Ritornando nel cielo blu dell’Avana

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 14.07.2014
putin-castro-afpIl presidente russo Vladimir Putin ha iniziato un viaggio di sei giorni in America Latina in concomitanza con il vertice BRICS a Brasilia. L’ordine del giorno completo comprende Cuba, Nicaragua, Argentina e Brasile. I canali televisivi occidentali utilizzano un mantra trito e ritrito ripetendo sempre che il tour è il tentativo della Russia di rompere l’isolamento internazionale. Questo tipo di discorso nasce dalla nostalgia del governo degli Stati Uniti quando guidava i golpe nell’emisfero occidentale. 30-40 anni fa l’America Latina era il santuario degli Stati Uniti. I governi fantoccio obbedivano a tutte le direttive di Washington. Cuba era l’unico a resistere all’impero, respingendo tutti gli attacchi e pagaiando la propria canoa. Si eliminavano i regimi nazionalisti nel continente che cercavano l’indipendenza. Washington recisamente pose fine a tutti i tentativi d’installare regimi “pro-sovietici” con metodi come complotti, terrore, “quinta colonna”, sabotaggio economico e annientamento fisico dei politici caduti in disgrazia. Guatemala, Grenada, Cile e Panama sono solo alcuni Paesi dissidenti puniti dagli Stati Uniti, anche con azioni sanguinarie. Nei giorni della guerra fredda, i politici statunitensi erano abituati a fare ballare gli altri con la loro musica. Hanno sempre trattato l’America Latina come una colonia. Oggi Venezuela, Ecuador, Cuba, Bolivia, e molte nazioni insulari dei Caraibi, Brasile e Argentina mettono i loro interessi nazionali in cima alla lista delle priorità, suscitando grande esasperazione a Washington. Gli Stati Uniti coltivano l’odio verso chi si rifiuta di conformarsi. I servizi speciali degli Stati Uniti lanciano i piani di destabilizzazione e provocano conflitti tra Stati latino-americani, in particolare nel caso dei Paesi governati da “leader populisti”. L’obiettivo è diffondere il caos sul continente e creare nuovi attriti da usare come pretesto per l’intervento armato. Cuba e Venezuela sono i principali nemici. Se non fosse per la solidarietà dei Paesi latino-americani, il progresso dell’integrazione e le politiche equilibrate di Brasile e Argentina, che rifiutano categoricamente l’ostile retorica “anti-populista” di Washington, senza dubbio ci sarebbero stati “bombardamenti umanitari” contro questi Paesi. L’irrazionalità e imprevedibilità degli Stati Uniti preoccupano i Paesi amichevoli verso gli USA nel continente. In America Latina ritengono ampiamente che Washington avrebbe sacrificato qualsiasi alleato e utilizzato qualsiasi inganno per i propri interessi. Dopo gli scandali spionistici in Europa e le rivelazioni dell’intelligence statunitense verso le agenzie governative tedesche, tale parere si rafforza. Se gli statunitensi trattano i loro più stretti alleati in questo modo, cosa faranno clandestinamente in America Latina? Gli Stati Uniti ritengono di poter fare qualsiasi cosa, violare regole, ignorare ragioni. Questo è ciò che i miei colleghi latinoamericani mi hanno detto in privato.
L’America Latina è incline a cooperare con i Paesi che rispettano il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Il viaggio del Presidente Putin è benvenuto, non importano gli sforzi della “propaganda nera”. L’America Latina ritiene che Putin sia il più popolare politico contemporaneo.  Alcuni media hanno anche pubblicato immagini che confrontano il cordiale sorriso del presidente russo e la sua mano tesa per una stretta di mano, e il volto minaccioso del presidente Barack Obama con le mani convulsamente serrate a pugno. Gli alleati regionali degli Stati Uniti sono stanchi della dittatura degli Stati Uniti. Questi gringos norteamericanos vogliono sempre comandare e intimidire, imponendo sanzioni. I latino-americani sono storditi dalle minacce degli Stati Uniti alla Russia. Se una piccola Cuba subisce il blocco, le eventuali sanzioni contro la Russia non sono che conseguenziali. Il viaggio del presidente Putin è iniziato con il Paese che considera la Russia con simpatia e amore. Le persone in età ricordano la canzone La Paloma brillantemente eseguita da Klavdia Shulzhenko:
Cuando de tu ciudad de la Habana, navegó yo en la distancia, Sólo ha de las adivinar Arreglo para mi tristeza!”
“Quando lascio la vostra Havana navigando lontano, Puoi solo indovinare il mio dolore!”
La visita del Presidente della Russia ha un significato simbolico. Dopo aver attraversato momenti difficili negli ultimi anni, l’alleanza tra Russia e Cuba emersa negli anni dopo la vittoria della rivoluzione cubana, diventa sempre più forte adattandosi alle nuove realtà storiche. L’agenda di Putin include la cerimonia della posa della corona di fiori al Memoriale di soldato sovietico internazionalista… Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato di Cuba e Presidente del Consiglio dei Ministri di Cuba, ha preso parte alla cerimonia. Il Presidente Putin ha firmato 20 accordi economici e umanitari. Il più interessante per i cubani è stata la decisione del parlamento russo (Duma) di ripianare il debito cubano accumulato fin dai tempi sovietici. L’importo pari al 90% (oltre 30 miliardi di dolari) della somma viene condonato mentre i restanti 3,5 miliardi saranno investiti nell’economia dell’isola. Cancellando il debito si aprono nuove opportunità nei settori dell’energia, comunicazioni, medicina e aviazione. Zarubezhneft ha firmato un contratto con CubaPertoleo per l’esplorazione e lo sviluppo del giacimento di Boca de Jaruco. La società che in precedenza aveva stipulato un contratto con la cubana Union de Cubapetroleo per le operazioni pilota, valutazione e applicazione di metodi di recupero del petrolio secondario presso il giacimento di Boca de Jaruco, aveva scelto la ERIELL Group quale contractor per la perforazione. Zarubezhneft, Rosneft e CubaPetrolero svilupperanno il lotto 37 sulla piattaforma continentale. Secondo le prime stime, le riserve cubane superano i 20 miliardi di barili. In totale ci sono 59 lotti da licenziare, e contratti sono stati firmati con aziende di Venezuela, Cina, Brasile, India e Canada.  La concorrenza è forte.
Russia e Cuba sono intente ad incrementare la joint venture. Nel 2013 il fatturato del commercio è stato solo 185 milioni dollari, ed è in leggero calo quest’anno. Gli esperti ritengono che il credito concesso dalla Russia nel 2009 sia troppo limitato. In primo luogo è stato utilizzato per l’edilizia e l’acquisizione di attrezzature agricole. 25 contratti con esportatori sono stati conclusi nel 2010-2013 con la partecipazione di 16 esportatori russi e 5 importatori cubani. KAMAZ, IVEKTA, CHETRA – macchine industriali, Cheljabinsk macchinari da costruzione e stradali. I cubani adempiono pienamente ai loro obblighi creditizi contrattuali, pagando regolarmente gli interessi e la Russia non ha reclami. La Russia prevede di partecipare allo sviluppo della zona di libero scambio nella città portuale di Mariel, nelle vicinanze de L’Avana. I progetti congiunti di assistenza sanitaria ed energia aumentano. La cooperazione militare viene anche intensificata. I cubani sanno bene come gestire i sistemi russi… Alcuni aspetti di questa cooperazione rimangono nell’ombra per ben noti motivi. L’accordo spaziale Russia-Cuba è stato firmato nel febbraio 2013, entrando in vigore entro la fine di quest’anno. Uno dei problemi è la base giuridica per l’installazione dei siti di GLONASS. Vladimir Putin ha detto che la Russia è interessata a collocare il sistema GLONASS a Cuba. “La Russia è interessata a collocare stazioni terrestri di GLONASS a Cuba. E in questo caso, la parte cubana avrà accesso a servizi e tecnologie per comunicazioni satellitari nella zona della stazione”, ha detto il presidente dopo i colloqui con il presidente del Consiglio di Stato di Cuba Raul Castro. Secondo RIA Novosti è stato firmato l’accordo intergovernativo russo-cubano per la cooperazione spaziale nel febbraio 2013. Si prevede che entrerà in vigore a breve. Quindi ci sarà una base giuridica per la realizzazione delle stazioni terrestri di GLONASS a Cuba. La Russia ha avuto colloqui con gli Stati Uniti per distribuire le stazioni GLONASS sul suolo statunitense (sulla base della reciprocità, vi sono 19 siti statunitensi in Russia). Il Pentagono e la Central Intelligence Agency si oppongono. Le agenzie ritengono che le stazioni GLONASS potrebbero essere utilizzate per scopi spionistici e militari. Il ?ongresso degli Stati Uniti suona l’allarme sulla tecnologia satellitare russa richiedendo agli alti funzionari della sicurezza nazionale degli Stati Uniti di fornire informazioni sulla minaccia rappresentata dalla proposta russa di istituire stazioni di monitoraggio per il sistema di navigazione satellitare GLONASS sul suolo statunitense. Come l’Armed Services Committee del Congresso martella sui dettagli finali del National Defense Authorization Act per il 2015, il rappresentante Jim Bridenstine ha proposto un emendamento che richiede al segretario alla Difesa, al segretario di Stato e al direttore della National Intelligence di riferire al Congresso sulla proposta russa per impiantare 8 stazioni di monitoraggio GLONASS negli USA. I funzionari della sicurezza nazionale dovrebbero rivelare le posizioni dei siti GLONASS, valutare le potenziali minacce che pongono all’infrastruttura di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e presentare piani concreti per mitigare queste minacce. Gli eventi si svolgono in modo tale che la Russia dovrà chiudere definitivamente le stazioni statunitensi.
Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che la Russia aiuterà Cuba a superare il blocco illegale imposto dagli Stati Uniti, dopo l’incontro con il Presidente del Consiglio di Stato di Cuba Raul Castro. Il Ministro del Commercio Estero di Cuba, Rodrigo Malmierca, ha detto che il principale obiettivo della nuova legge sugli investimenti Esteri nel Paese è attrarre capitali nei diversi settori dell’economia nazionale. “Il nostro disegno di legge prevede garanzie per il capitale straniero e difende i nostri interessi nazionali nella ricerca di Cuba della sovranità nella proiezione di capitali per l’economia nazionale. Senza mai fare ciò che fu fatto nel passato neocoloniale, quando praticamente il Paese fu venduto”, ha detto il funzionario cubano durante un’intervista speciale a Telesur. In viaggio nella capitale venezuelana, dove a 200 aziende vengono presentati i dettagli dei nuovi regolamenti, Malmierca ha detto che dopo l’inaugurazione lo scorso gennaio dell’Area di sviluppo spaziale o del porto di Mariel, s’è avuto la nuova apertura del Paese al capitale straniero. “E già operativo. Spostiamo il terminal dei container di L’Avana (Havana) a Mariel, un porto moderno”, ha spiegato il diplomatico, aggiungendo che è un “grande vantaggio sviluppare questa zona speciale”, mirando a fornire maggiori incentivi nell’attrarre capitale straniero, soprattutto di aziende tecnologiche, di marketing ed agricole tra le altre. Sul rapporto commerciale con i Paesi dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), ha detto che si tratta di un approccio integrato dell’economia cubana e “sarà presente nello sforzo di Cuba per commercializzare l’economia nazionale”. Sull’embargo commerciale degli USA subito dall’Avana per 50 anni, ha detto che è l’unico grande ostacolo che affronta il Paese, ma non influenzerà il corso del modello economico. Allo stesso modo, si riferiva all’unificazione monetaria e del cambio attuato dal governo cubano, aggiungendo che il presidente Raul Castro aveva recentemente detto che tale processo deve progredire gradualmente, proteggendo i soldi della popolazione. Il ministro ha detto che il Paese non ripeterà gli errori del passato sperperando le ricchezze nazionali.
Come previsto, Vladimir Putin ha incontrato Fidel Castro, che non detiene posizioni ufficiali ed è coinvolto principalmente in programmi giornalistici. Si concentra sui temi scottanti del nostro tempo, proponendo definizioni e previsioni struggenti e perspicaci. È attento e sa tutto della politica mondiale. Credo che sarà interessante per il Presidente Putin conoscere il parere di Fidel Castro su alcuni eventi e personaggi politici (sa come fare confronti). Non credo che le loro opinioni differiscano molto. L’esperienza è di enorme rilevanza nella politica contemporanea.

