L’economia statunitense non sta morendo, è già morta

Reseau International 2 giugno 2014

article-2463136-18C85CC200000578-266_634x359Sembra che siamo fuori dalla crisi (o si stia per esserlo, non si sa). Sono passati alcuni anni da quando gli esperti parlano di crisi, sue origini e conseguenze, ecc. Armati di numeri, curve e diagrammi, spiegano i pro e i contro e ci forniscono le loro conclusioni accorgendoci subito che figure, curve e diagrammi non hanno importanza, dato che le loro conclusioni ne riflettono solo l’ideologia. Ma ci sono alcuni semplici dati che ci permettono di vedere cosa succede, senza essere  degli esperti. Gli Stati Uniti, Alfa e Omega del mondo capitalista, Paese da cui la crisi proviene e dove ci viene detto scomparirà, furono edificati il secolo scorso sul consumo divenendone il simbolo. La società statunitense (e in parte europea) ha creato il consumatore fine a se stesso, in modo che tutto il sistema vi si basi. Quando il consumo va, tutto va. E viceversa. La settimana scorsa abbiamo preso un articolo di Charles Sannat che annunciava un calo del PIL dell’1%. Non si sa nulla del modo con cui calcolano tali dati, ma quando si arriva a formalizzare tale declino, come l’aumento della disoccupazione o altre notizie spiacevoli, allora sono state utilizzate tutte le variabili d’aggiustamento e sono state effettuate tutte le manipolazioni possibili. Gli Stati Uniti quindi rientrano ufficialmente in recessione. Data l’esistenza delle variabili e manipolazioni di cui abbiamo parlato, significa solo che sono già state usurate e non funzionano più, e che il Paese o è in recessione da tempo, o non è mai uscito dalla crisi. Sembra che sia il secondo caso. Il consumatore statunitense può essere giudicato dal consumo di carburante in un Paese dove l’auto è più che un simbolo, è una necessità. In 15 anni, il consumo di carburante è sceso del 75%, soprattutto dal giugno 2003, con una accelerazione dall’agosto 2007.

Conso-Essence

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Mentre i cittadini statunitensi riducono drasticamente il loro stile di vita, l’industria petrolifera persiste. Come? Esportando l’invenduto. Mentre lottava per soddisfare la domanda fino al 2007 (ancora il 2007), eccola tutto ad un tratto, senza aumentare la produzione, avviare l’esportazione massiccia moltiplicando i dati per 3, secondo l’US Energy Information Administration (EIA).

Export-PP

WTTEXUS2wPerché l’allarme, dato che la produzione non è interessata? Certamente è ferma ma funziona perfettamente. Solo che i salari continuano a ridursi. Dopo una salita costante fino alla fine degli anni ’90, la curva iniziava bruscamente ad inabissarsi, accelerando intorno al 2007 (ancora).

civpart_feb13I dati sulla velocità della circolazione del denaro della FED di St. Louis, vero indicatore della salute dell’economia statunitense, confermano tale realtà tanto che le curve si sovrappongono.

velocityfeb2014m2v_max_630_378Se gli Stati Uniti gradualmente cambiano il loro stile di vita [1] adattandosi alle realtà che la propaganda ufficiale non può cancellare, i produttori cercano anche di adattarsi per continuare come prima, come se nulla sia accaduto. E adattarsi, per loro significa adattare tutti. Guerre di rapina qua e là, embarghi, accelerazione della colonizzazione dell’Europa e del dominio del mondo possono essere così spiegati, in parte. Tali cifre sono note a tutti i produttori statunitensi che semplicemente non possono aspettare, pigramente, che il disastro che gli piova sulla testa. Il loro gioco è quello che vediamo oggi. Non si tratta più solo del desiderio egemonico, ma di un programma di salvataggio su vasta scala, guidato dall’angoscia esistenziale di far uscire gli USA dall’emergenza. Due soluzioni si presentano al mondo: aiutare gli USA ad uscire, che allo stato attuale delle cose sembra impossibile, o aiutarli a morire dolcemente tramite cure palliative. Per non morire con essi, l’Europa farebbe bene ora ad amputarsi dai poveri USA, e un team chirurgico è pronto al caso.

Appunto
[1] Link che illustra abbastanza bene l’argomento con dati della crisi subita dagli USA: Occupy Corporatism

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dal BRICS al BRICAS: Brasile, India e Sudafrica vogliono l’Argentina nel BRICS

Gustavo Romero Santos La Economia online 6 maggio 2014
9402_cfkBrasile, India e Sud Africa vogliono che l’Argentina aderisca ai BRICS, un gruppo che comprende anche Russia e Cina, secondo l’ambasciatore indiano a Buenos Aires, Amarenda Khatua, in un’intervista con il locale quotidiano Clarin. L’ambasciatore Khatua ritiene che entrambi i Paesi abbiano un enorme potenziale di sviluppo delle reciproche relazioni. L’ambasciatore ha anche rivelato che New Delhi lavora per organizzare una visita in Argentina del nuovo Primo Ministro dell’India, dopo il vertice BRICS a Fortaleza, in Brasile, in programma per il 15 luglio. Il Ministero degli Esteri della Cina ha confermato che il Presidente Xi Jinping si recherà in visita a Buenos Aires il 19 luglio. L’India attualmente deve eleggere un nuovo parlamento e il primo ministro, fase iniziata il 7 aprile e che continuerà fino al 12 maggio per via della vastità del Paese e degli 815 milioni di elettori registrati. Il 16 maggio, il nuovo primo ministro sarà noto.
Con l’Argentina abbiamo un enorme potenziale per le nostre relazioni, ma entrambi i Paesi hanno molto da lavorare“, ha detto l’ambasciatore Khatua, confermando l’interesse di Brasile e Sud Africa all’adesione dell’Argentina al gruppo dei Paesi BRICS. Il commercio bilaterale nel 2013 è aumentato del 30% rispetto al 2012, a 1840 milioni di USD, con un saldo favorevole per l’Argentina per via dell’esportazione di olio di soia. A quanto pare quando si sono ridotti gli acquisti di olio di soia e farina di soia dalla Cina, l’India è intervenuta. Questo Paese asiatico fornisce principalmente ricambi d’auto e prodotti chimici.
L’ultima visita di un primo ministro indiano risale al 1995, quando Narashimha Rao giunse a Buenos Aires. Ma la Presidentessa Cristina Fernández s’è recata in India nel 2009 per aprire un capitolo di intense reciproche visite ministeriali. A quanto pare uno dei candidati alla presidenza dell’Argentina 2015, il governatore della provincia di Buenos Aires Daniel Scioli e sua moglie Karina programmano un viaggio in India il prossimo settembre.

