Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro Venezuela: la guerra fredda diventa calda

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/03/2014

5137b7ce047c2_800x533Durante il recente carnevale in Venezuela, le sacche isolate di proteste studentesche nelle grandi città si sono estinte per magia. O per essere più precisi, sono morte nelle zone privilegiate delle città. Gli organizzatori delle proteste antigovernative avevano assicurato al mondo che il carnevale non avrebbe avuto luogo, e che la tradizionale passeggiata nelle spiagge caraibiche sarebbe stata annullata, in quanto “l’insoddisfazione del popolo” aveva raggiunto l’apice. Ancor un po’ e il regime sarebbe crollato, il Presidente Nicolás Maduro e i suoi compagni sarebbero scappati a Cuba, e il Paese sarebbe tornato alla “vera democrazia”. Le proteste sono state ampiamente seguite dai principali canali televisivi occidentali, ma ora completo silenzio. I venezuelani festeggiano e si rilassano. Un ruolo importante nell’informazione e la guerra psicologica contro il Venezuela appartiene alle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. Tutta la presidenza di Hugo Chavez è stata oggetto di una pesante guerra di informazioni cui gli Stati Uniti posero accento per compromettere l’idea stessa della costruzione del Socialismo del 21° secolo in Venezuela. Chavez non ha mai promesso un rapido successo in questo cammino, ma la sua politica sociale ben congegnata ha realizzato molte cose. Secondo i sondaggi, i venezuelani sono tra  i popoli più felici dell’emisfero occidentale. Le conquiste della Rivoluzione Bolivariana nella sanità, istruzione e alloggi accessibili ha garantito il sostegno popolare a Chavez. Il solido fronte interno ha permesso a Chavez di contrastare con successo le operazioni sovversive degli USA non solo in Venezuela ma anche in campo internazionale. Uno dei punti centrali di tale guerra d’informazione fu la creazione del canale TV TeleSur con il sostegno dei Paesi latino-americani alleati, e quindi la successiva creazione della stazione radio RadioSur. Reti televisive e radiofoniche locali sono state organizzate nel Venezuela, e uno studio cinematografico nazionale aperto, che produce lungometraggi patriottici. Un nuovo film venezuelano appare sugli schermi del Paese quasi ogni settimana, attirando così tanti spettatori quanti film d’azione di Hollywood. Documentari vengono prodotti, che svelano la politica degli Stati Uniti in America Latina, tra cui il sequestro di giacimenti petroliferi e la rimozione di politici sgraditi a Washington.
Dopo la morte di Chavez, la guerra di informazione e propaganda contro il suo successore, Nicolás Maduro, s’è ancor più ampliata. Washington ha deciso che era venuto  il momento opportuno per rovesciare il regime. Ciò ha coinvolto l’intero arsenale della destabilizzazione di Washington, dai paramilitari colombiani infiltrati nel Paese per compiere attentati terroristici, al sabotaggio economico e finanziario, all’uso del social networking su Internet. Parlando alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha detto che i media d’opposizione venezuelani e esteri partecipano a una campagna attiva per rovesciare il Presidente Maduro. Jaua ha poi spiegato che si “riferiva a campagne ben preparate attuate per mezzo di influenti reti televisive”. Ha osservato che figure di spicco del mondo artistico statunitense ed europeo “che non sanno nemmeno dove sia il Venezuela”, venivano utilizzate per compromettere il governo. Le recenti dichiarazioni alla cerimonia di premiazione degli Oscar, per esempio. In particolare, si riferiva al canale televisivo CNN, che non è solo utilizzato dalla CIA per diffondere informazioni false sul Venezuela, ma che anche sviluppa stereotipi negativi sul governo venezuelano e il Presidente Maduro. C’è stata anche una parziale copertura delle proteste di piazza degli studenti, che la CNN ha descritto tranquille, senza menzionare le proteste dei gruppi militanti che hanno bloccato strade, incendiato  auto, attaccato agenti di polizia e minacciato infrastrutture urbane, come la metropolitana. Tra le altre cose, gli attivisti dell’opposizione spargevano per strada strisce chiodate causando un forte aumento degli incidenti stradali. C’era anche la pratica di stendere fili di nylon lungo le strade per contrastare i motociclisti che trasportano merci, medicinali, posta e così via. Questi motociclisti sono di solito fedeli alle autorità, e vengono quindi considerati dall’opposizione una forza ostile. La  CNN, tuttavia, non riporta questi particolari.
