN o meno, il FMLN ha lavorato per un accomodamento con Washington. La maggior parte delle esportazioni e delle importazioni di El Salvador sono con gli Stati Uniti. A parte il commercio, l’economia salvadoregna è fortemente dipendente dalle rimesse dei salvadoregni che lavorano negli Stati Uniti. Le rimesse rappresentano il 17 per cento del prodotto interno lordo (PIL) di El Salvador. Washington ha anche una leva sulla sovranità fiscale di El Salvador. Grazie ad ARENA, il dollaro USA è la valuta ufficiale. Poi c’è la struttura neoliberista dell’economia salvadoregna. A questo proposito il FMLN è stato criticato. Ci sono ex-membri del FMLN che accusano le alte sfere di compromettere la piattaforma della guerra civile.

Il neoliberismo garantito dagli “amici di Mauricio Funes” o dal FMLN?
Uno dei critici radicali del FMLN è il sociologo James Petras. Il sociologo marxista ha interpretato l’accordo di pace che ha portato l’FMLN alla politica elettorale, trasformandolo da movimento di guerriglia in partito politico, come un arretramento ideologico. “Quando iniziarono i negoziati, il FMLN cedette sulla richiesta di smantellare i militari, espropriare i principali interessi commerciali, bancari, finanziari e minerari, di una ‘commissione per la verità’ che ‘esaminasse’ i crimini di guerra: la strage di oltre 75000 civili“, dice Petras. Per Petras e molti altri, è chiaro che gli accordi di pace di Chapultepec tra le forze del Fronte Farabundo Martí di Liberazione del Popolo (FPL), divenuto FMLN, e gli oligarchi salvadoregni permisero l’amnistia a degli infami criminali responsabili dell’assassinio di intere famiglie e villaggi. Anche se è stata una scelta dolorosa, ci sono chiare spiegazioni da parte del FPL/FMLN secondo cui il perdono era una decisione strategica. Per molti leali al FMLN, l’amnistia agli squadroni della morte appoggiati dagli USA, di cui molti sono ora membri e sostenitori di ARENA, fu visto come un modo per porre fine alle violenze che attanagliavano l’America Centrale. Una ex-guerrigliera del FPL mi ha detto che nulla poteva riportarle il marito accoltellato alla testa 60 volte con uno scalpello da ghiaccio e poi smembrato; vedendo sempre morte e distruzione, sente che il perdono è il modo migliore per ricostruire il Paese e la società. Nonostante ciò, esistono contraddizioni in El Salvador. La corruzione è ancora un problema strutturale. Petras ha ragione sul pragmatismo del FMLN e l’abbraccio del neoliberismo di un segmento della sua leadership. Sono in corso dibattiti pratici ed ideologici nel FMLN su tali temi. Si deve ricordare che ci fu una guerra civile grottesca che ha creato problemi mentre parallelamente crescevano i problemi socioeconomici. Tutto ciò ha segnato la società salvadoregna. Inoltre, l’FMLN ha assunto le redini del governo in un Paese già profondamente radicato nell’orbita di Washington e nel paradigma neoliberista. Questo è il motivo per cui il FMLN si muove con cautela. Perciò i leader del FMLN hanno deciso di presentare il politico indipendente Mauricio Funes quale loro candidato alla presidenza nel 2009. Funes non è un membro del FMLN, come spesso è erroneamente ritenuto fuori dall’America Latina.