K_8Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agenti della destabilizzazione in Venezuela: la sporca mano del National Endowment for Democracy

Eva Golinger Global Research, 26 aprile 2014

imagesLe proteste antigovernative in Venezuela volte al cambio di regime sono guidate da diverse persone e organizzazioni strettamente legate al governo degli Stati Uniti. Leopoldo Lopez e Maria Corina Machado, due dei capi pubblici dietro le violente proteste iniziate a febbraio, hanno una lunga storia da collaborazionisti e agenti di Washington. Il National Endowment for Democracy (NED) e l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) hanno inviato diversi milioni di dollari in finanziamenti ai partiti di Lopez, Primero Justicia e Voluntad Popular, e all’ONG Sumate e alle campagne elettorali di Machado. Queste agenzie di Washington hanno inviato più di 14 milioni di dollari ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra il 2013 e il 2014, anche finanziamenti per le campagne politiche nel 2013 e le proteste antigovernative in corso nel 2014. Tale finanziamento da parte del governo degli Stati Uniti ai gruppi anti-Chavez in Venezuela, continua dal 2001, quando milioni di dollari furono dati alle organizzazioni della cosiddetta “società civile” per attuare il colpo di Stato contro il Presidente Chavez nell’aprile del 2002. Dopo il loro fallimento, l’USAID aprì un Ufficio per le Iniziative per la Transizione (OTI) a Caracas, insieme alla NED, iniettando più di 100 milioni dollari negli sforzi per minare il governo Chavez e rafforzare l’opposizione nei successivi otto anni. All’inizio del 2011, dopo essere stato pubblicamente denunciato per le gravi violazioni del diritto e della sovranità venezuelana, l’OTI ha chiuso i battenti in Venezuela e le sue operazioni furono trasferite agli uffici dell’USAID negli Stati Uniti. Il flusso di denaro ai gruppi antigovernativi non si è fermato, nonostante la promulgazione da parte dell’Assemblea Nazionale del Venezuela della Legge sulla sovranità politica e l’auto-determinazione nazionale alla fine del 2010, che vieta totalmente finanziamenti esteri ai gruppi politici del Paese. Le agenzie degli Stati Uniti e i gruppi venezuelani che ricevono i soldi continuano a violare la legge impunemente. Nelle spese per le operazioni estere dell’amministrazione Obama dal 2012, 5-6 milioni di dollari sono stati inclusi per finanziare i gruppi di opposizione in Venezuela attraverso l’USAID.
Il NED, una “fondazione” creata dal Congresso nel 1983 sostanzialmente per svolgere apertamente il lavoro della CIA, è uno dei principali finanziatori della destabilizzazione in Venezuela, contro l’amministrazione Chavez e ora contro il Presidente Maduro. Secondo il rapporto annuale 2013 del NED, l’agenzia ha inviato più di 2,3 milioni dollari a gruppi e programmi dell’opposizione venezuelana. Di tale cifra, 1,787 milioni di dollari andarono direttamente ai gruppi antigovernativi, mentre altri 590mila dollari furono distribuiti alle organizzazioni regionali che lavorano e sono finanziate dall’opposizione venezuelana. Più di 300mila dollari andarono agli sforzi per allevare una nuova generazione di giovani capi dell’opposizione al governo Maduro. Uno dei gruppi finanziati dal NED per lavorare specificatamente con i giovani è FORMA, un’organizzazione guidata da Cesar Bricenho, legato al banchiere venezuelano Oscar Garcia Mendoza. Garcia Mendoza gestisce il Banco Venezolano de Credito, una banca che filtra il flusso di dollari da NED e USAID ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra cui Sumate, CEDICE, Sin Mordaza, Observatorio Venezolano de Prisiones e FORMA, tra gli altri. Un’altra parte significativa dei fondi del NED in Venezuela, nel 2013-2014, è andata a gruppi e iniziative che operano nei media e gestiscono la campagna per screditare il governo del Presidente Maduro. Alcune delle organizzazioni mediatiche più attive che si oppongono apertamente a Maduro e ricevono fondi dal NED sono Espacio Publico, Instituto Prensa y Sociedad (IPYS), Sin Mordaza e GALI. L’anno precedente, una guerra mediatica senza precedenti è stata condotta direttamente contro il governo venezuelano e il Presidente Maduro, intensificatasi con le proteste degli ultimi mesi.
In diretta violazione della legge venezuelana, il NED ha anche finanziato la coalizione d’opposizione Democratic Unity Table (MUD), tramite l‘International Republican Institute (IRI) statunitense, con 100mila dollari per “condividere le lezioni apprese con (i gruppi antigovernativi) in Nicaragua, Argentina e Bolivia… e consentire l’adattamento dell’esperienza venezuelana in questi Paesi“. Su tale iniziativa, la relazione annuale 2013 del NED afferma esplicitamente il suo obiettivo: “Sviluppare la capacità degli attori politici e della società civile di Nicaragua, Argentina e Bolivia a lavorare alle agende nazionali nei rispettivi Paesi utilizzando le lezioni apprese e le prassi riuscite delle controparti venezuelane. L’Istituto faciliterà lo scambio di esperienze tra la Democratic Unity Table venezuelana e le controparti di Bolivia, Nicaragua e Argentina. L’IRI riunirà questi attori in una serie di attività conformi permettendo l’adattamento dell’esperienza venezuelana in tali Paesi“. L’IRI ha contribuito a costruire i partiti d’opposizione di destra Primero Justicia e Voluntad Popular, e ha collaborato con la coalizione antigovernativa in Venezuela da prima del colpo di Stato contro Chavez del 2002. In realtà, il presidente dell’IRI dell’epoca, George Folsom, salutò apertamente il colpo di Stato e celebrò il ruolo dell’IRI in un comunicato stampa affermando: “L’Istituto ha fatto da ponte tra i partiti del Paese e tutti i gruppi della società civile, aiutando i venezuelani a forgiare una nuova democrazia futura…” Un dettagliato rapporto pubblicato dall’Istituto Spagnolo FRIDE, nel 2010, indica che le agenzie internazionali che finanziano l’opposizione venezuelana violano le leggi sul controllo della valuta inviando i loro dollari ai destinatari. Viene confermato nella relazione del FRIDE anche il fatto che la maggior parte delle agenzie internazionali, con l’eccezione della Commissione Europea, inviano valute estere cambiate sul mercato nero, in chiara violazione della legge venezuelana. In alcuni casi, secondo le analisi del FRIDE, le agenzie hanno aperto conti bancari all’estero per i gruppi venezuelani o importano contanti. L’ambasciata statunitense a Caracas userebbe anche la valigia diplomatica per importare grandi quantità di dollari e di euro nel Paese per  consegnarli illegalmente ai gruppi antigovernativi in Venezuela.
Ciò che è chiaro è che il governo degli Stati Uniti continua ad alimentare gli sforzi per destabilizzare il Venezuela, in chiara violazione della legge. Misure giuridiche ed esecutive forti  saranno necessarie per garantire la sovranità e la difesa della democrazia del Venezuela.