I media internazionali tacciono anche gli sforzi del Presidente Maduro per instaurare un dialogo pacifico in Venezuela, cercando comprensione reciproca con l’opposizione e gli ambienti oligarchici del Paese che organizzano e finanziano privatamente una prolungata campagna di disobbedienza civile. La tolleranza delle autorità venezuelane è sempre più percepita come una debolezza. A seguito della parziale, e talvolta anche insinuante copertura degli eventi in Venezuela, i corrispondenti della CNN sono stati espulsi dal Paese. I giornalisti di Associated Press, Agence France-Presse, Agencia EFE, Reuters e altri diffondo un’interpretazione faziosa delle azioni del Venezuela. Non riesco a pensare a un momento in cui i giornalisti occidentali accreditati in Venezuela abbiano mostrato la minima indipendenza nella loro interpretazione degli eventi. Il conformismo generale verso il modo di Washington di valutare gli eventi politici internazionali è caratteristica di quasi tutti i giornalisti occidentali nel Paese. Il governo di Maduro fa tutto il possibile per contrastare la propaganda ostile con cui Washington cerca di aggravare la situazione in Venezuela, per avere così il pretesto d’interferire direttamente negli affari interni del Paese. Il governo venezuelano ha più volte ricevuto minacce ed avvertimenti dall’amministrazione statunitense, cui ha chiesto che il governo liberasse gli studenti arrestati durante le proteste di piazza e colloquiasse con l’opposizione. Barak Obama ne ha parlato nel corso di una riunione con i colleghi canadese e messicano a Toluca (Messico) il 20 febbraio 2014. Una dichiarazione dal senatore repubblicano John McCain suonava come un ultimatum: “Dobbiamo essere pronti a usare la forza militare per entrare in Venezuela e stabilirvi la pace”. Il senatore notava che l’operazione avrebbe comportato l’impiego dei soldati di Colombia, Perù e Cile. Inoltre, ha sottolineato che vi sono capi democratici in Venezuela pienamente preparati ad assumersi la responsabilità di governo del Paese con il pieno consenso degli USA, dandogli la libertà. McCain ha anche spiegato esattamente il motivo per cui Washington ha bisogno dei fantocci “democratici” in Venezuela. In primo luogo, garantire l’invio di idrocarburi negli Stati Uniti. I rifornimenti di petrolio dal Nord Africa e Medio Oriente richiedono solitamente 45 giorni, ma solo 70 ore dal Venezuela.
Spiegando la situazione nel Paese e la posizione del governo venezuelano, il ministro degli Esteri Elias Jaua ha compiuto un tour in America Latina e in Europa, mentre il ministro dell’Energia venezuelano Rafael Ramirez ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin e membri del governo cinese. La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha dichiarato che vi è la reale minaccia di un “colpo di Stato morbido” in Venezuela: “non sono qui a difendere il Venezuela o il Presidente Nicolás Maduro. Sono qui a difendere il sistema democratico di un Paese, proprio come abbiamo fatto con la Bolivia, l’Ecuador e qualsiasi altro Paese della regione, non importa se di sinistra o destra. La democrazia non appartiene alla destra o alla sinistra, la democrazia è mostrare rispetto verso la volontà popolare. Sarebbe fatale per la regione, per i grandi progressi nell’integrazione che l’America Latina ha fatto negli ultimi anni, se lasciamo che venti stranieri spazzino e distruggano un nostro Paese fratello”. Cristina Fernández ha anche ricordato che ci sono state 19 elezioni in Venezuela negli ultimi 14 anni, di cui solo una persa dal partito di governo. In conformità con la Costituzione, un referendum abrogativo potrà svolgersi nel 2016. Questo è l’unico modo legittimo di cambiare il governo. La stragrande maggioranza dei leader latinoamericani è della stessa opinione di Cristina Fernández.