Dopo che l’FMLN vinse le elezioni presidenziali del 2009, il gabinetto di El Salvador fu diviso tra Funes e l’FMLN e il Vicepresidente Sánchez fu costretto a dire pubblicamente che l’FMLN non poteva mantenere tutte le sue promesse elettorali. Funes e i suoi consiglieri (chiamati gli amici di Mauricio Funes) controllavano le questioni strategiche, economiche e la segreteria per le riforme politiche, mentre il FMLN settori come sanità, istruzione e sicurezza. In tale quadro, l’FMLN non poté attuare riforme economiche, ristrutturazione politica e cambi strategici che la maggior parte dei suoi sostenitori voleva. Damian Alegría (José Mauricio Rivera), attualmente deputato supplente del FMLN nell’Assemblea legislativa del Salvador e ex-leader guerrigliero del FPL, mi ha detto in diverse occasioni che il presidente Funes e i suoi consiglieri impedirono il riconoscimento diplomatico della Repubblica popolare cinese. Questo fu possibile solo per l’accordo che l’FMLN  aveva con i sostenitori di Funes. Il FMLN cammina sul filo del rasoio, motivo per cui come partito di governo deve agire da trapezista. Il risultato è che l’FMLN ha introdotto la pianificazione pubblica nel sistema neoliberista. I funzionari del FMLN hanno creato servizi pubblici e infrastrutture essenziali in El Salvador. Allo stesso tempo, però, il FMLN cerca di non antagonizzarsi con USA, capitale straniero e oligarchi salvadoregni. Così il FMLN è ostaggio della cappa che ha ereditato. Se il FMLN si oppone a Stati Uniti, imprese straniere e oligarchi, la sua leadership teme che l’economia possa collassare e la guerra civile essere riavviata da ARENA. Le maquiladoras di proprietà straniera che solitamente sfruttano i lavoratori del settore dell’abbigliamento, sono ancora aperte. Ora però ci sono servizi medici gratuiti e i bambini in età scolare ricevono latte (con il programma sulla “tazza di latte”) e scarpe. I salari sono aumentati anche per gli insegnanti e in generale tutto il settore pubblico. Cliniche pubbliche mobili gratuite diagnosticano i pazienti e distribuiscono farmaci senza alcun costo per gli utenti.

Oligarchi e Monsanto contro FMLN
Non si sottovaluta l’importanza delle critiche contro il FMLN, ma si compiono grandi passi avanti.  Certo, questi balzi non sono ciò che molti ex-guerriglieri del FPL e sostenitori del FMLN vogliono. Anche se i cambiamenti in El Salvador con l’FMLN non vanno abbastanza lontano nella ristrutturazione del Paese, devono essere riconosciuti. Quando il FMLN fu eletto al governo, esistevano numerosi monopoli privati illeciti e quasi tutte le infrastrutture statali erano state privatizzate da ARENA. Le leggi sui monopoli furono decisi da ARENA per proteggere gli interessi  degli oligarchi. Era illegale e impossibile acquistare farmaci se non da Alfredo Cristiani, l’oligarca di ARENA ed ex-presidente di El Salvador. Cristiani usò il suo monopolio privato sui farmaci per tartassare i salvadoregni e vendere impunemente farmaci scaduti. Tramite il monopolio legalizzato da ARENA, il corrotto Cristiani fece lo stesso con i fertilizzanti costosi e i pesticidi chimici mortali della Monsanto ed altri prodotti. Il professor Adrian Bergmann, norvegese nominato dalla squadra di transizione del presidente Funes nel 2009, mi ha detto che la criminalità organizzata in El Salvador ruotava intorno ad Alfredo Cristiani. Nonostante ciò, ARENA accusa il FMLN per il crimine in El Salvador. Certuni in El Salvador lo dimenticano o fingono di non saperne nulla. Durante il focus group con studenti universitari appare chiaro che la presa degli oligarchi di ARENA sui media è un motivo serio. Una lezione che dovrebbe auspicare la diversificazione delle fonti d’informazione: altra questione.

political-map-of-El-SalvadoQuesto articolo è stato originariamente pubblicato da Russia Today il 26 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cuba: USAID voleva usare twitter per provocare la “Primavera cubana”

L’Associated Press ha avuto accesso a quasi un migliaio di documenti che dimostrano come l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha tentato tra il 2009 e il 2012 d’implementare una rete sociale segreta a Cuba, per eludere le restrizioni imposte nel Paese alle comunicazioni e volto a minare il governo comunista cubano.