otpor02Eva Golinger è autrice de Il Codice Chavez. Può essere raggiunta sul suo blog.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

El Salvador diventerà un altro Venezuela?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 27 marzo 2014 131968399_11nIspirati dalle proteste antigovernative appoggiate dagli USA in Venezuela, gli oligarchi di El Salvador si preparano alla stessa strategia. Se i risultati elettorali non sono a suo vantaggio, l’opposizione venezuelana filo-USA si rifiuta di riconoscere l’esito delle elezioni del Venezuela. Ora tocca anche ad El Salvador. Gli oligarchi di destra del Partito Repubblicano Nazionale (ARENA) usano lo stesso copione degli oligarchi venezuelani. I capi di ARENA si rifiutano di riconoscere di aver perso le elezioni presidenziali del 2014 e che il Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí (FMLN) di sinistra ha vinto. Prima che tutte le schede elettorali venissero anche contate, ARENA accusava l’FMLN di frode sostenendo che le elezioni erano state truccate. Il candidato presidenziale di ARENA, Norman Quijano Noel González, promise che ARENA “non permetterà che questa vittoria ci venga rubata come in Venezuela” degli oppositori dei chavisti. Facendo eco al capo dell’opposizione venezuelana Henrique Capriles e al cosiddetta Movimento Unito Democratico (MUD), ARENA disse di “prepararsi alla guerra“. Per un po’ molti temettero che El Salvador, Paese profondamente polarizzato, ritornasse alla guerra civile. ARENA esortava l’esercito salvadoregno a rovesciare il governo e a permettere al suo candidato d’assumere la presidenza. Alla fine ARENA fu costretto ad ammettere la sconfitta e a riconoscere il vicepresidente del Salvador Sánchez Cerén e Oscar Ortiz, rispettivamente presidente e vicepresidente eletti. Sánchez ha battuto il candidato di ARENA, Norman Quijano, con il 0,22 per cento secondo il Tribunale Supremo Elettorale di El Salvador. Aveva ottenuto il 50,11 per cento dei voti, mentre Quijano il 49,89 per cento. Ho avuto il vantaggio di essere presente in El Salvador da osservatore internazionale per monitorare le elezioni. Ho potuto vedere il processo da vicino e osservare come entrambe le parti si sono comportate. Ho monitorato le elezioni presidenziali del 2 febbraio 2014; il voto a febbraio divenne il primo turno delle elezioni presidenziali, perché Sánchez e Ortíz ebbero il 48,93 per cento del voto. Dovevano averne il 50 per cento per vincere le elezioni senza un secondo turno. Il secondo turno hanno avuto luogo il 9 marzo. Tatticamente ARENA aveva cercato di annullare il maggior numero di voti possibile durante il primo turno. Un esempio è il caso delle schede dall’estero che ARENA annullò su basi tecniciste; molti elettori salvadoregni inviarono le schede elettorali del secondo turno invece di quelle del primo turno. Nonostante il fatto che la scelta elettorale degli elettori all’estero fosse chiara, ARENA fece sì che le loro schede elettorali fossero annullate per il loro voto di preferenza all’FMLN. È interessante notare che ARENA perse le elezioni presidenziali del 2009, anche se frodò. Gli ex-osservatori elettorali affermarono come i sindaci salvadoregni di ARENA concedessero falsi tesserini di riconoscimento salvadoregni a cittadini stranieri introdotti in El Salvador su autobus di altri Paesi dell’America centrale.