4524La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina si rifiuta di vivere nella “caserma globale” degli Stati Uniti

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/07/2014
raul-castro-vladimir-putinL’America Latina ha dato grande interesse al discorso del Presidente Putin alla conferenza degli ambasciatori e rappresentanti permanenti della Federazione Russa, il 1.mo luglio. L ‘interesse è cresciuto ancora più quando è stato riportato, il 4 giugno, che il presidente russo Vladimir Putin visiterà Cuba, Argentina e Brasile entro la fine mese. Il Presidente visiterà l’America Latina e parteciperà al vertice del gruppo BRICS delle cinque principali economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) del 11-16 luglio… “A margine del vertice BRICS, Putin  incontrerà i leader di Cina, India e Sud Africa, così come numerosi leader latinoamericani”, ha detto il Cremlino. Il sesto vertice dei BRICS si terrà nel nord-est del Brasile, a Fortaleza il 15 luglio. L’Argentina parteciperà al vertice su invito della Russia. Nel corso della riunione, i Paesi BRICS discuteranno dell’eventuale ammissione dell’Argentina come sesto Paese aderente. Tutelare gli interessi nazionali della Russia e rafforzare i fondamenti e i principi delle relazioni internazionali sono gli obiettivi prioritari stabiliti da Putin presso il Ministero degli Esteri e tutte le missioni russe all’estero. Il Presidente ha esortato l’occidente (in primo luogo gli Stati Uniti) a fermare la trasformazione del mondo in una “caserma globale” dettando regole agli altri. “Spero che il pragmatismo prevalga. L’occidente dovrà sbarazzarsi dell’ambizione d’imporre una “caserma globale”, organizzando tutti secondo i ranghi, imponendo regole uniformi di comportamento e vita sociale”, ha detto Putin.
Le sanguinose guerre scatenate da dipartimento di Stato, Pentagono e servizi speciali degli USA nel ventre molle della Russia, dall’Afghanistan all’Ucraina, non possono lasciare indifferenti i politici ragionevoli dell’America Latina. Riassumendo quanto è stato riportato da periodici seri come Punto Final (Cile), La Jornada (Messico), Granma (Cuba) e molti altri media, si abbassano i toni. Tutta la potenza degli Stati Uniti è diretta contro Russia e Cina, Paesi che possono contrastarne qualsiasi azione aggressiva. Obama ha bisogno di riavere l’immagine di “duro” mentre la sua popolarità è al minimo, per cui gli Stati Uniti cercano una preda, un regime ostile da colpire. Obama difficilmente avrà il coraggio di avviare un’operazione punitiva in regioni lontane mentre l’economia è in stasi, quindi la vittima dovrà essere trovata più vicino, a sud del Rio Grande, nel cortile dell’impero. Chi sceglierà Washington per una “neutralizzazione” dimostrativa? È l’argomento in cima all’elenco delle questioni prioritarie dell’America Latina. Si sottolinea che gli Stati Uniti conducono azioni sovversive intense, in particolare contro i governi “populisti” utilizzando i metodi più avanzati della guerra dell’informazione. Vi molti obiettivi nel continente latino-americano: Cuba, Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Argentina e perfino Brasile, ben lungi dall’adottare politiche populiste, ma che segue una politica estera in linea ai propri interessi nazionali. Le nazioni insulari dei Caraibi, mantenendo stretti legami con Cuba e Venezuela e che partecipano al progetto Petrocaribe, possono affrontarne la stridula furia. Petrocaribe è un’alleanza petrolifera di molti Stati caraibici con il Venezuela, per l’acquisto di petrolio a condizioni preferenziali. L’alleanza fu lanciata nel 2005, periodo preliminare della lotta di Washington contro i regimi ostili, utilizzando i metodi morbidi della destabilizzazione, come aggravare le crisi economiche, provocare movimenti di protesta con l’aiuto di organizzazioni non-governative guidate da operatori della Central Intelligence Agency o attivisti di USAID, informazioni di natura dubbia dedicate prevalentemente alla corruzione e regolarmente sparsi tra la popolazione per creare tensioni. Fanno del loro meglio per screditare i leader. Gli intrugli più primitivi sono utilizzati allo scopo, come informazioni sui conti bancari privati. Hanno detto che i depositi di Fidel Castro erano per 40 miliardi di dollari (esattamente questo dato), hanno anche scritto dei conti di Hugo Chavez e Daniel Ortega presso grandi banche estere, senza mai fornire alcuna prova.
Quando la destabilizzazione ribolle a un certo punto, i servizi speciali degli Stati Uniti la scaldano. In Ecuador i poliziotti al comando degli agenti dei servizi speciali USA che lavorano con la copertura dell’ambasciata, organizzarono l’ammutinamento armato ed attaccarono il presidente. In Bolivia, i diplomatici statunitensi guidarono un gruppo terroristico formato in Europa dalla CIA e tratto da vecchi mercenari. Le azioni risolute delle unità per le operazioni speciali boliviane eliminò  parte della formazione terroristica, alcuni ribelli furono messi agli arresti. Gli Stati Uniti continuano le attività in Bolivia, e regolarmente vengono svelate le attività degli agenti della CIA, le proteste dei poliziotti spiegate dai loro legami con gli agenti degli USA nel Paese. Tale congettura ha una giustificazione. In Venezuela i servizi speciali degli Stati Uniti provocarono sovversione economica, scarsità artificiale di prodotti alimentari e beni primari quotidiani, proteste di piazza organizzate, strade bloccate, palazzi del governo incendiati e terrorismo. In Brasile le organizzazioni non governative sponsorizzate dall’USAID lanciarono una campagna di protesta contro la coppa del mondo nel Paese, con lo slogan per lottare contro la “caduta della politica sociale” della Presidentessa Dilma Rousseff. Slogan diffamatori. Nessun presidente ha mai attuato grandi programmi di politica sociale come Ignacio Lula Da Silva e Dilma Rousseff.
L’approccio ostile di Washington ai problemi internazionali è un fattore negativo permanente per l’intero sistema delle relazioni internazionali in America Latina. Parlando agli ambasciatori, il presidente russo ha dato una definizione precisa delle motivazioni politiche degli Stati Uniti in America Latina, “vorrei cominciare dicendo che il Ministero degli Esteri e le nostre ambasciate sono sotto pressione; lo vediamo, ne siamo consapevoli, ma tale pressione non sarà ridotta. Aumenterà, così come l’obbligo di dimostrare efficienza, precisione e flessibilità nelle nostre azioni per garantire gli interessi nazionali della Russia. Sapete quanto dinamici e imprevedibili possano talvolta essere gli sviluppi internazionali. Sembrano spinti e purtroppo non tutti sono positivi. Un possibile conflitto nel mondo è in crescita, le vecchie contraddizioni sono sempre più acute e quelle nuove sono provocate. C’imbattiamo in tali sviluppi, spesso inaspettatamente, e osserviamo con rammarico come il diritto internazionale non funzioni, le norme più elementari della decenza non siano rispettate e il principio del permissivismo totale abbia il sopravvento”. Gli Stati Uniti sono fermamente convinti nel cercare di preservare il modello unipolare del sistema mondiale fallito. La politica di attenersi ai vecchi modi non può che comportare implicazioni globali. L’infrastruttura delle basi militari USA e NATO è stata creata per azioni offensive; i piani d’attacco nucleare contro Russia e Cina sono costantemente rinnovati. Gli esperti del Pentagono freddamente valutano i parametri dei danni accettabili in caso di attacco di rappresaglia contro gli Stati Uniti. In teoria le perdite sono accettabili; gli specialisti del Pentagono cinicamente calcolano a milioni i morti statunitensi. Freddi calcoli al cui confronto le storie dell’orrore di Hollywood impallidiscono. Ciò è esattamente quel che ha detto il presidente russo, “Non c’è quasi alcun dubbio che l’ordine mondiale unipolare non ci sarà. Popoli e Paesi alzano la voce in favore dell’autodeterminazione e dell’identità civile e culturale, in contrasto ai tentativi di certi Paesi di mantenere il dominio nella sfera militare, politica, finanziaria ed economica, e ideologica”. È giunto il momento di riconoscere il diritto di essere diversi e di determinare il proprio destino in maniera indipendente, non secondo le istruzioni di qualcuno. Ma certi Paesi dell’America Latina hanno a che fare con quanto viene detto da Washington. Colombia, Honduras, Guatemala, Paraguay e altri vivono nella caserma degli Stati Uniti. Le strutture militari sul loro territorio sono utilizzate dal Pentagono per ricattare i regimi ostili ed infiammare conflitti militari.
Il Presidente Putin ha detto che la Russia è pronta a sviluppare le relazioni con tutti i partner. Ha  sottolineato la ricca esperienza dei legami politici ed umanitari tra la Russia e l’America Latina, l’enorme potenziale dei mercati emergenti dell’America Latina. Ad esempio, a L’Avana il Presidente Putin e Raul Castro discuteranno di commercio, economia, aviazione civile, energia e trasporti, sanità e uso pacifico dello spazio. L’agenda del Presidente Putin comprende incontri con il leader storico della Rivoluzione cubana Fidel Castro. Ciò ha un grande significato simbolico. Prima della visita, la Duma russa ha deciso di cancellare il debito di Cuba verso la Russia di oltre 30 miliardi di dollari. Si trattava prevalentemente di spese per esigenze militari. L’eliminazione del debito e il processo di liberalizzazione dell’economia cubana aprono la strada a brillanti prospettive nel campo della cooperazione economica. Le compagnie russe Rosneft e Zarubezhneft hanno già firmato accordi con Cuba per lo sviluppo dei giacimenti petroliferi sottomarini cubani, in prossimità delle coste degli Stati Uniti. I piani per revisionare il porto di Mariel, e per trivellazioni e posa dei tubi. I media cubani hanno riferito che il futuro porto di Mariel è progettato per avere 770 metri di ancoraggio, consentendo di ricevere contemporaneamente due grandi navi oceaniche. I piani per il 2022 prevedono che Mariel ospiti strutture logistiche per l’esplorazione petrolifera off-shore e la creazione di un nuovo terminal per container e merci varie alla rinfusa, per movimentazione e stoccaggio refrigerati e una zona di sviluppo economico speciale per la produzione di elettricità e stoccaggio. Il nuovo porto di Mariel potrà gestire le navi più grandi ad Havana Bay, dove un tunnel sotto il canale riduce la profondità a 11 metri. Il terminal container di Mariel avrà una capacità annuale di 850000-1 milione di container, rispetto ai 350000 di L’Avana. Questi sviluppi dovrebbero consentire a Mariel di accogliere le grandi navi portacontainer in transito dall’Asia attraverso il Canale di Panama, una volta ampliato quest’ultimo, nell’estate del 2014. Il presidente russo Putin discuterà anche dei grandi progetti economici in Argentina e Brasile. Il tutto dimostra che c’è un’alternativa al “sistema da caserma mondiale” imposto da Washington.