5C4C73C4-3041-4C35-A917-E57FDA5CBDEB_mw1024_n_sUn funzionario statunitense USAID, Joe McSpedon, ebbe l’ordine dall’USAID d’implementare una rete twitter segreta a Cuba. Utilizzando varie società di facciata finanziate da banche estere, per evitare il controllo del governo cubano, il piano era volto ad attrarre i cubani in una rete dove  comunicare anonimamente su varie notizie. Tuttavia, quando il sito avesse raggiunto la massa critica avrebbero diffuso contenuti politici per provocare disordini a Cuba e minare il governo. Tale “tumulto dell’intelligence” avrebbe dovuto produrre la “primavera cubana” con la “rinegoziazione dei poteri tra Stato e società”, secondo i documenti visti dall’Associated Press. Una delle condizioni per il successo dell’operazione era che Cuba non sapesse che governo ed aziende degli Stati Uniti lavorassero sul programma. Le aziende statunitensi raccolsero dei dati da poter usare per scopi politici. L’obiettivo era considerato “critico”. Normalmente le azioni illegali adottate dalle agenzie federali devono avere l’approvazione della Casa Bianca, ma i documenti non indicano tale approvazione rendendo dubbia la legalità del programma. Soprattutto perché i capi dei comitati  competenti del Congresso non furono informati da certi membri di tali comitati.
Al suo apice, la rete ZunZuneo raccolse circa 40000 cubani, ma il programma fu concluso nel 2012 per mancanza di fondi. “I documenti raccontano la storia di come agenti statunitensi, lavorando nel più grande segreto, si spacciassero per imprenditori delle telecomunicazioni“. Tutto iniziò con la fuga di 500000 numeri di telefono di Cuba organizzata da un “partner privilegiato” di Cubatel, l’operatore nazionale. Tali numeri furono trasmessi da un ingegnere cubano che vive in Spagna e inviati all’USAID e a un’azienda privata, Creatives Associates. Una rete esterna a Cuba fu organizzata per creare un sistema di comunicazione non rilevabile dal governo cubano. Un ulteriore servizio di messaggistica, in cui era possibile registrare il programma, iniziò ad essere commercializzato con cautela presso i giovani cubani, indicati come più aperti al cambiamento politico. Fu deciso di presentare programma e sito come un vero e proprio business. Il personale dell’USAID identificò in diversi documenti il ruolo degli sms nelle rivolte politiche, in Moldova e nelle Filippine. Fu anche sottolineato il loro ruolo in Iran dopo l’elezione di Ahmadinejad e la loro utilità come strumento della politica estera. I documenti affermano con chiarezza l’obiettivo della “transizione” e del “cambio democratico”. La società cubana fu divisa dall’USAID in 5 categorie, dal “movimento democratico” (embrionale) a “partigiani del sistema” o “taliban” (paragone molto inquietante). L’obiettivo era raggiungere il maggior numero possibile di persone della categoria del movimento democratico, in modo inosservato dal governo. Secondo uno dei tecnici che lavoravano al piano, “non era un problema“, perché il governo cubano “non ha la possibilità di monitorare un programma efficace“. Questo fu confermato dall’analisi delle risposte ‘timide’ del governo cubano, nel tentativo di penetrare la rete. Lo scopo era annegare gli oppositori nella massa degli utenti per renderne difficile la sorveglianza. La squadra dell’USAID lavorò occultamente, senza essere responsabile verso i funzionari competenti a Washington e sotto una relativamente rischiosa facciata diplomatica. Fu detto ai capi del Congresso che non potevano parlarne perché della gente “potrebbe morire”. Il team arruolò un artista cubano per trasmettere messaggi nello “stile” corretto (l’artista ha detto che non sapeva fossero del governo degli Stati Uniti, ma non si dispiace). Con domande politicamente orientate, gli ideatori poterono raccogliere importanti informazioni sull’orientamento politico degli utenti e la loro “reattività”, per indirizzare efficacemente i susseguenti messaggi.