I gringos non hanno perso tutta la loro influenza
Il governo degli Stati Uniti aveva sostenuto ARENA alle elezioni presidenziali del 2004 e del 2009. Prima di questo, durante la guerra civile negli anni ’80, il governo USA sosteneva gli oligarchi salvadoregni al potere in un continuum di regimi non democratici. Washington intervenne direttamente in El Salvador e il Pentagono combatté in nome degli oligarchi. Il governo degli Stati Uniti, tuttavia, non approvava pubblicamente ARENA questa volta. Il silenzio di Washington durante la campagna elettorale del 2014 era sospetta e ne parlai con vari funzionari del Salvador e politici dell’FMLN. Mentre mi stavo preparando per le elezioni a San Salvador, fui informato dai colleghi del contingente canadese che William G. Walker, diplomatico di carriera ed ex-ambasciatore USA in El Salvador nel 1988-1992, aveva scritto un simpatico editoriale sul New York Times intitolato “Non si tema la sinistra in El Salvador“. L’articolo di Walker di gennaio 2014 era un messaggio pre-elettorale ai politici e funzionari della cosiddetta cintura di Washington, secondo cui non vi era alcuna necessità di allarmarsi per la vittoria dell’FMLN. “Il rullo di tamburi è iniziato questo mese, quando Elliott Abrams, che curò la politica dell’America Centrale dell’amministrazione Reagan durante la guerra civile in El Salvador, ha avvertito sul Washington Post dei pericoli della “vittoria elettorale del vicepresidente salvadoregno Sánchez, come pretende il NYT“. Altri conservatori fecero eco. L’implicita minaccia era che se i salvadoregni fanno la scelta sbagliata, gli USA ridurranno gli aiuti”, ha scritto l’ex diplomatico, parlando della linea che Abrams e una sezione della classe dirigente degli Stati Uniti avevano adottato. Walker, però, rompe con Elliott Abrams così: “Dal 1985 al 1988 ho lavorato a stretto contatto con Abrams al dipartimento di Stato. Rispetto la sua onestà, ma credo che sbagli in questo caso“. E’ necessaria una pausa. Chiedo scusa: Elliott Abrams, onesto? Questi è lo stesso superneocon propagandista della fondazione Progetto per un Nuovo Secolo Americano e pianificatore della conquista del mondo, esempio di disonestà in tutta la sua carriera. È uno dei mascalzoni della cabala di Bush II, che mentì spudoratamente al mondo sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq per giustificare l’invasione anglo-statunitense di Baghdad nel 2003. Su Libia e Siria sostenne sempre la guerra. È un sostenitore impenitente del militarismo e dell’imperialismo guerrafondaio contro l’Iran, e per anni ha utilizzato il dubbio discorso di Benjamin Netanyahu che falsamente sostiene che Teheran sia vicina alla bomba nucleare. Ora vuole che Stati Uniti e NATO affrontino la Russia sulla crisi in Ucraina. Walker stesso è tutt’altro che un santo. Appena ho sentito che Walker ha preso tale posizione, mi sono preoccupato. Dopo tutto fu il funzionario statunitense che collaborò strettamente con l’esercito salvadoregno e con gli squadroni della morte in San Salvador nella repressione contro la maggioranza della popolazione e ogni forma di dissenso. Walker fu inviato in El Salvador da Washington, per la sua esperienza con milizie e squadroni della morte. Non solo tale funzionario statunitense era coinvolto nell’organizzazione delle squadre della morte, ma coordinò l’intervento militare statunitense in El Salvador, mentre il vicesegretario di Stato dell’amministrazione Reagan forniva un fondamentale sostegno (assieme alla disgraziato tenente colonnello Oliver North) all’insurrezione dei narcos dei Contra della CIA nel vicino Nicaragua. Tutto ciò suona familiare? Dovrebbe. Per coloro che non lo sanno, le attività di Walker in Nicaragua portarono allo scandalo Iran-Contra, dove il pubblico statunitense scoprì le guerre sporche del loro governo, coinvolto nel narcotraffico e nel traffico di armi internazionale per mezzo di gente come Elliott Abram e i suoi amici, che apertamente disobbedirono all’emendamento Boland che proibiva al governo degli Stati Uniti di continuare a finanziare il rovesciamento del governo nicaraguense tramite la contro-rivoluzione. I membri del dipartimento di Stato degli Stati Uniti “sostennero che i Contras erano coinvolti nel traffico di droga“, secondo un rapporto del 1989 del Comitato di Kerry, dal nome, avete indovinato, del bugiardo giramondo sconclusionato John Kerry. Anche i loro amici d’Israele furono coinvolti nell’invio di armi in America Centrale.

Cercando un accordo con Washington
A causa del coinvolgimento nel contrabbando di armi, traffico di stupefacenti e squadre della morte, Walker ebbe finalmente un posto di lavoro nella provincia serba secessionista del Kosovo, dove le milizie dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) erano coinvolte nel contrabbando di armi e nel traffico di stupefacenti, poi fu promosso a capo della Missione di Verifica in Kosovo (KVM) dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Walker sul suo articolo per il NYT prosegue: “Vado spesso in El Salvador per affari. Ho visto cos’è il Paese e cos’è il FMLN, sono cambiati nei 22 anni dalla fine della guerra nel 1992. Chi diffonde paura è rimasto nel passato“. L’inferno non congelerà. La posizione di Walker sul FMLN ha una spiegazione razionale rassicurando i funzionari degli Stati Uniti in merito a una vittoria del FMLN. I gringos hanno ancora ampio controllo. Vittoria del FMLN o meno, il FMLN ha lavorato per un accomodamento con Washington. La maggior parte delle esportazioni e delle importazioni di El Salvador sono con gli Stati Uniti. A parte il commercio, l’economia salvadoregna è fortemente dipendente dalle rimesse dei salvadoregni che lavorano negli Stati Uniti. Le rimesse rappresentano il 17 per cento del prodotto interno lordo (PIL) di El Salvador. Washington ha anche una leva sulla sovranità fiscale di El Salvador. Grazie ad ARENA, il dollaro USA è la valuta ufficiale. Poi c’è la struttura neoliberista dell’economia salvadoregna. A questo proposito il FMLN è stato criticato. Ci sono ex-membri del FMLN che accusano le alte sfere di compromettere la piattaforma della guerra civile.