f6684b3d-72ba-49f9-b790-7bea71623177_W_00960La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I Quattro Cavalieri, la CIA e l’espresso della coca colombiana

Dean Henderson 10 giugno 2014
Two guerrillas of the Revolutionary Armed Forces oNel 1984, con il vicepresidente George Bush a capo della National Narcotics Border Inderdiction Service (NNBIS), i funzionari statunitensi ignorarono le ripetute occasioni per arrestare Pablo Escobar e Jorge Ochoa, al centro del Cartello di Medellin. I due erano occupati ad inviare cocaina in Costa Rica, presso il ranch dell’agente della CIA John Hull. Fuggirono dalla Colombia dopo aver ordinato l’assassinio del ministro della giustizia colombiana Rodrigo Lara Bonilla e trovarono rifugio nel Panama del dipendente della CIA Noriega, lo stesso anno il padrino dei contras del Nicaragua e autore del colpo di Stato contro Mossadegh, Vernon Walters, s’incontrava segretamente con il presidente colombiano Julio Turbay per lanciare la base militare top-secret statunitense sull’isola colombiana di San Andres. L’isola caraibica divenne subito importante per la rotta del narcotraffico di cocaina del cartello colombiano. Con l’avvio del NAFTA, il Messico di Salinas divenne il principale punto di transito della cocaina, dalla Colombia agli Stati Uniti. La prima fase del nuovo accordo di libero scambio delle Americhe venne attuata con il nome di Plan Colombia. Il Piano comprendeva una grande componente energetica, che aiutò i Quattro Cavalieri (Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell) a sfruttare le vaste imprese petrolifere e petrolchimiche in Colombia, detenendo il monopolio sulle risorse energetiche del Paese. Nel 1980 Shell acquistò le operazioni colombiane di Occidental Petroleum e Tenneco. Exxon Mobil possiede le grandi miniere di carbone del Paese, mentre BP Amoco recentemente vi ha scoperto enormi giacimenti di petrolio. [1]
Il Plan Colombia comprende anche una componente militare, camuffata da eradicazione della droga, ma che è in realtà una campagna controinsurrezionale contro i due potenti eserciti guerriglieri di sinistra che combattono la narco-oligarchia colombiana da oltre 40 anni. La sinistra colombiana entrò in clandestinità dopo l’assassinio del leader popolare Jorge Eliecer Gaitan, alla Conferenza Inter-Americana di Bogotà del 1948. Si formarono due eserciti guerriglieri, FARC-(Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e ELN (Esercito di Liberazione Nazionale). Entrambe storicamente attaccarono le installazioni dei Quattro cavalieri. Gasdotti dell’Occidental furono danneggiati, dirigenti di Chevron Texaco rapiti e impianti della BP Amoco distrutti. Le FARC guidare da Manuel Marulanda controllano una parte enorme del territorio nel sud-ovest della Colombia, vicino Popayan. L’ottanta per cento degli 1,3 miliardi di dollari del Plan Colombia riguarda l’acquisto di armi e l’assunzione di consiglieri militari. Più di 400 consiglieri statunitensi addestrano 12500 colombiani delle Forze Speciali in 34 basi militari statunitensi in Colombia. Dispositivi di spionaggio high-tech e radar furono inviati in Colombia, con 80 elicotteri Huey e Blackhawk. Il piano consente la guerra chimica contro i contadini colombiani con l’irrorazione aerea di glicerin-fosfato sulle colture di coca. L’irrorazione uccide il bestiame dei poveri contadini, molti dei quali soffrono di malattie sconosciute.[2] Mentre la propaganda statunitense dipinge i guerriglieri come narcotrafficanti, in realtà sono oligarchia e militari colombiani a dirigere saldamente il narcotraffico nel Paese. Multinazionali statunitensi, banche internazionali e CIA li aiutano.
4415708_d5ba27362e La maggior parte dei presidenti colombiani fu comprata dai cartelli della droga. Chi non veniva  comprato non rimaneva in carica per molto. Ciò fu il destino del presidente Verhilio Barco, che nei primi anni ’90, insieme ai suoi colleghi peruviano e boliviano, ebbe l’audacia di chiedere al presidente Bush d’impedire a Exxon, Chevron e RD/Shell d’inviare acetone etilico in Sud America, poiché queste sostanze chimiche sono usate nella produzione di cocaina. Il senatore Harry Reid (D-NV) invitò Bush a fare lo stesso. Bush si rifiutò e la presidenza Barco fu di breve durata e arrivò  un un leader colombiano più flessibile. Nel 1994 il nuovo presidente Ernesto Samper accettò 6 miliardi di dollari dal cartello di Cali per la sua campagna. Il suo manager era il colonnello Fernando Botero-Zea, in seguito divenuto suo segretario alla Difesa. Botero-Zea fu il contatto principale della CIA nelle Forze Armate colombiane. Ricevette finanziamenti dal Cartello di Cali che depositò in un conto bancario della Barclay a Bogotà. Botero-Zea ebbe anche conto corrente alla Barclay di New York, che l’US DEA indagò. Ma il colonnello aveva i contatti giusti. Il suo avvocato era Stuart Abrams, che impedì qualsiasi indagine significativa sull’Iran/Contra. [3] Buon amico di Samper, Jaime Michelson Uribe fondò il consorzio Grancolombia, un canale importante per il narcotraffico. Nel 1997 gli Stati Uniti de-certificarono la Colombia come partner affidabile nella guerra alla droga, mentre il presidente Clinton minacciò di bandire Samper dagli Stati Uniti. Samper rispose dicendo che non avrebbe più collaborato con gli Stati Uniti sulla droga. Inoltre, minacciò di diffondere la lista delle multinazionali statunitensi coinvolte nel narcotraffico colombiano. [4] Clinton fece rapidamente marcia indietro. Samper non menzionò più la lista.
Le mega-banche statunitensi vanno notate. Quando l’esecutivo della Chase Manhattan John Marcilla portò le prove del riciclaggio di narcocapitali nella controllata colombiana della Chase, Banco de Comercio, ai suoi capi di New York, fu licenziato. David Edwards ebbe la stessa risposta quando portò l’argomento ai suoi superiori della Citibank. I Quattro Cavalieri mostrarono gratitudine per il silenzio di Samper, pompando investimenti record in Colombia ed esortando Clinton a non imporre sanzioni al Paese. Chevron Texaco, BP Amoco, l’Occidental kuwaitiana, Bechtel e Halliburton di Lawrence Eagleburger delle Industries Dresser, guidarono la carica per arraffare le risorse colombiane. [5] Nel 1998, mentre Clinton era occupato a lodare il successore di Samper, Andres Pastrana, per i suoi sforzi nella guerra alla droga, il capo dell’aeronautica della Colombia fu costretto a dimettersi dopo che su un jet fu scoperto un carico di 600 chili di cocaina, quando atterrò a Ft. Lauderdale, in Florida, lo Stato del governatore Jeb Bush. Il generale non fu arrestato o multato né dal governo colombiano né dagli Stati Uniti. [6] Gli alleati degli Stati Uniti nella guerra alla droga nei vicino Venezuela pre-Chavez erano ugualmente corruttibili. Nel 1996 un gran giurì di Miami incriminò l’ex-capo di un’unità anti-droga sponsorizzata dalla CIA nel Paese, per contrabbando di 22 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Il generale Ramon Guillén guidava un’unità della Guardia Nazionale del Venezuela a Caracas, finanziata dalla CIA. I funzionari di polizia statunitensi dissero che la CIA approvava le spedizioni di Guillen. Il capo della stazione CIA in Venezuela fu costretto a dimettersi quando Guillen fu preso. Il capo della stazione DEA di Caracas, Annabelle Grimm, disse a 60 minutes che aveva respinto una richiesta della CIA d’inviare cocaina a Miami nell’ambito di una operazione per molestare il Cartello di Medellin del boss Pablo Escobar. Quando Grimm rifiutò, la CIA spedì comunque la coca. [7]
I militari colombiani dipendono dal narcotraffico, così come i paramilitari che gli oligarchi colombiani e i boss della droga utilizzano per attaccare la sinistra colombiana. I paramilitari di destra diffondo il loro terrorismo di Stato nell’ambito delle Unità di Autodifesa della Colombia, difatti, squadroni della morte il cui record di massacri di civili, sindacalisti e attivisti per i diritti umani è tra i peggiori al mondo. I maggiori signori della droga colombiani erano Pablo Escobar, Jorge e Fabio Ochoa, Gonzalo Rodriguez Gacha, Fidel Castano, Carlos Lehder e Victor Carranza, che collettivamente guidavano i cartelli di Medellin e Cali, i principali sponsor dei paramilitari della Columbia. I sicari furono addestrati da mercenari inglesi e israeliani, spesso torturando contadini nelle haciendas del cartello. [8] Carlos Lehder era un nazista dichiarato che creò il famigerato MAS (Morte ai rapitori), il più brutale degli squadroni della morte. Lehder era un socio di Robert Vesco. Fidel Castano è il principale finanziatore dei paramilitari di Cordoba. L’hacienda di Castano era un campo di addestramento dei terroristi che compivano spedizioni nella regione di Uraba di Pablo Escobar e Gonzalo Rodriguez Gacha, una campagna terroristica contro gli abitanti senza tetto della baraccopoli. Una campagna simile fu svolta a Cali dai paramilitari di Cali Linda (Bella Cali). I narco-paramilitari collaborano con la polizia colombiana e le unità militari. I paramilitari legati alle oligarchie della droga compirono i massacri di Trujillo e Cali. In entrambi i casi polizia locale e unità militari, così come l’élite dell’esercito, il battaglione del Palazzo Buga, furono coinvolti nelle atrocità. A Putamayo la polizia anti-narcotici controlla e protegge i paramilitari che commisero numerosi massacri. Nel 1995 il governo e i gruppi per i diritti umani colombiani pubblicarono un rapporto citando il colonnello dell’esercito Antonio Uruena quale capo dei paramilitari che uccisero più di 100 civili in casi legati alla droga, nel 1988-1991. [9]
eln_farcLe confessioni dell’ex-maggiore dell’esercito Oscar Echandia, a Puerto Boyaca nei primi anni ’80, illuminano il rapporto intimo tra i cartelli della cocaina, esercito colombiano e Big Oil. Echandia descrisse come ai paramilitari fu ordinato di uccidere i sostenitori del Partito Liberale centrista. Disse che l’alleanza tra paramilitari e narcotrafficanti fu costituita nel 1983-1984, citando l’insorgenza di strette relazioni tra Rodriguez Gacha e il colonnello Plazas Vega, comandante della Scuola di Cavalleria dell’Esercito. Questo quando Vernon Walters sistemava l’affare San Andres.  Echandia disse che mercenari inglesi e israeliani apparvero a Puerto Boyaca nel 1989 accompagnati da agenti segreti dell’F-2 e militari dell’esercito colombiani. Disse che il sostegno finanziario per l’addestramento dei paramilitari proveniva da ricchi allevatori e dai Quattro Cavalieri. [10] Con il Plan Colombia gli Stati Uniti riforniranno ampiamente di armi il corrotto esercito colombiano. Nel gennaio 2002, il presidente Andres Pastrana, forse sentendo che l’attuazione del Plan Colombia avrebbe dato alle sue truppe il tanto atteso vantaggio militare su FARC ed ELN, che misero in difficoltà l’esercito colombiano in numerose occasioni, annunciò un ultimatum di 48 ore alle FARC per evacuare la sua roccaforte nel sud-ovest della Colombia. Le FARC semplicemente si riposizionarono, aumentando le attività nelle principali città della Colombia, rapirono deputati di destra colombiani e tentarono di assassinare il candidato presidenziale Uribe, che prometteva di spazzare via i ribelli, se eletto. Il 7 agosto 2002, il duro Uribe giurò in una cerimonia sotto alta sicurezza a Bogotà, quando colpi di mortaio uccisero 14 persone. Con i ribelli all’attacco e il Plan Colombia che ingrana, la guerra totale in Colombia sembra inevitabile. Gettando benzina sul fuoco, nel 2007 i media colombiani scoprirono le prove che collegavano il governo Uribe ai paramilitari nello scandalo noto come Paragate.