Gli utenti dei programmi furono relativamente sorpresi dalla novità sul mercato e dalla popolarità dei loro messaggi. All’inizio del 2010 fu deciso di ampliare la squadra e di replicare su scala ridotta Twitter. Tale espansione fu proiettata attraverso una complessa rete di società di comodo. Un tecnico che ha lasciato il programma, ha detto che l’obiettivo principale era usurpare la rete. Ingegneri che conoscevano i protocolli di Cubatel furono assunti per evitare il rilevamento da parte dell’operatore. Diventava sempre più complesso gestirlo senza essere scoperti. Un co-fondatore di Twitter fu in contatto con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Al momento, alla luce degli eventi in Tunisia, il dipartimento di Stato era molto sensibile a tutto ciò che riguardava le reti sociali da poter deviare per scopi diplomatici, portando a un processo rivoluzionario. Vi fu il tentativo di rinnovare il direttore del programma, per apparire “indipendenti” pur mantenendo segreta la struttura e gli obiettivi del “cambio democratico”. Non ci doveva essere il “dubbio” del coinvolgimento del governo degli Stati Uniti. I funzionari furono contattati per completare il processo, ma era troppo complesso e il progetto decadde. Il progetto entrò in stallo e il programma cominciò a non funzionare, e all’inizio del 2012 i finanziamenti si erano prosciugati.
Commento: per molto tempo il ruolo dell’USAID fu imputato da diversi osservatori come profondamente politico e diretto dagli interessi diplomatici statunitensi. Non si tratta di “Medici Senza Frontiere”, come un oratore ha detto. Dietro tutto ciò vi è la sempre più crescente compenetrazione tra diplomazia, programmi di spionaggio, interessi statunitensi, aziende internet e servizi di intelligence. La diffusione di informazioni mirate su una certa classe di popolazione, scelta per affinità politiche dall’intelligence, può chiaramente suscitare profondi cambiamenti e rivolte. Personalmente non ho dubbi che tali metodi da Soft Power siano stati utilizzati per sostenere le rivoluzioni arabe… L’unica giustificazione per tale interferenza è il ragionamento loro cattivi e noi buoni. Molto limitato.

USAIDPoints-de-vue-alternatifs - Reseau International

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rockefeller, Cocaina e schiavitù ad Haiti

Dean Henderson 25 marzo 2014

haitiIeri l’alto inviato delle Nazioni Unite ad Haiti Sandra Honorè ha riferito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che l’epidemia di colera ad Haiti è la peggiore del mondo. Oltre 8000 persone sono morte di colera dal devastante terremoto di Haiti nel gennaio 2010 e altre 680000 hanno contratto la malattia, che studi scientifici hanno dimostrato introdotto nel Paese da nepalesi infetti delle forze di pace delle Nazioni Unite. Gli Haitiani hanno presentato una raffica di azioni legali collettive contro le Nazioni Unite per la loro condotta illecita, ma l’ONU ha invocato l’immunità diplomatica. Gli haitiani non potranno avere alcun aiuto dal loro presidente Michel Martelly, un ex-musicista e proprietario del club “Sweet Micky“. Martelly ha trascorso la maggior parte dei suoi anni a Miami e sviluppato legami con la dittatura di Duvalier. Il ruolo di Haiti nell’emisfero occidentale di minimo salariale per le multinazionali, combinata con la sua importanza geografica nel traffico di cocaina colombiana, orchestrato dalla CIA, ha indotto la frode elettorale del 28 novembre 2010 che ha messo al potere Martelly in modo fin troppo prevedibile, provocando le proteste. La rotta più breve dall’isola di San Andres della Colombia a Miami passa per Haiti, dove la filiale della Bank of Nova Scotia, Scotiabank, domina la finanza. La banca Nova Scotia controllata dalla famiglia sionista Bronfman è il rivenditore dell’oro nel Triangolo d’Argento nei Caraibi infestato dalla cocaina. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperato dalle macerie del World Trade Center nel 2001. L’oro è la moneta scelta dal narcotraffico mondiale controllato della Corona inglese.