Il neoliberismo garantito dagli “amici di Mauricio Funes” o dal FMLN?
Uno dei critici radicali del FMLN è il sociologo James Petras. Il sociologo marxista ha interpretato l’accordo di pace che ha portato l’FMLN alla politica elettorale, trasformandolo da movimento di guerriglia in partito politico, come un arretramento ideologico. “Quando iniziarono i negoziati, il FMLN cedette sulla richiesta di smantellare i militari, espropriare i principali interessi commerciali, bancari, finanziari e minerari, di una ‘commissione per la verità’ che ‘esaminasse’ i crimini di guerra: la strage di oltre 75000 civili“, dice Petras. Per Petras e molti altri, è chiaro che gli accordi di pace di Chapultepec tra le forze del Fronte Farabundo Martí di Liberazione del Popolo (FPL), divenuto FMLN, e gli oligarchi salvadoregni permisero l’amnistia a degli infami criminali responsabili dell’assassinio di intere famiglie e villaggi. Anche se è stata una scelta dolorosa, ci sono chiare spiegazioni da parte del FPL/FMLN secondo cui il perdono era una decisione strategica. Per molti leali al FMLN, l’amnistia agli squadroni della morte appoggiati dagli USA, di cui molti sono ora membri e sostenitori di ARENA, fu visto come un modo per porre fine alle violenze che attanagliavano l’America Centrale. Una ex-guerrigliera del FPL mi ha detto che nulla poteva riportarle il marito accoltellato alla testa 60 volte con uno scalpello da ghiaccio e poi smembrato; vedendo sempre morte e distruzione, sente che il perdono è il modo migliore per ricostruire il Paese e la società. Nonostante ciò, esistono contraddizioni in El Salvador. La corruzione è ancora un problema strutturale. Petras ha ragione sul pragmatismo del FMLN e l’abbraccio del neoliberismo di un segmento della sua leadership. Sono in corso dibattiti pratici ed ideologici nel FMLN su tali temi. Si deve ricordare che ci fu una guerra civile grottesca che ha creato problemi mentre parallelamente crescevano i problemi socioeconomici. Tutto ciò ha segnato la società salvadoregna. Inoltre, l’FMLN ha assunto le redini del governo in un Paese già profondamente radicato nell’orbita di Washington e nel paradigma neoliberista. Questo è il motivo per cui il FMLN si muove con cautela. Perciò i leader del FMLN hanno deciso di presentare il politico indipendente Mauricio Funes quale loro candidato alla presidenza nel 2009. Funes non è un membro del FMLN, come spesso è erroneamente ritenuto fuori dall’America Latina.
Dopo che l’FMLN vinse le elezioni presidenziali del 2009, il gabinetto di El Salvador fu diviso tra Funes e l’FMLN e il Vicepresidente Sánchez fu costretto a dire pubblicamente che l’FMLN non poteva mantenere tutte le sue promesse elettorali. Funes e i suoi consiglieri (chiamati gli amici di Mauricio Funes) controllavano le questioni strategiche, economiche e la segreteria per le riforme politiche, mentre il FMLN settori come sanità, istruzione e sicurezza. In tale quadro, l’FMLN non poté attuare riforme economiche, ristrutturazione politica e cambi strategici che la maggior parte dei suoi sostenitori voleva. Damian Alegría (José Mauricio Rivera), attualmente deputato supplente del FMLN nell’Assemblea legislativa del Salvador e ex-leader guerrigliero del FPL, mi ha detto in diverse occasioni che il presidente Funes e i suoi consiglieri impedirono il riconoscimento diplomatico della Repubblica popolare cinese. Questo fu possibile solo per l’accordo che l’FMLN  aveva con i sostenitori di Funes. Il FMLN cammina sul filo del rasoio, motivo per cui come partito di governo deve agire da trapezista. Il risultato è che l’FMLN ha introdotto la pianificazione pubblica nel sistema neoliberista. I funzionari del FMLN hanno creato servizi pubblici e infrastrutture essenziali in El Salvador. Allo stesso tempo, però, il FMLN cerca di non antagonizzarsi con USA, capitale straniero e oligarchi salvadoregni. Così il FMLN è ostaggio della cappa che ha ereditato. Se il FMLN si oppone a Stati Uniti, imprese straniere e oligarchi, la sua leadership teme che l’economia possa collassare e la guerra civile essere riavviata da ARENA. Le maquiladoras di proprietà straniera che solitamente sfruttano i lavoratori del settore dell’abbigliamento, sono ancora aperte. Ora però ci sono servizi medici gratuiti e i bambini in età scolare ricevono latte (con il programma sulla “tazza di latte”) e scarpe. I salari sono aumentati anche per gli insegnanti e in generale tutto il settore pubblico. Cliniche pubbliche mobili gratuite diagnosticano i pazienti e distribuiscono farmaci senza alcun costo per gli utenti.

Oligarchi e Monsanto contro FMLN
Non si sottovaluta l’importanza delle critiche contro il FMLN, ma si compiono grandi passi avanti.  Certo, questi balzi non sono ciò che molti ex-guerriglieri del FPL e sostenitori del FMLN vogliono. Anche se i cambiamenti in El Salvador con l’FMLN non vanno abbastanza lontano nella ristrutturazione del Paese, devono essere riconosciuti. Quando il FMLN fu eletto al governo, esistevano numerosi monopoli privati illeciti e quasi tutte le infrastrutture statali erano state privatizzate da ARENA. Le leggi sui monopoli furono decisi da ARENA per proteggere gli interessi  degli oligarchi. Era illegale e impossibile acquistare farmaci se non da Alfredo Cristiani, l’oligarca di ARENA ed ex-presidente di El Salvador. Cristiani usò il suo monopolio privato sui farmaci per tartassare i salvadoregni e vendere impunemente farmaci scaduti. Tramite il monopolio legalizzato da ARENA, il corrotto Cristiani fece lo stesso con i fertilizzanti costosi e i pesticidi chimici mortali della Monsanto ed altri prodotti. Il professor Adrian Bergmann, norvegese nominato dalla squadra di transizione del presidente Funes nel 2009, mi ha detto che la criminalità organizzata in El Salvador ruotava intorno ad Alfredo Cristiani. Nonostante ciò, ARENA accusa il FMLN per il crimine in El Salvador. Certuni in El Salvador lo dimenticano o fingono di non saperne nulla. Durante il focus group con studenti universitari appare chiaro che la presa degli oligarchi di ARENA sui media è un motivo serio. Una lezione che dovrebbe auspicare la diversificazione delle fonti d’informazione: altra questione.