Gli analisti politici prestano attenzione ai tempi degli sforzi statunitensi per sostituire i governi in Venezuela e Ucraina. Washington vuole mostrare al mondo che è ancora una superpotenza in grado di dirigere il corso degli eventi in diverse parti del Mondo, verso qualunque direzione ad essa utile. Obama vorrebbe concludere la presidenza con vittorie spettacolari in Europa orientale e in America Latina: trasformando l’Ucraina in uno Stato satellite, garantendo la presenza militare statunitense alle frontiere della Russia, e compiendo un cambio di regime significativo in Venezuela al fine di di fargli pagare i progetti d’integrazione latino-americana indipendente…

23390La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli agenti degli Stati Uniti istigano la guerra civile in Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 25/02/2014
579559Leopoldo López, il leader dell’opposizione radicale del Movimiento Voluntad Popular, ha deciso di consegnarsi alle forze governative. Cosa l’ha spinto a farlo? Ricevendo la notizia che il mandato d’arresto era stato emesso, si dava latitante cercando di fuggire all’estero. Ha cambiato idea dopo che il Servizio d’Intelligence Nazionale Bolivariana (Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional – SEBIN) ha reso pubblica la registrazione di una conversazione telefonica. Due uomini di un gruppo di emigrati di ultra-destra, a Miami discutevano dei piani per liquidare fisicamente Lopez incolpandone il governo di Nicolas Maduro. Numerosi gruppi terroristici inviati in Venezuela hanno complici nelle squadre di Lopez. Il residente dell’US Central Intelligence Agency a Caracas conosceva i piani dei terroristi. Non ha mai mosso un dito per proteggere Lopez. Era condannato ad affrontare una fredda esecuzione, politicamente motivata dagli interessi degli Stati Uniti. I cospiratori speravano che con tale “sacrificio” avrebbero dato impulso alla destabilizzazione del Paese facendo scendere la gente in piazza. L’assassinio doveva consolidare la posizione di leader di Enrique Capriles, vecchio rivale di Lopez, nell’opposizione. Le tensioni sono alte in Venezuela.  Lopez ha creato molti problemi al regime al potere. Al che, Diosdado Cabello Rondo, Presidente dell’Assemblea nazionale (parlamento) ha avvertito personalmente la famiglia di Lopez della minaccia imminente. La moglie di Lopez ha detto in un’intervista alla CNN che non aveva dubbi che la registrazione fosse autentica. La famiglia Lopez conosceva bene le persone coinvolte nella conversazione spiata. Lopez è stato personalmente accompagnato da Diosdado Cabello al Palazzo di Giustizia, ricevendo garanzie che l’indagine sulle manifestazioni del 12 febbraio sarebbero state giuste ed imparziali. Le azioni del leader dell’opposizione radicale hanno provocato perdite umane, danni ad edifici amministrativi e infrastrutture della città, come la metropolitana. Senza dubbio Lopez è colpevole, perché ha invocato “azioni risolute”. Ora è nel carcere di massima sicurezza, e l’inchiesta è in corso.
Parlando con i dipendenti della PDVSA (la compagnia petrolifera e del gas  statale venezuelana Petrolio del Venezuela – Petroleos de Venezuela, SA), il Presidente Nicolas Maduro ha detto che i reazionari venezuelani, finanziati da Miami, volevano assassinare il politico di ultra-destra Lopez, un proprio compagno di viaggio, e innescare la guerra civile nel Paese. Maduro ricorda che i congiurati istituirono un fondo miliardario per attività estremiste e l’assassinio di militanti. Tuttavia, ha detto che Leopoldo Lopez sarà protetto. Il presidente ha detto che suo padre e sua madre erano contro di loro (i bolivariani), ma nei loro cuori si sono resi conto che le autorità salvano la vita del figlio. Maduro ha detto che un altro gruppo di diplomatici statunitensi è stato espulso dal Paese, sostenendo che promisero visti preferenziali e che usarono la loro copertura diplomatica per infiltrarsi nelle università e incitare disordini tra gli studenti. Il ministro degli Esteri venezuelano Elias Jaua ha detto che i tre sono: la seconda segretaria Breeann Marie McCusker, e i viceconsoli Jeffrey Gordon Elsen e Kristofer Lee Clark. L’espulsione non crea seri problemi ai servizi speciali degli Stati Uniti coperti dall’ambasciata, avendo più di 200 agenti. Tecnicamente è già abbastanza difficile per la SEBIN sorvegliarli. Non è escluso che il numero dei diplomatici sarà limitato per impedirne la sovversione. Non c’è dubbio che un tale passo diminuisce il peso della CIA e di altre agenzie ostili operanti nel Paese. Gli studiosi politici venezuelani dicono all’unanimità che l’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas è il principale centro di coordinamento della stampa antigovernativa. L’obiettivo strategico di Washington è controllare le ricchezze del Venezuela, le sue risorse minerarie. La missione dei cospiratori è colpire alle fondamenta il regime e annichilirne la  leadership, soprattutto il Presidente Nicolas Maduro, successore di Hugo Chavez. E’ sempre più evidente che Washington persegue l’obiettivo di scatenare una sanguinosa guerra civile in Venezuela, che sarebbe il pretesto per l’intervento militare diretto dell’impero. I trampolini del Comando Sud delle forze armate degli Stati Uniti sono già schierati lungo il confine tra Venezuela e Colombia, nei Paesi dell’America centrale e dei Caraibi. La IV Flotta si prepara regolarmente a bloccare le coste venezuelane e a impedire eventuali tentativi dell’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato del Commercio dei Popoli; Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América – Tratado de los Comercios de los Pueblos) a dare aiuto.