Dal 1970 al 1986 Haiti è stata governata da Jean-Claude (Papa Doc) e dal figlio Baby Doc Duvalier.  I dittatori furono appoggiati dagli Stati Uniti, che inviarono oltre 400 milioni di dollari. Quello che non finiva nelle tasche di Duvalier fu utilizzato dalle società statunitensi per creare impianti per approfittare della super-economica manodopera haitiana. Haiti fu il fulcro della Caribbean Basin Initiative dell’International Basic Economy Corporation di David Rockefeller, che mirava a creare una piattaforma di produzione a basso salario nei Caraibi per i suoi tentacoli multinazionali. I salari reali ad Haiti diminuirono del 56% nel 1983-1991, spingendo la Caribbean Basin Initiative. Le esportazioni haitiane esplosero con aziende come la Rawlings che spediva negli Stati Uniti pezzi da baseball fabbricati a poco prezzo. Il petroliere di Dallas e proprietario degli Intercontinental Hotels Clint Murchison gestiva gli impianti d’inscatolamento della carne di Haiti, che affidò all’occhio vigile dell’agente CIA, poi assassinato, e gestore di Lee Harvey Oswald, George de Mohrenschildt. La devastata industria tessile statunitense in gran parte occupò Haiti. In nessuna parte del mondo il lavoro era più conveniente. Baby Doc Duvalier cadde dopo una rivolta popolare nel 1986 e si ritirò nella Costa Azzurra, insieme ad altri dittatori di latta degli Stati Uniti. Quell’anno la CIA creò il National Intelligence Service (SIN) haitiano. L’acronimo, che condivide con l’intelligence peruviana, è probabilmente un’idea dei massoni dell’M16. Il SIN fu creato con il pretesto della lotta contro il traffico di droga, ma i suoi funzionari semplicemente rilevarono il traffico commerciale di coca colombiana dai compari di Duvalier, i Tonton Macoutes. Le bande haitiane controllavano il traffico di droga in molte città degli Stati Uniti. Nonostante il divieto del Congresso degli Stati Uniti di aiuti ad Haiti, il SIN ricevette un milione di dollari all’anno dalla CIA, mentre la Società addestrava ed equipaggiava il nuovo esercito haitiano. La CIA cercava di mettere un coperchio sulla rivoluzione di sinistra che spazzò Baby Doc via dal potere, il movimento della famiglia Lavalas. Il SIN impose il terrore contro la sinistra haitiana, prendendo il posto lasciato dai Tonton Macoutes di Duvalier.