U.S. President Barack Obama meets with Colombia's President Alvaro Uribe in the Oval Office at the White House in WashingtonNote:
[1] “A New Rush into Latin America”. New York Times. 4-11-93. Sec.3. p.1
[2] “The Geo-Strategy of Plan Colombia” Manuel Tamayo. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.40
[3] “US Has Obtained Barclay’s Records in Colombia Probe” Glenn Simpson Wall Street Journal. 2-26-96
[4] “Sampras Podria Frenar Programmes de Cooperacion”. AFP. Prensa Libre. Guatemala City. 3-8-97
[5] “Foreign Funds Buoy Foreign Leader”. Thomas T. Vogel Jr. Wall Street Journal. 8-20-96. p.A6
[6] Evening Edition. National Public Radio. 11-10-98
[7] “Former CIA Ally Faces Drug Charges”. Wall Street Journal. 11-22-96. p.A12
[8] Colombia: The Genocidal Democracy. Javier Giraldo S.J. Common Courage Press. Monroe. 1996. p.88
[9] “Troops in Panama Aim for Drug Runners”. Douglas Farah. Washington Post. 2-15-95
[10] Giraldo. p.90

Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra tedesca contro Brasile 2014

Itaia Muxaic de Ricart, analista-ricercatore, San Juan/Puerto Rico, novembre 2013 – O Cafezinho