political-map-of-El-SalvadoQuesto articolo è stato originariamente pubblicato da Russia Today il 26 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia sempre più visibile sulle coste caraibiche

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/03/2014

FidelPutin2La Russia intende assumere un ruolo più attivo sulla scena internazionale, anche nell’emisfero occidentale. Paesi di base della Russia nella regione sono Cuba e Nicaragua. Fin dai tempi dell’Unione Sovietica, i rapporti con questi Paesi furono considerati da Washington una minaccia da “neutralizzare” con qualsiasi mezzo. Dopo il crollo dell’URSS, molte ambasciate, missioni commerciali e uffici stampa russi in America Latina furono chiusi e centinaia di specialisti dell’America Latina rimasero senza lavoro. Negli ultimi dieci anni, il governo russo ha compiuto notevoli sforzi per ricostruire e rafforzare ulteriormente la posizione della Russia a Cuba e Nicaragua. Una solida finestra di dialogo politico con l’Avana fu stabilita ai vertici. Il precedente (dell’era URSS) livello di partnership strategica fu ricostruito. Un documento molto importante che apre prospettive di cooperazione è il programma intergovernativo di cooperazione commerciale ed economica e di ricerca e sviluppo per il 2020. La Russia attribuisce grande importanza nel stabilire contatti diretti tra operatori economici di entrambi i Paesi. Le riforme a Cuba attirano accordi e garantiscono grandi investimenti russi. Tra le aree più promettenti vi sono prodotti petrolchimici, medicina e farmaceutica, energia, in particolare costruzione di nuove unità ed invio di attrezzature per gli impianti di produzione energetica cubani. Specialisti russi continuano a dirigere le esplorazioni petrolifere sull’isola e sui suoi fondali marini. La scoperta di giacimenti di idrocarburi darà nuovo slancio alla cooperazione russo-cubana.
Russia e Nicaragua hanno rinnovato i legami economici e la cooperazione militare dopo il ritorno al potere di Daniel Ortega, il leader della rivoluzione sandinista… Nel 2008 Ortega incontrò il presidente russo alla conferenza dei Paesi dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America che ebbe luogo a Caracas. Diversi mesi dopo il Nicaragua riconobbe l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, dando sostegno politico a Mosca dopo la guerra russo-georgiana. La Russia non lasciò il favore senza risposta. La repubblica centroamericana ricevette diverse migliaia di trattori e 50 mietitrebbiatrici, così come 100000 tonnellate di grano. Grazie all’aiuto della Russia, il governo Ortega poté mantenere bassi i prezzi dei prodotti da forno per la popolazione del Paese. Il Parlamento del Nicaragua ha ratificato l’accordo per l’apertura di un centro di scienza e cultura russa a Managua. I nicaraguensi potranno studiare la lingua russa. I migliori studenti riceveranno borse di studio per gli istituti di istruzione superiore russi. I Paesi sviluppano programmi comuni in agricoltura, energia e uso pacifico dello spazio. Un accordo prevede che gli utenti Internet nicaraguensi possano utilizzare i servizi del sistema globale di navigazione satellitare GLONASS, una volta attivato. Il sistema sarà un’alternativa al sistema GPS statunitense. Le relazioni bilaterali nella cooperazione sugli armamenti si sviluppano attivamente. La Russia riarma l’esercito nicaraguense e l’aiuta nell’addestramento dei suoi ufficiali. A questo scopo è stato creato il Centro di Addestramento Maresciallo G. Zhukov. Il Parlamento del Nicaragua ha ratificato la risoluzione del governo che consente alle divisioni navali e aeree russe di visitare la repubblica nella prima metà del 2014, per condividere esperienze e per l’addestramento del personale militare della repubblica centroamericana. Inoltre, il parlamento ha approvato la partecipazione  dal 1° gennaio al 30 giugno 2015 di personale militare russo nei pattugliamenti congiunti delle acque territoriali della repubblica sul Mar dei Caraibi e l’Oceano Pacifico. L’obiettivo principale di queste operazioni è combattere il traffico di droga.
Due anni fa, il Servizio federale del controllo sulla droga della Federazione Russa ha aperto dei corsi a Managua per addestrare la polizia antidroga. Nel maggio-giugno 2014 inizierà nei pressi della capitale la costruzione di un centro permanente per la formazione del personale antidroga. L’addestramento di operatori nei Paesi dell’America centrale è previsto in questo centro. Il segretario esecutivo del Consiglio per la Sicurezza e Difesa dell’Honduras, generale Julian Pacheco, ha dichiarato: “Consideriamo i contatti con la Russia sulla sicurezza molto utili e crediamo che questo Paese possa fornirci assistenza abbastanza sostanziale nello scambio di esperienze e nella lotta alla criminalità organizzata e al traffico di droga”. Il salvadoregno Hugo Martinez, Segretario Generale del Sistema di integrazione centroamericana (SICA), ha un’alta opinione dell’iniziativa della Russia per creare il centro di addestramento in Nicaragua. Ha anche affermato che SICA sostiene l’iniziativa per concedere alla Russia lo status di osservatore nell’organizzazione, che comprende El Salvador, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Belize, Costa Rica, Panama e Repubblica Dominicana. I rappresentanti di questi Paesi ritengono che ci siano grandi prospettive di sviluppo delle relazioni tra la regione e la Russia.
Netti progressi sono stati compiuti nelle relazioni tra Russia e Guatemala. Nel novembre 2013 durante una visita ufficiale del ministro degli Esteri guatemalteco Luis Fernando Carrera alla Camera di Commercio e dell’Industria russa v’è stata la presentazione del potenziale economico e d’investimento della Repubblica del Guatemala. Un momento chiave di questo evento è stata la firma di un accordo sulla promozione e protezione reciproca degli investimenti di capitale. La repubblica ha percorso una strada difficile dalla dittatura militare (250000 uccisi e scomparsi) a una democrazia rappresentativa. Solo nel 1986 il Guatemala passò a un governo civile. Gli Stati Uniti continuano a controllare la politica e l’economia di questo Paese, ma parte della sua élite utilizza ogni opportunità per diversificare i collegamenti internazionali e indebolire la sua dipendenza da Washington. Il Guatemala è ricco di risorse per un’attività economica effettiva ed è ricco di minerali e materie prime di base, tra cui giacimenti di idrocarburi. Le relazioni russo-guatemalteche sono sempre più produttive. La Russia esporta concimi minerali e metalli laminati in cambio di caffè, cacao, zucchero, oli vegetali, ecc. Il volume di scambi commerciali è cresciuto da dati minimi ai 130 milioni di dollari di oggi. Imprenditori guatemaltechi mostrano interesse per i camion KamAZ e le automobili GAZ e VAZ russi. Il Guatemala ha interesse nel supporto della Russia per aumentare la capacità di produzione di energia elettrica costruendo centrali idroelettriche, geotermiche ed eoliche, nonché ad attirare investitori russi nei progetti di estrazione di petrolio e gas. Investitori russi intendono partecipare allo sviluppo dei giacimenti di nichel, cobalto, tungsteno, zinco, titanio, mercurio e antimonio guatemaltechi.
I risultati positivi della Russia in America Centrale e nei Caraibi sono ostacolati dai resti della guerra fredda e dal sabotaggio della “quinta colonna” mantenuti dai servizi segreti degli Stati Uniti. La politica di Washington verso l’“infiltrazione” della Russia della regione non è cambiata affatto nel corso degli anni. In tali circostanze, il Mercato comune centroamericano (MCCA), che comprende Guatemala, Costa Rica, Nicaragua, Honduras e El Salvador, auspica la creazione di una zona di libero scambio con l’Unione doganale di Russia, Kazakhstan e Bielorussia. L’ambasciatore guatemalteco Meneses Coronado ha parlato di questi piani in una riunione presso la Camera di Commercio e dell’Industria russa, ed ambasciatori e rappresentanti delle imprese dei Paesi MCAC l’hanno ripreso nelle conversazioni con funzionari e imprenditori di Russia e Bielorussia: “Per il progresso delle nostre economie, abbiamo bisogno di parità e cooperazione reciprocamente vantaggiosa con le potenze industrializzate. Proprio tale possibilità viene offerta dall’Unione doganale, i cui membri facilitano lo sviluppo complessivo di Cuba, Venezuela e Nicaragua”.
L’ex-”cortile” degli Stati Uniti non vuole restare loro appendice.