Nel 1989 il capo del SIN, colonnello Ernesto Prudhomme, guidò un brutale interrogatorio del sindaco progressista di Port-au-Prince Evans Paul. L’ex capo del SIN, colonnello Leopoldo Clerjeune, era presente. Il sindaco Paul ebbe cinque costole rotte e gravi lesioni interne. Un funzionario dell’ambasciata degli Stati Uniti disse del SIN, “Era un’organizzazione militare che distribuiva droga ad Haiti. Il SIN non condusse mai intelligence sulla droga. L’Agenzia gli diede i soldi per l’antidroga e usò il loro addestramento per fare altro in politica“. Una di quelle “altre cose” fu architettare il colpo di Stato che rovesciò il presidente populista Jean Bertrand Aristide, il prete cattolico che vinse le prime elezioni democratiche di Haiti nel 1991. Aristide era un leader del movimento della famiglia Lavalas. Predicava la teologia della liberazione, una tendenza di sinistra cattolica nata nel 1968 a Medellin dopo il concilio Vaticano II, su ispirazione della rivoluzione in America Latina. Aristide era già sfuggito a tre tentativi di assassinio da parte dei Tonton Macoutes di Duvalier. All’atto dell’insediamento, Aristide iniziò ad arrestare i funzionari del SIN coinvolti nel traffico di droga e alzò il salario minimo haitiano da 0,22 dollari a 0,37 all’ora. Le società statunitensi brontolarono e iniziarono una campagna diffamatoria contro Aristide. L’USAID le aiutò, lanciando, con 26,7 milioni di dollari forniti dai contribuenti USA, l’assalto alla proposta del salario minimo di Aristide e alle altre iniziative progressiste che aveva attuato. André Apaid, ricco uomo d’affari di Haiti, fu scelto dall’USAID per guidare la campagna anti-Aristide tramite la sua società d’export Prominex, affiliata alla Permindex, centro del commercio mondiale del traffico di stupefacenti e rete internazionale dei killer nazisti. La Permindex era dietro l’assassinio di JFK e il tentato assassinio del Presidente francese Charles de Gaulle. Era gestita da M16 e Mossad israeliano. I finanziamenti provenivano da ricchi aristocratici europei. La società di Apaid riforniva numerose multinazionali statunitensi, tra cui Honeywell, IBM, Remington e Unisys. Intanto, gli agenti della CIA Brian Latell e James Woolsey, poi con Clinton direttore della CIA, stilarono un rapporto citando “problemi di salute mentale” di Aristide. Il capo della DEA di Miami, Thomas Cash, cercò, senza successo, di collegare Aristide al business della cocaina colombiana.
Nel 1991, pochi mesi dopo che Aristide si era insediato, i gruppi finanziati dall’USAID eseguirono un colpo di Stato che insediò la giunta militare guidata dal capo dell’esercito Raoul Cedras. Cedras era un informatore della CIA incaricato dei militari di Haiti. Il SIN fu rinominato FRAPH e intraprese ancora il terrorismo politico contro Lavalas, contadini e sindacati. I salari furono diminuiti ulteriormente, con una ditta di abbigliamento che riforniva i contractor statunitensi che pagava 0,14 dollari all’ora. L’uomo di punta dell’USAID, André Apaid, venne sicuramente ricompensato divenendo un lobbista a Washington del regime di Cedras. Disse a una folla di Miami che se Aristide tornava ad Haiti, “Mi sarebbe piaciuto strangolarlo“. Ma era il FRAPH che faceva il grosso dello strangolamento. Amnesty International denunciò  2000 civili assassinati ad Haiti a diciotto mesi dal colpo di Stato di Cedras. L’agente della CIA Brian Latell, la cui relazione fasulla contribuì a rovesciare Aristide, visitò Haiti nel 1992 elogiando Cedras e dicendo di non aver visto “nessuna prova dell’oppressione o delle stragi del governo“. Amnesty International definì la sua valutazione “assurda”.