rosa_luxemburg125_enI brasiliani hanno il diritto di risolvere i propri problemi nazionali senza interferenze o interventi di USA, Gran Bretagna o Germania! Nel 2014 gli avversari geopolitici del Brasile di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania intendono aumentare la loro campagna permanente per destabilizzare il Brasile e por termine al suo ruolo internazionale “indipendente”. Nel 2014 in Brasile si terranno le elezioni nazionali e si ospiterà il Campionato mondiale di Calcio. Già nel 2013, gli avversari del Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, hanno approfittato delle rivendicazioni sociali e politiche di alcuni brasiliani e incoraggiato “improvvise” proteste sincronizzate con le eliminatorie  del campionato di calcio nel 2013. Negli Stati Uniti esistono interessi geopolitici, strategici ed economici nel “frenare” il Brasile. La Gran Bretagna ha interessi geostrategici: un milione di chilometri quadrati di zona economica marittima inglese intorno le sue basi nel Sud Atlantico, che si estendono dai tropici all’Antartico, tra Sud America e Africa. Anche se la Germania non ha alcuna ragione strategica per intervenire contro il Brasile, tuttavia il ministero degli Esteri della Germania (le ambasciate), l’agenzia d’intelligence BND legata alla CIA, le sue forze armate nella NATO, la propaganda TV e dell’agenzia “Deutsche Welle“, e i partiti-fondazioni tedeschi, in particolare la Konrad Adenauer Foundation, ricevono ‘istruzioni’ geopolitiche dall’ambasciata statunitense a Berlino, anche se i cancellieri della Germania fanno finta di avere un completo controllo. Centinaia di ONG tedesche intervengono in Brasile, anche se finanziate principalmente dal governo federale della Germania, molte di tali ONG, come la Heinrich Boell Foundation del Partito dei Verdi e quella del cosiddetto Partito della Sinistra Rosa Luxemburg Foundation, si “ispirano” alle ONG globaliste di Londra. In totale contrasto con l’industria della Germania però, con 1600 filiali in Brasile, oggettivamente contraria alle operazioni geopolitiche tedesche contro il Brasile, che favoriscono solo i concorrenti industriali e agricoli statunitensi.
L’analisi che segue si concentrerà solo su una delle centinaia di ONG tedesche attive contro il Brasile: la Fondazione Rosa Luxemburg, una “false flag” gestita da opportunistici ex-“burocrati” del governo tedesco-orientale ora divenuti utili opportunisti. E’ il “think tank” del Die Linke Partei (Partito della Sinistra) finanziato dal governo federale tedesco, che usa tacitamente la “minaccia rossa” per giustificare la propaganda di destra contro il “socialismo”. La Fondazione Rosa Luxemburg (di seguito “Rosalux”) ha un ruolo di primo piano nelle operazioni tedesche di “falsa ultra-sinistra” per destabilizzare il Brasile. “Rosalux” è stata fondata nel 2000 in Germania “per l’educazione politica e l’analisi sociale” secondo le teorie di Rosa Luxemburg. Il nome “fondazione” è un inganno perché “Rosalux” (come le altre “fondazioni” dei partiti tedeschi) è solo un'”associazione” controllata dai suoi legali 100 “membri” ed è finanziata dal governo federale della Germania, che ha versato a “Rosalux” nel 2011 quasi 40 milioni di dollari, di cui 2 milioni dedicati alle “attività estere”, come la Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo, Brasile, Fundacion Rosa Luxemburg a Quito, Ecuador e Fondazione Rosa Luxemburg a New York, USA. “Rosalux” è la continuazione di un “think tank” post-1989 del PDS, il successore del partito “leader” dell’ex-Germania democratica SED. Nel 2007 il PDS ha cambiato nome in Linke Partei (Partito della Sinistra) e assorbì il piccolo partito tedesco-occidentale “WASG”. Il Linke Partei ha 60000 membri: ex-funzionari e polizipotti di frontiera tedesco-orientali. Notizie della stampa tedesca affermano che Ruth Kampa, una dei leader di Linke Partei sia stata un’informatrice della STASI a livello internazionale. Nel 2013 Linke Partei ebbe solo l’8,3% dei voti nazionali tedeschi, in calo dall’11% essendo colluso nella “privatizzazione” di 65000 appartamenti sociali GSW di Berlino vendendoli a Goldman-Sachs e altri “investitori” di Wall Street, che alla fine trassero un profitto di oltre 800 milioni di dollari! L’attuale presidente della “Rosa Luxemburg Stiftung” di Berlino è Dagmar Enkelmann, prima del 1989 accademico del “Comitato Centrale dell’Accademia per le Scienze Sociali” della Germania democratica.
image001La Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo è stata fondata nel 2003: i suoi metodi: 1) la penetrazione dei dipartimenti di scienze sociali delle università del Brasile fornendo una piattaforma all'”ego” degli accademici di ultra-sinistra (maoista), che a loro volta influenzano la loro “scienza sociale”, i cui studenti a loro volta formano “gruppi di resistenza”. 2) Collegarsi con i partiti di ultra-sinistra PSOL, PSTU, PCB che ricevono circa l’1,3% dei voti nazionali. 3) Compromettere i principali partiti di sinistra della coalizione del governo di centro-sinistra, i loro think tank e sindacati. 4) Finanziare gli organizzatori radicali della “resistenza” e dei gruppi indigeni, trascinandoli nella propaganda per l’Europa. 5) Campagne di propaganda in Europa contro il Brasile. L’agente geopolitico (“Bueroleiter“) di “Rosalux” a San Paolo, tra il 2007 e il 20012, era Kathrin Buhl che divenne prima del 1989 specialista dell’America Latina nelle operazioni estere della Germania democratica. Dopo il 1989 è stata la leader della sola ONG successa alle organizzazioni ufficiali della Germania democratica, ereditando 20 milioni di dollari di fondi della Germania democratica investiti nell’ONG Bruecken Nord-Sued per la quale Kathrin Buhl era principale funzionaria dal 1994 fino a quando fu inviata dalla “Rosalux” come agente politico in Brasile, nel 2007. Nel 2009 Kathrin Buhl pubblicò un compendio degli accademici di ultra-sinistra brasiliani contro l”imperialismo del Brasile’, in particolare le imprese semi-statali parzialmente di proprietà dei fondi pensione dei dipendenti pubblici. Titolo: “Le imprese transnazionali brasiliane nell’America Latina: un dibattito necessario”. Ma il 24 dicembre 2012, Kathrin Buhl morì improvvisamente all’età di 51 anni, per cause ignote a Sao Paulo! (“Janis Joplin”, il suo soprannome tra i gruppi di “resistenza” per via delle somiglianze evidenti, fu elogiata come “donatrice” generosa e incondizionata di fondi, non appariva affatto come un “apparatchik” del blocco sovietico!) “Rosalux” a Berlino nominò subito Gerhard Dilger (54) nuovo “Bueroleiter” (agente geopolitico) a Sao Paulo. Si descrive come “scrittore e maestro”, ma sembra un agente politico e propagandista anti-Brasile delle “ONG falsa bandiera”. Presumibilmente è austriaco, ma molto poco si sa di lui fino al suo arrivo in Colombia nel 1992, dove rimase fino al 1999, “lavorando da giornalista”. Nel 1997-1998 fu inviato da El Tiempo (Bogotà) come corrispondente in Germania: El Tiempo era di proprietà degli oligarchi Santos (Juan Manuel Santos, ministro della Difesa e Francisco Santos Vicepresidente della Colombia nel 2003-2010). Dopo il 1999, Gerhrad Dilger appare in Brasile e risiedette nel 2002-2012 a Porto Alegre, apparentemente “corrispondente” di “Tageszeitung“, un quotidiano dell’ambiente “ultraverde-sinistra liberale” di proprietà di una cooperativa di lettori. Dalla lontana, ma geopoliticamente “interessante” Porto Alegre, Gerhard Dilger invase i media di sinistra, verdi e “neocon-cattolici” di Germania e Austria con una propaganda frenetica contro i presidenti della sinistra nazionalista di Sud America: Dilma Rousseff in Brasile, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador, Hugo Chavez in Venezuela, contro i loro progetti di sviluppo nazionali, contro ogni sviluppo e agricoltura commerciale in Sud America. Gerhard Dilger viaggiò per conto della Chiesa cattolica in Argentina nel 2011, in Ecuador nel 2008 per sostenere “l’uomo della Germania del posto” Alberto Acosta e la sua “falsa ultra-sinistra” contro il Presidente Correa. Gerhard Dilger, propagandista ossessionato da Hugo Chavez, si recò in Venezuela nel 2010 per sostenere il politico della “falsa ultra-sinistra” M. Lopez Maya contro il Presidente Chavez. Nel settembre 2013 Gerhrad Dilger avviò la sua campagna anti-Brasile negli Stati Uniti, in un evento organizzato dalla Fondazione Rosa Luxemburg di New York, che dal 2012 infiltra la sinistra e i movimenti di protesta statunitensi per “farne” dei bersagli della propaganda neocon, quali “influenzati dai comunisti della Germania dell’Est”. Gerhard Dilger si portò dal Brasile gli organizzatori della protesta Eloisa C. Varela, Cosme Felippsen, Joanna Barras e Samuel A. Queiroz S., spacciato nel 2010 dal British Council quale “giovane futuro leader”. (Gerhard Dilger fu negli anni ’80 alla Concordia Institute, di Benmidji, Minnesota, USA). Nei vent’anni in cui Gerhard Dilger riferiva all’Europa del Sud America non ha mai parlato della BND della Germania, affiliata alla CIA (fondata dopo il 1945 dal 45_dilgergenerale nazista R. Gehlen). La BND è attiva in America Latina dai primi anni ’60. Gerhard Dilger menziona contatti con la GTZ, “impresa privata” del governo tedesco nella “cooperazione tecnica”. Gerhard Dilger a Sao Paulo sembra orchestri le operazioni di “Rosalux” contro Brasile 2014, come appare nel documento “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″, insieme a Christian Russau di Berlino, coordinatore in Germania della campagna permanente anti-Brasile. Christian Russau, (senza la “o”) ha studiato le teorie di Hannah Arendt alla Freie Universitaet di Berlino fino al 1995, e agisce da organizzatore generale in Germania della campagna permanente di destabilizzazione del Brasile, l’asse della campagna sono: 1. Il Linke Partei e la sua Rosa Luxemburg Foundation (in Brasile Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo). 2. Gruene (Partito Verde) e la sua Fondazione Heinrich Boell (in Brasile Fundaçao Heinrich Boell di  Rio), 3. I vescovi neocon della Chiesa cattolica in Germania che, per scopi geopolitici, dirigono la CIMI in Brasile quale “teologia della liberazione”, manovrando sul governo di centro-sinistra. 4. Kooperation Brasilien, un ombrello di ONG manipolato dagli accademici tedeschi interventisti geopolitici e alcuni espatriati brasiliani. La conferenza per la strategia di ‘destabilizzazione di Brasile 2014′ si tenne a Berlino il 31.10.2013, preso la Rosa Luxemburg Stiftung di Berlino, con Christian Russau organizzatore in Germania dell’operazione anti-Brasile; Claudia Favaro, architetta e organizzatrice presunta anarchica del Brasile; Carlos Vainer, sociologo di ultra-sinistra del Partito PSOL del Brasile (Vainer era a Colonia, in Germania, il 29/10/2013 facendo scena gridando a un accademico tedesco che aveva difeso il governo di centro-sinistra del Brasile: “appartiene a Dilma”)!; Felipe Bley Follia un giurista brasiliano che collabora con “Rosalux”.
lutzi-2L’agente di contatto tra i gruppi di “resistenza” a Rio de Janeiro e “Rosalux” di Berlino è la tedesca Lucie Matting coinvolta già nel 2012 nei preparativi per le “proteste” del giugno 2013 in Brasile.  Nel 1999 Lucie Matting aveva pubblicato in Germania “Grenztruppen der Deutschen Demokratischen Republik“, un memoriale nostalgico dei 45000 paramilitari delle guardie di frontiera della Germania democratica nel 1961-1989. Fredricke Strack a Rio quale “consulente” per  “organizzare” la prostituzione, legale in Brasile e Germania ma soggetta a restrizioni che nelle sue campagne vuole cambiare in entrambe le nazioni: Fredericke Strack è contraria ai controlli governativi sui bordelli quali aziende private e promuove il “marchio di qualità della prostituta”, sostenuta da una ONG della California con donatori aziendali degli USA. Ha partecipato a una conferenza del fondo George Soros a New York: le ONG degli USA hanno donatori dai grandi nomi di Wall Street, interessati all’influenza geopolitica per sovvertire i movimenti nazionalisti di sinistra! Altri collaboratori di “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″: Martin Ling, che si batte contro ogni sviluppo su “Neues Deutschland“, il quotidiano del “Linke Partei”, Thomas Fatheuer, ex-agente politico e Dawid Danilo Bartlet, l’agente politico attuale della Fundaçao Heinrich Boell di Rio de Janeiro (Partito dei Verdi tedesco), Malte Daniljuk, coeditore del blog “amerika21.de” che con il pretesto della “solidarietà”, incoraggia interventisti e avventurieri contro i governi di centro-sinistra “indipendenti” in America Latina per il fatto che non sarebbero “veri socialisti”, ma “deviazionisti” che collaborano con i capitalisti distruggendo l’ambiente e minacciando le comunità indigene e contadine. (I terroristi della RAF tedesca Lutz Taufer, Eva Haule e Christian Klar sono ora gli analisti sull'”America Latina” di “amerika21.de”: Lutz Taufer è stato graziato nel 1996 in Germania da due ergastoli, poi giunse in Brasile ad organizzare i gruppi di “resistenza” nelle favelas di Rio, nel 1999-2011!), Florian Warweg, un carrierista delle ONG “consulente” di Heike Haensel, ex-teologo, ora specialista parlamentare per l’America Latina del Partito della Sinistra tedesca. Claudia Fix, un'”attivista” professionista dell’ONG tedesca. Gli articoli del documento sono scritti da Julio Delmanto, un radicale di Sao Paulo che si batte per la legalizzazione delle droghe in Brasile. La sua tesi ha per titolo: “La ricerca del rapporto tra droga e partiti e movimenti della sinistra in Brasile”. Ridicolizza i maggiori partiti della sinistra del Brasile,  PT e PCdoB come “patetici” (che hanno in totale 2,5 milioni di aderenti). C’è anche un’intervista di Lucie Matting a Carlos Vainer, e un’intervista di Gilka Resende a Marcelo Freixo (deputato locale di Rio dell’ultra-sinistra PSOL). Gilka Resende “organizza proteste” a Rio. Altre parti sono ri-pubblicazioni di relazioni dei gruppi di protesta locali organizzati su scala nazionale come Comites Populares da Copa e Articulaçao Nacisonal dos Comites Populares.
Importante: i nomi degli attivisti locali in Brasile, le cui posizioni personali sono state ri-pubblicate nel documento della “Rosalux” (“Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9“) e i loro gruppi locali non  sono qui menzionati perché i brasiliani hanno il diritto di esprimere le loro opinioni e richieste. Ma i “partner” degli “oppositori” in America Latina dovrebbero essere denunciati internazionalmente!