La guerra economica imperversa da quando il regime di Chavez andò al potere, accelerandosi con il mandato di Maduro. I media venezuelani parlano di enormi quantità di merci contraffatte provenienti dal Venezuela, soprattutto alimentari e benzina, quotidianamente confiscate al confine con Colombia, Guyana e Brasile. Gli imprenditori non sono contenti delle azioni del governo volte ad impedire che il processo sfugga di mano. Così imboscano i beni di consumo. Secondo l’intelligence popolare bolivariana, vi sono nascondigli segreti di zucchero, olio vegetale, latte in polvere ecc. Le merci vengono immediatamente confiscate e vendute attraverso Mercal, la rete di negozi statale. Di conseguenza gli incendi aumentano, incendiando i negozi del “popolo” che vendono merci a basso prezzo. Al governo si oppone la Fedecámaras (Federazione venezuelana delle camere di commercio (la Federación de Cámaras y Asociaciones de Comercio y Producción de Venezuela) composta dalle camere di commercio di dodici gruppi commerciali: banche, agricoltura, commercio, costruzioni, energia, produzione, media, industria mineraria, allevamento, assicurazioni, trasporti e turismo. Hanno i loro canali televisivi e stazioni radio, giornali e portali internet. Fino all’80% dei media appartiene agli oppositori del governo. Inutilmente Chavez e Maduro hanno cercato di raggiungere un compromesso con i loro proprietari. La campagna  calunniosa contro il governo non si ferma mai. Di volta in volta gli influenti mass media seguono le istruzioni della CIA. Maduro e Diosdado Cabello sono regolarmente attaccati, anche minacciati direttamente di seguire il destino di Saddam Hussein e Gheddafi. Le minacce fascistoidi vengono rivolte alle famiglie dei bolivariani, compresi i bambini. Questo terrorismo mediatico è rivolto contro tutti i politici invisi all’impero, anche nello spazio post-sovietico. Viene spesso rivolta domanda  dagli utenti di internet, in quale Paese Maduro troverà rifugio sicuro se rovesciato dalla sollevazione popolare? La stessa domanda viene posta ora sul presidente ucraino Janukovich.
Le forze dell’ordine impediscono i molti tentativi di creare tensioni utilizzando la “tecnica di Maidan” e la “rilevante esperienza ucraina” per rovesciare il governo legittimo. Gruppi di giovani appositamente addestrati vengono utilizzati dopo esser stati arruolati a Miami, Costa Rica, Panama e altri Paesi. Decine di auto e autobus bruciati, blocchi stradali, barricate… Sempre più spesso i rapporti della polizia parlano di crimini immotivati, spari casuali contro i passanti, istigando il malcontento pubblico su un governo che non sarebbe in grado di fermare i criminali dilaganti. In precedenza tali tattiche furono usate in Messico dai cartelli della droga, ed ora sono affinate ulteriormente dalla Central Intelligence Agency degli Stati Uniti… Infine, vi è il coordinamento di attività volte a rovesciare i governi alleati di Venezuela, Ucraina e Russia. Potrebbe essere un tentativo di vendicarsi del fallimento in Siria?

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La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: regime change, destabilizzazione e la mano occulta del capitalismo statunitense

Netfa Freeman, Global Research, 20 febbraio 2014

72691Gli Stati Uniti pensano di aver trovato una formula per il cambio di regime, cominciando dalla destabilizzazione interna. Il governo democraticamente eletto del Venezuela ne è stato a lungo un obiettivo. Negli ultimi dieci anni circa abbiamo visto questa strategia tentata in Zimbabwe, Libia, Iran e Siria. Il progetto politico per il Venezuela è stato avviato a Washington DC, il 15 febbraio 2014. I passanti al 30th di Georgetown Street di un Sabato congelato saranno rimasti perplessi dal confronto tra due gruppi ai lati opposti della strada. Un gruppo etnicamente misto in gran parte latino, nero e bianco era di fronte l’ambasciata del Venezuela per mostrare solidarietà alla rivoluzione bolivariana del Venezuela. Il gruppo sull’altro lato era tutto bianco, giovani privilegiati delle élite venezuelane residenti negli Stati Uniti che vogliono il ritorno del loro Paese ai giorni in cui dominavano economicamente e politicamente. Questi ultimi sperano che i recenti disordini nel Paese segnino la fine del processo bolivariano e il rovesciamento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, successore del defunto presidente Hugo Chavez. La protesta inscenata presso l’ambasciata ne era a favore.