Aristide andò in esilio negli Stati Uniti. Infine si accordò con la Banca mondiale che gli permise di tornare ad Haiti. L’operazione comportò il rilascio dei membri del governo FRAPH, la privatizzazione di 300 aziende statali, riduzione delle tariffe e dei dazi all’importazione di Haiti, e la riscrittura delle leggi fiscali d’impresa e d’investimento di Haiti. Il movimento della famiglia Lavalas di Aristide venne bandito e gli stipendi congelati a 0,11-0,18 dollari all’ora, inferiori a quelli della dittatura Duvalier. Haiti su ordine della Banca Mondiale stabilì il salario più basso nell’emisfero occidentale. Una volta siglato l’accordo, il presidente Clinton intervenne ad Haiti per riportare Aristide. Nel 1993 l’USS Harlan County entrò a Port-au-Prince per gettare le basi del ritorno di Aristide. La nave fu accolta da manifestanti violenti guidati da Emmanuel (Toto) Constant, che era sul libro paga della CIA come fondatore e capo dei killer del FRAPH. Toto partecipò al ballo inaugurale di Clinton. Suo padre era il generale Gerard Constant, capo dell’esercito di Papa Doc e “consulente interno” dell’ambasciatore statunitense Alvin Adams. Constant formò il FRAPH dai resti del SIN per volere del colonnello Patrick Collins, addetto militare presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Port-au-Prince. Constant afferma che Collins e il capo della stazione CIA di Haiti erano nel quartier generale militare di Haiti nel 1991, durante il golpe di Cedras. Ora a Toto fu detto di fare il bravo cane e dare il benvenuto al Aristide, riformato dalla Banca Mondiale, di ritorno ad Haiti. In una riunione con il generale dell’US Army Hugh Shelton, a Constant fu detto “Ecco la tua occasione. O lo fai o ti cacciamo come un cane“. Il giorno prima che Constant convocasse una conferenza stampa annunciando che gli haitiani salutavano Aristide, s’incontrò con il capo della stazione della CIA ad Haiti John Kambourian. Gli fu detto che mentre Aristide sarebbe tornato, il FRAPH sarebbe rimasto al potere ad Haiti. La prima missione di Toto fu indottrinare le truppe dell’esercito haitiano sui mali della teologia della liberazione. L’amministrazione Clinton rinnegò le sue promesse ad Aristide. Anthony Lake dell’NSA di Clinton si vantò al Congresso che CIA e USAID si scelsero il nuovo parlamento haitiano per “bilanciare Aristide”. Molti assassini del FRAPH rimasero al potere tra cui il generale Jean-Claude Duperval,  l’uomo della CIA che guidò il colpo di Stato del 1991 accanto all’ex-capo dei Tonton-Macoute. Il  FRAPH continuò il narcotraffico. Nel 1997 il colonnello haitiano Michel Francois, che fu il capo della polizia di Port-au-Prince durante la giunta Cedras, venne estradato dall’Honduras per essere processato per traffico di cocaina ed eroina. Francois fuggì nella Repubblica Dominicana dopo che Aristide scoprì che era anche dietro un complotto per destabilizzare Haiti. Francois lavorò con il prediletto della CIA Pablo Escobar ed utilizzò un aeroporto privato controllato dal colonnello haitiano Jean Claude Paul come punto di trasbordo per Miami della cocaina di Escobar.
La Permindex rapidamente si stancò dell’interferenza di Aristide nel business della droga. Nel 2000, dopo che Aristide vinse di nuovo le elezioni haitiane, gli Stati Uniti decisero che il voto era un broglio e tagliarono tutti gli aiuti, sottoponendo in modo efficace l’isola a una morte lenta. Pochi anni dopo, come un bizzarro fantasma dell’opera, Aristide fu rapito dalla CIA ed esiliato in Africa. Il burattino dell’FMI Rene Preval fu nominato presidente. James Woolsey, che coautore delle menzogne che contribuirono a rovesciare Aristide fu premiato con l’incarico di direttore della CIA, ma ben presto trovò un lavoro più redditizio. La sua Dyn Corporation di Reston, VA, stipulò un contratto con la CIA per addestrare e schierare la nuova polizia nazionale haitiana, che sostituì i militari haitiani nell’ambito della transazione della Banca Mondiale. Quando le truppe delle Nazioni Unite si ritirarono da Haiti, i consiglieri della DynCorp rimasero. Human Rights Watch dice che la polizia nazionale haitiana che la DynCorp ha addestrato era coinvolta in “esecuzioni extragiudiziali, uso inappropriato della forza letale e percosse“. Le barricate tornarono nella nazione di schiavi moderni di Haiti, mentre il popolo da tempo sofferente ancora una volta si ribellava per combattere i monopoli di Rockefeller, della Corona inglese e dei signori della droga e loro finanziatori, i banchieri Illuminati. Forse questa volta gli haitiani scacceranno i bastardi una volta per tutte.
Viva la Revolucion! Viva Haiti!

Jean-Bertrand-AristideTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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