manifs-brc3a9sil2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intelligence USA terrorizza il Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/05/2014

logo_daiDopo la vittoria del successore di Hugo Chavez, Nicolas Maduro, nelle elezioni presidenziali del 2013, la CIA per rovesciarlo ha cercato di utilizzare una versione modernizzata dello scenario cileno. Quarant’anni fa, tale scenario funzionò: nel settembre 1973 il governo di Salvador Allende fu letteralmente distrutto. Una dittatura fascista repressiva s’impose in Cile per molti anni, e i sostenitori di Allende ne furono le vittime. Decine di migliaia di cileni passarono nei centri di tortura e campi di concentramento. Molti furono costretti ad emigrare, ma anche all’estero non si sentirono al sicuro. La polizia segreta di Pinochet braccò le figure più importanti della resistenza e utilizzò veleno ed esplosivi per eliminarle. In Venezuela lo scenario cileno non ha funzionato. I cospiratori, seguendo le istruzioni dei loro sorveglianti della CIA, previdero di provocare un malcontento di massa. Hanno provato di tutto: scarsità artificiale dei generi di prima necessità, sabotaggio dei mezzi pubblici, attacchi contro agenzie governative, e barricate sulle autostrade nelle strade delle aree residenziali. Ovunque sulle città, come segnale di allarmante instabilità, incombeva il fumo nero dei pneumatici in fiamme (un’eco eloquente di Majdan a Kiev)… Tutto ciò sincronizzato e ben organizzato. Nicolas Maduro e il governo bolivariano resistettero da subito. Il presidente Obama, che ha subito sconfitte su quasi tutti i fronti della lotta per l’egemonia degli Stati Uniti, ha autorizzato l’inasprimento delle operazioni per influenzare il regime bolivariano…
Nella città di San Cristobal, Venezuela, fu arrestato il cittadino statunitense T. M. Leininger. Aveva  ferito gravemente un venezuelano che sospettava di lavorare per le agenzie di sicurezza bolivariane; cercò di nascondersi, ma fu arrestato dalla polizia. Quando l’appartamento di Leininger fu perquisito, venne trovato un nascondiglio con armi da fuoco: tre fucili (uno con un mirino telescopico e un silenziatore), due pistole, una consistente scorta di munizioni e diversi abiti mimetici. Lo statunitense è sospettato di aver pianificato atti terroristici. L’indagine è attualmente in corso, e chiarisce l’uso di tali armi da parte dei gruppi dell’opposizione radicale.
La direzione della CIA ha avviato una campagna mediatica in difesa dell’agente arrestato. Presumibilmente sarebbe giunto in Venezuela per motivi umanitari; portando cibo ai parenti poveri. Dice che Leininger per natura non sia incline a violenze e rischi, per non parlare dell’uso di armi. Se qualcosa del genere è accaduto, è solo perché Leininger “non sta completamente bene ed ha manie di persecuzione”. Quest’ultima teoria, presumibilmente ideata dalla madre, è destinata a spiegare perché sono state trovate armi in suo possesso. Si dice che negli ultimi tempi le agenzie di sicurezza venezuelane abbiano arrestato almeno 60 stranieri armati e di regola nelle regioni del Paese considerate dalla CIA promettenti per la creazione di tensioni. Secondo gli investigatori, la CIA recluta terroristi da tutto il mondo per il Venezuela. Le agenzie di sicurezza venezuelane hanno ricevuto informazioni sulle attività delle stazioni della CIA in Colombia, Honduras, Messico, Panama e molti altri Paesi, per il trasferimento “controllato” di combattenti dei cartelli della droga in Venezuela. E’ sufficiente ricordare che alcune delle barricate, al culmine dei moti più intensi dell’opposizione radicale, erano controllate da narcotrafficanti colombiani ricercati dall’Interpol. Le fotografie dei criminali tra i militanti dell’opposizione venezuelana furono diffuse su Internet. Tuttavia, in tali situazioni gli agenti della CIA hanno l’immunità, nonostante l’autorità dell’Interpol e il diritto internazionale. In quasi tutte le grandi città del Venezuela, compresa la capitale, spari furono sentiti spesso durante le manifestazioni antigovernative. La maggior parte delle vittime erano cittadini comuni. Nella prima fase delle operazioni terroristiche per rovesciare il regime, i mercenari della CIA hanno volutamente e costantemente scelto le vittime su entrambi i lati della barricata (proprio come a Kiev). Il loro obiettivo era esacerbare il confronto tra sostenitori del governo e l’opposizione. Nella pratica dell’intelligence statunitense, “le statistiche del massacro” sono un aspetto importante della guerra di sabotaggio contro il Paese da destabilizzare… Nella propaganda della CIA, la seguente tesi prevale: la tendenza all’aumento delle morti violente è la prova del caos e dell’incapacità del governo venezuelano nel normalizzare la situazione e tenere sotto controllo i criminali. I venezuelani sono particolarmente indignati dall’uccisione di artisti e stelle delle serie televisive.
Ad aprile e ai primi di maggio le statistiche degli attacchi contro funzionari e dirigenti del partito PSUV e ufficiali delle forze dell’ordine aumentarono bruscamente. Armi da fuoco furono usate in quasi tutti tali casi. Il ministro degli Interni venezuelano Miguel Rodriguez Torres dichiarò che la nuova fase delle operazioni di sabotaggio della CIA si concentrava sugli “omicidi mirati”. E la morte violenta degli obiettivi scelti avrà ripercussioni politiche massime: “Senza dubbio, cercano di attuare un piano segreto per destabilizzare il Paese e rovesciare il Presidente Nicolas Maduro e il governo. Per questo motivo i nemici fanno ricorso agli omicidi mirati”. Tra le vittime il prominente politico bolivariano Eliezer Otaiza. Nei primi anni dell’amministrazione Chavez diresse la DISIP, il servizio di controspionaggio (ora Sebin). Otaiza, che non aveva guardie di sicurezza, è stato assalito da paramilitari su una strada deserta, torturato e poi ucciso con colpi alla schiena. Secondo il parere di alcuni analisti latino-americani, Otaiza aveva segretamente organizzato gruppi di resistenza in Venezuela in caso di aggressione armata dagli Stati Uniti. Diversi ufficiali del controspionaggio militare (DIM) nei vari Stati del Paese sono stati obiettivi di “sparatorie selettive”. Gli agenti del DIM identificano e neutralizzano gli agenti nemici nelle unità militari e proteggono dal sabotaggio i siti strategicamente importanti del Paese. Grazie all’efficienza del DIM, un gruppo di generali dell’aeronautica che progettava una rivolta armata contro il governo, è stato recentemente scoperto. I generali furono addestrati negli Stati Uniti, e dopo la vittoria della rivoluzione bolivariana ebbero legami segreti con i dipendenti dell’ufficio dell’addetto militare dell’ambasciata statunitense a Caracas. Il DIM ricevette dagli ufficiali più giovani i segnali sulla cospirazione dei generali. Tentativi furono fatti per reclutarli nelle attività antigovernative, tra cui organizzare la fuga del pilota di un aereo russo. La contromisure della sicurezza bolivariana contro cospiratori e terroristi guidati dalla CIA diventano gradualmente sempre più efficaci. Gli agenti del Sebin poterono identificare la leadership della congiura, registrare il contenuto delle conversazioni tra i cospiratori venezuelani e i loro sorveglianti della CIA, e accertare i canali per l’importazione di armi ed esplosivi nel Paese e le fonti dei finanziamenti. In alcuni computer portatili sequestrati furono trovate le liste di chavisti da eliminare. Il Sebin ha eliminato la tendopoli dell’opposizione a Caracas che, secondo i piani della CIA, doveva trasformarsi nella Majdan venezuelana. Durante l’operazione, grandi quantità di denaro, armi, bombe molotov e droghe furono trovate nelle tende.
Un grande successo del Sebin è stata l’operazione che ha smascherato una dipendente dello staff  del Presidente Maduro collegata alla stazione CIA. Passava informazioni riservate sulle attività e i movimenti del presidente e del suo entourage all’ambasciata degli Stati Uniti attraverso un parente. Secondo gli scienziati politici venezuelani, la CIA avrebbe potuto usare questi dati per preparare un attentato contro Nicolas Maduro.

sebin12sepLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le otto famiglie della manipolazione del petrolio