La situazione attuale è iniziata nel Venezuela il 12 febbraio 2014 con le violenze perpetrate contro il governo democraticamente eletto e i civili, con conseguenti tre morti, 61 feriti e 69 arrestati. Ciò a seguito di quello che, per la maggior parte, erano marce pacifiche che segnavano il 200° anniversario della battaglia di La Victoria, in cui gli studenti svolsero un ruolo fondamentale nella vittoria contro le forze monarchiche durante la guerra d’indipendenza del Venezuela. Alcuni gruppi di studenti marciavano per la celebrazione della Giornata dello Studente, ma violenti manifestanti anti-governativi hanno colto l’occasione per protestare contro la carenza episodica di alcuni beni di base, la criminalità persistente e chiedendo la liberazione degli studenti arrestati nelle manifestazioni precedenti. “A Merida… studenti e giovani dell’opposizione, alcuni armati, hanno marciato nel centro della città e manifestato davanti al palazzo del governo statale, e un altro piccolo corteo si è tenuto nella vicina città di Ejido. I dimostranti gridavano ‘Maduro dimettiti subito!’” “Gli osservatori hanno detto a Venezuelanalysis.com di aver visto manifestanti dell’opposizione sparare indiscriminatamente sugli edifici, lanciando pietre e tentando di assaltare il municipio nel centro della città.” Mentre l’amministrazione Obama e i media capitalisti vogliono far credere che il governo venezuelano reprima delle proteste pacifiche, vi sono i video di manifestanti con lanciano sassi e sparano contro la polizia. Il governatore dello Stato di Merida, Alexis Ramirez ha diffuso una foto su twitter che mostra uno dei manifestanti armati. “Il governatore ha anche affermato che uno studente, arrestato, ha sostenuto che veniva pagato 150 bolivares dal leader dell’opposizione di destra Villca Fernandez, per protestare. Quasi tutti gli studenti che protestavano indossavano passamontagna.” Questo è il modello generalmente utilizzato essenzialmente nel cambio di regime tipico della Libia adattato al Venezuela. I particolari tra i due Paesi possono essere diversi, ma la strategia generale dell’imperialismo statunitense è la stessa. L’imperialismo usa mani occulte per istigare incidenti nei Paesi antimperialisti che aggrediscono. Poi utilizzano i media e portavoce ufficiali per presentare al resto del mondo gli eventi in modo diverso dalla realtà, demonizzando le vere vittime.
La portavoce del dipartimento di Stato Marie Harf ha detto nella conferenza stampa del 14 febbraio, “Siamo profondamente preoccupati per le crescenti tensioni e le violenze nelle proteste del 12 febbraio, e per l’emissione di un mandato d’arresto del leader dell’opposizione Leopoldo Lopez. Ci uniamo al segretario generale dell’OSA nel condannare le violenze e nel chiedere alle autorità d’indagare e fare giustizia sui responsabili della morte di manifestanti pacifici. Chiediamo inoltre al governo venezuelano di rilasciare i 19 manifestanti arrestati e sollecitiamo tutte le parti a lavorare per riportare la calma ed astenersi dalle violenze.” Affermando nella stessa dichiarazione di essere preoccupati per il leader dell’opposizione Lopez e i 19 manifestanti arrestati, invitando il governo del Venezuela ad assicurare alla giustizia i responsabili, gli Stati Uniti mostrano gli stessi vecchi sporchi trucchi. Il pubblico suppongono non ritiene che assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze probabilmente significhi arrestare Leopoldo Lopez, leader del partito di estrema destra Volontà Popolare che giocò un ruolo nel colpo di Stato contro l’ex presidente Hugo Chavez, nel 2002, e che ora invoca maggiori dimostrazioni per l’”uscita” del governo di Maduro. Prima di nascondersi Lopez insisteva sull’intenzione di indire proteste pacifiche. Il presidente Maduro ha accusato Lopez di istigare le violenze tentando un colpo di Stato.