Nicaragua2La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il contrattacco degli Stati Uniti in America Centrale

Nil Nikandrov, Global Research, 14 febbraio 2014

el_salvador_mapDopo il recente vertice della Comunità degli Stati latino americani e caraibici (CELAC), dove gli Stati Uniti non erano presenti, Washington cerca di vendicarsi in America Centrale. Il 2 febbraio vi sono state le elezioni presidenziali e parlamentari in El Salvador e Costa Rica. La maggior parte delle previsioni indicavano la possibilità che i politici di sinistra andassero al potere in questi Paesi: in Costa Rica il leader del Fronte Ampio, Jose Maria Villalta, e in El Salvador, Salvador Sanchez Ceren, candidato della Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Marti (FMLN). Non è stato escluso che ci potrebbe essere un secondo turno alle elezioni, in quanto in entrambi i Paesi vi sono numerosi candidati presidenziali, l’elettorato è diviso ed è difficile ottenere abbastanza voti per vincere. Questo è ciò che è avvenuto.
In Costa Rica, Villalta è stato inaspettatamente eliminato dalla corsa presidenziale, dopo aver preso il terzo posto tra i candidati. La campagna propagandistica condotta contro di lui dagli oligarchi locali e dall’intelligence degli Stati Uniti, che lo ritraevano come “agente bolivariano” finanziato dai Paesi “populisti”, ha svolto un ruolo. “I miei avversari non mi potevano accusare di corruzione, così mi hanno chiamato comunista” lamenta Villalta. Ora Araya Monge, candidato del Partito di Liberazione Nazionale, e Luis Solis Rivera del Partito d’azione dei cittadini, la cui piattaforma politica è descritta dai media come “di sinistra”, si batteranno per la vittoria. Tuttavia, non bisogna farsi illusioni. La “sinistra” di Solis Rivera è molto dubbia. Era sempre nell’ambasciata statunitense da quando studiava presso la Tulane University di New Orleans e presso l’Università del Michigan, alla Fulbright Scholar. Solis Rivera potrebbe essere definito seguace della politica di Oscar Arias, l’ex presidente del Costa Rica e agente d’influenza di Washington in America Centrale utilizzato per attaccare sempre i “regimi populisti”. Washington ha assicurato che manterrà il controllo del Costa Rica, indipendentemente da quale dei candidati rimanenti trionfi al secondo turno il 6 aprile. Gonzalo Gallegos, inviato in Costa Rica dal dipartimento di Stato nell’agosto 2013, è responsabile del risultato voluto dagli Stati Uniti. Conobbe l’ambiente locale 20 anni fa, durante il suo primo incarico all’estero, quando era direttore del Centro Culturale Costaricense-Nordamericano tradizionalmente usato come copertura dagli agenti della CIA. Maturò ulteriore esperienza presso gli Interessi degli Stati Uniti all’Avana e poi fu in Nicaragua, Colombia, e Trinidad e Tobago. La sua laurea in National Security Strategy del National War College testimonia la natura delle sue attività. Fu anche responsabile della cooperazione tra il dipartimento di Stato e il Pentagono. Tra i compiti di Gallegos durante il suo incarico in Costa Rica, vi è il rafforzamento dei legami militari e garantire l’uso del territorio del Costa Rica per il dispiegamento di navi dell’US Navy ed aerei dell’US Air Force. Gli Stati Uniti hanno ottenuto il via libera per espandere la propria presenza militare nel Paese nel 2010, quando Laura Chinchilla andò al potere. Era in sintonia con gli argomenti dell’ambasciata statunitense: il Costa Rica è un Paese attraverso cui la droga passa per gli Stati Uniti. Il Costa Rica non ha un proprio esercito, così è implicito che l’aiuto statunitense sia necessario nella lotta al traffico di droga. Chinchilla persuase facilmente il parlamento che tale collaborazione fosse necessaria. Inviò una nota sul tema dell’ambasciata degli Stati Uniti ai legislatori, senza tradurlo dall’inglese allo spagnolo. Secondo le agenzie stampa, i rappresentanti votarono quasi all’unanimità a favore. Forse è per questo che il Costa Rica è sempre più chiamato “protettorato degli Stati Uniti”. L’americanizzazione del Paese procede a un ritmo accelerato.