Dean Henderson 13 maggio 2014
Saudi ArabiaDopo la seconda guerra mondiale, durante cui il presidente della Royal Dutch Shell Sir Henry Deterding sostenne i nazisti, mentre Exxon e Texaco collaborarono con i nazisti del cartello IG Farben, i Quattro Cavalieri rivolsero l’attenzione al Medio Oriente. C’è il cartello sotto nomi come Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company e Aramco. Con la nascita dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) come cartello dei produttori, le aziende escogitarono modi sempre più sofisticati per ridurre la capacità di contrattazione collettiva dell’OPEC. Governi nazionalisti furono destabilizzati, screditati e rovesciati dalla CIA per volere di Big Oil. Henry Kissinger creò l’International Energy Agency (IEA), che i francesi chiamano macchina da guerra. La politica dei Due Pilastri di Nixon e il Consiglio di Cooperazione del Golfo di Reagan (GCC) furono tentativi di dividere l’OPEC tra ricche nazioni bancarie e povere nazioni industriali, con i sauditi che giocano il ruolo di chiave di volta produttivo in entrambi i sistemi. Come il petroliere George Perk una volta commentò il rapporto tra i Quattro Cavalieri e i sauditi, “I mercati del petrolio non sono liberi. I funzionari della compagnia petrolifera corrompono i funzionari dell’Arabia Saudita. Ma solo per controllare il mercato“.
Dopo la guerra del Golfo re Hussein di Giordania commentò il ruolo saudita nel ridurre il potere contrattuale dell’Opec, “A livello base, il vecchio risentimento sommerso della maggior parte degli arabi verso i sauditi, uscì oramai dalla bottiglia. Subiamo il fatto che comprano tutto, tecnologia,  protezione, idee, persone, rispettabilità… i popoli arabi dicono che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono indistinguibili, e da ciò concludono che i sauditi  appoggiano Israele. I sauditi se ne vergognano?” L’OPEC emerse con l’embargo del 1973 volto ad adottare quelle soluzioni regionali che ne diminuissero la dipendenza dall’occidente per le valute forti necessarie per operare nell’economia globale. Il vertice arabo del 1972 a Khartum, Sudan, che pose fine alla prima guerra tra Nord e Sud Yemen, invitò i ricchi sceiccati del Golfo a dirottare i petrodollari dai buoni occidentali ai programmi di sviluppo delle nazioni povere. I falchi dell’industrializzazione dell’OPEC formarono il fronte della fermezza di Iraq, Libia, Algeria, Yemen del Sud, OLP e Siria. L’OPEC emanò una dichiarazione solenne che chiedeva un più giusto ed equo nuovo ordine economico internazionale. Ciò portò alla Conferenza sulla cooperazione economica internazionale di Parigi, dove 19 Paesi in via di sviluppo del G-77 s’incontrarono con i loro omologhi del G-7 per discutere la creazione di un ambito economico globale più giusto. La leader dell’OPEC, l’Algeria, guidò il blocco politico della conferenza di solidarietà del Movimento dei Non Allineati Sud, che auspicava che la ricchezza petrolifera dell’OPEC si riversasse sulle nazioni in via di sviluppo, invece che nel riciclaggio dei petrodollari nelle mega-banche internazionali di proprietà delle otto famiglie. Oltre a tale balzo, l’influente e fastidioso Movimento dei Paesi Non Allineati non voleva avere niente a che fare con il confronto tra occidente e blocco sovietico. Ma l’IEA di Kissinger si presentò alla conferenza di Parigi chiedendo di concentrarsi esclusivamente sull’energia, senza collegarsi alla più ampia questione dell’ingiustizia economica globale. L’AIE era dominata dai banchieri internazionali, che preferivano puntare sul pagamento degli interessi sui pessimi prestiti all’America Latina finanziati dai petrodollari dell’OPEC che aiutare i poveri del mondo. I banchieri rastrellarono tale vasto pool di valute nelle casseforti occidentali, finanziando l’espansionismo militare degli Stati Uniti e le operazioni segrete della CIA per proteggere i Quattro Cavalieri e creare altre varie multinazionali estrattrici di risorse. Il fronte della fermezza s’incontrò a Damasco nel 1979 per tracciare la strategia per contrastare gli accordi di pace di Camp David tra Israele ed Egitto, che sauditi e statunitensi supportarono saldamente. I falchi dei prezzi sapevano che Israele serviva gli interessi dei Quattro Cavalieri nella regione. Temevano l’ulteriore divisione dell’OPEC se fosse stato sottoscritto tal primo trattato di pace arabo-israeliano. Ma gli Stati Uniti offrirono all’Egitto massicci aiuti militari e gli accordi furono firmati dopo l’intenso sforzo statunitense guidato dall’ex dirigente della Bechtel Philip Habib. Gli accordi, assieme alla creazione reaganiana del CCG (Arabia Saudita, Quwayt, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar e Oman) nel 1981, raggiunsero gli obiettivi della macchina da guerra di Kissinger. L’anno successivo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) venne lanciato ufficialmente. Inondato di petrodollari riciclati del GCC, il FMI legittimò e continuò il sequestro delle risorse patrimoniali mondiali da parte delle otto famiglie. Nacque lo standard internazionale petrolifero.
Il FMI è l’agenzia di raccolta e polizia dei banchieri internazionali rappresentati da Kissinger. Kissinger detiene le sue carte più importanti nella vasta tenuta di Pocantico Hills della famiglia Rockefeller, nello Stato di New York. Su pressione del FMI, i Paesi in via di sviluppo presero in prestito i petrodollari riciclati del CCG con il 15-20% di tasso d’interesse dalle banche delle otto famiglie, aprendo le loro economie alle multinazionali di proprietà di queste stesse banche. Peggio, usurparono la ricchezza petrolifera dell’OPEC. che il G-77 prevedeva di utilizzare per lo sviluppo del Terzo Mondo. Ora i banchieri ebbero l’audacia di prestare questi petrodollari al Sud, per i quali gli sceicchi del GCC ebbero il 6% dei buoni del Tesoro degli Stati Uniti, a tassi d’interesse esorbitanti, gettando le nazioni povere nel ciclo del debito infinito. Una volta che le nazioni non potevano rimborsare, subirono il sequestro dei beni. I negoziati del 1995 sulla “crisi del debito” messicano, portarono la Citigroup, diretta dall’ASARCO dei Rockefeller, a prendere il controllo della società cementiera statale messicana e all’acquisizione delle ferrovie statali da parte della Burlington Northern (ora BNSF). La maggior parte dei prestiti usurai costituivano le operazioni esentasse delle multinazionali o finivano nelle tasche delle élite di questi Paesi, poi spogliate del denaro da vassalli controllati dall’intelligence occidentale come la BCCI. I lavoratori del Terzo Mondo subiscono poi la responsabilità di ripagare il debito sul denaro che non hanno mai nemmeno ricevuto. L’ex-presidente venezuelano Carlos Andres Perez definì tale pratica ingannevole del FMI “totalitarismo economico”. Nel 2001, quando il governo argentino fu costretto al default sui 132 miliardi di dollari “dovuti” ai banchieri, e il FMI annullò un pacchetto di salvataggio quando l’Argentina si rifiutò di accettarne le condizioni draconiane, il ministro delle Finanze del Paese, Domingo Cavallo, chiamò il FMI “vampiro internazionale”. [264] Cavallo fu dimesso, come fecero in successione i quattro presidenti che si rifiutarono di giocare al gioco truccato del FMI. Sotto la guida coraggiosa dell’attuale presidentessa Cristina Fernández de Kirchner, gli argentini sono ancora in arretrato con il FMI.
OPEC-Logo-5Un più recente trucco dei Quattro cavalieri è stato aumentare la produzione di petrolio nei Paesi non-OPEC. Nel 1990 Exxon Mobil ottenne il 29% del suo greggio per gli USA dall’Angola, il 16% dall’Oman e il 16% dalla Colombia. RD/Shell acquistò il 19% del suo petrolio per gli USA dal Messico e il 17% dallo Yemen. Chevron Texaco ebbe il 26% del proprio deposito negli Stati Uniti dal Messico. Nessuna di queste nazioni è membro dell’OPEC. [265] Un recente studio dell’American Petroleum Institute ha dichiarato che la crescita della produzione non-OPEC, dal 1980, ha eroso il mercato influenzato dall’OPEC. Nel 1984, le scoperte petrolifere nel Mare del Nord di Norvegia e Gran Bretagna indebolirono ulteriormente il potere contrattuale dei falchi dell’industrializzazione dell’OPEC. Norvegia e Gran Bretagna divennero esportatrici nette di greggio, utilizzando tale leva per abbassare i prezzi mondiali del petrolio. Le nazioni OPEC Venezuela, Iraq, Indonesia e Nigeria sono particolarmente dipendenti dai prezzi alti del greggio dato che il petrolio occupa una grande percentuale delle loro esportazioni. In Indonesia due presidenti furono estromessi dal 1999 per la svalutazione della rupia, spingendo la quarta nazione più popolosa del mondo nei disordini civili e nella crisi economica prolungata. Un articolo del 28 dicembre 1998 su Business Week, dettagliava gli enormi giacimenti e gli impianti petrolchimici della Mobil nella travagliata regione di Aceh, nel Nord Sumatra. Le truppe indonesiane del presidente Suharto, che la CIA installò dopo il colpo di Stato del 1964 guidato da John Hull, rovesciando il governo nazionalista di Sukarno e massacrando i manifestanti accanto a tali strutture della Mobil. Fu un momento di continuità storica. Nel 1882 la tribù degli Aceh attaccò la sede di RD/Shell nella stessa regione. Il governo coloniale olandese schiacciò la ribellione in modo altrettanto brutale. L’Indonesia divenne un caso economico disperato quando un consorzio di banche statunitensi, guidato da Citibank, iniziò il dumping monetario con il generale Ibnu Sutowo, il braccio destro di Suharto che controllava i cordoni della borsa della Pertamina, la compagnia petrolifera di Stato. Sutowo sperperò il bottino con palazzi, una flotta di aeromobili, una catena di alberghi e una Rolls Royce bianca. La Banca centrale indonesiana fu tenuta all’oscuro sull’ammontare dei suoi conti. Nel 1974 Sutowo volò a Göteborg, in Svezia, dove battezzò la nuova superpetroliera Ibnu accanto all’amico e agente della CIA Itzak Rappaport. Poi giocò a golf con Arnold Palmer, Gary Player e Sam Snead. I prestiti della Pertamina superavano i 6 miliardi di dollari. Inoltre, le tangenti prese da decine di ufficiali dell’aeronautica indonesiana negli anni ’70, per assicurare i contratti della Lockheed Martin, passavano attraverso numerosi conti correnti a Singapore conosciuti come Fondo per vedove e orfani. [266] L’Indonesia è ancora gravata da quel debito oggi. A consigliare il governo su questioni finanziarie sono Lazard Freres, Kuhn Loeb e Warburg, un gruppo che si chiamata la Triade. Consigliano anche i governi di Congo, Gabon, Sri Lanka, Panama e Turchia.
In Venezuela l’Exxon Creole Petroleum fu fondata dalla CIA, con cui condivide gli uffici. [267] Exxon è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande per gli interessi petroliferi della Creole. Anche se il Paese è un importante fornitore di greggio degli Stati Uniti, il suo bolivar fu fortemente svalutato. La frustrazione pubblica culminò nell’elezione del presidente populista Hugo Chavez, critico dei Quattro Cavalieri e obiettivo di un continuo sforzo di destabilizzazione della CIA. Nel 2002 l’élite benestante del Paese indisse uno sciopero generale che spinse Chavez a dimettersi temporaneamente. Il luogotenente della Rockefeller e insider della Royal Bank of Canada Gustavo Cisneros era esattamente al centro di tale capriccio oligarchico. Nello stesso anno i ricos attaccarono ancora Chavez, che si rifiutò di cedere. Nel 2007 Chavez chiese una maggiore percentuale dalle entrate di Big Oil per il popolo venezuelano. Exxon Mobil e Conoco Philips si rifiutarono e furono costrette a lasciare il Paese.
In Nigeria Royal Dutch/Shell e Chevron Texaco dominano l’industria petrolifera, dove si produce il greggio di riferimento Bonny Light utilizzato nei carburanti per l’aviazione e altri prodotti di alta qualità. Le recenti violenze politiche hanno ucciso oltre 10000 persone. Le operazioni di Big Oil nel Delta nigeriano sono l’epicentro delle violenze. Il 10 novembre 1995 il drammaturgo nigeriano Ken Saro-Wiwa e altri otto leader della protesta furono impiccati dalla giunta militare del generale Sani Abacha, un altro dei pupazzi dei Quattro Cavalieri che hanno governato il Paese. Il regime di Abacha aveva dato il via libera alla Shell per la perforazione delle terre tribali Ogoni, causando le proteste di mezzo milione di ogoni che accusarono la Shell di aver gravemente inquinato la loro terra e la loro acqua. La famiglia di Saro-Wiwa citò in giudizio la Shell per concorso nella sua morte, ottenendo l’attenzione internazionale. L’azione legale accusava la Shell di omicidio colposo, torture, esecuzioni sommarie, arresti e detenzioni arbitrarie. Il fratello di Saro-Wiwa, un attore, dichiarò: “Questo è il classico caso dei metodi utilizzati dalle multinazionali contro chi li sfida. Portare la Shell in tribunale è uno dei tanti metodi di lotta nonviolenta contro il ruolo dell’azienda nel degrado ambientale e dei diritti umani degli ogoni“. [268] Solo un mese dopo le impiccagioni, la Shell provocatoriamente annunciò l’intenzione di imbarcarsi in un progetto da 3,8 miliardi di dollari sul gas naturale in Nigeria, in tandem con la giunta nigeriana, la francese Total e l’italiana Agip. I nigeriani erano indignati. Il 4 marzo 1997 i manifestanti presero prigionieri 127 dipendenti della Shell, bruciarono e saccheggiarono le stazioni di servizio della Shell e occuparono le sue piattaforme petrolifere. La Shell fu costretta a ridurre la produzione in Nigeria e passò sotto un maggiore controllo dei gruppi per i diritti umani nel mondo. [269] Nel luglio 2002 un gruppo di donne nigeriane prese in ostaggio dei dipendenti della Chevron Texaco e ne occupò le strutture. Il giorno dopo la sede di Lagos della società fu colpita da un blitz. La rivolta contro Big Oil in Nigeria continua.
Questi tre casi di atrocità dei Quattro Cavalieri presso nazioni dell’OPEC forniscono un altro motivo, per cui le aziende passano a fonti non-OPEC. Semplicemente non sono più benvenute. Nel 1972 l’OPEC produsse l’84,8% del petrolio al di fuori di Stati Uniti, URSS, Europa dell’Est e Cina. A partire dal 1991, l’OPEC ha fornito solo il 60,9% delle importazioni di petrolio degli Stati Uniti, la maggior parte proveniente dai Paesi del GCC Arabia Saudita, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti. Nel 1989, il 18% era saudita. [270] La compiacenza del GCC nella sovrapproduzione di greggio per mantenerne i prezzi bassi per le operazioni dei Quattro Cavalieri, è la chiave che divide l’OPEC. I sauditi giocano il ruolo chiave di swing producer, con la capacità di 10 milioni di barili al giorno dell’Aramco e 261 miliardi di barili di riserve petrolifere. Il litorale sud-ovest del GCC sul Golfo Persico detiene il 42% del petrolio mondiale. E ‘ideale topograficamente per il trasporto a buon mercato del greggio verso le strutture costiere di stoccaggio e raffinazione, e per il carico sulle petroliere. Il giacimento gigante di Burgan in Quwayt è a soli cinque chilometri dal Golfo. Il greggio passa attraverso una pipeline costruita dalla Bechtel da Burgan ad un deposito di stoccaggio su un crinale che domina il golfo di al-Ahmadi. Da lì il petrolio fluisce nelle petroliere in attesa nel porto. [271] Nel 1978 il costo del pompaggio e trasporto di un barile di greggio del Golfo Persico era meno di un centesimo. [272] Fu il lavoro economico nel Golfo Persico che spinse Big Oil a chiudere i pozzi in Texas e Louisiana e a spostarsi nel Golfo. Le quote di produzione nazionali limitano la produzione delle compagnie petrolifere indipendenti. Gli indipendenti non hanno il capitale o i legami politici per divenire globali. Nel 1956-1974 la redditività del petrolio straniero raddoppiò mentre quella del greggio nazionale rimase la stessa. [273] Big Oil importa anche manodopera a basso costo nei Paesi del GCC da luoghi come Bangladesh, Filippine, Yemen e Pakistan. Alcuni indipendenti più grandi sono andati all’estero, ma furono relegati, insieme alle compagnie petrolifere governative del Terzo Mondo, nei compiti più rischiosi dell’esplorazione e della produzione petrolifera. Nel frattempo, i Quattro Cavalieri cavalcano nei verdi pascoli più a valle.