Don DeBar della Community Progressive Radio di New York ha riferito che “Maduro e altri alti funzionari governativi hanno detto che le violenze sono generate da piccoli gruppi che operano secondo un piano diretto da Lopez con l’assistenza di una manciata di altri esponenti dell’opposizione. Secondo un rapporto di Informativa Pacifica, il piano è stato organizzato in Messico e coinvolge l’attuale sindaco di una città venezuelana, caro amico dell’ex presidente colombiano Alvaro Uribe Velez. La registrazione di una conversazione telefonica sembra mostrare due ex-funzionari di destra discutere o pianificazione le violenze il giorno prima che si avessero. I due ex-funzionari, Fernando Gerbasi e Mario Carratu Molina, lo comparano a ciò che doveva accadere l’11 aprile, un riferimento al tentativo di golpe del 2002 contro l’ex-Presidente Hugo Chavez, che infine fu sconfitto dalla massiccia sollevazione popolare in difesa del governo socialista.” Quel giorno mi fu chiesto da un paio di persone, “Cosa succede in Venezuela?” Uno aggiunse “Twitter è infiammata da segnalazioni di proteste, repressione militare, morti, ecc. in Venezuela… qualcuno sa cosa succede?” E’ importante conoscere e capire le macchinazioni dell’imperialismo, per non essere presi alla sprovvista o ingannati dal suo modus operandi e dalla sua propaganda. Ha perfezionato tale strategia del cambio di regime provocando disordini per spingere il governo preso di mira a reagire con una violenta repressione. Poi alimenta i media e i social media con notizie che accusano e raffigurano detto governo come aggressore, nella speranza di manovrare le cose verso l’obiettivo finale. Negli ultimi dieci anni circa s’è vista tale strategia in Zimbabwe, Libia, Iran e Siria. Quindi, “ciò che succede in Venezuela” è il tipico tentativo neo-coloniale delle forze filo-imperialiste in un Paese per prendere il potere destabilizzandone il percorso rivoluzionario e, se possibile, creando il pretesto per l’intervento diretto imperialista. Lo vediamo più e più volte nei Paesi antimperialisti che affermano il diritto sovrano dell’autodeterminazione nazionale. Paesi come lo Zimbabwe sono stati finora in grado di respingere tali assalti. Altri, come la Libia non hanno avuto successo.
Senza i manifestanti solidali con il governo bolivariani del Venezuela, a Washington, sicuramente la narrazione dei media su ciò che accadeva sarebbe stata diversa, raccontando della comunità venezuelana in esilio traumatizzata e alla disperata ricerca di giustizia e moderazione da un governo inutilmente violento. Invece, i classisti venezuelani hanno mostrato la loro vera essenza e quanto condividano i loro compatrioti che non accettano civilmente il corso progressivo democraticamente scelto dalle masse nel loro Paese. Passando tra spagnolo e inglese, ma spesso in spagnolo, quel giorno gridarono insulti razzisti contro i manifestanti, mostrandoci il dito medio e affermando che eravamo dei senzatetto pagati per stare lì. “Torna al tuo rifugio!” e “Quanto ti pagano? Venite con noi e vi pagheremo il doppio“. Per loro è difficile capire che ci possa essere una qualsiasi altra ragione per tante persone anche non venezuelane, di essere lì, senza che gli interessi più egoistici e superficiali li motivino. Non possono capire il disinteresse delle convinzioni rivoluzionarie e umanistiche. E ci hanno anche chiamato “communistos” con lo stesso disprezzo fanatico con cui un razzista potrebbe chiamare qualcuno con la parola “N”. Evidentemente la rivoluzione bolivariana gli suscita lo stesso disprezzo e incomprensione del comunismo propagato durante la “guerra fredda”. Tale destra ora programma un’altra protesta presso l’Organizzazione degli Stati Americani per il 19 febbraio 2014, un altro aspetto della doppia strategia esterna-interna. Il successo della strategia dipende soprattutto da un pubblico che ingoia la loro esaltazione e le loro menzogne.
Quando pensiamo al Venezuela è evidente che, “Si superano i limiti della credibilità sostenendo che il governo avrebbe cercato di destabilizzare se stesso quando è uscito vincitore da due importanti elezioni (presidenziali e municipali), facendo della riduzione di violenza e criminalità una priorità assoluta, incontrando recentemente i sindaci dell’opposizione per trovare un terreno su cui collaborare e cercando la pacifica attuazione del piano governativo di sei anni (Plan de la Patria).” Senza parlare della popolarità che il governo ha ottenuto con l’assistenza sanitaria universale, l’istruzione e la democrazia partecipativa che non si vedono in molte altre parti del mondo. Vi è la reale possibilità di assicurarsi che il Venezuela non segua la via della Libia, pensandoci e  informando gli altri a fare lo stesso, prendendo posizione contro l’imperialismo USA avverso al Venezuela.