Nei momenti di picco della “guerra al traffico di droga” o degli “interventi umanitari”, vi sono  decine di navi nelle basi, dalle portaerei ai mezzi anfibi, aerei da combattimento e almeno tremila soldati, marines e agenti dei servizi segreti. Il Costa Rica è parte della zona strategica creata da Washington al fine di controllare un ampio territorio ricco di idrocarburi, risorse minerali e acqua.  Punti strategici di tale zona sono in Florida, Puerto Rico, Colombia, Honduras, Panama, Haiti e le isole di Curacao e Aruba… la collaborazione del Costa Rica nella militarizzazione statunitense della regione è percepita con allarme in Nicaragua, essendovi controversie territoriali irrisolte nelle relazioni bilaterali dei due Paesi, in particolare sul fiume San Juan. Il problema è reso più acuto dalla costruzione imminente del Canal Grande nicaraguense, nella zona adiacente. Si è teorizzato che Washington stia deliberatamente cercando di fomentare il conflitto tra Costa Rica e Nicaragua contro questo imponente progetto cinese-nicaraguense.
In El Salvador, il candidato FMLN Sanchez Ceren ha ricevuto quasi il 49% dei voti. Il suo principale rivale, Norman Quijano dall’Alleanza Repubblicana Nazionale (ARENA), ha ricevuto il  10% di voti in meno. Il secondo turno si terrà il 9 marzo. Sanchez Ceren ha dichiarato che in America Latina un tale divario nei risultati è praticamente una garanzia di vittoria, ma il suo partito farà il massimo sforzo per ottenere ulteriori voti, prima di tutto tra coloro che hanno votato per la coalizione Unità (Unidad), che ha avuto il terzo posto (oltre l’11% dei voti). Secondo Sanchez Ceren, dopo il primo turno Elias Antonio Saca, candidato della coalizione di Unity, l’ha chiamato per congratularsi del suo successo. Ceren ha sottolineato: “Non ho alcun dubbio che nel secondo turno coopereremo”. Ha anche esortato imprenditori, organizzazioni civili, donne, giovani, tutti i salvadoregni di tutte le forze politiche solidali a sostenere lui e il suo partito. Va detto che ideologicamente Unità è più vicina ad ARENA, ma i conflitti tra i loro leader hanno spinto questo partito a negoziare con il FMLN. Sanchez Ceren, un ex-comandante della guerriglia marxista, è diventato un politico socialdemocratico ed è quindi fondamentalmente accettabile per Unidad.  Sanchez Ceren fu vicepresidente nella prima amministrazione del FMLN (2009-2014), guidata dal politico indipendente Mauricio Funes. La sua incoerenza e la preferenza per i dogmi neoliberisti in economia, e contatti occulti con gli statunitensi, hanno più di una volta evocato la censura della leadership politica del FMLN. Così nelle elezioni attuali hanno rinunciato al piano di usare un candidato presidenziale “indipendente”.
A giudicare dai risultati del primo turno, l’elettorato non ha perso la fede nel partito. Tuttavia, l’ex comandante sarà gradito dall’amministrazione Obama come presidente? Anche senza di lui ci sarà un piantagrane in America Centrale, il Nicaragua di Daniel Ortega. Fonte di molti problemi, mantenendo legami con Russia, Cina, Iran, Cuba e altri Paesi dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America. Per questo motivo, si può assumere che ora, dietro le quinte della campagna elettorale in El Salvador, l’ambasciata degli Stati Uniti si sia attivata per creare un blocco ARENA-Unidad. In tale caso, Norman Quijano avrebbe la chance di vincere. Si ricordi che nella campagna elettorale è assistito da Juan Jose Rendon, specialista in eventi di questo tipo che vive in Florida. I media latino-americani hanno scritto molte volte della sua responsabilità nei confronti della CIA. Ha lavorato con i colombiani Alvaro Uribe e Manuel Santos, il messicano Enrique Pena Nieto e altri, facilitando notevolmente la loro ascesa al potere. L’El Salvador ha stretti legami politici ed economici con gli Stati Uniti dove, secondo i dati ufficiali, almeno 2,5 milioni di salvadoregni (su 6 milioni) risiedono. Nel 2013 le rimesse raggiunsero i 4 miliardi di dollari. Ai salvadoregni viene costantemente ricordato, in varie forme, che un presidente ostile agli Stati Uniti distruggerà la consolidata armonia dei rapporti, che non può non incidere sulla loro prosperità. Nel rafforzare la propria posizione in America Centrale, gli Stati Uniti devono bloccare sia il processo d’integrazione nel quadro della CELAC, sia sviluppare il proprio piano, l’Alleanza del Pacifico.

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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