Exxon-mobil-te-Rotterdam-Background[264] BBC World News. November 2001.
[265] “Scorecards on the Oil Giants”. Susan Caminiti. Fortune. 9-10-90. p.45
[266] Spooks: The Haunting of America-the Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company, Inc. New York. 1978. p.443
[267] Ibid. p.433
[268] “Shell Sued Over Nigerian Hangings”. AP. Missoulian. 11-9-96. p.A-6
[269] BBC World News. 3-24-97
[270] “Energy Blues and Oil”. Brian Tokar. Z Magazine. January 1991. p.14
[271] Oil, Industrialization and Development in the Gulf States. Atif Kubursi. Croom Helm. Kent, UK. 1984. p.24
[272] “A Reporter at Large: The World’s Resources: Parts I-III”. Richard Barnet. The New Yorker. p.26
[273] Tokar. p.22

Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dal BRICS al BRICAS: Brasile, India e Sudafrica vogliono l’Argentina nel BRICS

Gustavo Romero Santos La Economia online 6 maggio 2014
9402_cfkBrasile, India e Sud Africa vogliono che l’Argentina aderisca ai BRICS, un gruppo che comprende anche Russia e Cina, secondo l’ambasciatore indiano a Buenos Aires, Amarenda Khatua, in un’intervista con il locale quotidiano Clarin. L’ambasciatore Khatua ritiene che entrambi i Paesi abbiano un enorme potenziale di sviluppo delle reciproche relazioni. L’ambasciatore ha anche rivelato che New Delhi lavora per organizzare una visita in Argentina del nuovo Primo Ministro dell’India, dopo il vertice BRICS a Fortaleza, in Brasile, in programma per il 15 luglio. Il Ministero degli Esteri della Cina ha confermato che il Presidente Xi Jinping si recherà in visita a Buenos Aires il 19 luglio. L’India attualmente deve eleggere un nuovo parlamento e il primo ministro, fase iniziata il 7 aprile e che continuerà fino al 12 maggio per via della vastità del Paese e degli 815 milioni di elettori registrati. Il 16 maggio, il nuovo primo ministro sarà noto.
Con l’Argentina abbiamo un enorme potenziale per le nostre relazioni, ma entrambi i Paesi hanno molto da lavorare“, ha detto l’ambasciatore Khatua, confermando l’interesse di Brasile e Sud Africa all’adesione dell’Argentina al gruppo dei Paesi BRICS. Il commercio bilaterale nel 2013 è aumentato del 30% rispetto al 2012, a 1840 milioni di USD, con un saldo favorevole per l’Argentina per via dell’esportazione di olio di soia. A quanto pare quando si sono ridotti gli acquisti di olio di soia e farina di soia dalla Cina, l’India è intervenuta. Questo Paese asiatico fornisce principalmente ricambi d’auto e prodotti chimici.
L’ultima visita di un primo ministro indiano risale al 1995, quando Narashimha Rao giunse a Buenos Aires. Ma la Presidentessa Cristina Fernández s’è recata in India nel 2009 per aprire un capitolo di intense reciproche visite ministeriali. A quanto pare uno dei candidati alla presidenza dell’Argentina 2015, il governatore della provincia di Buenos Aires Daniel Scioli e sua moglie Karina programmano un viaggio in India il prossimo settembre.

K_8Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 348 follower