Netfa Freeman è un attivista panafricano e dei diritti umani, e co-produttore radio di Voices with Vision su WPFW 89.3 FM, Washington DC.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cospirazione in Venezuela, o Maidan latinoamericana

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/02/2014

10778I tentativi di destabilizzare il Venezuela non sono cessati, nonostante gli sforzi del governo Nicolas Maduro di avviare un dialogo con l’opposizione. L’ultimo tentativo per testare il coraggio del regime è stata la manifestazione dell’opposizione il 12 febbraio, davanti l’ufficio del procuratore generale nel centro di Caracas. Tra le richieste dei manifestanti vi erano l’immediata liberazione degli arrestati per la partecipazione agli scontri di piazza delle città di Tachira e Merida ed elezioni anticipate. Nel corso di questi scontri, pietre e bottiglie molotov piovevano sulla polizia. Diverse auto della polizia sono state inghiottite dalle fiamme. Gruppi di giovani hanno assaltato l’ufficio del Procuratore generale e saccheggiato l’ingresso della stazione della metropolitana di Parque Carabobo e un vicino parco per bambini. Molti degli aggressori avevano maschere, giubbotti antiproiettile e spranghe. Alcuni anche armi da fuoco. Ci sono stati feriti, e due o tre persone sono state uccise, ma anche al culmine dello scontro la polizia ha utilizzato solo proiettili di gomma e gas lacrimogeni. La manifestazione violenta è stata organizzata via Internet dal gruppo d’opposizione radicale Volontà Popolare (Voluntad Popular). Il suo leader, Leopoldo Lopez, è da tempo  impegnato a rovesciare il regime con la forza. Il Procuratore Generale ne ha ordinato l’arresto. Con ogni evidenza, Lopez s’è nascosto negli Stati Uniti (è ben noto che collabori con la CIA ). Un altro mandato è stato emesso per l’arresto dell’ex-viceammiraglio Fernando Gerbasi, ex-ambasciatore del Venezuela a Bogotà. Ha guidato l’organizzazione dei tumulti nel territorio confinante con la Colombia. I partecipanti agli attacchi alla polizia e all’incendio di istituzioni statali sono sulla lista dei ricercati. I paralleli tra gli eventi del febbraio 2014 e il tentativo di rovesciare il Presidente Chavez nell’aprile del 2002 sono evidenti. A quel tempo le dimostrazioni di massa popolari e l’intervento tempestivo  delle unità militari fedeli al presidente assicurarono la rapida neutralizzazione dei ribelli. I media venezuelani scrivono molto sulle somiglianze tra le “proteste spontanee” nel loro Paese e Maidan a Kiev. In Venezuela, l’intelligence statunitensi utilizza studenti e paramilitari colombiani dei gruppi che partecipano come carne da cannone nelle pulizie nei territori controllati dai guerriglieri di FARC e ELN… Ora i paramilitari sconfinano gradualmente negli Stati venezuelani di Zulia, Barinas e Mérida, fondendosi con le comunità colombiane in attesa di ordini. Nel novembre 2013 Jose Vicente Rangel descrisse i preparativi delle operazioni sovversive in Venezuela nel suo show televisivo “Confidenziale” (Confidenciales). Durante un recente viaggio a Miami, Leopoldo Lopez ha visitato un centro d’addestramento di Los Cayos, gestito da immigrati cubani. Un gruppo di “cadetti” venezuelani ha dato dimostrazioni di tiro a Lopez; le immagini del Presidente Maduro venivano utilizzate come bersagli. Lopez ha promesso di finanziare l’addestramento di altri cecchini per garantire “il ripristino della democrazia e della libertà” in Venezuela. Un centro di comunicazione tra i congiurati venezuelani e l’intelligence degli Stati Uniti è anche attivo a Miami. Dal lato venezuelano del complotto vi sono l’ex-ministro della Difesa Narvaez Churion e l’ex-capo dell’agenzia penale DISIP nella Quarta Repubblica.
La situazione in Venezuela è complicata dall’estenuante guerra finanziaria ed economica progettata dagli Stati Uniti. Le affermazioni su cibo derubato dalla catena di drogherie statali Mercal per essere venduto sul mercato nero a prezzi artificialmente elevati, sono sempre più frequenti. Il contrabbando provoca enormi danni alla sicurezza alimentare del Paese. Centinaia di organizzazioni mafiose operano al confine con la Colombia, trasportando  in territorio colombiano merci sovvenzionate dal governo venezuelano. Quantità colossali di benzina, gasolio, lubrificanti, pneumatici e ricambi per auto vengono esportate. In molti casi la benzina semplicemente non arriva alle stazioni di rifornimento venezuelane. I paramilitari controllano la sicurezza del contrabbando, fino al punto di eliminare di solito il personale militare venezuelano inviato a guardia del confine. I venezuelani sono abituati al generoso paternalismo dello Stato: assistenza medica gratuita, costruzione in serie di “case del popolo”, un sistema d’istruzione gratuita e migliaia di borse di studio statali per coloro che studiano nelle università straniere. Tuttavia, negli ultimi mesi l’euforia dei consumatori è stata spesso segnata dall’interruzione di luce e acqua, carenza di cibo ed altri beni. Tutto ciò è il risultato del sabotaggio intenzionale organizzato nel classico stile della CIA. Non per niente Walter Martinez, il popolare conduttore del programma televisivo Dossier, ha detto ai suoi telespettatori di come fu progettato il rovesciamento del governo di Salvador Allende in Cile nel 1973, con la partecipazione della società americana ITT. I cospiratori in particolare approfondirono la pianificazione del sabotaggio commerciale e della speculazione dei beni. I metodi utilizzati per destabilizzare il Venezuela di oggi sono una ripetizione precisa dello scenario cileno, che portò a un massacro sanguinoso e alla dittatura di Pinochet. Tanto è l’odio accumulato verso il Venezuela. La minaccia di una guerra civile viene costantemente evocata sui media. In questo contesto, il Presidente Maduro continua a sostenere pazientemente il dialogo, la ricerca della comprensione reciproca e la distensione interna. Non si può non menzionare l’influenza distruttiva sulla situazione di elementi dei circoli sionisti di Stati Uniti ed Israele. Controllano il sistema bancario e commerciale e hanno completamente infiltrato i media venezuelani, incitando la “protesta civile” e creando un clima di terrore psicologico verso le figure di spicco del governo. Praticamente tutti i luoghi comuni ostili della propaganda sionista-statunitense contro Chavez sono ora utilizzati contro Maduro…
I venezuelani hanno i soldi, ma la spesa diventa sempre più difficile. Anche l’acquisto di biglietti per trascorrere le vacanze da qualche parte all’estero è diventato un problema. I media venezuelani, l’80% dei quali è sotto il controllo dell’opposizione, accusano il Presidente Maduro e i suoi sostenitori del “disagio universale”. Secondo loro avrebbero eliminato l’economia con gli “esperimenti socialisti”. In realtà, né Chavez né Maduro hanno toccato i principi dell’economia capitalistica. Non perché non osassero, ma perché hanno capito che l’adozione di misure radicali sarebbe prematura, soprattutto dopo il tentativo di modificare la costituzione del Paese per le riforme socialiste. Nel referendum su questo tema, emerse che circa metà degli elettori era contraria. Non c’era consenso neanche nel Partito Socialista Unito al governo. La decisione di Chavez di realizzare il programma di riforme socialiste gradualmente, ad un ritmo moderato, non è mai stato attuato a causa della morte prematura. La propaganda antigovernativa, coordinata dai centri sovversivi degli Stati Uniti, sfrutta appieno la teoria della crescita della corruzione nel Paese e della complicità della “borghesia bolivariana rossa”. Ciò è diretto in primo luogo contro gli ex-alleati di Chavez strettisi intorno Maduro, rimanendo fedeli all’ideologia bolivariana e alla sua triade “popolo – esercito – leader”. La CIA e gli spin doctors dell’opposizione cercano di trascinare la parte di giovani ipnotizzata dalla propaganda della “guerra alla corruzione” sulle barricate venezuelane. Il coordinamento di tale attività avviene attraverso diversi canali, ma tutti riconducono all’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas. Rispetto al suo predecessore Kelly Keiderling, denunciata dal controspionaggio venezuelano come coordinatrice delle attività sovversive nel Paese, l’attuale incaricato d’affari degli Stati Uniti Phil Laidlaw, anche lui agente della CIA, mostra più fantasia nel  tentativo di suscitare una rivoluzione colorata in Venezuela, che poi diverrebbe guerra civile. Su iniziativa di Laidlaw, lettere di solidarietà agli attivisti “Maidan” degli studenti venezuelani sono state pubblicate su Internet: “Ammiriamo il vostro coraggio! La libertà e la democrazia prima di tutto!” Non sarei sorpreso se in un prossimo futuro Laidlaw organizzi il dispiegamento di numerosi distaccamenti di combattenti provenienti da Maidan di Kiev in qualche base aerea segreta della CIA in Venezuela, per lottare contro la “dittatura di Maduro”.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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